sabato 15 luglio 2017

Il castello di domenica 16 luglio






TORRE DE’ PICENARDI (CR) - Castello in frazione San Lorenzo de' Picenardi

Per dimensione, è la più grande residenza castellana del cremonese e, probabilmente, della Lombardia.
In origine, il castello di San Lorenzo non era altro che un piccolo gruppo di case fortificate e l'aspetto iniziale era dunque molto differente da come appare oggigiorno. La prima memoria scritta risale al 19 Aprile 1428, negli archivi milanesi. Nel codice Zaccaria, ora Pallavicino, in Cremona, si legge che Francesco Sforza dal Girifalco, il 25 febbraio 1444 confermava che suo suocero, Filippo Maria Visconti, duca di Milano, aveva donato al suo armigero Ludovico da Cremona la quarta parte del fortilizio e castello di San Lorenzo, con altri beni precedentemente confiscati al ribelle Leonardo de’Picenardi. Secondo uno storiato manoscritto, o fatto informativo di una causa fra i Picenardi e i Crema (steso nel repertorio d’Archivio della casa Soresina-Vidoni in Cremona), sembrerebbe che le altre parti del castello, cioè gli altri tre quarti, spettassero ad altre famiglie, specialmente ai nobili Ripari, già conosciuti nelle note Ca’de’Caggi. Lo storico Prof. Dott. F.C. Carrieri, durante le sue ricerche, ha riscontrato che il suddetto storiato (documentazione) non era esatto, però gli diede la possibilità di esaminarne molti altri presso l’Archivio Notarile di Mantova. Accertò, così, tutto quanto ora scriveremo. Stefano Picenardi, figlio del Podestà di Mantova Leonardo Picenardi e fratello della Beata Elisabetta Picenardi, le cui ossa riposano nella chiesa parrocchiale di Torre de’Picenardi, era in possesso di un quarto del castello di San Lorenzo e di altri beni del territorio. Stefano aveva i figli Leonardo, Alessandro, Annibale, Cleto e Zaccaria, che poi è morto. Alla morte del padre Stefano, i quattro figli ebbero in eredità una porzione, cioè un quarto, del castello di San Lorenzo che si divisero nel 1516: perciò ognuno possedeva un sedicesimo dell’intero immobile. I quattro fratelli ricevettero altri beni tra cui il possedimento di San Lorenzo, la Ca ’de’Arcari, la Ca ’de’Gatti e la casa di Mantova. Lo storiato dice anche che Alessandro (che era sacerdote) acquistò, più tardi, dai nobili Ripari e dagli altri comproprietari, tutto il castello composto da casette, meno la porzione di suo nipote Sigismondo Picenardi e di sua moglie. Per il possesso del castello, pare che la causa tra i Gonzaga ed i Crema fosse continuata a Cremona e a Milano. I Crema si accordarono poi con Alfonso e Annibalino Picenardi e vendettero le loro proprietà al nobile Giovanni Carlo Affaitati, nel 1546, con il consenso dell’imperatore Carlo V, signore dello stato, poiché si trattava di un luogo fortificato. Secondo lo storiato, gli Affaitati e i Gonzaga, eredi del conte Alessandro, si accordarono, ma non si sa se il castello, così com’era stato venduto dai Crema a Giovanni Affaitati, intero o in parte, andò agli eredi Affaitati o agli eredi Gonzaga. Di certo si sa che, forse nel 1604, vari stabili di San Lorenzo passarono in permuta dal cavaliere Francesco Gonzaga al nobile Giovanni Carlo Sforzosi, che ricevette altri stabili, ancora per eredità, da altro Gonzaga, fra questi poté esserci anche il castello. Sicuramente si sa che il cavalier Giacomo Sforzosi, nel secolo XVIII, era proprietario dell’intero castello e l’11 Gennaio 1731 lo lasciò in eredità al nipote Lorenzo Francesco Crotti. Così si trova in un manoscritto del conte Giuseppe Crotti , conservato dai fratelli conti Alessandro e Carlo Calciati, succeduti nel possesso e nell’affetto verso il grandioso castello, alla madre donna Vittoria Crotti, consorte del conte Galeazzo Calciati. Ecco perché il castello di San Lorenzo è conosciuto come rocca Crotti Calciati. Attorno al 1924 l’immobile fu acquistato dal signor Mario Bellini, ricordato dalla gente perché, primo nel cremonese, importò i cavalli di razza belga. Nel 1939 entrò in possesso la nobil donna Angiola Soregaroli Cappelli vedova Agarossi. La signora, tra l’altro, è ricordata perché durante la seconda guerra mondiale si recava alla stazione di Torre de’Picenardi con un landò, condotto dal signor Damatrio Panzi che dalle montagnosi annunciava agli alunni con lo schiocco della frusta. Nel 1999 è stato infine acquistato dalle famiglie Lorenzoni e Nicoli che ne sono gli attuali proprietari. Circondato da un’antica cerchia di mura esterne, originaria dell’alto medioevo (sec. IX) e mai rimaneggiata nel tempo, protetto da un fossato che, nei momenti di pericolo, doveva isolare la “villa” dagli attacchi esterni (come in ogni castello che si rispetti), è visibile anche da grande distanza, pur non sorgendo su un’altura, grazie alle sue sei torri e alle ampie merlature, strumento di riparo per i difensori. Alla facciata dell’immensa costruzione, con la torre merlata centrale che riporta lo stemma del Casato, che sovrasta l’ingresso principale, si accede percorrendo un vialetto di 150 metri, che attraversa la parte anteriore del parco. Il  ponte, un tempo levatoio in ferro e legno, collegava al portone centrale da cui entravano carri, cavalli e carrozze, che si portavano nell’ampio cortile nobile. Il portone è affiancato, a sinistra, da una porticina chiamata “postièrla”, riservata ai pedoni. Anticamente, un’inferriata a saracinesca chiudeva l’entrata principale sul fossato difensivo. All’àndito interno, passaggio ufficiale di uomini e merci, sono adiacenti i locali dei custodi. Centinaia di feritoie si aprono lungo tutte le pareti del castello, necessari punti di osservazione per la controtattica offensiva. Quest’ampio edificio fortificato, posto in pianura ma all’incrocio di importanti nodi di comunicazione, doveva essere un virtuale punto di riferimento per i viaggiatori ed un nucleo economicamente autosufficiente in epoca feudale. Infatti, oltre agli ampi saloni e alle numerose stanze adibite a residenza, il castello è munito di locali destinati ai servizi di manutenzione e riparazione degli attrezzi, stalle e scuderie e vaste cantine. Naturalmente non mancano la Cappella medievale, ricca di tracce architettoniche tardo-romaniche e gotiche, e il cimitero di famiglia, posto di fronte alla torre merlata a destra rispetto all’ingresso principale dove è affiancato un giardino all’italiana con aiuole e roseti. Sempre all’esterno, nell’ala sinistra della residenza, di fronte ad un ingresso maestoso, costituito da un’ampia facciata laterale sorretta da quattro colonne collegate da archi a tutto sesto, il parco è arricchito da una vera e propria "piscina", una vasca dell’800, di forma conica, la cui profondità aumenta gradualmente e munita di bordi e sedili laterali e impreziosita da un frontale in muratura, con bocche da cui esce acqua corrente, che la rendono simile ad una grande fontana. Da questo particolare si evince che il maniero fosse stato costruito come residenza estiva. Tutto il complesso, soprattutto nell’ala principale, è caratterizzato negli interni da numerose stanze di varie dimensioni distribuite su più piani; tutte le sale, al contrario dell’esterno, sono decorate in stile neoclassico, con continui richiami alla tradizione greca e romana. In molti punti del castello è riconoscibile lo stemma del casato Crotti, rappresentato in grande al centro del pavimento del grande salone dei ricevimenti. L’ala destra del castello, probabilmente oggetto di un intervento successivo a quello principale degli anni ’30 dell’800 contiene al suo interno la cappella, dedicata a santa Vittoria. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=PB_g05fytjg (video di prolocopicenardi), https://www.youtube.com/watch?v=b3ZhvMaFpP8 (video di Phoenix Aerial Filming).


Foto: la prima è presa da http://www.prolocotorredepicenardi.it/castello-di-san-lorenzo/, la seconda è una cartolina della mia collezione
  

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