venerdì 23 giugno 2017

Il castello di sabato 24 giugno




CARMIANO (LE) – Palazzo dei Celestini

Nel periodo di dominazione normanna (X-XI secolo) Carmiano fu dotata anche di uno stemma, che lo rappresenta tuttora. Dopo la caduta dell’Impero romano, Carmiano conobbe un periodo di grave crisi che terminò nel 1055, quando venne inclusa nella contea di Lecce, che a sua volta faceva parte del principato di Taranto. Nel 1445 quando Maria d’Enghien, contessa di Lecce, stilò il documento “Statuta et capitula florentissimae civitatis Litii”, Carmiano vi era inclusa come casale, che da circa sessant'anni era retto da un barone. Nel 1448, il paese fu acquistato dai padri celestini, che governarono con grande laboriosità. Dopo quasi quattro secoli, in cui Carmiano conobbe il Regno di Napoli e il Regno delle due Sicilie, fino ad arrivare ad essere, nel 1861, comune del Regno d’Italia. Quando i celestini s'insediarono a Carmiano, scelsero come dimora l'allora Palazzo Baronale, che con le dovute modifiche divenne un convento. Fu adibito dagli stessi quale luogo di villeggiatura fino al 1807. Il palazzo, che sorge sulla via provinciale per Lecce, fu realizzato in varie epoche e il nucleo più antico risale alla prima metà del XIV secolo. I diversi interventi decorativi e strutturali avvenuti nel tempo sono testimoniati dalla differente e asimmetrica posizione del portale maggiore rispetto alla struttura dell'insieme. La sua imponenza deriva dalle ragguardevoli dimensioni in lunghezza, pari a 45,50 metri, e in altezza, pari a 13 metri. Completamente realizzato in conci di tufo locale, è strutturato in due piani, comprendenti sale grandiose. Il prospetto del Palazzo presenta un'ampia superficie liscia movimentata da diverse porte e finestre;  la lunga facciata risulta divisa in due ordini ed è scandita da una serie di portali con soprastanti aperture quadrate al piano terra, da finestre con balconcini leggermente aggettanti, le tre di sinistra, e decorazioni con motivo a conchiglia sulla trabeazione. Caratteristico è l’ampio portale affiancato ai lati da due nicchie ospitanti statue di Virtù, rese irriconoscibili dall'avanzato stato di degrado, e incorniciato superiormente da uno stemma della Santa Croce che rappresenta l'ordine dei Celestini. A sinistra del portone Durazzesco, una porta immette all'interno di una chiesetta dedicata a San Donato, ormai spoglia del corredo religioso ma ricca ancora di un altare fregiato da stucchi e marmi di vario colore. La volta a botte dell'androne è completamente decorata da un affresco raffigurante la glorificazione dell'ordine benedettino. In una stanza adiacente alla chiesa compare sul muro un affresco di Madonna col Bambino che sovrasta un'apertura ad un piano interrato. Il piano superiore del Palazzo comprende una serie di stanze (in cui vivevano i monaci) comunicanti con ampio e luminoso salone ricoperto da stucchi eleganti che incorniciano le porte di accesso ed alcuni riquadri ormai spogli di tele. Il chiostro, che appartiene al nucleo più recente dell’edificio, è dominato da un pozzo decorato con grande fastosità barocca. Il pozzo è formato da quattro colonne sormontate ciascuna da un capitello ionico. Al di sopra dei capitelli, presi due a due, è posizionata una balaustra scanalata in pietra leccese. Un motivo di ghirigori in pietra, che termina a punta con lo stemma dei Celestini, domina il tutto con una sobria eleganza. Oggi il palazzo, che è l'edificio storicamente più importante della città, è di proprietà del Comune. Tale bene architettonico, inserito tra gli immobili di particolare pregio di Carmiano, è stato riconosciuto dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali, Artistici e Storici della Puglia, di interesse storico e artistico. È interessante ricordare che il famoso architetto Giuseppe Zimbalo, a cui si deve in gran parte l’epopea del barocco leccese, frequentò il Cenacolo di questo Palazzo da cui attinse le grandi conoscenze teologiche che ispirarono la sua arte allegorica.



Il castello di venerdì 23 giugno




MINERBIO (BO) – Castello dei Manzoli in frazione San Martino in Soverzano

In località Soverzano, vicino  Minerbio sorge circondato da un rado boschetto il castello di San Martino, anche detto dei Manzoli. Si tratta di una splendida costruzione dotata di quattro torri angolari e di un mastio e circondata da un fossato che può essere superato attraverso due ponti levatoi. Il castello attuale sorse nell'anno 1411, come dimora aristocratica, per volere del cavaliere bolognese Bartolomeo Manzoli (a volte scritto Mangioli) sui resti di un'antichissima torre di difesa del Duecento, chiamata “Torre degli Ariosti”, situata al limitare della Palude di Dugliolo (che ai tempi si estendeva verso nord-est fino al poggio di Molinella e a nord fino ad unirsi alla Valle di Marrara). Il maniero pur essendo nato come residenza nobiliare fu munito di difese di tipo militare, come mura, merli e fossati. Il castello presenta infatti pianta rettangolare con uno spazioso cortile interno; ai quattro angoli sorgono torri difensive e l’aspetto di difesa accentuato dal largo fossato che lo circonda, nonché dai ponti levatoi e dall'imponenza della torre maggiore. Ebbe la funzione di residenza signorile per breve tempo nel 1500 (dal 1514 al 1532) quando Leone X concesse a Marchione Manzoli la giurisdizione di San Martino con titolo di Conte. Il castello fu restaurato e decorato nel '500 e nel '600, ma gli interventi di restauro si ebbero nel 1883-85, quando era proprietà dei Conti Cavazza, ad opera di Alfonso Rubbiani e Tito Azzolini che pur alterando alquanto le parti interne, mantennero un maggior rigore nel ripristino dell'esterno del castello che appare sostanzialmente immutato rispetto alla costruzione del 1500. Le cortine e le torri merlate che lo caratterizzano conferiscono un aspetto decisamente fiabesco al castello che è collocato in un parco secolare. Prende il nome dalla famiglia dei Manzoli, munifica proprietaria del maniero dal 1407. Attorno al castello si sviluppò a partire dal XV secolo un piccolo borgo di artigiani e mercanti di bestiame. Nei pressi dell’edificio si teneva un' importante fiera annuale fin dal 1584, e per ospitarla al coperto, venne costruito nel 1684 il lungo portico che fiancheggia la spianata che porta al castello e che costituisce con lo stesso e il borgo circostante un complesso architettonico di indubbio fascino. Nel corso degli ultimi anni è stata ripresa la tradizione della fiera che si tiene ogni anno il primo Sabato e Domenica di Ottobre. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=99xUj8I8wKo (video di civigrafarezzo), https://www.youtube.com/watch?v=YLkCPKbPUJg (video di William Fabbri)

giovedì 22 giugno 2017

Il castello di giovedì 22 giugno





BADOLATO (CZ) - Castello (non più esistente) e Villa Gallelli 

Le origini di Badolato si devono a Roberto il Guiscardo (1080) il quale fece erigere un castello fortificato. Nel 1269 gli Angioini concessero il feudo a Filippo il quale l'anno successivo intraprese una guerra con il Conte Ruffo di Catanzaro. Gli abitanti, rinchiusi nel borgo, vennero assediati dal Conte Ruffo, il quale infine riuscì a conquistare Badolato, che rimase in seguito alla sua casata fino al 1451. In seguito appartenne alla famiglia Di Francia e nel 1454 il Borgo divenne baronia dei Toraldo, i quali parteciparono anche alla Battaglia di Lepanto (1571) e lo amministrarono fino al 1596. Badolato passò poi ai Ravaschieri (1596), ai Pinelli (1692) ed infine ai Pignatelli di Belmonte (1779), i quali ressero il potere fino alla fine della feudalità (1806). Il castello Gallelli di Badolato, che oggi non esiste più, era la residenza più antica della famiglia. Edificato come primitivo fortilizio in legno, al centro del borgo attorno al 1100 da Filippo di Badulato, per 800 lunghi anni esso costituì una valida difesa per la gente del borgo, e allo stesso tempo una rocca egemonizzante, che grazie alla sua valida fanteria e una temibile cavalleria, nei secoli conquistò i paesi limitrofi e i loro territori, come S. Andrea, Isca, e S. Caterina. Con l’avvento dei Ruffo, attorno al 1284 il castello venne da loro trasformato in una inespugnabile fortezza in pietra, facendo aggiungere al lato del portone una grande torre merlata, che all’interno era ottagonale. Il maniero fu alla fine protetto da altissime mura merlate, che all’interno ospitavano il cortile esagonale, nel quale trovavano posto l’edificio del signore, le scuderie, la caserma dei soldati, i granai e l’armeria. La rocca divenne così via via sempre più efficiente, perchè dal 1283 tutti i feudatari di Badolato, a partire proprio dai Ruffo, avviarono una serie di campagne di guerra, volte a conquistare i paesi limitrofi e i loro territori, come S.Andrea, S. Caterina, e Isca sullo Ionio, i così detti "Casali". Il castello ebbe altri signori feudali, dopo Filippo de Badulato, i Ruffo, e Ruggero di Lauria, passò infatti ai Toraldo nel 1456, brevemente ai Borgia, poi ai Pignatelli, ai Ravaschieri, fino al 1806 quando divenne demaniale. Attorno al 1815 fu acquistato dai baroni Gallelli di Badolato ma, indebolito dal terremoto del 1700, e danneggiato da vari incendi nel corso dei secoli, l'edificio intorno al 1968 fu a loro espropriato, ad opera del comune di Badolato, che lo abbattè per realizzare l’attuale Piazza Castello. Badolato perdeva così definitivamente la sua storica fortezza, tra le più antiche in Calabria, della quale oggi rimangono solo alcuni dipinti e stampe di proprietà dei baroni Gallelli.

Situata tra le floride e sinuose colline di Badolato (CZ) prospicienti il mar ionio, la tenuta di Pietra Nera, è sempre stata al centro della vita agricola e produttiva dell’azienda agraria di famiglia, scandita dai ritmi delle stagioni e dai tempi della natura. All’ interno del parco di 10 ettari, la ottocentesca villa fortificata dei baroni Gallelli, è uno degli esempi di architettura tipici del periodo. La dimora in stile neogotico, fu costruita in contemporanea alle scuderie, ed è un tipico esempio di residenza nobiliare fortificata, commissionata da quell’aristocrazia meridionale di tradizione terriera, che ancora nel diciannovesimo secolo, per difendersi dalla minaccia del brigantaggio, ne assegnava la progettazione a valenti architetti, e abili maestranze. Commissionata a due architetti toscani, dal barone avv. cav. della corona d’Italia don Giuseppe Gallelli attorno al 1853 la dimora ha infatti caratteristiche difensive care al Medioevo, difesa da quattro imponenti torri, sormontate da merli, è potenziata da sette feritoie per ogni torre, fino a un totale di 28. Gli architetti per tutta la durata dei lavori di progettazione e realizzazione dell’opera, furono inoltre ospitati nel cinquecentesco palazzo Gallelli, sito nel borgo medioevale di Badolato superiore, vicino all’attuale piazza fosso, dove fino al 1968 sorgeva, come già detto, anche l’antico castello. La residenza della tenuta di Pietra Nera, peraltro nella sua storia respinse solo un attacco dei briganti, verificatosi all’imbrunire di una calda giornata di giugno del 1861 conclusosi quasi subito con una scaramuccia. A quell’epoca si stima infatti che nella tenuta soggiornassero 35 persone tra custodi, guardiani, stallieri, domestici, e camerieri personali, che dimoravano nell’edificio della servitù. La residenza e le scuderie sono rimaste praticamente fedeli al progetto originario, mentre l’edificio della servitù ha subito modifiche nei magazzini del piano terra. Il parco infine negli ultimi 20 anni è stato ampliato, aggiungendo a quello secolare, anche zone moderne con strutture e attrezzature per il tempo libero.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Badolato, http://digilander.libero.it/baronigallelli/il_mediovale_castello_gallelli_di_badolato.html, http://www.agrariagallelli.it/sede.htm

Foto: dell'antico castello non abbiamo trovato alcuna immagine. La foto, che si riferisce alla Villa Gallelli, è presa da http://www.locationmatrimonio.it/castello_gallelli.html

mercoledì 21 giugno 2017

Il castello di mercoledì 21 giugno






CASTELLINA IN CHIANTI (SI) - Castello di Grignano

Il Cassero di Grignano sovrasta un ponte che attraversa il borro del Cerchiaio e il torrente Pesa, controllando quindi il traffico commerciale tra Castellina e Panzano e, di conseguenza, tra Siena e Firenze. Il termine Grignano deriva probabilmente da agrum Janii, cioè “terra dedicata a Giano”. La prima citazione certa del castello – de curte et castello Gragnani – risale ad alcuni documenti, datati 1016, dell’abbazia di San Michele a Passignano, come oggetto di compravendite e donazioni, come centro di un territorio curtense, come luogo nel quale venivano stipulati i contratti dell’epoca. Un accenno ad un “manso” in località Grignano si trova anche nella falsa donazione del marchese Ugo all’abbazia di San Michele a Marturi (datata dal falsario il 25 luglio 998, ma risalente agli ultimi decenni del secolo XI). Un documento del 1043 indicava il castello come appartenente al conte Landolfo di Piancaldoli figlio del conte Gotizio, signore di Monterinaldi. In seguito, Grignano passò ai Bernardini, dai quali prese il nome il vicino colle di Monte Bernardi, per poi entrare tra i possessi dei conti Guidi. Scarsissime le notizie delle vicende che lo interessarono in età comunale e nel tardo medioevo. Il fortilizio, situato su una collinetta che si erge sulla sinistra del Pesa, doveva probabilmente assolvere ad una funzione di controllo sul passaggio per il guado che il fiume presenta in quel punto. Nel 1452, mentre gli Aragonesi assediavano Castellina, Grignano fu assalito, espugnato e quasi completamente distrutto. La Repubblica fiorentina, in considerazione dei danni subiti dagli abitanti, li affrancò per dieci anni dalle imposte. Ricostruito in seguito dai fiorentini, il castello fu trasformato successivamente in casa colonica. Oggi della fortificazione rimane soltanto un breve tratto del circuito murario e, diminuito in altezza, il cassero, per buona parte ricostruito. Nel 1963, il castello di Grignano fu acquistato e restaurato dallo storico e scrittore inglese Raymond Flower, che al Chianti ha dedicato il volume Chianti: storia e cultura.

Fonti: http://www.ecomuseochianti.org/mappa/paesaggio/cassero-di-grignano, http://www.castellina.com/history_ital.htm#.WUp6Bjea19M

Foto: la prima è di Eleonora Belloni su http://www.ecomuseochianti.org/mappa/paesaggio/cassero-di-grignano, la seconda è presa da http://www.stilefirenze.it/badia-a-coltibuono-linari-classic-festival/

martedì 20 giugno 2017

Il castello di martedì 20 giugno



FIRENZUOLA (FI) - Rocca di Caterina Sforza in frazione Piancaldoli

"Castrum Plani Aldoli" nominato anche "Plancaldoli", venne eretto nel 1101 da Aldo degli Ubaldini. Nel 1187 Urbano III lo concesse alla Chiesa cervese mentre Federico II, nel 1220, lo riconsegnò agli Ubaldini ai quali lo tolse nel 1244 Innocenzo IV concedendolo alla Chiesa imolese: più tardi se ne impossessò Maghinardo Pagani che nel 1276 resistette validamente all'assedio portato dai Bolognesi collegati ai Fiorentini. Nel 1292 si sottomise al Comnue di Imola e agli Alidosi, sei anni dopo venne aasediato ancora senza esito dai Bolognesi, che riuscirono ad entrarne in possesso soltanto dopo la morte di Maghinardo, avvenuta nel 1302; nel 1311, infatti, il Comune di Bologna provvide a fortificarlo con una rocca, mantenendone il possesso fino al 1350, anno in cui fu occupato dal Durafort, conte di Romagna. Dieci anni dopo Innocenzo VI lo concesse a Gioacchino Ubaldini che nel 1362, morendo, lo donò al Comune di Firenze. Nel 1371 era comunque di nuovo soggetto ai Bolognesi ai quali lo tolse nel 1405 il Cardinale Cossa per cederlo ai Fiorentini «et dengligo» annota un anonimo cronista bolognese «per cinque millia corbe de formento...». Il dominio di Firenze sul castello durò circa settant'anni; nel 1473, infatti, Sisto IV lo concesse al nipote Girolamo Riario il quale cinque anni dopo incaricò Antonio e Francesco Marchesi di rinforzare e ampliare la rocca. Tale investitura papale suscitò l’ira di Lorenzo de’ Medici, le cui truppe fiorentine affrontarono quelle del Riario proprio nei pressi della Rocca che sovrasta il paese (che dalla consorte del Riario, Caterina Sforza, prese il nome), in una battaglia nel 1488 in cui perse la vita un tale Cecca, inventore di catapulte ammirato in tutto il territorio fiorentino. L’episodio è narrato da Niccolò Machiavelli, che a Piancaldoli sostò durante un suo viaggio verso Imola, nelle sue Istorie Fiorentine. L'assedio fiorentino fu vincente e Piancaldoli fu espugnato, rimanendo così definitivamente in possesso del Comune di Firenze. Della rocca è rimasta solo la torre principale, cimata e fortemente rimaneggiata ma ancora leggibile per l'ingresso sopraelevato. L'edificio, che domina il paese e l'alta valle del Sillaro da più di cinque secoli, oggi è restaurato ed è una normale abitazione. La leggenda popolare vuole che nella rocca di Caterina Sforza si odano tuttora strani rumori e che a Monte La Fine (ove sorgeva un'altra fortezza) nella notte di Natale, appaia la malvagia Contessa con spada ed armatura, sopra un destriero bianco.

Fonti: http://www.progettoubaldini.it/eventi/castelli-ubaldini/61/piancaldoli.html, http://www.piancaldoli.it/storia.aspx?ID=4, http://digilander.libero.it/piancaldoli/Poggio_Rocca.htm


Foto: è presa da http://www.progettoubaldini.it/eventi/castelli-ubaldini/61/piancaldoli.html

lunedì 19 giugno 2017

Il castello di lunedì 19 giugno






MESOLA (FE) - Torre Abate in località Santa Giustina

Santa Giustina è un piccolo borgo contadino nel ferrarese, a pochi chilometri dal Po. Fu costruito ex novo nel 1954, in posizione baricentrica fra Mesola, Bosco Mesola e Goro, come "avamposto" agricolo: sorge a due passi da Torre Abate, uno dei gioielli architettonici dell'intero Delta. E' la testimonianza più significativa dello sforzo profuso nella difesa idraulica del territorio ed è legata alla storia delle bonifiche ferraresi intraprese dalla signoria Estense nel XVI secolo. Realizzata nel XVI secolo (all'epoca sorgeva sulla riva del mare Adriatico), è un manufatto a pianta rettangolare composito: nata come chiavica nella seconda metà del sec. XVI all’interno del vasto progetto di bonifica intrapreso da Alfonso II d’Este, venne ben presto inglobata nel recinto murario che perimetrava la tenuta di Mesola, bene allodiale, cioè di piena proprietà del Duca. Dotata di cinque conche voltate a botte la chiavica monta altrettante porte vinciane che facevano defluire le acque dei canali di scolo ed impedivano il reflusso di quelle marine. La sua efficienza idraulica fu tuttavia di breve durata perché l’area venne ben presto interrata dal repentino avanzamento della linea di costa conseguente  al Taglio di Porto Viro (1599). Ebbe dunque funzione difensiva e di controllo. La parte in elevato, realizzata nel sec. XVII, è costituita da un corpo di fabbrica ad androne passante con i prospetti minori rientranti, ed è sormontata da una torretta d’avvistamento per il  controllo del territorio. Torre Abate è di proprietà del Demanio dello Stato, mentre appartengono al Comune di Mesola i 7 ettari di terreno circostante che negli anni Ottanta del secolo scorso sono stati  riallagati artificialmente per  restituire il contesto paesaggistico della chiavica. Restaurato negli anni Sessanta, oggi l'edificio è circondato da uno specchio d'acqua e da vegetazione palustre, con laghetti e rappresenta una piacevole meta per un'escursione tra la natura. Ecco un interessante video dedicato alla torre (di Lucio Agnelli): https://www.youtube.com/watch?v=QzEDs6dA_d0. Altro link suggerito, per approfondimenti: http://www.torreabate.it/

Fonti: http://www.ferraraterraeacqua.it/it/mesola/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/castelli-torri-campanili/torre-abate, https://www.youtube.com/watch?v=QzEDs6dA_d0, https://www.turismoitalianews.it/proposta-della-settimana/13062-da-santa-giustina-nei-pressi-di-mesola-la-base-per-scoprire-i-gioielli-medievali-e-dell-epoca-estense-nel-delta-del-po, http://www.ferraradeltapo-unesco.it/paesaggioculturale/torreabate/

Foto: la prima è presa da https://www.turismoitalianews.it/proposta-della-settimana/13062-da-santa-giustina-nei-pressi-di-mesola-la-base-per-scoprire-i-gioielli-medievali-e-dell-epoca-estense-nel-delta-del-po, la seconda è presa da http://www.leterredidante.com/mesola?lightbox=image237h

sabato 17 giugno 2017

Il castello di domenica 18 giugno




PORTICI (NA) – Palazzo Capuano

E’ il più antico edificio storico di Portici, sito in Piazza S. Ciro, 17. Costruito nel 1025 per volontà del nobile napoletano Gualtiero Galeota, era originariamente destinato alla funzione di Palazzo Ducale, cioè sede del potere feudale della zona. La struttura attuale è il risultato della sovrapposizione di elementi di epoche diverse. La parte più antica è costituita dalla torre, originariamente distinta rispetto al resto dell'edificio, cui si appoggia un corpo di fabbrica edificato nel XIV secolo. Molto della struttura originaria è andato perduto all'atto dell'apertura, nel 1948, della contigua via Libertà. Per far posto alla nuova arteria, buona parte del corpo di fabbrica di epoca rinascimentale è stato demolito, determinando così anche la perdita di una splendida galleria decorata da affreschi di Belisario Corenzio, rappresentanti le storie del Vecchio Testamento. Il Palazzo è stato occupato da numerose famiglie della nobiltà napoletana, tra cui i principi Colonna di Stigliano, i nobili genovesi Mari, i del Giorno, e infine dalla famiglia Capuano fino al XIX secolo. Successivamente l'edificio è stato abitato dalle famiglie Mercurio e Materi. Acquisito al demanio pubblico, fino alla fine dell'Ottocento l'edificio è stato sede del Municipio e, fino a circa cinquanta anni fa, della Regia Pretura. Il trasferimento degli uffici comunali in altra sede ha determinato l'inizio di un progressivo degrado strutturale. Oltre alle diverse famiglie nobiliari che vi si sono succedute, Palazzo Capuano ha ospitato nel corso dei secoli numerosi personaggi di rilevanza storica, quali le regine Giovanna I e Giovanna II D’Angiò-Durazzo (che qui, si dice, incontrasse i suoi amanti); Bernardo Tanucci, ministro plenipotenziario dei re Carlo di Borbone e Ferdinando II delle Due Sicilie; il principe Scanderbeg, e Donna Anna Carafa, moglie del viceré di Napoli Ramiro Núñez de Guzmán e madre del feudatario Barone Nicola Guzmàn Carafa. Come detto, la struttura attualmente visibile conserva pochi tratti della configurazione originaria. Il corpo di fabbrica rinascimentale, dalla forma irregolare, si sviluppa su due livelli, ed è sormontato dalla terrazza sulla quale ha sede una superfetazione in posizione decentrata. Rigorosi timpani lineari decoravano le finestre con l'eccezione di quella in asse con il portone d'ingresso, con timpano triangolare. Il portone a tutto sesto e strombato, recava lo stemma nobiliare in chiave di volta (oggi andato perduto) e dà accesso ad un notevole androne con volte a vela. La costruzione originaria, parecchio estesa, aveva come confini il vico Casaconte da un lato, e il largo Croce al Mercato, dall'altro. Annesso alla costruzione esisteva un vasto giardino caratterizzato dalla presenza di numerose fontane e giochi d'acqua, che probabilmente attingevano la propria fonte dal fiume Dragone, oggi scomparso dalla superficie cittadina. Un pregio dell’edificio era, infatti, la presenza di abbondante acqua perenne, che formava fontane nei cortili, nei giardini, e negli appartamenti. Al tempo dei signori Capuano l'acqua presente nel palazzo, attraverso canali sotterranei, proveniva dalla parte alta di Resina e si distribuiva anche nelle camere e nelle cucine, giungendo fino a due fontane nei giardini. Originariamente l'imponente palazzo si estendeva fino al primo vicolo a destra nella strada della Parrocchia, dove si trovava una masseria, che costituiva il confine dell'antica Portici, prima dei 1631. Sulla situazione attuale del palazzo, potete leggere questi link: http://www.lostrillone.tv/portici-pronto-il-restyling-di-palazzo-capuano/10086.html, http://www.paolocogotti.com/Architettura/concorsi/portici/Relazione%20Piazza%20San%20Ciro.pdf




venerdì 16 giugno 2017

Il castello di sabato 17 giugno




SARZANA (SP) – Castello della Brina

E’ stato un insediamento posto sul versante collinare sinistro della bassa val di Magra, lungo un crinale secondario, fra le località di Falcinello e Ponzano Superiore, in località Torraccio, nel comune di Sarzana, al confine con il comune di Santo Stefano di Magra. La postazione difensiva, costituita per lo più da una torre circolare, fu voluta nella seconda metà dell'XI secolo dai conti-vescovi di Luni per il controllo della strada che, dal centro di Sarzana, conduceva al borgo di Ponzano e, oltrepassando l'Appennino, raggiungere la Pianura Padana. La via costituiva un'alternativa alla più nota "rotta commerciale" passante per i borghi di Santo Stefano di Magra ed Aulla. Il toponimo "Brina" è menzionato per la prima volta in un contratto di vendita del 25 maggio 1055 dove, tra i testimoni dell'atto, si cita un certo Giacomo Corradi di Brina. Le case, i terreni e le mura del castello "della Brina" vengono altresì citati in un documento di vendita del 14 giugno 1078; nell'atto, un certo Pellegrino di Burcione cedeva al vescovo di Luni Guido II (o Guidone) tutti gli averi e possedimenti al di fuori le mura della postazione difensiva. Nel 1279 la collina della Brina e il suo castello, forse per la sua importanza strategica, furono al centro di una violenta lotta per il suo possedimento tra la nobile famiglia Malaspina e il vescovo lunense Enrico da Fucecchio. Tale contesa condusse alla demolizione della torre con il resto del cassero duecentesco dopo la pace di Castelnuovo del 1306. L’abbattimento di queste strutture fu un atto simbolico importante, di definitivo annullamento del potenziale militare del castello. Una volta evacuata la rocca e dopo un periodo di breve abbandono nel quale erano già crollati parte dei tetti, si mise mano alla sua distruzione. Per la torre si usò una tecnica utilizzata quando ancora non si conosceva la polvere da sparo: man mano che si scalzavano le pietre alla base del paramento, vi venivano alloggiati dei puntelli di legno, per sostenere la struttura durante l’opera di asportazione; in seguito vi si appiccava il fuoco, in modo da far mancare il sostegno e provocarne il cedimento. Il muro di cinta del ridotto fortificato e i perimetrali del palazzo ebbero sorte analoga: furono scalzati facendo leva su dei cunei inseriti alla base e tirandoli dalla parte opposta con corde agganciate alla sommità. L’annullamento della rocca comunque non comportò l’abbandono totale del sito, che continuò a essere frequentato in diverse sue parti. La zona più elevata del ridotto difensivo con il tempo fu liberata dalle macerie più ingombranti e livellata per consentirne l’uso come punto di avvistamento. Anche lo spazio esterno alla rocca verso est fu regolarizzato per ospitare almeno una capanna e altri piccoli edifici con murature legate a secco, e la stessa stalla potrebbe essere rimasta in funzione per una parte del Trecento. Un’area di guardia più attrezzata fu costruita con materiale di reimpiego presso gli accessi meridionali della cinta. Essa era costituita da un ampio edificio che prospettava su uno spiazzo acciottolato antistante la porta principale. Era probabilmente questa la parte principale del podium che secondo i documenti avevano realizzato al 1386 i Malaspina, ai quali era rimasto il possesso del castello dopo la pace con il Vescovo. Per tali motivi ancora nel Quattrocento fu collocata qui la dogana di Sarzana. Dal 2000, sino all'estate del 2013, una serie di campagne archeologiche hanno portato alla luce gli ambienti del castello, due ordini di cinte murarie dell'insediamento, alcuni tratti di abitato. Sono state trovate inoltre tracce di un insediamento pre-romano, facendo retrocedere la datazione della fruizione del sito di molti secoli. Oggi l’unica interessante testimonianza del castello è il “torraccio”, la torre del sistema difensivo, spezzata ad arte da cunei e adagiata su un fianco. Per approfondimenti, suggeriamo la visita del sito ufficiale: http://castellodellabrina.it/, nonché del seguente link: http://old.comune.sarzana.sp.it/citta/territorio/Fortezze/Castello_Brina.htm





Il castello di venerdì 16 giugno






GRONDONA (AL) - Castello

La zona venne infeudata dai carolingi ai Marchesi di Gavi sotto Pavia. Grondona viene citata per la prima volta in un documento imperiale nel 1164 quando l'imperatore del Sacro Romano Impero Federico I "Barbarossa" confermava i privilegi del comune di Pavia, a cui sottoponeva Grondona. Nel 1176 Grondona venne integrata nei domini del comune di Tortona. Nel 1181 i signori di Grondona che erano Alberto Becco, Corrado, Alberto e Guglielmo Pavese giurarono fedeltà al comune di Tortona, in cambio il comune agli stessi Grondona. Nel 1181 il marchese Guido II, marchese di Gavi cedette al suddiacono Girvino la metà del castello di Grondona e altri castelli al prezzo di 600 denari d'argento comprese le torri, le mura, i fossati e qualsiasi bene posto all'interno e all'esterno degli stessi compresi i diritti e redditi pertinenti. Nel 1185 i consoli di Tortona promisero la protezione ai milanesi che avessero percorso la Valle Scrivia e la giurisdizione tortonese, dove figuravano i de Grondona, signori di Grondona, che passarono quindi sotto la protezione dei vescovi di Tortona. Nel periodo 1185-1192 vi furono frequenti scorribande  genovesi che fecero temere al vescovo di Tortona la fedeltà dei signori di Grondona. Nel 1192 Grondona giurò nuovamente fedeltà a Tortona con l'intermediazione dei marchesi di Gavi e di Parodi, alleati di quest'ultima. Tra il 1198 e il 1202 i marchesi di Gavi alienarono completamante i loro diritti feudali su Grondona. I de Grondona furono quindi gli unici signori del luogo e nel 1210 giurarono fedeltà a Tortona. Nel 1259 si costituì come comune autonomo, governato da un podestà, il primo fu il signore del luogo Federico da Grondona, signore anche di Dernice, Roccaforte e Mangioncalda di Carrega. Tra il 1294 e il 1310 Percivalle Fieschi, futuro vescovo di Tortona acquistò dai signori di Grondona parte del feudo che era quindi amministrato in condominio tra Fieschi, marchesi di Gavi e signori di Grondona. Nel 1350, dopo una controversia risolta dal luogotenente dell'impero Generardo di Arnstein, vennero delimitati i confini del feudo con le comunità di Montessoro di Isola del Cantone e Roccaforte. Nel 1369 vennero delimitati i confini del feudo con le comunità di Prato di Cantalupo e Roccaforte. Nel 1433 Nicolò Fieschi giurò fedeltà ai Visconti. Nel 1457 passò definitivamente sotto il Ducato di Milano e ne fu castellano il Marchese di Fosdinovo Giacomo I Malaspina, ma nel 1471 venne restituito a Nicolò Fieschi, dato che aveva giurato fedeltà al nuovo duca di Milano Gian Galeazzo Sforza. Nel 1547 passò insieme a Vargo di Stazzano ad Andrea Doria che lo rese feudo imperiale, ma nel 1560 ritornò ai Malaspina, che lo tennero fino al 1797. Da quel momento entrò a far parte della Repubblica Ligure, nel 1805 dell'Impero francese e nel 1815 rientrò a far parte del Regno di Sardegna nella Provincia di Novi della Divisione di Genova, da cui venne staccata nel 1859 col decreto Rattazzi per entrare a far parte della provincia di Alessandria e quindi del Piemonte. Un castello venne costruito nel 1181, su iniziativa dei vescovi di Tortona. L'edificio era di forma oblunga, con tre torri cilindriche e una cappella; esso seguì la storia di Grondona. Dal 1797 venne abbandonato. Fu distrutto da una frana il 12 aprile 1934 che provocò dieci vittime. Rimane solo il mastio, imponente struttura in pietra a pianta circolare, caratterizzato da un accesso sopraelevato rispetto alla quota del terreno. Presenta uno splendido portale in pietra e ancora visibili tracce di un bordo ad aggetto sulla sua parte sommitale, coronamento che un tempo probabilmente sorreggeva il tavolato ligneo del cammino di ronda. Data la natura del terreno su cui è edificata, la torre è a costante rischio di frana. Sono in corso importanti opere di consolidamento del terreno circostante ed il mastio (o la "Torre" come viene definita dai grondonesi) verrà smontata pezzo per pezzo e riedificata a qualche centinaio di metri dall'attuale posizione in un sito sicuro che domina l'intera valle spinti. Ecco un interessante video, di Michele Ponta, sul castello di Grondona: https://www.youtube.com/watch?v=INeJwPnBfJA

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Grondona, testo su pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999), http://www.prolocogrondona.org/PagineInterne/StoriaGrondona.html, http://www.comune.grondona.al.it/testi.php?id_testi=2

Foto: la prima è presa da http://mag.corriereal.info/wordpress/2014/08/22/da-grondona-a-rivalta-tra-scrivia-borbera-e-spinti/, la seconda è presa da https://ceppogasmtb.wordpress.com/2013/05/13/tour-scalatori-alta-valle-spinti/

giovedì 15 giugno 2017

Il castello di giovedì 15 giugno






SARZANA (SP) - Fortezza Firmafede o Cittadella

Fu la prima fortificazione cittadina sarzanese, edificata inizialmente nel 1249 con la cinta muraria della città (si trova presso l'angolo sudorientale della stessa), grazie all'aiuto dei Pisani alleati della città. Nel 1324 Castruccio Castracani apportò numerose e rilevanti modifiche ai sistemi difensivi, ma successivamente il complesso fu distrutto dai Fiorentini, guidati da Lorenzo de' Medici, nel 1487 durante la "Guerra di Serrezzana". La Cittadella attuale fu realizzata sui ruderi della precedente per ordine dello stesso Lorenzo de' Medici che si avvalse del lavoro dei migliori architetti militari fiorentini dell'epoca come Giuliano da Sangallo, Francesco di Giovanni detto il Francione e Luca del Caprina, che seguirono i canoni dei trattati d’architettura militare del tempo, con il corredo dei fossati, dei rivellini e dei ponti levatoi. I lavori procedettero a ritmo accelerato, sotto la guida di valenti ingegneri e le insegne della casata dei Medici furono apposte all'entrata quale simbolo di trionfo. Lorenzo il Magnifico morì, però, cinque anni più tardi e il suo successore, Piero, la cedette a Carlo VIII, che passava col suo esercito proprio per la città. Carlo VIII la fece ampliare dalla parte verso il mare e vi fece costruire una caserma, un corpo di guardia e altri due baluardi, in aggiunta ai quattro costruiti dai Fiorentini.Le pietre furono prese dalle cave di Ponzanello. Gli uomini di quel Comune si impegnarono a trasportarle fino alla Giarra Carcandola e i contadini di Sarzana a recarle sul posto d'impiego. I sei baluardi e il mastio furono dedicati ai Santi Bartolomeo, Girolamo, Francesco, Pietro, Martino, Barbara, Bernardino. Nel 1494 i Genovesi rientrarono in possesso di Sarzana, grazie alla vendita della stessa da parte di Carlo VIII al Banco di San Giorgio, e completarono i lavori della cittadella. A loro rimase fino al 1797. Nel XIX secolo, con l’annessione della repubblica al regno Sabaudo e con i radicali mutamenti delle strategie difensive, la fortezza viene utilizzata prima come caserma di polizia e successivamente come carcere fino agli anni '70 del XX secolo. Durante la seconda guerra mondiale molti cittadini vi trovarono riparo durante i bombardamenti e per alcuni anni vi rimasero, in condizioni assai precarie, gli sfollati ancora privi di un'abitazione decente. La pianta è costituita dalla sovrapposizione di due rettangoli, con sette torri cilindriche ai vertici, che formano due campi uguali, spartiti dalla collina divisoria. Costituita da un corpo di fabbrica principale, di forma quadrilaterale regolare, con al suo interno un maschio centrale, la fortezza è circondata da un imponente sistema murario di difesa, a cui è frapposto un ampio e profondo fossato. L'accesso principale avviene tramite un percorso che passa attraverso un ponte in pietra che conduce al portone principale, il quale si apre a un cortile interno molto ampio, laterale al corpo centrale. Tra il 1985 ed il 2003 una serie di restauri hanno reso di nuovo fruibile la Fortezza che attualmente rappresenta un polo per molteplici attività culturali di richiamo, anche, nazionale. Oggi è utilizzata, infatti, come sede di manifestazioni culturali, mostre e ospita il Museo delle Fortezze, un percorso interattivo che ripercorre la storia di Sarzana. Il monumento ha anche un suo sito web: http://www.fortezzafirmafede.it/. Altri link per approfondire: http://www.culturainliguria.it/cultura/it/Temi/Luoghivisita/architetture.do;jsessionid=3C0E9916DC1FEDC510C3544646192368.node2?contentId=29977&localita=2183&area=212, https://www.youtube.com/watch?v=GAjdCGoYWCg (video di Panoramiche), https://www.youtube.com/watch?v=xL-UYr0KbLI (video di Tele Liguria Sud)

Fonti: http://www.terredilunigiana.com/castelli/fortezzafede.php, https://it.wikipedia.org/wiki/Sarzana#La_Cittadella_o_Fortezza_di_Sarzana_o_Fortezza_Firmafede, http://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=163965&pagename=157031, http://old.comune.sarzana.sp.it/citta/territorio/Fortezze/Cittadella.htm,

Foto: la prima è presa da http://www.artiepaesaggio_liguria.beniculturali.it/index.php?it/305/sarzana-cittadella-e-fortezza-di-firmafede, la seconda è di William Domenichini su https://it.wikipedia.org/wiki/Sarzana#/media/File:Sarzana_-_Panorama.JPG


mercoledì 14 giugno 2017

Il castello di mercoledì 14 giugno






SARZANA (SP) - Fortezza di Sarzanello

Posta a controllo della Val di Magra, la sua natura e la sua posizione ne fanno uno dei simboli della città di Sarzana. L'esistenza di una prima struttura a scopo militare è menzionata per la prima volta nel diploma dell'Imperatore Ottone I (datato 19 maggio 963), in cui viene concesso al Vescovo di Luni Adalberto, il possesso di sei castra tra i quali, quello de Sarzano. Sicuramente già prima di questa data, la collina di Sarzanello ospitava una rocca o una torre, con funzioni di presidio viario, elemento predominante di un disegno più ampio di fortificazioni a scala territoriale. Possiamo supporre che potesse fare parte di quella prima linea fortificata, nota col nome di limes bizantino, destinata a sbarrare le strade che portavano alle basi navali tirreniche (Luni) della provincia maritima Italorum, formata da castella, turres e castra collegate a vista e dislocate in modo da poter controllare gli itinerari più importanti, ad esempio vigilare sulla vicina Aemilia Scauri, la più importante strada costiera bizantina. Con il passare degli anni e con il mutare delle situazioni politico-militari, la fortezza acquistò sempre maggiore importanza, tale da ospitarvi, intorno alla fine del X secolo, una delle residenze vescovili della vallata. Il castrum viene citato costantemente negli anni 1076, 1078, 1080, come curtis dell'imperatore Federico I Barbarossa, nel 1191 come curtis di Enrico VI e nel 1203 come granaio del Vescovo. La lenta e progressiva decadenza di Luni, iniziata già dal IV secolo, portò i suoi abitanti a migrare sui colli circostanti in cerca di sicurezza, dando così luogo all'incremento se non alla nascita di nuovi borghi (Nicola, Ortonovo, Castelnuovo Magra, Ameglia) e la stessa collina di Sarzanello si popolò di esuli che vi si stabilirono, raccolti attorno alla residenza più importante del Vescovo, che si accingeva a trasferirvisi definitivamente da Luni. Probabilmente si era creato un borgo murato, all'interno del quale svettava la torre quadrata del palazzo vescovile, fulcro del villaggio, dove si svolgevano gli atti più importanti della vita politica, militare e religiosa della zona. Accanto a questo, più in basso, era la chiesa di San Martino, sotto il cui ampio portico si riuniva il Consiglio Comunale, si rogavano gli atti, si svolgevano le trattative commerciali. Nel periodo che va dal 1314 ed il 1328 fu plenipotenziario della zona il vicario imperiale Castruccio Castracani, della famiglia Antelminelli, signore di Lucca, figura nella quale Niccolò Machiavelli avrebbe identificato "Il Principe". Probabilmente, scegliendo Sarzanello come sua dimora, Castruccio si limitò ad apportare delle modifiche alla rocca preesistente, della quale però non rimane traccia alcuna essendo stata completamente distrutta o inglobata nella fortezza che si presenta attualmente. Pertanto l'appellativo di "Fortezza di Castruccio" è errato in quanto si definisce un edificio postumo, di oltre un secolo, alla morte del Lucchese. Il costante uso di questa denominazione, che non si è persa durante i secoli scorsi, discende probabilmente dalla reale importanza che Castruccio ebbe nelle sorti della Lunigiana e non ultimo, per lo spessore che trascende all'immagine della Fortezza, dalla leggendaria figura dell'Antelminelli. Nel 1421 il genovese Tomaso di Campofregoso fece eseguire dei lavori di riadattamento della rocca ed altre modificazioni e restauri si susseguirono sino che alla venuta della signoria fiorentina (1487). Dopo aver fortificato la città, erigendovi la Cittadella, peraltro avendola precedentemente distrutta, i Medici decisero di trasformare la vecchia rocca e di adeguarla alle nuove esigenze belliche. Francesco di Giovanni detto il Francione e Luca del Caprina furono incaricati di porre mano al progetto della nuova struttura si sostituì completamente alla precedente. Quando nel 1494 Piero de' Medici consegnò Sarzana e Sarzanello a Carlo VIII, la fortezza era ancora incompleta. L'opera fu ripresa successivamente quando il re tornò in Francia e i due siti entrarono in possesso del genovese Banco di San Giorgio e curata da Pietro Biancardo e Matteo Civitali che la terminarono nel 1502, seguendo fedelmente il progetto "fiorentino", in ossequio ai dettami espressi dalle teorie sull'architettura militare del senese Francesco di Giorgio Martini. Completata la costruzione della fortezza, con i tre torrioni ai vertici, si iniziò la realizzazione del rivellino, che probabilmente inglobò l'antica torre del castrum. Questa nuova struttura si rese necessaria sia per proteggere l'ingresso alla fortezza, sia per evitare che questo lato potesse essere battuto dalle artiglierie dalla collinetta a sud-est, luogo detto il Fortino, dove ben presto venne approntata una rudimentale linea di difesa. Fu solo allora che la fortezza raggiunse la sua compiutezza formale, in uno straordinario equilibrio di volumi, facilitato, nella comprensione, dall'isolamento che godeva rispetto ad altri edifici, condizione che tuttora ci permette di ammirarla. Agli inizi del XVIII secolo i francesi apportarono nuovamente alcune modifiche agli elementi difensivi, dettati dall'ammodernamento delle tecniche militari, che produssero la costruzione delle cannoniere sui due torrioni centrali; contemporaneamente furono trasformate anche le destinazioni di alcuni ambienti per destinarli ad alloggi ed al casermaggio. Nel 1747, durante la guerra per la successione austriaca, i soldati di Maria Teresa d'Austria, al comando del generale tedesco Wocter, tentarono di impadronirsi della fortezza senza riuscirvi. In questa occasione si notò come il vicino abitato di Sarzanello agevolasse gli attacchi del nemico e pertanto fu decretato, dal Governo di Genova, di abbattere le 120 case che costituivano il borgo, compresa l'antica chiesa di San Martino. L'operazione iniziò ben presto e, nel 1748, gli abitanti furono costretti a trasferirsi nella zona più a sud, che diventerà così, anche toponomasticamente, il nuovo Sarzanello. Durante la dominazione francese la fortezza corse il rischio, inspiegabile, di essere demolita e fu risparmiata solo per ragioni di tempo in quanto l'operazione doveva compiersi entro tre mesi. Nel 1814, al passaggio al Regno di Sardegna, fu decretato il restauro ed il ripristino della struttura che, nel 1837, venne visitata dallo stesso Re Carlo Alberto. Dopo la ristrutturazione del 1963, la Soprintendenza ai Monumenti della Liguria riprese i lavori nel 1980, interessando vari locali, risanati dalle notevoli infiltrazioni d'acqua, il risarcimento murario degli spalti, la pulizia del fossato. Quei lavori resero la fortezza visitabile almeno in parte, consentendo di ospitare mostre e spettacoli. La Fortezza è raggiungibile attraverso due strade carrozzabili, una detta "panoramica", parte dalla cittadina via Mazzini per salire sulla collina di Sarzanello fornendo un panorama a 180° della vallata, l'altra partendo dal quartiere della Bradia sale direttamente nell'area retrostante la Fortezza. C'è una terza strada di accesso ed è rappresentata da un camminamento pedonale detto la "Montata di Sarzanello", consigliato ai turisti per il suggestivo scenario che si può ammirare percorrendolo. La "montata" si può imboccare a piedi da via san Francesco. La Fortezza è composta da due elementi di fabbrica distinti: il primo, vero e proprio castello e elemento principale della fortificazione ha una pianta triangolare, con ai vertici tre bastioni. Questo elemento di fabbrica ospita la struttura vera e propria del castello; il secondo è un enorme rivellino in forma di terrapieno fortificato triangolare, quasi delle stesse dimensioni della fortezza; contrapposto al primo e collegato attraverso un ponte volante, così da formare con il primo elemento una sorta di rombo costituito da due triangoli. L'accesso alla fortezza è possibile attraversando il ponticello in pietra, che scavalca l'ampio e profondo fossato, fortificato anch'esso. Insieme alla "Cittadella" medicea, il Forte di Sarzanello costituisce uno dei rari esempi di architettura militare del periodo detto di transito (abbandono delle forme medioevali e passaggio a forme nuove, dettate anche dall'uso della polvere da sparo). Prima di arrivare sulla cima del colle, si incontrano alcune case scampate alla distruzione di Sarzanello, che purtroppo hanno perso quasi totalmente la loro derivazione medioevale. La fortezza è visitabile tutto l'anno. Per conoscere orari e modalità di visita è possibile contattare la fortezza allo 0187.622080 o visitare il sito www.fortezzadisarzanello.com. Mentre la fortezza è visitabile solo negli orari di apertura, l'intera collinetta è liberamente accessibile ed è un punto panoramico suggestivo su tutta la vallata. Sovente la fortezza ospita eventi culturali come mostre o eventi musicali. Altro link consigliato: http://www.icastelli.it/it/liguria/la-spezia/sarzana/fortezza-di-sarzanello. Sul web si possono trovare diversi video su questo monumento, ne segnaliamo tre: https://www.youtube.com/watch?v=kdtBGjRMCGc (di m15alien), https://www.youtube.com/watch?v=pjJuy3iNzfU (di Produzioni Italiane), https://www.youtube.com/watch?v=SDwFWEVylAA (di EarthProduzione col commento di Alberto Angela)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Fortezza_di_Sarzanello, http://old.comune.sarzana.sp.it/citta/Territorio/Fortezze/Fortezza_Sarzanello.htm,

Foto: sono prese entrambe da http://www.locationmatrimonio.it/fortezza_di_sarzanello.html

martedì 13 giugno 2017

Il castello di martedì 13 giugno






LIVORNO - Fortezza Nuova Medici

Rappresenta l'antico "Baluardo di San Francesco" della città pentagonale progettata da Bernardo Buontalenti ed in origine inglobava anche il "Baluardo di Santa Barbera", fino a quando non fu in parte smantellata per far posto al secondo accrescimento del quartiere della Venezia Nuova. La costruzione delle Fortezza Nuova risale alla fine del Cinquecento, quando l'architetto Buontalenti fu incaricato dal governo mediceo di stendere un piano per la nuova città di Livorno. Intorno al 1576 l'architetto predispose un disegno per un abitato chiuso da una cinta muraria e da un sistema di fossi a forma pentagonale; tuttavia, il piano non indicava ancora la presenza di una fortezza vera e propria, ma si limitava al semplice tracciamento di un circuito fortificato continuo, caratterizzato da cinque bastioni ai vertici del pentagono e alla mezzeria del lato settentrionale, con il sesto ricavato dalla preesistente Fortezza Vecchia (http://castelliere.blogspot.it/2010/10/il-castello-del-giorno_09.html). Nel 1577 furono avviati i lavori per la costruzione della città e del suo sistema difensivo, ma solo intorno al 1589 fu deciso dal Granduca Ferdinando de' Medici di potenziare l'apparato militare con la realizzazione di quella che poi sarà chiamata Fortezza Nuova. Il progetto si deve alla collaborazione tra Buontalenti, Don Giovanni de' Medici (figlio naturale di Cosimo I) e altri ingegneri quali Claudio Cogorano e Alessandro Pieroni. Al tempo della sua costruzione fu ordinato che neanche le chiese dovessero superarla in altezza difatti si trova vicina alle chiese quasi coeve del Pieroni. I lavori cominciarono nel gennaio 1590 con la cerimonia del getto della prima pietra (10 gennaio 1590) adattando due bastioni del progetto buontalentiano (quello di San Francesco, rivolto verso nord - est e quello di Santa Barbara, verso nord) e terminarono nel 1604. Tuttavia, sul finire del Seicento il complesso fu in gran parte smantellato, riducendolo al solo Bastione San Francesco, al fine di ottenere nuove aree edificabili all'interno della città e smantellando circa 2/3 della superficie originaria. La trasformazione portò all'edificazione di un secondo sistema difensivo adiacente alla fortezza e a protezione del quartiere della Venezia Nuova: il Forte San Pietro. Adibita successivamente a caserma e magazzino, nel corso della seconda guerra mondiale la Fortezza Nuova fu duramente colpita dai bombardamenti aerei, che distrussero la maggior parte delle costruzioni interne. Successivamente ospitò gli sfollati del centro cittadino, per essere trasformata, in seguito, in un grande parco pubblico, con una suggestiva veduta sui fossi e sulla piazza della Repubblica. La Fortezza Nuova si erge in mezzo ad un grande bacino d'acqua ed è collegata alla città tramite un piccolo ponte e da alcuni pontili mobili realizzati in anni recenti. La cortina muraria, sostanzialmente intatta, presenta una forma assai complessa, con tutti gli elementi tipici dell'architettura militare del tempo, quali i fianchi ritirati concavi, le cannoniere ad intaglio ed un rivellino molto pronunciato verso lo specchio d'acqua antistante. L'ingresso principale è protetto da un recinto difensivo sovrastato da caratteristiche torrette angolari: in origine qui era presenta un ponte levatoio, sostituito poi da un passaggio in muratura. Dal recinto, una galleria conduce al fianco ritirato del bastione ed ai piani superiori del baluardo, dove sono presenti i ruderi di numerosi edifici di servizio, oggi inseriti all'interno di un parco pubblico. Vi si trovava una chiesetta per la guarnigione, consacrata alla Concezione di Maria ed officiata dal cappellano fino al 1860. Attraverso un altro cortile interno, circondato da alte cortine fornite di feritoie, si accede, mediante una galleria, ad uno scalo che si affaccia ad una piccola darsena alla quale arrivavano via acqua i rifornimenti per la guarnigione. Fino ai primi anni del Novecento sul terrapieno al centro della fortezza era posizionato un cannone che veniva fatto sparare per annunciare il mezzogiorno. Ancora oggi all'interno della fortezza è possibile trovare il cannone, puntato verso la porta San Marco. Il Parco Pubblico della Fortezza Nuova copre circa 35mila mq di verde, racchiuso tra le sue possenti mura in laterizio e finiture in pietra serena. Le mura sono di tipologia a “sacco” e a “scarpata” verso il canale d’acqua, così come proprio delle fortificazioni di quel periodo. La Fortezza è circondata dai canali, detti “fossi” che possono essere percorsi con un suggestivo giro in battello, potendo così avere una visione particolare della città. Dalla parte alta del Parco della Fortezza è possibile vedere verso Nord la Porta San Marco, con il Leone alato in sommità e a destra la piazza della Repubblica detta anche del “voltone”, sotto la quale è possibile passare con la barca. La Sala degli Archi conteneva in origine il corpo di guarda della Fortezza Nuova. Oggi, decaduta la sua funzione militare, è invece adibita a spazio culturale. Dopo sei anni di restauro, il bellissimo salone di 400 mq sormontato da volte a crociera, è stato equipaggiato con un nuovo sistema di illuminazione che, nel rispetto degli equilibri architettonici, rende l’ambiente adeguato alle più moderne funzioni espositive. Qui è possibile una visita virtuale della fortezza: http://www.thinklab360.com/mondo-360/tour-virtuale-della-fortezza-nuova-livorno/. Altri link suggeriti: http://www.comune.livorno.it/_cn_online/index.php?id=176&lang=it, http://www.lalivornina.it/LIVORNO%20MONUMENTI/La%20Fortezza%20Nuova.htm  

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Fortezza_Nuova, http://www.prolocolivorno.it/una-visita-alla-fortezza-nuova/, http://www.comune.livorno.it/portaleturismo/it/default/193/Fortezza-Nuova.html, https://www.livorno-effettovenezia.it/luoghi-di-interesse/fortezza-nuova/

Foto: la prima è presa da http://www.lanazione.it/livorno/cronaca/2013/01/13/829398-fortezza_nuova_riaprira.shtml, mentre la seconda è una cartolina della mia collezione

lunedì 12 giugno 2017

Il castello di lunedì 12 giugno






ITRI (LT) - Castello Caetani

Le prime notizie di Itri risalgono al 914 (in un atto di vendita è citato uno "Stefano, itrano"). Tra il IX e l'XI secolo sorse il Castello su un'altura che dominava il passaggio della via Appia. Itri fece parte del ducato di Gaeta e passò quindi sotto i Dell'Aquila, signori di Fondi e quindi ai Caetani. Appartenne sempre alla diocesi di Gaeta. L'abitato sorse prima intorno al castello (città alta) e si espanse solo in seguito lungo la via Appia (città bassa). I due nuclei sono separati dal torrente Pontone (o Rio Torto). Un altro nucleo abitato era sorto nella zona di Campello, abbandonato nella seconda metà del XV secolo. Vi nacque nel 1771 Fra' Diavolo (Michele Pezza), che fu prima fuorilegge e quindi colonnello dell'esercito borbonico di Ferdinando IV, in lotta contro l'occupazione dei Francesi, che lo presero e impiccarono a Napoli nel 1806. Dal XIII secolo e fino al 1861 fece parte del Regno di Napoli (poi Regno delle Due Sicilie) nell'ambito dell'antica Provincia di Terra di Lavoro, della quale continuo a fare parte anche dopo l'unità d'Italia, fino al 1927. Il castello, possente fortezza medioevale, alta e maestosa, è collocato sulla parte più elevata della collina denominata Sant'Angelo. Esso si articola intorno ad una torre pentagonale con piccola cinta merlata (attribuita al duca di Gaeta Docibile I nell'882). Nel 950 il nipote di Docibile, Marino I, fece costruire una seconda torre quadrata più alta e maestosa della prima. La rocca fece parte del ducato fino al 1073, anno in cui fu annessa al contado di Fondi. Dal 1234 il contado passò nelle mani dei Caetani, che possedettero il castello per quasi tre secoli. In questo lungo periodo la fortezza fu oggetto di nuovi lavori, con la costruzione della parte abitativa, del torrione cilindrico e del cammino di ronda (1250) che li unisce. Il torrione cilindrico è anche detto "Torre del coccodrillo", in quanto secondo la leggenda nella sua parte inferiore, vi era dell'acqua con la presenza di un alligatore al quale erano dati in pasto i condannati a morte dell’Orto della corte che amministrava la giustizia. Nel 1591 la contea di Fondi, di cui Itri faceva parte, passò ai principi di Stigliano. Nel piazzale, l’area di visita esterna, è visibile l’imponente e compatta facciata del corpo principale, alto 35 metri, costituito da una parte abitativa fiancheggiata da due torri, quella di destra quadrata e quella di sinistra pentagonale. Sulla pavimentazione del piazzale, di recente rifacimento, è visibile la traccia lungo la quale sorgeva una antica delimitazione, testimonianza di come nel tempo la struttura si sia ampliata. Attraversando il piazzale si accede all’avamposto o càvea, un fortilizio con tre torrette cilindriche e mura merlate che circondano la piazza d’armi, posto ad un livello più basso. Questa parte era adibita a luogo di ristoro per cavalli, servitù e gendarmi. Dalla cavea si può vedere, grazie ad un cancelletto, il ghetto ebraico (Vico Giudea) dove si trovava anche una piccola sinagoga, ormai scomparsa. La parte del castello destinata ad abitazione si sviluppa su due piani, ciascuno diviso in tre sale. Entrando nella fortezza, subito a sinistra, si aprono due sale da cui si può accedere, attraverso una scala, al piano sottostante. Quest’ultimo è costituito da ampi vani, probabilmente adibiti a locali di servizio come farebbero pensare alcune vasche visibili tuttora in una delle stanze, molto probabilmente usate per conservare i cibi. E’ visibile anche uno dei vecchi forni del castello e una delle antiche cisterne dove veniva raccolta l’acqua piovana. Al secondo piano, si possono ancora vedere i resti di quello che era il camino e un affresco raffigurante probabilmente Sant’Antonio Abate e Madonna con Bambino. Proprio in quel posto era stata fatta costruire, a spese delle famiglia Caetani, una cappella gentilizia; ciò lascia intuire che nella stanza accanto ci fosse una camera da letto. Secondo alcune leggende, sarebbe possibile sentire dei fantasmi lamentarsi nelle notti di temporale e, soprattutto, veder fluttuare dei mantelli lungo il cammino di ronda che collega il castello alla "Torre del Coccodrillo". Salendo l’ultima rampa di scale della torre quadrata si accede a un’ampia terrazza panoramica da cui è possibile scorgere le varie torrette di avvistamento e godere dello straordinario panorama del territorio circostante, dalle pendici dei Monti Aurunci fino al Golfo di Gaeta. Il castello ospitò anche la bellissima Giulia Gonzaga, contessa di Fondi e donna famosa per aver accolto nella sua dimora artisti e letterati dell'epoca quali Vittoria Colonna, Marcantonio Flaminio, Vittore Soranzo, Francesco Maria Molza, Francesco Berni, il pittore Sebastiano del Piombo - che le fece il ritratto - Pier Paolo Vergerio, Pietro Carnesecchi, Juan de Valdés. Nel 1534 il pirata Ariedano detto il Barbarossa giunse ad Itri per rapire l’ avvenente ed illuminata Giulia Gonzaga, una delle donne più celebrate del Rinascimento, per darla in dono al suo padrone sultano Sulimano II; Giulia scappò dal Castello di Fondi e si rifugiò presso quello itrano (taluni sostengono che ella trovò riparo presso il Santuario della Madonna della Civita al quale lasciò in dono, forse proprio per l’ospitalità avuta, un prezioso anello). Il Barbarossa, pensando però che ella si nascondesse nel convento delle Benedettine a San Martino in Pagnano, fece strage delle monache e rase al suolo il convento Ippolito dè Medici, intimo amico di Giulia Gonzaga, probabilmente suo amante, era un assiduo frequentatore del castello itrano; una storia narra che proprio ivi gli fu servito il brodetto avvelenato che ne decretò la morte. Danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, il castello è stato acquistato dalla provincia di Latina nel 1979 per un prezzo simbolico dal dottor comm. Francesco Saverio Ialongo e poi ceduto al Comune d'Itri. Una volta restaurato, il castello avrebbe dovuto ospitare il "Museo del brigantaggio". Durante i lavori di restauro, in seguito ad una richiesta di fondi dalla Comunità Europea, il sindaco e la giunta itrana hanno ritenuto opportuna la collocazione del suddetto museo in una diversa zona del paese, località Madonna delle Grazie. L'inaugurazione della prima parte restaurata del castello è avvenuta il 4 giugno 2003, il 14 settembre 2007 è stato aperto l'intero complesso. Al suo interno oggi il castello di Itri ospita le mostre, i mercatini d'artigianato locale, i convegni, le cerimonie pubbliche, ma anche feste private. Nella cavea invece si organizzano durante l'estate le serate di cinema e diversi concerti. Entrando nel castello, ancora oggi per il visitatore è facile sentirsi avvolto nel mistero tra giochi di luci visibili sulle antiche pietre.  La parte abitativa dell'edificio si sviluppa su due piani, suddivisi in diversi ambienti, e unisce la torre poligonale alla torre quadrata. Altri link suggeriti: http://prolocoitri.it/castello-medioevale-di-itri/, http://www.icastelli.it/it/lazio/latina/itri/castello-di-itri, https://castlesintheworld.wordpress.com/2015/01/23/castello-di-itri/, https://www.youtube.com/watch?v=bPqbuLFV7FM (video di Andrea Brengola), https://www.youtube.com/watch?v=2NEKesYV94k (video di Roberto Meschino), https://www.youtube.com/watch?v=2NEKesYV94k (video con drone di Davide Pecchia)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Itri#Il_Castello, http://www.comune.itri.lt.it/museo/museo_action.php?ACTION=tre&cod_museo=4&cod_aggiornamento=13,

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da https://castlesintheworld.files.wordpress.com/2015/01/castello-di-itri9.jpg