giovedì 13 dicembre 2018

Il castello di giovedì 13 dicembre




VOGOGNA (VB) - Castello Visconti

Il castello sorge a nord del nucleo storico dell'abitato e il suo massiccio torrione lo domina dall'alto. La pianta irregolare dell'edificio rivela sia l'adattamento alle condizioni del terreno scosceso sia le diverse fasi di costruzione susseguitesi nel tempo. Al XI secolo risale la torre poligonale (oggi parzialmente diroccata) che s'innalza nella parte posteriore dell'edificio e che, circondata in origine da un recinto in muratura, fungeva da avamposto difensivo della soprastante rocca situata sul monte Orsetto a 350 m. s.l.m. (Distrutta nel XVI secolo e oggi ridotta in rovine - https://castelliere.blogspot.com/2014/10/il-castello-di-mercoledi-8-ottobre.html). Il castello nacque come presidio militare a difesa di tutta la valle ed in particolar modo del paese di Vogogna. Nel 1328 infatti il piccolo centro divenne capitale dell'Ossola Inferiore, contrapposta a Domodossola che in quegli stessi anni rivestiva il ruolo di capitale dell'Ossola Superiore. Nel 1348 Giovanni Visconti, vescovo di Novara e signore di Milano, fece ingrandire il castello nell'ambito di un più ampio piano di rinforzo dei confini del Ducato di Milano contro le incursioni degli Svizzeri provenienti dal Vallese. Alla primitiva torre poligonale fu aggiunto un corpo di fabbrica rettangolare e una imponente torre semicilindrica sul lato est. Poco si sa relativamente ai danni riportati dalla fortificazione in seguito agli attacchi inferti nel 1360 dalla lega capeggiata dal marchese del Monferrato e nel 1374 dagli Spelocri (fazione che aveva come centro Domodossola). Nel 1446 il feudo passò alla famiglia Borromeo che rafforzò ulteriormente il castello con la costruzione sul lato sud di una cinta murata quadrangolare in cui era aperta una porta ad arco dotata di ponte levatoio. Circa a quell'epoca risale probabilmente anche la costruzione attorno al torrione, come adattamento all'uso delle armi da fuoco, di una base a scarpa e il suo coronamento con una parte sporgente munita di feritoie, caditoie e archibugiere coperta da un tetto con orditura sorreggente una copertura in lastre di pietra. I lavori portarono l'altezza della torre semicircolare agli attuali 19,40 m. suddivisi in cinque piani. In seguito, nel 1514 sotto gli Sforza, il castello fu inglobato nella nuova cinta muraria del borgo, di cui oggi non restano che poche tracce. Nel XVI secolo la dominazione spagnola ridusse l'importanza strategica del Castello di Vogogna che venne adibito prima a prigione (per delinquenti comuni e detenuti politici) e magazzino, funzione che mantenne anche sotto la dominazione dei Savoia, poi nell'800 a sede dei Regi Carabinieri. Fino al 1952 il castello, di proprietà comunale sin dal 1798, fu dato in affitto come dipendenza della sottostante Villa Biraghi, successivamente il degrado ne causò la chiusura nel 1970. Finalmente nel 1990 iniziarono i lavori di restauro che portarono alla riapertura al pubblico nel 1998 e si conclusero nel 2005 con l'apertura di una sala conferenze multimediale. Oggi il castello ospita una mostra permanente dal titolo "Il soldatino di piombo. Figurini storici dal secolo V al secolo XXI" e mostre temporanee. È gestito dal Comune di Vogogna, proprietario della struttura, ma uno spazio è in uso al Parco Nazionale Val Grande. Ciò che colpisce l'attenzione del visitatore è la torre semicircolare di cinque piani (altezza 19,40 m). Gli storici ipotizzano che fosse merlata e che la copertura fosse stata realizzata in epoca successiva rispetto al resto della struttura costruita probabilmente nel Quattrocento. La torre assunse in seguito la funzione di prigione e la mantenne fino al 1914. All'interno sono ancora visibili le anguste celle e i graffiti realizzati dai condannati: dopo i lavori di restauro questi spazi ospitano al piano terra mostre permanenti e al primo piano esposizioni itineranti, come quelle del corpo centrale. Esso è limitato a ovest dalla torre semicircolare e ad est da quella quadrata. Le stanze dei tre piani che costituiscono l'edificio sono dotate ognuna di un camino: questo farebbe ipotizzare un uso abitativo. L'ultimo piano viene attualmente utilizzato come sala informativa e per ospitare conferenze organizzate dal Centro Multimediale, ubicato invece nella torre quadrata. Al suo interno è stata realizzata una struttura trasparente di tre piani: il primo è riservato alla consultazione mentre negli altri vengono prodotti e archiviati i materiali multimediali. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=9L1nkJiRuBw (video di pedrereg), https://www.youtube.com/watch?v=26jDrzf2ArU (video di Sabrina Proverbio), https://www.youtube.com/watch?v=we8DY6wgq68 (video di Castelli Ducato di Milano), https://www.youtube.com/watch?v=9HdpSdZsaCo (video di robby4815).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Vogogna, https://www.comune.vogogna.vb.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-visconteo-sec-xiv-20956-1-619a19e0d3dba1f2f049f8ad767a0c54, http://www.parcovalgrande.it/centrivisita_dettaglio.php?id=642 , http://www.lagomaggiore.net/66/castello-visconteo-di-vogogna.htm#!prettyPhoto

Foto: la prima è presa da https://www.comune.vogogna.vb.it/it-it/immagine/img-20956-O-36-248-0-0-6b0ad1d9f377c14431abff36bcbe3fba, la seconda è di Alessandro Vecchi su https://it.wikipedia.org/wiki/Vogogna#/media/File:Vogogna_castello.jpg

mercoledì 12 dicembre 2018

Appuntamento a domani 13 dicembre

Cari amici,

oggi non ho modo di inserire un nuovo castello, troppi impegni e poco tempo libero....

A domani! 

martedì 11 dicembre 2018

Il castello di martedì 11 dicembre




VELTURNO (BZ) - Castel Velturno

Le origini del paese risalgono alla preistoria; a questa risalgono le scoperte archeologiche rinvenute nella zona Tanzgasse. Attorno al 1112 i signori di Velturno avevano la loro sede nel castello di Ziern (sul Pflegerbühel). Il Castello di Velturno (Schloss Velthurns) venne fatto costruire dal cardinale Christoph von Madrutz nel 1577 ed è stato ampliato dal suo successore Johann Thomas von Spaur fino al 1587. Fu adibito, nel corso della storia, soprattutto come residenza estiva dei principi vescovi di Bressanone fino al 1803. Il castello è ornato da rivestimenti sui muri e sui soffitti, che fanno parte dei capolavori rinascimentali, particolarmente pregiati all'interno del cosiddetto Fürstenzimmer (stanza dei principi). Nel 1978 questo monumento artistico venne acquisito dalla Provincia di Bolzano e fatto restaurare. Oggi l’edificio è gestito dalla Ripartizione Beni Culturali della Provincia Autonoma di Bolzano. Un tempo il castello era conosciuto per il suo recinto dei cervi, il laghetto con i pesci e per l’enorme voliera. Al giorno d’oggi, l’edificio stesso è divenuto una vero e proprio luogo d’interesse. Particolarmente degni di nota la Cappella di Santa Caterina al piano terra, con la pala di altare di Hans Schmid e, al piano superiore, la boiserie rinascimentale, portali intagliati, una stufa ottagonale con stemmi familiari e scene dell'Antico e Nuovo Testamento, affreschi ed opere d’intarsio, come ad esempio il dorato soffitto a cassettoni nella Stanza del Principe (Fürstenzimmer). Nella cancelleria (Schreiberhaus) è possibile visitare il Museo della Cultura Contadina con una raccolta di manufatti e utensili a uso agricolo e artigianale. Di recente si può visitare anche l'Archeoparc, il luogo di culto dell'età del rame rinvenuto nel paese, con la sua area megalitica costituita da cerchi di pietre, tumuli e strutture a forma di ellisse. Ecco il sito web ufficiale del castello: http://www.schlossvelthurns.it/it/. Altri link suggeriti: http://www.mondimedievali.net/castelli/trentino/bolzano/velturno.htm, https://www.klausen.it/it/piaceri-cultura/cultura-luoghi-interesse/castel-velturno/, https://www.youtube.com/watch?v=X-GWAS5rKvo (video di PiccolaGrandeItalia.tv)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Velturno, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Velturno, https://www.suedtirolerland.it/it/cultura-e-territorio/castelli/castel-velturno/, https://www.altoadigepertutti.it/it/poi/castel_velturno

Foto: la prima è presa da https://www.altoadigepertutti.it/it/poi/castel_velturno, la seconda è presa da http://www.musei-altoadige.it/it/musei.asp?muspo_id=603

lunedì 10 dicembre 2018

Il castello di lunedì 10 dicembre



LIZZANELLO (LE) - Palazzo baronale Palmieri-Majola in frazione Merine

Pare che Merine esistesse prima ancora di Lizzanello; si dice che la frazione sia sorta in epoca alto medioevale, intorno ad una grancia basiliana. Merine fino al XIII secolo fu incorporata alla Contea di Lecce e fu infeudata nel 1353, ai Carovineis che la possedettero sino al XV secolo. In quel tempo il luogo era soggetto, per la giurisdizione civile e penale, al Vescovo di Lecce. Il casale passò ai Montenegro e, nel 1613, ai Palmieri, che lo acquistarono per 20.500 ducati. Costoro furono signori del luogo fino all'800, ossia fino all'evasione della feudalità. A Merine, oltre le abitazioni a corte, esistono moderne costruzioni. Il centro storico ha l'aspetto di un agglomerato rurale, costituito da casupole realizzate con muratura irregolare e con il tetto a spiovente coperto da embrici. Gli ambienti di queste case contadine, all'esterno dipinte di bianco, sono angusti. Inoltre la struttura urbanistica della frazione di Lizzanello gravita intorno a masserie e ad altre costruzioni fortificate, che ora sono state totalmente assorbite dall'abitato. Evidentemente si tratta di dimore occupate dai ceti elevati dell'epoca, con la funzione di proteggersi in qualche modo dai briganti e dalle incursioni saracene e piratesche, provenienti dal mare fino a tutto il XVIII secolo. Il Palazzo Baronale di Merine, sorse nell'area di una precedente costruzione feudale tra il XVI e il XVII secolo ad opera dei baroni Palmieri. La ricostruzione cinquecentesca del palazzo baronale, al quale era annesso un vasto giardino, ha cancellato qualsiasi elemento di fortificazione originario. Questo imponente palazzo, dotato di tanti ambienti che in un certo senso lo rendevano autosufficiente, era sicuramente guardato con timore e rispetto dai sudditi del barone. Oggi l'edificio, che discretamente si conserva, è conosciuto come Palazzo Palmieri-Majola, e ciò perché, la baronessa Antonia Pamieri ultima discendente della sua famiglia, aveva sposato l'ingegnere Giuseppe Majola. La costruzione, già nel tardo Ottocento, era in decadenza ed esso ospitò, fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, una fabbrica di tabacco. Restò chiusa per molti anni e sconosciuta ai merinesi, ma essendo divenuta proprietà del Comune di Lizzanello, furono avviati restauri e furono tra l'altro così scoperte interessanti pitture parietali, per tanto tempo ignorate in quanto occultate da strati di pittura. Il palazzo per la prima volta venne aperto al pubblico durante la "Sagra te lu ranu" del 2007 che, per tradizione, a Merine si organizza nella seconda settimana di luglio. Il palazzo è dominato dall'ampia facciata a due piani. La parte alta è animata da una serie di finestre architravate, concepite secondo i dettami del gusto borghese tipico dell'area tra la fine del Settecento e i primi del Novecento. Altro link suggerito: http://www.robertobellantuono.it/index.php?option=com_oziogallery3&view=05imagerotator&Itemid=188&tmpl=component&lang=it

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Merine, http://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/lecce/provincia000.htm#merine

Foto: la prima è di ML1504 su https://it.wikipedia.org/wiki/Merine#/media/File:Palazzo_Baronale_Palmieri-Magliola_-_Merine.jpeg, la seconda è di Lupiae su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Palazzo_baronale_di_Merine.jpg

venerdì 7 dicembre 2018

Il castello di venerdì 7 dicembre


 

MONTAGNA IN VALTELLINA (SO) - Castello di Mancapane

Nascosto tra i boschi, si trova ad un'altitudine di circa 900 m s.l.m ed è un castello praticamente sconosciuto, nonostante la sua importanza nelle Alpi Retiche per l'eccezionale tipicità di piccolo castello-recinto, costituito da due sole essenziali tipologie: recinto e torre. Una tradizione popolare vorrebbe che il nome derivi dalla mancanza di pane subìta dai castellani durante un assedio dei comaschi. Più attendibile è l'ipotesi avanzata dallo storico F.S.Quadrio in base alla quale il nome Mancapane deriverebbe dal nome greco Catapani, nome originario e contratto di De' Capitanei, la potente dinastia guelfa insediata nel 1372 nel castello Grumello, in colleganza con quello di Mancapane. La costruzione parrebbe risalire al periodo tra la fine del secolo XIII e l'inizio del secolo XIV, a scopo di avvistamento e difesa. Situato nella vicinanze del torrente Davaglione è composto da una torre e da una cinta muraria. Come nella maggior parte delle fortificazioni l'entrata è a circa 4 mt. di altezza; l'ingresso era pertanto consentito da una scala removibile in caso di necessità. Purtroppo nel muro del recinto non rimane quasi traccia della ghiera dell'arco d'accesso - solo due conci sono ancora in loco - e lo stesso vale anche per l'ingresso alla torre. La torre è alta 21 mt. e non presenta finestre ma solo feritoie, alcune munite di scivolo per facilitare la caduta di sassi e olio bollente in caso di attacco. Non aveva funzione abitativa, nonostante al suo interno fosse suddivisa in più piani; era presente un solo alloggio per la guardia, sono infatti ben visibili sul muro di cinta le tracce che testimoniano la presenza di un camminamento di ronda. Una diffusa tradizione locale vuole che il Castello di Mancapane e il Castello De Piro al Grumello fossero uniti da un cunicolo sotterraneo. I Grigioni ordinarono lo smantellamento del castello di Mancapane nel 1526. Gironzolando nei dintorni è possibile visitare anche il piccolo mulino di Ca' di Mazza recentemente ristrutturato e riconsegnato perfettamente funzionante grazie alla forza motrice fornita dal vicino torrente Davaglione. Altri link suggeriti: http://www.paesidivaltellina.it/montagna/mancapane.htm, video su https://www.youreporter.it/visita-ai-ruderi-del-castello-di-mancapane-a-montagna-in-valtellina-so/, https://www.youtube.com/watch?v=5Km2ehNEOzY (video di Giampaolo Palmieri), https://www.youtube.com/watch?v=8FoRyVTGFoc (video di annamaria bordet), https://www.youtube.com/watch?v=iqFiKfFxWCw (video con drone di Maurizio Azzola)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Mancapane_(Montagna_in_Valtellina), http://www.waltellina.com/valtellina_valchiavenna/dalla_storia/castello_di_mancapane_montagna_in_valtellina/castello_di_mancapane_montagna_in_valtellina.html, http://www.sondrioevalmalenco.it/it/torre-di-mancapane

Foto: la prima è presa da http://www.valtellina.it/it/approfondimenti/castelli/torre-di-mancapane, la seconda è presa da http://mtbtour.altervista.org/it/itinerari/media-valtellina/144-anello-carnale-davaglione

giovedì 6 dicembre 2018

Il castello di giovedì 6 dicembre



CALANNA (RC) - Castello

Calanna fu spesso al centro di forti interessi militari; ne è testimonianza il castello, di età normanna ma forse costruito attorno ad una precedente struttura bizantina, che ancora oggi si vede sulla collina che domina il paese. Grandi battaglie si ebbero per la sua conquista con assedi prolungati, eroiche resistenze ed implacabili ritorsioni. Nel 1255, ai tempi dello scontro tra Manfredi ed i sostenitori dei sovrani svevi, Pietro Ruffo, conte di Catanzaro ed avversario di Manfredi ne affidò la difesa al nipote Falcone, a Carnelavario de Pavia e a Boemondo da Oppido. Nel 1275 venne tenuta da un presidio angioino costituito da un castellanum, uno scutiferum e dieci serventes; da un documento angioino dell’anno successivo conosciamo l’impianto del suo castello: una torre “massiccia” a nord, un’altra ad est usata come carcere; tra esse un muro lungo quaranta canne (80 mt circa); una terza torre si alzava a sud ed una quarta al fianco della “magna janua” ad occidente, un lungo muro fra la porta e la torre massiccia, altre torri minori ed altre porte più piccole. Era rimasto danneggiato seriamente dopo i precedenti eventi bellici ed il sovrano ne ordinò la ricostruzione, evidentemente preoccupato per la sicurezza dell’abitato. Era una grossa struttura con dentro addirittura tre cisterne e ben due chiese (di S. Nicola e di S. Caterina). Nel 1283 per la guerra del vespro Calanna cadde in mano aragonese insieme a Fiumara, Solano e Mesa; ma nel 1302 con la pace di Caltabellotta ritornò agli Angioini. Le ostilità ripresero nel 1313, l’esercito aragonese occupò Reggio, Catona e Fiumara. In Calanna, attaccata personalmente da Federico d’Aragona, Damiano de Polizio offrì una prolungata quanta disperata resistenza. La punizione fu spietata, infatti il castello e il paese sottostante vennero gravemente danneggiati. Distrutta anche l’antica Mesa che aveva avuto fin dai tempi bizantini una grande importanza; si ritiene che il suo castello sia più antico di quello di Calanna ma era nota soprattutto come centro di grande spiritualità per i monasteri greci esistenti nei suoi dintorni. Il territorio di Calanna arrivava fino al mare fra Gallico e Catona, sbocco perso molto probabilmente in quella circostanza. Dalla distruzione di Mesa derivò la fondazione di Mesanova o Motta Anoveri; da quella di Calanna si vuole far discendere la nascita o quantomeno il popolamento di Laganadi. La guerra ebbe fine nel 1317; Calanna, con tutti i territori della Calabria occupati dagli Aragonisi finì a Papa Giovanni XXII che nel 1321 la restituì a Roberto d’Angiò. In quell’epoca, suoi casali erano oltre a Laganadi, Alessi (S.Alessio), S.Stefano Scroforio o S.Giuseppe di Scrofi oggi Villa S.Giuseppe e Rosalì. Ma il paese, diversamente da Mesa, si dovette riprendere rapidamente, perché nel 1377, la regina Giovanna I avendo bisogno di soldi vendette il suo territorio elevato a Baronia con tutti i casali a Fulcone Ruffo, conte di Sinopoli. Un diploma di Re Ladislao di Durazzo del 1412, inoltre, definendo la giurisdizione del capitano di Reggio da Bagnara a Bruzzano, elenca anche Calanna. Da quel 1377 cominciò la sua storia feudale. Spodestati i Ruffo, la baronia venne comprata da Bertoldo Carafa, patrizio napoletano. I Ruffo di Scilla la ricomprarono nel 1608. Con la ristrutturazione Amministrativa Operata da Gioacchino Murat nel 1811, Calanna divenne capoluogo di un circondario di cui facevano parte i nuovi comuni di S. Batello con S. Giovanni e Diminuiti, Laganadi, S. Alessio, Podargoni, S. Stefano, Ortì, Arasì e Cerasi, S. Roberto,Villa S. Giuseppe con Rosalì. In posizione dominante della valle del Gallico, tra il centro abitato e lo stretto di Messina, sorge l'antico castello. Esso fu edificato nel X secolo dai Bizantini e sui registri angioini del 1276 si trova testimonianza della fortificazione che pare avesse base ottagonale. Più volte rimaneggiato ed adeguato nel corso del tempo, fu feudo dei Sanseverino, dei Ruffo, dei Carafa, dei de Francesco e infine dei Ruffo di Scilla. Subì notevoli danni dal terremoto del 1783. Oggi ne rimangono pochi tratti della cinta muraria intervallata ogni 30 metri da tre torri quadrangolari, il fossato ed alcune cisterne. Il maniero era dotato di due ingressi. Sono ravvisabili, inoltre, quattro ambienti presso il torrione ad angolo, tre dei quali erano forse utilizzati come cisterne idriche. Altri link per approfondimenti: https://prolococalanna.wordpress.com/storia-e-archeologia-2/il-castello-bizantino-normanno/, https://www.youtube.com/watch?v=nzPmKKqAXc0 (video di PiccolaGrandeItalia.Tv)

Fonti: http://www.comune.calanna.rc.it/index.php?action=index&p=76, http://www.comune.calanna.rc.it/index.php?action=index&p=85, http://atlante.beniculturalicalabria.it/schede.php?id=125


Foto: entrambe sono prese da https://prolococalanna.wordpress.com/storia-e-archeologia-2/il-castello-bizantino-normanno/

mercoledì 5 dicembre 2018

Il castello di mercoledì 5 dicembre




CASTELNUOVO DI VAL DI CECINA (PI) - Torre dei Pannocchieschi in frazione Montecastelli Pisano

Il piccolo borgo fortificato di Montecastelli Pisano sorge nell'alta valle del fiume Cecina, lontano dalle vie di comunicazione principali, in una zona dominata da vasti boschi. E' situato sulla sommità di una collina, a 503 metri sul livello del mare e dista 16 km da Castelnuovo Val di Cecina. Dalla sua posizione si hanno ampie vedute di vallate poco popolate che spaziano fino alle Cornate e alla vicina val d'Elsa. Le prime notizie sul borgo risalgono al 1114, quando a Ruggero dei conti di Bergamo, Vescovo di Volterra, furono donati beni su quella collina. L'origine del castello è attestata al 1202, quando il Vescovo volterrano Ildebrando Pannocchieschi e Guasco, capostipite dei conti Guasco della Rocca, edificarono il castello, dividendosene a metà il dominio. Benché nel 1204 gli uomini del castello si sottomettessero al Comune di Volterra, il Vescovo riuscì con altre vicende a conservare il controllo della località sino alla fine del Duecento. Allorché il Comune si impadronì con le armi del castello e distrusse il cassero, il palazzo e la torre appartenente ai vescovi. Nei primi anni del Trecento il Comune legalizzò la conquista comprando la porzione di castello e dei diritti signorili spettanti ai Conti Pannocchieschi e ai Guasco, finché nel 1318 ottenne dal Vescovo Ranieri Belforti la cessione della quota vescovile della Signoria. La vertenza sul processo del castello tuttavia continuò e trovò soluzione solo alla metà del secolo con la cessione compiuta dal Vescovo Filippo Belforti. In questo contesto gli uomini di Montecastelli giurarono fedeltà al Comune di Volterra nel 1319 e nel 1337, ma nel 1370 si sottomisero al Comune di Firenze per tornare sotto il controllo volterrano nel 1381. Salvo un'altra parentesi fiorentina, dal 1429 Montescastelli seguì le sorti del Comune volterrano. Talvolta a seguito delle dispute tra Volterra e i Vescovi, oltre che i Fiorentini, si svolsero anche fatti bellici, come nel 1431, quando truppe al seguito di Niccolò Piccinini occuparono il borgo. Passarono pochi anni e, nel 1447, Montecastelli si trovò assediato dalle truppe di Alfonso d'Aragona, riuscendo però a resistere. Finite le dispute medioevali, con il consolidarsi del potere di Firenze, il borgo perse importanza militare. Alla fine del XVIII secolo la sua comunità fu incorporata a quella di Castelnuovo Val di Cecina. La struttura urbana a cerchi concentrici intorno alla sommità del colle, le strette stradine, i vicoli angusti, i passaggi coperti e le case in pietra testimoniano ancora con fedeltà l'aspetto medievale del borgo. I due principali assi stradali paralleli conducono alla pieve e alla torre. Tra i resti dell'antica cinta muraria ancora visibili alla base delle case del perimetro esterno, appare integra la porta di accesso sul fronte meridionale, con arco a tutto sesto e interamente costruita in blocchi squadrati di pietra (chiamata porta Bucignana perche si apriva in direzione del castello di Gabbro Bucignano). L'abitato è dominato dalla possente Rocca-Torre dei Pannocchieschi, attualmente di proprietà privata e non accessibile all'interno. Nel 1215 il vescovo Pagano dei Pannocchieschi fece costruire la torre a difesa della chiesa adiacente. Fu distrutta dalle milizie del Comune di Volterra (1219) e ricostruita dal Vescovo Felice Belforti nel 1343. La massiccia Torre di pietra ha la forma quadrata, con una base lievemente scarpata e redondone in pietra che la separa dal muro a piombo. L'ingresso è al livello del primo piano, della cui scala in pietra, ben più recente come costruzione, restano soltanto i supporti. Nella parte superiore della facciata rivolta a sud si possono notare i resti di una bella finestra con arco a tutto sesto (sul lato opposto una simile apertura è oggi tamponata) fanno supporre l'uso abitativo dei piani alti. A fianco della torre sorge la bella parrocchiale dei SS. Filippo e Giacomo eretta per volere di Ildebrando Pannocchieschi nel 1186. La chiesa conserva ancora intatta la sua struttura romanica a tre navate con pilastri e capitelli scolpiti. La facciata in conci squadrati presenta tre arcate; nella centrale si apre la porta di accesso. All’interno è presente L’immacolata Concezione ed i Santi Antonio, Biagio, Orsola e Francesco (1585-1588) eseguito da Cosimo Daddi. Sul fianco destro si apre una finestra a sesto acuto sulla cui architrave è scolpita una scena di caccia. Abbellisce l'insieme un campanile a base quadrata che va ad affiancare la torre. Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=Ksd3uf4fI3k (video di Tekna Servizi srl), http://www.ilpoggiomontecastelli.com/it/Montecastelli/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montecastelli_Pisano, http://www.fototoscana.it/mostra-gallery.asp?nomegallery=montecastelli, http://www.castellitoscani.com/italian/montecastelli.htm,

Foto: la prima è presa da http://www.fototoscana.it/mostra-gallery.asp?nomegallery=montecastelli, la seconda è presa da https://italianostrapisa.wordpress.com/2016/02/13/montecastelli-pisano-intatto-borgo-medioevale-posto-allestremo-lembo-della-provincia-pisana-verso-le-terre-senesi-vede-minacciato-il-suo-ambiente-naturale-dalla-geotermia/