mercoledì 13 settembre 2017

Il castello di mercoledì 13 settembre




MALETTO (CT) - Castello o Torre di Fano

Le origini del piccolo comune etneo risalgono al 1263. Esso nacque per interesse di Manfredi Maletta, parente dell'imperatore Federico II di Svevia, che edificò su uno sperone roccioso un castello, di cui ancora si conservano i ruderi. Attorno al castello, poi a diverse riprese, venne edificato il centro abitato. Nel precedente periodo arabo-normanno, probabilmente la Rocca era stata già fortificata, con una sola torre, perché il luogo ben si prestava ad essere utilizzato come punto di avvistamento. Infatti all'origine il Castello era detto "Rocca del Fano", significando nel Medioevo il termine "fano", di origine araba, una luce emanata da un luogo di sorveglianza. Quindi già esisteva una torre con funzioni di avvistamento e segnalazione. Questa torre assunse  un'importanza militare, quando, appunto intorno all'anno 1263, venne maggiormente fortificata da Manfredi Maletta, conte di Mineo e di Monte S. Angelo in Puglia, fondatore della città di Manfredonia, assumendo da quel momento, sia il Castello che il feudo circostante il nome del suo signore, Maletta, poi divenuto Maletto o "Marettu" in termine dialettale. La fortificazione della torre del Fano da parte del Conte Manfredi, trasse origine da diversi fattori. Il primo e più importante senza dubbio fu dato dalla esigenza di costituire una difesa meridionale alla città di Randazzo. Questa città, che durante il periodo normanno era stata  un caposaldo politico-militare nella guerra di conquista della Sicilia da parte del Gran Conte Ruggero, vide crescere, negli anni successivi la sua importanza e ricchezza, fino a diventare, con gli svevi e poi con gli aragonesi, sede di soggiorno del re con tutta la corte al seguito, divenendo in tal modo la residenza degli uomini più potenti e ricchi del regno. Così, in quel periodo, la città fu fortificata con una cinta di mura dotata  di dodici porte ed otto  torri, di cui la principale è quella chiamata "Castello" che ancora esiste. Fu edificato il palazzo reale e vennero, inoltre, costruiti numerosi palazzi per le famiglie nobili, fra le  quali gli Omodeo e gli Spatafora, che furono signori di Maletto, e numerose chiese. Randazzo era stata schierata con i normanni, nelle guerre che li contrapposero al crudele imperatore Enrico VI di Svevia, che vincendo divenne re di Sicilia dal 
1194 al 1197. Alla sua morte seguirono anni di grandi turbolenze, di congiure e guerre per la 
successione, data la minorità del figlio, il futuro Federico II, che assunto il regno riportò la Sicilia alla grandezza del periodo normanno. Morto quest'ultimo nel  1250 seguirono altre guerre per la successione e nel 1258, il figlio illegittimo Manfredi si fece proclamare re di Sicilia, conducendo una campagna di sottomissione in diverse città, fra cui Randazzo, ove  nel 1256  lasciò come governatore lo zio Federico Lancia. Da ciò l'incarico a  Manfredi Maletta, cugino del re, nonché nipote dello stesso Federico Lancia, che oltretutto era  anche signore di Paternò e di altre terre della zona, per il matrimonio nel 1255 con Giacopina di Bonifacio, figlia di Nicolò. Un altro fattore fu costituito dalla posizione della rocca del Fano, dominante, dall'alto, la regia trazzera Termini-Giardini, l'importantissima strada che collegava Palermo a Messina, seguendo un percorso interno alla Sicilia e che a Randazzo toccava un crocevia  strategicamente importante e vitale per i trasporti, rendendo tale città ulteriormente potente per la  sua peculiare posizione. Il tratto di questa strada, che proveniente da Adrano conduceva a Randazzo, diventava ancor più trafficato ove  si considera che anche parte del traffico da Catania a   Messina attraversava il versante interno dell'Etna, ritenuto più sicuro o comodo rispetto alla via  costiera, allora inesistente e soggetta ad incursioni piratesche e ad assalti di fuorilegge e briganti. Anche tale ultimo aspetto fu determinante per 
la costruzione di fortilizi e presidi che garantissero un minimo di sicurezza nelle strade, 
continuamente sottoposte ad attentati e rapine. Lo stesso re  Pietro d'Aragona, più tardi, nel 1282, da Messina, sottolineava questo aspetto scrivendo ". . .ci sembra esacrando il ladroneggio di strada, per cui, violando lo stato pacifico del nostro regno, vediamo i mercanti ed i semplici cittadini soggetti non solo ad essere spogliati dei loro beni, ma anche a rischiare la loro vita. Spesso tali delitti 
rimangono impuniti e i delinquenti diventano recidivi, poiché si nascondono nei boschi 
dell'Etna e di lì balzano sui passanti, li assalgono e talora li uccidono. . .". Dunque, Manfredi Maletta, fortificò la Torre, ristrutturandola e rinforzandola, edificando la cinta muraria alta e munendola di una guarnigione; da semplice torre divenne un castello vero e proprio seppur piccolo. Il conte Manfredi frequentò poco il Castello di Maletto, in quanto impegnato nei grossi avvenimenti 
del tempo. Egli era infatti anche il regio camerlengo, (gran conte camerario ) cioè il Tesoriere del Regno e si trovò presente alla battaglia di Benevento nel 1266, ove il cugino re Manfredi fu sconfitto ed ucciso da Carlo d'Angiò e fu costretto a consegnare a quest'ultimo il tesoro reale. Rimasto fedele agli svevi, nel 1267 andò in Baviera, assieme ai Lancia e ad altri che non si rassegnavano al dominio francese, per sollecitare Corradino a riprendere la lotta. Ed ecco che fu di nuovo presente alla battaglia di Tagliacozzo nel  1268, ove anche questa volta gli svevi furono definitivamente sconfitti dagli angioini e a seguito della quale Corradino fu decapitato a Napoli. Dopo quest'ultima sconfitta, Manfredi fuggì a Venezia, dove insieme a Giovanni da Procida e ad altri esponenti del partito svevo preparò la  rivolta del Vespro Siciliano del 1282 contro gli angioini, morendo poi nel 1290. Probabilmente perché impegnato in questi avvenimenti e lontano dalla Sicilia, nel 1267, gli successe in Maletto e Paternò il figlio Manfredi II, ( è lo stesso Manfredi, non il figlio) che arresosi e consegnato il Castello di Paternò agli angioini senza combattere  nel 1299, venne accusato di ribellione e tradimento dal re Federico II d'Aragona, ed ebbe da questi confiscati tutti i beni. Nel 1282 finalmente scoppiò la rivolta del Vespro, abilmente preparata, contro la "mala signoria" dei francesi, con grandi stragi di questi ultimi. Anche alla Gurrida, vicino Randazzo, avvenne uno scontro armato con strage di francesi. Sicuramente anche il Castello di Maletto dovette insorgere contro gli angioini, come del resto tutta la Sicilia, ad eccezione del Castello di Sperlinga. In tale anno venne in Sicilia il Re Pietro d'Aragona, chiamato dagli insorti e rivendicando il regno quale erede per parte  della moglie Costanza, degli svevi. Sbarcò a Trapani con tutto l'esercito, incoronato re di Sicilia a Palermo il 10 agosto, attraverso la via interna, giunse a Randazzo l'8  settembre, ponendovi la propria base operativa contro gli angioini che assediavano Messina. Anche questa volta Randazzo fu in prima fila nella rivolta antiangioina schierandosi apertamente per gli aragonesi e aderendo al  movimento dei liberi comuni nel periodo da aprile a settembre 1282,  definito  "interregno", durante il quale la città elesse i suoi senatori che la governarono e che poi facendo atto di fedeltà a re Pietro furono nominati baroni: fra questi c'era Francesco Homodei, nobile fiorentino trapiantatosi a Randazzo, al quale furono concessi il feudo ed il castello di Maletto. A questi succedette il figlio Niccolò, che sotto il re Federico II di Sicilia possedeva anche i feudi di Frassino e Martini, intorno all'anno 1320. Questi avuta l'investitura feudale, trasmise la signoria feudale alla figlia Margherita, moglie di Benedetto di Antiochia. Durante tutta la guerra fra angioini ed aragonesi, che si concluse nel 1372, il Castello di Maletto svolse una importante funzione 
difensiva di Randazzo ed in favore degli aragonesi. E' appunto intorno alla seconda metà del 1200 che si formò un primo nucleo abitato costituito da misere case di legno e fango, attorno al Castello, popolato dai militari della guarnigione e dalle loro famiglie, da gente raccogliticcia della zona, pastori, boscaioli etc. , che però, nei primi decenni  del 1300 si dissolse, probabilmente per il venir meno della funzione militare del castello e per la mancanza di adeguate risorse economiche. Il feudo, nei primi del 1300 venne espropriato per un credito di onze cento da Simone Sabatino da 
Randazzo e acquistato nel 1344 da un altro Homodeo, il notaio Francesco, per onze 225, confermato dal re Ludovico e infine  il figlio di questi Simone, lo vendette  l'11 febbraio 1386, per onze 140 e con l'obbligo del servizio militare a Rinaldo o Arnaldo Spatafora sempre da Randazzo. Il castello, invece, era stato già donato dal re Federico d'Aragona, al fratello di Rinaldo, Ruggero Spatafora, Barone di Roccella, "in conseguenza di spese fatte senza delle quali non si sarebbe potuto custodire in difesa di Randazzo". Ruggero fortificò e ampliò ulteriormente il Castello, con la costruzione della cinta muraria più bassa, così da fargli assumere i caratteri di una residenza. Uomo d'armi e d'azione, incapace di restare inattivo a Maletto, Ruggero donò successivamente al fratello minore Rinaldo, il Castello, e questi, così  dal 1386, diede il nome della famiglia Spatafora al feudo e al castello, restando legata a Maletto sino al 1851, anno della morte dell'ultimo principe, Domenico Spatafora e Colonna. In questi 465 anni, gli Spatafora feudatari di Maletto furono 17 e sotto di loro Maletto fu abitato ed abbandonato tre volte; fu costruito il paese, attraverso le vicende storiche che lo portarono ad essere il paese dell'800 quale lo hanno ereditato i malettesi del secolo scorso. La famiglia Spatafora era originaria di Costantinopoli e venuta in Sicilia con Basilio, nobile della corte imperiale di Isacco Commeno, dividendosi poi nei tre rami di Randazzo, Messina e Palermo ed annoverando  personaggi illustri e potenti. Gli Spatafora feudatari di Maletto appartenevano al ramo di Randazzo e in quella città avevano un magnifico e munito palazzo nel quartiere S. Nicola. Il nome derivò dal diritto che aveva Basilio, Capitano delle guardie di Palazzo, (non quello venuto in Sicilia), di tenere  nuda la spada presso la corte bizantina. Da cui anche lo stemma così descritto: "di rosso, al braccio armato, tenente una spada, posta in sbarra, il tutto al naturale", fregiato col motto "Prodes in bello". Lo stemma degli Spatafora è stato adottato dal Comune di Maletto, al quale è stato ufficialmente riconosciuto. Rinaldo Spatafora, sposando prima Granata Castagna e poi Costanza dei Castelli, divenne anche feudatario di Cutò, Michinesi e Cachono, aumentando così la potenza e il prestigio della sua famiglia. Di Maletto però ebbe il semplice possesso, perché non fu mai investito del feudo anche se lo richiese. Per tutto il 1300 e per i primi decenni del 1400 Maletto non fu popolato da abitanti e il Castello venne usato come dimora dagli Spatafora, nelle rare volte che venivano a Maletto, e dai loro amministratori del feudo. La situazione cambiò a partire dal 1420 quando, morto Rinaldo, gli succedette Gerotta o Ruggerotto o Gutterrez o Gurretta Spatafora, che s'investì del feudo e del Castello il 20 giugno dello stesso anno. L'investitura definitiva avvenne nel 1449 con decreto spedito da Napoli dal Re Alfonso d'Aragona, detto il Magnanimo. L'investitura del feudo di Maletto, la prima degli Spatafora, fu effettuata secondo il "more francorum", all'uso francese, cioè col diritto di successione al solo figlio maggiore maschio e in forma larga. Col medesimo decreto Gerotta ottenne altresì la "licentia populandi", ossia la facoltà di radunare gente di ogni fede e religione per l'abitazione del sito col diritto d'armi, ossia l'obbligo del servizio militare da fornire al re. Ottenne ancora il "regio placet" a costruire la terra di Maletto, cioè ad edificare un borgo per gli abitanti. Infine il re gli accordò la "facultatem. . . hominem mutilandi et occidendi et moero mixto imperio", vale a dire la facoltà di torturare e giustiziare gli abitanti del feudo e la giurisdizione civile e penale su tutto il territorio. Per effetto dell'investitura ricevuta, Gerotta Spatafora durante la metà del 1400 cominciò a costruire il borgo di Maletto, nel quale si raccolse per la seconda volta un'esigua popolazione che diede vita ad una comunità contadina, che però a seguito delle precarie condizioni economiche, aggravate da una forte carestia che afflisse tutta la Sicilia, alla fine del secolo si disperdette per la seconda volta. Gerotta Spatafora fu Barone  di Roccella; giurato di Randazzo nel 1436/37 e Capitano nel 1460 e personaggio di  primo piano della città per  le importanti cariche politiche rivestite e per i vasti feudi  posseduti. E'  il fondatore nel 1470 grazie ad un suo legato testamentario, dell'Ospedale "per gli infermi, i poveri e i miserabili", ancora oggi funzionante. Già nel 1425 concedette ai randazzesi il diritto di legnatico nel grande bosco di Maletto, che venne altresì dato in "arrendamento", cioè in appalto nel 1460 a Vinicio Romeo, la cui famiglia rimase arrendataria di tale bosco fino agli inizi del 1800. Dichiarato ribelle, successivamente, gli vennero sequestrati tutti i beni, tra i quali il feudo ed il castello di  Maletto. Non avendo avuto figli, Gerotta con testamento del 2 novembre 1470 nominò eredi i nipoti Salimbene e Giovanni, figli del fratello Antonio Spatafora, che nello stesso anno ottennero la restituzione del possesso di Maletto. Il cinquantennio che va dal 1420 al 1470, durante il quale fu signore di Maletto Gerotta, fu un periodo fondamentale per l'origine di Maletto, in quanto in questi anni venne concessa l'autorizzazione alla costruzione del borgo e il suo popolamento, nonché l'esercizio della giustizia civile e penale, elementi questi che seppure perfezionatisi nel secolo successivo, costituirono i presupposti indispensabili per la futura esistenza di Maletto. Il castello fu distrutto parzialmente dal terremoto del 1693 e poi abbandonato. La cresta su cui sorge il castello si presenta scoscesa e inaccessibile da sud, mentre verso nord degrada piu dolcemente verso la base. Proprio da questo lato, ai piedi del castello è situato l'abitato di Maletto, in origine probabilmente solo un villaggio di capanne, che nello sviluppo contemporaneo ha circondato invece per intero la rocca. L'abitato presenta un impianto regolare con isolati rettangolari che nel suo nucleo originario può farsi risalire agli inizi del secolo XVI, quando Giovanni Michele Spatafora costruì nell'isolato più centrale il palazzo feudale cui era annessa la cappella di San Michele. Dato lo stato dei resti murari, qualunque lettura architettonica risulta parziale ed insoddisfacente. Sono comunque individuabili almeno tre diverse fasi costruttive. Quella relativa alla costruzione, con tratti di muro rettilinei, sulla parte più elevata della cresta rocciosa di almeno tre diversi esigui ambienti, fra loro adiacenti ed allineati, probabilmente risalenti alla fondazione del castello avvenuta nel 1263. Fra questi ambienti quello centrale presenta i resti di quella che forse era una soglia con cardine ligneo (verso sud) e, sulla parete opposta, di un vano a pianta trapezoidale voltato, con i resti degli alloggiamenti delle travi di un armadio o forse di una porta. Adiacente a questo possibile accesso, il terzo ambiente è identificabile come la base di una torretta a base quadrangolare. Le murature, in pietrame lavico con inserimento di scaglie di laterizi e la presenza regolare di fori pontai, sono di ottima fattura. Il resto della sommità è occupato verso sud da una esigua spianata delimitata dallo scoscendimento naturale delle rocce verso ovest e solo verso sud-est da due tratti rettilinei di muro di qualità inferiore a quelli appena descritti o comunque in peggiori condizioni e con segni di rifacimenti. Il castello è allo stato di rudere e la stessa cresta rocciosa presenta problemi di stabilità.

Fonti: http://www.comune.maletto.ct.it/maletto_storia/le_origini.aspx, https://it.wikipedia.org/wiki/Maletto, http://www.icastelli.it/it/sicilia/catania/maletto/castello-di-maletto, https://izi.travel/it/2a60-castello-di-maletto/it

Foto: la prima è presa da http://www.visitsicily.info/la-via-dei-castelli-delletna/, la seconda è presa da http://www.etnanatura.it/news/?p=1786

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