venerdì 29 novembre 2019

Il castello di venerdì 29 novembre




TORREGROTTA (ME) - Torre e arco merlato

Le vicende storiche che riguardano Torregrotta sono collegate alla particolare situazione che la caratterizza: basse colline ai margini di un ampio bacino alluvionale formato dai torrenti Niceto e Bagheria. Questi corsi d’acqua, scorrendo parallelamente verso il mare, anticamente formavano un ampio delta con relativi ambienti palustri. Proprio su questo fertile bacino alluvionale, importante punto di transito che collegava Messina a Palermo, si svolge una storia che al momento siamo in grado di documentare solo sin dal periodo normanno. Esattamente da quando, nel marzo 1168, il giovane Re di Sicilia Guglielmo II e la madre Margherita di Navarra, concessero alla badessa del monastero benedettino di S. Maria della Scala di Messina il Casale Comitis (Casale del Conte), che i saraceni chiamavano Rachal Elmelum. Area agricola importante, soprattutto per la produzione del vino e della seta, il Feudo di S. Maria della Scala e la contrada Grotta nella terra di Rocca, seguirono gli alti e bassi relativi ai grandi eventi storici che interessarono la Sicilia. Nel 1221, Federico II di Svevia, divenuto adulto, dopo aver ordinato la “Generalis Revocatio” di tutti i privilegi fino a quel momento concessi, riconfermò la donazione del Casale del Conte, fatta dai suoi avi, alle monache. Più tardi, quando i rapporti tra il Sovrano e il Papa si incrinarono, il Casale del Conte fu sottratto con la forza al monastero del giudice messinese Afranione da Porta. Successivamente, nel periodo di anarchia feudale seguita alla morte di Federico II di Svevia, alcuni milites massinesi si impossessarono del feudo, che però dovettero abbandonare a seguito di una sentenza emessa il 10 giugno 1267 dal Cardinale Rodolfo de Chevrières, legale pontificio, il quale ordinò la restituzione del feudo alla monache di S. Maria della Scala che erano le legittime proprietarie. Durante il periodo Angioino, il feudo tornò al nipote del Giudice Afranione da Porta e soltanto il 3 aprile 1289 fu restituito definitivamente al Monastero di Santa Maria della Scala. Da questo momento i documenti tacciono, per tornare a darci notizie a partire dal 5 maggio 1527, data in cui l’imperatore Carlo V concesse alla monache di S. Maria della Scala, la licenza di ripopolare il Casale che ormai si trovava in rovina perché da moltissimo tempo era stato abbandonato. L’imperatore autorizzò la costruzione di un “Castrum” con torre e relative opere difensive atte a proteggere i contadini che vi avrebbero abitato: il primo vero nucleo abitato dal quale si svilupperà il villaggio “Torre”. La fortificazione del Castrum era costituita da una palizzata di protezione in legno e da portali d’ingresso in pietra; al suo interno furono edificati gli edifici religiosi e il villaggio formato da semplici capanne e da costruzioni in pietra con tetto in tegole che, oltre a essere delle abitazioni, furono anche utilizzate per controllare e difendere i campi agricoli e che per tale motivo venivano chiamate torri. L'aspettativa di poter migliorare le proprie condizioni di vita favorì l'immigrazione di persone indigenti provenienti dal circondario che stabilendosi nella rinnovata realtà crearono in breve tempo una comunità dotata di propria identità. A partire da questo periodo, il Feudo di S. Maria della Scala fu amministrato da procuratori laici e divenne luogo di grande produzione vinicola. In epoca borbonica, con il fine della feudalità, l’ormai ex Feudo di S. Maria della Scala passò sotto la giurisdizione amministrativa della terra di Rocca di cui divenne sottocomune. Nella seconda metà dell’Ottocento, l’aumento della popolazione e il diffondersi di una nuova classe borghese palesarono una serie d’esigenze quali il desiderio di avere una propria parrocchia, un proprio cimitero e di non dover dipendere da Rocca. Da questa richiesta scaturì una lunga diatriba che si concluse con il Regio Decreto del 21 ottobre 1923, il quale diede vita al nuovo Comune di Torregrotta, che riunisce nel toponimo il ricordo dell’antico villaggio Torre nel feudo di S. Maria della Scala e della contrada Grotta. Pochissime ma significative le tracce del passato architettonico e artistico di Torregrotta: in via Mezzasalma si può ancora vedere l’unico portale merlato rimasto dell’antico Castrum risalente al XVI secolo. La sua costruzione è tuttavia successiva poiché sulla chiave di volta interna sono ancora visibili i numeri 6 5 0 ed è quindi databile al 1650. Il portale è costituito da un arco a tutto sesto sormontato da una merlatura ghibellina. Interessanti tracce del nucleo abitativo originario si trovano racchiuse nell’area intorno alla via Trieste, ove esistono tuttora i resti dell’antica torre del Castrum e di abitazioni di epoche comprese tra il XIV e il XIX secolo. Nel corso del tempo la Torre del Castrum ha subito diverse modifichei e stravolgimenti ed oggi si presenta inglobata in abitazioni di epoche successive lungo la Via Trieste. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=1VqEbnDxpoY&feature=emb_logo (video di Biagio Saya), https://www.youtube.com/watch?v=3axwdGt2JNA (video di PiccolaGrandeItalia.Tv)

Fonti: http://www.torregrotta.gov.it/la-citta/monumenti/, http://www.torregrotta.gov.it/la-citta/cenni-storici/, https://it.wikipedia.org/wiki/Torregrotta, https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Torregrotta

Foto: la prima è di alphacentauri2007 su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Torregrotta_tower.jpg, la seconda è presa da http://sicilia.indettaglio.it/ita/comuni/me/torregrotta/torregrotta.html. Infine la terza, relativa all'arco merlato, è di alphacentauri2007 su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Torregrotta_arco_merlato.jpg

giovedì 28 novembre 2019

Il castello di giovedì 28 novembre




CAMAIORE (LU) - Castello di Montecastrese

Montecastrese era un castello o villaggio fortificato posto nel Comune di Camaiore. I ruderi sono ancora oggi visibili sulla parte sommitale di un colle biconico posto di fronte all'abitato di Lombrici a circa 3 km di distanza dal centro di Camaiore. Il nome deriva dal toponimo latino castra, che significa "accampamento" o, come in questo caso, "fortilizio". Montecastrese è citato per la prima volta in una pergamena che si conserva nell'Archivio di Stato di Lucca risalente all'anno 1219 e risulta in quell'anno comproprietà dei nobili di Corvaia e Vallecchia. Un documento indiretto e i risultati emersi nei recenti scavi archeologici ci attestano l'esistenza di un primo nucleo abitato ai secoli X-XII. Montecastrese risulta essere stata la struttura incastellata più popolosa ed estesa del territorio versiliese. In quella fase l'abitato assunse definitivamente l'aspetto di borgo fortificato la cui parte sommitale, il cassero (circondato da mura), racchiudeva due torri di avvistamento, un dongione (torre ad uso residenziale) e un centinaio di abitazioni. Una seconda e più ampia cinta muraria, lunga circa 1 km, proteggeva il borgo, che comprendeva un centinaio di abitazioni e i resti di una chiesa dedicata a Santa Barbara. Il benessere del borgo era favorito dalla sua posizione strategica da cui era possibile controllare il territorio ed il tracciato viario sottostante, che collegava la valle di Camaiore con la Garfagnana e la Lombardia (via Lombarda). I signori del castello potevano quindi riscuotere il pedagium, una tassa sull'utilizzo delle infrastrutture di trasporto diffusa in tutta Europa. Nel 1219 Montecastrese venne spartito tra i possedimenti delle due famiglie nobili della Versilia, i da Corvaia e i da Vallecchia. Tra il 1223 ed il 1226 il castello fu conquistato dalla città di Lucca, che in quel periodo cercava di ottenere uno sbocco sul mare mettendo sotto assedio i castelli della Versilia, alleati della ghibellina Pisa. Le torri vennero abbattute. La torre a monte è definitivamente crollata qualche decennio fa a causa di un terremoto. Nei secoli successivi all'abbandono, su questo importante sito archeologico fu impiantato un esteso impianto olivicolo che in parte ne ha permesso la conservazione. Nel 1996, una prima campagna di scavi, diretta dal Prof. Fabio Redi, ha permesso di ritrovare i ruderi della chiesa di Santa Barbara e di una abitazione posta sul versante meridionale. Recenti scavi archeologici eseguiti dal Museo Civico Archeologico di Camaiore sotto la direzione di Gabriele Gattiglia hanno portato alla luce interessanti strutture poste in prossimità della Torre Nord. L'area delle fortificazioni, lungo tutto il crinale, dalla torre a mare a quella monte, secondo una distanza lineare di circa 250 metri, è stata oggetto nel 2015 di un completo rilievo digitale, condotto sulla base di una convenzione di ricerca tra Comune di Camaiore e Dipartimento di Architettura dell'Università degli Studi di Firenze", Responsabile scientifico: prof. Giorgio Verdiani. I materiali derivati da questa recente campagna di rilievo possono essere osservati presso la specifica sala del Museo Civico Archeologico di Camaiore, presso Palazzo Tori-Massoni, Piazza Francigena, Camaiore, Lucca. La torre a monte era stata eretta nel XII secolo e occupava la zona più elevata dal castello, in precedenza occupata da capanne in legno altomedievali e da una prima struttura in pietra. Si trattava di una torre di avvistamento alta circa 12-15 m, quadrata e priva di aperture, ma dotata di una cisterna nel basamento. Una scala di legno retrattile, appoggiata ad una mensola di pietra, permetteva di raggiungerne la cima. La torre era racchiusa da una cinta muraria quadrangolare lunga circa 11 m per lato, con un vano stretto e lungo con probabile funzione di corpo di guardia e munito di doppio accesso. Nel 1225 circa, delle maestranze specializzate demolirono l'edificio, sostituendo le pietre del paramento della torre con pali di legno che venivano poi incendiati. Il venir meno del sostegno dei puntelli provocò il cedimento strutturale della torre e la sua caduta. Lo sperone di roccia a sud che domina la vallata di Camaiore fino al mare venne scelto per la costruzione di una torre e di un dongione (edificio residenziale). Da qui era possibile controllare i vicini castelli di Greppolungo e Pedona e il passaggio di uomini e merci lungo la Via Francigena da Camaiore verso Lucca. La torre, quadrangolare, venne costruita nel XII secolo, come la sua gemella torre a monte con la quale condivide le dimensioni (5,40 m di lato), la tecnica costruttiva e la funzione di avvistamento. Verso mare sono visibili i resti di una più ampia struttura rettangolare, probabilmente un dongione, una torre o piccolo palazzo abitato dal signore o da colui che amministrava il castello in sua vece. Altri link consigliati: https://www.lucca360.it/item/castello-medievale-di-montecastrese/ (per visita virtuale del sito), https://www.versiliatoday.it/2017/09/18/alla-scoperta-del-castello-medievale-montecastrese/, https://www.youtube.com/watch?v=nG1Ct1A75-o (video con drone di m15alien), https://www.youtube.com/watch?v=tJxZACQc4yY (video di Giorgio Verdiani), http://federicoimmagini.blogspot.com/2013/01/montecastrese.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montecastrese, http://www.comune.camaiore.lu.it/it/sezioni-turismo-e-cultura/347-storia-di-camaiore/i-castelli/1026-i-ruderi-del-castello-di-montecastrese

Foto: la prima è presa da https://scholarworks.iu.edu/journals/index.php/sdh/article/view/23221/32555#figures, la seconda è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Toscana/lucca/camaiormontec01.jpg

mercoledì 27 novembre 2019

Il castello di mercoledì 27 novembre




CAMERINO (MC) - Rocca Borgia

Chiamata anche Rocca Borgesca, è un imponente costruzione fatta erigere da Cesare Borgia su disegno di Ludovico Clodio nel 1503 per controllare la città dal versante sud-ovest. Si narra che Cesare Borgia la fece innalzare non a difesa della città ma per tenere in soggezione i cittadini nostalgici della dinastia varanesca, pare infatti che i suoi cannoni fossero rivolti verso il centro. La fortificazione fu quasi ultimata col lavoro di manuali convocati da molte città tra il maggio e l´agosto 1503, prolungando i muri di sostegno che cingevano già il convento di San Pietro in Muralto ed inglobandolo. Inizialmente la Rocca era divisa dalla città per mezzo di uno strapiombo e poteva essere raggiunta soltanto attraverso un audace ponte levatoio. L'avvallamento fu definitivamente riempito nel Seicento per volere di papa Clemente X Vescovo di Camerino. La pianta ha tracciato trapezoidale che delimita la piattaforma interna sul bordo di un precipizio; sui vertici ad est e ad ovest due torrioni cilindrici, su quello nord un grande mastio quadrangolare. I torrioni cilindrici e il possente mastio della rocca sono begli esempi di architettura militare del primo Rinascimento. La fortezza venne in seguito restaurata da Giovanni Maria Varano che, solo a un anno dall'aggressione del Valentino, era riuscito a riprendere la città di Camerino. Il Varano completò la rocca, mettendola in comunicazione sotterranea con il palazzo ducale e la armò: quarantadue bocche di fuoco in ferro e bronzo, codette e smerigli, archibugi, mortai, cannoni, serpentini.., e corrispondenti cavalli e soldati. Altri interventi furono effettuati da Guidobaldo della Rovere, quindi da Ottavio Farnese e più tardi dalla Stato Pontificio. Papa Clemente VII non trovò miglior custodia della Rocca dei Borgia per nascondere alle brame dei saraceni i preziosi tesori del santuario di Loreto, all'interno del mastio. Fino al 1852 fu lazzaretto; per prendere pietra, nel 1867, la rocca fu parzialmente smantellata insieme alla chiesa di San Pietro di Muralto e parte del convento che Giulio Cesare aveva fatto costruire nel 1480 per i minori, su un precedente monastero. Durante l'occupazione tedesca della seconda guerra mondiale, la fortezza venne adibita a sede del comando nazista. Sulla spianata interna, sorge ancora parte della struttura del convento francescano di San Pietro in Muralto del 1300. L' ala rimasta del convento (ore sede di un caratteristico ristorante) ha due piani di sale a volta, ariose, rinascimentali, ove morì il beato Pietro da Mogliano, quasi librate sullo spalto con quel panorama sui Sibillini che mandava in visibilio Giulio Cesare. Sulla strada che varca le mura castellane in simmetria con la porta Malatesta, ad angolo, era la porta Della Rovere. Colmati i fossati, demoliti gli edifici interni e rimosse le merlature, la rocca si qualifica come superbo belvedere. Recentemente i giardini della Rocca Borgesca, realizzati nel 1924 integrando alberi piantati già nell´800, dopo un periodo di chiusura dovuto allo svolgimento di alcuni lavori di rifacimento, sono stati riaperti al pubblico. Al loro interno sono ospitati i busti di due illustri personaggi: il compositore Filippo Marchetti e il drammaturgo Ugo Betti. A causa del sisma 2016, la rocca risulta inagibile. Altri link suggeriti: http://www.beniculturali.marche.it/Ricerca.aspx?ids=67892, https://www.youtube.com/watch?v=pe0pTxcKftE (video di Mario Perri), http://www.sistemamuseale-mc.it/?p=136, http://www.prolocounplimarche.com/2019/04/30/eventi-estivi-a-pievebovigliana-3-2-2-4-3-4-2-8-2-5-12-2-2-2-9-2-4/ (foto panoramica)

Fonti: https://www.turismo.marche.it/Guida/Architettura-e-paesaggio/Title/-Camerino-Rocca-Borgesca/IdPOI/8989/C/043007, https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_Borgesca, https://www.provincia.mc.it/curiosita-cms/le-mura-e-la-torre-rocca-borgesca-di-camerino/

Foto: la prima è presa da https://www.provincia.mc.it/curiosita-cms/le-mura-e-la-torre-rocca-borgesca-di-camerino/, la seconda è una cartolina d'epoca in vendita sul sito Delcampe (https://www.delcampe.net/it/collezionismo/cartoline/italia/macerata/camerino-giardini-pubblici-e-rocca-borgesca-1969-875103541.html)

martedì 26 novembre 2019

Il castello di martedì 26 novembre




MAFALDA (CB) – Palazzo baronale (o Juliani)

Il primo insediamento di un gruppo consistente di persone si fa risalire al periodo compreso tra l’XI e il XII secolo in corrispondenza del sito di Ripalda Vecchia (a pochi chilometri dall’attuale insediamento urbano); la prima menzione del centro sul catalogum baronum è del XII secolo, con la proprietà di Roberto De Rocca per conto di Ugone di Attone. Il centro antico di Ripalda fu proprietà del ducato di Spoleto e poi della contea di Termoli, finché non fu istituito il Contado di Molise. Nel XIV secolo il centro fu restaurato con mura aragonesi, perché inabitato e a rischio crollo. Leggenda vuole che la distruzione e il conseguente abbandono dell’antico centro di "Ripalda Vecchia" intorno alla metà del XV secolo, siano avvenuti a causa di un’invasione di formiche ma le ricostruzioni storiche inducono a reinterpretare questa inquietante eventualità a favore di una più realistica ipotesi: nel dicembre del 1456 si verificò, infatti, un violentissimo terremoto nel centro-sud Italia che distrusse centinaia di paesi e provocò circa 40.000 morti. Il drammatico evento andò ad aggiungersi alle frequenti scorribande dei Saraceni che infestavano la costa e alla malaria portata dall'isalubrità dell'aria nei pressi delle coltivazioni di riso. Da queste vicende consegue lo spostamento dell’insediamento nella posizione che tutt’oggi occupa. In età angioina il borgo fu feudo della famiglia D’Alitto di origine normanna. Non essendovi un documento che possa attestare l’epoca in cui questa famiglia fu titolare del luogo, si può solo supporre che essa ne fosse signora dalla seconda metà del secolo XIII alla prima metà del secolo successivo, ovvero nell’epoca di Carlo II e di Roberto D’Angiò. Nel 1457 Alfonso I d’Aragona concesse il feudo in decadenza e abbandono ad Andrea D’Evoli, signore feudale che seppe far rifiorire il paese anche chiamando gli slavi che fuggivano dalle invasioni turche a coltivarne i terreni inutilizzati; si ebbe, in questa fase, una notevole crescita demografica dovuto al notevole afflusso di “Schiavoni”, testimonianza del fatto che anche Mafalda come San Felice, Montemitro, Acquaviva Collecroce, ha origini slave, nonostante abbia repentinamente perso il contatto con tali origini a differenza degli altri paesi elencati. Il feudo di Ripalda, appartenuto come già detto a svariate famiglie di feudatari, venne acquistato da Alfonso Piscicelli nel 1637 dalla famiglia Caracciolo del ramo dei Celenza per poi essere nuovamente ceduto nel 1640 al principe di Santo Bono, Alfonso Caracciolo e passato in ultimo ai Coppola, duchi di Canzano verso la fine del Seicento; con l'eversione della feudalità il palazzo baronale, luogo di esercizio della giurisdizione che competeva al Signore di Ripalda, divenne proprietà dei signori Carile e infine degli eredi Juliani. In pieno centro storico gode ancora di una certa appariscenza il Palazzo baronale, luogo di esercizio della giurisdizione di prima e di seconda istanza, sia civile che penale, del barone (o più in generale del signore) di Ripalda: da questo luogo di "amministrazione", il suo potere si estendeva alla mastrodattia, alle gabelle, al mulino, alla lavorazione dei terreni, ai pascoli, alle vigne. Nonostante il feudo di Ripalda e il Palazzo siano passati di volta in volta nel corso dei secoli nelle mani di diversi signori feudatari (D'Alitto, D'Evoli, Piscicelli, Caracciolo, Coppola), si rileva l'esistenza di un unico documento, un apprezzo di circa 28.000 ducati presumibilmente compilato nella prima metà del Seicento al momento della vendita del feudo da parte della famiglia Caracciolo al Piscicelli, che elenca gli ambienti che componevano il palazzo e fornisce un quadro della vita al suo interno: "[...] un cortile interno, coverto e discoverto, le finestre tutte con inferriata, stalla per dodici cavalli ed altri animali, numerosi fondaci, cantine, gallinaro, dispense; vi è un salone, camere da letto, camino, comodità, una loggia posta su colonne di marmo, ponte rialzato, neviera. Il palazzo è privo di acqua, da attingere perciò alle fontane.". La pianta quadrangolare dell’edificio si sviluppa su due piani e si divide in numerose stanze. Il salone conserva il pavimento a losanghe nere e rosse e sono ancora visibili decorazioni a stucco e soffitti a padiglione. Il giardino del palazzo era chiamato “villetta”ed era di proprietà del Comune, oggi al suo posto vi è una strada. Il portale d'accesso all'immobile è ad arco a tutto sesto bugnato ed è affiancato da due finestre rettangolari. Il secondo piano presenta un'ampia terrazza con ai lati due piccoli oculi; il tetto, a doppio spiovente, presenta un oculo sulla sommità. Nell' immaginario popolare, alimentato dalla perdita dei disegni originali, si sono fatte strada negli anni alcune fantasiose congetture sulla struttura architettonica del Palazzo: la presenza sul lato nord di un profondo pozzo con canale di scolo sul fondo ha fatto ipotizzare l'esistenza di una via di fuga, un passaggio segreto; si racconta inoltre che al centro di una stanza all'interno del Palazzo vi sia un trabocchetto, ossia una botola posizionata al centro di una stanza con alla base delle lance e che, si racconta, servisse a far sparire personaggi indesiderati. Altri link suggeriti: https://lavocedimafalda.wordpress.com/2015/11/17/palazzo-ducale-o-casa-degli-spiriti/, https://www.youtube.com/watch?v=rkneB4xoo4A (video di Tele Mafalda)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Mafalda_(Italia), http://www.morgana-lab.com/files/MAFALDA.pdf

Foto: la prima è presa da https://lavocedimafalda.wordpress.com/2015/12/17/prima-vittoria/, la seconda è presa da http://www.catalogo.beniculturali.it/sigecSSU_FE/mostraTutteLeSchede.action?numeroPagina=493&valoreRicerca=&countSize=12175&numElement=4834&nomeBread=Beni%20architettonici%20e%20paesaggistici&statoCosa1=00000000000003&statoCosa2=&statoDove1=&statoDove2=&statoQuando1=&statoChi1=&numeroComplessivoPagine=609&mostraSchede=true&contenitore=&flagFisicoGiuridico=0&stringBeneCategoria=

lunedì 25 novembre 2019

Il castello di lunedì 25 novembre



SALERNO - Torre Angellara

La torre è a pianta quadrata con cinque caditoie (buche utili a far cadere sul nemico liquidi infiammabili o pietre senza essere esposti al tiro nemico) per lato (lungo circa 17.50 m) e, diversamente dalla torre della Carnale, sorge tuttora isolata. Posta ad est di Salerno, appena un po' fuori dal centro abitato, in un contesto di periferia oggi destinato ad attività turistico-balneari, a meno di trecento metri dal mare, prende il suo nome dal luogo in cui si trova, che era denominato "Angellara", dal torrente Anguillerium che attraversa la zona e nel quale, probabilmente, si effettuava la pesca delle anguille. Questa torre non viene nominata nell'ordine di costruzione del 1563, ma sicuramente i lavori per la sua erezione furono iniziati nel 1569 e da quella data in essa risulta attivo anche il servizio di guardia del litorale. Ai primi dell'Ottocento, nella torre fu sistemato un posto telegrafico insieme con un posto di dogana, rimasto attivo fino al 1866, quando tale fortificazione fu messa in vendita con tutte le altre. Il posizionamento della torre era stato studiato ad arte per evitare ogni possibile via di accesso dalla piana di Mercatello, costringendo quindi l'invasore a spostare il proprio percorso di attacco più a sud, nell'area detta Migliaro. La Torre Angellara era, insieme con La Carnale e la Crestarella di Vietri sul Mare, la più imponente fra le opere di difesa contro i Turchi erette in provincia di Salerno. Le dimensioni, decisamente maggiori rispetto al progetto tipo degli ingegneri vicereali e la posizione strategica, posta sulla spiaggia ma vicino ad una campagna fertile, lasciano supporre che fosse una torre di tipo difensivo. Nel tempo la struttura non ha subito eccessive manipolazioni, tuttavia la garitta del terrazzo è stata sostituita ed ampliata per la realizzazione di nuovi ambienti, mentre nell'area esterna adiacente fu realizzata una masseria, poi abbattuta durante il ventennio fascista per far posto alla Colonia Marina. Attualmente sulla terrazza di avvistamento della torre, dal lato terra, tre ambienti comunicanti, ricordano la stessa composizione spaziale presente a coronamento della torre della Carnale, per cui si potrebbe ipotizzare che l'aggiunta di queste stanze nelle due torri sia avvenuta nello stesso periodo, probabilmente come parte di un unico intervento di ampliamento attuato agli inizi dell'Ottocento. La costruzione, dopo essere stata usata per molti anni come alloggio per alcuni militari, attualmente è abbandonata ed è stata di proprietà della Marina Militare di Napoli fino al 2014 quando, grazie alle nuove norme in merito al federalismo demaniale, è stata acquisita gratuitamente dal comune di Salerno. Nel 2016 è stata inserita nel progetto "Valore Paese" promosso dall'Agenzia del Demanio per la concessione di immobili inutilizzati a gestori privati e successivamente nel progetto "Cammini e Percorsi", ricevendo 8 offerte di concessione. A due livelli, con volte a botte girate entrambe nella stessa direzione, dal mare verso terra, fa eccezione alla prassi, ipotizzata per la tipologia delle torri vicereali napoletane, secondo la quale, nella maggior parte delle torri a pianta quadrata, le volte a copertura dei vari livelli venissero orientate ortogonalmente l'una all'altra allo scopo di una migliore distribuzione dei carichi sulla muratura perimetrale. Un terzo piano è costituito da una serie di vani intercomunicanti, posti lungo tutto il perimetro, tranne che per il lato rivolto verso il mare. Ciascuno di questi vani è coperto da volta a botte con soprastante tetto in legno. Anche in questo caso le mura sono massicce con spessori variabili da cm. 80 fino a cm. 110. Il coronamento è risolto con le caratteristiche troniere. La scala interna, a collegamento tra il primo piano e la copertura, è ricavata nello spessore della muratura. Al piano terra, illuminato da un unico vano finestra posto in alto e realizzato sezionando la volta a botte, probabilmente quando la torre fu adibita a residenza, si accede attraverso una stretta porta, anch'essa aperta forse nel XIX secolo. Internamente il piano terra non è intonacato e rivela una muratura in pietrame misto, con pavimento in battuto di terra mentre all'esterno l'edificio, completamente intonacato, lascia trasparire una struttura portante in tufo. Altro link suggerito: https://amalfinotizie.it/torre-angellara-salerno/, https://www.ottopagine.it/sa/video/attualita/5827/salerno-nuova-vita-per-torre-angellara.shtml (video)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Angellara , https://casea1euro.it/la-torre-angellara-sa-campania/, https://www.salernoturistica.it/monumenti/torreAngellara.htm

Foto: la prima è di Jack56 su https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Angellara#/media/File:Torre_angellara.jpg, la seconda è di claudio d su https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g187781-d13401177-Reviews-Torre_Angellara-Salerno_Amalfi_Coast_Province_of_Salerno_Campania.html#photos;aggregationId=&albumid=101&filter=7&ff=379930688

venerdì 22 novembre 2019

Il castello di venerdì 22 novembre




CAMPAGNATICO (GR) - Rocca Aldobrandeschi

E' un edificio situato in posizione dominante sull'intero abitato, sulla Valle dell'Ombrone e su tutto il territorio collinare circostante. Una prima fortificazione venne costruita nel corso del X secolo dagli Aldobrandeschi e, nel corso dei secoli successivi, vennero completati i lavori di incastellamento del borgo che ebbero termine nel XIII secolo con la realizzazione della rocca e della cinta muraria. Proprio nel corso del secolo iniziò inoltre a farsi sentire l'influenza senese che determinò una serie di conflitti che culminarono con l'uccisione di Omberto Aldobrandeschi, episodio ricordato anche da Dante Alighieri nella Commedia (Purgatorio, XI, 52-72). Tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo il luogo venne completamente assoggettato alla Repubblica di Siena. Dopo alcuni danneggiamenti subiti dalla rocca e dalla cinta muraria tra la seconda metà del XIV e gli inizi del XV secolo, l'intero complesso fortificato fu completamente ristrutturato utilizzando i materiali di recupero in pietra. A metà Cinquecento, con la definitiva caduta di Siena, Campagnatico e la sua rocca entrarono a far parte del Granducato di Toscana e, da allora, ne seguirono le sorti. Nei secoli successivi la rocca ha subito alcuni interventi di ristrutturazione e rimaneggiamento che hanno modificato in parte il suo aspetto originario. Il complesso è costituito da una torre a sezione quadrangolare, con un imponente basamento a scarpa. Le pareti sono completamente rivestite in pietra, con alcune finestre che si aprono ad altezze diverse; su un lato, la torre è addossata ad un'alta cortina muraria che rende il complesso ancora più possente. Attorno alla torre si trovano alcuni edifici in pietra, originariamente facenti parte del complesso, che hanno subito alcune modifiche nei secoli scorsi. Si dice che dalla rocca parta un tunnel sotterraneo che la colleghi direttamente a Siena. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=05hcJWqpz1o (video di Maremma di Mauro Sclano), https://www.wikiwand.com/it/Rocca_aldobrandesca_(Campagnatico)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_aldobrandesca_(Campagnatico), http://www.travelingintuscany.com/italiaans/campagnatico.htm, http://www.panterasmus.eu/it/luoghi-e-percorsi-nel-territorio/i-luoghi/campagnatico/il-paese-di-campagnatico/

Foto: la prima è di LigaDue su https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_aldobrandesca_(Campagnatico)#/media/File:CampagnaticoRocca1.JPG, la seconda è presa da http://insidemaremma.blogspot.com/2014/09/campagnatico-la-rocca-aldobrandesca.html

giovedì 21 novembre 2019

Il castello di giovedì 21 novembre



PIETRALUNGA (PG) - Rocca longobarda

Distrutta durante le invasioni barbariche, Pietralunga venne riedificata tra il VI secolo e l'VIII secolo d.C. sull'odierno colle assumendo il nome di Plebs Tuphiae. A questo periodo risalgono la costruzione della Pieve di Santa Maria e l'edificazione della Rocca longobarda pentagonale. Con l'andare del tempo il territorio pietralunghese divenne una terra popolata e florida ed il nome della città venne mutato in Pratalonga (Leonardo in volgare la chiamava PRATOMAGNO) dai pingui ed estesi pascoli che la circondavano. Libero comune dall'XI secolo al XIV secolo, Pratalonga venne dotata degli strumenti del Catasto e degli Statuti. A questo periodo (11 settembre 1334) risale il miracolo della mannaja, strumento di morte conservato presso la Cattedrale di Lucca. Allo scadere del XIV secolo, per garantirsi incolumità e sicurezza, Pratalonga si sottomise a Città di Castello, divenendone parte integrante del territorio. La città maggiore vi inviava, semestralmente, un Capitano giusdicente con pieni poteri nell'amministrazione della cosa pubblica e della giustizia. Questo status politico-amministrativo perdurò sino al 1817, anno in cui Pratalonga, ormai italianizzata in Pietralunga, venne elevata al grado di Comune. Al centro della piazza principale si possono ammirare i resti della porta di accesso alla struttura difensiva, costruita in epoca longobarda intorno all'VIII secolo d.C., come sede gastaldale e avamposto militare e il torrione pentagonale di avvistamento e difesa comunemente chiamato Rocca. All'interno del fortilizio erano collocati: il cassero, il mastio, gli alloggi per le truppe, le cucine, le stalle e il pozzo per il rifornimento idrico. La struttura è stata più volte modificata nel corso dei secoli. Originariamente il piano di campagna del castello si trovava all'altezza della porta di ingresso. Il livello odierno è dovuto a scavi e rimozioni eseguiti nel volgere dei secoli. Altri link suggeriti: http://www.tguido.com/alta-valle-del-tevere/pietralunga/, https://www.youtube.com/watch?v=6GThTWshWZ8&feature=emb_logo (video di Giampaolo Pauselli), http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/02_alto_tevere/00005/index.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Pietralunga, http://pietralunga.infoaltaumbria.it/Scopri_la_Citta/In_Centro/LA_ROCCA_-_(Fortezza_militare).aspx

Foto: la prima è presa da https://www.facebook.com/events/2707782842619426/?notif_t=event_calendar_create&notif_id=1574351847122261, la seconda è di antalpi-antalpi su https://it.wikipedia.org/wiki/Pietralunga#/media/File:Pietral2.jpg

mercoledì 20 novembre 2019

Il castello di mercoledì 20 novembre



CURINGA (CZ) - Torre di Lacconia

Nel periodo dell'occupazione gotica ed al tempo dei Longobardi, Lacconia subì successivamente, sotto il dominio dei Bizantini, frequenti incursioni saracene. In questi secoli, nel quadro di un fenomeno che interessa tutta la Calabria, a causa dell'impaludamento delle pianure, del diffondersi della malaria, dell'insicurezza delle coste, nuclei consistenti di abitanti si spostano sulla collina formando i primi borghi rurali (corìa) dai quali trae origine il centro abitato di Curinga. Lacconia rifiorì sotto i Normanni e sotto gli Svevi e addirittura, secondo lo storico Parisi, in questo periodo costituiva feudo a sé staccato dalla diachoria di Maida, sotto Giacomo, figlio di Ruggero Sanseverino.Sotto i re Normanni e l'imperatore svevo, nel territorio di Lacconia venne importata la coltivazione della canna da zucchero e in questo periodo, inoltre, cominciano ad espandersi le coltivazioni di agrumi e di gelsi. Si deve al re Carlo d'Angiò la conferma, in un primo momento, dell'autonomia di Lacconia che viene affidata a Giordano Sanfelice e in seguito aggregata al feudo di Maida con i casali di Curinga e Cortale sotto Egidio di Santoliceto. Nel 1331 il feudo di Maida passa a Goffredo Marzano e nel 1409 lo stesso feudo viene acquistato da Giovanni Caracciolo. Le lotte sanguinose tra Angioini e Aragonesi toccarono anche Curinga e Lacconia, anche se quest'ultima appariva, in quel periodo, in netta ripresa. Situata ad Acconia di Curinga, è una torre a base quadrata, risalente al XVI secolo, la cui base è tronco piramidale, avente lato di 10 metri. E' stata completamente svuotata all'interno, quindi priva di solai, presumibilmente per il recupero delle grossi travi in legno che sorreggevano i solai. La torre è posta all’interno, a 4 chilometri rispetto alla costa, ed è collocato all'interno di un giardino che a sua volta è cinto da lunghe stanze adibite alla lavorazione dell'olio. Il frantoio si compone di un ingegnoso meccanismo che muoveva, per ognuna delle quattro vasche, due coppie di ruote in granito (per un totale di 8 ruote), la spremitura, tramite una serie di incanalamenti, andava a riempire dei contenitori del volume di circa un metro cubo, rivestiti da pietre scistose. I contenitori sono disposti, lungo i quattro lati che circondano la torre. All'interno di queste stanze ormai la natura trionfa, con arbusti, alberi ed erbacce. Il sito mantiene ancora intatto una cultura contadina preindustriale. Il sito dovrebbe essere adibito ad area museale. La torre svolgeva il compito di preservare dalle incursioni una vasta area di grossa produzione agricola. L'area in cui è ubicata la torre è un luogo in cui vi sono diverse testimonianze storiche, dalle terme romane di Acconia (Castore e Polluce) al monastero di Sant’Elia vecchio a Curinga.

Fonti: https://www.comune.curinga.cz.it/web/cenni-storici, testo su https://www.facebook.com/media/set/?set=a.172971059544546&type=3,

Foto: la prima è presa da https://www.facebook.com/torricostierecalabria/photos/a.172971059544546/172971179544534/?type=3&theater, la seconda è di Curinghese su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Curinga,_torre_normanna_di_Lacconia.jpg

martedì 19 novembre 2019

Il castello di martedì 19 novembre




CASTIGLIONE A CASAURIA (PE) - Palazzo Baronale De Petris-Fraggiani

Nel centro del paese si trova il palazzo de Petris-Fraggiani, dichiarato edificio di interesse storico monumentale nel 1930. E’ ubicato alla sommità della collina che ospita Castiglione; due dei suoi tre lati sono inaccessibili a causa di ripidi pendii, mentre il terzo, l’ingresso, è verso il nucleo abitato. Prende il nome dal casato dei suoi ultimi proprietari ed è definito Palazzo castellato. Il palazzo è la struttura gentilizia sovrapposta al castello medievale, di cui rimane la torre normanna a triangolo. Del castello rimane anche un arco ogivale di ricostruzione neogotica, che immette al giardino interno, e alcune sale del lato est del pianterreno con le volte a botte. Il palazzo subì una trasformazione nella metà del XVI secolo, forse per volere di Gentile Orsini. La famiglia realizzò un palazzo completamente nuovo, con giochi prospettici di luci e ombre, vuoti e pieni che saranno ereditati dalla famglia Della Marra nel XVII secolo per i restauri, viene amplificato il gioco coloristico dell'androne buio in contrapposizione con il luminoso atrio della loggia. La facciata è decorata alla maniera barocca, si presenta divisa in due parti da un fregio marcapiano decorato con fiori, frutti e 21 putti; la parte bassa è decorata con bugnato aggettante, al centro campeggia l'arco di ingresso fiancheggiato da semicolonne con capitelli compositi. Il balcone principale è sostenuto da cinque mensole terminanti con mostri alati. Le due porte finestre sono divise da colonne con capitelli con testine umane. Ai fianchi delle luci si elevano due fauni e due faune affrontanti. I frontoni delle due invetriate sono spezzati al vertice e nell’architrave, proprio alla maniera seicentesca. L’atrio è quadrangolare con una leggera convergenza dei lati sud e nord. Sul lato nord si dispiega un’ampia scalinata con tre logge, una per ogni piano. La loggia inferiore è sormontata da tre archi a tutto sesto che immettono in due diversi ambienti, la scala e un corridoio che porta al giardino. Le logge dei piani superiori sono costituite da balaustre con colonnine; gli archi sono sorretti da colonne con plinti a foglie d’acanto stilizzate. Dalle notizie storiche sappiamo che in questo sito vi era una costruzione precedente della quale rimane un arco ogivale che immette nel giardino e alcune sale del lato est del pianterreno con volte a botte. All’interno troviamo una volta convessa, decorata con affreschi di scuola napoletana risalenti al XVII secolo e al centro, campeggia lo stemma della famiglia Fraggianni. Altri link suggeriti: http://www.unplipescara.it/it/itinerari/castiglioneacasauria/, http://www.comune.castiglioneacasauria.pe.it/wp-content/themes/Comune%20Castiglione/Download/Il_Palazzo_della_Marra.pdf, https://www.youtube.com/watch?time_continue=71&v=FJtpUcUF0jY&feature=emb_logo (video di "Paralleo42 contemporary art"

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castiglione_a_Casauria#Palazzo_baronale_De_Petris-Fraggiani, https://www.inabruzzo.it/castiglione-a-casauria.html, http://www.biennalearteegusto.it/project/castiglione-a-casauria/

Foto: la prima è presa dal gruppo Facebook https://www.facebook.com/Palazzo-de-Petris-Fraggianni-199267803420208/?tn-str=k*F, la seconda è presa da https://www.nevolenuvole.it/castiglione-a-casauria-moscatello-e-ciambelle-san-biagio/

lunedì 18 novembre 2019

Il castello di lunedì 18 novembre



CURINGA (CZ) – Torrazzo e Forte (o Palazzo Principi Ruffo) in frazione Mezza Praia

Il toponimo ha un’etimologia incerta, riportata da qualche studioso al greco “kòrukos”, ‘globo, pallone’. Dopo il declino di Roma si aprì alle invasioni barbariche: in particolare Lacconia, abbandonata dalla popolazione, durante l’occupazione dei Goti, fu oggetto di frequenti incursioni saracene, in epoca bizantina, rifiorendo sotto i Normanni e gli Svevi. Inclusa nel feudo di Maida, appartenne a diversi signori: possedimento dei San Licet, nel XIII e XIV secolo, fu poi dei Marzano, dei Caracciolo di Nicastro, dei Di Palma, dei Carafa di Nocera, di nuovo dei Caracciolo, dei Loffredo e, dalla fine del 1600, dei Ruffo di Bagnara. Gravi furono i danni causati dai terremoti del XVII e XVIII secolo. I francesi, a principio del 1800, la inserirono dapprima, quale università, nel cosiddetto governo di Filadelfia e poi tra i comuni del circondario maidese. Esiste in zona «Mezzapraia» una torre circolare, denominata Torrazzo (conosciuta anche come la torre di Moddone), la quale faceva parte di un sistema difensivo costruito lungo la costa tirrenica intorno al 1600 sotto Carlo V. Riportiamo quanto il Sinopoli in «La Calabria» a pag. 77 dice: «Il Vicerè don Pietro di Toledo su consiglio di Fabrizio Pignatelli, ordinò la costruzione di un certo numero di torri costiere chiamate torrazzi, a forma di tronco di cono, parecchie delle quali furono edificate con materiale di demolizione ricavato da vicine costruzioni greco-romane e grossi tributi furono imposti alle popolazioni per tali costruzione». Lo scopo di dette torri era l’avvistamento delle navi corsare che infestavano il nostro mare fino al 1820. In esse veniva mantenuta una guarnigione di uomini chiamati, «Cavallari», i quali, avvistate la navi in arrivo, saltavano a cavallo ed avvisavano del pericolo gli abitanti dei villaggi circonvicini e le truppe di stanza nell’entroterra onde si potessero organizzare le difese. In cima a detta torre funzionava nell’801 il cosiddetto telegrafo ad asta che comunicava con l’analogo dispositivo di Monteleone e di Capo Suvero. Si vuole che in tempi remoti esistesse nei pressi altra torre denominata Torre Vecchia dalla quale prese il nome un bosco esistente nella zona circostante e distrutto nel 1900 dalla incuria e dalla pessima utilizzazione fatta da parte del Comune. Grazie allo splendido panorama che offre, la torre è circondata da villaggi turistici, visitati da migliaia di turisti. A poche centinaia di metri dal mare oltre la pineta e vicinissima alla torre di avvistamento “Torrazzo”, dove fino al 1930 circa, esisteva un grande bosco di elci, ora distrutto, esistono importanti ruderi di una grande torre rettangolare, costruzione in pietrame e malta comune, chiamata anche Forte o Palazzo dei Principi Ruffo. È evidente che il materiale adoperato ha tutte le caratteristiche del materiale di recupero, proveniente da macerie locali; probabilmente da costruzioni arcaiche distrutte da terremoti o da eventi bellici. Al Nord esistono gli avanzi di una scala a gradini che porta al quasi distrutto secondo piano. Detta scala è stata costruita con pezzi irregolari di evidente recupero. Sull’ultimo gradino a sinistra, si notano alcune lettere incavate, di una scritta logorata ed illeggibile: IN PN PM: solo queste lettere sono leggibili. L’individuazione storica di questo imponente sito a pianta quadrangolare su due livelli e ponte levatoio risalirebbe al XVII sec. con successivi modifiche e rifacimenti del “Palatium di Mezzapraia” a cominciare dai locali adibiti a servizio della tonnara molto fiorente e con annessa una piccola Cappella dedicata alla “S.Maria delle Grazie”. Dopo il terremoto del 1783 il complesso semi distrutto decadde velocemente. Altri link suggeriti: https://bettylafeaecomoda.forumcommunity.net/?t=51624735, https://www.youtube.com/watch?v=RXjIQ5amxKU (video di Pietro Perri)

Fonti: http://www.italiapedia.it/comune-di-curinga_Storia-079-039, http://www.curinga-in.it/curi_turismo1/curinga_da_visitare/Torrazzo.pdf, http://www.curinga-in.it/curi_turismo/curinga_da_visitare/Torre%20Vecchia.pdf, http://www.visititaly.it/info/955146-torre-mezza-praia-curinga.aspx

Foto: la prima (relativa al Torrazzo) è di curinghese su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Curinga_mezza_praia_torre_di_avvistamento_saracena.jpg, mentre la seconda (relativa al Forte o Palazzo dei Principi Ruffo) è presa da http://www.curinga-in.it/curi_foto/2.htm

venerdì 15 novembre 2019

Il castello di venerdì 15 novembre




ROATTO D'ASTI (AT) - Castello

La storia antica di Roatto, a differenza di tanti altri comuni dell' Astigiano, sembra non sia mai stata interessata da episodi bellici: non si ha alcuna documentazione, infatti, delle vicende del suo castello che, senza scosse, si è trasformato in residenza signorile, seguendo un modello di sviluppo che ha interessato numerosi fortilizi astigiani. L'assenza di atte stazioni documentarie significative ha impedito di risalire con certezza all' origine del suo toponimo,che l' Oliveri (1965) farebbe derivare da rubus, rovo, o da "ruà", cioè borgata. Il Castello si erge sulla sommità del colle, al centro dell’abitato, circondato da un piccolo parco . Sul portale è dipinto lo stemma dei Marchesi Raggi di Genova, attuali proprietari. L'edificio appare oggi profondamente trasformato: dall' aspetto massiccio e robusto, si caratterizza per la torre semicilindrica pensile, che sporge parzialmente da un edificio minore, ricavato forse da una parte del complesso originario. Attualmente la costruzione a pianta rettangolare con avancorpo e terrazza anteriore, ha muratura in laterizio ornata da un fregio con stemma e fasce a dente di sega. Circondato da un piccolo parco con alberi ad alto fusto, non manca tuttavia di un suo fascino, favorito senza dubbio dalla suggestiva posizione collinare. Venne costruito in epoca imprecisata dai Montafia, discendenti del conte di Vercelli, Manfredo, signori di Roatto, Maretto, Tigliole, Montafia ed altri luoghi ancora. Prima di entrare a far parte dei possedimenti dei Montafia, che si estinsero nel 1577 con la morte del conte Lodovico, assassinato ad Aix in Francia, Roatto era appartenuto a signori locali di cui si è persa assai presto memoria; è noto solamente che dal nome del luogo essi presero la propria denominazione. Alla morte del conte Lodovico il paese passò ai Savoia. Nel XVII secolo, per via della moglie Matilde, venne infeudato col titolo di Marchese a Carlo di Simiana, maresciallo di Francia e signore di Albigny. Il marchese cadde in disgrazia e venne giustiziato, essendo nobile, mediante decapitazione nelle segrete del castello di Moncalieri. L’eredità passò al figlio, che, essendo minorenne, ebbe inizialmente la madre come tutrice. Successivamente ne fu investita la figlia Irene, moglie di Michele Andrea Imperiali, principe di Francavilla. Estintasi senza eredi la dinastia de Simiana, Roatto passò nel 1725 ai conti Gamba della Pensa, poi ai conti Pullini di Sant’Antonino e verso la fine dell’ottocento ai marchesi Raggi di Genova, attuali proprietari del Castello

Fonti: http://www.mepiemont.net/paesi/prov_at/roatto.html, http://www.astiturismo.it/it/content/roatto, http://corradinoarchitetto.com/portfolio/p01-04restauro-castello-roatto/, testo su pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999)

Foto: la prima è una cartolina entrata a far parte della mia collezione proprio oggi, mentre la seconda è presa da http://corradinoarchitetto.com/portfolio/p01-04restauro-castello-roatto/

giovedì 14 novembre 2019

Il castello di giovedì 14 novembre



SAN SEVERINO MARCHE (MC) - Castello di Carpignano

Posto nel mezzo di una vallata a sud-est di San Severino sulla sinistra del torrente Cesolone, questa fortificazione dall'inusuale positura doveva rivestire notevole valenza strategica se e' la da circa mille anni. La vicinanza del torrente e di un mulino forse ne acuiva l'importanza. Quasi in equidistanza fra gli antichi comuni di San Severino Marche (10Km), Tolentino (4Km), Serrapetrona (6 Km), fu da questi aspramente conteso, tanto da essere distrutto e ricostruito piu' volte. Il toponimo è da taluni fatto risalire all'epoca romana, Carpinianum. Carpignano, uno dei castelli del sistema difensivo sanseverinate, è un piccolo gioiello di architettura militare, dominato dal potente cassero con l'antico mastio fasciato da un alto basamento poligonale, con evidenti scopi anti-bombarda, dove sono ancora visibili le tracce degli incavi in cui era alloggiata la scala mobile in legno per accedere alla torre. Estremamente interessante era il sistema di accesso a questa minuscola rocca che era quindi composta dal puntone-braga (inaccessibile mediante scale permanenti) e dalla torre maestra. Si accedeva infatti ad essa per mezzo di scale e passerelle in legno poggianti su travi che venivano alloggiate in apposite buche pontaie tuttora esistenti. Issando una scala mobile poggiante sul terreno, la torre di comando rimaneva isolata. Se particolari ragioni di sicurezza o di emergenza suggerivano di evitare qualsiasi facile possibilità di scalata, le passerelle che cingevano parte del puntone basamentale venivano rimosse o rapidamente distrutte e la torre era completamente isolata, pronta alla difesa ad oltranza. Giunti al piano di calpestio della massa basamentale (battagliera), per entrare nella torre vera e propria si doveva comunque superare un ulteriore dislivello di alcuni metri. Tanto la braga a puntone che la torre erano probabilmente provvisti di apparato a sporgere al tempo dell'aggiornamento quattrocentesco. Quindi di parapetto merlato e piombatoi. Nulla è però rimasto che ci possa testimoniare questo espediente architettonico che avrebbe permesso tanto la difesa piombante che quella ficcante. L'ipotesi restitutiva che proponiamo prevede tanto il descritto sistema d'ingresso che di difesa per il tramite di caditoie. E' evidente (anche se non esasperata), la scarpatura della braga basamentale. La battagliera della braga serviva, oltrechè per invigilare attorno e proteggere la porta del castello, anche per piazzare bombarde e artiglierie semiportatili con cui rintuzzare eventuali tiri demolitori sparati dal lato della strada. E' da lì, evidentemente, che si temevano più probabili attacchi. La torre si presenta cimata, forse di un terzo. Attualmente la sua altezza è di circa 25 metri. Difficile ipotizzarne l'originaria suddivisione, forse in 5 o 6 piani. Sta di fatto che due terzi dell'odierno manufatto (braga e torre) sono inaccessibili internamente. E' evidente che la torre dovesse essere usufruita anche al di sotto del piano di calpestio delle camera di ingresso. Recente restauri hanno occluso ogni possibile accesso ai piani inferiori che, con tutta probabilità, dovevano condurre a vie sotterranee di fuga qualora, in caso di assedio, la torre non potesse più essere difesa o dovesse essere rifornita. Della porta castellana resta davvero poco, cioè il fornice con arco a tutto sesto. La porta, orientata ad occidente, fu ricavata nello spigolo NE del circuito che ha un andamento irregolarmente trapezoidale. Il fronte nord occidentale del castello era dunque costituito dalla porta primaria, da una cortina dall'andamento spezzato e da un torrioncino rompitratta che vedremo tra breve. La ianua castri era costituita da un corpo di fabbrica delimitato da due tratti di cortina (Nord ed Ovest) e da un muro perimetrale che delimitava il corpo di guardia. Di tutto il complesso residuano resti malandati, anche se restaurati. La porta castellana era verosimilmente sormontata da un coronamento in aggetto su sporto di beccatelli e caditoie di cui non resta nulla. Proseguendo dalla porta verso NW, risulta che la cortina è stata discontinuata per realizzare l'attuale strada d'ingresso al castello. La cinta muraria si angolava quindi verso sud, poi sostituita da un modesto gruppo di case. Interrompe il circuito fortificato un torrioncino circolare cimato lievemente scarpato, poi la cortina prosegue fino ad angolarsi nuovamente ad est. Qui fabbriche gravemente degradate documentano forse gangli funzionali del complesso fortificato. Il fronte sud-orientale del castello non è più in esistenza, demolito. Residua solo un torrioncino circolare, simile a quello già visto, anch'esso cimato con copertura per scopi abitativi. Situato a valle, sulla riva sinistra del Cesolone, in posizione strategica, il castello fu oggetto di lunghe contese tra San Severino e i comuni limitrofi; più volte perduto e riconquistato, distrutto e ricostruito, fu dato nel 1379 da papa Urbano VI a Bartolomeo Smeducci, nuovamente perduto, solo nel 1471 entrò definitivamente in possesso di Sanseverino. In quell'anno, come ricordavano due epigrafi oggi perdute, il console Piermartino Cenci provvide ad ampliarlo e rafforzarlo in modo che potesse sostenere eventuali attacchi delle artiglierie che si stavano allora affermando. Il castello, con un perimetro di circa 200 metri, conserva ancora resti della cinta muraria, la porta e tre piccoli torrioni circolari rompitratta, poggianti su brevi scarpate, adibiti in seguito ad uso abitativo; nella parete di una delle case che fronteggiano il mastio, fortunatamente ancora non ricoperta dall'intonaco, è infisso alla rovescia, forse per dispregio, lo stemma in pietra dei guelfi, un leone rampante ed una banda che attraversa lo scudo triangolare, a testimoniare le contese del passato e l'appartenenza del luogo alla loro fazione. Qui in un tempo remoto era il monastero benedettino femminile di S. Claudio, poi trasferito per motivi di sicurezza al Sassuglio, entro il castello di San Severino. Qui è l'antica chiesa dedicata a S. Maria Assunta per la prima volta menzionata in una pergamena del 1241 in cui Filippo, vescovo di Camerino, concedeva alcuni diritti su chiese e cappelle, tra cui appunto quella di Carpignano, all'abbazia di S. Mariano in Val Fabiana per risollevarne le sorti dopo l'attacco subito da parte delle truppe di Federico II. In seguito all'unione del monastero di S. Martino a quello di Valfucina nel 1327, la chiesa di Carpignano fu annessa alla collegiata di S. Venanzio di Camerino e infine, ricostruita nel 1586 la diocesi di San Severino, fu sottoposta alla parrocchiale di Colleluce, da cui tuttora dipende. Come per molti castelli, anche quello di Carpignano sembra nascondere un tesoro, tanto che sin dal Settecento cercatori si avvicendarono fra quelle mura secolari. Un'ultima notazione. La positura di Carpignano, come detto, non è apparentemente delle più felici. Nonostante ciò, ci è stato riferito da chi ha potuto arrampicarsi sulla sommità della torre, che ha potuto scorgere quella dal castello di Pitino. Ciò permetteva di scambiare segnalazioni che, gradatamente, potevano pervenire all'unità centrale di comando dello scacchiere fortificato: San Severino. Altri link suggeriti: https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-carpignano-san-severino-marche-mc-2/, http://www.beniculturali.marche.it/Ricerca.aspx?ids=67598

Fonte: http://www.castlecarpignano.it/index_italiano.htm

Foto: entrambe prese da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-carpignano-san-severino-marche-mc-2/

mercoledì 13 novembre 2019

Il castello di mercoledì 13 novembre




COLOGNA VENETA (VR) - Castello dei Della Scala

Devastata nel V-VI secolo dalle incursioni barbariche, Cologna divenne una Statio durante la dominazione longobarda (568-774 d. C.): una leggenda popolare vuole che Rosmunda, moglie uxoricida del re Alboino (572), avesse un castrum o castello in Sabbion. Dopo la dominazione dei Franchi (VIII-IX sec.) e le devastazioni degli Ungari alla fine del IX secolo, Cologna passò in dominio ai Vescovi di Vicenza e, dopo il 1000, fu feudo dei conti Maltraversi, nel ramo dei Malacapella. Nel 1204 il castello di Cologna divenne possesso degli Este: durante il loro dominio vi soggiornò brevemente S. Francesco d'Assisi (1220). Nel 1239 - durante il conflitto tra Federico II di Svevia e i Pontefici di Roma - Ezzelino III da Romano, capo della fazione imperiale in alta Italia s'impossessò del castello di Cologna e lo tenne per circa vent'anni. Nel 1256 Cologna si ribellò al tiranno e i rivoltosi occuparono il castello: ma presto dovettero arrendersi ed il loro capo Jacopo Bonfado, insieme al giovane figlio Aprile e a pochi altri ribelli, pagò con la vita il generoso tentativo. Nel 1260 Cologna passò in dominio agli Scaligeri di Verona al quali, nel 1387, succedettero i Visconti di Milano che stavano tentando di unificare sotto il loro potere tutta l'Italia settentrionale e parte di quella centrale. Ma, con la morte di Gian Galeazzo Visconti (1401), il loro sogno svanì e Cologna fu incorporata nel feudo del Carraresi di Padova (1402) che, però, erano entrati in conflitto con Venezia. Quest'ultima, nel 1405, li eliminò e incorporò Cologna ed il suo territorio nel Dominio della Serenissima. Il 16 aprile 1406, sotto il doge Michele Steno e per deliberazione del Gran Consiglio, Cologna ed il suo territorio furono aggregati al 'Dogado' e associati al Sestier di Dorsoduro, dichiarando "veneziani" i suoi abitanti. Sotto Venezia Cologna godette una meritata pace e divenne fiorente centro agricolo. Nel 1797, con l'occupazione francese e la pace di Campoformio, Cologna - come gran parte del territorio veneto - passò sotto il dominio austriaco. Sorto verso l'XI secolo, il castello venne distrutto verso il 1200 da parte dei Montecchi guelfi, fazione predominante della repubblica Veronese. Si dice che la riedificazione sia avvenuta con i resti del castello di Campiglia. Degli otto torrioni che componevano la rocca del castello scaligero, oggi ne rimane solamente uno, visibile vicino al campanile in via A.Papesso. Nella muratura si possono notare diversi strati di ciottoli che formano una scala, particolarità che distingueva le costruzioni scaligere. Dal 1996 è stato aperto il Museo Lapidario, ospitato nei sotterranei della Rocca Scaligera (XIV secolo) con entrata dal campanile del Duomo; qui sono raccolti elementi di acquedotto, mattoni, macine ed un cippo funerario di epoca romana; quattro capitelli gotici dell'antico Duomo (XVI secolo); una lapide del 1528 e due mascheroni in pietra di epoca rinascimentale. Altri link suggeriti: https://www.magicoveneto.it/Verona/ColognaVeneta/ColognaVeneta.htm, https://www.cittamurateveneto.it/i-comuni/cologna-veneta/

Fonti: http://www.comune.cologna-veneta.vr.it/web/colognaveneta/vivere/vivere-interna?p_p_id=ALFRESCO_MYPORTAL_CONTENT_PROXY_WAR_myportalportlet_INSTANCE_nc6A&p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&p_p_mode=view&template=/regioneveneto/myportal/html-generico-detail&uuid=8253c101-d167-4d98-8377-4eb71e1c3f6d&contentArea=_ColognaVeneta_vivere-interna_Body1_, https://it.wikipedia.org/wiki/Cologna_Veneta,

Foto: la prima è di ricklen su https://it.wikipedia.org/wiki/Cologna_Veneta#/media/File:Castello_scaligero_e_campanile_di_Cologna_Veneta.JPG, la seconda è di Mirko Rizzotto su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Rocca_Scaligera_Cologna_Veneta.JPG

martedì 12 novembre 2019

Il castello di martedì 12 novembre




NAPOLI - Castello del Carmine

Chiamato anche "Sperone", era una fortezza della città di Napoli, nel quartiere Mercato collocabile tra piazza del Carmine, via Marina e corso Garibaldi. Edificato nel 1382 da Carlo III di Durazzo (sovrano del periodo angioino), l'edificio fu collocato volutamente all'angolo meridionale della cinta muraria cittadina come baluardo difensivo, in prossimità di un torrione chiamato Sperone, laddove un tempo proliferavano gli acquitrini della Palus neapolitana. Si tratta di una delle realizzazioni militari più recenti rispetto alle analoghe costruzioni della città di Napoli, dovute al ritardo nella conurbazione dell'area orientale ed alla necessità di difenderla dagli attacchi provenienti da oriente, sia via mare che da terra. Il castello fu poi detto del Carmine perché pressoché adiacente al convento del Carmine Maggiore, costruito già nel 1283. A differenza, però, degli altri fabbricati (Castel dell'Ovo, Castel Capuano, etc.) non presentava arredi di lusso né sale regali, essendo esclusivamente adibito ad uso militare. Il progetto originale si caratterizzava di due torri cilindriche, di un elevato torrione e di mura merlate congiunte da robusti blocchi di piperno. Il castello fu teatro non appena quattro anni dopo la sua costruzione della battaglia che vedeva contrapposti Luigi II d'Angiò e Ladislao di Durazzo. In seguito, durante l'assedio di Alfonso V d'Aragona, che vide morire suo stesso fratello in battaglia, Pietro, sostenne la difesa degli angioini, ma non fu abbastanza per mantenere il regno. Ulteriori modifiche furono realizzate nel 1484, quando le mura della città furono ampliate e modificate dagli aragonesi: per volere di Ferdinando I d'Aragona, si decise di arricchire le mura partendo dal maggior torrione presente presso il castello del Carmine, prendendo spunto dall'ingegner Francesco Spinelli che fu preposto ai lavori e che appose una lapide in ricordo dell'evento. Nel 1512, a causa di un'alluvione, il torrione principale fu riedificato in forma quadrata. Fra il 1647-1648, durante la rivolta di Masaniello, fu la dimora del capopopolo Gennaro Annese. Nel 1662, a seguito delle mutate condizioni belliche, per decisione del viceré conte di Peñaranda, fu seriamente rimaneggiato dal punto di vista militare, conferendo maggiore risalto agli arredi e alle stanze che avrebbero dovuto ospitare i capitani di ventura e i mercenari più esigenti e separandone nettamente gli ambienti dall'area conventuale dei Carmelitani. Il viceré affidò la progettazione dei lavori a Bonaventura Presti e la sua realizzazione agli ingegneri Donato Antonio Cafaro e Francesco Antonio Picchiatti. Tra gli eventi più celebri che si sono svolti in questa sede si ricordano: la proclamazione della “Serenissima Real Repubblica Napolitana” che, però, durò solo alcuni giorni; la congiura di Macchia, nel 1707, che anticipò l'arrivo degli Austriaci; l'occupazione delle truppe francesi di Championnet nel 1799; lo strenuo tentativo di resistenza del contingente borbonico di stanzia ai Mille di Garibaldi. Il castello venne demolito nel 1906 per rettificare l'ultimo tratto del corso Garibaldi. Al suo posto sorse la caserma Giacomo Sani in stile neorinascimentale, adibita a panificio militare e che venne tagliata della parte meridionale alla fine degli anni settanta per il nuovo tracciato di via Marina. Sulla parte ovest del forte, negli anni trenta fu realizzato l'edificio dei Magazzini militari, progettato da Camillo Autore e anch'esso demolito alla fine degli anni settanta. Questo era situato tra il vado del Carmine (ancora nella sua posizione originaria) e la torre Brava (in esso inglobata) e mostrava uno stile tipicamente fascista. Ancora un pezzo di murazione si distingue su un fianco del complesso del Carmine. Residui di pietra, reliquie bellissime, le torri Brava e Spinella, nobili resti che non hanno più niente in comune con questa strada, assolutamente estranei a tutto il resto. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?time_continue=177&v=MnyB3vTg6CY&feature=emb_logo (video di Luigi Annunziara e condiviso su YouTube da Carmine Negro, con ricostruzione virtuale del castello), https://napolipiu.com/castello-del-carmine-nessuno-lo-ricorda-ma-che-storia, http://giovanniattina.blogspot.com/2017/06/castello-del-carmine.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_del_Carmine, https://grandenapoli.it/il-castello-del-carmine-uno-dei-castelli-dimenticati-di-napoli/, https://www.identitainsorgenti.com/a-quale-scopo-fu-costruito-il-castello-del-carmine/

Foto: la prima è di CityClass su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_del_Carmine#/media/File:Castello_del_Carmine.jpg, la seconda (antica) è presa da http://giovanniattina.blogspot.com/2017/06/castello-del-carmine.html