venerdì 31 marzo 2017

Il castello di venerdì 31 marzo





MEDESANO (PR) - Castello di Roccalanzona

I suoi resti sorgono su uno sperone di roccia ofiolitica al confine tra la valle del Ceno e la val Dordone, nei pressi di Roccalanzona, frazione di Medesano. Il castello, costruito probabilmente intorno al X secolo, compare per la prima volta in un documento del 1028 dove era elencato fra i possedimenti di Ildegarda, moglie del nobile longobardo Odone, venduti al rettore della chiesa di San Pietro di Paderna; nell'atto si parla di "Rocha Petraluizoni cum portione castro et Capella seu tutti ibi habente", a testimonianza dell'esistenza di un luogo di culto presso il maniero, demolito nel 1739. Nel 1043 tutte le terre, che comprendevano anche i borghi di Vianino e Viazzano, furono donate al monastero di San Savino di Piacenza. Successivamente il castello fu a lungo conteso fra i Pallavicino e i Vinciguerra di Varano de' Melegari, sino a che, nel 1418, Giacomo de' Rossi, già vescovo di Verona e arcivescovo dei Napoli, lasciò nel suo testamento una donazione in denaro alle due famiglie rivali affinché il maniero fosse assegnato ai Rossi. Il castello divenne quindi feudo di Pier Maria I de' Rossi, che lo chiamò "Rocha Leone" con chiaro riferimento al leone rampante, stemma della sua famiglia. Nel 1464 Pier Maria II Rossi assegnò nel suo testamento il castello di Roccalanzona al figlio Guido che, tuttavia, non ebbe modo di esercitare la sua signoria sul castello. Morto infatti il padre nel 1482 nel pieno del conflitto che vedeva opporsi i Rossi agli Sforza, Guido prese il comando delle guarnigioni rossiane trovandosi però con la maggior parte delle fortezze assediate. Il castello di Roccalanzona subì un primo assalto da parte di Niccolò Pallavicino, alleato degli Sforza; fallito il primo tentativo, seguì quello di Sforza Secondo Sforza, che, fresco vincitore delle difese del vicino castello di Carona, diresse le sue truppe sul castello di Roccalanzona. Lo Sforza tuttavia, nonostante l'impiego di bombarde, non riuscì ad avere la meglio sui difensori e fu quindi costretto a ritirarsi dopo aver incendiato come rappresaglia alcune case del borgo. In seguito alla definitiva sconfitta di Guido de' Rossi, il castello fece atto di sottomissione al fratello e rivale Bertrando, conte di Berceto, che morì senza eredi nel 1502; i suoi feudi furono ereditati dal nipote Troilo e furono aggregati ai territori dei Rossi di San Secondo. Nel 1635 il duca di Parma Odoardo I Farnese bandì dallo Stato il marchese Troilo IV de' Rossi e confiscò tutte le sue terre; nel 1657 il fratello Scipione I riuscì con l'aiuto del re Filippo IV di Spagna a convincere il duca Ranuccio II ad annullare il decreto del 1635, a fronte tuttavia di un pesantissimo indebitamento. Nel 1666 il marchese Scipione i de' Rossi fu costretto a cedere Roccalanzona e gli altri feudi appenninici alla Camera ducale di Parma; già allora il castello si trovava in condizioni rovinose, con le mura interne ormai fatiscenti. Nel 1692 la Camera ducale cedette il maniero alla famiglia Ercolani della Rocca di Senigallia, che però non si occupò mai di restaurarlo, tanto che già nel 1804 era ridotto a pochi ruderi. Dell'antico castello, raffigurato nel 1463, epoca del suo massimo splendore, da Benedetto Bembo nella Camera Aurea del castello di Torrechiara, oggi restano soltanto alcuni ruderi. In posizione impervia, il maniero aveva originariamente dimensioni ragguardevoli; se ne conservano infatti le rovine sparse su un'area piuttosto vasta. Dal complesso emergono i resti del grande mastio a pianta rettangolare, da cui si allungano le basi delle antiche mura, ricche di feritoie; parzialmente integro è inoltre un ambiente interno coperto da soffitto a volta, affacciato verso l'esterno attraverso una balestriera. Gli anziani del luogo ricordano di aver visto, in una stanza, anche un affresco mariano di cui, tuttavia, non rimarrebbe traccia. Forse un resto dell’antica chiesa che qui sorgeva ed in cui si trovavano le tombe degli abitatori del luogo? Tante sono le leggende nate attorno alla storia di questo maniero. In particolare si racconta, tutt’oggi, di un complesso di gallerie sotterranee che permettevano, in caso di assedio, di ricevere rifornimenti alimentari e rinforzi militari, oppure di fuggire. Si dice che fossero ampi passaggi, con rivestimenti in blocchi di pietra ed illuminati da torce fisse. In questi sotterranei, secondo la leggenda, sarebbe stato nascosto anche un vitello d’oro, venerato come una deità. Con la distruzione del castello, il prezioso simulacro sarebbe quindi stato perso e mai più ritrovato. Delle strutture sotterranee, nel tempo, non sono mai state ritrovate tracce, ma è anche vero che nessuno le ha mai approfonditamente cercate. Come in tanti altri luoghi, anche qui si parla della presenza di un “pozzo del taglio”. E, visto che fra le mura in rovina si nota un leggero avvallamento circolare, ecco che secondo alcuni questa potrebbe essere l’imboccatura del terribile pozzo. Localmente viene poi tramandata un’altra interessante ed inquietante storia secondo la quale i nobili organizzavano, nel maniero, serate danzanti, alle quali venivano invitate anche graziose contadine della zona. Una volta mangiato, bevuto e danzato, i signori sceglievano la fanciulla con cui avrebbero trascoso la notte. E se qualcuna di loro osava rifiutare veniva gettata proprio nel “pozzo del taglio”, profondo una quarantina di metri, con fissate, sul fondo e sulle pareti, diverse spade taglienti. Per la vittima non c’era ovviamente scampo. Qui, da tempo, si tramanda anche la leggenda di Pietra Corva secondo la quale la figlia del conte di Roccalanzona, si innamorò di un giovane di Gallicchiano, una località nei pressi di Riviano, che pascolava le proprie pecore vicino a Pietra Corva. La ragazza apparteneva alla nobile discendenza dei Rossi di San Secondo, mentre il giovane a quella rivale dei Pallavicino. Secondo la leggenda i due innamorati si gettarono dalla rupe di Pietra Corva per non essere mai più divisi. Nelle notti di luna piena si dice che si vedano aleggiare nel cielo due candidi mantelli, che piano piano ricoprono Pietra Corva, scomparendo poi nella notte. La “Rocca dei leoni” era in rovina già sul finire del Seicento, lo evidenzia anche il rogito Pisani del 1666. Altri link suggeriti: http://iluoghidelcuore.it/luoghi/varano-de-melegari/castello-di-roccalanzona-e-pietra-corva/20183, http://geo.regione.emilia-romagna.it/schede/castelli/index.jsp?id=2761

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Roccalanzona, testo di Paolo Panni su http://www.emiliamisteriosa.it/2013/04/misteri-e-leggende-millenarie.html

Foto: la prima è di Paolo Panni su http://www.emiliamisteriosa.it/2013/04/misteri-e-leggende-millenarie.html, la seconda è di Castelli Parmensi su https://www.panoramio.com/user/5631950. Infine, la terza è una cartolina della mia collezione.


giovedì 30 marzo 2017

Il castello di giovedì 30 marzo






SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) - Torre Guelfa in località Porto d'Ascoli

Nel nome ricorda la concessione di Federico II del 1245, fatta alla città di Ascoli, per la costruzione di un porto alla foce del Tronto. Porto d'Ascoli apparteneva allo Stato della Chiesa e rientrava nella provincia denominata Marca Anconitana; il suo territorio giungeva al Tronto, secolare confine col Regno di Napoli, poi Regno delle Due Sicilie. Infatti vicino all'antico ponte di barche alla foce del fiume Tronto, nel 1847 fu posto l'ultimo cippo di confine (il numero 649) che indicava il confine tra gli stati pontifici e il regno delle Due Sicilie. Questi cippi in pietra, alti circa un metro e riportanti gli stemmi papali e borbonici, furono posti al confine fra i due Stati nel 1846 e 1847 partendo dalla foce del torrente Canneto (tra Fondi e Terracina) sul mar Tirreno e finendo appunto alla foce del Tronto sul mar Adriatico. La Torre guelfa si trova all'interno di una villa privata (Marchesi Laureati), ma si può scorgere dalla S.S. 16. Si tratta di una torre di difesa a base quadrata del XIV secolo con opera a sporgere costituita da beccatelli e piombatoi. Costituita in muratura a sacco con paramenti esterni ed interni in laterizio, era parte di una fortezza comprendente due grandi torri, sette torrioni con settanta merli. L'avevano costruita gli ascolani in dispregio dei diritti di Fermo che, in virtù di un privilegio rilasciato da Ottone IV nel 1211, aveva il dominio del litorale dal Tronto al Potenza. Tale privilegio stabiliva che nessuno, per la profondità di un chilometro, poteva costruire edifici né fortezze senza il benestare di Fermo. Ascoli però voleva uno sbocco sul mare e in tre anni costruì la rocca. Ma nel 1348 Gentile da Mogliano, con l'esercito fermano, pose l'assedio ed espugnò dopo 40 giorni la fortezza radendola al suolo. Fu però risparmiata la torre: appunto, la Torre Guelfa.


Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Porto_d%27Ascoli, https://www.comunesbt.it/Engine/RAServePG.php/P/294110010100/HH/1 (Notizie tratte da "Guida di S. Benedetto del Tronto" di Gabriele Nepi)

Foto: la prima è presa dalla pagina Facebook "Torre Guelfa" (https://www.facebook.com/pg/torreguelfasbt/photos/?tab=album&album_id=301420893387943), la seconda è presa da http://piceninelmondo.com/magazine-curiosita-picene/antico-porto-ascoli/

mercoledì 29 marzo 2017

Il castello di mercoledì 29 marzo




PARCINES (BZ) - Castel Stachelburg

Tipico castello medievale, costruito prima del 1300, fu residenza dei Signori di Parcines. Situato direttamente nel centro del paese, oggi è residenza della tenuta vinicola a coltivazione biologica del barone Sigmund von Kripp. In occasione delle degustazioni di vini organizzate settimanalmente (il giovedì) si possono ammirare la cantina con l’antico torchio e il cortile interno. La sala dei cavalieri può essere visitata durante i concerti.

Fonti: https://www.merano-suedtirol.it/it/parcines/alloggio/artikel/residenze-storiche-castelli-a-parcines-206/, https://www.merano-suedtirol.it/it/parcines/alloggio/artikel/lokalitaet/castello-stachlburg-2405/

Foto: la prima è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Trentino/bolzano/parcinesstachel01.jpg, la seconda è presa da https://www.merano-suedtirol.it/it/parcines/alloggio/artikel/lokalitaet/castello-stachlburg-2405/

martedì 28 marzo 2017

Il castello di martedì 28 marzo






ORIO CANAVESE (TO) - Castello

Di Orio si hanno notizie nel 1003, quando Arduino cedeva Orio al diacono di Ivrea. Durante il Medioevo restò dominio eporediese ma anche i Biandrate e il Marchese di Monferrato vi esercitarono diritti feudali. Presumibilmente durante il medioevo fu costruito, il cosiddetto "Castelvecchio", uno dei due castelli che sovrastano la collina. Questo si trova in direzione Sud-Est dove attualmente rimangono solo i ruderi avvolti nella vegetazione; il secondo di fine Settecento si trova sulla diagonale in direzione Nord-Ovest. Nel 1631 in seguito al trattato di Cherasco, Orio passò definitivamente ai Savoia che, anni dopo, riconobbero una parte della signoria al Conte Compans di Brichanteau distinta casata di origine francese, che nel 1833 cedette i propri diritti alla famiglia Sallier de la Tour che acquistava la residenza di Orio, conosciuta come il "Castello" con il relativo tenimento. Durante l'Ottocento il conte Vittorio si impegnò a perfezionare la coltura della vite oltre ad abbellire ed ampliare l'edificio con una nuova ala che costituisce la facciata principale; la cappella di S.Silvestro in stile neoclassico, ricca di affreschi ed eleganti stucchi, e la galleria che un tempo custodiva pregevoli quadri. Fu il marchese De la Tour a impiantare a Orio vigneti pregiati come il Borgogna e il Bordolese, perfezionandone la coltura e dando inizio alla viticoltura e alla produzione di vino: passione che vive ancora oggi nei vignaioli oriesi. Nel 1845 per beneficenza del Conte de la Tour, governatore di Torino, venne istituita una scuola femminile, a completamento di quella maschile già esistente. La famiglia de la Tour cedette il castello all'INPS negli anni venti che lo trasformò in ospedale militare dal 1928 al 1949 quando divenne preventorio per malattie polmonari. Trent'anni dopo, l'amministrazione decise di cessare l'attività destinando la costruzione ad archivio dell'U.S.L. prima del suo abbandono definitivo. Costruito nel XVII secolo, il castello è stato la residenza dei marchesi de la Tour a partire dal 1833. L’attuale palazzo fu iniziato sotto la reggenza di Madama Reale verso la metà del ‘600, e divenne signoria dei marchesi Birago, cui succedettero. Lesiona, Granari di Mercenasco, Compans di Brichanteau, conti di Ala, distinta famiglia di origine francese, la quale nel 1833 cedette il feudo a quello savoiarda Sallier de la Tour. Il maresciallo d’armata conte Vittorio Sallier, marchese di Cordon, affidò all’architetto Ernesto Melano di Pinerolo l’incarico di aggiungere un’ala del palazzo. Successivamente la contessa Marta Sallier de la Tour fece costruire una galleria al piano terreno, apportando ulteriori abbellimenti all’interno del castello, già ben decorato. Nel 1928 passò all’INPS; ed alla bella costruzione sei-settecentesca venne aggiunta, secondo lo stile dell’epoca, un’ala moderna in netto contrasto con il classicismo della preesistente architettura. Il grandioso complesso, che dall’alto del colle a quota 430 m domina l’abitato di Orio e le vallette sottostanti di Barone, Candia e Mercenasco, è immerso in uno splendido parco con alberi secolari e conifere stupende. Anni fa lungo la strada di accesso al colle, verdeggiavano i vigneti che con infinita cura vi aveva impiantato il barone De la Tour, traendo dai ceppi di Borgogna, e della Spagna quei vini divenuti famosi in Europa ed anche negli altri continenti; ora invece troviamo una folta pineta. Nel 1949 il castello fu trasformato in “ Preventorio per convalescenza da malattie polmonari” e dotato di 160 posti letto per ospitare altrettanti bambini di età compresa fra gli 1 e 14 anni. Venne anche dotato di moderne attrezzature, ma nel 1979, essendo diminuito fortemente il numero dei ricoverati, l’Amministrazione decise di cessare l’attività, mentre il personale veniva assunto in carico all’USL di Caluso. Il parco che circonda il castello è piuttosto ampio; una parte è costituita dalla pineta che corre lungo il viale d’accesso, dove anni fa il conte Sallier de la Tour aveva impiantato il vigneto, un tempo chiamata “ Regione delle Vigne”. Nella parte di parco subito vicino al castello, possiamo trovare piante piuttosto ricercate come due enormi faggi rossi unici nel circondario, un cedro del Libano, una sequoia, un pino strobus, dei carpini, diversi larici, tigli, pini secolari, un pino marittimo, dei bagolari, oltre tre cespugli di calicanto che fiorisce nel mese di gennaio con un intenso profumo. Pare che nel parco e dentro al castello ci sia un fantasma che s’aggiri di notte e pure durante il giorno. Un fantasma? Sì! Il fantasma di un bambino. In molti lo avrebbero sentito e qualcuno addirittura visto. Per approfondire leggere qui: http://soprannaturale.it/?p=10743. Ecco lo stato attuale dell'edificio, documentato da questo video di Albyphoto: https://www.youtube.com/watch?v=m_iYWkQ5voM

Fonti: http://www.comune.oriocanavese.to.it/ComStoria.asp, http://www.comune.oriocanavese.to.it/ComSchedaTem.asp?Id=38187

Foto: la prima è presa da http://lasentinella.gelocal.it/ivrea/cronaca/2011/11/14/news/un-progetto-per-l-ex-dispensario-1.1671286, la seconda è presa da https://12alle12.it/dizionario-del-turismo-cinematografico-53-castello-dispensario-orio-canavese-to-218618

lunedì 27 marzo 2017

Il castello di lunedì 27 marzo






SAN FELICE CIRCEO (LT) - Torre Olevola e Torre Vittoria

Torre Olevola, di 150 metri quadrati e articolata su quattro piani, ha un ampio giardino attorno. La prima volta che "turris Euole" viene citata in un documento storico è nel 1469. Troviamo inoltre una rappresentazione di questa torre in una mappa disegnata da Leonardo da Vinci raffigurante le zone sulle quali si doveva eseguire la bonifica al tempo di papa Leone X. La torre venne poi riedificata nel 1703 su ordine di Papa Clemente XI, e per questo è anche conosciuta come "torre clementina". Fino al secolo scorso ha avuto importanti funzioni d'avvistamento e difensive, per poi passare nelle mani di una fondazione genovese e nel 2016 essere messa in vendita, dopo che è sfumata l'idea di acquisto da parte del Comune, che tredici anni fa a tal fine commissionò anche  a un tecnico una stima. Nei pressi della torre è ubicata la stazione meteorologica di Capo Circeo, ufficialmente riconosciuta dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale. Il capitano Giulio Cesare Grillo la Torre, Provveditore Generale della Marina Pontificia, così descrive la sua posizione nel 1617 (quindi prima che venisse ricostruita):
« La Torre è posta alle radici del monte Cercello verso Ponente, scopre tutta la spiaggia de Caprolace, Fogliano, Foce Verde, Asturi, sino al Capo d'Anzi. .... è Torre di grandissima considerazione e del continuo vi stanno delli vascelli assai e particolarmente l'estate tutti li vascelli che uengono dalla parte del Monte le sera si fermano detta torre per hauer fondo capace di qualsivoglia galera o altro vascello et per assicurarsi dalli corsari. ».

Torre Vittoria ha un importantissimo valore storico. L’anno di costruzione risale al 1631. La torre prende il nome a seguito di uno scontro vittorioso contro una nave inglese. La struttura si estende su una pianura, nella spiaggia di Terracina. Per approfondimenti sulle due torri, suggerisco di consultare i due seguenti link: http://www.circei.it/torre-vittoria.html e

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Olevola, http://www.visititaly.it/info/960691-torre-vittoria-san-felice-circeo.aspx, http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/03/28/news/circeo_in_vendita_olevola_l_ultima_torre_costiera-136449164/

Foto: la prima, relativa a Torre Olevola, è di Egnoka su https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Olevola#/media/File:Torre_olevola.jpg; la seconda, relativa a Torre Vittoria, è presa da http://www.circei.it/files/Img_1392b.jpg

sabato 25 marzo 2017

Il castello di domenica 26 marzo






SAN FELICE CIRCEO (LT) – Torre Cervia e Torre Moresca

Torre Cervia fu fatta edificare nel 1563 da papa Pio IV per contrastare le frequenti incursioni dei saraceni, ma materialmente la costruzione avvenne ad opera dei signori di Sermoneta e San Felice Circeo. In particolare, essa fu costruita nella parte del promontorio più sporgente verso il mare in posizione di controllo della omonima cala. Conosciuta anche come "La Torraccia" per lo stato di rovina in cui giaceva, Torre Cervia veniva così descritta dal capitano Giulio Cesare Grillo, Provveditore Generale della Marina Pontificia: « Questa torre così chiamata perché le cervie in essa allevano i loro figlioli è posta nel mezzo del monte Cercello esposta a mezzogiorno. In detta torre si deve stare con ogni vigilanza per essere luogo molto pericoloso de corsari rispetto che sta addirittura delle isole de Ponza e Palmarola et in questo luogo il mare è profondo et ui possono stare vascelli assai et spesso si vengono a recoverare per il mal tempo, che se non fussero assicurati dalla custodia di questa torre molte volte sarebbero fatti schiavi. ». La torre fu distrutta nel 1809 e poi ricostruita nel 1947 per volere del Conte E. P. Galeazzi. Attualmente la torre-faro appartiene a privati. La Torre Moresca venne realizzata a seguito del Breve di papa Pio IV nel 1562. Nel 1593 la guarnigione della torre venne incolpata dalle autorità pontificie di connivenza con i briganti che sovente infestavano la zona. Ad ogni modo, il complesso venne definitivamente abbandonato nel 1809, e venne raso al suolo dai bombardamenti navali della flotta britannica. Oggi ne resta solo il basamento. Ecco un breve video sulla Torre Moresca (di Circeo: l’incanto della Maga Circe, figlia del sole): https://www.youtube.com/watch?v=-58ele8GHXc. Per approfondimenti sulle due torri, suggerisco di consultare i due seguenti link: http://www.circei.it/torre-cervia.html e http://www.circei.it/torre-moresca.html.
 Foto: la prima, relativa a Torre Cervia, è di @Ulisse su http://www.panoramio.com/photo/58529228;  la seconda, relativa a Torre Moresca, è presa da http://www.circei.it/torre-moresca.html

venerdì 24 marzo 2017

Il castello di sabato 25 marzo






SAN FELICE CIRCEO (LT) – Torre Paola e Torre Fico

Torre Paola è una torre costiera difensiva posta sul Promontorio del Circeo al confine con la lunga spiaggia di Sabaudia. Venne eretta nel 1563 per volontà di Papa Pio IV (1559-1565) ad opera dei signori di Sermoneta e San Felice Circeo per contrastare le continue incursioni dei pirati saraceni, completando un sistema difensivo che comprendeva, verso Roma, Torre Astura, Tor Caldara e Tor San Lorenzo. Il nome Torre Paola sembrerebbe derivato dall’antica chiesetta di San Paolo là esistente. In qualche antico documento è chiamata anche “Torre dell’Angelo di Paola” per la sua funzione di protezione esercitata dalla torre nei riguardi dei vascelli cristiani contro il pericolo dei corsari barbareschi. Insieme a Torre Fico fu la prima ad essere edificata, posta in un punto strategico a custodia della foce del canale emissario del Lago di Paola, divenendo parte di un sistema difensivo di sei torri. Già durante la sua costruzione subì il primo attacco da parte dei saraceni (che scesero dall'alto della montagna per cogliere la guarnigione di sorpresa) tanto che, per ovviare a future incursioni dalla rupe, venne modificato l'impianto originario, dandogli la particolare struttura a testuggine con struttura difensiva lato montagna. Nel 1604, dalla torre, si riuscì a cannoneggiare e a spingere alla fuga alcune navi turche. Nel 1773, come riporta l'archivio di stato, a Torre Paola vi erano 1 cannone da 10 con 15 palle, 15 casse di mitraglia e 15 di polvere, 1 cannone da 3/4 con 15 palle, 15 cassa di mitraglia e 70 di polvere; 1 cannone da 1 con 15 palle, 15 casse di mitraglia e 7 di polvere. Torre Paola ha conservato pressochè intatta la struttura originaria, a forma cilindrica con base scarpata e ingresso al primo piano, accessibile in origine grazie ad un ponte levatoio. La terrazza presenta un coronamento di beccatelli e caditoie cui si aggiunge, sul fianco rivolto verso il monte, una struttura “a scudo”, come già accennato in precedenza. Nel 1809, i soldati di presidio si opposero con il fuoco a navi inglesi e numerosi furono gli scontri e le vicissitudini che videro la torre coinvolta. Scontri che però, fortunatamente, hanno rispettato il suo aspetto originale, gravemente minacciato dalla trasformazione del complesso in area residenziale negli anni sessanta. Recentemente, la giunta comunale di San Felice Circeo ha deciso di avviare la procedura di esproprio della torre, che oggi risulta proprietà privata e che attualmente versa in un grave stato di incuria e abbandono, per poter realizzare al suo interno un museo delle Torri Costiere che racconti la storia ed il mito del Circeo e del territorio pontino (a tal proposito ecco il video di LAZIOTV1: https://www.youtube.com/watch?v=Jym5SmksGBE). Torre Fico fu edificata in forza di un “Breve” di Papa Pio IV nel 1562 assieme a Torre Paola, Torre Cervia e Torre Moresca a spese della famiglia Caetani, feudataria della zona. Venne ricostruita nel XVII secolo e infine abbandonata all'inizio del XIX secolo, dopo essere stata parzialmente distrutta dal cannoneggiamento di navi inglesi (1809). In seguito fu nuovamente ricostruita. Il nome, probabilmente, deriva dalla massiccia presenza di fichi d’india che ancora oggi caratterizzano lo sperone roccioso su cui sorge la torre. La torre è un ottimo punto di osservazione panoramico, verso tutto il litorale sud e verso le Isole Pontine, raggiungibile  a piedi in venti minuti con una suggestiva passaggiata, che dal porto sale ripida, attraverso la macchia mediterranea, oppure in automobile dal centro storico, percorrendo via del Faro. Per avere maggiori notizie storiche sulle due torri, suggerisco la consultazione dei seguenti link: http://www.circei.it/torre-paola.html e http://www.circei.it/torre-fico.html.


Foto: la prima, su Torre Paola, è di redelnulla su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/89126; la seconda, su Torre Fico, è presa da http://meusphoto.altervista.org/prodotto/torre-fico-san-felice-circeo/
  

Il castello di venerdì 24 marzo






SAN FELICE CIRCEO (LT) - Palazzo Baronale Caetani

Oggi sede del municipio, fu costruito nel XIV secolo dalla famiglia Caetani. Alcune sale al suo interno sono decorate da affreschi risalenti ai primi dell’Ottocento. Il Palazzo, il cui primo nucleo si deve probabilmente a Guglielmo Caetani, sorge nel punto strategicamente più importante del paese e dove anticamente doveva esistere una fortezza e si appoggia e comunica con la Torre dei Templari e, dietro questa, va a saldarsi in un corpo unico con il vecchio Convento. L'ultimo piano fu però aggiunto dal Poniatowsky ai primi dell'Ottocento. II piano superiore della torre è probabilmente opera anch'esso del principe polacco. Termina con un coronamento a beccatelli. Il sistema piombante appartiene al passato. Lo vediamo ancora usato nelle torri costiere, benché fossero in pieno sviluppo le armi da fuoco. Prima il "mastio" terminava con una merlatura guelfa (sulla fronte cinque grossi merli), ancora chiaramente rilevabili, sul davanti e sui lati est e ovest, al limite inferiore del quadrante dell'orologio. L'orologio fu collocato sulla torre dal Poniatowsky, ma la campanella non rimane esattamente al centro, poiché i piombatoi, in uno dei quali è stata inserita, sono di numero pari. Ciò ci aveva fatto avanzare l'ipotesi che la costruzione del coronamento e quindi di tutto il piano superiore della torre, potesse risalire a un tempo anteriore. Ma non ci sembra una prova determinante: l'idea di collocare l'orologio sulla torre e quindi di inserire la campanella in uno dei piombatoi potrebbe essersi affacciata solo a lavori ultimati, per ragioni di pubblica utilità. Probabilmente si deve pure a Guglielmo Caetani, se non l'apertura, almeno la sistemazione della Porta ad arco nel lato ovest, dove ancora oggi è l'accesso principale al paese, e dove, anche al tempo dei Romani, veniva a immettere (e immette) la Via XXIV Maggio. Questa Porta, resa accessibile anche ai carri, era difesa da un ponte levatoio. Aveva una duplice chiusura, la prima esterna, l'altra interna, al limite del fornice, consistente in una caditoia, che, una volta calata, sbarrava l'accesso nel caso si fosse riusciti a forzare la prima entrata. Inoltre nel soffitto dell'androne erano praticati dei fori, visibili tuttora, per lanciare proiettili oppure versare liquidi incandescenti contro l'invasore imbottigliato tra i due sbarramenti. Ci resta una preziosa testimonianza della fine del Seicento... ("la suddetta Terra è circondata da muraglia e non si puole entrare che da una porta, nella quale è un gran ponte levatore sopra il quale passano tutte sorti di bestie per servigio di essa terra, con ogni commodità" (sic.) (4). Anche alla metà di questo stesso secolo (a. 1653) abbiamo testimonianza indiretta di questa unica porta in una lettera del Duca Francesco al Governatore di S. Felice: "A Santa Felice non c'è se non una porta..." (5) (C. Miscel. 150, p. 52). e due anni prima questi stesso, rispondendo al Governatore riguardo al pericolo di un assalto da parte dei corsari, scriveva: "Fate star avvertito che si alzi il ponte e pigliateli la chiave della porta, che così non c'e pericolo: come la gente non può uscire, non dubbitate (sic), se fossero 300 Turchi" ... (6). Da tutto questo sembra potersi dedurre che l'altra porta del paese, che guarda verso Terracina, ad arco ogivale, (oggi Antica Porta) doveva essere, se non murata, come sarà in seguito, almeno chiusa permanentemente o quasi, sebbene ciò sembri contrastare con quanto e rappresentato in una pianta urbana del 1680, in cui è indicata con una doppia linea punteggiata, all'inizio e alla fine del fornice. Probabilmente questa porta fu murata per ragioni strategiche, perché lontana rispetto al nucleo fortificato e quindi difficile da difendere in caso di attacco nemico. Pensiamo all'attribuzione, almeno del piano inferiore, del Palazzo Baronale a Guglielmo (oppure agli immediati successori), anche per una innegabile somiglianza della pianta generale di esso con il Castello di Sermoneta (porta con ponte levatoio del paese, lato ovest con torre rotonda all'angolo, lati sud e est, cortile interno, torre dei Templari, piazza attuale del paese sulla fronte e mura perimetrali della "Vigna della Corte", allora tutto uno spiazzo, senza l'ingombro delle due ali di fabbricati, a nord, costruiti posteriormente. La struttura di questo Castello, come appare oggi, è in gran parte dovuta alle novità apportatevi dai Borgia (fu dimora di Lucrezia), tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, e ad esso sembra essersi ispirato anche il progettista del Castello di S. Felice. Di pianta pressappoco semicircolare, sorge sulle mura perimetrali del paese presso l'angolo sud-ovest, rinforzato da una piccola torre rotonda, e internamente si affaccia su un bel cortile, delimitato, ad est, dalla Torre dei Templari, che qui si eleva in tutta la sua imponenza e, sulla fronte, da un baluardo che da sulla piazza principale del paese, sul quale in seguito fu edificato l'ex Palazzetto Comunale. Altro link suggerito: http://www.dr-costruzioni.com/progetti/palazzo-baronale

Fonti: http://www.comune.sanfelicecirceo.lt.it/manifestazioni/manifestazioni_action.php?ACTION=scheda_turismo&cod_turismo=20, https://www.iluoghideicaetani.it/2015/06/05/il-circeo-nella-leggenda-e-nella-storia-palazzo-caetani/, http://www.sanfelicecirceo.net/cstorico.shtml

Foto: sono entrambe di Pierluigi su  
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giovedì 23 marzo 2017

Il castello di giovedì 23 marzo






SAN FELICE CIRCEO (LT) - Torre dei Templari

Dopo la caduta dell’impero romano la zona perse importanza e quindi scarse sono le notizie riguardanti il Circeo. Ebbe inizio un periodo buio,caratterizzato dalle incursioni barbariche e soprattutto dalle scorrerie dei pirati Saraceni che, giunti nel IX secolo, riuscirono ad insediarsi stabilmente per circa 30 anni nella zona del Garigliano. Le fonti medievali spesso menzionano la Rocca Circeii considerandola una delle rocche più sicure dello Stato Pontificio. Essa doveva ricalcare il perimetro dell’antica Circeii e forse si sviluppava tra l’attuale palazzo comunale e la Torre dei Templari. Dalla metà del XII secolo comparve una nuova denominazione: Castrum Sancti Felicis, forse per designare che nella cinta muraria vivevano anche persone civili oltre che militari.
Agli inizi del 1100 il Circeo passò nelle mani dei Frangipane che se ne impossessarono con la violenza. Nel 1240 papa Gregorio IX cedette la Rocca Circeii ai Templari che dovevano difendere il litorale dagli attacchi dei pirati algerini e tunisini, e che rimasero al Circeo per circa venti anni, costruendo la Torre dei Templari e il Convento. Verso la fine del secolo il castrum cadde sotto il dominio degli Annibaldi che a loro volta, nel 1301, lo vendettero a Pietro Caetani, nipote di Bonifacio VIII. La famiglia Caetani ne rimase proprietaria per circa 400 anni, con una piccola interruzione di circa trent’anni. Il feudo nel 1713, fu venduto da Michelangelo Caetani al principe Francesco Maria Ruspoli che cinque anni dopo lo dette in dote a sua figlia andata sposa ad un Orsini. Dopo soli due anni essi dovettero ricederlo alla Reverenda Camera Apostolica che lo vendette, dal 1808 al 1822, al Principe Stanislao Poniatowsky. Il principe fece costruire alcuni edifici tra cui il Casino di Caccia, attuale villa Bocchi, e l’ultimo piano del palazzo baronale. Dopo la parentesi Poniatowsky il feudo tornò nelle mani della Reverenda Camera Apostolica fino all’unificazione d’Italia nel 1870. La Torre dei Templari fu costruita, tra il 1240 e il 1259, dai monaci templari durante la loro permanenza sul promontorio. Situata nel centro storico del paese, è accessibile dal cortile dell'attiguo Palazzo baronale, che è stato eretto nel XIV secolo inglobandone parzialmente le strutture. Sulla torre fu fatto istallare dal principe Poniatowsky, ai primi dell’Ottocento, il caratteristico orologio che precedentemente si trovava sul portone d’ingresso proprio del palazzo baronale. L’edificio medievale, testimonianza della presenza dell’ordine religioso in terra pontina, è stato di recente oggetto di un intervento di restyling, ma i problemi dell’orologio che domina pizza Vittorio Veneto e che per decenni ha scandito l’ora nel centro storico non erano stati risolti. «Nonostante i continui e diligenti interventi da parte di personale altamente qualificato, data la sua vetustà, - si legge in una determinazione del settore Lavori Pubblici – necessita di continue e costose manutenzioni. Ciò, oltre a far sorgere continue lamentele tra la popolazione, degrada di molto le caratteristiche storiche e architettoniche della torre dei Templari». Pertanto nel 2015 si è deciso di intervenire facendo installare un nuovo orologio da torre monumentale con suoneria particolare di ore e mezze ore, con un quadrante esterno a sei ore e con il cambio automatico tra ora legale e solare. Oggi la torre ospita un servizio di informazioni, una mostra di sintesi dei valori ambientali e culturali del Parco Nazionale del Circeo e, al primo piano, la Mostra permanente "Homo Sapiens et Habitat", una raccolta di testimonianze dell'epoca preistorica provenienti dal litorale pontino. Dal 2007 ospita anche la collezione dell’attrice Elsa De Giorgi, donata al Comune di San Felice Circeo.

Fonti: http://www.comune.sanfelicecirceo.lt.it/manifestazioni/manifestazioni_action.php?ACTION=uno, http://www.latinaoggi.eu/news/circeo/4322/riapre-la-torre-dei-Templari.html, http://www.prolococirceo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=452:la-collezione-di-elsa-dei-giorgi-presso-al-torre-dei-templari&catid=132:circeo&Itemid=627&lang=it, http://www.tesoridellazio.it/pagina.php?area=I+tesori+del+Lazio&cat=Rocche+e+torri&pag=San+Felice+Circeo+(LT)+-+Torre+Templare

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di CHAGO su http://www.viaggiscoop.it/diari_di_viaggio/europa/italia/diario_di_viaggio_italia_12232.ashx

mercoledì 22 marzo 2017

Il castello di mercoledì 22 marzo






MERLINO (LO) - Palazzo Carcassola-Grugni in frazione Marzano

Feudo di proprietà dei conti di Merlino, la terra fu donata nel 1370 da Bernabò Visconti alla moglie Regina della Scala. Nel 1647 passò al conte Belgioioso, alla cui famiglia rimase fino al 1782. In età napoleonica (1809-16) Merlino fu frazione di Paullo, recuperando l'autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto. Il Palazzo Carcassola-Grugni, meglio conosciuto come Castello, è quella imponente costruzione che si incontra all'ingresso della frazione di Marzano, e più precisamente alla fine del lungo rettilineo quando si proviene da Merlino oppure dalla strada statale Paullese. Costruito probabilmente alla fine del '500 ed appartenuto inizialmente ai nobili Carcassola, il Palazzo attualmente è di proprietà della famiglia Grugni di cui l'Ing. Vincenzo ne è il diretto rappresentante; egli ne apre le porte al pubblico in occasione di visite guidate, meeting, cerimonie e manifestazioni (quest'ultime spesso in collaborazione con l'amministrazione comunale o l'istituto scolastico). Per Marzano quest'edificio rappresenta un patrimonio artistico di immenso valore dichiarato tale nel 1981 dal Ministro per i Beni Culturali e tuttora sottoposto alle disposizioni di tutela previste per legge. Grazie anche a questo riconoscimento, il palazzo è stato negli ultimi anni notevolmente ristrutturato. L'edificio si articola attorno ad un cortile quadrato delimitato da quattro corpi di fabbrica della stessa altezza. Il palazzo sorge su un imponente basamento con zoccolo a scarpa, residuo della precedente fortificazione. La fronte nord-orientale presenta un'alta torre centrale. Spiccano il portico e il soprastante loggiato sulla fronte verso la corte. Vi possiamo accedere attraversando il vialetto che conduce al grande portone ad arco ed entrando nell'androne che da sul cortile rettangolare, nel quale domina sul fondo il doppio porticato ad archi e la torre belvedere che si eleva sul lato est. Le circa quaranta stanze esistenti sono tutte illuminate da ampie finestre; all'interno è possibile ammirare i bellissimi affreschi e dipinti ispirati alla pittura classica del '500 nonchè i soffitti adornati di cassettoni in legno intagliato e decorato. Ma anche il resto dell'architettura come ad esempio i camini, le scale, le balconate e persino i sotterranei incantano ogni visitatore del luogo. Per promuovere la conoscenza di questo inestimabile tesoro del lodigiano che pochi conoscono, è stato pubblicato nel 2005 un piccolo volume che ne descrive il patrimonio artistico e storico; è possibile richiederlo scrivendo all'autrice: sig.ra Stefania Biancossi.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Merlino_(Italia), http://www.comune.merlino.lo.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idservizio/20017, http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LO620-00077/

Foto: la prima è di Elio1952 su http://mapio.net/pic/p-30781857/, la seconda è presa da http://www.lombardiabeniculturali.it/img_db/bca/LO620/1/l/77_lo025001.jpg

martedì 21 marzo 2017

Il castello di martedì 21 marzo






BRESSANA BOTTARONE (PV) - Castello in frazione Argine

Argine sorse nel medioevo, e appartenne alla podesteria o squadra di Casteggio, nell'ambito dei domini pavesi. Separato dal feudo di Casteggio, nel 1466 fu infeudato ad Angelo Simonetta, successivamente appartenne alla famiglia dei Visconti di Modrone. Il comune di Argine fu ampliato nel 1818 con l'aggregazione di Bressana, staccato da Rea. Nel 1873 Bressana divenne sede comunale. Annesse Bottarone nel 1928. L'elegante castello del XIV-XV secolo si può ammirare immerso nel paesaggio rurale della pianura padana. La sua costruzione risale al Quattrocento, anche se fu completato nel Cinquecento ed è oggi di proprietà privata. Molti ne furono padroni a partire dal Magnifico Angelo Simonetta fino ai Busca (ultima famiglia patrizia), ai Jacoppi e ai Berzio. Presenta la caratteristica tipica del castello del Pavese: pianta quadrata, rafforzata agli angoli da torri quadrate. Conserva attualmente due torri delle quattro originarie: una molto più alta rispetto al complesso e un'altra più piccola nell'angolo sud-est. Alla torre più alta, completa di merlature e collocata sulla destra rispetto all'ingresso principale, si accede dalla corte quadrata in sassi e mattoni che rivela tutta la bellezza austera dell'epoca patrizia unita alla semplicità delle comunità agricole. Il complesso comprende anche un basamento scarpato e una decorazione di mattoni a dentello sulle pareti esterne e sulle torri. I diversi interventi sulla sua struttura gli hanno conferito un'aspetto asimmetrico. Esiste anche un piccolo oratorio con raffinati stucchi e a sud e ad est del fortilizio si trova un verde giardino. L'ingresso avviene da ovest: un portale ad arco immette in un cortile interno quadrato con facciate parzialmente intonacate. Il castello era dotato di ponte levatoio, ora sostituito da un ponticello fisso in muratura. Sulle murature perimetrali si notano i segni dei rimaneggiamenti avvenuti per lo più nel secolo XVIII come il sopralzo dell'ala nord. Le aperture sul lato ovest sono monofore con cornici modanate in cotto, mentre le finestre del fianco nord, settecentesche, presentano semplici bordature intonacate e dipinte. Un fossato corre intorno a tutto l'edificio, il cui basamento è scarpato, decorato con un fregio in cotto visibile in piccoli tratti. All'interno vari ambienti a volta e in legno decorato. Altri link suggeriti: http://www.bressana.it/index.php/gallery-castello-di-argine/ (dove ammirare tante belle foto), http://www.bressana.it/wp-content/uploads/2015/08/66-Armonia-Castello-Argine.pdf, http://www.miapavia.com/risorse/monumenti/scheda.cfm?IdMonumento=93.

Fonti: http://www.icastelli.it/it/lombardia/pavia/bressana-bottarone/castello-argine-di-bressana-bottarone, https://it.wikipedia.org/wiki/Bressana_Bottarone, http://www.comune.bressanabottarone.pv.it/bressana-com-era, http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00132/, http://www.bressana.it/index.php/2000/12/01/antiche-dimore-la-sottile-armonia-del-castello-di-argine/

Foto: entrambe di Solaxart 2012 su http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Argine.htm

lunedì 20 marzo 2017

Il castello di lunedì 20 marzo






CAPALBIO (GR) - Torre spagnola di Buranaccio

Si trova lungo la fascia costiera del comune di Capalbio, proprio sulla sponda del lago di Burano. La torre costiera è quella situata più a sud lungo il litorale tirrenico della Toscana. L'attuale fortificazione venne costruita attorno alla metà del Cinquecento (intorno al 1563), nel luogo dove sorgeva probabilmente una preesistente struttura di epoca medievale. Prima fu di proprietà senese ed in seguito divenne territorio di spartizione fra il Granducato di Toscana e la Spagna ma, mentre i primi ebbero il controllo sulla parte interna del territorio, gli spagnoli ebbero il controllo su tutta la parte costiera creando un avamposto difensivo ed un porto sicuro, ed è proprio sotto il controllo spagnolo che venne instaurato lo Stato dei Presidii e la costruzione delle torri di avvistamento che ancora oggi sono visibili per un lungo tratto di costa. Nei secoli successivi la fortificazione ha subito alcuni interventi di ristrutturazione che, però, hanno mantenuto pressoché intatto l'originario aspetto. La torre di Buranaccio richiama gli elementi stilistici della più imponente Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano. La struttura difensiva costiera si articola su tre livelli, presentando una sezione quadrata che poggia su un possente basamento a scarpa, con il quale viene messa in contiguità attraverso una cordonatura; le pareti si presentano prevalentemente rivestite in pietra e si caratterizzano per un notevole spessore che varia tra i 2 e i 3 metri. La parte alta presenta un coronamento di mensole piuttosto larghe e sporgenti che costituiscono la base della terrazza sommitale, priva di merlature, ove originariamente si articolava probabilmente il ballatoio. Dall'interno della terrazza si eleva, ad uno dei quattro angoli, una piccola struttura posticcia in muratura a sezione rettangolare. La passeggiata per raggiungere la torre passa attraverso una riserva di proprietà della Società SACRA, che da quasi cent'anni gestisce questi luoghi, affiancata sin dal 1968 dal WWF.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Buranaccio, http://www.maremmans.it/la-torre-di-buranaccio-e-loasi-di-burano/, http://iluoghidelcuore.it/luoghi/capalbio/torre-di-buranaccio/79707

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da https://s3.amazonaws.com/gs-geo-images/28c74f90-e9a3-41f2-bb12-6e6c7458ddbb_l.jpg

sabato 18 marzo 2017

Il castello di domenica 19 marzo




CERISANO (CS) – Palazzo Sersale

L'intero paese sorge ai piedi del palazzo e della piazza antistante che dominano in posizione acropolica tutto il borgo creando emozionanti scorci ed atmosfere d'altri tempi. Costruito forse già nel XI secolo e riedificato poi dalla famiglia De Gaeta nel 1483, il Palazzo Sersale di Cerisano venne ceduto in seguito alla famiglia Telesio, quella del celebre pensatore naturalista, e quindi ai Sersale, da cui appunto prese il nome. Dell’originaria costruzione si possono ammirare il chiostro, dotato di un pozzo e di un proscenio, il giardino, un canale di scolo (delle acque del cinquecentesco Ninfeo) collocato in una delle stanze interne e quattro bucature in conci di pietra squadrati che caratterizzano la facciata dell’edificio. Visibili anche le tracce di un antico passaggio segreto, che metteva in comunicazione una delle stanze del palazzo con le prigioni femminili collocate nei sotterranei. Palazzo Cerisano si sviluppa su tre piani fuori terra di cui uno è ancora oggi un giardino pensile impreziosito da una fontana a "specchio" di impianto seicentesco. Dopo essere stato proprietà della Curia Vescovile, Palazzo Sersale è stato ceduto al comune di Cerisano agli inizi degli Anni Novanta. Nel 1997 sono iniziati lavori di ristrutturazione mirati ad un ripristino dell’antica struttura e ad una migliore fruizione pubblica dei suoi spazi. I saloni e il giardino del palazzo Sersale ospitano, nel mese di settembre di ogni anno, i concerti di musica classica e le mostre di pittura e scultura previste dal cartellone della manifestazione “Festival delle Serre”. In questo video, di hallo bunny, si possono ammirare diversi scorci dell’antico edificio, oggi divenuto “location” per eventi e cerimonie: https://www.youtube.com/watch?v=tpw79GMZGU0




venerdì 17 marzo 2017

Il castello di sabato 18 marzo








CENGIO (SV) – Castello di Cengio Alto e Torre saracena in frazione Rocchetta

Compresi nella Marca degli Aleramici dal X secolo e possesso di Bonifacio del Vasto (quest'ultimo cedette il borgo di Cinglo alla canonica dell'abbazia di Ferrania nel 1097), i feudi principali di Cengio e Rocchetta Cengio passarono nel 1142 nelle mani di Ugo del Vasto, marchese di Clavesana e poi del fratello Anselmo di Ceva. È in questo frangente storico che vennero edificati il castello di Cengio Alto e la torre saracena di Rocchetta Cengio, entrambi distrutti nei secoli successivi. Nel 1268 il territorio feudale (comprensivo anche dei centri maggiori come Millesimo e Saliceto) entrò nelle proprietà del marchese Corrado Del Carretto che l'anno successivo si mise sotto la protezione della Repubblica Astese. Negli anni successivi fu sempre assoggettato al vassallaggio della famiglia carrettesca, ma nelle proprietà del Marchesato del Monferrato e della Signoria Viscontea. Nel corso delle guerre franco-spagnole del Seicento Cengio acquisì un importante ruolo strategico: se i Franco-piemontesi fossero riusciti a impadronirsene, avrebbero potuto utilizzare Cengio come base da cui minacciare di interrompere il collegamento fra Milano e Madrid lungo la valle della Bormida di Spigno. Dal 1638 gli Spagnoli finanziarono la costruzione di fortificazioni moderne a Cengio tramite l'imposizione di dazi nel Finalese. Nel 1648 gli scontri bellici portarono alla devastazione del paese e alla distruzione del castello. Nel 1659 i territori tra Cengio e Millesimo verranno ceduti dalla Spagna al Ducato di Savoia e dal 18 novembre del 1738, a seguito della Pace di Vienna, annesso al Regno di Sardegna. Sul finire del XVIII secolo subì la sorte di altri borghi e località della val Bormida partecipando agli scontri napoleonici del 1796. Il castello di Cengio Alto, imponente costruzione del Medioevo, fu eretto dai marchesi di Clavesana nel XII secolo e ampliato in seguito dai Del Carretto. Controllava da una parte le Valli di Cengio e dall'altra quella di Millesimo, dominando la strada che, attraverso Bric San Bernardino e Pian del Groppo, proviene da Montezemolo. Sotto il Castello si trovano alcune fortificazioni, ricavate dalla roccia, con parete in muratura e feritoie. Distrutto dall'esercito spagnolo nel 1648, ad oggi ne restano poche rovine.

Sita a Rocchetta e simbolo del quartiere, la torre saracena fu edificata nel XIII secolo. Nel corso degli eventi bellici della seconda metà del XVII secolo fu quasi completamente distrutta, lasciando ad oggi in piedi solo un lato dell'edificio con i segni di un grande caminetto dell'ingresso con ponte levatoio e un paio di finestre.


Foto: le prime due, relative al castello di Cengio Alto, sono, rispettivamente, di Giorgio Baietti su http://www.luoghimisteriosi.it/liguria/cengio.html e di val g su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/321081/view; la terza e la quarta, riguardanti invece la torre di Rocchetta, sono rispettivamente di Giorgio Mazzarello su http://www.mappeliguria.com/TRK-SV-009-FeudiCarretteschiTappa3.php e di Marino Dotta su http://mapio.net/pic/p-11172996/

Il castello di venerdì 17 marzo






VILLATA (VC) - Castello

Le origini di Villata sono antecedenti il XIII secolo se già nel 1225 si ha notizia di una Villanuova Casalegualonis, quindi di un aggregato di Casalvolone. La sua formazione è da attribuirsi al fatto che alcuni abitanti appartenenti al borgo dei "Casalgualone", stanchi delle continue scorrerie a cui erano soggetti per via della contesa di quel territorio tra Vercelli e Novara, avessero deciso di trasferirsi in una sede più tranquilla. In seguito il nuovo borgo prese il nome di Villata de Casalgualono (1315) e solo più tardi Villata. Nella seconda metà del XIII secolo, per il progressivo aumento della popolazione, venne istituita la parrocchia di San Barnaba. Con l'erezione di Casalvolone a borgo franco (1223), i Casalgualone di Casalvolone, insieme ai Buronzo, altro ramo della stessa famiglia e proprietari in Villata, sottrassero le terre all'incolto per accrescere i loro poteri giurisdizionali ed esigere le decime ed assunsero l'appellativo di "de la Villata". Iniziò probabilmente la costruzione del castello, di cui si ha notizia in un documento del 1404, che proseguì nel corso del XV secolo. Fin dal 1335, e pur con alterne vicende, Villata veniva riconosciuta tra le località del vercellese appartenenti allo Stato Visconteo anche se politicamente la signoria restava alla famiglia degli Avogadro. Nel 1427 quando Vercelli, con il suo territorio e i suoi castelli, venne ceduta da Filippo Maria Visconti ad Amedeo VIII di Savoia, Villata restò esclusa dalla cessione e continuò ad appartenere al Ducato di Milano, essendo formalmente riconosciuta come comune autonomo. Verso la metà del XVI secolo la signoria su Villata si consolidò nelle mani dei Ferrero Fieschi, principi di Masserano, e a loro restò fino al luglio del 1694 quando il feudo di Villata, così come quello di Casalvolone, fu venduto al giureconsulto avvocato Giovanni Battista Gibellini di Novara che ne mantenne i diritti fino alla abolizione dei privilegi feudali. Il castello di Villata ha le caratteristiche di una grande costruzione fortificata a difesa dei raccolti e delle famiglie. L'impianto del castello è quadrilatero, in origine circondato da un fosso, ora completamente scomparso, a guardia dell’unico accesso, uno pseudo-rivellino, con su di un angolo, come un dito puntato verso il cielo, una torretta cilindrica che permette la visione completa di tutto il circondario. Lo pseudo-rivellino era dotato di due ponti levatoio per passo carraio e pusterla pedonale, oggi non più presenti, ma rintracciabili negli scassi dei bolzoni di sollevamento. L'insieme dell'edificio è ancora in buone condizioni. Altri link consigliati: http://archeocarta.org/villata-vc-ricetto/

Fonti: http://www.comune.villata.vc.it/Cennistorici.php,  http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_NO_Villata.htm

Foto: la prima è di Solaxart 2016 su http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_NO_Villata.htm, la seconda è di Marco Ferrara Jokrah su http://mapio.net/pic/p-68215421/

giovedì 16 marzo 2017

Il castello di giovedì 16 marzo







PIETRAPERTOSA (PZ) - Castello Normanno-svevo

Durante le invasioni barbariche, fu occupata dai Goti e poi dai Longobardi, che inclusero Pietrapertosa nel gastaldato di Acerenza. Passò in seguito sotto la dominazione bizantina da parte del signore saraceno Bomar. Fu proprio sotto la dominanza dei Saraceni che Pietrapertosa vide la costruzione delle sue parti più caratteristiche. La discesa Normanna-Sveva, vide il paese diventare uno dei più importanti centri strategici della Lucania data la sua posizione dominante della collina sottostante, partecipò alla rivolta ghibellina contro il Papa nel 1268. In epoca angioina, divenne feudo di Guglielmo Tournespè nel 1269, per poi passare sotto altri feudatari come Pietro de Burbura (1278) e Giovanni Borbone (1280). Con l'arrivo degli aragonesi, Pietrapertosa divenne possedimento dei Gozzuti, dei Grappini e dei Diazcarlon, conti di Alife. Nel XVI secolo, passò ai Carafa, agli Aprano, ai Campolongo, ai De Leonardis, ai Suardi, ai Iubero ed infine ai Sifola di Trani. Nel giugno del 1647, il popolo pietrapertosano partecipò alla rivolta contro le gabelle imposte dai signori la quale, però, fu duramente repressa. Per sfuggire alle pene, i più poveri furono costretti ad allontanarsi dal proprio paese e, chi scappava senza versare le tasse, veniva dichiarato bandito. I fuggitivi furono così forzati a darsi alla macchia, compiendo depredazioni. Anche molti monaci di campagna, che collaboravano con i banditi, dovettero abbandonare il centro cittadino. Tra questi banditi è da menzionare Scalandrone, un contadino di Pietrapertosa, che operava nella valle del Basento. Nell'Ottocento, durante la dominazione francese di Gioacchino Murat, Pietrapertosa fu centro liberale governato da un consiglio comunale, un decurionato, un sindaco e una guardia urbana per l'ordine pubblico, tutti eletti dal sovrano. In seguito partecipò ai moti antiborbonici del 1820 e del 1848. Il castello è un complesso fortificato che risale all'epoca romana e che divenne importante all'epoca dei normanni nel IX secolo. È situato sulla cima della roccia cui si aggrappa la parte alta dell'abitato (il quartiere dell'Arabata). Una fortezza naturale che ha sempre favorito la presenza dell'uomo. Il Castello di Pietrapertosa è posto nel punto più alto della Valle del Basento, da cui si può dominare un lungo tratto della vallata (che fino al XVI-XVII secolo costituiva una importante via di comunicazione tra le regioni costiere dei mari Ionio e Tirreno). In ragione di questa posizione il Castello ha avuto sempre una funzione militare di avvistamento. Per questo utilizzo, infatti, in corrispondenza della vetta vi è una postazione di sentinella, coperta da un arco naturale, un foro sulla cima ben visibile anche dal fondo della valle dove si vede svettare questa grande roccia bucata. Il fortilizio fu utilizzato prima dai saraceni guidati da Bomar, e in seguito diventò una roccaforte Normanno - Sveva. Nel tempo la struttura si è evoluta dalla condizione di fortilizio verso quella di residenza baronale. Il progressivo abbandono dell’edificio nel secolo XIX sono la causa di crolli ed anche di parziali demolizioni effettuate nel primo dopoguerra. Abbandonato nel XVII secolo e ridotto in stato di rudere, il Castello è stato recentemente sistemato con scavi che hanno riportato alla luce locali di servizio ed importanti reperti archeologici che per tanto tempo sono rimasti coperti dai detriti. Gli scavi archeologici hanno permesso di individuare tre diverse fasi di ampliamento del castello, in direzione del portale di accesso, testimoniate dalla presenza dei resti di altrettante facciate. Nel momento di massima espansione la parte dell’ingresso era costituito da ben tre piani conclusi da un sistema di caditoie utilizzate per la difesa dell’ingresso. Alcuni edifici erano addossati alla roccia nella quale erano anche stati scavati alcuni ambienti. Su alcune pareti rocciose si leggono ancora le tracce dei tetti a falda degli edifici crollati. Alla cinta muraria verso il paese erano addossati alcuni edifici costituiti da un seminterrato e da un piano fuori terra, successivamente crollati. A valle della cinta muraria, un grande terrazzo nel quale sono da completare gli scavi archeologici, costituiva uno spazio a servizio del castello ma con funzioni ancora non indagate e un probabile secondo accesso verso il paese. In questa zona del castello è presente una necropoli altomedievale, formata da sepolture ad arcosolio con le nicchie e lo spazio di deposizione scavati direttamente nella roccia di alcune guglie di arenaria, anticamente raggiungibili con scale rimuovibili. Un’altra guglia, invece, ospita un punto d’avvistamento isolato dalla cinta fortificata e scavato nella roccia. Infine una gradinata,ancora esistente, direttamente scavata nella roccia, conduceva sulla sommità del picco roccioso sul quale sorge il castello, che permetteva il controllo "a vista" di un ampio territorio. Nel castello sono presenti due cisterne per la raccolta dell’acqua piovana. Nella più profonda si erano conservati, sepolti nella melma, i resti di un tronetto medievale in legno. In adiacenza del portale d’ingresso è venuta alla luce la gradinata originaria di ingresso al piazzale superiore ed una serie di murature addossate l’una all’altra, che testimoniano tre fasi di ampliamento della cinta muraria. Alla fase medievale del castello appartengono un vano semirupestre, utilizzato a servizio della guarigione, un grande vano ipogeo suddiviso in due ambienti da un arco in pietra, in buona parte conservato sul posto e un piccolo ambiente scavato nella roccia che documenta la presenza di un stallaggio per animali. La cinta fortificata conserva testimonianze di tecnica costruttiva medievale caratterizzata dall’uso di “ diatoni “ in legno ovvero piccole travi lignee infisse trasversalmente nelle mura secondo una precisa maglia geometrica, per migliorare l’efficienza delle murature. Il castello oggi è fruibile grazie a un intervento di restauro che ha riportato alla luce le testimonianze medievali ancora presenti, accessibili con strutture moderne che denunciano l’inserimento del nuovo nell’antico, sono rimuovibili e proteggono dai danni provocati dal passaggio dei visitatori, le parti del castello scavate in una roccia che risulta particolarmente friabile. Ecco un video molto interessante (di tvbasilicata), con riprese dall'alto che aiutano a comprendere meglio la conformazione della foretificazione: https://www.youtube.com/watch?v=W4B0ooIaTjk. Altri link suggeriti: http://www.aptbasilicata.it/Galleria-Immagini.1428+M5aadfc62c23.0.html#gallery (con numerose foto), http://www.basilicataturistica.it/territori/pietrapertosa/?lang=it

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Pietrapertosa, http://www.comune.pietrapertosa.pz.it/detail.jsp?otype=1011&id=100057

Foto: la prima è presa da http://www.meteweekend.it/Mete/Italia/Basilicata/pietrapertosa-e-castelmezzano.html, la seconda da http://www.basilicatadavedere.com/images/Pietrapertosa_castello-7.jpg, infine la terza da http://www.alambiccaio.it/Pietrapertosa%20Il%20Castello.jpg