giovedì 31 marzo 2016

Il castello di giovedì 31 marzo






ACQUI TERME (AL) - Castello dei Paleologi

L'antica Aquae Statiellae, nota probabilmente già nel II sec. a.C., era una città dotata di importanti impianti monumentali: acquedotto, teatro, anfiteatro, foro e terme. Le sue acque termali erano famose, tanto che Plinio annoverava le sue terme tra le migliori dell'impero. La costruzione del castello si data probabilmente all'XI secolo (1056). Residenza dei vescovi-conti di Acqui fino alla metà del XIII secolo, divenne in seguito roccaforte del borgo medievale di Acqui e sede dei Governatori della città per passare poi, dalla fine del XIII sec., ai marchesi Paleologi. Nel 1430 Acqui Terme venne conquistata dagli Sforza. Con il ritorno al governo dei marchesi del Monferrato il castello venne riedificato (sotto Guglielmo VIII Paleologo) e, nel 1533, passò ai Gonzaga di Mantova. Con l'utilizzo della polvere da sparo divenne inadeguato dal punto di vista difensivo e fu più volte danneggiato ed espugnato. Tra Cinque e Seicento subì vari attacchi da parte dei francesi e degli spagnoli che lo distrussero. La prima ricostruzione avvenne nel 1663 e si concluse nel 1815 da parte di Vittorio Emanuele I. Il castello, i cui possenti bastioni in laterizio svettano sul colle, ospita il Museo Civico Archeologico. Il nuovo allestimento museale risale al 2001 e consente al visitatore di percorrere un itinerario storico dalla preistoria al Medioevo. Le prime sale sono dedicate alla preistoria e alla protostoria, mentre nella successiva sezione romana sono raccolti reperti provenienti da impianti monumentali e residenziali della città, raffinati corredi delle necropoli urbane, sculture e stele funerarie. La sala principale ricorda la vocazione termale e curativa della città di Acqui, presentando la ricostruzione dell'antica fontana della Bollente. Chiude l'esposizione la sezione dedicata al periodo tardo-antico e medievale. Il castello è inserito nel sistema dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte. L'edificio è attorniato da un giardino di circa 300 mq, piantati con specie arboree autoctone o comunque presenti nel territorio circostante. Una parte èdedicato al giardino ornamentale, mentre un'altra è adibita a Birdagarden: oasi naturale per uccelli, anfibi e piccoli mammiferi. Per approfondimenti consiglio di visitare i seguenti link: scheda di Federica Sesia su http://www.mondimedievali.net/Castelli/Piemonte/alessandria/acquiterme.htm, http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_2035342952.html

Fonti: http://www.castelliaperti.it/pagine/ita/scheda.lasso?-id=15, https://it.wikipedia.org/wiki/Acqui_Terme#Castello_dei_Paleologi

Foto: la prima è di genziana su http://www.alessandropreziosi.tv/forum/viewtopic.php?p=340760&sid=f3940ab5cbe3d84af83f353b20c67464, la seconda è di mauro1968 su http://www.panoramio.com/photo/77747137

mercoledì 30 marzo 2016

Il castello di mercoledì 30 marzo






FIORANO MODENESE (MO) - Castello Pio di Spezzano

L’elegante “castello-villa” appare al culmine di un’altura, circondato da un ottocentesco giardino “romantico”. Fossato, ponte levatoio e mura merlate sono testimonianze dei secoli XIII e XIV; una torre pentagonale (oggi sede dell’Acetaia Comunale) attesta la sua vocazione difensiva. Citato dal 1228, appartenne a un sistema difensivo che controllava la via Claudia, l’antica pedemontana. Giunse nel 1395 ai Pio di Savoia, già signori di Carpi, che dal 1529 lo trasformarono in palazzo signorile. Alla morte di Marco III Pio, nel 1599 il feudo tornò agli Este che nel 1629 lo assegnarono ai Coccapani. Nell’800 il castello fu dimora estiva dei marchesi Coccapani Imperiali. Nel 1983 fu acquistato dal Comune di Fiorano che ne ha curato il restauro e lo ha reso luogo di convegni, esposizioni temporanee di archeologia e ceramica contemporanea. Il maestoso complesso quadrilatero, con torri sugli angoli nord-ovest e sud-est, si articola attorno alla corte con portico rinascimentale; sulla destra si apre la suggestiva Sala delle Vedute, dipinta da Cesare Baglione sul finire del ‘500. Al piano nobile, la Galleria delle Battaglie illustra nei suoi affreschi le imprese guerriere di Alfonso I d’Este, a cui i Pio presero parte. La sala più ampia del castello (Sala delle Vedute) presenta un ciclo pittorico unico, commissionato da Marco III Pio per celebrare la potenza economica della sua famiglia tramite l’esibizione di un catasto di beni immobiliari costituito da 57 vedute di torri, castelli e borghi. Affreschi, cicli pittorici e soffitti a cassettoni con formelle policrome del Cinquecento decorano altri ambienti del piano terra e nobile. Le sale rinascimentali dell'edificio ospitano il Museo della Ceramica che documenta le tecniche e i modi di produzione dalla ceramica del Neolitico all’età contemporanea. Sintesi di tre tipi di museo, tecnologico, archeologico e storico-artistico si snoda in una Sezione storica, una Sezione Attuale e una Raccolta Contemporanea completandosi con un Laboratorio della creta. Per approfondimenti potete visitare i seguenti link: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Spezzano, http://www.artecultura.net/pdf/Alla%20scoperta%20del%20castello%20di%20Spezzano.pdf. Il castello è presente anche su Facebook: https://www.facebook.com/castellodispezzano

Fonti: http://www.castellidimodena.it/page.asp?IDCategoria=287&IDSezione=5850, http://www.comune.fiorano-modenese.mo.it/kcms/kweb/ShowFile.aspx?pkentity=da3580f2be274bb6baa7f77c6af7ea80

Foto: la prima è presa da https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Spezzano#/media/File:Il_borgo_poggio-castello_di_spezzano.jpg, la seconda è una cartolina della mia collezione

martedì 29 marzo 2016

Il castello di martedì 29 marzo






SESTOLA (MO) - Rocca Estensi
Sorge su uno sperone roccioso, in posizione strategica di controllo delle vallate dello Scoltenna e del Leo. La parte vecchia del paese sorge a ridosso di questo antico insediamento. L'antica rocca, così come ci appare oggi, è stata ricostruita verso la metà del XVI secolo ma è di origini molto più antiche: il primo documento in cui si nomina il castello di Sestola è il Diploma di Astolfo del 753 d.C., col quale il re dei Longobardi faceva dono del Castrum Sextulae (l'attuale Sestola) e dei territori adiacenti all'Abbazia di Nonantola, allora fondata da sant'Anselmo. Divenuto possedimento degli Este di Ferrara, nel 1337 Obizzo III lo trasformò nel più importante presidio militare estense del Frignano, sede del Governatore e del Consiglio della Provincia Frignanese. A partire dal 1563 Alfonso II d’Este ne ordinò la ristrutturazione su progetto dell’ingegnere Marc’Antonio Pasi. Sfruttando la conformazione del monte, entro l’antica cerchia muraria si costruì una struttura bastionata a pianta stellare, tuttora esistente, che potesse offrire più solida difesa agli occupanti e un profilo più sfuggente agli attacchi delle armi da fuoco. Salendo lungo la via Governatori del Frignano, si oltrepassa il maestoso portale con stemmi, raggiungendo la piazzetta del Borgo, già zona militare e di servizio. Vi si affacciano i quartieri dei soldati, le prigioni, la cinquecentesca Palazzina del Comandante con accanto la vecchia Osteria; sulla destra, l’oratorio di S. Nicolò in Rocca, l’antica parrocchiale documentata dal 1114, con abside semicircolare d’epoca romanica, decorata nell’interno da affreschi di fine ‘400 del pittore lucchese Tommaso Ribechino. Della Rocca vera e propria facevano parte le strutture governative e amministrative. Degni di nota in quest'ultima sono la Torre dell'Orologio (del 1572), il Torrione semicilindrico e il possente Mastio a strapiombo. Anticamente vi erano cinque garitte dislocate lungo la cinta fortificata, delle quali oggi ne resta una sola, ricostruita negli anni '30. Al decadere della capitale del Frignano, nell'Ottocento, il castello fu trasformato in penitenziario, che rimase in attività fino al 1866. Sul finire del XX secolo la rocca subì un'ulteriore trasformazione ospitando un osservatorio meteorologico e un Istituto estivo per la cura dei bambini. Nel 1964 il castello era adibito a scuola elementare con internato ed ospitava bimbi del Nord Italia assistiti dall'ANEA. La Rocca è attualmente di proprietà comunale e ospita d'estate diverse attività culturali. La visita all'interno delle mura con vista esterna del borgo, della chiesa e della rocca, è sempre possibile anche in inverno. E' sempre aperto anche il parco sopra e sotto le mura. Vi hanno sede tre musei:
  • Il Museo della civiltà montanara
  • La Mostra permanente "La stanza dei ricordi" di Teresina Burchi
  • Il Museo degli strumenti musicali meccanici
Ecco una breve visita "virtuale" grazie a questo video di Roberta Ferrari: https://www.youtube.com/watch?v=gQvgbsR-aGY.
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Sestola, http://www.castellidimodena.it/page.asp?IDCategoria=287&IDSezione=5849, http://www.cittadarte.emilia-romagna.it/luoghi/modena/castello-di-sestola, http://castelli.qviaggi.it/italia/emilia-romagna/castello-di-sestola/

Foto: la prima è presa da http://www.emiliaromagna.beniculturali.it/getImage.php?id=2494&w=800&h=600&f=0&.jpg, la seconda da http://static.panoramio.com/photos/original/68338280.jpg

sabato 26 marzo 2016

Pausa pasquale



A tutti gli amici del blog auguro una serena Pasqua con le persone care.

Ci rivediamo martedì 29 marzo con un nuovo castello di cui parlare....

Valentino

Il castello di sabato 26 marzo






BAGNOLO DEL SALENTO (LE) – Palazzo Papaleo

Sicuramente fu centro bizantino e successivamente normanno. Nel 1190 l'allora casale Balneoli venne assegnato da Tancredi d’Altavilla al barone Ruggero Montefusco, in compenso per aver contribuito alla liberazione dei suoi familiari esiliati in Grecia da Ruggero II. Nel 1332 il feudo era sotto la signoria della famiglia Castruccio, passò poi ai Costello. Nel 1400 divenne di proprietà di Maria d’Enghien, moglie di Raimondello Orsini del Balzo, che il 12 agosto 1429 lo vendette all'ospedale di Santa Caterina in Galatina, fondato dal marito e guidato dai frati minori francescani. Da quella data le vicende di Bagnolo furono legate esclusivamente all'Istituto Cateriniano fino all'eversione della feudalità e alla soppressione, nel 1897, delle attività degli olivetani, subentrati ai francescani nel 1507. Il Palazzo Papaleo, costruito in pietra leccese, si trova nella piazza principale di Bagnolo del Salento, opposto alla chiesa come nella tradizione architettonica ed urbanistica di un tempo. Il Palazzo venne trasformato, nel basso Medioevo, in fortezza, con l'edificazione di un torrione sul lato nord, munito di fenditoie e camminamento di ronda, per difendere il territorio dalle frequenti incursioni dei Turchi e dei Saraceni. La struttura attuale della costruzione è il risultato di varie aggiunte e rimaneggiamenti susseguitesi nei secoli, per sopperire alle nuove e diverse necessità del "dominus", e della sua vita interna sino alla armonizzazione finale con la costruzione della odierna facciata del 1870, voluta dal bisnonno degli attuali proprietari. Il Palazzo è sotto la tutela dei Beni di valore storico dei beni culturali ed un'ala è in fase di progettazione e restauro conservativo. Il complesso nei secoli scorsi era il fulcro della vita del borgo ed il luogo è ricco di fascino e storia, e ha dato origine a varie storie e leggende, ancora vive nel ricordo popolare. Oggi Palazzo Papaleo appare ricco di elementi neogotici e neoclassici, con un torrione laterale a pianta ottagonale, finestre bifore d’influenza arabesca e una balaustra puntuta.



venerdì 25 marzo 2016

Il castello di venerdì 25 marzo





MORCIANO DI LEUCA (LE) – Castello Castromediano-Valentini

La nascita del primo insediamento abitativo di Morciano di Leuca risale al IX secolo ad opera dei profughi della vicina città di Vereto distrutta dai Saraceni. Con l'avvento dei Normanni, il feudo venne donato nel 1190 da Tancredi d’Altavilla a Sinibaldo Sambiasi i cui discendenti ne detennero il possesso fino al XIII secolo. In epoca angioina il casale passò a Riccardus Murchano al quale subentrò nel 1316 Guiscardo Sangiorgio che lo cedette nel 1335 a Gualtieri VI di Brienne. Nel 1486 Giacomo Antoglietta (Natoli), barone di Fragagnano, Ruffano, Altavilla, Casalecchio, Santa Digna, Casavecchia, Francavilla e Monteiasi, marito di Margherita Ruffo, figlia del Conte di Sinopoli, cedette il feudo di Morciano a Ruggero Sambiasi in cambio di Vaste. Ai Simbiasi succedettero i Capece, i D'Enghien e i Castromediano (1642). Nonostante l'abolizione della feudalità fosse stata decretata nel 1806, il casale venne acquistato nel 1848 da Giuseppe Valentini. Il castello fu voluto da Gualtieri VI di Brienne nella prima metà del XIV secolo per scongiurare le mire espansionistiche di Francesco della Ratta, Conte di Caserta, che per matrimonio si era imparentato ai Conti Aunay di Alessano. Presenta una pianta quadrangolare ai cui spigoli erano disposti quattro torrioni dei quali ne resta visibile solo uno in quanto due sono inglobati nelle murature perimetrali esterne realizzate nel Cinquecento (al punto da perdere del tutto la propria fisionomia originaria) e il terzo, quello di nord-ovest fu fatto abbattere nel 1507 dall’allora proprietario, il barone Rodolfo Sambiasi, per consentire la costruzione della attigua chiesa dei Carmelitani. Le murazioni posteriori attuali sostituirono le vecchie originarie mura intorno alla metà del Cinquecento, per esigenze di ampliamento. La torre è di forma cilindrica suddivisa in tre piani: piano terra e primo piano sono divisi da un cordolo, mentre beccatelli dividono il primo dal secondo, quest'ultimo caratterizzato dalla presenza di feritoie essenziali alla difesa con armi, olio bollente e bombarde. Il tutto termina con un altro cordone cilindrico e un tamburo rientrante. Elementi caratterizzanti del castello sono i merli della cortina di coronamento la cui forma è quella del giglio di Francia, emblema della casa angioina. Il portale d'ingresso, difeso da una piombatoia, è sovrastato da cinque stemmi gentilizi che fungono da ornamento. Attraverso il portone si accede ad un ampio cortile interno intorno al quale sono distribuiti grandi stanzoni adibiti a fienili, scuderie, legnaia, cucine, officine, botteghe artigianali, forno e deposito d'armi. Sul lato destro è addossato uno scalone che conduce ai piani superiori occupati dagli alloggi degli ospiti e dalle stanze del feudatario. L'attuale denominazione si deve alle ultime famiglie che lo hanno abitato. Nel XVI secolo, quando il pericolo da fronteggiare non erano più le mire espansionistiche dei de la Rath ma le incursioni dei pirati arabi, immediatamente nei pressi del castello si sviluppò il cosiddetto Rione delle Torri, formato da abitazioni-fortilizio edificate dai cittadini più abbienti che riproducevano in scala minore la struttura architettonica del castello (portone d’ingresso, cortiletto centrale, magazzino e stalla, scala scoperta per l’accesso al primo piano con un modesto alloggio e una torre quadrata munita di feritoie e scalatoie). Questi minuscoli fortilizi, strettamente addossati gli uni agli altri a ridosso del castello, formavano una linea difensiva capace di resistere agli scorridori arabi. Per approfondimenti si può visitare questo link: http://emeroteca.provincia.brindisi.it/Studi%20Salentini/1962/Articoli/fascicolo%202/Il%20Castello%20di%20Morciano.pdf. Possiamo visitare virtualmente il castello grazie a questo video di Andri55: https://www.youtube.com/watch?v=seXpDg9udXc

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Morciano_di_Leuca, http://www.torrevado.info/salento/castello-morciano.asp, testo di Dom. Nardone su http://wwwbisanzioit.blogspot.it/2015/10/il-castello-di-morciano-di-leuca.html

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, mentre la seconda è presa da http://wwwbisanzioit.blogspot.it/2015/10/il-castello-di-morciano-di-leuca.html

giovedì 24 marzo 2016

Il castello di giovedì 24 marzo






VALBREVENNA (GE) - Castello Fieschi di Senarega

Alcune fonti storiche attestano già al XIII secolo la presenza di un primo edificio, probabilmente la torre, che originariamente doveva avere funzione d'avvistamento e di difesa del piccolo borgo di Senarega. Furono ancora i signori di Senarega che, nel XV secolo, costruirono l'attiguo palazzetto nelle forme semplici e squadrate visibili tutt'oggi. La proprietà sul borgo, e quindi del castello, passò dal 1685 ai Fieschi, conti di Lavagna, del ramo di Savignone. Altre fonti attestano invece già il XV secolo come periodo di passaggio delle proprietà. Durante la lunga signoria fliscana, che perdurò fino al 1797 con l'avvento francese di Napoleone Bonaparte in Liguria, e che portò alla soppressione dei Feudi imperiali, l'edificio era utilizzato semplicemente con funzioni amministrative ed i sotterranei adibiti a prigione. Di proprietà della locale parrocchia dal 1838, intorno agli anni ottanta del Novecento ha ospitato una comunità di recupero per tossicodipendenti fino all'attuale chiusura e abbandono del sito. Recentemente è stato acquisito, insieme con il vicino oratorio, in comodato trentennale dall'Ente Parco dell'Antola che, in collaborazione con l'amministrazione comunale valbrevennese, ha realizzato il restauro e attualmente ha dato in gestione il Castello all'Agriturismo il Pioppo che affitta le camere ai turisti. L'insieme della torre e del castello si presenta esternamente con una struttura semplice e squadrata così come gli interni conservano ancora intatti i lineamenti principali delle stanze adibite a residenza, nei soffitti, negli interrati con magazzini, cantine e passaggi segreti che collegano il complesso alla vicina chiesa. Nel piano terra è ubicato un grande camino a servizio della grande stanza, mentre al piano superiore doveva trovarsi, per l'annerimento dei locali, il forno a legna per la cottura del pane e dei cibi. Da qui si accedeva alla duecentesca torre quadrata e ad altre due stanze con feritoie. Il complesso era altresì collegato, attraverso passaggi sotterranei, alla vicina chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. Nonostante il castello non conobbe mai eventi bellici di rilievo, il palazzetto disponeva pure di un'apposita stanza delle torture con tanto di anelli appesi al soffitto e alle pareti. Sempre in questa stanza si dice che una volta vi fosse un grosso baule posto a nascondere una sorta di passaggio segreto: in un punto della stanza è possibile sollevare due tavole su uno zoccolo di pavimento che coprono una sorta di botola piuttosto stretta, a forma di scivolo con alcune lame di ferro disposte orizzontalmente e adesso ribattute dentro, che termina in una stanza in parte allagata. La tradizione afferma che i locali sotterranei fossero adibiti a prigioni, in seguito trasformate in cisterne per l'acqua. Altri link consigliati: scheda di Antonella Pasquale su http://www.mondimedievali.net/castelli/Liguria/genova/senarega.htm, video della Regione Liguria su https://www.youtube.com/watch?v=kjOfw-yQCYY, video di "Città metropolitana di Genova" su https://www.youtube.com/watch?v=Y5P-gAItHoA

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Senarega, http://www.culturainliguria.it/cultura/it/Temi/Luoghivisita/architetture.do;jsessionid=898EE12178033B6DC4F8ACC4C8890B9C.node1?contentId=27712&localita=2103&area=209

Foto: la prima è presa da http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/11/10/ARDbfNXC-senarega_inaugura_castello.shtml, la seconda da http://www.terredicastellifieschiespinola.it/img/comune006.jpg

mercoledì 23 marzo 2016

Il castello di mercoledì 23 marzo






MERATE (LC) - Castello Prinetti

Si trova nel cuore di Merate e si affaccia sulla più importante piazza della città che porta lo stesso nome. Il palazzo è stato costruito sulle rovine di un antico castello che fu di Ariberto d’Intimiano, distrutto nel 1275 durante la lotta tra Torriani e Visconti insieme a quello di Sabbioncello, altra frazione del comune di Merate. L’antico maniero aveva sicuramente un fossato e un ponte levatoio, come testimonia una lapide murata sulla attuale facciata: “QUI VI ERA IL PONTE LEVADORE E DAL MURO FINO ALLE COLONNETTE VI ERA LA FOSSA”. Il Palazzo Prinetti nella sua forma attuale è stato edificato all’inizio del Settecento dall’abate Ercole Visconti secondo la tipologia del palazzo abbaziale. L’aspetto complessivo è severo negli esterni lavorati a bugne. Sembra che nel progetto iniziale fossero previste quattro torri angolari, ma alla morte di Visconti solo una era stata edificata: quella che vediamo ancora oggi. Si tratta di una torre cilindrica, a sette piani, con basamento in pietra e fusto in mattoni che culmina con una loggetta Neorinascimentale.
Nel 1796 il palazzo è stato acquistato da privati e nel 1810 dalla famiglia Prinetti.
L’edificio è a due piani e si sviluppa attorno al cortile nobile, al centro del quale c’è un pozzo. Nel 1892 l’Onorevole Giulio Prinetti, più volte Ministro del Regno, vi apportò notevoli modifiche fra cui la realizzazione del salone d’onore con soffitto in legno a cassettoni. Un cortiletto più piccolo, comunicante con il primo, introduce alla cappella dedicata a San Dionigi. Nel 1946 fu acquisito dalla Parrocchia di Merate, alla quale appartiene attualmente. Oggi viene utilizzato soprattutto per mostre e concerti.
La Torre che si ammira anche prima di raggiungere la Piazza è diventata l’emblema della Città.
Questo articolo del 2013 esprime una certa preoccupazione per le sorti dell'edificio, a rischio abbandono: http://www.ilgiorno.it/lecco/cronaca/2013/09/08/946600-merate-castello-prinetti.shtml. Nel 2014 è nato un comitato per salvare Palazzo Prinetti, promosso da Edoardo Zerbi, uno studente universitario e volontario del Fai, proprio per il timore che il monumento possa finire in mano a privati. I costi di manutenzione sono astronomici, solo di tasse ogni anno la parrocchia di Merate deve sborsare una cifra vicina ai 30 mila euro e da qualche anno non vengono eseguiti interventi di manutenzione straordinaria, ma solo quella ordinaria. La stessa Torre necessiterebbe di interventi di consolidamento.

Fonti: http://www.italiamappe.it/arte_cultura/palazzi_ville_castelli/104969_Palazzo--Prinetti, http://www.laprovinciadilecco.it/stories/Cronaca/merate-ce-un-comitato-per-salvare-palazzo-prinetti_1066133_11/

Foto: entrambe di Solaxart 2014, prese da http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Merate-P-Prinetti.htm

martedì 22 marzo 2016

Il castello di martedì 22 marzo






MAENZA (LT) - Castello Baronale

Il Castello Baronale di Maenza, circondato dalle caratteristiche abitazioni dell'antico borgo, si erge su un'altura ricoperta di oliveti. Le origini del borgo, che a tutt'oggi mantiene un aspetto tendenzialmente medievale, si fanno risalire al secolo IX, successivamente alla distruzione della colonia romana di Privernum. Nel secolo XII il borgo fu occupato dalla nobile e potente famiglia dei de Ceccano che vi costruirono la prima torre di difesa, traformata in seguito in una vera e propria fortezza. I conti di Ceccano consideravano Maenza di vitale importanza per la loro signoria, essendo posta sul versante della Marittima, ed è per questo che, per qualche tempo, fu appannaggio del loro secondogenito. Il castello assunse l'aspetto attuale proprio per volontà dei Conti di Ceccano. Bernardo I, infatti, la scelse come residenza e questo portò all'ampliamento di quella che era una semplice torre di avvistamento nell'attuale Palazzo Baronale. Il corpo centrale, a pianta quadrangolare, costituito da quattro piani e il terrazzo, venne ampliato con l'aggiunta di due torri di rinforzo e con l'allargamento dello spessore delle mura per resistere alle armi da fuoco. Al terzo piano del corpo centrale del castello si trovava il piano nobile ed è proprio in queste stanze che nel 1274 soggiornò san Tommaso d'Aquino. Il santo fece sosta al castello di Maenza mentre si stava recando a Lione per il Concilio Ecumenico indetto da papa Gregorio X. Oggi è ancora possibile visitare la stanza del castello dove soggiornò e che apparteneva alla nipote Francesca d'Aquino. È proprio qui che avvenne il miracolo delle aringhe fresche, prima che il Santo, compreso che i suoi giorni stavano per finire, decidesse di trasferirsi nell'abbazia di Fossanova. La stanza con volta a crociera era interamente affrescata. Dai de Ceccano il castello di Maenza passò ai de Cabannis e Raimondo de Cabannis, figlio di Margherita da Ceccano, ne curò i primi restauri, come si rileva da una lapide in caratteri gotici che lo stesso fece apporre all'ingresso del maniero. Dai De Cabannis il feudo passò ai Caetani di Fondi che lo tennero fino al 1597; quindi fu acquistato da Giovanni Francesco Aldobrandini e, in seguito, passò al cardinale Giacomo Antonelli di Sonnino che lo rivendette ai Pecci di Carpineto. Dai Pecci il castello passò in proprietà di Ercole Micozzi di Roma, che poco si curò della sua manutenzione; messo all'asta fu acquistato nel 1965 dall'Amministrazione Provinciale di Latina che ne promosse il restauro. Nel 1986 il maniero venne ristrutturato e oggi, visitabile gratuitamente, è utilizzato per iniziative culturali. Inoltre è possibile visitare le sue 25 stanze distribuite su quattro piani e la mostra didattica permanente sulla storia del castello. Una serie di pannelli permettono di conoscere la storia di questo maniero e l'evoluzione che ha avuto nel corso del tempo. Lungo il percorso è possibile ammirare anche i costumi di foggia medievale e rinascimentale utilizzati dall'Associazione del Venerdì Santo in occasione delle diverse rappresentazioni. Oggi l'edificio ospita concerti di musica sacra e classica, oltre che rassegne, mostre, spettacoli, matrimoni sacri e civili. Ecco dove poter visitare "virtualmente" il castello: http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=97051. Altri link per approfondimenti sull'argomento: http://www.prolocomaenza.it/documents/pdf/il%20castello%20baronale.pdf, http://www.itinesegni.com/maenza.html. C'è una pagina Facebook dedicata al castello, che vi consiglio di visitare: https://www.facebook.com/www.comunedimaenza.it/?fref=ts
Fonti: testo estratto da "Terra dei Volsci, Annali del Museo Archeologico di Frosinone, Volume 2 - 1999", https://it.wikipedia.org/wiki/Maenza#Il_castello
Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, mentre la seconda è di G. Garofoli su http://www.tesoridellazio.it/public/maenza_(lt)_-_il_castello_baronale_-_foto_di_g._garofoli_(10-2010).jpg

lunedì 21 marzo 2016

Il castello di lunedì 21 marzo






GENZANO DI LUCANIA (PZ) - Palazzo Marchesale De Marinis

Le origini del paese risalgono al VII-VI sec. a.C., quando gli abitanti del Pagus Gentianum, insediamento romano, stufi delle continue invasioni e soprattutto per sconfiggere la malaria, si trasferirono nell'attuale centro abitato. La prima fonte ufficiale che attesta la presenza di un borgo chiamato Genzano si ha nel racconto della decapitazione dei fratelli Secondo e Donato, (ultimi di dodici fratelli), martiri cristiani, avvenuto il primo giorno del mese di settembre dell'anno 258, (secondo l'antico calendario romano) per opera del console Valeriano. Tra le personalità storiche che vissero a Genzano, sicuramente la più importante è l'eremita egiziano Sant'Antonio Abate, patrono della città. Nell'XI sec. il feudo di Genzano fu assegnato da Carlo I d'Angiò a Pandolfo Fasanello e tra la fine del 1200 e i primi decenni del 1300 il dominio passò alla principessa spagnola Aquilina Sancia, (sorella di Apollonia quale seconda moglie di Roberto D'Angiò), che fondò il Monastero delle Clarisse. Susseguirono Ferdinando Ferrillo (conte di Muro) e Ferrante Orsini (duca di Gravina). Nel 1503 Genzano passò sotto il dominio degli spagnoli e il suo possessore, Giovanni Vincenzo Del Tufo, nel 1585 ottenne il titolo di marchese. Infine nel 1616-1617 la famiglia De Marinis, principi di San Gervasio, comprò il feudo dai Del Tufo e vi rimase fino al 1806, anno in cui il re di Napoli Giuseppe Bonaparte, emanò la legge sull'abrogazione dei feudi. Di origine angioina, risalente al XV secolo, l'edificio fu in seguito residenza estiva dei marchesi De Marinis.  Colpito dal terremoto del 25 gennaio 1813, fu radicalmente trasformato in un massiccio palazzo di tre piani destinato ad ospitare gli uffici pubblici e comunali fino al 23 novembre 1980 quando restò fortemente lesionato. Consolidato e restaurato negli anni 1987-90, ospita attualmente il Municipio. All’interno si conservano alcune volte a padiglione affrescate. Dal lieve poggetto su cui si erge si può ammirare un bel panorama sulla vallata verso Banzi. E' caratterizzato da un portale d'ingresso in pietra ed un grosso orologio con campana, sistemata sul tetto.

Fonti: http://fotoalbum.virgilio.it/alice/ik8shl/attivazionedcipz007/hpim2441.html,  http://www.unionecomunialtobradano.it/ucab/section.jsp?sec=102483, http://www.avmstudio.it/lucusnet/basilicata/provincia-di-potenza/405-genzano-di-lucania.html

Foto: la prima è presa da http://www.aptbasilicata.it/comuni_pics_temp/pics/9bd78cd682.jpg, la seconda, invece, da http://genzanodilucania.xoom.it/municipio1.jpg

domenica 20 marzo 2016

Il castello di domenica 20 marzo






CIPRESSA (IM) – Torre Gallinaro

Cipressa è un piccolo centro nell'entroterra di San Lorenzo al Mare a circa 13 km da Imperia. Se ne ha traccia nel 1215, quando Oberto, conte di Badalucco, figlio di Guglielmo I di Ventimiglia, concesse agli abitanti uno Statuto, redatto dai Benedettini di Santo Stefano a Mare, approvato nel 1277. Un esemplare è conservato nell'Archivio della Chiesa Parrocchiale. La sua storia si identifica con quella di Taggia, nella cui giurisdizione essa ricadeva. Simbolo della cittadina è la Torre Gallinaro, situata in posizione rialzata rispetto al paese, a poche centinaia di metri dal centro urbano, in un'ampia zona verde, da cui si domina la costa del Ponente, fino a Sanremo. Faceva parte di un sistema difensivo e di avvistamento, di cui era il fulcro, e che comprendeva: la Fortezza di Arma, quella di riva Ligure, la Torre dei Marmi, ed altre. Avevano lo scopo di avvisare con fumo, di giorno o con fuochi di notte. Fu eretta dopo il 1560, per iniziativa della popolazione, minacciata dalle incursioni barbaresche, che in quell'anno chiese al Governo della Repubblica il permesso di munirsi di difese adeguate. Non si conoscono altre notizie sulle vicende successive, ma la Torre doveva essere completata prima del 1588, perché in quell'anno il capitano Bartolomeo Bogiano ne lodò la solidità e l'efficacia. Contemporaneamente ordinò la chiusura della porta e di una finestra non molto alta, che avrebbero potuto comprometterne la sicurezza, e dispose nel contempo che la porta fosse rinforzata con chiavarde e fosse protetta da un ponte levatoio. Ha pianta quadrangolare leggermente allungata in direzione nord-sud, è costruita con pietre regolari, presenta numerose feritoie e alcune bucature più ampie sulle facciate nord ed est, ed è sormontata da un coronamento fortemente lacunoso, poggiato sui beccatelli ricorrenti nelle torri della regione. Alla fine degli anni Ottanta la torre ha subito un intervento di consolidamento statico e di restauro conservativo. Si presentava, infatti, fortemente fessurata in più punti, o per effetto di un cedimento delle fondazioni, o per l'azione di spinta degli archi interni sui muri perimetrali. Né erano da sottovalutare l'azione degli agenti atmosferici e gli effetti del salino. Sono stati tra l'altro inseriti alcuni tiranti metallici per assorbire le spinte delle volte e delle arcate interne. Sono state ricucite le lesioni con operazioni di ripristino della tessituria muraria o con impiego di iniezioni di malte reoplastiche. Il paramento murario è stato restaurato con stuccatura incassata dei giunti, mentre non è stato manomesso il parapetto. Nel 2013 è stato inaugurato il nuovo punto di informazione turistica di Cipressa, ospitato nella torre Gallinaro, che possiamo vedere in questo breve video di Giovanni Roggeri: https://www.youtube.com/watch?v=XJUic4JlVEY&feature=related


Foto: la prima è di Carlo Bianco su http://www.panoramio.com/photo/124115774, la seconda è presa da http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/medium/89932044.jpg

sabato 19 marzo 2016

Il castello di sabato 19 marzo






CARDITO (NA) – Castello

A scrivere di Cardito fu, per primo, alla fine del 700, il Giustiniani, che nel suo "Dizionario Geografico Ragionato" alla voce su "Cardito", notava che era allora situato sulla regia strada che porta a Caserta; e scriveva che aveva aria salubre, territorio di figura quasi quadrata, pozzi sorgenti di buon'acqua e produceva "buone biade, grano, legumi e vini asprini". Lo stesso scriveva che Cardito confinava a mezzoggiorno con Afragola, a oriente con Caivano, e con la stessa Afragola, a occidente con Fratta e a settentrione con Crispano. A quell'epoca contava 2800 abitanti che, probabilmente, durante la peste del 1656 mancarono quasi tutti. Il Giustiniani parlava anche di Carditello, la frazione di Cardito ad un buon mille metri dal centro che prese a sorgere lungo la strada che da Cardito raggiungeva, per via interna, l'arco di Arcopinto, accosto ad una chiesina dedicata a S. Eufemia. Nel 1797, il piccolo villaggio contava attorno ai 300 abitanti. Dal 1529 al 1781, Cardito è stato posseduto, col titolo di Principi, dalla famiglia di Sigismondo Loffredo, capostipide del casato, che l'11.06.1529 acquistò Cardito, insieme a Mugnano ed al Castello di Monteforte. Il Principe Ludovico Venceslao Loffredo nel 1840 volle fondare un orfanotrofio che portava il suo nome. Il ricordo del Loffredo è ancora legato al palazzo principesco, che si erge, austero e solitario, al centro del paese. Successivamante, il castello venne venduto al Commendatore Biagio Spadaccio; lo ereditò la figlia, Chiara Spadaccio, che era andata sposa al Marchese Luigi Mastrillo della Schiava. Di fronte al castello ecco profilarsi la parrocchia di S. Biagio. Nel 1580 il feudatario Loffredo volle fondare una nuova chiesa di fronte al castello, in onore di S. Biagio il cui culto, era fiorente all'epoca delloro insediamento. Il Castello, oggi trasformato ed adattato ad abitazione civile, in passato aveva le fattezze di una rocca, cinto da un profondo un fossato, adorno di torri merlate, al cui interno c'era un magnifico parco delimitato da un bosco ricco di piante esotiche. L'edificio ha ospitato una ricca pinacoteca con tele di Andrea Vaccaro, Luca Giordano, Tintoretto e Salvator Rosa. Nel corso dei secoli, è stato molte volte modificato e restaurato: di rilievo sono stati i lavori eseguiti nel 1761 da Nicola Maria Loffredo, ricordati su un’epigrafe marmorea. Sono stati i suoi diversi proprietari, da Francesco Sanfelice, duca di Bagnoli, a Biagio Spadaccio e a Luigi Mastrilli della Schiava, a convertirlo in abitazione civile.
Oggi il palazzo è interessato da ingenti interventi di restauro e di adeguamento alla nuova funzione di sede degli uffici comunali.


venerdì 18 marzo 2016

Il castello di venerdì 18 marzo






BUSSETO (PR) - Rocca Pallavicino

L'originaria fortificazione fu innalzata nell'XI secolo per volere di Adalberto Pallavicino, capostipite dell'importante famiglia. Verso la metà del XIII secolo, tuttavia, la fortezza fu completamente ricostruita per volere del marchese Oberto II Pallavicino, detto il Grande; interamente circondata da una cinta muraria ed un fossato, vi si accedeva attraverso un ponte levatoio che la univa alla grande piazza antistante. Nei secoli seguenti la rocca subì vari attacchi e pertanto fu riedificata più volte. Residenza principale della famiglia Pallavicino con la rocca di Monticelli d'Ongina, fu sede nel 1543 dell'incontro fra l'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d'Asburgo ed il papa Paolo III. Con l'estinzione nel 1585 del ramo di Busseto della stirpe, lo Stato Pallavicino fu al centro di liti fra gli altri rami del casato e nel 1588 il duca Alessandro Farnese annetté il territorio del marchesato al ducato di Parma e Piacenza. Nel 1856 l'antica fortezza, in avanzato stato di degrado, fu venduta dalla Camera Ducale al Comune di Busseto, che incaricò l'architetto parmigiano Pier Luigi Montecchini della sua completa ristrutturazione in stile neogotico; i lavori, avviati nel 1857 e completati nel 1868, interessarono l'intero edificio, di cui furono mantenuti intatti solo il mastio cinquecentesco e pochi altri elementi; all'interno fu anche costruito un nuovo teatro in sostituzione del precedente, di dimensioni molto più modeste. La rocca si sviluppa attorno ad un cortile centrale quadrato; tre dei quattro spigoli esterni sono occupati da torri aggiunte durante la ristrutturazione ottocentesca. I prospetti, in stile neogotico, sono rivestiti quasi interamente in laterizio, ad eccezione del primo livello della facciata principale, intonacato; al centro di quest'ultima si eleva il mastio cinquecentesco; coronata dalla merlatura a coda di rondine ghibellina, l'alta torre è dominata da un grande orologio centrale, al di sopra del quale si apre, attraverso una bifora su ciascuno dei quattro lati, la cella campanaria. Ai lati, si innalzano su un porticato ad archi a tutto sesto due ali perfettamente simmetriche, al cui primo livello si apre una serie di elaborate bifore a sesto acuto contornate da una cornice con lesene e formelle in terracotta, realizzate in buona parte nel XV secolo dalla bottega di Rinaldo de Stavolis; sopra di esse sono incastonati eleganti medaglioni in cotto a forma di conchiglia, mentre a coronamento corre un cornicione ad archetti neogotici. La stesse eleganti bifore sono riprese anche nelle due torri poste alle estremità, al cui piano terreno sono collocate analoghe monofore in terracotta. Al di sotto del portico sul lato destro è collocato l'ingresso al teatro Giuseppe Verdi, mentre sul lato sinistro si accede alla residenza comunale. Attraversando l'ingresso principale alla base della torre centrale, si accede al cortile interno, dominato sul lato sud da un porticato con loggiato sovrastante in laterizio; sul muro opposto è collocato un altorilievo in pietra raffigurante un'aquila imperiale, stemma dei marchesi Pallavicino, in origine posizionato sulla porta meridionale di accesso al paese; perfettamente in asse con l'ingresso principale, si apre sul retro un accesso secondario. Altre belle immagini della rocca le trovate qui: http://www.preboggion.it/Castello_di_Busseto-Pallavicino.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_Pallavicino_(Busseto)

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di farman su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/104344

giovedì 17 marzo 2016

Il castello di giovedì 17 marzo






DELIA (CL) - Castello

Delia, il cui nome in arabo significa vigna, è un paese agricolo posto su una piccola altura contornata da terre fertili nelle quali viene coltivata, tra le altre piante, la vite. Il centro abitato fu fondato da Don Gaspare Lucchese nel 1622 dopo aver ottenuto l'autorizzazione edificandi et populandi nel 1597 da Filippo II (1527-1598), re di Spagna. A ovest del paese, su di un colle aspro e irto di rocce calcaree, si trovano i ruderi di un castello medievale, detto il Castellaccio. La data della sua costruzione non è certa e sembra sia stato modificato e reso più ampio dagli Aragonesi che dall'XI secolo al 1469 dominarono la Sicilia. Il castello, sicuramente imponente per dimensioni e architettura, era in una posizione strategica essendo l'ultima opera militare di fortificazione a difesa del territorio sulla strada che collegava Catania a Agrigento. Nella storia della fortezza si trovano episodi importanti legati a eventi che sconvolsero un'epoca: il castello fu infatti protagonista delle vicende dei Vespri Siciliani. Nel 1300 Nicolo Speciale cita il castello narrando un episodio di tradimento durante la guerra del Vespro. Nel 1366 - il castello, per privilegio di Federico IV, passò a Matteo Chiaramonte. Nel 1392 - Re Martino concesse il feudo di Delia con il castello a Guglielmo Raimondo Moncada. Nel 1399 - Andrea Ortolano ricevette in permuta il feudo e il castello di Delia da Pietro Mazza, al quale erano pervenuti dal Moncada. Nel 1596 - il secretus di Licata in una lettera indirizzata al viceré, descrivendo il feudo di Delia disse che "...vi è nel centro di detto fegho, sopra un monte, un castello antiquo forte di mano et dimostra, per ruina di fabbriche antique essergli stata altra volta habitatione. Vi sono nel proprio castello alcuni dammusi dove dimostrano essere state carceri...". Nel 1597 - Gaspare Lucchese ricevette lo jus populandi per abitare e popolare il feudo di Delia. Nella prima metà del secolo XIX - il castello era in rovina: "...rimangono solamente alcune grotte e muraglie ad atrii appartenenti, e merli e avanzi di torre rotonda, la quale sovrastava qual vedetta all'intero castello" - Amico 1855-56,1, p. 368. Nello stesso secolo XIX - il castello, proprietà dei principi di Partanna, è stato inserito nell'elenco dei Monumenti Nazionali del Regno. Nel 1878 - si effettuò un primo restauro a spese del Governo. Nel 1987 - la Soprintendenza BB.CC.AA. di Agrigento ha avviato i lavori di restauro e consolidamento. Nel 1996 - è stato completato il consolidamento, il castello è reso fruibile tramite la realizzazione di percorsi pedonali. I resti fuori terra consentono una lettura ricostruttiva generale dell'impianto a pianta rettangolare con orientamento nord-sud. La proprietà attuale è pubblica. Il castello è costruito su una serra calcarea nell'area meridionale della valle del Salso ed è ubicato a circa un chilometro dall'attuale abitato di Delia. Lo sperone roccioso sul quale è costruito costituisce il basamento naturale della struttura muraria. Numerose cavità naturali sono state utilizzate come pozzi e cisterne per la conservazione di liquidi e aridi e, cessata la fase d'utilizzo del castello, sono state riempite con materiali da costruzione e manufatti ceramici in disuso. La sua posizione, elevata rispetto all'ambiente circostante, permetteva il controllo della sottostante vallata del torrente Gibbosi e della vicina via di comunicazione tra Agrigento e Catania. Si individuano quattro livelli, il primo dei quali non ha altezza costante ma segue il pendio naturale con quote più basse a nord. Il livello si mantiene più o meno omogeneo a sud e nel settore occidentale, dove sono stati individuati due ampi vani, presumibilmente di servizio, posti su due piani differenti e collegati da una porta della quale restano gli stipiti. L'ingresso, coperto con volta a botte archiacuta, è ubicato nella parte orientale. Il secondo livello è quello del piano posto sopra la volta d'ingresso. A quota del terzo, a nord, si conserva l'unico ambiente coperto del castello, nel quale si aprono cinque feritoie: due ad occidente e tre ad oriente; il vano è concluso da una volta a sesto acuto. L'ultimo livello è caratterizzato sul fronte meridionale da un camminamento merlato che conduce ad un ambiente absidato; a nord sono visibili i resti della torre nella quale si aprono verso occidente quattro finestre. Per approfondire, suggeriamo altri due link: http://www.comune.delia.cl.it/index.php/storia-del-comune/54-il-castello-di-sabuci-lu-castiddrazzu, http://www.bandw.it/gallery%20foto/Castelli/Castello%20di%20Delia/album/index.html,

Fonti: http://www.icastelli.it/castle-1234810653-castello_di_delia-it.php, http://www.castelli-sicilia.com/links.asp?CatId=279

Foto: entrambe di ziosab, la prima su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/258675, la seconda su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/258699  

mercoledì 16 marzo 2016

Il castello di mercoledì 16 marzo






CASALETTO CEREDANO (CR) - Torre Benzoni

Casaletto Ceredano è un centro agricolo della pianura a mezzogiorno di Crema, ubicato sul terrazzamento alluvionale della sponda sinistra dell'Adda e a due chilometri dalla famosa abbazia cistercense di Abbadia Cerreto. La bella torre che vi sorge faceva parte un tempo dell'ampio sistema difensivo fatto innalzare agli inizi del Quattrocento dai Benzoni, signori di Crema, tutt'intorno alla città, o perlomeno in tre direzioni. A mezzogiorno lo scacchiere fortificato comprendeva Moscazzano e Montodine), a settentrione era presidiato dalle due fortificazioni di Azzano di Torlino Vimercati, Pianengo), a occidente infine poteva contare sulle difese di Palazzo Pignano e Vaiano Cremasco. Oggi la torre si innalza imponente dalla cascina in cui è stata inglobata. Presenta la caratteristica pianta quadrata e la struttura muraria in mattoni a vista delle torri di pianura lombarde. Alla sommità è coronata da un duplice fregio di mattoni "a dente di sega" analogo a quello che adorna le facciate del castello di Pandino (ma è un motivo che tra Due e Trecento compare in quasi tutte le architetture fortificate dell'Italia nord occidentale). Caduta in disuso come fortilizio e privata delle probabili merlature di cui era quasi certamente provvista un tempo, è stata utilizzata nei secoli successivi come "colombera" (cioè come colombaia: da cui anche il nome di "cascina Colomberone" dato al complesso). Fu probabilmente in questo periodo che venne praticata l'apertura di finestre e di fori per i volatili nella fascia sommitale compresa tra i due fregi. È tuttora in ottimo stato di consistenza, sia pure inserita in un contesto di azienda agricola che in parte la cela alla vista.

Fonti: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A060-00360/

Foto: entrambe prese da http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A060-00360/

martedì 15 marzo 2016

Il castello di martedì 15 marzo






CHIUDUNO (BG) - Castello Suardi

Il Mazzi afferma che il castello di Chiuduno esisteva già prima del 1000 e secondo alcuni storici, il fortilizio sarebbe sorto per il controllo della strada per Brescia. Col tempo la proprietà andò sempre più frazionandosi a causa di alcune vendite e di molti passaggi ereditari: il numero dei compartecipi si accrebbe di molto poiché alle famiglie dei primi investiti ne seguirono altre forestiere. Il primo proprietario noto è stato il vescovo bergamasco Reginfredo e solo nella seconda metà del 1300 venne acquisito da Bernabò Visconti che vi pose un presidio militare. Con una serie incredibilmente lunga di vicissitudini militari il castello venne dominato da moltissimi casati. Sotto la dominazione della Serenissima il maniero venne demolito, ma nel 1447 venne ricostruito nella forma che ancora oggi si può osservare, con i connotati del palazzo per la presenza di un corpo di fabbrica a doppio loggiato verso mezzogiorno e di un vasto giardino a settentrione. Eretto in posizione elevata in prossimità del luogo dove passava la strada romana che collegava Bergamo a Brescia, l'edificio domina il paese sottostante e le terre vicine. Il castello di Chiuduno doveva essere il perno attorno al quale si articolò il borgo medioevale sorto ai suoi piedi nel rispetto di una regola dell’epoca per la quale i popolani costruirono le proprie abitazioni nelle immediate vicinanze della fortificazione militare. La struttura muraria è a conci di pietra di grossa dimensione, disposti a corsi regolari e lavorati a superficie bugnata in corrispondenza degli spigoli. Gli archi delle porte e delle finestre, le logge e i tetri androni, sono tipici dell’architettura medioevale. Sulla cima del dosso antistante il cortile del castello, immersa nella vegetazione di uno splendido parco, sorge maestosa e possente una torre in pietra edificata probabilmente nella seconda metà del XII secolo. Originariamente la torre era più alta ma venne troncata per ordine della Repubblica Veneta. L’interno dell’edificio non presenta importanti elementi a causa dei numerosi passaggi di proprietà che hanno determinato, nel tempo, usi differenti degli ambienti. Rimangono comunque diversi saloni con la volta affrescata realizzati per abbellire i locali destinati ad uso abitativo e non più militare. Una tradizione locale conferma che i contatti tra il castello e la vicina chiesa di S. Michele erano molto stretti, a tal punto che i proprietari del castello per diritto feudale avevano la possibilità di partecipare ai riti religiosi stando in opportuno luogo ricavato nel recinto dello stesso castello. Oggi la costruzione appartiene al Cav. Ambrogio Magni che con passione e tanto amore ha provveduto alla realizzazione di importanti lavori di restauro.

Fonti:  testo di Francesco Dal Pino su http://www.italiadiscovery.it/storia/castello-di-chiuduno.html, http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/RL560-00039/

Foto: la prima è di ErmesCorti su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/325194, la seconda è presa da http://www.lombardiabeniculturali.it/img_db/bca/RL560/1/l/39_bg116001.jpg

lunedì 14 marzo 2016

Il castello di lunedì 14 marzo






MONTE ISOLA (BS) - Torre Martinengo in frazione Siviano
Il territorio di Siviano si estende fino a bordo lago con una piccola località chiamata Porto di Siviano, che conta un grappolo di case affacciate su un porto da sempre punto strategico per gli scambi commerciali ed il trasporto, raggiungibile percorrendo una lunga e ripida stradina che si snoda tra i terrazzamenti coltivati. Il periodo di massimo sviluppo dell’antico centro abitato di Siviano è compreso tra il 1000 il 1600, tra il Medioevo ed il periodo di dominazione veneta dell’isola. Tra l’XI e il XII secolo Siviano era uno dei punti strategici di un articolato complesso fortificato, un sistema difensivo eretto verso il lago a difesa dell’entroterra agricolo, entro le cui mura era racchiuso il borgo. Una cintura di pietra intervallata da torri di avvistamento si snodava lungo la via centrale del borgo e l’attuale strada che conduce alle frazioni di Carzano e Sensole. In alcuni punti è possibile vedere gli ultimi resti delle strutture murarie, mentre si può ancora ammirare in tutto il suo splendore l’unica sopracitata torre rimasta intatta che svetta nella Piazza del Municipio. La Torre Martinengo prende il nome dalla famiglia di signori che dominarono l’isola nel XIV secolo. Posta vicino alla chiesa parrocchiale nel centro storico di Siviano, è a base quadrata, rastremata verso l’alto, a corsi regolari di conci in pietra locale che evidenziano la stratificazione, con una copertura di tetto in tegole, a due spioventi; sul lato con il portale lineare che di proprio ha solo l’architrave, eccentrico, si notano tre finestre: al primo piano rettangolare situata sopra ad il portale, un’altra uguale al secondo piano, centrale con un ampia monofora ad arco ribassato con imposte e cornici in medolo, nella parte alta, alla quale corrisponde altra simile sul lato destro. Non si tratta di una semplice torre di avvistamento, ma della vera residenza dei signori, i quali in caso di pericolo non esitavano a rifugiarsi con tutta la popolazione di Siviano nella vicina rocca di difesa tuttora esistente, che spicca su uno sperone di roccia quasi sospeso sulla frazione lacustre di Sensole. Gli edifici a monte della torre, che raggiunge l'altezza di 20 metri, sono probabilmente quanto resta del Castello Martinengo.
Fonti: http://www.tuttomonteisola.it/index.php/torre-martinengo-siviano/, http://www.borghipiubelliditalia.it/borghi-details?view=village&id=42, http://www.giovaneisola.it/index.php/portfolio/siviano

Foto: la prima è di Alessandro Vecchi su https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Isola#/media/File:MonteIsola_Siviano_torre.jpg, la seconda è presa da http://www.escursionando.it/Anno%202014/Foto%20Descrizione%20gite%20(jpg)/Monte%20Isola/Monte%20Isola035.jpg

domenica 13 marzo 2016

Il castello di domenica 13 marzo






TREVIGNANO ROMANO (RM) – Rocca Orsini

La Rocca dei Vico a Trevignano Romano è senza dubbio uno dei più romantici “manieri perduti” del Lazio. Le poche rovine del fortilizio, che dominano il borgo lacustre, si innalzano a mozziconi all'apice di un’irta collina basaltica, dalla forma vagamente somigliante a quella piramidale di Tolfa. Del resto qui, nel versante "viterbese" del Lago di Bracciano, non si è lontani dalle alture tolfetane, verso le quali i Colli Sabatini si protendono con lunghe propaggini boscose, dominate dalla mole del Monte Rocca Romana, mentre intorno all'abitato gli alberi si spingono sin quasi alle rive del lago, creando un felice contrasto fra il verde della vegetazione (di un caldo color marrone in inverno) e l'azzurro splendente delle acque specchiate nel cielo. Se le origini di un primitivo insediamento umano a Trevignano si perdono nella notte dei tempi (è noto, comunque, che fu città etrusca e romana, forse l'antica Trebonianum), l'ipotesi di una prima rocca a Trevignano è collocabile nell'Alto Medioevo, all'epoca delle invasioni barbariche. Fra il XII e il XIII secolo venne edificata per ordine del papa Innocenzo III, una vera e propria cittadella fortificata (il Castra Trivingiani), di grande peso strategico e militare nell'ambito della difesa di Roma e della sede papale. Tenuta all'inizio da signorotti locali, alla metà del Duecento il castrum veniva acquistato dalla famiglia dei Prefetti di Vico, che allora esercitava una notevole influenza su tutta l'area del Lago Sabatino e dei Monti della Tolfa, e ciò nonostante le reticenze di papa Innocenzo III, preoccupato per il crescente potere di quel casato. Divenuta poi feudo degli Orsini, la Rocca di Trevignano venne ingrandita. Erano tre le cinte murarie che difendevano il castello ed il borgo, tagliando il pendio dalla cima del rilievo su cui sorge la rocca sino alle sponde del lago. Sul lato nord la fortezza era difesa da un fossato che la separava dall'altipiano antistante, unico punto facile per raggiungere la rocca. Vi era poi una torre alta trenta metri. Verso la fine del Trecento ritornò in modo torbido e violento ai Vico, che approfittarono del caos della cattività avignonese. Il castello venne distrutto nel 1496 da Giovanni Borgia, fratello di Cesare Borgia, nel corso della guerra scatenata contro gli Orsini da Papa Alessandro VI Borgia, che peraltro non riuscì a impossessarsi del castello di Bracciano, che costituiva la maggiore fortezza della famiglia sul bacino. Alcuni edifici che erano originariamente all’interno della cinta difensiva sono stati riutilizzati nei secoli ed oggi fanno parte del borgo di Trevignano. Le distruzioni arrecate, come già detto, dai soldati del Borgia, l'incuria cui è stata per secoli lasciata, l'offesa delle intemperie e alcune piccole scosse telluriche, hanno ridotto oggi questa poderosa fortezza ad un cumulo di rovine. Recentemente il territorio circostante è stato riassestato e oggi è possibile accedere ai ruderi attraverso un sentiero. Oggi la rocca è un'attrattiva molto apprezzata dai turisti, che sempre più numerosi scelgono Trevignano come meta di vacanze. Sotto il profilo architettonico c'è in realtà poco da dire, avendo fra l'altro la fortificazione mantenuto una funzione schiettamente militare: si riconosce però un ambiente interno, suddiviso a sua volta in vani e racchiuso da un perimetro di mura, ed una specie di arco squarciato che dovette essere uno degli accessi all'edificio. Dal punto di vista meramente paesaggistico, invece, il luogo è semplicemente meraviglioso e permette allo sguardo di spaziare su tutto il Lago di Bracciano, sul quale i cui colori e le luci creano effetti sempre cangianti al mutar delle ore e delle stagioni; bello anche il colpo d'occhio sui tetti del borgo e sulle colline circostanti. Qui potete visitare virtualmente il monumento: http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=928