venerdì 22 gennaio 2021

Il castello di venerdì 22 gennaio



ROCCASICURA (CB) - Castello d'Evoli

Costruito nel X secolo dai Longobardi, fu feudo di Sicone I di Benevento. Il borgo era arroccato attorno al castello e alla chiesa di San Leonardo; e passò ai Borrello di Agnone. Passò successivamente agli angioini e resistette al terremoto del 1456. In epoca normanna-longobarda era noto come Roccha Siconis, in riferimento a Sicone di Benevento; poi nel XII-XIII secolo divenne Rocca Siccem, Rocca Cicuta o Ciconia. Nel XVI secolo, con l'istituzione dell'università, il nome divenne Rocca Sicura. Nel 1269 la fortificazione, nuovamente indicata come Rocca Siconis, viene inserita tra i possedimenti donati da Carlo d'Angiò agli ufficiali del suo esercito e, nel 1296, tra i paesi ribelli che pagarono il focatico (tassa sui fuochi) quale punizione per la rivolta attuata contro lo stesso re Carlo. Dell’esistenza del castello si ha notizia certa dallo Statuto vigente nell’Università di Roccasicura risalente al 1580 (Regio Grande Archivio di Napoli – commissione feudale- processi e sentenze) dal quale si evince uno spaccato suggestivo della società feudale dell’epoca. Il testo infatti conferma la presenza della fortificazione dotata di prigioni e ancora integra alla fine del XVI secolo. Il castello resistette ai terribili terremoti del 9 settembre del 1396 e del 5 dicembre del 1456. Si trattava verosimilmente di un borgo fortificato che inglobava e dava protezione alle casette addossate al suo interno. Era un castello di medie-grandi dimensioni. La porta di accesso, di cui oggi rimane l’arco (di S Rocco), si trovava nella parte bassa del centro abitato anticipata più in vasso da un portello (toponimo che identifica acora oggi la zona) e funzionava anche da stazione di fermo gudiziario o detenzione preventiva in attesa di giudizio. Subito fuori le mura era presente una chiesa di S. Rocco, di cui oggi si è persa ogni traccia, che, secondo la tradizione seicentesca, assicurava la protezione della peste. Nella parte alta, in prossimità dell’odierna chiesa di S Leonardo, era posta la seconda porta, forse la maggiore, che dava accesso al pianoro dell’attuale piazza municipale. L’unica torre superstite, oggi orologio del paese, era una delle almeno tre torri presenti nel castello. Una quarta torre potrebbe essere la torre campanaria della chiesa. Ancora ben riconoscibile è il giro di ronda delle sentinelle, la cisterna per la raccolta delle acque pluviali, più tardi utilizzata per la spremitura dell’uva, i resti di un grande torrione inglobato nelle case, che dominava e proteggeva dall’alto il resto del borgo sul versante ovest della fortificazione, ed alcune feritoie del periodo normanno. Il crollo del castello avvenne dopo il 1580 e verosimilmente prima del terremoto del 1732, dato che nell’archivio ecclesiastico, che giunge a ritroso fino al 1723, non si fa accenno di un evento così drammatico. Altri link suggeriti: https://www.francovalente.it/2007/09/14/roccasicura/, https://www.altosannio.it/roccasicura/

Fonti: http://www.comune.roccasicura.is.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idservizio/20004, https://www.abitareiluoghi.it/localit%C3%A0/roccasicura.html, https://it.wikivoyage.org/wiki/Roccasicura

Foto: la prima è presa da http://tabernacoli.blogspot.com/2016/04/roccasicura-croce.html, la seconda è di Molisealberi su https://www.pinterest.it/pin/546905948474789270/

giovedì 21 gennaio 2021

Il castello di giovedì 21 gennaio



CALDAROLA (MC) - Castello di Vestignano

Rimangono tuttora consistenti resti dell'impianto urbanistico medievale, quali un torrione cilindrico angolare e la cinta muraria in pietra, risalente al sec. XIV. All'esterno delle mura sorge la duecentesca Chiesa di San Martino, rimaneggiata nel sec. XVI. La storia del Castello di Vestignano è molto antica, ancor prima di arrivare sotto il dominio della vicina Caldarola. Le prime notizie storiche a suo riguardo parlano di una strenua difesa dagli assedi barbari, finchè Ludovico II, Re dei Longobardi, lo conquistò nel IX secolo, per poi assegnarlo all'abbazia di San Clemente a Casauria in Abruzzo. La prima citazione datata di Vestignano, corte del comitato di Camerino, compare nel 969 in un elenco di possedimenti della suddetta Abbazia, oggetto di un diploma dell'imperatore Ottone I. Successivamente in un atto notarile del 1102, il conte di Camerino Garendo si fece mallevatore davanti all'abate di Casauria Grimaldo per la cessione in locazione perpetua delle terre di Vestignano ad alcuni uomini di cui riferisce i nomi. Studiosi di storia locale ritengono, nel XII secolo, di poter supporre l'esistenza di un discreto nucleo abitativo e di una chiesa rurale che potrebbe essere stata l'antica S. Martino. Inoltre si dice possa essere verosimile credere che all'epoca del possesso dei Varano (1468), del Vicariato di Summonte (1538) e del terziere di Sessanta (1568) sia avvenuta un considerevole incremento demografico e di conseguenza una cospicua edificazione sia di tipo residenziale che religioso. I Da Varano presero il castello in pieno disfacimento nel 1468 e lo rinnovarono nei secoli XIV – XVI. Il castello varanesco, ancora oggi, coincide con il paese: una sola porta d’ingresso, vie strette, case basse, archivolti e sottopassaggi, finestrature e rocchette agli angoli, il tutto cinto da mura cui fa da cerniera un torrione cilindrico e varie torrette a base quadrata. Straordinaria è l’evocazione castellare nell’ingresso. I possenti edifici tagliati da porte e piccole finestre sono impostate su grandi archi o, appena entrati, da un’alta galleria sopra le arcate della via. Un’attenta ricerca fa anche scoprire una cerchia muraria. Su una lunetta appena l’ingresso, Nobile da Lucca affrescò a colori vivi la Vergine e i Santi protettori della gente. E’ un piccolo dipinto dei primi anni del ‘500 che richiama forse certe testine affioranti nella chiesa “extra moenia“del castello. Il controllo del territorio dal Castello di Vestignano era favorito dalla struttura stretta, allungata ed arcuata sugli ultimi pendii del Monte Fiegni e la visuale era garantita dalle torri e dai molti finestroni ad arco presenti, che si aprivano nelle sue mura. Una delle vecchie torri di avvistamento, nella parte alta dell' abitato, è stata restaurata ed adibita a Museo di Arte Contadina di Fagianella Luigi. Purtroppo il borgo ha subito danneggiamenti in seguito al sisma del 2016. Altri link proposti: https://www.youtube.com/watch?v=1DvPvzgqLy8 e https://www.youtube.com/watch?v=Rirc5gulViE (entrambi i video di MARKMEDALvideochanel), https://www.youtube.com/watch?v=WyXFmBoqIqk (video di La Rucola), https://www.larucola.org/2017/03/06/il-castello-di-vestignano-come-era/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Vestignano, https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-vestignano-caldarola-mc/, http://www.themarcheexperience.com/2017/01/vestignano-mc-splendido-castello-di.html, https://www.gastronauta.it/recensioni/2766-mangiare-come-i-contadini-maceratesi-nel-castello-di-vestignano.html

Foto: sono prese entrambe da http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/07_castelli/03_macerata/00043/index.htm

Il castello di mercoledì 20 gennaio



ROPPOLO (BI) - Castello

La particolare posizione strategica del sito in cui sorge il castello aveva fatto sì che già nel III secolo d.C. vi fosse sorta una fortificazione, in seguito utilizzata come basamento dell'attuale edificio. Dopo essere appartenuto a diversi nobili della zona, nel 1225 il castello divenne proprietà dei conti Bichieri, una potente e ricca famiglia di Vercelli, i quali trasformarono l'ormai fatiscente fortificazione collinare in un vero e proprio castello medioevale, che si dimostrò molto utile alla famiglia durante le lotte fra guelfi e ghibellini. Ancora oggi, sulla parete principale dell’ala duecentesca del maniero, domina lo stemma dei Bichieri: tre bicchieri riempiti a metà di vino sotto il cappello cardinalizio del grande Cardinale Guala. I Bichieri del XIII secolo diedero splendore al paese. Fu anche costruita una casa monacale, la Santa Margherita, che servì anche da lazzaretto durante la peste. Lì, sorgerà l'attuale villa dei Rampone (XIV secolo) che si affaccia sulla piazza omonima, e dove ancor oggi si può ancora vedere la chiesetta dedicata alla beata monaca domenicana Emilia Bichieri da Vercelli (1238-1314). Il castello, così come il vicino borgo, passarono poi in mano ai longobardi Visconti nel 1315, i quali iniziarono a usarlo come dimora signorile. In seguito, come per la vicina Viverone e altri borghi vercellesi, il territorio roppolese fu barbaramente conquistato dal condottiero Facino Cane, al soldo del Marchese del Monferrato. Roppolo, tornato sotto i Savoia nel 1427, divenne quindi signoria dei conti Valperga. A questi ultimi si deve la ristrutturazione dell'edificio con l'aggiunta dell'ala Est, di stile rinascimentale definendo così nei suoi elementi essenziali quella che poi è rimasta fino ad oggi la sua fisionomia edifica. Furono costruiti il cortiletto e il porticato est, inoltre venne eliminata la torre-porta con ponte levatoio, oggi sostituita da un arco barocco. La storia del castello si lega inoltre ai Valperga per un singolare episodio: nel 1459, dopo aver perso una disputa contro il rivale Ludovico Valperga di Masino, un tal cavalier Bernardo di Mazzè venne posto in un'armatura e murato vivo nel castello. La veridicità della vicenda sarebbe confermata dal ritrovamento in una profonda intercapedine, nella terza stanza della torre, a seguito dell'apertura di un muro parietale, dei resti di un uomo in armatura. La scoperta avvenne durante i lavori di restauro compiuti nel XX secolo nel maniero. Il fatto fece sì che la famiglia Valperga di Caluso-Masino venisse condannata a restituire il castello e il territorio roppolese ai Savoia. Ne nacque una lunga causa, che si prolungò sino al 1630, anno in cui il ramo dei Caluso-Masino si estinse e i Savoia tornarono pienamente in possesso del castello e del borgo. Nel XVI secolo poi, i Savoia fecero costruire una chiesetta con facciata prospiciente al piccolo piazzale dell'ingresso pedonale del castello stesso, conosciuta come la "Chiesetta del Castello", ma ufficialmente dedicata a San Michele Arcangelo, eretta sui resti di una più antica chiesa romanica del XII secolo, quest'ultima ancor visibile dal versante orientale, e nella quale è conservata un'icona lignea di Gaspare Serra (1738). Nel 1632 il castello divenne presidio di Tomaso di Savoia contro le invasioni francesi. Ma, quando questi ultimi si allearono con gli stessi sabaudi nel 1640, Roppolo fu ceduta ai marchesi Guido Villa di Cigliano e Giandomenico Doria di Ciriè. Tuttavia, nel 1730, alcuni discendenti dei Valperga riemersi dalla storia, pretesero - e ottennero - nuovamente la proprietà di borgo e castello. Secoli dopo, nel 1837, la casata dei Valperga, ormai decaduta, vendette il castello a Ignazio Anselmi, un ricco possidente, che ristrutturò il castello trasformando il maniero medievale in un elegante residenza di campagna, aspetto sotto il quale ci è oggi pervenuto. Questi, a sua volta, in epoca risorgimentale, cedette la proprietà al senatore e generale Gustavo Mazè de la Roche; in seguito il castello passò alla famiglia Chio e, in tempi più recenti, ai Gruner. Sotto la famiglia Novarese di Moransengo negli anni '80, il castello venne modificato per renderlo in parte sede di un ristorante e soprattutto, poiché l'economia di Roppolo e della zona era ancora basata su enologia e agricoltura, venne istituita nel 1981 al Castello, con l'ausilio delle amministrazioni delle Province e della Regione Piemonte, la sede dell'Enoteca Regionale della Serra, che venne poi trasferita nel 2015 ed è attualmente a Lessona come Enoteca Regionale del Biellese e della Serra. Successivamente, dopo un periodo di chiusura al pubblico, nel 2015 il castello fu acquistato dalla famiglia Saletta che, nel maggio del 2018, lo ha riaperto al pubblico, arricchendolo con una pregiata collezione di quadri, mobili antichi, armi medievali e reperti archeologici, rifornendo le cantine con i vini locali che ne completano la rinnovata armonia con i sapori e le storie del territorio. Il castello si sviluppa intorno ad una torre edificata verso il X secolo che costituisce le fondamenta di quella attuale. Si tratta di un mastio quadrato dalle linee severe ed essenziali, che si distingue sia per gli elementi costruttivi che per i rapporti volumetrici. La parte inferiore, interrata, presenta una volta a botte in pietra. L’aspetto attuale del castello è quattrocentesco con un giro continuo di beccatelli in laterizio e ha caratteristiche di abitazione signorile. La sua pianta trapezoidale è occupata su tre lati da edifici, in prossimità del quarto, invece, si erge un muro di collegamento con le altre parti del complesso. Nel lato più lungo si trova la porta d’ingresso, fronteggiata da un grazioso porticato, costruito anche sull’altro lato per unire il corpo al mastio. Dal portone d’ingresso si diramano due strade: una conduce al piazzale del castello, l’altra all’antico ricetto sottostante, un tempo annesso al castello come mostrano le strutture difensive esterne e la torre, porta d’accesso comune. Restano tracce delle mura nella direzione sud-ovest. Le cantine dell’Enoteca sono del XVI secolo, con volte di mattoni a vista e muri di pietra; gli scaffali hanno la caratteristica struttura ad archetti degli antichi “infernotti”. Il ricetto risale ai primi decenni del XV secolo ed è un tipico caso di struttra acclusa al castello signorile, col quale ha in comune le strutture difensive esterne (le mura del lato interno) e la torre-porta, ma ne è indipendente come struttura fisica, infatti era situato a sud-ovest del castello. Ora esso è in abbandono e ne restano poche tracce: due cellule vicine all’ingresso, un’altra è vicino alla strada del castello e presenta un portale in cotto. Altri link suggeriti: https://www.turismotorino.org/it/esperienze/cultura/castello/castello-di-roppolo, http://www.slowlandpiemonte.it/arte-cultura/visita-castello-roppolo/, https://www.youtube.com/watch?v=uPosXmruIq8 (video di Obiettivo Sabato Gruppo fotografico), https://www.youtube.com/watch?v=g3PcLAa0Zi8 (video di I bellissimi viaggi di Giovanni), https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_BI_Roppolo.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Roppolo, https://it.wikipedia.org/wiki/Roppolo#Il_Castellohttps://www.lagodiviverone.org/it/resource/poi/castello-di-roppolo/, https://www.comune.roppolo.bi.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-2025-1-e8382011c61f257675fcc45f50c4937b, http://archeocarta.org/roppolo-bi-castello-e-ricetto/, https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/castelli/castello-di-roppolo

Foto: la prima è presa da https://www.comune.roppolo.bi.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-2025-1-e8382011c61f257675fcc45f50c4937b, la seconda è una cartolina della mia collezione

mercoledì 20 gennaio 2021

Il castello di martedì 19 gennaio



NOVA PONENTE (BZ) - Castello Thurn

Nel centro di Nova Ponente si trova Castel Thurn, una torre abitativa che fu costruita nel XIII secolo in stile romanico. Nei secoli successivi l'edificio venne ampliato, trasformandosi in una vera e propria residenza. Dal 1341 in poi, il castello divenne la Sede della Corte e passò nelle mani dei Signori di Niederthor: per secoli, il ruolo del giudice appartenne ai nobili che lo impiegarono come tribunale. Nel 1849 infine, la Corte di Nova Ponente venne incorporata nella circoscrizione giudiziaria di Bolzano. Nel 1911 la proprietà dell'edificio passò al comune di Nova Ponente. Dal 1988, quando furono terminate le opere di ristrutturazione del castello durate quattro anni, il Castel Thurn (XIII sec.), è sede dell’Amministrazione Comunale di Nova Ponente. Nel pianoterra, a pianta quadrata, del Castello risiede invece il museo comunale, che accanto a diversi oggetti sacrali raccoglie anche esponenze rappresentative della cultura altoatesina, opere preziose in stile barocco e della scuola veneziana. Nella torre romanica di Castel Thurn (si può facilmente riconoscere anche nell'attuale edificio) è possibile ammirare una preziosa collezione di opere d’arte religiosa – pale d’altare, dipinti e statue di santi del primo barocco – e atti di consacrazione. Sono esposti anche reperti archeologici che documentano l'insediamento di Nova Ponente e della Val d'Ega: ritrovamenti del mesolitico confermano che l'area era insediata già nel 5000 - 5700 a.C.

Fonti: https://www.nova-ponente.eu/it/Museo_territoriale_Nova_Ponente_-_Castello_Thurn, https://www.suedtirol.info/it/esperienze/museo-territoriale-di-nova-ponente-castel-thurn_activity_11167, https://eggental.com/it/Val-d-Ega/Tesori-culturali/Musei-e-castelli, https://www.suedtirolerland.it/it/cultura-e-territorio/musei-e-mostre/museo-territoriale-di-nova-ponente/, https://www.faller-wiesenhof.it/luoghi-da-visitare-val-ega-alto-adige-p90.html

Foto: la prima è presa da https://www.suedtirolerland.it/it/cultura-e-territorio/musei-e-mostre/museo-territoriale-di-nova-ponente/, la seconda è presa da http://www.italiadiscovery.it/storia/castel-thurn.html

lunedì 18 gennaio 2021

Il castello di lunedì 18 gennaio



NEIRONE (GE) - Castello Fieschi di Roccatagliata

Roccatagliata, con il castello erto sul picco sovrastante l’attuale chiesa di San Lorenzo, era una roccaforte dei Fieschi secondo consolidate fonti storiche. Oggi Roccatagliata ha l’aspetto di un tranquillo borgo rurale, tranciato in due dalla carrozzabile (che nel tratto tra le case prende nome, coerentemente, di via Fieschi). Le prime notizie certe sull'esistenza in loco di un maniero o di una postazione difensiva risalirebbero al 1173 quando, nei pressi dell'abitato di Roccatagliata, un castello vescovile fu al centro di una contesa tra l'arcivescovo di Genova Siro II e Rolando Avvocato; quest'ultimo signorotto locale legato in passato alla Chiesa di Milano e che tentò nella zona tra le valli di Recco e Rapallo di costruirsi una propria signoria locale sui terreni e beni ecclesiastici meneghini. Questo territorio geografico della Riviera di Levante, infatti, già dal VI secolo ricadde sotto l'influenza dei Longobardi (569) e della arcidiocesi di Milano e a questo periodo risalgono le fondazioni di pieve ambrosiane a Camogli, Recco, Uscio e Rapallo. È a partire dal 1100 che gli Avvocato, o Advocati come citati in altre fonti storiche locali, tentarono la creazione di un loro dominio stabile e potente nell'alta val Fontanabuona che, però, ben presto destò la preoccupazione del Comune di Genova interessato ad una sua espansione pure in questa zona del levante ligure. Il castello di Roccatagliata, d'origine quindi vescovile, probabilmente e temporaneamente rientrò nei possedimenti di questa famiglia che, comunque, ebbe per tutto il XII-XIII secolo una sua importanza signorile. Già a partire dalla prima metà del Duecento Genova cercò di frenare l'ascesa degli Advocati e fu proprio una sentenza di un magistrato, inviato dal podestà genovese per risolvere le problematiche giurisdizionali legate ad un caso di omicidio avvenuto nel territorio, che di fatto riconobbe a Genova il pieno diritto di intervento e il potere politico e amministrativo. Nel 1223 furono nominati i primi consoli genovesi aventi giurisdizione su Neirone e l'alta valle fontanina. Al 10 ottobre 1259 risale l'atto di vendita del castello degli Advocati di Roccatagliata alla famiglia Doria che, nel corso del 1273, cedette il maniero ai conti Fieschi di Lavagna. A partire da questa vendita la famiglia fliscana creò attorno al castello e al sottostante borgo un considerevole feudo, strategicamente importante in quanto posto lungo una delle tante e principali direttrici commerciali tra la Pianura Padana e la costa ligure. Lo stesso Ottobono Fieschi, salito al soglio pontificio nel 1276 come papa Adriano V, citò nel suo testamento un palazzo presso Roccatagliata. Nel corso della seconda metà del Trecento il castello dei Fieschi fu interessato da fatti d'armi per la sua conquista: espugnato dai soldati genovesi nel 1371, l'anno successivo venne ripreso dai conti di Lavagna. Fu però nel XV secolo che la postazione difensiva e probabilmente pure residenziale, conobbe le sue fasi più cruciali e, in seguito, sventurate. Nella seconda dedizione genovese verso la signoria viscontea i principali feudi dei Fieschi della Repubblica di Genova furono attaccati dalle truppe dei Visconti e pure Roccatagliata ne subì tragicamente le sorti: nel 1433 la zona fu sottomessa a Genova e il castello venduto ai Genovesi. Furono invece gli Sforza, nella seconda dedizione genovese verso la signoria meneghina, ad intraprendere la decisione più drastica e definitiva per la storia del castello, ossia la sua totale demolizione nel corso del 1477. Un episodio che segnò profondamente il borgo ed il suo castello, posto sul poggio più alto dell'abitato, che gli stessi Sforza citarono come "un falcone sopra tutto il paese di Roccatagliata. È una grandissima fortezza talmente situata sopra un sasso che l'è inespugnabile". Postazione difensiva che non venne riedificata dagli abitanti e nemmeno dai Fieschi, nonostante la riottenuta investitura sul territorio nel 1495 da parte dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo. La successiva e fallimentare congiura di Gianluigi Fieschi nel 1547, per il potere su Genova e Repubblica, fece perdere alla famiglia fliscana definitivamente il controllo dei proprio feudi a vantaggio dei Genovesi e di altre signorie locali. Già oggetto di studi per l'importanza storica del castello, una maggiore conoscenza del sito si ebbe tra il 2011 e il 2013 grazie ad una campagna di scavi e rilievi effettuati dalla Soprintendenza, quest'ultimi finanziati da fondi europei, regionali e comunali. Lo scavo ha permesso il ritrovamento delle antiche mura di cinta (costituite da bozzette selezionate e in alcuni casi lavorate a spacco, lungo circa 20 m., che dovevano cingere l’intera sommità del colle, interpretato come probabile traccia delle mura di cinta dell’originario Castello. Queste strutture, per i caratteri della tessitura muraria, sono state datate al XII - XIII secolo, periodo in cui il Castello viene citato per la prima volta), dei vani intagliati nella roccia e pavimentati, frammenti di ceramiche e intonaci. Uno studio approfondito che ha riportato alla luce ciò che rimaneva dello storico sito, di cui si erano perse le tracce tangibili se non le parziali ricostruzioni storiche attraverso fonti tramandate oralmente o i pochi scritti. Il poggio sopra al paese e alla locale parrocchiale di San Lorenzo, dopo una nuova rivalutazione del sito, è diventato un parco archeologico con la presenza di un percorso guidato e pannelli esplicativi. Nell’area centrale è stato individuato un’ulteriore ampio vano, incassato nella roccia tagliata artificialmente, la cui pavimentazione è stata realizzata in cocciopesto, che potrebbe ritenersi una cisterna o un ambiente interrato dove compaiono anche alcune imposte di palo ricavate intagliando il manto roccioso. Sempre nella spianata sono state rinvenute alcune tracce che documentano, sull’area indagata, un’attività di cava per lastre litiche da tetto le cosidette ciappe. Nel corso delle indagini archeologiche sono stati recuperati frammenti di ceramiche costituiti, in prevalenza, da maiolica arcaica pisana e ligure databili tra il XIV - XV secolo che insieme alla documentazione di archivio testimoniano la vita quotidiana delle guarnigioni militari a difesa del castello. Altri link suggeriti: http://www.liguriaheritage.it/heritage/it/liguriaFeudale/Genova.do?contentId=30037&localita=2126&area=210, https://www.youtube.com/watch?v=wOqUUqNweuw&feature=emb_logo (video di Terre di Castelli), http://www.levantenews.it/archivio/index.php/2017/11/02/neirone-roccatagliata-alla-scoperta-dellantico-castello/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Roccatagliata,http://www.terredicastellifieschiespinola.it/comune/neirone-castello-roccatagliata.html,http://www.comune.neirone.ge.it/c010041/zf/index.php/itinerari/index/dettaglio-itinerario/itinerario/2

Foto: la prima è di Dapa19 su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Roccatagliata_(Neirone)-castello_Fieschi3.jpg, la seconda è presa da http://www.terredicastellifieschiespinola.it/

domenica 17 gennaio 2021

Il castello di domenica 17 gennaio



CALTAGIRONE (CT) - Castello di Noce

Non conosciamo le origini di questo castello (un tempo posto al centro di un vasto territorio feudale) del quale rimane la torre del XV secolo. E nulla sappiamo della sua storia fino a quando verso il 1700 i proprietari del tempo, baroni Chiarandà di Friddani, non aggiunsero alla torre un edificio attiguo per loro comoda abitazione. Esso presenta, nelle belle loggette e negli affreschi, le caratteristiche dell'epoca e Michele Chiarandà, dopo averne curato personalmente ogni dettaglio, amava alternare ai suoi lunghi soggiorni in Francia brevi e riposanti parentesi in questa signorile dimora. Di questo signore si racconta che durante la rivoluzione sanfedista del 1789, essendo sospetto di infedeltà al re a causa della sua amicizia con la Francia, venne perseguitato e costretto a sostenere un breve assedio da parte del popolo capeggiato da tale Marronchio. Rinchiuso nella torre egli tenne testa ai suoi assalitori ma infine fu costretto a fuggire attraverso un sotterraneo del castello e, raggiunto poi il mare, si pose in salvo nella sua carissima Francia. Poco chiara la figura di questo italiano del quale è nota la grande amicizia con Napoleone III. Nel 1861 il castello fu acquistato da Giuseppe Milazzo, signore caltagironese, ed il suo discendente On. Silvio Milazzo, attuale proprietario, ne cura i pregevoli restauri con quell'amore che tutti i siciliani dovrebbero avere per queste loro antiche dimore. Oggi, nel suo armonioso insieme, con la bella terrazza alla sommità della torre e circondati dal verde intenso di una folta vegetazione (tanto più suggestiva dell'elegante e curato giardino di un tempo cinto di alte mura merlate e con colonne a sostegno delle caratteristiche pergole) il "Noce" ci appare quale delizioso luogo di soggiorno e di pace

Fonti: testo di Giacomo Buscemi su https://www.facebook.com/notes/saluti-da-caltagirone/castello-noce/300441743317613/,

Foto: la prima è presa da http://www.foryousicily.com/resources/uploadfiles/route/229/Castello%20Noce%20Caltagirone%20FYS1.jpg;jsessionid=6E5F2B9C48B1CC15C6614F2A37495780, la seconda è presa da http://www.it9vce.it/images/CT027.jpg

sabato 16 gennaio 2021

Il castello di sabato 16 gennaio


CASTELBIANCO (SV) - Castello in località Garscin

Nei pressi della località Garscin, poco sopra la frazione capoluogo di Veravo, sono presenti a 857 mt i ruderi del castello medievale, edificato dai marchesi di Clavesana per consolidare i loro domini nelle valli Pennavaira e Neva e collegato visivamente con i manieri di Alto - nel cuneese - e di Zuccarello. Dalla metà del XII secolo fu un bersaglio di conquista da parte degli Ingauni che, volendo proseguire nella conquista di nuovi territori oltre la Valle Neva, già protetta dal borgo fortificato di Zuccarello, tentarono di risalire la Valle Pennavaira. Nel 1288 entrò a far parte dei possedimenti di Emanuele I di Clavesana. Nel 1355, in virtù dell’investitura da parte dell’imperatore Carlo IV a Giorgio Del Carretto, fu considerato feudo carrettesco, e, quando i Cepollini diventarono i vassalli dei Del Carretto, il castello venne annesso di diritto ai loro possedimenti. Nel 1393 con altre località dipendeva dal Vicario di Ranzo fino all’inizio del XVII secolo quando fu venduto da Giovanni Saluzzo Clavesana alla Repubblica di Genova. Quest’ultima ne usufruì come piccola guarnigione in tempo di guerra come si evince dalla relazione del 1632 di Giovanni Vincenzo Imperiale sulla situazione delle fortificazioni del Ponente. Era stato altresì precisato che il castello era utilizzato come stanza per il riposo dei soldati e quale luogo di avvistamento e di segnalazione ma non di difesa perché ritenuto inadatto. Tale impiego militare venne assolto fino alla dominazione napoleonica di fine Settecento. Tra i ruderi del castello sono riconoscibili la torre poligonale mozzata di cui sono visibili i quattro lati, le mura di pietre irregolari disposte in filari orizzontali, ed infine, tracce del perimetro esterno della costruzione. Sul versante a nord-ovest, è visibile un muro della stessa fattura dei precedenti con resti di merlatura.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castelbianco#Architetture_militari, https://www.comune.castelbianco.sv.it/altro-da-vedere/

Foto: è presa da https://www.comune.castelbianco.sv.it/altro-da-vedere/