lunedì 21 gennaio 2019

Il castello di lunedì 21 gennaio




ROBBIO LOMELLINA (PV) - Castello Boschi

Dopo essere stata occupata dai Longobardi, ai quali si deve la fondazione della chiesa dedicata a san Michele Arcangelo, fu quindi in possesso della diocesi di Vercelli e, intorno all'anno mille, passò alla famiglia dei De Robbio, che ne furono feudatari e dominarono fino al XIII secolo anche sui paesi vicini (Palestro e Confienza). Fu contesa a lungo tra Vercelli e Pavia: al 1202 risale l'episodio più cruento, con la presa e la distruzione del castello da parte dei pavesi. Solo nel 1220 Robbio fu assoggettata definitivamente a Pavia da un diploma imperiale di Federico II, mentre il resto della Lomellina era pavese già dal 1164. Fece quindi parte del ducato di Milano e passò sotto altri feudatari, dai Porro (1387-1432) ai Crotti (fino al 1654 e dal 1532 parte del contado di Vigevano), ai Trotti, con il titolo di conti fino al XVIII secolo, brevemente ai Belcredi di Pavia e dal 1730 ai De Roma di Milano (che sostengono una parentela con la celebre famiglia romana degli Orsini). Come il resto della regione fu a partire del XVI secolo sotto la dominazione prima spagnola e poi austro-ungarica e nel 1748 passò al Regno di Sardegna. Nel 1859 entrò a far parte della provincia di Pavia nel Regno d'Italia. Il Castello di Robbio sorge al centro del paese, su uno spalto naturale del terreno ed è circondato da un parco con piante d'alto fusto, in corrispondenza dello scomparso fossato. Edificato nel XIV secolo sul luogo di un preesistente fortilizio risalente forse all'XI secolo, ha un impianto quadrangolare a corte aperta (verso occidente) e una bella torre, chiamata Torre Sanner, caratterizzata da un piccolo terrazzo sporgente, da una cordonatura in cotto e da bifore tardo-medievali. Il castello, oggi proprietà privata, ma ben visibile dall'esterno, fu fortemente rimaneggiato da alcuni restauri stilistici avvenuti a cavallo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento e che hanno snaturato soprattutto le facciate prospicienti il cortile. L'edifico, tuttavia, lascia intravedere l'originale merlatura ghibellina e presenta tuttora le tracce di un antico ponte levatoio. Il maniero, dove ha anche soggiornato e dormito Ludovico il Moro, è passato tra le mani di Visconti, dei De Leiva, parenti della famiglia della monaca di Monza, fino agli Orsini di Roma. Dopo il passaggio alla famiglia Boschi che gli ha anche dato il nome il castello venne venduto a una società poi fallita. Di recente è stato venduto all’asta per circa 300 mila euro e acquistato dal facoltoso imprenditore italo-tedesco Mario Confalonieri, con il progetto di farlo diventare un hotel di lusso con 18 camere più una suite sulla torre. Altri link suggeriti: http://www.comune.robbio.pv.it/index.php/storia-e-tradizione, https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2017/07/25/news/robbio-il-castello-boschi-diventa-un-resort-1.15657986, http://www.infolomellina.net/html/robbio.htm, https://www.youtube.com/watch?v=Vli3K8PuuVY (video di Telepavia On Demand)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Robbio, http://www.visitpavia.com/it/poi/1917, http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00210/, http://www.lalomellina.it/index.php/the-news/robbio/11269-il-castello-boschi-sara-un-hotel-extra-lusso

Foto: entrambe sono prese da https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/foto-e-video/2016/02/19/fotogalleria/robbio-venduto-per-300mila-euro-il-castello-boschi-1.12985950

venerdì 18 gennaio 2019

Il castello di venerdì 18 gennaio




LAMEZIA TERME (CZ) - Castello normanno-svevo di Nicastro

E' una fortificazione medievale che sorge sul colle di San Teodoro, il rione più antico di Nicastro, ora facente parte della città di Lamezia Terme. Lo storico Vincenzo Villella ritiene che, ad oggi, non siamo in possesso della data esatta della costruzione del castello. Indubbia è, inoltre, la paternità dell'edificio: secondo alcune fonti spetterebbe ai Bizantini, secondo altre, più documentate, ai Normanni. Il nucleo iniziale sorse sull'altura del centro abitato su una precedente fortezza innalzata tra il VIII e il IX secolo. I Normanni, nella seconda metà dell'XI secolo, ripristinarono la struttura precedente proprio perché con la sua posizione, a strapiombo sul colle roccioso, rappresentava un'efficace strategia di difesa e consentiva anche di controllare la pianura circostante fino al mare. Federico II, in epoca successiva, avviò l'ampliamento degli interni, munendo il castello di caserme e carceri. Sempre Federico II fece costruire un mastio pentagonale e una cinta muraria verso la zona bassa. In quel periodo il castello non possedeva cinta muraria ma affidava la sua inespugnabilità, alle difficoltà di accesso al sito garantita dalle asperità della rocca. Anche durante la dominazione angioina il castello fu sottoposto a lavori di restauro. Ampliamenti e ristrutturazioni furono ordinate da Carlo V di Spagna, che lo trasformò in un'imponente fortificazione militare. Nella parte più alta del maniero, si trovava un nucleo fortificato da cui si elevava il maschio esagonale collegato all'ala residenziale da una piazza d'armi, posta in leggera pendenza. L'accesso principale, collocato verso est, era definito dalle forme circolari di tre torri, appositamente innalzate per difendere l'ingresso del castello. Nel periodo feudale il maniero si trasformò in residenza nobiliare, ospitando la famiglia Caracciolo e successivamente la famiglia D'Aquino. La storia del castello di Nicastro si intreccia, soprattutto, con la tragica fine del figlio ribelle di Federico II, Enrico VII, tenuto rinchiuso nel castello nicastrese per due anni a partire dal 1240. Una versione racconta che Enrico VII finì i suoi giorni suicida a soli 31 anni, il 12 aprile 1242. Un giorno, percorrendo una tortuosa strada di montagna con la scorta, mentre veniva trasferito da Nicastro alla volta del castello di Martirano, scappato alla vigilanza, si gettò da cavallo sfracellandosi in un dirupo. Qualcuno ha anche sostenuto che fu proprio Federico II a farlo uccidere. Una versione, più recente e sostenuta da valida documentazione, sostiene che Enrico VII sia deceduto per morte naturale a causa di una malattia contratta in carcere. Il corpo del re fu in seguito trasportato nel duomo di Cosenza dal vescovo di Martirano Leone Filippo De Matera (1218-1237), patrizio cosentino e cancelliere del Regno di Sicilia. All'inizio del '600, il castello fu trasformato in carcere. Con l'azione devastatrice dei numerosi terremoti che si sono abbattuti in questi luoghi, il castello si avviò verso un lento processo di decadenza e abbandono. Nel 1609, in seguito ad un sisma, cadde un torrione. Il terremoto del 1638 causò ingenti danni alla struttura del castello (seppellendo sotto le macerie il feudatario principe Cesare d’Aquino), i cui bastioni caddero sull'abitato e l'intero edificio fu sgombrato. Fu definitivamente abbandonato, invece, in seguito al sisma del 1783. Del castello ci pervengono solo i resti di quattro torri cilindriche, i bastioni, le mura e un contrafforte con loggetta cieca. Lo scrittore e viaggiatore Henry Swinburne (1743-1803), nel 1778, scrive che, a chiunque visitasse il castello, questo appariva come “un romantico rudere in posizione pericolante sul letto di un fragoroso torrente che scorre giù in una valle buia e boscosa”. Storia e mito, attrattiva e paura si sono sempre mescolate intorno a questo maniero, avvolgendolo in un alone di mistero, infatti sono sorte tante suggestive leggende ad esso legate, come quella della tana delle fate, quella della chioccia e i pulcini d’oro e, soprattutto, quella del paggio e della principessa, raccolte da don Pietro Bonacci nel suo volume su S. Teodoro, antico rione di Nicastro. Secondo la tradizione, quando cala la notte e tutto l’antico quartiere di S. Teodoro si addormenta, le fate escono dalle loro grotte di cui sono piene le sponde del torrente Canne e si aggirano intorno ai ruderi del castello e tra gli stretti vicoli, percorrendo poi il corso del torrente per raccogliere fiori, bacche e miele. Ogni notte poi, all’interno del castello, una chioccia e dodici pulcini d’oro si aggirano in cerca di cibo, sorvegliati da una terribile maga che impedisce a chiunque di avvicinarsi. C’è poi chi racconta di un cavaliere che di notte si aggira intorno ai ruderi del castello e tanti giurano di sentire distintamente lo scalpiccio degli zoccoli del cavallo. Sarebbe lo spirito di Gerlando. Il tutto è collegato al racconto riguardante Federico II che nel 1245 abitava nel castello con tutta la sua famiglia. Dall’imperatore in persona fu adottata una trovatella che era stata accolta nella corte e alla quale fu imposto il nome germanico di Ingrid. Tra i tanti paggi che prestavano servizio nel castello ce n’era uno di nome Gerlando che fu assegnato al servizio della principessa Ingrid e finì per innamorarsene. Venutolo a sapere, l’imperatore minacciò di morte il paggio che, avvisato da Ingrid, in piena notte saltò in groppa ad un cavallo e fuggì dalla porta principale del castello che era fortunosamente aperta, rifugiandosi nella boscaglia sovrastante. L’imperatore diede ordine ai soldati di inseguirlo e riportarlo al castello. Ma fu tutto inutile e nessuno seppe dare notizie di Gerlando. Allora l’imperatore diresse la sua ira contro la principessa Ingrid facendola rinchiudere nella stessa stanza dove nel 1240 aveva tenuto prigioniero il figlio ribelle Enrico, re di Germania, accusato di aver favorito le mire autonomistiche dei Comuni dell’Italia settentrionale. In questa conclusione la leggenda si lega alla storia vera. In effetti Enrico restò prigioniero per qualche tempo nel castello di Nicastro da dove poi fu trasferito a Martirano. La storia del castello ha altri importanti punti di riferimento con Federico II (che, tra l’altro, era anche terziario dell’ordine cistercense). Infatti, fu proprio lui che, avendo ereditato per via della madre Costanza d’Altavilla tutti i beni dei Normanni, provvide subito a riscattare la città di Nicastro dalla feudalità benedettina (che possedeva la metà della città, incluso il castello) dando in cambio all’abate dell’abbazia di S. Eufemia la terra di Nocera e il casale di Aprigliano. Al vescovo, che possedeva l’altra metà della città, diede in cambio la contea di Rocca Falluca. Inoltre, da una lettera del 1239, riportata nella Historia diplomatica di Federico II, risulta che in quell’anno questo re fece restaurare la rocca del castello e il tetto del grande palazzo che possedeva in contrada Carrà, proprio in mezzo alla omonima grande foresta che costituiva una grande riserva di caccia e che ospitata anche il grande monastero basiliano di S. Maria del Carrà. Almeno altri due eventi riguardanti il castello meritano di essere menzionati. Infatti è certo che nel 1122 vi fu ospitato per due settimane il papa Callisto II mentre sembra che nel 1535 vi abbia sostato Carlo V di ritorno da Tunisi. Ridotto a poco più di un rudere, il Castello di Lamezia Terme si trova sotto la tutela della Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria ed è stato oggetto di una serie di campagne di scavo che hanno portato alla luce diverse sezioni dell’edificio ancora non indagate, oltre a reperti di varia natura, quali ceramiche e vasellame di uso quotidiano (rimando a http://www.comune.lamezia-terme.cz.it/node/115). Nel 1992 venne avviato un intervento di restauro di tipo conservativo, allo scopo di preservare i resti dell'antico castello, attraverso opere di consolidamento strutturale e monumentale. Il complesso conta 16 corpi di fabbrica differenti, distribuiti su due livelli. In alto si trova un nucleo fortificato da cui si eleva il donjon esagonale fiancheggiato da un bastione merlato. Un leggero pendio dotato di cisterna e una piazza d’armi collegano il donjon all’ala residenziale, detta Palazzo Federiciano, in onore di Federico II di Svevia. In diversi periodi dell’anno, all’interno del castello si tengono eventi che attirano una partecipazione sempre più attiva, come i cineforum d’estate oppure il presepe vivente che viene allestito nel monumento e per le vie del borgo ai suoi piedi. Di sera il maniero illuminato dalle luci della città sottostante offre una veduta spettacolare. Altri link suggeriti: http://www.lameziastorica.it/castello.html, https://www.youtube.com/watch?v=8-gpZBpYjYI (video aereo di Sacilo), https://www.youtube.com/watch?v=QcmMwSHIAv8 (video di Saverio Stranges), http://www.lametino.it/Ultimora/lamezia-castello-normanno-svevo-chiuso-al-pubblico-lanciata-petizione-per-la-riapertura.html, https://www.youtube.com/watch?v=8cSS2Ludtuc (video di Symposium202), https://www.youtube.com/watch?v=gw9YP_nhuVE (video di Emmeppi Produzioni Televisive).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_normanno-svevo_di_Nicastro, http://www.lameziastorica.it/castello-mito.html, https://www.calabriadascoprire.it/visita-al-castello-normanno-svevo-di-lamezia-terme/, https://www.vaghis.it/arte-e-cultura/lamezia-terme.html, https://italiagustus.it/attrattore/146/castello-normanno-svevo, http://atlante.beniculturalicalabria.it/luoghi_della_cultura.php?id=25573

Foto: la prima è presa da http://www.lameziastorica.it/castello-mito.html, la seconda è presa da https://www.calabrianews.it/lamezia-mastroianni-pd-mozione-consiliare-salvaguardia-valorizzazione-del-castello-normanno-svevo/

giovedì 17 gennaio 2019

Il castello di giovedì 17 gennaio




SALSOMAGGIORE TERME (PR) - Castello di Gallinella in frazione Contignaco

Il castello di Gallinella era un maniero medievale, i cui resti sorgono nei pressi del torrente Ghiara, in località Contignaco. La fortezza fu edificata nella prima metà dell'XI secolo dal fondatore di Contignaco, il marchese Adalberto I degli Obertenghi, capostipite della casata obertenga-adalbertina del ramo dei Pallavicino, unitamente al castello di Contignaco, posto sul versante opposto della vallata, a difesa delle vicine saline di Salsomaggiore. Questo castello pare abbia ospitato, attorno al 1306, un certo Dante Aldighieri che alcuni identificano nel sommo poeta. Nel 1310 i Lupi, espulsi da Parma da Giberto III da Correggio, espugnarono il castello e ne mantennero il possesso fino al 1374, quando se ne riappropriò Francesco Pallavicino; alla sua morte nel 1388 il maniero tornò nuovamente a Bonifacio Lupi, che lo lasciò in eredità a Maffeo di Franceschino Petroni dell'attigua Corticelle. Nel 1421 il feudo fu assegnato a Rolando il Magnifico. Tuttavia nel 1427 le truppe della famiglia Sommi di Cremona attaccarono improvvisamente il castello, espugnandolo in seguito a un durissimo scontro, noto come "strage di Gallinella"; nel 1432 il duca di Milano Filippo Maria Visconti confiscò a Giovanni Sommi il maniero, che restituì al Pallavicino. Nel 1441 Niccolò Piccinino attaccò su più fronti lo Stato Pallavicino, costringendo Rolando il Magnifico alla fuga; tutte le sue terre furono incamerate dal Visconti, che nel 1442 investì il condottiero del feudo di Gallinella e di numerosi altri. Nel 1448 Rolando attaccò il maniero ereditato da Francesco Piccinino e se ne rimpossessò; alla sua morte nel 1457 il feudo fu ereditato dal figlio Niccolò. Nel 1599 il marchese Rolando Pallavicino fu accusato di soprusi e angherie dal duca di Parma Ranuccio I Farnese, che lo fece arrestare insieme alla figlia e ad altre sette persone dal capitano Massimiliano Scuttelari; il castello fu confiscato dalla Camera ducale, che nel 1630 lo alienò al marchese Alessandro Paveri Fontana per 7554 ducatoni. Nel 1654 il maniero fu assegnato al marchese Alessandro Pallavicino, che tuttavia fu assassinato per motivi economici dall'arciprete della pieve di Contignaco; il feudo tornò quindi alla Camera ducale di Parma. Nel 1718 il duca Francesco Farnese alienò il castello di Gallinella ai marchesi Santi, che lo mantennero per alcuni decenni; in seguito il feudo fu assegnato al podestà Bernardino Romagnosi, padre del giurista Gian Domenico. Verso la fine del XVIII secolo il maniero passò al conte Cesare Ventura, primo ministro del duca Ferdinando I di Parma; alla sua morte l'antica fortezza, ormai in rovina, passò al figlio Giovan Battista, che ne mantenne il possesso anche in seguito all'abolizione dei diritti feudali sancita da Napoleone nel 1805. In seguito alla scomparsa del conte nel 1826, il castello, disabitato e degradato, fu in parte demolito per ricavarne materiale edilizio; anche l'annessa cappella dedicata ai santi Fabiano e Sebastiano, chiusa dal 1744, subì la stessa sorte. Ad oggi rimangono solo alcune piccole tracce del maniero, soffocate dalla vegetazione, in posizione collinare. Pensate che fino a metà del XX secolo era possibile ammirare ancora l’antico mastio, ma nel 1973 i lavori all’interno di una cava, che si trovava poco distante, portarono alla distruzione quasi totale delle rovine che erano rimaste, fino a quel momento, ancora in piedi. Si conservano alcuni muri in pietra, soffocati dalla vegetazione, e l'antica cisterna per la raccolta dell'acqua. Per approfondimenti sul monumento vi suggerisco di leggere la scheda di Paolo Panni su http://www.emiliamisteriosa.it/2015/05/tra-stragi-e-congiure-torture-e.html. Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=bqeDtubF74w (video di ARI Parma).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Gallinella, http://www.bicilandia.it/bicilandia80/comuni/CE03_salsomaggiore/eme_15.html, http://www.parmatales.com/it-IT/i-castelli-di-contignaco-e-gallinella.aspx

Foto: la prima è presa da http://www.emiliamisteriosa.it/2015/05/tra-stragi-e-congiure-torture-e.html, la seconda è una cartolina d'epoca presa da https://www.vecchiasalso.altervista.org/index.php/castello-di-gallinella

mercoledì 16 gennaio 2019

Il castello di mercoledì 16 gennaio





CALDONAZZO (TN) - Magnifica Corte Trapp

La prima menzione della Magnifica corte di Caldonazzo, o di quello che poteva essere considerato il suo nucleo medievale, risalirebbe al 9 Maggio 1319, quando nella piazza della corte un certo ser Bartolomeo, vicario di Michele di Caldonazzo, stabilì pubblicamente i confini della giurisdizione del signore verso l’abitato di Bosentino. Il complesso della corte venne edificato nella parte alta dell’antico borgo, nella contrada detta la Pòla, cuore medievale dell’abitato dove sorgeva anche la chiesa di San Sisto, ricordata dalle fonti a partire dal 1345. La Magnifica corte, un insieme di edifici d’epoca cinque-seicentesca, sarebbe stata edificata su una preesistente struttura rappresentativa del potere dei signori, forse una casa-murata o una torre fortificata, che avrebbe assunto il nome di curtis poiché si trattava del luogo in cui il dominus esercitava le sue prerogative di potere sul territorio. La presenza di una struttura di quest’epoca, che risulta difficile rintracciare nell’impianto architettonico del complesso, potrebbe tuttavia essere suggerita dalle fonti: un documento del 1201 infatti attesta la concessione fatta a Geremia e Alberto, figli di Warimberto di Caldonazzo, da parte del principe vescovo di Trento Corrado, di poter costruire un castello sul Colle delle rive, soprastante l’abitato. Sorge così una nuova fortificazione che verrà detta più tardi Torre dei Sicconi o Castello Nuovo. Quest’ultimo nome sembrerebbe suggerire l’esistenza di una precedente difesa che, almeno da un punto di vista esclusivamente militare e di controllo viario, sarebbe stata soppiantata dalla nuova fortificazione. La corte rimase per lungo tempo il centro del potere dei da Caldonazzo, famiglia che per secoli detenne l'egemonia dell’alta Valsugana. Comparsi nelle fonti già dalla prima metà del XII secolo e fedeli alleati del principato vescovile, tra il XII e il XIII secolo si divisero nei tre rami di Castelnuovo, di Brenta e di Castel Selva. Nel Trecento i Caldonazzo vennero coinvolti nella guerra tra le signorie dell’Italia settentrionale. Poichè Siccone il Giovane si alleò con il signore di Padova Francesco da Carrara, da Vicenza partì una colonna militare che invase e mise al sacco la Valsugana e tutti i principali castra locali – San Pietro, Selva, Telvana –, fra cui anche Caldonazzo, dove bruciarono il borgo, presero la fortificazione della corte e assediarono Castel Nuovo sul colle che, dopo una strenua difesa, capitolò e venne dato alle fiamme. Nel Quattrocento Federico IV Tascavuota, arciduca d’Austria, ottenne i castelli della Valsugana; nel 1424, ricevuto il feudo di Caldonazzo, insediò presso la corte propri capitani tirolesi. Nel 1461 il governo di Caldonazzo venne assunto dai Trapp, fedeli alleati dell’impero, che in quell’epoca stavano estendendo il loro potere con svariate acquisizioni all’interno del principato tridentino. Nel 1485 venne utilizzata per la prima volta la definizione di Magnifica corte. Dalla fine del XV secolo per tutto il successivo si susseguirono i lavori per trasformare il complesso in un palazzo più adatto a rappresentare il potere di una signoria rinascimentale. Se la Torre dei Sicconi fu mantenuta come piccolo presidio militare (venne distrutta solo nel 1915), la Magnifica corte si trasformò in una raffinata residenza nobiliare ricca di affreschi e decorazioni che segnarono il definitivo passaggio ad una nuova epoca. I Trapp s’impegnarono nel decoro del palazzo: sulla facciata più antica si intuiscono gli stemmi affrescati dei Trapp, dei Conti del Tirolo e dei Duchi d´Austria, intorno al 1526. Al Maestro di Sluderno, l´estroso artista dell´omonimo castello in valle Venosta, vanno probabilmente ascritti i cicli allegorici che ornavano alcune stanze, di cui rimane solo il particolare di una pittura murale ad olio raffigurante un torneo di antichi cavalieri, riferibile alla Camera picta. La cinta muraria, a merlatura ghibellina, è una costruzione arbitraria del XIX secolo. Addobbata secondo lo stile natalizio tirolese, la Magnifica Corte, ospita ogni anno il Mercatino di Natale. La Corte inoltre ospita iniziative e manifestazioni tra le quali il Mercatino dei Rigattieri Tirolesi in primavera e la Rassegna di Canti Spirituals in estate. Le brutali vicende della devastazione portata dall’esercito vicentino nel 1385 lasciarono a tal punto il segno nella popolazione da far nascere leggende e superstizioni al riguardo. La credenza popolare, infatti, vuole che ancora oggi la notte si aggirino per le numerose sale della Magnifica corte gli spettri dei soldati morti per difenderla dall’assalto nemico. Per approfondimenti suggerisco la visita dei seguenti link: http://www.cortetrapp.it/, https://www.facebook.com/cortetrapp/?rf=145333045559195, https://www.youtube.com/watch?v=aqr7S5eot-E (video di Mattia Frizzera)

Fonti: http://www.castellideltrentino.it/Siti/Magnifica-Corte-di-Caldonazzo, https://www.visittrentino.info/it/guida/da-vedere/magnifica-corte-trapp_md_2579, https://www.visitvalsugana.it/it/scopri-la-valsugana/cultura/castelli-del-trentino/magnifica-corte-trapp_2152_ida/

Foto: la prima è presa da https://www.matrimonio.com/castelli-matrimoni/corte-trapp--e167581/fotos/15, la seconda è presa da https://mapio.net/images-p/10891241.jpg

martedì 15 gennaio 2019

Il castello di martedì 15 gennaio




MONZUNO (BO) - Torre di Montorio

La frazione di Montorio è sede di un antichissimo castello. Ricordato nella documentazione già dal 1170, fu una delle prime comunità della montagna ad essere inglobata nel contado bolognese. All’interno del castello erano state costruite diverse abitazioni e attorno era sorto un piccolo borgo. Nei pressi della canonica si trovava una torre d’avvistamento, che dominava le valli sottostanti. Nei 1315 tutto il paese venne distrutto dal fuoco appiccato dai conti di Panico per rivalsa contro i signori di Monzuno, proprietari di parte del castello e delle terre circostanti. Nel 1325 i Modenesi infersero una dura sconfitta alle truppe del comune di Bologna a Zappolino. Le milizie dei conti di Panico, forti del momento di debolezza di Bologna, assalirono il castello di Montorio distruggendolo ed asportando addirittura la campana della torre. Dalla fine del XIV secolo il fortilizio passò al comune di Bologna e di nuovo in mano alla famiglia dei signori di Monzuno fino agli inizi del Cinquecento. L’edificio denominato "La Torre", parte un tempo del più ampio fortilizio, passò ai conti Castelli di Bologna, che nel 1584 lo donarono all’Ordine Militare di Santo Stefano per potervi essere ammessi, riottenendolo poi sotto il titolo di Commenda ereditaria o priorato. Estinti i Castelli l’edificio ritornò all’Ordine di Santo Stefano, che nel 1795 lo concesse in enfiteusi a Giacomo Marulli. Nel 1806 venne acquistato dal dottor Policarpo Berti, i cui discendenti sono gli attuali proprietari. L'imponente Torre di Montorio sorge a poca distanza dall'abitato, situata su di uno sperone che domina le valli del Setta e del Sambro, e costituita da due parti: l'edificio originario, risalente al XII secolo, ma ripetutamente rimaneggiato, e l'addizione cinquecentesca. La Torre presenta tracce dell'originaria merlatura guelfa con le aggiunte dei merli ghibellini dell'800, alcune balestriere ed altri elementi di pregio. La costruzione è purtroppo stata danneggiata dal terremoto che nel 2003 ha colpito l'Appennino Bolognese; qui si possono trovare una relazione sui danni riportati e le valutazioni sul restauro del monumento: http://www.enea.it/it/seguici/pubblicazioni/EAI/anno-2013/3-4-maggio-ottobre/the-restoration-of-the-tower-of-montorio-italy-after-the-2003-earthquake. Altri link consigliati per approfondimento: http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/castelli/index.jsp?id=5801&pagina=2, https://mapio.net/pic/p-108093426/ (foto), https://www.youtube.com/watch?v=GGii7fHRg-s (video di UfficioStampaMonzuno)

Fonti: http://www.prolocomonzuno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=35&Itemid=2 , http://www.appenninobolognese.net/apbo/index.cfm?event=scheda&qpTemaID=0&qpTAS3=20101&qpGEO2=3704400&qpNEWS_ID=5000060&qpParolaChiave=&qpPeriodoID=0&qpOrderBy=&qpRowNro=1

Foto: la prima è di "c pancotti" su https://www.flickr.com/photos/ilmeteo/5294137917/, la seconda è presa da http://www.enea.it/it/seguici/pubblicazioni/EAI/anno-2013/3-4-maggio-ottobre/the-restoration-of-the-tower-of-montorio-italy-after-the-2003-earthquake

lunedì 14 gennaio 2019

Il castello di lunedì 14 gennaio





OVIGLIO (AL) - Castello Reale

Il castello, edificato nel 1300, sorge su un precedente edifizio, un castrum con una cinta bastionata e fortificata che racchiudeva un borgo (borgo medioevale) di cui negli ovigliesi è rimasta la tradizione del nome dato al cosiddetto “borgo di dentro” ossia borgo dentro la cinta fortificata. Nel 850 l’imperatore Corrado I donò l’originale castello al monastero pavese di San Pietro in ciel d’oro. Nel 1193 l’ imperatore Enrico concesse il complesso a Bonifacio, marchese del Monferrato, dal quale fu ceduto al marchese d’ Incisa. L’attuale castello, come detto, sorto in epoca medioevale, nel 1367 era controllato da Filippo Maria Visconti. Nel 1404 Oviglio e il suo castello vennero devastati dalle truppe di Facino Cane. Nel 1498 Filippo Fieschi ne era il nuovo proprietario. Nel 1513 il dominio del borgo passò nelle mani di Gerolamo Perboni, autore dell’ opera morale “Opus Uviliarum”. Nel 1782 il castello venne ceduto ai marchesi Marengo di Rorà. L'edificio prese il nome di Castello Reale, in quanto acquistato nel 1826 da Sua Maestà la regina Maria Cristina di Borbone-Napoli, nata infanta delle Due Sicilie, augusta vedova di Sua Maestà il Re Carlo Felice di Savoia. I Conti Calcamuggi, divenuti proprietari della costruzione a metà Ottocento, durante il loro possesso vi profusero somme ingenti per riadattamenti in stile neogotico e sistemazioni, per migliorare il severo aspetto dei due fianchi est e sud, per edificarvi dalle fondamenta la graziosa e artistica entrata ad est e la magnifica torre che la sovrasta, venne ricostruita l'entrata ovest, e restaurato il vasto salone padronale. E’ a loro che si devono il prezioso soffitto a cassettoni del salone dei ricevimenti e gli affreschi che adornano ancora oggi le diverse sale del piano nobile del Castello. A istanza del Ministero della pubblica istruzione il Castello Reale di Oviglio venne dichiarato monumento nazionale, pregevole di arte e di storia in data 4 giugno 1908. L'edificio, circondato da un parco con piante secolari e delimitato da mura di cinta, appartiene oggi alla famiglia Damiano ed è una location ideale per eleganti ricevimenti, soggiorni suggestivi, cene dai sapori locali o altri importanti eventi. Attualmente il castello presenta un impianto rettangolare con la base scarpata originaria, torri cilindriche d'angolo e torre poligonale d'ingresso. Altri link suggeriti: https://www.icastelli.it/it/piemonte/alessandria/oviglio/castello-di-oviglio, http://www.marchesimonferrato.com/web2007/_pages/gen_array.php?DR=all&URL=marchesidelmonferrato.com&LNG=IT&L=2&C=93&T=news&D=IT%7B7A669E94-34C1-5E95-4975-60B8748A5A52%7D&A=0, https://www.youtube.com/watch?v=oGnzqvD9QFw (video di ovigliocastello), https://www.matrimonio.com/castelli-matrimoni/castello-di-oviglio--e12693/videos/12618, https://www.youtube.com/watch?v=_XZae4eWDJU (video di Franco live)

Fonti: https://www.comune.oviglio.al.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-di-oviglio-6005-1-0983ad86e7a97a5afb69189234611968, http://www.castellodioviglio.it/it/, http://www.turismodoc.it/relais-castello-oviglio/index.cfm, http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_AL_Castello_Oviglio.htm

Foto: la prima è di Solaxart 2018 su http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_AL_Castello_Oviglio.htm, la seconda è presa da https://www.italytraveller.com/it/z/castello-di-oviglio

venerdì 11 gennaio 2019

Il castello di venerdì 11 gennaio




SABBIO CHIESE (BS) - Rocca

Al centro del paese, su una rupe di roccia dolomitica che si erge alcune decine di metri sopra il letto del fiume Vrenda, sorge la "Rocca". Dalla sommità dell'edificio, in posizione dominante sul resto del paese, con lo sguardo è possibile abbracciare gran parte della media Valle Sabbia. Elemento architettonico caratterizzante, l'edificio sorse tra il IX e il X secolo. Probabilmente in origine la "Rocca" era un semplice terrapieno protetto da palizzate che successivamente si trasformò in bastione o fortezza militare, destinato a dare rifugio ai sabbiensi contro le invasioni di passaggio così frequenti nel Medioevo. La rocca ebbe un ruolo nel sistema difensivo della valle e fu coinvolta nei principali eventi, dal passaggio del Barbarossa nel 1162 a quello di Federico II nel 1238, fino a Mastino della Scala e Bernabò Visconti (1362). Il riordinamento amministrativo visconteo (1385) collocò Sabbio nella quadra di Valle Sabbia; dopo il 1427 Venezia lo aggregò alla quadra di Montagna. Tra il XII ed il XIII secolo Sabbio Chiese e la Valle Sabbia furono teatro delle continue tensioni e scontri tra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini. Il Vaglia riferisce che nel 1330 la Rocca venne occupata dai ghibellini di Mastino della Scala, signore di Verona, ma le vicende belliche la restituirono presto ai guelfi comandati da Tebaldo Graziotti di Vestone. Successivamente, per tutto il 1400, Sabbio Chiese seguì il destino dell'intera Valle ed assistette al conflitto ed alle lotte fra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, e fu periodicamente oggetto di tentativi di saccheggio a causa dell'incessante passaggio dei diversi eserciti. La Repubblica di Venezia, che ormai controllava la Valle Sabbia, decise la riorganizzazione del sistema difensivo dei propri territori. Alla fine del XV secolo i veneziani decisero di privilegiare la ristrutturazione ed il rinforzo della Rocca d'Anfo, decretando pertanto la fine della funzione militare e politica delle altre fortezze della Valle, tra cui la "Rocca". Iniziò così la trasformazione della Rocca in santuario dedicato alla Beata Vergine del Campanile (1527) mentre nel 1588, con bolla pontificia, l'edificio venne eletto ad oratorio non consacrato. Nella prima metà del '500 Sabbio assistette all'occupazione francese, seguita da una breve reggenza militare spagnola e dal passaggio dei lanzichenecchi, che spogliarono la parrocchiale di San Michele. Anche se ha ormai terminato da secoli il suo compito di difesa ed è ormai trasformata in edificio di culto e di preghiera, ancora oggi è possibile identificare nell'architettura della Rocca alcune parti dell'originario bastione: ad esempio il massiccio portone d'accesso, con posto di guardia e feritoie, le imponenti colonne all'ingresso e parte della scalinata interna. All'attuale edificio si accede partendo dalla sottostante piazza Rocca. Si salgono i 107 scalini della scalinata e, attraversando alla sommità il massiccio portone militare, si accede al piccolo sagrato antistante la chiesa. All'inizio della scalinata da segnalare la cinquecentesca Chiesetta di San Pietro, in passato utilizzata come ospizio e poi scuola elementare. Nella roccia su cui sorge l'edificio sono stati scavati cunicoli sotterranei e prigioni. Successivamente nella prima metà del Cinquecento l'edificio fu risistemato e trasformato in oratorio. Dal sagrato posto in cima alla balza è possibile accedere alla chiesa oltrepassando il pesante portone che la cela. La struttura dell'edificio è estremamente originale e si articola in due chiese sovrapposte, entrambe dedicate all'Annunciazione. Nella chiesa inferiore, di forma decisamente irregolare, si trovano due altari, uno laterale ed un altro centrale, arricchiti da sculture lignee policrome, opera della bottega dei Boscaì, antichi e celebri intagliatori valsabbini. Sfortunatamente parte di questo patrimonio artistico venne gravemente danneggiato da un incendio scoppiato nel 1958. Nella cantoria in legno osserviamo tre immagini e fra queste la Maternità, che mostra sullo sfondo il paesaggio di Sabbio con la rocca. Dal fondo della navata e dal lato della sacrestia,attraverso due scale poste una a destra ed una a sinistra, è possibile salire fino alla parte superiore. Qui l'abside appare protetta da un cancello in ferro battuto che risale ai primi del Cinquecento. Nella nicchia da segnalare l'affresco della Vergine col Bambino, con ai lati quattro statue dei Profeti. Nel volto numerosi affreschi: Annunciazione, Visitazione, Incarnazione, Maternità, Morte di Maria. Alle pareti delle due navate riconosciamo ex voto cinquecenteschi ormai deteriorati, uno dei quali raffigura San Aio. Una porticina introduce al campanile, che verosimilmente nel passato fu torre di vedetta e venne eretto nel Cinquecento, quando già alloggiava un orologio. Il porticato esterno, settecentesco, è caratterizzato da colonne di marmo. Altri link suggeriti: https://www.comune.sabbio.bs.it/page/la-rocca, http://www.vallesabbianews.it/notizie-it/(Sabbio-Chiese,Valsabbia)-La-Rocca-di-Sabbio:-fede,-storia-e-arte-25395.html, http://www.laroccadisabbio.it/storia, https://www.youtube.com/watch?v=keFKgj8tDNo (video con drone di DavidePascale79), https://www.youtube.com/watch?v=tOb9EhLJGfk (altro video con drone di DavidePascale79), https://www.youtube.com/watch?v=drgKqd3QC4U (video di Suonate a festa).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Sabbio_Chiese

Foto: la prima è presa da http://www.edv24.it/cms/tag/rocca-di-sabbio-chiese/, la seconda è presa da http://www.vallesabbianews.it/notizie-it/(Sabbio-Chiese)-Volontari-per-l%27apertura-del-Santuario-della-Rocca-24056.html