GRASSANO (MT) - Palazzo Commendale
Contrariamente a quanto affermato da una determinata
storiografia, la comunità di Grassano ha antiche origini, anche se comunque la
storia grassanese non è caratterizzata da grandi eventi; è semplicemente la
lotta di un piccolo centro che attraverso i secoli ha cercato di costruirsi una
propria identità. Non è nota l'epoca precisa della sua fondazione anche se nel 1123
viene menzionato per la prima volta tra i centri della Diocesi di Tricarico e
in epoca angioina viene ricordato come "castellum quod vocatur
Crassanum". Solo nel 1320 risulta essere delineato con caratteristiche di
piccolo abitato vero e proprio con i suoi 12 fuochi tassati (tra i 47 e i 70
abitanti). In un'antica "platea" del XV secolo. Grassano viene
indicato come "casale della città di Tricarico" ubicato nell'omonima
contrada del territorio tricaricese, anche se comunque il comune non ha mai
accettato di buon grado questo "dominio", soprattutto dopo l'arrivo
dei Gerosolimitani, tanto che fu necessario far pronunciare sul punto il Re di
Napoli, Ladislao d'Angiò-Durazzo. Il re con un atto ufficiale del 19 gennaio 1414,
conosciuto come "sentenza della candela" ribadì: «...declaramus et
decernimus praefatum casale Grassani fuisse, et esse de pertinentijs,
territorio, et districtu dictae civitatis Tricarici...». La prima notizia che
troviamo sul "castello" di Grassano è riportata nella Bolla di
Godano, Arcivescovo di Acerenza del 1060, pubblicata da Mons. Zavarrone,
Vescovo di Tricarico, quantunque un tal documento venga sospettato di falso. In
esso si parla del "Castellum, quod vacatur Grassanum" e così
parimenti nel privilegio di Roberto, Conte di Montescaglioso e Governatore di
Tricarico, datato 1070. Certo, basandoci su questi documenti non possiamo
affermare con certezza che a Grassano vi fosse un castello, vista la lacunosità
delle fonti su questo aspetto, inoltre bisogna tenere da conto che anticamente
il termine "Castello" veniva usato anche per indicare quei
"borghi circondati di mura che erano situati su un’altura". A
fugare alcuni dubbi ci aiuta la più antica cartina della Basilicata datata
1590, dove il centro abitato di Grassano è raffigurato come un
"castello" diruto. Mentre altre notizie ce le fornisce Francesco
Crispi, che venne in visita elettorale a Grassano nel 1874, che scrive: "
[Grassano] fu feudo dei cavalieri di Malta. Un Commendatore di quell’Ordine
abitava nel comune in un turrito castello, abbattuto con la soppressione del
feudalesimo. Sulle sue rovine fu edificata la chiesa parrocchiale".
Dunque proprio nel palazzo Commendale potremmo identificare il
"castello", infatti in un "Cabreo, Platea seu inventarium
omnium bonorum Venerandae Commendae Grassani ..." datato 1763-1764
vediamo indicata la sede del commendatore come "Castello seu Palazzo
Commendale" o con il termine latino di "castrum". A
ulteriore conferma vi è il fatto che, fino ad una trentina di anni fa, era in
uso chiamare lo spiazzo posto alle spalle della chiesa madre "dret u
castid" ovvero "dietro il Castello". Ma una soluzione
definitiva atta a fugare ogni dubbio ce l’ha data solo la consultazione di un
altro Cabreo della Commenda di Grassano datato 1737-38 attualmente custodito
presso la National Library di La Valletta (Malta), al quale si trovano allegate
41 tavole acquerellate in cui sono raffigurati i territori, le chiese e i
palazzi appartenenti alla Commenda di Grassano ed anche il prospetto del
"castello" di Grassano. Qui possiamo vedere in tutta la sua imponenza
il "Castel Commendale" che troneggiava sulla cima del colle di
Grassano e che inglobava anche la chiesa madre. Il "Cabreo della Commenda
Gerosolomitana di Grassano del 1763-64" ci fornisce anche una descrizione
di questa struttura, infatti vi leggiamo: "Il Castello, ossia Palazzo
Commendale, di più stanze, è situato dentro detta Terra, alla cima del monte,
attaccato, dalla parte di settentrione, con detta Chiesa Madre tiene l'ingresso
al lato della gradinata di detta Chiesa verso levante per (mezzo di) un portone
di pietra ben lavorato, [...] sopra detto portone; al di fuori vi è l'arma
gentilizia del fu Ecc./mo Sig. Commendatore Quarto scolpita sopra una pietra
bianca e forte, che viene sostenuta da due ferri grossi, uno che sta nel muro e
l'altro in detta pietra, sotto la quale vi è un lapide con la seguente
iscrizione: FRA' D. GIOVANNI QUARTO, DEI DUCHI
DI BELGIOIOSO, PREFETTO DI UNO DEI TRIREMI DELLA SANTA RELIGIONE GEROSOLIMITANA,
BARONE, QUALE COMMENDATORE DI GRASSANO, DI CUI HA RESTAURATO IL CASTELLO E LO HA
AMPLIATO CON QUESTA GRANDEZZA NELL'ANNO DEL SIGNORE 1705. Vi è un buon
cortile parte coperto a lamia, ossia supportico, e parte scoperto; quello
coperto è attaccato al portone e sopra (di esso) vi si può fabbricare per farvi
altre camere; a mano sinistra, sotto detto cortile coperto vi è un passaggio il
quale (ti) conduce a tre stanze a lamia: la prima serve per uso di carcere, la
seconda per i guardiani (e) la terza per la pagliera. Sotto di essa evvi vi è
una casetta che ha l'uscita fuori del palazzo, verso mezzogiorno; al presente
sta affittata a Grazia di Cuzzo per carlini nove; di rimpetto alla detta
pagliera vi è una stalla grande per dieci cavalli e, più sotto di essa, vi è
una grotta grande che può servire per magazzino o per casa di abitazione; anche
la porta è fuori dal palazzo verso mezzogiorno (ed) è stata fittata a
Margherita Lo Russo per carlini sedici. Di rimpetto al cammino vi è una
portella che serra (chiude) la casa dell'orologio di essa Terra, che è
attaccato alla detta Chiesa; nel muro del cortile scoperto vi è una porta la
quale sporge nella Chiesa suddetta e serve per comodo dei Sigg.ri Commendatori
e loro servitù per quando vogliono andare in chiesa; la porta è di castagno, in
faccia alla quale vi è intagliata l'arma della Religione Gerosolomitana colla
maniglia che è dentro detto e cortile che (serra) chiude detta porta. Più sopra
di essa, alla quinta (all'angolo) del muro vi è una cisterna d'acqua piovana
(che) si raduna e dallo stillicidio di detta Chiesa e da quello di detto
Palazzo; vicino a detta cisterna vi è una porta sopra la quale vi è scolpita
l'arma di detta religione, per il medesimo piano si entra in una saletta, nella
quale vi è una fossa (di) per tener vettovaglie della capacità di tomoli
cinquecento; attaccata a detta sala per una porta si passa a due altre camere
che servono per magazzini ed hanno le altre porte, che hanno l'uscita nel
giardino di detta Commenda. In detti magazzini vi sono undici granai, ossia
cassoni di legno, (da) per conservare grano, della capacità (di) tomoli duemila
circa ... Oggi dello storico edificio rimangono in piedi solo una piccola parte
delle imponenti fortificazioni, parte del piano terra del castello, la torre
d'angolo (pur se mozzata) e le imponenti stalle e prigioni.
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Grassano, testo su http://www.mondimedievali.net/Castelli/Basilicata/matera/provincia000.htm#grassancas
Foto: la prima è presa da http://www.comune.grassano.mt.it/Photo.php,
la seconda da http://www.pophub.it/photos/buildings/20140525538208dc137f5.jpg
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