lunedì 22 luglio 2019

Il castello di lunedì 22 luglio





RIGNANO FLAMINIO (RM) - Torre Busson (o Castello di Morolo)

Alla confluenza dei fossi di Valle Castagna e di Monte Casale vi è il Castello diruto di Morolo (detto ora “Torre Busson”, forse dal nome di un antico affittuario o proprietario), raggiungibile dalla via Flaminia imboccando all’altezza del chilometro 36,100 (sulla sinistra provenendo da Roma) una stradina campestre. Una località Mauroro era già citata in un diploma di Ottone III del 996, il Castello passò poi ai Savelli e, ridotto a casale, fu dei Tasca (1449), dei Muti (1573), degli Scapucci (1591), finchè nel 1611 fu acquistato da Marcantonio Borghese insieme a Rignano. Rimane una torre a base quadrata ed i resti di un palazzo rinascimentale a due piani. Un'indagine stratigrafica è stata eseguita agli inizi degli anni Sessanta. Questa, attraverso la realizzazione di tre trincee, ha riguardato l'area prossima alle strutture di età medievale sopra descritte, rispettivamente a Nord, a Ovest e a Sud di queste ultime, e ha permesso di riconoscere gli strati di crollo relativi sia alla fase medievale che rinascimentale, che si erano depositati direttamente sul banco di roccia, opportunamente livellato a creare un piano regolare, e i resti di una cisterna, che doveva essere connessa ad altri ambienti ipogei posti al di sotto dell'impianto castrense. Un altro saggio è stato effettuato presso il limite sud-est del pianoro, e ha permesso di mettere in luce un tratto di pavimentazione in laterizi, all'interno della quale era presente una serie di canalette, il che ha suggerito di ipotizzare la presenza di un edificio abitativo. Un altro saggio ha interessato la zona posta a circa 75 m a Est della torre. Qui è stata riconosciuta un'area sepolcrale, composta da deposizioni di adulti e infanti all'interno di fosse scavate all'interno del banco tufaceo e orientate in senso Est-Ovest. In prossimità di queste ultime sono state riconosciute anche alcune strutture realizzate con blocchi di tufo di varie dimensioni e laterizi, riferibili a un edificio di piccole dimensioni, diviso in due ambienti, probabilmente successivo alla necropoli. Quest'ultimo infatti intercettava almeno due sepolture ed è stato interpretato dagli scavatori come una cappella funeraria. Il sito viene messo in relazione con la cella S. Stefani citata a partire dal 996 all'interno delle pertinenze del monastero di S. Alessio nel territorio Morinensis e con il castello di Murolo.

Fonti: https://www.prolocorignano.info/luoghi-dinteresse, https://www.esplorafrancigena.it/content/inserimento-76-torre-busson-torre-busson-0

Foto: la prima è presa da https://www.ammappalitalia.it/rignano-flaminio-calcata-vecchia/la seconda è di Luca Bellincioni su https://illaziodeimisteri.wordpress.com/tag/castello-di-morolo/

venerdì 19 luglio 2019

Il castello di venerdì 19 luglio




CAGLIARI - Torre pisana di San Pancrazio

Costruita durante la dominazione pisana (1258-1326), è la torre più alta di Cagliari. L'edificio, uno dei simboli della città (tanto che le torrette nel palazzo civico di via Roma sono state ispirate proprio dalle due torri pisane), si trova nel punto più alto di Castello, a fianco del palazzo delle Seziate, ed è raggiungibile dalla via Indipendenza, dal viale Buoncammino tramite la Porta Cristina, e da via Ubaldo Badas tramite la porta di San Pancrazio. La visita al monumento consente di ammirare vasti panorami della città e del circondario. La torre venne costruita nel 1305, sotto richiesta da parte dei Pisani, dall'architetto sardo Giovanni Capula, che progettò anche la torre dell'Elefante (già trattata nel blog qui: https://castelliere.blogspot.com/2013/12/il-castello-di-venerdi-13-dicembre.html), edificata due anni dopo. Le torri di San Pancrazio e dell’Elefante furono lodate per la loro unicità, quando, nel 1535, Carlo V, il potente sovrano del Sacro Romano Impero, le annoverò tra le migliori opere militari dell’intera Europa. Capula progettò anche una terza torre, la torre del Leone, da poco rinominata torre dell'Aquila, ed incorporata nel palazzo Boyl poiché venne in parte distrutta nel 1708 dai bombardamenti inglesi, nel 1717 dalle cannonate spagnole e infine nel 1793 dall'attacco da parte dei francesi durante il quale perse la sua parte superiore. Successivamente venne chiuso il lato della torre che dà verso Castello per abitazioni di funzionari e magazzini. In epoca aragonese l'edificio venne utilizzato anche come carcere, dove i galeotti vivevano in condizioni disumane. Al riguardo, vi è testimonianza di cupi rintocchi di colpi cadenzati che ogni notte produceva il ferro con il quale le guardie colpivano le inferriate delle celle, per controllarne l’integrità. Nel 1906, ad opera dell'ingegnere Dionigi Scano, vi fu un restauro mirato a riportare la torre all'aspetto originario, soprattutto attraverso la liberazione del lato murato nel periodo aragonese. La torre, sviluppata su quattro livelli per un’altezza complessiva superiore ai trentasei metri, serviva come baluardo difensivo per i numerosi attacchi genovesi e moreschi, sia dal mare che dall’entroterra. Oltre a servire come difesa era ed è ancora, insieme alla torre dell'Elefante, la porta principale per entrare a Castello. Nel 2013 il complesso di San Pancrazio è stato al centro di un progetto di riallestimento volto alla razionalizzazione dei suoi spazi museali. Alcuni di questi interventi sono stati realizzati anche grazie ai fondi del Gioco del Lotto, in base a quanto stabilito dalla legge 662/96. Come la gemella torre dell'Elefante, è costruita in Pietra Forte, un calcare bianco estratto dal colle di Bonaria. Nei tre lati chiusi, che son spessi ben 3 metri, presenta varie feritoie molto sottili. Il quarto lato, come la maggior parte delle torri pisane, si rivolge verso l'interno del Castello, e mostra i ballatoi situati sui quattro piani della torre. Pochi sono a conoscenza dell’esistenza di passaggi segreti e di diversi camminamenti celati sotto la Torre di San Pancrazio, ben custoditi dalle spesse mura. La leggenda racconta che ad usare questi passaggi segreti nel Medioevo furono i cavalieri, che li utilizzarono non solo per scortare segretamente dalla torre i detenuti in essa imprigionati, ma anche per consentire ai cagliaritani di sorprendere i nemici in battaglia e di colpirli alle spalle, specialmente in caso di assedio. I tunnel hanno sembianze di strade segrete e le leggende ci raccontano che questa rete sotterranea, organizzata anche in grandi sale, era stata dotata di temute palle di ferro, utilizzate per armare i cannoni. Quando scoppiava la guerra, i bui e spettrali sotterranei della Torre di San Pancrazio si animavano con le luci delle candele e delle torce: un via vai di uomini raggiungeva le rispettive postazioni e da grandi fori posti alla base delle cortine murarie del Castello si innescavano le varie esplosioni. Nei secoli la Torre è stata coinvolta anche in vari eventi storici. Ad esempio, dal 1671 al 1688, vi furono appese le teste di quattro personaggi allora coinvolti in una congiura, che vide la morte del Marchese di Camarassa. La nomina a Viceré del Marchese aveva infatti suscitato varie ribellioni del popolo, che contestava la preclusione dei sardi da alcune delle cariche chiave, quali ad esempio quella della Viceregia, considerando tale investitura come l’ennesimo sopruso alla classe nobiliare sarda ad opera degli spagnoli. Il Canonico Spano ci racconta di una vicenda relativa ai fatti legati alla congiura del 6 Luglio 1795. Ai piedi della torre fu ucciso l’intendente Girolamo Pitzolo qui dispogliato ed appeso affichè potesse essere esposto agli insulti ed al ludibrio del popolo. Un luogo quindi in cui le grosse e pesanti mura sono state in grado di conservare secoli di segreti, misteri, racconti i quali la tradizione ci ha in parte tramandato. A noi spetta il compito di proteggere queste conoscenze, affinchè tali perle custodite nella nostra terra, non vengano oscurate dal tempo, e possano incantare ancora gli animi dei nostri successori. Sono da evidenziare varie soluzioni difensive della fortificazione, come le diverse feritoie che si affacciano a varie altezze, le tracce dei numerosi sbarramenti della sottostante porta, comprendenti due saracinesche e tre portali, e infine, sulla sommità, il coronamento di mensole da cui si potevano bombardare eventuali attaccanti. La torre era circondata da una muraglia detta“barbacane”, oltre la quale era un fossato. A varie quote nel lato Nord sono murati stemmi pisani, mentre sull’arcata della porta, dal lato opposto, c’è una iscrizione latina che ricorda i castellani pisani di Cagliari all’epoca della sua costruzione, l’impresario che eseguì i lavori e l’architetto progettista Giovanni Capula. Altri link consigliati: https://www.turismo.it/cultura/articolo/art/cagliari-cosa-rende-speciale-la-torre-di-san-pancrazio-id-20091/, https://www.youtube.com/watch?v=VYFOW8B9Z7Y (video di sagittario30), http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?v=2&c=2488&t=1&s=17875

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_San_Pancrazio_(Cagliari), http://www.cagliariturismo.it/it/luoghi/i-luoghi-della-storia-316/monumenti-80/torre-di-san-pancrazio-32, https://www.vistanet.it/cagliari/2019/07/18/accadde-oggi-18-luglio-1955-a-porto-torres-nasce-andrea-parodi/#infinitescroll, https://monumentiaperti.com/it/monumenti/torre-di-san-pancrazio/, https://www.contusu.it/torre-di-spancrazio/

Foto: la prima è presa da https://www.fulltravel.it/guide/torre-di-san-pancrazio-cagliari/59978, la seconda è presa da http://www.originalitaly.it/it/editoriali/a-torre-di-san-pancrazio

giovedì 18 luglio 2019

Il castello di giovedì 18 luglio





CASOLA IN LUNIGIANA (MS) - Castello Malaspina di Codiponte

Si trova nella omonima frazione del comune di Casola in Lunigiana. Rimangono i ruderi di un palazzo medievale risalente al periodo dal XIV al XV dalle caratteristiche militari non molto sviluppate; è dotato di un robusto loggiato sulla fronte meridionale, prevalentemente residenziale; la parte superiore del colle presenta tracce murarie di un possibile antecedente complesso fortificato che comprendeva una piccola cappella di cui resta la parte absidale. Il castello si trova sulla sommità del colle che domina il paese, la Pieve dei Santi Cornelio e Cipriano e il torrente Aulella. Codiponte entrò nei feudi dei Malaspina nel XIII secolo, prima come parte del marchesato di Verrucola e poi nel 1393 nel marchesato di Castel dell'Aquila. Nel 1418 i marchesi Leonardo e Galeotto per espandere i propri territori verso la Lunigiana orientale vollero uccidere i consanguinei di Verrucola: nella strage di salvò solo l'infante Spinetta III Malaspina che dapprima visse sotto la tutela della Repubblica fiorentina e che nel 1434 riprese il controllo sul proprio feudo. Già dopo la strage la Repubblica Fiorentina aveva mandato un drappello militare per togliere ogni dominio ai marchesi di Castel dell'Aquila, Codiponte compreso. Giovanni Targioni Tozzetti nel suo "Viaggi fatti in diverse parti della Toscana" del 1777 così descrisse il castello: "A Codiponte vi è un bel monumento di antica fabbrica, detto al presente la Rocca in parte ancora in essere, colle vestigia della Chiesa unita al Castello, oltre l'antica e ricca Pieve al di fuori, di là del fiume...". La struttura del castello, a pianta quadrangolare, è articolata in diversi corpi interni quasi totalmente coperti dalle macerie e dai rovi che circondano il complesso. Nella parte ovest sono ancora visibili la porta di ingresso ad arco e alcune bucature architravate risalenti al XIV-XV secolo. La data di nascita del castello, o del suo radicale rifacimento, è riconducibile all’ultima fase di utilizzo da parte dei feudatari del ramo di Castel dell’Aquila, subentrati nel 1393 ai Malaspina della Verrucola che l’avevano in possesso dalla fine del XIII secolo. Seguendo un sentiero non segnalato che dalla porta d’ingresso porta a fare un semi-giro intorno ai ruderi cerchiamo di arrivare al convento delle clarisse, che con la sua mole ed altezza sovrasta il castello sulla cima della collina di fronte. Il sentiero scende fino ad un ponte di legno e risale la collina opposta. Purtroppo il convento è ora proprietà privata quindi il bel complesso è inaccessibile (tutti gli accessi sono chiusi). Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=jS9oEGggQJk (video di Gregorio Tommaseo), http://www.museoleduefortezze.it/pdf/ita/19_Casola_CastellodiCodiponte_ita.pdf?view=fit&toolbar=0&statusbar=0, http://www.imalaspina.com/it/fiefs-chateaux/chateaux/article/codiponte.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Codiponte, https://www.terredilunigiana.com/castelli/castellocodiponte.php, https://irintronauti.altervista.org/codiponte/

Foto: la prima è presa da https://irintronauti.altervista.org/codiponte/, la seconda è presa da http://www.comune.casola-in-lunigiana.ms.it/page.asp?IDCategoria=1278&IDSezione=17939&ID=337977

mercoledì 17 luglio 2019

Il castello di mercoledì 17 luglio




CARINOLA (CE) - Castello

La cittadina venne fondata dai Pelasgi con il nome di Urbana, alla confluenza tra le strade per Tianum (l'odierna Teano) e Gallicano (Cascano). In seguito venne abitata dagli Etruschi, come testimoniano alcune costruzioni ancora presenti sul territorio e poi anche dai Romani, sotto cui divenne importante tanto da essere innalzata a colonia romana. In questo periodo la città era abitata principalmente da soldati, pretoriani e commercianti. L'arrivo dei Saraceni nella zona nel 750 coincide con la lenta distruzione della città, cominciata già da Genserico e portò la popolazione a rifugiarsi nelle colline circostanti (odierna Casale, ove esiste un palazzo di residenza estiva del vescovo e uno stemma del vescovo Tommaso Anfora datato 1143). Dopo la distruzione della città di Urbana, la città venne ricostruita con il nome di Carinola e innalzata a sede vescovile nel 1087 o nel 1100. Successivamente la città entrò sotto il controllo di un feudatario normanno, il conte Riccardo ed entrò a far parte del principato di Capua. Nelle campagne circostanti molti dei ruderi delle abitazioni di Urbana vennero rimossi e riutilizzati nella costruzione di "poderi-fortezza". Accanto a questi poderi gli abitanti cominciarono a costruire delle cappelle e le due comunità più grandi, quelle di San Pietro a nord-ovest e di San Sisto a sud-est, costruirono delle vere e proprie parrocchie. Con la fusione delle due comunità nel 1400 ci fu la nascita della frazione di Nocelleto. Nel XVI secolo la città decadde per via delle avverse condizioni ambientali. Infatti nelle vicinanze dei centri abitati erano presenti molti acquitrini e fiumi pieni di erbacce, che portarono malattie come il tifo e il colera, decimando la popolazione. Nel 1818 la diocesi di Carinola venne soppressa e il territorio fu unito a quello della diocesi di Sessa Aurunca. All'ingresso settentrionale del borgo medievale si trova il castello cittadino. La sua costruzione fu voluta dal conte Riccardo, nel 1134, locale feudatario normanno, quando la città era inclusa nel principato di Capua. Nei secoli fu poi residenza dei duchi Marzano, dei baroni Petrucci, dei Borgia duchi di Candia, della casata dei Consalvo dei Cordova, dei Carafa principi di Stigliano e del casato Grillo dei Clarafuente. Il Castello di Carinola è una delle più antiche ed importanti testimonianze presenti nella zona di arte normanna, angioina ed aragonese, vero e proprio metronomo dei corsi storici che interessarono la cittadina carinolese nel corso dei secoli. Obiettivo militare strategico per via della posizione e delle imponenti fortificazioni (ancora oggi si erge maestosa la torre del maschio) è stato tante volte demolito e altrettante ricostruito. Una prima opera di ristrutturazione avvenne in epoca normanna, nel 1383 furono invece gli Angioini a riparare le mura cadenti per ordine del duca Giacomo Marzano. L’ultima apprezzabile opera di restauro del castello si fa risalire agli Aragonesi, che intorno al XV/XVI sec., ripararono la maestosa fortezza apponendovi elementi decorativi tipici dello stile catalano. Oggi, dopo secoli di abbandono in balià di eventi naturali e bellici che lo hanno reso poco più che un rudere, la soprintendenza ai beni storici di Caserta, su segnalazione dell’amministrazione comunale di Carinola, sta procedendo alla ricostruzione e al consolidamento delle possenti mura al fine di preservare gli elementi architettonici più significativi come l’arcata principale di ingresso e consentire al monumento di sopravvivere. Altri link suggeriti: http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/238955, http://carinolastoria.blogspot.com/2012/02/il-castello-e-la-cinta-muraria-di.html, https://www.researchgate.net/figure/Carinola-CE-castello-fronte-est-Si-noti-la-mancanza-degli-elementi-spaccati-di-tufo_fig4_324065422

Fonti: http://www.municipiodicarinola.it/dettagli.aspx?c=1&sc=28&id=139&tbl=contenuti, http://www.carinola.net/monumenti-othermenu-33,

Foto: la prima è presa da http://www.carinola.net/images/stories/castello.jpg, la seconda è di Antonio Di Pasquale su https://mapio.net/pic/p-13170056/

martedì 16 luglio 2019

Il castello di martedì 16 luglio



LOCATE DI TRIULZI (MI) - Castello Trivulzio

Con l'affermarsi dell'età comunale molte terre furono acquistate e bonificate dai Trivulzio, i quali, giunti da Milano con le loro ricchezze economiche, realizzarono parte di quella grande opera di canalizzazione delle acque che caratterizza la "bassa lombarda". Nel XIII secolo fu iniziata la costruzione del cosiddetto "Castello di Locate", un'opera progettata come corte rustica per amministrare le terre del contado. Oggi l'edificio, frazionato in varie proprietà private, versa in difficili condizioni per le continue manomissioni e trasformazioni; con grande difficoltà è possibile leggerne la struttura e le funzioni del passato. Del periodo più antico si conserva la planimetria generale e due finestroni (oggi murati) antistanti la piazza; del XIV e XV secolo sono i soffitti a cassettoni che coprono la maggior parte dei vani oggi esistenti. Il grande torrione del lato settentrionale risalente al XV secolo è stato realizzato in laterizio a vista con tre finestroni gotici in bellissimo cotto lombardo, con decorazioni rinascimentali riconducibili per fattura al chiostro grande della Certosa di Pavia. Nei secoli successivi gli interventi si sovrapposero e seguirono il gusto del tempo: ora rimangono brandelli di affreschi cinquecenteschi e decorazioni settecentesche. Tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento il palazzo subì le più importanti trasformazioni. Sul lato Ovest fu costruita un'importante galleria neoclassica con grandi finestroni che si affacciavano sul nuovo parco all'inglese, sopra di essi vi è una lunga teoria di stemmi nobiliari sormontati da una trabeazione classicheggiante. All'inizio della galleria vi era la cosiddetta "sala della musica" che fungeva da cerniera fra la residenza nobile e la galleria stessa. La trasformazione del parco, della sala della musica e della galleria è riconducibile per tradizione al Pollack, allievo prediletto del Piermarini. Al piano terreno è tuttora conservato il grande salone, affrescato in stile neorococò con richiami romantici e floreali; all'interno di grandi medaglioni sono ritratti i Trivulzio più illustri; fra questi campeggia il profilo della Principessa Cristina, il personaggio che diede maggior lustro a Locate per fama, ingegno, lungimiranza ed opere sociali. Un imponente salone elicoidale, oggi perduto, permetteva di accedere dal fronte verso la piazza al piano nobile, ove una lunga scia di sale con camini in marmo e pavimenti in legno pregiato precedevano lo studio privato della Principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso (1808-1871). Ella, a differenza dei suoi antenati, non considerò il Castello di Locate di Triulzi come uno dei tanti possedimenti, ma vi abitò per realizzare un'opera profondamente intrisa di quei caratteri sociali che precorrevano i tempi e che tanto vennero avversati da contemporanei illustri. Cristina lo lasciò in eredità alla figlia Maria nel 1871. Da allora fu affittato e poi suddiviso in molti appartamenti privati. Si dice che nella torre e in quello che resta del castello di Locate di Triulzi si aggiri il fantasma di Matelda, una giovane contessa bellissima e dissoluta che in vita passava il suo tempo ad adescare bei giovani di qualsiasi estrazione sociale. Alcuni sostengono che anche dopo la morte abbia mantenuto tale abitudine, perché pare si diverta ad avvicinare i passanti mostrandosi in pose sensuali e atteggiamenti equivoci. Altri link consigliati: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI230-00079/, http://www.cristinabelgiojoso.it/wp/locate-triulzi-milano/, https://www.youtube.com/watch?v=AO7UEBBKbNI (video di Alex Mystery Channel)

Fonti: http://www.comune.locateditriulzi.mi.it/manifestazioni/manifestazioni_action.php?ACTION=scheda_turismo&cod_turismo=46, https://it.wikipedia.org/wiki/Locate_di_Triulzi, http://www.istitutocalvino.gov.it/studenti/siti/lombardiamisteriosa/milano/fantasmi/locate.htm

Foto: la prima è presa da http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI230-00079/, la seconda è presa da https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g1497706-d12251401-Reviews-Palazzo_Trivulzio-Locate_di_Triulzi_Province_of_Milan_Lombardy.html#photos;aggregationId=101&albumid=101&filter=7&ff=247043310

lunedì 15 luglio 2019

Il castello di lunedì 15 luglio



OTRANTO (LE) - Torre dell'Orte

E' una torre costiera situata sul litorale salentino a sud di Otranto, nei pressi di Capo d'Otranto, il punto più orientale d'Italia, e un tempo era in comunicazione con la torre del Serpe, a nord e a sud con torre Palascìa, oggi crollata. I lavori di costruzione, legati al periodo spagnolo, iniziarono nel 1565 ad opera dei maestri Cesare D'Orlando, Tommaso Vangale e Cola D'Andrano, e la forma era troncopiramidale con lato di 16 metri ed è interamente costruita in carparo, con spigoli rinforzati da bugne dello stesso materiale: l'accesso avveniva da monte come in tutte le torri costiere. Nel 1608 risultava ancora in costruzione. Già alla fine del Settecento, per quanto ancora occupata da un capitano torriero, risultava in avanzato stato di degrado, mentre fu completamente abbandonata, perdendo la sua originaria funzione militare, nel 1842, dopo che era stata inglobata nella struttura dei una masseria. Il piano terra della torre, grande sala voltata a crociera con un pilastrone centrale e archi alle pareti, fu quindi trasformato in magazzino per la paglia, al servizio della masseria e dei nuovi usi del territorio circostante. Altro link suggerito: http://www.prolocoportobadisco.it/porto-badisco/torri-di-avvistamento.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Orte, testo di Aldo su http://www.ilmiosalento.com/?p=5024

Foto: la prima è di Marzoide88 su https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Orte#/media/File:Torre_dell'Orte.jpg, la seconda è presa da http://www.365giorninelsalento.it/it/w/attr/690/torre_dell_orte_o_dell_orto

venerdì 12 luglio 2019

Il castello di venerdì 12 luglio



PALAZZOLO ACREIDE (SR) - Castello normanno (o Rocca di Castelmezzano)

Dopo la distruzione ad opera degli arabi nell’827 d.c. l’abitato si spostò verso est, più in basso rispetto a prima. Le prime notizie storiche della Palazzolo Acreide attuale si hanno a partire dal XII secolo. Il centro medievale sorse vicino all'antica Acre, su un piccolo sperone roccioso sottostante, in posizione strategica di controllo sul territorio e sulle vie di comunicazione, là dove sorgeva un "palatium" imperiale, che ha determinato il nome del nuovo abitato: "Palatiolum". Qui venne edificato un castello ad opera dei normanni. Dal 1104 si avvicendarono a Palazzolo diverse baronie: da Guifredo figlio del conte Ruggero ad Artale d'Alagona, per finire ai principi Ruffo di Calabria. Nel XIII-XIV secolo l'incremento demografico determinò l'espansione dell'abitato nell'area circostante. Distrutta dal terremoto del 1693 la città fu ricostruita parte sulle strutture originarie del quartiere medievale e parte attorno all'attuale corso principale. Nel XVII secolo i palazzolesi cominciarono a ribellarsi alla feudalità finchè nel 1812 venne riconosciuto come un paese demaniale. Il Castello di Palazzolo Acreide o Rocca di Castelmezzano fu certamente caposaldo della difesa bizantina nella Sicilia sud-orientale. La fortezza venne assediata nell’827 d.C. dalle truppe di Asad Ibn al Furat. L’esito dell’assedio rimane incerto ed è possibile che Ibn al Furat decidesse dopo poco tempo di levare il campo e puntare direttamente su Siracusa. Nel 1150 d.C. Edrisi ricorda la località con il toponimo Balanzul (Palatiolum). Nel 1355 si ricorda la presenza, in zona, di una “turris” , notizia confermata da Michele da Piazza, il quale menziona l’abitato in qualità di “villa et turris”. Il castello si impiantava su di una rupe calcarenitica, posta immediatamente a ridosso dell’antico nucleo del paese. L’antica fortezza controllava, a nord, la valle dell’Anapo e instaurava un contatto visivo diretto con il castello di Buscemi. Ai ruderi, oggi chiaramente visibili grazie a recenti interventi conservativi volti a sgomberare il poggio dalla vegetazione infestante e a consolidare quanto rimane del castello, si accede da sud-est. La rupe, infatti, si presenta a strapiombo lungo i versanti nord, nord-ovest e ovest. Tagli isolavano il poggio anche a meridione, permettendo l’accesso solo per una stretta via. Sembra evidente l’intervento umano atto a modificare e isolare il rilievo. E’ probabile che i tagli della roccia risalgano, similmente al Castellaccio di Lentini, ad un periodo precedente alla costruzione del castello medievale. I ruderi del castello non occupano uniformemente il piccolo pianoro e, secondo le foto satellitari, si distribuiscono incentrandosi soprattutto nella zona settentrionale, ove è possibile che sorgesse il nucleo originario, forse la torre citata dalle fonti. A meridione si possono osservare resti di strutture destinate, apparentemente, ad un uso residenziale e, presumibilmente, più tarde. E’ certo che le strutture in muratura del castello sfruttassero la roccia della rupe, adattandola opportunamente alle esigenze di difesa e soggiorno. Anche in questo caso non è improbabile che i tagli nella roccia e i vani in essa ricavati siano ascrivibili ad epoche precedenti all’innalzamento degli edifici medievali. Abbandonata dopo il terremoto del 1693, dell'antica fortificazione restano solo alcune rovine: parte del fossato, il basamento delle torri, alcuni locali ipogei, le cisterne e nel baglio piccolo parte della merlatura intagliata nella viva roccia. Dal sito, si gode una veduta sulla valle dell’Anapo di impareggiabile bellezza. Altri link suggeriti: http://www.palazzolo-acreide.it/notizie_storiche.htm, http://www.virtualsicily.it/Monumento-Resti%20del%20castello%20normanno-Palazzolo%20Acreide-SR-995, https://palazzoloacreide.italiani.it/castello-palazzolo-acreide/, https://www.youtube.com/watch?v=znUNtZKIUXw (video di Santo Valvo con ricostruzione in 3D del castello), http://www.bandw.it/gallery%20foto/castelli/Castello%20di%20Palazzolo%20Acreide/album/index.html (con varie foto), http://www.siciliafotografica.it/gallery/main.php?g2_itemId=19536

Fonti: http://www.comune.palazzoloacreide.gov.it/palazzolo/zf/index.php/storia-comune, http://www.medioevosicilia.eu/markIII/castello-di-palazzolo-acreide-o-rocca-di-castelmezzano/, http://www.palazzoloacreideturismo.it/a-castello-palazzolo-acreide.html

Foto: la prima è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Sicilia/siracusa/palazzol02.jpg, la seconda è presa da https://palazzoloacreide.italiani.it/rocca-di-castelmezzano/