lunedì 22 luglio 2019

Il castello di lunedì 22 luglio





RIGNANO FLAMINIO (RM) - Torre Busson (o Castello di Morolo)

Alla confluenza dei fossi di Valle Castagna e di Monte Casale vi è il Castello diruto di Morolo (detto ora “Torre Busson”, forse dal nome di un antico affittuario o proprietario), raggiungibile dalla via Flaminia imboccando all’altezza del chilometro 36,100 (sulla sinistra provenendo da Roma) una stradina campestre. Una località Mauroro era già citata in un diploma di Ottone III del 996, il Castello passò poi ai Savelli e, ridotto a casale, fu dei Tasca (1449), dei Muti (1573), degli Scapucci (1591), finchè nel 1611 fu acquistato da Marcantonio Borghese insieme a Rignano. Rimane una torre a base quadrata ed i resti di un palazzo rinascimentale a due piani. Un'indagine stratigrafica è stata eseguita agli inizi degli anni Sessanta. Questa, attraverso la realizzazione di tre trincee, ha riguardato l'area prossima alle strutture di età medievale sopra descritte, rispettivamente a Nord, a Ovest e a Sud di queste ultime, e ha permesso di riconoscere gli strati di crollo relativi sia alla fase medievale che rinascimentale, che si erano depositati direttamente sul banco di roccia, opportunamente livellato a creare un piano regolare, e i resti di una cisterna, che doveva essere connessa ad altri ambienti ipogei posti al di sotto dell'impianto castrense. Un altro saggio è stato effettuato presso il limite sud-est del pianoro, e ha permesso di mettere in luce un tratto di pavimentazione in laterizi, all'interno della quale era presente una serie di canalette, il che ha suggerito di ipotizzare la presenza di un edificio abitativo. Un altro saggio ha interessato la zona posta a circa 75 m a Est della torre. Qui è stata riconosciuta un'area sepolcrale, composta da deposizioni di adulti e infanti all'interno di fosse scavate all'interno del banco tufaceo e orientate in senso Est-Ovest. In prossimità di queste ultime sono state riconosciute anche alcune strutture realizzate con blocchi di tufo di varie dimensioni e laterizi, riferibili a un edificio di piccole dimensioni, diviso in due ambienti, probabilmente successivo alla necropoli. Quest'ultimo infatti intercettava almeno due sepolture ed è stato interpretato dagli scavatori come una cappella funeraria. Il sito viene messo in relazione con la cella S. Stefani citata a partire dal 996 all'interno delle pertinenze del monastero di S. Alessio nel territorio Morinensis e con il castello di Murolo.

Fonti: https://www.prolocorignano.info/luoghi-dinteresse, https://www.esplorafrancigena.it/content/inserimento-76-torre-busson-torre-busson-0

Foto: la prima è presa da https://www.ammappalitalia.it/rignano-flaminio-calcata-vecchia/la seconda è di Luca Bellincioni su https://illaziodeimisteri.wordpress.com/tag/castello-di-morolo/

venerdì 19 luglio 2019

Il castello di venerdì 19 luglio




CAGLIARI - Torre pisana di San Pancrazio

Costruita durante la dominazione pisana (1258-1326), è la torre più alta di Cagliari. L'edificio, uno dei simboli della città (tanto che le torrette nel palazzo civico di via Roma sono state ispirate proprio dalle due torri pisane), si trova nel punto più alto di Castello, a fianco del palazzo delle Seziate, ed è raggiungibile dalla via Indipendenza, dal viale Buoncammino tramite la Porta Cristina, e da via Ubaldo Badas tramite la porta di San Pancrazio. La visita al monumento consente di ammirare vasti panorami della città e del circondario. La torre venne costruita nel 1305, sotto richiesta da parte dei Pisani, dall'architetto sardo Giovanni Capula, che progettò anche la torre dell'Elefante (già trattata nel blog qui: https://castelliere.blogspot.com/2013/12/il-castello-di-venerdi-13-dicembre.html), edificata due anni dopo. Le torri di San Pancrazio e dell’Elefante furono lodate per la loro unicità, quando, nel 1535, Carlo V, il potente sovrano del Sacro Romano Impero, le annoverò tra le migliori opere militari dell’intera Europa. Capula progettò anche una terza torre, la torre del Leone, da poco rinominata torre dell'Aquila, ed incorporata nel palazzo Boyl poiché venne in parte distrutta nel 1708 dai bombardamenti inglesi, nel 1717 dalle cannonate spagnole e infine nel 1793 dall'attacco da parte dei francesi durante il quale perse la sua parte superiore. Successivamente venne chiuso il lato della torre che dà verso Castello per abitazioni di funzionari e magazzini. In epoca aragonese l'edificio venne utilizzato anche come carcere, dove i galeotti vivevano in condizioni disumane. Al riguardo, vi è testimonianza di cupi rintocchi di colpi cadenzati che ogni notte produceva il ferro con il quale le guardie colpivano le inferriate delle celle, per controllarne l’integrità. Nel 1906, ad opera dell'ingegnere Dionigi Scano, vi fu un restauro mirato a riportare la torre all'aspetto originario, soprattutto attraverso la liberazione del lato murato nel periodo aragonese. La torre, sviluppata su quattro livelli per un’altezza complessiva superiore ai trentasei metri, serviva come baluardo difensivo per i numerosi attacchi genovesi e moreschi, sia dal mare che dall’entroterra. Oltre a servire come difesa era ed è ancora, insieme alla torre dell'Elefante, la porta principale per entrare a Castello. Nel 2013 il complesso di San Pancrazio è stato al centro di un progetto di riallestimento volto alla razionalizzazione dei suoi spazi museali. Alcuni di questi interventi sono stati realizzati anche grazie ai fondi del Gioco del Lotto, in base a quanto stabilito dalla legge 662/96. Come la gemella torre dell'Elefante, è costruita in Pietra Forte, un calcare bianco estratto dal colle di Bonaria. Nei tre lati chiusi, che son spessi ben 3 metri, presenta varie feritoie molto sottili. Il quarto lato, come la maggior parte delle torri pisane, si rivolge verso l'interno del Castello, e mostra i ballatoi situati sui quattro piani della torre. Pochi sono a conoscenza dell’esistenza di passaggi segreti e di diversi camminamenti celati sotto la Torre di San Pancrazio, ben custoditi dalle spesse mura. La leggenda racconta che ad usare questi passaggi segreti nel Medioevo furono i cavalieri, che li utilizzarono non solo per scortare segretamente dalla torre i detenuti in essa imprigionati, ma anche per consentire ai cagliaritani di sorprendere i nemici in battaglia e di colpirli alle spalle, specialmente in caso di assedio. I tunnel hanno sembianze di strade segrete e le leggende ci raccontano che questa rete sotterranea, organizzata anche in grandi sale, era stata dotata di temute palle di ferro, utilizzate per armare i cannoni. Quando scoppiava la guerra, i bui e spettrali sotterranei della Torre di San Pancrazio si animavano con le luci delle candele e delle torce: un via vai di uomini raggiungeva le rispettive postazioni e da grandi fori posti alla base delle cortine murarie del Castello si innescavano le varie esplosioni. Nei secoli la Torre è stata coinvolta anche in vari eventi storici. Ad esempio, dal 1671 al 1688, vi furono appese le teste di quattro personaggi allora coinvolti in una congiura, che vide la morte del Marchese di Camarassa. La nomina a Viceré del Marchese aveva infatti suscitato varie ribellioni del popolo, che contestava la preclusione dei sardi da alcune delle cariche chiave, quali ad esempio quella della Viceregia, considerando tale investitura come l’ennesimo sopruso alla classe nobiliare sarda ad opera degli spagnoli. Il Canonico Spano ci racconta di una vicenda relativa ai fatti legati alla congiura del 6 Luglio 1795. Ai piedi della torre fu ucciso l’intendente Girolamo Pitzolo qui dispogliato ed appeso affichè potesse essere esposto agli insulti ed al ludibrio del popolo. Un luogo quindi in cui le grosse e pesanti mura sono state in grado di conservare secoli di segreti, misteri, racconti i quali la tradizione ci ha in parte tramandato. A noi spetta il compito di proteggere queste conoscenze, affinchè tali perle custodite nella nostra terra, non vengano oscurate dal tempo, e possano incantare ancora gli animi dei nostri successori. Sono da evidenziare varie soluzioni difensive della fortificazione, come le diverse feritoie che si affacciano a varie altezze, le tracce dei numerosi sbarramenti della sottostante porta, comprendenti due saracinesche e tre portali, e infine, sulla sommità, il coronamento di mensole da cui si potevano bombardare eventuali attaccanti. La torre era circondata da una muraglia detta“barbacane”, oltre la quale era un fossato. A varie quote nel lato Nord sono murati stemmi pisani, mentre sull’arcata della porta, dal lato opposto, c’è una iscrizione latina che ricorda i castellani pisani di Cagliari all’epoca della sua costruzione, l’impresario che eseguì i lavori e l’architetto progettista Giovanni Capula. Altri link consigliati: https://www.turismo.it/cultura/articolo/art/cagliari-cosa-rende-speciale-la-torre-di-san-pancrazio-id-20091/, https://www.youtube.com/watch?v=VYFOW8B9Z7Y (video di sagittario30), http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?v=2&c=2488&t=1&s=17875

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_San_Pancrazio_(Cagliari), http://www.cagliariturismo.it/it/luoghi/i-luoghi-della-storia-316/monumenti-80/torre-di-san-pancrazio-32, https://www.vistanet.it/cagliari/2019/07/18/accadde-oggi-18-luglio-1955-a-porto-torres-nasce-andrea-parodi/#infinitescroll, https://monumentiaperti.com/it/monumenti/torre-di-san-pancrazio/, https://www.contusu.it/torre-di-spancrazio/

Foto: la prima è presa da https://www.fulltravel.it/guide/torre-di-san-pancrazio-cagliari/59978, la seconda è presa da http://www.originalitaly.it/it/editoriali/a-torre-di-san-pancrazio

giovedì 18 luglio 2019

Il castello di giovedì 18 luglio





CASOLA IN LUNIGIANA (MS) - Castello Malaspina di Codiponte

Si trova nella omonima frazione del comune di Casola in Lunigiana. Rimangono i ruderi di un palazzo medievale risalente al periodo dal XIV al XV dalle caratteristiche militari non molto sviluppate; è dotato di un robusto loggiato sulla fronte meridionale, prevalentemente residenziale; la parte superiore del colle presenta tracce murarie di un possibile antecedente complesso fortificato che comprendeva una piccola cappella di cui resta la parte absidale. Il castello si trova sulla sommità del colle che domina il paese, la Pieve dei Santi Cornelio e Cipriano e il torrente Aulella. Codiponte entrò nei feudi dei Malaspina nel XIII secolo, prima come parte del marchesato di Verrucola e poi nel 1393 nel marchesato di Castel dell'Aquila. Nel 1418 i marchesi Leonardo e Galeotto per espandere i propri territori verso la Lunigiana orientale vollero uccidere i consanguinei di Verrucola: nella strage di salvò solo l'infante Spinetta III Malaspina che dapprima visse sotto la tutela della Repubblica fiorentina e che nel 1434 riprese il controllo sul proprio feudo. Già dopo la strage la Repubblica Fiorentina aveva mandato un drappello militare per togliere ogni dominio ai marchesi di Castel dell'Aquila, Codiponte compreso. Giovanni Targioni Tozzetti nel suo "Viaggi fatti in diverse parti della Toscana" del 1777 così descrisse il castello: "A Codiponte vi è un bel monumento di antica fabbrica, detto al presente la Rocca in parte ancora in essere, colle vestigia della Chiesa unita al Castello, oltre l'antica e ricca Pieve al di fuori, di là del fiume...". La struttura del castello, a pianta quadrangolare, è articolata in diversi corpi interni quasi totalmente coperti dalle macerie e dai rovi che circondano il complesso. Nella parte ovest sono ancora visibili la porta di ingresso ad arco e alcune bucature architravate risalenti al XIV-XV secolo. La data di nascita del castello, o del suo radicale rifacimento, è riconducibile all’ultima fase di utilizzo da parte dei feudatari del ramo di Castel dell’Aquila, subentrati nel 1393 ai Malaspina della Verrucola che l’avevano in possesso dalla fine del XIII secolo. Seguendo un sentiero non segnalato che dalla porta d’ingresso porta a fare un semi-giro intorno ai ruderi cerchiamo di arrivare al convento delle clarisse, che con la sua mole ed altezza sovrasta il castello sulla cima della collina di fronte. Il sentiero scende fino ad un ponte di legno e risale la collina opposta. Purtroppo il convento è ora proprietà privata quindi il bel complesso è inaccessibile (tutti gli accessi sono chiusi). Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=jS9oEGggQJk (video di Gregorio Tommaseo), http://www.museoleduefortezze.it/pdf/ita/19_Casola_CastellodiCodiponte_ita.pdf?view=fit&toolbar=0&statusbar=0, http://www.imalaspina.com/it/fiefs-chateaux/chateaux/article/codiponte.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Codiponte, https://www.terredilunigiana.com/castelli/castellocodiponte.php, https://irintronauti.altervista.org/codiponte/

Foto: la prima è presa da https://irintronauti.altervista.org/codiponte/, la seconda è presa da http://www.comune.casola-in-lunigiana.ms.it/page.asp?IDCategoria=1278&IDSezione=17939&ID=337977

mercoledì 17 luglio 2019

Il castello di mercoledì 17 luglio




CARINOLA (CE) - Castello

La cittadina venne fondata dai Pelasgi con il nome di Urbana, alla confluenza tra le strade per Tianum (l'odierna Teano) e Gallicano (Cascano). In seguito venne abitata dagli Etruschi, come testimoniano alcune costruzioni ancora presenti sul territorio e poi anche dai Romani, sotto cui divenne importante tanto da essere innalzata a colonia romana. In questo periodo la città era abitata principalmente da soldati, pretoriani e commercianti. L'arrivo dei Saraceni nella zona nel 750 coincide con la lenta distruzione della città, cominciata già da Genserico e portò la popolazione a rifugiarsi nelle colline circostanti (odierna Casale, ove esiste un palazzo di residenza estiva del vescovo e uno stemma del vescovo Tommaso Anfora datato 1143). Dopo la distruzione della città di Urbana, la città venne ricostruita con il nome di Carinola e innalzata a sede vescovile nel 1087 o nel 1100. Successivamente la città entrò sotto il controllo di un feudatario normanno, il conte Riccardo ed entrò a far parte del principato di Capua. Nelle campagne circostanti molti dei ruderi delle abitazioni di Urbana vennero rimossi e riutilizzati nella costruzione di "poderi-fortezza". Accanto a questi poderi gli abitanti cominciarono a costruire delle cappelle e le due comunità più grandi, quelle di San Pietro a nord-ovest e di San Sisto a sud-est, costruirono delle vere e proprie parrocchie. Con la fusione delle due comunità nel 1400 ci fu la nascita della frazione di Nocelleto. Nel XVI secolo la città decadde per via delle avverse condizioni ambientali. Infatti nelle vicinanze dei centri abitati erano presenti molti acquitrini e fiumi pieni di erbacce, che portarono malattie come il tifo e il colera, decimando la popolazione. Nel 1818 la diocesi di Carinola venne soppressa e il territorio fu unito a quello della diocesi di Sessa Aurunca. All'ingresso settentrionale del borgo medievale si trova il castello cittadino. La sua costruzione fu voluta dal conte Riccardo, nel 1134, locale feudatario normanno, quando la città era inclusa nel principato di Capua. Nei secoli fu poi residenza dei duchi Marzano, dei baroni Petrucci, dei Borgia duchi di Candia, della casata dei Consalvo dei Cordova, dei Carafa principi di Stigliano e del casato Grillo dei Clarafuente. Il Castello di Carinola è una delle più antiche ed importanti testimonianze presenti nella zona di arte normanna, angioina ed aragonese, vero e proprio metronomo dei corsi storici che interessarono la cittadina carinolese nel corso dei secoli. Obiettivo militare strategico per via della posizione e delle imponenti fortificazioni (ancora oggi si erge maestosa la torre del maschio) è stato tante volte demolito e altrettante ricostruito. Una prima opera di ristrutturazione avvenne in epoca normanna, nel 1383 furono invece gli Angioini a riparare le mura cadenti per ordine del duca Giacomo Marzano. L’ultima apprezzabile opera di restauro del castello si fa risalire agli Aragonesi, che intorno al XV/XVI sec., ripararono la maestosa fortezza apponendovi elementi decorativi tipici dello stile catalano. Oggi, dopo secoli di abbandono in balià di eventi naturali e bellici che lo hanno reso poco più che un rudere, la soprintendenza ai beni storici di Caserta, su segnalazione dell’amministrazione comunale di Carinola, sta procedendo alla ricostruzione e al consolidamento delle possenti mura al fine di preservare gli elementi architettonici più significativi come l’arcata principale di ingresso e consentire al monumento di sopravvivere. Altri link suggeriti: http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/238955, http://carinolastoria.blogspot.com/2012/02/il-castello-e-la-cinta-muraria-di.html, https://www.researchgate.net/figure/Carinola-CE-castello-fronte-est-Si-noti-la-mancanza-degli-elementi-spaccati-di-tufo_fig4_324065422

Fonti: http://www.municipiodicarinola.it/dettagli.aspx?c=1&sc=28&id=139&tbl=contenuti, http://www.carinola.net/monumenti-othermenu-33,

Foto: la prima è presa da http://www.carinola.net/images/stories/castello.jpg, la seconda è di Antonio Di Pasquale su https://mapio.net/pic/p-13170056/

martedì 16 luglio 2019

Il castello di martedì 16 luglio



LOCATE DI TRIULZI (MI) - Castello Trivulzio

Con l'affermarsi dell'età comunale molte terre furono acquistate e bonificate dai Trivulzio, i quali, giunti da Milano con le loro ricchezze economiche, realizzarono parte di quella grande opera di canalizzazione delle acque che caratterizza la "bassa lombarda". Nel XIII secolo fu iniziata la costruzione del cosiddetto "Castello di Locate", un'opera progettata come corte rustica per amministrare le terre del contado. Oggi l'edificio, frazionato in varie proprietà private, versa in difficili condizioni per le continue manomissioni e trasformazioni; con grande difficoltà è possibile leggerne la struttura e le funzioni del passato. Del periodo più antico si conserva la planimetria generale e due finestroni (oggi murati) antistanti la piazza; del XIV e XV secolo sono i soffitti a cassettoni che coprono la maggior parte dei vani oggi esistenti. Il grande torrione del lato settentrionale risalente al XV secolo è stato realizzato in laterizio a vista con tre finestroni gotici in bellissimo cotto lombardo, con decorazioni rinascimentali riconducibili per fattura al chiostro grande della Certosa di Pavia. Nei secoli successivi gli interventi si sovrapposero e seguirono il gusto del tempo: ora rimangono brandelli di affreschi cinquecenteschi e decorazioni settecentesche. Tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento il palazzo subì le più importanti trasformazioni. Sul lato Ovest fu costruita un'importante galleria neoclassica con grandi finestroni che si affacciavano sul nuovo parco all'inglese, sopra di essi vi è una lunga teoria di stemmi nobiliari sormontati da una trabeazione classicheggiante. All'inizio della galleria vi era la cosiddetta "sala della musica" che fungeva da cerniera fra la residenza nobile e la galleria stessa. La trasformazione del parco, della sala della musica e della galleria è riconducibile per tradizione al Pollack, allievo prediletto del Piermarini. Al piano terreno è tuttora conservato il grande salone, affrescato in stile neorococò con richiami romantici e floreali; all'interno di grandi medaglioni sono ritratti i Trivulzio più illustri; fra questi campeggia il profilo della Principessa Cristina, il personaggio che diede maggior lustro a Locate per fama, ingegno, lungimiranza ed opere sociali. Un imponente salone elicoidale, oggi perduto, permetteva di accedere dal fronte verso la piazza al piano nobile, ove una lunga scia di sale con camini in marmo e pavimenti in legno pregiato precedevano lo studio privato della Principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso (1808-1871). Ella, a differenza dei suoi antenati, non considerò il Castello di Locate di Triulzi come uno dei tanti possedimenti, ma vi abitò per realizzare un'opera profondamente intrisa di quei caratteri sociali che precorrevano i tempi e che tanto vennero avversati da contemporanei illustri. Cristina lo lasciò in eredità alla figlia Maria nel 1871. Da allora fu affittato e poi suddiviso in molti appartamenti privati. Si dice che nella torre e in quello che resta del castello di Locate di Triulzi si aggiri il fantasma di Matelda, una giovane contessa bellissima e dissoluta che in vita passava il suo tempo ad adescare bei giovani di qualsiasi estrazione sociale. Alcuni sostengono che anche dopo la morte abbia mantenuto tale abitudine, perché pare si diverta ad avvicinare i passanti mostrandosi in pose sensuali e atteggiamenti equivoci. Altri link consigliati: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI230-00079/, http://www.cristinabelgiojoso.it/wp/locate-triulzi-milano/, https://www.youtube.com/watch?v=AO7UEBBKbNI (video di Alex Mystery Channel)

Fonti: http://www.comune.locateditriulzi.mi.it/manifestazioni/manifestazioni_action.php?ACTION=scheda_turismo&cod_turismo=46, https://it.wikipedia.org/wiki/Locate_di_Triulzi, http://www.istitutocalvino.gov.it/studenti/siti/lombardiamisteriosa/milano/fantasmi/locate.htm

Foto: la prima è presa da http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI230-00079/, la seconda è presa da https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g1497706-d12251401-Reviews-Palazzo_Trivulzio-Locate_di_Triulzi_Province_of_Milan_Lombardy.html#photos;aggregationId=101&albumid=101&filter=7&ff=247043310

lunedì 15 luglio 2019

Il castello di lunedì 15 luglio



OTRANTO (LE) - Torre dell'Orte

E' una torre costiera situata sul litorale salentino a sud di Otranto, nei pressi di Capo d'Otranto, il punto più orientale d'Italia, e un tempo era in comunicazione con la torre del Serpe, a nord e a sud con torre Palascìa, oggi crollata. I lavori di costruzione, legati al periodo spagnolo, iniziarono nel 1565 ad opera dei maestri Cesare D'Orlando, Tommaso Vangale e Cola D'Andrano, e la forma era troncopiramidale con lato di 16 metri ed è interamente costruita in carparo, con spigoli rinforzati da bugne dello stesso materiale: l'accesso avveniva da monte come in tutte le torri costiere. Nel 1608 risultava ancora in costruzione. Già alla fine del Settecento, per quanto ancora occupata da un capitano torriero, risultava in avanzato stato di degrado, mentre fu completamente abbandonata, perdendo la sua originaria funzione militare, nel 1842, dopo che era stata inglobata nella struttura dei una masseria. Il piano terra della torre, grande sala voltata a crociera con un pilastrone centrale e archi alle pareti, fu quindi trasformato in magazzino per la paglia, al servizio della masseria e dei nuovi usi del territorio circostante. Altro link suggerito: http://www.prolocoportobadisco.it/porto-badisco/torri-di-avvistamento.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Orte, testo di Aldo su http://www.ilmiosalento.com/?p=5024

Foto: la prima è di Marzoide88 su https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Orte#/media/File:Torre_dell'Orte.jpg, la seconda è presa da http://www.365giorninelsalento.it/it/w/attr/690/torre_dell_orte_o_dell_orto

venerdì 12 luglio 2019

Il castello di venerdì 12 luglio



PALAZZOLO ACREIDE (SR) - Castello normanno (o Rocca di Castelmezzano)

Dopo la distruzione ad opera degli arabi nell’827 d.c. l’abitato si spostò verso est, più in basso rispetto a prima. Le prime notizie storiche della Palazzolo Acreide attuale si hanno a partire dal XII secolo. Il centro medievale sorse vicino all'antica Acre, su un piccolo sperone roccioso sottostante, in posizione strategica di controllo sul territorio e sulle vie di comunicazione, là dove sorgeva un "palatium" imperiale, che ha determinato il nome del nuovo abitato: "Palatiolum". Qui venne edificato un castello ad opera dei normanni. Dal 1104 si avvicendarono a Palazzolo diverse baronie: da Guifredo figlio del conte Ruggero ad Artale d'Alagona, per finire ai principi Ruffo di Calabria. Nel XIII-XIV secolo l'incremento demografico determinò l'espansione dell'abitato nell'area circostante. Distrutta dal terremoto del 1693 la città fu ricostruita parte sulle strutture originarie del quartiere medievale e parte attorno all'attuale corso principale. Nel XVII secolo i palazzolesi cominciarono a ribellarsi alla feudalità finchè nel 1812 venne riconosciuto come un paese demaniale. Il Castello di Palazzolo Acreide o Rocca di Castelmezzano fu certamente caposaldo della difesa bizantina nella Sicilia sud-orientale. La fortezza venne assediata nell’827 d.C. dalle truppe di Asad Ibn al Furat. L’esito dell’assedio rimane incerto ed è possibile che Ibn al Furat decidesse dopo poco tempo di levare il campo e puntare direttamente su Siracusa. Nel 1150 d.C. Edrisi ricorda la località con il toponimo Balanzul (Palatiolum). Nel 1355 si ricorda la presenza, in zona, di una “turris” , notizia confermata da Michele da Piazza, il quale menziona l’abitato in qualità di “villa et turris”. Il castello si impiantava su di una rupe calcarenitica, posta immediatamente a ridosso dell’antico nucleo del paese. L’antica fortezza controllava, a nord, la valle dell’Anapo e instaurava un contatto visivo diretto con il castello di Buscemi. Ai ruderi, oggi chiaramente visibili grazie a recenti interventi conservativi volti a sgomberare il poggio dalla vegetazione infestante e a consolidare quanto rimane del castello, si accede da sud-est. La rupe, infatti, si presenta a strapiombo lungo i versanti nord, nord-ovest e ovest. Tagli isolavano il poggio anche a meridione, permettendo l’accesso solo per una stretta via. Sembra evidente l’intervento umano atto a modificare e isolare il rilievo. E’ probabile che i tagli della roccia risalgano, similmente al Castellaccio di Lentini, ad un periodo precedente alla costruzione del castello medievale. I ruderi del castello non occupano uniformemente il piccolo pianoro e, secondo le foto satellitari, si distribuiscono incentrandosi soprattutto nella zona settentrionale, ove è possibile che sorgesse il nucleo originario, forse la torre citata dalle fonti. A meridione si possono osservare resti di strutture destinate, apparentemente, ad un uso residenziale e, presumibilmente, più tarde. E’ certo che le strutture in muratura del castello sfruttassero la roccia della rupe, adattandola opportunamente alle esigenze di difesa e soggiorno. Anche in questo caso non è improbabile che i tagli nella roccia e i vani in essa ricavati siano ascrivibili ad epoche precedenti all’innalzamento degli edifici medievali. Abbandonata dopo il terremoto del 1693, dell'antica fortificazione restano solo alcune rovine: parte del fossato, il basamento delle torri, alcuni locali ipogei, le cisterne e nel baglio piccolo parte della merlatura intagliata nella viva roccia. Dal sito, si gode una veduta sulla valle dell’Anapo di impareggiabile bellezza. Altri link suggeriti: http://www.palazzolo-acreide.it/notizie_storiche.htm, http://www.virtualsicily.it/Monumento-Resti%20del%20castello%20normanno-Palazzolo%20Acreide-SR-995, https://palazzoloacreide.italiani.it/castello-palazzolo-acreide/, https://www.youtube.com/watch?v=znUNtZKIUXw (video di Santo Valvo con ricostruzione in 3D del castello), http://www.bandw.it/gallery%20foto/castelli/Castello%20di%20Palazzolo%20Acreide/album/index.html (con varie foto), http://www.siciliafotografica.it/gallery/main.php?g2_itemId=19536

Fonti: http://www.comune.palazzoloacreide.gov.it/palazzolo/zf/index.php/storia-comune, http://www.medioevosicilia.eu/markIII/castello-di-palazzolo-acreide-o-rocca-di-castelmezzano/, http://www.palazzoloacreideturismo.it/a-castello-palazzolo-acreide.html

Foto: la prima è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Sicilia/siracusa/palazzol02.jpg, la seconda è presa da https://palazzoloacreide.italiani.it/rocca-di-castelmezzano/

giovedì 11 luglio 2019

Il castello di giovedì 11 luglio




COREGLIA ANTELMINELLI (LU) - Castello di Ghivizzano

A causa della scarsa documentazione, non sappiamo quando venne costruita la prima fortificazione in muratura, il documento più antico ritrovato è del 983, quando il feudo della Pieve di Loppia (a cui apparteneva Ghivizzano), venne dato in affitto, dal Vescovo di Lucca Teudogrimo alla famiglia longobarda dei Ronaldinghi e dalla loro venuta, iniziamo a trovare dei documenti, che attestano l’esistenza di una rocca e di una torre, in muratura. La famiglia dei Rolandinghi, per vie ereditarie, fu sostituita in seguito, dalla famiglia dei Bizzarri e poi dagli Antelminelli, che per molti anni conservarono il dominio dell'area di Coreglia, non sempre pacificamente, dovendo difendersi spesso dagli assalti dei Fiorentini, sempre interessati al suo possesso. Nel 1272, tutta la zona passò sotto la giurisdizione di Lucca e Ghivizzano divenne uno dei 36 paesi che formarono la Vicaria di Coreglia.
Ai primi del 300, Castruccio Castracane degli Antelminelli divenuto signore di Lucca per difendere la Garfagnana, ristrutturò diverse fortificazioni, fra le quali la rocca di Ghivizzano. Ristrutturò l’intera rocca, compresa la torre e vi costruì accanto una caserma, denominata “la Casa del Capitano del Popolo”, per ospitare la guarnigione, circa 40 soldati, cinse l’intero borgo con delle mura (lungo via Sossala ,cioè sub-sala, 'sotto la sala', possiamo ancora notare le feritoie per l’appostamento dei balestrieri ) e costruì un palazzo, le cui mura ospitarono nei secoli personaggi illustri, come Francesco Castracane, Paolo Giunigi e Francesco Sforza, oggi dopo alcuni anni di abbandono e incuria, una parte del palazzo è stato acquistato e ristrutturato, dall’ultima discendente dei Buonvisi, antica famiglia nobile lucchese. La Torre o "Torre di Guardia", alta 25 metri, venne ristrutturata e fortificata per volere di Castruccio nei primi anni del Trecento, e veniva usata per l'avvistamento dei nemici e come difesa. Era coronata originariamente da otto merli, quello centrale di ogni lato oggi è scomparso. La torre, si erge su tre piani con finestre ad arco romanico, il piano terra, veniva adibito a magazzino e dimora per le guardie, non comunicante internamente con i piani superiori, al primo piano a zona giorno, vi era un camino, e il secondo piano a zona notte. Il ritrovamento di una pavimentazione a tre metri di profondità rispetto al piano terra fa ipotizzare che la torre esistesse da prima del 1100. Alla morte di Castruccio, nel castello subentrò un altro Antelminelli, Francesco Castracane, che prima di trasferirsi a Coreglia, vi abitò per alcuni anni, la moglie Giovanna nel 1336 e il figlio Filippo nel 1347, vi morirono, i loro corpi furono seppelliti nella chiesa della rocca. Ai primi del 1400, il castello sotto la signoria di Paolo Giunigi, ebbe alcuni anni di pace, ma alla caduta del Giunigi, fu conteso tra Lucchesi e Fiorentini e subì l’ultimo assedio e saccheggio della sua storia (tra il 1429 e il 1430), ad opera di mercenari comandati da Niccolò Fortebracci, al soldo di Firenze. Alcuni anni dopo un altro condottiero Francesco Sforza si impossessò del castello, ma questa volta i Ghivizzani all’arrivo delle sue truppe senza opporre resistenza gli aprirono le porte. Con l’avvento delle armi da fuoco le difese vennero progressivamente smantellate e sul finire del 1500 Lucca, di nuovo padrona della fortezza, ritirò la guarnigione ed offrì in affitto la rocca a privati. Il paese iniziò a svilupparsi anche al di fuori delle mura, scendendo fino a occupare la valle. Altri link suggeriti: http://www.contadolucchese.it/Ghivizzano.htm, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Toscana/lucca/ghivizzano.htm, http://www.ursea.it/walking/386/ghivizzano_torre_castruccio_1.jpg (foto), https://www.dailymotion.com/video/x30x5uv (video di Long Alphons), https://www.artcache.it/it/coreglia-antelminelli/torre-castruccio-castracani.html

Fonti: http://www.castellitoscani.com/italian/ghivizzano.htm, https://www.welcome2lucca.com/il-castello-di-ghivizzano-alla-scoperta-di-un-borgo-dimenticato/, https://it.wikipedia.org/wiki/Coreglia_Antelminelli

Foto: la prima è presa da http://viaggiandoineuropa.altervista.org/ghivizzano-serchio-castello-lucca-borgo/, la seconda è presa da http://vivighivizzano.blogspot.com/2017/09/ghivizzano-visto-da-francesco.html

mercoledì 10 luglio 2019

Il castello di mercoledì 10 luglio





COREGLIA ANTELMINELLI (LU) - Rocca

Le prime testimonianze dell'esistenza di Coreglia Antelminelli si trovano in un documento dell'Archivio Arcivescovile di Lucca del 1048 che ne attesta la proprietà da parte dei Rolandinghi (anche detti Orlandinghi), signori longobardi delle Pieve di Loppia. Il castello del tempo era più piccolo rispetto a quello attuale, composto da una fortezza ed una piccola cinta muraria che racchiudeva altre due torri. A ovest il paese era protetto da un dirupo, mentre la difesa a nord era garantita dalla fortezza e dalla torre principale. Il lato a sud-est era tenuto sicuro da un castello vicino, sempre dei Rolandinghi, nella zona più a valle (Ansuco). Nei due secoli successivi, i conflitti dei feudatari della zona con la città di Lucca costrinsero i Rolandinghi a ritirarsi. Le terre furono ereditate prima dai Bizzarri e poi dagli Antelminelli che attuarono delle modifiche alla struttura interna del paese. La fortezza fu sostituita con la chiesa di San Michele e la torre addossata a essa convertita in campanile mentre venne eretta una nuova rocca a scopi difensivi. Inoltre, per permettere spostamenti rapidi e nascosti all'occhio nemico in caso di attacco, furono costruite delle gallerie sotterranee. Con la divisione del territorio della Garfagnana e della Valle del Serchio fatta dai lucchesi, nel 1272 nacque la Vicaria di Coreglia. Poco dopo, i guelfi al comando di Ranieri di Monte Garullo si impossessarono della roccaforte. Castruccio Castracani, nel 1316, prese d'assedio il paese e lo riconquistò. Alla sua morte, il castello rimase a Sante Antelminelli, ma sotto insistenza dei lucchesi nel 1333 Carlo IV lo sostituì con Francesco Castracani. Fu un periodo di grande splendore per la Vicaria e, successivamente, Francesco Castracani venne nominato conte dall'Imperatore. La contea era molto vasta, come testimonia uno scritto di Carlo IV. Nel Quattrocento i territori della Garfagnana, fino a quel momento sotto il dominio lucchese, iniziarono a fare atto di dedizione agli Estensi. Lucca, a quel tempo alleata del Ducato di Milano contro l'espansione di Firenze e Venezia, chiese aiuto agli Sforza per mantenere l'ordine. Il territorio coreglino si trovò in mezzo alle contese tra l'esercito degli Estensi e quello di Francesco Sforza quando questi scese per attuare la riconquista della Garfagnana, ma non subì danni. Nel 1438 Lucca, tentando di mantenere la propria indipendenza da Pisa e Firenze, firmò una tregua di tre anni concedendo loro la Vicaria di Coreglia. Dopo il Cinquecento, nite le guerre per la conquista della Garfagnana, il castello di Coreglia Antelminelli perse di importanza. Con l'annessione napoleonica nel 1801, Coreglia divenne parte della Provincia delle Montagne. L'odierno comune di Coreglia Antelminelli nacque con il Regno d’Italia nel 1861. La Rocca di Coreglia Antelminelli è posta sulla porzione più elevata del contrafforte appenninico delimitato dalle ripide sponde dei torrenti Ania e Segone; ai piedi della fortificazione si sviluppa, secondo un andamento che segue la morfologia del terreno, il paese, cinto da mura delle quali si conservano le antiche porte. Costruita dai Rolandinghi nel XII secolo, è tuttora un ottimo esempio di architettura militare del primo periodo romanico. La sua posizione è altamente strategica, da qui si può facilmente controllare un´ampia porzione della valle, e, mediante segnali luminosi, collegarsi con la fortezza di Brancoli e quella di Motrone per inviare messaggi direttamente a Lucca. Il circuito delle mura, grande a sufficienza per poter ospitare un considerevole numero di uomini e mezzi, appare integro ed in discreto stato di conservazione per tutto il perimetro, ma le trasformazioni del complesso avvenute nel passato con la conversione degli spazi ad uso civile, i terreni ad uso agricolo e in particolare l´abbassamento dell´altezza delle mura, con l´eliminazione di parte dei parapetti e del camminamento di ronda, non ne hanno mutato l´immagine complessiva che conserva sempre i caratteri imponenti dell´antica fortificazione. Si rileva invece l´assenza della torre del mastio demolita nell´800 allo scopo di riutilizzare le pietre per lastricare le strade del paese. Restano ancora visibili l’ingresso del ponte levatoio e la scalinata di accesso, il bastione meridionale con feritoie e boccaiole. Il complesso, diventato proprietà privata, è oggi utilizzato come residenza e come terreno agricolo a servizio di questa. Altri link suggeriti: https://www.mondimedievali.net/Castelli/Toscana/lucca/coreglia.htm, http://www.contadolucchese.it/Coreglia.htm, https://www.youtube.com/watch?v=3BXpFW0kmyk (video di Alessandro Torselli)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Coreglia_Antelminelli, http://www.castellitoscani.com/italian/coreglia_antelminelli.htm, https://www.artcache.it/it/coreglia-antelminelli/rocca-coreglia.html,

Foto: la prima è presa da http://www.fototoscana.it/mostra-gallery.asp?nomegallery=coregliaantelminelli, mentre la seconda è presa da http://www.contadolucchese.it/Coreglia.htm

martedì 9 luglio 2019

Il castello di martedì 9 luglio





VICO NEL LAZIO (FR) - Cinta muraria e Palazzo del Governatore

Sebbene l’abitato di Vico nel Lazio sia di palese origine medioevale, alcuni resti archeologici, fra cui un’iscrizione e qualche muro di sostruzione, fanno pensare a più antichi insediamenti ernici o romani. Sicuramente il luogo, per la sua posizione, fu popolato fin dai tempi più antichi: esso infatti sorge a dominio della strozzatura che chiude la valle interna alatrina verso la più ampia conca fiuggina. Un centro abitato è però attestato da documenti solamente verso l’VIlI secolo; sappiamo, inoltre, che intorno all’anno Mille gli abitanti del paese ebbero modo di conoscere e mostrare devozione a San Domenico, fondatore del vicino Monastero di Trisulti: in occasione di una visita del santo, infatti, venuto a predicare nella Chiesa di Sant’Angelo in Vico i vicani gli donarono il bosco Eicio. La donazione fu, in seguito, motivo di reiterati contrasti, sfociati più volte anche in cause e litigi davanti alle autorità giudiziarie, fra i certosini, eredi della fondazione benedettina, e gli abitanti del borgo laziale. Vico, per quasi tutto il Medioevo, si resse a comunità autonoma con signori condomini e sotto l’alta sovranità papale, anche se, a partire dalla fine del Duecento, il potente e vicino comune di Alatri iniziò una politica di espansione, cercando di sottomettere i piccoli comuni vicini, fra cui Vico. Il centro rimase praticamente soggetto ad Alatri fino ai primi decenni del Quattrocento, intrattenendo burrascose relazioni con gli alatrini. Nel XV secolo i Colonna ne acquistarono il dominio che mantennero, anche se talvolta fra contrasti, per lungo tempo, fino al 1816, anno dell’eversione papale dei feudi. Il governatore di Vico designato dai Colonna risiedeva in loco, nel piccolo e molto ben conservato palazzetto medioevale. Già prestigiosa sede del Comune, l'edificio attira immediatamente lo sguardo del visitato­re per la sua complessità strutturale, l’incon­sueta volumetria, la forma poligonale, e un originale angolo acuto tirato a piombo nel lato nord-est. Fu infatti costruito seguendo il declivio naturale del terreno. All’esterno, come le altre costruzioni, si nota l’edificazione con blocchi di pietra calcarea locale. Il periodo di costruzione risale all’Alto Medioevo (XIII-XIV sec.) Sono visibili delle stupende aperture studiate con vero senso artistico, alcune a forma di bifora con arco a tutto sesto, altre a forma rettangolare mentre i portali si presentano ad arco acuto non accentuato. Il palazzo fu destinato dai Colonna a residenza del Governatore o Connestabile. Oggi è sede del “Museo alla Pace”del Prof. Bianchi, dedi­cato a Galileo Galilei, aula consiliare e bi­blioteca. Vico nel Lazio è stata paragonata alla "Città francese di Carcassonne" e il Ministero della Pubblica Istruzione l'ha dichiarata "Monumento Nazionale e zona di rilevante interesse pubblico". Tipico esempio di borgo medievale del Lazio meridionale, può essere definito il capolavoro dell'architettura militare medievale. Intatta è la cinta muraria, interamente costruita in pietra locale, iniziata nel XI secolo ma nel suo aspetto attuale risalente probabilmente al XIII secolo, arricchita da 25 torri merlate (restaurate nel 1996) e da tre porte d'accesso: Porta Orticelli, Porta Guarcino (nella quale è possibile ammirare antichi affreschi) e la Porta a Monte dov'è incastonata una pietra con scritto:"Nerva Imperante", ciò fa pensare che vi fosse una cinta muraria preesistente di origine romana della quale rimane solamente l'arco di Sant'Andrea (verso Porta Guarcino). Interessante la casermetta a pochissimi metri dalla torre-porta a monte che assicurava la sicurezza al Castrum: si notano feritoie, finestre e una porta con arco a tutto sesto. Per approfondire, suggerisco la visita dei seguenti link: http://vicodiffuso.comune.viconellazio.fr.it/le-torri/, https://www.ciociariaturismo.it/it/home-all/chicche-turistiche/item/689-la-cinta-muraria-di-vico-nel-lazio.html, https://www.youtube.com/watch?v=dOiX_2wLvtM (video di MrDanielG), https://www.youtube.com/watch?v=PJtFCx8rako (video di giovanto46), https://www.youtube.com/watch?v=sfAx74aBcG4 (video di Daversa Paolino).

Fonti: http://www.laciociaria.it/comuni/vico_nel_lazio.htm, https://it.wikipedia.org/wiki/Vico_nel_Lazio, http://vicodiffuso.comune.viconellazio.fr.it/palazzo-del-governatore/

Foto: le prime due si riferiscono alla cinta muraria e sono, rispettiamente, di R. Canalini su http://vicodiffuso.comune.viconellazio.fr.it/le-torri/ e una cartolina della mia collezione. La terza, relativa al Palazzo del Governatore, è presa da https://viaggimedievali.com/2014/06/17/vico-nel-lazio-il-borgo-delle-torri/#jp-carousel-2603

lunedì 8 luglio 2019

Il castello di lunedì 8 luglio



MONTALDEO (AL) - Castello Doria

Nominato come Mons Alpeo in documenti del X secolo, in cui risultato dato in donazione all'abbazia di S.Marziano di Tortona, fece parte della marca obertenga e in particolar fu dominio dei marchesi di Gavi. Distrutto dai genovesi nel 1224, fu ricostruito nel 1271 dal comune di Alessandria, ed entrò a far parte dei territori del marchese del Monferrato. Nel 1431, occupato da Francesco Sforza, fu inglobato nel Ducato di Milano fortificato e concesso in feudo a Gian Galeazzo Trotti. Sono riconducibili a quest’epoca i lavori di edificazione del castello. Nel 1528, gli abitanti del borgo, stanchi dei soprusi del feudatario Cristoforo Trotti, scatenarono una rivolta, che si concluse con il massacro di tutta la famiglia del feudatario. Nel 1531 il dominio passò quindi alla famiglia Doria, il cui primogenito porta ancor oggi il titolo di marchese di Montaldeo. Il panorama del paese, da qualunque parte lo si guardi, è caratterizzato dalla presenza sovrastante del castello, un'imponente struttura a forma di parallelepipedo che, con la sua mole, pare sproporzionato rispetto alle modeste dimensioni dell'abitato. La tipologia a corpo unico è canonica per le residenze signorili fortificate in certe regioni, come la Valle d'Aosta. Se ne trovano invece rari esempi nel Piemonte settentrionale e centrale. Rigidamente parallelepipedo, anzi, quasi cubico, a due piani più quello di ronda (dotato integralmente di apparato a sporgere), sorge su un basamento a sua volta fortificato con garitte e residui di antiche torri, ancora circondato su tre lati dal giardino. La somiglianza, tipologica e formale, con il castello di Verres è impressionante. Alla fabbrica si accede mediante una ripida salita acciottolata, che continua anche oltre l'arco acuto d'accesso, nei pressi del quale si trova il posto di guardia, e da cui si entra nel grande cortile rettangolare. Gli interni riccamente arredati contengono bellissime collezioni di armi molto antiche. Il primo piano è caratterizzato da un ampio salone, detto "degli stemmi", fornito di un camino tardo cinquecentesco, nonchè dalla sala del tribunale, in cui veniva esercitata dai feudatari la bassa giustizia. Di particolare suggestione sono i sotterranei, nei quali si conservano le prigioni, a cui si accede attraverso una serie di passaggi labirintici e scalette, ricavate nello spessore dei muri, non mancano i pozzi a trabocchetto e gli strumenti di tortura. Durante i mesi estivi il castello è abitato dall'attuale proprietario, il marchese Clemente Doria, discendente della famiglia, che per secoli ha dominato il paese, il quale, con atto di liberalità, mette a disposizione della Comunità i cortili inferiori e i giardini, per manifestazioni di intrattenimento organizzate dalla Pro Loco. Al castello è legata una delle leggende più famose del Monferrato. Si narra che, nelle notti più burrascose dell'estate, quando guizzano i lampi e la tempesta si scatena, o in quelle più lunghe dell'autunno o dell'inverno, quando la pioggia scroscia contro le vecchie mura o la neve, spinta dalla bufera sibilante, turbina attraverso i merli, lassù in alto, sul camminamento di guardia, appariva una figura di donna, sfarzosamente adornata, con una grande cuffia in capo. Lo spettro, sprizzante fiamme e fumo dagli occhi e dalla bocca, fa parecchie volte il giro dei merli con incedere lento e solenne, poi, ad un tratto, la figura si converte in una striscia di luce e si dilegua, lasciando dietro di se un lugubre lamento. La tradizione ha identificato l'essere diabolico in Suor Costanza Gentile, che fuggì dal monastero di San Leonardo di Genova, nel 1699. La giovane venne riconosciuta e fermata a Voltaggio, ma l'intervento di Clemente Doria, signore di Montaldeo e suo amante segreto, la fece liberare. La storia d'amore, che la legava al nobile genovese e che l'aveva spinta alla fuga, sembrava così concludersi felicemente. Fin qui la storia documentata; narra poi la leggenda che in una sera invernale di tormenta, giungendo inatteso al castello, il marchese, introdottosi per un passaggio segreto, la sorprese fra le braccia di un nuovo amante. L'ira lo accecò ed egli ordinò a due corsi della scorta di uccidere la donna e di murarne il cadavere. Poi, incurante della neve che chiudeva i valichi, ripartì dal castello per non tornarvi mai più. Morì parecchi anni dopo, carico d'onori, ma lontano dalla patria. Da allora all'anima dannata della monachella lussuriosa, senza requie per il suo peccato mortale, è consentito, solo nelle notti più cupe, di ritornare a piangere la troppo breve e perduta felicità. Altri link suggeriti: https://www.mondimedievali.net/Castelli/Piemonte/alessandria/montaldeo.htm, https://www.facebook.com/ProlocodiMontaldeo/videos/294764967689438/ (video di Filenstyle)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montaldeo, https://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=155161&pagename=57, http://www.comune.montaldeo.al.it/index.php?page=edifici_principali, http://www.marchesimonferrato.com/web2007/_pages/gen_array.php?DR=all&URL=marchesidelmonferrato.com&LNG=IT&L=2&C=93&T=news&D=IT%7B50AC1EBA-B16C-2AD4-7330-30AC48149EA3%7D&A=0, https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/castelli/castello-di-montaldeo

Foto: la prima è di naldina47 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/379439/view, la seconda è di peteranna su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/127490/view

venerdì 5 luglio 2019

Il castello di venerdì 5 luglio




SALSOMAGGIORE TERME (PR) - Castello in frazione Bargone

Fu costruito verso la fine del X secolo per conto dell'episcopato parmense. Il territorio nel corso del XII secolo fu strenuamente conteso fra parmigiani, borghigiani e piacentini, finché nel 1191 l'imperatore del Sacro Romano Impero Enrico VI di Svevia vendette il maniero e Borgo San Donnino alla città di Piacenza in cambio di duemila lire imperiali; tuttavia, già nel 1198 il Comune di Parma rientrò in possesso della fortezza, di cui Oberto Pallavicino fu ufficialmente investito nel 1249 da Federico II. Nel 1267 i parmigiani riconquistarono il castello, che smantellarono negli anni seguenti; nel 1298 il podestà di Parma occupò la zona in seguito ad una serie di saccheggi avvenuti nelle saline della vallata di Salsomaggiore, ma all'inizio del XIV secolo il maniero fu ricostruito da Gherardo de' Rangoni, che si ribellò alla guelfa Parma; nel 1325 i parmensi assaltarono il maniero, espugnandolo ed arrestando i membri della famiglia Rangoni. Nel 1343 la fortezza risultava in possesso ai Bertoldingi, ma già nel 1360 l'imperatore Carlo IV di Lussemburgo investì del feudo Oberto III Pallavicino. Nel 1374 le lotte intestine della famiglia Pallavicino per il possesso del feudo culminarono con l'assassinio del marchese Giacomo e di suo figlio Giovanni da parte del nipote Niccolò, signore di Tabiano, che riuscì in tal modo ad impossessarsi di Bargone. Di ciò approfittò il duca di Milano Bernabò Visconti, che attaccò e conquistò il castello di Tabiano, allontanando Niccolò dalle sue terre. Nel 1386 il beato Rolando de' Medici, ritiratosi in zona già dal 1360, scomparve nel maniero di Bargone, per poi essere sepolto nell'oratorio della Santissima Trinità di Busseto. Con la presa del potere da parte di Gian Galeazzo Visconti, nel 1390 la situazione si ribaltò e Niccolò rientrò in possesso dei suoi feudi, di cui fu ufficialmente investito nel 1395 da parte dell'imperatore Venceslao di Lussemburgo. Nel 1401 il marchese scomparve per avvelenamento nel castello di Tabiano e Ottobuono de' Terzi colse l'occasione per attaccare e distruggere il maniero di Bargone nel 1405. Nel 1441 Niccolò Piccinino attaccò su più fronti lo Stato Pallavicino, costringendo il marchese Rolando il Magnifico alla fuga; tutte le sue terre furono incamerate dal duca Filippo Maria Visconti, che nel 1442 investì del feudo di Bargone il Piccinino. Nel 1457 Francesco Sforza restituì al marchese Gian Lodovico Pallavicino il feudo di Bargone, unitamente a quello di Busseto. Nel 1587 il castello fu conquistato dai duchi di Parma Farnese, che nel 1650 lo vendettero al marchese Felice Mari di Genova. Nel 1711 il maniero, ormai trasformato in elegante dimora nobiliare, passò ai marchesi Lomellino, che in seguito lo rivendettero ai Pallavicino di Genova; nella prima metà del XVIII secolo il castello fu alienato ai Pratolongo, che destinarono le terre attorno al maniero e le sue ampie cantine alla produzione di varie qualità di vino. Alla fine del secolo Carlo Farioli acquistò l'antica fortezza, oggi appartenente ai suoi discendenti. Il castello, collocato sulla sommità del colle all'interno di un fitto bosco e tuttora cinto in parte dalle mura che racchiudevano il borgo, si sviluppa attorno ad un cortile centrale quadrato. Ai piedi dell'altura, in corrispondenza del confine fra i pendii coltivati a vigneto e la zona boschiva più elevata, si innalza il piccolo rivellino medievale d'ingresso, ad arco a sesto acuto, coronato da merlature ghibelline; in facciata sono ancora presenti le alte fessure che ospitavano i bolzoni del ponte levatoio, di cui non rimangono altre tracce. Le facciate in pietra e laterizio del castello, di aspetto ancora severo ed imponente, sono ingentilite dalle numerose finestre che si aprono soprattutto sul lato orientale, sviluppato su cinque livelli; spicca nell'ala sud-ovest l'alto mastio fortificato, in posizione dominante sulle vallate circostanti. All'interno, in posizione centrale, si apre l'elegante cortile rinascimentale innalzato intorno alla metà del XVI secolo, con porticato angolare sviluppato su due lati, sostenuto da un colonnato di ordine tuscanico a serliana. Gli interni sono caratterizzati dalla ricchezza delle decorazioni di numerosi ambienti, realizzate soprattutto nel corso del XVIII e XIX secolo. La Sala d'Armi è suddivisa da un elegante colonnato in due navate coperte da volte a crociera ornate da stucchi. In adiacenza si aprono le sale di rappresentanza, con soffitti a volta affrescati, antiche tappezzerie alle pareti ed arredi d'antiquariato; fra le altre, si distingue la decorazione del salone, dipinto fra il 1864 e il 1884 dallo scenografo Girolamo Magnani, che vi raffigurò una serie di viste del castello nei diversi momenti della giornata, oltre a quattro paesaggi relativi a ciascuna stagione dell'anno. Al piano seminterrato si sviluppano, accanto alle antiche prigioni, le ampie cantine, ancora destinate alla produzione dei vini dell'azienda vinicola Farioli. Oltre a ciò dovevano esistere anche numerosi tunnel, lunghi alcuni chilometri e capaci di collegare il castello alle zone limitrofe e ai relativi manieri. Ma qual era il loro scopo? Probabilmente era un modo per rendere più sicuri i viaggi di merci e di persone: in tal modo si sfuggiva agli assalti di ladri e briganti, che spesso si nascondevano nei boschi intorno alla roccaforte. Silvio Farioli riuscì ad individuare un particolare ingresso, che sembrerebbe essere l’inizio di una di tali gallerie. Purtroppo oggi non è più percorribile ma rimane il misterioso fascino di quanti nel passato possano aver attraversato questo tunnel sotterraneo…Come molti castelli, anche quello di Bargone sembrerebbe ospitare alcune presenze. Negli anni numerose sono state le segnalazioni da parte dei visitatori e lo stesso proprietario racconta di aver sentito "qualcosa", anche se pare che dagli inizi del XXI secolo i fenomeni siano quasi del tutto scomparsi. Altri link suggeriti: http://www.visitsalsomaggiore.it/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/castelli-torri-campanili/castello-di-bargone, http://www.preboggion.it/Castello_di_Salsomaggiore-Bargone.htm, https://www.youtube.com/watch?v=UtupdRLe0Sw (video di Rosa Draghi), https://fantamimisteri.myblog.it/2007/07/26/quelle-strane-presenze/.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Bargone, http://www.parmatales.com/it-IT/il-castello-di-bargone.aspx

Foto: la prima è della mia amica Romina Berretti, scattata di recente sul posto, mentre la seconda è presa da https://unmondoaccanto.blogfree.net/?t=4888392

giovedì 4 luglio 2019

Il castello di giovedì 4 luglio



DISO (LE) - Torre di Alfonso in frazione Marittima

Non si hanno notizie certe sulle origini dell'abitato. Si suppone che Marittima sia stata fondata o comunque abitata dai Messapi e che abbia subito le stesse sorti dei paesi vicini, quali Vaste, Diso, e Castro passando sotto il controllo dei Romani prima e dei Bizantini, Normanni e Angioini successivamente. Il primo documento scritto attestante la presenza del paese è del 1277 quando dai registri angioini si apprende che in quell'anno un certo "Rubeo de Soliaco" fu nominato "Signore del Casale di Marittima". Nel periodo feudale Marittima fece parte della Contea di Castro, passando sotto il controllo di diverse famiglie signorili: Orsini Del Balzo, Gattinara, Ruiz De Castro, Lopez De Zunica, fino al 1809 quando proprietaria di Marittima era la famiglia Rossi. Nel pieno dell'età feudale la vita quotidiana dei contadini e pescatori del paese fu sconvolta quando il 28 luglio 1537 i Turchi, alleati dei Francesi contro il governo spagnolo del Regno di Napoli, presero Castro e distrussero diverse cittadine tra cui Marittima. Pochi anni dopo, nel 1573, quando Marittima contava solo un centinaio di abitanti, il paese venne nuovamente saccheggiato (come molti paesi limitrofi) dai pirati Saraceni. Gli episodi di attacchi da parte dei corsari si ripetettero con frequenza fino agli inizi del XIX secolo. A difesa del Salento venne costruito un complesso sistema di torri di avvistamento che costellano tutta la costa. Delle cinque cittadine originarie - che furono costruite dalla Universitas o da privati a difesa di Marittima - ne rimangono quattro: Torre di Alfonso, Torre Baltassara, Torre della Piazza (l'unica ancora abitata) e Torre di Paolino Russi. La più grande e artisticamente la più bella, Torre di Alfonso (dal nome del proprietario) è sita nel cuore antico della cittadina, in via Cellini. Venne ingentilita dal cordolo e da una balconata che adorna la facciata superiore. È a base quadrata e con larghi sbalzi agli spigoli. E’ citata in un documento del 1665.
Alcune di queste Torri forse erano collegate da cunicoli sotterranei, sicuramente erano a vista con Torre Lupo.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Marittima, https://www.comune.diso.le.it/index.php?id=28&oggetto=6

Foto: la prima è di Colar su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Torre_Marittima.jpg, la seconda è di peiro su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/231105/view

mercoledì 3 luglio 2019

Il castello di mercoledì 3 luglio



BENEVENTO - Castello Corvacchini

Il castello Corvacchini, sito nell'omonima contrada, nell'immediata periferia del comune di Benevento, era di proprietà dei Marchesi De Simone. Il castello fu semidistrutto nel terremoto del 1688 ma nel 1740 l’architetto Vanvitelli, trovandosi a Benevento, ne restaurò la facciata. Vanvitelli infatti era spesso ospite dei nobili proprietari del castello; successivamente il maniero è andato semidistrutto e giace da allora in stato di semi abbandono. Sul castello sono presenti molte leggende. Si racconta infatti che siano presenti due gallerie che portino in un bosco ma queste non sono mai state trovate. Altro link suggerito: https://www.google.it/maps/uv?hl=it&pb=!1s0x133a3b588d6782ff%3A0x31ecaac1b335aafa!2m22!2m2!1i80!2i80!3m1!2i20!16m16!1b1!2m2!1m1!1e1!2m2!1m1!1e3!2m2!1m1!1e5!2m2!1m1!1e4!2m2!1m1!1e6!3m1!7e115!4s%2Fmaps%2Fplace%2Fcastello%2Bcorvacchini%2F%4041.1711697%2C14.8292842%2C3a%2C75y%2C199.88h%2C90t%2Fdata%3D*213m4*211e1*213m2*211sxjFOX8f90ECo6Cv73B3SNg*212e0*214m2*213m1*211s0x133a3b588d6782ff%3A0x31ecaac1b335aafa%3Fsa%3DX!5scastello%20corvacchini%20-%20Cerca%20con%20Google&imagekey=!1e10!2sAF1QipPgYiF4Wlo07zvWDvwcy5HyD8Y5BCMTsysLSVhF&sa=X&ved=2ahUKEwi1pd-gh5njAhXB66QKHaFKCVcQpx8wDnoECA4QCw

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Corvacchini

Foto: è di Luigi La Monaca su https://www.flickr.com/photos/gigi_la_monaca/4211126022

martedì 2 luglio 2019

Il castello di martedì 2 luglio





SPEZZANO ALBANESE (CS) - Castello di Sant'Antonio di Stridolo o di Stregola

Nel 1044 Guaimaro, principe di Salerno e Guglielmo Braccio di Ferro, figlio di Tancredi d’Altavilla, intrapresero insieme una spedizione in Calabria e gettarono le basi per la costruzione di un forte-castello, chiamato Stridula, prospiciente l’imbocco della valle dell’Esaro. Ancora oggi, sull’ampio spiazzo di una collina isolata che sovrasta la stazione ferroviaria di Spezzano Albanese, insistono i ruderi del castrum attualmente chiamato Scribla, con tracce di fortificazioni dell’XI secolo circa, che dagli scavi effettuati sembra essere stato frequentato anche anteriormente, ai tempi di Ottone I di Sassonia ( 962-973). Poco più avanti è un vecchio mulino che porta il nome di Sant’Antonio e da un documento di età sveva si rileva che i confini di Sant’Antonio di Stridula si estendevano da questa parte fino alla terra di Conca, in tenimento Sagittae, l’odierna contrada Saetta nel comune di Spezzano Albanese. In una carta latina del 1094 si ricorda la colonia di deportati saraceni, fatti prigionieri da Roberto il Guiscardo in Sicilia e qui accolti e si riferisce che, morto il Guiscardo, il duca Ruggero Borsa donò il castrum quod Stregola dicitur, unitamente a tutti i suoi vassalli, cristiani e saraceni, al monastero della Trinità, cioè all’abbazia di Cava. Nel 1276 il villaggio di Stridula contava 210 abitanti e negli itinerari di Carlo d’Angiò risulta come palatium il che indica la sua perdita d’importanza come luogo fortificato. La vita del villaggio sembra spegnersi già nel XV secolo e nel 1531 si ricorda di esso "una torre e yglesia la qual està ruinada..". Fu feudo poi dei Sanseverino di Bisignano (1622-1668) e poi degli Spinelli (1668-1806). Altri link consigliati: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.445651825609800.1073742000.162464337261885&type=3 (con notizie storiche e foto), http://muvicloud.it/index.php/component/mneme/?view=place&id=102, https://www.academia.edu/10840543/Scavi_nel_castello_di_Scribla_in_Calabria

Fonti: https://www.mondimedievali.net/Castelli/Calabria/cosenza/provincia002.htm#scribla, http://www.guzzardi.it/arberia/mappa/calabria/spezzano/pagine/monumenti.htm

Foto: la prima è di DonGatley su https://travel.sygic.com/it/poi/torre-scribla-poi:21110965, la seconda è presa da https://www.calabriaportal.com/spezzano-albanese/3953-spezzano-albanese-torre-di-scribla.html

lunedì 1 luglio 2019

Il castello di lunedì 1 luglio




TAGLIACOZZO (AQ) - Castello

Nel corso dell'XI secolo il territorio fu inglobato nella Contea dei Marsi, enucleata dal Ducato Longobardo di Spoleto e attribuita, nel 926, a Berardo il Francigeno, capostipite del casato Berardi. Nel 1074 sarebbe sorto, nel territorio in questione, un centro abitato che, avente base nel castello sul monte Civita, si estendeva verso il basso della montagna a valle. Nel 1173 il feudo passò ai De Pontibus, antica famiglia della zona. Nel 1268 (23 agosto) il territorio, e precisamente i Piani Palentini furono teatro della famosa Battaglia di Tagliacozzo tra Corradino di Svevia e Carlo I d'Angiò; essa segnò il destino del potere del Regno di Sicilia, a favore degli Angioini sugli Svevi, favorendo ancora per secoli il potere temporale del Papa. La battaglia fu vinta con uno stratagemma ideato da Alardo di Valéry, che sgominò le truppe avversarie, ormai sicure della vittoria e senza più difese, giungendo alle loro spalle di nascosto. Dante Alighieri ricorda tale battaglia nel XXVIII canto dell'Inferno. In tale occasione si consolidò il potere dei De Pontibus che appoggiarono Carlo D'Angiò. Questi, sotto la spinta papale, che temeva la forza antagonista di un impero centrale voluto dagli Svevi, lottava per l'affermazione degli stati nazionali. Con il matrimonio di una dei De Pontibus con Napoleone Orsini, il possesso del feudo passò alla famiglia Orsini, che lo mantenne fino alla metà del XV secolo. Si ricordano in particolare il governatorato di Rinaldo per il grande sviluppo territoriale impresso alla contea – divenuta tale nel 1250 circa e di Giacomo, il cardinale che ne concretizzò lo sviluppo economico. Quest'ultimo fu peraltro uno dei protagonisti, dopo lo scisma d'occidente, nelle contese per la limitazione del potere temporale del Papa. Nel 1409 il Papa Alessandro V, quale premio per l'appoggio ottenuto in una contesa territoriale, staccò la Contea di Tagliacozzo dal Regno di Napoli e lo aggregò allo Stato Pontificio, confermandone la titolarità a Giacomo Orsini. Intorno al 1410 gli Orsini ottennero di aprire in Tagliacozzo una zecca nella quale si batté il Bolognino. Sotto Don Ferrante, passato il feudo per pochi anni ai Colonna, nella zecca si batté il cavallo col simbolo della colonna sino a poco tempo fa attribuito a Brindisi. Agli Orsini di Roma – ramo che si estinse – subentrarono nel possesso della contea gli Orsini di Bracciano che, in particolare con Roberto Orsini, determinarono il massimo splendore di Tagliacozzo favorendo la costruzione di palazzi nobiliari e la realizzazione di molte opere d'arte. La famiglia Orsini, proprietaria di altri feudi e con un potere che andava dal Tirreno all'Adriatico, nel 1497 fu privata dal Papa del feudo – divenuto Ducato – di Tagliacozzo, assegnato invece alla famiglia Colonna, che anche in questo caso batté un cavallo col simbolo della colonna sino a poco tempo fa attribuito a Brindisi, tenendo poi il feudo fino al 1806, (il primo duca fu Odoardo; famosi furono poi Prospero e soprattutto Marcantonio, coinvolti pienamente nelle contese dell'epoca). Con tale nuovo dominio il centro del ducato si spostò gradualmente verso Avezzano, dove fu ampliato il castello costruito dagli Orsini. Iniziarono per la cittadina secoli oscuri che la resero poco inserita nell'evoluzione maturata nei restanti territori abruzzesi. A causa delle intolleranze patite nel regno di Napoli nel XVI secolo una nutrita comunità di ebrei scelse di vivere nel borgo vecchio, situato non distante dal confine con lo stato della Chiesa. Nel 1515 tuttavia la comunità subì l'esilio dall'intero regno e dovette abbandonare la cittadina. Dall'epoca della loro presenza in Marsica gli ebrei acquisirono il cognome "Tagliacozzo". Probabilmente il castello fu edificato già nell'XI secolo. La sua presenza era infatti indispensabile per proteggere il paese che si sviluppava proprio al di sotto delle pareti a strapiombo del monte Civita, un luogo che per la sua stessa posizione strategica non poteva essere lasciato incustodito. Tuttavia alcuni ruderi ancora visibili consentono di ipotizzare che sul posto sorgesse già una fortificazione (ocre) equa. Il nucleo è costituito da una costruzione quadrangolare orientata ad ovest, con torrioni angolari, mura a scarpa e corte interna scoperta. Ad essa si attaccava una costruzione più bassa che racchiudeva un grande spazio, una sorta di piazza d'armi, estesa fino al ciglio del burrone. Strutture murarie minori orientate a sud-est scendevano sulle balze rocciose verso la chiesa del Soccorso, per bloccare qualsiasi tentativo di penetrazione, mentre a nord-est iniziava il muro che scendeva a valle. Più volte rimaneggiato ed ampliato, il castello cadde in disuso con il progredire della tecnica militare, e alla fine del XVII secolo doveva essere già in rovina, come del resto il paese e la chiesa di S. Cecilia che erano sorti attorno ad esso. Il rimanente fu completamente inglobato nelle case e palazzi privati che sorsero lungo il suo perimetro, nel quale si aprono ancora le cinque porte: quella Romana di fronte alla chiesa del Soccorso; quella Valeria all'estremità opposta (che conserva ancora il nome dell'antica via romana); quella di S. Rocco (o Pulcina) a fianco del Palazzo Ducale e dalla quale partiva l'ampliamento realizzato alla fine del Trecento da Ladislao di Durazzo; la Porta da' Piedi, come dovrebbe chiamarsi correttamente, sia perché questa è la denominazione più antica, radicata nel dialetto stesso (Porta Pee) e quella che meglio esemplifica la sua collocazione nella parte bassa del paese, sia perché l'attuale denominazione di Porta dei Marsi fa riferimento a una tradizione culturale ed etnografica estranea al paese, in epoca proto-storica appartenente alla nazione equa; infine Porta Corazza, dalla parte del fiume Imele. Dal castello, guardando verso ovest, si vede benissimo l'altro castello di Tremonti, mentre verso nord-est si scorge quello di S. Donato: un efficace sistema di segnalazioni visive consentiva di trasmettere velocemente messaggi da una fortificazione all'altra lungo tutta la linea del confine tra Regno di Napoli e Stato della Chiesa. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=1UC1fTifbxA (video aereo di exploring with Mavic), https://www.youtube.com/watch?v=lNFN_zv5NZs (video di rilievoarcheologico)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Tagliacozzo, http://www.tagliacozzoturismo.it/qr/17.php

Foto: la prima è di Marica Massaro su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Tagliacozzo_ruderi_castello.jpg, la seconda è di luciano sattolo su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/218644/view

venerdì 28 giugno 2019

Il castello di venerdì 28 giugno





NIBBIANO (PC) - Castello in frazione Sala Mandelli

Sala Mandelli è posta su un’altura, tra Corano e Montalbo, che regala una magnifica vista sui borghi antichi. La località, proprietà dei Malvicini Fontana dal 1355, passò successivamente in diverse mani: nel 1792 giunse per eredità ai Mandelli, il cui nome fu aggiunto al primitivo toponimo (Sala), di origine longobarda e avente il significato di “masseria”. L’originario Castello, edificato probabilmente tra il XI e il XII secolo dal Comune di Piacenza, venne ricostruito tra il 1693 e il 1701 dai marchesi Malvicini Fontana, allora signori del luogo, nelle forme di una signorile dimora estiva; ancora oggi la residenza conserva l’originale torre d’ingresso ed è circondata da un grandioso parco ricco di alberi d’alto fusto. Il Palazzo ospitò personaggi illustri: nel 1733 l’arciduchessa Maria Amalia figlia del Duca di Parma, Don Ferdinando di Borbone e nel secolo seguente la Principessa Maria Luigia d’Austria.

Fonti: http://www.turismoapiacenza.it/castello_di_sala_mandelli.html, http://www.visitvaltidone.it/percorsi-tematici/♖-arte-e-cultura/castelli-rocche-ville/castello-di-sala-mandelli.html

Foto: la prima è di Leopold Herodote su https://www.inspirock.com/italy/nibbiano/castello-di-sala-mandelli-a6438350103, la seconda è presa da https://www.tourer.it/scheda?palazzo-malvicini-fontana-di-nibbiano-mandelli-sala-mandelli-alta-val-tidone

giovedì 27 giugno 2019

Il castello di giovedì 27 giugno





GALATI MAMERTINO (ME) - Castello

Il Castello di Galati Mamertino viene fatto risalire, a parere di molti studiosi, all’epoca araba, diversamente da coloro che ne sostengono le origini normanne. In questo castello per quattro secoli si svolse la vita feudale di Galati. L'edificio era in posizione ragguardevole sia per sicurezza che per possibilità di controllo del territorio, era dotato di un importante apparato di fortilizi posti nei dintorni. Costituiva l'ultimo bastione del complesso difensivo della vallata formato, oltre che da quello di Galati, da quelli di Bufana (S. Salvatore di Fitalia) e di Beddumunti (Frazzanò). Nel 1124 Adelasia d'Aragona vi fece costruire il priorato dedicato a S. Anna, santa a cui lei era devota. Già nel 1150 Edrisi descrisse Galati come “difendevole fortilizio tra eccelse montagne e popolato e prosperoso”. Nel 1276 Bernard De La Grange fu signore del casale di Longi e di Galati, mentre nel 1291 gli stessi territori vennero ceduti da Federico a Riccardo Loria. Nel 1320 fu ceduto da Federico II di Svevia, detto il Barbarossa, a Blasco Lancia. Un autore anonimo scrisse che “il castello aveva molte belle stanze e cisterne” e la magnificenza di Don Antonio Amato Principe di Galati (1643 - 1667) vi faceva rinchiudere i delinquenti, giacché i Principi del tempo esercitavano anche il potere giudiziario. In seguito il comune divenne autonomo. Nel 1392 Galati fu conquistata da Bartolomeo d’Aragona e citata nel 1558 come centro fortificato, tristemente ridotto a rudere già nel 1750, come attestano le fonti attribuite ad Amico. Attualmente il Castello è considerato proprietà del Comune. Si tratta di ruderi visitabili che difficilmente ne consentono una determinazione planimetrica o temporale. Tali rovine sorgono sulla sommità di un colle, lungo i fianchi del quale (parte meridionale) si è abbarbicato una sostanziale porzione del borgo vecchio di Galati. Solo la porzione settentrionale del colle si tuffa a strapiombo sulla vallata del torrente Fitalia, costituendo per l'antico castello un baluardo difensivo invalicabile. I resti sopraterra sono inerenti ad un circuito murario che cingeva la sommità dell'altura, impostandosi per buona parte sulla roccia calcarea che ancor oggi affiora sul piccolo pianoro. Risulta complesso ricostruire l'originaria forma del castello. In realtà, oltre le porzioni murarie che coprono il ciglio del pianoro a settentrione e oriente, per il resto si possono solo ipotizzare opere murarie simili anche per meridione e occidente. Si possono distinguere alcuni vani abitativi entro il perimetro murario, le cui pareti in parte si innestano sulla roccia calcarea. Non è possibile dare una precisa datazione dei resti murari. Altri link suggeriti: http://www.medioevosicilia.eu/markIII/castello-di-galati-mamertino/, https://polifemobooking.sikelia.com/tours/galati-mamertino-visita-dei-ruderi-del-castello/, https://www.tempostretto.it/news/galati-mamertino-questestate-il-via-ai-lavori-di-consolidamento-per-la-zona-del-castello.html

Fonti: scheda di Denise Vrenna su https://www.messinaweb.eu/features-2/k2/categories/item/650-il-castello-di-galati-mamertino.html, scheda di Giuseppe Tropea su https://www.mondimedievali.net/Castelli/Sicilia/messina/galati.htm, https://it.wikipedia.org/wiki/Galati_Mamertino#Ruderi_Castello

Foto: la prima è presa da https://www.vivasicilia.com/itinerari-viaggi-vacanze-sicilia/castelli-in-sicilia/castello-di-galati-mamertino.html, la seconda è presa da http://www.nebrodinews.it/galati-mamertino-consolidamento-zona-castello-affidati-i-lavori/