venerdì 22 marzo 2019

Il castello di venerdì 22 marzo




MONTANARO (TO) - Castello

Il Castello di Montanaro nel 1164 fu infeudato dall’imperatore Federico Barbarossa al marchese Guglielmo IV di Monferrato, che vi pose suoi vassalli parenti canavesani. All’inizio del XIV secolo l’intera Montanaro risultava sottoposta giurisdizionalmente agli Abati di Fruttuaria che esercitarono quasi sempre le loro competenze con umanità, equità e senso della misura. L’Abbazia cluniacense di Fruttuaria era stata costruita intorno all’anno Mille e posta sotto la dipendenza diretta del papato. Gli Abati permisero alla comunità montanarese di munirsi di torri, mura, fossati e ricetto (1300) per difendersi da scorrerie e saccheggi. Il castello medievale è citato nel 1395 fra le proprietà del monastero di San Savino di Piacenza, nel 1465 un decreto dell’Abate stabiliva che nessun nobile potesse acquistare o affittare beni a Montanaro. Nel 1475 Galeazzo Sforza prese possesso del castello e rinforzò le mura. I legami fra comunità e abbazia continuarono senza turbamenti e in seguito furono rafforzati con la nomina, nel 1526, del Cardinale Bonifacio Ferrero Vescovo d’Ivrea ad Abate: egli provvide a ricostruire il castello semidistrutto nel 1515 dalle soldatesche francesi e, in una torre appositamente alzata, a installare le zecca (Torre della Zecca – XIV / XVI su permesso di Papa Clemente VII). Rifatto in parte nel secolo scorso, il maniero conservava della struttura cinquecentesca le torri settentrionali, le prigioni, la torre delle zecca in cui il Cardinale coniava monete. Il complesso, a pianta rettangolare, presenta ancora ben evidenti i caratteri legati all'originaria funzione difensiva: mura possenti e robuste torri squadrate agli angoli. Un timpano triangola movimenta la facciata sul lato dell'ingresso. Su una delle torri (torre del Dongione) è ancora oggi visibile lo stemma del casato Ferrero: un leone azzurro con lingua ed unghie rosse in campo d’argento, ornate dal cappello verde. In seguito appartenne a diverse famiglie nobili: Cossadoca, Da Rizzolo, Dal Pozzo. Portapuglia. Fu parzialmente ricostruito nel 1692 dai conti Marazzani e in seguito fu trasformato in villa residenziale. Nel 1799 fu utilizzato dalle truppe austro russe del gen. Suvorov. Il Castello abbaziale fu acquistato e restaurato nel 1800 dai conti Frola che affidarono i lavori di restauro anche all’architetto Camillo Boggio. Alcuni personaggi della famiglia Frola contribuirono all’Unità d’Italia: il conte sen. Secondo Frola, sindaco di Torino e fondatore del Museo del Risorgimento di Torino. Attualmente dell'edificio, di proprietà comunale, è visitabile solo la parte a piano terreno ed il parco, il degrado è particolarmente evidente nei piani superiori, le coperture presentano i danni causati dagli agenti atmosferici e dalla mancanza di manutenzione. Altri link per approfondimenti: https://castlesintheworld.wordpress.com/2015/05/11/castello-di-montanaro/, https://www.youtube.com/watch?v=x3E3QH7OXN8 (video di Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino), http://www.amicidellarteedellantiquariato.it/castello-montanaro-univoca/

Fonti: https://www.comune.montanaro.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-di-montanaro-6359-1-558f1cda6ae4a1dfae00943af6f5f981, https://www.fondoambiente.it/luoghi/castello-dei-conti-frola?ldc, https://artbonus.gov.it/116-19-c.html

Foto: la prima è presa da https://www.latitudeslife.com/2018/12/natale-a-montanaro-il-borgo-piemontese-che-suona-lorgano/, la seconda è presa da http://www.amiciabbazia.it/castello-abbaziale-di-montanaro/

giovedì 21 marzo 2019

Il castello di giovedì 21 marzo




FINALE LIGURE (SV) - Torre Giannuzzi (o Torre di Belenda) in frazione San Bernardino

La casa fortificata, nota come Torre Giannuzzi, è posta sulla pendice occidentale della Valle di Pia. Rappresenta un interessante esempio di edilizia medievale. Venne costruita presumibilmente per ospitare truppe carrettesche che avrebbero dovuto costituire un avamposto di guardia e di avvistamento ad integrazione delle difese della dimora signorile, il maestoso Castel Govone edificato sin dalla fine del XII secolo sull'altura del Becchignolo, immediatamente al di sopra di Finalborgo, capitale del Marchesato del Carretto per quasi mezzo millennio. L'analisi stratigrafica delle murature ha dimostrato la presenza di una fase antecedente alla costruzione della "torre". La torre è legata ad una fosca vicenda: il Marchese Alfonso II del Carretto, signore del Marchesato nella seconda metà del XVI secolo, si sarebbe invaghito di Belenda, avvenente figlia del mugnaio dell'Acquaviva, che avrebbe fatto rapire dai suoi "bravi" e rinchiudere nei sotterranei della torre stessa. Dopo aver fatto uccidere il padre della fanciulla (trovato stritolato negli ingranaggi del suo mulino) avrebbe lasciato morire di fame Belenda (che non aveva voluto cedergli) nel sotterraneo della torre, ove il fidanzato Medaro la trovò priva di vita dopo la fuga del Marchese. Sicuramente Alfonso II Del Carretto (uno degli ultimi Signori di Finale) fu un vero tiranno, il Don Rodrigo dei Promessi Sposi del Manzoni: i suoi atteggiamenti dispotici avevano provocato a più riprese sommosse e ribellioni tra gli abitanti del Marchesato. Il minuscolo stato finalese cessò praticamente di esistere pochi anni dopo (nel 1598), quando Andrea Sforza Del Carretto (l'ultimo Marchese) vendette al Re di Spagna gli Stati del Finale per 104.000 ducati di rendita e si ritirò in una città del Regno di Napoli con il titolo di Principe. La Torre Giannuzzi viene oggi denominata Torre Belenda a ricordo della triste vicenda di cui fu testimone nella seconda metà del XVI secolo. Si tratta di un edificio a pianta rettangolare che si sviluppa in verticale con aperture distribuite su vari livelli. Le facciate sono impreziosite da archi in pietra di Finale e bifore. L'interno presenta tre livelli di cui il primo è un vano voltato a botte e pavimento in terra battuta. Al piano terreno spicca un camino (quasi distrutto dal tempo e dai crolli) mentre sul muro del piano superiore si fa notare una cavità rettangolare che contiene una sorta di sedile in corrispondenza ad una sporgenza esterna che fa pensare ad un w.c. dell'epoca che "scaricava" direttamente sul prato sottostante..... L'interno, aggredito dall'edera che gli conferisce tuttavia un tocco suggestivo, è invaso da calcinacci, travi di legno e rifiuti di poco educati visitatori, che coprono completamente il bel pavimento a mattoni rossi. Portoncino d'ingresso, bifore e finestre ad arco tondo sono inseriti in una struttura rettangolare: su uno dei lati lunghi si intravede ancora una traccia triangolare dei sostegni di una tettoia (forse di un porticato o di un loggiato del quale ora non si scorge più traccia). Facilmente raggiungibile da San Bernardino, la torre sorge in mezzo ad ulivi secolari (purtroppo in stato di abbandono) che lo nascondono alla vista delle rare persone che transitano per la zona. Lo studio dell'edificio ha messo in luce diverse fasi di occupazione a partire da una costruzione ad uso residenziale privato già in uso alla fine del XII secolo. Alle fine del XIV secolo venne costruita la casaforte che si distingue per una tecnica muraria particolarmente curata. Ulteriori trasformazioni e l'aggiunta di edifici addossati alla casa forte rappresentano l'evoluzione delle strutture per un uso rurale probabilmente legato alla produzione di olio. Alla fine del XVII secolo si assiste ad un ripristino strutturale e statico delle murature: l'edificio rimane isolato rispetto allo sfruttamento rurale e a partire dal XIX secolo viene percepito come torre fomentando leggende popolari. Altri link consigliati: http://www.sentieridelfinale.altervista.org/belenda/index.htm, http://luoghidasogno.altervista.org/Montagna/Finalese/Belenda.htm

Fonti: http://www.piazzascala.altervista.org/belenda/noheader.html, http://www.culturainliguria.it/cultura/it/Temi/Luoghivisita/architetture.do;jsessionid=C8DF68D0FBAF4B4DFEBB8D432D0F7B22.node2?contentId=28143&localita=2217&area=213, http://www.paesiabbandonati.it/2015/11/torre-belenda-finale-ligure.html

Foto: la prima è presa da http://www.sentieridelfinale.altervista.org/belenda/index.htm, la seconda è presa da http://luoghidasogno.altervista.org/Montagna/Finalese/Belenda.htm

mercoledì 20 marzo 2019

Il castello di mercoledì 20 marzo




TRAPANI - Torre di Ligny

E' un'antica torre costiera situata all'estremità occidentale della città di Trapani, tra il mar Tirreno e il canale di Sicilia. Fu eretta nel 1671 su ordine del capitano generale del Regno di Sicilia Claude Lamoral, principe di Ligne ( in Belgio) durante la dominazione spagnola della Sicilia, sugli scogli che formano la prosecuzione della stretta lingua di terra della città antica, chiamata anticamente Pietra Palazzo. Fu eretta a difesa della città dalle incursioni dei corsari barbareschi. Essa è impiantata su un basamento a gradoni formato da grandi blocchi di calcarenite mentre l’intera struttura fu costruita con il tufo proveniente dall’isola di Favignana. Nel 1806 fu reso praticabile il passaggio che la collegava con la terra. Fino al 1861 erano installati dei cannoni sul tetto. Durante la seconda guerra mondiale fu usata dalla Marina militare come postazione antiaerea. Costruita su progetto di Carlos De Grunembergh, la torre quadrangolare, che si restringe verso l'alto, fu munita di quattro garitte in muratura e anticamente provvista di fanali. Fu restaurata nel 1979. All'interno nel 1983 fu istituito il Museo di Preistoria e il Museo del Mare dal Prof. Francesco Torre, oggi denominato Museo civico Torre di Ligny, con al piano terra reperti archeologici (rinvenuti nel territorio trapanese e nelle sue rispettive acque, ma anche da altre parti del mondo come Sud Africa, Tunisia ed Algeria) e una sala archeologica marina. Tra i reperti di più prestigio si possono ammirare manufatti ed utensili che ricordano la preistoria, elmi risalenti al periodo della I guerra Punica, ancore ed anfore di epoca punica-romana ed ancora zanne di elefanti nani e denti di ippopotamo. Inolre, tramite ad una scala interna, si può accedere al suo terrazzo potendo così godere di un panorama spettacolare che incanta ogni visitatore. La Torre di Ligny si propone ora ai visitatori nella sua splendida veste di torre di deputazione, totalmente restaurata al suo interno. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=cZrfcmdU3WU (video di Storie Enogastronomiche), https://viaggi.fidelityhouse.eu/torre-di-ligny-trapani-59833.html, http://www.arkeomania.com/torrediligny.html, https://www.youtube.com/watch?v=9rI8B-qayTs (video di Bettotp), https://www.youtube.com/watch?v=yRtm5_FWC9E (video di Tp24).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Ligny, http://www.trapanistruzioniperluso.com/wordpress/museo-torre-ligny/

Foto: la prima è di Michiel1972 su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Trapani_-_Torre_di_Ligny.jpg, la seconda è presa da http://www.itineraridelgustotrapani.it/torri-e-tonnare/torre-di-ligny/, la seconda

martedì 19 marzo 2019

Il castello di martedì 19 marzo



SEZZE (LT) - Torre dei Pani

La bellissima ed imponente torre della nobile famiglia setina dei Pani si trova a circa 200 metri dalla curva di via Variante, solitaria tra l'abbondante vegetazione. La costruzione della torre risale al periodo medievale, tra il XIII e il XIV secolo, e fu progettata per la difesa dalle scorrerie dei briganti e dalle incursioni dei molti eserciti che vagavano per tutta Italia. Dopo questo primo periodo la torre perse la sua originaria funzione divenendo luogo di sorveglianza per le zone circostanti e l'intera valle di Suso. Sull'architrave monolitico della porta d'ingresso compare il nome di CARLO PANI insieme allo stemma gentilizio della famiglia. Per quanto riguarda la struttura, la torre presenta un basamento a tronco piramidale avente gli spigoli rafforzati da contrafforti e un superiore corpo quadrangolare separato dalla base per mezzo di una modanàtura di calcare. La torre è costituita da quattro piani, un piano terra e tre superiori, separati tra loro da un piccolo cordolo a sezione quadrangolare, ma ora i piani mancano quasi completamente dei soffitti, crollati nel corso degli anni. L'intemo, alquanto disadorno e costituito quasi esclusivamente dai soffitti, era formato da agili volte a crociera. Una leggenda popolare narra che un cunicolo sotterraneo mettesse in comunicazione la torre con Monte Trevi e che alcuni briganti lo usassero per portarvi un tesoro, dato che il luogo appartato e in posizione strategica rendeva l'edificio un ottimo rifugio; oggi, però, non possiamo dire con certezza se esso esistesse veramente perché, molto probabilmente, il crollo dei soffitti e delle volte deve averlo occultato. Finestre strombate, che terminano con una feritoia all'esterno, permettono di illuminare i vari piani. Sulla facciata esterna possiamo vedere i segni di grosse aperture rettangolari ricavate in un periodo successivo a quello della prima costruzione. Una merlatura di tipo guelfo, il cui merlo centrale è più grande rispetto ai due laterali, avente la funzione di proteggere i difensori della torre, corona la sommità della torre dei Pani. Altro link suggerito: https://www.ebay.it/itm/CARTOLINA-LAZIO-LATINA-SEZZE-TORRE-DI-PANI-/142586855471

Fonti: http://www.setino.it/liceo-b6.htm

Foto: entrambe prese da http://www.setino.it/sc-film.htm

lunedì 18 marzo 2019

Il castello di lunedì 18 marzo






MONTALTO DORA (TO) - Castello

Il complesso si erge a 405 metri di quota sul monte Crovero e si rispecchia nel lago Pistono, nell'Anfiteatro morenico di Ivrea, risale alla metà del XII secolo. Esso ha subito nei secoli molteplici distruzioni, riedificazioni e ristrutturazioni, sino ad assumere, nel 1890, con il restauro progettato da Alfredo D'Andrade, l'aspetto che, grosso modo, ha conservato sino ad oggi. Di proprietà privata, il castello è parte integrante del borgo di epoca romana su cui sorge ed ha pianta quadrata irregolare con una doppia cinta. Un'alta torre domina la parte interna intorno al mastio, l'annessa cappella, gli ambienti in parte visitabili e il camminamento di guardia. Nell'antichità funzionava da fortezza a guardia della strada che da Ivrea conduce in Valle d'Aosta, lungo la via Francigena. Il castello di Montalto Dora risale alla prima metà del XII secolo (se ne fa cenno in un documento del 1140 circa che lo menziona come "castrum monsalti" di cui non si conosce che lo edificò) con una torre ed una cinta muraria, che avevano funzione di rocca difensiva, oltre ad una cappella dedicata a Efisio, Marco ed Eusebio. Annessa al castello c'era anche una chiesa intitolata a Sant`Egidio, che andò distrutta con il Castello stesso e molte case vicine durante la guerra tra Savoia e Monferrato. Nel corso del XIV e XV secolo il castello venne sottoposto ad ampliamenti e rimaneggiamenti volte a irrobustire le sue capacità difensiva che hanno condotto all'imponente struttura che ha poi mantenuto nel tempo. Molteplici furono le casate che tennero in possesso il maniero. Affidato in giurisdizione al vescovado di Ivrea che concesse in feudo l`intera valle di Montalto ai signori di Settimo Vittone nel XII secolo, di seguito il maniero nel marzo 1344 venne venduto al conte Amedeo di Savoia che già possedeva gli altri feudi della vallata di Montalto (Montestrutto, Settimo, Castelletto e Castruzzone). I Savoia nel 1403 lo infeudarono alla casa dei de Jordano di Bard che ne continuarono i lavori di edificazione. Il maniero subì, nel corso della sua storia molteplici attacchi, a volte devastanti. Tra essi va ricordato quello avvenuto durante l'assedio di Ivrea del 1641 da parte delle truppe francesi del marchese d'Harcourt, in guerra contro il ducato di Savoia: in quella occasione infatti l'interno dell'edificio venne smantellato, mentre rimasero in larga parte intatte le strutture esterne. All'inizio del XVIII secolo il castello passò in proprietà alla famiglia Vallesa che lo tennero sino al principio dell'Ottocento, quando la casata si estinse. Divenne poi patrimonio del conte Severino dei baroni di Casana che iniziò a restaurarlo ed a valorizzarlo. Per i lavori di restauro e recupero dell'intero complesso architettonico vennero interessati gli architetti Carlo Nigra e Alfredo D'Andrade, ideatori del borgo medievale di Torino. Questi interventi non intaccarono comunque le torrette d'angolo, le bifore, le finestre in cotto e la merlatura. Nel 1957 dopo una serie di passaggi di proprietà il castello è stato acquistato dalla Società Immobiliare "Castello di Montalto" per curarne i restauri e la valorizzazione. Posto in posizione strategica sul monte Crovero, il maniero si presenta in forma di quadrilatero irregolare (che si sviluppa lungo un perimetro di circa 175 metri con mura alte circa 14 metri), con torri angolari rotonde e con alte mura merlate lungo le quali si sviluppa il camminamento di guardia, con una lunghezza di circa 160 metri con 142 merli. L'attuale struttura architettonica del castello presenta una doppia cinta anche se della prima esiste solo qualche traccia. La massiccia torre quadrata (il mastio), posta all'interno delle mura, rappresentava il caposaldo difensivo: da essa era possibile esercitare il controllo della piana lacustre di Ivrea e della strada che conduce in Valle d'Aosta. Nel cortile del castello trovano posto una costruzione relativamente bassa, che presumibilmente costituiva il posto di guardia, e la cappella castrense con affreschi del XV secolo, tra cui una Madonna con bambino. Sulla facciata di quest'ultima, ad opera di Giacomino da Ivrea, è rappresentato un San Cristoforo, protettore dei pellegrini che percorrevano la via Francigena; altri affreschi (tra i quali una Santa Liberata sono conservati all'interno della cappella. Tra queste due strutture si erge un pozzo che abbisognava alla necessità d'acqua degli abitanti del castello. Gli ambienti della dimora nobiliare, risistemati ed arredati in stile d'epoca, comprendono, tra l'altro, la grande sala baronale ove il signore riceveva gli ospiti di riguardo. Ai piedi del castello c' è traccia anche di un castelletto del XV secolo, noto come "del Riposo", in quanto probabilmente era utilizzato dai signori che si recavano in visita. Probabile avamposto militare doveva invece essere la torre i cui resti si trovano nel parco della Villa settecentesca che si trova al piedi del maniero. È visitabile unicamente in occasione di aperture straordinarie, come per esempio le giornate F.A.I. di primavera, la Sagra del cavolo verza o durante eventi turistici programmati di anno in anno. Il castello è stato scelto, nel 2006, come location per la nuova edizione del popolare sceneggiato televisivo RAI, "La freccia nera", tratto dal romanzo di Robert Louis Stevenson, con la regia di Anton Giulio Majano le cui riprese furono effettuate nel Castello Ducale di Aglié. Il castello è stato utilizzato dal regista Dario Argento per le riprese del film Dracula 3D. Il castello ha un suo sito web che è il seguente: http://www.castellomontaltodora.com/. Altri link suggeriti: http://archeocarta.org/montalto-dora-to-castello/, http://www.mondimedievali.net/castelli/piemonte/torino/montalto.htm (scheda di Federica Sesia), https://www.youtube.com/watch?v=KWrqQ_waKCA (video di Luciano Natale), https://www.youtube.com/watch?v=rbKohvhZbz0 (video con drone di Max Rossi), https://www.youtube.com/watch?v=DUI_OZFXZUM (video di Torno Subito sono a scoprire il mondo), https://www.youtube.com/watch?v=HHqVe37CZVY (video con drone di m15alien), https://www.youtube.com/watch?v=GNKY45GuLa8 (video di Gianluca Cipolla)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Montalto_Dora, https://www.comune.montalto-dora.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-sec-x-xi-6354-1-261fd34cda8032a146be7028be1c17c2

Foto: la prima è presa da https://www.francigenasigerico.it/il-percorso-canavesano/storia-e-monumenti-2/montalto-dora/, la seconda è un fermo immagine del video https://www.youtube.com/watch?v=rbKohvhZbz0 (di Max Rossi)

venerdì 15 marzo 2019

Il castello di venerdì 15 marzo




MONTEGABBIONE (TR) - Torre

Il toponimo Montegabbione sembra derivare da “Mons Capionis“, cioè terra di conquista, feudo.
Il borgo era probabilmente in origine una rocca fortificata, come mostrato dalla sua configurazione viaria, dalle imponenti mura medievali che lo circondano e dalla sua struttura, con piazza al centro del paese, le sue vie dritte e parallele, le torri di avvistamento e soprattutto la presenza del castello, nel quale la tradizione locale vuole che esistessero celle di rigore e di tortura. Fanno parte di Montegabbione le frazioni di Castel de’ Fiori, Montegiove e Faiolo (di cui si è già parlato nel blog https://castelliere.blogspot.com/2014/03/il-castello-di-mercoledi-5-marzo.html e https://castelliere.blogspot.com/2017/10/il-castello-di-lunedi-30-ottobre.html). Il luogo risulta abitato da epoca remota, come testimoniato dalla presenza di castellieri databili all’età del bronzo e da ritrovamenti di epoca etrusca, romana e tardo imperiale. Non si hanno notizie certe sulla data di fondazione del castello e del borgo fortificato di Montegabbione, ma verosimilmente è da collocarsi all’XI secolo. È citato nel catasto di Orvieto del 1292 con il nome “Castrum Montis Guabionis“. Dal 1345 fu feudo dei Monaldeschi della Vipera e, nel 1354, fu occupato da Ugolino di Montemarte, condottiero del cardinale Albornoz. Nel 1370 fu conquistato da Guglielmo di Beaufort, in guerra contro Orvieto e poi venduto a Ugolino di Montemarte. Papa Gregorio XI, con una bolla del 1378 esortò i diletti figli di Montegabbione e Monteleone ad essere obbedienti nei confronti di Francesco Montemarte conte di Corbara. Nel 1387 fu teatro di varie incursioni ad opera dei conti di Marsciano. Nel 1443 Nicolò Piccinino, capitano che aveva combattuto a fianco di Braccio di Montone, a favore del Papa e della città di Orvieto assediò i castelli di Montegabbione e Monteleone difesi da Nicolò di Montemarte, figlio di Ugolino. Nello stesso anno terminò il possesso dei Montemarte del castello di Montegabbione con la vendita a Papa Eugenio IV; nel 1459 il Papa Pio II ufficializzò l’acquisizione di questo possedimento, confermando i privilegi concessi dai predecessori. Nel 1478 papa Sisto IV cedette il castello a suo nipote Bartolomeo della Rovere che nel 1480, con un atto stipulato proprio a Montegabbione, lo vendette ad Orvieto. Il castello restò per anni nell’orbita del Comune di Orvieto, del quale seguì le vicende politico amministrative all’interno dello Stato pontificio, e fu baluardo di difesa contro Chiusi. Durante il periodo della Repubblica romana fu unito al Cantone di Orvieto. Con la prima Restaurazione fu nel Circondario di Orvieto della Delegazione di Viterbo e al tempo di Napoleone fu nel Dipartimento del Trasimeno. Nel motu proprio di papa Pio VII del 6 luglio 1816 sull’organizzazione dell’amministrazione pubblica, è classificato come luogo baronale nell’ambito del Governo distrettuale di Orvieto, appartenente alla Delegazione di Viterbo, nella Provincia del Patrimonio. Nel “Riparto dei governi e delle comunità dello Stato Pontificio con i loro rispettivi appodiati” del 1817, risulta come comunità unita a Ficulle, comune di residenza di governatore, sempre nell’ambito del Distretto di Orvieto nella Delegazione di Viterbo. Alla vigilia dell’Unità, nel 1859, dipendeva ancora da Ficulle, nella Provincia di Orvieto; gli apparteneva l’appodiato di Castel del Fiore. Con il plebiscito del 1860 i 285 votanti montegabbionesi si espressero all’unanimità per l’annessione, entrò quindi a far parte del nuovo Stato unitario, nella Provincia dell’Umbria, Circondario di Orvieto e Mandamento di Ficulle. Nel 1871 fu annesso al territorio di Montegabbione anche quello del soppresso Comune di Montegiove. La Torre di Montegabbione risale probabilmente al secolo XV. Essa è di chiara impostazione architettonica militare, ha il basamento a tronco di piramide. E’ costruita con pietra viva martellinata e squadrata, con strette feritoie. Sul culmine della torre, una serie di merli isolati sembrano rivelare l’esistenza di un frontone aggettante ora scomparso. Tuttavia l’altezza e la merlatura della torre non sono probabilmente quelle originali, poiché rivelano un restauro eseguito ai primi anni del ‘900. La malta usata per la sua costruzione risulta durissima, a prova di scalpello, non soltanto per il normale processo chimico di disidratazione della calce viva, ma anche perché questa era impastata con una qualità di pozzolana arenaria altamente coibente, la cui cava doveva trovarsi verso il Pian di Faiolo, da non confondersi però con quella di arenaria gialla sfruttata ed abbandonata in epoca più recente. Il castello di Montegabbione mostra i segni di lavori di rifacimento che ne hanno alterato le strutture originarie, con apertura e chiusura di finestre sui muri esterni che recano tracce aperte e chiuse variamente. Da notare architravi di finestre e porte in pietra morta di Montarale, i resti di supporto di un balcone d’angolo guardante verso la Toscana, ed il calatoio, una sorta di condotto murale esterno, che, probabilmente, era un passaggio supplementare di sicurezza verso la macchia. I lavori di restauro hanno rimesso parzialmente in evidenza anche una specie cortile interno al castello. Al castello si affiancano costruzioni, oggi completamente rinnovate, che sono da considerarsi il suo naturale prolungamento, quali le case Vergari, Saravalle e il blocco che comprende l’attuale Municipio e le case tra le quali quella Frasconi che è prospiciente la piazzetta della torre e dove si può osservare un finestrone ed un portale che, probabilmente, sono di epoca tardiva (1700). All’interno dell’abitato vegeta un esemplare di Pino d’Aleppo di imponenti dimensioni. In questi ultimi anni la torre è stata oggetto di un nuovo restauro esterno ed interno, che ne consente la visita attraverso una scala metallica. Nel sottosuolo della torre é stata rinvenuta una profonda cavità, riempitasi nel tempo di detriti: potrebbe trattarsi di una cisterna per il recupero delle acque piovane o, ipotesi più affascinante ma al momento meno verosimile, di un passaggio segreto sotterraneo per uscire dalle mura castellane.

Fonti: testo di Alice Tabacchioni su http://www.prolocomontegabbione.org/montegabbione-torre/, https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-montegabbione-montegabbione-tr/

Foto: la prima è di Paolo Menchetti su https://www.genteinviaggio.it/storia-sapori-nel-cuore-dellumbria-giornata-fra-montegabbione-castel-fiori/, la seconda è presa dahttps://www.iluoghidelsilenzio.it/wp-content/gallery/castello-di-montegabbione-montegabbione-tr/12-Torre.jpg

giovedì 14 marzo 2019

Il castello di giovedì 14 marzo





SAN LORENZO DI SEBATO (BZ) - Castello di San Michele

Con la fondazione della città di Brunico verso la metà del Duecento da parte del vescovo di Bressanone, da sempre politicamente attivi nell'area pusterese, i conti del Tirolo puntarono sulla creazione di un borgo concorrenziale da contrapporre all'iniziativa vescovile, individuandolo in San Lorenzo. Finché il potere tirolese non riuscì a imporsi anche a Brunico, San Lorenzo fu notevolmente sponsorizzato da esso. Sino al 1610, S. Lorenzo era anche la parrocchia di riferimento per Brunico. La separazione segnò il definitivo sorpasso di Brunico a svantaggio di San Lorenzo. Il castello di San Michele (in tedesco Michelsburg) è un castello che si trova a San Lorenzo di Sebato, ed è anche noto con il nome "Castello del Principe Vescovo Andrea". Il nome italiano, san Michele, è stato creato solo nel corso dell'italianizzazione ad opera del fascismo, ed è un'invenzione, riferendosi il nome originario, Michelsburg, non al nome proprio "Michele", ma all'aggettivo alto tedesco medio "michel" che significa "grande, maestoso" (il "grande castello"). Il maniero si trova sopra una collina a 956 m s.l.m., nei pressi del centro abitato di San Martino nel territorio comunale di San Lorenzo di Sebato. Questo castello fu costruito nel lontano 1091. Questo fatto non solo rende il castello uno dei più antichi della Val Pusteria, ma rappresenta una delle strutture più importanti della parte occidentale della valle. Nella storia il castello è stato un feudo dei principi vescovi di Bressanone. In seguito passò ai Conti di Andechs, ai Conti di Gorizia, ai Conti di Tirolo nel 1500 e successivamente nel 1678 ai Künigl von Ehrenburg cui rimase fino al 1955. Durante la sua vita, la fortezza ha subito alcune modifiche nella struttura, ad esempio fu costruita una seconda torre, e nel XVI secolo fu eseguito un completo restauro. Attualmente il castello si presenta con le mura che cingono la costruzione attorno ad un cortile centrale, caratterizzata da due torri ravvicinate. Recentemente è stata anche costruita una piattaforma d'atterraggio per elicottero. Nel 1538 due hutteriti anabattisti, Martin da Villgraten e Kaspar Schuster, rei di professare una fede diversa, vi furono reclusi per lungo tempo e alla fine furono uccisi con un colpo di spada. Spesso il castello si trova menzionato come luogo di detenzione: infatti dalla metà del XIV secolo la sua amministrazione era stata affidata dai Conti di Gorizia a giudici rurali, il cui tribunale aveva sede proprio nel castello. Si stima che almeno 24 persone furono messe a morte perché non vollero abiurare, tra cui il noto Jakob Hutter, e Jörg Wenger che invece fu catturato nel 1590 in val Pusteria ed imprigionato a San Lorenzo di Sebato; egli fu torturato al castello e morì nel 1591 a Bressanone. Vicino all'edificio si trova la chiesetta di Santa Maria di Sares (Maria Saalen), dove si venera la Madonna Nera. La strada che da San Lorenzo di Sebato passa per il castello, e poi Sares, fino ad arrivare a Pederoa, è la strada più antica della val Badia, che fu sostituita dalla nuova strada nel 1892. Oggigiorno il Castello di San Michele è di proprietà privata. Altri link suggeriti: https://castlesintheworld.wordpress.com/2014/05/16/castello-di-san-michele/, http://www.mondimedievali.net/castelli/trentino/bolzano/sanmichele.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/San_Lorenzo_di_Sebato, https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_di_San_Michele, https://www.val-pusteria.net/it/cultura-e-territorio/castelli/castello-di-san-michele/

Foto: la prima è di Llorenzi su https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_di_San_Michele#/media/File:Michlsburg5.JPG, la seconda è di Mitch_sky su https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g1050289-d8442091-Reviews-Castel_di_San_Michele-San_Lorenzo_di_Sebato_Province_of_South_Tyrol_Trentino_Alt.html#photos;aggregationId=&albumid=101&filter=7&ff=141282152