giovedì 31 marzo 2011

Il castello di giovedì 31 marzo



CERVO LIGURE (IM) - Castello Clavesana

Costruito attorno al XIII secolo inglobando un' antecedente torre quadrata di epoca romanica, fu in origine residenza fortificata dei marchesi di Clavesana, signori del borgo, e servì per vari secoli anche a difendere la popolazione dagli assalti dei saraceni. L'edificio in pietra, a pianta rettangolare, ha oggi mantenuto le mura perimetrali che agli angoli presentano torrioni circolari con ampie feritoie, un tempo molto più alti. All'inizio del Seicento, diminuita la pressione barbaresca dopo la battaglia di Lepanto, il Castello fu svuotato all'interno per essere trasformato in oratorio dei Disciplinanti di Santa Caterina d'Alessandria. Alcune modifiche interessarono anche l'ingresso rialzato, sulla parete a ovest adiacente a una delle torri, che fu sostituito dalla scalinata sul lato meridionale; parimenti furono murate le finestre originali e si aprirono i finestroni attuali. Non vennero invece alterate le strutture fortificate, a ribadire la natura di edificio religioso a difesa della comunità. Nel 1736, inaugurata la chiesa di San Giovanni, il castello tornò a un uso esclusivamente civile, trasformato in ospedale, in sostituzione di quello trecentesco fondato dai Cavalieri di Rodi, per un brevissimo periodo feudatari di Cervo. Lo spazio interno fu suddiviso in camerate rettangolari con volte a botte in mattone, mentre nei locali quadrati, all'epoca assegnati al personale, le coperture sono a crociera; una delle torri fu trasformata in cucina e in un vasto locale intermedio si realizzò un fienile. Nel tempo l'ospedale divenne anche cronicario per anziani non autosufficienti, e tale rimase fino al 1920, quando la funzione ospedaliera venne a cessare e il Castello fu nuovamente trasformato e occupato da famiglie indigenti. Nei primissimi anni Ottanta è stato restituito all'uso pubblico. Oggi le sale al primo piano sono sede del Museo Etnografico del Ponente Ligure e dell'ufficio di Informazioni Turistiche. La sala al secondo piano è invece sede di mostre d'arte che si avvicendano durante il periodo estivo.

mercoledì 30 marzo 2011

Il castello di mercoledì 30 marzo



PIEVE DI BONO (TN) - Castel Romano

Venne fatto costruire nel XII secolo circa sul dosso di Sant'Antonio, a dominare la Pieve di Bono e tutta la Valle del Chiese. Appartenuto prima agli Appiano e poi agli Arco, nel XIV secolo passò definitivamente ai conti Lodron che costruirono attorno alla rocca originaria i palazzi rinascimentali. Ai Lodron sono intrecciati molti fra i più arcigni castelli-fortezza situati in Trentino. Saccheggiato prima dai Corpi Franchi nel 1848 e poi dai garibaldini nel 1866, il castello-residenza venne ridotto a un cumulo di possenti macerie a seguito dalle cannonate che lo colpirono durante il primo conflitto mondiale. La sua struttura architettonica è molto singolare in quanto non si tratta nè di una torre nè di un castello, ma dell'unione di entrambi: una possente torre-castello dall'ampia base poligonale. Da alcuni anni sono in corso lavori di restauro, a cura della Provincia Autono­ma di Trento, che hanno portato alla luce anche una grande quantità di manufatti, suppellettili e reperti che documentano il buon gusto e l'agiatezza delle famiglie di Castel Romano. E' già stato ripristinato l'ingresso, è stato liberato il cortile e sono stati identificati alcuni vani del pianterreno e le prigioni; sono state recuperate alcune colonne del porticato e della loggetta di fondo, nonchè antichi reperti e manufatti di pregio. Tra i detriti sono stati recuperati anche frammenti di intonaco affrescato che testimoniano la presenza di interi cicli pittorici attribuibili al XV secolo, di cui faceva parte anche l'affresco della battaglia che ornava le pareti di una sala del castello fino al 1913 e che è oggi conservato al Museo Diocesano di Trento. Una leggenda vuole che la bella Dina castellana deside­rosa d’amore, uscisse nella notte in cerca di giovani amanti.

martedì 29 marzo 2011

Il castello di martedì 29 marzo



RENDE (CS) - Castello Normanno-svevo

Sorge nel punto più alto del centro storico di Rende ed è anche chiamato "il gigante di pietra". Questa struttura molto imponente, oggi adibita a Municipio, venne costruita probabilmente nel 1095 per volere di Boemondo d’Altavilla su disposizione di suo padre Roberto il Guiscardo. Boemondo la elesse come propria base prima di partire per la prima crociata nell’agosto del 1096. Essa costituì ben presto uno dei punti di forza nella strategia difensiva della Valle del Crati: le sue mura di cinta misuravano ben 2 metri di spessore e, grazie anche alle asperità del territorio, resero il castello assolutamente inattaccabile. I normanni evitarono persino di scavare un fossato, come era loro consuetudine, e di realizzare un ponte levatoio mentre prestarono particolare attenzione alle torri di guardia, oggi 4 ma in origine forse 5, dotate di numerose feritoie per le armi a lunga gittata. La protezione era garantita anche durante gli assedi più ostinati: presso il cortile venne infatti costruita un’ampia cisterna per la raccolta d’acqua piovana da utilizzarsi in caso di necessità. Oltre alla torre centrale, quella più alta, risultavano particolarmente efficaci le due laterali, tanto che l’immagine delle tre torri è ancora oggi il simbolo della città dopo essere comparsa per la prima volta come gonfalone comunale nel 1222. Il terremoto del 1184 provocò gravi danni, danneggiando il castello e alcune chiese, Rende conobbe un periodo di recessione. Il maniero passò poi agli Svevi e da questi agli Angioini, agli Aragonesi ed ai conti Adorno. A questi ultimi sono dovuti dei lavori di ristrutturazione e fortificazione nel 1490. Nell’età moderna si trasformò in palazzo signorile, divenendo proprietà di illustri casati come gli Alarçon de Mendoza e i Magdalone, gli ultimi residenti prima che l’edificio divenisse di proprietà comunale, dei quali è ancora possibile ammirare nell'atrio del castello i due stemmi araldici.

lunedì 28 marzo 2011

Il castello di lunedì 28 marzo



MIRANDA (IS) - Castello

Del castello, del quale sono rimaste solo le fondamenta, i resti della torre e gli interrati con i granai, non si hanno notizie. Si dice che fu dimora di un duca e che nel 1901, in conseguenza dell'aumento della popolazione di Miranda, fu incendiato allo scopo di utilizzarne le pietre come base per la costruzione di nuove abitazioni. Il paese è di origine altomedioevale e al tempo dei longobardi appartenne prima alla contea d’Isernia e successivamente a quella del Molise. Nel 1295 il feudo fu diviso tra Andrea d’Isernia e Giovanni de Guissa: il primo ottenne l’intero paese due anni dopo e lo governò fino al 1316, anno in cui, morendo, lo lasciò al figlio Tommaso. Nel 1442 il feudo apparteneva ai di Somma, i quali, con qualche breve pausa, governarono fino al 1600 circa, quando la famiglia si estinse.
A questi successero i Crispano e successivamente i Caracciolo; nel 1810 il principe d’Ottaviano Michele sposò l’ultima Caracciolo ed ottenne il comando del feudo che poi lasciò alla nipote Teresa Santasilia, ultima titolare di Miranda. E' tra le famiglie citate in questa sintetica storia del paese che vanno ricercati i proprietari nei secoli del diroccato castello.

domenica 27 marzo 2011

Il castello di domenica 27 marzo



SERRONE (FR) - Rocca dei Colonna

Di questo castello oggi rimane la torre, ultimo resto di un antico e più ampio sistema difensivo che dominava l'intera valle del Sacco. La sua posizione strategica fa pensare che fosse una delle punte avanzate per l'osservazione e la difesa. Nel 1425, durante il papato di Martino V, i possedimenti di Serrone furono affidati ai Colonna, casata alla quale la popolazione si affezionò particolarmente. A seguito dell'avvicendarsi dei casati al papato, cui si accompagnava il potere temporale, il paese fu sottratto ai Colonna per poi essere restituito dietro compenso di 2000 scudi alla chiesa. Altri fatti sanguinari sconvolsero la vallata nel 1484, durante l’ennesima guerra fra i Conti, appoggiati dagli Orsini, e i Colonna.
Durante questa battaglia si annota la strenua resistenza di Serrone e Paliano ad opera di Prospero Colonna, che riuscì nell’intento di respingere le forze papali.
In un periodo storico nel quale la guerra, ora di difesa ora di conquista, era consuetudine, la famiglia Colonna venne spodestata nuovamente da papa Alessandro VI nel 1501. Si preannunciava uno dei periodi più bui nella storia di Serrone. Era il 1528 e la guerra fra Colonna e gli Orsini si concluse con l’occupazione di Paliano da parte di quest'ultimi. Molti sono i riferimenti storici allusivi ad una dominazione crudele e repressiva. La popolazione locale infatti, restò fedele a Marcantonio Colonna.

sabato 26 marzo 2011

Il castello di sabato 26 marzo



GALLICANO NEL LAZIO (RM) - Castello di Passerano

Sorge a pochi chilometri dalla Via Prenestina, su un poggio isolato nella campagna di Gallicano nel Lazio, da cui domina la vallata delimitata da due fossi: Acqua Nera e Passerano. Viene menzionato per la prima volta in una bolla del pontefice Leone VII in cui si attesta che il monastero di Subiaco, proprietario del fondo, aveva concesso l'autorizzazione a costruirvi il castello. Nel 1058 nel maniero fu ospite per un anno l'antipapa Benedetto X, in seguito il castello di Passerano passò al monastero di San Paolo, sotto il diretto controllo di Gregorio VII. In questo periodo la Chiesa lo utilizzò spesso come prigione: tra gli altri, vi furono rinchiusi l'antipapa Gregorio VIII e il senatore bolognese ghibellino Brancaleone degli Andalò. Agli inizi del XV secolo il castello fu sottratto al monastero di San Paolo e affidato da Martino V alla potente famiglia dei Colonna, di cui era membro. Dopo alterne vicende nella metà del Cinquecento fu attaccato con successo dalle truppe del duca d’Alba che, dietro suo ordine, provvidero al saccheggio ad alla distruzione. Nel Seicento, persa la propria importanza strategica, il maniero decadde ed ormai in rovina fu ceduto nel 1622 alla famiglia Ludovisi per poi passare ai Rospigliosi. Nei secoli seguenti venne quasi del tutto abbandonato ed utilizzato per scopi diversi, specialmente agricoli, fino a quando venne acquistato da Paolo Marzi Quintieri che provvide al restauro delle strutture originarie e soprattutto all’acquisto di quasi 1000 ettari di terreno agricolo, ponendolo al centro di una vasta tenuta. E’ oggi proprietà della Regione Campania che tuttora lo gestisce attraverso l'Azienda Agricola di Passerano che produce grano, latte, olio e soprattutto carne. Il Castello è a pianta quadrangolare e presenta una doppia cinta di mura con merlatura ghibellina che forma una sorta di triangolo allungato con la base molto stretta in cui sono intervallate numerose torri di guardia. Nella sua struttura spiccano il maschio ellittico (XIV secolo) e le torri circolari di epoca rinascimentale. Per approfondire si può visitare il seguente link:
http://www.liceiprenestini.it/Visita%20Castello%20Passerano/Passeranosito.htm

venerdì 25 marzo 2011

Il castello di venerdì 25 marzo



RICCIONE (RN) - Castello degli Agolanti

Sorge sulle colline di Riccione ed è anche chiamato la Tomba Bianca. Venne costruito dagli Agolanti, famiglia pistoiese discendente dai potenti Tedici di origine longobarda, i quali, costretti a fuggire, si insediarono stabilmente a Rimini nel 1260 chiedendo protezione alle autorità del luogo. Molti membri di questa famiglia ebbero un ruolo di rilievo all'interno dell'amministrazione riminese durante il XIV secolo e questa fu l'occasione per stringere legami con le casate più influenti del tempo, tra cui i Malatesta, signori di Rimini, di cui divennero vassalli. Gli Agolanti divennero proprietari di diversi palazzi nell'area di Rimini, ma scelsero questo castello, l'unico superstite oggigiorno, come luogo di villeggiatura dal quale periodicamente verificare i possedimenti e il progredire dell'attività agricola. Nel periodo di massimo splendore storico della nobile famiglia furono molti i personaggi di rango e le teste coronate che transitarono per il castello, come la regina Cristina di Svezia che nel 1657 vi soggiornò perchè a Roma, dove era diretta, era scoppiata una epidemia. Giudicato nel 1743 dal notaio Ubaldo Marchi "una delle fabbriche, anzi la migliore che sia nel territorio di Rimini", il Castello di Riccione, come riferiscono alcune cronache degli anni Venti, dopo gli Agolanti fu abitato dal Generale Tedesco Lobkievitz con le sue truppe. Nel corso degli anni passò ad altre famiglie e subì notevoli danneggiamenti a causa del terremoto che colpì l'area nel 1786. Adibito per molti anni a casa colonica, venne ceduto nel 1982 al Comune di Riccione dalla famiglia Verni di San Giovanni in Marignano. Dopo i recenti restauri a cui è stato sottoposto, è oggi sede di numerose manifestazioni culturali e mostre. In particolare l'associazione “Arcipelago Ragazzi” ha trasformato oggi il Castello degli Agolanti in un Castello dei ragazzi, che accorrono numerosi per visitare le sue sale ma anche per assistere a spettacoli e laboratori didattici che si svolgono al suo interno. Veri attori interpretano sul palco del Castello degli Agolanti scene teatrali per la gioia di grandi e piccini, durante tutto l’anno e in occasione delle festività maggiori.

giovedì 24 marzo 2011

Il castello di giovedì 24 marzo



CIRIGLIANO (MT) - Castello Baronale Formica

Si erge nel cuore del centro storico di Cirigliano. Fu costruito nel 1593, sui resti di una precedente struttura di epoca tardo bizantina. Nonostante i rimaneggiamenti subiti, l’ultimo dei quali risalente al 1842, la struttura odierna ha conservato l’impianto originario. Particolarmente interessante è la torre ovale, presente all’interno della corte del castello, che con la sua pianta ellittica è uno dei pochi esempi esistenti e visibili in Europa. Fu realizzata con tale tecnica costruttiva su progetto dell’architetto Pietro D’Angicourt. Sono da rimarcare anche gli altorilievi che adornano i beccatelli dei due balconcini che si affacciano sulla piazza. Annessa al castello è la Cappella dell’Addolorata nella quale si conserva qualche dipinto di un certo pregio, tra cui un S. Filippo della scuola del pittore napoletano Salvatore Rosa e una Pietà del seicento incastonata in un tempiato di legno decorato. Il castello appartenne ai Coppola, che lo acquistarono per 13.000 ducati dalla famiglia Iannellis nel 1595, e fu acquistato in epoca post-medioevale (1750) dai baroni Formica, che ne conservano ancora oggi la proprietà. A tal riguardo sulla facciata si legge la seguente iscrizione ”Questo vecchio castello che una col titolo di baronia Francesco Formica il primo tenne nel MDXCIII i fratelli Filippo Angiolo e Giuseppe discendenti di lui soppresso i segni della feudale giurisdizione a miglior forma ridussero nel MDCCCXLII”. Esiste una storia, raccolta presso alcuni pastori, la quale racconta di un fatto di sangue avvenuto nell'antica torre. Il signore del castello aveva due bambini, fratelli, che crebbero d’amore e d’accordo per moltissimi anni. Per lungo tempo il signore ebbe ad accudire ed educare i figli, quando uno di questi si macchiò di un delitto efferato: si era invaghito di una fanciulla del paese, l’aveva rapita ed uccisa in un raptus, ma non volle raccontare nulla al padre. Un giorno, dopo alcuni mesi, venne a bussare alla porta del castello un’antica amante del feudatario di Cirigliano che gli raccontò tutto dell’accaduto, visto che in paese le voci volano come il vento e non hanno muri od ostacoli. L’amante del feudatario confessò, inoltre, che quello scellerato era suo figlio: "Tua moglie, pace all’anima sua, mi chiese di scambiare due neonati per non farti dispiacere: così la fanciulla nata da lei l’ho presa io, mentre il bimbo mio l’ho dato a te!" Il segreto era così crudo, che il povero feudatario si impiccò proprio nella torre di Cirigliano.

mercoledì 23 marzo 2011

Il castello di mercoledì 23 marzo



LAURIA (PZ) - Castello Ruggiero di Lauria Superiore

La sua costruzione risale al XIII sec.; probabilmente furono i Saraceni, che si stabilirono nella zona detta Ravita (dall'arabo Rabit zona vicina) ad edificare il castello oggi detto "di Ruggiero" in quanto si crede vi sia nato l'ammiraglio Ruggiero di Lauria, noto per aver conquistato la Sicilia agli Aragonesi. Le strutture ancora esistenti non consentono una puntuale ricostruzione del complesso che doveva, però, avere dimensioni ampie: le finestre ad arco ogivale ed il tipo di murazione farebbero pensare ad una frequentazione normanna. A pianta ottagonale, con mura perimetrali di dimensioni notevoli, la costruzione si sviluppava forse su tre piani e possedeva torri laterali di cui resta ancora traccia. L'unico accesso era dal lato orientale: restano poche tracce di una scala molto ripida ed è ancora visibile l'entrata principale fondata su roccia viva. La murazione è di tipo tradizionale in pietra locale. La difficoltà dell'accesso al castello sconsiglia visite fatte senza guide esperte poiché alcuni punti sono pericolosi; risulta più prudente, per il visitatore, esaminare la struttura dall'esterno.

martedì 22 marzo 2011

Il castello di martedì 22 marzo



VALEGGIO SUL MINCIO (VR) - Castello Della Scala

Tra le fortificazioni più conosciute di tutto il Veneto, fu edificato nel XIII secolo, sul colle che domina l'abitato, dagli Scaligeri che lo munirono di quattro torri; una quinta torre, la più alta in assoluto, detta oggi Torre Panoramica, fu aggiunta nel Trecento da Giangaleazzo Visconti. Da essa si gode uno spettacolare panorama sull’abitato di Valeggio e su tutta la vallata del Mincio. Il maniero nonostante i danneggiamenti e i rifacimenti subiti nella sua lunga storia, mantiene inalterata la suggestiva imponenza delle fortificazioni medievali. Della sua parte più antica, rasa quasi completamente al suolo dal terremoto del 1117, resta solo la Torre Tonda, singolare costruzione a ferro di cavallo del X sec. Nel 1285 iniziarono i lavori di ricostruzione della fortificazione valeggiana e la cinta turrita fu collegata al castello sulla collina da una muraglia che garantiva i collegamenti fra le due strutture. Nel 1343 Mastino II Della Scala diede il via alla costruzione di un'altra bastiva: opera molto più impegnativa, una poderosa linea difensiva, costituita da fossati e mura merlate, che scendeva dal castello, circondava l'abitato di Valeggio, raggiungeva il fortilizio della Gherla e, proseguendo lungo il Tione, arrivava al Castello di Villafranca, per terminare nelle campagne di Nogarole Rocca, dando vita al cosiddetto Serraglio Scaligero. I lavori furono però interrotti nel 1348 dalla tragica peste nera, che falciò i due terzi delle popolazioni colpite. Portato a termine dagli ultimi Scaligeri, il Serraglio e le roccaforti valeggiane vennero conquistate nel 1387 dalle armate viscontee. Fu Gian Galeazzo Visconti, Signore di Milano, nel 1393, costruendo il ponte-diga sul Mincio e raccordandolo al Castello, a realizzare un complesso fortificato unico in tutta Europa. In anni recenti il Castello è stato oggetto di restauro approfondito, per poterlo così restituire al patrimonio di tutti. La parte visitabile, da poco ultimata, era originariamente denominata La Rocca (XIII-XIV sec.) e vi si accedeva attraverso due ponti levatoi. Un terzo ponte levatoio, l'unico ancora esistente, che immetteva nella parte più ampia del complesso, il Castello (XIV sec.), di cui purtroppo ora non resta traccia, rientra oggi in una proprietà privata. In Luglio e Agosto, nel suggestivo scenario del cortile interno della fortificazione, si svolgono numerose manifestazioni: serate di musica, prosa, danza e la rassegna cinematografica estiva. Al castello sono legate leggende e misteri, come ad esempio quello di un fantasma che molti giurano di aver visto aggirarsi tra le sue torri e le mura. Sarebbe lo spirito del Castellano di Valeggio, messer Andriolo da Parma, barbaramente ucciso per volontà di Giacomo da Carrara, signore di Padova, perchè accusato di voler tradire la signoria veronese trattando la resa con i veneziani, considerati una grave minaccia per la pianura veneta. Per avere maggiori informazioni si può visitare il seguente link:
http://www.scaligeri.com/index.php/valeggio-sul-mincio

lunedì 21 marzo 2011

Il castello di lunedì 21 marzo



FERRAZZANO (CB) - Castello Carafa

Di origine normanna, sorge sul lato sud-occidentale del paese, in una posizione, che consente di dominare una vasta area di territorio e di ammirare un magnifico paesaggio. Il castello e’ stato testimone di vicissitudini personali e private che hanno nutrito leggende e racconti serbati con cura nella memoria popolare. Ha una pianta a forma poligonale irregolare e le sue mura perimetrali sono state costruite adattandole alle caratteristiche morfologiche del luogo. Per accedervi si percorre un ponte stabile, che sostituisce l'antico ponte levatoio. Non essendoci documenti anteriori al 1400, non si hanno nemmeno notizie sul castello medioevale. A seguito del terremoto del 1456 l'antica fortezza venne distrutta e nella stessa posizione venne ricostruito il castello, come si può apprendere dall'epigrafe posta sul portale d'ingresso, per opera di Geronimo Carafa tra il 1494 e il 1506, rifacendosi ai canoni aragonesi. L'aspetto di questo nuovo castello, divenuto residenza signorile, corrispondeva a grandi linee a ciò che è visibile oggi. Sul portale di ingresso è ben visibile un balconcino, ai lati si trovano due finestre di differente grandezza. Il portale termina in un arco a tutto sesto, al di sopra del quale è ben visibile la suddetta epigrafe, ai cui lati si trovano due sottili colonnine ugualmente di pietra. Il castello presenta, sui due lati, due torrioni di forma circolare e di differente grandezza, chiaro riferimento all'architettura medievale militare. Entrambi i torrioni hanno delle finestre e quello più grande conserva ancora la porticina di accesso. Oltre ai torrioni si notano anche due piccole torri squadrate, sul lato sud - ovest. Il cortile fungeva da raccordo per le stanze del piano terra, adibite a magazzini e scuderia, e ospitava la cisterna per la raccolta delle acque. Il pianterreno era destinato ai servizi mentre una scala guidava al piano superiore, destinato alla residenza del signore. Scipione De Curtis nel 1619 si impegno’ per realizzare delle opere di potenziamento dei torrioni nonchè finanzio' le ristrutturazioni successive alle rivolte popolari del 1646 e del 1713. Non meno importanti sono i lavori ordinati nel 1864 dalla proprietaria dell'epoca, donna Amalia Petitti; fu riempito il fossato e sostituito il ponte levatoio con uno fisso e, in particolare, ci fu la sistemazione del cortile e di alcuni ambienti chiusi, tra cui il grande salone. Il castello oggi e’ nelle mani dei privati. Con un decreto del ministero dei beni culturali ed ambientali del 21 marzo del 1981 il castello Carafa e’ stato dichiarato di interesse particolarmente rilevante ai sensi della legge 1089 dell1/06/1939.

sabato 19 marzo 2011

Il castello di domenica 20 marzo



SCURCOLA MARSICANA (AQ) - Castello Orsini

Si trova nella parte più alta dell'abitato e domina su due versanti, gli ingressi della Valle del Salto e dell'Imele nei campi Palentini, posti ai margini settentrionali del Fucino. Il castello rappresenta un originale esempio di architettura fortificata e rispecchia nelle sue varie fasi costruttive le mutevoli vicende storiche che lo hanno interessato. Esso consta di un nucleo duecentesco di epoca sveva, consistente in una torre pentagonale con recinto, innalzata dai feudatari del luogo, i nobili De Pontibus. Dopo la loro signoria, nel Quattrocento, subentrarono nella zona gli Orsini che, attraverso l'inglobamento delle strutture esistenti, trasformarono con l'intervento rinascimentale, il precedente castello-recinto, in modo da fargli assumere la configurazione attuale, che è il risultato anche di successivi ritocchi operati dai Colonna nel XVI secolo. L'edificio si presenta in sostanza come una rocca a pianta pseudo-triangolare ed ha l'aspetto di una ben munita fortezza dotata di due torrioni cilindrici a oriente e di un massiccio puntone semiellittico a ovest, che ingloba la preesistente torre puntone duecentesca di pianta pentagonale. Sui tre lati sono ancora ben visibili elementi che rivelano la natura prettamente militare del manufatto come le bombardiere che si svasano verso l'esterno con apertura a strombo. Diversi studiosi ritengono che nella progettazione quattrocentesca del castello di Scurcola abbia partecipato Francesco Di Giorgio Martini, dal momento che il committente della rocca, Gentile Virginio Orsini, conte di Tagliacozzo e signore di Bracciano, nel 1490 richiese alla Signoria di Siena la presenza dell'architetto. Egli infatti riteneva necessario il parere del maestro per la costruzione della rocca di Campagnano vicino Bracciano. In effetti il linguaggio architettonico del fortilizio è profondamente legato ai dettami riportati da Francesco di Giorgio nei suoi trattati di architettura: l'originale pianta triangolare, la difesa radente esercitata dalle casematte, le proporzioni della piccola rocca, il bastione semiovato che ingloba il puntone medioevale, il camminamento di ronda ininterrotto per l'intero perimetro, sono tutte caratteristiche del suo linguaggio costruttivo. L'edificio è stato lasciato per oltre un secolo nel più totale abbandono che ha favorito spoliazioni e furti; proprio lo stato di estremo degrado nel quale versava questo monumento ha indotto alcuni cittadini di Scurcola ad attivarsi per favorire e promuovere la salvaguardia, il recupero ed il restauro del bene, che dal 1997 ad oggi è in restauro ed è stato ripulito internamente sia dai crolli che dalla vegetazione. La rocca attualmente non è visitabile internamente. (fonte sito www.mondimedievali.net)
Per approfondire si può visitare il seguente link:
http://www.scurcola.it/ass_procastello.html

Il castello di sabato 19 marzo



ROCCAGIOVINE (RM) - Castello Orsini

Presumibilmente costruito nel 1280, originariamente di proprietà di diverse comunità religiose, appartenne poi agli Orsini. Si può osservare ancora oggi, vicino alla chiesa castellana, una lastra di marmo con un bassorilievo dell'epoca romana, inserito nella muratura del castello, che sembra testimoniare l'esistenza nella zona di uno scomparso tempio dedicato alla Dea Vacuna, divinità benefica della campagna. Nel 1315 Giovanni Orsini, primo signore citato nei documenti, promulgò gli statuti del feudo, che rimasero in vigore fino al 1632, quando un terzo dei possedimenti venne venduto a Marcantonio Borghese. Nel 1655, il paese subì un massiccio spopolamento causato dalla peste che uccise tutti tranne due famiglie, i Cocchieri e i Troiani, che elusero il contagio rifugiandosi nel perimetro della chiesa di S. Maria ad duas casas. Donna Olimpia Orsini lo ripopolò chiamando a risiedere qui gente dai paesi limitrofi. Il castello fu ceduto a Nunez Sanchez, un barone molto indebitato con lo Stato Pontificio, che impose molte tasse agli abitanti di Roccagiovine e che nel 1821 cedette il castello al marchese Luigi Del Gallo. Il castello attuale è il frutto delle trasformazioni avvenute nel tempo sotto i diversi proprietari per cui sono individuabili diversi stili architettonici. Purtroppo sono andati perduti quasi completamente gli affreschi della cappella situata nel cortiletto interno. Il castello, dopo l'ipotesi naufragata di farne la sede di un casinò, è ora una pregevole location per ricevimenti e matrimoni. Per approfondire si può visitare il sito: www.castellodiroccagiovine.it

venerdì 18 marzo 2011

Il castello di venerdì 18 marzo



CAIRO MONTENOTTE (SV) - Castello Del Carretto

Costruito tra i secoli XI e XII (non esistono fonti certe) venne posto sotto il controllo di Ottone I Del Carretto, uno dei due figli di Enrico I il Guercio, capostipite della nobile famiglia. Ottone I si ritirò nei suoi possedimenti montani: Cairo divenne la capitale del feudo e Ottone I assunse il titolo di Marchese Del Carretto dal nome dell'omonima frazione Carretto situata a pochi chilometri da Cairo. Il castello venne costruito in posizione dominante sul Borgo e sulla strada Magistra Langarum, fondamentale via di comunicazione per il commercio, che conduceva a Cortemilia, Alba e Asti. Per consolidare il proprio potere Ottone cedette nel 1214 le sue terre a Genova da cui ricevette ufficialmente l'investitura.
Il castello conobbe così un periodo di grande splendore: nel 1268 Corradino di Svevia, imparentato con i Del Carretto, si fermò a Cairo mentre dalla vicina Provenza affluivano numerosi menestrelli e trovatori tra cui Faiquet de Romans e Peire de la Mula; anche il famoso poeta provenzale Rambaldo, che Dante cita nel Purgatorio con nome di Arnaldo, allietò Ottone e la sua corte. Narra una leggenda che nel 1213 Francesco d'Assisi si fermò a Cairo durante il suo viaggio in Spagna e fu ospite di Ottone I: il santo guarì la figlia sordomuta del Marchese che volle sdebitarsi iniziando la costruzione del convento di San Francesco dove i Marchesi Del Carretto ebbero diritto di sepoltura. Manfredo IV di Saluzzo acquisì nel 1322 il feudo che passò successivamente agli Scarampi, famiglia astigiana, che trasformarono il castello nella loro residenza. Nel XVII secolo il castello venne distrutto durante le guerre dei Savoia che coinvolsero i Gonzaga, divenuti Duchi del Monferrato, la Francia, la Repubblica di Genova e la Spagna che aveva esteso i suoi domini in Val Bormida dopo aver acquisito il Marchesato del Finale dall'ultimo discendente della famiglia Del Carretto, Andrea Sforza. Nel 1625 Amedeo I di Savoia occupò Cairo danneggiando sia il Borgo che il castello. Sulla città ed il castello piovver bel 144 cannonate. Quell’anno il borgo e la sua popolazione subirono un terribile saccheggio. Nel 1627 l’esercito sabaudo attaccò e bombardò nuovamente la città di Cairo, il cui castello fu ridotto ad un rudere da un nuovo bombardamento. Dopo la distruzione del castello gli Scarampi si trasferirono nel palazzo che prese il nome da questa famiglia e che oggi è sede della biblioteca civica. Il castello conserva su tre lati le mura. L’alta torre ad angolo bugnata è diroccata anch’essa su un lato. Risale al duecento e probabilmente era punto di osservazione e di comunicazione con i castelli vicini. Dal castello del Carretto si possono vedere, infatti, i castelli di Rocchetta, Cairo e Dego.

giovedì 17 marzo 2011

Il castello di giovedì 17 marzo



ROVASENDA (VC) - Castello dei Rovasenda

La cittadina di Rovasenda è dota­ta di ben due castelli: uno risale al Duecento ed è caratterizzato da una torre a base quadrata, l’altro, detto Ca­stello Nuovo, è invece un semplice ri­facimento novecentesco. I due manieri sono uniti da un’alta muraglia. Sin da quando furono costruiti i castelli appar­tennero alla famiglia dei Rovasenda.
La loro signoria ebbe inizio nel 965, quando Ingone, vescovo di Vercelli concede in feudo a Aimone, conte di Vercelli, il territorio coperto per la maggior parte dalla silva Rovaxinda. Nel 1170 Alberto di Rovasenda iniziò la costruzione del Castello, circondato da un ampio fossato. Il maniero ebbe, nel corso dei secoli, diverse funzioni: inizialmente a scopo militare venne poi trasformato in residenza signorile tra il XV e il XVI secolo, e nel XVII secolo assunse una notevole importanza economica ed agricola. Nel 1397 Giovanni di Rovasenda detto Broch, venne assassinato nei pressi di Cerrione. L' assassinio fu attribuito a sicari al soldo dei Savoia e causò una lunga catena di lotte tra Rovasenda e le terre Sabaude confinanti. Nel 1413 Amedeo VIII assediò il Castello, che si arrese. Da allora i Rovasenda divennero vassalli dei Savoia. Nel 1459, per volontà di Alberto di Rovasenda, venne costruita l'attuale torre alta 48 metri e poggiante su un unico arco. Durante il periodo rinascimentale una nuova ala, di uguale stile architettonico con i merloni sostenuti da barbacani in pietra, venne aggiunta al complesso e fu decorata con affreschi, soffitti a cassettoni ed ampie volte. Nel 1667, durante la guerra tra gli Spagnoli e Carlo Emanuele I di Savoia, il Castello subì gravi danni per assedi ed incendi. Alcuni dei pregevoli soffitti crollarono e alcune sale ricche di dipinti divennero inagibili. Attualmente è di proprietà privata. Per approfondire si può visitare il seguente link:
http://www.rovasendalatorre.it/generale/castello/cast1.htm

martedì 15 marzo 2011

Il castello di mercoledì 16 marzo



NOALE (VE) - Rocca dei Tempesta

Risale probabilmente al XII secolo e fu eretta dai Tempesta, avogadori del vescovado di Treviso e legati da parentela con l'antica nobile famiglia dei Camposampiero, divenuti Signori di Noale nel 1158. Noale assunse grande importanza strategica, essendo posta nel mezzo tra la strada Padova-Treviso e all'incrocio con la via che da Mestre andava a Camposampiero, questo spiega la necessità di costruirvi una fortezza che venne utilizzata per scopi militari fino al XV secolo e si trovò al centro delle frequenti lotte tra Treviso e Padova. Nel 1180 riuscì a resistere a furiosi assalti portati dalle milizie patavine, mentre nel 1242 rigettò l'attacco sferrato da Ezzelino da Romano. Successivamente nel 1245 divenne feudo di Ezzelino da Romano, a seguito della cattura e della reclusione di Nicolò Tempesta con la sua famiglia; sotto questa signoria furono fortificati il Castello e le torri. Dopo Ezzelino ritornò ai Tempesta finchè nel 1343 passò alla Repubblica di Venezia, alla quale rimase, escluso il breve periodo Carrarese, fino alla sua caduta e al definitivo abbandono del 1763. A partire da quello stesso anno molte parti dell'ormai cadente struttura vennero deliberatamente demolite per ricavarne materiali da costruzione "a beneficio della comunità". Nel 1819 divenne Camposanto fino al 1983 quando costruito il nuovo cimitero cominciarono le riesumazioni conclusesi nel 1996. Questo suo utilizzo ha accresciuto ancor più la fama di luogo lugubre e sinistro. Quest'atmosfera si respira tuttora, anche se le tombe sono state rimosse; rimane qualche lapide storica ed alcuni affreschi. E ciò basta ad evocare macabri presagi, specie se ci si avvicina verso sera oltrepassando in solitudine quella porticina d'ingresso dalla punta gotica e ci si sofferma al centro, vuoto, di quella cortina di mura in rovina. Ora la Rocca è visitabile in occasione di visite guidate o manifestazioni. Il fortilizio era stato concepito come una macchina da difesa poderosa ed imprendibile, separata ed autonoma rispetto alla stessa città fortificata. Era circondato da fosse e irrobustito da quattro torri e da una quinta piu' bassa. Due ponti levatoi erano le sole vie di accesso, uno a sud sopra le fosse e l'altro a nord sul Marzenego.

Il castello di martedì 15 marzo



SAN LORENZO DEL VALLO (CS) - Castello Alarcon Della Valle

Situato sulla parte alta del paese, risale probabilmente al XVII sec., anche se potrebbe essere il risultato dell'ampliamento di un edificio preesistente. Ha pianta quadrata e le quattro torri romboidali agli angoli, abbellite da una merlatura ghibellina detta a coda di rondine, ne accrescono l'aspetto maestoso, dato sicuramente dalla grande volumetria, circa 6000 metri cubi, e dal gran numero di ambienti, circa 50, disposti su tre piani. Il castello è provvisto di feritoie che suggeriscono una sua funzione primitiva strettamente militare. La sua edificazione fu dovuta a Don Andrea Alarcon della Valle Mendoza con l'intento di destinare il castello a propria residenza come testimoniato dalla divisione degli ambienti individuata a seguito di restauri. Dopo gli Alarcon, il maniero appartenne ai Pescara (fino al 1623), poi ai Marchesi di Rende (fino al 1666), ai De' Buoi (fino al 1697) e infine nuovamente ai Marchesi di Rende (fino al crollo dell'età feudale nel 1806). Dopo il periodo dell'eversione feudale venne abbandonato e lasciato all'incuria del tempo. Nel 1978, con decreto del Ministero dei beni culturali è stato dichiarato "Bene di interesse storico-artistico". Nel 1995, con decreto di esproprio, divenne proprietà del Comune di San Lorenzo del Vallo che si è attivato per garantire il suo recupero e la sua conservazione. Di particolare interesse sono i solai voltati, realizzati con una particolare tecnica costruttiva con l'impiego di elementi in terracotta a forma di tronco-conica detti "carusielli" tipica del Seicento in Calabria. L'amministrazione comunale ha allo studio diverse ipotesi di destinazione d'uso per consentire alla cittadinanza la fruizione di questo bene prezioso.

lunedì 14 marzo 2011

Il castello di lunedì 14 marzo



SAN LUCIDO (CS) - Castello Ruffo

La sua fondazione fu voluta dall’arcivescovo di Cosenza Arnolfo II intorno al 1092 per scopi difensivi contro eventuali attacchi provenienti dal mare. L'inaccessibile fortezza, circondata da un ampio fossato, ando' in gran parte distrutta durante il terremoto del 1905. Della struttura originaria si conservano i rifugi interrati, le grotte di avvistamento nascoste nella roccia, le cisterne per il rifornimento dell'acqua e delle vettovaglie, le feritoie, e un bel ponte in pietra che precedeva quello levatoio, che collegava il castello alla chiesa di San Giovanni Battista. . Nel 1500, per difendere la cittadina dai ripetuti attacchi dei pirati, il sistema difensivo fu arricchito con la costruzione del fortino di S. Cono. Di esso rimane soltanto il torrione semicircolare dotato di muraglie merlate. Il castello di San Lucido è appartenuto ai principi Ruffo di Calabria antenati dell'attuale regina del Belgio, nel 1744 vi nacque il Cardinale Fabrizio Ruffo, capo dell Armata della Santa Fede o Sanfedista. Cercando con pazienza su internet si riesce a trovare qualche riproduzione del 1900 in cui poter ammirare il castello com’era prima del terremoto.

domenica 13 marzo 2011

Il castello di domenica 13 marzo



FIUMICINO (RM) - Castello Rospigliosi di Maccarese

E' anche detto Castello di San Giorgio, denominazione attribuitagli dalla famiglia dei Normanni Alberteschi, proprietari dell’avamposto fortificato attorno al XII secolo in riconoscenza a San Giorgio e alla leggenda secondo cui liberò la tenuta da un drago. Il castello è centro del villaggio rurale di Maccarese e appartenne a varie famiglie: Anguillara, Alessandrini, Mattei e infine i Rospigliosi, che ne furono a lungo proprietari e dai quali prende oggi il nome. Il loro avvento a Maccarese risale al 1669 quando Giovan Battista Rospigliosi sposò Camilla Pallavicini, nipote ed erede del cardinale Francesco Sforza Pallavicini, proprietario a quei tempi della tenuta (rilevata ai Mattei che erano pieni di debiti), e ne acquisì la proprietà. Sotto i Rospigliosi numerosi furono gli ampliamenti che ingentilirono il maniero medievale dandogli l’aspetto del palazzo gentilizio odierno. L'edificio attuale è una massiccia costruzione di forma quadrangolare, che ingloba sul retro torri mediovali. I quattro bastioni laterali furono costruiti nel 1569 e realizzati con peperino e laterizi alternati. Per approfondire si può vedere il seguente video:
http://www.maccaresespa.it/video/patrimonio.htm

venerdì 11 marzo 2011

Il castello di sabato 12 marzo



AIELLI (AQ) - Torre Conti di Celano-Piccolomini

E' situata sul margine nord dell’altura detta “Castello”, luogo in cui nel Duecento si ergeva una precedente torre a pianta quadrata dotata di battiponte esterno. Venne edificata nel 1356 dal conte Ruggero II di Celano e a testimonianza dell'opera fu apposta sull'architrave di una finestra un’iscrizione contrassegnata dallo stemma con scudo dotato di banda trasversale dei conti dei Marsi. L'imponente struttura, posta nel punto più alto del borgo, doveva avere un ruolo strategico dal momento che controllava un'importante via di passaggio tratturale in prossimità dell'antico tracciato della via Valeria. Nel Cinquecento i Piccolomini crearono l’accesso basso con la trasformazione dell’originario deposito di base in ambiente di rappresentanza dotato di volta a cupola decorata da costolature “ad ombrello”, mentre i piani superiori vennero dotati di finestre rinascimentali con sedili interni. Attualmente la torre si presenta mozzata dal terremoto del 1915 con un’altezza complessiva interna di metri 18,45, mentre in origine doveva essere alta intorno ai 23-24 metri con apparato a sporgere e merli. La torre, cilindrica all'esterno ed ottagonale all'interno, con un diametro di 9.20 m, si eleva su due livelli al di sopra di un basamento scavato nella roccia viva. Esternamente si presenta molto severa e del tutto priva elementi decorativi, solo feritoie verticali "arciere" e finestre, come richiesto dalla destinazione militare, con due ingressi posti a sud, uno al piano terra e l'altro rialzato, un tempo accessibile tramite una scala rimovibile. Presenta dunque la caratteristica di non comunicare con la zona superiore attraverso l'interno. Sul versante est è il battiponte duecentesco che permetteva, con passerella lignea, di raggiungere l'accesso esterno ai locali superiori. Queste sale, anch'esse a pianta ottagonale presentano i solai in legno, attualmente mancanti, poggianti su riseghe murarie determinate dalla rastremazione dello spessore della canna stessa. La torre medievale di Aielli, perfettamente restaurata dopo il terremoto, è dal 2002 sede di un osservatorio astronomico con annessi Museo del Cielo e Biblioteca scientifica specializzata. Nel museo è ubicato un Planetarium in grado di proiettare circa 2500 stelle su una cupola di 6 metri di diametro e due postazioni computerizzate per la visione di animazioni e simulazioni. Inoltre, fanno parte del museo vari globi, una mostra fotografica permanente, orologi solari e strumenti ottici di varia natura. Per approfondire si può visitare il sito www.torredellestelle.net

Il castello di venerdì 11 marzo



ORBETELLO (GR) - Rocca Aldobrandesca di Talamone

E' un'imponente fortificazione costiera, situata sul promontorio più meridionale dei Monti dell'Uccellina, che domina l'omonima località del comune di Orbetello. Sorse verso la metà del Duecento per volontà degli Aldobrandeschi, con funzioni di avvistamento e di difesa sul porto sottostante. Nel corso del secolo successivo, la famiglia Aldobrandeschi concesse ai Senesi una serie di diritti sull'utilizzo del Porto di Talamone. I Senesi riattivarono il porto per cercare di opporsi alla supremazia marittima di Pisa e Genova, oltre che per farne il loro principale scalo marittimo, inoltre ampliarono e migliorarono il fortilizio preesistente; la Rocca era il perno della cinta muraria che racchiudeva il borgo, della quale sono ancora visibili notevoli resti, all'estrema propaggine sul promontorio roccioso verso il mare. Fallito il sogno senese di fare di Talamone una potenza marinara il castello ed il borgo tornarono in uno stato di abbandono, tanto che le cronache lo ricordano come facile preda delle incursioni dei pirati Saraceni. Gli stessi Senesi riassestarono la fortificazione durante la guerra contro Firenze del XV° secolo, ma ciò non impedì che il castello venisse saccheggiato e messo a ferro e fuoco per ben due volte dai loro nemici. Il suo recupero definitivo avvenne nella seconda metà dello stesso secolo, quando entrò a far parte dello Stato dei Presidi Spagnoli, cui appartenne fino al 1801; la ristrutturazione tardocinquecentesca conferì al monumento architettonico l'aspetto attuale, liscio e privo di merlatura ed altri ammennicoli. Dopo una breve parentesi di dominio Austriaco prima e del Regno di Napoli poi, dal 1814 divenne parte del Granducato di Toscana. In epoca moderna, nel 1860, la rocca fu il punto di raccolta per i volontari che si imbarcarono a Talamone per la Spedizione dei Mille, a seguito del temporaneo sbarco di Giuseppe Garibaldi. Durante la Seconda guerra mondiale, l'edificio ha subito alcuni danneggiamenti a cui seguirono opere di restauro che lo hanno riportato agli antichi splendori. La Rocca Aldobrandesca di Talamone, somigliante ad un maschio per la sua compattezza e solidità, presenta una sezione rettangolare con quattro torri che si innalzano agli angoli; tre di queste presentano un aspetto molto simile, mentre la torre nord risulta più alta e massiccia rispetto alle altre. Nell'insieme, le pareti della rocca risultano rivestite in pietra. Attorno alla rocca una serie di cortine murarie, facenti parte del circuito delle Mura di Talamone, circondano l'area sui lati che si affacciano verso il mare.

giovedì 10 marzo 2011

Il castello di giovedì 10 marzo



POGGIO RENATICO (FE) - Castello Lambertini

Fu costruito in epoca medievale dalla famiglia bolognese dei Guastavillani, quindi, nel XV secolo, pervenne ai Lambertini per ragioni di matrimoni e ai quali rimase per diversi secoli. L'edificio fu ricostruito una prima volta nel 1475 per volere di Egano Lambertini. In seguito alle trasformazioni apportate dai Lambertini l'austera struttura perse il suo carattere difensivo per divenire una lussuosa residenza. Una successiva ricostruzione avvenne nel 1584 ad opera dei conti Cornelio e Cesare Lambertini, per uso del governatore del feudo e della comunità di Poggio Renatico, ed è attestata da una lapide posta sotto la torre dell'attuale palazzo. Intorno al 1660 l'antico maniero venne pressoché rifatto. Poco prima, nel 1655, dopo essersi convertita al cattolicesimo, vi soggiornò la regina Cristina di Svezia, lungo il suo viaggio verso Roma. Il castello, come si presentava in passato, non viene mai descritto come un singolo edificio, ma come un complesso che contemplava l'affiancamento del palazzo, della chiesa e di una serie di piccoli edifici o casamenti di pertinenza. La più antica immagine disponibile è in uno schizzo contenuto in un libro manoscritto di disegni del 1578, eseguiti da un autore anonimo. In questa immagine, sul lato destro della torre si ergono la chiesa di foggia romanica e una serie di edifici più bassi a essa addossati. Sul lato sinistro si possono vedere i resti di una seconda torre, con tracce di una finestra ad arco acuto: il solo ordine di finestre evidenzia l'esistenza di un unico piano, mentre le feritoie, poste lungo il basamento, indicano la presenza di piani di servizio, che all'epoca costituivano il piano terra, mentre oggi ne sono il seminterrato. La torre centrale, oggi dell'Orologio, appare di maggiori dimensioni rispetto all'attuale, a filo di facciata con un avancampo più basso che la circonda, munito di merlatura e di un accesso con ponte levatoio. Un percorso in muratura, pure merlato, congiungeva il castello a un rivellino con ponte levatoio che immetteva sulla strada. Il tutto circondato da un fossato. Un terzo piccolo ponte di legno immetteva in quello che doveva essere l'orto. A margine si trovano appena abbozzati alcuni edifici, che dovevano essere situati nelle immediate vicinanze: tra loro una struttura esagonale con colonne e gradini d'accesso, che si ritrova riportata nelle planimetrie catastali dell''800 con la dicitura ‘pavaglione'. Quando la dinastia dei Lambertini si estinse, nel 1822 il castello venne ceduto alla comunità del "Pogio et Uniti" per 4.000 scudi. Verso la fine del secolo al palazzo, che aveva una facciata asimmetrica rispetto alla torre centrale, venne aggiunto un nuovo tratto di otto metri al lato nord: proprio questa parte fu danneggiata dalle alluvioni del 1949 e del 1951 e ricostruita a cura del Comune. Nel 1897 la struttura fu oggetto di un profondo e risolutivo restauro da parte dell'ingegner Ruggero Carini, che modificò, ampliò e sopraelevò parti del castello, modificandone l'immagine e reinventando un castello-palazzo, che conserva solo in alcune parti le tracce della sua origine evidenziando casualmente le trasformazioni, altrettanto profonde, subite nel ‘500 e nel ‘600.
Già da prima invece il nucleo abitativo aveva perduto la chiesa, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, a cui si fa riferimento nel manoscritto del 1578, negli inventari delle eredità dei Lambertini e in un manoscritto del 1712 dell'Archivio Gozzadini. Il suo abbattimento avvenne tra il ‘700 e l''800, dal momento che nelle piante catastali del 1835 non figura più. Così come, forse qualche tempo prima dei lavori del 1897, furono eseguite demolizioni di parti del palazzo, perché in pessimo stato di conservazione: allora il grande spiazzo del castello divenne la piazza del paese e gli orti furono trasformati nei giardini municipali. Il castello è oggi sede municipale. (informazioni tratte dal sito www.comune.poggiorenatico.fe.it)

mercoledì 9 marzo 2011

Il castello di mercoledì 9 marzo



SAVIGNONE (GE) - Castello dei Fieschi

Deve la sua edificazione, avvenuta forse nel 1207, al comune di Tortona, a cui venne affidata sia la giurisdizione del comune che di molti altri beni di proprietà vescovile. Dai tortonesi il dominio passò ai Marabotto di Bavari, famiglia molto vicina ai marchesi di Gavi. Divenuto possedimento di Guglielmo Spinola, il castello venne espugnato, pur senza spargimenti di sangue, dalle forze della Repubblica di Genova. Possedimento della famiglia Fieschi intorno alla metà del XIII secolo, Savignone passò più volte di mano nei due secoli successivi, fino al 1478, quando ritornò tra i domini della famiglia genovese. Ultimi proprietari furono i marchesi Crosa di Vergagni, eredi dei Fieschi dal matrimonio di Nicolò e Carlotta Fieschi. Persa la sua funzione residenziale già nel XV secolo, come per molti altri castelli della valle, il suo declino ebbe inizio con la soppressione dei Feudi Imperiali voluta da Napoleone. Oggi, nonostante alcuni interventi mirati siano stati effettuati negli ultimi anni, attende ancora un programma completo di recupero.
Il castello di Savignone, attualmente in rovina, si trova incastrato su un roccione di puddinga - denominato "Conglomerato di Savignone" - che sovrasta da un'altezza di 150 metri il comune di Savignone, nell'alta valle Scrivia in provincia di Genova. Il suo recinto murario è rafforzato a meridione dalla torre o bastione semicircolare e difeso naturalmente dall'altro lato dal precipizio. La torre, collocata all'estremo meridionale, è massiccia, con una pianta a "ferro di cavallo", cioè rettilinea verso l'interno e circolare verso l'esterno delle mura. Questa tipologia era progettata per sostenere l'assalto delle prime bocche da fuoco. Parzialmente intatta nei primi piani all'esterno, dove si apre con un finestrone al piano superiore e una cannoniera al piano dei sotterranei, la torre conserva all'interno un tratto di scala e resti degli incavi dei camini ai piani primo e secondo. Il castello è strutturato su due livelli, in base al terrapieno del bastione e agli ambienti sotterranei o seminterrati ad esso collegati, sfruttando il ripiano del roccione su cui si erge. Al centro della cinta muraria sta il cortile, che corrispondeva alla piazza scoperta in cui si radunavano i militi. Ad esso si accede da una angusta scala che viene dai sotterranei. Nella parte settentrionale del castello sono i resti dell'abitazione padronale, con finestroni ampi ad altezza elevata. I sotterranei sono scavati nella puddinga e si articolano in un ampio stanzone che era riservato ai soldati, chiuso da due lati dal muraglione perimetrale, e in una cisterna per l'acqua.

martedì 8 marzo 2011

Il castello di martedì 8 marzo



OSILO (SS) - Castello Malaspina

Posto sulla sommità del "Monte Tuffudesu", a circa 650 m.s.l., a guardia del centro abitato che si estende ai piedi della rocca, venne edificato dalla potente famiglia dei Malaspina. Pur trovandosi in una importantissima posizione strategica, il castello non era di grandi dimensioni, racchiudendo una superficie interna di circa mille metri quadri. Articolato in una pianta ovale allungata, esso consta, oltre che della cinta muraria, di due torri, una circolare realizzata con conci di basalto scuro, e una quadrata fatta con blocchi di tufo. Da un disegno aragonese del 1358 risulta anche una terza torre, mai però accertata realmente. Circa la suddivisione degli ambienti interni non si può dire molto, vista la scarsità di resti; tuttavia si può immaginare che vi fossero alloggi per le truppe e per il castellano, così come depositi per viveri ed armi. Gli armati posti a difesa del castello pare dovessero essere mediamente una trentina. Originari della Lunigiana, i Malaspina giunsero per la prima volta in Sardegna in occasione della "crociata" bandita nel 1016, con l'appoggio dei Comuni di Pisa e di Genova, dal Pontefice Benedetto VIII, che aveva promesso grosse investiture a chi avesse contribuito a liberare la Sardegna dalla dominazione araba capitanata da Museto. In conseguenza del successo di questa spedizione i Malaspina ebbero in ricompensa, dalla Santa Sede, una serie di terre sulle quali fecero costruire fortificazioni: una di queste era il castello di Osilo, a guardia delle frontiere dell'Anglona, della Nurra e della Gallura. Il loro possesso del castello è comunque storicamente accertato, per la prima volta, nel 1272. Nel 1297 il Papa Bonifacio VIII concesse l'investitura della Sardegna al re aragonese Giacomo II, e i Malaspina avviarono intense trattative per raggiungere accordi con esso. Nel 1308 il castello di Osilo venne espugnato e incendiato dai sassaresi, ma un anno dopo esso tornò alla famiglia lunigiana, in seguito all'investitura del re d'Aragona, che i Malaspina avevano aiutato nella conquista della Sardegna. L'investitura venne confermata a più riprese, fino al 1324, quando, approffitando delle difficoltà degli Aragonesi, i Malaspina, alleati con altre forze isolane, diedero vita a una ribellione. Sconfitti, furono costretti a cedere il castello di Osilo a tale Gerardo Alòs, rappresentante regio. Il castello, seppure attraverso alterne vicende che portarono i Malaspina a rientrarne in possesso per brevi periodi, rimase in mano agli Aragonesi fino al 1365, anno in cui venne espugnato dal giudice Mariano d'Arborea. La rocca di Osilo fu ancora al centro di aspre contese, fin verso la metà del 1400, quando iniziò il suo lento declino.
Nel 1528 essa tornò, però, al centro di azioni militari, in seguito all'invasione dei francesi, e nel 1720 passò, con tutta la Sardegna, sotto Casa Savoia.
Il castello fece ancora parlare di se sul finire del XVIII, primi del XIX secolo, quando venne eletto a propria fortezza da uno dei contendenti in una sanguinosa guerra fra le famiglie dei Serra e dei Fadda. Assolta anche questa funzione, il castello venne definitivamente abbandonato, e andò in quasi totale rovina, finché nei primi anni '60 del '900 non subì un parziale restauro. L'escursione al maniero è sempre di grande suggestione, sia perché essa si compie attraverso le strette viuzze del centro storico di Osilo, ancora in acciottolato, talora con volte a botte; sia per il mistero dei luoghi; sia per la straordinaria vista su larga parte della Sardegna Nord-Occidentale, che dall'alto della sua sommità si gode.

lunedì 7 marzo 2011

Il castello di lunedì 7 marzo



MACCHIAGODENA (IS) - Castello Angioino

Si erge su uno sperone di roccia calcarea, dal quale sembrano emergere le due torri più grandi. Non è possibile datare con certezza il castello, a causa dei numerosi interventi di ristrutturazione che esso ha subito. E' molto probabile che sia di origine longobarda e che sia sorto come importante postazione di avvistamento e di controllo del confine tra la contea di Isernia e quella di Boiano e, soprattutto, del tratturo Pescasserroli-Candela. La sua struttura originaria era probabilmente di forma triangolare con tre lati inaccessibili, posti a strapiombo sulla parete rocciosa. L'edificio attuale ha pianta poligonale e conserva oggi le basi dei muri perimetrali e due robuste torri realizzate con blocchi di pietra squadrata a vista. L'ingresso si trova sul lato sud-est ed è protetto dalla torre orientale. Nel 1269, agli albori della dominazione angioina, Carlo I d’Angiò affidò Macchiagodena a Barrasio Barras, cavaliere francese che spadroneggiò nel castello. I Barras, feudatari di Ielsi e Macchiagodena, furono attori di una lunga lotta contro il duca di Frosolone. Il feudo fu mantenuto da diverse famiglie, tra le quali ricordiamo i Cantelmo, i Pandone e, nel XVI secolo i Caracciolo, che lo vendettero ai Centomani i quali furono l'ultima famiglia ad abitare stabilmente l'antica fortezza. Il sisma del 1805 causò notevoli danni alla struttura, costringendo la famiglia Centomani a effettuare ingenti lavori di ristrutturazione che fecero perdere definitivamente alla fortezza le sue peculiarità militari e strategiche, trasformandola in un lussuoso palazzo baronale. I fossati scomparvero, le torri furono ribassate e private dei merli. La loro funzione fu definitivamente stravolta quando le stesse furono adibite dalla famiglia Centomani rispettivamente a salotto e biblioteca. Nel recinto dell'antico castello esiste un gruppo di statue e altro materiale scultoreo in pietra, come il grande leone situato presso il lato orientale, databile al XIII secolo. Nel piano nobile del castello erano presenti, ma oggi purtroppo non più, tavole dipinte, fregi, un focolare alla romana ed una finestra gotica. Oggi gli ambienti interni invece si caratterizzano per la semplicità dell'arredamento e nella sola biblioteca sono presenti arredi ottocenteschi e scaffali ricchi di antichi e pregiati volumi, soprattutto di genere medico. Nei sotterranei, oggi chiusi, probabilmente doveva essere presente una via di fuga, che portava ad una zona della roccia sottostante chiamata "del precipizio" (addirittura una leggenda popolare vuole che diverse anime ancora infestino il castello proprio in questi cunicoli).
La corte criminale, le sale della tortura e i trabocchetti, collocati alla base di una delle torri del castello, furono murati nel secolo scorso per volere di Armando Ciocchi, la cui intenzione era rendere l’edificio una residenza ospitale e accogliente. Per molti secoli l’edificio ebbe un’immagine sinistra e tirannica, che serviva a rafforzare e mantenere viva la potenza dei feudatari e la sudditanza del popolo nei loro confronti. Nel 2009 il Castello, rimasto in discrete condizioni di conservazione grazie ai lavori effettati dagli ultimi proprietari privati, è stato acquisito dalla regione Molise ed è purtroppo notizia recente il crollo parziale di una torre dovuto forse alle eccessive piogge nel mese di novembre 2010

domenica 6 marzo 2011

Il castello di domenica 6 marzo



FALERIA (VT) - Castello Anguillara

Non si hanno notizie precise sulla sua data di costruzione, ma quasi certamente nel 1200 già esisteva. Il borgo di Faleria, che nell’XI secolo apparteneva al Monastero di San Gregorio al Celio di Roma, a partire dal XII secolo fu dominio della potente e nobile famiglia degli Anguillara che lo tennero a fasi alterne per lungo tempo, fino al 1660, quando venne ceduto ai Borghese. La magnificenza di questo castello fa capire quanto fosse potente l’antica casata degli Anguillara, ai quali se ne deve la costruzione. In più parti del fortilizio vi sono scolpite negli stemmi di marmo bianco le caratteristiche bisce incrociate. Esso era composto da un recinto quadrangolare con due torri ed alcuni semplici corpi di fabbrica, tra i quali una cappella. Nel 1330 tutto il castello era completamente merlato, molto più basso di quello attuale e possedeva quattro torrioni rotondi; successive trasformazioni gli hanno tolto progressivamente l'arcigno carattere di fortezza. Alla fine del Quattrocento Flaminio Anguillara iniziò una fase di ristrutturazione del vecchio maniero, trasformandolo in palazzo gentilizio. Vi si entra per un portone con arco di marmo e stemma della casata, avente un monogramma alla base. Il portone conduce in un ampio cortile interno, con un artistico pozzo di travertino, posto ad un lato con gli stemmi degli Anguillara e di Casa Strozzi. Le carceri erano poste nell'ala destra del Palazzo, nel piano terra. Il Palazzo inglobò quasi tutte le strutture militari difensive, dalle merlature alle torri. Sopravvissero però notevoli tratti di murature originarie dove vennero aperti ampi finestrati e balconi, e la caditoia sopra il portale d’ingresso. Venne creato un elegante cortile con loggiato e uno scalone d’onore. Nella parte rinascimentale del Castello, che si distingue nettamente da tutte le altri parti architettoniche, vi sono tre eleganti logge in peperino, che si affacciano maestose e solenni sulla piazza della Chiesa.
Per approfondire si può visitare il seguente link:
http://www.comunedifaleria.it/castello%20anguillara.html

sabato 5 marzo 2011

Il castello di sabato 5 marzo



FILACCIANO (RM) - Palazzo fortificato Del Drago

L’edificio fu realizzato in luogo di un antico castello andato in rovina e appartiene, dalla metà dell’Ottocento, ai principi Del Drago. La primitiva costruzione fu una torre isolata, successivamente incorporata al castello, che ha costituito per un certo periodo il simbolo del Comune di Filacciano. Il palazzo mantiene tuttora tracce di precedenti proprietari. Infatti sui cippi di pietra davanti all’arco di ingresso della proprietà Del Drago vi è lo stemma dei Muti mentre sulla chiesa parrocchiale, originariamente facente parte del castello, vi è ancora quello degli Orsini. Ripercorrendo la storia di questo glorioso monumento, sappiamo che il possesso del Casalis Flaccianus fu concesso da Papa Stefano IV all’Abbazia di Farfa, nel 817. Molto dopo, nel 1300, il feudo passò agli Orsini e rimase loro fino al 1544, quando dovettero cederlo ai Savelli, per poi finire nelle mani dei principi Del Drago verso la metà del 1800.

venerdì 4 marzo 2011

Il castello di venerdì 4 marzo



FOLIGNO (PG) - Castello Trinci in frazione Rasiglia

Posto a 636 m s.l.m., si adatta allo spazio del colle soprastante il paese, con forma irregolare e quasi rettangolare. La sua posizione, strategicamente perfetta, permetteva di controllare tutta la viabilità dell'alta valle del Menotre. Nel liber officiorum tempore Corradi Trinci del 1421, redatto dal notaio Rampeschi, il castello viene definito il Castrum Roccha Rasilie. Risalente al XIII secolo, apparten­ne ai Trinci e fa parte di una miriade di fortificazioni, nate per difendere i vasti possedimenti di una dinastia ”grande e terribile” che ebbe un ruolo importante nella storia della città di Foligno. I Trinci avevano il dominio di circa 113 fortilizi, sparsi in Umbria, Marche e Lazio. Secondo l'originaria planimetria, il castello sembra essere più ampio rispetto all'estensione attuale: infatti, non era solo un luogo di difesa ma anche di residenza del castellano e della sua corte nonché degli uomini armati. Ad oggi sono visibili un tratto di mura con due torri difensive minori, ristrutturate negli anni novanta, ed il rudere del mastio, che nel 2006 è stato parzialmente restaurato. All'interno di ciò che resta è stato costruito un cimitero, recentemente ampliato; il cimitero è molto importante per la popolazione locale ma anche per gli storici che, leggendo le iscrizioni sulle lapidi, possono quasi ricostruire la vita degli antichi abitanti del paese.

giovedì 3 marzo 2011

Il castello di giovedì 3 marzo



MAGNANO IN RIVIERA (UD) - Castello di Prampero

Fondato tra il secolo XII ed il XIII secolo, probabilmente su una preesistente antica torre di avvistamento, era un complesso piuttosto articolato che comprendeva più cinte di mura, varie torri, case, il palazzo, la chiesa, il mulino, l’orto e il frutteto. Appartenne ai Signori di Prampero, originari della città tedesca di Augusta e potente famiglia del Friuli, i quali ricevettero l'investitura dal Patriarca di Aquileia nel 1370 e successivamente nel 1384. Il territorio rimase sotto il loro controllo anche dopo la caduta del Patriarcato nel 1420 in quanto i Prampero ricevettero una nuova investitura dalla Repubblica di Venezia. Il castello era posto a difesa della strada verso il nord Europa ed era tra i più importanti della regione. Dopo la distruzione del 1511, a seguito di moti contadini, provocata da un incendio e di un successivo terremoto, fino al 1576 rimase in rovina. Successivi lavori di restauro cambiarono la destinazione delle architetture da difensiva a residenziale. Con il terremoto del 1976 il castello ha subito danni gravissimi. Restaurata è solo la chiesetta castellana di Santa Margherita, mentre sono in corso ingenti lavori di ristrutturazione del complesso medievale, giunti a buon punto.

mercoledì 2 marzo 2011

Il castello di mercoledì 2 marzo



GORZEGNO (CN) - Castello Del Carretto

I suoi ruderi dal fascino misterioso e inquietante dominano il paese con il loro aspetto fatiscente. La massiccia costruzione, completata verso la fine del '500 ebbe carattere di fortezza ma meno d'un secolo dopo, devastata dalle artiglierie, perdette ogni importanza militare; continuò tuttavia ad essere abitata fino al 1860 quando le gravi lesioni dell'età fecero giudicare un restauro troppo dispendioso. Nel 1587 era una reggia sfarzosa, con saloni, logge, marmi, stucchi e opere d’arte, archi, mura, passaggi, saloni un tempo luoghi di feste, cortili che ancora risuonano dei passi di dame e cavalieri e luoghi che furono teatro di lotte e contese, di gloria delle nobili famiglie. Appartenne ai marchesi Del Carretto i quali si valsero fino a tutto il secolo XVIII del singolare privilegio di concedere la patente notarile e la laurea di dottore in legge e poiché gli esaminatori feudali pare fossero di manica più larga di quelli universitari era un buon accorrere in castello di studenti che oggi chiame­remmo “fuori corso”. Gli attuali ruderi dell'edificio, che gli valsero la citazione di “castello spettrale” da parte del Fenoglio, sono visitabili ma si raccomanda ai visitatori particolare cautela nell'avventurarsi tra le sue mura pericolanti. Anche l’area adiacente al castello merita una visita, con la piccola chiesa di San Martino.

martedì 1 marzo 2011

Il castello di martedì 1 marzo



PRAIA A MARE (CS) - Castello Normanno detto Rocca di Praia

E' un edificio militare il cui impianto architettonico originale risalirebbe al XII-XIII secolo. Il castello venne edificato su di una piccola altura di fronte al mare, in una posizione centrale nella baia di Fiuzzi di Praia a Mare. Di fronte si trova l’isola Dino ed una delle numerose Torri di avvistamento cinquecentesche che caratterizzano tutto il paesaggio del Golfo di Policastro. La planimetria è tipica dei castelli medievali: pianta rettangolare con due torri cilindriche angolari collegate da ampie mura e rifinite con merlature. La rocca normanna presenta, tuttavia, rifacimenti risalenti all'età Sveva. Lo stemma gentilizio dei marchesi Cosentino d'Aieta è ancora visibile sul portale d'ingresso. E’ di proprietà privata ed oggi destinato ad uso di accoglienza turistica. L’edificio è circondato da tipica macchia mediterranea ed alti cipressi che rendono l’ambiente ombreggiato e rilassante. All’esterno della costruzione si trova una piccola cappella che può essere utilizzata per piccole cerimonie. Il castello si presta infatti molto bene ad essere utilizzato anche per matrimoni e cerimonie private. Ci sarebbe un sito apposito sul castello (www.roccadipraia.it) ma mi risulta sconsigliato dalla polizia informatica poichè pericoloso. Speriamo sia presto sicuro e agibile perchè immagino permetta di avere ulteriori notizie e immagini del bel castello normanno !!!