martedì 31 luglio 2018

Il castello di martedì 31 luglio




GIRIFALCO (CS) - Palazzo Ducale Caracciolo

I primi insediamenti nella zona risalgono a tempi preistorici, come testimoniano i reperti archeologici rinvenuti nel territorio e databili all’età neolitica. Pare sia stata fondata dagli abitanti delle località Caria e Torchio, i quali, per sfuggire alle devastanti incursioni saracene, decisero di trasferirsi sulle alture. Il toponimo ha un’etimologia incerta: riportato da alcuni studiosi all’omonimo termine italiano, indicante ‘una specie di falcone’ (dall’antico vocabolo nordico “geirfalki”) o ‘un’opera fortificatoria’, viene da altri fatto derivare dal greco “kur Falkos”, ‘signore Falco’. Possedimento, all’inizio del XIV secolo, di Caterina Niceforo, figlia del tiranno dell’Epiro, fece poi parte della contea di Arena, nella quale restò fino alla fine del Quattrocento. Tra le nobili famiglie, che ne ottennero l’investitura, vi furono i Borgia di Squillace, i Carafa di Soriano, i Ravaschieri e i Caracciolo di Gioiosa. Già colpita da alcuni terremoti, nel Seicento, fu gravemente danneggiata dal sisma della seconda metà del XVIII secolo e da quello del principio del Novecento. Nel 1811 fu riconosciuta comune autonomo e inserita nel circondario di Borgia. Tra le testimonianze storico-architettoniche merita di essere citato il Palazzo Ducale. Ubicato in piazza Umberto I è stato per lungo tempo residenza signorile. Risale al XIII secolo, costruito dopo la VI crociata. Fu di proprietà della famiglia Ravaschieri e passò ai Caracciolo agli inizi del XVII secolo. Nel tempo ha subito diverse trasformazioni in particolare dopo il terremoto del 1783. Il portone d'ingresso è incorniciato da un portale bugnato e conserva al suo interno un altare palatino. All'esterno, a fianco al portone d'ingresso è collocata la statua del Duca Fabrizio Caracciolo risalente al 1669.

Fonti: http://www.italiapedia.it/comune-di-girifalco_Storia-079-059, https://it.wikipedia.org/wiki/Girifalco

Foto: la prima è di Luigi Putrino su https://www.calabriadascoprire.it/visita-a-girifalco-esplorando-il-punto-piu-stretto-della-calabria/palazzo-ducale/, la seconda è presa da http://www.psacortale.it/documenti/Documento_Preliminare/B%20-%20Relazioni%20Q%20Conoscitivo/Tav-B1%20-6%20-%20Girifalco.pdf

lunedì 30 luglio 2018

Il castello di lunedì 30 luglio





RIVANAZZANO TERME (PV) - Castello di Nazzano

La più antica località della zona, nota fin dal 1006, era Vico Lardario, luogo della pieve di San Germano (diocesi di Tortona), che si trovava probabilmente nel luogo della parrocchia di Rivanazzano, leggermente decentrata rispetto al centro attuale dell'abitato. Il nome Vico Lardario fu utilizzato in campo ecclesiastico per tutto il medioevo. Già dal XII secolo però si ha notizia di un nuovo centro, Ripa, situato verosimilmente presso la Staffora, al centro dell'abitato attuale, dove sorgerà la torre pentagonale. La località di Bidella compare in epoca longobarda e seguenti fra i possedimenti dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio. Nel frattempo si andava sviluppando anche Nazzano, situato su un colle sull'opposta riva della Staffora, e il cui castello era il guardiano della valle. Era stato assegnato ai Malaspina, signori della vallata, nel 1164 da Federico I, ma già nel 1191 il successore Enrico VI lo aggiunse ai domini pavesi dell'Oltrepò, sotto i quali fu sede di podesteria. La storia successiva di Riva e di Nazzano non è sempre chiara, anche perché è probabile che almeno fino al XVI secolo esistesse una località Ripa Nazzani posta sulla riva della Staffora, ma ai piedi di Nazzano, dunque sulla sponda opposta rispetto a Riva. Comunque fino al XVII secolo i due centri furono indipendenti. Nazzano fu, dal XIII fino all'inizio del XV secolo, signoria dei Sannazzaro, maggiori feudatari guelfi dell'Oltrepò, sempre in lotta con i Beccaria; in questo periodo Nazzano fu quasi sempre in dissidio con la vicina Voghera. Successivamente passò ai Pusterla. Riva, dal canto suo, dopo essere stato forse sotto la signoria del vescovo di Tortona e poi di un altro ramo dei Sannazzaro, nel 1457 fu infeudato ai Fregoso di Genova, ai Terzago nel 1488, ai Pietra nel 1540 e infine, nel 1609, ai Mezzabarba di Pavia. Essi, nel 1613, acquistarono anche il feudo di Nazzano, determinando così l'unione feudale e ben presto anche comunale dei due centri. Il feudo unito di Riva di Nazzano passò poi ai De Mari di Genova e per eredità ai Rovereto – De Mari (dal 1712), che lo tennero fino all'abolizione del feudalesimo (1797). Nel XIX secolo il nome del comune divenne Rivanazzano. A seguito del risultato positivo del referendum indetto nel marzo 2009, in cui i cittadini sono stati chiamati a pronunciarsi sulla proposta di modifica del nome, il comune ha assunto la denominazione di Rivanazzano Terme. Il bel castello è posto in luogo isolato, al centro del paese, sulla sommità di una collina che domina la valle del torrente Staffora. L'organismo è costituito da un corpo principale a blocco, una "rocchetta", d'impianto rettangolare, e da un'alta torre a pianta quadrata, ad esso adiacente. La facciata è arricchita da un grande archivolto ogivale, cieco (un motivo alquanto insolito in area lombarda), che si disegna fin quasi alla linea del sottogronda ed inquadra una finestra a sesto acuto ed un portaletto a pianterreno. Nell'angolo di sud ovest si nota una minuscola torre cilindrica, rastremata all'altezza della gronda. La curiosa aggiunta è merlata alla guelfa, come la gran torre quadrangolare che svetta ad ovest. L'intervento di restauro neocastellano dell'inizio del secolo scorso ha certamente modificato molti particolari, e regolarizzato in maniera forse eccessiva la muratura. Ma eccellente e di grande impatto è l'aspetto paesistico, con la rocca visibile da grande distanza, a dominio dell'intorno. Particolarmente bella la veduta dalla valle, con la sagoma del castello profilata contro il cielo. Costruito dai Malaspina intorno all'anno Mille, il castello di Nazzano fu potenziato da Gian Galeazzo Visconti, che ne riconobbe immediatamente la strategica posizione, intorno al 1360. Dalla cime del colle su cui sorge è infatti possibile ammirare, nelle giornate limpide e ventose, la catena che dalle Alpi Marittime arriva fino al Monte Rosa. Passato nei secoli di famiglia in famiglia giunse nel 1613 nelle mani dei Mezzabarba, conti pavesi, mani aristocratiche che ne trasformarono l’assetto, convertendolo da fortezza in maniero. Nel 1712 l'edificio fu rivenduto agli attuali proprietari, i marchesi Rovereto che definirono l’assetto per come lo possiamo ammirare oggi. Infatti, fu fatto restaurare nel 1905, secondo i criteri stilistici allora in auge, e ciò spiega l'ottimo stato di conservazione, garantito dall'uso come residenza privata della famiglia. Altri link per approfondire: https://www.viqueria.com/turismo/castello-di-nazzano-rivanazzano-pv/, http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Nazzano.htm, https://www.youtube.com/watch?v=jVQfXGCLzvs (video di videosangiorgio)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rivanazzano_Terme, http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00209/, http://www.comune.rivanazzanoterme.pv.it/il-castello.html

Foto: entrambe sono del mio amico e "inviato speciale" Claudio Vagaggini, scattate sul posto proprio in questo mese di luglio

domenica 29 luglio 2018

Il castello di domenica 29 luglio




COLLAZZONE (PG) – Castello di Gaglietole

Gaglietole si raggiunge dalla strada che congiunge Collepepe a Foligno. Il castello, costruito intorno al XI secolo,si erge sopra uno sperone di roccia situato sul versante della collina sulla sinistra del torrente Puglia e fa parte del sistema di ville e borghi fortificati appartenenti al territorio comunale di Collazzone. Dietro questo baluardo naturale premevano castelli e ville come Cerralto, Cisterna, Pozzo e Saragano oggi comune di Gualdo Cattaneo. Il nome del paese sembra derivare, secondo la leggenda, da un antico insediamento di Galli Senoni provenienti dalla Gallia, infiltratisi nel territorio degli Umbri per controllare meglio l’espansione etrusca. Fin dal XIII secolo fu importante avamposto del comune di Todi. Nel corso del Quattrocento passò prima sotto Braccio Fortebracci, poi nel 1438 venne assalito dalle truppe di Corrado Trinci, liberato dopo pochi giorni, ritornò sotto la giurisdizione di Todi. Nel 1810 fu appodiato al comune di Collazzone. Il castello di Gaglietole contava, già nel 1299, 52 “fuochi“, e nel 1827, in un censimento, furono contate 39 famiglie con una popolazione pari a 187 abitanti. Sono presenti cospicui resti delle mura perimetrali, due torri cilindriche angolari e il torrione principale dove si apre la porta del castello percorsa da due grosse fenditure; su di essa si trova l’aquila tuderte. All’interno delle mura del castello, in quello che era il cassero, è da visitare la chiesa di San Cristoforo, XIII secolo, con tele del Polinori e del Providoni, XVII secolo. La chiesa non ha una vera e propria facciata e presenta una struttura ad aula estremamente semplificata. Il campanile si imposta su uno dei torrioni. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=4juIfBJU7z4 (video con drone di CliKKami Web).

Fonti: http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-gaglietole-collazzone/, http://www.comune.collazzone.pg.it/index.php/territorio-e-luoghi-d-arte/gaglietole, http://parrocchietrecolli.it/le-parrocchie/gaglietole/chiese/

Foto: la prima è presa da http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/02_fortezze/03_folignate-spoletino/00008/index.htm, le altre due sono del mio amico e "inviato speciale" Claudio Vagaggini, scattate sul posto proprio in questo mese di luglio.

sabato 28 luglio 2018

Il castello di sabato 28 luglio



LUGAGNANO VAL D’ARDA (PC) – Castello Anguissola-Scotti di Rustigazzo

Il nome antico di Rustigazzo era Rus Titi Cassi e probabilmente si ampliò in seguito all’abbandono dell’antica e vicina città di Veleia. Qui s’insediarono (anche) alcuni coloni transfughi della città citata. Nel 1372 la famiglia Da Rustigazzo, feudataria e castellana, unitamente agli Scotti, ai Confalonieri, ai Da Rizzolo, ai Fulgosi, agli Arcelli, ai Landi, ai Del Cario e ai Pallastrelli, nobili piacentini, si sollevava contro la tirannia esercitata dai Visconti (ghibellini). Questa scelta di campo si rivelò tragica al punto che nel 1385 la località era saldamente in mano ghibellina per mezzo dei potenti Pallavicino. Dopo decenni di cambi di proprietà si giunge al 1488 quando il conte Gian Francesco Anguissola acquistò metà della proprietà del fortilizio dai Giorgi, mentre la restante parte la comprò Bertolino Nicelli. In pochi decenni gli Anguissola divennero proprietari di tutto il complesso (1509). Nel 1647 proprietario ne era Girolamo Anguissola che possedeva anche i castelli di Montechiaro e Podenzano. Sul finire del 1800 a Rustigazzo erano censite circa 900 persone e il castello, che si erge ancora nella piazza principale del paese (come da foto 1), apparteneva agli Anguissola-Scotti. Le rimanenze del castello, un edificio in pietra squadrata che è stato trasformato in abitazione privata dopo esser stato acquistato dalla famiglia Villa, si affacciano sulla piazza XXV Aprile. Nel cortile interno vi è il pozzo con ricca vena di acqua potabile. Altro link suggerito: http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/castelli/index.jsp?id=1755

Fonti: https://valtolla.com/2012/06/08/rustigasso-rustegasso-breve-storia-del-suo-castello-medioevale/, http://www.altavaltrebbia.net/castelli/val-chero/2237-castello-di-rustigazzo.html, https://www.trevielite.it/proprieta/castello-medievale-a-rustigazzo/, http://www.mondimedievali.net/castelli/emilia/piacenza/provincia002.htm#rustigazzo

Foto: la prima è presa da https://www.trevielite.it/proprieta/castello-medievale-a-rustigazzo/, la seconda è presa da https://valtolla.com/2012/06/08/rustigasso-rustegasso-breve-storia-del-suo-castello-medioevale/

venerdì 27 luglio 2018

Il castello di venerdì 27 luglio





SALVE (LE) - Casa-torre dei Montano

Per difendersi dagli attacchi dei pirati Turchi, i salvesi costruirono un piccolo ma ben munito fortilizio, terminato nel 1415, avente quattro torrioni angolari e con un fossato davanti alla porta d’ingresso, munita di ponte levatoio. E' in questo periodo che le autorità spagnole decisero di iniziare la costruzione delle torri costiere. Quella posta in territorio di Salve, la Torre dei Pali, fu ultimata nel 1563. Nella stessa epoca furono erette delle torri sia nel centro abitato, nelle abitazioni delle famiglie più benestanti, sia nelle numerose masserie sparse nel feudo La Casa-torre dei Montano, ubicata in Via Persico all'interno del centro storico e caratterizzata dalle grate e dalle feritoie, è un edificio singolare, infatti alla torre del 1563 (la data è apposta su una delle garitte semicircolari dell'edificio) fu addossato un palazzo seicentesco con il quale costituisce un unico complesso architettonico. Presenta un impianto quadrangolare con torrette angolari di guardia, per l'appostamento delle sentinelle, a forte aggetto su mensole eleganti e scolpite, che ne fanno la più completa e bella delle torri di Salve. Il palazzo risale al XVII secolo, come riporta la data apposta su una delle finestre del primo piano (1617) e nel corso degli anni ha avuto diverse destinazioni d'uso, tra cui anche quella di Caserma dei Carabinieri.

Fonti: https://www.forzasalento.it/castelli/castello-di-salve/, http://itinerari.galcapodileuca.it/index.php?module=content&object=466, https://www.borghiautenticiditalia.it/borgo/salve, http://www.salveweb.it/centro_storico.htm

Foto: la prima è presa da http://www.mondimedievali.net/castelli/puglia/lecce/01/salv01.jpg, la seconda è presa da https://www.forzasalento.it/castelli/castello-di-salve/

giovedì 26 luglio 2018

Il castello di giovedì 26 luglio





INVERNO E MONTELEONE (PV) - Castello Cavalieri di Malta

Inverno (che una tradizione erudita fa risalire - senza fondamento - ad Hiberna Castra, accampamenti invernali romani) nel X secolo era una dipendenza dell'abbazia di Santa Cristina, da cui passò all'epoca delle Crociate all'ordine dei Cavalieri Ospitalieri (poi Cavalieri di Malta), che fecero costruire l'attuale castello e da cui il paese dipese feudalemente nei secoli seguenti. Apparteneva alla Campagna Sottana di Pavia. Il castello è un edificio dall'impianto rettangolare, con cortile centrale, torri agli angoli, fossato e rivellino. E' costituito da muratura portante in mattoni, le strutture orizzontali sono in parte in mattoni a volta e più frequentemente in legno. La copertura, a falde o a padiglione, ha struttura lignea con manto di copertura in coppi di laterizio. Le quattro torri sono di altezza e forma diverse. Due sono infatti a base quadrata, le altre due sono cilindriche: una soluzione formale assai rara in area pavese, e del tutto unica nel caso in questione, in cui le torri non sono al termine di un unico lato, ma alternate, così da corrispondersi lungo le diagonali. Ignoti sono i motivi di una tale scelta del tutto anticonvenzionale. In dettaglio, la torre dell'orologio, nell'angolo sud-est, è di forma circolare, alta e snella, si eleva per 23 m.; la torre maestra, nell'angolo nord-est ha forma rettangolare ( circa 10X11 m.) con un corpo leggermente inferiore, addossato sul lato est, che contiene la scala e raggiunge un'altezza di circa 16,5 m. Le altre due torri agli angoli sud-ovest e nord-ovest hanno un'altezza di circa 10-11 m. per un diametro di circa 4,5 m.: la prima è a pianta quadrata con gli angoli smussati; la seconda è a pianta circolare.Il rivellino, posto a difesa dell'ingresso che si apre sulla fronte principale, ha finestrelle ad arco ribassato e reca tuttora le impronte per l'alloggiamento dei bolzoni del ponte levatoio. Il cortile è arricchito, su due lati, da un portico con colonne a sezione poligonale. Il monogramma inciso sugli stemmi del castello appartiene a Cristoforo Visconti che probabilmente ne finanziò od appoggiò l'impresa. L'edificio si presenta alquanto deturpato da rimaneggiamenti vari, anche recenti, mentre il fossato è pressoché scomparso (ne sussistono i resti solo sulla fronte sudorientale). Nonostante per dimensioni e caratteristiche sia una costruzione notevole, le notizie relative al castello di Inverno sono piuttosto scarse. L'edificio attuale, posto nel centro del paese, del quale costituisce il fatto architettonico emergente, è secondo quanto ne sappiamo la ricostruzione quattrocentesca di un più antico fortilizio già presente da tempo sul luogo. Trasformato in abitazione, mantenne a lungo la sua importanza, ribadita nel 1725, allorché fu issata una campana, che scandiva i momenti principali dell'abitato, sulla torre più alta. Oggi, frammentato in varie proprietà e adibito ad abitazioni, è piuttosto malandato, anche se tuttora imponente e ben leggibile nelle sue strutture. L’edificio negli ultimi venticinque anni è stato riqualificato dai proprietari dei vari comparti, con importanti opere di manutenzione conservativa concertate con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici. Opere che hanno consentito all’importante edificio di far bella mostra di se sia alla cittadinanza che ai turisti che con frequenza si recano nella prospiciente Piazza Castello per poterlo ammirare e fotografare. Il castello ha un suo sito web ufficiale che è il seguente: http://www.castellodinverno.it/.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Inverno_e_Monteleone, http://www.comune.invernoemonteleone.pv.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-di-inverno-dimora-dell-ordine-dei-cavalieri-di-malta-34484-1-d8360c2a95a3a88def415019cf3f38f7, http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A130-00012/?view=luoghi&hid=8.362&offset=0&sort=sort_int, http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Inverno.htm

Foto: le prime due sono del mio amico e "inviato speciale" Claudio Vagaggini, scattate sul posto proprio oggi 26 luglio, la terza è di Solaxart 2013 su http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Inverno.htm

mercoledì 25 luglio 2018

Il castello di mercoledì 25 luglio






PECCIOLI (PI) - Rocca di Castruccio Castracani

Il paese è ricordato in una pergamena del 1021 nella quale si fa riferimento alla località Petiole posta sull'Era, pervenuta alla badia di Poggibonsi per donazione di un certo Marchese Alberto figlio del Marchese Obizzo; nonostante un luogo denominato Pecciole desse il titolo ad una chiesa nel secolo VIII, come riportato da una pergamena del maggio 793 scritta presso la chiesa di San Quirico in Picciole (Brunetti - Codice Diplomatico), la storia di Peccioli si conosce a partire dalla prima della metà del sec. XII. Nel 1193 l'imperatore Arrigo VI concesse al comune di Pisa la giurisdizione su quello di Peccioli, che era sotto il controllo dei Pannocchieschi di Volterra. Nel 1202 il vescovo di Volterra fece istanza al papa Innocenzo III, il quale scomunicò il potestà pisano, perché non erano stati lasciati a Ildebrando Vescovo di Volterra i suoi castelli. Nel 1282 i guelfi pecciolesi insorsero contro i ghibellini pisani che persero quasi tutti i castelli della Valdera. Nel 1284 il vescovo di Volterra, approfittando della sconfitta dei Pisani nella battaglia della Meloria, invocò e ottenne la protezione della Repubblica fiorentina. Ma con la pace di Fucecchio siglata il 12 luglio 1293 i Fiorentini restituirono a Pisa i castelli di Montecuccoli e di Peccioli. Nel 1362 Peccioli cadde nuovamente sotto il governo fiorentino e vi restò fino al 1364, quando una nuova pace la ristabilì sotto la giurisdizione di Pisa. Infine, dal 1406 passò definitivamente sotto l'egemonia fiorentina. Nel 1529 fu invasa dai soldati dei principi d'Orange che vi si stanziarono durante l'attacco a Firenze. Analogamente a quanto accaduto nella vicina Palaia, al plebiscito del 1860 per l'annessione della Toscana al Regno di Sardegna i favorevoli ai Savoia raggiunsero la maggioranza dei votanti, ma con una percentuale di favorevoli al regno separato tra le più alte della Toscana (31% sul totale dei votanti per Peccioli, 20% per Palaia). Tra i monumenti di maggiore rilievo vi è la Rocca di Castruccio Castracani, duramente contesa e infine distrutta dai Pisani, di cui restano solo i ruderi.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Peccioli, http://www.cittadelvino.it/scheda_sito.php?comune-di-peccioli&id=204, https://www.bandierearancioni.it/borgo/peccioli

Foto: scattate dal mio amico e "inviato speciale" del blog Claudio Vagaggini sul luogo dove sorgeva la rocca, di cui oggi come si può vedere non si intravede praticamente più niente

martedì 24 luglio 2018

il castello di martedì 24 luglio




ALDENO (TN) - Torre civica San Zeno e Castello delle Flecche

Ufficialmente è nominata a partire dal XIII secolo con il nome di Aldenum. Caratterizzante dal punto di vista storico rimane l'appartenenza di Aldeno al Comun Comunale, un'antica istituzione amministrativa attiva in Vallagarina a partire dal 1100 fino a concludersi nel 1818, con lo scopo di gestire al meglio le terre incolte e i boschi dei comuni associati. L'attività del Comun Comunale era regolamentata da statuti e da assemblee pubbliche, dette Regole, a cui partecipavano i vari capi famiglia. Nel 1866 il paese fece una supplica alla Dieta tirolese al fine di essere tolto dal distretto lagarino per essere unito a quello di Trento. Durante la Grande Guerra, Aldeno divenne la sede del XXI Corpo d'Armata Austro-ungarico, comandato dal generale Luchtendorf, e vi furono trasferiti gli uffici amministrativi e giudiziari di Rovereto. Inoltre, fu un luogo di rifugio per numeroso profughi, fatti sgombrare dalle valli del Leno, da Lizzana e da Marco, che si erano trovate sulla linea di fuoco. Tra i monumenti più antichi sono da segnalare il Castello delle Flecche, cinquecentesca dimora della famiglia aldenese Brolio; la Torre Civica, unico elemento superstite della chiesa di S. Zeno (XVI-XVII secolo) demolita nel settecento e al centro del paese. Un interessante progetto sperimentale di cohousing intergenerazionale ha preso il via nel 2014 ad Aldeno per l’utilizzo a fini abitativi degli immobili, di proprietà comunale, della ex Cantina sociale e del “Castello delle Flecche”, rivolto a nuclei familiari, anziani, giovani e famiglie interessate a convivere in un clima di sostegno e di aiuto reciproco. Anche segnalato dall’Unione Europea come buona pratica!

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Aldeno, http://www.comune.aldeno.tn.it/Territorio/Informazioni-utili/Aldeno-in-breve, https://abitaresociale.net/2014/03/13/aldeno-un-cohousing-intergenerazionale/

Foto: la prima, relativa alla torre civica, è di rememberthai su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2012/64092; la seconda, presa da un file pdf della Itea di Trento, dovrebbe raffigurare il Castello delle Flecche, di cui non ho trovato altre immagini via web

lunedì 23 luglio 2018

Il castello di lunedì 23 luglio





FOLIGNO (PG) - Rocca di Turri (o Rocca Deli)

A poche centinaia di metri dal Santuario della Madonna del Riparo, alle pendici del monte Cologna, sulla sinistra del paese di Scandolaro per chi giunge da S. Eraclio, posta su di uno sperone roccioso si trova la Rocca del Conte o Turri (torre di Ser Angelo). La Rocca fu edificata sicuramente prima dell’anno 1000 dai de Comitibus, conti di Uppello e successivamente di Foligno. Anche se può essere raggiunta agevolmente in macchina, dalla statale Flaminia svoltando nei pressi della villa Clio Carpello, il visitatore che intende fare una gradevolissima passeggiata a piedi, non può che percorre il ripido e suggestivo sentiero che dallo stesso paese di Scandolaro, si inerpica lungo un costone immediatamente sotto il Santuario, tra un lussureggiante bosco di lecci e querce secolari. E proprio verso la metà del percorso indicato, che alzando gli occhi a sinistra, ci si rende conto dell’imponenza della costruzione, mentre volgendo lo sguardo all’indietro, non ci si può esimere dal perdere qualche momento per ammirare la superba bellezza della pianura umbra. Dopo circa 15 minuti di cammino giunti in cima al colle, attraverso un ampio piazzale ben curato, si arriva alla rocca, circondata da poderose mura ancora intatte a nord e in completa rovina nella parte sud. Quello che colpisce di più l’occhio del visitatore è la massiccia torre quadrangolare posta appena subito dopo il cancello d’ingresso. Di antica famiglia longobarda, i de Comitibus verosimilmente discendono da Ildebrando, pronipote di re Liutprando che costituì in ducato il territorio di Spoleto. Abbandonato lo stesso in seguito alla calata dei Franchi di Carlo Magno, Ildebrando si impossessò di alcune terre della Sabina e del folignate, divenendone signore incontrastato. Ed è proprio al centro del territorio umbro, tra Trevi e Nocera Umbra che si insediò una miriade di conti, di origine, tradizione e lingua longobarda. Un ramo di questi è sicuramente identificabile nei conti di Oplello (attuale Uppello), che secondo i più antichi documenti conservati nell’Abbazia di Sassovivo, possedevano proprietà in loco già nel 1033. Si ha notizia che il conte Ugolino de Comitibus e sua moglie Ugolina, nel 1076 colpiti dalla santità di fra’ Mainardo, fondatore dell’Abbazia, donarono allo stesso sei moggi di terreno, imitati in queste elargizioni da altri conti, tra i quali spicca Gualtieri che regalò al santo monaco il suo Palazzo Rocca (futura Abbazia di Sassovivo), nonché il monte omonimo. Ed è in quel periodo che si incomincia a delineare la casata dei Conti (o de Comitibus), come pure in quel periodo risulta iniziare l’ascesa dell’Abbazia di Sassovivo, più tardi annoverata tra le più grandi e le più potenti della penisola. La discendenza dei de Comitibus si può così sintetizzare: da Lupone II morto nel 1101, attraverso Bonconte I, Mainardo I, Monaldo XII e Ranaldo I si giunge a Napoleone IV, capostipite della famiglia e padre di Ranaldo V, che sposatosi con la contessa Burgari dei conti di Marsciano, generò Francesco II, padre di Brancuccio III che a sua volta ebbe un figlio di nome Ranaldo X conte di Girigiano che visse fino all’anno 1350 a Foligno con il cognome dei Conti o de Comitibus nel rione Spavagli, adiacente a Piazza della Canapa (attuale Piazza S. Domenico). Il Dorio però a differenza di molti altri storici, il primo personaggio del casato che collega a detta dimora è Ranaldo V, di cui tratteggia un profilo biografico che va dal 1250 al 1320. Ma questa notizia risulta essere priva di attendibilità storica. Quel che è certo invece è che nel rione Spavagli dimorò il figlio di Ranaldo, Astorello I de Comitibus, denominato storicamente “Nobilis vir Astarel-Folign lus Raynaldi Brancutii de Comitibus de Fulginea de Societate Spavagliorum” (del rione Spavagli). Il suddetto conte generò Sigismondo I, la figura più importante della nobile casata. Sigismondo nato nel 1440, fu segretario dei brevi di diversi papi, poeta in latino e in volgare, cancelliere di Foligno quasi ininterrottamente dal 1466 al 1480. Eresse una cappella in onore di S. Anna nella chiesa di S. Francesco e fu nel prodigo di beneficenze. Nel 1505 commissionò a Raffaello Sanzio la “Madonna di Foligno” che donò alla nipote suor Anna Conti (o de Comifibus) e che dopo le vicissitudini del periodo napoleonico, durante il quale fu trafugata in Francia, può essere ammirata presso la Pinacoteca Vaticana. Sigismondo I morì nel 1512 all’età di 72 anni Prefetto della Fabbrica di S. Pietro. Le sue spoglie riposano nella chiesa dell’Ara Coeli in Roma. Nel 1476 sposò Allegrezza III degli Atti, dalla quale ebbe due figli, Giovanni Francesco segretario di papa Leone X e di Clemente VII, e Plautilla sposata a Pietro Gabrielli da Fano, segretario di Leone X e fratello del cardinale Gabrielli vescovo di Urbino e legato dell’Umbria. Giovanni Francesco già sposato con Lucrezia di Giovan Pietro II Bufalini di Città di Castello, rimasto vedovo, si unì in seconde nozze con Violante dei conti Maurizi di Tolentino, dalla quale ebbe Sigismondo II, Domenico II, Lodovico III, Cecilia I, Anna I e Livia I. Sigismondo, Domenico e Livia morirono in tenera età. Lodovico fu l’ultimo maschio e morì nel 1513 probabilmente avvelenato, senza lasciare eredi, mentre Cecilia sposata a Guidantonio II Seggi, di nobile famiglia folignate si spense nel 1561. Suor Anna, ultima della famiglia e nipote prediletta di Sigismondo I, morì nel 1580, lasciando in eredità al Monastero di S. Anna in cui era vissuta, il celebre quadro di Raffaello “La Madonna di Foligno” donatole dallo zio.
Il fortilizio appartenne ai de Comitibus fino al 1728, anno in cui morì Crispolda, l’ultima discendente diretta. Sul finire del secolo XVIII, la rocca fu acquistata dalla famiglia Deli. Nel 1816 risultano proprietari Carlo e Piermarino Deli, che in seguito ad un grave dissesto economico la vendettero ad un certo Nicola Maiolica di Cannara. Nel 1860 fu acquistata dalla famiglia Clarici, titolare di una delle aziende olearie più rinomate dell’Umbria. Attualmente la superba struttura fortificata appartiene al dottor Fabio Ciri di Spello e conserva quasi intatta l’originale conformazione medievale. Ristrutturata pochi anni or sono, è stata adibita ad agriturismo con il nome di “Rocca Deli”, purtroppo ha subito lesioni in seguito al terremoto del 1997 e al momento è chiusa sia la rocca che la struttura agrituristica. Altri link suggeriti: http://www.caiperugia.it/attachments/951_2014-02-20%20Scandolaro.pdf, http://www.lineameteo.it/rocca-deli-foligno-asp327.html

Fonti: http://www.iluoghidelsilenzio.it/rocca-di-turri-foligno/

Foto: la prima è presa da http://www.iluoghidelsilenzio.it/rocca-di-turri-foligno/, la seconda è del mio amico e "inviato speciale" Claudio Vagaggini, scattata sul posto di recente, in data 19 luglio

sabato 21 luglio 2018

Il castello di domenica 22 luglio




SESTA GODANO (SP) – Palazzo Fieschi

Rio è un suggestivo borgo fortificato con robuste volte, alti edifici e case torri che formano una struttura muraria continua. In località La Costa si trova il palazzo fortificato della famiglia Fieschi, che aveva scopi difensivi. L’edificio è costituito da un corpo centrale rettangolare risalente al XIV secolo, con ingrandimenti di epoche successive. Fu residenza di Adelaide Fieschi ed era strutturato su sei piani. Non è visitabile.

Fonti: http://www.terredilunigiana.com/valdivara/riofieschi.php

Foto: tutte prese da https://www.case-appartamenti.eu/rustici-e-casali/liguria/la_spezia/vendita/sesta_godano_immobile_storico.php

Il castello di sabato 21 luglio



SESTA GODANO (SP) – Castello Malaspina

Per quanto riguarda il regime feudale dopo il XII secolo, la famiglia che presidiava questo territorio era quella dei Malaspina, che controllavano non soltanto i castelli della valle di Gottera, ma anche quelli dell'intera Lunigiana (da dove provenivano) e di tutta quelle parte di val di Vara che si trova alla sinistra del fiume. In questa età feudale la famiglia dei Malaspina si arroccò sulle cime delle montagne e in luoghi strategici, ove costruirono fortezze e residenze, ovvero i castelli di Godano, Chiusola, Cornice, Groppo e Rio. Anche Genova fece sentire la sua presenza sul territorio: dopo aver combattuto contro i suddetti insediamenti malaspiniani ed aver stipulato trattati con l'abbazia di Brugnato, i consoli genovesi si impegnarono a mantenere dei presidi in queste roccaforti. Intorno alla metà del 1200 un altro importante documento aumentò il legame tra questi territori e Genova: il 7 marzo 1248 il castello Marzio di Groppo sottoscriveva un atto di dedizione al Comune di Genova. Nel 1229 il borgo di Godano passò invece alle dipendenze del Comune di Pontremoli. In seguito il territorio divenne proprietà feudale della famiglia Fieschi e ancora dei Malaspina dopo il 1274. La mal gestione della famiglia malaspiniana alimentò nei secoli i contrasti con la popolazione che culminarono nel 1524 con l'uccisione del locale marchese Alessandro Malaspina nella foresta del Malconsiglio, presso Godano. Con propri statuti divenne possedimento della Repubblica di Genova che oramai estese il suo dominio a buona parte della val di Gottera, istituendo in zona la podesteria di Godano e assoggettando a quest'ultima i territori connessi di Antessio, Scogna, Orneto, Pignona, Santa Maria, Bergassana, Groppo e Rio. Nel 1797 con la dominazione francese di Napoleone Bonaparte rientrò dal 2 dicembre nel Dipartimento del Vara, con capoluogo Levanto, all'interno della Repubblica Ligure. Dal 28 aprile del 1798 con i nuovi ordinamenti francesi, il territorio rientrò nel IV cantone, capoluogo Varese Ligure, della Giurisdizione del Gromolo e del Vara e dal 1803 centro principale del VI cantone dell'Alta Vara nella Giurisdizione dell'Entella. Annesso al Primo Impero francese dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel Dipartimento degli Appennini. Nel 1815 fu inglobato nel Regno di Sardegna, secondo le decisioni del Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861. Il castello di Godano, antico possedimento degli Estensi, dal XII secolo fu residenza dei Malaspina di Mulazzo e successivamente dei Fieschi fino al 1272 quando questi ultimi lo vendettero alla repubblica genovese. Ritornato nei possedimenti della famiglia malaspiniana dal XV secolo i signori locali lo conservarono fino al 1524 quando, dopo una ribellione popolare, fu distrutto dai Godanesi nel 1525 prima della completa dedizione verso Genova. Da allora ebbe funzione di vedetta in diverse epoche. Oggi è possibile accedere all’area sommitale della rocca, costituita da una una cinta poligonale con diverse strutture interne e un’ampio spazio centrale aperto all’interno. Il sito, sottoposto a lavori iniziati nell’estate del 2014 e terminati l’anno successivo, oggi è accessibile al pubblico, anche nelle ore notturne. Altri link consigliati: http://www.liguriaheritage.it/heritage/it/liguriaFeudale/LaSpezia.do?contentId=30035&localita=2184&area=212, https://it-it.facebook.com/CastelloGodano/, https://www.youtube.com/watch?v=lvhvvTSeueg (video di Francesco Munari Reporter)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Sesta_Godano, http://www.terredilunigiana.com/valdivara/torregodano.php, https://www.gazzettadellaspezia.it/cultura/item/38639-inaugurato-il-castello-di-godano

Foto: la prima è presa dalla pagina Facebook https://www.facebook.com/CastelloGodano/, la seconda è presa da http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Menu-Utility/Immagine/index.html_651447433.html

venerdì 20 luglio 2018

Il castello di venerdì 20 luglio





FOLIGNO (PG) - Castello in frazione Popola

Vi sono diverse ipotesi sull'origine del nome: potrebbe derivare dal termine populus, pioppo in latino, oppure dalle "populare", le distruzioni apportate dai punici durante la battaglia ed il periodo successivo (essi infatti permasero per un certo periodo nella zona, non potendo proseguire nella direzione delle Marche). Probabilmente, le prime costruzioni furono erette nella pianura (vocabolo Ponticello) ma, forse in seguito ai terremoti, esse furono abbandonate. Nel 1264 venne costruito, sul colle, un castello (castrum Populi) per volere di Urbano IV, sotto il podestà folignate Angelo Cenci: esso doveva impedire la costituzione di una comunanza montana autonoma a nord di Pale, nonché fornire protezione ai confini settentrionali del Ducato di Spoleto. La plebania di Popola (sin dal X secolo) raccoglieva fedeli anche da Forcatura e Fraia, località circostanti, ma queste furono poi distaccate. Una delle vicende più dolorose che accese gli animi di vendetta e di sangue tra le miti fazioni di Popolo e Cesi fu quella del 6 maggio 1650. A mezza strada tra Cesi e Popola scorre un rigagnolo chiamato volgarmente “Rio” che segna i confini di due province Umbria e Marche, di due diocesi Foligno e Camerino e di due comuni Foligno e Serravalle del Chienti. Su questo fiume erano solite andare a lavare i panni le donne dei due paesi e il 6 maggio 1650 alcune di esse, tanto di Popola che di Cesi, imbiancavano il bucato. Ad un certo punto le donne di Cesi non potendo stendere i panni al sole per asciugarli perché i prati e le siepi erano occupate da quelli di Popola reagirono malamente affermando che Popola non aveva il diritto di lavare i panni in quel ruscello. La rissa si accese così tanto che cominciarono a volare stracci e ceffoni fino a che gli uomini del paese sentendo le urla accorsero e la rissa si ampliò così tanto che nello scontro rimasero uccisi sei uomini. Questo portò ad una tensione tale tra i due paesi che nessuno poteva più oltrepassare il suddetto confine segnato dal Rio. Per risolvere la questione intervennero quattro cardinali dei quali si ignora il nome per comporre le pace tra le due fazioni. D’accordo fu stabilito che sul posto dove avvenne la strage si erigesse un’edicola dedicata alla Madonna della Concordia avendo genuflessi ai piedi S. Feliciano protettore di Foligno e S. Venanzo di Camerino. Ancora oggi per ricordare la pace fatta fra i due paesi il 6 maggio da Popola parte una processione che dal paese arriva al Rio durante la quale si intonano le litanie dei santi. Raggiunto il “Rio” al grido “Ave Maria del mazziere” tutti si inginocchiano incominciando le litanie Lauretane mentre Cesi, fino a quando la processione di Popola non si perde di vista deve suonare a distesa le campane. Dapprima proprietà dei Trinci, signori di Foligno, sin dai tempi di Ugolino, successivamente i Barugi furono fatti marchesi di Popola nel 1780 da Pio VI: questi restaurarono la fortezza e ne potenziarono le mura. Alla fine del dominio dei Barugi, il castello passò alla Congregazione della Carità di Foligno, che lo trasformò in colonia estiva per la villeggiatura degli orfanelli. Il castello era difeso da quattro torri di cui attualmente rimane in piedi solo quella, a base pentagonale, affiancata alla porta d’ingresso mentre sui ruderi di una seconda è stato costruito il campanile della chiesa. Le mura sono a tutt’oggi ben conservate, ad eccezione di un tratto demolito sulla parte orientale. Entro di esse sorge la chiesa parrocchiale tuttora consacrata e agibile. All’interno della chiesa si può ammirare un bell’affresco del XV secolo raffigurante Gesù in croce tra S. Giuseppe e la Madonna, attorniato da quattro angeli, due dei quali raccolgono in una coppa il sangue che sgorga dalle ferite delle mani del Cristo. Secondo lo storico folignate Jacobilli, il materiale di costruzione sarebbe provenuto dai resti della città romana di Plestia, che sorgeva più ad ovest, nella piana di Colfiorito. Sulla porta del castello ancora rimane visibile lo stemma dei Barugi, mentre all'interno sono ancora presenti il palazzo che fu dimora dei Barugi, i saloni, i granai e le lavanderie. In seguito al terremoto del settembre 1997, la struttura è solo parzialmente agibile ed è vincolata come bene monumentale dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Artistici dell'Umbria. Attualmente il castello è in fase di ristrutturazione. Altri link suggeriti: http://www.cesf.pg.it/it/207/castello-di-popola, https://www.mondimedievali.net/castelli/umbria/perugia/popola.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Popola, http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-popola/ (da visitare per approfondire)

Foto: entrambe dal mio amico e "inviato speciale" Claudio Vagaggini, scattate sul posto proprio ieri 19 luglio

giovedì 19 luglio 2018

Il castello di giovedì 19 luglio



ANDRIA (BT) – Palazzo Ducale

Sull’attuale sito del Palazzo Ducale certamente in epoca remota, forse normanno-sveva, è esistito un palazzo che fu utilizzato dall’autorità civile che governava Andria. Nel 1308 Beatrice d’Angiò, contessa di Andria, trasferì la sua residenza da Napoli ad Andria sposando il Duca Bertrando Del Balzo; agli sposi fu donata la Sacra Spina della Corona di Gesù Cristo. Beatrice, venuta in Andria, donò la reliquia al Capitolo della Cattedrale e, quest’ultimo, per riconoscenza, consentì la costruzione di un tronetto con relativa tribuna che collegava il Palazzo Ducale alla Cattedrale, per consentire alla famiglia di assistere alle funzioni religiose. A metà del Cinquecento il feudo di Andria fu affidato al Duca Consalvo de Cordoba che, trovandosi in cattive acque, lo vendette al Conte di Ruvo Fabrizio Carafa. Quest’ultimo lo ristrutturò completamente ampliandolo nella dimensione planimetrica in stile tardo rinascimentale come oggi è possibile ammirarlo. Successivamente, caduti in disgrazia, i Carafa vendettero il Palazzo agli Spagnoletti-Zeuli che, nell’Ottocento lo modificarono, ristrutturarono, sopraelevarono e se lo divisero, dando alla struttura l’attuale configurazione; la parte del palazzo prospicente piazza la Corte fu venduta, mentre quella che si affaccia piazza Vaglio e piazza Catuma è rimasta agli Spagnoletti che l’abitano tutt’oggi. Da poco la porzione del Palazzo Ducale che prospetta piazza la Corte è diventata di proprietà comunale e sono iniziati i lavori di recupero per destinarlo a contenitore culturale. La voce del popolo tramanda da secoli l’esistenza di un passaggio sotterraneo che collegava il Castel del Monte con il Palazzo Ducale. La galleria doveva servire come via di fuga in caso di assedio. Nella facciata principale del Palazzo spicca l’ampio portale a pilastri su cui poggiano un balcone ed una balaustra. Il Palazzo si sviluppa in quattro piani fuori terra. Il primo, a livello stradale, era riservato essenzialmente all'accoglienza e ai relativi servizi indispensabili di cortile, scuderia, stalle e rimesse, vestiboli, chiesa pubblica. Con la emergente balconata su maestoso portale, il piano nobile presenta balconi e finestre al di là della cornice marcapiano; essi davano luce e sfogo agli appartamenti della famiglia ducale, alla vastissima sala delle feste, alla sala da biliardo, ai vari salotti, col giardino pensile a nord e la cappella privata.Tra gli ambienti a livello cortile ed il piano nobile, si estende in parte l'ammezzato, che ospitava essenzialmente scale ed altri ambienti di servizio per il detto piano nobile superiore, come le cucine, alcune dispense, la lavanderia. L'ultimo piano, con volte più basse di quello nobile, era riservato essenzialmente ad abitazione della servitù. La parte inferiore del Palazzo fino alla cornice marcapiano è realizzata in pietra locale bocciardata, oltre tale cornice è invece costruito in tufo calcarenile squadrato con riporti in pietra sparsi nei muri e soprattutto, in modo massiccio, negli angoli per una loro maggiore consistenza. L'imponente edificio termina con un notevole cornicione a peducci pensili, caratteristico degli edifici tardo-rinascimentali, come (ad "alto" esempio) quello di Palazzo Strozzi a Firenze. Il prospetto Nord-Ovest del Palazzo, a pianta trapezoidale, è la parte dove al tempo dei Carafa sullo stallone ed il supportico sporgeva verso la Catuma il giardino pensile; nella seconda metà dell'Ottocento queste strutture furono tutte abbattute per edificare, nello stile del già esistente, questo lato del Palazzo con un altro portale verso Porta Castello, e allestendo nuovi e necessari vani scala interni. Altri link suggeriti: http://www.andriarte.it/PalazzoDucale/FontiStoriche.html, http://www.andrialive.it/news/attualita/407001/e-in-coma-il-palazzo-ducale-di-andria, https://www.videoandria.com/il-palazzo-ducale-di-andria-un-enorme-scrigno-culturale-oggi-sigillato-inaccessibile-e-domani/, https://www.youtube.com/watch?v=Hlj0uEB1uBQ (video di Tele Sveva), https://www.youtube.com/watch?v=lfqLwLKx1BM (altro video di Tele Sveva)

Fonti: http://www.comune.andria.bt.it/informazioni-utili/luoghi-di-interesse/palazzo-ducale/,

http://www.pugliaimperiale.com/turismo/wheretogo/beniculturali/content.asp?art=142&lang=IT, http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/rete_interadriatica/beni/palazzo-comunale, http://www.andriarte.it/PalazzoDucale/PalazzoDucale-index.html

mercoledì 18 luglio 2018

Il castello di mercoledì 18 luglio







TORRICELLA PELIGNA (CH) - Palazzo baronale in frazione Fallascoso

In frazione Fallascoso spicca, alla sommità del colle su cui si snoda l’abitato, questo palazzo a blocco, un tempo fortificato con garitte angolari di cui si vedono ancora oggi le tracce. Appartenuto anche alla famiglia Croce, probabilmente venne edificato sui resti del preesistente castello. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=VnW6n-G7tIw (video di Alessandro Del Monaco).

Fonti: http://www.sangroaventino.it/immagini/news/Palazzo%20Fallascoso.pdf, http://www.sangroaventinoturismo.it/scheda-localita/47-torricella-peligna/28

Foto: la prima è di armyst su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/343215/view, la seconda è presa da http://www.sangroaventino.it/sezioni/-Torricella%20Peligna/pagine.asp?idn=2151

martedì 17 luglio 2018

Il castello di martedì 17 luglio




COLLE SAN MAGNO (FR) - Castello

Colle San Magno, il cui nome si riferisce a Magno di Anagni, santo e martire della chiesa, cui si attribuisce la diffusione del Cristianesimo del Lazio meridionale, fu fondato nell'XI secolo da un gruppo di abitanti di "Castrum Coeli", castello costruito sul Monte Asprano, costretti dal clima particolarmente rigido e dalla mancanza d'acqua ad abbandonare quel sito e ad insediarsi su di un colle poco lontano. Possedimento dei Marchesi D'Avalos, nel XVI secolo venne acquistata dal duca Giacomo Boncompagni, entrando così a far parte del ducato di Sora, finché nel 1796 rientrò nel Regno di Napoli per volontà di Ferdinando I delle Due Sicilie. Il piccolo borgo di Colle San Magno si presenta oggi con le imponenti mura e le torri volute dai signori di Aquino. Delle massicce porte, poste a difesa del centro dalle incursioni nemiche, rimangono solo alcuni blocchi di pietra pertinenti gli stipiti. Il centro storico si sviluppa intorno alla torre dell’antico palazzo, edificata intorno al 1200-1300 e ristrutturata dopo il terremoto del 1984. Nel 2012 ha subito lavori di recupero e riqualificazione per riportare la struttura agli antichi splendori. Altri link: https://www.youtube.com/watch?time_continue=32&v=6fOloE4-AHc (video di Soc. Cooperativa Tiravento), https://www.youtube.com/watch?v=hip5ENd_bz8 (video di Pagine Belle di Comunicando Leader)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Colle_San_Magno#Storia, https://www.visitcollesanmagno.it/localita-torre-medievale (visitatelo per sentire la narrazione vocale della storia del castello), http://www.cmvalledelliri.gov.it/i-comuni/113-colle-san-magno.html

Foto: entrambe prese da https://www.visitcollesanmagno.it/localita-torre-medievale

lunedì 16 luglio 2018

Il castello di lunedì16 luglio



DESENZANO DEL GARDA (BS) - Castello

Il castello è l'edificio che caratterizza l'aspetto della città di Desenzano, sia che la si visiti arrivando dall'entroterra, sia che la si guardi dal porto o dal lago. L'edificio che domina la città, sorto forse su un castrum romano a difesa delle invasioni barbariche, fu ricostruito in epoca comunale e rafforzato nel XV secolo, quando racchiudeva 120 case ed una chiesa dedicata a S. Ambrogio. Intorno al 1030 l'imperatore Enrico II assegnò la contea di Desenzano e con essa il castello al conte rurale Bosone I. Per secoli il borgo del castello fu abitato da cittadini pronti ad accogliere, in caso di pericolo, coloro che abitavano fuori le mura di esso. Il pericolo costituito dalle invasioni barbariche, in particolare degli Ungari cessarono intorno al X secolo, e via via che il tempo passava il castello perse la sua funzione di rifugio, continuando ad essere abitato da famiglie. Alla fine del Quattrocento il castello fu ampliato nella parte sud per ospitare una guarnigione militare, continuando però ad essere principalmente un rifugio per la popolazione. Una volta persa questa sua funzione venne abbandonata la cura delle mura che si degradarono sempre di più. La pianta del castello è quella di un rettangolo irregolare, con la torre-mastio che si innalza all'ingresso, sul lato nord, a protezione del ponte levatoio, di cui si conservano le feritoie per le catene. Dell'antico maniero rimangono alcuni tratti di cortine murarie con merli sgretolati fra le quattro torri angolari mozze, ad eccezione di quella sullo spigolo a nord-est che, fino al 1940, funzionò come specola. Alla fine dell'800 fu trasformato in caserma (nella quale trovarono posto alpini e bersaglieri), in funzione fino al 1943. Nel 1969 divenne di proprietà comunale. Il recupero delle mura ha permesso la visita del camminamento di ronda e la salita al mastio d'ingresso, dal quale si gode di uno dei più bei panorami sul lago di Garda. Negli ex alloggi degli ufficiali sono state ricavate sale per mostre e convegni. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=F682v727Aak (video di Daria Klich), https://www.youtube.com/watch?v=sQgjvIzAu5g (video di barzedi2b), https://www.youtube.com/watch?v=yG_RA0O9JqQ (video di Gardanotizie).

Fonti: http://comune.desenzano.brescia.it/italian/castello.php?iExpand1=51, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Desenzano, http://www.tuttogarda.it/desenzano/desenzano_castelli.htm

Foto: la prima è di Massimo Telò su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Desenzano#/media/File:Desenzano-Castello.JPG, la seconda è presa da http://www.bresciaoggi.it/territori/garda/desenzano/dalle-mura-del-castello-ripartono-i-lavori-pubblici-1.6320229

domenica 15 luglio 2018

Il castello di domenica 15 luglio




AUGUSTA (SR) – Castello Svevo

La storia di questo castello è lunga e ripercorre buona parte di quella della città augustana. Edificio simbolo della città, è un imponente fortezza normanno-sveva del XIII secolo, che si erge con tutta la sua mole sull'estremità nord dell'isola di Augusta. La realizzazione della fortificazione medioevale probabilmente iniziò nel 1232, e sarebbe stata costruita su una preesistente torre di avvistamento di età normanna (molto probabilmente simile ai “Dongioni” posti nelle città di Motta Santa Anastasia, Paternò e Adrano in Provincia di Catania). La costruzione del castello, sulla piccola penisola denominata "Terra vecchia", fu voluta dall'imperatore Federico II di Svevia e affidata a Riccardo da Lentini. Secondo una leggenda locale, Federico II di Svevia sbarcò presso Augusta dopo un naufragio. Vista la bellezza “incontaminata” della “Rada di Augusta” (allora non vi erano raffinerie), l’Imperatore decise di costruirvi una residenza, difesa da una maestosa fortezza anche se molto probabilmente l’imperatore aveva esigenze di tipo strategico – militari. I lavori terminano nel 1242. A testimonianza vi è una epigrafe nel Castello che recita:
"Augustam Dìvus Augustus
condidit urbem. Et tulit ut
tìtulo sit Veneranda suo"
La costruzione del castello si inquadrava in un progetto che mirava a rendere il territorio controllato militarmente. Il castello svevo di Augusta, unendosi alle fortezze di Catania e Siracusa, estendeva il dominio e un controllo capillare su un più vasto territorio. Dopo la sua completa edificazione, Federico II soggiornò molte volte presso questo castello (contemporaneo al Castello Maniace di Siracusa, altra fortezza voluta dall’Imperatore Svevo) assistendo alla costruzione della città che chiamò Augusta. Dopo la sua morte (avvenuta a Lucera presso Foggia nel 1250), la fortezza venne rilevata dagli Angioini ed affidata al sanguinario Guglielmo di Estendard, che qui fece giustiziare molti oppositori. Durante la rivolta dei “Vespri Siciliani” (1282) gli augustani riuscirono ad entrare dentro il castello saccheggiandolo, fino a quando non passò a Pietro d’Aragona. Dopo pochi anni il castello passò nuovamente in mano dei francesi ad opera del condottiero Rinaldo Del Balzo, ma l’intervento di Ruggero di Lauria e di Giacomo d’Aragona. Dopo altre vicende storiche in cui il castello divenne teatro delle battaglie di Blasco d’Aragona contro gli Angioini (che volevano riconquistare Augusta), della segregazione di Maria d’Aragona (qui tenuta segreta ad Artale Alagona), e di varie battaglie contro i Saraceni che si protrassero per quasi due secoli. Il castello tra il 1326 e il 1567 divenne la sede della “Contea di Agosta” (nome con cui veniva chiamata in quel periodo Augusta, che comprendeva le attuali zone di Melilli, Villasmundo, Priolo, Sortino e Ferla) che vide i Conti Moncada protagonisti fino al 1565 quando la vendettero ai Conti Staiti di Brancaleone, che divennero i nuovi “Conti di Augusta” fino al 1567 quando la contea venne soppressa. L’ex Contea di Agosta passò sotto il demanio vicereale spagnolo i cui maggiori esponenti (i Vicerè di Sicilia) man mano si interessarono alla fortificazione della città augustana di cui il castello era la principale fortezza militare contro le scorrerie saracene che interessarono le coste siciliane. Il castello venne fortificato con ben quattro bastioni angolari posti ai vertici del castello (noti rispettivamente come “Bastioni Vigliena”, “San Giacomo”, “San Bartolomeo” e “San Filippo”) divenendo una vera e propria fortezza militare di prim’ordine nell’intera “Val di Noto”. Dopo lunghissime lotte tra francesi e spagnoli e un’ultima incursione saracena (in cui sarebbe avvenuto il cosiddetto “Miracolo di San Domenico”), il castello ne uscì danneggiato e semi distrutto; ma una colossale colletta popolare proposta dal Vicerè di Sicilia Francesco Benavides IV Conte di Santo Stefano (colui che fece erigere i bastioni posti a ridosso dell’ingresso di Augusta nonché le monumentali porte di ingresso alla città tra le quali l’attuale “Porta Spagnola”) fece in modo che il castello venisse restaurato. La gente di ogni ceto donò circa 30000 scudi affinché la loro fortezza potesse essere restaurata; quasi sicuramente al restauro partecipò anche l’architetto olandese Carlos de Grunenberg (colui che progettò le fortificazioni di Augusta). Nel 1693 il castello venne gravemente danneggiato nel terremoto del 1693; a causa di questo sisma scoppiò una polveriera situata all’interno dell’antica fortezza che uccise tutti gli augustani che si erano rifugiati all’interno del castello per sfuggire alla furia distruttrice del terremoto. Dopo un primo restauro nel 700, il castello divenne sede di una fortezza militare in epoca borbonica che ospitava un importante carcere in cui venivano rinchiusi malviventi oltre che oppositori del regime borbonico. Dopo l’Unità d’Italia divenne per un breve periodo osservatorio solare, poi di nuovo carcere fino al 1978 stravolgendone alcuni elementi architettonici originari (il Carcere di Augusta poi venne trasferito presso l’odierna sede collocata in Contrada Piano Ippolito tra Augusta e Brucoli sulla S.P. 1). Il castello ha pianta quadrata (leggero allungamento su uno dei lati) con corte centrale, tre ali edilizie, torri angolari all'incirca quadrate (quella di nord-est è scomparsa o non è mai stata costruita); due torri rettangolari mediane sui lati est ed ovest; torre mediana pentagonale sul lato sud (in origine, in base alle ultime ricerche, si trattava di un mastio ottagonale); opere bastionate avanzate. L'aspetto originario del castello di Augusta, circondato e protetto dalle imponenti opere bastionate di XVI e XVII secolo, appare fortemente alterato dalle numerose e profonde trasformazioni e modifiche subite all'esterno ed all'interno dal complesso nel corso dei secoli, fino alla recente utilizzazione carceraria cui si deve la sovraelevazione e la copertura complessiva delle ali edilizie con grandi spioventi di tegole. Il nucleo svevo del castello è costituito da un quadrato murario di 62 metri di lato (spessore delle murature 2,60 metri e con fodero di conci in pietra arenaria giuggiulena) con un vasto cortile interno lungo il quale si disponevano tré ali edilizie parallele alle mura perimetrali per tutta la loro lunghezza sui lati nord, est ed ovest. Tre torri angolari a pianta prossima al quadrato si ergono a nord-ovest, sud-ovest e sud-est: la torre di sud-ovest è stata inglobata e chiusa dalle modifiche dovute alla utilizzazione carceraria del complesso; quella di nord-est, in origine senza dubbio esistente (Alberti 1997, p. 38), è andata distrutta. Due torri di cortina rettangolari aggettano a metà dei lati ovest ed est. A metà del lato sud, a difesa dell'ingresso al castello, si erge un torrione attualmente a pianta pentagonale (lato centrale 5,70 metri; lati minori 4,60 metri; lati mediani 5 metri; larghezza complessiva 12,30 metri): si imposta su base a scarpa (fortemente interrata) e presenta un bellissimo paramento bugnato. Secondo le ultime ricerche (Alberti 1997, p. 39) il torrione era in origine un mastio ottagonale costruito quindi a cavallo del muro di cinta sul lato meridionale del castello; la sua attuale altezza è quasi certamente di molto inferiore a quella originaria e si deve, probabilmente, ad un intervento di cimatura cinquecentesco. La costruzione del torrione è invece senza dubbio coeva a quella del castello. Un'altra torre mediana, rettangolare, doveva ergersi sulla cortina settentrionale, in corrispondenza del torrione poligonale (Alberti 1997, p. 48). Dall'ingresso, che si apre a ovest del torrione, si accede all'ampio cortile intemo di perimetro rettangolare (26 metri a nord e sud, 32 metri a ovest ed est), fiancheggiato lungo i lati est, nord e ovest da un portico a arcature ogivali, pilastri e volte a crociera costolonate. Il portico era aperto fino alla metà del '600; attualmente risulta completamente libera solo la nave del lato ovest che presenta nove campate scompartite da archi acuti e caratterizzate da costoloni ad angolo abbattuto: archi e costoloni scaricano sulle mura perimetrali a mezzo di capitelli a goccia con abaco a profilo di semiottagono. La data di costruzione di questo portico non è del tutto certa: potrebbe essere coevo all'impianto originario ma anche, come ha ipotizzato L. Dufour (1989, p. 30), successivo di qualche decennio, risalendo quindi ad età angioina o al '300. Sopra il portico incombono attualmente i piani delle celle che risalgono all'adattamento a penitenziario del 1890 e le coperture a spiovente, di recente restaurate. E' però estremamente probabile, per non dire certo, che un piano superiore fosse previsto fin dal progetto originario. Dufour ipotizza che esso esistesse almeno fin dal XIV secolo, quando è attestata l'utilizzazione residenziale del castello (soggiorno coatto della regina Maria). Giuseppe Agnello (1935, p. 187) aveva ipotizzato l'esistenza di un piano superiore medievale ed il suo abbattimento in epoca spagnola, per adeguare il castello alle nuove esigenze dettate dall'uso delle artiglierie. Nell'ala edilizia occidentale, al piano terreno, si può in parte ammirare la configurazione interna originaria dell'edificio svevo: si tratta di una lunga navata, suddivisa in sette crociere a base quadrata di 7,40 metri di lato, compartite da grossi archi ogivali alla cui imposta è una cornice bianca a profilo di semiottangolo da cui si dipartono anche i robusti costoloni ad angoli abbattuti delle volte. L'edificio, fortemente modificato nel passato, è stato ulteriormente manomesso per l'utilizzazione carceraria. Le strutture principali del castrum svevo permangono però quasi integre, pur fra le modifiche e superfetazioni; sopravvivono inoltre, pur se danneggiate e mutile, gran parte delle strutture di fortificazione successive. I locali accessibili del complesso, in consegna alla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa che ha già realizzato alcuni lavori di restauro, sono occasionalmente visitabili e utilizzati per conferenze e manifestazioni culturali. Il rivellino è attualmente occupato dal Commissariato della Polizia di Stato. Passato al demanio, il castello è stato affidato alla sovrintendenza dei beni culturali di Siracusa. Dopo un breve periodo di apertura al pubblico, questo Castello è stato posto sotto sequestro dai Carabinieri del nucleo patrimonio storico di Siracusa facendo partire una serie di indagini verso le alte cariche della Regione Siciliana, colpevole di aver omesso volontariamente l’inizio di vari interventi di restauro nei confronti del castello che presenta alcune aree pericolanti e a rischio crollo. Dopo ciò si auspica un necessario e urgente intervento di restauri affinché, come detto prima, il Castello Svevo di Augusta venga completamente restaurato, riqualificato e aperto al turismo (dovrebbe ospitare la sede del Museo del Mediterraneo Moderno di Augusta a restauri ultimati che, oltre a consolidare il castello, dovrebbero riportarlo com’era in origine eliminando alcuni stravolgimenti che si sono ottenuti convertendo la fortezza medievale in casa di reclusione). Non visitabile al pubblico, negli ultimi anni, per pericolo di crolli, con un eventuale restauro di tutto il complesso, esso potrebbe sicuramente diventare la più importante attrazione turistica per la città di Augusta magari ospitando anche vari tipi di eventi. In passato il castello ospitava anche il cosiddetto “Museo della Piazzaforte” in cui erano esposti cimeli risalenti alle due guerre mondiali (ritrovati presso il territorio augustano) oggi posto in un’ala del Municipio della città augustana. Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=1yhOFHEa9FQ (video di Sulidarte), https://www.youtube.com/watch?v=sAMJSQdvKKo (video di Augustaonline.it), https://www.youtube.com/watch?v=hWcqlOgObPY (video di PartecipAgire), http://www.antoniorandazzo.it/monumenti%20medievali/files/castello-svevo-augusta.pdf

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_svevo_(Augusta), https://www.icastelli.it/it/sicilia/siracusa/augusta/castello-di-augusta, http://sudestsicilia.altervista.org/augusta-castello-svevo/

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da http://sudestsicilia.altervista.org/augusta-castello-svevo/, la terza è presa da http://www.artemagazine.it/istituzioni/item/443-sequestrato-il-castello-svevo-di-augusta-pericoloso-per-l-incolumita-pubblica

venerdì 13 luglio 2018

Il castello di sabato 14 luglio




CASTROCIELO (FR) – Castello di Castrum Coeli

Le origini di Castrocielo risalgono alla fine del VI secolo d.C., quando gruppi di famiglie Aquinati, dopo la distruzione della loro città ad opera dei Longobardi, si ridussero ad abitare sulla sommità del Monte Asprano, a circa 750 mt di altezza. Il luogo era stato chiamato, sia per l'altezza del sito che per la presenza di fortificazioni, "Castrum Coeli" (lat. Castrum, -in. "Fortezza" e Coelum, -i n. "cielo"). Quando nel 994, il ventottesimo Abate di Montecassino, Mansone, che da poco aveva avuto il possesso dell'intero territorio, salì sulla montagna per erigervi fortificazioni, vi trovò «nonnulla veterum… aedificia», e diede inizio alla costruzione di un nuovo castrum, in un primo tempo interrotta per mancanza di acqua. Normalmente, si fa risalire a lui la fondazione di Castrocielo, fissata all'anno 996. Nonostante la posizione arroccata e le difficili condizioni del luogo in cui sorgeva, il pagus- anche a causa delle numerose scorrerie dei saraceni che continuavano ad affliggere la Valle del Liri- si estese sempre più, fino a raggiungere il massimo intorno al 1020/1030. Terminato il periodo delle incursioni, la popolazione cominciò a scendere a valle, in cerca di condizioni di vita più agevoli e di terre da coltivare: una parte scese a Nord-Est fondando il paese di Colle San Magno con la relativa frazione di Cantalupo; un'altra parte scese invece nella valletta a Sud, formando due abitati: uno, più grande, sulle pendici del Monte Asprano e a nord di un fossato presente nella valletta, cui fu dato il nome di Palazzolo in virtù dei resti di un palacium, attualmente identificato con una delle numerose ville di epoca romana che sorgevano sulla via Casilina; a sud dello stesso fossato, accanto ad un piccolo monastero femminile benedettino- la cui presenza era documentata sin dal 1134- cui fu dato il nome di Campo. Già nel 1603 erano rimaste sulla montagna solo 12 famiglie, che presto scesero a valle. Il nome del paese, col tempo, venne modificato in Castro Cielo Palazzolo o Palazzolo di Castrocielo: tale denominazione è tuttora richiamata dalle lettere "C C P" presenti nello stemma del comune. Per tutto il medioevo, Castrocielo fu conteso fra l'Abbazia di Montecassino e i Conti di Aquino- e, negli eventuali vuoti di potere, fu posseduto anche da fedelissimi dei sovrani che si alternarono nel dominio della zona. Nel 1583, Castrocielo fu acquistato dai Boncompagni, che mantennero il feudo fino al 1796, quando passò sotto il controllo regio. In seguito alla Spedizione dei Mille (1860) e con l'ufficializzazione della nascita del Regno d'Italia (17 marzo 1861) Castrocielo è entrato a far parte dello Stato Italiano. Confluito originariamente nella Provincia di Caserta, nel 1927 venne attribuito alla neofondata Provincia di Frosinone. Nel corso degli anni il Castello di Castrum Coeli fu più volte restaurato, fortificato e persino ceduto proprio all’Abbazia (a difesa dalla quale era stato costruito oltre che per il controllo delle città di Aquino e di Roccasecca), ma restò di fatto abitato ininterrottamente fino al XV secolo, quando gli abitanti rimasti scelsero di scendere a valle in cerca di un luogo più ospitale. Dell’imponente castello che sovrastava la valle, rimangono oggi soltanto il mastio e alcuni tratti della rocca con poche torri; tra queste spicca a nord quella rivolta in direzione di Roccasecca. Il sito era sorto originariamente intorno ad un edificio fortificato, a pianta rettangolare, a cui, in un secondo tempo, furono aggiunti due contrafforti. Questo primo nucleo fu circondato da una seconda cinta muraria, senza torri, ma con numerose feritoie. Le rovine del castello, recentemente restaurato, fanno da cornice ad un magnifico parco naturalistico-medievale che abbraccia l’intera valle fra il Monte Cairo e gli Aurunci in lontananza, incontrando nel mezzo una campagna ancora a tratti selvaggia e affascinante. Altri link per approfondire: https://www.lazionascosto.it/castelli-fortezze-rocche-da-visitare-nel-lazio/castellaccio-di-castrocielo/, http://www.laciociaria.it/comuni/castrocielo_castello.htm, https://www.youtube.com/watch?v=LDp-OYwEsII (video di Pagine Belle di Comunicando Leader, in cui si può vedere il castello proprio negli ultimi secondi).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castrocielo, http://www.comune.castrocielo.fr.it/?page_id=123, https://www.visitcastrocielo.it/localita-castello-di-castrum-coeli

Foto: la prima è presa da http://www.comune.castrocielo.fr.it/?page_id=123, la seconda è presa da http://www.aironeinforma.it/castrocielo.html, infine la terza è presa da https://www.visitcastrocielo.it/localita-castello-di-castrum-coeli