sabato 29 novembre 2014

Il castello di domenica 30 novembre






CALOSSO (AT) – Castello Roero

Da più di un millennio la sua sagoma imponente vigila, dalla sommità della collina che si erge tra le valli del Nizza e del Tinella, sull'abitato di Calosso. Testimonianza longeva delle vicende occorse a questo piccolo borgo, il castello ne segna la storia attraverso le epoche, ripercorribili a ritroso, sino a perdersi nell'Alto Medioevo. Perché da qui, da prima dell'anno 1000, si suole dare inizio alla sua storia, in quanto di questo periodo si ritrovano le prime tracce, seppur vaghe. Tracce che, benché confuse dai numerosi interventi apportati alla sua struttura originaria in seguito ad eventi bellici e a ristrutturazioni, consentono di fissare i punti salienti dell'evoluzione dell'antico maniero. Sappiamo infatti che nel 1318 il paese di Calosso venne coinvolto nel conflitto tra i guelfi della famiglia Solaro e la fazione ghibellina dei De Castello di Asti. I guelfi distrussero l'intero castrum di Calosso. Nel 1377, l'intero feudo di Calosso venne acquistato dal nobile banchiere astigiano Percivalle Roero. Nel 1387 Calosso con il suo castello, prontamente ricostruito, rientrò tra i possedimenti della dote di Valentina Visconti, andata in sposa a Luigi d'Orléans. Alle porte del 1600, troviamo Calosso assediato dagli spagnoli e in seguito recuperato dai Savoia, grazie anche al capitano Catalano Alfieri che, a capo delle truppe francesi, cinse di enormi palizzate tutto il castello. Giungiamo quindi alla Pace dei Pirenei del 1659, data in cui la fortezza calossese perse la sua importanza strategica e venne trasformata dalla famiglia Roero di Cortanze, nuovi signori di Calosso, in un'elegante e signorile residenza di campagna, per assumere i connotati ancor oggi riscontrabili. In seguito a queste trasformazioni il castello perse la fisionomia originaria dell'imponente fortezza cinquecentesca che cingeva all'interno delle sue mura l'intero borgo storico, composto, tra gli altri edifici, dalla chiesa di San Martino. Resta la torretta cilindrica e l'arco d'accesso al ricetto. Attualmente di dimensioni molto ridotte rispetto a quello originale, la struttura è riconducibile ad una serie di corpi a forma di L, dominata dalla massiccia torre cilindrica ornata da archetti pensili e merli guelfi perfettamente intatti. Di interesse particolare sono poi i bastioni cinquecenteschi, rimasti anch'essi inalterati, che caratterizzano il lato nord della fortezza. Le mura di questo segmento, prospicienti l'ampio parco, presentano ancora le feritoie e le aperture delle casse matte, struttura a prova di bomba, introdotte in seguito all'adozione delle artiglierie, di carattere sia offensivo - finalizzate ad ospitare bocche da fuoco – che difensivo, destinate a mettere al riparo uomini e materiali; inoltre è ancora possibile vedere una posterla, stretto e basso passaggio che attraversa le mura. L'accesso al cortile interno è presidiato da un portale tipicamente seicentesco che reca, ad ornamento della sezione superiore dello stipite, lo stemma della famiglia Roero, raffigurante tre ruote, e delle famiglia Gavigliani, raffigurante due rose divise da una fascia orizzontale. Al maniero di Calosso è legata la storia di Sant’Alessandro Sauli, vescovo di Pavia (Diocesi da cui dipendeva allora Calosso) che l'11 ottobre 1592, durante una visita pastorale, venne "sorpreso da una grave e pericolosa malattia nel castello di quel luogo, ove don Ercole Roero avealo alloggiato" (secondo G.S. De Canis, 1816). La morte del vescovo suscitò una tale impressione che nel 1683 la camera del castello venne convertita in pubblico oratorio e, successivamente in cappella ed è tradizione ormai da diversi anni che i proprietari ogni 11 ottobre facciano celebrare in suo ricordo la Santa Messa. Il castello è sempre stato privato ed è passato quasi sempre per via femminile, partendo dai Roero di Cortanze, ai Colli di Felizzano, ai Gavigliani, ai Gloria, ai Ferretti di Castel Ferretto, si è giunti ai Balladore - Pallieri, attuali proprietari. Lo storico edificio fa parte del circuito dei “Castelli Aperti” e, nelle giornate di visita, i proprietari accompagnano i turisti attraverso l’antico salone utilizzato per i ricevimenti, con stucchi tipicamente settecenteschi, la Cappella dedicata a Sant’Alessandro Sauli, i sotterranei, che danno risalto dimostrando come era la fortezza e il parco da cui si gode un panorama incantevole a 360°. Il pavimento, come in tutti i castelli dei conti Roero, è rigorosamente rosso sangue.

Foto: una cartolina della mia collezione e da http://www.astigiando.it/place/castello-di-calosso/


venerdì 28 novembre 2014

Il castello di sabato 29 novembre






TAURISANO (LE) – Palazzo Ducale Lopez y Royo

I primi documenti che attestano la presenza di un casale in Taurisano risalgono alla fine del XII secolo, durante la dominazione normanna. Nel 1191 Tancredi d’Altavilla infeudò Taurisano alla famiglia Monteroni, nella persona di Filiberto. I Monteroni detennero il feudo sino al 1265 e successivamente dal 1444 al 1536. Con l'arrivo degli Svevi, Federico II cedette il Principato di Taranto e la baronia di Taurisano al figlio Manfredi. Nel 1266, con la sconfitta di Manfredi nella Battaglia di Benevento, i D'Angiò, appoggiati da Papa Clemente IV, subentrarono al governo del Regno di Napoli. Gli Angioini nominarono Barone del casale di Taurisano Hugo de Tauro o de Taurisano. Successivamente fu infeudato ai De Brienne, ai Del Balzo e ai D’Aragona. In seguito, con Carlo V, il casale e la Contea di Castro furono concessi ad Antonio Mercorino, marchese di Gattinara, il cui dominio e quello dei suoi successori durò fino alla metà del XVII secolo. Nel 1663 Taurisano fu acquistato dallo spagnolo Bartolomeo Lopez y Royo. Dalla fine del Seicento, e per tutto il Settecento, il feudo cadde in miseria, a causa di un'agricoltura arretrata, dei possedimenti terrieri concentrati nella proprietà di pochi (Nobili e Chiesa), di epidemie e di carestie. Nel 1692, da Baronia, Taurisano fu trasformato in Ducato, e di conseguenza i Lopez y Royo si fregiarono del titolo di duchi. Questi rimasero in pieno possesso del feudo sino al 1806, quando Giuseppe Bonaparte emanò le leggi eversive della feudalità. Il Palazzo Ducale è stato costruito in due riprese, nel 1733 e nel 1770. Sorge sulle fondamenta di un castello a recinto fortificato di epoca angioina ed eretto nel XIII secolo dalla famiglia feudataria De Taurisano. Il castello angioino, volgarmente detto"Palazzo vecchio", era dotato di tre torri circolari scarpate, poste in corrispondenza degli spigoli meridionale, occidentale e settentrionale, mentre ad oriente si estendeva il millenario bosco della Camera Ducale. Nel Quattrocento le mura furono dotate di una quarta torre, precisamente sul lato orientale, dal coronamento a beccatelli sporgenti, che funzionava da piombatoio. Oggi gli unici elementi superstiti del castello duecentesco sono: l’arco romanico in pietra leccese (arabescato e ornato da foglie d’acanto, elementi vegetali ed animali, incastonato sulla facciata del lato occidentale) e la Torre, risalente alla metà del XVI secolo, eretta dai feudatari Gattinara Lignani, con funzione di difesa dai turchi, che presenta sui muri degli ultimi tre piani delle piccole finestre con archi a sesto acuto e il parapetto del terrazzo, sporgente su mensole quadrilobate e culminante con una merlatura guelfica. La facciata del Palazzo Ducale, che prospetta sulla principale Piazza con un pregevole balcone a mensole centrale, è impreziosita da alcuni portali con bassorilievi tardobarocchi raffiguranti soggetti floreali, la croce dell'Ordine dei Cavalieri di Malta e gli stemmi di alcune casate feudali di Taurisano. Gli ambienti interni sono completamente decorati con tempere. Degne di nota sono le volte affrescate raffiguranti gli stemmi della famiglia ducale e quelli delle famiglie imparentate con essi, putti, dame e soggetti floreali, risalenti al periodo che va tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900. Donato alla chiesa e ai cittadini di Taurisano per volontà degli eredi dell’ultimo proprietario, Alessandro Lopez y Royo, il palazzo dal 1957 ospita, l’abitazione del parroco, nella parte sinistra, e gli uffici del Comune. L'attuale costruzione comprende anche la Cappella della Madonna Consolata, nella quale si può ammirare la splendida tela del XVIII secolo raffigurante Sant'Alessandro.

Foto: una cartolina della mia collezione e di Lupiae su http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Torre_del_Palazzo_Ducale_Taurisano.jpg

Il castello di venerdì 28 novembre





GRECCIO (RI) - Torre campanaria
Il borgo medievale di Greccio, nella Provincia di Rieti, è arroccato a 705 metri d'altitudine, su un bastione roccioso, alle pendici del Monte Lacerone, affacciato in splendida posizione panoramica sulla valle Santa Reatina. Le prime notizie certe di Greccio risalgono al X- XI secolo, quando i frammentari possedimenti dell'Abbazia di Farfa vennero riuniti e si procedette all'incastellamento delle curtis. Il monaco benedettino Gregorio da Catino (1062-1133)  fa riferimento alla località di Greccio (curte de Greccia) nella sua opera "Regesto Farfense". Dai resti degli antichi fabbricati si rileva che Greccio divenne un castello medievale fortificato circondato da muraglie e protetto da sei torri fortilizie. Ebbe a sostenere fiere lotte coi paesi confinanti e nel 1242 fu distrutto ad opera delle truppe di Federico II di Svevia che, in guerra contro la Santa Sede e non riuscendo ad espugnare Rieti dopo dieci mesi di assedio, incaricò nel mese di maggio il suo capitano generale Andrea di Cicala di mettere al ferro e fuoco l'intero circondario. Nel XIV secolo è più volte ricordato nello statuto municipale di Rieti e nelle carte dell'archivio della cattedrale, come sede di podestà. Subì alterne vicende fino al 1799 quando fu di nuovo distrutto e saccheggiato ad opera dell’esercito napoleonico. L'antico Borgo Medievale che gode di un ottimo panorama, conserva parte della pavimentazione del vecchio castello (XI sec. circa) e tre delle sei torri che presidiavano l'antica cinta muraria medievale, di cui la maggiore trasformata nel XVII secolo in torre campanaria. E' rimasta ben conservata anche una porta di accesso con arco a sesto pieno. La chiesa parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo sorge a fianco della torre campanaria sulla sommità di una scenografica scalinata e risale al XIV secolo. La chiesa, a una navata, venne ricavata da una parte del castello e, anche se distrutta e ricostruita più volte, conserva all'interno pregevoli opere del XV-XVI secolo.
Fonti: http://www.presepedigreccio.it/index.php?module=loadContenuto&id=16&padre=0, http://www.comune.greccio.ri.it/storia-arte-e-cultura.html
Foto: da http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=94268 e da http://www.viaggioinsabina.com/news/il-borgo-di-greccio/5/#prettyPhoto/0/

giovedì 27 novembre 2014

I castelli di giovedì 27 novembre








TUBRE (BZ) – Castello Rotund e Castello di Reichenberg

La contea della bassa Engadina e della Val Venosta, che con la Rezia superiore e la Rezia inferiore formava la Rezia curiense, divenne ereditaria nel 930, sotto il conte Bertoldo, il quale dovette però subire l'influenza politica della vicina Baviera e anche un'invasione dei Saraceni, intorno al 940. Dal 962 l'imperatore Ottone I "il Grande", di stirpe sassone, fondatore di quello che verrà poi detto Sacro Romano Impero della Nazione Germanica, conferì nuovamente ai vescovi il potere temporale; ciò comportò un crescente contrasto tra papato ed impero per la nomina dei vescovi. Nella seconda metà dell'XI secolo, con papa Gregorio VII ed Enrico IV, salico, di stirpe burgunda, si arrivò alla fase più acuta della lotta per le investiture. I loro successori riuscirono invece a trovare maggiore accordo, e nel 1122 il concordato di Worms sancì alcune regole per conciliare le diverse esigenze in merito alle investiture ecclesiastiche e agli incarichi temporali. Di fatto il potere venne però amministrato con crescente autonomia locale dai vassalli minori, che tornarono anche ad esercitare un diritto ereditario sui feudi avuti in custodia dal vescovo. Ebbero dunque origine in questo periodo le principali dinastie nobiliari che si contesero la val Venosta nei secoli successivi, anche approfittando della sua posizione incerta fra Svevia, Baviera, Austria ed Italia e fra le rispettive diocesi di Coira, Augusta, Salisburgo e Trento, con in più l'antica diocesi di Bressanone. Tra l'altro, in corrispondenza all'espansione delle famiglie nobili, ricominciarono ad essere usati i cognomi, decaduti già nel tardo impero romano e nacque l'araldica. Nel 957 venne eretta la torre di difesa del monastero di Tubre, che insieme al castel Rotund, fu tra i primi edifici militari medievali nell'intera regione. Nel XII-XIII secolo Tubre si sviluppò e si distinse dal villaggio di Monastero, e venne edificata la chiesa parrocchiale di San Biagio di Sebaste. Si affermò la signoria della famiglia de Rotundo (o de Rotunde, o von Rotund), che erano inizialmente vassalli dei signori di Tarasp (feudatari in Engadina, provenienti dalla Lombardia), poi del vescovo di Coira; la loro dinastia si estinse verso il 1298. Tra il 1130 e il 1150 il monastero di San Giovanni a Tubre venne trasformato in convento femminile. Entro il 1170 anche i temuti cavalieri di Reichenberg divennero vassalli del vescovo ed ottennero i castelli di Tarasp e di Reichenberg, il quale ultimo si trova a Tubre, poco sotto il castel Rotund. Nel 1211 il conte del Tirolo, Alberto III, esponente della fazione ghibellina, prese posizione contro il potere dei vescovi e dei guelfi, e nel 1228 chiese all'imperatore di poter esercitare vari diritti feudali anche sui sudditi del vescovo (Gotteshausleute) in val Monastero. La contesa sembrò risolversi dopo il 1251, quando il vescovo Enrico assegnò spontaneamente tutti i benefici del feudo ad Adelaide, figlia ed erede di Alberto III, ma anche moglie di Mainardo III di Gorizia, che nel 1253 assunse il nome di Mainardo I di Tirolo-Gorizia. Tra il 1239 ed il 1310, anche in corrispondenza a temporanee difficoltà economiche dei Reichenberg, i loro castelli passarono alla famiglia Matsch (o dei Venosta di Mazia), che possedeva vari feudi in Valtellina ed in Val d’Adige. In tale periodo, l'edificio adiacente alla chiesa di San Giovanni a Tubre divenne un ospizio dei Giovanniti, destinato ai viandanti che attraversavano i passi alpini del circondario. Nel 1270 il vescovo istituì come proprio luogotenente (Statthalter) a Monastero (Obcalven), a Malles (Untercalven) e a Coldrano (Unterscala) il capitano del nuovo Castel del Principe di Burgusio (Schlosshauptmann der Fürstemburg), per l'amministrazione della giustizia sui suoi sudditi della val Monastero e in val Venosta, in concorrenza con i tribunali tirolesi di Nodrio, Glorenza-Malles e Silandro. Nel 1310 la famiglia Reichenberg acquistò il castel Rotund dal vescovo di Coira, e nel 1330 ottenne il permesso d'istituire un proprio dazio sulla strada. In questo periodo venne costruita anche la torre più bassa del castello di Reichenberg, chiamata Helfmirgott (in origine Reichenstein). Nel XIV secolo il comune di Tubre si diede una forma stabile, con un borgomastro eletto che teneva un registro (ted. Dorfbuch), forse scritto in latino od in romancio fino al 1568, poi certamente in tedesco. Nel XX secolo, già all'inizio del Novecento i castelli di Tubre, ormai inutili, andarono in rovina e nel 1910 crollò la torre Helfmirgott.

CASTEL ROTUND - fu costruito intorno al 900 dai vescovi di Coira che all'inizio lo usarono anche come loro residenza. Nel 1150 lo concessero in feudo ai signori von Rotund, che probabilmente presero il nome proprio da questo castello. Nel 1288 i von Rotund si estinsero e nel 1310 il castello fu venduto a Heinrich von Reichenberg. A loro volta nel 1387 i von Reichenberg vendettero il castello ai Conti di Tirolo che lo diedero in prestito ai signori di Silandro. Nel 1417 a seguito delle rivolte dei nobili, Federico Tascavuota conquistò sia il Castel Rotund che il Castel Reichenberg. In seguito il castello fu ristrutturato e vi fu aggiunto un bastione circolare. Nel 1499 fu coinvolto nella battaglia della Calva, combattuta proprio ai sui piedi. Posseduto dai Baroni di Schlandersberg, nel XVI secolo divenne di proprietà dei baroni von Hendl e in seguito dei von Heydorf. Dal XVII secolo in poi non fu più abitato e cadde in rovina. Oggi è di proprietà del comune di Tubre. Le rovine del castello si trovano su un rilievo sopra il paese di Tubre. Insieme al vicino Castel Reichenberg costituivano uno sbarramento notevole lungo la Val Monasterto. Il castello è circondato su tre lati da scarpate molto irte, mentre sul quarto c'è una sella larga poche decine di metri tagliata, all'ingresso delle rovine, da un fossato per un ponte levatoio. Sulle rovine svetta il mastio circolare, dal quale probabilmente prende il nome il castello stesso. Nel 1957 fu restaurato per evitarne il crollo. Altri restauri sono stati eseguiti nel 2011. Il castello, tra le roccaforti più elevate nel Tirolo, è liberamente visitabile e raggiungibile con un sentiero dal sottostante paese.
CASTELLO DI REICHENBERG - costruito dai vescovi di Coira nel XII secolo, nel 1150 fu dato in prestito ai signori von Reichenberg. Quest'ultimi erano dei cavalieri che traevano la loro ricchezza da scorribande e ruberie nei paesi vicini e per questo erano molto temuti dalla popolazione. Nel 1373 il castello fu venduto ai signori von Matsch, molto potenti in Val Venosta. Nel 1504 si estinsero e le loro proprietà, compreso il castel Reichenberg, andarono ai von Trapp. Nel 1559 il castello passò ai von Hendl. Dal 1680 non è stato più abitato ed è quindi presto caduto in rovina come oggi si può constatare. I ruderi si trovano su un rilievo sopra il paese di Tubre a circa 1350 m s.l.m., circa 150 metri più in basso del vicino Castel Rotund. Del castello rimangono pochi brandelli di muri e il mastio rotondo, ancora ben conservato e alto 23 metri. Il castello è liberamente visitabile e raggiungibile con un sentiero dal sottostante paese.


Foto Castel Rotund: entrame di adi sparber (http://www.burgen-adi.at/ruine_rotund/rotund_10.jpg e http://www.burgen-adi.at/ruine_rotund/rotund_01.jpg )

Foto Castello di Reichenberg: di Gg60 su http://rete.comuni-italiani.it e di Hans de Graaf su http://it.worldmapz.com/photo/252927_en.htm

mercoledì 26 novembre 2014

Il castello di mercoledì 26 novembre






CASALE SUL SILE (TV) - Torre dei Da Carrara

Il paese è citato la prima volta in un documento del 1101, compilato a Casale Silerii. Un primo nucleo di Casale sul Sile sorse nel Medioevo attorno al castello, a pianta quadrata e provvisto di una torre, che i da Camino, signori di Treviso, utilizzarono durante la lotta contro i Veneziani. Il fortilizio si trovava in posizione strategica: sulla riva destra del Sile, poteva controllarne i traffici. La funzione strategica e difensiva dell'edificio era potenziata anche da una galleria sotterranea di attraversamento del fiume adiacente, sicuramente - per i tempi - di azzardata e ardua fattibilità, in seguito sprofondata, e di cui si può ancora osservare l'imboccatura diroccata alla base della torre. Sul retro della stessa sono invece visibili le segrete, ove sventurati fuorilegge e 'nemici' veneziani venivano imprigionati. I Carraresi ampliarono il castello casalese aggiungendovi una seconda torre nel 1380, quella tuttora esistente, mentre quella originaria cadde. Il castello (a differenza di numerosi altri che furono rasi al suolo dai Veneziani) fu restaurato nel 1418 da Guido Canal, podestà di Treviso, e fu adibito ad abitazione rurale. Nell'Ottocento quel poco che ne rimaneva fu distrutto. Ora la torre superstite cilindrica, a quattro piani, con tracce all'esterno dei colori araldici dei Carraresi e affreschi del '500 (a soggetto erotico) trovati in una stanza al terzo piano, è stata restaurata (proprietà fam. Tonolo) ed è inserita in un parco privato perfettamente mantenuto, ma non ancora usufruibile dalla cittadinanza. Altre informazioni, riguardanti i lavori eseguiti sul monumento, sono al seguente link: http://www.maurozamengo.com/sottolivello/1999.html#testo

Fonti: http://it.wikipedia.org, http://visittreviso.it/it/da-a-a-c/casale-sul-sile#.VHXo6jd0x9M, http://www.noicittadini.net/pdf/casale_sul_sile0304.pdf

Foto: di Konstantin Mitroshenko su http://it.worldmapz.com/photo/234099_ko.htm e da www.maurozamengo.com

martedì 25 novembre 2014

Il castello di martedì 25 novembre





VILLAFRANCA TIRRENA (ME) - Castello di Bauso (del Conte o Castelnuovo)

Le prime notizie documentate di Villafranca risalgono al 1271 quando re Carlo I d'Angiò assegnò a Pierre Gruyer il feudo Bàusus, precedentemente appartenuto a Enrico de Dissinto. In epoca aragonese il feudo Bauso insieme al vicino Calvaruso appartennero a varie famiglie nobili (Manna, Gioeni, Giovanni da Taranto) fino ad arrivare al 1399 al tesoriere del Regno Nicolò Castagna, alla morte del quale i feudi andarono in dote alla nipote Pina e per via femminile passarono prima ai Bonifacio e poi ai Ventimiglia, La Grua, Pollicino, Merulla e Spadafora. Nel 1548, la baronia di Bauso, fu acquistata da Giovanni Nicola Cottone. Nel 1590 Stefano Cottone vi fece ricostruire il castello, nel 1591, l'imperatore Filippo II elevò il feudo di Bauso a contea e nel 1623 Filippo IV di Spagna investì Giuseppe Cottone del titolo di principe di Castelnuovo (altro nome del contado di Bauso). Nel Settecento, l'Abate Vito Amico ci informa che il territorio di Bauso era coltivato a frutteti e a gelso. e che l'aria era malsana. Da altri documenti sappiamo che il paese, col suo fondaco situato nell'attuale Piazza Dante, all'epoca Piazza del Fondaco, attivo già nel sec. XVI, era punto di sosta lungo la strada Palermo-Messina. Nel 1819, la terra di Bauso e il castello con l'annesso titolo di principe di Castelnuovo, furono venduti da Carlo Cottone Cedronio a Domenico Marcello Pettini, ex giudice della Gran Corte Civile di Palermo, il quale l'acquistò per 9.000 onze. Come già accennato in precedenza, fu il Conte Stefano Cottone, mercante e banchiere tra i più importanti di Messina, a far costruire nel 1590 il primo borgo che ha forma di castello (esso è conosciuto come Castel Nuovo), come conferma la frase riportata nell’epigrafe situata sul portale del bastione sud-est : «[…] a difesa dalle incursioni da terra e dal mare, Stefano Cottone, IV signore di Bauso, eresse le mura dalle fondamenta …nel 1590… ». Le dimensioni e la fattura del palazzo dimostrano che l’edificio era solo una residenza secondaria dei Cottone, i quali vi sostavano per curare i loro interessi sul territorio, mentre la fortificazione vera serviva anche ai cittadini del borgo come rifugio nel caso di attacchi da parte di corsari barbareschi, a quell’epoca frequenti in tutta l’isola. L’edificio, a due elevazioni, presenta grandi finestre e porta d’ingresso sul lato nord. Anche all’interno la distribuzione degli ambienti, l’atrio, le scale, la tessitura delle murature, ripetono schemi di edifici residenziali, lontani da qualunque intenzione militaresca. La cinta muraria e i baluardi angolari possono considerarsi soltanto elementi tipici del castello, ma privi di qualsiasi cautela difensiva. La struttura che vediamo oggi dimostra che il castello fu realizzato in fasi costruttive successive: prima la cinta muraria bastionata che si sviluppa su livelli differenti adattandosi alla morfologia della collina, poi il Palazzo vero e proprio al centro del recinto fortificato, il cui prospetto principale è rivolto a nord verso il mare. Infine, la porta d’accesso che si apre sul lato corto del bastione sud-est. Estintasi con il Principe Carlo la famiglia Cottone, tutti i beni furono acquistati nel 1819 dalla famiglia Pettini, i quali curiosamente mantennero gli stemmi gentilizi dei loro predecessori  limitandosi a sostituire il motto “POTENTIOR” dei Cottone con il loro “NE PEREAT”. Con l’avvento dei nuovi proprietari, il castello conobbe nuova vita e splendore, ospitando periodicamente i Viceré spagnoli. I Pettini arricchirono l’edificio di rilievi marmorei e busti con ritratti di antenati. Si deve a loro anche la creazione intorno al castello di uno splendido “Giardino all’italiana”. Una passerella collegava direttamente il Castello a un laghetto della villa, nel quale una serie di canali con particolari fontanelle permettevano giochi d’acqua caratteristici e davano vita alle cascate delle tre grotte artificiali intitolate ai tre Canti della Divina Commedia: Paradiso, Purgatorio e Inferno. Per la costruzione del Giardino sono state utilizzate pietre di colore diverso e vetri multicolori e al suo interno insisteva un laghetto artificiale, habitat favorevole di diverse varietà di piante acquatiche, le grotte “Inferno”, “Purgatorio” e “Paradiso”, e opere artistiche di pregio come la “Fontana dei quattro Leoni” attribuita allo scultore fiorentino Giovanni Angelo Montorsoli. L’attuale amministrazione comunale ha ottenuto un finanziamento di 650mila euro che a breve consentirà di ripristinare in tutta la sua magnificenza l’antico parco giardino, creando un eco-museo naturale, e di riunirlo, tramite la creazione di un passaggio pedonale, al Castello di Bauso, restituendo finalmente a Villafranca il suo cuore storico e culturale e ai turisti una meta da non perdere. Internamente al Palazzo–Castello, ogni stanza è corredata da un camino di fattura rinascimentale e ornata con fregi, statue, affreschi e busti marmorei. Tra quest’ultimi, spiccano le raffigurazioni dei poeti Dante, Virgilio e Tasso, oltre alle sculture che  rappresentano le “Quattro Stagioni”. Una pavimentazione di mattonelle di ceramica dipinte a mano di manifattura siciliana abbellisce sia la gradinata esterna del castello che portava alla porta principale, sia le stanze interne. Attualmente il Castello conserva ancora intatta una sala con uno stemma affrescato sul soffitto ed alle pareti dei medaglioni in marmo accompagnati da delle iscrizioni poste su lapide; tali medaglioni raffigurano quattro membri della famiglia Pettini. Dopo un periodo di abbandono, dovuto alla contesa dell'edificio tra i suoi eredi ed il governo, il castello è stato riaperto al pubblico nel 2003 e oggi sono in fase di ultimazione i lavori di restauro che riporteranno l’antica residenza nobiliare, con il suo fastoso giardino, allo splendore originale. Altri link consigliati: http://www.sicilie.it/sicilia/Villafranca_Tirrena_-_Castello_di_Bauso, http://www.bandw.it/gallery%20foto/castelli/Castello%20di%20Villafranca%20Tirrena-Bauso/album/index.html (ricco di foto). Il castello ha una pagina Facebook: https://www.facebook.com/CastelloDiBauso
Fonti: http://it.wikipedia.org, testo del Dott. Andrea Orlando su http://www.icastelli.it/castle-1234885158-castello_di_bauso-it.php, http://www.comunevillafrancatirrena.gov.it/index.php?option=com_content&view=article&id=98&Itemid=132,

Foto: una cartolina della mia collezione e di Alberto Catalfamo su http://it.wikipedia.org

lunedì 24 novembre 2014

Il castello di lunedì 24 novembre






MONTENERO DI BISACCIA (CB) - Torre di Montebello

E' situata su una collina a circa 50 m sul livello del mare, a 1200 m dalla battigia e a meno di 500 m dalla sponda destra del fiume Trigno, quello che segna il confine tra Abruzzo e Molise. Sorge nel comune di Montenero di Bisaccia (CB), in località Montebello. Non è menzionata dal marchese di Celenza Carlo Gambacorta, il quale cita solo quelle posizionate direttamente a ridosso del mare. Ha svolto un importante ruolo di difesa e allarme durante il lungo periodo delle incursioni saracene e di rifugio e controllo doganale per i traffici che a valle passavano per il fiume Trigno e per il torrente Tecchio, per portarsi dal territorio vastese all'entroterra molisano e viceversa. Fu edificata nel 1566, sopra i ruderi del vecchio castello di Montenero, per ordine del barone di Lanciano, Vialante (infatti viene chiamata anche torre di Vialante), il quale entrò in possesso del feudo separato di Montebello, insieme a Riccardo del Riccio. Nel 1603 fu di dominio di Marco Tullio Tino di Ortona, da cui passò prima al figlio Francescantonio e poi, per vendita, a Ferrante Caracciolo. Nel 1606 il feudo di Montebello venne riunito a Montenero sotto Cesare Greco d'Isernia, da cui passò per esproprio a Diego D'Avalos, marchese di Vasto. Nella notte del 26 settembre 1712, circa sessanta Turchi assediarono il mulino dove vi erano una ventina di persone che, sentendo sparare, si misero in salvo nella torre. I Turchi incendiarono il mulino e ne iniziarono la scalata, ma furono respinti a colpi di pietra e uno di loro morì. Ma non desistettero finché arrivò da Vasto, con cinquanta soldati a cavallo e cento armati a piedi, il conte Filippo Ricci cosicché, dopo una breve lotta, gli assalitori furono costretti a ritirarsi nelle loro galea. Nella prima metà del Novecento la tenuta di Montebello passò al marchese Avv. Domenico Battiloro tramite un testamento del duca Giovanni Quarto di Belgioioso, marito di Ortensia D'Avalos, il quale - non avendo figli e rimasto vedovo - adottò a 81 anni il marchese, nominandolo erede universale dei beni pervenutigli dalla consorte. Nel 1953 ne entrò in possesso, in fase di esproprio, l'ERSAM (Ente Regionale di Sviluppo Agricolo per il Molise. La sua forma architettonica ha, come le torri di Petacciato e Sinarca, pianta di forma quadrata di 7,70 m per lato, ma differisce per il maggiore sviluppo in altezza di circa 14 m e per le pareti a piombo con fori pontaioli. La sua è una forma che si riscontra in numerose torri pugliesi. È articolata su tre livelli, i primi due coperti da volte a botte, collegati internamente da scala a chiocciola in pietra arenaria, mentre la copertura è a terrazzo, con la volta coronata da merli. L'ingresso principale è posizionato al di sopra del piano di base, al quale si accede tramite una scala esterna in muratura. Le superfici murarie, quasi del tutto compatte, presentano quattro finestrelle rettangolari con semiarco, delineate da mattoni in cotto a forte strombatura e distribuite una per lato a diverso livello di altezza, e sono munite di feritoie. Oggi la torre presenta un avanzato stato di degrado: è attraversata da una lesione verticale di oltre 50 cm che la divide in due parti. Sulla parete principale vi sono evidenti tracce di un ponte levatoio, probabilmente a suo tempo collocato al posto dell'attuale scala esterna: infatti la torre faceva parte di un sistema difensivo più ampio, ossia il castello di Montenero. Sulla facciata principale campeggiava lo stemma della famiglia Battiloro, che fu asportato nel 1953. Alla sommità conserva residui tronconi di merlatura. La “Torre di Vialante” nel luglio 2013 è stata liberata dall’impalcatura che l’ha avvolta negli ultimi anni, durante i quali è stata sottoposta a lavori di restauro e riqualificazione dell’edificio storico, al termine dei quali l’immobile sarà riconsegnato definitivamente al Comune. Altri link da consultare: http://www.regione.molise.it/web/turismo/turismo.nsf/0/918DD2C07986B96FC12575E60032A41F?OpenDocument, http://www.monteneronline.it/speciali/torre/torre.htm (notizie recenti sul recupero del monumento).

Fonti: testo di Alessandra Mucci su http://www.sullacrestadellonda.it/torri_costiere/montebello.htm,  http://www.primonumero.it/attualita/news/1374843888_montenero-di-bisaccia-via-le-impalcature-all-8217-antica-torre-di-montebello-ora-si-pu-ammirare.html

Foto: da http://www.vastosansalvo.it/default.asp?id=4561 e da http://www.terraecuore.net/cultura-turismo-abruzzo-molise/tradizioni-abruzzo-molise/36/il-carabiniere-chiaffredo-bergia---la-repressione-del-banditismo-nella--valle-del-trigno-

sabato 22 novembre 2014

Il castello di domenica 23 novembre






TREPUZZI (LE) – Palazzo Marchesale Barrile-Spinelli

Comunemente chiamato Castello Nuovo, è una residenza fortificata, voluta dai Condò, feudatari di Trepuzzi, agli inizi del XVII secolo e abitata poi nel XVIII secolo dai duchi Carignani. Nel 1887 il palazzo ha subito restauri ed ampliamenti che ne hanno modificato l'aspetto originario. L'edificio, di pianta trapezoidale, si articola intorno ad un cortile quadrangolare, e presenta una struttura a due livelli, coperti da volte a costruzione, dei quali il superiore ad "U" si apre verso il giardino retrostante. La facciata principale, rivolta a nord, presenta un ordine inferiore nel quale si apre un elegante portale bugnato con arco a tutto sesto ed uno superiore caratterizzato da un lungo loggiato, impostato su mensole scolpite e fornito da balaustra retta da colonnine. Tale loggiato viene riproposto anche sulle pareti laterali. L'edificio è dotato di una piccola torre, nata per scopi difensivi, alla quale si giunge da una scala interna, posta al primo piano. L'area retrostante del palazzo è occupata da un grande giardino composto da piante e alberi distribuiti in vialetti secondo l'originaria struttura settecentesca. Di pertinenza del palazzo è la cappella dedicata ai santi apostoli Giacomo e Filippo, eretta per devozione di Gian Domenico Condò di Lecce prima del 1640. La cappella, situata sul lato ovest dell'edificio, venne inglobata all'originario corpo di fabbrica dopo il 1848, a seguito dell'ampliamento del palazzo. La piccola chiesa è chiusa ad ogni forma di culto ed è priva degli originari arredi decorativi. In passato è stata sede della confraternita di Maria SS. Addolorata. L’edificio, utilizzabile per produzioni cinematografiche e televisive, film, fiction, shooting, spot ed eventi, ha anche un suo sito web ufficiale, dove si possono trovare diverse altre sue immagini: http://www.locationcastello.it/


venerdì 21 novembre 2014

Il castello di sabato 22 novembre






TAVIANO (LE) – Palazzo Marchesale De Franchis

Fonti storiche certe si hanno a partire dal periodo normanno, quando nel 1190 Tancredi d’Altavilla infeudò Taviano al capitano Ottavio Foggetta, sotto il cui governo, e nel XII secolo, ospitò i Calogeri Basiliani che bonificarono vaste aree di terreno e fondarono nel secolo successivo la scomparsa Abbazia di Santa Maria del Civo. Nel 1301, il feudo di Taviano fu tolto ad Ottone Foggetta e concesso dagli Angioini a Ugone Del Balzo. Successivamente la Regina di Napoli Giovanna I d’Angiò, incorporò il feudo nel Principato di Taranto, il quale fu donato a Raimondello Orsini Del Balzo. Nel 1463, con la morte del figlio di Raimondello, Giovanni Antonio, Taviano cadde nel Regio Fisco e fu acquistato nuovamente dai Foggetta, che ne rimasero proprietari fino al 1599. Nel 1604 passò a Jacopo De Franchis, il quale ottenne il titolo di marchese nel 1612. Con il successore Giovan Battista, nel 1614, il casale di Melissano fu acquistato e aggregato a Taviano. Nel 1719, estintisi gli eredi della famiglia, i feudi di Taviano e Melissano passarono sotto il controllo dei Caracciolo che ne mantennero il possesso fino al 1806, data di soppressione della feudalità. Il Palazzo Marchesale De Franchis, considerato il fiore all’occhiello del centro storico tavianese, risale agli inizi del XVII secolo, periodo in cui il feudo di Taviano venne acquistato da Jacopo De Franchis. L’edificio sorge nella parte più antica del paese e prospetta sull’attuale piazza del Popolo e su via Nizza. Ai sensi della legge n. 1089 del 1939, è stato dichiarato bene di particolare interesse storico e, come tale, soggetto a tutte le disposizioni di tutela contenute nella stessa legge. In origine, al posto dell'attuale edificio doveva sorgere un altro palazzo, forse un castello. Il prospetto è scandito da finestre con balconi e sul portale d'accesso vi è lo stemma della famiglia De Franchis. L'interno si articola su due piani; il primo piano era chiaramente la residenza nobiliare mentre il piano terra ospitava le stalle e gli ambienti per le attività produttive. Ci sono inoltre dei piani ammezzati, utilizzati come granai e depositi alimentari. Negli anni '60 l'edificio è stato anche la sede della scuola elementare. Ma la proprietà privata dello stesso ne impediva il recupero e la sua rinascita. E' così che nel lontano 1993, sotto l'amministrazione di Lorenzo Ria, si incominciò a discutere in paese e nei piani alti della politica cittadina dell'idea di acquistare il palazzo da parte del comune, per metterlo a disposizione della città. Il 21 dicembre del 1993 il Consiglio comunale approvò il Piano triennale delle Opere Pubbliche 1994-1996 che prevedeva, fra le altre cose, l'acquisizione e il restauro del palazzo marchesale, da destinare successivamente a centro socio-culturale. Con delibera n. 55 del 31 gennaio 1996, l'amministrazione acquisiva un Progetto preliminare redatto dall'arch. Massimo Evangelista finalizzato allo stesso scopo. Nel settembre 1999 il castello marchesale veniva acquisito dal Comune di Taviano, mentre nell'aprile del 2001 veniva approvato il Progetto Generale definitivo per il relativo restauro e recupero funzionale. Da allora, tutte le Amministrazioni comunali di questa città si sono interessate al recupero del Palazzo, e a tale scopo sono stati intercettati e richiesti finanziamenti specifici. Con l'amministrazione Longo arrivò il primo miliardo di lire, e con quella Tanisi un milione di euro. D'Argento ha dato il via ai lavori ed ha inserito il completo recupero del Palazzo marchesale sia nel piano triennale delle opere pubbliche 2006-2008, sia in quello 2008-2010. Finora, dunque, il castello marchesale "De Franchis" è stato interessato da due distinti lotti di restauro e recupero funzionale. Il primo (finanziato dalla legge 222/1985) ha consentito la realizzazione di opere di consolidamento statico ed altri lavori edili di carattere generale che hanno consentito di arrestare il degrado strutturale dell'edificio. Con lo stesso intervento sono stati demoliti tutti gli intonaci, interni ed esterni, ad eccezione di quelli relativi alle facciate esterne poste su piazza del Popolo e su via Nizza; inoltre sono state realizzate le pavimentazioni di tutte le terrazze di copertura. Con il secondo progetto, dell'importo complessivo di 1.000.000,00 di euro (finanziato con fondi POR Puglia 2000-2006), è stato possibile rendere completamente fruibile il piano terra dell'immobile ed utilizzabile per attività culturali (sale polifunzionali per congressi, conferenze e dibattiti) e per la sistemazione di idonei ambienti per mostre ed esposizioni. Con la cerimonia del 19 giugno 2008, alla presenza di un gran numero di cittadini e di autorità civili, militari e religiose, il Palazzo De Franchis è stato ufficialmente e concretamente destinato alla fruizione pubblica. L'edificio ospiterà la Pinacoteca comunale, grazie alla preziosa donazione di numerosi dipinti pervenuti dalla collezione privata di un illustre cittadino di Taviano: Antonio Piccinno. Sarà inoltre sede della "Biennale del Mediterraneo – Taviano città dei fiori", manifestazione che mira alla promozione e valorizzazione del patrimonio artistico salentino. In data 23 giugno 2009 l'amministrazione ha ottenuto un ulteriore finanziamento di 400.000 euro (Fondi POR 2000-2006) per il rifacimento delle facciate; ha altresì avanzato richiesta di finanziamento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per il completamento della ristrutturazione del primo piano. Il completo recupero e la successiva valorizzazione del Palazzo Marchesale De Franchis è stato inserito nel Piano strategico di sviluppo della città denominato "Taviano 2000", per il quale si attende il finanziamento nell'ambito di Area Vasta.
Taviano è da sempre città attiva nel settore culturale (stagioni teatrali, associazioni culturali, pittori, scultori, scrittori e quant'altro). Attualmente alcuni dei locali del Palazzo ospitano un ristorante.


Foto: entrambe mie, realizzate in occasione di una vacanza in Salento nel 2006, ben prima dei lavori di restauro del palazzo, il cui aspetto attuale è differente (visitando il sito www.cicciopanza.it potrete rendervene conto)

Il castello di venerdì 21 novembre






PIOMBINO (LI) – Torre Mozza degli Appiani

Si trova nella parte meridionale del comune di Piombino, nella parte centrale del Golfo di Follonica. La fortificazione costiera venne fatta costruire dai signori di Piombino, gli Appiani, intorno al 1500, come torre difensiva per sorvegliare l'arrivo dei minerali dall'Isola d’Elba. Successivamente venne realizzato anche un attracco per lo sbarco della lignite. La struttura si presenta come un imponente complesso in prossimità della riva del mare, costituito da 3 corpi di fabbrica addossati tra loro. Esistono tre parti costruite in epoche e fasi diverse. Il corpo di fabbrica che guarda verso il mare, che costituiva l'antica torre di avvistamento con funzioni difensive, si presenta a pianta quadrata; questa conformazione è riferibile alla prima metà del XVI secolo, sia nei profili esterno ed interno che nei possenti spessori murari, rispettando le caratteristiche più diffuse nelle torri costiere dell'epoca. La rimanente parte della struttura architettonica è stata aggiunta in aderenza al lato opposto che guarda verso terra; successivamente questa stessa parte è stata interessata da un'ulteriore aggiunta formante una palazzina. La scala esterna si articola nella parte intermedia della struttura e conduce tuttora anche ai vari livelli che caratterizzano l'antica torre. Il mare nelle vicinanze è molto particolare in quanto si trovano due profondità delle acque causate da una strada romana (che segnava l’antichissimo percorso della Via Aurelia) che affiora dalla superficie dell’acqua ad una decina di metri dalla costa. Questo provoca un effetto di "piscina naturale", un ambiente sicuro da onde e correnti anomale, che vengono fermate o comunque rallentate dalla strada, dove tra l'altro è possibile osservare qualche esemplare di piccola taglia della tipica fauna ittica di questo tratto di mare. Per anni struttura ricettiva di tipo ristorativo, la torre è attualmente in fase di restauro con l'obiettivo di trasformarla in un albergo. (ecco qui i dettagli http://www.clc-coop.com/realizzazioni.php?id_menu=665&lingua=it ). Come in tantissimi castelli italiani, anche a Torre Mozza pare sia stato avvistato un fantasma. L’esperto e storico del territorio, Roberto Magazzini, che da più di 20 anni studia la torre, in un’intervista riportata sul quotidiano La Nazione afferma: “La fabbrica della torre che sicuramente poggia sulle fondamenta di una torre pisana del XII sec. si divide in tre epoche diverse. Quella verso mare fu ricostruita intorno ai primi del 1500 per contrastare le incursioni dei pirati turchi e munita di feritoie per le batterie dei cannoni e i primi archibugi. Verso la fine dello stesso secolo la struttura viene ampliata dai principi di Piombino che costruirono l’attuale parte centrale, aumentandone anche la guarnigione. Poi verso la fine del Settecento viene aggiunta la parte finale verso terra. Il maniero fu protagonista di epiche battaglie e assedi ad opera delle varie incursioni dei pirati turchi che tra la fine del ’300 fino ai primi dell’Ottocento portarono il terrore in Val di Cornia, al comando dei grandi ammiragli dell’impero ottomano come il Barbarossa, Dragout, Occiali, e molti altri rinnegati cristiani che fecero fortuna provocando il guasto sulle nostre coste. Da alcuni anni la struttura è stata acquistata dalla famiglia Micaelli-Bussotti, che ha avviato un interessante lavoro di restauro per farne una struttura ricettiva. Durante le mie ultime visite alla torre ho raccolto testimonianze della presenza del fantasma di una donna dai capelli mori in costumi antichi che ogni tanto farebbe capolino dalle finestre e feritoie del castello.  Alcuni pescatori di Follonica sostengono che al calar del sole, la bella castellana si affacci dal versante est della torre in diversi punti e che cambi di continuo la sua posizione alle finestre». La signora Mirella Mirolli che ha gestito la torre per più di 30 anni nella precedente proprietà ha affermato che in tanti anni ha sentito il fantasma diverse volte. Il figlio Mauro addirittura una volta, mentre si trovava solo nella torre, sentì porte che si aprivano e si chiudevano. «La nipote Rosy, dipendente dell’attività mi ha raccontato – ricorda Magazzini - che verso fine stagione di qualche anno fa, nella struttura era presente una sola famiglia di turisti, e che una mattina all’apertura del bar della torre gli ospiti le dissero che non avevano dormito molto perché qualcuno fino alle prime luci dell’alba si era divertito a spostare mobili, ma del personale di servizio quella notte non c’era nessuno”.  
Fonti: http://www.lanazione.it/livorno/un-fantasma-abita-nel-castello-di-torre-mozza-1.412395, http://it.wikipedia.org
Foto: una cartolina della mia collezione edi Digitalsignal su http://it.wikipedia.org

giovedì 20 novembre 2014

Il castello di giovedì 20 novembre






PAOLA (CS) - Castello Aragonese

La città di Paola deve ai Normanni la costruzione del "Castello di Paola" intorno all’anno 1110 d.C. Questa roccaforte fu eretta usando malta e tufo, in una posizione strategica che sovrastava l'abitato e aveva lo scopo di difendere monaci e popolazione dai soldati che passavano attraverso il territorio paolano. Durante il regno di Federico II di Svevia la Calabria raggiunse uno dei suoi momenti di maggiore prosperità. Il sovrano aveva la sua residenza a Melfi, in Basilicata. Egli fece costruire il castello e il Duomo di Cosenza e la fortezza di Rocca Imperiale sullo Ionio. I calabresi rimasero sempre fedeli agli Svevi, anche dopo la morte di Corradino di Svevia ucciso per ordine di Carlo I d'Angiò, che prese il potere a Napoli. Anche Paola beneficiò di questo periodo prosperoso. La cittadina iniziò progressivamente ad ingrandirsi fino a che, quando la Calabria passò dal dominio Svevo a quello Angioino divenne feudo, e fu affidato alla famiglia Ruffo. Nel 1418 Polissena Ruffo sposò il duca di Milano Francesco Sforza, portando anche in dote il territorio Paolano. Polissena morì avvelenata da uno degli zii nel 1420 senza dare eredi al duca di Milano. Paola e gli altri paesi che aveva portato in dote tornarono quindi alla sua famiglia. Il feudo di Paola fu portato nuovamente in dote da Covella, sorella di Polissena, quando sposò Giovanni Antonio Marzano. Dalla loro unione nacque Marino Marzano, che fu spogliato del feudo per aver congiurato contro il Re di Napoli Ferdinando I d'Aragona, detto Ferrante. Con l’arrivo degli Aragonesi Paola raggiunse lo status di Città, fu proclamata tale da Ferdinando II d'Aragona. Durante lo sbarco, avvenuto nel 1283, gli abitanti della contrada Fosse, per evitare di essere coinvolti negli scontri, si trincerarono nelle zone limitrofe al Castello di Paola, scombussolando gli equilibri che ruotavano intorno all'antica abbazia della loro contrada. Il monastero andò incontro quindi ad un inevitabile declino, nonostante il prodigarsi degli ultimi abitanti e dei monaci. Il 2 luglio 1555 la città fu assediata dai Turchi, comandati da Dragut Rais, il quale, dopo averla saccheggiata e incendiata, assalì il Convento dei Frati minimi fondato da San Francesco e lo depredò. Ripresasi, la città continuò a vivere come gli altri paesi della Calabria, ma andava sempre più ingrandendosi, crescendo anche in importanza. Il 18 ottobre del 1806, Paola subì l'occupazione da parte dei Francesi. Essi incendiarono e saccheggiarono il Santuario di S.Francesco, che restò deserto. In seguito ad una legge emanata da Gioacchino Murat nel 1809, iniziò la soppressione di tutti gli ordini religiosi del regno di Napoli, compreso il protocenobio dei Minimi di Paola, nonostante la sua importanza, i conventi furono tutti convertiti ad altro uso, spesso militare, le chiese passarono al clero diocesano e tutti i beni clericali confiscati. La Torre del Castello sorge su di una struttura rocciosa in declivio sovrastante la fascia costiera tirrenica, in una delle zone paesisticamente e storicamente fra le più interessanti della Calabria. Di forma cilindrica su bastione quadrilatero, costituiva l'elemento principale di un sistema collaborante di fortificazioni, di cui le torri costiere rappresentavano gli estremi puntuali di controllo esterno, garantiti dal presidio posto a monte e a difesa dell'abitato, destinato anche ad accogliere il feudatario al quale offriva pertanto residenza ufficiale. Oscure sono le origini dell'impianto che, da vaghe e limitate fonti desunte dalla storiografia locale verrebbero attribuite all'età normanna e successivamente al periodo svevo. Di forma cilindrica con coronamento superiore, è tipologicamente assimilabile ad altre strutture consimili come la Torre Drogone di San Marco Argentano, di costruzione normanna, ed alla torre all'interno del Castello di Isola Capo Rizzuto, ascritta al periodo angioino. La caratteristica assolutamente diversa ed unica, è rappresentata dall'evidente ristrutturazione interna con il ridisegno totale della sala al primo piano a pianta ottagonale, sulla quale si imposta una volta a "spicchi" dall'inedita impennata con accenno di flesso di ispirazione islamica. Il "segno" architettonico denuncia una espressione culturale tipica dell'età sveva. Se eventuali documenti storici dovessero confermare la già citata origine normanna, il successivo apporto federiciano sarebbe confermato nell'attuale composizione spaziale dell'interno, che in ogni caso registra, pur in assenza di verifiche ed ascrizioni storiche certe, una espressione stilistica tra le più significative e valide dell'intero meridione d'Italia. Nel XV e XVI secolo iniziarono le poderose aggiunte e innovazioni che determinarono l'attuale condizione dell'impianto fortificato. Motivi di natura militare legati al controllo delle vie di collegamento e necessità difensive ne stimolarono lo sviluppo e l'accrescimento, per rendere meglio adatto il manufatto alle mutate esigenze delle diverse "gestioni" succedutesi nei secoli. ...». "L'anno 1288 passandovi il Re Gaime di Sicilia, se gli rese volontaria, onde non sentì danno alcuno, non così l'anno 1554 in cui le convenne soffrire l'assedio, e poi il saccheggiamento da Dragutto gran Corsaro di Turchi..." "E' celebre questa Città per la nascita di molti signori Spinelli, che da lungo tempo la possiedono; una sopra tutti di San Francesco di Paola, Fondatore de' Minimi, per li meriti del quale ottenne il nome di Città da Re' Alfonso II, nel mille quattrocento novantaquattro, e da Ferdinando pur II, nel mille quattrocento novantasei, confirmato un secolo appresso dal Re' Filippo II coll'aggiunta della prerogativa per lavorarvisi seta. Quelli, quali vanno dominato furono D. Carlo Ruffo Terzo, Conte di Mont'alto, Covella Sua Figliuola, e Marino Marzano, passò a D. Giovan Battista Spinelli Conte di Cariati, e Duca di Catróvillare. Serve d'ordinaria residenza a Signori di Fuscaldo, colla presenza de' quali potè moltiplicarsi in novecento trentasei Fuochi (3750 abitanti circa). Dunque non gl'è vero, quello che scrive Isidoro Toscano e cioè che non sia stata sotto d'altri Baroni, che di Spinelli essendo stata prima di questi, sotto il dominio de' Ruffi, e dé Marzani" (P. G. Fiore da Cropani: Della Calabria illustrata volume I). La Torre venne a costituire nel corso dei secoli il centro fisico di una modellazione artificiale che trasformò l'aggregato roccioso in una complessa articolazione di vani, cortili, terrazzi, camminamenti e poderosi bastioni, che all'antica struttura isolata sostituirono l'identità di una vera e propria "rocca", circondata da vari caseggiati, servì ad essi da sostegno strutturale lasciando ancora oggi di tale passata configurazione significative tracce a livello fondale dei muri di appoggio e nello spessore delle murature di elevato. Un sistema ben riconoscibile di scale e di varchi di accesso consentiva i collegamenti con i nuovi ambienti, ora scomparsi, a partire dal primo livello della Torre. Il processo avvenne lento ma costante nel tempo e soprattutto nel XVI secolo si ebbe la completa definizione del sistema di cinta perimetrale, già iniziato in età aragonese, con la costruzione dei muri di fortificazione e degli speroni d'angolo, caratterizzati dal classico andamento a "scarpa", della cordolatura maracapiano e dal taglio delle feritoie e delle caditoie, eseguiti questi ultimi in materiale lapideo del luogo. L'ingresso principale fu realizzato lungo il lato a monte, ove si nota ancora murato il sontuoso portale dall'ampio varco, significativo delle notevoli dimensioni complessive dell'intero sistema architettonico. Non mancarono in tale periodo problemi di natura militare per la forte presenza Ottomana lungo le coste calabresi, le cui audaci azioni determinarono sicuramente dei gravi danneggiamenti al Castello poiché, come già ricordato, nel 1555 la flotta Turca comandata dall'Ammiraglio Dragut distrusse la città e costrinse addirittura Isabella di Toledo, figlia del Viceré Pietro e signora di Paola, a rifugiarsi seminuda a Montalto, come ci ricorda Gabriele Barrio. Nel XVII secolo il Castello era ancora perfettamente funzionante e svolgeva un duplice ruolo: residenza del feudatario e presidio di guarnigione. Riferisce a tal proposito l'Abate Pacichelli nel suo viaggio in Calabria avvenuto nel 1693:
- "…forte in rocca intagliata con Piazza D'Armi, e Presidio, Cannoni, e Armeria, prezzato dal Re' Ferdinando D'Aragona, che somministra l'abitazione sontuosa al Marchese (Spinelli), ed opportuna a suoi stipendiati, e honorati...".
La descrizione seguente è una delle poche che riguardi l'apparato interno del Castello e pur sintetica offre una visione interessante della ricca dotazione in arredi e dello svolgimento di funzioni inerenti la fortezza-abitazione:
- "…la sera poi salimmo al Castello, consueta stanza del Signor Marchese, colma di acqua perenne, partito in pia quarti di stupenda veduta, e assai comodo. Il Cavallerizzo, e qualche Gentilhuomo ci condusser per tutto, a veder le suppellettili, de' Tappeti, e de' Quadri, Scrittori, e altro: una bella Tela dipinta da un Forastierro nel volto di un camerone, la Cappella divota con un Choretto in piano, e l'ingresso alle scale, ove si pensava a festeggiar co' Sermoni per quindeci giorni l'Assunzion della Vergine, ancorchè validamente ciò contradicesse l'Arcivescovo di Cosenza. Vidi il cavalcatore assai largo, e goduto dalle fenestre, la scuderia per cinquanta cavalli, e più muli: qualche cannon di ferro, un de' quali si era crepato all'arrivo del P. Generale suddetto. Molto poi mi fu grata la canattaria, o stanza lunga per settanta Bracchi, partita in legna con gli anelli per legarli, e anche i luoghi per curare gl'infermi: in testa dipinta, con più cani l'immagine di S. Vito. Si alimentar col latte in montagna la state, ne più si costuma portargli per le case de' Vassalli, ti qué chiostri; mentre vedeansi smagrite, massimarte fra Padri Giesuiti. Fu detto che la spesa di questi cani sorpassi due mila ducati annui. Osservai ancor con singolar piacere, e segni meco di affetto, il solito cangiamento della Guardia di trenta soldati, precedendo il Tamburo alle ventidue kore, per antica prerogativa di questa Casa: variandosi poi più tardi nella state la Guardia del Mare" (Gustavo Valente: Viaggio in Calabria dell'Abate Pacichelli - 1693).
Condizione che mantenne quasi inalterata fino all'avvento dei Borboni per poi essere gradualmente limitata e sostanzialmente modificata con le leggi eversive della feudalità. Il Castello divenne poi sede di un reparto di militari, con postazioni di artiglieria, fino alla seconda metà dell'Ottocento. Le vicende successive consistettero, come fatto fondamentale, nella cessione operata dal Demanio dello Stato a privati, essendo venute a mancare operativamente le funzioni originarie di carattere militare rivestite dall'impianto fortificato fin dall'origine.

Fonti: http://it.wikipedia.org, http://www.vacanzeitinerari.it/schede/castello_normannoaragonese_sc_2437.htm ( testo a cura di Fulvio Terzi da www. comune.paola.cs.it )
Foto: una cartolina della mia collezione e di Giuseppe Pagnotta su http://www.pinterest.com/pin/315744623846655519/

mercoledì 19 novembre 2014

Il castello di mercoledì 19 novembre




BUONCONVENTO (SI) - Castello di Bibbiano (di Silvia Polvani)

Bibbiano si trova a 4 chilometri di distanza da Buonconvento, centro fortificato della Val d'Arbia, sulla SS2 Cassia. Si raggiunge facilmente seguendo le chiare indicazioni. (Provincia di Siena). Il castello di Bibbiano domina l'alta valle dell'Ombrone su un poggio a poca distanza da Buonconvento. L'insediamento fortificato è presente in loco almeno dall'850, proprietà del conte longobardo Guinigi di Reghinari, legato imperiale al tempo di Ludovico II. Il nome Bibbiano deriva da 'Bibbio' (in latino bibianum), uccello acquatico simile all'anatra del quale erano ricche queste terre chiamato anche Fischione. Proprietà dei Guiglieschi, nel 1051 l'imperatore Arrigo III lo consegnò alla protezione dell'Abbazia di Sant'Antimo. Poi Bibbiano passò ai conti Cacciaconti che nel 1197 lo donarono alla Repubblica Senese che provvedette al rinforzamento delle strutture. Ulteriori aggiunte e restauri furono portati avanti nel 1338 e nel 1400. In questo periodo fu ospite del castello Pietro Lorenzetti dipingendo qui la sua ultima opera, l'Annunciazione. Più volte danneggiato, all'inizio del XVI° secolo il complesso fu acquistato dal cardinale Raffaello Petrucci che lo fece restaurare da Baldassarre Peruzzi il quale dipinse una splendida Madonna proprio nella cappella del castello. Altri importanti passaggi portarono Bibbiano prima nelle mani dei Borghese, dei Chigi e dei Malavolti di Siena. Nell'ultimo secolo il castello fu dichiarato monumento nazionale (1922). Anche oggi il castello è proprietà privata, parte di una vasta azienda agario-vinicola di proprietà del commendatore Silvio Nardi. Nonostante sia stato usato più come residenza che come fortilizo, Bibbiano si presenta ancora oggi nel suo fiero aspetto di castello medievale, un massiccio quadrilatero cinto da fossato, la porta principale dotata di ponte levatoio, due cinte murarie con feritoie, camminamento di ronda e gran parte della merlatura guelfa intatta, due torrette d'angolo con apparato difensivo a sporgere su beccatelli in pietra (entrambe sul fronte occidentale, una integra e una scomparsa), mastio centrale (la cui sommità è stata ricostruita dopo il terremoto del 1909 e dotata di tetto appoggiato sulla pre esistente meraltura). Il tutto è liberamente visitabile dall'esterno, l'interno solo su appuntamento.

Ecco una serie di link per chi volesse saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Bibbiano, http://www.castellitoscani.com/italian/bibbiano.htm, http://www.lamiaterradisiena.it/Castelli/Bibbiano/castello%20bibbiano.htm

Foto: di Alfredo Danielli su http://it.wikipedia.org e da http://www.tuscany-charming.it/it/itinerari/castello-di-bibbiano.asp

martedì 18 novembre 2014

Il castello di martedì 18 novembre







VARZI (PV) - Castello Malaspina in frazione Pietragavina

Collocato ad una altitudine di m 860 slm, Pietragavina è un villaggio di impianto medioevale, castello citato nel diploma imperiale del 1164. Infatti, sotto la sovranità dello Stato di Milano ebbe come feudatari prima i Malaspina di Varzi, poi quelli di una linea detta di Pietragravina, estinta nel XV secolo. Passò allora ai Dal Verme (1449), signori di Bobbio. Nel 1723 fu venduto ai Tamburelli di Bagnaria. Del dominio malaspiniano conserva l'attuale castello, recentemente restaurato e ormai di proprietà privata, dal quale si gode una bellissima vista sull'Appennino e si domina l’intera vallata Stafora. Il castello si sviluppa attorno alla torre principale, dotata di scala interna che consente il collegamento tra il piano terra e il piano primo con terrazza e la cima della torre anch’essa molto panoramica. La torre presenta ancora oggi merlature e feritorie sulle mura. Il piano terra ha un atrio d’ingresso, soggiorno con camino e affaccio al giardino, studio con affaccio al giardino, sala da pranzo, cucina e bagno. L'edificio conserva gli antichi bastioni, nonchè i resti delle fortificazioni dalle quali era circondato. Vi è, infine, un giardino di 1000 mq circa, in cui è situato il pozzo storico. Nel corso dei secoli il castello ha subito vari interventi di ritrutturazione, l' ultimo in ordine di tempo nel 1965 ad opera degli attuali proprietari i quali hanno trasformato l’interno in abitazione privata mantenendo però invariato l’aspetto originario e l’alto valore storico architettonico.
Fonti: http://www.varziviva.net/f_piegavina.htm, http://www.villeedintorni.com/ita/immobili_dettaglio.php?id=293

Foto: una cartolina della mia collezione e di Giuseppe Milasi su http://www.panoramio.com

lunedì 17 novembre 2014

Il castello di lunedì 17 novembre






VALLEBONA (IM) - Castello dei Gabbiani

Con una breve gita a piedi (un quarto d’ora circa) si può raggiungere il castello "Gabbiani", che sorge su un terrapieno quadrangolare con angoli arrotondati, sostenuto da una muratura con evidente scarpa e un rozzo pregio a gocce. Della fortificazione restano i muri perimetrali del castello e quattro vani interni posti su due piani. Un’apertura ad arco ogivale doveva essere il principale accesso. L’esterno è in pietra con una bellissima sfumatura giallo – dorata, l’interno è intonacato. Eretto come normale residenza, il castello di proprietà privata, risale ai primi anni dell’Ottocento. Altre foto su http://www.arimperia.net/html/IM080-IQ1IM.htm


Fonti: testo di Luciano Gabrielli su http://www.panoramio.com/photo/91772089, http://www.cmintemelia.it/testi/vallebona.htm

Foto: una cartolina della mia collezione e di Luciano Gabrielli su http://www.panoramio.com

sabato 15 novembre 2014

Il castello di domenica 16 novembre






SANTENA (TO) – Castello Cavour (di Annamaria Morando)

La dimora dei Cavour a Santena è uno dei castelli più importanti del Piemonte soprattutto perché costituisce un unicum straordinario, ricco di memorie storiche, arredi, biblioteca e archivi. Fu costruito per volontà di Carlo Ottavio Benso di Santena tra il 1712 e il 1720 su progetto dell'architetto Francesco Gallo. Estinta la linea maschile dei Benso di Santena, con la morte di Gianfrancesco Filiberto nel 1746, nel 1760 il castello passò ai Benso di Cavour che ne fecero la loro dimora. Fu in tali anni oggetto di restauri. Un secolo più tardi per volontà del marchese Ainardo il castello fu ampliato e completamente ristrutturato. Fu l'architetto Melchiorre Pulciano a dirigere i lavori. Alla morte di Ainardo figlio del marchese Gustavo di Cavour e della marchesa Lascaris di Ventimiglia, il castello passò in eredità al cugino conte Roussy di Sales. La sorella, marchesa Giuseppina Alfieri ultima discendente della famiglia Benso di Cavour, nel 1876 riacquistò il castello e tante memorie cavouriane. Successivamente fu ereditato dalla figlia Luisa Alfieri, sposa del marchese Emilio Visconti Venosta. Nel 1947 il marchese Giovanni Visconti Venosta lasciò in eredità il complesso alla città di Torino. Nel castello sono custoditi numerosi ricordi delle famiglie che vi abitarono, tra questi una coppa in porcellana di Sèvres, donata da Napoleone III al conte Camillo Benso di Cavour, dopo il Congresso di Parigi del 1856. La Sala del Consiglio è congiunta al castello da un terrazzo, misura m. 20 x 9 ed è adorna di bassorilievi e stucchi: qui il conte Camillo radunava i colleghi del Ministero per conferenze politiche. Vicino alla sala del consiglio sorge il Castellazzo, un torrione merlato, unico avanzo del primitivo castello. Al primo piano si trova la Sala delle Corone con le corone che cento città italiane portarono in omaggio a Cavour nel venticinquesimo anniversario della sua morte. Al terzo piano si trova la camera di Cavour, trasportata qui da Torino, con i ricordi del nipote Augusto (compreso il proiettile fatale che lo uccise), morto nella battaglia di Goito nel 1848. Sul lato sinistro della chiesa sorge la cappella del castello, costruita nel 1715 dal conte Carlo Ottavio Benso: qui riposano le spoglie del conte Camillo Benso di Cavour. La facciata della cappella è di ordine dorico; le pareti interne sono rivestite in marmo; l'altare in fondo alla cappella è in bronzo. Accanto al castello si estende un grande parco di 23 ettari voluto all'inizio del secolo XIX dal marchese Michele Benso di Cavour e progettato dall'Abate d'Arvillars. Si tratta di un tipico giardino all'inglese, con collinette e sentieri curvi, utili per fornire ad ogni passo una diversa visione prospettica del parco. Il parco, delimitato a sud dall'argine del torrente Banna, è ricco di piante secolari autoctone, tra cui faggi, olmi, roveri, abeti e platani di altezza importante (fino a 35 m).

Foto: entrambe da http://www.rossosantena.it