martedì 16 ottobre 2018

Il castello di martedì 16 ottobre



BELMONTE CALABRO (CS) - Castello

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, nell' 846 i Saraceni conquistarono la città bizantina di Nepetia, collocata nel sito dell'attuale Amantea e il cui territorio comprendeva anche quello di Belmonte, e ne rimasero padroni dopo aver creato un Emirato fino all'885 quando i Bizantini al comando di Niceforo Foca il vecchio riconquistarono la città. I primi abitati attestati nel territorio belmontese in età medioevale sono i casali di Santa Barbara, corrispondente con molta probabilità all'attuale frazione omonima, e Tinga, corrispondente probabilmente alle località attuali di Annunziata e Serra. Nel casale di Santa Barbara c'erano due chiese, Santa Barbara e San Pietro, menzionate per la prima volta nel 1097, quando il duca di Puglia e Calabria Ruggero Borsa concesse queste chiese in beneficio all'abbazia benedettina della SS. Trinità di Mileto. In seguito nel giugno 1202 Riccardo vescovo di Tropea concesse le stesse chiese all'abbazia florense di Fontelaurato di Fiumefreddo. Durante il tentativo di Corradino di Svevia di conquistare il regno di Napoli, la città fortificata di Amantea, poiché si era ribellata agli Angioini, venne assediata e conquistata da questi ultimi nel 1269 (Carlo I d'Angiò, appoggiato dal Papato e dal Regno di Francia, inviò il conte di Catanzaro Pietro Ruffo a riconquistare quel castello che, dopo aver resistito per tre mesi all'assedio angioino, fu costretto alla resa e gli esponenti del partito filo-svevo vennero puniti orribilmente). Per mantenere sotto controllo la città irrequieta, Carlo I d'Angiò ordinò al maresciallo Drogone de Beaumont di costruire un castello di proprietà demaniale in territorio amanteano, a guardia di future rivolte. Nacque così, tra il 1270 ed il 1271, Belmonte (dal nome del responsabile della costruzione del castello deriva probabilmente il nome attuale del paese). Per quanto riguarda la manodopera impiegata nella costruzione, la leggenda vuole che fosse composta da quaranta contadini della località Vallizzo o Chirico Varrizzo, obbligati a lavorare per corvée. Beaumont fondò anche un altro castello omonimo nel Foggiano, oggi in comune di San Paolo di Civitate, prima di partire per la Grecia per la difesa del principato d'Acaia (il Peloponneso), nominalmente territorio di Carlo d'Angiò.Intorno al castello iniziò rapidamente a sorgere un borgo, il cui nucleo iniziale fu l'attuale piazza senatore Del Giudice. Sorsero alcune controversie tra gli amanteoti ed i nuovi abitanti e signori di Belmonte: per risolvere alcune questioni in merito ai confini tra Belmonte ed amantea il 27 maggio 1345 Giovanna I d'Angiò emanò un decreto regionale, secondo il quale Belmonte era incluso nel territorio amanteota. Dall'inizio del XIV secolo il castello di Belmonte vene infeudato ad alcuni esponenti della nobiltà napoletana. Tra il 1305 ed il 1338 fu sottoposto alla famiglia Mastroiodice o Mastrogiudice, tra il 1338 ed il 1367 ai Cossa o Salvacossa, dal 1367 al 1443 alla famiglia Sacchi. Negli stessi periodi, i casali di Santa Barbara e Tinga avevano una loro successione feudale, fino a che non scomparvero e vennero unificati anche loro nel territorio di Belmonte. Un diploma della regina di Napoli Giovanna I di Napoli risalente al 1345 delimitò il territorio di Belmonte separandolo da quello di Amantea, sancendo de iure l'autonomia del primo paese dalla città costiera. La famiglia Di Tarsia entrò in possesso del castello e dei suoi casali nel 1443 e lo mantenne fino al 1578 tra alterne vicende. Forse, Vincenzo Di Tarsia si sposò a Belmonte nel 1506 con Caterina del Persico; di sicuro egli dovette difendersi in questo castello nel 1528 da un attacco francese, durante la seconda franco-spagnola (1526-1529), fase dei complicati rapporti tra Carlo V e Francesco I. Dovette arrendersi ai francesi, ma al termine del conflitto ottenne come ricompensa dal viceré di Napoli don Filiberto di Chalons un'esenzione fiscale decennale per sé e per il feudo di Belmonte. Nel castello soggiornò il poeta petrarchista Galeazzo di Tarsia, sesto barone di Belmonte. Nonostante il suo spirito poetico, si distinse per malgoverno e vessazioni che lo portarono addirittura in carcere sull'isola di Stromboli. Il 15 luglio 1562 venne posata la prima pietra del convento dei Padri Carmelitani, su un terreno donato appositamente dal barone Tiberio Di Tarsia e da sua moglie Ippolita Carafa. La signoria dei Di Tarsia si interruppe momentaneamente quando Tiberio Di Tarsia vendette il feudo a Camillo Sersale per la somma di 15.000 ducati, con diritto di retrovendita dopo dieci anni. Nel 1570 Tiberio morì a Napoli senza eredi legittimi, e lasciò i suoi beni al nipote Cola Francesco Di Tarsia, che aveva dei precedenti con la giustizia spagnola. Il Demanio nel frattempo requisì Belmonte e gli altri feudi ai Di Tarsia, in forza del testamento di Galeazzo Di Tarsia che sanciva, in assenza di figli maschi di Tiberio, che i suoi beni sarebbero stati donati alla Corona. Nel 1578 il feudo fu venduto ai Ravaschieri, ricca famiglia genovese. Sotto di loro Belmonte fu elevato a principato (1619). I Ravaschieri abbandonarono il castello e si trasferirono a risiedere nel palazzo Ravaschieri della Torre, con splendida vista sul mare dall'alto del colle. A loro successero i Pinelli ed i Pignatelli. Il castello risultò gravemente danneggiato dal terremoto del 1638 ed ancor di più da quello del 1783: e tuttavia non abbiamo notizia di restauri compiuti su di esso. La spedizione della Reale Accademia delle Scienze di Napoli che giunse in Calabria dopo quel devastante evento sismico, riportava che: «La porta, che dall'est presta l'ingresso agli abitatori, è di momento in momento in pericolo di cadere. Il soprastante castello è nelle interne sue membra altamente magagnato; e quasi tutta la porzione superiore è in una parte ruinante, e in altra diroccata.»
(Michele Sarconi, Istoria de' fenomeni del tremuoto avvenuto nelle Calabrie e nel Valdemone nell'anno 1783, posti in luca dalla Reale Accademia delle Belle Lettere di Napoli, Napoli 1784, in Gabriele Turchi, Storia di Belmonte, Cosenza 2004.)
Ciò nonostante, i borbonici belmontesi resistettero per circa due mesi ad un esercito napoleonico. L'Assedio di Belmonte (1806), iniziato il 30 dicembre 1806 con l'occupazione del convento dei padri Cappuccini, durò più a lungo dell'assedio della vicina Amantea, difesa dal suo forte castello, che capitolò a condizioni onorevoli il 7 febbraio 1807: Belmonte probabilmente fu presa manu militari solo il 17 febbraio di quello stesso anno. Il castello subì danni tali che fu reso inabitabile. Già i francesi dopo l'occupazione demolirono le parti pericolanti, operazione completata dopo il terremoto del 1905 dal Genio Civile di Cosenza. Negli anni Settanta la rupe del castello è stata assediata dalle case dell'espansione moderna del paese, che furono addirittura addossate ai pochi resti. Il 16 agosto 1974 venne fatta saltare in aria la praca scavata nella roccia, ossia l'accesso al castello con il fossato ed il ponte levatoio, che doveva essere analoga a quella del vicino castello della Valle di Fiumefreddo Bruzio: al suo posto venne eretto l'attuale Municipio, e l'evento viene ancora oggi festeggiato con la sagra degli ziti con carne di pecora, che si tiene ogni anno il 16 agosto. Nel 2000 il Comune di Belmonte Calabro ha realizzato nei pochi locali accessibili la biblioteca comunale. Nel 2008 anche il resto dell'area del castello è stata resa accessibile come area pic-nic attrezzata. Oggi è davvero molto difficile ricostruire la planimetria del castello, e l'articolazione dei suoi ambienti interni. Lo storico locale Gabriele Turchi ha ipotizzato una pianta quadrilatera con quattro torrioni angolari: al centro del quadrilatero, si apriva il cortile della piazza d'armi o vaglio: l'ingresso principale probabilmente era coincidente con quello attuale, in piazza Galeazzo di Tarsia. Il lato settentrionale del castello, quello rivolto verso l'attuale via Michele Bianchi, è rappresentato nella calcografia allegata alla relazione sul terremoto del 1783 eseguita dalla Reale Accademia delle Scienze di Napoli: si presentava come una robusta struttura con finestre, probabilmente rimodernata e resa abitabile dai baroni tra Quattrocento e Cinquecento, provvista di due torrioni angolari quadrati. L'unico tratto merlato rimasto è quello incluso nella ristrutturata biblioteca comunale, tra piazza Galeazzo di Tarsia e l'inizio di via IV Novembre, proprio davanti alla collegiata di Santa Maria Assunta. Nel cortile della biblioteca, si intravede l'imboccatura di una cisterna di acqua piovana. Mentre la cerchia di mura urbica è ben conservata in diversi tratti, e sono intatte addirittura quasi tutte le torri circolari a scarpa che difendevano Belmonte, della cerchia del castello resta solo un trascurabile avanzo sul lato occidentale. Ad ogni modo una salita al culmine della roccia del castello è consigliabile per il panorama sul mare e sul vasto entroterra belmontese (si domina gran parte della valle del fiume Veri), anche perché non è neppure tanto difficoltosa. Altri link per approfondire: https://www.calabriaportal.com/belmonte-calabro/4126-belmonte-calabro-castello.html, http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=95713 (con visita virtuale), https://www.youtube.com/watch?v=dWRPlz8UY0E (video con drone di Giuseppe De Luca), http://www.comune.belmontecalabro.cs.it/index.php?action=index&p=339

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Belmonte_Calabro, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Belmonte_Calabro

Foto: la prima è un fermo immagine del video di Giuseppe De Luca precedentemente citato, la seconda è di Giuseppe Pagnotta su https://www.pinterest.it/pin/420382946442754446/?lp=true

lunedì 15 ottobre 2018

Il castello di lunedì 15 ottobre




TOLMEZZO (UD) - Torre Picotta

Le prime notizie storiche di Tolmezzo si hanno verso la fine del primo millennio, in un documento compare col nome Tulmentium ed è inclusa tra i feudi del Patriarcato di Aquileia. Molto probabilmente però la cittadina è più antica, si pensa abbia avuto origine da un piccolo borgo risalente all'epoca preromana. Sotto il Patriarcato di Aquileia tra il 1077 ed il 1420, Tolmezzo visse anni prosperi all'insegna dello sviluppo non solo economico ma anche sociale. I Patriarchi fecero costruire un castello (di cui ancora oggi si possono ammirare alcuni resti) che dominava la valle, da qui si controllavano i traffici commerciali e si dava protezione agli abitanti. Sempre nel periodo patriarcale la città fu dotata di un mercato (intorno al 1200) che contribuì all'aumento della popolazione migliorandone le condizioni di vita e fu concesso lo status di Terra che prevedeva una certa autonomia amministrativa. Già nel 1258 Tolmezzo godeva di una certa indipendenza se il patriarca Gregorio di Montelongo concedeva alla cittadina il privilegio di ospitare un mercato. Lo sviluppo della città condusse all'erezione di un sito fortificato a difesa del territorio, una cortina che cingeva tutto il borgo, alla nascita di un arengo e di un consiglio e alla nomina del gastaldo. Anche il patriarca Raimondo della Torre fu largo di concessioni, pur ricavandone anche vantaggi con l'appalto della muta. Anche per questo, già nel XIII secolo, Tolmezzo era uno dei centri principali della Carnia, divenendo ben presto la capitale commerciale e politica di questa area geografica. Visse apparentemente in tranquillità sino al 1323 quando una sommossa popolare mirata a colpire alcuni signorotti del uogo, che avevano cominciato ad abusare dei poteri loro concessi, creò pesanti discordie interne. «Durante il patriarcato di Giovanni di Moravia ai numerosi privilegi accordati si aggiunse la conferma degli antichi Statuta communis e terræ Tulmetii e più tardi lo stesso Patriarca elargì 113 marche di denari per mettere in buono stato il castello nostro». Nel 1356, Tolmezzo divenne la capitale della Carnia ad opera del Patriarca Nicolò di Lussemburgo che suddivise il territorio in quattro quartieri amministrativi: Gorto, Socchieve, Tolmezzo e San Pietro. Entrato nell'orbita di Venezia nel 1420, Tolmezzo fu nuovamente munito per opera della Serenissima e divenne un'attiva cittadina fortificata, le cui alte mura che la circondavano erano dotate di 18 torri:

della Porta di Sopra
Modesti
del Degan
Reitembergher
della Fontana
di Santa Caterina
Giacomo Cosse
Grande d’angolo
della Porta di Sotto
Sopra la Roggia
Grande del Ridotto
Pianesi
Nicolò Vuruz
della Scuola
del Pievano
Agustini
del Romitorio
Andrea Alessi

Più altre due torri esterne tra cui l'arroccata torre Picotta e la torre del Corpo di Guardia. Le porte della città erano quattro: le principali chiamate Porta di Sopra (in direzione nord-ovest) e Porta di Sotto (a sud-est), e le secondarie poste una in prossimità della fontana di Cascina (lato nord-est) e l'altra presso il Romitorio (lato sud-ovest). Intorno alla cinta muraria scorreva un fossato, e dominante sul territorio stava l'imponente castello patriarcale. Di quelle strutture, oggi sopravvivono solamente la Porta di Sotto, alcuni lacerti murari sparsi qua e là ed ormai assorbiti dalle recenti costruzioni, e la Torre Picotta, collocata in cima al colle che sovrasta la cittadella, dalla cui sommità si può godere un magnifico panorama sulla pianura sottostante e sulla valle dell'Alto Tagliamento con lo sbocco della Valle del But. Eretta nel 1477 per far fronte alle invasioni dei Turchi, venne distrutta durante il secondo conflitto mondiale (1944) dai tedeschi, ed è stata in seguito ricostruita (il più fedelmente possibile all'originale) grazie agli studi fatti su vecchi documenti e fotografie. Posta su una altura, una volta raggiunta a piedi attraverso un sentiero, vi si può ammirare tutto il paesaggio circostante e la città stessa. Altri link suggeriti: https://www.mondimedievali.net/castelli/friuli/udine/tolmezzo.htm, https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/tolmezzo-ud-il-castello-e-la-torre-picotta/, http://www.loppure.it/__trashed-2/, https://www.youtube.com/watch?v=mVgRQ1ud43E (video di michel gambon), https://www.youtube.com/watch?v=IREMqw-TtZQ (video di mariutine sanvit), https://www.youtube.com/watch?v=z0sHTGsPH7A (video di Hippy Owls).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Tolmezzo, https://consorziocastelli.it/icastelli/udine/tolmezzo

Foto: la prima è di Sebi1 su https://it.wikipedia.org/wiki/Tolmezzo#/media/File:TolmezzoTorrePicottaIngresso.jpg, la seconda è un femro immagine del video di elvis mattia (https://www.youtube.com/watch?v=RfjIa-NW7BQ)

Comunicazione importante

Cari amici del blog,

come forse alcuni di voi si saranno accorti, in questi ultimi due fine settimana non sono stati pubblicati post su nuovi castelli e purtroppo, fino a tempo indeterminato sarà così, per problemi "tecnici" del sottoscritto. Dunque il mio blog proseguirà la sua attività regolarmente ma dal lunedì al venerdì. A presto

Valentino

venerdì 12 ottobre 2018

Il castello di venerdì 12 ottobre




CAMAIRAGO (LO) - Castello Borromeo

Di antica origine, appartenne all'arcivescovo di Milano Ariberto d'Intimiano, ai Visconti e ai Borromeo (1440), che ricostruirono il castello, dopo le distruzioni causate dalle lotte comunali tra Milano e Lodi. Fortificata da Marco Antonio Colonna (1521), soffrì l'occupazione dei Lanzichenecchi diretti a Mantova (1621). In età napoleonica (1809-16) Camairago fu frazione di Cavacurta, recuperando l'autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto. Il nome antico, di epoca alto-medievale, era "Camariaco" che deriva da Camerte Camairago, ritenuto l'effettivo fondatore. L'abitato conserva il castello dei Borromeo, edificato per volontà di Vitaliano Borromeo, il quale ricevette il feudo da Filippo Maria Visconti, ultimo duca di Milano, come ricompensa dei meriti in battaglia (in molte occasioni si era distinto per coraggio e forza al suo fianco). Il Visconti nel 1339 gli assegnò la città di Arona, nominandolo conte della città sei anni dopo, e nel 1340 gli donò il feudo lodigiano come ricompensa per l'aiuto offertogli. Nell'atto di donazione Filippo Maria Visconti consentiva di fortificare ulteriormente il borgo, che possedeva già un castello del XII secolo e che venne distrutto dai milanesi nel 1158 nella guerra intrapresa contro la città di Lodi. Il nuovo signore di Camairago, sebbene prediligesse altre fortezze e possedimenti borromaici, cominciò immediatamente l'edificazione di un nuovo sistema difensivo che esibisse il prestigio raggiunto e gli consentisse, eventualmente, di appoggiare i signori di Milano in una nuova impresa bellica contro Lodi. Nei secoli successivi venne fortificato sempre di più, per poter diventare sede militare. Anche se da questo castello non partì mai un attacco alla città, protetta un tempo da Federico Barbarossa, il maniero fu protagonista degli scontri del 1547 tra Francesco Sforza e i veneziani. Dopo un periodo di relativa pace e prosperità all'inizio del XVI secolo il feudo di Camairago, subì alcuni danneggiamenti in occasione dell'arrivo delle truppe francesi. Analoga sorte toccò al castello col passaggio dei Lanzichenecchi che presero parte all'assedio di Mantova nel 1629. Piccole trasformazioni e adeguamenti si susseguirono nel decenni successivi, sino a quando nuovi lavori si resero necessari alla metà del XIX secolo, quando il castello fu occupato dalle truppe austriache del maresciallo Radetzky, che qui stanziò il suo quartier generale. Dopo il tormentato periodo militare durato più di 3 secoli, il Castello di Camairago, sempre sotto la guida della famiglia Borromeo, è diventato dimora agricola privata. Il rivellino, collocato al centro del prospetto principale, svetta per imponenza e dimensioni e conserva, quasi inalterati nel tempo, il suo sistema difensivo basato sulla presenza di merlature sommitali e un sistema tradizionale di travi contrappesate per il sollevamento del ponte levatoio del quale sono ancora ben visibili le feritoie e gli alloggiamenti dei bolzoni. Integro è anche il duplice sistema d'ingresso, basato sulla presenza di un ampio fornice a tutto sesto per il passaggio delle merci e degli uomini a cavallo, e del più stretto ingresso pedonale, posto a destra del primo, al quale originariamente si accedeva attraverso una passerella mobile. Al centro del varco si staglia ben visibile lo stemma araldico della famiglia Borromeo al quale il castello ancora oggi appartiene; sono immediatamente percepibili gli elementi che la collegano alla casata degli Sforza, del quale è raffigurato il biscione in alto a sinistra; il dromedario "prostrato", simbolo introdotto nello stemma da Vitaliano I Borromeo che rappresenta la pazienza e la devozione; il Liocorno che si rivolge contro il biscione visconteo, anch'esso legato alla figura di Vitaliano I, che rappresenta il valore della casata in battaglia; il morso dei cavalli, ad indicare la capacità di trattenere all'occorrenza l'irruenza e l'impetuosità della forza; i tre anelli legati insieme, che indicano la stabilità delle unioni familiari. Nella corte, con lacerti dell'originaria decorazione, rimane nel prospetto settentrionale il portico ritmato da archi a sesto acuto; all'interno, nella sala degli stemmi, ritorna fittamente ripetuto il termine Humilitas, segno ancora una volta del dominio antico della casata dei Borromeo. Dal lato est del castello si può apprezzare la valle dell'Adda, la campagna sottostante e, nelle giornate limpide, anche le Alpi. Oggi, grazie alla passione e alla dedizione della famiglia Borromeo, il Castello è a disposizione di chi ricerca un luogo unico per un giorno importante. L'edificio ha pianta allungata a corte rettangolare, con due torri angolari allineate alla possente torre centrale del rivellino, posta in corrispondenza dell'ingresso del fortilizio. Il lato est si innalza sulla scarpata della valle dell'Adda ed è chiusa agli estremi dalle due torri superstiti. Il lato sud presenta al centro il rivellino separato dal corpo principale da un fossato. Tutte le murature presentano riseghe e cornici in cotto. Il cortile interno è porticato con archi a sesto acuto, alcuni dei quali tamponati. Il fronte nord è stato per un breve tratto demolito. Fronti in muratura stilata delimitate da torri agli angoli e torre in corrispondenza dell'ingresso. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=6nfUGSOV5ro (video di Castello Borromeo di Camairago), http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Camairago_Borromeo.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Camairago, http://www.castellodicamairago.it/storia.html (suggerisco di visitare questo sito web, dedicato proprio al castello), http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LO620-00057/

Foto: la prima è presa da http://www.comune.camairago.lo.it/2015/01/matrimoni-civili-castello/, la seconda è di Daniele Bonelli su http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LO620-00057/

giovedì 11 ottobre 2018

Il castello di giovedì 11 ottobre





BIENTINA (PI) - Torri

La prima menzione storica del paese di Bientina – dal latino "Bis antes", cioè "due siepi" per alcuni, dal gentilizio etrusco "Plitine" secondo altri – risale al 793 d.C., quando Saximondo di Gumberto, diacono, concesse a Giovanni, Vescovo di Lucca, una porzione di terreno nel Monastero di S. Andrea in luogo di Bientina. Un documento del 1117 di dà notizia della vendita, da parte del Marchese di Toscana Robodone, del castello con il suo distretto e con la giurisdizione signorile a favore dell'Arcivescovo di Pisa. Nel 1178 l'Arcivescovo Ubaldo, per riunire in un unico luogo tutti gli abitanti del territorio tra il Monte Pisano e la sponda sud ovest del Lago di Sesto ed evitare le ricorrenti liti con Lucca, obbligò i Bientinesi ad abitare in certo luogo a oriente del ponte sul fosso denominato Cilecchio. Il 25 febbraio 1179 i consoli di Bientina con altri 120 Bientinesi giurarono di obbedire all'Arcivescovo e di andare ad abitare nel luogo assegnato. Si fa risalire a questo periodo l'inizio della fondazione del castello con le torri in gran parte visibili ancor oggi, anche se studi più recenti fanno risalire ad epoca tardo-romana alcun tratti delle mura. Nei secoli XIII e XIV fu alternativamente sotto il dominio di Lucca e Pisa, fino a che, nel 1402 si sottomise al dominio fiorentino. Ebbe a sostenere l'ultimo assedio nel 1505, durante la cosiddetta guerra di Pisa, quando fu assediata dai Pisani, sostenuti da 1.500 fanti spagnoli, ma questi furono ricacciati dai difensori. Il Senato fiorentino, in omaggio alla fedeltà dimostrata, concesse a Bientina privilegi di natura economica e fiscale, nonché l'appellativo di "Bientina Fiorentina". Nel 1699, con una fastosa cerimonia ebbe inizio il culto di San Valentino, il cui corpo proveniva dalle catacombe di San Callisto sulla Via Appia Antica. Questo santo, per i miracoli che iniziò a fare, si guadagnò subito clamorosa fama, tanto che nel 1717 lo stesso Gran Principe di Toscana Gian Gastone de' Medici venne a venerarne le spoglie. Analogo omaggio fu reso al santo negli anni 1766 e 1768 dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena. Con la morte di Gian Gastone avvenuta nel 1737, si estinse la dinastia Medicea e la Toscana passò sotto quella dei Lorena. Con Pietro Leopoldo ebbero inizio i primi lavori di bonifica e di regimazione della complessa idrografia della zona; tali lavori furono portati a compimento da Leopoldo II (1824-1859), sotto il governo del quale fu essiccato il Lago di Bientina, mediante il passaggio delle acque sotto l'alveo dell'Arno mercé la costruzione del Canale Emissario, opera di grande ingegneria idraulica. Nell'occasione furono apportate alcune modifiche al corso dell'Arno, dando al maggior fiume della Toscana una regimazione definitiva. Dopo la fine della dinastia Lorenese, Bientina entrò a far parte del Regno d'Italia e ne seguì le sorti fino al referendum istituzionale del 1946 quando i Bientinesi votarono a grandissima maggioranza per la Repubblica. Oggi rimangono cospicui resti delle mura medioevali con alcune torri che conservano ancora le antiche denominazioni (Paracintolo, Mora, Giglio e Belvedere), nome quest’ultimo assai significativo, in quanto, anche nel periodo medioevale era la più elevata con le sue 47 braccia toscane, pari a m.27,45. A questa torre, nel 1629 fu aggiunta una cella campanaria che portò l’altezza dell’edificio a m.36,40 che è anche l’altezza attuale. Fu ricostruita nel periodo 1975/79 a cura del Genio Civile di Pisa in seguito alla distruzione avvenuta ad opera dei tedeschi nel 1944. Le mura di Bientina dovevano presentarsi con grande imponenza per la loro elevazione e per la notevole capacità difensiva in virtù dell’ampio fossato che le circondava. Quattro erano le strade di accesso al borgo fortificato, all’incirca corrispondenti ai quattro punti cardinali. La torre ad occidente, sull’angolo della piazza oggi intitolata a Vittorio Emanuele II, era detta torre del Paracintolo; le mura, in linea retta verso sud-est erano poi delimitate dalla torre detta La Mora e proseguivano, dopo aver superato la rottura in corrispondenza delle vie del borgo (operata al fine di far circolare più aria durante l’epidemia del 1820), lungo il tratto sud-orientale verso la torre pentagonale detta del Giglio. Sotto di essa era ubicato un grande pozzo, molto profondo. Le mura volgevano poi disegnando un angolo retto per fare capo ad un’altra torre, oggi riconosciuta come l’antico mastio, unita tramite una lingua di mura alla rocca. A base pentagonale, il mastio o cassero (anticamente chiamato Rocca grande o Belvedere, poi torre del Frantoio ) sino alla metà del XIX secolo aveva un orologio privo di quadrante che suonava le ore alla francese, ossia distinguendo il conteggio tra il periodo antimeridiano e postmeridiano. È stato interamente ristrutturato e restituito all’uso pubblico ad opera dell’Amministrazione comunale nel 1997. Si sviluppa su tre piani più una terrazza esterna dalla quale è possibile osservare il panorama di tutta la cittadina. Al suo interno sono stati allestiti tre spaziosi locali: al piano terra un’ampia sala per riunioni e convegni, al primo piano è stata collocata la Biblioteca comunale che comprende più di 3.000 volumi. Annesso alla biblioteca è stato collocato l’Archivio Storico del Comune, che va dal 1402 al 1866. Dal mastio le mura ritornavano, verso ovest, alla torre del Paracintolo, chiudendo l’intera cerchia; è tuttavia assai probabile che esistessero altre torri a delimitazione di cortine intermedie.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Bientina, https://www.visittuscany.com/it/attrazioni/le-mura-e-le-torri-di-bientina/, https://www.comune.bientina.pi.it/it/Informazioni/Storia/Torri.html, http://www.toscanissima.com/bientina/bientinatorri.php, https://www.mondimedievali.net/castelli/toscana/pisa/provincia000.htm

Foto: le prime tre sono del mio amico e "inviato speciale" del blog Claudio Vagaggini, realizzate ieri sul posto (relative rispettivamente a Torre la Mora, Torre del Giglio e mastio). La quarta, con visione globale, è presa da http://iltirreno.gelocal.it/pontedera/cronaca/2014/08/19/news/benvenuti-a-bientina-la-nostra-oasi-felice-1.9778543

mercoledì 10 ottobre 2018

Il castello di mercoledì 10 ottobre



PERUGIA - Torre Strozzi in località Perlasca - frazione Solfagnano

Questo avamposto militare fortificato è ubicato nelle vicinanze del fiume Tevere (un tempo navigabile) ed è situato in una zona strategica e storicamente importante, tra lo Stato Pontificio, Gubbio, Perugia, Città di Castello e la Toscana. Nei pressi passava anche l’antica strada di pellegrinaggio che collegava Assisi a Chiusi Della Verna. La Torre, risalente al XIII sec., deve il suo nome a Giovanni Francesco Battista Strozzi, Duca di Bagnolo e Principe di Forano, che, secondo una registrazione catastale del 1715, risultava proprietario di un appezzamento di terra chiamato "Vocabolo il Sansugo…con piccola vigna e Torre, situato in vicinanza di Pieve San Quirico". In base a questa documentazione storica, la Soprintendenza alle Belle Arti di Perugia ha convenuto di attribuire alla struttura la denominazione appunto di Torre Strozzi. Nei secoli, la torre diventò abitazione: vennero allargate le finestre, tamponate le feritoie, fatti gli intonaci, costruiti i soffitti e la copertura dell’ultimo piano con camminamento, un tempo scoperto Ad oggi la costruzione, di ampie dimensioni, presenta una pianta quadrata e si sviluppa su quattro piani. Si ipotizza poi che la torre sia stata un ricovero per Frati Zoccolanti, per finire poi ai giorni nostri ad un utilizzo improprio come stalla e piccionaia. Dopo un lungo periodo di degrado e di abbandono, l'attuale proprietà l'acquistò nel 1991 ed incominciò i progressivi restauri - nel rispetto delle caratteristiche storiche e artistiche - in collaborazione con la Soprintendenza di Perugia. Oggi è monumento storico e Centro di Cultura e Arte contemporanea. La Torre è visitabile gratuitamente esclusivamente su appuntamento. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=b-xpjB3m210 (video di Torre Strozzi), http://www.umbriaonline.com/perugia-torre-strozzi.phtml, http://www.emozioninumbria.com/luoghi-memorabili-umbria/torre-strozzi/

Fonti: http://turismo.comune.perugia.it/poi/torre-strozzi, http://www.bellaumbria.net/it/musei-e-gallerie-arte/torre-strozzi-perugia/

Foto: la prima è presa da http://turismo.comune.perugia.it/poi/torre-strozzi, la seconda è presa da http://www.leonornavas.altervista.org/esposizioni.html

martedì 9 ottobre 2018

Il castello di martedì 9 ottobre




PERUGIA - Castello di Solfagnano

Solfagnano è un piccolo gioiello arrampicato su una collina al confine nord del territorio di Perugia, protetto dal Tevere che gli scorre placidamente accanto. Questo borgo sembra davvero essersi fermato nel tempo. Nato nel XIV secolo come villa, ovvero come residenza di campagna, Solfagnano si trasformò in castello nel corso del 1400 assumendo in parte l’aspetto che mostra ancora oggi e allargando il suo confine fino a dare vita ad un vero e proprio villaggio. Il borgo e il suo castello sono stati protagonisti di numerose vicende degne di nota, dagli scontri tra le truppe papali e perugine alla cattura, nel 1479, del brigante Virginio Orsini: nel tentativo di conquistare Perugia, venne fermato e rinchiuso nelle segrete da Malatesta III Baglioni, signore del castello. Il nucleo originario del Castello o Palazzo di Solfagnano, oggi detto Villa Benicelli, risale al XIV sec. Si tratta di uno dei più noti esempi in Umbria di villa risultante da una trasformazione seicentesca di un castello tardo medievale e rinascimentale, di cui oggi rimangono le possenti mura, le torri quadrangolari e l’edificio posto a nord del complesso. L'edificio fu poi oggetto di ristrutturazione e abbellimento tra i secoli XVII e XVIII. Ad esso si accede tramite un ponte in muratura. Sul lato occidentale, di fronte alla doppia scalinata d'accesso, sorge una fontana. All'interno del parco si trova la chiesa padronale e la casa del custode. La Villa, appartenuta al marchese Antinori di Perugia nel 1700, fu acquistata prima da un olandese e poi dalla famiglia Benicelli, che la possedette dal 1865. L’edificio ha riportato danni in seguito al sisma del 26 settembre 1997 e seguenti. Il progetto di consolidamento e restauro ha dunque riguardato la riparazione dei danni ed il miglioramento sismico del complesso edilizio. Oggi, la Villa è stata acquisita da una nuova proprietà (famiglia Colaiacovo) che l'ha trasformata in una Residenza d'Epoca, perfettamente conservata e immersa in uno splendido giardino a ferro di cavallo. Il letto e la vasca di ghisa di Mussolini, che pare amasse venire qui con la Petacci a provare i discorsi dal balconcino che guarda sui vigneti, arredano ancora la villa. Ecco il sito web ufficiale del castello: http://www.castellodisolfagnano.it/it/. Altri link suggeriti: https://www.huffingtonpost.it/2018/10/09/tutti-buoni-motivi-per-visitare-il-castello-di-solfagnano-e-lumbria-secondo-philippe-daverio_a_23554209/, http://video.huffingtonpost.it/culture/la-magia-del-castello-di-solfagnano-spiegata-da-philippe-daverio/18830/18798, https://www.youtube.com/watch?v=H0dLqkp1no8 (video di monacelliitaly).

Fonti: http://www.emozioninumbria.com/luoghi-memorabili-umbria/borgo-di-solfagnano/, http://turismo.comune.perugia.it/poi/solfagnano-villa-benicelli, https://www.zingarate.com/italia/umbria/perugia/castello-solfagnano.html, http://www.exup.it/restauration/castello-di-solfagnano-e-villa-bennicelli

Foto: la prima è presa da http://www.castellodisolfagnano.it/it/, la seconda è di Raimondo Biscarini su http://www.emozioninumbria.com/solfagnano-perugia/