giovedì 31 gennaio 2019

Il castello di mercoledì 30 gennaio





ACQUALAGNA (PU) - Castello di Pietralata

Il castello di Pietralata è una costruzione risalente ai primi anni dell'XI secolo, costruito su uno sperone roccioso quasi inaccessibile situato alle pendici del monte di Pietralata (900 m s.l.m.), nel Montefeltro. Esso si trova immerso nella riserva naturale della Gola del Furlo. Della costruzione originaria è giunto fino a noi il poderoso muro di cinta alto poco meno di 10 metri, le rovine del complesso centrale del mastio, risalenti anch'esse all'XI secolo, una chiesa ancora consacrata alla Trinità ed utilizzata ogni anno per la celebrazione della Santissima Trinità, una casa canonica annessa risalente al XIV secolo, disposta su tre piani, collegata alla chiesa con un particolare corridoio sospeso. Al di fuori delle mura è presente una costruzione che un tempo ospitava una scuola comunale, risalente al secolo XVIII, dove è ora presente un'attività ristorativa privata, che rende l'antica costruzione l'unico elemento ancora in attività del complesso. Altri link suggeriti: http://itinerismei.blogspot.com/2011/01/tramonto-al-castello-di-pietralata.html, https://www.corriereproposte.it/cosa-sapere/acqualagna-la-storia

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Pietralata

Foto: la prima è presa da http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-pietralata-acqualagna-pu/, la seconda è presa da https://guidambientale.wordpress.com/2014/10/22/castello-di-pietralata-riserva-naturale-gola-del-furlo/

martedì 29 gennaio 2019

Il castello di martedì 29 gennaio




MOLINELLA (BO) - Palazzaccio in frazione Selva Malvezzi

Zona un tempo boscosa e selvaggia (da questo il nome Selva), già contenuta nei possedimenti di Matilde di Canossa nell'Alto Medioevo, venne donata (secondo la leggenda) dalla Contessa ai cittadini di Budrio perché la risanassero e la rendessero fertile. Il territorio venne poi annesso alle proprietà della parrocchia di Budrio. Il periodo di maggior splendore e autonomia si deve però con l'istituzione del feudo Malvezzi alla fine del Quattrocento: la zona venne data in amministrazione dal papa Callisto III alla famiglia senatoriale bolognese dei Malvezzi, i quali divennero feudatari prima col nome di conti del Burione di Malavolta, poi con quello di conti della Selva. I conti avevano inoltre diritto di sangue sui sudditi come era d'uso nei feudi medioevali. I Malvezzi fecero costruire la borgata odierna, nella quale spiccano il Palazzo del Governatore (residenza del Governatore della contea), il Palazzo Comitale (residenza dei Conti, fatto costruire da Carlo Malvezzi nel 1455 circa) e il Palazzaccio (castello in difesa del feudo in direzione di Budrio e Bologna, oggi parzialmente in rovina, fine del Quattrocento). Il dominio feudale si protrasse fino al 1796 quando, con l'arrivo dei francesi, il territorio fu incorporato nel Dipartimento del Reno. Il Palazzaccio è una delle poche fortezze rinascimentali superstiti nella pianura bolognese. Il complesso è fortificato con una grande torre affiancata da un imponente corpo basso. Alcuni baluardi si slanciano dagli angoli. Fu fatto costruire da Matteo IV del ramo collaterale dei Malvezzi Campeggi poco dopo il 1491 per difendere la contea sulla strada che conduce a Bologna e Budrio. La fortezza rimase tuttavia incompiuta ma venne restaurata a metà del Seicento, subendo la trasformazione in villa ome la vediamo ancora oggi. Già prima dello scioglimento del feudo, cadde in abbandono e venne utilizzata dai contadini come magazzino e in parte come abitazione. Oggi è infatti possibile notare i fabbricati costruiti successivamente dagli agricoltori, anche addossati alla fortezza. Seguirono diversi crolli, l'ultimo nel 1985. Oggi il castello si trova in pessime condizioni e, se non si interverrà presto in un consolidamento della struttura, potrebbe rimanerne solo il ricordo. Altri link suggeriti: https://www.latitudeslife.com/2012/05/bologna-selva-mavezzi-un-itinerario-che-non-ti-aspetti/, https://lararomagnoli.wordpress.com/2015/03/20/my-visit-of-selva-malvezzi-antique-fortress/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Selva_Malvezzi, http://www.bolognaplanet.it/artecultura.asp?ID=84

Foto: la prima è di VL Estense su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/156544/view, la seconda è presa da https://www.latitudeslife.com/2012/05/bologna-selva-mavezzi-un-itinerario-che-non-ti-aspetti/

Il castello di lunedì 28 gennaio




BASALUZZO (AL) - Castello dei Clarafuentes

Menzionato in un diploma risalente al 981, con il quale l'imperatore Ottone II lo concedeva in feudo al Monastero di San Salvatore di Pavia. Appare ancora citata in altri due documenti: uno del 1000 e un altro del 1002, firmati da Ottone III e da Arduino d'Ivrea, con i quali si conferma la precedente cessione. Nel 1249 Basaluzzo venne acquistato dal comune di Alessandria. Per un lungo periodo di tempo passò sotto il dominio del Ducato di Milano. Nel 1634 Basaluzzo venne infeudato ad Agapito Grillo Duca di Mondragone. Nel 1653 fu occupato dagli spagnoli. Nel 1706 entrò a far parte dei domini sabaudi. Nel 1799 fu teatro di uno scontro sanguinoso tra i francesi capitanati dal generale Jean Victor Marie Moreau e gli austro-russi del comandante Aleksandr Vasil'evič Suvorov. Il castello che oggi vediamo venne edificato, secondo alcune fonti, nel XIV secolo, sui ruderi di una precedente struttura fortificata. Nel corso dei secoli subì vari passaggi di proprietà: appartenne ai Pallavicino, ai Della Rovere, ai Visconti, ai marchesi spagnoli Clarafuentes; questi ultimi effettuarono consistenti e radicali interventi di ristrutturazione. Il complesso, di proprietà privata ed adibito ad abitazione, è dominato dall'imponente torre parallelepipeda sovrastata da un caratteristico loggiato. «Il castello è il monumento più vetusto che ci rimane a ricordanza dei tempi antichi per la storia di Basaluzzo; questo Castello si erge sopra lieve altipiano della regione detta il Vallone la quale è la più antica parte che venne abitata di questo paese, come osserva il Gianfrancesco Capurro nelle sue Memorie e documenti da lui raccolti per servire alla storia della Città e circondario di Novi – pubblicate nel 1855. Questo Castello sta come sentinella avanzata a guardia fra il confluente del Lemme che tributa le sue acque nell’Orba ed il tiro delle due frecce d’incrociamento di questi due torrenti. A tramontana guarda i già castelli di Boidina e Predosa. Verso levante scorge quello di Novi e Pasturana. Sul mezzodì la torre di Capriata e a Settentrione il fortilizio di Fresonara che venne distrutto nel 1404 dai Ghibellini guidati da Facino Cane. Tale è la sua topografica posizione. La strada Provinciale che viene da Novi, lo rasenta, e volgendosi dinanzi la porta castellana, vi scorre sotto scendendo nelle valli del Lemme e dell’Orba per mettere capo ad Ovada. Meno che dalla parte d’ingresso che è a levante, vien tutto fasciato all’ingiro da un alto rivone popolato di fitte piante d’Olmo e roveri su di quella macchia sorgano le sue robuste basi in modo che si presenta con un solo accesso o porta; sormontata dal gentilizio stemma (oggidì) dei marchesi Negrotto-Cambiaso. L’ingresso è verso il Paese ed è collocato fianco della torre di difesa, che negli antichi tempi era munita di ponte levatoio di cui ancora oggidì se ne scorgono le visibili tracce in quella stessa torre. Un’altra torre di guardia si elevava di forma rotonda, sull’angolo nord di detto castello ed era collocata quasi di rimpetto all’attuale Canonica od abitazione del Prevosto, la quale venne demolita in principio di questo secolo. Altra torre di guardia serviva l’attuale Campanile sulla quale stava collocata la Campana feudale che dava i rintocchi quando il bisogno lo richiedeva; o dava campan martello, allorché il castello era stretti da imperiose necessità o di offesa, o di difesa. Questa torre poi sullo scorcio del 1500 venne ceduta o donata dal feudatario per uso di Campanile della parrocchia, e ciò avvenne posteriormente alla Bolla Pontificia Instaurandus di papa Innocenzo X che venne emanata nel 1652. Passando ora a tratteggiarlo un pochino nel suo interno, diremo, che entrato dall’unica porta castellana, il visitatore trovasi sotto un ampio atrio sorretto da robuste pile, muri, ed archi, dando l’accesso a destra ad uno scalone con gradinate in marmo della larghezza di oltre due metri, ed a manca ad una porta con lesene ed architrave di granito, quest’era la porta che serviva prima alla proprietà del Municipio. Un’altra porta pure a sinistra da adito alla sale ed agli appartamenti del pian terreno. Qui giunti ci troviamo in uno spazioso cortile nel cui centro vi è un gran pozzo vagamente coperto di arbusto e di rampicanti che prendono la forma di un berceau. Questo pozzo è munito di solida pompa premente ed aspirante che mediante tubi mette l’acqua in serbatoi sino all’altezza dei tetti, e di là si ramifica a piacimento e discende per tutti gli appartamenti e nei bagni muniti di ben distribuiti rubinetti. Volgendosi, l’osservatore, colle sue spalle a manca, di fronte e di destra, scorge l’ossatura e l’antica forma di costruzioni delle robuste mura che reggono tutto quell’edifico e spontanea sorge l’idea dei tempi feudali e per associazioni di idee pare di scorgere ancora le prigioni ed i sotterranei antichi e ne hai ben donde, perché questo castello in quei tempi, non solo serviva di amena villeggiatura come ai giorni nostri, ma allora chi l’abitava vi esercitava i diritti di misto e mero imperio, ed in quell’epoca di feudalismo nei sotterranei di questo castello si tenevano le prigioni, che i più vecchi di questo paese sentivano ricordare dai loro nonni, nelle quali si discendeva per una scala in muratura. Passati quei tempi tristi, mutatesi le condizioni sociali, mutato il pubblico regime, pure quei luoghi di terrore si convertivano in cantine, cucine, e lavanderia. Inoltrandosi, il visitatore di alcuni passi verso il tramonto gli si presentano aiuole cosparse di fiori e di profumate erbe, e giunti all’antica ghiacciaia incomincia il terreno a convergersi al declivio tutto all’ingiro del castello; e tra fiori e piante e ben scompartite strade ed aiuole si raggiunge il piano, ove vegeta un ricco frutteto si per qualità di frutta come per varietà e pare di essere discesi da un giardino pensile».

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Basaluzzo, testo su pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (ed. 1999), testo preso da http://www.prolocobasaluzzo.it/activity/horses/

Foto: la prima è di ladycocca su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/358536/view, la seconda è di naldina47 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/379119/view

venerdì 25 gennaio 2019

Il castello di venerdì 25 gennaio



MONTECASTRILLI (TR) - Borgo fortificato di Casteltodino

Si ritiene che il borgo venne fondato dal nobile romano Caio Sempronio Tudiano, da cui l'antico nome di Castel Tudiano. Rimangono ancora dei resti di insediamenti romani, in particolar modo sulle sommità delle colline circostanti: a prova di ciò si può leggere un'epigrafe sulla porta d'ingresso del paese. In seguito alla fondazione, esso si sviluppò come villaggio dipendente dalla vicina Carsulae, fino a quando non venne distrutto dal passaggio dei barbari e quindi annesso a Todi. Nel 1366 venne assediato da Giovanni l'Acuto. Nel Medioevo il territorio appartenne alle Terre Arnolfe, i possedimenti di Arnolfo del Granducato di Spoleto; in seguito passò sotto il controllo dei Ravizzone. Subì diversi saccheggi ad opera di Goti, Longobardi e Saraceni, pur rimanendo sempre sotto il dominio tuderte. Il centro storico è caratterizzato da viuzze tortuose e saliscendi, mura di cinta e torri, tutti risalenti al Medioevo. Sulla porta del paese spicca lo stemma con l'aquila di Todi.

Altri link suggeriti: https://www.facebook.com/proloco.casteltodino/,http://www.montecastrilliturismo.it/Casteltodino.aspx, http://www.iluoghidelsilenzio.it/casteltodino-montecastrilli-tr/ (con diverse altre foto)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Casteltodino

Foto: la prima è presa da http://www.montecastrilliturismo.it/Casteltodino.aspx, la seconda è presa da https://www.movemagazine.it/eventi/casteltodino-fa-il-pieno-di-appuntamenti-anche-nei-mesi-di-giugno-luglio/

giovedì 24 gennaio 2019

Il castello di giovedì 24 gennaio



TERRASINI (PA) - Torre Alba e Torre Toleda

Torre Alba, detta anche Torre di Cala Rossa, è una torre di difesa costiera che faceva parte del sistema di Torri costiere della Sicilia, e si erge in località compresa tra Cala Rossa e Cala Bianca, in provincia di Palermo ricadendo nel territorio comunale di Terrasini. La torre nel 1578 al momento della ricognizione di Tiburzio Spannocchi non era stata ancora costruita, Camillo Camilliani nel predisporre il progetto nel 1586 l'aveva prevista come torre circolare con una scarpata nella parte inferiore e con base troncoconica. La torre esistente è invece a base quadrata con mura merlate sulla terrazza. Nel 1589 la costruzione era già stata completata ed era stata posta a carico della Deputazione del Regno di Sicilia, sempre da tali ultimi atti risulta che nel 1594 vi prestassero servizio tre uomini, e che la torre era stata posta sotto la responsabilità e soprintendenza di Carini. La contabilità dei salari dei torrari riporta che la torre fu continuamente presidiata per tutti gli anni 1619, 1714, 1717, 1797. Dal 1804 la soprintendenza passò al Principe di Carini, infine nel 1867 essa è ricompresa nelle fortificazioni da dismettere. A partire dal 2000 sino a tutto il 2007 è stata sottoposta a restauri e si presenta quindi, ora in ottimo stato. Faceva parte del sistema difensivo di avvistamento di naviglio saracene ed era in collegamento visivo ad est con la Torre Mulinazzo e con la Torre di Capo Rama ad ovest. La torre presenta il tipico aspetto "camillianeo", al basamento il lato è di metri 8,82 c.a., ed alta circa 15,70 metri, la terrazza è merlata con mensoloni su ogni lato che sicuramente sorreggevano i parapetti ormai scomparsi. La porta si apre a sud, con un arco a tutta volta, e non è provvista di scala, mentre le finestre contrariamente all'usuale si aprono solo su tre lati, essendone sprovvisto il lato est. La cisterna appare intatta e non "traforata" alla base come accade in altre torri purtroppo vandalizzate. Il tetto del primo piano è con volta a botte. Per molti anni era stata data in uso assieme all'edificio antistante ad un convento di monache ma, una volta ultimati i restauri (nel 2007), i due edifici tornarono sotto la “tutela” della Regione Sicilia. I locali di queste strutture difensive attualmente vengono usati per l’accoglienza dei turisti e per ospitare eventi culturali. È bello ricordare anche che questa torre sorge sul lungomare dedicato a Peppino Impastato e che qui fu girata una parte del film “I cento passi”. In questo luogo, spesso, gli eventi culturali affrontano il tema della lotta alla mafia e se ciò avviene è anche grazie al ricordo di Peppino e del suo impegno per difendere la bellezza della sua terra e liberarla dall’oppressione mafiosa.
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Non se la passa ugualmente bene la Torre Toleda, nel senso che è parzialmente crollata e ciò che ne rimane in piedi (solo parte della facciata che guarda verso sud e il lato verso Terrasini) è difficile che resista ancora a lungo senza oportuni interventi di messa in sicurezza. Era una torre di deputazione, una delle superbe architetture volute dagli Spagnoli a partire dal XVI secolo lungo tutto il perimetro dell’isola e dalla loro posizione, controllavano il mare e la costa. La Torre Toleda era posta a guardia della grande grotta marina chiamata «la Grottazza» in quanto qui, i vascelli dei pirati saraceni, riuscivano a nascondersi. La sua posizione strategica, permetteva la comunicazione non solo con le torri del Golfo di Castellammare ma anche con le altre sino a San Vito Lo Capo (Trapani). Edificata tra il 1565 e il 1588, è citata nelle fonti con i nomi di Paternella, l’omonima contrada, Toledo, nome che il marchese di Villabianca fa risalire al vicerè Garcia di Toledo, della Balata, per la splendida terrazza che degrada sul mare e infine torre dell’Articolo nelle carte dello Schmettau del 1720 e di Homann del 1747. La posizione della torre è significativa, in corrispondenza della torre di capo Rama e del Murro di Porco. La descrizione di Salvatore Mazzarella e, nel libro delle torri, Sellerio, nella ricognizione di quarant’anni fa, testimonia già allora “un ampio intacco nella parte terminale ed un grave crollo sul muro verso mare”. Le murature della torre sono spesse 1, 30 m, uno spessore non significativo che evidenzia che la torre era di avvistamento e non di difesa, non potendo sopportare il fuoco delle artiglierie. Quindi già nel 1976, la torre era in condizioni non soddisfacenti e in quarant’anni nulla si è fatto per un intervento di consolidamento e di restauro.

Altri link: https://www.vivasicilia.com/itinerari-viaggi-vacanze-sicilia/torri-in-sicilia/torre-alba-terrasini.html (con foto di Torre Alba), http://archivio.blogsicilia.it/il-tar-beffa-il-comune-di-terrasini-restituito-bene-confiscato-a-un-privato/,

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Alba, testo di Angelo De Grande su https://ilmegafono.org/2017/07/28/torre-alba-cala-rossa-terrasini/, http://www.palermotoday.it/cronaca/terrasini-crollo-torre-toleda.html, http://www.palermotoday.it/cronaca/torre-toleda-terrasini-fai-salviamola.html, testo di Antonio Catalfio su http://www.ilvespro.it/2015/09/19/salviamo-la-torre-paternella/

Foto: la prima e la seconda (con Torre Alba) sono prese rispettivamente da https://ilmegafono.org/2017/07/28/torre-alba-cala-rossa-terrasini/ e da http://archivio.blogsicilia.it/il-tar-beffa-il-comune-di-terrasini-restituito-bene-confiscato-a-un-privato/; la terza (con Torre Toleda), infine, è presa da http://www.ilvespro.it/2015/09/19/salviamo-la-torre-paternella/

mercoledì 23 gennaio 2019

Il castello di mercoledì 23 gennaio





TERRASINI (PA) - Torre di Capo Rama

Il nome Terrasini deriva dal vicino promontorio di Capo Rama, che con l'opposto Capo San Vito forma l'ampio golfo di Castellammare, l'antico "Sinus Aegestanus": proprio dal vicino golfo il territorio cominciò a chiamarsi "Terra Sinus" (terra del golfo), poi trasformato in "Terrasini". Una catena di basse montagne circonda l'abitato di Terrasini, che si adagia in una conca pittoresca digradante verso il mare. Il popoloso borgo, di probabile origine tardomedievale, fu dominio feudale dei principi di Carini di casa La Grua Talamanca, i quali agli inizi del XVIII secolo avevano acquistato questo territorio dal barone Donato di Gazzara. Il manufatto più antico esistente nel territorio comunale di Terrasini è la Torre di Capo Rama che domina l'omonimo promontorio, ricadente in zona A della Riserva Naturale Orientata Capo Rama. La torre venne costruita nel XV secolo per avvistare le imbarcazioni pirata e segnalarne la presenza attraverso i fani e risulta inserita in tutti gli elenchi ufficiali delle torri che costituivano il complesso e articolato sistema di avvistamento costiero. La torre di Capo Rama faceva parte delle 11 torri controllate dal Senato della Città di Palermo, di cui rappresentava anche la più occidentale. È raggiungibile facilmente dall'uscita Terrasini dell'autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo. L'origine del toponimo è controversa, potrebbe discendere dall'accezione agricola ramo/rama forse con collegamento al toponimo corrotto Androni che è trascrizione italianizzata di reinterpretazione paretimologica con probabile derivazione dal siciliano "agghiannuni", ghianda di grande grossezza, con riferimento ad antico boschetto di quercia spinosa (Quercus coccifera), che oggi sopravvive solo come vegetazione relitto nella riserva e nel territorio circostante, e di cui sopravvive qualche decina di esemplari. Infatti anche nella cartografia ufficiale dell'Istituto Geografico Militare il toponimo è stato trascritto come Aglianarone. Secondo altra interpretazione il toponimo è di origine araba riconducibile alla radice rwm , con il significato di: essere in alto . Derivazione corroborata dal lemma siriaco rama : altura, che ben corrisponde alla morfologia del luogo essendo Capo Rama un promontorio di 32 metri a picco sul mare. La torre è tra le più antiche esistenti di impianto circolare, con tipologia simile a quelle di Capo Mongerbino, della Torre del Rotolo, di Torre di Mondello, e di Torre di Isola delle Femmine detta di dentro (terraferma), e probabilmente fu costruita nel 1405 al tempo del re aragonese Martino il giovane. La torre di Capo Rama faceva parte delle 11 torri controllate dal Senato della Città di Palermo, di cui rappresentava la propaggine più occidentale. La sua posizione era assolutamente strategica per le comunicazioni con i fani, assicurando il collegamento con la Torre Alba e con Torre Mulinazzo ad est in direzione di Palermo. In direzione di Trapani ad ovest, con Torre Toledo o Paternella, e quindi in condizioni di ottima visibilità con il Castello di Calatubo con il vecchio Castello di Alcamo posto sulla cima del Monte Bonifato, con il Castello al Mare di Castellammare del Golfo. Sul lato ovest del Golfo di Castellammare, era in collegamento con la Torre della Tonnara di Scopello, con Torre Bennistra sulla collina al di sopra di Scopello, e con Torre dell'Usciere presso San Vito Lo Capo. Le antiche e maestose torri d'avvistamento (Torre Alba, Torre di Capo Rama, Torre Toleda o Torre Paternella, Torre di contrada San Cataldo), servivano ad avvertire in tempo la popolazione del villaggio degli attacchi dei temibili pirati o dei ancor più temuti Saraceni. Il sistema di avvistamento, ingegnoso, prevedeva la collocazione di una torre di avvistamento ad ogni promontorio strategico del territorio, mantenendo sempre la comunicazione visiva fra una torre e l'altra, in modo tale che, in caso di emergenza, le segnalazioni luminose da una torre all'altra si trasmettessero molto velocemente in tutto il territorio. La Torre di Capo Rama è citata dal Fazello nel 1558, mentre Tiburzio Spannocchi nel 1578 raccomandava di rifare il lastricato del solaio visto che sussistevano infiltrazioni d'acqua nell'ambiente sottostante. Da uno dei suoi acquarelli è ben visibile che la torre aveva come mezzo di accesso una scala di legno, semplicemente appoggiata, e che sul tetto lastricato si ergeva un'asta per le segnalazioni. Nel 1584 Camillo Camilliani riporta che la torre, essendo di vecchia concezione non poteva supportare le artiglierie di quel tempo, ma nello stesso tempo ne riconosce l'utilità: … per la corrispondenza de' segnali . Nel 1594, e poi ancora nel 1596 la torre è citata nei documenti della Deputazione del Regno di Sicilia, sia per spese di riparazioni varie, sia perché fu deciso di incrementare il personale della guarnigione da due a tre torrari . Nel 1714 Castellalfero, riporta che: …il capo Rama viene guardato da una torre rotonda, munita di un cannone di ferro e custodita da tre uomini di guardia… Infine viene citata dal Marchese di Villabianca nel 1797, mentre nel 1867 è ricompresa tra le opere militari da dismettersi. Attualmente non ha alcun uso e si presenta in mediocri condizioni pur dopo la messa in sicurezza effettuata dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo, a cura dell'architetto Lina Bellanca sia nel 2004 sia nel 2005 che ne ha bloccato la completa rovina, minacciata dal fatto che il materiale di costruzione è costituito da pietrame informe costipato con scaglie di calcare locale legato da una calce povera. Presenta una circonferenza di circa 25 metri che si ergono su di una modesta zoccolatura circolare variante dai 40 ai 160 centimetri. Da una ricognizione effettuata agli inizi degli anni settanta, era ancora esistente il vano della porta di accesso al piano abitabile a pianta quadrata di circa 4 metri di lato, esistenti anche una finestrella sul lato ovest alla sua sinistra ed il camino con mensolone in pietra grezza. Sussistevano tracce dell'intonaco e del tubo di terracotta, il catuso , che serviva per lo scolo dell'acqua dal solaio lastricato sino alla sottostante cisterna, mentre il tetto del vano era a volta ed intonacato. Già allora la scala di accesso al solaio lastricato era crollata, così come parte dello stesso. Attualmente (2009) la torre si presenta puntellata nella volta ed è pericolosissimo cercare di accedervi. Una discreta documentazione fotografica è reperibile sul sito della Riserva Naturale Orientata Capo Rama. Altri link suggeriti: http://www.wwfcaporama.it/manufatti.htm, https://www.vivasicilia.com/itinerari-viaggi-vacanze-sicilia/torri-in-sicilia/torre-di-capo-rama-terrasini.html (foto), https://www.youtube.com/watch?v=9-_asCnqT2w (video di in3minuti.it), https://www.youtube.com/watch?v=EM-TOrEu58I (video di Lucia Durisi).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Terrasini, https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Capo_Rama

Foto: la prima è presa da https://www.iostudionews.it/113-alla-scoperta-delle-torri-avvistamento-della-costa-palermitana-uno-studente-unipa/, la seconda è presa da http://www.wwfcaporama.it/manufatti.htm

martedì 22 gennaio 2019

Il castello di martedì 22 gennaio



MONTERONI D'ARBIA (SI) - Torre di Sant'Ansano in frazione Ville di Corsano

Il borgo di Corsano è ricordato sin dal X secolo, in quanto si legge, in un privilegio dell'imperatore Berengario II del 2 giugno 953, della petizione del marchese Oberto Salico affinché venissero concessi al conte Ildebrando d'lgelfredo alcuni beni situati a Corsano di proprietà dell'eremo di Santa Maria del Montemaggio (Monteriggioni). La pieve di Corsano, documentata dal 1031, fu una importante pievania della val d'Arbia, ed è ricordata dal Repetti a capo di un vicariato che estendeva la propria giurisdizione sotto le parrocchie di Mugnano, San Salvatore a Pilli, Bagnaia, Frontignano, Campriano, Radi, Filetta, Stine e Grotti. La frazione iniziò a svilupparsi nel corso del XIX secolo ai piedi della collina di Corsano, nei territori della storica tenuta che fu proprietà dei Bonsignori di Siena. Corsano contava 472 abitanti nel 1833. Il toponimo Ville è stato aggiunto in quanto la frazione si estende su un territorio che comprende numerose tenute con storiche ville padronali e antichi villaggi castellani. Sant'Ansano è un'azienda vitivinicola immersa in un luogo pieno di fascino, la cui struttura antica risale al 1200 circa ed era una fortificazione a difesa della strada sottostante, alternativa alla via Francigena. Altri link suggeriti: https://www.bedandbreakfast.eu/bed-and-breakfast-it/ville-di-corsano/torre-di-sant-ansano/1615959/, https://www.youtube.com/watch?v=-U1tIiBVBto (video di Traveler Best Choise), https://www.youtube.com/watch?v=CAVlZJYW7ko (video di Everywhere I Go)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Ville_di_Corsano, https://santansano.business.site/

Foto: la prima è presa da https://www.tripadvisor.it/VacationRentalReview-g1185506-d9981043-Agriturismo_Torre_di_Sant_Ansano-Ville_di_Corsano_Tuscany.html, la seconda è presa da http://wikimapia.org/32189009/it/Torre-di-Sant-Ansano

lunedì 21 gennaio 2019

Il castello di lunedì 21 gennaio




ROBBIO LOMELLINA (PV) - Castello Boschi

Dopo essere stata occupata dai Longobardi, ai quali si deve la fondazione della chiesa dedicata a san Michele Arcangelo, fu quindi in possesso della diocesi di Vercelli e, intorno all'anno mille, passò alla famiglia dei De Robbio, che ne furono feudatari e dominarono fino al XIII secolo anche sui paesi vicini (Palestro e Confienza). Fu contesa a lungo tra Vercelli e Pavia: al 1202 risale l'episodio più cruento, con la presa e la distruzione del castello da parte dei pavesi. Solo nel 1220 Robbio fu assoggettata definitivamente a Pavia da un diploma imperiale di Federico II, mentre il resto della Lomellina era pavese già dal 1164. Fece quindi parte del ducato di Milano e passò sotto altri feudatari, dai Porro (1387-1432) ai Crotti (fino al 1654 e dal 1532 parte del contado di Vigevano), ai Trotti, con il titolo di conti fino al XVIII secolo, brevemente ai Belcredi di Pavia e dal 1730 ai De Roma di Milano (che sostengono una parentela con la celebre famiglia romana degli Orsini). Come il resto della regione fu a partire del XVI secolo sotto la dominazione prima spagnola e poi austro-ungarica e nel 1748 passò al Regno di Sardegna. Nel 1859 entrò a far parte della provincia di Pavia nel Regno d'Italia. Il Castello di Robbio sorge al centro del paese, su uno spalto naturale del terreno ed è circondato da un parco con piante d'alto fusto, in corrispondenza dello scomparso fossato. Edificato nel XIV secolo sul luogo di un preesistente fortilizio risalente forse all'XI secolo, ha un impianto quadrangolare a corte aperta (verso occidente) e una bella torre, chiamata Torre Sanner, caratterizzata da un piccolo terrazzo sporgente, da una cordonatura in cotto e da bifore tardo-medievali. Il castello, oggi proprietà privata, ma ben visibile dall'esterno, fu fortemente rimaneggiato da alcuni restauri stilistici avvenuti a cavallo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e che hanno snaturato soprattutto le facciate prospicienti il cortile. L'edifico, tuttavia, lascia intravedere l'originale merlatura ghibellina e presenta tuttora le tracce di un antico ponte levatoio. Il maniero, dove ha anche soggiornato e dormito Ludovico il Moro, è passato tra le mani di Visconti, dei De Leiva, parenti della famiglia della monaca di Monza, fino agli Orsini di Roma. Dopo il passaggio alla famiglia Boschi che gli ha anche dato il nome il castello venne venduto a una società poi fallita. Di recente è stato venduto all’asta per circa 300 mila euro e acquistato dal facoltoso imprenditore italo-tedesco Mario Confalonieri, con il progetto di farlo diventare un hotel di lusso con 18 camere più una suite sulla torre. Altri link suggeriti: http://www.comune.robbio.pv.it/index.php/storia-e-tradizione, https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2017/07/25/news/robbio-il-castello-boschi-diventa-un-resort-1.15657986, http://www.infolomellina.net/html/robbio.htm, https://www.youtube.com/watch?v=Vli3K8PuuVY (video di Telepavia On Demand)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Robbio, http://www.visitpavia.com/it/poi/1917, http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00210/, http://www.lalomellina.it/index.php/the-news/robbio/11269-il-castello-boschi-sara-un-hotel-extra-lusso

Foto: entrambe sono prese da https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/foto-e-video/2016/02/19/fotogalleria/robbio-venduto-per-300mila-euro-il-castello-boschi-1.12985950

venerdì 18 gennaio 2019

Il castello di venerdì 18 gennaio




LAMEZIA TERME (CZ) - Castello normanno-svevo di Nicastro

E' una fortificazione medievale che sorge sul colle di San Teodoro, il rione più antico di Nicastro, ora facente parte della città di Lamezia Terme. Lo storico Vincenzo Villella ritiene che, ad oggi, non siamo in possesso della data esatta della costruzione del castello. Indubbia è, inoltre, la paternità dell'edificio: secondo alcune fonti spetterebbe ai Bizantini, secondo altre, più documentate, ai Normanni. Il nucleo iniziale sorse sull'altura del centro abitato su una precedente fortezza innalzata tra il VIII e il IX secolo. I Normanni, nella seconda metà dell'XI secolo, ripristinarono la struttura precedente proprio perché con la sua posizione, a strapiombo sul colle roccioso, rappresentava un'efficace strategia di difesa e consentiva anche di controllare la pianura circostante fino al mare. Federico II, in epoca successiva, avviò l'ampliamento degli interni, munendo il castello di caserme e carceri. Sempre Federico II fece costruire un mastio pentagonale e una cinta muraria verso la zona bassa. In quel periodo il castello non possedeva cinta muraria ma affidava la sua inespugnabilità, alle difficoltà di accesso al sito garantita dalle asperità della rocca. Anche durante la dominazione angioina il castello fu sottoposto a lavori di restauro. Ampliamenti e ristrutturazioni furono ordinate da Carlo V di Spagna, che lo trasformò in un'imponente fortificazione militare. Nella parte più alta del maniero, si trovava un nucleo fortificato da cui si elevava il maschio esagonale collegato all'ala residenziale da una piazza d'armi, posta in leggera pendenza. L'accesso principale, collocato verso est, era definito dalle forme circolari di tre torri, appositamente innalzate per difendere l'ingresso del castello. Nel periodo feudale il maniero si trasformò in residenza nobiliare, ospitando la famiglia Caracciolo e successivamente la famiglia D'Aquino. La storia del castello di Nicastro si intreccia, soprattutto, con la tragica fine del figlio ribelle di Federico II, Enrico VII, tenuto rinchiuso nel castello nicastrese per due anni a partire dal 1240. Una versione racconta che Enrico VII finì i suoi giorni suicida a soli 31 anni, il 12 aprile 1242. Un giorno, percorrendo una tortuosa strada di montagna con la scorta, mentre veniva trasferito da Nicastro alla volta del castello di Martirano, scappato alla vigilanza, si gettò da cavallo sfracellandosi in un dirupo. Qualcuno ha anche sostenuto che fu proprio Federico II a farlo uccidere. Una versione, più recente e sostenuta da valida documentazione, sostiene che Enrico VII sia deceduto per morte naturale a causa di una malattia contratta in carcere. Il corpo del re fu in seguito trasportato nel duomo di Cosenza dal vescovo di Martirano Leone Filippo De Matera (1218-1237), patrizio cosentino e cancelliere del Regno di Sicilia. All'inizio del '600, il castello fu trasformato in carcere. Con l'azione devastatrice dei numerosi terremoti che si sono abbattuti in questi luoghi, il castello si avviò verso un lento processo di decadenza e abbandono. Nel 1609, in seguito ad un sisma, cadde un torrione. Il terremoto del 1638 causò ingenti danni alla struttura del castello (seppellendo sotto le macerie il feudatario principe Cesare d’Aquino), i cui bastioni caddero sull'abitato e l'intero edificio fu sgombrato. Fu definitivamente abbandonato, invece, in seguito al sisma del 1783. Del castello ci pervengono solo i resti di quattro torri cilindriche, i bastioni, le mura e un contrafforte con loggetta cieca. Lo scrittore e viaggiatore Henry Swinburne (1743-1803), nel 1778, scrive che, a chiunque visitasse il castello, questo appariva come “un romantico rudere in posizione pericolante sul letto di un fragoroso torrente che scorre giù in una valle buia e boscosa”. Storia e mito, attrattiva e paura si sono sempre mescolate intorno a questo maniero, avvolgendolo in un alone di mistero, infatti sono sorte tante suggestive leggende ad esso legate, come quella della tana delle fate, quella della chioccia e i pulcini d’oro e, soprattutto, quella del paggio e della principessa, raccolte da don Pietro Bonacci nel suo volume su S. Teodoro, antico rione di Nicastro. Secondo la tradizione, quando cala la notte e tutto l’antico quartiere di S. Teodoro si addormenta, le fate escono dalle loro grotte di cui sono piene le sponde del torrente Canne e si aggirano intorno ai ruderi del castello e tra gli stretti vicoli, percorrendo poi il corso del torrente per raccogliere fiori, bacche e miele. Ogni notte poi, all’interno del castello, una chioccia e dodici pulcini d’oro si aggirano in cerca di cibo, sorvegliati da una terribile maga che impedisce a chiunque di avvicinarsi. C’è poi chi racconta di un cavaliere che di notte si aggira intorno ai ruderi del castello e tanti giurano di sentire distintamente lo scalpiccio degli zoccoli del cavallo. Sarebbe lo spirito di Gerlando. Il tutto è collegato al racconto riguardante Federico II che nel 1245 abitava nel castello con tutta la sua famiglia. Dall’imperatore in persona fu adottata una trovatella che era stata accolta nella corte e alla quale fu imposto il nome germanico di Ingrid. Tra i tanti paggi che prestavano servizio nel castello ce n’era uno di nome Gerlando che fu assegnato al servizio della principessa Ingrid e finì per innamorarsene. Venutolo a sapere, l’imperatore minacciò di morte il paggio che, avvisato da Ingrid, in piena notte saltò in groppa ad un cavallo e fuggì dalla porta principale del castello che era fortunosamente aperta, rifugiandosi nella boscaglia sovrastante. L’imperatore diede ordine ai soldati di inseguirlo e riportarlo al castello. Ma fu tutto inutile e nessuno seppe dare notizie di Gerlando. Allora l’imperatore diresse la sua ira contro la principessa Ingrid facendola rinchiudere nella stessa stanza dove nel 1240 aveva tenuto prigioniero il figlio ribelle Enrico, re di Germania, accusato di aver favorito le mire autonomistiche dei Comuni dell’Italia settentrionale. In questa conclusione la leggenda si lega alla storia vera. In effetti Enrico restò prigioniero per qualche tempo nel castello di Nicastro da dove poi fu trasferito a Martirano. La storia del castello ha altri importanti punti di riferimento con Federico II (che, tra l’altro, era anche terziario dell’ordine cistercense). Infatti, fu proprio lui che, avendo ereditato per via della madre Costanza d’Altavilla tutti i beni dei Normanni, provvide subito a riscattare la città di Nicastro dalla feudalità benedettina (che possedeva la metà della città, incluso il castello) dando in cambio all’abate dell’abbazia di S. Eufemia la terra di Nocera e il casale di Aprigliano. Al vescovo, che possedeva l’altra metà della città, diede in cambio la contea di Rocca Falluca. Inoltre, da una lettera del 1239, riportata nella Historia diplomatica di Federico II, risulta che in quell’anno questo re fece restaurare la rocca del castello e il tetto del grande palazzo che possedeva in contrada Carrà, proprio in mezzo alla omonima grande foresta che costituiva una grande riserva di caccia e che ospitata anche il grande monastero basiliano di S. Maria del Carrà. Almeno altri due eventi riguardanti il castello meritano di essere menzionati. Infatti è certo che nel 1122 vi fu ospitato per due settimane il papa Callisto II mentre sembra che nel 1535 vi abbia sostato Carlo V di ritorno da Tunisi. Ridotto a poco più di un rudere, il Castello di Lamezia Terme si trova sotto la tutela della Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria ed è stato oggetto di una serie di campagne di scavo che hanno portato alla luce diverse sezioni dell’edificio ancora non indagate, oltre a reperti di varia natura, quali ceramiche e vasellame di uso quotidiano (rimando a http://www.comune.lamezia-terme.cz.it/node/115). Nel 1992 venne avviato un intervento di restauro di tipo conservativo, allo scopo di preservare i resti dell'antico castello, attraverso opere di consolidamento strutturale e monumentale. Il complesso conta 16 corpi di fabbrica differenti, distribuiti su due livelli. In alto si trova un nucleo fortificato da cui si eleva il donjon esagonale fiancheggiato da un bastione merlato. Un leggero pendio dotato di cisterna e una piazza d’armi collegano il donjon all’ala residenziale, detta Palazzo Federiciano, in onore di Federico II di Svevia. In diversi periodi dell’anno, all’interno del castello si tengono eventi che attirano una partecipazione sempre più attiva, come i cineforum d’estate oppure il presepe vivente che viene allestito nel monumento e per le vie del borgo ai suoi piedi. Di sera il maniero illuminato dalle luci della città sottostante offre una veduta spettacolare. Altri link suggeriti: http://www.lameziastorica.it/castello.html, https://www.youtube.com/watch?v=8-gpZBpYjYI (video aereo di Sacilo), https://www.youtube.com/watch?v=QcmMwSHIAv8 (video di Saverio Stranges), http://www.lametino.it/Ultimora/lamezia-castello-normanno-svevo-chiuso-al-pubblico-lanciata-petizione-per-la-riapertura.html, https://www.youtube.com/watch?v=8cSS2Ludtuc (video di Symposium202), https://www.youtube.com/watch?v=gw9YP_nhuVE (video di Emmeppi Produzioni Televisive).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_normanno-svevo_di_Nicastro, http://www.lameziastorica.it/castello-mito.html, https://www.calabriadascoprire.it/visita-al-castello-normanno-svevo-di-lamezia-terme/, https://www.vaghis.it/arte-e-cultura/lamezia-terme.html, https://italiagustus.it/attrattore/146/castello-normanno-svevo, http://atlante.beniculturalicalabria.it/luoghi_della_cultura.php?id=25573

Foto: la prima è presa da http://www.lameziastorica.it/castello-mito.html, la seconda è presa da https://www.calabrianews.it/lamezia-mastroianni-pd-mozione-consiliare-salvaguardia-valorizzazione-del-castello-normanno-svevo/

giovedì 17 gennaio 2019

Il castello di giovedì 17 gennaio




SALSOMAGGIORE TERME (PR) - Castello di Gallinella in frazione Contignaco

Il castello di Gallinella era un maniero medievale, i cui resti sorgono nei pressi del torrente Ghiara, in località Contignaco. La fortezza fu edificata nella prima metà dell'XI secolo dal fondatore di Contignaco, il marchese Adalberto I degli Obertenghi, capostipite della casata obertenga-adalbertina del ramo dei Pallavicino, unitamente al castello di Contignaco, posto sul versante opposto della vallata, a difesa delle vicine saline di Salsomaggiore. Questo castello pare abbia ospitato, attorno al 1306, un certo Dante Aldighieri che alcuni identificano nel sommo poeta. Nel 1310 i Lupi, espulsi da Parma da Giberto III da Correggio, espugnarono il castello e ne mantennero il possesso fino al 1374, quando se ne riappropriò Francesco Pallavicino; alla sua morte nel 1388 il maniero tornò nuovamente a Bonifacio Lupi, che lo lasciò in eredità a Maffeo di Franceschino Petroni dell'attigua Corticelle. Nel 1421 il feudo fu assegnato a Rolando il Magnifico. Tuttavia nel 1427 le truppe della famiglia Sommi di Cremona attaccarono improvvisamente il castello, espugnandolo in seguito a un durissimo scontro, noto come "strage di Gallinella"; nel 1432 il duca di Milano Filippo Maria Visconti confiscò a Giovanni Sommi il maniero, che restituì al Pallavicino. Nel 1441 Niccolò Piccinino attaccò su più fronti lo Stato Pallavicino, costringendo Rolando il Magnifico alla fuga; tutte le sue terre furono incamerate dal Visconti, che nel 1442 investì il condottiero del feudo di Gallinella e di numerosi altri. Nel 1448 Rolando attaccò il maniero ereditato da Francesco Piccinino e se ne rimpossessò; alla sua morte nel 1457 il feudo fu ereditato dal figlio Niccolò. Nel 1599 il marchese Rolando Pallavicino fu accusato di soprusi e angherie dal duca di Parma Ranuccio I Farnese, che lo fece arrestare insieme alla figlia e ad altre sette persone dal capitano Massimiliano Scuttelari; il castello fu confiscato dalla Camera ducale, che nel 1630 lo alienò al marchese Alessandro Paveri Fontana per 7554 ducatoni. Nel 1654 il maniero fu assegnato al marchese Alessandro Pallavicino, che tuttavia fu assassinato per motivi economici dall'arciprete della pieve di Contignaco; il feudo tornò quindi alla Camera ducale di Parma. Nel 1718 il duca Francesco Farnese alienò il castello di Gallinella ai marchesi Santi, che lo mantennero per alcuni decenni; in seguito il feudo fu assegnato al podestà Bernardino Romagnosi, padre del giurista Gian Domenico. Verso la fine del XVIII secolo il maniero passò al conte Cesare Ventura, primo ministro del duca Ferdinando I di Parma; alla sua morte l'antica fortezza, ormai in rovina, passò al figlio Giovan Battista, che ne mantenne il possesso anche in seguito all'abolizione dei diritti feudali sancita da Napoleone nel 1805. In seguito alla scomparsa del conte nel 1826, il castello, disabitato e degradato, fu in parte demolito per ricavarne materiale edilizio; anche l'annessa cappella dedicata ai santi Fabiano e Sebastiano, chiusa dal 1744, subì la stessa sorte. Ad oggi rimangono solo alcune piccole tracce del maniero, soffocate dalla vegetazione, in posizione collinare. Pensate che fino a metà del XX secolo era possibile ammirare ancora l’antico mastio, ma nel 1973 i lavori all’interno di una cava, che si trovava poco distante, portarono alla distruzione quasi totale delle rovine che erano rimaste, fino a quel momento, ancora in piedi. Si conservano alcuni muri in pietra, soffocati dalla vegetazione, e l'antica cisterna per la raccolta dell'acqua. Per approfondimenti sul monumento vi suggerisco di leggere la scheda di Paolo Panni su http://www.emiliamisteriosa.it/2015/05/tra-stragi-e-congiure-torture-e.html. Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=bqeDtubF74w (video di ARI Parma).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Gallinella, http://www.bicilandia.it/bicilandia80/comuni/CE03_salsomaggiore/eme_15.html, http://www.parmatales.com/it-IT/i-castelli-di-contignaco-e-gallinella.aspx

Foto: la prima è presa da http://www.emiliamisteriosa.it/2015/05/tra-stragi-e-congiure-torture-e.html, la seconda è una cartolina d'epoca presa da https://www.vecchiasalso.altervista.org/index.php/castello-di-gallinella

mercoledì 16 gennaio 2019

Il castello di mercoledì 16 gennaio





CALDONAZZO (TN) - Magnifica Corte Trapp

La prima menzione della Magnifica corte di Caldonazzo, o di quello che poteva essere considerato il suo nucleo medievale, risalirebbe al 9 Maggio 1319, quando nella piazza della corte un certo ser Bartolomeo, vicario di Michele di Caldonazzo, stabilì pubblicamente i confini della giurisdizione del signore verso l’abitato di Bosentino. Il complesso della corte venne edificato nella parte alta dell’antico borgo, nella contrada detta la Pòla, cuore medievale dell’abitato dove sorgeva anche la chiesa di San Sisto, ricordata dalle fonti a partire dal 1345. La Magnifica corte, un insieme di edifici d’epoca cinque-seicentesca, sarebbe stata edificata su una preesistente struttura rappresentativa del potere dei signori, forse una casa-murata o una torre fortificata, che avrebbe assunto il nome di curtis poiché si trattava del luogo in cui il dominus esercitava le sue prerogative di potere sul territorio. La presenza di una struttura di quest’epoca, che risulta difficile rintracciare nell’impianto architettonico del complesso, potrebbe tuttavia essere suggerita dalle fonti: un documento del 1201 infatti attesta la concessione fatta a Geremia e Alberto, figli di Warimberto di Caldonazzo, da parte del principe vescovo di Trento Corrado, di poter costruire un castello sul Colle delle rive, soprastante l’abitato. Sorge così una nuova fortificazione che verrà detta più tardi Torre dei Sicconi o Castello Nuovo. Quest’ultimo nome sembrerebbe suggerire l’esistenza di una precedente difesa che, almeno da un punto di vista esclusivamente militare e di controllo viario, sarebbe stata soppiantata dalla nuova fortificazione. La corte rimase per lungo tempo il centro del potere dei da Caldonazzo, famiglia che per secoli detenne l'egemonia dell’alta Valsugana. Comparsi nelle fonti già dalla prima metà del XII secolo e fedeli alleati del principato vescovile, tra il XII e il XIII secolo si divisero nei tre rami di Castelnuovo, di Brenta e di Castel Selva. Nel Trecento i Caldonazzo vennero coinvolti nella guerra tra le signorie dell’Italia settentrionale. Poichè Siccone il Giovane si alleò con il signore di Padova Francesco da Carrara, da Vicenza partì una colonna militare che invase e mise al sacco la Valsugana e tutti i principali castra locali – San Pietro, Selva, Telvana –, fra cui anche Caldonazzo, dove bruciarono il borgo, presero la fortificazione della corte e assediarono Castel Nuovo sul colle che, dopo una strenua difesa, capitolò e venne dato alle fiamme. Nel Quattrocento Federico IV Tascavuota, arciduca d’Austria, ottenne i castelli della Valsugana; nel 1424, ricevuto il feudo di Caldonazzo, insediò presso la corte propri capitani tirolesi. Nel 1461 il governo di Caldonazzo venne assunto dai Trapp, fedeli alleati dell’impero, che in quell’epoca stavano estendendo il loro potere con svariate acquisizioni all’interno del principato tridentino. Nel 1485 venne utilizzata per la prima volta la definizione di Magnifica corte. Dalla fine del XV secolo per tutto il successivo si susseguirono i lavori per trasformare il complesso in un palazzo più adatto a rappresentare il potere di una signoria rinascimentale. Se la Torre dei Sicconi fu mantenuta come piccolo presidio militare (venne distrutta solo nel 1915), la Magnifica corte si trasformò in una raffinata residenza nobiliare ricca di affreschi e decorazioni che segnarono il definitivo passaggio ad una nuova epoca. I Trapp s’impegnarono nel decoro del palazzo: sulla facciata più antica si intuiscono gli stemmi affrescati dei Trapp, dei Conti del Tirolo e dei Duchi d´Austria, intorno al 1526. Al Maestro di Sluderno, l´estroso artista dell´omonimo castello in valle Venosta, vanno probabilmente ascritti i cicli allegorici che ornavano alcune stanze, di cui rimane solo il particolare di una pittura murale ad olio raffigurante un torneo di antichi cavalieri, riferibile alla Camera picta. La cinta muraria, a merlatura ghibellina, è una costruzione arbitraria del XIX secolo. Addobbata secondo lo stile natalizio tirolese, la Magnifica Corte, ospita ogni anno il Mercatino di Natale. La Corte inoltre ospita iniziative e manifestazioni tra le quali il Mercatino dei Rigattieri Tirolesi in primavera e la Rassegna di Canti Spirituals in estate. Le brutali vicende della devastazione portata dall’esercito vicentino nel 1385 lasciarono a tal punto il segno nella popolazione da far nascere leggende e superstizioni al riguardo. La credenza popolare, infatti, vuole che ancora oggi la notte si aggirino per le numerose sale della Magnifica corte gli spettri dei soldati morti per difenderla dall’assalto nemico. Per approfondimenti suggerisco la visita dei seguenti link: http://www.cortetrapp.it/, https://www.facebook.com/cortetrapp/?rf=145333045559195, https://www.youtube.com/watch?v=aqr7S5eot-E (video di Mattia Frizzera)

Fonti: http://www.castellideltrentino.it/Siti/Magnifica-Corte-di-Caldonazzo, https://www.visittrentino.info/it/guida/da-vedere/magnifica-corte-trapp_md_2579, https://www.visitvalsugana.it/it/scopri-la-valsugana/cultura/castelli-del-trentino/magnifica-corte-trapp_2152_ida/

Foto: la prima è presa da https://www.matrimonio.com/castelli-matrimoni/corte-trapp--e167581/fotos/15, la seconda è presa da https://mapio.net/images-p/10891241.jpg

martedì 15 gennaio 2019

Il castello di martedì 15 gennaio




MONZUNO (BO) - Torre di Montorio

La frazione di Montorio è sede di un antichissimo castello. Ricordato nella documentazione già dal 1170, fu una delle prime comunità della montagna ad essere inglobata nel contado bolognese. All’interno del castello erano state costruite diverse abitazioni e attorno era sorto un piccolo borgo. Nei pressi della canonica si trovava una torre d’avvistamento, che dominava le valli sottostanti. Nei 1315 tutto il paese venne distrutto dal fuoco appiccato dai conti di Panico per rivalsa contro i signori di Monzuno, proprietari di parte del castello e delle terre circostanti. Nel 1325 i Modenesi infersero una dura sconfitta alle truppe del comune di Bologna a Zappolino. Le milizie dei conti di Panico, forti del momento di debolezza di Bologna, assalirono il castello di Montorio distruggendolo ed asportando addirittura la campana della torre. Dalla fine del XIV secolo il fortilizio passò al comune di Bologna e di nuovo in mano alla famiglia dei signori di Monzuno fino agli inizi del Cinquecento. L’edificio denominato "La Torre", parte un tempo del più ampio fortilizio, passò ai conti Castelli di Bologna, che nel 1584 lo donarono all’Ordine Militare di Santo Stefano per potervi essere ammessi, riottenendolo poi sotto il titolo di Commenda ereditaria o priorato. Estinti i Castelli l’edificio ritornò all’Ordine di Santo Stefano, che nel 1795 lo concesse in enfiteusi a Giacomo Marulli. Nel 1806 venne acquistato dal dottor Policarpo Berti, i cui discendenti sono gli attuali proprietari. L'imponente Torre di Montorio sorge a poca distanza dall'abitato, situata su di uno sperone che domina le valli del Setta e del Sambro, e costituita da due parti: l'edificio originario, risalente al XII secolo, ma ripetutamente rimaneggiato, e l'addizione cinquecentesca. La Torre presenta tracce dell'originaria merlatura guelfa con le aggiunte dei merli ghibellini dell'800, alcune balestriere ed altri elementi di pregio. La costruzione è purtroppo stata danneggiata dal terremoto che nel 2003 ha colpito l'Appennino Bolognese; qui si possono trovare una relazione sui danni riportati e le valutazioni sul restauro del monumento: http://www.enea.it/it/seguici/pubblicazioni/EAI/anno-2013/3-4-maggio-ottobre/the-restoration-of-the-tower-of-montorio-italy-after-the-2003-earthquake. Altri link consigliati per approfondimento: http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/castelli/index.jsp?id=5801&pagina=2, https://mapio.net/pic/p-108093426/ (foto), https://www.youtube.com/watch?v=GGii7fHRg-s (video di UfficioStampaMonzuno)

Fonti: http://www.prolocomonzuno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=35&Itemid=2 , http://www.appenninobolognese.net/apbo/index.cfm?event=scheda&qpTemaID=0&qpTAS3=20101&qpGEO2=3704400&qpNEWS_ID=5000060&qpParolaChiave=&qpPeriodoID=0&qpOrderBy=&qpRowNro=1

Foto: la prima è di "c pancotti" su https://www.flickr.com/photos/ilmeteo/5294137917/, la seconda è presa da http://www.enea.it/it/seguici/pubblicazioni/EAI/anno-2013/3-4-maggio-ottobre/the-restoration-of-the-tower-of-montorio-italy-after-the-2003-earthquake

lunedì 14 gennaio 2019

Il castello di lunedì 14 gennaio





OVIGLIO (AL) - Castello Reale

Il castello, edificato nel 1300, sorge su un precedente edifizio, un castrum con una cinta bastionata e fortificata che racchiudeva un borgo (borgo medioevale) di cui negli ovigliesi è rimasta la tradizione del nome dato al cosiddetto “borgo di dentro” ossia borgo dentro la cinta fortificata. Nel 850 l’imperatore Corrado I donò l’originale castello al monastero pavese di San Pietro in ciel d’oro. Nel 1193 l’ imperatore Enrico concesse il complesso a Bonifacio, marchese del Monferrato, dal quale fu ceduto al marchese d’ Incisa. L’attuale castello, come detto, sorto in epoca medioevale, nel 1367 era controllato da Filippo Maria Visconti. Nel 1404 Oviglio e il suo castello vennero devastati dalle truppe di Facino Cane. Nel 1498 Filippo Fieschi ne era il nuovo proprietario. Nel 1513 il dominio del borgo passò nelle mani di Gerolamo Perboni, autore dell’ opera morale “Opus Uviliarum”. Nel 1782 il castello venne ceduto ai marchesi Marengo di Rorà. L'edificio prese il nome di Castello Reale, in quanto acquistato nel 1826 da Sua Maestà la regina Maria Cristina di Borbone-Napoli, nata infanta delle Due Sicilie, augusta vedova di Sua Maestà il Re Carlo Felice di Savoia. I Conti Calcamuggi, divenuti proprietari della costruzione a metà Ottocento, durante il loro possesso vi profusero somme ingenti per riadattamenti in stile neogotico e sistemazioni, per migliorare il severo aspetto dei due fianchi est e sud, per edificarvi dalle fondamenta la graziosa e artistica entrata ad est e la magnifica torre che la sovrasta, venne ricostruita l'entrata ovest, e restaurato il vasto salone padronale. E’ a loro che si devono il prezioso soffitto a cassettoni del salone dei ricevimenti e gli affreschi che adornano ancora oggi le diverse sale del piano nobile del Castello. A istanza del Ministero della pubblica istruzione il Castello Reale di Oviglio venne dichiarato monumento nazionale, pregevole di arte e di storia in data 4 giugno 1908. L'edificio, circondato da un parco con piante secolari e delimitato da mura di cinta, appartiene oggi alla famiglia Damiano ed è una location ideale per eleganti ricevimenti, soggiorni suggestivi, cene dai sapori locali o altri importanti eventi. Attualmente il castello presenta un impianto rettangolare con la base scarpata originaria, torri cilindriche d'angolo e torre poligonale d'ingresso. Altri link suggeriti: https://www.icastelli.it/it/piemonte/alessandria/oviglio/castello-di-oviglio, http://www.marchesimonferrato.com/web2007/_pages/gen_array.php?DR=all&URL=marchesidelmonferrato.com&LNG=IT&L=2&C=93&T=news&D=IT%7B7A669E94-34C1-5E95-4975-60B8748A5A52%7D&A=0, https://www.youtube.com/watch?v=oGnzqvD9QFw (video di ovigliocastello), https://www.matrimonio.com/castelli-matrimoni/castello-di-oviglio--e12693/videos/12618, https://www.youtube.com/watch?v=_XZae4eWDJU (video di Franco live)

Fonti: https://www.comune.oviglio.al.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-di-oviglio-6005-1-0983ad86e7a97a5afb69189234611968, http://www.castellodioviglio.it/it/, http://www.turismodoc.it/relais-castello-oviglio/index.cfm, http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_AL_Castello_Oviglio.htm

Foto: la prima è di Solaxart 2018 su http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_AL_Castello_Oviglio.htm, la seconda è presa da https://www.italytraveller.com/it/z/castello-di-oviglio

venerdì 11 gennaio 2019

Il castello di venerdì 11 gennaio




SABBIO CHIESE (BS) - Rocca

Al centro del paese, su una rupe di roccia dolomitica che si erge alcune decine di metri sopra il letto del fiume Vrenda, sorge la "Rocca". Dalla sommità dell'edificio, in posizione dominante sul resto del paese, con lo sguardo è possibile abbracciare gran parte della media Valle Sabbia. Elemento architettonico caratterizzante, l'edificio sorse tra il IX e il X secolo. Probabilmente in origine la "Rocca" era un semplice terrapieno protetto da palizzate che successivamente si trasformò in bastione o fortezza militare, destinato a dare rifugio ai sabbiensi contro le invasioni di passaggio così frequenti nel Medioevo. La rocca ebbe un ruolo nel sistema difensivo della valle e fu coinvolta nei principali eventi, dal passaggio del Barbarossa nel 1162 a quello di Federico II nel 1238, fino a Mastino della Scala e Bernabò Visconti (1362). Il riordinamento amministrativo visconteo (1385) collocò Sabbio nella quadra di Valle Sabbia; dopo il 1427 Venezia lo aggregò alla quadra di Montagna. Tra il XII ed il XIII secolo Sabbio Chiese e la Valle Sabbia furono teatro delle continue tensioni e scontri tra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini. Il Vaglia riferisce che nel 1330 la Rocca venne occupata dai ghibellini di Mastino della Scala, signore di Verona, ma le vicende belliche la restituirono presto ai guelfi comandati da Tebaldo Graziotti di Vestone. Successivamente, per tutto il 1400, Sabbio Chiese seguì il destino dell'intera Valle ed assistette al conflitto ed alle lotte fra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, e fu periodicamente oggetto di tentativi di saccheggio a causa dell'incessante passaggio dei diversi eserciti. La Repubblica di Venezia, che ormai controllava la Valle Sabbia, decise la riorganizzazione del sistema difensivo dei propri territori. Alla fine del XV secolo i veneziani decisero di privilegiare la ristrutturazione ed il rinforzo della Rocca d'Anfo, decretando pertanto la fine della funzione militare e politica delle altre fortezze della Valle, tra cui la "Rocca". Iniziò così la trasformazione della Rocca in santuario dedicato alla Beata Vergine del Campanile (1527) mentre nel 1588, con bolla pontificia, l'edificio venne eletto ad oratorio non consacrato. Nella prima metà del '500 Sabbio assistette all'occupazione francese, seguita da una breve reggenza militare spagnola e dal passaggio dei lanzichenecchi, che spogliarono la parrocchiale di San Michele. Anche se ha ormai terminato da secoli il suo compito di difesa ed è ormai trasformata in edificio di culto e di preghiera, ancora oggi è possibile identificare nell'architettura della Rocca alcune parti dell'originario bastione: ad esempio il massiccio portone d'accesso, con posto di guardia e feritoie, le imponenti colonne all'ingresso e parte della scalinata interna. All'attuale edificio si accede partendo dalla sottostante piazza Rocca. Si salgono i 107 scalini della scalinata e, attraversando alla sommità il massiccio portone militare, si accede al piccolo sagrato antistante la chiesa. All'inizio della scalinata da segnalare la cinquecentesca Chiesetta di San Pietro, in passato utilizzata come ospizio e poi scuola elementare. Nella roccia su cui sorge l'edificio sono stati scavati cunicoli sotterranei e prigioni. Successivamente nella prima metà del Cinquecento l'edificio fu risistemato e trasformato in oratorio. Dal sagrato posto in cima alla balza è possibile accedere alla chiesa oltrepassando il pesante portone che la cela. La struttura dell'edificio è estremamente originale e si articola in due chiese sovrapposte, entrambe dedicate all'Annunciazione. Nella chiesa inferiore, di forma decisamente irregolare, si trovano due altari, uno laterale ed un altro centrale, arricchiti da sculture lignee policrome, opera della bottega dei Boscaì, antichi e celebri intagliatori valsabbini. Sfortunatamente parte di questo patrimonio artistico venne gravemente danneggiato da un incendio scoppiato nel 1958. Nella cantoria in legno osserviamo tre immagini e fra queste la Maternità, che mostra sullo sfondo il paesaggio di Sabbio con la rocca. Dal fondo della navata e dal lato della sacrestia,attraverso due scale poste una a destra ed una a sinistra, è possibile salire fino alla parte superiore. Qui l'abside appare protetta da un cancello in ferro battuto che risale ai primi del Cinquecento. Nella nicchia da segnalare l'affresco della Vergine col Bambino, con ai lati quattro statue dei Profeti. Nel volto numerosi affreschi: Annunciazione, Visitazione, Incarnazione, Maternità, Morte di Maria. Alle pareti delle due navate riconosciamo ex voto cinquecenteschi ormai deteriorati, uno dei quali raffigura San Aio. Una porticina introduce al campanile, che verosimilmente nel passato fu torre di vedetta e venne eretto nel Cinquecento, quando già alloggiava un orologio. Il porticato esterno, settecentesco, è caratterizzato da colonne di marmo. Altri link suggeriti: https://www.comune.sabbio.bs.it/page/la-rocca, http://www.vallesabbianews.it/notizie-it/(Sabbio-Chiese,Valsabbia)-La-Rocca-di-Sabbio:-fede,-storia-e-arte-25395.html, http://www.laroccadisabbio.it/storia, https://www.youtube.com/watch?v=keFKgj8tDNo (video con drone di DavidePascale79), https://www.youtube.com/watch?v=tOb9EhLJGfk (altro video con drone di DavidePascale79), https://www.youtube.com/watch?v=drgKqd3QC4U (video di Suonate a festa).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Sabbio_Chiese

Foto: la prima è presa da http://www.edv24.it/cms/tag/rocca-di-sabbio-chiese/, la seconda è presa da http://www.vallesabbianews.it/notizie-it/(Sabbio-Chiese)-Volontari-per-l%27apertura-del-Santuario-della-Rocca-24056.html

giovedì 10 gennaio 2019

Il castello di giovedì 10 gennaio




MAGIONE (PG) - Castello in frazione Agello

Agello è una frazione del comune di Magione, posta in cima ad una collina, ad un'altezza di 411 m s.l.m., che domina da un lato la pianura del paese di Capanne, attraversata dalla strada statale 220 Pievaiola, e dall'altro l'intero specchio del lago Trasimeno. Il nome del paese deriva dal nome della ninfa Agilla, che nella mitologia è innamorata di Trasimeno, figlio del dio Tirreno (si consideri anche che il termine agellus viene spesso utilizzato per dare il nome a paesi nati su fondi o agri colonici). All'epoca romana risale la fondazione del Castrum, in occasione della battaglia contro Annibale (217 a.C.): grazie ad esso si riusciva a controllare il passo di Montebuono, unico collegamento allora disponibile tra Perugia e le sponde occidentali del Trasimeno. L'imperatore Enrico VI affidò la giurisdizione di Agello a Perugia nel 1186 e i signori del luogo erano i Marchesi del Monte Santa Maria che tuttavia riuscirono a mantenervi un "servitium" esentato dal controllo politico da parte del comune perugino. Tale "servitium" era probabilmente rappresentato dalla gestione degli interessi di matrice feudale da parte di uomini e famiglie della piccola nobiltà rurale legate ai Marchesi da un vincolo di vassallaggio. Queste famiglie, probabilmente consanguinee, diedero origine ad un consortile detto "de' nobili di Agello". Una radicata tradizione sostenuta dalla storiografia perugina, riconosce in San Pietro abate fondatore della cattedrale di San Pietro in Perugia, il più importante soggetto appartenuto a questo antico clan familiare. I suoi membri ricostruirono e fortificarono notevolmente il paese, tanto da trasformarlo in Castello (già nel XII secolo era cinto da mura). Nel 1390 Michelozzo Michelotti, ribelle di Perugia, occupò il castello e ne fece base per scorrerie nel territorio. In seguito, le truppe di Perugia debellarono i ribelli e demolirono in buona parte le difese del castello. La rocca e le mura furono ricostruite verso la fine del XIV secolo, fino all'ultima distruzione causata dal Granduca toscano Ferdinando II nel 1642. In seguito, la fama di Agello fino all'unità d'Italia è dovuta soprattutto al fatto di essere considerato covo di briganti e ladroni. La cinta muraria di cui era dotato l’insediamento di Agello, realizzata intorno al Mille, nel corso del Medioevo fu risistemata in almeno tre occasioni. Un primo intervento si ebbe intorno alla metà del secolo XIII, quando crollò buona parte delle mura a causa dell’incuria da parte degli abitanti. La questione fu di tale portata che le disposizioni del consiglio cittadino relative alla sistemazione delle mura agellesi, diedero vita ad un articolo statutario, il 39 dello statuto perugino del 1279. Una nuova risistemazione delle mura castellane si ebbe nel 1388 e l’ultima poco dopo il mese di maggio del 1390, a seguito dell’occupazione del castello da parte dei ribelli di Perugia. I danni patiti dalle strutture difensive in quest’occasione furono veramente ingenti e, a quanto è dato sapere, soltanto intorno alla metà degli anni ‘90 del Trecento il nucleo abitato tornò ad essere dotato di un apparato difensivo in piena efficienza. Anche se ora mancano le porte d’accesso al castello, la cinta muraria è ancora ben visibile e il cassero, con la torre principale ormai trasformata in campanile dotato di un pubblico orologio, è stato consolidato a rudere nella seconda metà del Novecento. Questa struttura fortificata, interna alla cinta muraria e realizzata successivamente alla cinta muraria originaria, mostra elementi architettonici o tracce degli stessi riconducibili ad un periodo compreso tra i secoli XII e XV. Altri link per approfondire: http://www.giacomochiodini.it/agello-inaugura-torre-campanaria-e-festeggia-il-parroco-il-punto-sul-paese/#more-3284, http://www.prolocoagello.it/, https://www.youtube.com/watch?v=qn39tDbZs1M (video con drone di Giacomo Chiodini), https://www.youtube.com/watch?v=1hPQrQNEMlA (video di Roberta Ferrari).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Agello, scheda di Giovanni Riganelli su http://www.magionecultura.it/default3.asp?active_page_id=165&id=16&cid=14&scid=21

Foto: la prima è di LigaDue su https://it.wikipedia.org/wiki/Agello#/media/File:AgelloMagioneCastello4.jpg, la seconda è di Lorenzo Dogana su http://www.magionecultura.it/default3.asp?active_page_id=165&id=16&cid=14&scid=21. Infine, la terza è presa da https://www.italiansongs.org/2014/03/agello-umbria-covo-di-briganti-e-ladroni.html 

mercoledì 9 gennaio 2019

Il castello di mercoledì 9 gennaio




TORRACA (SA) - Castello baronale Palamolla

Durante la guerra del Vespro fra angioini ed aragonesi (1285-1302), l’antico borgo costituì uno dei principali fortilizi angioini dell’entroterra. In seguito il piccolo borgo e le terre circostanti furono nei secoli proprietà di molti feudatari. Il primo nome che viene citato è quello di Bartolomeo di Torraca proprietario di terre e di beni, successivamente nel 1270 il feudo passò nelle mani del nobile Francesco Sanseverino, conte di Lauria che lo diede in subfeudo a Tommaso Monforte di Laurito. Dalla fine del 1300 il feudo fu oggetto di una lunga serie di vendite e tra i proprietari più illustri annoverati ricordiamo i De Freda e i Gambacorta. Nel 1599 il feudo passò nelle mani di Decio Palamolla, barone di Scalea che si trasferì a Torraca per la bellezza del posto e per le favorevoli condizioni metereologiche. Fu il primo barone di Torraca e di Sapri, al tempo territorio torrachese. Decio Palamolla sposò Brianna Gaetani e nei successivi tre secoli si susseguirono ben 7 baroni della stessa dinastia: Carlo, Vespasiano, Francesco, Biagio etc. Nel 1852 nel corso di una sua visita in Calabria, Ferdinando II, Re delle due Sicilie (1830 al 1859), il 27 settembre sbarcando dalla nave Carlo III, approdò a Sapri e fu ospite del Barone Biagio Palamolla a Torraca. Il Re fu accolto con festose manifestazioni: luminarie, spettacoli, giochi di fuoco e danze. In quell’ occasione fu donata al barone Palamolla una carrozza, segno di gratitudine del Re Ferdinando. Della visita del Re ne dà testimonianza una lapide sulla facciata interna del castello, la cui scritta recita:

"Ferdinando II Re delle due Sicilie
Sopra tutti i principi predecessori nelle arti della pace e della guerra
Con lode di tutti superiore perlustrando la regione Calabria per ragioni di Stato
Avendo riposato in queste mura
Il popolo di Torraca esultante per la gioia
esilarò con la sua paroleaffinchè non si perdesse a Torraca il ricordo del Re
Così eccelso ospite questa pietra ad imperituro ricordo
Biagio Palamolla Marchese di Poppano pose.
Anno della salute 1852
8 ottobre"

Nel 1806 il paese subì l’assalto delle truppe francesi, che dettero alle fiamme gran parte dell’abitato e saccheggiarono il Castello Baronale esportandone quadri, statue ed altri oggetti di valore. Carlo Pisacane nel giugno del 1857, dopo lo sbarco a Sapri, venne a Torraca nella storica piazzetta dell’Olmo, tenne un famoso discorso, incitando il popolo alla rivolta, nessuno però poté seguirlo nel suo disegno perché ricorreva in quel giorno la Festa di San Pietro, il Santo Patrono. I torrachesi comunque gli indicarono la strada per arrivare, senza pericolo, al Fortino. Il Castello baronale sorge su uno sperone roccioso intorno al quale si sviluppa concentricamente il borgo, secondo lo schema tipico dell’urbanistica medioevale. è costituito da un corpo ad L di 20x30 metri, occupa una superficie coperta di 520 mq, più un orto di circa 344 mq. L’orto è cinto da mura merlate con due torri. Tale edificio è appartenuto a diverse dinastie: Gambacorta, Palamolla (il cui stemma, databile fine ‘500 inizio ‘600, si trova all’ingresso, fiancheggiato da due cariatidi dipinte), Brandi fino ad essere oggi proprietà comunale, sede dell’Università e un importante centro congressi. Il castello conserva un carattere severo e maestoso determinato dall’alta cinta muraria merlata che si innalza, senza soluzione di continuità cromatica, dalla sottostante roccia. Esso fu costruito nel XVI secolo sui resti di un castello alto-medioevale. All’interno sono conservati preziosi quadri rappresentanti la Madonna, S.Michele Arcangelo e l’episodio di Olindo e Sofronia della “Gerusalemme Liberata” del Tasso. Altri link suggeriti: http://www.cilentoway.com/castello-baronale-palamolla-di-torraca/#prettyPhoto, https://www.youtube.com/watch?v=Fu05xX0ZPwU (video di Trekking Tv), https://www.youtube.com/watch?v=7OyuZA1JxLc (video di Castello Baronale Palamolla di Torraca), https://www.facebook.com/StaffdelCastelloBaronalePalamollaTorraca/ (pagina Facebook)

Fonti: http://www.comune.torraca.sa.it/index.php?action=index&p=247, http://www.comune.torraca.sa.it/index.php?action=index&p=249, http://www.comune.torraca.sa.it/index.php?action=index&p=223, http://www.turismoinsalerno.it/torraca.htm

Foto: la prima è presa da http://www.webcilento.com/paesi-del-cilento/torraca.html, la seconda è presa da http://www.calendarioeventinelcilento.it/ARTE-E-CULTURA-AL-CASTELLO-BARONALE-PALAMOLLA-Torraca-1223.html