giovedì 31 gennaio 2013

Il castello di giovedì 31 gennaio





RIPE SAN GINESIO (MC) – Torre Leonina

I Vescovi di Camerino costituirono in questo territorio un feudo di confine che affidarono ai conti di Prontaguerra, fino alla cessione del castello a San Ginesio, nonostante la decisa e lunga resistenza degli abitanti. Passata la furia sforzesca, Ripe, con San Ginesio, fu assorbita dal governo pontificio. A causa delle ribellioni condotte contro la dominazione ginesina, il pontefice Leone X stabilì solennemente, con la bolla "Cum iniuncra", che il castello di Ripe era proprietà di San Ginesio e lo fece fortificare, costruendo la Torre che si innalza all'inizio del centro storico come ammonimento contro eventuali ribellioni indipendentiste degli abitanti del posto. La rocca, chiamata appunto Leonina, fino al periodo napoleonico mantenne la sua funzione di controllo, ospitando una piccola guarnigione composta da un castellano e soldati. Di proprietá comunale, la torre è il simbolo della città. La sua conformazione è assai particolare, infatti da un lato è curva, dall’altro è poliedrica.


mercoledì 30 gennaio 2013

Il castello di mercoledì 30 gennaio



ACQUACANINA (MC) - Castello Da Varano in frazione Vallecanto

Su un promontorio che sporge verso la valle del Fiastrone, ai piedi della Frazione di Vallecanto, sono ancora visibili i ruderi di questa antica fortezza, voluta dai Varano, la cui costruzione si può far risalire al Quattrocento. Il castello conserva una porta d’ingresso con arco in pietra bianca (nel torrione nord) da dove entrava la strada (allora situata più in basso), le mura di cinta, parzialmente intatte, con le loro feritoie, e le fondamenta dei quattro torrioni ai lati, due verso il fiume e gli altri due verso il Monte Ragnolo. All'interno del recinto fortificato fu eretta una chiesetta romanica, che venne dedicata a Santa Margherita ed era sotto la giurisdizione della curia arcivescovile di Camerino. Negli ultimi anni è stato previsto un intervento di sistemazione delle strutture perimetrali del castello previo scavo realizzato a mano per il ritrovamento di ruderi esistenti e di quote originarie di sistemazione. Si è prevista inoltre la sistemazione della chiesa con il consolidamento delle murature con iniezioni di malta di calce, ripresa della muratura a cuci e scuci delle parti sconnesse, restauro della copertura.

martedì 29 gennaio 2013

Il castello di martedì 29 gennaio






VILLASIMIUS (CA) – Fortezza Vecchia

E’ un monumento di notevole interesse, sia dal punto di vista architettonico, in quanto presenta forme e tipologie che testimoniano interventi succedutisi nel tempo, sia dal punto di vista storico, per essere stato testimone e protagonista di vari periodi della storia di Villasimius. Sorge su un promontorio poco distante dal Capo Carbonara, posto all’estremità orientale dell’ampio Golfo di Cagliari. Ha una struttura complessa, il cui primo nucleo risale probabilmente al XIV secolo, ipotesi rafforzata dall’analisi delle strutture murarie e delle vicende storiche del periodo. E’ in quel periodo che Carbonara, l’antica Villasimius, passò agli aragonesi, i quali la concedettero come feudo alla famiglia Carroz come ricompensa per il ruolo fondamentale avuto durante la conquista della Sardegna. I primi innesti spagnoli risalgono all’incirca al 1580-1590 e sono imputabili alla politica di fortificazione delle coste sarde attraverso torri fra loro collegate, voluta da Filippo II Re di Spagna, con l’obiettivo di difesa dagli attacchi turco-barbareschi, che saccheggiavano da decenni le coste sarde. In origine, sotto il dominio aragonese, la fortezza presentava pianta triangolare equilatera, con i lati di circa 11 m, spessore murario di circa 1,20 m e altezza di circa 10 m. L'ingresso sopraelevato era rivolto verso il mare, protetto alla base da un rivellino, cioè da un opera addizionale più bassa, a forma di V. All'interno di questa muraglia, già alla fine del Cinquecento venivano ricoverate le barche dei corallari, dei pescatori di tonno e veniva custodito il pescato. Tra il 1590 ed il 1591 nella fortezza fu insediata una guarnigione che doveva vigilare sulla tonnara. Da questo momento essa acquisì un ruolo fondamentale nella difesa costiera. In epoca sabauda la torre non venne abbandonata, mantenendo dunque la sua funzione di sorveglianza. Per quanto riguarda la sua manutenzione, dal 1720 furono necessarie diverse riparazioni. Restaurata nel 1769-70 su progetto dell'ingegnere Belgrano da Famolasco, nel 1790 ebbe un secondo intervento più radicale. Su disegno dell'ingegner Quaglia, il mastio triangolare venne trasformato in un piccolo complesso a quattro lobi a spigolo vivo, innestando dei minibastioni ai vertici del triangolo. Questo schema permetteva l'eliminazione degli angoli morti al fuoco di fucileria negli scontri ravvicinati. Nel complesso lo schema planimetrico di base non venne variato, conservandosi inalterato sino ai nostri giorni. Documenti scritti ci informano che nel 1767 ospitava un capitano, tre soldati e due cannoni, e nel 1812, riuscì a resistere ad un attacco barbaresco sotto i colpi del quale, erano cadute la torre di Serpentara e quella dell’ Isola dei Cavoli. Nel 1847 l’ultimo capitano della torre, l’alcaide, venne licenziato. La struttura cadde in uno stato di abbandono e divenne riparo dei pastori, fino al 1968, data dalla quale partirono i primi restauri della torre (a cura della Soprintendenza ai BAAAS di Cagliari) e si riscoprì interesse per la struttura. Nel 1987 furono inoltre realizzate altre opere di manutenzione e scavi nell'area del recinto. E' caratterizzata da diverse sale e da vari passaggi che permettono di spostarsi all'interno della torre tra i diversi punti di osservazione; attraverso una scala semicircolare si accede alla terrazza soprastante, dove venivano posizionate le armi e le munizioni. Oggi la fortezza è divenuta Museo. Di particolare fascino è un documento risalente al 1788, nel quale si invita l’Ammiraglio della torre ad allontanare la moglie dalla fortezza, in quanto la struttura non doveva essere esattamente idonea alla vita di una signora. La seconda foto è stata presa dal sito http://www.sardegnadigitallibrary.it

lunedì 28 gennaio 2013

Il castello di lunedì 28 gennaio





GROTTOLE (MT) – Castello feudale

E' posto sulla collinetta della Motta, distaccata dal centro abitato. Sorto probabilmente su una preesistente fortezza romana, si vuole edificato nell'851 dal principe longobardo Sichinolfo di Salerno. Fu costruito con materiale calcareo e munito di una serie di merli e feritoie, per i numerosi arcieri, con cui difendeva la città di Grottole che anticamente, come si legge nei Registri Angioini, era cintata di mura con vallo e ponte levatoio. Nel 1035 Grottole passò sotto la Signoria di Romano Materano, comandante dell'esercito greco-bizantino. Poi fu il tempo dei feudatari normanni, intorno al 1061 il feudo fu conquistato da Guglielmo Braccio di Ferro. Nel 1076 passò nelle mani di Roberto il Guiscardo e alla fine dello stesso secolo risulta tra i possedimenti di Loffredo da Matera. Nel 1133 Grottole divenne feudo di Adamo Avenello e in seguito di Carbone Belmonte. Nel corso dei secoli varie famiglie e signorie si contesero il feudo di Grottole. Il castello fu posseduto da varie ed illustri casate del Regno di Napoli: Gianvilla, Pisciscelli/Zurlo, Gaetano Dell'Aquila D'Aragona, Sanchez De Luna D'Aragona, Spinelli, Caracciolo e i Sanseverino di Bisignano, ultimi proprietari prima della eversione dalla feudalità. Non sono state riscontrate notizie precise circa la datazione degli ampliamenti strutturali apportate all'immobile nel corso dei secoli. Tra i feudatari che si adoperarono per abbellire il Castello ci fu Carlo II Spinelli di San Giorgio. Altri cambiamenti furono apportati sicuramente dai Sanseverino. Il maniero presenta una torre centrale, a base quadrata, e numerosi ambienti attigui che formano il corpo vero e proprio del palazzo. Agli inizi dell'Ottocento, prima cioè del cambio di destinazione d'uso dell'immobile, la struttura era composta da 13 vani soprani, 6 sottani, la stalla e la cantina. Di notevole pregio è un grande camino, posto in prossimità della torre, abbellito di stucchi. Il castello è stato gravemente danneggiato dal terremoto del 1991. Tutt'ora le sue mura sono pericolanti e da abitato è divenuto abbandonato. Il poderoso torrione, che tra i secoli XII e XIV era dotato anche di ponte levatoio, ha una sola finestra spalancata verso il paese e, se la si osserva con attenzione nelle notti di luna e nei mesi da aprile a giugno, è facile vedervi una figura femminile. E' Abufina, la più bella e la più sfortunata ragazza mai vissuta a Grottole. Un giorno questa bellissima dama ricamava seduta accanto alla finestra del torrione: aveva la pelle bianca come latte e pensava al suo amore, Selepino, che combatteva in terra lontana. All’improvviso, mentre era intenta ai lavori domestici, avvertì lo scalpitio di un cavallo; era un messaggero che portava un plico che così recitava: “Vieni, Abufina, vieni da me; io che uccido i nemici, me l'amore mi uccide; vieni, Abufina, vieni da me: insieme con te al castello di Grottole sol tornerò; fà presto, fà presto...”. E Abufina partì, ma il bianco cavallo, distratto dalle pietre luccicanti e scivolose del fiume Basento, s’impennò, e la bella fanciulla fu travolta nei vortici del fiume. La leggenda narra che il signore del castello, per onorare la memoria della fanciulla, morta per andare incontro al suo amore, vi collocò una lapide (di cui era possibile vedere fino agli inizi del secolo scorso dei frammenti) con una scritta: “Ad Abufina la bella, che corse, cui fu dolce morire d'amore; questa torre che fu tua dimora, parli sempre alle genti di te. Ogni amante ti porga un saluto, e si stringa al suo cuore l'amata...”. Ancora oggi il Basento, pentitosi per aver distratto il cavallo bianco, pare che mormori ogni tanto il nome di Abufina. Dal 25 maggio 2010 sono in corso i lavori di restauro generale del castello feudale, in stato di degrado e di abbandono da molti anni. La manutenzione è stata resa possibile, grazie ad un importante contributo economico. Il progetto è finanziato da fondi stanziati al ” IV atto integrativo del 29-11-2007″, un accordo di programma quadro in materia di beni e attività culturali, tra la Regione Basilicata e il Ministero per i beni e le attività culturali. La fine dei lavori è prevista per la data del 10 agosto 2012. Ecco un video con molte inquadrature del maniero: http://grottoleph.blogspot.it/2012/09/grottole-castello-feudale.html

sabato 26 gennaio 2013

Il castello di domenica 27 gennaio







VICOVARO (RM) – Castello di Saccomuro

Percorrendo la Via Tiburtina Valeria, nei pressi della Stazione di Castel Madama sono visibili i ruderi di un'alta torre e di un castelletto. Non si sa quando fu costruito questo complesso fortificato che sbarrava il transito lungo la via romana. E’ ipotizzabile che ciò sia avvenuto nel secolo XIII, come può riconoscersi dalla costruzione saracinesca di tufelli (un uso invalso nel tardo Evo Medio per la difficoltà a produrre laterizi). Esso fu eretto probabilmente dai tiburtini per guardia del loro territorio da questa parte contro le scorrerie degli Orsini signori di Vicovaro, e di molti altri luoghi lì intorno. Con una serie di passaggi nobiliari dalla famiglia Panicia (viene citato come “Rocca Paniciana” o “Rocca de Muri”, in seguito ad una donazione fatta da Oddone di Poli ad Adriano IV nel 1157) giunse fino agli Orsini (feudatari di quelle terre fino al 1520) che controllavano la zona con castelli e poderi. Da quel momento il castello, da tempo abbandonato, venne restaurato e potenziato e fu compreso nel progetto di fortificazione di Vicovaro realizzato da Giacomo Orsini ai tempi di Re Manfredi. La costruzione, Il figlio Giovanni tentò di costruire un nuovo nucleo abitato attorno al castello e di farne un'entità territoriale e politica distinta dai possessi di Roccagiovine e di Licenza oltre che da Vicovaro. Il 26 settembre del 1311, Giovanni Orsini convocò tutti i massari di Saccomuro per la promulgazione di un apposito statuto feudale.

Il castello di sabato 26 gennaio






SAN POLO DEI CAVALIERI (RM) – Castello Orsini-Cesi-Borghese

Questo edificio dalla mole maestosa e compatta, con i suoi affreschi ed il suo mastio ancora intatto, ebbe numerose e diverse destinazioni d’uso nel corso dei secoli: quella missionaria e pionieristica dei Benedettini di San Paolo fuori le Mura (1081), quella agricola-militare degli Orsini (1390-1438), quella sfarzosa e scientifica dei Cesi (1558-1678) e infine quella minore dei "massari". Le prime notizie del castello risalgono alla seconda metà del X secolo quando viene citato come terreno inerente ad una non ben identificata piccola chiesa di San Paolo (ora distrutta), che per varie storpiature dialettali, nel corso dei secoli divenne San Polo (da cui, forse il nome del paese), sita nella zona. Dapprima fu dei Cavalieri appartenenti al Sovrano Ordine Militare di Malta, poi al monastero romano di San Paolo fuori le Mura. I monaci Benedettini, per esigenze difensive, fortificarono l'antica torre di guardia che sorgeva al centro del "Fundum Sancti Pauli in Jana” nel 1029/81; già nel 978, Benedetto VII aveva riconfermato il "fundum" ai monaci, il che fa presumere che l'antica torre, l'odierno mastio, esistesse sin dal 604, come adattamento di un'antica costruzione romana. Il Castrum era un punto nevralgico e di snodo tra la Sabina e la Valle dell’Aniene, di fatto, in tutto l'XI secolo, fu oggetto di molte contese. La seconda fortificazione della torre, e la trasformazione in un castello vero e proprio, avvenne ad opera degli Orsini, che investiti feudatari nel 1390 da Bonifacio IX, ultimarono le opere di fortificazione e trasformazione della rocca nel 1438, come conferma l'antica iscrizione del Pluteale posto a fine lavori. Il 1558 segnò l'inizio di una nuova dinastia a San Polo: i Cesi. Acquistato il "castrum" per 7000 scudi, tramontata l'importanza militare del luogo, lo trasformarono in Palazzo Baronale per volontà del Cardinale Federico Cesi, grande mecenate delle arti. Fu questo un periodo di splendore per il palazzo, arricchito dagli affreschi quasi certamente attribuiti allo Zuccari e al Muziano, alleggerito dall'apertura di grandi finestre su disegno del Guidetti, architetto dei Cesi: in particolare fu scelto da Federico Cesi il "Linceo", suo principe, come luogo di incontro, d'arte e cultura per le ricerche e i cenacoli del Lincei, tra i quali Faber, Stelluti e Galileo Galilei. Tutto durò fino al 1656, quando un'epidemia di peste decimò il paese e allontanò i Cesi dal palazzo, poi venduto nel 1678 ai Borghese che nel 1700 affittarono tutti i loro possedimenti di San Polo a un certo Pietro Trusiani. A quest'epoca una parte del castello fu addirittura adibita a granaio e cominciò quindi la sua inevitabile decadenza. Rientrato in possesso dei Borghese all'inizio del XX secolo, nella persona della principessa Anna Maria, da allora le vicissitudini del palazzo furono molteplici, finché, sul finire degli anni '50, l'architetto Luca Brasini ne curò un preliminare restauro. Circa trent'anni dopo, il castello, bisognoso di notevoli interventi conservativi e di completamento, venne acquistato dalla società ICAB 23, che, nel più assoluto rispetto delle strutture, e con la supervisione della Soprintendenza dei Beni Architettonici e ambientali del Lazio, ne promosse un profondo restauro conservativo, strutturale e pittorico. La base ha forma rettangolare al cui centro è il mastio ed ai vertici sono poste delle torri di avvistamento semicircolari con merlature nella parte superiore. Il basamento è costituito da un'ampia scarpata mentre il coronamento consiste in una serie di mensole di marmo che sorreggono il camminamento di guardia. Nel cortile vi è una cisterna ottagonale decorata con colonnine e stemmi degli Orsini eseguiti dalla bottega di Taddeo e Federico Zuccari. La cisterna risale al 1439 quando fu realizzata da un certo Mastro Guglielmo. Nei saloni si possono ammirare degli affreschi rappresentanti scene mitologiche, panorami e stemmi dei Cesi. Attualmente è di proprietà privata. Altre notizie le potete leggere qui: http://www.tibursuperbum.it/ita/escursioni/s.polo/CastelloS.Polo.htm http://www.ilcastellodeilincei.org/ (cliccando su “La sede” nel menù di destra)

venerdì 25 gennaio 2013

Il castello di venerdì 25 gennaio




CUPRA MARITTIMA (AP) – Castello di Marano

Castrum Marianum sorse nel VII secolo dalle rovine della preromana Cupra, la prima città fondata dai Piceni Sabini. Il castello, ricco di palazzi e chiese, fu fondato dal signorotto romano Marianus. Si dette degli statuti comunali fin dal 1076 e nel 1254 Marano passò sotto Re Manfredi e poi nel 1270 sotto la curia di Fermo. In tarda età medievale fu coinvolta nelle lotte fra ascolani e fermani per il controllo del territorio. La rocca venne costruita nel 1443, quando fu occupata da Francesco Sforza, legato pontificio nelle Marche. Egli dimorò a Marano, dove visse nel palazzo che porta il suo nome o che è anche detto del vassello. Le memorie ricordano tripudi di suoni e di balli mentre la voce di Bianca Visconti, duchessa Sforza, soggiogava i cuori. Per vari secoli la vita nel castello trascorse serena fino all'unità d'Italia quando, rivalutandosi il paese basso di Cupra, Cupra Marittima, chiamata con l'unità di Italia, il vecchio castello di Marano cadde in disuso. Oggi in questo antico borgo è visitabile il presepio poliscenico di arte spagnola Paolo Fontana con 19 scene della vita di Gesù. Altre notizie si possono trovare al seguente link: http://www.castellodimarano.it

mercoledì 23 gennaio 2013

Il castello di giovedì 24 gennaio








BETTOLA (PC) – Castello di Bramaiano

La famiglia Nicelli, durante i secoli XV e XVI, estese i propri possedimenti anche su buona parte del territorio di Bettola: numerosi sono i castelli che i Nicelli rilevarono nella zona oppure edificarono ex novo per difendere i propri interessi. Gli edifici fortificati dei dintorni di Bettola sono spesso attinenti alla tipologia della "casa-torre". Abbiamo a che fare con robusti edifici in pietra, realizzati in maniera estremamente austera con le limitate tecniche costruttive della montagna, che nulla o quasi concedono alla decorazione ed alla rappresentanza, ma che nella loro essenzialità testimoniano il rapporto con l'architettura tipica dei borghi rurali e rappresentano la fase storica in cui queste vallate erano dominati dai "signori della montagna", primi fra i quali erano gli stessi Nicelli. Le continue feroci lotte tra i Nicelli e la famiglia dei Camia (mirate alla conquista di torri e castelli, nel tentativo di controllare, e quindi tassare, il transito di mercanti e mulattieri sulle vie commerciali che dal mare portavano alle grandi città di pianura, e viceversa, attraverso i valichi montani) convinsero, attorno al 1540, papa Paolo III Farnese ad intervenire per riportare ordine nella zona. Sebbene la tradizione orale faccia risalire la fondazione di una struttura fortificata addirittura al X secolo, le prime notizie documentate testimoniano l'esistenza di un fortilizio a Bramaiano nel XV secolo, quando era un importante caposaldo nel sistema difensivo organizzato dai Nicelli. Interventi successivi hanno ingentilito la struttura originale, dando alla fortezza un aspetto del tutto particolare. L'importante edificio, detto anche la "Caminata", è protetto su tre lati da possenti mura scarpate, agli angoli si impostano le robuste torri di guardia squadrate, poco più alte delle mura. Emergono invece il mastio quadrangolare e, di fianco, la residenza padronale. Risalgono alle trasformazioni effettuate nel XVI secolo gli eleganti loggiati con arcate a tutto sesto impostati su colonne di granito che corrono alla sommità delle mura meridionali e del mastio. All' interno vaste sale conservano ancora soffitti a cassettoni e il salone d’onore presenta un bel camino in pietra sul quale resta lo stemma dei Nicelli e la data del 1615. Questo castello, di aspetto solenne e nobile, rappresenta dunque un’eccezione nella zona, differenziandosi molto dagli altri fortilizi per quanto riguarda materiali e tecniche costruttive. La bellissima foto allegata è di Solaxart, trovata sul sito http://www.preboggion.it/Castello_di_Bramiano.htm

Il castello di mercoledì 23 gennaio





MONTERODUNI (IS) - Castello Pignatelli

È uno dei castelli più belli del Molise, sia per quanto riguarda la struttura architettonica che per lo stato di conservazione e la posizione, sulla sommità del centro abitato, ben visibile dalla vallata. All’epoca sannita, nella zona dove oggi sorge il castello, vi era un nucleo abitativo. La costruzione del maniero avvenne in epoca longobarda, quando la popolazione fu costretta ad arroccarsi per sottrarsi agli attacchi dei saraceni. Esisteva certamente nel XII secolo, infatti dalle fonti storiche si apprende che il conte Bertoldo di Kunsberg, comandante supremo delle armi di Enrico III, nel maggio del 1193, volle occupare la contea di Molise, ponendo l'assedio al castello, tenuto dai fedeli di Tancredi. Gli successe il duca Corrado di Lutzelinhart, detto il Mosca in Cervello, che portò avanti l'assedio fino alla resa. Nel 1202 il feudo passò ai conti di Celano, schierati contro Federico II. Nei secoli successivi appartenne agli Ardicourt, agli Evoli, agli Angiò (Giovanna I d’Angio tenne Monteroduni dal 1345 al 1363), ai De Sus. Nella prima metà del XVI secolo, all'epoca dei D'Afflitto, finì con il perdere l'originario aspetto prettamente militare per trasformarsi parzialmente in struttura residenziale, subendo rilevanti interventi di abbellimento. Nel 1668 divenne di proprietà dei principi Pignatelli della Leonessa, che lo trasformarono da maniero-fortezza esclusivamente in lussuosa residenza, cui rimase fino all'eversione della feudalità. Il loro archivio domestico è particolarmente utile per comprendere le condizioni disastrose in cui i Pignatelli trovarono l'edificio e quali opere siano state effettuate per restaurarlo ed adattarlo alle esigenze dell'epoca. Oggi il restauro ci consente di vederlo quasi integralmente e di cogliere di esso i caratteri decorativi e celebrativi. Il castello, in posizione centrale nel contado di Isernia, fu sede di esattoria delle imposte di pedaggio, come dimostra una lapide del 1570, murata all'ingresso, che elenca appunto i dazi da pagare per uscire dallo stato napoletano. La struttura planimetrica presenta una forma leggermente trapezoidale a causa dell'inclinazione del lato meridionale. Presenta delle mura portanti molto spesse, che in certi punti raggiungono anche i 5 metri. L’intera struttura è difesa da una cinta muraria esterna. Sul lato meridionale è collocata la porta d’ingresso che non corrisponde a quella originaria. Da essa si può raggiungere il “viale Rampa” che dirige ad un piazzale sul quale affaccia un secondo portone che conduce all’interno. Inizialmente la struttura era delimitata da un fossato e l’ingresso dal giardino all’interno era possibile solo dopo aver oltrepassato il ponte levatoio. All’interno del piazzale è presente la casa del fattore, che era adibita a stalla. Al di sopra del portone d’ingresso è collocata una balconata in stile rinascimentale. Da questo portone è possibile raggiungere, mediante una scalinata, un elegante loggiato al primo piano. Il piano terra, destinato alla servitù, era caratterizzato da ampie cucine, stanze fornite di forni e altri strumenti da lavoro nonchè da altri ambienti che in passato erano adibiti a cantine e dove oggi è possibile ammirare grosse botti in legno. L’accesso da tali stanze ai piani alti era permesso attraverso delle strette scalinate presenti nei torrioni. Tali passaggi permettevano di portare dalle cucine le vivande nelle sale del primo piano senza essere visti dal principe e dai suoi ospiti. Dal loggiato si giunge alle sale del primo piano, tra cui primeggia per importanza la sala di rappresentanza, che conserva sul lato lungo un camino in marmo ed è dotata di una pavimentazione in cotto nella quale è stampato lo stemma della famiglia Pignatelli. Il soffitto è interamente in legno (190 tavole di querciolo) affrescato da dipinti a tempera dai motivi cavallereschi. Nel salone è anche visibile la cappella gentilizia con pavimento di ceramica. All’interno di una delle torri è stata ottenuta una stanza da letto rivestita da maioliche decorate con lo stemma della famiglia Pignatelli. Al secondo piano sono disposte altre stanze, collegate tra loro attraverso lo stretto e suggestivo cammino di ronda caratterizzato da feritoie e caditoie che in passato venivano utilizzate dagli abitanti del castello per versare i liquidi bollenti sugli assedianti. Il castello è caratterizzato da quattro robuste torri cilindriche sormontate, ai quattro angoli, da merli guelfi. Fino al 1960 le torri, caratterizzate dall’essere di diversa altezza l’una dall’altra, erano coperte da tegole. Nel 1961 il principe Giovanni Pignatelli le alzò, arricchendole di merli guelfi e le mise in comunicazione attraverso un camminamento. Furono anche realizzate le quinte merlate del coronamento apicale. Dall’esistenza delle quattro torri, si desume che l’attuale struttura abbia la stessa pianta dell’edificio originario: gli ampliamenti della superficie sono infatti avvenuti in altezza. Ormai solo la poderosa struttura muraria, le grandi cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, le feritoie e le caditoie per versare i liquidi bollenti sugli assedianti, ricordano la rude fortezza di un tempo. Recentemente il castello è stato acquistato dal comune di Monteroduni, che ha provveduto a restaurarlo ed ha aperto al pubblico alcune sale per visite e manifestazioni culturali. Purtroppo molti pavimenti in cotto ed in maiolica decorati con le tre “pignate”, simbolo della famiglia Pignatelli, sono andati perduti a seguito dei lavori effettuati per dar posto a discutibili pavimentazioni in parquet. Negli ultimi anni sono stati allestiti diversamente gli spazi interni, con l'ala Pignatelli che comprende una sala con cimeli di famiglia, un'altra con l'archivio di storia del mezzogiorno sempre appartenuto alla stessa famiglia, ed una terza con una ricca biblioteca di circa duemila volumi, alcuni dei quali di accertato valore. Internamente si possono trovare inoltre armi antiche e visitare le stanze di tortura. Sul fianco del castello c’è la cappella dedicata a San Michele Arcangelo che conserva lo stemma dei d’Angiò.

martedì 22 gennaio 2013

Il castello di martedì 22 gennaio






MESSINA – Forte Gonzaga

Sorge sulla cima del Colle del Tirone (o Monte Piselli, a circa 160 mt. sul livello del mare) e fu fatto costruire intorno al 1540, dal condottiero Don Ferrante Gonzaga, Vicerè di Sicilia, nell'ambito dell'articolato programma di rinnovamento delle fortificazioni delle principali città del Regno di Sicilia, ordinato dall’Imperatore Carlo V d’Asburgo dopo la visita alla città nel 1535, avvenuta con grandi festeggiamenti, di ritorno dalla conquista di Tunisi e La Goulette. La progettazione della fortezza è attribuita all’architetto militare bergamasco Antonio Ferramolino che introdusse in Sicilia i sistemi di difesa che già venivano usati nel nord Italia, collegati all'uso di nuovi strumenti di guerra. Egli concepì insieme ai suoi collaboratori (tra cui quasi certamente lo scienziato messinese Francesco Maurolico) un edificio sobrio ma poderoso, a sagoma bassa con una forte scarpata; la forma vagamente stellata, costruita su due assi di diversa lunghezza, orientati più o meno in direzione sud-nord ed est-ovest, propone due fronti molto allungati - quasi due prospetti principali - caratterizzati verso il mare da un bastione romboidale fortemente autonomo e, verso valle, da un baluardo triangolare ad angolo quasi retto. Ai lati si innestano altri due baluardi  per ogni fronte, spiccatamente protesi verso i pendii laterali della collina, in forte pendenza, con spigoli rivestiti di blocchi di calcare. Il perimetro del forte è circondato da fossati. Il forte, posto in posizione di ampia visuale sulla città e lo stretto, aveva il compito di avamposto verso l'interno per ostacolare attacchi da terra, attraverso i monti Peloritani. Fu coinvolto in episodi bellici ed attacchi durante i secoli successivi: nel 1718 fu espugnato dalle truppe spagnole del generale Spinola e, durante i moti del 1848, fu preso facilmente dal popolo in rivolta. Durante il secondo conflitto mondiale fu sede del comando MVNS Milmart che coordinava le attività delle tante batterie di artiglieri erette per la difesa attiva della città. Il forte è rimasto sostanzialmente integro, resistendo anche ai diversi sismi che hanno interessato Messina. Furono eseguiti modesti interventi nel '700, nell'800 e durante la seconda guerra mondiale, il più rilevante dei quali vide la costruzione di pilastri a sostegno dei baluardi insieme ad altre piccole aggiunte quali due balconi settecenteschi che si aprono nel baluardo. Utilizzato dall'Esercito Italiano fino al 1973, oggi è di proprietà comunale, purtroppo chiuso al pubblico e in attesa di valorizzazione. La porta architravata è quella originale, molto semplice, priva di qualsiasi decorazione. Sopra di essa si nota una finestra con architrave a semicerchio, postazioni di fucileria rinforzano la porta ai lati; nella parte alta vi sono poi due fori circolari dai quali scorrevano le catene che azionavano il ponte levatoio. All'interno si aprono ampie stanze, dal portale d'ingresso, attraverso una stanza più piccola si accede, percorrendo uno stretto corridoio, agli imbocchi di due gallerie strette e basse, con soffitti a botte, che si diramano per tutto il perimetro delle mura e che, in alcuni punti, si allargano tanto da formare delle stanze che venivano utilizzate come magazzini. Da una scala interna posta al centro del corpo principale, si accede al primo piano e al terrazzo. Le stanze del primo piano appaiono ampie con i soffitti a botte, due sono situate nel lato est e si affacciano con balconi a mensole, un'altra, situata a ovest, immette su un ripiano esterno dove una scalinata a larghi gradoni conduce al terrazzo. Qui sorge una piccola cappella settecentesca a navata unica con un prospetto assai rimaneggiato e nel quale sono visibili i resti del portale originale ad arco sormontato da una finestra ovale alla cui destra è posta una targa marmorea del 1753 in cui il Vicerè Laviefuille avverte che la cappella non gode del diritto di asilo. Dalla terrazza si gode un bellissimo panorama. Sul web ho trovato l’annuncio di un appalto e dei conseguenti lavori per la realizzazione di un’impianto di illuminazione sui bastioni del forte. Non ho però capito la data di tale avviso e non ho idea di quale sia la situazione ad oggi.

lunedì 21 gennaio 2013

Il castello di lunedì 21 gennaio





TESIMO (BZ) - Castel Katzenzungen in frazione Prissiano

Originariamente era una semplice torre. Testimoniato per la prima volta da fonte scritta nel 1244, passò di proprietà da Henricus de Cazenzunge alle famiglie nobili dei signori di Fink e di Schlandersberg, di cui gli ultimi provvidero anche a piantare la vite più grande e vecchia d’Europa,  “Versoaln”, ancora in vita e i cui rami coprono circa 300 m² di pergolato. Attraverso i conti di Thun e di Fuchs, il castello giunse infine ai signori di Breisach, originari dell'Alsazia, i quali diedero allo splendido podere la forma architettonica attuale. Tra il 1550 e il 1700 Castel Katzenzungen visse il periodo di maggior splendore, essendo la residenza signorile delle famiglie nobili più rispettate della regione. Con la fine della nobile stirpe dei Breisach, il maniero perse una parte del suo significato e della sua importanza, e cominciò così anche il suo declino strutturale. L'edificio rinascimentale, in una desolante condizione di decadenza e rovina, fu finalmente acquistato nel 1978 da Josef Pobitzer, e da lui venne tramandato al figlio Ernst Pobitzer. È proprio grazie a quest’ultimo, e ai lavori di restauro da lui attuati con tanto amorevole e faticoso lavoro minuzioso, che il podere ha potuto ritrovare il suo spirito di “castello d’intrattenimento”. Castel Katzenzungen, di proprietà privata, é oggi meta di visitatori per eventi gastronomici, d’affari e culturali, oltre che uno spazio affittabile per banchetti storici, workshop, matrimoni ed altro ancora. A lato del ponte levatoio si estende una vasta vigna (con piante di uva bianca) dalla quale si ricava un vino che può essere acquistato con la necessaria certificazione presso il castello. Guardando l'edificio principale del castello, si notano le caditoie del sottotetto, molto originali. Vi è un sito dedicato al castello: http://www.castel.katzenzungen.com

sabato 19 gennaio 2013

Il castello di domenica 20 gennaio





CAPRIOLO (BS) – Castello

Sorto nel X secolo sui resti di un precedente castelliere preistorico, noto già ai Romani, domina ancora tutto l'abitato, anche se nulla più conserva dell'antico splendore. Concesso in feudo alla famiglia dei Lantieri di Paratico, il castello fu, assieme a quelli di Palazzolo sull’Oglio, di Paratico, di Muzziga e di Venzago, uno dei capisaldi delle lotte feudali e per le acque del fiume Oglio, durate a lungo fra bresciani e bergamaschi. Proprio qui, il 20 agosto del 1198 fu tra loro sottoscritta la pace detta “di Capriolo” che tuttavia non durò a lungo, infatti le lotte ricominciarono e il castello entrò nel sistema di difesa del territorio bresciano. A metà del XIII secolo, il borgo fu assediato e conquistato dal Conte di Fiandra che, in rappresaglia all'impiccagione di uno dei suoi uomini, ordinò una strage del presidio e degli abitanti. Elia Caprioli sostiene che fra gli scampati vi fossero Ughetto Obrese e Lotterengo De Goziis, i quali, rifugiatisi a Brescia, avrebbero dato origine alla famiglia Caprioli. Durante il dominio di Filippo Della Torre (1256), Capriolo con gli altri castelli, riunite le milizie, ne offrirono il comando a Oberto Pallavicini da Cremona, capo dei ghibellini lombardi. Questi raccolse degli armati presso alcuni castelli della Franciacorta e si scontrò con le truppe di Carlo I d’Angiò sotto il castello capriolese. I ghibellini appiccarono il fuoco alle mura del castello, scatenando l'esercito francese che fece strage e seminò il terrore. Nel 1268, il castello subì per mesi l'assedio dei Della Torre e venne da essi occupato dopo strenua resistenza. In epoca viscontea e durante la Repubblica di Venezia, Capriolo fece parte della Quadra di Palazzolo. Nel 1438, fu tolto ai Veneziani dal Piccinino. Il paese fu riconquistato dall'esercito veneto nel 1441. Caduto in rovina al venir meno della sua importanza strategica (nel 1610 il Da Lezze descrive la rocca come «derocata, antiqua e destrutta con le sue muraglie»), divenne convento delle suore Cappuccine, provenienti dall'isola delle Grazie di Venezia, che qui si stabilirono il 18 settembre 1694. Oggi sede di un prestigioso educandato gestito dalle Suore Orsoline, totalmente trasformato, l’edificio conserva solo le possenti mura perimetrali come traccia della sua originaria funzione militare.

venerdì 18 gennaio 2013

Il castello di sabato 19 gennaio






PIOMBINO (LI) – Castello Pisani-Medici

E’ la principale opera militare difensiva che resta nella città, posizionata sull'altura a sud-est protesa sul mare. Il castello segnava il limite della città su quel lato e vi si apriva una porta cittadina. La storia dell’edificio coincide e riflette la storia di Piombino. La sua forma attuale è infatti il risultato di più fasi costruttive, comprese tra il XIII e il XIX secolo. Un fortilizio venne originariamente edificato dai Pisani nel XIII secolo in un’antica area cimiteriale (come dimostrato dai recenti scavi) ed allora era chiamato "Cassero pisano", dalla solida mole quasi cubica. Quando alla fine del XIV secolo si formò, con Gherardo d’Appiano, lo Stato di Piombino, la città fu interessata da nuove opere di fortificazione che riguardarono anche il castello. Nella prima metà del Quattrocento, la precedente fortezza pisana fu raddoppiata in volume e trasformata in una più grande struttura difensiva, capace di contenere un maggior numero di armati. La fortificazione venne poi ritoccata da Leonardo da Vinci fra il 1502 ed il 1504 quando si occupò del riordinamento delle difese cittadine. L’ultima importante trasformazione avvenne con l’avvento delle armi da fuoco alla metà del XVI secolo, tra il 1552 e il 1557, quando, per volere di Cosimo I dei Medici, fu costruita una fortezza, progettata dall’architetto militare Giovanni Camerini. Il castello si trovò così all’interno di un ampio spazio delimitato da una cortina muraria provvista di quattro bastioni angolari. La realizzazione della fortezza comportò inoltre il raddoppio delle mura perimetrali del castello, il rialzamento della copertura e l’allestimento di nuovi solai e divisori interni. Da quel momento venne chiamato "Fortezza Medicea". Il complesso aveva compiti di avvistamento e funzione di baluardo a difesa della costa tirrenica, interessata dai traffici marittimi dovuti al commercio e al trasporto del ferro dall'isola d'Elba. In seguito, esso rimase un importante avamposto difensivo, utilizzato durante le varie occupazioni militari di Piombino tra il XVII e il XIX secolo. Ai semplici interventi di questo periodo risale la grande cisterna, riportata alla luce con gli scavi e valorizzata nel restauro. Dalla seconda metà dell’Ottocento fino al 1960 il Castello fu adibito a carcere: in relazione alla nuova funzione, nel 1888 e 1901 vennero costruite 28 celle. A testimonianza di questo periodo sono state conservate alcune celle del piano terreno e una parete di scritte e disegni dei detenuti al piano superiore. Il castello è stato restaurato e fatto oggetto di scavi archeologici tra il 1999 e il 2001. Elemento principale è la torre duecentesca a base quadrata, antica porta orientale della città, che oggi il visitatore può ammirare nella sua sorprendente imponenza. Oggi il castello ospita il “Museo del Castello e della Città di Piombino”, che ricostruisce la storia dell'edificio nel contesto delle vicende cittadine. Vi sono esposti alcuni degli oggetti del XIII secolo rinvenuti durante gli scavi: al pian terreno una serie di utensili come piatti, fibbie, brocche, lucerne, monete, placchette di armature, punte di freccia e proiettili di piombo; al secondo piano è illustrata la storia di Piombino durante la resistenza e nel XX secolo. Molte sono le suggestioni architettoniche realizzate in occasione dei lavori, che colpiscono anche il visitatore più distratto: come la spettacolare sala a tripla altezza, che si apre all’ingresso e attorno alla torre, e la terrazza panoramica, che offre una veduta d’eccezione sull’arcipelago toscano, sulla città e sul territorio interno.

Il castello di venerdì 18 gennaio





SORANO (GR) – Rocca di Castell’Ottieri

Castell'Ottieri fa parte dei numerosi castelli della "zona etrusca dei tufi" appartenuti a signorie minori legate alla potente famiglia Aldobrandeschi. Le prime notizie del borgo risalgono al XIII secolo, quando risultava appartenere, con altri castelli, ai signori di Montorio. Uno di questi, Guglielmo di Bonifacio, riconobbe nel 1278 l'alta sovranità del Comune di Orvieto sui territori di proprietà della famiglia, tra cui Castell’Ottieri. Con l'affievolirsi dell'influenza orvietana, sul castello continuò ad esercitarsi il dominio dei signori locali. La rocca venne costruita nel corso del Quattrocento dalla famiglia degli Ottieri attorno alla preesistente torre innalzata dagli Aldobrandeschi; il nuovo complesso fu il centro del potere della loro contea. Dinanzi alle sempre più insistenti pressioni della Repubblica di Siena, intenzionata a rivendicarne il possesso, il titolare del feudo, Sinolfo di Flaminio dei Conti Ottieri, fece formale atto di sottomissione a Siena, ma, allorchè questa venne assediata dagli eserciti congiunti di Spagna e Firenze, rivendicò i suoi diritti promulgando nel 1551 un nuovo Statuto. Nel 1616 il suo erede vendette al Granduca Cosimo II de’Medici il feudo, che in base alla successiva legge di riforma del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, nel 1783 venne aggregato al Comune di Sorano. Tuttavia, i Medici trascurarono molto sia la rocca che il centro di Castell’Ottieri, determinando l'inizio di un lunghissimo periodo di declino che ha avuto termine soltanto con i restauri effettuati durante il secolo scorso. Il castello, il cui nome deriva dal latino 'castellum Lotharii', domina un piccolo rilievo di tufo a dominio della valle sottostante e la sua origine è chiaramente medievale. Un massiccio e alto mastio, di forma rettangolare, con la parte esterna dotata di una torre rotonda con basamento a scarpa in pietra, che un tempo lo superava molto probabilmente in altezza, domina ancora oggi la porta di accesso principale delle mura cittadine, delle quali sono ancora visibili alcuni tratti. L’accesso al borgo è costituito da una porta con arco a sesto ribassato. Tutte le fortificazioni sono rivestite di filaretti in tufo, il che le fa sembrare naturali prolungamenti della roccia su cui sorgono. Sulla parete addossata sulla sinistra della torre circolare sono collocati 3 stemmi gentilizi in travertino. Inoltre, lungo le pareti si aprono alcune finestre di forma quadrilatera, che si dispongono su 3 livelli lungo la torre circolare. Altre notizie sono ricavabili visitando il seguente blog: http://castellottieri.blogspot.it/  

giovedì 17 gennaio 2013

Il castello di giovedì 17 gennaio




MERANO (BZ) - Castel Gatto o Schloss Katzenstein

Fu eretto a Maia Bassa nel XVII secolo. Lo stemma della casata che possedeva Castel Gatto, i signori di Katzenstein, raffigura un gatto seduto. Una perla architettonica le cui torri adornano la rocca conferendole un'atmosfera fiabesca. Nell'Ottocento, il maniero assunse le attuali sembianze neogotiche, la torre fu merlata, le tracce rinascimentali scomparvero. E' di proprietà privata. Il castellano è un uomo anziano e gentile. Si chiama Anton Innerhofer e gestisce un albergo a Cermes. Schloss Katzenstein lo acquistò nel 1975 dalla famiglia Menz di Lana.

mercoledì 16 gennaio 2013

Il castello di mercoledì 16 gennaio





ASSISI (PG) - Castello in frazione Petrignano

Le più antiche notizie che si abbiano della località di Petrignamo risalgono intorno all'anno Mille. Il nome attuale del paese deriva da "Petronianum" (e cioè "possedimento di San Pietro"), il quale, sul modello dei toponimi latini di origine prediale, sta ad indicare, l'insieme dei beni assegnati al monastero benedettino di San Pietro di Perugia. Il più antico documento che accenni a Petrignano è un atto del 1027, col quale Corrado II, detto "il Salico", per intercessione del Papa Giovanni XIX, prendeva sotto la propria protezione il monastero perugino e ne confermava i beni, tra cui veniva indicata anche la chiesa di San Pietro con le sue pertinenze. Nel 1232 Petrignano era un borgo abitato da circa duecento persone dedite all'agricoltura. Nel secolo successivo vennero costruiti prima il ponte sul Chiascio e successivamente il castello. Entrambe le opere furono oggetto di aspre contese fra i feudi di Perugia e di Assisi. Le continue lotte portarono ripetute distruzioni, tanto che all'inizio del sedicesimo secolo il ponte non esisteva già più, per cui per traghettare le persone da una riva all'altra del corso d'acqua era disponibile soltanto una piccola barca. Il castello di Petrignano rappresenta uno dei tanti castra del contado assisano, del quale fa bella mostra di sé il torrione orientale, il quale fu eretto a baluardo difensivo proprio nel punto di maggiore passaggio degli eserciti e dei pellegrini diretti alla cittadella francescana. Dal 1978 questo maniero è teatro di un suggestivo presepe vivente. Durante tutto il periodo delle feste natalizie, al tramonto, il torrione e gli interni del castello, si trasformano in una fedelissima ambientazione ebraica del presepe. La rappresentazione coinvolge tutti gli abitanti che montano le scenografie, creano i costumi del tempo ed impersonano i protagonisti storici della natività.

martedì 15 gennaio 2013

Il castello di martedì 15 gennaio




AOSTA - Torre Fromage

Situata a nord della Porta Praetoria, inserita nell'area archeologica del Teatro Romano e affiancata da notevoli case originarie medievali, deve il suo nome ai nobili De Casei (francesizzato poi in Fromage) che la occuparono nel Medioevo. Citata per la prima volta in un documento del 1191, la torre fu dimora oltre che dei Fromage anche dei Vachery di Etroubles e passò in eredità ai nobili Vaudan nel Quattrocento, a seguito del matrimonio di Claude Vaudan con Jeannette du Fromage, ultima discendente del suo casato. L'edificio, a pianta quadrata e appoggiato da un lato alle mura cittadine, è costituito oggi da tre piani, ma fu oggetto di una serie di rimaneggiamenti, ampliamenti e restauri nel corso dei secoli (ad esempio nel 1381). Nel 1549 vi si tenne un pranzo ufficiale in onore di Ferrante I Gonzaga, governatore di Milano, in missione in Valle d'Aosta su incarico di Carlo V. Dal 1975 la struttura è di proprietà della Regione Autonoma Valle d'Aosta che l'ha adibita a sede di importanti mostre d'arte.

lunedì 14 gennaio 2013

Il castello di lunedì 14 gennaio




BONASSOLA (SP) - Castello Genovese

La storia di Bonassola inizia con la Repubblica di Genova, alla quale appartenne fin dal XIII secolo. Il piccolo centro risultava essere per Genova assai utile come base navale, essendo all’interno di un golfo molto riparato. Situato su una collina direttamente alle spalle del borgo, il castello fu costruito nella seconda metà del XVI secolo, dopo la grave incursione barbaresca del 1560, sebbene la decisione di erigerlo sia stata presa in precedenza (23 marzo 1557) in seguito ad una riunione tra gli uomini di Bonassola, San Giorgio e Montaretto nella pieve di San Martino, a Framura. Le sempre più frequenti incursioni piratesche avevano reso necessario questo incontro, allo scopo di individuare delle soluzioni. Nell’agosto del 1561, a saccheggio avvenuto, si tenne un'altra riunione nella chiesa di San Giorgio, alla quale presero parte 48 uomini in rappresentanza delle famiglie più facoltose. Alla fine venne decisa la costruzione di una torre a Bonassola per difendere la marina. Ma sorsero dei contrasti, perché la gente di Montaretto e Reggimonti non intendeva contribuire alle spese, in quanto voleva costruirne un’altra spostata più a monte. Finalmente il Senato della Repubblica di Genova si decise ad intervenire e mandò a Bonassola due incaricati di sua fiducia per dirimere la questione. Questi ultimi, dopo aver ispezionato i luoghi, il 12 dicembre 1561 fecero una dettagliata relazione al Senato con annesso un disegno e la suprema magistratura genovese decretò che il forte venisse eretto in un piccolo colle che resta nel mezzo, e così il castello venne finalmente edificato. Ad eccezione delle scorribande piratesche, non si trovò mai coinvolto in rilevanti fatti d’arme, finché nel corso dell’Ottocento venne adibito a cimitero. Nel 1963, in occasione dello spostamento a monte della ferrovia, fu demolita una parte consistente del prospetto verso mare, sul quale si trovavano due bastioni a forma quadrangolare. La parte rimasta, a forma quadrilatera, presenta due torri circolari sugli spigoli d’angolo e alcune aperture, oltre all’orologio pubblico, d’epoca relativamente recente. Il prospetto verso Nord, eccetto lo scalone trasversale, è indubbiamente originale com’è testimoniato dalla muratura. Verso monte sono inglobate nella muratura due torri circolari sporgenti, elemento che ritroviamo in altri castelli della zona, come ad esempio in quello di Riomaggiore. Su un articolo trovato sul web e datato 18/12/2012 ho letto che a Bonassola sono iniziati i lavori per il restauro e il recupero del castello, per una spesa complessiva di 400 mila euro. La bellissima foto del monumento è presa dal sito www.amalaspezia.eu

domenica 13 gennaio 2013

Il castello di domenica 13 gennaio






MESSINA – Forte Spagnolo di San Salvatore

Risale all'XI secolo l’edificazione o la ristrutturazione di una torre normanna – dedicata a Sant’Anna, posta all'estremità della punta del porto di Messina. Si ipotizza, infatti, che la suddetta torre sia stata innalzata nel 1081, all'interno di un preciso progetto per rafforzare la difese cittadine. Come è noto, intorno alla metà del XII secolo, in questi luoghi sorse il famoso monastero basiliano del S. Salvatore di Messina linguae phari (da cui deriva il nome del forte), la cui fondazione si attribuisce nel 1086 al Conte Ruggero che su quel luogo aveva trovato suoi partigiani uccisi. Il monastero attirò ben presto diversi monaci dediti allo studio e alla compilazione di testi sacri, classici e musicali (preziosi codici musicali greco-bizantini sono custoditi presso la Biblioteca Regionale di Messina). Nel 1385 vi fu ospitato Papa Urbano VI; si ha notizia di una chiesa annessa che sarebbe stata decorata con ricchi mosaici (tra i primi in Sicilia). Nel 1282 la torre di Sant’Anna resistette all'assedio degli Angioini durante la guerra dei Vespri. Solo durante il XVI secolo avvenne, per volontà del governo spagnolo (Carlo V), un notevole stravolgimento dell'intero complesso. Nel 1537 venne innalzato, con la collaborazione dall'ingegnere Antonio Ferramolino da Bergamo, un impianto fortificato di nuova concezione, che inglobò le vecchie fabbriche medievali della torre e del monastero. Si procedette allo sgombero dei monaci che si insediarono nell'area oggi occupata dal Museo Regionale. La decisione di erigere la fortezza fu presa per rendere più efficace la difesa del porto e della città (anche se più tardi i Borboni la utilizzarono per bombardare la città stessa in rivolta): la sua posizione strategica ne faceva uno strumento militare di estrema potenza. Sempre a scopo difensivo, gli Spagnoli realizzarono altre fortificazioni in città: le Mura e i forti Castellaccio e Gonzaga. Nel 1549 l'esplosione della polveriera del Forte San Salvatore causò seri danni all'intera costruzione, come ad esempio la distruzione della chiesa, la cui unica testimonianza che rimane è un fonte battesimale dell'XI secolo, oggi al Museo. Riadattata e nuovamente aperta alla devozione dei fedeli, fu successivamente trasformata in cappella militare e chiusa alla cittadinanza. Intorno al primo decennio del XVII secolo vennero ultimate fortificazioni aggiuntive. Nel 1614 venne spostato l'ingresso nella sede attuale e probabilmente furono introdotti il fossato ed il ponte d'accesso (entrambi in uso fino a tutto l'Ottocento e poi cancellati) e la porta della polveriera. Nel 1674, durante la rivoluzione antispagnola il forte fu espugnato dai Messinesi che lo tennero per quattro anni. Ma nei secoli successivi due terremoti, avvenuti nel 1783 e nel 1908, provocarono danni irreparabili al castello. Soprattutto il secondo, seguito da relativo maremoto, decretò il definitivo abbattimento delle mura interne al porto nell'anno seguente. Sulla torre "Campana", posta all'estremità, si trova una stele di 60 metri di altezza, che sostiene una grande statua benedicente della Madonna della Lettera in bronzo dorato (alta 6 metri), opera di Tore Edmondo Calabrò. La stele fu illuminata per la prima volta nel 1934 da Papa Pio XI, che azionò dal Vaticano un radiocomando di Guglielmo Marconi; essa appare a chi giunge dal mare e in atto benedicente verso la prospiciente città, di cui ora ne è il simbolo. Sul fronte del baluardo rivolto alla città viene inoltre apposta, a grandi lettere, la frase che secondo tradizione è contenuta nella lettera trasmessa dalla Vergine ai messinesi (Vos et Ipsam Civitatem Benedicimus). La struttura del Forte, che non è connotata da una forma architettonica elegante ma che si adatta alla conformazione naturale della penisola di San Ranieri, si compone di una serie di cinte murarie convergenti verso il vero e proprio baluardo centrale di forma semi-cilindrica. I bastioni alloggiavano batterie di artiglieria rivolte verso lo Stretto e verso l'imbocctura del porto. Attualmente si entra nella struttura attraverso una porta del '600 - sormontata da un'iscrizione in spagnolo riferita ai lavori eseguiti nel 1614 e dallo stemma asburgico - incassata fra due contrafforti che si addossano al vecchio fronte, provvisto di una merlatura per fucilieri di epoca più recente. Al baluardo semicircolare (la polveriera o Forte Campana) si accede attraverso un portale bugnato che immette in un salone rettangolare voltato a botte, in fondo al quale è possiblile vedere i resti dell'antica torre S.Anna, inglobata nella struttura del forte. Una scala conduce alle sale superiori e poi ancora alla terrazza, dove sono collocate le casematte con le bocche da fuoco strombate e profilate con pietra calcarea. Sopra questa si trova un ulteriore terrazza che ospitava una seconda batteria di cannoni, camminamenti di ronda sui muri perimetrali e sistemi di scolo delle acque piovane. Le strutture sono state realizzate in pietrame e blocchetti calcarei, frammenti i laterizio e ciottoli di mare legati insieme con malta e sabbia. Recenti restauri hanno migliorato lo stato di conservazione della fortezza, il cui accesso rimane tuttavia interdetto poichè la struttura si trova nell'area di una base della Marina Militare Italiana.