lunedì 9 dicembre 2019

Il castello di lunedì 9 dicembre




VILLALVERNIA (AL) - Castello

Nel 1450, morto il duca Filippo Maria senza legittimi eredi, ai Visconti successero nel ducato milanese gli Sforza, con Francesco Sforza (1466). Il nuovo duca confermò in favore di Boncicaldo e Pietro Antonio, figli e eredi di Guglielmo Alvernia, l'infeudazione di Villa, Busseto e Pieve di Vezzano. Il 20 marzo 1470, Gian Galeazzo Maria, duca di Milano, "investì" di Villa, Busseto e la Pieve di Vezzano, Pietro Antonio e Luigi Alvernia, zio e nipote del fu Boncicaldo, con giurisdizione, e redditi feudali e loro discendenti maschi. Nell'anno 1481 avvenne l'investitura del duca Giovanni Galeazzo Maria a favore di Guglielmo fu Pietro Antonio di Alvernia delle parti spettanti a lui di Villa, Busseto e Pieve di Vezzano. Il 23 ottobre del 1505 fu nuovamente il potere regio nella persona del Governatore di Milano che confermò i privilegi ed investitura concessi dai Duchi di Milano, e per la metà del feudo di Villa, già denominata Villa-Alvernia, Busseto e Pieve di Vezzano in favore di Antonio e Giovanni del fu Guglielmo Alvernia. Dopo di questo atto scomparvero dalla scena gli Alvernia, che erano stati feudatari de gran parte di Villa per ben 167 anni. L'8 agosto 1580, Cesare Gambara, Vescovo di Tortona, "investì" di una parte di Villalvernia in favore di Giovanni e Francesco Spinola, fratelli, delle regioni feudali di pertinenza del Vescovo di Tortona. Gli Spinola di Cassano ebbero favorita l'investitura del feudo di Villalvernia dal fatto che avendo Francesco Spinola sposato Atonia figlia unica del fu Giovanni Alvernia, ultimo feudatario di questo casato, entrarono in possesso dei diritti sul feudo di Villalvernia consistenti in quota parte del Castello, torre, palazzo, case e terreni portati in dote dall'Antonia Alvernia e Francesco Spinola. Più avanti negli anni, il 30 gennaio 1679, i fratelli Biagio e Giuseppe Spinola ottennero (consegnamento) confermate le ragioni feudali su Villalvernia, barca (traghetto) sullo Scrivia, "imbottato" e pedaggio, dazio sul vino "a minuto" del contado di Tortona Villalvernia compresa e sul pane, fieno, acquavite per il Luogo di Villalvernia. Nel 1680, il marchese Biagio Spinola intentò causa davanti il Magistrato Straordinario di Milano, contro gli altri Spinola e contro il Vescovo di Tortona per un canale scavato sui terreni di sua proprietà. Il canale doveva servire a portare acqua ad un mulino ed all'irrigazione dei prati, essendosi guastato il vecchio canale. Con l'anno 1688 s'iniziò l'ultimo atto del feudo di Villalvernia. Difatti, venne venduto dalla Regia Camera di Milano al Maestro di Campo Pietro Luigi Passalacqua che il 22 giugno 1688 prestò il prescritto giuramento feudale di fedeltà al re di Spagna, Duca di Milano. Il contratto d'acquisto portava i seguenti dati: Lire settanta per focolare, cento lire per ogni tre lire di annua rendita, mille lire per il castello. Villalvernia sotto i marchesi Passalacqua continuò a vivere in regime feudale, con un feudatario che possedeva il castello, la chiesa e molte terre. Per vari secoli fu eretto in marchesato a favore dei nobili Passalacqua, famiglia molto antica, patrizia e benemerita di Tortona; un discendente della quale famiglia, il generale Passalacqua, morì gloriosamente combattendo sul campo dell'onore nella giornata infausta del 23 marzo 1849. L'antico castello, già documentato nel 1135 e appartenuto ai Visconti e agli Spinola, ha subito, nel corso dei secoli, radicali interventi di ristrutturazione che lo hanno trasformato in palazzo signorile.

Fonti: https://www.comune.villalvernia.al.it/it-it/vivere-il-comune/storia, https://villalvernia.wordpress.com/villalvernia-per-dire/il-paese/, testo sulla pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999)

Foto: la prima, che mostra come si presenta oggi la costruzione, è presa da https://www.immobiliare.it/annunci/65367242/; la seconda (che è d'epoca e mostra come era un tempo il castello) è di sir1ge su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Villalvernia_-_Il_castello.jpg

venerdì 6 dicembre 2019

Il castello di venerdì 6 dicembre






CAIANELLO (CE) – Castello

Caianello fu sicuramente abitato in età medievale, come si evince sia da una bolla papale del 1193 che dal Catalogus Baronum di Guglielmo II (1188). Nel 1275-1277 Caianello contribuì all’incremento della flotta del re Carlo I d’Angiò nella campagna contro l’Imperatore di Costantinopoli. Dal 1345 Caianello appartenne a vari feudatari, tra i quali ricordiamo: Francesco Del Balzo, gli Abenavoli (1406), Petrillo de Aurilia, la famiglia Transo, Nicolaum Anotinium de Montibus (1467), Consalvo de Cordoba (1514), Cesare de Capua (1637), Salvatore del Pezzo (1745). Il castello, costruito probabilmente prima del IX-X secolo, subì alcune modifiche in età angioina ed aragonese ed è, oggi, ridotto a ruderi, anche se è recuperabile un torrione cilindrico. Fino a pochi anni fa i proprietari del castello erano gli eredi della antica e nobile famiglia Del Pezzo. Tra i membri della nobile famiglia del Pezzo va ricordato Pasquale del Pezzo, duca di Caianello, eminente matematico e professore di Geometria Superiore e Geometria Proiettiva all’Università di Napoli. Portano il suo nome alcune superfici algebriche aventi per sezioni piane curve ellittiche, e alcuni coni connessi con le calotte superficiali del second’ordine, invarianti di tipo proiettivo differenziale (maggiori informazioni). Le rovine del castello, edificato tutto in tufo, probabilmente d’origine normanna, sono ricoperte dalla vegetazione. Si possono ancora osservare feritoie e merlature. Altro link suggerito: https://www.academia.edu/11144485/Profilo_archeologico_artistico_e_storico_di_Caianello_della_Terra_di_Lavoro_dalle_origini_all_eversione_della_feudalit%C3%A0

Fonte: http://blog.zingarate.com/borghicastelli/caianello/

Foto: la prima è presa da http://www.comuniverso.it/index.cfm?Comune_di_Caianello&comune=061008, la seconda (d’epoca) è presa da http://www.nobili-napoletani.it/del_Pezzo.htm

giovedì 5 dicembre 2019

Il castello di giovedì 5 novembre



MAFALDA (CB) - Rocca di Ripalda Vecchia

I resti del primo insediamento cittadino risalenti ai secoli XI - XII, occupano la sommità di una collina a circa 400 m s.l.m. e distante pressappoco due chilometri dall'attuale centro di Mafalda. Sono ben visibili tutt'oggi gli imponenti resti di una rocca con un'alta torre a pianta quadrata di cui restano la base e frammenti del corpo centrale; a sud-ovest, più a valle, si trova l'abitato medievale e le mura che cingevano le pendici meridionali. Nonostante alcuni reperti facciano suppore che il sito sia stato frequentato sin dalla Protostoria, il parere degli archeologi è che le emergenze murarie siano databili al basso medioevo. Tutto fa supporre che quella costruita a Ripa Alba fu inizialmente una rocca di avvistamento voluta da Federico II di Svevia: sappiamo che fu egli l'ideatore e il realizzatore di quella rete di torri, rocche e castelli ancora oggi presenti lungo la costa adriatica e possiamo verosimilmente affermare che anche la rocca di Ripalda Vecchia sia assimilabile a tale rete di difesa e controllo dato che dal torrione la vista spaziava da Termoli, le isole Tremiti, il Gargano, il Tavoliere, a Punta Penna, la Maiella, il Gran Sasso. Dopo gli Svevi, furono signori di queste terre gli Angioini: la borgata con la rocca divenne quindi feudo della nobile famiglia D'Alitto; testimonianza di ciò il ritrovamento di un frammento di coccio recante il giglio Angioino. Anche nei pressi di questo sito è stato possibile reperire materiale ceramico, scorie di ferro e reperti faunistici oggetto di studio e databili tra l'XI e il XIV secolo. Forti supposizioni si hanno della presenza, all'altezza della rocca, di un più antico edificio di culto di cui è testimonianza il ritrovamento di un capitello smussato e adibito ad acquasantiera. Di particolare interesse è, inoltre, il ritrovamento sul sito di un accumulo di ossa che fanno pensare ai resti di una donna. Altri link suggeriti: https://digilander.libero.it/ilovemafalda/storia.htm, http://www.altovastese.it/arte/il-castello-di-ripalta-e-gli-insediamenti-medievali-nella-bassa-valle-del-trigno-un-saggio-di-davide-aquilano/

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Mafalda_(Italia)#Ripalda_Vecchia

Foto: la prima è presa da https://digilander.libero.it/ilovemafalda/storia.htm, la seconda è presa http://www.altovastese.it/arte/il-castello-di-ripalta-e-gli-insediamenti-medievali-nella-bassa-valle-del-trigno-un-saggio-di-davide-aquilano/

martedì 3 dicembre 2019

Il castello di martedì 3 dicembre



TERLIZZI (BA) - Torre Normanna

Dopo la dominazione bizantina, a partire dall'XI, secolo Terlizzi rientrò nella sfera d'influenza di Giovinazzo, sotto il dominio del normanno conte Amico, artefice delle fortificazioni in entrambe le città (e a Terlizzi, del poderoso castello con tre torri, ripreso nello stemma cittadino), all'epoca ancora identificata come castellum. Ma fu nel 1123 che Terlizzi acquisì il titolo di città (come testimonia una stele affissa alla Torre Maggiore del Castello normanno, unica superstite della struttura, in gran parte crollato tra XVIII e XIX secolo). Nel Duecento fu capoluogo di contea infeudata alla famiglia Tuzziaco; in seguito fu dominio di Federico Wrunfort. Nel 1230 l'imperatore Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico vinse la lotta contro il papa Gregorio IX. Subito dopo la vittoria Federico riconobbe tutte le città che lo avevano affiancato negli scontri contro il pontefice, tra cui Terlizzi. Lui, essendo anche un poeta, per ringraziare Terlizzi la agevolò nel commercio e le scrisse anche una frase di benevolenza cioè "Terlitium inter spinas lilium" ovvero "Terlizzi un giglio fiorito fra rovi spinosi". Nel 1361 divenne signore di Terlizzi Guglielmo Sanseverino, per eredità di uno zio. Tale famiglia detenne la signoria fino al 1407, quando Ottavio/Ottaviano Sanseverino, che era anche signore di Parabita e di Cellino, venne privato di tutti i possedimenti per ribellione a re Ladislao di Durazzo. Subito dopo venne investito della signoria di Terlizzi (assieme ad altri feudi) Francesco Orsini, conte e poi duca di Gravina. Nel 1532, però, il suo discendente Ferdinando Orsini, 5º duca di Gravina, perse definitivamente la signoria di Terlizzi, che passò ai Grimaldi principi di Monaco marchesi di Campagna che l'amministrarono fino al 1641. Dal 1607 fu amministrata dai baroni de Gemmis di Castel Foce, luogotenenti del feudo. Dai Grimaldi passò ai Giudice Caracciolo duchi di Giovinazzo e principi di Cellamare, fino a quando, morta Donna Eleonora Giudice Caracciolo senza figli né eredi diretti nel 1770, tutti i corpi feudali furono devoluti alla Regia Corte. Messa all'asta nel 1778 dalla Regia Camera della Sommaria per ordine del Re Francesco I di Borbone, i cittadini terlizzesi, tra cui il Barone letterato Ferrante de Gemmis, per non far nuovamente ricadere la città sotto la servitù feudale del probabile acquirente il duca Carafa di Andria, promossero il riscatto feudale versando 90.000 ducati alla regia corte nel 1779 e Terlizzi divenne città demaniale. Tale somma però, non essendo nella disponibilità dell'università di Terlizzi, fu prestata dal barone Gennaro Rossi di Napoli il quale aveva ipotecato a sé tutti i corpi feudali di Terlizzi compreso il castello, fu rimborsata nell'arco di oltre un secolo e mezzo con molte difficoltà e vicissitudini giudiziarie chiusesi addirittura nel 1930. La Torre è il simbolo della città. Possente e ultima testimonianza dell'antico Castello normanno, dall'alto dei suoi 31 metri, domina lo scenario circostante. La torre, sormontata da un'edicola campanaria (progettata nel 1833 insieme all'orologio dall’architetto Giovanni Lo Spoto), mostra sulla facciata orientale un orologio avente un diametro di 3.45 metri. Edificato dal Conte Amico nel 1075, oggi di questo castello rimane ben poco, se non la torre e l'insieme delle strutture che ne delimitano ancora la forma originale; le due torri che facevano parte del complesso sono scomparse così come le mura e le fortificazioni. Al massimo del suo splendore il castello arrivò a superare per dimensioni quelli di Giovinazzo e Molfetta; l'edificio ospitò lo stesso conte Amico, Federico II di Svevia, Ferdinando I di Aragona, e fu il fulcro, il punto di incontro dei mercanti della zona, un crocevia e una sosta obbligatoria per i viaggiatori. Dalla seconda metà del XVII alla prima metà del XX secolo il sontuoso Palazzo adiacente alla Torre, costruito sui resti del Castello, fu di proprietà del ramo cadetto dei Baroni de Gemmis. Il Palazzo fu abitato nel XIX e nella prima metà del XX secolo dallo scrittore giuridico Cav. Michele de Gemmis (1799-1871), quindi dal figlio, Cavaliere Tommaso de Gemmis (1854-1942). Il Palazzo è oggi sede di abitazioni. Durante il fascismo la torre, che ospitava già l'odierno orologio, venne privata delle lancette in oro di cui disponeva il macchinario, molto probabilmente per fonderle in lingotti per poi venderli e investire il ricavato nel sostenimento della seconda guerra mondiale. La torre vanta un orologio che trova pochi eguali in tutta Europa, con i suoi 3,45 metri di diametro. Per questa ragione, viene denominata anche "Torre dell'orologio". Altri link suggeriti: https://www.terlizzilive.it/multimedia/8062/455384/video/detail (video), http://www.itc.cnr.it/ba/sc/TRL/TRL0012.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Terlizzi, http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=1568 (da cliccare per effettuare una visita virtuale del sito), https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_normanno_(Terlizzi), https://www.comune.terlizzi.ba.it/zf/index.php/musei-monumenti/index/dettaglio-museo/museo/27

Foto: la prima è presa da http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=1568, la seconda è presa da http://www.baritoday.it/eventi/estate-terlizzi-sonorita-brasiliane-concerti-pinacoteca-9-settembre-2016.html

domenica 1 dicembre 2019

Il castello di lunedì 2 dicembre




SAN DIDERO (TO) - Casaforte

Sul pendio sul quale sorge il paese si trova la medioevale casaforte di San Didero, una delle poche strutture di questo tipo, di proprietà pubblica, nella bassa Valle di Susa e per la quale il Comune ha portato avanti un progetto di restauro e rifunzionalizzazione come bed & breakfast (https://www.vallesusa-tesori.it/it/servizi/san-didero/bed-and-breakfast-casaforte-di-san-didero). Risalente al Basso Medioevo (probabile la datazione tra XIII e XIV secolo), la costruzione è al centro del piccolo abitato, lungo una caratteristica strada lastricata in pietra, ed era un tempo dominio di diverse famiglie nobili della zona della media Valle di Susa, tra cui i Bertrandi di San Giorio e Chianocco e i Grosso di Bruzolo. Benché, secondo alcuni, si tratterebbe di un castrum tale termine mai compare nei documenti pervenutici, oltretutto assai tardi (sec. XIV e XV), come l’atto rogato nel 1425 "in Sancto Diderio ante domum fortem nobilis Francesquini Rotarii". Il complesso si trova al centro dell'abitato. La casaforte si affaccia su un cortile circondato da mura a forma di poligono irregolare; doveva costituire l'antica corte della casa fortificata e al di sotto di esso si conserva ancora un'antica cisterna. Le mura lato strada mantengono alcune merlature e feritoie originali. La casaforte vera e propria riprende le semplici caratteristiche costruttive tipiche di alcuni edifici medioevali di questa zona della Valle, come ad esempio la casaforte di San Giorio o la torre del Parlamento di Susa. Aveva probabilmente funzioni miste, di tipo signorile, militare ed agricolo. È costituita da un dongione di quattro piani posto sull'angolo nord-ovest del complesso, le cui facciate interne sono state inglobate dagli edifici costruiti all'interno della corte. Rimangono originali i prospetti che affacciano sull'esterno, verso le vigne, lati ovest e in parte nord. La torre quadrata termina con una merlatura ed internamente era suddivisa in più piani da impalcature di legno. Una serie di scalette interne mette in comunicazione i vari piani: generalmente il primo fungeva da cucina, il secondo da abitazione del signore ed al terzo alloggiavano i pochi soldati della guardia. Prospiciente la ripida strada principale, che si snoda fra le case dell’abitato, corre ancora l’alto muro merlato nel quale si apre l’ampio portone carraio. Il dongione è affiancato da una casa con loggiato (lobia - ballatoio in legno), risalente probabilmente al XVII secolo e che ne costituisce il punto di ingresso dalla corte d'onore. Dal cortile si possono osservare alcune strutture superstiti delle opere di difesa: i tratti di cammini di ronda verso il ciglio interno del muro di cinta e alcune strombate arcere aperte nei merli. Altri link suggeriti: http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/sit-cartografico/beni-culturali/beni/vsusamed/vsusamed-sandidero1, https://www.facebook.com/pages/Casaforte-di-San-Didero/543712135735863.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Casaforte_di_San_Didero, https://www.comune.sandidero.to.it/cultura-e-storia/casaforte/

Foto: la prima è presa da http://www.lunanuova.it/valli/2014/07/17/news/casaforte-il-ponte-tra-passato-e-futuro-431496/, la seconda è presa da https://www.vallesusa-tesori.it/it/luoghi/san-didero/casaforte-di-san-didero

venerdì 29 novembre 2019

Il castello di venerdì 29 novembre




TORREGROTTA (ME) - Torre e arco merlato

Le vicende storiche che riguardano Torregrotta sono collegate alla particolare situazione che la caratterizza: basse colline ai margini di un ampio bacino alluvionale formato dai torrenti Niceto e Bagheria. Questi corsi d’acqua, scorrendo parallelamente verso il mare, anticamente formavano un ampio delta con relativi ambienti palustri. Proprio su questo fertile bacino alluvionale, importante punto di transito che collegava Messina a Palermo, si svolge una storia che al momento siamo in grado di documentare solo sin dal periodo normanno. Esattamente da quando, nel marzo 1168, il giovane Re di Sicilia Guglielmo II e la madre Margherita di Navarra, concessero alla badessa del monastero benedettino di S. Maria della Scala di Messina il Casale Comitis (Casale del Conte), che i saraceni chiamavano Rachal Elmelum. Area agricola importante, soprattutto per la produzione del vino e della seta, il Feudo di S. Maria della Scala e la contrada Grotta nella terra di Rocca, seguirono gli alti e bassi relativi ai grandi eventi storici che interessarono la Sicilia. Nel 1221, Federico II di Svevia, divenuto adulto, dopo aver ordinato la “Generalis Revocatio” di tutti i privilegi fino a quel momento concessi, riconfermò la donazione del Casale del Conte, fatta dai suoi avi, alle monache. Più tardi, quando i rapporti tra il Sovrano e il Papa si incrinarono, il Casale del Conte fu sottratto con la forza al monastero del giudice messinese Afranione da Porta. Successivamente, nel periodo di anarchia feudale seguita alla morte di Federico II di Svevia, alcuni milites massinesi si impossessarono del feudo, che però dovettero abbandonare a seguito di una sentenza emessa il 10 giugno 1267 dal Cardinale Rodolfo de Chevrières, legale pontificio, il quale ordinò la restituzione del feudo alla monache di S. Maria della Scala che erano le legittime proprietarie. Durante il periodo Angioino, il feudo tornò al nipote del Giudice Afranione da Porta e soltanto il 3 aprile 1289 fu restituito definitivamente al Monastero di Santa Maria della Scala. Da questo momento i documenti tacciono, per tornare a darci notizie a partire dal 5 maggio 1527, data in cui l’imperatore Carlo V concesse alla monache di S. Maria della Scala, la licenza di ripopolare il Casale che ormai si trovava in rovina perché da moltissimo tempo era stato abbandonato. L’imperatore autorizzò la costruzione di un “Castrum” con torre e relative opere difensive atte a proteggere i contadini che vi avrebbero abitato: il primo vero nucleo abitato dal quale si svilupperà il villaggio “Torre”. La fortificazione del Castrum era costituita da una palizzata di protezione in legno e da portali d’ingresso in pietra; al suo interno furono edificati gli edifici religiosi e il villaggio formato da semplici capanne e da costruzioni in pietra con tetto in tegole che, oltre a essere delle abitazioni, furono anche utilizzate per controllare e difendere i campi agricoli e che per tale motivo venivano chiamate torri. L'aspettativa di poter migliorare le proprie condizioni di vita favorì l'immigrazione di persone indigenti provenienti dal circondario che stabilendosi nella rinnovata realtà crearono in breve tempo una comunità dotata di propria identità. A partire da questo periodo, il Feudo di S. Maria della Scala fu amministrato da procuratori laici e divenne luogo di grande produzione vinicola. In epoca borbonica, con il fine della feudalità, l’ormai ex Feudo di S. Maria della Scala passò sotto la giurisdizione amministrativa della terra di Rocca di cui divenne sottocomune. Nella seconda metà dell’Ottocento, l’aumento della popolazione e il diffondersi di una nuova classe borghese palesarono una serie d’esigenze quali il desiderio di avere una propria parrocchia, un proprio cimitero e di non dover dipendere da Rocca. Da questa richiesta scaturì una lunga diatriba che si concluse con il Regio Decreto del 21 ottobre 1923, il quale diede vita al nuovo Comune di Torregrotta, che riunisce nel toponimo il ricordo dell’antico villaggio Torre nel feudo di S. Maria della Scala e della contrada Grotta. Pochissime ma significative le tracce del passato architettonico e artistico di Torregrotta: in via Mezzasalma si può ancora vedere l’unico portale merlato rimasto dell’antico Castrum risalente al XVI secolo. La sua costruzione è tuttavia successiva poiché sulla chiave di volta interna sono ancora visibili i numeri 6 5 0 ed è quindi databile al 1650. Il portale è costituito da un arco a tutto sesto sormontato da una merlatura ghibellina. Interessanti tracce del nucleo abitativo originario si trovano racchiuse nell’area intorno alla via Trieste, ove esistono tuttora i resti dell’antica torre del Castrum e di abitazioni di epoche comprese tra il XIV e il XIX secolo. Nel corso del tempo la Torre del Castrum ha subito diverse modifichei e stravolgimenti ed oggi si presenta inglobata in abitazioni di epoche successive lungo la Via Trieste. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=1VqEbnDxpoY&feature=emb_logo (video di Biagio Saya), https://www.youtube.com/watch?v=3axwdGt2JNA (video di PiccolaGrandeItalia.Tv)

Fonti: http://www.torregrotta.gov.it/la-citta/monumenti/, http://www.torregrotta.gov.it/la-citta/cenni-storici/, https://it.wikipedia.org/wiki/Torregrotta, https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Torregrotta

Foto: la prima è di alphacentauri2007 su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Torregrotta_tower.jpg, la seconda è presa da http://sicilia.indettaglio.it/ita/comuni/me/torregrotta/torregrotta.html. Infine la terza, relativa all'arco merlato, è di alphacentauri2007 su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Torregrotta_arco_merlato.jpg

giovedì 28 novembre 2019

Il castello di giovedì 28 novembre




CAMAIORE (LU) - Castello di Montecastrese

Montecastrese era un castello o villaggio fortificato posto nel Comune di Camaiore. I ruderi sono ancora oggi visibili sulla parte sommitale di un colle biconico posto di fronte all'abitato di Lombrici a circa 3 km di distanza dal centro di Camaiore. Il nome deriva dal toponimo latino castra, che significa "accampamento" o, come in questo caso, "fortilizio". Montecastrese è citato per la prima volta in una pergamena che si conserva nell'Archivio di Stato di Lucca risalente all'anno 1219 e risulta in quell'anno comproprietà dei nobili di Corvaia e Vallecchia. Un documento indiretto e i risultati emersi nei recenti scavi archeologici ci attestano l'esistenza di un primo nucleo abitato ai secoli X-XII. Montecastrese risulta essere stata la struttura incastellata più popolosa ed estesa del territorio versiliese. In quella fase l'abitato assunse definitivamente l'aspetto di borgo fortificato la cui parte sommitale, il cassero (circondato da mura), racchiudeva due torri di avvistamento, un dongione (torre ad uso residenziale) e un centinaio di abitazioni. Una seconda e più ampia cinta muraria, lunga circa 1 km, proteggeva il borgo, che comprendeva un centinaio di abitazioni e i resti di una chiesa dedicata a Santa Barbara. Il benessere del borgo era favorito dalla sua posizione strategica da cui era possibile controllare il territorio ed il tracciato viario sottostante, che collegava la valle di Camaiore con la Garfagnana e la Lombardia (via Lombarda). I signori del castello potevano quindi riscuotere il pedagium, una tassa sull'utilizzo delle infrastrutture di trasporto diffusa in tutta Europa. Nel 1219 Montecastrese venne spartito tra i possedimenti delle due famiglie nobili della Versilia, i da Corvaia e i da Vallecchia. Tra il 1223 ed il 1226 il castello fu conquistato dalla città di Lucca, che in quel periodo cercava di ottenere uno sbocco sul mare mettendo sotto assedio i castelli della Versilia, alleati della ghibellina Pisa. Le torri vennero abbattute. La torre a monte è definitivamente crollata qualche decennio fa a causa di un terremoto. Nei secoli successivi all'abbandono, su questo importante sito archeologico fu impiantato un esteso impianto olivicolo che in parte ne ha permesso la conservazione. Nel 1996, una prima campagna di scavi, diretta dal Prof. Fabio Redi, ha permesso di ritrovare i ruderi della chiesa di Santa Barbara e di una abitazione posta sul versante meridionale. Recenti scavi archeologici eseguiti dal Museo Civico Archeologico di Camaiore sotto la direzione di Gabriele Gattiglia hanno portato alla luce interessanti strutture poste in prossimità della Torre Nord. L'area delle fortificazioni, lungo tutto il crinale, dalla torre a mare a quella monte, secondo una distanza lineare di circa 250 metri, è stata oggetto nel 2015 di un completo rilievo digitale, condotto sulla base di una convenzione di ricerca tra Comune di Camaiore e Dipartimento di Architettura dell'Università degli Studi di Firenze", Responsabile scientifico: prof. Giorgio Verdiani. I materiali derivati da questa recente campagna di rilievo possono essere osservati presso la specifica sala del Museo Civico Archeologico di Camaiore, presso Palazzo Tori-Massoni, Piazza Francigena, Camaiore, Lucca. La torre a monte era stata eretta nel XII secolo e occupava la zona più elevata dal castello, in precedenza occupata da capanne in legno altomedievali e da una prima struttura in pietra. Si trattava di una torre di avvistamento alta circa 12-15 m, quadrata e priva di aperture, ma dotata di una cisterna nel basamento. Una scala di legno retrattile, appoggiata ad una mensola di pietra, permetteva di raggiungerne la cima. La torre era racchiusa da una cinta muraria quadrangolare lunga circa 11 m per lato, con un vano stretto e lungo con probabile funzione di corpo di guardia e munito di doppio accesso. Nel 1225 circa, delle maestranze specializzate demolirono l'edificio, sostituendo le pietre del paramento della torre con pali di legno che venivano poi incendiati. Il venir meno del sostegno dei puntelli provocò il cedimento strutturale della torre e la sua caduta. Lo sperone di roccia a sud che domina la vallata di Camaiore fino al mare venne scelto per la costruzione di una torre e di un dongione (edificio residenziale). Da qui era possibile controllare i vicini castelli di Greppolungo e Pedona e il passaggio di uomini e merci lungo la Via Francigena da Camaiore verso Lucca. La torre, quadrangolare, venne costruita nel XII secolo, come la sua gemella torre a monte con la quale condivide le dimensioni (5,40 m di lato), la tecnica costruttiva e la funzione di avvistamento. Verso mare sono visibili i resti di una più ampia struttura rettangolare, probabilmente un dongione, una torre o piccolo palazzo abitato dal signore o da colui che amministrava il castello in sua vece. Altri link consigliati: https://www.lucca360.it/item/castello-medievale-di-montecastrese/ (per visita virtuale del sito), https://www.versiliatoday.it/2017/09/18/alla-scoperta-del-castello-medievale-montecastrese/, https://www.youtube.com/watch?v=nG1Ct1A75-o (video con drone di m15alien), https://www.youtube.com/watch?v=tJxZACQc4yY (video di Giorgio Verdiani), http://federicoimmagini.blogspot.com/2013/01/montecastrese.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montecastrese, http://www.comune.camaiore.lu.it/it/sezioni-turismo-e-cultura/347-storia-di-camaiore/i-castelli/1026-i-ruderi-del-castello-di-montecastrese

Foto: la prima è presa da https://scholarworks.iu.edu/journals/index.php/sdh/article/view/23221/32555#figures, la seconda è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Toscana/lucca/camaiormontec01.jpg