giovedì 29 febbraio 2024

Il castello di giovedì 29 febbraio


TESIMO (BZ) - Castel Casatsch (o Casaccia) in frazione Schernag

Nel 1194 cinque residenti di Tesimo ebbero il consenso dal vescovo Corrado II di Beseno per costruire una fortezza sopra la rocca della “mezza montagna”, dominante il borgo di Schernag. Questa località, nota come “Casaccia” (dal latino, “grande casa”), conserva tracce di una preistorica roccaforte munita di un vallo. Si pensa che questa fosse sempre pronta a ricevere il vescovo trentino ed il conte di Appiano. Mai intitolata ad alcun signore né vescovo, nei decenni tale rocca venne data più volte in affitto ai servitori dei conti di Appiano (oggi Appiano Sulla Strada Del Vino). Fra il XIV e la fine del XVI secolo la fortezza passò di mano numerose volte. Solo alcuni anni prima del ‘600 è citata in un documento come Pfeffersburg, nome dei proprietari di quel periodo, i signori Von Pfeffersburg. Dell'antico castello attualmente restano la cinta muraria di forma ovale ed i resti di una costruzione interna divisa in due parti. L'ipotesi più accreditata dagli studiosi è che nel ‘600 l'edificio, disabitato, sia stato lasciato cadere in rovina. Questo ha consentito tuttavia la conservazione fino ai giorni nostri della forma originale del castello, sottoposto alla fine dello scorso secolo ad una profonda opera di restauro conservativo a cura della proprietaria, Veran Jordan. Per arrivare ai ruderi, occorre imboccare da Bolzano la strada a scorrimento veloce Mebo in direzione di Merano. Uscire allo svincolo di Vilpiano e da qui seguire le indicazioni per Nalles. Qui si può lasciare l'auto nella piazza del paese ed imboccare il sentiero che, in circa un quarto d'ora di cammino, porta ai resti del castello. Le rovine sono visitabili tutto l'anno, ad eccezione dei periodi in cui il maltempo e la neve sconsigliano di percorrere il sentiero che vi porta. Per maggiori informazioni ci si può rivolgere all'albergo Unterkasatsch/Pfeffersburg. D’estate, Castel Casatsch è spesso teatro per diverse manifestazioni culturali. Altri link suggeriti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Casaccia, https://www.meranerland.org/it/cultura-e-territorio/castelli-di-merano/castel-casatsch/

Fonti: scheda di Stefano Favero su https://www.mondimedievali.net/castelli/Trentino/bolzano/schernag.htm, https://www.meranerland.org/it/valli-di-merano/merano-e-dintorni/tesimo-prissiano/schernag/

Foto: entrambe sono prese da https://www.gallorosso.it/it/mappa-interattiva/rovina-casatsch-pfeffersburg-a-nalles

martedì 27 febbraio 2024

Il castello di martedì 27 febbraio



PIOZZO (CN) - Castello

Il paese entra ufficialmente nella storia nel 1041, anno in cui l’imperatore Arrigo III, con un diploma, confermò al Vescovo di Asti la corte di Piozzo:"Cortem Plaucium et Carrugo cum castris et cappellis et silvis et omnibus pertinentiis suis". Il quale a sua volta lo concedette ai "Piozzo", suoi vassalli. Durante il medioevo, gli abitanti dalla zona del Castelletto e dalle località del fondovalle, si raggrupparono nella Villa, luogo naturalmente più protetto per difendersi dalle escursioni barbare e saracene. Nel gennaio del 1425 gli uomini di Piozzo e il feudatario di quel tempo, Giovanni Galeazzo dei Marchesi di Saluzzo, firmarono gli Statuti che con le loro norme dettavano linee certe per il vivere civile, mentre prima i doveri ed i diritti della comunità erano lasciati al libero arbitrio del Signore. I Saluzzo di Cardè detennero la signoria sul paese fino al 1493, anno in cui lo cedettero a Bernardino Govone, scudiere del principe Filippo di Savoia; poi ritornò ai Saluzzo di Cardè per passare nel 1638 al loro vassallo Goffredo Amedeo Vacca. Nel 1686 i Vacca ottennero il titolo di conti, fino al 1749, quando l’ ultima discendente – Tecla- sposò il monregalese Prospero Antonio Faussone di Germagnano i cui discendenti restarono signori di Piozzo fino al XIX secolo. Durante l’ ultimo conflitto mondiale il paese fu incendiato, per rappresaglia, dalle truppe tedesche: bruciarono oltre le case del concentrico, anche parte del castello ed il municipio con l’ archivio comunale, gettando nel buio – della fuliggine e dei secoli- ricche e intense pagine di storia. L'antico castello, costruito nel XIV secolo dai Saluzzo sfruttando le fondamenta e i materiali di risulta di un mastio che il vescovado d'Asti fece realizzare a cavallo tra il I e il II millennio, ebbe per poco tempo una valenza militare, divenendo alla fine del Quattrocento una residenza nobiliare di pregio. Nuovamente un intervento, e nuovamente un proprietario: Goffredo Amedeo Vacca, che acquisito il complesso nel 1638 lo rese residenza ancor più ricca e imponente, sebbene l'assetto attuale, al netto del grave incendio del 1944, si deve ai lavori dei successivi proprietari, i Faussone di Germagnano. Ha una pianta irregolare e oggi è di proprietà privata, adibito ad abitazione. Cercando informazioni su internet, sembra che attualmente l'edificio sia in vendita (https://www.idealista.it/immobile/19309834/)

Fonti: https://www.comune.piozzo.cn.it/Home/Guida-al-paese?IDPagina=19622, testo dalla pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999), https://www.paesionline.it/italia/monumenti-ed-edifici-storici-piozzo/castello-di-piozzo

Foto: la prima è di Claudio Penna su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/351726, la seconda è presa da https://www.risorseimmobiliari.it/cuneo/vendita-villa-piozzo-3060074.html

giovedì 22 febbraio 2024

Il castello di giovedì 22 febbraio



SINALUNGA (SI) - Mura di Rigomagno

Rigomagno è un piccolo borgo medioevale posto a 411 metri s.l.m. fra la Val di Chiana senese e quella aretina. L'insediamento ha origini antiche, tracce della presenza di un abitato etrusco sono state rinvenute nella campagna intorno all'odierno abitato. La prima notizia certa sulla presenza di Rigomagno è però dell'XI secolo, riguarda l'insediamento dei Conti della Scialenga nel paese. Alcuni sostengono anche che l'antico Rigomagno non fosse dove si trova oggi, ma più a nord e a quota più bassa, in una piccola valle formata da un ruscello tributario del torrente Foenna, lungo il proseguimento della via Cassia. Il nome Rigomagno potrebbe derivare dall'alterazione di questo torrente, considerato un "Rigum Magnum", un grande torrente. Lo spostamento sul colle potrebbe essere stato causato dall'impaludamento della Val di Chiana e dalla conseguente progressiva insalubrità del luogo. Al tempo della Repubblica di Siena il paese è stato un luogo strategico. Il 16 agosto 1281 le campagne attorno al castello sono state teatro di una battaglia tra le truppe dei Guelfi e quelle dei ribelli Ghibellini che, guidate da Neri di Belmonte, uomo di fiducia del capo dei Ghibellini senesi Nicolò Buonsignori, avevano da poco occupato Rigomagno dopo un lungo assedio. Dopo questa battaglia, Siena ordinò di raderlo al suolo. Nel 1291 fu costruito ad alcune centinaia di metri dal vecchio castello, sul Colle degli Ulivi, l'attuale borgo murato dotato di fortificazioni ancor più massicce. Ancora oggi le mura trecentesche cingono la struttura viaria costruita secondo i canoni romani, in cui il cardo ed il decumano sono le due vie principali del paese con nel punto di intersecazione centrale il palazzo, la chiesa e la cisterna. Il borgo passò nelle mani della famiglia fiorentina dei Medici nel 1552. In quell'anno i Francesi, alleati di Siena contro gli Imperiali alleati di Firenze, dovevano presidiare Rigomagno ma, non sentendosi abbastanza forti, lo abbandonarono. Il castello fu così occupato dalle truppe spagnole, per conto dei Medici. Ma i Fiorentini, ritenendo di non poter tenere il controllo del castello, pensarono che la cosa migliore fosse quella di abbattere parte delle mura e di abbandonarlo; poco dopo i senesi ne ripresero il controllo. A seguito della definitiva caduta della Repubblica Senese, le mura distrutte non furono più ricostruite e da allora, a Rigomagno, l'urbanistica non è sostanzialmente cambiata, fatta eccezione per l'installazione della Torre dell'acqua (cisterna) agli inizi del Novecento. I resti delle mura sono ancora ben riconoscibili lungo l'intero perimetro nella parte basale e per un buon tratto quasi del tutto integro lungo il fronte nord, nel quale sono inserite due torri semicircolari di pregevole fattura oltre ad una più piccola quadrata. Anche due delle tre porte originarie sono ben conservate, la Porta Senese a sud e la Porta Nord. La parte Ovest della cinta muraria, minata da un recente crollo, sarà presto oggetto di un accurata opera di restauro e consolidamento strutturale da parte dell’amministrazione comunale di Sinalunga (notizia dell'Agosto 2021). Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=MKf4wRg9bKA (video di Claudio Mortini), https://www.youtube.com/watch?v=gGEO7FLsCB8 (video di Ufficio Turistico Sinalunga)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rigomagno#Monumenti_e_luoghi_d'interesse, https://castellitoscani.com/rigomagno/, http://www.valdichianasenese.com/rigomagno-p-44_vis_8_190.html

Foto: la prima è presa da https://www.comune.sinalunga.si.it/home/vivere/galleria/Rigomagno.html#pid=8, la seconda è presa da http://www.lamiaterradisiena.it/Rigomagno/rigomagno.htm

mercoledì 21 febbraio 2024

Il castello di mercoledì 21 febbraio


SAVOCA (ME) - Castello di Pentefur

Il maniero occupa il pianoro sulla sommità dell'omonimo colle; edificato in posizione strategico-difensiva, ha la base di forma trapezoidale. È ridotto ormai a pochi ruderi, consistenti in ampi tratti della cinta muraria merlata e dotata di feritoie, in alcune cisterne e nei resti di un mastio quadrangolare. Il monumento presenta però alcune caratteristiche peculiari, quali la pianta irregolarmente quadrangolare, le mura di spessore limitato (80 cm. in media) e la merlatura piana, rettangolare (tipo guelfo), con segni evidenti di elevazioni e rifacimenti. La muratura della cinta più esterna è costituita da pietre unite a frammenti di oggetti in terracotta, tenuti insieme da abbondante malta di calce. Il mastio era a due elevazioni, su un'area di 350 m², sito nella parte più alta del pianoro, al suo interno sono ancora visibili le tracce di una ripartizione in diversi ambienti. Risulta riconoscibile l'area riservata alla cucina, grazie al ritrovamento di gusci di frutti di mare e di resti di ossa di animali macellati. Sono ancora visibili tracce di varie pavimentazioni risalenti a diverse epoche che vanno dal VII al XVII secolo. Potrebbe essere stato eretto su un precedente centro abitato fortificato di epoca tardo-romana o bizantina. Secondo un'antica leggenda medievale, venne edificato dai leggendari e misteriosi Pentefur: cinque ladroni evasi dal carcere di Taormina che lì stabilirono il loro nascondiglio dal quale condurre scorrerie per le contrade vicine. Tuttavia, il toponimo "Pentefur" deriverebbe da "πέντε - pente" = cinque e "φυλή - fulè" = quartiere, quindi cinque quartieri, per il fatto che l'originario abitato di Savoca, in epoca bizantina era ripartito in cinque quartieri. A partire dal IX secolo, il castello fu frequentato e riadattato, lo dimostra la tecnica costruttiva (di influenza araba) delle cisterne presenti al suo interno. L'attuale struttura è una riedificazione del XII secolo, voluta dal Re Ruggero II di Sicilia, diventata residenza estiva dell'Archimandrita di Messina, signore feudale della Baronia di Savoca. L'Archimandrita messinese trascorreva, assieme alla sua corte, i mesi estivi dell'anno all'interno del Castello Pentefur, che era provvisto anche di una cappella, l'attuale Chiesa di San Michele. Nel 1355, Re Federico IV di Sicilia lo proclamò Castello Regio, mantenendo tale status per circa mezzo secolo. Venne infatti sottratto al controllo dell'Archimandrita e attribuito al militare messinese Guglielmo Rosso conte d'Aidone. Fu lo stesso re Federico IV, il 30 novembre 1355, ad imporre ai sindaci di Savoca ed all'Archimandrita Teodoro di giurare fedeltà al nuovo Capitano del Castello. L'anno successivo, vi si rifugiò lo Strategoto messinese Arrigo Rosso Conte d'Aidone (fratello di Guglielmo) scampato all'eccidio di Messina. Sempre nel 1356, il re assegnò il castello al nobile messinese Federico di Giordano. Nel 1385, fu nominato "Castellano di Savoca" Tommaso Crisafi da Messina. Nel 1386, essendo uscito dal novero dei "Castelli Regi", il maniero tornò definitivamente sotto il controllo degli Archimandriti messinesi con Paolo III di Notarleone. Al 1396 risalgono alcune notizie (contenute in alcuni documenti originali recuperati dallo storico locale prof. Angelo Cascio) riguardanti la castellania di Tommaso Crisafi e la mala gestio di costui e di alcuni suoi collaboratori: fu lo stesso Re di Sicilia Martino I a intimare al Crisafi la restituzione di un'ingente somma di denaro (260 once d'oro) ingiustamente e indebitamente sottratte all'Archimandrita messinese. Nel trentennio 1421-1450, l'Archimandrita Luca IV de Bufalis, reputando Savoca più salubre di Messina, vi si trasferì stabilmente accompagnato da tutta la sua corte. Nel 1480, venne restaurato dall'Archimandrita Leonzio II Crisafi. Nel 1631, venne sontuosamente abbellito e ingrandito a spese dell'Archimandrita Diego de Requiensez; detto intervento è citato da Vito Amico, il quale riferisce che il castello venne "rifatto in maggior circuito e più magnifica forma". Oltre a fungere da residenza archimandritale, nel castello era presente costantemente una guarnigione militare; da qui partivano gli ordini e le direttive indirizzate a tutti i fortini e le torri di vedetta disseminate sul litorale e che facevano parte del sistema di avviso delle Torri costiere della Sicilia, costruite su indicazione dell'architetto fiorentino Camillo Camilliani, ove oggi sorgono i comuni di Santa Teresa di Riva, Furci Siculo e Roccalumera. È stato per secoli il centro del potere a Savoca, poi, pian piano perse d'importanza. Alla fine del XVII secolo subì gravi danni a causa del terremoto del 1693, sicché in prosieguo fu poco frequentato dalla Corte Archimandritale, che preferiva risiedere a Messina o a Roma. Anche il terremoto del 1783 apportò nuovi danni e rovine a questo antico manufatto che venne abbandonato ed andò in rovina per sempre. Da allora, vaste porzioni del Castello Pentefur vennero letteralmente smontate dai savocesi, che per decenni utilizzarono le sue pietre per edificare le loro case. In base a quanto risulta da antiche cronache, il sito del Castello Pentefur, oltre alle mura fuori terra, racchiuderebbe nel sottosuolo consistenti testimonianze archeologiche di epoca romana, bizantina e araba. Da alcuni anni sono stati intrapresi lavori per assicurare l'accesso e la fruizione pubblica guidata del sito, a cura della famiglia Nicòtina che ne è proprietaria dal 1885. Le sue mura sono state dichiarate “d’interesse storico ed architettonico particolarmente importante” e sottoposte alle prescrizioni di tutela, con decreto dell’Assessore ai Beni Culturali ed Ambientali della Regione Sicilia. Altri link proposti: https://turismoecultura.cittametropolitana.me.it/turismo/itinerari/i-castelli/i-castelli-del-versante-ionico/castello-pentefur-di-savoca/default.aspx, https://www.virtualsicily.it/Monumento-Castello%20Pentefur-ME-1799, https://www.icastelli.it/it/sicilia/messina/savoca/castello-pentefur-di-savoca, https://www.youtube.com/watch?v=KKrfbBQl7Co (video di Travel Dreams with Leo), https://www.facebook.com/watch/?v=538653949832382 (video

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Pentefur, https://fondoambiente.it/luoghi/castello-pentefur?ldc, https://www.theworldofsicily.com/luoghi-di-interesse/savoca/castello-di-pentefur/

Foto: la prima è presa da https://www.sikilynews.it/attualit/savoca-il-castello-medievale-apre-per-la-prima-volta-al-pubblico/3784, la seconda è di DavideS su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/187770/view

martedì 20 febbraio 2024

Il castello di martedì 20 febbraio



GENOVA - Castello del Capitano nel quartiere Pegli

Villa Durazzo-Pallavicini è una storica dimora nobiliare situata a Pegli, quartiere di Genova. L’edificio, oggi di proprietà del comune di Genova è sede del più importante museo archeologico ligure. ll complesso formato dalla villa e dal parco storico naturale fu realizzato tra il 1840 e il 1846 per volere di Ignazio Alessandro Pallavicini che affidò la progettazione ad uno scenografo locale. La villa, in stile neoclassico, edificata in posizione dominante sulla collina di San Martino, alle spalle di Pegli, è il risultato del rifacimento del palazzo di villeggiatura settecentesco appartenuto a Giovanni Battista Grimaldi, doge della Repubblica di Genova dal 1752 al 1754 dal quale la proprietà passò per via ereditaria ad altri esponenti della famiglia. Il rifacimento voluto da Ignazio Pallavicini, in forme neoclassiche è rielaborato nell’ottica del romanticismo, in linea con il pensiero artistico e culturale dell’epoca, si inquadrava nel contesto del rinnovamento urbanistico di Pegli, che di lì a poco, grazie anche alla costruzione della ferrovia Genova-Voltri, si sarebbe affermata come centro turistico di rinomanza europea. Il pezzo forte del complesso è sicuramente il parco che è composto da un itinerario esoterico-massonico, articolandolo su una struttura scenografica melodrammatica, composta da un prologo, un antefatto, tre atti di quattro scene ciascuno e un esodo finale. Il parco è considerato uno delle più alte espressioni del giardino romantico ottocentesco. Il percorso, molto articolato, prevede un viaggio attraverso ambientazioni neoclassiche, neogotiche, cineseggianti e rustiche, inserite in una vegetazione di piante esotiche e mediterranee, punteggiata da individui monumentali. Il secondo atto, dedicato alla rimembranza della storia è caratterizzato dalla messa in scena di un feudo medievale che contiene il Castello e il Mausoleo del Capitano, recentemente restaurati e nuovamente resi visitabili. Sulla vetta del parco di Villa Durazzo Pallavicini trova collocazione l'antico castello, il cui prospetto principale appariva, già in origine, parzialmente nascosto da una fitta vegetazione. L'edificio, dovendo offrire la sensazione di essere un'opera difensiva, venne realizzato con forme piuttosto tozze e compatte suggerendo all'osservatore forza e solidità. L'impianto del castello appare di forma quadrata e di altezza non trascurabile terminante con un terrazzamento perimetralmente cinto da merlatura guelfa. Anche la centrale torre cilindrica che si innalza al di sopra del bastione è munita alla sommità di un merlatura ghibellina lungo tutto il perimetro. L'antico castello era accessibile al pubblico. L'attuale degrado dell'edificio e di tutta la parte alta del parco impedisce l'avvicinamento e l'ingresso dei visitatori alla struttura. Un ponte levatoio, stereotipo del castello medioevale, conduceva ad una porta sormontata da un arco a sesto acuto. Attraversata la soglia, il visitatore poteva accedere ad una sala circolare, sviluppata su gran parte della superficie dell'edificio, con volta a sesto acuto e membrature. Otto piccoli ambienti di servizio circondano la stanza centrale. Tre dei quattro vani più ampi simulano le funzioni di: armeria, cucina e servizi igienici. L'ultima stanza ospita invece la scala d'accesso al piano superiore. La poca luce filtrante dalle finestrelle con vetrature colorate unita alle tinte brune dei finti mattoni delle pareti e della volta, suggerivano all'osservatore la sensazione di essere entrati in un castello feudale. Anche l'arredamento degli interni, oggi scomparso, contribuiva a giocare con l'ambientazione temporale del castello. Erano visibili: seggioloni in cuoio con borchie in ottone, trofei, elmi, corazze, bracciali, gambali in ferro, lance e spade arrugginite dal tempo. La scala a chiocciola collocata nell'apposito vano scale permetteva al visitatore di accedere alla terrazza superiore attraverso la quale si poteva raggiungere l'ambiente circolare voltato a cupola semicircolare e ricavato all'interno della torre. Questo vano, dalle dimensioni ridotte rispetto alla sottostante sala, era probabilmente decorata con maggiore cura e raffinatezza ricorrendo a tinte blu e oro. Oltre alle fini mosaicature a pavimento ed alle altre decorazioni a parete, spiccavano un tempo le ricercate vetrate sapientemente scelte al fine di poter offrire vivaci effetti cromatici a chi si fosse soffermato ad ammirare il panorama costiero attraverso gli otto finestroni perimetrali. "Torrenti di fuoco" e "luci dorate" erano i temi dominanti rispetto alle tinte riscontrabili quali: verde, azzurro, violetto e argento. Una seconda scala a chiocciola, posta questa volta in posizione esterna, conduceva il visitatore alla sommità della torretta al centro della quale spicca un'alta asta destinata a sorreggere la bandiera del castello. Il supporto metallico serviva anche da parafulmine per l'edificio. Altri link suggeriti: http://www.pegliese.it/Pegli/pegli_cart_ville_vp_castello.html, https://www.youtube.com/watch?v=u_523kKf21w (video di Genova Quotidiana),

Fonti: http://patrimoniodasalvare.altervista.org/villa-durazzo-pallavicini-pegli-ge/, https://www.pegli.com/villapallavicini/parco_2.php

Foto: la prima è di Faber1893 su https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Villa_Durazzo-_Pallavicini,_Il_Castello_del_Capitano_a_Genova_Pegli,_Italia.jpg, la seconda è presa da https://www.viaggiatricecuriosa.it/2020/09/01/parco-villa-durazzo-pallavicini-genova-pegli/castello-del-capitano/

lunedì 12 febbraio 2024

Il castello di lunedì 12 febbraio



ORVIETO (TR) - Castel di Ripe 

È arroccato su uno sperone roccioso in posizione dominante nei pressi di Prodo. È citato nel catasto del 1292 come Castrum Ripe, all’interno del piviere di Mimiano; nelle Rationes decimarum si menziona un edificio di culto al suo interno forse da identificare con i pochi resti di un muro con una nicchia ad arco ogivale. Intorno alla metà del XIV secolo fu concessa dal cardinale Albornoz a Ugolino Montemarte facoltà di fortificare il castello di Ripe. Nel sinodo del 1649 è citato come castello della vicaria di Corbara. Il borgo sottostante è stato abitato fino agli anni ’50 del secolo scorso. Altri link di approfondimento: https://www.andreabovo.it/castel-di-ripe/, https://www.youtube.com/watch?v=DrchxWVNgo8 (video di Ilaria Pettinelli)

Fonte: https://www.iluoghidelsilenzio.it/castel-di-ripe-orvieto-pg/

Foto: la prima è di Andrea Bovo su https://www.andreabovo.it/castel-di-ripe/, la seconda è presa da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castel-di-ripe-orvieto-pg/

venerdì 9 febbraio 2024

Il castello di venerdì 9 febbraio



SAN FELICE DEL BENACO (BS) - Castello di Portese

La tranquilla frazione di Portese dista dal centro di S. Felice circa 1 Km. Questo piccolo borgo era un tempo paese di pescatori a differenza di San Felice, la cui economia era tradizionalmente basata sull'agricoltura. Nell'antichità e nel medioevo le vicende storiche di Portese furono legate a quelle di San Felice, fino alla distruzione di Scovolo (1279) quando nel borgo fu eretto un castello, con la funzione di ricetto a difesa dalle scorrerie di barbari, e si costituì la comunità di Portese e Trevignane. Solo nel 1927 i due centri furono definitivamente unificati. Costruito dopo la migrazione della popolazione della Valtenesi a San Felice, nel 1438 il castello fu dimora dei viscontei del Piccinino, i quali compivano scorrerie nel territorio bresciano. Dopo la restaurazione avvenuta nel 1483, nei primi anni del '500 fu distrutto dalle truppe di Luigi XII. Quando i veneziani tornarono in possesso della zona il castello risorse (1521). Oggi è visibile la torre d'angolo interamente di mattoni. Il portale di accesso al castello presenta alcuni lacerti di dipinti realizzati nel XVII secolo, raffiguranti uomini in armi collocati all'interno di archi dipinti. Negli anni successivi fu collocata sulla copertura una statua dedicata al Sacro Cuore. A sinistra rispetto all’entrata ha sede la Biblioteca comunale, sorta nel 1973; sulla destra si trova il centro di raduno del Gruppo Alpini di Portese, utilizzato anche come luogo d’incontro degli anziani della frazione. Consultando gli archivi, scopriamo notizie relative al castello di Portese nel catasto del 1656 della Magnifica Comunità della Riviera, laddove l’edificio è descritto come “murato, coppato e solido”, evidenziando come al suo interno fosse solito radunarsi il Consiglio. Nel castello era conservato un ritratto della benefattrice Diana Percaccini, morta di peste nel 1630. L’opera fu asportata da ignoti negli anni Venti del secolo scorso.

Fonti: http://www.comune.sanfelicedelbenaco.bs.it/content/il-castello-di-portese, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Lombardia/brescia/provincia000.htm#portes, https://brescia.cosedafare.net/luoghi/beni-artistico-architettonici/castello-torre/castello-portese-5720.html, https://www.tastaecamina.it/lagodigarda/il-castello-di-portese.html

Foto: la prima è presa da https://brescia.cosedafare.net/luoghi/beni-artistico-architettonici/castello-torre/castello-portese-5720.html, la seconda è di Gardaphoto srl su https://www.tastaecamina.it/lagodigarda/il-castello-di-portese.html

giovedì 8 febbraio 2024

Il castello di giovedì 8 febbraio



MONTERONI D'ARBIA (SI) - Grancia in frazione Cuna

La mole possente in mattoni rossi della grancia di Cuna è uno degli esempi meglio conservati di fattoria fortificata medievale, oltre ad essere uno dei complessi architettonici più particolari ed interessanti della provincia di Siena. Dal XII o XIII secolo lo spedale di Santa Maria della Scala a Siena si interessò del poggio di Cuna, su cui esisteva uno spedale dedicato ad accogliere e dare assistenza ai pellegrini e mercanti che transitavano lungo Via Francigena che, nei pressi, scavalcava l'Arbia. Risulta, da un documento di papa Eugenio III, che questo edificio apparteneva all'Abbazia di Torri. Nel 1295 il rettore Ristoro di Giunta Menghi comprò l'intero poggio, che alla sua morte venne lasciato a Santa Maria della Scala che, da quel momento, iniziò la costruzione di una fattoria fortificata che doveva essere il fulcro di tutti i possedimenti dell'ospedale in Val d'Arbia. Si ritiene che i lavori siano iniziati nel 1314, per iniziativa del successore di Ristoro, Giovanni de' Tolomei, il quale fece costruire anche la chiesa dei Santi Jacopo e Cristoforo subito fuori la cinta murata, ad uso sia dei contadini che dei pellegrini, come tradisce la dedica ai pellegrini per eccellenza Giacomo il Maggiore e Cristoforo. Le fortificazioni, nate per proteggere il grano e gli altri prodotti agricoli dalle scorribande dovute all'incertezza politica e militare, furono completate nel corso del XIV secolo. Si presenta come un grande blocco quadrato con basamento fortificato a scarpa, con due torri angolari dotate di apparato difensivo a sporgere sul lato meridionale. Il nucleo più antico delle fortificazioni è la cosiddetta "casa torre", posta al centro dell'insediamento, alla quale si aggiunsero altre due torri d'angolo, sul lato sud che guarda verso i confini dello Stato, a proteggere i granai e le altre strutture agricole e abitative. L'ingresso principale immette in un cortile a forma di 'L' dal quale si accede ai locali e magazzini interni grazie ad una rampa, coperta nel primo tratto da belle volte a crociera, la quale permette di salire anche con bestie da soma fino ai piani più elevati. Questa era la vera e propria fattoria-fortezza circondata dal primo anello di mura del XIV secolo con ancora riscontrabile parte del camminamento di ronda, con feritoie e ballatoio. Un secondo anello circonda la fattoria e il villaggio sorto attorno ad essa. Di questa cerchia permane ancora integra la porta principale turrita. Le case che si vedono tra la cinta e la grancia sono oggi di fattura più recente. Cuna fu saccheggiata solo nel 1554, durante l'ultima guerra di Siena, dalle truppe Austro Ispaniche. Durante la seconda metà del XVI secolo fu aggiunto un tetto alla fattoria e alle torri che ha coperto la preesistente merlatura. La casa padronale, fra le due cerchie murarie, è del XVII secolo. Al Settecento infine risale la rampa tornante che conduce ai granai. Cuna dette asilo a re e papi: nel 1386 a Urbano VI, nel 1420 a Martino V, nel 1451 a Paolo III. Nel 1640 qui morì Carlo di Guisa della famiglia dei Lorena. Nel complesso è ormai da tempo in corso il restauro delle coperture e rampe, è pertanto parzialmente coperto da impalcature e non agibile alle visite. Altri link suggeriti: http://www.lamiaterradisiena.it/I%20Castelli/Cuna/granciadicuna.htm, https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=BSjmGO9PdqA (video di NOI Channel), https://www.youtube.com/watch?v=4HuhFGS2MGw (video di viennaprofi1), https://www.pond5.com/stock-footage/item/188167075-grancia-di-cuna-4k-aerial-drone-orbit-view-monteroni-siena-t (vari video con drone), https://www.ursea.it/wp/archives/3404

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Grancia_di_Cuna, https://castellitoscani.com/cuna/, https://www.terredisiena.it/arte-e-cultura/grancia-di-cuna/, https://www.visittuscany.com/it/attrazioni/grancia-di-cuna/, http://www.cretesenesi.com/grancia-di-cuna-p-4_vis_9_87.html

Foto: la prima è di Giuseppe Brandmayr su google.com, la seconda è presa da http://www.lamiaterradisiena.it/I%20Castelli/Cuna/granciadicuna.htm

martedì 6 febbraio 2024

Il castello di martedì 6 febbraio



CROCEFIESCHI (GE) - Castello

Il maniero fu citato varie volte in diversi documenti del XII e XIII secolo. I primi dati sicuri sul borgo si hanno intorno al 1000, con la costruzione del castello, sulla sommità del monte Castello, ad opera dei vescovi di Tortona. Nel 1140 il borgo divenne feudo dei marchesi di Gavi, fino al 1198. In seguito, il 30 aprile 1198 papa Innocenzo III riconfermò il possesso di Croce, Savignone e Montoggio alla chiesa tortonese. Nello stesso secolo, Federico Barbarossa, per punire Tortona che lo aveva osteggiato nella sua campagna in Italia, concesse il castello e paese di Croce ai Malaspina. Agli inizi del 1200, dopo la riconciliazione di Tortona con l'imperatore, il borgo ritornò in possesso del marchese di Gavi, Guglielmo, per poi essere ceduto al Comune di Genova. Il castello, dai documenti dell'epoca, venne distrutto e raso al suolo dalle forze genovesi nel corso di una guerra fra i primi e Tortona, con l'impegno da parte dei genovesi a non riedificarlo. Oggi si possono notare le sue fondamenta, di varia forma, sulla sommità del Monte Castello. In particolare è ancora visibile la base di una torre.

Fonti: https://www.mondimedievali.net/castelli/Liguria/genova/provincia000.htm#croce, https://fuorigenova.cittametropolitana.genova.it/content/poi/ruderi-del-castello-di-crocefieschi, https://it.wikipedia.org/wiki/Crocefieschi

Foto: la prima è di Daniele64 su Tripadvisor.it, la seconda è di Massimo Mazzarello su https://lh3.googleusercontent.com/p/AF1QipMJ4WNRNrunZxM7C2SvvXOKdAZu19Lyz8DyDjR6=s680-w680-h510

lunedì 5 febbraio 2024

Il castello di lunedì 5 febbraio


PIGLIO (FR) - Torre del Piano

La torre fu eretta in un punto strategico per l’incrocio di diverse vie di comunicazione. La costruzione risale al 1080 e faceva parte delle opere difensive dell’abitato di Moricinus. La costruzione a base quadrata ed eretta con la tecnica dell' Opus Quadratum ha una altezza di circa 30 metri. Alla base è anche presente una piccola cappella coeva alla torre. Al principio del XV secolo la torre è stata circondata da un bastione rettangolare con tre torrioni angolari (sul quarto angolo insiste la cappella). L'opera di difesa era completata da un fossato che interessava il lato est e sud. La torre aveva tre piani in legno, al primo si poteva accedere dall'esterno tramite una scala a pioli retrattile (la prima apertura è posta a circa 2,5 mt). Attualmente non esiste più alcuna struttura in legno. Nel 1922 un fulmine ha colpito lo spigolo nord della torre danneggiando anche la volta e creando una lesione longitudinale. Altro link utile: https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=wriBIN6JzF4 (video di Valerio Massimi).

Fonti: https://livingciociaria.it/destination/piglio/attivita/torre-del-piano/, testo di M. Anzellotti su pannello informativo del Comune di Piglio)

Foto: la prima è presa da https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1200088325 (Beni Culturali Standard BCS), la seconda è del mio amico Mauro De Liberis

venerdì 2 febbraio 2024

Il castello di venerdì 2 febbraio

 


VIGLIANO D'ASTI (AT) - Castello

L'origine antica dell'insediamento è testimoniata dai documenti datati anteriormente all' anno Mille dove il luogo è ricordato come Vicus Jani, poichè l'abitato era situato presso un bivio, e anche Vianum o Viglanum, Viano (899 d.c.)"loco et fundo Viliano" (960 d.c.) e Villiano (1224 d.c.) da cui deriva l'esito italiano ufficiale. Di questa terra fa menzione una bolla di Innocenzo IV del 1247 a favore del Monastero di Azzano, da cui dipendeva la parrocchia, sotto il titolo di San Nazzario. Sturace Vescovo di Asti nel 899 fece donazione ai suoi Canonici di vari diritti, decime "et quid quid habeat in Viano". Nella bolla di fondazione dei Canonici di Sant'Aniano d'Asti fatta da Alrico nel 1024, è detto "Vilianum". Alrico possedeva dei diritti che cedette a quei Canonici. Nel 1163 i Durnasi d'Asti, possedendo Vigliano, furono costretti a prestare omaggio al Marchese di Monferrato. Gli Astigiani allora dichiararono guerra al Marchese del Monferrato per spogliarlo oltre che della giurisdizione su Vigliano anche di altri privilegi. Tutto ciò portò morti e provocò molto disordine, per cui intervennero i Milanesi i quali, autorizzati a realizzare un compromesso, nel 1199 assegnarono agli Astigiani la superiorità su questa terra. I Durnasi durante le ostilità avevano parteggiato per il Marchese del Monferrato poichè sapevano che gli Astigiani miravano a togliere loro il feudo di Vigliano. Cessate queste ostilità, trovandosi a mal partito, cedettero con un atto di vendita le loro ragioni ad Asti; ciò avvenne nel 1200 e ne fu ricevuto atto da "Sibaldo de Montibus". Da allora in poi gli Astigiani non investirono più alcun vassallo e nel 1599 Vigliano faceva parte del "Capitaniato di Asti". Ma nonostante l'intervento dei Milanesi, il Marchese del Monferrato non desistette mai dalle sue pretese su Vigliano e nel 1224 lo ipotecò a favore di Federico II a garanzia di un prestito di 9.000 marchi d'argento che aveva ricevuto da lui. Il detto Marchese ebbe buon gioco fino a quando Federico II ebbe influenza in Italia, ma essendo in fine morto nel 1250, gli Astigiani recuperarono non solo Vigliano ma anche tutto quanto egli aveva ingiustamente occupato nella provincia di Asti. Fu Vigliano soggetto a dolorose vicende al tempo delle fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini; vicende che si protrassero fino verso la metà del XIV secolo. Durante quelle lotte fu occupato ora dall'una ora dall'altra fazione ed in quelle circostanze fu distrutto il castello eretto dai Durnasi. Dopo il 1559 Emanuele Filiberto diede Vigliano in feudo alla famiglia astigiana "Monte" o "De Montibus". Estintosi uno degli eredi della famiglia "De Montibus" il feudo passò agli "Alfieri", antenati di Vittorio Alfieri. Nelle guerre del secolo XVII, Vigliano fu assoggettato a molte sofferenze a causa degli Spagnoli che compivano scorrerie al di qua di Agliano nella valle Tiglione. Il castello è, in realtà, la dimora che i "De Montibus" edificarono sulle rovine dell'antico fortilizio che, secondo i documenti, già esisteva nel 1130. Situato nella parte più elevata dell'abitato, gode di un'eccezionale posizione panoramica. Appare oggi come un semplice edificio a pianta rettangolare che subì frequenti modifiche negli ultimi secoli, perdendo sempre di più l'aspetto dell'antica residenza castellata. La facciata principale è di origine ottocentesca. Dell'antico impianto rimangono tracce dello schema di base e resti della struttura muraria scarpata, decorata superiormente da una fascia dentellata.

Fonti: http://www.comune.vigliano.at.it/Guidaalpaese?IDPagina=17449, http://www.impresalatorre.com/i-nostri-paesaggi/in-provincia-di-asti/vigliano-d-asti-at/, testo tratto dalla pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999)

Foto: entrambe prese da http://www.comune.vigliano.at.it/GuidaalPaese?idpagina=17449

giovedì 1 febbraio 2024

Il castello di giovedì 1 febbraio



MONTELANICO (RM) - Castello di Collemezzo

Ad un'ora di cammino a piedi, dopo aver lasciato la strada battuta che conduce all'altipiano di Collemezzo (o del Colubro), si accede ai ruderi del castello risalendo il fossato Ballerino. Qui restano in piedi un tratto della torre, con cisterna ricoperta accanto, tracce di pareti delle mura difensive lunghe circa 500 metri e larghe una trentina di metri ed anche la chiesa di Santa Maria di Collemezzo. Il castello era in posizione strategica per controllare le vie di comunicazione tra la palude pontina (Norma, Cori, Bassiano e Ninfa) e le vie interne delle vallate di Carpineto e del Sacco. Le prime notizie del castello si hanno con la bolla di Lucio III (anno 1182), che indica quali "domini" i De Collemedio, padroni anche della vicina Montelanico. Un suo feudatario, Guido de Collemedio, partecipò alla congiura contro Papa Bonifacio VIII (lo schiaffo d'Anagni). Nel 1372 il castello venne distrutto dagli abitanti di Cori e la signoria de Collemedio scomparve nel XVI secolo, mentre il suo territorio sarà incorporato da Montelanico. Tra i personaggi illustri di questa signoria vi è il cardinale Pietro De Collemedio, diplomatico e rettore dell'università di Parigi. Sebbene siano rimasti in piedi solo un tratto della torre con cisterna ricoperta accanto, la Chiesa di S. Maria del Castello e alcuni resti delle mura difensive, il Castello doveva essere tanto grande quanto importante, se si considerano la lunghezza complessiva delle mura (500 mt in tutto) e la posizione strategica di controllo delle vie di comunicazione su cui è stato costruito (tra la palude pontina e le vie interne delle vallate di Carpineto e del Sacco). Altri link suggeriti: https://www.escursionismo.it/la-famiglia-dei-collemezzo-e-il-loro-castello/, https://www.youtube.com/watch?v=JK5iVjRuy-Y (video di Matteo Trulli), https://www.facebook.com/watch/?v=966736930400062 (video)

Fonti: https://fondoambiente.it/luoghi/castello-di-collemezzo?ldc, https://www.compagniadeilepini.it/montelanico-cultura-edifici-storici/, https://www.ilborghista.it/dettaglio-da-fare-ruderi-del-castello-di-collemezzo-montelanico-rm-23012

Foto: la prima è presa da https://www.escursionismo.it/la-famiglia-dei-collemezzo-e-il-loro-castello/, la seconda è presa da https://www.facebook.com/watch/?v=966736930400062