martedì 21 gennaio 2020

Il castello di martedì 21 gennaio




GAIOLE IN CHIANTI (SI) - Castello di Tornano

Per più di 1000 anni le mura di questo castello hanno silenziosamente assistito ad intrighi, lotte, complotti. La prima citazione della “curtem” di Tornano risale al Luglio del 790, il 17° del Regno di Carlo Magno in Italia. Pare infatti che Tornano fosse stata donata da 3 fratelli Longobardi di nome Atroald, Adonald e Adopald al monastero di S. Bartolomeo a Ripoli (Firenze), fondato dal loro stesso bisavolo Adonald. Il 23 Gennaio 1167 l’imperatore Federico Barbarossa con un decreto custodito nell’archivio di Brolio, spossessò Warnellottus (Guarnellotto) da Tornano dei propri diritti sui Castelli di Tornano e Campi “pro gravibus malefici que contra nostram coronam commisit” (Guarnellotto si era reso reo di avere catturato un messo imperiale), concedendoli al suo generale Ranieri di Berelingero. Ma, per tanti motivi, la volontà del Barbarossa rimase lettera morta ed il riottoso (e ribelle) Guarnellotto continuò ad esercitare il suo potere su tutta la valle (dal Castello di Meleto) del torrente Massellone fino alla sua morte. Era rinomata la ferocia di Guarnellotto che, proprietario di due siti strategici quali Tornano e Campi sorvegliava una delle strade di maggior transito e taglieggiava con brutale regolarità chi ci passava. Essendo un castello "di frontiera", Tornano passò spesso di mano appartendo ora a Firenze ed ora a Siena. Nel 1229, dopo un lungo assedio, le armate senesi espugnarono il maniero ma solo sei anni dopo ne perdettero definitivamente la sovranità. Nel 1400 Tornano fu fortificato in modo eccellente dai Ricasoli Firidolfi. Dentro le mura del castello di Tornano c’era un’antica cappella che diventò parrocchia annessa alla Pieve di S. Marcellino. In un censimento dell’anno 1427, la Parrocchia di San Quirico a Tornano, contava 32 abitanti divisi in 5 “fuochi” o famiglie. Durante le due cruente invasioni Aragonesi del 1453 e del 1477, che causarono la distruzione o il danneggiamento dei maggiori castelli nella zona del Chianti (compreso il possente Brolio), Tornano, fedele alla sua tradizione di luogo inaccessibile, resse bene l’urto e non fu mai preso. Non ci fu invece niente da fare nel 1530 quando le truppe imperiali lo espugnarono. Oggi, scomparse gran parte delle mura e altri edifici, è il cassero, in pietra con la particolare forma trapezoidale, a dominare il poggio di Tornano. Il Castello di Tornano dagli anni '70 del XX secolo appartiene alla famiglia Selvolini di Firenze che ne ha sapientemente rilanciata l'immagine attraverso una bellissima struttura ricettiva, fiore all'occhiello di tutto il Chianti e non solo. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=6b3q-ZzvZfs (video di Leonardo Lovari), https://www.matrimonio.com/castelli-matrimoni/castello-di-tornano--e20329/videos/162977 (video aereo), https://www.youtube.com/watch?v=KWhOOiJrIK4 (video di Escapiohotels), https://www.youtube.com/watch?v=ZkMuhheSXog (video di Giovanni Raiola)

Fonti: https://castelloditornano.com, http://www.fortezze.it/castello_tornano_it.html, https://www.castellitoscani.com/italian/tornano.htm

Foto: la prima è presa da https://www.icastelli.net/it/castello-di-tornano, la seconda è presa da https://www.agriturismi.it/it/toscana/gaiole_in_chianti/agriturismo_castello_di_tornano.html

lunedì 20 gennaio 2020

Il castello di lunedì 20 gennaio




GAIOLE IN CHIANTI (SI) - Castello di Cacchiano

Si trova nell'omonima località tra i centri di San Regolo e Monti. Il castello venne edificato nel corso del X secolo dalla famiglia fiorentina dei Ricasoli su un'area collinare dove furono rinvenuti vari reperti archeologici di epoca romana. Il complesso architettonico divenne una struttura militare strategica con funzioni difensive nell'area di confine tra il territorio fiorentino in cui rientrava e quello senese, per poi essere trasformato in fattoria fortificata nel corso della seconda metà del Cinquecento a seguito della definitiva caduta della Repubblica di Siena e la sua definitiva annessione al Granducato di Toscana; il castello nel 1452 subì un assedio e nel 1478 venne gravemente danneggiato dagli Aragonesi. A seguito della dismissione della struttura militare, il complesso subì modifiche architettoniche che ne hanno trasformato definitivamente l'aspetto, mentre a fianco del palazzo padronale venne edificata una cappella gentilizia. Dell'originaria struttura medievale resta il fronte sud-orientale e la parte nord-orientale del complesso architettonico attuale, che si articola a forma triangolare con torri angolari e strutture murarie in pietra che rivestono esternamente i corpi di fabbrica laterali che a loro volta racchiudono il cortile interno. Sul corpo di fabbrica sud-occidentale dell'originaria struttura medievale è stato in seguito realizzato il palazzo padronale a pianta rettangolare, al centro del quale si eleva una torretta di avvistamento a sezione quadrata; all'angolo sud-orientale del palazzo è parzialmente addossato l'angolo della cappella gentilizia. Davanti alla facciata principale del palazzo padronale si apre un ampio cortile rettangolare dove si trova un pozzo-cisterna che originariamente raccoglieva l'acqua piovana per l'approvvigionamento idrico del complesso architettonico; il lato nord-occidentale e quello sud-orientale del cortile sono delimitati da altri edifici con strutture murarie in pietra. Oggi il Castello è proprietà della famiglia Ricasoli-Firidolfi, discendenti tra l’altro, del Barone Bettino Ricasoli, quadrisavolo dell'attuale proprietario, soprannominato il "Barone di Ferro" che nel XIX secolo apportò grandi innovazioni alla vitivinicoltura toscana e codificatore dell'assemblaggio del vino Chianti. In continuità con la secolare vocazione che contraddistingue la famiglia e il territorio, il castello è oggi sede di una nota azienda agricola, produttrice di una vasta gamma di prodotti, tutti di altissima qualità. Altro fiore all’occhiello della tenuta è la produzione di olio extra vergine di oliva D.O.P. Chianti Classico ottenuto dai 30 ettari di oliveti, alcuni secolari, altri decennali. Nella parte seicentesca del castello è stata ricavata un’area destinata alla vendita diretta dei prodotti dell’azienda, mentre nell’adiacente locale si trova l’enoteca dove vengono organizzate degustazioni e light lunch. Altri link per approfondire: http://www.castellodicacchiano.it/index.php, http://www.fortezze.it/castello_cacchiano_it.html, https://www.youtube.com/watch?v=IDvcL5Vqb3E (video di Pablo Bisquera)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Cacchiano, https://www.histouring.com/strutture/castello-di-cacchiano/

Foto: la prima è di Andrea Pagliantini su https://andreapagliantini.com/castello-cacchiano-2/, la seconda è di Federico Minghi su https://www.federicominghi.it/castello-di-cacchiano-la-storia-nel-cuore-del-chianti/

giovedì 16 gennaio 2020

Il castello di giovedì 16 gennaio




CASTRIGNANO DEL CAPO (LE) - Torre di Salignano

Piccola frazione del Capo di Leuca posta a 500 metri dal capoluogo comunale in direzione est, Salignano fu nel Medioevo un importante centro culturale, più dello stesso Castrignano. La Torre di difesa, costruita nel 1550 in carparo locale, come deducibile da un'iscrizione sull'architrave della porta d'ingresso, sorge in piazza Vicenza, nel nucleo antico del paese. Secondo le testimonianze e i documenti di fine Ottocento, la torre di Salignano sarebbe coeva e gemella della distrutta torre di Cocumola. Essa si colloca su un fronte secondario di difesa, non a diretto contatto con la costa, ma ad una distanza tale da poter essere messa in comunicazione con le torri del litorale di Leuca, come la torre dell'Omo Morto. La fortificazione, costruita per difesa dalle incursioni dei pirati provenienti dal mare, ha una pianta circolare. Ha uno sviluppo troncoconico, con un basamento scarpato che raggiunge quasi metà dell’altezza dell’intera costruzione. Alta quindici metri e larga venti, è dotata di dieci piombatoi e di cinque cannoniere. Da poco ristrutturata, viene utilizzata per iniziative culturali. All’interno della torre, è possibile accedere al piano superiore tramite una strettissima scala a chiocciola. Da qui è possibile arrivare fin su in cima, da dove ammirare buona parte dell’estremità del capo di Leuca, visuale in parte ostruita dalla costruzione di alti edifici. La forma e la dimensione della scalinata era strategica: poteva passare una sola persona alla volta, la quale sarebbe salita a fatica date le esigue dimensioni degli scalini. Questo espediente avrebbe garantito una maggior difesa da parte del personale di guardia barricato all’interno della torre che avrebbe così fronteggiato un solo uomo alla volta. Lo spazio ridotto non consentiva inoltre al nemico di poter sguainare la spada o manovrarla correttamente. Al soldato che avrebbe atteso gli invasori in cima alla scala sarebbe stato sufficiente spingere giù il primo arrivato per creare un simpatico effetto domino. Tradizione o leggenda vuole che dalla torre si gettasse olio bollente al fine di recare anche del danno fisico ad eventuali invasori. Questo è vero in parte in quanto l’olio era piuttosto costoso, anche in una terra in cui veniva prodotto in quantità industriale per essere poi esportato in tutto in mondo partendo dal porto di Gallipoli, dove veniva battuto il prezzo alla borsa dell’olio prima di essere messo in commercio. Quando l’olio era disponibile spesso non veniva riscaldato eccessivamente, ma giusto quanta basta per renderlo più fluido e ostacolare i movimenti degli ostili che avrebbero così faticato maggiormente per espugnare la difesa avversaria. Oltre all’olio si poteva gettare anche acqua bollente, pece e addirittura sabbia riscaldata. Quest’ultima,una volta penetrata negli indumenti e nell’armatura del malcapitato, gli avrebbe reso il resto della battaglia particolarmente fastidioso. Per avere un termine di paragone del disagio procurato basta provare a camminare con un pò di sabbia nelle scarpe. L’esperienza non sarà decisamente piacevole. Altri link per approfondire: https://www.salentoacolory.it/salignano-la-torre-contro-i-turchi/, https://www.youtube.com/watch?v=GCheau8V78c (video di Città aperte in rete)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Salignano, http://www.salogentis.it/2012/04/04/la-torre-saracena-di-salignano/, http://itinerari.galcapodileuca.it/index.php?module=content&object=395

Foto: entrambe sono prese da http://itinerari.galcapodileuca.it/index.php?module=content&object=395

mercoledì 15 gennaio 2020

Il castello di mercoledì 15 gennaio




RIPATRANSONE (AP) - Cinta muraria

Le fortificazioni della città, sorta dall'unione di quattro castelli, furono ultimate al massimo nel 1198, ma la tradizione ritiene che le prime opere difensive fossero già costruite nell'anno 822, per volere del fondatore eponimo conte Trasone. La data è verosimile se si considera che, di lì a pochi anni, la nuova città fu già chiamata a difendere sé stessa e il Piceno dai Saraceni. La cinta acquistò uno sviluppo notevole con la crescita di importanza strategica della città, e con la costruzione (XV-XVI secolo) di un complesso a protezione delle risorse idriche del paese, detto Complesso delle Fonti, con una corte e le due porte Cuprense e San Domenico. L'opera difensiva fu poi oggetto di un importante restauro negli anni '40 del XV secolo, a causa delle guerre contro lo Sforza. Un altro rafforzamento si ebbe oltre un secolo dopo, sotto il pontificato di Sisto V. Ne risulta una delle cinte murarie più ricche e articolate delle Marche: nell'Ottocento si stimò che la lunghezza del perimetro raggiungesse i 2.418 metri. Nonostante l'alterna prevalenza delle fazioni guelfe e ghibelline, come molte altre città Ripa adottò i merli a coda di rondine. Numerosi frammenti di muro e interi torrioni si rinvengono tutt'intorno al paese. Delle quattro porte principali, tre (Porta di Monte Antico, Porta d'Agello e Porta San Domenico) sono perfettamente conservate. Porta di Capodimonte (detta popolarmente del Macello) è invece venuta meno, con un tratto della cortina ovest-nord ovest, nei lavori di costruzione della variante alla SP 23 Cuprense. Porta di Monte Antico, la più nota per essere tuttora situata lungo la principale via d'accesso alla città, è a pianta quadrata, con arco a sesto acuto di probabile origine trecentesca. Dai documenti (in specie una pianta della città di anonimo del XVII secolo) risulta essere stata provvista di antemurale difensivo, come, del resto, la scomparsa Porta di Capodimonte. Alle porte principali si aggiunge la nota Porta Cuprense, così chiamata perché aperta sul lato della collina rivolto al mare, e dunque all'imbocco dell'antica via per Cupra Marittima. Essa forma, con Porta San Domenico (di accesso al quartiere di Roflano), il Complesso delle Fonti: un raddoppio della cinta sul lato "debole" del paese, la cui cortina e i cui torrioni sono conservati per buona parte. Due torrioni sorvegliano ancora il Colle San Nicolò, uniti da un lungo tratto di muro che si interrompe poco prima di Porta di Monte Antico per far posto alla strada provinciale. Essi appaiono inoltre collegati, sempre tramite frammenti di muro, a un'ulteriore struttura in viale Cellini. Altri due torrioni sono poi individuabili nel quartiere di Agello, con l'omonima porta. Il complesso delle Fonti risale al XV-XVI. Dopo la battaglia contro Francesco Sforza le mura e i torrioni erano ormai cadenti. Per intercessione del ripano Francesco Lunerti, l’allora pontefice con apposita bolla del 4 marzo 1445 concesse l’esenzione dalle tasse. Con tali aiuti si iniziò la ricostruzione delle mura con maestranze giunte dall’Umbria. Sopravvenne però un'epidemia di colera ed i "Muratores" tornarono in Umbria. Cessata l'epidemia, altri aiuti furono inviati da Giosia d'Acquaviva, Duca d'Atri, che aveva legami di sangue e di affetto con la città di Ripatransone. I torrioni e le mura furono definitivamente ricostruiti nel 1447. Facendo parte del bene in oggetto un tratto della seconda linea difensiva, si può supporre che esso sia stato edificato ex novo in tale periodo di ricostruzione delle antiche mura. Nella piantina di Ripatransone del 1598 è definito "Fonte nuova", quindi è presumibile la sua non remota costituzione. (n.d.c.) Il bene fu restaurato negli anni 1990 – 1995. I lavori riguardarono il consolidamento delle strutture murarie e la sostituzione di parte della pavimentazione. Dopo un primo restauro, a monte della corte della vecchia città è stato allestito il Teatro delle Fonti: l’ampia gradinata semicircolare e la piazza sottostante costituiscono la cornice architettonica di quello che è oggi uno dei teatri all’aperto più suggestivi del territorio. In estate il teatro ospita concerti rock, jazz, pop e spettacoli d’opera, con un ricco calendario che si rinnova di anno in anno. Altri link: http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/07_castelli/05_ascoli/00021/index.htm (ricco di foto), https://www.youtube.com/watch?v=r3XbnqCDKbY (video di peppopb)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Ripatransone, http://www.iluoghidelsilenzio.it/fortificazione-le-fonti-ripatransone-ap/

Foto: la prima è di William Tallevi su http://www.themarcheexperience.com/2015/06/ripatransone-ap-citta-ricca-di-storia.html, la seconda è presa da http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/07_castelli/05_ascoli/00021/index.htm

martedì 14 gennaio 2020

Il castello di martedì 14 gennaio



SANTHIA' (VC) - Castello in frazione Vettignè

E' un antico edificio di origine medievale del Vercellese. A partire dagli anni sessanta del Novecento il castello, a seguito dello spopolamento della frazione Vettignè, versa in uno stato abbandono pressoché totale. Il toponimo Vettignè deriva dal Vectigal che era il dazio che si pagava per ottenere il diritto di passaggio dal borgo, che all'epoca era il crocevia tra la Via Svizzera e la Via Francigena, detta anche Via Francesca. Il castello fu a lungo di proprietà della nobile famiglia dei Vialardi di Verrone, poi dei Dal Pozzo e passò al ramo Savoia-Aosta in seguito al matrimonio di Maria Vittoria Carlotta, l'ultima erede dei principi della Cisterna, con il principe Amedeo, duca di Aosta e re di Spagna. Nello stesso periodo l’ala est fu ristrutturata con la realizzazione di un palazzo su tre piani per ospitare gli appartamenti reali. Per questo motivo Vettignè fu spesso luogo di soggiorno dei tre figli di Amedeo di Savoia. Il castello fu venduto dalla famiglia Savoia a privati alla fine della Seconda guerra mondiale. Il nucleo castellato fu edificato, forse su una struttura più antica, nel XV secolo. È interamente circondato da merli a coda di rondine, sorretti da lunghi beccatelli adornati da una fascia decorativa. La torre cilindrica, di altezza notevole, ricorda da vicino quella del castello di San Genuario a Crescentino. Tra il '500 ed il '600 furono costruite le abitazioni, i magazzini e la casa padronale che andarono a chiudere la corte centrale. La struttura originaria, a pianta quadrangolare, racchiude un ampio cortile: gli edifici superstiti occupano la zona occidentale e l’angolo di nord-est. L’edificazione del castello risale al 1460 circa e si compone di una massiccia rocchetta munita di una torre cilindrica e di una piccola torretta quadrata, posta a sporgere all’angolo di sud-est. Il secondo corpo di fabbrica è invece un torrione collocato all’angolo opposto, da cui si intravede ancora l’antico ingresso che consentiva l’accesso al complesso tramite un ponte levatoio. Tutto il complesso subì, tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, trasformazioni di carattere funzionale e strutturale, essendo venuta meno la funzione strategica e difensiva di un tempo. Stando a una leggenda il sanguinario capitano di ventura Bonifazio, detto Facino Cane, che le fonti più accreditate ritengono nato a Casale Monferrato, sarebbe invece originario di Vettignè; proprio per questo il borgo di Vettignè e la stessa Santhià sarebbero stati gli unici centri della zona ad essere risparmiati dalla furia del condottiero. Altri link suggeriti: https://www.fondoambiente.it/luoghi/borgo-e-castello-di-vettigne, https://www.youtube.com/watch?v=_zPs408c7xA (video di Legends Investigations), https://www.youtube.com/watch?v=THHXPgrJtG8 (video di Ghost Hunters Team Italia), http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_VC_Vettigne.htm.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Vettign%C3%A8, http://www.santhiaturismo.it/cosavedere/castello-borgo-vettigne/

Foto: la prima è di Solaxart2016 su http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_VC_Vettigne.htm, la seconda è presa da http://www.santhiaturismo.it/cosavedere/castello-borgo-vettigne/

lunedì 13 gennaio 2020

Il castello di lunedì 13 gennaio




PALERMO - Castello di Maredolce

L'edificio, situato nel quartiere Brancaccio della città e impropriamente detto "castello", fu edificato nel 1071, e faceva parte di un "qasr", ovvero una cittadella fortificata situata alle falde di monte Grifone, probabilmente racchiusa entro una cinta di mura, che oltre al palazzo comprendeva un hammam e una peschiera. L'edificio fu una delle residenze del re normanno Ruggero II, che secondo il primo riferimento testuale sull'esistenza dell'edificio, il "Chronicon sive Annales" di Romualdo Salernitano avrebbe riadattato ai suoi scopi un palazzo preesistente, appartenuto all'emiro kalbita Jaʿfar nel X secolo durante la fase più prospera dell'Emirato di Sicilia. Nell'arco dei secoli il castello subì dai Normanni e dagli Svevi delle modifiche e fu trasformato in fortezza. Estinta la dinastia normanna, il castello appartenne al demanio regio fino a quando, nel 1328, Federico II d’Aragona lo cedette all’Ordine dei Cavalieri Teutonici della Magione, che lo trasformarono in ospedale, utilizzando le acque termali a fini terapeutici. Nella prima metà del XV secolo fu concesso in enfiteusi alla potente famiglia dei Beccadelli di Bologna cui appartenne fino alla fine del XVI secolo, che vi impiantò un’azienda agricola. Nel secolo XVII passato in proprietà del duca di Castelluccio Francesco Agraz, mantenne la stessa funzione, fin quando tra il 1777 e il 1778 si ridusse a caseggiato agricolo opportunamente adattato a tale scopo dall’architetto Emanuele Cardona. Negli anni successivi l’edificio cadde in abbandono, le sue strutture andarono in rovina, e tutto il complesso cadde nell’oblio al punto che fu utilizzato come ricovero di animali meritandosi l’appellativo di “Castellaccio”. Nel 1992 la Regione Siciliana ha acquisito per esproprio l'edificio e iniziato i lavori di restauro tramite la soprintendenza nel 2007. A dispetto dei restauri curati dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo, ancora nel 2016 alcuni locali adiacenti al Castello risultavano occupati e abitati abusivamente, impedendo la corretta fruizione del bene, che non è visitabile se non in rare occasioni particolari. Il palazzo, per volere di Ruggero II, venne circondato da un lago artificiale, che lo cingeva su tre lati, ed era immerso in un grande parco, dove Ruggero II si dilettava nella caccia. Il bacino, che aveva al centro un'isola di circa due ettari di estensione, venne ottenuto grazie a una diga composta da blocchi di tufo, che interrompeva il corso della sorgente del monte Grifone. Nel XVI secolo la sorgente si prosciugò, e la peschiera divenne una fertile area agricola, ancora oggi esistente. Il palazzo, che originariamente doveva svilupparsi, con due elevazioni, intorno ad una vasta corte a “L”, con portici coperti da volte a crociera (di cui restano solamente delle tracce), presenta un impianto di forma rettangolare con una rientranza nell’angolo est, che ne spezza la linearità dell’andamento. I prospetti sono scanditi da una serie di archi a “rincasso”, alcuni dei quali rinvenuti in seguito ai lavori di restauro, con finestre di esplicita derivazione islamica disposte liberamente. Il prospetto principale del complesso è quello di nordovest, l’unico che non era bagnato dalle acque del lago, dove si aprono quattro varchi che consentono l’accesso nell’edificio, il primo immette nell’Aula Regia, il secondo nella Cappella palatina, il terzo all’interno del grande cortile mentre l’ultimo ingresso è tamponato. In questa parte del castello, che oggi troviamo in miglior stato di conservazione, si trovavano gli spazi destinati alla rappresentanza, mentre gli ambienti privati erano disposti lungo i lati meridionale, orientale ed occidentale. Una simile distribuzione degli spazi è stata assimilata e confrontata con quella dei “ribat” dell’architettura islamica, veri e propri conventi fortificati che ospitavano i combattenti della fede musulmana. L'edificio possiede al centro un cortile molto spazioso, dotato in origine di un portico con volte a crociera, del quale rimane solo qualche traccia. L'esterno è formato da blocchi di tufo con arcate a sesto acuto. La struttura dell'adiacente ḥammām è dal XIX secolo inglobata in una palazzina, ed è riconoscibile con difficoltà. All’esterno del palazzo molti storici citano la presenza di un complesso termale, ciò conferma che l’antica” Portae Thermarum” (Porta Termini), aveva preso questo nome , non per la città di Termini, ma per le terme di Maredolce, che si trovavano distanti qualche miglio dalla città. Il parco intorno al palazzo ed alla peschiera era un giardino caratterizzato da numerose specie arboree (in particolare agrumi ed altri alberi da frutto) corsi d'acqua ed animali esotici, secondo il modello dei giardini islamici africani e spagnoli dell'epoca, ed in particolare simili ai giardini Agdal di Marrakesh, caratterizzati da frutteti ed acqua. L'acqua, vitale per le piante e simbolo di purificazione e rinascita, costituiva l'elemento centrale in un giardino concepito come una riproduzione del paradiso coranico. In principio vi era un lago artificiale, (da qui deriva il nome Maredolce) che purtroppo nei secoli si è prosciugato. Sono ancora presenti tracce di numerosi sentieri in terra battuta sui quali i precedenti proprietari erano soliti fare lunghe passeggiate. La chiesa dei Santi Filippo e Giacomo o Cappella Palatina a Maredolce è menzionata nel 1274 in un diploma contenuto nel tabulario della Cappella Palatina oggi custodita presso la sede della "Catena" e "Gancia". E' un ambiente di forma rettangolare ad una sola navata coperto da due volte a crociera, con transetto sormontato da cupola semisferica, luogo di culto dedicato ai santi Filippo e Giacomo. Altri link: https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2019/05/sic-castello-maredolce-ambiente-e061c0f7-1479-4d53-bad0-98ec5acaf537.html (video), https://www.youtube.com/watch?v=9hENtRYj4BE (video di Gasman0049), http://www.ilportaledelsud.org/maredolce.htm, https://www.youtube.com/watch?v=dJ8GKmkErhA (video di Giuseppe Catanzaro), https://www.youtube.com/watch?v=vNXhd3i_ZQM (video)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Maredolce, https://www.palermoviva.it/il-castello-della-favara/, https://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=154008&pagename=57

Foto: la prima è presa da https://www.balarm.it/eventi/la-visita-guidata-al-castello-di-maredolce-il-maestoso-forte-di-brancaccio-tra-emiri-e-normanni-107543, la seconda è presa da http://www.ilportaledelsud.org/maredolce.htm

martedì 24 dicembre 2019

Buon Natale e Felice 2020 !!



Cari amici,

il blog va in vacanza e riprenderà ad essere aggiornato dopo le feste. Ci rivediamo intorno al 7 gennaio, auguri a tutti !!

Valentino