sabato 21 luglio 2018

Il castello di sabato 21 luglio



SESTA GODANO (SP) – Castello Malaspina

Per quanto riguarda il regime feudale dopo il XII secolo, la famiglia che presidiava questo territorio era quella dei Malaspina, che controllavano non soltanto i castelli della valle di Gottera, ma anche quelli dell'intera Lunigiana (da dove provenivano) e di tutta quelle parte di val di Vara che si trova alla sinistra del fiume. In questa età feudale la famiglia dei Malaspina si arroccò sulle cime delle montagne e in luoghi strategici, ove costruirono fortezze e residenze, ovvero i castelli di Godano, Chiusola, Cornice, Groppo e Rio. Anche Genova fece sentire la sua presenza sul territorio: dopo aver combattuto contro i suddetti insediamenti malaspiniani ed aver stipulato trattati con l'abbazia di Brugnato, i consoli genovesi si impegnarono a mantenere dei presidi in queste roccaforti. Intorno alla metà del 1200 un altro importante documento aumentò il legame tra questi territori e Genova: il 7 marzo 1248 il castello Marzio di Groppo sottoscriveva un atto di dedizione al Comune di Genova. Nel 1229 il borgo di Godano passò invece alle dipendenze del Comune di Pontremoli. In seguito il territorio divenne proprietà feudale della famiglia Fieschi e ancora dei Malaspina dopo il 1274. La mal gestione della famiglia malaspiniana alimentò nei secoli i contrasti con la popolazione che culminarono nel 1524 con l'uccisione del locale marchese Alessandro Malaspina nella foresta del Malconsiglio, presso Godano. Con propri statuti divenne possedimento della Repubblica di Genova che oramai estese il suo dominio a buona parte della val di Gottera, istituendo in zona la podesteria di Godano e assoggettando a quest'ultima i territori connessi di Antessio, Scogna, Orneto, Pignona, Santa Maria, Bergassana, Groppo e Rio. Nel 1797 con la dominazione francese di Napoleone Bonaparte rientrò dal 2 dicembre nel Dipartimento del Vara, con capoluogo Levanto, all'interno della Repubblica Ligure. Dal 28 aprile del 1798 con i nuovi ordinamenti francesi, il territorio rientrò nel IV cantone, capoluogo Varese Ligure, della Giurisdizione del Gromolo e del Vara e dal 1803 centro principale del VI cantone dell'Alta Vara nella Giurisdizione dell'Entella. Annesso al Primo Impero francese dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel Dipartimento degli Appennini. Nel 1815 fu inglobato nel Regno di Sardegna, secondo le decisioni del Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861. Il castello di Godano, antico possedimento degli Estensi, dal XII secolo fu residenza dei Malaspina di Mulazzo e successivamente dei Fieschi fino al 1272 quando questi ultimi lo vendettero alla repubblica genovese. Ritornato nei possedimenti della famiglia malaspiniana dal XV secolo i signori locali lo conservarono fino al 1524 quando, dopo una ribellione popolare, fu distrutto dai Godanesi nel 1525 prima della completa dedizione verso Genova. Da allora ebbe funzione di vedetta in diverse epoche. Oggi è possibile accedere all’area sommitale della rocca, costituita da una una cinta poligonale con diverse strutture interne e un’ampio spazio centrale aperto all’interno. Il sito, sottoposto a lavori iniziati nell’estate del 2014 e terminati l’anno successivo, oggi è accessibile al pubblico, anche nelle ore notturne. Altri link consigliati: http://www.liguriaheritage.it/heritage/it/liguriaFeudale/LaSpezia.do?contentId=30035&localita=2184&area=212, https://it-it.facebook.com/CastelloGodano/, https://www.youtube.com/watch?v=lvhvvTSeueg (video di Francesco Munari Reporter)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Sesta_Godano, http://www.terredilunigiana.com/valdivara/torregodano.php, https://www.gazzettadellaspezia.it/cultura/item/38639-inaugurato-il-castello-di-godano

Foto: la prima è presa dalla pagina Facebook https://www.facebook.com/CastelloGodano/, la seconda è presa da http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Menu-Utility/Immagine/index.html_651447433.html

venerdì 20 luglio 2018

Il castello di venerdì 20 luglio





FOLIGNO (PG) - Castello in frazione Popola

Vi sono diverse ipotesi sull'origine del nome: potrebbe derivare dal termine populus, pioppo in latino, oppure dalle "populare", le distruzioni apportate dai punici durante la battaglia ed il periodo successivo (essi infatti permasero per un certo periodo nella zona, non potendo proseguire nella direzione delle Marche). Probabilmente, le prime costruzioni furono erette nella pianura (vocabolo Ponticello) ma, forse in seguito ai terremoti, esse furono abbandonate. Nel 1264 venne costruito, sul colle, un castello (castrum Populi) per volere di Urbano IV, sotto il podestà folignate Angelo Cenci: esso doveva impedire la costituzione di una comunanza montana autonoma a nord di Pale, nonché fornire protezione ai confini settentrionali del Ducato di Spoleto. La plebania di Popola (sin dal X secolo) raccoglieva fedeli anche da Forcatura e Fraia, località circostanti, ma queste furono poi distaccate. Una delle vicende più dolorose che accese gli animi di vendetta e di sangue tra le miti fazioni di Popolo e Cesi fu quella del 6 maggio 1650. A mezza strada tra Cesi e Popola scorre un rigagnolo chiamato volgarmente “Rio” che segna i confini di due province Umbria e Marche, di due diocesi Foligno e Camerino e di due comuni Foligno e Serravalle del Chienti. Su questo fiume erano solite andare a lavare i panni le donne dei due paesi e il 6 maggio 1650 alcune di esse, tanto di Popola che di Cesi, imbiancavano il bucato. Ad un certo punto le donne di Cesi non potendo stendere i panni al sole per asciugarli perché i prati e le siepi erano occupate da quelli di Popola reagirono malamente affermando che Popola non aveva il diritto di lavare i panni in quel ruscello. La rissa si accese così tanto che cominciarono a volare stracci e ceffoni fino a che gli uomini del paese sentendo le urla accorsero e la rissa si ampliò così tanto che nello scontro rimasero uccisi sei uomini. Questo portò ad una tensione tale tra i due paesi che nessuno poteva più oltrepassare il suddetto confine segnato dal Rio. Per risolvere la questione intervennero quattro cardinali dei quali si ignora il nome per comporre le pace tra le due fazioni. D’accordo fu stabilito che sul posto dove avvenne la strage si erigesse un’edicola dedicata alla Madonna della Concordia avendo genuflessi ai piedi S. Feliciano protettore di Foligno e S. Venanzo di Camerino. Ancora oggi per ricordare la pace fatta fra i due paesi il 6 maggio da Popola parte una processione che dal paese arriva al Rio durante la quale si intonano le litanie dei santi. Raggiunto il “Rio” al grido “Ave Maria del mazziere” tutti si inginocchiano incominciando le litanie Lauretane mentre Cesi, fino a quando la processione di Popola non si perde di vista deve suonare a distesa le campane. Dapprima proprietà dei Trinci, signori di Foligno, sin dai tempi di Ugolino, successivamente i Barugi furono fatti marchesi di Popola nel 1780 da Pio VI: questi restaurarono la fortezza e ne potenziarono le mura. Alla fine del dominio dei Barugi, il castello passò alla Congregazione della Carità di Foligno, che lo trasformò in colonia estiva per la villeggiatura degli orfanelli. Il castello era difeso da quattro torri di cui attualmente rimane in piedi solo quella, a base pentagonale, affiancata alla porta d’ingresso mentre sui ruderi di una seconda è stato costruito il campanile della chiesa. Le mura sono a tutt’oggi ben conservate, ad eccezione di un tratto demolito sulla parte orientale. Entro di esse sorge la chiesa parrocchiale tuttora consacrata e agibile. All’interno della chiesa si può ammirare un bell’affresco del XV secolo raffigurante Gesù in croce tra S. Giuseppe e la Madonna, attorniato da quattro angeli, due dei quali raccolgono in una coppa il sangue che sgorga dalle ferite delle mani del Cristo. Secondo lo storico folignate Jacobilli, il materiale di costruzione sarebbe provenuto dai resti della città romana di Plestia, che sorgeva più ad ovest, nella piana di Colfiorito. Sulla porta del castello ancora rimane visibile lo stemma dei Barugi, mentre all'interno sono ancora presenti il palazzo che fu dimora dei Barugi, i saloni, i granai e le lavanderie. In seguito al terremoto del settembre 1997, la struttura è solo parzialmente agibile ed è vincolata come bene monumentale dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Artistici dell'Umbria. Attualmente il castello è in fase di ristrutturazione. Altri link suggeriti: http://www.cesf.pg.it/it/207/castello-di-popola, https://www.mondimedievali.net/castelli/umbria/perugia/popola.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Popola, http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-popola/ (da visitare per approfondire)

Foto: entrambe dal mio amico e "inviato speciale" Claudio Vagaggini, scattate sul posto proprio ieri 19 luglio

giovedì 19 luglio 2018

Il castello di giovedì 19 luglio



ANDRIA (BT) – Palazzo Ducale

Sull’attuale sito del Palazzo Ducale certamente in epoca remota, forse normanno-sveva, è esistito un palazzo che fu utilizzato dall’autorità civile che governava Andria. Nel 1308 Beatrice d’Angiò, contessa di Andria, trasferì la sua residenza da Napoli ad Andria sposando il Duca Bertrando Del Balzo; agli sposi fu donata la Sacra Spina della Corona di Gesù Cristo. Beatrice, venuta in Andria, donò la reliquia al Capitolo della Cattedrale e, quest’ultimo, per riconoscenza, consentì la costruzione di un tronetto con relativa tribuna che collegava il Palazzo Ducale alla Cattedrale, per consentire alla famiglia di assistere alle funzioni religiose. A metà del Cinquecento il feudo di Andria fu affidato al Duca Consalvo de Cordoba che, trovandosi in cattive acque, lo vendette al Conte di Ruvo Fabrizio Carafa. Quest’ultimo lo ristrutturò completamente ampliandolo nella dimensione planimetrica in stile tardo rinascimentale come oggi è possibile ammirarlo. Successivamente, caduti in disgrazia, i Carafa vendettero il Palazzo agli Spagnoletti-Zeuli che, nell’Ottocento lo modificarono, ristrutturarono, sopraelevarono e se lo divisero, dando alla struttura l’attuale configurazione; la parte del palazzo prospicente piazza la Corte fu venduta, mentre quella che si affaccia piazza Vaglio e piazza Catuma è rimasta agli Spagnoletti che l’abitano tutt’oggi. Da poco la porzione del Palazzo Ducale che prospetta piazza la Corte è diventata di proprietà comunale e sono iniziati i lavori di recupero per destinarlo a contenitore culturale. La voce del popolo tramanda da secoli l’esistenza di un passaggio sotterraneo che collegava il Castel del Monte con il Palazzo Ducale. La galleria doveva servire come via di fuga in caso di assedio. Nella facciata principale del Palazzo spicca l’ampio portale a pilastri su cui poggiano un balcone ed una balaustra. Il Palazzo si sviluppa in quattro piani fuori terra. Il primo, a livello stradale, era riservato essenzialmente all'accoglienza e ai relativi servizi indispensabili di cortile, scuderia, stalle e rimesse, vestiboli, chiesa pubblica. Con la emergente balconata su maestoso portale, il piano nobile presenta balconi e finestre al di là della cornice marcapiano; essi davano luce e sfogo agli appartamenti della famiglia ducale, alla vastissima sala delle feste, alla sala da biliardo, ai vari salotti, col giardino pensile a nord e la cappella privata.Tra gli ambienti a livello cortile ed il piano nobile, si estende in parte l'ammezzato, che ospitava essenzialmente scale ed altri ambienti di servizio per il detto piano nobile superiore, come le cucine, alcune dispense, la lavanderia. L'ultimo piano, con volte più basse di quello nobile, era riservato essenzialmente ad abitazione della servitù. La parte inferiore del Palazzo fino alla cornice marcapiano è realizzata in pietra locale bocciardata, oltre tale cornice è invece costruito in tufo calcarenile squadrato con riporti in pietra sparsi nei muri e soprattutto, in modo massiccio, negli angoli per una loro maggiore consistenza. L'imponente edificio termina con un notevole cornicione a peducci pensili, caratteristico degli edifici tardo-rinascimentali, come (ad "alto" esempio) quello di Palazzo Strozzi a Firenze. Il prospetto Nord-Ovest del Palazzo, a pianta trapezoidale, è la parte dove al tempo dei Carafa sullo stallone ed il supportico sporgeva verso la Catuma il giardino pensile; nella seconda metà dell'Ottocento queste strutture furono tutte abbattute per edificare, nello stile del già esistente, questo lato del Palazzo con un altro portale verso Porta Castello, e allestendo nuovi e necessari vani scala interni. Altri link suggeriti: http://www.andriarte.it/PalazzoDucale/FontiStoriche.html, http://www.andrialive.it/news/attualita/407001/e-in-coma-il-palazzo-ducale-di-andria, https://www.videoandria.com/il-palazzo-ducale-di-andria-un-enorme-scrigno-culturale-oggi-sigillato-inaccessibile-e-domani/, https://www.youtube.com/watch?v=Hlj0uEB1uBQ (video di Tele Sveva), https://www.youtube.com/watch?v=lfqLwLKx1BM (altro video di Tele Sveva)

Fonti: http://www.comune.andria.bt.it/informazioni-utili/luoghi-di-interesse/palazzo-ducale/,

http://www.pugliaimperiale.com/turismo/wheretogo/beniculturali/content.asp?art=142&lang=IT, http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/rete_interadriatica/beni/palazzo-comunale, http://www.andriarte.it/PalazzoDucale/PalazzoDucale-index.html

mercoledì 18 luglio 2018

Il castello di mercoledì 18 luglio







TORRICELLA PELIGNA (CH) - Palazzo baronale in frazione Fallascoso

In frazione Fallascoso spicca, alla sommità del colle su cui si snoda l’abitato, questo palazzo a blocco, un tempo fortificato con garitte angolari di cui si vedono ancora oggi le tracce. Appartenuto anche alla famiglia Croce, probabilmente venne edificato sui resti del preesistente castello. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=VnW6n-G7tIw (video di Alessandro Del Monaco).

Fonti: http://www.sangroaventino.it/immagini/news/Palazzo%20Fallascoso.pdf, http://www.sangroaventinoturismo.it/scheda-localita/47-torricella-peligna/28

Foto: la prima è di armyst su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/343215/view, la seconda è presa da http://www.sangroaventino.it/sezioni/-Torricella%20Peligna/pagine.asp?idn=2151

martedì 17 luglio 2018

Il castello di martedì 17 luglio




COLLE SAN MAGNO (FR) - Castello

Colle San Magno, il cui nome si riferisce a Magno di Anagni, santo e martire della chiesa, cui si attribuisce la diffusione del Cristianesimo del Lazio meridionale, fu fondato nell'XI secolo da un gruppo di abitanti di "Castrum Coeli", castello costruito sul Monte Asprano, costretti dal clima particolarmente rigido e dalla mancanza d'acqua ad abbandonare quel sito e ad insediarsi su di un colle poco lontano. Possedimento dei Marchesi D'Avalos, nel XVI secolo venne acquistata dal duca Giacomo Boncompagni, entrando così a far parte del ducato di Sora, finché nel 1796 rientrò nel Regno di Napoli per volontà di Ferdinando I delle Due Sicilie. Il piccolo borgo di Colle San Magno si presenta oggi con le imponenti mura e le torri volute dai signori di Aquino. Delle massicce porte, poste a difesa del centro dalle incursioni nemiche, rimangono solo alcuni blocchi di pietra pertinenti gli stipiti. Il centro storico si sviluppa intorno alla torre dell’antico palazzo, edificata intorno al 1200-1300 e ristrutturata dopo il terremoto del 1984. Nel 2012 ha subito lavori di recupero e riqualificazione per riportare la struttura agli antichi splendori. Altri link: https://www.youtube.com/watch?time_continue=32&v=6fOloE4-AHc (video di Soc. Cooperativa Tiravento), https://www.youtube.com/watch?v=hip5ENd_bz8 (video di Pagine Belle di Comunicando Leader)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Colle_San_Magno#Storia, https://www.visitcollesanmagno.it/localita-torre-medievale (visitatelo per sentire la narrazione vocale della storia del castello), http://www.cmvalledelliri.gov.it/i-comuni/113-colle-san-magno.html

Foto: entrambe prese da https://www.visitcollesanmagno.it/localita-torre-medievale

lunedì 16 luglio 2018

Il castello di lunedì16 luglio



DESENZANO DEL GARDA (BS) - Castello

Il castello è l'edificio che caratterizza l'aspetto della città di Desenzano, sia che la si visiti arrivando dall'entroterra, sia che la si guardi dal porto o dal lago. L'edificio che domina la città, sorto forse su un castrum romano a difesa delle invasioni barbariche, fu ricostruito in epoca comunale e rafforzato nel XV secolo, quando racchiudeva 120 case ed una chiesa dedicata a S. Ambrogio. Intorno al 1030 l'imperatore Enrico II assegnò la contea di Desenzano e con essa il castello al conte rurale Bosone I. Per secoli il borgo del castello fu abitato da cittadini pronti ad accogliere, in caso di pericolo, coloro che abitavano fuori le mura di esso. Il pericolo costituito dalle invasioni barbariche, in particolare degli Ungari cessarono intorno al X secolo, e via via che il tempo passava il castello perse la sua funzione di rifugio, continuando ad essere abitato da famiglie. Alla fine del Quattrocento il castello fu ampliato nella parte sud per ospitare una guarnigione militare, continuando però ad essere principalmente un rifugio per la popolazione. Una volta persa questa sua funzione venne abbandonata la cura delle mura che si degradarono sempre di più. La pianta del castello è quella di un rettangolo irregolare, con la torre-mastio che si innalza all'ingresso, sul lato nord, a protezione del ponte levatoio, di cui si conservano le feritoie per le catene. Dell'antico maniero rimangono alcuni tratti di cortine murarie con merli sgretolati fra le quattro torri angolari mozze, ad eccezione di quella sullo spigolo a nord-est che, fino al 1940, funzionò come specola. Alla fine dell'800 fu trasformato in caserma (nella quale trovarono posto alpini e bersaglieri), in funzione fino al 1943. Nel 1969 divenne di proprietà comunale. Il recupero delle mura ha permesso la visita del camminamento di ronda e la salita al mastio d'ingresso, dal quale si gode di uno dei più bei panorami sul lago di Garda. Negli ex alloggi degli ufficiali sono state ricavate sale per mostre e convegni. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=F682v727Aak (video di Daria Klich), https://www.youtube.com/watch?v=sQgjvIzAu5g (video di barzedi2b), https://www.youtube.com/watch?v=yG_RA0O9JqQ (video di Gardanotizie).

Fonti: http://comune.desenzano.brescia.it/italian/castello.php?iExpand1=51, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Desenzano, http://www.tuttogarda.it/desenzano/desenzano_castelli.htm

Foto: la prima è di Massimo Telò su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Desenzano#/media/File:Desenzano-Castello.JPG, la seconda è presa da http://www.bresciaoggi.it/territori/garda/desenzano/dalle-mura-del-castello-ripartono-i-lavori-pubblici-1.6320229

domenica 15 luglio 2018

Il castello di domenica 15 luglio




AUGUSTA (SR) – Castello Svevo

La storia di questo castello è lunga e ripercorre buona parte di quella della città augustana. Edificio simbolo della città, è un imponente fortezza normanno-sveva del XIII secolo, che si erge con tutta la sua mole sull'estremità nord dell'isola di Augusta. La realizzazione della fortificazione medioevale probabilmente iniziò nel 1232, e sarebbe stata costruita su una preesistente torre di avvistamento di età normanna (molto probabilmente simile ai “Dongioni” posti nelle città di Motta Santa Anastasia, Paternò e Adrano in Provincia di Catania). La costruzione del castello, sulla piccola penisola denominata "Terra vecchia", fu voluta dall'imperatore Federico II di Svevia e affidata a Riccardo da Lentini. Secondo una leggenda locale, Federico II di Svevia sbarcò presso Augusta dopo un naufragio. Vista la bellezza “incontaminata” della “Rada di Augusta” (allora non vi erano raffinerie), l’Imperatore decise di costruirvi una residenza, difesa da una maestosa fortezza anche se molto probabilmente l’imperatore aveva esigenze di tipo strategico – militari. I lavori terminano nel 1242. A testimonianza vi è una epigrafe nel Castello che recita:
"Augustam Dìvus Augustus
condidit urbem. Et tulit ut
tìtulo sit Veneranda suo"
La costruzione del castello si inquadrava in un progetto che mirava a rendere il territorio controllato militarmente. Il castello svevo di Augusta, unendosi alle fortezze di Catania e Siracusa, estendeva il dominio e un controllo capillare su un più vasto territorio. Dopo la sua completa edificazione, Federico II soggiornò molte volte presso questo castello (contemporaneo al Castello Maniace di Siracusa, altra fortezza voluta dall’Imperatore Svevo) assistendo alla costruzione della città che chiamò Augusta. Dopo la sua morte (avvenuta a Lucera presso Foggia nel 1250), la fortezza venne rilevata dagli Angioini ed affidata al sanguinario Guglielmo di Estendard, che qui fece giustiziare molti oppositori. Durante la rivolta dei “Vespri Siciliani” (1282) gli augustani riuscirono ad entrare dentro il castello saccheggiandolo, fino a quando non passò a Pietro d’Aragona. Dopo pochi anni il castello passò nuovamente in mano dei francesi ad opera del condottiero Rinaldo Del Balzo, ma l’intervento di Ruggero di Lauria e di Giacomo d’Aragona. Dopo altre vicende storiche in cui il castello divenne teatro delle battaglie di Blasco d’Aragona contro gli Angioini (che volevano riconquistare Augusta), della segregazione di Maria d’Aragona (qui tenuta segreta ad Artale Alagona), e di varie battaglie contro i Saraceni che si protrassero per quasi due secoli. Il castello tra il 1326 e il 1567 divenne la sede della “Contea di Agosta” (nome con cui veniva chiamata in quel periodo Augusta, che comprendeva le attuali zone di Melilli, Villasmundo, Priolo, Sortino e Ferla) che vide i Conti Moncada protagonisti fino al 1565 quando la vendettero ai Conti Staiti di Brancaleone, che divennero i nuovi “Conti di Augusta” fino al 1567 quando la contea venne soppressa. L’ex Contea di Agosta passò sotto il demanio vicereale spagnolo i cui maggiori esponenti (i Vicerè di Sicilia) man mano si interessarono alla fortificazione della città augustana di cui il castello era la principale fortezza militare contro le scorrerie saracene che interessarono le coste siciliane. Il castello venne fortificato con ben quattro bastioni angolari posti ai vertici del castello (noti rispettivamente come “Bastioni Vigliena”, “San Giacomo”, “San Bartolomeo” e “San Filippo”) divenendo una vera e propria fortezza militare di prim’ordine nell’intera “Val di Noto”. Dopo lunghissime lotte tra francesi e spagnoli e un’ultima incursione saracena (in cui sarebbe avvenuto il cosiddetto “Miracolo di San Domenico”), il castello ne uscì danneggiato e semi distrutto; ma una colossale colletta popolare proposta dal Vicerè di Sicilia Francesco Benavides IV Conte di Santo Stefano (colui che fece erigere i bastioni posti a ridosso dell’ingresso di Augusta nonché le monumentali porte di ingresso alla città tra le quali l’attuale “Porta Spagnola”) fece in modo che il castello venisse restaurato. La gente di ogni ceto donò circa 30000 scudi affinché la loro fortezza potesse essere restaurata; quasi sicuramente al restauro partecipò anche l’architetto olandese Carlos de Grunenberg (colui che progettò le fortificazioni di Augusta). Nel 1693 il castello venne gravemente danneggiato nel terremoto del 1693; a causa di questo sisma scoppiò una polveriera situata all’interno dell’antica fortezza che uccise tutti gli augustani che si erano rifugiati all’interno del castello per sfuggire alla furia distruttrice del terremoto. Dopo un primo restauro nel 700, il castello divenne sede di una fortezza militare in epoca borbonica che ospitava un importante carcere in cui venivano rinchiusi malviventi oltre che oppositori del regime borbonico. Dopo l’Unità d’Italia divenne per un breve periodo osservatorio solare, poi di nuovo carcere fino al 1978 stravolgendone alcuni elementi architettonici originari (il Carcere di Augusta poi venne trasferito presso l’odierna sede collocata in Contrada Piano Ippolito tra Augusta e Brucoli sulla S.P. 1). Il castello ha pianta quadrata (leggero allungamento su uno dei lati) con corte centrale, tre ali edilizie, torri angolari all'incirca quadrate (quella di nord-est è scomparsa o non è mai stata costruita); due torri rettangolari mediane sui lati est ed ovest; torre mediana pentagonale sul lato sud (in origine, in base alle ultime ricerche, si trattava di un mastio ottagonale); opere bastionate avanzate. L'aspetto originario del castello di Augusta, circondato e protetto dalle imponenti opere bastionate di XVI e XVII secolo, appare fortemente alterato dalle numerose e profonde trasformazioni e modifiche subite all'esterno ed all'interno dal complesso nel corso dei secoli, fino alla recente utilizzazione carceraria cui si deve la sovraelevazione e la copertura complessiva delle ali edilizie con grandi spioventi di tegole. Il nucleo svevo del castello è costituito da un quadrato murario di 62 metri di lato (spessore delle murature 2,60 metri e con fodero di conci in pietra arenaria giuggiulena) con un vasto cortile interno lungo il quale si disponevano tré ali edilizie parallele alle mura perimetrali per tutta la loro lunghezza sui lati nord, est ed ovest. Tre torri angolari a pianta prossima al quadrato si ergono a nord-ovest, sud-ovest e sud-est: la torre di sud-ovest è stata inglobata e chiusa dalle modifiche dovute alla utilizzazione carceraria del complesso; quella di nord-est, in origine senza dubbio esistente (Alberti 1997, p. 38), è andata distrutta. Due torri di cortina rettangolari aggettano a metà dei lati ovest ed est. A metà del lato sud, a difesa dell'ingresso al castello, si erge un torrione attualmente a pianta pentagonale (lato centrale 5,70 metri; lati minori 4,60 metri; lati mediani 5 metri; larghezza complessiva 12,30 metri): si imposta su base a scarpa (fortemente interrata) e presenta un bellissimo paramento bugnato. Secondo le ultime ricerche (Alberti 1997, p. 39) il torrione era in origine un mastio ottagonale costruito quindi a cavallo del muro di cinta sul lato meridionale del castello; la sua attuale altezza è quasi certamente di molto inferiore a quella originaria e si deve, probabilmente, ad un intervento di cimatura cinquecentesco. La costruzione del torrione è invece senza dubbio coeva a quella del castello. Un'altra torre mediana, rettangolare, doveva ergersi sulla cortina settentrionale, in corrispondenza del torrione poligonale (Alberti 1997, p. 48). Dall'ingresso, che si apre a ovest del torrione, si accede all'ampio cortile intemo di perimetro rettangolare (26 metri a nord e sud, 32 metri a ovest ed est), fiancheggiato lungo i lati est, nord e ovest da un portico a arcature ogivali, pilastri e volte a crociera costolonate. Il portico era aperto fino alla metà del '600; attualmente risulta completamente libera solo la nave del lato ovest che presenta nove campate scompartite da archi acuti e caratterizzate da costoloni ad angolo abbattuto: archi e costoloni scaricano sulle mura perimetrali a mezzo di capitelli a goccia con abaco a profilo di semiottagono. La data di costruzione di questo portico non è del tutto certa: potrebbe essere coevo all'impianto originario ma anche, come ha ipotizzato L. Dufour (1989, p. 30), successivo di qualche decennio, risalendo quindi ad età angioina o al '300. Sopra il portico incombono attualmente i piani delle celle che risalgono all'adattamento a penitenziario del 1890 e le coperture a spiovente, di recente restaurate. E' però estremamente probabile, per non dire certo, che un piano superiore fosse previsto fin dal progetto originario. Dufour ipotizza che esso esistesse almeno fin dal XIV secolo, quando è attestata l'utilizzazione residenziale del castello (soggiorno coatto della regina Maria). Giuseppe Agnello (1935, p. 187) aveva ipotizzato l'esistenza di un piano superiore medievale ed il suo abbattimento in epoca spagnola, per adeguare il castello alle nuove esigenze dettate dall'uso delle artiglierie. Nell'ala edilizia occidentale, al piano terreno, si può in parte ammirare la configurazione interna originaria dell'edificio svevo: si tratta di una lunga navata, suddivisa in sette crociere a base quadrata di 7,40 metri di lato, compartite da grossi archi ogivali alla cui imposta è una cornice bianca a profilo di semiottangolo da cui si dipartono anche i robusti costoloni ad angoli abbattuti delle volte. L'edificio, fortemente modificato nel passato, è stato ulteriormente manomesso per l'utilizzazione carceraria. Le strutture principali del castrum svevo permangono però quasi integre, pur fra le modifiche e superfetazioni; sopravvivono inoltre, pur se danneggiate e mutile, gran parte delle strutture di fortificazione successive. I locali accessibili del complesso, in consegna alla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa che ha già realizzato alcuni lavori di restauro, sono occasionalmente visitabili e utilizzati per conferenze e manifestazioni culturali. Il rivellino è attualmente occupato dal Commissariato della Polizia di Stato. Passato al demanio, il castello è stato affidato alla sovrintendenza dei beni culturali di Siracusa. Dopo un breve periodo di apertura al pubblico, questo Castello è stato posto sotto sequestro dai Carabinieri del nucleo patrimonio storico di Siracusa facendo partire una serie di indagini verso le alte cariche della Regione Siciliana, colpevole di aver omesso volontariamente l’inizio di vari interventi di restauro nei confronti del castello che presenta alcune aree pericolanti e a rischio crollo. Dopo ciò si auspica un necessario e urgente intervento di restauri affinché, come detto prima, il Castello Svevo di Augusta venga completamente restaurato, riqualificato e aperto al turismo (dovrebbe ospitare la sede del Museo del Mediterraneo Moderno di Augusta a restauri ultimati che, oltre a consolidare il castello, dovrebbero riportarlo com’era in origine eliminando alcuni stravolgimenti che si sono ottenuti convertendo la fortezza medievale in casa di reclusione). Non visitabile al pubblico, negli ultimi anni, per pericolo di crolli, con un eventuale restauro di tutto il complesso, esso potrebbe sicuramente diventare la più importante attrazione turistica per la città di Augusta magari ospitando anche vari tipi di eventi. In passato il castello ospitava anche il cosiddetto “Museo della Piazzaforte” in cui erano esposti cimeli risalenti alle due guerre mondiali (ritrovati presso il territorio augustano) oggi posto in un’ala del Municipio della città augustana. Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=1yhOFHEa9FQ (video di Sulidarte), https://www.youtube.com/watch?v=sAMJSQdvKKo (video di Augustaonline.it), https://www.youtube.com/watch?v=hWcqlOgObPY (video di PartecipAgire), http://www.antoniorandazzo.it/monumenti%20medievali/files/castello-svevo-augusta.pdf

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_svevo_(Augusta), https://www.icastelli.it/it/sicilia/siracusa/augusta/castello-di-augusta, http://sudestsicilia.altervista.org/augusta-castello-svevo/

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da http://sudestsicilia.altervista.org/augusta-castello-svevo/, la terza è presa da http://www.artemagazine.it/istituzioni/item/443-sequestrato-il-castello-svevo-di-augusta-pericoloso-per-l-incolumita-pubblica