mercoledì 14 giugno 2023

Il castello di mercoledì 14 giugno


ALESSANDRIA DELLA ROCCA (AG) - Castello della Pietra D'Amico

Situato in prossimità della diga Castello, al confine con il territorio di Bivona, il castello fu eretto su di un masso e assunse in poco tempo un ruolo fondamentale anche per i paesi limitrofi. Ne fu signore Pietro D'Amico, che diede il nome alla costruzione. Solitamente il termine feudale Petra in Sicilia designava una fortificazione isolata: unica eccezione fu la Petra D'Amico, che si trattava inizialmente di un casale, in seguito di una baronia. Nel XVI secolo il feudo della Pietra D'Amico, di proprietà dei nobili Abbatellis, fu avocato dallo stato. Nel 1542 fu venduto a don Nicolò Barresi, fondatore della vicina Alessandria della Rocca. Del castello rimane solamente qualche pezzo di muro, parte della scalinata e il masso su cui venne edificato. Le acque dell'Invaso Castello sommergono i ruderi del Mulino della Pietra; durante i lavori di costruzione della diga, negli anni ottanta, intorno al castello vennero trovati altri ruderi, cocci, vasellame e utensili che testimoniano la presenza di un insediamento che, probabilmente, veniva difeso proprio dal castello. Ne "I Beati Paoli", romanzo storico di Luigi Natoli ambientato nella Sicilia sabauda, sono tenute prigioniere nel castello la figlia e la moglie di don Raimondo duca della Motta, l'antagonista principale del romanzo. Il castello viene menzionato per la prima volta nel capitolo IX della terza parte del libro, ma il suo nome non viene rivelato fino all'inizio del capitolo XVII. Dai pochi avanzi che rimangono, si può ritenere che il castello constasse in primo luogo di una torre quadrangolare con un silo scavato nella roccia sottostante e forse ulteriori ambienti rupestri. Nel tempo, una parte della piccola rocca si è staccata, trascinando l'edificio nella sua caduta. Malgrado le pessime condizioni del castello di Pietra d'Amico, oggi in disfacimento totale, lo studio dei ruderi permette di classificare l'edificio tra i fortilizi rurali del Trecento. Altri link per approfondimento: https://www.vivasicilia.com/castello-della-pietra-d-amico-alessandria-della-rocca/, http://www.virtualsicily.it/Monumento-Castello%20della%20Pietra%20di%20Amico-Alessandria%20della%20Rocca-AG-1080, https://www.loquis.com/it/loquis/244333/Castello+della+Pietra+d+Amico

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_della_Pietra_d%27Amico, https://www.icastelli.it/it/sicilia/agrigento/alessandria-della-rocca/castello-di-pietra-damico

Foto: la prima è di Markos90 su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Pietradamico1.jpg, la seconda è presa da https://www.icastelli.it/it/sicilia/agrigento/alessandria-della-rocca/castello-di-pietra-damico

martedì 13 giugno 2023

Il castello di martedì 13 giugno



SAN VENANZO (TR) - Castello di Ripalvella

L’abitato dal 1278 fece parte delle terre soggette ad Orvieto. Nello stesso anno Orvieto individuò cinque castelli e ventidue pievi (Piveri) come punto di riferimento amministrativo-fiscale per cui tutto il territorio a lei soggetto risultò diviso in plebari. Il castello fu fortificato da Orvieto nel corso del secolo XIV, prima di affidarne la difesa a un Montemarte. Ripalvella fu castello dei Monaldeschi di Orvieto e seguì tutte le loro vicende storiche. Messo a ferro e a fuoco nel 1395, fu distrutto di nuovo nel 1437. Dalla seconda metà del 1500 fino alla discesa in Italia dei francesi sul finire del 1700, Ripalvella insieme ad altri castelli, fece stabilmente parte del distretto di Orvieto che vi nominava a suoi rappresentanti podestà o vice podestà in luogo degli antichi visconti. Cessò di essere comunità autonoma nel 1816 quando, con la riforma Napoleonica, fu appodiato al Comune di San Venanzo insieme ad altre 10 “frazioni” ; Collelungo, Civitella dei Conti e Poggio Aquilone invece passarono sotto Marsciano Il borgo conserva tracce dell’assetto medievale, in particolare porzioni delle antiche mura e una torre dalla singolare pianta pentagonale. Ecco un breve video di Ripalvella: https://www.youtube.com/watch?v=f01rvaXwtk0 (di Graham Lane)

Fonti: https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-ripalvella-san-venanzo-tr/, https://www.visitsanvenanzo.it/i-borghi/ripalvella/, https://www.umbriain.it/pages/blog_dettaglio.php?idblog=911&titolo=SAN_VENANZO_by__L_Umbria_che_non_ti_aspetti_

Foto: la prima è di Studio Tecnico Romizi su https://www.romizi.com/portals/ripalvella/ripalvella0016.jpg, la seconda è presa da https://www.umbriain.it/pages/blog_dettaglio.php?idblog=911&titolo=SAN_VENANZO_by__L_Umbria_che_non_ti_aspetti_

lunedì 12 giugno 2023

Il castello di lunedì 12 giugno



TORNIMPARTE (AQ) - Castello di Castiglione

Il castello normanno di Castiglione, posto strategicamente tra la piana di Amiterno e la valle del Salto, ovvero tra il territorio aquilano e quello reatino, viene attestato per la prima volta nel 1173 nel Catalogus Baronum, l’elenco di tutti i feudatari del Regno di Sicilia, istituito da re Ruggero II d’Altavilla per stabilire un controllo più attento del territorio e dei rapporti vassallatici. Fu infatti nei primi anni del XII secolo che l’Abruzzo passò sotto il dominio dei normanni: popolo nordico che prediligeva, per le proprie costruzione, le alture naturali. In quanto conquistatori, i normanni avevano la necessità di costruire castelli molto in alto al fine di controllare quanto più possibile le zone circostanti. A tal proposito è verosimile pensare a Castiglione come un insediamento eccezionalmente adatto a tutte queste necessità. Successivamente si fa menzione della struttura in una bolla di Papa Alessandro III del 1178 con la denominazione di “Castello di Ballo”. In seguito nel 1204 in una bolla di Papa Innocenzo III al vescovo di Forcona viene sancito il passaggio del territorio di Castiglione di Ballo, tra gli altri, dal contando amiternino a quello forconese. Furono questi gli anni in cui i castellani, vessati da tasse elevate, si rivoltarono ottenendo solamente una dura repressione da parte dei nobili. La repressione a sua volta scatenò una violenta reazione del popolo culminata con la distruzione dei palazzi signorili. Il castello di Castiglione non seguì un destino diverso come ci testimonia Buccio di Ranallo nella sua “Cronaca Aquilana rimata” (1251). In cerca di protezione da un’eventuale rivalsa dei nobili, gli abitanti dei vari castelli, e quindi anche quelli di Castiglione, decisero di unirsi nella città dell’Aquila, di recente fondazione. Nel frattempo del castello, in seguito a un lungo periodo di abbandono e distruzione, legata non solo alla rivolta popolare ma anche ai numerosi terremoti che si succedettero nel XIV secolo, era rimasto ben poco. Nel 1364 Giovanna I d’Angiò, regina di Napoli, concesse agli aquilani di poter ricostruire rocche e fortificazioni nel contando, cosa che era stata vietata dopo la fondazione dell’Aquila. In questo contesto può essere allora inserita la ricostruzione del castello di Castiglione. Nel 1406 Ladislao I d’Angiò, re di Napoli, vendette Castiglione, con i suoi territori, le sue ville e i suoi uomini, a Nicolò Gaglioffi dell’Aquila. Da quel momento in poi, per volere di Nicolò, il castello non si chiamò più Castiglione ma diventò il “Castello di Tornimparte”. Dalla seconda metà del XV secolo il castello risulta già abbandonato. I violentissimi terremoti, che si erano succeduti nella prima metà del secolo, e le conseguenti pestilenze costrinsero la popolazione di Sant’Angelo a trasferirsi a Lucoli e poi definitivamente a valle nell’attuale paese di San Nicola Da allora il castello venne completamente abbandonato e i terremoti del XVIII e del XX secolo ne causarono la quasi totale distruzione. Il complesso ha una struttura che lo caratterizza come un castello-recinto: è costituito da una rocca, con una superficie di 600 m² circa, e da un borgo fortificato che, con un’estensione dieci volte più grande di quella della rocca, si estendeva lungo la dorsale della collina e raccoglieva le abitazioni del popolo. Il castello presenta un cassero con pianta allungata, con a nord mastio e dongione dell’originario impianto normanno e con un’altra torre a sud-est dai cui piedi si sviluppava l’abitato. Il castello ha un impianto approssimativamente triangolare, o a quarto di cono: con cassero turrito al vertice e le abitazioni che sviluppavano verso la base lungo il pendio collinare dentro il recinto murario trapezoidale. La rocca è la parte del castello meglio conservata, cinta da mura larghe 1,20 m e costituita da due torri. Quella collocata a nord conserva ancora buona parte della struttura, l’altra a sud è emersa sotto i resti di un crollo e presenta una struttura quadrangolare di cui rimangono evidenti gli stipiti dell’ingresso verso nord. Il resto della torre è crollato lungo la collina. La rocca presenta inoltre una serie di piccoli ambienti, forse occupati dalle guarnigioni. È stato anche individuato un varco, a ovest, che collegava la rocca al borgo di cui rimangono gli stipiti e i conci dell’arco crollati. Per la costruzione del castello è stata utilizzata pietra calcarea probabilmente di provenienza locale. Le strutture murarie sono a doppia cortina, cioè muri che presentano due paramenti esterni e un nucleo interno riempito da un conglomerato di malta e frammenti di pietra. Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=VEcFtzE1xuM&t=11s (video con drone di Ercole Maurizio Manieri)

Fonti: Testo di Semi sotto la pietra su https://www.facebook.com/visitTornimparteAbruzzo/posts/il-castello-di-castiglioneil-castello-normanno-di-castiglione-posto-strategicame/272462797478011/, https://fondoambiente.it/luoghi/ju-castellacciu?ldc

Foto: la prima è presa da https://fondoambiente.it/luoghi/ju-castellacciu?ldc, la seconda è un fermo immagine del video precedentemente citato

venerdì 9 giugno 2023

Il castello di venerdì 9 giugno



LANGHIRANO (PR) - Castello in località Castrignano

l castello originario di Castrum Regnani, citato per la prima volta verso la fine del X secolo, fu costruito accanto a un insediamento longobardo d'epoca altomedievale, secondo la tradizione da un certo Regnano. Nel 1028 Ildegarda, figlia di Oddone il Salico, vendette alla chiesa di San Pietro di Parma numerose terre del Parmense, tra cui Castroragnani. Nel 1116 l'imperatore del Sacro Romano Impero Enrico V di Franconia confermò all'abate del monastero di Sant'Apollonio di Canossa il possesso del maniero e delle terre circostanti. Nel 1137 l'imperatore Lotario II di Supplimburgo assegnò al monastero di San Prospero di Reggio Emilia il feudo di Castrignano, situato all'interno della diocesi di Parma. Nel 1186 l'imperatore Federico Barbarossa, subito dopo il matrimonio tra il figlio Enrico VI e Costanza d'Altavilla, donò in segno di riconoscenza il castello e il territorio da esso dipendente, comprendente anche Mattaleto e Langhirano, al vescovo di Parma Bernardo II, presente alla cerimonia nuziale nel duomo di Milano. L'autorità episcopale parmigiana fu confermata anche al successivo vescovo Obizzo Fieschi da parte degli imperatori Enrico VI di Svevia nel 1195 e Ottone IV di Brunswick nel 1210. Nel 1219 l'imperatore Federico II di Svevia concesse al Comune di Parma la conferma degli antichi diritti, tra cui il pieno potere sul territorio; ciò fu interpretato dal podestà Negro Mariani da Cremona quale attestazione della completa autonomia dall'autorità episcopale e del legittimo possesso dei feudi di Colorno, Poviglio, Gualtieri, Montecchio, Collecchio, Castrignano, Corniglio, Rigosa, Vallisniera, Berceto, Terenzo, Roccaprebalza, Pietramogolana, Corniana e Monte Bardone. Obizzo Fieschi si oppose e si rivolse al papa Onorio III, che l'anno seguente ristabilì l'autorità della diocesi su tutti i territori governati in precedenza; l'accordo tra il Comune e il vescovo fu ratificato nel 1221. Nel 1339 Azzo da Correggio chiese in feudo al papa Benedetto XII il monte di Castrignano, col pretesto che da tempo fosse inutilizzato dalla diocesi. Dopo alcuni anni il vescovo Ugolino de' Rossi, rientrato a Parma dall'esilio durante la signoria di Luchino Visconti, intraprese una causa contro Azzo, che nel frattempo aveva preso possesso di Castrignano erigendovi un castello; il nuovo signore di Milano Giovanni Visconti fece abbattere il maniero intorno al 1350. Nel 1355 Bernabò Visconti riconsegnò al Correggese il feudo, ma nel 1358 Ugolino de' Rossi avviò una nuova lite contro l'usurpatore, vincendola e ottenendo la restituzione della fortificazione di Castrumregnanum, di cui restavano in piedi soltanto le fondamenta; a nulla valse la richiesta di appello presentata da Azzo. Nel 1376 il vescovo investì del feudo il pronipote Rolando de' Rossi, in segno di riconoscenza per i servigi resi dal padre Giacomo all'episcopato parmense. I Rossi ricostruirono il castello, ove nel 1404 trovò rifugio Pietro dopo la sua cacciata da Parma; appena saputolo, Ottobuono de' Terzi attaccò il forte e lo depredò. L'anno seguente Giacomo Terzi e Guido Torelli, dopo aver conquistato i castelli di Pariano, di Lesignano e di Tiorre, tentarono l'assalto al maniero di Castrignano, ma furono bloccati da una intensa nevicata e ripiegarono sulla torre degli Alberi e sulla bastia di Mattaleto. Tuttavia, pochi mesi dopo il castellano di Guardasone Pietro del Borgo, nonostante la tregua dichiarata coi Rossi, attaccò inaspettatamente il maniero di Castrignano e lo occupò per conto dei Terzi. Nel 1408 i fratelli Giacomo e Pietro de' Rossi si allearono col marchese di Ferrara Niccolò III d'Este e gli presentarono istanza affinché quando fosse diventato signore di Parma garantisse loro la restituzione dei castelli di Carona, di Castrignano, di Tiorre e di Pariano e delle bastie di Sant'Andrea e di Mattaleto, oltre all'autorizzazione alla riedificazione delle rocche di Mulazzano, di Alberi, di Porporano, di Antesica e di Mamiano oppure della vicina Basilicanova. L'anno seguente Galeazzo da Correggio conquistò per conto dell'Estense il maniero di Castrignano e la sua dipendenza di Mattaleto, ma ne approfittò per prenderne possesso; nel 1410, dopo l'uccisione di Ottobuono de' Terzi, Pietro de' Rossi attaccò di sorpresa la fortificazione di Castrignano sottraendola al Correggese. I Rossi ricevettero conferma dell'investitura feudale da parte dell'imperatore Sigismondo di Lussemburgo nel 1413 e del duca di Milano Filippo Maria Visconti nel 1425. Ciò nonostante nel 1434 il vescovo Delfino della Pergola intentò una causa accampando diritti sul castello; nel 1448 minacciò di scomunica Pier Maria II de' Rossi se non avesse restituito alla diocesi di Parma le terre di Berceto, Roccaprebalza, Roccaferrara, Corniglio, Corniana, Bosco di Corniglio, Castrignano, Bardone e altre, ma alla fine fu costretto a desistere. Nel 1464 Pier Maria destinò nel suo testamento al figlio Guido i castelli di Sant'Andrea, Varano Melegari, Basilicanova, Felino, Torrechiara, Bosco, Roccaferrara, Castrignano, Cozzano e Corniglio. Tuttavia, la disfatta nella guerra dei Rossi del 1482 comportò la confisca di numerosi feudi; Castrignano, rivendicata dal vescovo Giovanni Giacomo Schiaffinato, fu restituita nel 1483 alla diocesi di Parma. Il castello, abbandonato, degradò nei secoli successivi; parte delle rovine fu adattata a portale d'accesso al sagrato della chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine. I decreti napoleonici del 1806 abolirono infine i diritti feudali. Del castello medievale, collocato sulla sommità di un colle, si conservano soltanto pochi ruderi, costituiti da alcuni brandelli di muro seminascosti dalla vegetazione, posti tra la chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine e il cimitero. L'ingresso al sagrato è costituito da un portale in pietra, edificato reimpiegando i materiali dell'antico maniero; la simmetrica struttura è impostata su tre fornici, di cui quello più ampio centrale ad arco a tutto sesto e i due più stretti laterali ad arco ogivale. Il fonte battesimale posto all'interno del luogo di culto è rivestito con due capitelli e un abaco risalenti all'incirca al 1450, recuperati tra le rovine del castello.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Castrignano

Foto: entrambe sono di Parma1983 su https://it.wikipedia.org/wiki/Castrignano_(Langhirano)#/media/File:Castello_(Pieve_di_Castrignano,_Langhirano)_-_ruderi_1_2022-05-11.jpg e su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Castrignano#/media/File:Castello_(Pieve_di_Castrignano,_Langhirano)_-_ruderi_2_2022-05-11.jpg

mercoledì 7 giugno 2023

Il castello di giovedì 8 giugno



NARNI (TR) - Castello di San Girolamo

E' un antico convento francescano di cui oggi non rimane altro che la chiesa, la base del campanile e pochi altri elementi incorporati nell'odierna costruzione risalente al XIX secolo. Un primo edificio appartenne alle monache benedettine dal secolo XII - XIII fino al 1413 circa. Fu poi trasformato in palazzo dalla famiglia Capococcia, che ne alterò alcune parti cancellando anche le pitture. Il cardinale Berardo Eroli nel 1471 lo ristrutturò con magnificenza per donarlo ai frati minori come convento. I frati francescani vi rimasero per quattro secoli. Dopo il 1860 il complesso subì la sorte di tutte le Chiese e Conventi per la legge della Soppressione e passò al Municipio. Fu spogliato di tutto e i mobili, compreso il coro, furono venduti all'asta. Il coro artistico è servito per fare mobili ed infissi di un palazzo privato e per fare il portone della Chiesa. Gli stalli del coro di legno, lavorati a specchi, dopo la soppressione dei frati malmenati in più modi, furono dal dominio venduti al S.G. Chiodi di Narni per lire duecentocinquanta benché valessero il triplo. L'edificio di proprietà del Municipio fu acquistato dal Principe di Valbranza (1896) per lire venticinquemila, e lo trasformò allo stato attuale con la costruzione di torri, merlature e finestre gotiche. Divenne dunque la residenza della figlia Enrica dei conti Weiss di Valbranca (1880-1947), andata sposa al principe Luigi Alfonso di Borbone-Due Sicilie conte di Roccaguglielma (1873-1940). In fondo all'abside si trova una grande tela che ritrae San Girolamo. Sostituisce la celebre pala "Incoronazione della Vergine di Narni" del Ghirlandaio, commissionata per questa chiesa dal cardinale Berardo Eroli attorno al 1486 e qui rimasta fino al 1871; dopo essere stata conservata per anni al Palazzo Comunale di Narni si trova oggi nel Museo Eroli. Anche gli affreschi non sono più presenti: distaccati al momento dei restauri e riportati su tela, sono conservati altrove. Nel periodo che va dagli anni venti/trenta agli anni sessanta/settanta è stato residenza degli allievi e dei padri Missionari del Sacro Cuore di Gesù, istituto religioso che ha la sede italiana in Roma in Corso del Rinascimento e che si occupa di attività missionarie nel mondo. Il collegio/seminario ha formato parecchi giovani, alcuni diventati poi sacerdoti e missionari. Tra gli ultimi giovani ospitati è da evidenziare il cantautore Rino Gaetano. Dopo il ritiro dei missionari dal castello, l'edificio ha conosciuto un periodo di degrado ed abbandono. Nel dicembre 2010 il Comune di Narni ha ceduto l'immobile. Gli acquirenti, tra i quali spicca l'Istituto Diocesano Sostentamento del Clero del luogo, hanno progettato di destinarlo a struttura ricettiva a quattro stelle a vocazione principalmente religiosa senza però escludere quella sportiva, culturale e didattica. Possiamo ammirare il monumento in questo breve video di Terninrete: https://www.youtube.com/watch?v=ci_vrt6u4xw, mentre qui possiamo sentire l'audio con la sua storia: https://www.leaudioguide.net/b-it/Narni/1283-Castello

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_San_Girolamo, http://scuole.provincia.terni.it/itg_narni/S.Girolamo/storia.htm,

Foto: la prima è presa da https://www.leaudioguide.net/b-it/Narni/1283-Castello, la seconda è di u0086mg su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/372913

martedì 6 giugno 2023

Il castello di martedì 6 giugno



BORGO A MOZZANO (LU) - Torre e Rocca Castracani in frazione Diecimo

Fra l’XI e il XII secolo a Diecimo, sorse uno dei più grandi castelli della valle del Serchio che, nel Placito della Contessa Matilde di Canossa, del 1078, viene descritto, con un’ampia cinta muraria, difesa da torri, con delle Porte, protette da ponti levatoi e con un grande fossato (la Pedogna,) roccaforte che al suo interno racchiudeva, gli edifici della curia, le case della comunità e una piccola rocca vescovile (eretta fra Zandori e la Pieve). Dimensioni rilevanti per l’epoca, ma anche per quelle precedenti. Visto che Matilde di Canossa in quell’anno ristrutturò un castello già esistente, in questo caso, non è da escludere una prima fortificazione, eretta a difesa del “Pagus” romano, al tempo delle invasioni gotiche, un insediamento di quell’importanza (una piccola Curtis, simile a quella di Bonifacio in Vivinaia), sicuramente doveva essere fortificato, comunque, le prime notizie del castello, le troviamo in un documento del 1033, nel quale Ingizio di Hoficia, vende la sua parte del castello di Diecimo, locato in colle Pastino, a Oddo del fu Griffo, mentre la località di Pastino, dove sorse il castello, viene già citata in una pergamena del 901. Il castello venne edificato nella parte più alta dell’attuale Pastino (detta Colle Pastino), vicino probabilmente al ponte sulla Pedogna, costruito sulla strada diretta a Pescaglia, naturalmente al di là del torrente (riva sinistra), dato che dopo il Mille, vengono nominati dei ponti levatoi e un grande fossato (il letto della Pedogna e forse anche un canale artificiale, alimentato dallo stesso torrente, realizzato lungo le mura). Di questo castello, oggi si sono perse le tracce, probabilmente l’esistenza della Jura, dalla metà del XIV secolo, ha salvato il paese, dalle dispute scoppiate in tutta la lucchesia, fra i lucchesi, pisani e fiorentini, la protezione della Santa Sede, mise al sicuro questa Terra che nessuna armata, osò mai sfidare apertamente, lo stesso mercenario Fortebraccio, il più spietato, venuto in lucchesia alla caduta della Signoria di Paolo Guinigi (1430) e al soldo dei fiorentini, si guardò bene dal toccare questo feudo vescovile, l’unico ad infischiarsene, fu Castruccio Castracane che nella sua breve Signoria, annesse la Jura alla Repubblica, rafforzando il castello e costruendo una nuova rocca lungo le pendici del Bargiglio, a levante di Diecimo. Dopo la ristrutturazione di Castruccio, il castello non subì altri interventi ma, col passare dei secoli, persa l’importanza strategica (la politica difese il borgo), iniziò a decadere. Alcune sue parti furono inglobate nei nuovi edifici o riconvertite ad uso civile, altre andarono completamente distrutte e, forse, anche utilizzate come materiale edile, per le nuove costruzioni civili. Oggi le uniche vestigia rimaste sono alcuni ruderi della nuova rocca di Castruccio e una vecchia torre, presente in piazza e attribuita a Matilde. La torre di Castruccio Castracani è una della molte che il condottiero lucchese lasciò dietro al suo passaggio nel tentativo di rendere Lucca città egemone della Toscana trecentesca. Nel 2017 è stata ripulita da erbacce e detrici che nel corso del tempo si erano accumulati, inoltre le pietre che la compongono sono state pulite e quelle che si erano mosse sono state sostituite. Sono anche state poste delle reti di protezione per evitare l’accesso dei piccioni al monumento. L’intervento importante dal punto di vista conservativo è stato finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e diretto dal municipio della Mediavalle. Castruccio Castracani, una volta annessa la Jura di Diecimo, per ottenere il massimo controllo della valle del Serchio, decise di rafforzare il castello di Diecimo e di costruire una nuova rocca, molto più in alto, in località detta ancora oggi “Castello”, sopra un piccolo sperone roccioso delle pendici del Monte Bargiglio, in uno dei tratti più impervi, della via romana Clodia Nova o di una sua variante che transitava poco più in basso, unendo Diecimo con Cune. Un punto strategico che pochi uomini erano in grado di difendere, sbarrando la strada ad eventuali bande armate, provenienti da nord, per evitare così eventuali colpi di mano su Lucca, ma nello stesso tempo la rocca gli serviva anche per controllare ciò che avveniva a Diecimo, la roccaforte di quella Jura, che non aveva ancora digerito l'annessione alla Repubblica di Lucca e che sicuramente stava tramando qualcosa per liberarsi. La nuova rocca di Castruccio, nonostante le sue modeste dimensioni, venne costruita con accuratezza, progettata solo per la guerra, una torre ricoprì il ruolo di mastio e un rivellino (muro di difesa), fu messo a sua difesa e per favorire il contrattacco. Furono aperte nel rivellino, due sortite ben fortificate da cui si usciva facilmente ma, nello stesso tempo, era molto dura entrarvi. Pochi uomini erano in grado di bloccare la strada e di resistere fino all’arrivo dei rinforzi. Possiamo ammirare i ruderi della rocca in questo video con riprese aeree (di Castelli & Rovine): https://www.youtube.com/watch?v=YKmhkjrlTsU

Fonti: https://www.serchioindiretta.it/senza-categoria/2017/07/01/la-torre-di-diecimo-torna-al-suo-antico-splendore/83637/, http://www.contadolucchese.it/Borgo_a_Mozzano_11.html,

Foto: la prima (relativa alla torre) è presa da http://rocchevalledelserchio.it/it/cultura-e-territorio/borgo-mozzano/pieve-di-s-maria-assunta-diecimo/, la seconda (relativa alla rocca) è presa da http://www.contadolucchese.it/pagina%20Borgo%20a%20Mozzano/Diecimo/rocca%20castruccio/rocca_castruccio_1.JPG

giovedì 1 giugno 2023

Il castello di giovedì 1 giugno

                                        


ANDRIA (BT) - Castello normanno svevo

Il primo nucleo del castello di Andria fu costruito dai Normanni nell’ambito del processo di “incastellamento” dagli stessi attuato durante e dopo la conquista dell’Italia meridionale. Ubicato in corrispondenza del punto più alto della città, nei pressi della porta omonima (demolita nel XIX secolo), la struttura normanna originaria doveva consistere probabilmente in poco più che un palazzo fortificato (dongione) costruito a ridosso del ciglio delle mura. Nel periodo svevo il castello fu ampliato con la costruzione di una imponente torre quadrangolare, il cui lato esterno misura circa 15 metri, protesa verso l’esterno, con il lato ovest appoggiato alla cinta muraria. Il tratto inglobato di quest’ultima è visibile all’interno. La torre è dotata di una sortita in direzione dell’attigua porta detta “del Castello”, per consentire di sorprendere sul fianco eventuali assalitori della porta. Verso il 1239-40, quando le spese per la guerra nell’Italia settentrionale imposero una riduzione della frenetica attività edilizia nel Meridione, esso compare nello Statutum federiciano sulla manutenzione dei castelli di pertinenza regia.
Successivamente, probabilmente in periodo aragonese, a seguito dell’aumentata potenza distruttiva delle armi da fuoco, la torre sveva fu inglobata in un baluardo poligonale con muratura esterna configurata a scarpa. Inoltre, per renderla meno esposta al tiro delle artiglierie, la torre fu ridotta in altezza. Nel contempo il castello fu ampliato verso Sud con la costruzione di alloggiamenti militari. Successivamente, in epoca imprecisata a partire dal XVI secolo, gli alloggiamenti militari furono trasformati in mulini dalla famiglia Carafa, ultimi duchi di Andria. Il castello non ebbe altre trasformazioni sostanziali sino al 1799, quando fu utilizzato per l’ultima volta dagli andriesi che, dalla sommità del bastione poligonale, cannoneggiarono i francesi durante la battaglia del Venerdì Santo, conclusasi con la capitolazione della città. Venuta meno la sua funzione militare, verso la prima metà dell’800 la struttura originaria normanna divenne proprietà privata e trasformata in abitazioni civili. Il bastione poligonale e parte della zona dei mulini, invece, rimasero di proprietà dell’Università. Nel 1810 il bastione risultava adibito a deposito di salnitri. Successivamente, nel 1827, il bastione fu trasformato in sede del corpo di guardia urbano: una porta aperta a forza attraverso lo spessore murario reca nel cartiglio di chiave l’iscrizione «Custos Domus 1827». Successivamente l’intera struttura, compresa la zona dei mulini, è divenuta di proprietà privata. Nella seconda metà del XIX secolo la parte a nord del bastione è stata demolita per la costruzione di un edificio civile. Quello che resta del castello svevo-aragonese è oggi incastrato tra un palazzo tardo ottocentesco a sinistra, costruito sull’area delle fossate, ed un palazzo contemporaneo sulla destra. Per approfondire suggeriamo questi link: https://www.academia.edu/43024775/IL_CASTELLO_NORMANNO-SVEVO_DI_ANDRIA_Una_questione_controversa, http://andriantica.altervista.org/Pubblicazioni/castello_normanno_svevo_di_Andria.pdf, https://www.andriarte.it/BorgoAntico/porta_castello_bastione.html

Fonte: testo di Vincenzo Zito su https://www.mondimedievali.net/Castelli/Puglia/bat/andria.htm

Foto: la prima è presa da https://www.domus-re.it/andria/porta-castello/, la seconda è presa da https://www.andriarte.it/BorgoAntico/porta_castello-vicende_storiche.html