martedì 19 giugno 2018

Il castello di martedì 19 giugno





MORGEX (AO) - Castello Pascal de la Ruine in frazione La Ruine

Il castello è situato nel comune di Morgex, in località La Ruine, strategicamente sopraelevata rispetto all'abitato e attraversata da un torrente. Il castello, secondo lo storico valdostano Jean-Baptiste de Tillier, sarebbe stato fatto costruire dal notaio Jean Pascal de la Ruine attorno al 1450, ipotesi supportata dalla presenza all'interno di una serratura in ferro battuto rappresentante una cicogna e datata 1457. Il castello è un complesso composto da vari edifici: sul lato est si trova l'edificio più antico, ovvero una casaforte con finestre in pietra lavorata e architravi lignei. Per approfondire l'argomento, consiglio di leggere il file PDF che si trova al seguente link http://www.regione.vda.it/allegato.aspx?pk=32517 (se non riuscite ad aprilo, cercatelo su Google inserendo come chiave di ricerca "Morgex castello Pascal").

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Pascal_de_la_Ruine, http://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/morgex/castello-pascal-di-la-ruine/927

Foto: la prima è di Rollopack su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Pascal_de_la_Ruine#/media/File:Castello_Pascal_di_la_Ruine_2.JPG, la seconda è presa da http://territoriomorgex.laser-group.com/castello-pascal-de-la-ruine. Infine, la terza è presa da http://www.eneafiorentini.it/ivda/Esc_Derby_Morgex_2015.html

lunedì 18 giugno 2018

Il castello di lunedì 18 giugno




BELLA (PZ) - Castello aragonese

Il centro storico di Bella, caratterizzato da urbanizzazione a cinte concentriche servite da numerose porte, ha origine medioevale. Il territorio dell’attuale Comune, abitato anticamente da gente osca, nel XII secolo comprendeva il vasto feudo di Santa Sofia, quello più piccolo delle Caldane e altri 16 minuscoli feudi, unificati, sotto Federico 20, in unico feudo denominato di Bella. C’era allora, alle falde del monte Castelluccio, un piccolo villaggio, detto, appunto, Castelluccio, scomparso, poi, nel XVI secolo. Passando da feudatario, la popolazione di Bella non patì in quei tempi vicende di rilievo. Nel 1405 Re Ladislao di Napoli le abbonò parte delle imposte dovute, commiserando i danni subiti per la guerra allora in atto. Nel 1560 il popolo, stanco dell’oppressione feudale, deliberò in pubblico parlamento di passare sotto il diretto dominio del Re. Ottenne l’assenso regio nel 1562 e pagò 14.700 ducati. In quell’occasione il Re approvò, su richiesta dell’Università bellese, uno Statuto in 26 Capitoli per garanzie autonomistiche in relazione ad un buon governo comunale. Nel 1564, però, il popolo, prostrato dal dominio regio, deliberò di riportarsi sotto il dominio feudale. Si offrì al barone Agostino Rondone di Melfi e gli prestò anche i 14.700 ducati necessari per il deliberato riscatto. Nel 1591 Saba Rondone vendette Bella, insieme a Santa Sofia, Caldane, Platano e Baragiano, a Camillo Caracciolo per 110.000 ducati. Da quel tempo i Caracciolo di Torella, che nel 1598 ottennero il titolo di “Marchesi di Bella”, tennero questo feudo fino all’eversione della feudalità (primo decennio del XIX secolo). La peste del 1656 mietè molte vittime fra i Bellesi e il disastroso terremoto del 1694 apportò loro gravissimi danni e numerosi morti. Nel 1799, sotto l’impulso ed il pretesto delle idee della Rivoluzione francese, scoppiarono in Bella feroci lotte tra famiglie, gruppi sociali e attacchi di popolazioni circonvicine, e culminarono nell’uccisione violenta e feroce di 28 cittadini. I successivi moti risorgimentali registrarono la presenza attiva di molti Bellesi per la causa della liberazione del Sud dai Borboni. Nel 1861 il paese subì l’obbrobrio e i danni dell’invasione di un’armata di 700 briganti circa, comandati da Crocco. Nel 1846 i Caracciolo vendettero al Principe di Sant’Antimo le vaste proprietà terriere che ancora tenevano in Bella, nelle vaste contrade rurali di San Cataldo, Sant’Antonio Casalini e Castelluccio del Principe. Esse, dopo la seconda guerra mondiale, furono requisite da un apposito Ente governativo di Riforma Fondiaria e distribuite in quote a centinaia di contadini delle contrade citate. Il Comune comprò dal Principe di Sant’Antimo, verso gli inizi del secolo scorso, il vecchio castello feudale e lo trasformò in edificio scolastico. Attualmente lo si sta riportando quasi al suo stato originario. Nell'XI secolo, un'orda di barbari invase l'Italia meridionale e nuove guerre si scatenarono in questo territorio tra Normanni e Saraceni, finchè questi ultimi furono cacciati dalla Lucania e da tutta l'Italia meridionale. I Normanni non furono meno barbari e saccheggiatori dei Saraceni: essi percorsero in lungo e in largo l'attuale tenimento di Bella, seminando ovunque terrore ed impossessandosi degli averi dei cittadini indifesi. Secondo la leggenda, la distruzione del paese fu impedita dal coraggio della bellissima Isabella, una fanciulla che decise di sacrificare la sua vita piuttosto che assistere alla distruzione del proprio paese. Indossato l'abito bianco da sposa, ella andò incontro agli invasori per di fermarli. Il capo normanno, sorpreso nel vedere quella fanciulla bellissima che, da sola e senza alcuna difesa, avanzava verso morte sicura, le promise che non sarebbe entrato in paese, le cinse il fianco con la sua spada e la nominò capitano del popolo. Da allora il paese fu conosciuto con il nome della fanciulla anche se il popolo, comunemente, lo chiamò "il paese della bella", in ossequio alla sua bellezza. Dopo la morte di Isabella fu stabilito che il paese si chiamasse Bella. Tra le memorie artistiche ed architettoniche del paese, figura il castello aragonese risalente all'anno 1000, ma completato nel 1567. Dopo varie modifiche e opere di restauro, della struttura originale rimangono oggi solo il portale e due delle quattro torri.Altri link suggeriti: http://lucania1.altervista.org/paesi_taddeo/t_612/p_monum/612_08.htm, http://www.aptbasilicata.it/Galleria-Immagini.1328+M5823abf7483.0.html#gallery

Fonti: testo del prof. Mario Martone su http://lucania1.altervista.org/bella/, https://patrimonioculturale.regione.basilicata.it/rbc/form.jsp?bene=132&sec=5, http://www.vacanzeinbasilicata.it/Basilicata/Potenza/Comuni/Bella/

Foto: la prima è presa da https://www.premioceleste.it/ita_artista_news/idu:39356/idn:4039/, la seconda è presa da http://www.bellabasilicata.it/

domenica 17 giugno 2018

Il castello di domenica 17 giugno



BARAGIANO (PZ) – Palazzo baronale

Sono gli innumerevoli ritrovamenti archeologici a testimoniare le antiche origini del paese, i quali affiorano già a partire dal nome del paese, Baragiano. Per alcuni studiosi potrebbe derivare da “Ara Jani”, ara di Giano, il tempio scoperto proprio nei pressi dell’attuale paese, e successivamente divenuto “Barajanum” da cui Baragiano. Un documento del 1124 indica che il comune del Marmo Platano, nell’area nord occidentale della Basilicata, sia appartenuto a Landolfo, principe longobardo, mentre in un altro testo scritto (1150-1168) risulta feudo di Riccardo di Santa Sofia. In seguito Baragiano è appartenuto a numerose famiglie dai De Sangri agli Alagno, dai De Frisco ai Caracciolo, quindi ai Rendone, poi ai Caracciolo di Avellino, agli Arcella Caracciolo e, infine, ai Caracciolo di Torella. Sulla salita che porta alla chiesa Madre sorge un grande palazzo a forma rettangolare che viene chiamato dai baragianesi “castello”. Anche per la costruzione di questo edificio sono stati utilizzati grossi massi di pietra arenaria con incise delle lettere dell’alfabeto greco che provenivano dall’antico muro di cinta. Dell’esistenza di un castello farebbero supporre anche le strade adiacenti a questo edificio che hanno lo stesso nome. Attualmente non esistono torri o mura merlate. Il palazzo baronale viene nominato nel catasto onciario del 1741, risultava di proprietà del principe di Torella ed era già in cattive condizioni perché veniva descritto vacante e diruto. Era circondato da un giardino. Inoltre si trovano elencati lavori da realizzare per la sistemazione del soffitto delle camere del palazzo, la sistemazione di solai ecc. Sembrerebbe comunque che fungesse da magazzino per derrate alimentari. Tutto questo fa supporre che quello che rimane oggi potrebbe essere parte di un castello medievale, caduto in rovina nei secoli passati per incuria dei suoi proprietari e che in seguito abbia subito dei lavori di restauro che ne hanno modificato l’aspetto originale. Recentemente è stato oggetto di nuovi lavori di restauro a causa dei danni riportati nel terremoto del 1980. Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=zMgU0jYalYQ (video di lux art), http://www.old.consiglio.basilicata.it/conoscerebasilicata/cultura/percorsi/pdf_comuni/baragiano.pdf

Fonti: http://www.comune.baragiano.pz.it/baragiano/detail.jsp?otype=100068&id=101259, http://www.basilicataturistica.it/territori/baragiano/?lang=it.

Foto: entrambe prese da http://www.aptbasilicata.it/Galleria-Immagini.1324+M5a4a4492683.0.html#gallery (non sono sicuro al 100% che il palazzo baronale sia questo, se qualcuno potesse darmi conferma, sarebbe prezioso per questo blog)

sabato 16 giugno 2018

Il castello di sabato 16 giugno



MORGEX (AO) – Tour de l’Archet

Per la sua particolare posizione geografica, Morgex subì per secoli l'invasione di orde barbariche che devastando i campi, depredando e bruciando le case, seminavano ovunque desolazione e rovina. Notevole importanza per Morgex fu il dominio dei Conti di Savoia; durante tale periodo infatti Morgex trascorse secoli di grande stabilità e libertà al riparo, grazie a trattati di neutralità, dalle numerose invasioni determinate dalle continue guerre che contraddistinsero tale periodo. Morgex era sede della mistralia della Valdigne che comprendeva i villaggi di La Thuile, Pré-Saint-Didier, Courmayeur, Morgex, La Salle e si estendeva fino al passo del Piccolo San Bernardo che ha rappresentato nella storia una delle più importanti vie di comunicazione. Morgex rappresentava quindi un centro economico ed amministrativo nonché sosta obbligata del Conte quando si trovava in viaggio verso Aosta per presiedere le Udienze Generali (tribunale di prima istanza, in cui venivano giudicate le cause penali e civili). Ogni sette anni i duchi di Savoia si recavano da Chambéry ad Aosta attraverso il Colle del Piccolo San Bernardo per tenere le Udienze generali e la Corte di giustizia. Era questa un'occasione prestigiosa per la Valdigne e soprattutto per Morgex, dove i commissari reali stabilivano un piccolo presidio per tutto il tempo in cui il sovrano esercitava la sua assise nel capoluogo. A Morgex, prima tappa dell'itineratio, il sovrano alloggiava presso il Castello de l'Archet. Situata nel capoluogo del paese, Tour de l’Archet, quest’alta (oltre 15 metri) torre quadrata, con muri di 9 metri di lato e 2,60 metri di spessore, ricorda nella tecnica costruttiva le torri di La Plantà di Gressan e Ville di Arnad, ovvero con l'uso di due paramenti con opera centrale a sacco. Costruita, secondo le analisi dendrometriche, negli ultimi anni del X secolo, risulta essere una delle più antiche torri della Valle d’Aosta. La torre merlata è inglobata, un poco fuori asse, in un più basso e vasto edificio, pure quadrato, che presenta la muratura medievale ed un bel portale in pietra sul lato nord, sul cui architrave è scolpito il motivo di un doppio arco a chiglia rovesciata. La finestrella in pietra lavorata posta sopra il portale è sormontata da un architrave scolpito con la croce di Savoia. Il castello prende il nome dall'antica faminapoletane de l'Archet (in precedenza de Arculo) i quali erano originari di Aosta dove avevano adattato a loro residenza l'Arco di Augusto di Aosta. Questi nobili sono già presenti nelle carte valdostane della prima metà del secolo XII. Si ignorano le circostanze della loro trasmigrazione in Valdigne, mentre è certo che la loro dimora di Morgex ospitava il conte di Savoia in occasione delle Udienze Generali, allorché vi convenivano i suoi sudditi diretti per prestare l’omaggio feudale. La torre ospita il Bibliomuseo del Fumetto (a conservazione e studio dei trentamila pezzi della Collezione Mafrica), gli uffici, la Biblioteca e l’Archivio della Fondazione “Natalino Sapegno”, deputata a studi e ricerche nell’ambito della letteratura europea moderna e contemporanea. In occasione di eventi particolari vengono organizzate visite guidate al monumento. Lo studioso di castellologia valdostana André Zanotto ipotizza che tutte e tre le torri (la Tour de l’Archet, La Plantà di Gressan e Ville di Arnad) sorgono in posizioni pianeggianti, quindi senza difese naturali. Dello stesso avviso anche Mauro Cortellazzo, che riprende il Lange: “la tour Malluquin a Courmayeur, la tour de l'Archet a Morgex, la tour Lescours a La Salle, la tour de la Plantaz e la torre di Sant'Anselmo a Gressan, la torre recentemente scoperta al castello di Fénis, la tour Néran a Châtillon, la tour de Ville ad Arnade altre due torri collocate nelle valli laterali, la tour Vachéry a Etroubles e la tour d'Hérères a Perloz. Tutte queste torri sono state edificate in zone che non presentano alcun elemento morfologico che possa facilitare la difesa, anzi appare chiara la scelta di spazi pianeggianti, aperti e non sempre in prossimità di percorsi viari. Tutte e dieci si caratterizzano quindi per la particolare scelta del sito”. Altri link utili: https://www.youtube.com/watch?v=1RZvBUZ7yes e https://www.youtube.com/watch?v=cjdtN0QwGNI (entrambi i video di Comune Morgex), https://www.youtube.com/watch?v=_P0ILMmcHEk (video di Samuel Ciak), http://www.sapegno.it/sapegno/data/File/generale/Tour%20de%20l%27archet.pdf

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Tour_de_l%27Archet, http://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/morgex/tour-de-l-archet/926, http://www.discovermorgex.it/index.php/cultura-e-territorio, http://www.vdamonamour.it/2014/05/tour-de-larchet-di-morgex-la-biblioteca-nella-fortezza-castelli-valle-d-aosta/

Foto: la prima è presa da http://www.vdamonamour.it/2014/05/tour-de-larchet-di-morgex-la-biblioteca-nella-fortezza-castelli-valle-d-aosta/, la seconda è presa da http://www.regione.vda.it/cultura/patrimonio/castelli/tour_de_larchet/default_f.asp

venerdì 15 giugno 2018

Il castello di venerdì 15 giugno



VIANO (RE) – Castello

Quanto rimane del castello è frutto dei restauri compiuti nel 1970 dal proprietario. Resta qualche rudere delle antiche mura diroccate nel 1793. Nel 1335 i Fogliani risultavano come primi proprietari del maniero, punto strategico dei loro domini di zona. Nel 1370 viene attribuita l'edificazione di un nuovo castello, forse in seguito alla distruzione della precedente fortificazione, come è testimoniato da una lapide. Il castello, salvo una breve sottomissione agli Estensi, rimase ai Fogliani fino al 1589. Nel 1596 il maniero passò al conte Pompeo Aldrovandi di Bologna e rimase ai discendenti Aldrovandi Marescotti fino all'abolizione dei feudi. Dopo un periodo di abbandono è stato restaurato negli anni 1970 ca. dal proprietario dott. Eusebio Corti. Il castello di Viano occupa la sommità di un rilievo arenaceo-marnoso con lembi ciottolosi che interrompe bruscamente la valle del Tresinaro. La fortificazione è di dimensioni inusuali per l'ambito collinare reggiano, occupando una ampia superficie complessiva accompagnata da parte del borgo originale con tratti dei contrafforti e delle cortine difensive. La struttura fortificata è articolata tra una alta torre quadrata, merlata, visibile ad ovest ed il palazzo signorile con torre circolare che si innalza verso est. Tra i due corpi di fabbrica si inserisce il borgo, ad impianto lineare con edifici a schiera. L'altra torre a pianta quadrata è stata oggetto di interventi di restauro nel corso del XIX e XX secolo. Nel fianco orientale si apre il portale sopraelevato a mensole concave con architrave a lunetta cui è adiacente un concio di pietra stemmato. Una sequenza alterna di stretti e lunghi conci di pietra rafforza gli angoli della torre; questa è delimitata superiormente da una cortina di merli guelfi. Il paramento murario è ad "opus incertum", con interclusi conci arenacei. L'ampio fabbricato attualmente adibito a residenza, che si innalza isolato nella estremità orientale del pianoro, è caratterizzato da una pianta su base rettangolare, rafforzata da contrafforti perimetrali ed articolata su due livelli di abitazione. Nel fianco meridionale dell'edificio si evidenzia la torre circolare capitozzata e ricostruita, delimitata superiormente da un soffittino a gronda in laterizio variamente diposto. Nel fianco orientale del medesimo fabbricato sono ancora osservabili elementi costruttivi derivati dai successivi interventi di ristrutturazione. Tra questi è notabile una finestra tamponata archiacuta in laterizio con ghiara, a livello del secondo piano immediatamente al di sotto di un soffittino di gronda in laterizio disposto a "T". La struttura è perimetrata da una scarpata che nel fianco settentrionale assume aspetto di cortina muraria, inglobando nel suo fronte gli edifici del borgo. Recenti interventi edilizi, in particolare in prossimità della torre merlata, hanno compromesso alcuni edifici. Le facciate presentano strette finestre medievali a stipiti composti ed architrave a lunetta oltre ai bassi portali in arenaria e cotto con arco a tutto. Alcuni vani conservano artistici camini in pietra e festoni in gesso, attribuibili al XVI secolo, unitamente a tortuose scale di collegamento in laterizio. L’intero complesso del borgo e castello in proprietà della famiglia Corti è stato oggetto dal 2008 di un importante intervento di restauro e recupero funzionale per attività della accoglienza curato dagli architetti Walter Baricchi e Paolo Soragni. A breve distanza dal castello si innalza l'oratorio, con semplice pianta ad aula e tetto a due spioventi. E' dedicato a S. Antonio ed è ricordato nella visita del Vescovo Rangone del 1609; è stato restaurato nel 1858. Altri link suggeriti: https://www.facebook.com/Castello-di-Viano-176656459015298/, http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/castelli/index.jsp?id=3758&pagina=3, https://www.youtube.com/watch?v=8RaGqAnTncI (video con drone di Furbein).

Fonti: http://www.appenninoreggiano.it/schede.asp?lang=it&d=castello-di-viano, http://www.4000luoghi.re.it/luoghi/viano/castello_viano.aspx

Foto: la prima è di Giuseppe Coliva su https://www.facebook.com/groups/169346393690004/, la seconda è presa da http://www.4000luoghi.re.it/luoghi/viano/castello_viano.aspx

giovedì 14 giugno 2018

Il castello di giovedì 14 giugno



CAMPIGLIA MARITTIMA (LI) - Castello di Casalappi

Il Castello di Casalappi trae la sua denominazione dal latino "Castrum Appii": primi segni sicuri di insediamento sono infatti riscontrabili al tempo delle guerre civili tra Cesare e Pompeo, quando gli abitanti della via Appia fuggiti da Roma vennero a rifugiarsi su questo splendido, piccolo colle, strategicamente posto a poca distanza dal mare e circondato da una pianura in parte già resa fertile dagli Etruschi. Nel periodo della dominazione dei Longobardi nella Val di Cornia (dagli stessi rinominata Gualdo) la storia dell’abitato si perde. Fino al decimo secolo, quando nel 965 Casalappi e il suo Castello furono assaliti e dati alle fiamme dalle bande di pirati saraceni, che saccheggiarono e distrussero la torre centrale e parte degli edifici circostanti. Divenuti quindi proprietà dei Conti Uniti di Campiglia Marittima, nel Pieno Medioevo il Castello di Casalappi e l’annesso borgo vennero a costituire una sorta di stato indipendente, posto tra il principato di Piombino, la Repubblica di Firenze e la mensa dei Vescovi di Massa Marittima: condizione che favorì soprattutto lo sviluppo del contrabbando del grano e del sale provenienti dai porti di Piombino e Populonia. Nel XIII secolo l'Imperatore Enrico VII di Lussemburgo concesse alla Signoria di Casalappi il privilegio (mantenuto fino ad oltre il 1500) di amministrare autonomamente la giustizia e il potere di condanna, detenzione ed esecuzione dei “malfattori e banditi” che si fossero resi colpevoli di qualunque delitto, ad eccezione dei reati di omicidio e di lesa maestà, da demandare a più alta corte competente. E' proprio durante questo periodo che iniziarono a circolare le svariate leggende riguardanti il Castello; leggende di cui ad oggi non è dato sapere se non siano nient'altro che frutto della fantasia popolare o se traggano invece spunto da personaggi realmente esistiti e ad avvenimenti effettivamente accaduti. Nel 1776 il Castello di Casalappi - insieme alle terre del suo feudo, già stimate in undicimila ettari in un documento risalente al 1412 - fu annesso al territorio del Comune di Campiglia Marittima. Successivamente, il Castello, raro esempio di testimonianza storica più che millenaria, unico nella Val di Cornia quanto ad antichità e continuità della sua funzione di umana dimora, superò altre vicende e passaggi fino a divenire di proprietà dei Conti Guidi che ancora oggi vi abitano. Frammenti di muratura romana sono ancora visibili nella sala d'armi, luogo per tradizione deputato all’amministrazione della giustizia. Mentre la Torre e la facciata principale, subito ricostruite dopo il saccheggio dei Saraceni del 965, vantano una storia di più di mille anni, un profilo architettonico unico e suggestivo, e un fascino altrettanto raro. Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=wruJ6WX5MNw (video di Top Hotels), http://www.bellezzedellatoscana.it/Fotografie/Toscana/Galleria/Casalappi-Campiglia_Marittima_LI/0.htm.

Fonti: http://castellodicasalappi.net/pagina-di-esempio/

Foto: la prima è presa da https://www.matrimonio.com/castelli-matrimoni/castello-di-casalappi--e144566, la seconda è presa da http://castellodicasalappi.net/galleria-il-castello/

mercoledì 13 giugno 2018

Il castello di mercoledì 13 giugno



CAVATORE (AL) - Torre

Nel 996 Ottone III di Sassonia fu incoronato Re d'Italia e, successivamente fu, da papa Gregorio V, incoronato Imperatore. In occasione dell'incoronazione il vescovo di Acqui, Primo, rappresentò a Ottone III le difficoltà in cui si veniva a trovare il vescovado e, grazie all'interessamento della sorella dell'Imperatore, Sofia, riuscì ad ottenere il 20 aprile 996, a Cremona, un diploma che, confermando, peraltro, quanto già concesso ai suoi predecessori, gli dava il dominio signorile sui Comuni di Cavatore, Terzo, Strevi, Cassine e sulle Pievi in esse esistenti. I nomi di Cavatore e Terzo compaiono per la prima volta nel documento del 996. Cavatore compare ora nella storia, classificato come "castello" e "borgo" appartenenti alla Chiesa d'Acqui. Il castello ed il borgo di Cavatore rivestivano un ruolo di indubbia importanza nel sistema di controllo del territorio edificato dai vescovi nel corso del tempo ed il castello, in particolare, doveva essere una delle rocche più salde in mano al potere episcopale, in quanto, insieme a quello di Bistagno, costituì uno dei luoghi di rifugio dei vescovi nei momenti in cui la loro permanenza si fece difficile. Cavatore viene confermato alla Chiesa di Acqui dal diploma di Enrico III dell'8 luglio 1052, mentre papa Adriano IV, il 12 novembre 1156, conferma ai canonici di Acqui ciò che essi hanno in Cavatore. La situazione giuridica risulta chiara nei primi decenni del 1300. Cavatore consta di un castello e di una villa , entrambi spettanti alla Chiesa di Acqui. Il castello è governato da un castellano, di nomina vescovile, al quale si ritiene competessero l'organizzazione militare ed il potere giudiziario. Sul castello di Cavatore il vescovo può porre la propria bandiera e disporre a suo piacimento di uomini, case ed i primi sono tenuti a fare " exercitum et cavalcatum pro domino episcopo ". Nella prima metà del 1300 gli uomini del castello e della "villa" risultano organizzati in Comune, retto da tre consoli e da un Consiglio di 14 membri. Il primo febbraio 1364, a Praga, l'Imperatore Carlo IV conferma a Guido d'Incisa, vescovo di Acqui, i diritti, i beni ed i possedimenti, incluso Cavatore. In questo diploma venivano puntigliosamente riprese tutte le concessioni operate a favore dell'episcopato acquese da re ed imperatori, a partire da Guido da Spoleto, con tutti i diritti ad esse connessi. Con l'accordo stipulato dal vescovo Enrico Scarampi con il procuratore del marchese Teodoro II Paleologo, il 29 giugno 1383, finiva il potere temporale dell'episcopale acquese e gli ultimi castelli rimasti, fra i quali Cavatore, passarono senza colpo ferire nelle mani dei poteri laici, tra i quali i Malaspina. La torre, ovvero il “castrum” di cui essa costituisce l'elemento caratterizzante, è, al pari della parrocchiale, il monumento più significativo del paesaggio storico di queste terre. Quando il castello appare a stretto contatto dell'abitato, che concentricamente lo avvolge o gli si stende accanto, si può ben ipotizzare una sua azione di richiamo della “villa” in precedenza localizzata altrove o sparsa in frazioni. A Cavatore la corta distanza tra queste due entità sembrerebbe collegare la fortezza soprattutto alla difesa del villaggio, a fianco della cui chiesa essa si pone. La torre di Cavatore è la più antica del territorio, eretta quando Cavatore era feudo del Vescovo d'Acqui. Si tratta di un mastio a base quadrata, dalla perfetta muratura in pietra squadrata, che si erge su di un poggio scavato comprendente lo spazio del castellaro; le sue uniche aperture sono l'ingresso con arco a tutto sesto architravato, posto all'altezza di sette, otto metri, una finestrella sommitale di fattura simile e una porticina ad architrave, sottostante l'accesso. Alla cima non esiste decorazione per cui, data l'estrema semplicità del modello, è da crederlo pertinente alla fine del Millecento o al principio del Duecento. E' appartenuta al marchese del Monferrato, ai Malaspina e, dal XVIII secolo, ai Savoia.

Fonti: https://www.unplipiemonte.it/public/20100219509614075520904258534615169133193361525554377696.pdf, https://www.comune.cavatore.al.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/torre-5820-1-7e080ef001000c06f40449501dc9293e, testo su pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999)

Foto: la prima è di mauro1968 su http://mapio.net/pic/p-54167220/, la seconda è presa da https://www.unionemontanasuoldaleramo.it/ubicazione/torre-di-cavatore/