venerdì 18 settembre 2020

Il castello di venerdì 18 settembre



ALTO (CN) - Castello dei Conti Cepollini

Fece parte dei possedimenti di Bonifacio del Vasto, quindi, dopo lo smembramento di questi, pervenne ai Marchesi di Clavesana (già signori di Albenga) che il 25 luglio 1320 lo infeudarono ai conti Cepollini. Questi, nonostante numerose vicissitudini, ne sono rimasti tuttora in possesso. È da segnalare il fatto che Caprauna seguì sempre le sorti di Alto in quanto parte dello stesso feudo. Nel 1736, in seguito al trattato di Vienna, il feudo passò ai Savoia e divenne così piemontese. Durante la seconda guerra mondiale Alto è stata teatro di numerosi episodi di resistenza partigiana, tra cui la battaglia in cui trovò la morte Felice Cascione, il medico autore del popolare motivo "Fischia il vento". Il castello, costruito probabilmente su un'antica fortificazione nel 1320 dalla famiglia Cepollini investita del feudo dai Marchesi Del Carretto di Clavesana, è collocato in uno strategico punto di transito dell'importante via di comunicazione fra Albenga e la Valle Tanaro. Durante l’invasione francese del 1796 il Castello fu saccheggiato e in parte distrutto, restando in queste condizioni fino al XIX secolo, quando venne riadattato con l’abbattimento delle parti più alte dei due torrioni e la copertura a falde. Oggi, con il cadere dell’intonaco esterno, emergono i merli ghibellini sotto il cornicione del tetto. L'imponente costruzione, elegante e raffinata, con le sue linee essenziali e il corpo ingentilito da due torrioni circolari, è oggi uno dei manieri meglio conservati del territorio. La facciata sulla verdissima Val Pennavaire si caratterizza per una loggia panoramica del XV secolo (che offre un'ampia vista che spazia sino al Mar Ligure), testimonianza di una funzione di sola residenza, così come le ampie finestre e il terrazzo. Le cause dell’ampliamento sono probabilmente dovute al fatto che nel 1500, venendo meno il ruolo di fortezza che aveva avuto nei secoli precedenti, assunse la sola funzione di castello-residenza. A testimonianza dei due diversi utilizzi sono le strette feritoie sulle facciate nord-est e sulle torri, necessarie in funzione difensiva, e le ampie finestre, il terrazzo e specialmente la loggia, chiari segni di un’epoca più serena. Inserito nel circuito dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte, è visitabile nel periodo estivo.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Alto_(Italia), http://www.galmongioie.it/castelli-e-torri/visitare/castello-dei-conti-cepollini-di-alto-e-caprauna-alto-alto, https://www.piemonteexpo.it/expo/8698/castello-dei-conti-cepollini-di-alto-e-caprauna-cn/, https://www.beniculturali.it/luogo/castello-dei-conti-cepollini-di-alto-e-caprauna

Foto: la prima è presa da https://www.comune.alto.cn.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-dei-cepollini-17693-1-339d48b85f348339b3007cc601795fda, la seconda è di nomen omen su https://www.flickr.com/photos/25938067@N04/4711388950/

giovedì 17 settembre 2020

Il castello di giovedì 17 settembre


PACECO (TP) - Torre Nubia

La torre di avvistamento fu costruita nel secolo XVI e ristrutturata nel 1585 dall’architetto Camillo Camilliani che la inserì nel sistema difensivo della costa siciliana, voluto dal governo spagnolo, integrando in parte torri preesistenti. Il suo nome deriva dal luogo che la ospita, anche se questa veniva denominata con l’appellativo di torre Castro, in onore di Francesco Lemas, conte di Castro, viceré dal 1616 al 1622. In caso di pericolo i torrari dovevano suonare la brogna (conchiglia) e con fumo e fuochi, dalla terrazza eseguire segnali (fani) per avvisare le altre torri e gli abitanti dell’entroterra del pericolo imminente. Ancora oggi gli anziani siciliani ricordano il grido d’aiuto: Mamma, li turchi, con i quali si identificavano barbari e pirati. Il panorama spazia dalla torre della Colombaia di Trapani, a Nord, alla torre di Marausa, verso Sud. All’orizzonte si notano le silhouette delle tre Isole Egadi: Favignana, Levanzo e Marettimo. Fu una torre di Deputazione, scrive Camilliani nel 1584 “alla punta di Nubbia si trova una torre incomplita con una loggia adattata all’uso di tonnara”. Si tratta di una torre di tipo camilliano a base quadrata che nei secoli ha subito dei rimaneggiamenti per la trasformazione in abitazione. Probabilmente durante la II guerra mondiale, infatti, su di essa è stato realizzato in ulteriore piano. Il lato est è stato accresciuto per l’alloggio del bagno, in terrazza è sorto un torrino, mentre l’accesso è stato arricchito di una scalinata esterna in muratura. Attualmente l’altezza complessiva della costruzione è di m. 14,65 mentre quella originaria era di m 10,85. Con il recente restauro da parte della Soprintendenza alle Belle Arti di Trapani la torre di Nubia ha riacquistato il suo aspetto originario. Oggi la torre si presenta su tre livelli: al piano terra è sistemata la cisterna; il primo ed il secondo piano, costituiti da un unico ambiente, presentano delle aperture. In particolare nel soffitto del secondo piano si apre una botola che, tramite una scala metallica estensibile, conduce alla terrazza. Link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=IVOhXRnECLM (video di Valderice Web).

Fonti: http://www.turismo.trapani.it/it/1427/torre-di-nubia.html, http://www.salinenatura.it/?page_id=37, http://www.distrettosiciliaoccidentale.it/fr/node/20143, https://trapaniedintorni.altervista.org/torre-di-nubiatra-gli-specchi-delle-saline/?doing_wp_cron=1600368513.1605908870697021484375

Foto: la prima è presa da http://www.turismo.trapani.it/it/1427/torre-di-nubia.html, la seconda è di ferdonio su https://mapio.net/pic/p-23709280/

mercoledì 16 settembre 2020

Il castello di mercoledì 16 settembre




POPPI (AR) - Castello in frazione Castelluccio di Riosecco

La fortificazione è ricordata per la prima volta nel 1124, in una donazione fatta dai monaci di S. Fedele di Strumi, riguardo alcune terre poste in “Riosicco castro et in pendice”. Da circa mille anni di storia, dallo sperone roccioso di rimpetto e sulla destra dell’Arno, la torre sorveglia la valle. In totale al suo intorno, dalla terrazza sul tetto, si possono vedere: sette ettari di bosco puntellato da cipressi, il giardino terrazzato a vari livelli, uno specchio d’acqua di sorgente fresca e rivitalizzante, che scaturisce dalla roccia e che serve da piscina. Il restauro della torre è stato mirato a preservare l’edificio e al tempo stesso adeguarlo ad un uso residenziale compatibile col carattere dell’edificio medievale e quindi proteggere i suoi resti come ci sono pervenuti per le generazioni future. I criteri per la ricostruzione sono basati sull’idea di ricreare un nuovo volume all’interno del volume antico ossia un po’ arretrato, in modo da renderlo riconoscibile ripercorrendo fedelmente il perimetro del paramento murario originario. In contrasto con la severità delle strutture portanti in blocchi di pietra lasciate a vista, si è pensato di suddividere gli spazi interni con strutture leggere tessili, così mantenendo inalterate le proporzioni dell’ambiente originario. La rocca e la fortezza di Riosecco, possesso dei conti Guidi di Battifolle, dopo la sconfitta di Anghiari e la caduta del castello di Poppi, si sottomisero a Firenze nel 1440. Il governo della comunità era affidato a due priori o consiglieri, uno di Riosecco e uno di Lucciano, vi erano poi un campaio per entrambi i comunelli. oggi l'edificio è privato e non visitabile. 

Fonti: http://www.casentino.it/it/soggiorna/struttura/132.html, https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=30808

Foto: la prima è presa da http://www.casentino.it/it/soggiorna/struttura/132.html, mentre la seconda è del mio amico, e "inviato speciale" del blog, Claudio Vagaggini, scattata di recente

martedì 15 settembre 2020

Il castello di martedì 15 settembre

 


CAZZANO SANT'ANDREA (BG) - Torre medievale

Cazzano deve questo nome agli antichi nobili Cazzani, i quali avendo donato un lascito al paese ebbero tale onore. Il paese è citato lo si trova con il nome di Borgo Sant’Andrea nell’Atto di Emancipazione del Comune di Gandino del 6 luglio 1233. Cazzano, così come le terre vicine, subì devastazioni e scorribande dovute alle vicissitudini conseguenti alle lotte tra guelfi e ghibellini. Dopo il 1435, anno in cui i paesi della Valle si strinsero in Confederazione, Cazzano si staccò da Barzizza e nel 1459 il borgo si costituì in parrocchia. Il suo edificio più importante, sia a livello architettonico che storico, è senza dubbio la torre medievale. Presente anche sullo stemma comunale, venne edificata nel XIII secolo quando, durante le lotte di fazione tra guelfi e ghibellini, la famiglia dei Cazzani decise di dotare la propria abitazione di un baluardo difensivo. Posta nella parte Sud del paese, la torre permette una vista che domina su gran parte della val Gandino, spaziando fino castello dell'Agro di Casnigo, da cui era poi possibile controllare la zona che arrivava fino al castello di Cene. Questa situazione faceva sì che le fortezze fossero visivamente collegate tra loro, garantendo così un'ampia rete difensiva. Questa ipotesi è suffragata dal fatto che un tempo la torre possedeva camminamenti utilizzati dai militari come vedetta. Attualmente è di proprietà comunale e sede municipale, tanto che nella torre e nella porzione Ovest sono collocati uffici comunali, mentre l'ala Est è adibita ad uso agricolo. Alta 15 metri, presenta differenti tipi di muratura, indice del fatto che fu costruita e rimaneggiata in epoche differenti. Alla struttura principale, la più antica, nel XIV secolo fu affiancato un corpo utilizzato a fini abitativi, con l'aggiunta di un secondo nucleo (l'attuale cascina Dosso), realizzato tra il XV ed il XVI secolo, che diede alla struttura la configurazione definitiva, simile ad un palazzo fortificato. La tradizione narra che attorno ad essa vi fossero molti cunicoli sotterranei, il principale dei quali avrebbe dovuto condurre all'edificio denominato come casa Greppi, situata a fianco della parrocchiale ed un tempo probabilmente adibito a prigione. Ristrutturato in modo significativo nel corso del XVIII secolo, fu abitato dal casato dei Greppi che ebbe poi in Antonio Greppi il suo più illustre rappresentante, divenendo uno dei banchieri più affermati nella Milano asburgica. Altri link suggeriti:https://www.youtube.com/watch?v=CoToWFN8NUI&feature=emb_logo (video di PiccolaGrandeItalia.it), https://www.youtube.com/watch?time_continue=11&v=Jlto0w7aoDQ&feature=emb_logo (altro video di bergamo valseriana news)

Fonti: https://www.lecinqueterredellavalgandino.it/territorio/cazzano-s-andrea/, https://it.wikipedia.org/wiki/Cazzano_Sant%27Andrea,

Foto: entrambe di Ago76 su https://it.wikipedia.org/wiki/Cazzano_Sant%27Andrea#/media/File:CazzanoSA_torre.jpg e su https://it.wikipedia.org/wiki/Cazzano_Sant%27Andrea#/media/File:Cazzano_SAndrea_Torre_03.JPG

lunedì 14 settembre 2020

Il castello di lunedì 14 settembre



DIAMANTE (CS) - Castello in frazione Cirella

Conosciuta e frequentata dai Greci e poi dai Romani, Cirella conserva i resti della città di origine medioevale, il cui antico borgo fu distrutto dalla flotta napoleonica nel 1806. Le rovine del borgo medievale si stagliano sulla sommità di un promontorio che domina il mare e l’antistante Isola di Cirella, al centro della quale si conserva una torre di avvistamento posta a guardia delle incursioni saracene. Abbandonati all’incuria del tempo, interi colonnati di templi greci e romani sono stati completamente depredati e tanti affreschi cancellati dall’intemperie. Uno dei frammenti superstiti raffigura “La Madonna degli Angeli”, eseguita da un anonimo nel tardo Cinquecento e staccato alla fine degli anni settanta dall’ormai cadente muro per essere pazientemente restaurato a cura della Soprintendenza ed oggi esposto nella chiesa parrocchiale. Si possono ammirare ancora i resti del castello costruito dal principe Carafa nel XVIII secolo. Vi si accedeva un tempo attraverso una imponente torre d'ingresso, di forma quadrangolare, sul cui fronte è ancora visibile una apertura ad arco. La torre si innalzava su due livelli: il primo era coperto da una vistosa volta a botte, il piano superiore era invece merlato. Lateralmente ad essa si innalzava un'altra torre, oggi definita "rettangolare". All'interno di essa sono conservati i resti di diversi piani. Un livello sotterraneo doveva ospitare una cisterna o un magazzino, fatto deducibile dagli ampi fori che sorreggevano il solaio in legno. Il primo piano era, invece, a carattere residenziale e s'intravedono ancora le volte a crociera che lo ricoprivano un tempo. Il secondo livello doveva essere anch'esso merlato. Sul lato nord-est del castello è situata la "torre cilindrica". La costruzione, che doveva presentare almeno due livelli, è probabile che in età medievale ospitò una piccola cappella di culto. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=qG2D-dXYcTg (video con drone di ttproductiontv), https://www.calabriaportal.com/cirella/2866-cirella-ruderi.html (foto e video), http://www.visitcalabria.it/2020/06/i-ruderi-di-cirella-i-segni-della.html

Fonti: http://www.turiscalabria.it/website/?lang=it&categoria=/dove-andare/grotte-isole/&view_type=s&id=113&title=il-fascino-antico-dei-ruderi-di-cirella.html, https://www.comune-diamante.it/vivere-a-diamante/turismo/cosa-vedere-a-diamante/i-ruderi-di-cirella/, testo su https://www.indaginiemisteri.it/2017/06/10/il-borgo-abbandonato-di-cirella-vecchia/

Foto: la prima è presa da http://www.paesifantasma.it/Paesi/cirella.html, la seconda è presa da https://www.archeomedia.net/chiara-madalese-i-ruderi-di-cirella-in-calabria/

sabato 12 settembre 2020

Il castello di domenica 13 settembre




SAN LEO (RN) - Fortezza

Il possente masso calcareo di San Leo, trasportato nel Miocene dal Tirreno verso l´Adriatico, con le pareti perimetrali scoscese e perpendicolari al suolo, costituisce di per sé una fortezza naturale. I Romani, consapevoli di tale straordinaria attitudine, costruirono una prima fortificazione sul culmine del monte. Durante il Medioevo, la fortezza venne aspramente contesa da Bizantini, Goti, Franchi e Longobardi. Berengario II, ultimo re del regno longobardo d’Italia, venne qui stretto d’assedio da Ottone I di Sassonia, tra il 961 e il 963. In questo periodo la fortezza assunse il ruolo di Capitale d'Italia. Intorno alla metà del XI secolo, da Carpegna scesero a San Leo – allora chiamata Montefeltro – i conti di Montecopiolo; da questo importantissimo feudo, essi trassero il nome e il titolo di conti di Montefeltro. Nella seconda metà del Trecento, la fortezza venne espugnata dai Malatesta che si alternarono nel suo dominio ai Montefeltro sino alla metà del secolo successivo. Nel 1441, il giovanissimo Federico da Montefeltro fu protagonista di un’ardita scalata della Rocca. Nel frattempo, l’arte della guerra aveva conosciuto determinanti innovazioni e la fortezza con la sua struttura medioevale, composta di semplici torri quadrangolari scarpate, disposte a recinto del mastio centrale, non era più in grado di sostenere l’avvento delle armi da fuoco. Federico affidò al grande architetto e ingegnere senese Francesco di Giorgio Martini il compito di ridisegnare il mastio medievale, difeso dalle quadrangolari torri malatestiane e approntare la rocca alle nuove esigenze di guerra. La nuova forma, che ridisegnò completamente l’architettura del forte, prevedeva una risposta al fuoco secondo i canoni di una controffensiva dinamica che potesse garantire direzioni di tiri incrociati. Per questo motivo i lati della rocca erano dotati di artiglieria e le vie d’accesso, defilate dalla traiettoria del fuoco nemico, erano protette da avamposti militari. Egli escogitò la doppia cortina tesa in punta fra torrioni circolari forgiati di beccatelli, la munì del grande rivellino rivolto a sud, al di sotto del quale pose una caratteristica casamatta. La fortezza veniva a costituire così il culmine di un sistema guerresco che si estendeva a tutto il masso. Il forte di San Leo assunse così un emblematico significato tanto che il Bembo ebbe a definirle ‘’fortissimo propugnacolo e mirabile arnese di guerra’’, ammirevole punto d’incontro tra natura e arte. Nel 1502, Cesare Borgia, detto il Valentino, sostenuto da Papa Alessandro VI, riuscì ad impadronirsi della fortezza. Tuttavia, alla morte del Papa (1503), Guidobaldo da Montefeltro ritornò in possesso dei suoi domini sino al 1516, quando le truppe fiorentine capitolate da Antonio Ricasoli, spalleggiate alla corte papale da Leone X de’ Medici, penetrarono nella città e fecero capitolare la fortezza. I Della Rovere ripresero San Leo nel 1527 e la tennero sino alla devoluzione del Ducato di Urbino al dominio diretto dello Stato Pontificio nel 1631. Da quell'anno la Fortezza venne adattata a carcere, le cui anguste celle vennero ricavate dagli originari alloggi militari. Nel 1788, essendo le carceri della Fortezza di San Leo per la loro forma e situazione molto insalubri e minacciando uno di quei Baluardi imminente ruina, Giuseppe Valadier, nominato da Pio VII architetto dello Stato della Chiesa, fu incaricato di apportare all’intera struttura le necessarie migliorie. Qui vennero imprigionati patrioti risorgimentali, dei quali il più celebre fu Felice Orsini, oltre che liberi pensatori. Dal 1791, fino alla morte avvenuta il 26 Agosto 1795, vi fu rinchiuso il palermitano Giuseppe Balsamo, noto come Alessandro conte di Cagliostro, uno dei più enigmatici ed affascinanti avventurieri dell’età dei Lumi, condannato per eresia dalla Santa Inquisizione (ancora oggi all'interno del forte è possibile vedere il Pozzetto, la cella dove egli fu imprigionato). Anche dopo l’Unità d’Italia, la fortezza continuò ad assolvere la sua funzione di carcere, fino al 1906. In seguito, per otto anni, ospitò una ‘’compagnia di disciplina’’ fino al 1914. Oggi la Rocca, ripulita dalle sovrastrutture ottocentesche che ne alteravano le eleganti linee rinascimentali, è tornata al suo splendore architettonico che ne fa una delle più celebrate testimonianze di arte militare, in una cornice di storia e di arte tra le più belle d’Italia. Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale dell'Emilia-Romagna, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei. Attualmente gli ambienti della fortezza ospitano un museo d'armi (nel torrione maggiore, accessibile dall'ampia piazza d'Armi sono custoditi cannoni, alabarde, balestre e armature) e una pinacoteca.Nella rocca sono presenti due parti abbastanza distinte: il mastio, che con i suoi torricini quadrati e l'ingresso gotico è la parte più antica e l'ala residenziale, i torrioni rotondi e il muraglione a carena con beccatelli che li collega, di fattura più recente. I due torrioni, il muro di cinta e il mastio delimitano inoltre la cosiddetta piazza d'armi. Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=4g_srgspfRk (video con riprese aeree di houseofglam.it), http://www.fortezze.it/sanleo/index.html, https://www.appenninoromagnolo.it/castelli/sanleo.asp, https://www.youtube.com/watch?v=ua7Xhvrn9Lc (video di Francesco Premoli), https://www.youtube.com/watch?v=jjgY2jguUMs (video con drone di Officina Video srl), http://www.progettoserp.com/indagini-sopralluoghi/sopralluoghi/fortezza-di-san-leo-cagliostro-rimini/

Fonti: https://www.san-leo.it/monumenti-musei/centro-storico/il-forte-rinascimentale.html, http://www.comune.san-leo.rn.it/index.php?id=7671&L=2%2525252525252525252525252525252525252525252Findex, https://it.wikipedia.org/wiki/Forte_di_San_Leo, http://www.atlantide.net/amaparco/fortezzasanleo/, https://www.polomusealeemiliaromagna.beniculturali.it/musei/fortezza-di-san-leo

Foto: la prima è presa da http://www.progettoserp.com/indagini-sopralluoghi/sopralluoghi/fortezza-di-san-leo-cagliostro-rimini/, mentre la seconda è una cartolina della mia collezione. Infine, la terza, è presa da https://www.pinterest.it/pin/388787380330673595/

Il castello di sabato 12 settembre



ACCADIA (FG) - Castello

Durante l'occupazione normanna dell'Italia Meridionale, l'organizzazione sociale di Accadia era molto semplice e le dimensioni dell'abitato modeste. Fu feudo dei Conti Normanni di Loretello, poi degli angioini Adam de Bruyers e dei De Scotto, della regina Sancia e in seguito dei De Balzo–Orsini. La cittadina fu danneggiata dal terremoto del 1456 ed entrò nella leggenda durante la guerra che nel 1462 oppose Angioini e Aragonesi per la successione al Regno di Napoli. La fiera cittadina oppose una eroica resistenza alle truppe di Ferrante d’Aragona per ben 19 giorni (21 luglio – 9 agosto)prima di essere incendiata. Alla fine capitolò e il Re Ferrante ne eternò il valore nei due ultimi pannelli della porta bronzea del Maschio Angioino di Napoli, tramandando insieme due magnifiche vedute quattrocentesche di quella che egli soprannomina “URBS FORTIS”. L’atto di rinascita della cittadina venne stilato nel 1488 quando ne diventò feudatario Federico D’Aragona che ricolmò di benefici il feudo incamerato. Dal 1496, però, iniziò una girandola di feudatari e di famiglie (Brancaccio, De Stefano, Lantaro-Caracciolo) finchè nel 1675 non sopraggiunsero i Recco e ottennero per il nuovo feudo il titolo Ducale. Il Feudo passò poi ai Dentice, ultimi feudatari di Accadia. Il binomio Dentice-Accadia sopravvisse alla soppressione della feudalità (1806,sotto Giuseppe Bonaparte) e alla caduta del Regno delle Due Sicilie. Ultimo duca borbonico fu Fabrizio III(1802-1878). Nel 1861 il paese fu riaggregato all’Irpinia, da cui era passato alla Capitanata nel 1811, per poi passare definitivamente alla provincia di Foggia il 1° febbraio 1928. Solo osservando le architetture che compongono Accadia ci si rende conto di quanti secoli di storia hanno influenzato questi luoghi. Tra gli affascinanti palazzi storici e i ricordi di architetture e strutture ormai cancellate dal tempo e dai frequenti terremoti che hanno afflitto la zona, spiccano le rovine dell’antico castello, sorto nel periodo di fortificazione dell’antico borgo medioevale. Nonostante le poche tracce del castello conservate nei secoli, per lo più inglobate nelle successive abitazioni del rione Fossi, oggi abbandonato, sono sicuramente una tappa suggestiva se si vuole scoprire i tesori storici e culturali di Accadia

Fonti: https://www.comune.accadia.fg.it/index.php/informazioni-e-numeri-utili-4, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/foggia/provincia000.htm#accadia, https://it.wikipedia.org/wiki/Accadia

Foto: la prima è presa da https://www.weekendpremium.it/accadia/, la seconda è presa da https://www.turismo.it/segreti-italia/articolo/art/puglia-il-paese-abbandonato-del-rione-fossi-id-18980/