giovedì 2 marzo 2017

Il castello di giovedì 2 marzo





BRISIGHELLA (RA) - Rocca Manfrediana

Le origini del borgo risalgono alla fine del Duecento, quando il condottiero Maghinardo Pagani edificò, su uno dei tre scogli di selenite, quella che divenne la roccaforte più importante della valle del Lamone. Nel 1310 Francesco I Manfredi, signore di Faenza, eresse su un altro spuntone di roccia la rocca di Brisighella. Essa venne rimaneggiata da un suo discendente, Astorgio, intorno alla metà del Quattrocento. La rocca rimase ai Manfredi fino al 1500, quando passò per soli tre anni a Cesare Borgia. Dal 1503 al 1509 appartenne ai Veneziani che costruirono il grandioso maschio e due lati delle mura, poi fece parte dello Stato Pontificio. Alla fine del 1500 i due torrioni furono ricoperti da un tetto. Dopo un breve parentesi napoleonica, la rocca ritornò al Papa, fino al 1860 quando la romagna entrò a far parte del Regno d'Italia. La Rocca, che sorge su uno dei tre pinnacoli gessosi che dominano il borgo, conserva ancora le caratteristiche delle fortezze medioevali: i fori per le catene dei ponti levatoi sopra la porta d’ingresso, i beccatelli e le caditoie, i camminamenti sulle mura di cinta, le feritoie. È ambientato all'interno della fortificazione il drammatico finale del romanzo storico "Il figlio del cardinale" della scrittrice irlandese Ethel Lilian Voynich (I edizione inglese: 1897), semisconosciuto in Italia ma di enorme successo nel mondo comunista ai tempi della Guerra Fredda. Il restauro della Rocca Manfrediana e Veneziana ha comportato nella prima fase interventi di manutenzione e restauro delle strutture murarie e dei camminamenti di ronda. Successivamente con gli stralci successivi terminati alla fine del 2008 si è invece provveduto alla valorizzazione degli aspetti peculiari del fortilizio e alla predisposizione degli allestimenti, in funzione delle attività culturali che vi si vorranno insediare. Con l’occasione si è provveduto alla manutenzione del percorso pedonale dal paese (la Strada della Rocca) e al rifacimento dell’illuminazione del monumento. Tra gli interventi più significativi si ricordano il recupero e la pulizia dell’intero paramento murario, il rifacimento delle coperture delle due torri e del camminamento di ronda con passerelle. E’ stata realizzata un’illuminazione dinamica, diversa a seconda delle angolazioni e variabile in scansioni temporali. Appare come la sede ideale per un museo dedicato al rapporto tra l’Uomo e il Gesso, anche in virtù dell’imponente cornice architettonica (che è stata oggetto di un recente restauro) e della disponibilità di spazi interni rimasti fino ad oggi privi di allestimenti stabili. Il Museo l’Uomo e il Gesso è un percorso che attraversa la lunga storia del rapporto dell’uomo con questo territorio e con il minerale che lo caratterizza. La scala di accesso alla Torre Manfrediana, sulla destra, è una passeggiata nella storia che parte dalla frequentazione in età protostorica delle grotte della Vena del Gesso per motivi funerari e di culto, attraversa l’età Romana con lo sviluppo dell’attività estrattiva del prezioso lapis specularis (vetro di pietra) ed arriva al Medioevo e al Rinascimento, con il fenomeno dell’incastellamento che ha visto le creste gessose protagoniste della costruzione di rocche e castelli. La sala alta della torre Manfrediana espone i reperti archeologici ritrovati nella Vena del Gesso e risalenti a queste tre diverse fasi di frequentazione. Per l’esposizione, allestita all’interno di vetrine sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna e del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna, sono stati selezionati alcuni tra i contesti più rappresentativi indagati all’interno della Vena del Gesso, ovvero i reperti provenienti dalla Grotta dei Banditi per l’epoca pre/protostorica; i materiali della casa romana del Carnè, della cava della Lucerna, prima cava di lapis specularis identificata in Italia, per l’età romana; i materiali rinvenuti nel castello di Rontana per l’età medievale. Inoltre un video, proposto nella sala allestita, mostra, tramite una interessante ricostruzione cinematografica, in che cosa consisteva l’estrazione del Lapis Specularis, aiutata dalla fioca luce della lucerna. Alla sezione specificamente dedicata al rapporto tra l’Uomo e il Gesso, nella Torre Veneziana è stata affiancata una seconda sezione didattica legata al Medioevo e al Rinascimento riguardante l’edificio della Rocca. A questo fine, sono stati posizionati sia negli spazi esterni sia negli spazi interni pannelli didattici dedicati alla storia della Rocca e alla funzione dei singoli ambienti; inoltre, negli ambienti del torrione sud-orientale sono state allestite con riproduzioni – cucina e stanza da notte – così da poter restituirne una piena leggibilità. Il visitatore potrà segure il percorso didatti lasciando trasportare anche dalle ripristinate Pietre Parlanti. Un percorso multimediale interattivo dove il visitatore è accolto da musica e voci narranti che parleranno della Storia del luogo grazie ad sensori di presenza che ne rilevano il movimento ed attivano così le “Pietre Parlanti”, punti informativi “non convenzionali” inseriti nelle murature. Il percorso che si snoderà all’interno della torre Veneziana culminerà nell’ambiente superiore, aperto verso il paesaggio circostante, dove le Pietre parlanti spiegheranno rocche e castelli castelli del territorio, in molti casi in contatto visivo con la Rocca stessa. In fondo al cortile interno è possibile visitare la caponiera e comprendere la funzione difensiva delle opere fortificate. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=HIO3uLCk6a0 (video di Luca Allegrone), https://www.mondimedievali.net/Castelli/Emilia/ravenna/brisighella.htm (scheda di Renzo Bassetti).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Brisighella, http://www.brisighella.org/scopri-brisighella/il-borgo/i-tre-colli/, https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_Manfrediana

Foto: le prime due sono entrambe delle cartoline appartenenti alla mia collezione, la terza è presa da http://www.festivaldelmedioevo.it/portal/wp-content/uploads/2015/12/Brisighella-borgo.jpg


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