venerdì 30 marzo 2018

Pasqua 2018



Non sapendo se potrò aggiornare il blog tra sabato 31 marzo e le feste pasquali, vi dò direttamente appuntamento a martedì 3 aprile. Auguri a tutti voi dal.....Castelliere !!

Il castello di venerdì 30 marzo


 


BOLZANO - Castel Sant'Antonio (chiamato anche Klebenstein o Karnol)

E' un castello che si trova all'imbocco della Val Sarentino, presso il ponte S. Antonio (St.-Antons-Brücke) sul torrente Talvera e non distante da Castel Roncolo (https://castelliere.blogspot.it/2017/07/il-castello-di-lunedi-3-luglio.html). Si tratta di un complesso molto vario. La torre più grande, col tetto a piramide e il giro di feritoie, è certamente la più antica (probabilmente XIII secolo); in origine accanto ad essa doveva sorgere un piccolo edificio di abitazione, tracce del quale si trovano ancora nei muri delle cantine. Il resto è frutto di aggiunte del XV secolo (famiglie Weineck), ma soprattutto XVI secolo, quand'era di proprietà degli Schidmann, imparentati con i Weineck. Estintasi questa famiglia nel 1600, il maniero passò ai Girardi, poi ai conti Troyer, infine - 1832 - ai Kofler e infine ai von Aufschnaiter, la cui famiglia ancora oggi lo possiede. Ad un'estremità del muro di cinta si trova la chiesa barocca di Sant'Antonio, che dà il nome all'intera zona, oltre che la denominazione italiana del castello. Nella cantina di questo castello nacque, nel 1950, la Thun, una fabbrica di ceramica molto nota, che divenne molto importante per l'economia del capoluogo altoatesino. Oggi vari appartamenti all’interno del castello vengono affittati.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Sant%27Antonio, https://www.weinstrasse.com/it/cultura-e-territorio/castelli/castel-santantonio/,

Foto: la prima è di Cepaea su https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Sant%27Antonio#/media/File:Klebenstein.jpg, la seconda è di giallopolenta su http://mapio.net/o/3031767/

giovedì 29 marzo 2018

Il castello di giovedì 29 marzo



ROTELLA (AP) - Castello di Poggio Canoso

Poggio Canoso è un piccolo centro abitato, ai piedi del Monte Ascensione, a poca distanza dal fiume Tesino. Venne denominato “Poggio”, perché è arroccato proprio su di un poggio roccioso, a cavallo di due fossati, come ogni paese medievale; “Canoso” sembra derivi dal latino “canus” ossia “invecchiato”; viene infatti chiamato dal volgo “Poggio Antico”. La sua origine dovrebbe risalire anteriormente al Mille, forse al tempo delle invasioni barbariche, quando anche Ascoli, centro politico e militare, fu oggetto di numerose incursioni. Secondo le leggenda Poggio Canoso fu uno dei tanti castelli fondati dagli ascolani in fuga dalle invasioni dei longobardi. Il centro originario fu fortificato e migliorato dai farfensi, che avevano ampi possedimenti in tutta la zona. Poi passò nelle mani di Ascoli Piceno, divenendone un importante castello. Il piccolo paese offre edifici storici di grande interesse storico e artistico, mantenendo l'impianto castellano, con mura, fortificazioni e porte d'accesso all'abitato. Anticamente era chiuso da due porte: una a Sud, non più conservata, l’altra a Nord, attualmente in buono stato di conservazione, consistente in un portale romanico ad arco falcato del 1200 e in un altro più interno e più antico. Sul frontale dell’arco esterno, può vedersi ancora una stemma scolpito su pietra che raffigura un castello a due porte; sopra è murata una testa, pure di pietra, ormai corrosa che rappresenterebbe l’effige di un tiranno locale. Nei secoli XV e XVI, passato il pericolo di incursioni ostili, Poggio Canoso divenne castello abitato. “Entrando nell’abitato, dove regnarono i Soderini e i Massei, si ha l’impressione di imbattersi da un momento all’altro con i bravi dei signorotti e di vedere sbucare dai camminamenti sotterranei qualche drappello di armati reduci dal servizio di sorveglianza nei punti strategici del castello”. Tra gli edifici di Poggio Canoso addossati tra di loro e attraversati da strette vie, si distinguono il palazzo del Barone Cornacchia e la chiesa di Santa Lucia, quest'ultima risalente al XIV secolo. La vecchia chiesa franò per metà con il campanile nella notte dell’11 Dic. 1962. Doveva essere anticamente la cappella del castello. Nella parte di Chiesa che ora rimane, si conservano ancora quattro pitture su tavole di Pietro Alemanno dalla scuola del Crivelli (sec.XV) salvate dal parroco dal crollo della chiesa e una campana fuori uso datata al 1513. Non molto lontano dal paese, fra i boschi del Monte Ascensione esiste ancora un vecchio convento francescano, forse già benedettino, soppresso nel 1650 in ossequio alla bolla “Instauranda” di Innocenzo IX. In questo convento, secondo la tradizione sarebbe stato alloggiato per una notte lo stesso S.Francesco d’Assisi. Nella Chiesa del convento, oggi dedicata al Santo, viene conservato un antico reliquiario con un frammento della Croce di Cristo, dono di Papa Nicolò IV, nativo di Lisciano di Ascoli, che fu Sommo Pontefice dal 1288 al 1292. Fino al 1869 Poggio Canoso faceva parte del comune di Castel di Croce, poi abolito e annesso al comune di Rotella. Altri link suggeriti: https://www.habitualtourist.com/poggio_canoso, https://www.youtube.com/watch?v=j20wlO_r53s (video di Artemide Caccia), https://www.youtube.com/watch?v=SJgUOYiOj8g (video di Martino Poggio).

Fonti: http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-poggio-canoso-rotella-ap/, https://it.wikipedia.org/wiki/Poggio_Canoso

Foto: entrambe prese da http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-poggio-canoso-rotella-ap/

mercoledì 28 marzo 2018

Il castello di mercoledì 28 marzo



SAN GIOVANNI INCARICO (FR) - Castello Succorte

Adenolfo I detto Megalù, fu il secondo gastaldo di Capua, centro principale da cui dipendeva San Giovanni; egli fu l’artefice della costruzione del castello, che doveva servire a difendere la popolazione dalle continue incursioni e devastazione dei Saraceni, che nel corso delle loro incursioni in tutta Europa non si limitarono certamente alle zone costiere ma penetrarono a fondo nell’interno anche del nostro paese. All'inizio del X secolo, mentre il paese era sotto il dominio feudale di Atenolfo II di Gaeta, sul colle sorgeva una piccola chiesa dedicata a San Maurizio, ma questa venne chiusa al culto in seguito all'abbandono. Successivamente il paese passò sotto la podestà di Riccardo dell'Aquila. Con le invasioni saracene, avvenute durante il secolo XI, sulla sommità del colle vi fu stabilita una vedetta per avvisare in tempo la popolazione di eventuali minacce imminenti. Fu allora che nella chiesa, sorta inizialmente in onore di San Maurizio, vi fu collocata una statua della Madonna, chiamata appunto Madonna della Guardia perché fungesse da guardiana dalle invasioni al piccolo paese. A partire dal XVI secolo entrò a far parte dei possedimenti della casa Farnese per passare nel secolo XVIII nell'amministrazione degli Stati mediceo farnesiani. Fino all'Unità d'Italia rimase sotto la giurisdizione del Regno delle Due Sicilie, nella regione denominata "Terra di Lavoro". Sulla piazza principale del paese infatti, si può ammirare la fontana cosiddetta "borbonica", fatta erigere da Ferdinando IV di Borbone, come attesta l'iscrizione posta su di essa. Inoltre al confine con il comune di Falvaterra, sono ancora visibili i cippi confinanti che delimitivano il territorio dello Stato Pontificio da quello del Regno di Napoli. Altri link per approfondire: http://www.comunesangiovanniincarico.fr.it/default.asp?pag=3&sez=3,

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/San_Giovanni_Incarico, http://www.tesoridellazio.it/tesori/san-giovanni-incarico-fr-castello-di-succorte/,

Foto: sono entrambe prese da http://www.comunesangiovanniincarico.fr.it/default.asp?pag=4&sez=10

martedì 27 marzo 2018

Il castello di martedì 27 marzo





CARREGA LIGURE (AL) - Castello Malaspina Fieschi Doria

Il comune fu legato per secoli ai commerci lungo la via del sale e ai Feudi Imperiali, indirettamente alla Repubblica di Genova. Le vicende di Carrega (dal 1862 col determinante Ligure) sono strettamente collegate a quelle dell’antico marchesato di Torriglia, entro i confini del quale si trovava. La giurisdizione sulla zona, nel secolo XII, era esercitata dai marchesi Malaspina, sotto i quali nel 1197 fu nominato castellano di Carrega tale Baiamonte di Figino. Verso la metà del secolo XIV il feudo venne acquistato dalla famiglia comitale dei Fieschi di Lavagna, già Signori, dal 1250, del Marchesato di Torriglia. I Fieschi furono costretti ad abbandonare la giurisdizione di Carrega nel 1547 a causa della nota congiura da loro promossa per impadronirsi del dominio di Genova e, nello stesso anno, tutti i feudi in loro possesso vennero devoluti alla Camera Imperiale con una sentenza del 27 ottobre. Il 19 Giugno 1547 l’imperatore Carlo V d’Asburgo infeudò Carrega, Torriglia, Croce in Val Trebbia, Calice, Locano, Cairote, Ceppo, Cremante, Vario, Grondano, Garbagna, Gremisco, Fabbrica e Monticato all’ammiraglio Andrea Doria, disponendo che con i feudi di Torriglia e Carrega, con tutte le loro appartenenze, formassero un unico territorio, integro ed indivisibile, eretto a Marchesato. Deceduto Andrea, il Marchesato di Carrega passò a Pagano Doria, investito del feudo nel 1562, resse il Marchesato fino al 1574, anno in cui morì a Tunisi senza lasciare prole. Gli succedette Gian Andrea Doria, che ricevette il diploma di investitura dall’Imperatore Massimiliano II d’Asburgo l’8 Luglio 1575 e confermato dello stesso dall’Imperatore Rodolfo II. A Gian Andrea Doria succedette Gian Andrea Colonna Doria, che venne investito della Signoria il 18 Marzo 1613 dall’Imperatore Mattia d’Asburgo. A Gian Andrea Colonna Doria subentrò nel 1638 Gian Andrea II Doria Landi. Il 31 Gennaio 1641 venne investito della Signoria di Carrega Maria Polissena Landi Doria, per il figlio minore Andrea III, al quale venne conferito il diploma imperiale in data 27 Aprile 1648. Morto Andrea III in giovane età, nel 1654 gli succedette Gian Andrea III Doria Landi, non ancora maggiorenne. Per tale ragione l’Imperatore investi della Reggenza la madre, Violante Lomellini Doria, il 1 Marzo 1655 ed il 18 Settembre 16591. Durante il periodo del dominio di Violante venne attuata la riforma legislativa nei feudi Doria. Lo statuto a titolo “Status Marchionatus Turillae” dovette da quel momento esser osservato scrupolosamente da tutti i pubblici ufficiali, commissari, podestà, consoli e ovviamente da tutti i sudditi. Il 27 Febbraio 1679 Gian Andrea III Doria Landi viene ufficialmente investito del proprio potere. Fu questo il periodo più florido per il feudo di Carrega ed i sudditi poterono vivere un lungo periodo di pace. Già dediti all’agricoltura ed alla pastorizia, sfruttarono in questo periodo le loro attività molto più proficuamente. Altra più redditizia occupazione divenne quella del mulattiere per il trasporto delle merci da Genova alla Lombardia. Sorsero anche piccole industrie di artigianato locale. Il principe Doria favoriva queste iniziative ed anzi, lui personalmente si curava di acquistare i prodotti per poi smerciarli a Genova. Morì nel 1743 dopo 64 anni di effettivo governo. Gli successe il nipote Gian Andrea IV Doria Landi che nel 1784 unì il marchesato di Cabella acquistato dal marchese Gian Carlo Pallavicino. Gli furono confermate le investiture nel 1785 e nel 1794 egli fu l’ultimo feudatario imperiale delle Stato Doria e quindi l’ultimo signore feudale di Cabella, Torriglia e Carrega. Dal 1797 al 1805 entrò a far parte della Repubblica Ligure, poi dell'Impero Napoleonico fino al 1814 e dal 1815 al Regno di Sardegna nella Divisione di Genova e nella Provincia di Novi. Dal 1859 è passato alla provincia di Alessandria. Carrega Ligure assunse notevole importanza nel corso della Resistenza italiana. Un edificio del comune, contrassegnato da una targa, fu sede, nel 1944-1945, del Comando della VI Zona partigiana ligure e ospitò anche i componenti di diverse missioni alleate inglesi e statunitensi. Le diverse frazioni che compongono il Comune di Carrega Ligure furono investite in quel biennio anche da alcuni rastrellamenti nazifascisti: per le operazioni antipartigiane fu utilizzata soprattutto la Divisione Turkestan (in tedesco: Turkistanische Legion) della Wehrmacht composta da ex prigionieri sovietici, mongoli e turkestani che infierirono pesantemente sulla popolazione con ruberie, soprusi e violenze sulle donne. Il castello dei Malaspina Fieschi Doria, di cui restano poche rovine alte sull'abitato, aveva la tipica forma ligure del castello costruito intorno a una torre. Risultano conservati la torre rotonda attorniata da un muro circolare con camminamento. Addossato alla torre vi è un corpo rettangolare formato da due vani, di cui uno conserva ancora il soffitto. Lo stemma del paese richiama proprio la figura del castello, quello effettivamente esistente (oggi ridotto a rudere) costruito dai Malaspina nel XII secolo sulla cima del monte Carmo a controllo del transito verso la Val Trebbia e la Lombardia. Altro link suggerito: http://www.altavaltrebbia.net/galleria/picture.php?/2683

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Carrega_Ligure, testo di Massimo Ghirardi su http://www.araldicacivica.it/stemmi/comune/carrega-ligure/

Foto: la prima è di Paolo De Lorenzi su http://www.paesiabbandonati.it/2014/09/castello-malaspina-fieschi-doria.html (dove ve ne sono altre ugualmente bellissime), la seconda è presa da http://www.giornale7.it/carrega-vuole-il-parco-ce-lok-del-consiglio-comunale/

lunedì 26 marzo 2018

Il castello di lunedì 26 marzo



BISCEGLIE (BT) - Torre Gavetino

Gli Svevi , oltre al castello (https://castelliere.blogspot.it/2017/01/il-castello-di-lunedi-9-gennaio.html), edificarono torri di vedetta nell'agro come la Torre Gavetino nella omonima zona, o la torre di Sant'antonio , o quella di Zappino nei pressi del casale. Torre Gavetino ha base quadrangolare e forme tipiche dell'architettura militare pugliese. Vi si accede senza impedimenti, ma lo stato di conservazione non è dei migliori. Altri link: http://www.centrostudibiscegliese.it/foto.php?id=10882, http://iluoghidelcuore.it/luoghi/16061

Fonti: http://www.bisceglieweb.it/bisceglie/storia/storia.asp, http://www.historiaregni.it/bisceglie-tra-storia-ed-archeologia/

Foto: la prima è presa da http://www.historiaregni.it/bisceglie-tra-storia-ed-archeologia/, la seconda è di Antonio 71 su http://mapio.net/pic/p-20714652/

domenica 25 marzo 2018

Il castello di domenica 25 marzo



PONT SAINT MARTIN (AO) – Castello di Suzey in frazione Ivery

Oggi ridotto a rudere, sorge sopra Ivéry, rialzato su di un modesto sperone roccioso rispetto al villaggio, su di un promontorio molto amato dagli escursionisti e tutelato con la riserva naturale Stagno di Holey per il notevole interesse floristico. Seppure sembra sia stato eretto precedentemente, il castello è citato regolarmente dal XIV secolo nelle ricognizioni feudali della nobile e potente famiglia dei Vallaise, famiglia che aveva vari possedimenti e castelli nella valle del Lys e nella bassa valle della Dora, tra Perloz, Lillianes, Fontainemore, parte di Pont-Saint-Martin e Arnad (non a caso, derivavano dalla famiglia De Arnado): questo castello veniva quindi a trovarsi alla periferia della giurisdizione dei baroni Vallaise e i nobili rampolli che vi soggiornavano non mancavano di dar sfogo ai loro peggiori istinti, tra prepotenze e angherie: si narra che, nel 1351, Domenico e Gottofredo di Vallaise rapinarono, rapirono e vi condussero in prigionia un agiato mercante di Ivrea, Pietro di Stria, per chiedere un riscatto alla sua famiglia, restando per questo impuniti. Il castello, oggi completamente in rovina, era della tipologia dei castelli primitivi valdostani ed era caratterizzato da una torre, oggi distrutta, che secondo studi recenti viene definita a sezione circolare e dal diametro di 5 metri, e che potrebbe far risalire al XII o al XIII secolo. Rilevava invece Carlo Nigra, che vi fece i sopralluoghi prima degli anni quaranta:
« (...) della torre non si possono conoscere le esatte dimensioni poiché essa è completamente rovinata ed i suoi ruderi ne coprono le fondamenta. Dallo studio di questi ruderi si può però arguire come essa avesse la porta voltata a tutto sesto e sopraelevata sul terreno circostante. »
Le mura di cinta che la racchiudevano, oggi in parte soffocate dalla vegetazione e crollate, avevano forma irregolare per meglio adattarsi alle asperità del terreno. Ad esse, sul lato nord, si appoggiava il corpo abitativo principale, con mura di 80 centimetri di spessore. Il corpo abitativo, probabilmente successivo di un secolo rispetto alle mura e alla torre, presentava un tetto a due falde, sovrastato da una merlatura sotto alla quale erano presenti i fori per lo scolo dell'acqua piovana. Al pian terreno vi era un unico ambiente, dotato di feritoie, mentre l'unico ambiente del primo piano era dotato di finestre e bifore. Nel sottotetto era ricavato un ulteriore ambiente illuminato dalle finestre ricavate dai due frontoni. Il castello era anche dotato di una postierla che forse presentava un piccolo ponte levatoio. Sulle facciate nord e ovest erano le finestre quadre, aveva un ingresso principale con archivolto in pietra lavorata e, rialzata rispetto ad esso, si legge ancora una bifora la cui colonnina è andata perduta. A sud si rileva una finestra quadrangolare in pietra. L’aspetto attuale del castello di Suzey richiama ruderi di castelli irlandesi immersi nella natura selvaggia. Altri link per approfondire: https://www.youtube.com/watch?v=IZPfBx7Vu2w (video di gladio2001), http://mapio.net/pic/p-110111491/ (foto varie)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Suzey, https://www.icastelli.it/it/valle-daosta/aosta/pont-saint-martin/castello-di-suzey,

Foto: la prima è di Patafisik su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Suzey#/media/File:Castello_di_Suzey_abc1.tif, la seconda è di LuigiA53 su https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g736261-d8442289-Reviews-Castello_di_Suzey-Pont_Saint_Martin_Valle_d_Aosta.html

venerdì 23 marzo 2018

Il castello di sabato 24 marzo



CHIENES (BZ) – Castello di Casteldarne

Il castello di Casteldarne (ted.: Schloss Ehrenburg) è un castello dal quale ha preso il nome la frazione omonima del comune di Chienes (BZ), in val Pusteria. Fu costruito e abitato per più di 700 anni dalla stessa famiglia, i conti Künigl. Il maniero sorge a 800 m s.l.m., in posizione dominante sopra il fiume Rienza e ai piedi del monte Getzen; comprende una parte più antica del XII secolo sul lato meridionale (che che nel corso del tempo non fu mai soggetta a lavori di ristrutturazione o ampliamenti), e un ampliamento barocco del XVIII secolo nella parte orientale. Entrando dalla porta del lato meridionale, il più antico, si giunge nella corte interna; è questa una creazione rinascimentale commissionata da Caspar Künigl (1481-1541) ad un artista locale noto con il nome di Lucio da Trento. Il cortile è circondato da arcate a semicerchio sorrette da colonne di granito con capitelli quadrangolari. La corte, che si presenta come il punto centrale del maniero, subì alcune modifiche tra il XVII e il XVIII secolo. Da notare la grande sala e la camera a bow window con soffitto a cassettoni, rivestimento in legno e dipinti sul soffitto, cosi come la cappella del castello. Nel 2010 il castello è stato venduto ad un imprenditore locale. Oggi l’edificio è dunque di proprietà privata e non è accessibile al pubblico. Altro link suggerito: https://castlesintheworld.wordpress.com/2014/05/18/castello-di-casteldarne/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Casteldarne, https://www.val-pusteria.net/it/cultura-e-territorio/castelli/castello-di-casteldarne/, https://www.suedtirol.info/it/esperienze/castello-di-casteldarne_activity_68287,

Foto: la prima è presa da http://www.sudtirol.com/plan-de-corones/castello-casteldarne.htm, la seconda è di jano bologna su http://mapio.net/o/3031947/

Il castello di venerdì 23 marzo




APPIANO (BZ) - Castel Aichberg

Castel Aichberg (in tedesco Ansitz Aichberg) è un castello rinascimentale che si trova nella frazione di San Michele del comune di Appiano in Alto Adige. Nel 1570 Nikolaus Leys sposò la figlia maggiore di David Lanser che gli portò in dote il fondo agricolo Aichberg. Nel 1595 al posto della semplice residenza contadina vi fu costruito il castello in stile rinascimentale. L'attuale nome gli venne conferito solo anni dopo, dal nome degli Aichner, famiglia benestante di Cortina/Kurtinig, paese della bassa atesina. Nel 1625 passò, infatti, a Valentin Christof von Aichner, che era già il signore del vicino Castel Paschbach. Sette anni più tardi il signore fu insignito del predicato nobiliare d'Aichberg, così venne nominato esattamente “Aichner von Paschbach zu Aichneberg”. In seguito cambio più volte proprietario: nel 1776 fu di Leopold Adam von Wenser, poi nel 1860 di Johann Klotz e infine nel 1879 di Josef Heinrich von Zastrow. Quest'ultimo lo restaurò e gli diede l'aspetto attuale. Poi fu di proprietà di Franz Tausend, che si spacciava per alchimista e al quale è dovuta la realizzazione nell'edificio di finestre a tutto sesto e di finestre quadrate contornate da pietra, nel dopoguerra dei conti Forni e in seguito dei conti Khuen-Belasi, attuali proprietari. Dal 1965 è diventato un hotel e quindi non è liberamente visitabile. La struttura, che nel 2001 è stata restaurata, è influenzata dallo “Stile dell’Oltradige”. Ci sono elementi tipici come le finestre a tutto sesto quadrate e incorniciate in pietra, un pavimento a terrazzo, ampi locali ed altri elementi tipici di questo stile. Sopra l’ingresso principale della residenza si può ammirare un affresco di Peter Fellin e nella cappella si trovano antiche pitture. Altro link suggerito: http://web.quipo.it/Leis/d2_4_schlossaichberg.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Aichberg, scheda di Stefano Favero su http://www.mondimedievali.net/Castelli/Trentino/bolzano/castelaichberg.htm, https://eppan.travel/it/cultura-e-territorio/castelli/residenza-aichberg/

Foto: la prima è presa da https://eppan.travel/it/cultura-e-territorio/castelli/residenza-aichberg/, la seconda è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Trentino/bolzano/castelaichberg.htm

giovedì 22 marzo 2018

Il castello di giovedì 22 marzo




CAMPOFELICE DI ROCCELLA (PA) - Castello di Roccella

Distrutto in seguito all'invasione degli Arabi, agli inizi del Duecento il castello di Roccella venne ceduto alla Chiesa di Cefalù e qualche anno dopo al Monastero di S.Maria di Montevergini. Nel secolo successivo fu usurpato dai Ventimiglia, conti di Collesano, ai quali si deve la realizzazione di un caricatore di granaglie nei pressi della costruzione. Attorno al 1350 Francesco II Ventimiglia, conte di Geraci e di Collesano, si occupò della ricostruzione della torre, così come si presenta nell'attuale aspetto. Nel 1507 il feudo venne acquistato da Paolo Alliata che lo tenne sino al 1666. Tre anni dopo fu fondato l'attuale centro abitato di Campofelice di Roccella, con "licenza populandi" del re di Spagna Carlo II concessa al nobile Gaspare La Grutta. Il castello sorge su un affioramento roccioso (lungo non meno di 80 e largo da 10 a 20 m) che interrompe la monotonia della spiaggia ghiaiosa di Roccella protendendosi con l’ultima parte direttamente a strapiombo sul mare. Appena a est del castello si trova la foce del torrente omonimo che rappresentava nel passato una buona fonte di approvvigionamento idrico. Il territorio di Roccella è delimitato ad ovest dal corso del fiume Imera Settentrionale, una delle principali vie di penetrazione naturale verso l’interno della Sicilia, e ad est da quella del torrente Piletto. E’ costituito da una fertile, ancorché ben poco estesa, pianura costiera. Roccella costituisce lo sbocco naturale sul Tirreno del retrostante territorio madonita di Collesano e Gratteri. Gli imponenti resti monumentali oggi esistenti non potrebbero da soli dare una idea complessiva dell’aspetto originario del castello. La ricostruzione è, però, resa possibile dagli acquarelli di Spannocchi e Camilliani della fine del ‘500, che mostrano il castello intatto e in funzione, e da una fotografia degli inizi del XX secolo (annullo postale del 1910) che documenta uno stadio di fatiscenza del complesso ancora molto inferiore a quello attuale. Il castello si componeva sostanzialmente di due parti: un grande torrione posto all’estremità meridionale dell’affioramento roccioso e del complesso castrale; un corpo di fabbrica a pianta apparentemente rettangolare, originariamente a più piani, che seguiva l’andamento della rupe e si protendeva ortogonalmente alla linea di costa, nell’ultima parte a strapiombo sul mare. Il torrione si è conservato sostanzialmente intatto, mentre il corpo di fabbrica è andato quasi interamente distrutto, conservandosene esclusivamente le parti basamentali. Camilliani lo dipinse però (con veduta da ovest) come integro, con almeno tre piani (evidenziati da tre file di aperture a diversi livelli), coperto da un tetto presumibilmente a doppio spiovente con camino e serrato alle estremità sud e nord da due torri le cui terrazze merlate superavano di poco il colmo del tetto. Sempre secondo l’acquarello di Camilliani, il borgo che si stringeva a sud-ovest sotto il torrione era costituito da casette con copertura a tegole ed era racchiuso da mura direttamente collegate al castello. Tutto l’insediamento era rifornito d’acqua da un acquedotto ad arcate, ben raffigurato da Camilliani ed ancora oggi in parte conservatosi. Del corpo di fabbrica (o piuttosto del palazzo) non restano oggi che gli ambienti basamentali coperti da volte a botte e la metà di un ambiente coperto da volta a calotta (sezionata dai crolli) che sorge sulla parte più settentrionale della rupe. La già ricordata immagine fotografica dei primi del ‘900 ne mostra, però, le mura per un’altezza almeno doppia rispetto a quella attuale. Il torrione ha pianta rettangolare (14,15 x 7,75 m per un’altezza di circa 20 m e spessori murari intorno ai 2,50 m) ed è costruito, come il resto del complesso, in muratura incerta di pietrame calcareo e ciottoli fluviali, l’uno e gli altri agevolmente ricavabili nelle vicinanze. Solo i cantonali sono realizzati in pietra da taglio. La divisione interna in tre piani (più una cisterna sotterranea) è rimarcata all’esterno da riseghe. Sul lato breve nord si apre, al primo piano, la porta d’accesso raggiungibile mediante una rampa di scale esterna, parzialmente conservatasi. Il secondo piano su questo fronte era illuminato da una sola finestra con arco ribassato. Il prospetto lungo est, che guarda verso la foce del torrente Roccella, presenta in corrispondenza del piano terreno solo due finestrelle più un’altra apertura risparmiata dalla costruzione della modesta scarpatura addossata alla parte basamentale. Al primo piano si aprono due finestroni archiacuti ed una finestrella quadrata al secondo. Il lato breve sud, anch’esso rincamiciato alla base, presenta una finestrella al piano terreno, un finestrone archiacuto al primo piano ed un’altra finestra al secondo ed ultimo piano. Il prospetto ovest, oltre ad una porticina al piano terra, presenta un finestrone archiacuto al centro del lato in corrispondenza del primo piano ed una finestra fuori asse al secondo. Presso lo spigolo nord-ovest si apre, inoltre, una porticina con tre beccadelli sottostanti, probabilmente relativa ad una latrina. Il coronamento della terrazza a beccatelli si è parzialmente conservato, mentre, quasi interamente distrutto è andato il parapetto merlato, raffigurato da Camilliani. All’interno, il piano terra è costituito da un unico ambiente rettangolare coperto da una volta a botte a pieno sesto rinforzata da un arcone centrale ad ogiva. Sotto il piano terreno, e ad esso collegato da una botola circolare, si trova una cisterna a pianta circolare (diametro 4,20 m) coperta a calotta e con un’altezza oggi misurabile (ma il fondo è occupato da detriti) in m 3,90. Il primo piano, in origine raggiungibile dall’esterno mediante la rampa scalare, era collegato al piano terra da una scala lignea e da una scaletta ricavata negli spessori murari. Il piano nobile è costituito da un unico salone, illuminato dalle aperture già descritte ed in origine separato dal secondo piano mediante un solaio ligneo sorretto da bellissime mensole lignee. Il solaio è andato distrutto o piuttosto asportato (pare durante l’ultima guerra) mentre rimangono in situ le mensole. Il secondo ed ultimo piano era raggiungibile mediante una scala interna con una prima rampa a sbalzo poggiante su mensole e su una trave lignea (angolo nord-est) e una seconda rampa ricavata negli spessori murari del lato nord. Il secondo piano del torrione, poggiante sulle mensole lignee già menzionate, era fornito di un camino sull’angolo nord-ovest e nicchie incassate nei muri sui lati est e sud. Qui troviamo gli stemmi dei Ventimiglia. E’ coperto da due belle volte a crociera con costoloni poggianti su quattro mensole angolari ed altre quattro aggettanti ai lati dell’imposta di un arcone centrale ogivale di sostegno poggiante su semicolonne con capitelli. Dal secondo piano si giunge alla terrazza mediante una scaletta a tre rampe alloggiata negli spessori murari. Il torrione di Roccella guarda a modelli antichi ed affermati come i donjons normanni di Paternò ed Adrano ma presenta caratteristiche trecentesche ben evidenziate da Spatrisano, in parte comuni ad altri masti di XIV secolo come quelli di Cefalà e Monte Bonifato. All’interno dell’architettura castrale del Trecento Siciliano, costituisce uno dei testi di più alto risultato formale. Ecco il sito web del castello: http://www.castellodiroccella.it/. Altri link suggeriti: http://www.castelli-sicilia.com/links.asp?CatId=177, https://www.youtube.com/watch?v=v6TSGRoDynY (video di Salvo Longo), https://www.youtube.com/watch?v=YdaK-ebp10w (video di Peppe Natoli), https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1531223583659318&set=g.461105674094509&type=1&theater&ifg=1

Fonti: https://www.icastelli.it/it/sicilia/palermo/campofelice-di-roccella/castello-di-roccella, https://www.vivasicilia.com/itinerari-viaggi-vacanze-sicilia/castelli-in-sicilia/castello-di-roccella-campofelice-di-roccella.html

Foto: la prima è presa da http://www.qualecefalu.it/node/16594, la seconda è di Salvatore Pirrera su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/242197/view

mercoledì 21 marzo 2018

Il castello di mercoledì 21 marzo




TOANO (RE) – Castello di Massa

Il primo riferimento certo su Toano lo troviamo in un diploma di Berengario I, datato da Pavia il 6 novembre del 907 in cui si fa menzione della «Corte di Toano», seguito da un diploma imperiale di Ottone II nel 980, che cita la «Plebem de Toano» fra le maggiori pievi rurali dell'epoca. L'antica «Thoanum», dopo le ultime irruzioni barbariche degli Ungari sul finire del IX secolo, organizzò le proprie difese costruendo fortificazioni intorno alla Pieve. Divenne così «membro ufficiale con castello» sotto il dominio di Bonifacio, padre della contessa Matilde di Canossa, nella seconda metà del 1000. Nei primi decenni del XIII secolo divenne «libero comune» aggregandosi al comune urbano di Reggio. Seguì un lungo periodo di lotte fra i ghibellini reggiani e i guelfi modenesi che non risparmiarono neppure il castello di Toano, cinto d'assedio dai modenesi nel 1265. Nel periodo delle signorie fu sottoposto al dominio dei Fogliani fino al 1427, per passare poi agli Estensi con Niccolò III. Nel 1461 Borso, duca di Modena e Reggio, emanò gli «Statuta potestariae Toani et Caulae». Nel 1469 fu ceduto al marchese Testi e, dopo la sua morte, senza eredi, ritornò alla Camera Ducale. Ultimo feudatario di Toano fu Guerra Coccopieri Torretta di Massa Carrara. Nel 1800 fu eretto a comune subendo il soffio riformatore della rivoluzione francese e di Napoleone. Durante la seconda guerra mondiale i Toanesi parteciparono attivamente alla Resistenza, versando un notevole contributo di sangue, subendo distruzioni e danni gravissimi. Ricordiamo la battaglia di Ca' Marastoni, l'eccidio di Manno e l'incendio di Toano nel '44. Nel 1944 Toano con Villa Minozzo, Frassinoro, Polinago, Prignano e Montefiorino fece parte della Repubblica partigiana di Montefiorino, durata 40 giorni. Il castello di Massa figura esistente fin dal 1035. Probabilmente si trattava di un impianto ridotto situato appunto nella località "Castelvecchio" per distinguerlo dal "nuovo Castello" edificato da Bernardo di Montecuccolo dopo il 1160. Il castello di Massa si trova nell'elenco dei beni posseduti nel 1164 dal Monastero di Frassinoro. Fu poi degli Estensi che lo diedero in feudo successivamente ai Montecuccoli, agli Scalabrini ed ai Marchisio di Modena. Nel 1320 l’edificio fu danneggiato da un terremoto. Oggi del castello rimane "una torre sbrecciata: non lontano è un borgo di vecchie case, qualcuna dignitosa, con portale ed avanzi di stemmi". Nella chiesa di Massa sono murate due pietre provenienti quasi certamente dal castello: una ha scolpito un "lupazzo", forse il simbolo per indicare appunto la località di "Lupazzo", l'altra è una larga massa di granito che porta graffita una "cacciata dall'Eden". La torre superstite, danneggiata dal terremoto del 1920 ed indicata come "Torre Ferrarini", è a pianta quadrata, provvista di barbacane. La struttura è in pietra con copertura a volta a botte all'interno. Sui prospetti est ed ovest si aprono due feritoie arciere.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Toano, http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/castelli/index.jsp?id=3748, http://www.4000luoghi.re.it/luoghi/toano/massa_torre.aspx

Foto: la prima è presa da http://www.4000luoghi.re.it/luoghi/toano/massa_torre.aspx, la seconda è presa dal gruppo Facebook "Rocche, Pievi e Castelli d'Appennino" (https://www.facebook.com/groups/169346393690004/)

martedì 20 marzo 2018

Il castello di martedì 20 marzo






GREGGIO (VC) - Castello

Il nome del borgo sembrerebbe derivare dal latino gregius ovvero "grezzo, non lavorato", in riferimento forse alla terra non coltivata che trovavasi anticamente in questi luoghi. Le prime attestazioni dell'esistenza del borgo risalgono al X-XI secolo quando esso viene citato più volte in alcuni diplomi imperiali tra cui quello di Ottone III del 999 dove viene indicato come dipendente dall'abbazia dei Santi Nazario e Celso che vi fece erigere per prima un castello. L'abbazia, su interessamento dei conti di Biandrate, venne sottomessa dal XIII secolo al comune di Vercelli, il quale impose la creazione e manutenzione di un fossato con degli spalti di protezione. A questo stesso periodo risalgono poche strutture oggi visibili in quanto nel 1223 il podestà di Milano, Mercurino Pace, dispose la distruzione di gran parte delle strutture difensive dell'abitato, di cui restò soltanto il campanile ed il monastero (fortificato poi nel corso del Cinquecento) grazie ad un interessamento personale del marchese Manfredo II Lancia. L'insediamento passò poi ai Visconti nel 1335 ed infine ai Savoia nel 1373. Tra il 1405 e il 1407 il luogo venne occupato da Facino Cane per conto del marchese di Monferrato che lo annetté ai propri feudi e poi dall'esercito del conte Filippo Tornielli di Briona che distrusse in gran parte il paese conservandone la potestà sino agli inizi del Cinquecento. Nel 1513 l'imperatore Massimiliano I inserì Greggio nella contea della famiglia Gattinara, concedendolo a Mercurino Arborio di Gattinara. In una mappa del 1742 risulta all’estremità nord del borgo un nucleo a forma di trapezio con torri angolari, probabilmente il ricetto di pertinenza signorile. Il castello, che sorgeva verso nord-ovest e che doveva comunicare l’area fortificata, è stato completamente demolito e parti delle sue mura sono emerse recentemente, in occasione di lavori di sistemazione del terreno. La leggibilità di tutto il complesso è comunque piuttosto compromessa e controversa. Permangono avanzi di murature ben conservate in ciottoli disposti a spina di pesce a chiusura dei lati nord e sud dell’area a forma di trapezio; invece appare dubbio che le due torri cilindriche e il muro fra esse compreso rappresentino avanzi di fortificazioni medievali, perché costruite con mattoni. Al centro del perimetro un edificio a due piani conserva strutture murarie medievali e avanzi di una torre: presumibilmente era la residenza signorile.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Greggio_(Italia), http://archeocarta.org/greggio-vc-resti-del-ricetto/

Foto:la prima è presa da http://archeocarta.org/wp-content/uploads/2014/09/greggio.jpg, la seconda è presa da http://www.roberto-crosio.net/1_3A/greggio.htm

lunedì 19 marzo 2018

Il castello di lunedì 19 marzo




BARI SARDO (NU) - Torre di Barì

L'origine del borgo risale all'alto medioevo quando, per sfuggire alle incursioni di Vandali e Saraceni, le popolazioni si rifugiarono nell'interno, a circa 4 km dalla costa. Nel medioevo la villa di Barì appartenne al giudicato di Cagliari e fece parte della curatoria dell'Ogliastra fino al 1258, quando venne annessa prima dal giudicato di Gallura e poi dalla Repubblica di Pisa. Fece poi parte dal 1324 del Regno di Sardegna sotto gli aragonesi, che incorporarono il paese nella contea di Quirra, feudo dei Carroz. Dal 1603 la contea fu trasformata in marchesato, feudo dei Centelles e poi degli Osorio, ai quali fu riscattato nel 1839. La torre di Barì è un'antica torre medioevale posta lungo la costa orientale della Sardegna, in Ogliastra, a circa quattro chilometri dal centro abitato di Bari Sardo. La costruzione della torre nella zona di Barì, fu consigliata nel 1572 dal capitano di Iglesias Marco Antonio Camos, che aveva compiuto un censimento delle coste della Sardegna in modo speciale dei siti più frequentati dai corsari. La realizzazione della fortezza si collocherebbe quindi fra questa data e il 1639, quando è citata per la prima volta dalla "Carta sulla descricion de la Isla Y Reyno de Sardena" di Francesco Vico. Nel 1720 la torre, secondo la Relazione del I Commissario di artiglieria, fabbriche e fortificazioni, Cagnoli, era in buono stato. Nel maggio del 1748 vi fu uno scontro a fuoco con i mori che erano sbarcati nelle vicinanze. Alla fine del secolo sono documentate riparazioni del mastro Mameli, mentre un intervento più radicale fu effettuato nella primavera del 1828. Nello stesso periodo la guarnigione alloggiava a Bari Sardo, continuando i suoi compiti di guardia. Nei due anni successivi, su progetto dell'architetto Melis, si pose fine alla ristrutturazione. Nel 1842, fu soppressa la Reale Amministrazione delle Torri e l'anno successivo la torre fu dismessa. Durante la seconda guerra mondiale fu nuovamente riutilizzata come posto di vedetta. La torre è costruita con rocce granitiche e basaltiche locali. Di forma troncoconica, ha un'altezza di circa 13 m e un diametro di circa 11 m alla base e 8 m al terrazzo. È provvista di una piccola camera interna circolare, voltata a cupola, di circa 14 mq; conteneva una piccola guarnigione ridotta all'alcaide (il capitano della torre) e a due soldati. L'ingresso a questa camera era garantito da un'apertura a di 4 m dal suolo; frontalmente all'entrata era collocata una botola che portava alla cisterna, situata ad un livello inferiore, mentre sulla s. vi era la scalinata, interna al muro, che conduceva alla piazza d'armi. La torre aveva funzioni di vedetta e, con una visuale di 15 km, osservava la zona che si estende da capo Bella Vista a capo Sferracavallo; controllava anche la foce del rio Mannu, meta cara ai pirati per l'approvvigionamento idrico. Il costo di costruzione della torre ricadde sulla popolazione del borgo, che doveva anche provvedere al sostentamento degli uomini impiegati. La torre di Barì sorge su un piccolo promontorio, che avanza dalla linea di costa, ed è orlata da una spiaggia sabbiosa, chiamata spiaggia di Barì; la spiaggia, che prende tale nome proprio per la presenza della torre, è lunga circa 8 km e larga 100 m, divisa in due parti dal promontorio roccioso sul quale si trova la torre. Una parte di spiaggia è composta da sabbia grossa come chicchi di riso e presenta un colore chiaro, viene chiamata spiaggia degli uomini, mentre l'altra parte è costituita da sassolini più grossi, quasi dall'aspetto ghiaioso ed è detta spiaggia delle donne, ciò a causa dell'antica tradizione secondo la quale uomini e donne non potevano bagnarsi nello stesso luogo. Il contorno naturale è pressoché intatto per la scarsa presenza umana. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=TVtpMSXYUMo (video di Play Sardegna), https://www.youtube.com/watch?v=n3vyDQRPf2g (video di Domus de Janas Beach Resort).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Bari_Sardo, https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Bar%C3%AC, http://www.ogliastraontheweb.it/torredibarisardo.htm

Foto: la prima è di stefania arca su https://www.sardegnaturismo.it/it/esplora/torre-di-bari, la seconda è di Luigi Strano su https://www.flickr.com/photos/luigistrano/4824868436

domenica 18 marzo 2018

Il castello di domenica 18 marzo



IMOLA (BO) – Rocca Sforza

E’ un castello di età medievale che sorge nel centro della città di Imola. Costituisce un ottimo esempio di architettura fortificata tra Medioevo e Rinascimento. I lavori per la costruzione della Rocca cominciarono probabilmente nel 1332. L'edificio fu costruito sui resti di un torrione preesistente, risalente all'XI secolo. Del periodo più antico la rocca conserva il portale con arco a sesto acuto nonché il mastio con le segrete, i suggestivi ambienti a piano terra e il terrazzo da cui la vista spazia su tutta la città e le vicine colline; una delle antiche torri a pianta rettangolare è ancora riconoscibile, inglobata nel torrione angolare di sud-est. Nel XV secolo il castello venne adeguato ai nuovi sistemi di difesa richiesti dalle armi comparse in quel tempo, sotto la guida di Gian Galeazzo Sforza. Fu in questo periodo che la rocca assunse la struttura attuale, caratterizzata dai quattro torrioni perimetrali e dal mastio, abbassato di circa 15 metri, per poter resistere meglio ai colpi delle armi da fuoco. Per volere della corte milanese degli Sforza, fu dotata di rivellini (durante i recenti restauri sono stati messi in luce e in parte ripristinati due rivellini interrati: uno davanti all'ingresso principale, l'altro sul lato sud), torrioni angolari circolari al posto dei preesistenti di forma quadrata, cannoniere decorate con ornati e emblemi della signoria Riario-Sforza, e si impreziosì di ambienti residenziali come il Palazzetto del Paradiso, prima di essere destinata a prevalente uso carcerario tra XVI e XX secolo. Fu sempre presidiata da una guarnigione di soldati agli ordini di un capitano. Faceva parte di un complesso sistema di difesa del territorio, situata com'era allo sbocco della vallata del fiume Santerno, seguendo la quale si supera l'Appennino e si giunge in Toscana, e sulla via Emilia, che da sempre era l'unica via di comunicazione tra la Pianura Padana e il centro dell'Italia. Nella prima metà del XV secolo vi fu rinchiuso per dodici anni Antonio Ordelaffi, signore di Forlì. Nel 1499 la Rocca fu assediata e conquistata da Cesare Borgia. Nel 1502 lo stesso Borgia chiamò Leonardo da Vinci per preparare i disegni e i lavori di rafforzamento dell'edificio dopo i danni subiti dall'artiglieria borgiana. Successivamente Imola passò sotto il diretto dominio pontificio. Non essendoci più bisogno di una struttura difensiva a Imola, la Rocca perse la sua originale funzione. Dal 1524, anno dell'arrivo in Romagna di Francesco Guicciardini in qualità di Presidente della Provincia Romandiolæ, la Rocca divenne carcere pontificio. Anche con l'avvento del Regno d'Italia mantenne tale funzione. Durante il secondo conflitto mondiale, e in particolare dopo l'8 settembre del 1943, le celle della Rocca sforzesca furono utilizzate per incarcerare gli oppositori politici. Da qui vennero prelevati i prigionieri che furono poi uccisi presso il pozzo Becca. La Rocca rimase in funzione fino al 1958 (venne utilizzata anche dai fascisti per rinchiudervi i prigionieri), quando le carceri furono chiuse. Da quel momento la costruzione fu oggetto di un grande restauro, durato per tutti gli anni ’60 e, a partire dal 1973, fu aperta al pubblico come museo di armi e ceramiche. La raccolta di armi, costituita in prevalenza da armi bianche, ma in buon numero anche da armature e armi da fuoco, comprese le artiglierie da posta rinascimentali, si compone di circa seicento pezzi che vanno dal XIII al XIX secolo, in minima parte legate alla storia dell’edificio. Diversamente le ceramiche, rinvenute durante i lavori di restauro effettuati prima dell’inaugurazione come sede museale, sono tangibili testimonianze della vita all’interno della fortezza. Oggi, oltre ad essere un’interessante sede museale, la Rocca vede al suo interno la sede di una prestigiosa istituzione culturale, l’Accademia Pianistica Internazionale «Incontri col Maestro», altra ragione che conferisce un grande lustro alla fortezza stessa. Nei mesi estivi, invece, il castello ospita anche una rassegna cinematografica. La leggenda che avvolge la Rocca di Imola racconta dell’esistenza e delle ormai secolari apparizioni del fantasma di Caterina Sforza. La personalità di Caterina era così carismatica e la sua combattività così impressionante che più di una leggenda circonda la Rocca di Imola, il castello che vide le sue gesta terrene e dove il fantasma della contessa sarebbe apparso in molte occasioni. Secondo una di queste leggende il fantasma indomito di Caterina Sforza apparirebbe di notte e sferrerebbe un attacco armata di lancia come se volesse ancora difendere la Rocca di Imola dall’assedio di Cesare Borgia. Secondo un’altra leggenda Caterina custodirebbe gelosamente un tesoro nascosto nella Rocca e se qualcuno tentasse di salire una particolare scala situata nel castello ella apparirebbe in cima alla scala facendo piombare la sala nell’oscurità. Caterina conosceva l’alchimia e grazie alle sue conoscenze scrisse il ricettario Liber de experimentiis Catherinae Sfortiae, libro di pozioni e ricette per guarire i mali e conservare la propria bellezza; la fama di alchimista di Caterina Sforza ha anche ispirato una delle più suggestive tra le leggende che la riguardano: nelle notti di luna piena la contessa scruterebbe l’orizzonte dalle finestre della Rocca Sforzesca di Imola nel tentativo di prevedere gli eventi futuri. Tutte queste leggende sono molto probabilmente legate alle suggestioni create dal carisma di un personaggio straordinario e indimenticabile come Caterina Sforza, passata alla storia sia come nobildonna risoluta e sanguinaria sia come notevole alchimista e donna di grande avvenenza, ma sicuramente esse ammantano di fascino e mistero la stupenda Rocca Sforzesca di Imola.

Altri link suggeriti: http://museiciviciimola.it/wp-content/uploads/2014/04/Percorso-Rocca-Sforzesca.jpg, http://museiciviciimola.it/rocca-sforzesca-imola/luogo-rocca-sforzesca-imola-imola/, http://visitareimola.it/rocca-sforzesca/, http://ifantasmi.it/il-fantasma-della-rocca-sforzesca/, https://www.youtube.com/watch?v=LaNjMINHHik (video di loresamba), https://www.youtube.com/watch?v=iswaRpYYFe8 (video di Musei Civici Imola), https://www.youtube.com/watch?v=OjTedLB4s_A (video di paoloslavazza)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_Sforzesca_di_Imola, http://www.queen.it/citta/imola/monum/rocca.htm, http://www.alessandrocappello.it/2017/07/23/la-rocca-sforzesca-di-imola/, http://dimensioniocculte.blogspot.it/2017/05/fantasmi-caterina-sforza-fantasma-della.html

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da http://visitareimola.it/rocca-sforzesca/

venerdì 16 marzo 2018

Il castello di sabato 17 marzo



CINIGIANO (GR) – Castello di Porrona

La prima citazione di Porrona risale al 1206 e si trova in un documento in cui si conferma il possesso di “18 mansi” alla Badessa di Montecelso. Nel 1212, in un'obbligazione, Ubertino di Bernardino console di Porrona, si impegna a versare un tributo alla Repubblica Senese in nome della Comunità e dell'abate di S. Antimo. Il borgo, infatti, si trovava sotto l'influenza della potente abbazia, ma sempre soggetto a Siena. Dopo la metà del 1200 ci furono vari tentativi degli abitanti di ribellarsi al dominio di Siena, sempre debellati in pochi anni. Documenti del 1271 e del 1277 parlano di dispute risolte da emissari del podestà di Siena. Nel 1279 intervenne Meo di Guerrino a confiscare a Bernardino e Bertoldo da Cinigiano il castello, perché avevano ricusato di obbedire agli ordini della Repubblica. Nei primi anni del 1300 Porrona fu occupata dalle truppe di Arrigo VII e nel 1377 subì le devastazioni portate da milizie mercenarie, nonostante l'eroica difesa degli abitanti. Con il Trecento Porrona divenne un luogo di soggiorno per le famiglie nobili senesi dei Tolomei e dei Piccolomini, che si spartirono il controllo del castello e del palazzo situato nella parte centrale del borgo. Nel 1438 tornò sotto l’amministrazione di Siena, anche se i Tolomei e i Piccolomini continuarono ad avere possedimenti nel borgo. Di questo periodo si ricorda il soggiorno di papa Pio II Piccolomini nel 1459. L'anno successivo, alla morte di Jacopo Tolomei, la tenuta viene ceduta agli agostiniani di S. Maria degli Angeli di Siena, con conferma dello stesso pontefice. Con la caduta di Siena e la successiva creazione del regno granducale, furono sempre i Piccolomini e i Tolomei a gravitare su Porrona. Nel 1590 Scipione Piccolomini vi fondò, con il permesso di Ferdinando I dei Medici, una Commenda della Religione Militare di Santo Stefano. Con il XIX secolo i Tolomei cedettero quasi tutta Porrona ai figli di Luigi Bruchi, per anni fattore della tenuta. Nel 1894 il barone Pietro Emilio Forges de Rochefort rilevò tutta la proprietà, trasformandola in una grande azienda agraria. Il borgo finì poi ad una società svizzera, amministratore della quale fu Alfredo De Rham. Il castello di Porrona è una struttura fortificata situata nel borgo medievale di Porrona, nel territorio comunale di Cinigiano. La sua ubicazione è nella piazza del centro storico, all'angolo occidentale del perimetro delle mura di Porrona. Il castello fu costruito in epoca medievale dai Senesi, proprio nel periodo in cui venivano realizzate le mura che delimitano il borgo. I lavori furono ultimati all'inizio del Duecento. Divenuto subito luogo di soggiorno per famiglie nobili senesi, dal Trecento in poi divenne la residenza dei Tolomei e dei Piccolomini, che si spartirono il controllo sul castello e sul vicino palazzo situato nella parte centrale del borgo. In epoca tardo rinascimentale e, più precisamente all'inizio del Cinquecento, la struttura venne completamente ricostruita; un successivo restauro effettuato nei primi anni del Novecento in stile neogotico ha riproposto i perduti elementi stilistici di epoca medievale. Il castello di Porrona si affaccia sulla stessa piazza in cui è situata la pieve di San Donato. Le pareti del lato esterno coincidono con l'angolo occidentale della cinta muraria. La struttura è costituita da due principali corpi di fabbrica. Il fabbricato principale si sviluppa su più livelli, con la facciata che guarda verso la piazza della chiesa spezzata ad una certa altezza dalla torre che, sporgendo leggermente, poggia su tre mensole; le monofore che si aprono sulla parete della torre culminano con archi a sesto acuto. La torre si eleva oltre il tetto a quattro spioventi ed è coronata alla sommità da una caratteristica merlatura cordonata. La porta principale presenta gli stemmi dei Tolomei e Piccolomini. Sul lato destro del fabbricato principale si addossa un altro corpo di fabbrica, di altezza minore, che culmina con una merlatura sommitale cordonata che interessa tutta la struttura. Le pareti dell'intero complesso si presentano interamente rivestite in pietra, riprendendo pienamente gli elementi stilistici medievali che caratterizzano tutti gli altri edifici del suggestivo borgo castellano. Oggi la struttura è diventata una lussuosa struttura ricettiva, come si può vedere visitando il sito web ufficiale: https://www.castelporrona.it/. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=2svBDrLehZg (video di Maremma), https://www.youtube.com/watch?v=FIME_Ms5gKg (video di walterelba), https://www.youtube.com/watch?v=Z4XJ57tiQVg (video di Massimiliano Reginali).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Porrona, http://www.fototoscana.it/mostra-gallery.asp?nomegallery=porrona.

Foto: la prima è di eose39 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/141534/view, la seconda è presa da https://www.residenzedepoca.it/vacanze_weekend/s/dimora/castel_porrona_relais/

Il castello di venerdì 16 marzo



CASTIGLIONE D’ADDA (LO) – Castello Pallavicini Serbelloni

Possesso del vescovo di Lodi, intorno al 1000, fu coinvolta in epoca medievale nelle dispute tra milanesi e lodigiani. Data in feudo ai Fissiraga nel 1389, successivamente, nel 1478, Gian Galeazzo Sforza, duca di Milano concesse il feudo di Castiglione a Carlo Fieschi conte di Lavagna, membro della potente famiglia genovese. Tra il 1477 ed il 1478, in seguito alle vicende storiche di Genova, il feudo di Castiglione passò ad Antonio Maria e Cristoforo Pallavicini di Busseto. Dal 1499, perduto il suo ruolo strategico il castello venne adibito a residenza signorile. Nel 1551 Girolamo Pallavicini lo scelse come sua dimora e completò la trasformazione da castello a palazzo. Nel 1652 divenne di proprietà dei marchesi Serbelloni che ne continuarono l'opera di rifacimento. Nel 1863 Castiglione assunse il nome ufficiale di Castiglione d'Adda, per distinguersi da altre località omonime. Il nome antico deriva da "castrum legionis" (accampamento), o "castrum Stiliconis" (da Stilicone, generale). La principale testimonianza artistica è il castello (poi palazzo Pallavicino Serbelloni), costruito intorno al 1295 sulle basi di un precedente castello di data incerta edificato sul ciglio di un terrazzamento dell'Adda. "Nell'anno 1330 essendo agente dell'Illustrissima Casa Busca, proprietaria del nuovo castello, l'egregio nostro concittadino Sig. Ing. Gaetano Quattrini, si praticarono in questo castello delle scavazioni. Fu in quest'occasione che si videro le antiche e gigantesche fondamenta. In pari tempo furono trovate varie monete romane, armi ed altre simili cose, che non lasciano dubitare della sua antichità, le quali furono consegnate alla suddetta Casa". L’edificio è a pianta rettangolare a corte chiusa con quattro torri angolari di forma diversa (due quadrate, una circolare soprelevata in forma poligonale e una poligonale), che ricordano la passata funzione difensiva. I fronti Est e Sud, rivolti verso l'Adda, conservano ancora l'aspetto di fortilizio con pareti lisce ad alta scarpata, finestre dotate di inferriata e torre cilindrica in corrispondenza dello spigolo. Profondamente mutato è invece il lato ovest, che presenta elementi manieristici con mascheroni e sontuoso ingresso con prospetto a bugnato. L’edificio nelle forme attuali risale al 1551 e presenta elementi manieristici nella fronte di accesso con presenza di mascheroni, e nel portico colonne binate e archi a tutto sesto. Le pareti sono piene in muratura, mentre la copertura è con tegole (coppi). All'interno, attraverso il portale si entra in un atrio voltato a botte con decorazioni in stucco, aperto sul cortile, di fronte il portico con colonne binate con archi a tutto sesto e vista sull'Adda. Verso la fine del 2015 la maggior parte della fortezza è stata messa a disposizione di eventuali acquirenti da due dei cinque proprietari della storica residenza. Di fatto, è stato messo in vendita circa l’80 per cento della struttura. L’ala che guarda verso il paese e il torrione erano in attesa di essere acquistati, anche a lotti frazionati. Non ho trovato notizie più recenti sul castello, per cui non saprei dire gli esiti della messa in vendita. Altro link suggerito: http://www.tansini.it/it/castiglione.html.

Fonti: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LO620-00032/?view=ricerca&offset=11, https://it.wikipedia.org/wiki/Castiglione_d%27Adda, http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Castiglione-Adda_Pallavicini-Serbelloni.htm, https://www.ilcittadino.it/cronaca/2015/11/13/l-antico-castello-in-vendita/KS3xBGpJXhQ8HXA824qax3/index.html

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di Solaxart 2010 su http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Castiglione-Adda_Pallavicini-Serbelloni.htm

giovedì 15 marzo 2018

Il castello di giovedì 15 marzo





LEGNAGO (VR) - Torrione

Dopo che il canale che attraversava Legnago divenne dal X secolo il corso principale del fiume Adige e ne furono man mano ampliati gli argini, durante l'Alto Medioevo Legnago ampliò il proprio abitato ed assunse il volto di una vera e propria roccaforte militare. Ancor oggi sono visibili alcune testimonianze dell'antica Porta Mantova (Legnago un tempo era completamente fortificata) nei pressi di Piazza Garibaldi, Via Giacomo Matteotti e Corso della Vittoria le quali sono state portate alla luce in seguito ad alcuni lavori di sistemazione della piazza nel 2004 e poi successivamente ricoperti a cavallo tra il 2011 e 2012, in quanto le avversità atmosferiche le stavano deteriorando. La cittadina venne conquistata prima dai Longobardi e successivamente dai Franchi, fino a diventare attorno al Mille proprietà del vescovo di Verona il quale la cedette al Comune in cambio di Monteforte d'Alpone. Successivamente, Legnago divenne un possedimento di Ezzelino IV da Romano per poi passare sotto la dominazione scaligera dal 1207 fino al 1387. Si susseguirono poi le dominazioni dei Visconti e dei Carraresi. Fondamentale per l'assetto urbanistico di Legnago fu l'annessione voluta dal popolo nel 1405 alla Repubblica di Venezia poiché fu proprio il governo della Serenissima ad affidare all'architetto Michele Sanmicheli l'arduo compito di consolidare le fortificazioni (in particolare una rocca) che vennero distrutte durante la guerra dei Cambrai, ridisegnandole a pianta stellare. Le fortificazioni furono però in gran parte smantellate nel 1801 per volere di Napoleone, che poi cedette Legnago con l'intero territorio della soppressa Repubblica di Venezia all'impero asburgico. Legnago, all'epoca, era considerato uno dei nodi fluviali più importanti del Veneto per la presenza sulle rive dell'Adige di un porto, di un ponte mobile progettato per il passaggio dei natanti ed una lunga catena di mulini. Era altresì un rinomato polo culturale grazie alla presenza di scuole, un'accademia letteraria e un teatro. Alla sconfitta di Napoleone, la cittadina tornò in mano agli austriaci, come parte del regno Lombardo-Veneto, retto da un viceré con sede in Milano e resero Legnago uno dei capisaldi del Quadrilatero nel 1814 assieme a Verona, Peschiera e Mantova. Soltanto con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia nel 1866 le cose parvero cambiare, nonostante le molte servitù militari che ancora continuarono a sussistere sino a che, alla fine del secolo XIX, per permettere al paese di espandersi al di fuori dai confini della fortezza, vennero abbattute interamente le mura, i bastioni e le porte, di cui rimangono oggi solo pochi resti. In piazza della Libertà, a pochi passi dal Duomo, fa bella mostra di sé il Torrione; unico esemplare rimasto delle mura che circondavano la cittadina (e, in particolare, dei quattro torrioni rotondi posti agli angoli che i Veneziani costruirono per rinforzare la rocca di Legnago). Esso viene altresì considerato il simbolo della città di Legnago proprio perché ricalca la storia architettonica e militare autoctone. Anticamente è stato usato con la funzione di prigione (qui sono stati incarcerati alcuni patrioti tra i quali il conte Emilei di Verona e il poeta Aleardo Aleardi). Le mura cittadine (e quindi anche il Torrione) sono state costruite a partire dal 1525 durante il dominio della Serenissima, in seguito alla rovinosa guerra della Lega di Cambrai. La costruzione delle mura bastionate terminò solamente nel 1559 e, negli anni, vide il susseguirsi di architetti illustri quali sono Bartolomeo d'Alviano, Fra' Giocondo, Michele Leoni e Michele Sanmicheli. L'opera veneziana venne successivamente ammodernata dai francesi prima e dagli austriaci poi (si ricorda che Legnago faceva parte del cosiddetto Quadrilatero). Le mura persero il loro ruolo difensivo dopo l'annessione al Regno d'Italia e vennero demolite nel 1887 per quanto riguarda la parte destra dell'Adige e durante gli anni Venti nella parte sinistra del fiume per lasciare il posto all'espansione delle cittadine di Legnago e Porto. Il torrione è stato più volte restaurato subendo, nel corso degli anni, pesanti variazioni rispetto alla sua architettura originale (numerose sono state le critiche anche durante l'ultimo restauro per l'aggiunta di una parte superiore che originariamente non esisteva). Altri frammenti delle mura sono oggi visibili presso il cortile dell'istituto Canossiano in via Leopardi e nei pressi dell'ex ospedale militare austriaco (oggi trasformato nel Centro Ambientale ed Archeologico).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Legnago, http://www.pianuraveronese.com/index.php/it/29-schede/castelli-e-fortificazioni/129-torrione-di-legnago

Foto: la prima è di Nasty78 su https://it.wikipedia.org/wiki/Legnago#/media/File:Torrione.JPG, la seconda è una cartolina della mia collezione; infine la terza è presa da http://www.pianuraveronese.com/index.php/it/pianura-veronese/da-vedere/i-castelli-e-le-fortificazioni

mercoledì 14 marzo 2018

Il castello di mercoledì 14 marzo



SALIZZOLE (VR) - Castello Della Scala

Il castello di Salizzole si distingue come uno dei complessi edilizi medioevali più importanti di tutto il Basso Veronesse. L'imponente struttura architettonica comprende due torri di eta' diversa unite da un ampio corpo centrale. La torre occidentale, merlata, risale al XII secolo; quella orientale con l'adiacente portale d'ingresso è da attribuire da un intervento di Alberto Della Scala, risalente alla fine del Duecento. Le prime notizie storiche riguardanti i suoi possibili proprietari risalgono alla seconda metà del XIII secolo. Fonti d'archivio parlano di una donna, Verde de Saliceoli, proprietaria a Salizzole di alcuni appezzamenti di terreno e, presumibilmente anche del Castello. E' documentato che già nel '300 detta "Verde de Saliceolis" era moglie di Alberto I Della Scala. E' probabile quindi che il castello sia passato in eredità da Verde, madre di Cangrande I, agli Scaligeri dopo la sua morte avvenuta nel 1305. Da quel momento la proprietà è entrata a far parte del patrimonio dei Della Scala. Protetto a sud-est dalla linea difensiva del Lungotione, ed arretrato rispetto alla strada mediana che collegava Mantova ad Este – sulla quale insistevano invece i centri di Nogara, Sanguinetto, Cerea e Legnago – il castello di Salizzole non svolgeva, per la sua posizione geografica, un particolare ruolo di difesa nella complessa macchina bellica messa a punto dalla Signoria veronese: del resto le strutture scaligere di Salizzole palesano apertamente parecchi tratti peculiari delle residenze urbane, con ampie aperture ornate da ghiere in cotto e tufo, secondo moduli che sono caratteristici delle squadrate architetture civili del periodo tardo romanico veronese. E a rivelare, ancora, la funzione prevalentemente residenziale delle nuove aggiunte al complesso fortificato sono pure alcune raffinate soluzioni architettoniche dell’interno, come la bella volta a crociera con costoloni marcati da nervature ogivali, che si trova al pian terreno del mastio scaligero. L’accesso al castello, ricavato nel corpo di fabbrica occidentale annesso alla torre (e ora murato), è caratterizzato da un ampio portale ad arco ornato da ghiera, la cui ricca decorazione a motivi floreali mostra strette consonanze e analogie con quella della porta-torre in capo al Ponte Pietra di Verona, eretta da Alberto I nel 1298: elemento, questo, che potrebbe suggerire una datazione non molto lontana. Dal portale, che si ipotizza protetto da una saracinesca e forse da un fossato – di cui però non rimane traccia alcuna – si accedeva ad un “corridoio” d’entrata in origine coperto da una complessa struttura a volta lunettata, da cui si passava poi al grande recinto retrostante, adottato nei secoli successivi a funzioni agricole. Della cortina continua che doveva chiudere la corte, e di cui oggi si indovina il perimetro nell’amplissima area destinata ad aia, non rimane più traccia. Così neppure si ritrovano elementi che confermino l’esistenza di altre due torri che il Bresciani ha supposto esistessero agli angoli meridionali del quadrilatero, e che si vorrebbero distrutte nel settembre del 1441, quando le milizie di Francesco Sforza, capitano di Venezia, misero a sacco il castello. Ma a smentire, almeno in parte, tale ipotesi è la nota mappa dei Frari del 1439 – e dunque anteriore all’incursione dello Sforza – nella quale il castello di Salizzole viene raffigurato con due torri congiunte da un corpo orizzontale. Schema che, con lievi variazioni, vien ripetuto nelle successive rappresentazioni cartografiche dei secoli XVII e XVIII dove, accanto al maniero, compaiono edifici rurali – portici e barchesse – che denunciano le varie trasformazioni subite dal complesso fortificato per adattarlo a funzioni agricole. Dopo la dedizione di Verona alla Repubblica di Venezia, la Serenissima decise di vendere all'asta tutti i beni. Fu in quell'occasione, e precisamente il 23 marzo 1407, che Nicola Capella acquistò parte del Castello comprendente la torre occidentale, vasti possedimenti terrieri e i diritti giurisdizionali. I Capella conservarono la proprietà del complesso fino alla seconda metà del Seicento, quando l'ultima erede Eleonora, sposata con Camillo Giuseppe Cosmi, lasciò i beni e al figlio Cosmo Cosmi Capella. Nel 1793 morì Camillo, l'ultimo erede maschio della famiglia. Furono così i discendenti delle sue tre sorelle, Matilde, Veronica ed Eurienna, a dividersi il patrimonio. Nel 1813, alla stesura del Catasto Napoleonico, l'edificio con le sue adiacenze era diviso in due parti; quella occidentale comprendente il corpo centrale e la torre più antica apparteneva agli eredi Cosmi-Capella; quella orientale comprendente l'altra torre al regio demanio. Attualmente il Castello Scaligero è sede della Biblioteca Comunale di Salizzole e dell'Associazione Anziani "Il Sole". Nell'edificio si trova anche la Sala Civica, ricavata da un'ala restaurata di recente. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=ZO-g53ILeKQ (video di Ghost Hunter Padova), http://www.verona.com/it/guide/verona/salizzole-il-castello/, https://www.youtube.com/watch?v=uDIQhLaQt1g (video di ConanVeneto), http://www.ghosthunterpadova.com/wordpress/castello-di-salizzole/ (per testimonianze su fatti inspiegabili avvenuti dentro il castello).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Salizzole#Edifici_militari, http://www.ghosthunterpadova.com/wordpress/castello-di-salizzole/, http://www.comune.salizzole.vr.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idservizio/20038/idtesto/176

Foto: la prima è presa da http://www.stradadelriso.it/it/itinerari-turistici/castelli-e-torri-colombare.html, la seconda è di AlexBlackO su https://it.wikipedia.org/wiki/Salizzole#/media/File:Salizzole_Castello.jpg