venerdì 14 luglio 2023

A breve il blog riparte

Per problemi tecnici indipendenti dalla volontà del sottoscritto non sono stati pubblicati nuovi articoli in questi ultimi giorni. La prossima settimana riprenderà la consueta attività. Saluti

Valentino

 

martedì 11 luglio 2023

Il castello di martedì 11 luglio



SAGRADO (GO) - Torre di Castelvecchio

La torre di Castelvecchio, tuttora visibile a Sagrado vicino al sottopasso ferroviario in località Fornaci, secondo Tito Miotti non apparteneva all’antico castello, ma faceva parte del complesso difensivo organizzato dai Veneziani a difesa dei Turchi. Nonostante questo, non vi è dubbio che la denominazione Castelvecchio risalga a tempi anteriori, molto probabilmente longobardi, come lascerebbe presumere un documento del XVI secolo che identificherebbe la località con il toponimo Agris (dall’antico arx o da arimannia). Infatti, Sagrado assieme a Farra e ad altre località vicine a Cormons rientrava nel novero degli apprestamenti attuati in questo settore dai Longobardi a protezione dei confini orientali.

Fonti: https://consorziocastelli.it/icastelli/gorizia/sagrado, https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/sagrado-go-loc-fornaci-torre-castelvecchio/

Foto: la prima è di Monica R su www.tripadvisor.com, la seconda è presa da https://consorziocastelli.it/icastelli/gorizia/sagrado

lunedì 10 luglio 2023

Il castello di lunedì 10 luglio



MONCRIVELLO (VC) - Castello

Nel XIII secolo Moncrivello già disponeva di una rocca fortificata e, pur essendo stato venduto al comune di Vercelli, rimaneva sotto le giurisdizione della diocesi vercellese. Nel 1394 il Vescovo di Vercelli, Lodovico Fieschi, dell'omonima famiglia genovese, ottenne che Moncrivello, assieme a Masserano e Crevacuore, venisse infeudata a suo fratello Antonio da papa Bonifacio IX. L'egemonia di Antonio Fieschi fu infelice, al punto da provocare l'insorgenza della gente del borgo, che nel 1399 si sottrasse al suo dominio facendo atto di dedizione ai Savoia, nella persona di Amedeo VIII. In quel periodo la roccaforte manteneva essenzialmente un ruolo militare. Di tale epoca si è conservato il grande torrione quadrangolare, con finestre quattrocentesche ornate in cotto e caditoie, che, attraversato da un passo carraio, immette nel cortile del castello. Fu l'energica Iolanda di Francia, detta anche Jolanda di Savoia (1436 – 1478), moglie di Amedeo IX di Savoia e figlia di Carlo VII di Francia, a trasformare la roccaforte in una vera e propria residenza signorile. Il castello di Moncrivello divenne la residenza preferita di Jolanda; qui la duchessa si spense nel 1478. Derivano da tale trasformazione i muri di cinta ornati da merli a coda di rondine, e, all'interno, lo scalone elicoidale, i soffitti a cassettoni, i camini in cotto, pavimenti, finestre e cornici in cotto. Inoltre, all’esterno, venne realizzato il Naviglio di Ivrea, prima via d’acqua navigabile per Vercelli. La storia del Castello è particolarmente legata ad alcune nobildonne divenute spose dei duchi di Savoia. La ristrutturazione del castello voluta da Jolanda era appena terminata quando vi furono celebrate le nozze tra Carlo I di Savoia e Bianca di Monferrato (1472–1519) che, rimasta vedova nel 1490 a soli diciotto anni, fu poi reggente dello Stato Sabaudo. Carlo III di Savoia detto il Buono (1504-1553) fece dono del maniero alla sua sposa, Beatrice del Portogallo. Con lei terminò il periodo di massimo splendore del castello: le lotte tra Francia e Spagna causarono il suo passaggio nelle mani di uomini d'arme; fu poi a lungo conteso nel corso del XVII secolo tra varie famiglie nobiliari piemontesi. Passato definitivamente nel 1692 ai Del Carretto, vi rimase sino al 1817 (o al 1825) quando il castello subì un incendio devastante, che ne provocò una parziale distruzione. Il maniero all’epoca possedeva ancora il muro di cinta, con tre porte dotate di ponti levatoi. Ora delle due cerchia di mura rimangono solo i resti. Cominciò allora un lungo periodo di degrado. Fu una data importante per il castello il 1972, perché coincise con l’acquisto del castello da parte del moncrivellese Giovanni De Francisco e famiglia, il quale intraprese una lunga e meritoria opera di restauro, salvando la costruzione dal decadimento, che lo riportò all’antico decoro, e permise l’instaurarsi di una moderna e vivace vita castellana. Dichiarato monumento nazionale nel 1908, da 15 anni è sede di attività culturali, eventi “della memoria”, sulla storia del castello e sui personaggi illustri del territorio, appuntamenti letterari oppure artistici quali mostre o concerti organizzati dall’Associazione culturale Duchessa Jolanda, con il patrocinio del Comune di Moncrivello, Provincia di Vercelli e Regione Piemonte. Sul lato ovest si staglia una singolare torretta semicircolare, coronata da merli alla ghibellina e provvista di un forno. Il castello, a due piani collegati da una scala elicoidale, conserva un’ampia sala al piano terreno e alcune camere al piano sovrastante, quasi tutte con soffitto a cassettoni. Altri link suggeriti: https://www.histouring.com/strutture/castello-di-moncrivello/, https://visitcanavese.it/attrazioni-in-canavese/il-castello-di-moncrivello/, https://www.youtube.com/watch?v=FWr6A-ARKRI (video di Free Life Magazine)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Moncrivello, https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/castelli/castello-di-moncrivello#, https://www.beniculturali.it/luogo/castello-di-moncrivello

Foto: la prima è presa da https://www.icastelli.it/it/piemonte/vercelli/moncrivello/castello-di-moncrivello, la seconda è presa da https://www.beniculturali.it/luogo/castello-di-moncrivello

giovedì 6 luglio 2023

Il castello di giovedì 6 luglio



ROMA - Castello di Lunghezza

Si trova tra via Collatina e via Tiburtina. Il castello è legato alla nascita della repubblica romana. Il primo nucleo venne costruito sui resti di un insediamento paleolitico e di una struttura fortificata detta Collazia, successivamente alla cacciata di Tarquinio il Superbo da parte di Bruto Collatino, proprietario della cittadella. Le notizie più antiche del maniero risalgono al 752 d.c. quando la Badia si trasformò in monastero fortificato abitato dai monaci Benedettini. Questo feudo fu protetto dal 1242 dalla potente famiglia Conti di Poli, alleata con la chiesa. Questa alleanza però terminò traumaticamente nel 1297 quando i Conti, alleatisi con i Colonna, decisero di appropriarsi di tutta la terra. Nella disputa si inserì Papa Bonifacio VIII con il suo alleato Raimondo Orsini. Tutto terminò ad Anagni nel 1303 quando Sciarra Colonna offese il Papa con il famoso schiaffo. La guerra si accese e gli Orsini, insieme al Papa scacciarono i Conti da Lunghezza. Il feudo rimase di loro proprietà fino a quando non fu dato in dote ad Alfonsina Orsini sposa di Piero de’Medici. Nel XVI secolo il feudo fece parte della dote di Clarice Medici, zia di Caterina, futura regina di Francia, e protettrice del grande Michelangelo Buonarroti, che sposò Filippo Strozzi. La fortezza subì grandi trasformazioni affinché diventasse una lussuosa dimora nobiliare nel cuore della campagna romana. Nel 1881 si inserì nella storia il giovane medico e scrittore svedese Axel Munthe, il quale, con la sorella dell’ultimo erede del castello Piero Strozzi, trasformò l’ala più medievale del castello in una clinica di convalescenza. In seguito Munthe sposò una nobile scozzese di nome Hilda Pennington Mellor, che dal padre ebbe in dono il castello di Lunghezza. Poco prima della seconda guerra mondiale Hilda dovette abbandonare il castello che divenne Comando Generale dell’esercito tedesco. Il resto è storia recente; triste pensando al lento e costante degrado della struttura; curiosa ricordando episodi come la festa in onore di Carlo di Inghilterra negli anni novanta; positiva pensando che il vero, grande recupero del castello sta avvenendo grazie all’iniziativa de Il Fantastico Mondo del Fantastico. Il castello è stato finalmente riaperto al pubblico e specialmente ai bambini; è tornato a vivere, per tutti, e non per pochi; giorno dopo giorno ritrova il suo antico splendore. Attualmente è sede del parco dell’Immaginario. Nei secoli il castello è stato più volte rimaneggiato e restaurato nella forma attuale dalla famiglia dei Trivulzio nel 1500. Ha una pianta a U, con fronte lungo valle e muro di cinta lato monte, a racchiudere un cortile interno con giardino, 4 piani, di cui uno interrato e un sottotetto, e due torri – Torre est (con terrazza merlata) e Torre ovest (detta di Michelangelo) – per un totale di 127 vani catastali e una cubatura complessiva di circa 6000 metri quadrati a cui si aggiunge un parco di 2,5 ettari. Il primo piano comprende una corte interna, giardini, saloni nobili e la sala del trono, il secondo saloni storici, la residenza nobiliare e gli appartamenti di Caterina de’ Medici. Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Lunghezza, https://www.castellodilunghezza.it/, https://www.retedimorestorichelazio.it/dimora/rm/lunghezza/castello-di-lunghezza/

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è di Mike1 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/45603/view

mercoledì 5 luglio 2023

Il castello di mercoledì 5 luglio



TEANO (CE) - Fortezza

Alla fine del VI secolo, i Longobardi giunsero nel territorio campano, impoverito e spopolato da un susseguirsi di carestie e pestilenze (547, 560, 576, 590) che causarono l’involuzione demografica e, di conseguenza, quella delle forze sociali e produttive. Nuove invasioni, contrasti politico-religiosi, fra il papato e i nuovi dominatori di fede ariana, provocarono da parte di Gregorio Magno la soppressione di sedi vescovili come Teano, retta da Domnino (555). Tra il 593/594 la città di Teano fu espugnata da Arechi I che vi costituì un insediamento a carattere militare antibizantino, a difesa dei confini occidentali del territorio da lui conquistato. Si venne a costituire una sorta di “Wardò”, zona di guardia che ebbe uno schema topografico fedele alla tradizione germanica, rimasta in vigore fino all’VIII secolo. Tale schema mostra un insediamento a carattere autonomo ed analogo a recetti militari simili a “motte” o castra con esclusione di dispiegamento della città costruita con mura, torri, piazze, campanile, chiese, monasteri e palazzi loggiati. La generale povertà dei mezzi e la scarsità delle conoscenze tecnologiche impedivano di realizzare edifici di questa portata. Impiantare un castello, allora significava innanzitutto scavare un fossato, impiegare la terra di scavo per erigere un terrapieno e fortificarlo, con una palizzata. Documenti e scavi archeologici dimostrano comunque che la parte essenziale dell’apparato difensivo era apprestata con terra e legname sicché l’aspetto complessivo del manufatto doveva ricordare più un accampamento fortificato che non l’edificio poderoso, merlato e turrito, da noi chiamato castello. Il quartiere militare fu accentrato sul punto più alto dell’abitato e per ragioni difensive e nel rispetto della tradizione germanica suddetta che favoriva e fissava la dimora o castrum sulle alture, rendendola poco accessibile. Di conseguenza la scelta cadde sull’area N-E dell’Arx preromana dove fu ubicato, da parte dei longobardi il “castrum”, dando avvio al processo di arroccamento. Con l’avvento di Arechi II (787) e la sue conquista del Mezzogiorno, i dominatori longobardi, si posero il problema di dare un assetto politico-amministrativo ai propri domini. Tra la fine dell’VIII ed il IX secolo Teano continuava ad essere una città che ancora occupava una posizione strategica sia come nodo stradale sia come limes o posto di frontiera. Arechi II vi “acquartierò” grossi contingenti di milizie longobarde e tale situazione favorì un ulteriore sviluppo dell’abitato ed anche un cambiamento strutturale del castrum. Infatti lo stesso Arechi II volle che il semplice fortilizio si trasformasse in fortezza. Si sa che là dove queste erano costituite per ordine diretto del principe, potevano comparire anche elementi fortificati più complessi come torri in muratura. Questi denotavano un centro giuridico e territoriale dotato di fisionomia propria, circoscritta in una determinata area con cinta fortificata ed una torre con annessi edifici d’abitazioni in legno per le forze armate, ricoveri per il bestiame e per i rustici. Così la rocca voluta da Arechi II fu ad una singola torre in muratura, sede del signore, posta nell’area orientale montana, circondata da strutture murarie preromane e a guardia di uno sporadico nucleo abitativo. Sorse il primo nucleo del “Castello” che può essere individuato nella torre imponente, a pianta quadrangolare, prospiciente piazza della Vittoria. Per caratteristiche tecniche-strutturali ed architettoniche la torre può essere posta in analogia con la torre a base quadrangolare della cinta muraria della città di Benevento voluta da Arechi II, eretta nel basamento con tecnica semplice, ma efficace. È solida e nell’edificazione è stato seguito un criterio: disporre grossi blocchi di spoglio su filari più bassi per un’evidente precauzione statica, e poi disporre pesanti elementi lapidei su livelli medi ed alti e blocchi tufacei per completamento. Rappresenta un’esperienza costruttiva essenzialmente alto medioevale. Ma confronti possono essere fatti con le torri della cinta fortificata di Avella in provincia di Avellino o con il torrione di Pandolfo Capodiferro che presenta la base costituita da grossi massi calcarei sulla quale si sviluppa la verticalità della poderosa struttura con contrafforti realizzati con materiali omogenei, in corrispondenza di ciascuno spigolo in coppie ortogonali. Ma se l’impianto originario del castello risale alla fine dell’VIII secolo, esso venne ampliato nel IX secolo sotto il gastaldo Landenolfo e dovette subire restauri e rifacimenti a seguito della conquista da parte dei Normanni nel 1063. Nell'area del castello venne edificato dalla famiglia Marzano nel XIV secolo il complesso detto del "Loggione cavallerizzo", con grande sala a due navate coperta da volte a crociera, utilizzata come tribunale o sala d'armi. I piani superiori, ancora visibili nel XVII secolo crollarono in seguito ad un terremoto, lasciando oggi un ampio terrazzo panoramico. Il grande salone del loggione ospita oggi il Museo archeologico di Teanum Sidicinum, aperto al pubblico nel marzo 2001, mentre sulla terrazza panoramica ogni anno si svolge la manifestazione musicale Teano Jazz. Altri link suggeriti: https://www.secretvillage.it/segreti/teano/castello-di-teano, https://www.youtube.com/watch?v=vsDfx0YmDVc (video di McDAGOS)

Fonti: https://www.mondimedievali.net/Castelli/Campania/caserta/provincia000.htm#teancav, https://it.wikipedia.org/wiki/Teano

Foto: la prima è presa da http://www.prolocoteanoeborghi.com/?page_id=48, la seconda è di pafascit su https://mapio.net/pic/p-14625518/

martedì 4 luglio 2023

Il castello di martedì 4 luglio



ISERA (TN) - Castel Corno

Il Castel Corno sorge sul monte Biaena, a 846 m s.m. d'altezza e ha una superficie totale di 2300 mq. L'edificio, grazie alla sua struttura, è perfettamente integrato all'ambiente morfologico circostante nel quale si trova. Dispersivo ad una prima occhiata, in realtà il complesso è unitario e compatto. Il maniero prende nome dalla forma della rupe chiamata "Corno". Già nel X secolo si parla dei Signori di Castelcorno, imparentati con i Signori di Lizzana e di Brentonico, che si erano stabiliti in questa zona. Dal 1234 al 1242 il signore ricordato nelle cronache del tempo fu Aldrighetto di Toblino. Vennero poi i Castelbarco, che ottennero il feudo dal Principe Vescovo Mainardo di Neuhaus (1349-1360). Marco da Caderzone tentò di conquistare il castello per conto dei Lodron che nel 1456 erano giunti in Val Lagarina ed erano riusciti a scacciare i Castelbarco da Noarna e da Castellano, creando il Feudo di Castellano-Castelnuovo. I Lodron lo espugnarono nello stesso anno, motivando la loro azione col rifiuto dei Castelbarco di riconoscere il Principe‑Vescovo di Trento. Nel 1487 sulla piana ad ovest di Castel Pradaglia si svolse una singolar tenzone tra Antonio Maria Sanseverino figlio del condottiero Roberto di San Severino ed il Conte tirolese Giovanni di Sonnenburg che ne uscì vittorioso. Con l'estinzione della famiglia Castelbarco‑Castelcorno, nel 1499, il principe vescovo di Trento Udalrico Lichtenstein diede il castello a suo fratello Paolo, la cui famiglia (da non confondere con il Casato di Liechtenstein) ne mantenne il controllo sino al 1762. Col 1700 il castello tornò nelle mani del Principe Vescovo e cominciò la sua decadenza. Nel 1897 fu venduto al Comune di Lenzima, attualmente frazione del Comune di Isera, e durante la prima guerra mondiale divenne postazione di osservazione e d'artiglieria austriaca, subendo vari danni. Nel 1928 diventò proprietà del Comune di Isera. Attualmente parte del castello è stata restaurata ed è visitabile in primavera ed in estate. Il Museo Civico di Rovereto a partire dal 1987 e sino ai primi anni del 2000 condusse sul sito approfondite ricerche storiche. Venne ricostruita l'esatta planimetria e i locali furono classificati in base alla loro funzione. Il castello è composto da diverse parti: il castello superiore (1450 mq), ossia il più antico e il castello inferiore (850 mq), che è il più recente. Il castello superiore è composto dalla cucina, dal forno situato di fronte alla "cucina", costituito da una cupola originaria in mattoni, oggi quasi del tutto perduta e da una base circolare; da un pozzo/cisterna in ottimo stato di conservazione, databile al '300- '400; da un palazzo sommitale-avvolto inferiore-magazzini affacciato sullo stesso piazzale dove si trova il pozzo, utilizzato come magazzino per il deposito di scorte alimentari e altri beni; dalla torre rotonda/mulino, struttura a pianta circolare con un'apertura verso il piazzale pensata come una possibile torre di avvistamento o come un mulino; dalle mura di cinta nella parte alta del castello che avevano uno scopo difensivo; dall'avvoltoio superiore- palazzo sommitale; da una cappella in cui sarebbero stati ritrovati alcuni candelieri e una campanella. Il complesso, durante la sua storia plurisecolare, fu usato soprattutto come appostamento difensivo di un capitano e di piccole guarnigioni. Gli ambienti a funzione residenziale erano infatti ridotti al minimo a favore di strutture di uso militare. La natura isolata del luogo, gli spazi interni piuttosto limitati e le notizie che ci provengono da alcuni documenti e dagli inventari (che parlano di qualche panca, di una tavola e poco altro) inducono a pensare che in origine e per molto tempo gli abitanti del castello abbiano condotto una vita semplice e priva di sfarzi. Castel Corno divenne infatti una residenza nobiliare di un certo pregio solo durante il "periodo Liechtenstein" e cioè nel XVI secolo. Il castello inferiore era caratterizzato da una prima porta, più esterna, situata in corrispondenza all'attuale cancello in ferro posizionato all'ingresso del castello; da una scuderia/locale di servizio, edificio a pianta grossomodo rettangolare (oggi sede di un punto di ristoro) che la tradizione identifica come una scuderia, ma vista la mancanza di un'evidenza archeologica sicura, appare più opportuno ipotizzare che questo fabbricato fosse un locale di servizio; dalla strada, sentiero in salita che costituisce la prosecuzione della via d'accesso al castello; da una seconda porta situata sulla destra del palazzo Liechtenstein; dal palazzo Liechtenstein (sede dell'attuale biglietteria) costruito nell'angolo sud-ovest del complesso e sviluppato su almeno due piani; tra la seconda e la terza porta vi è il sistema di difesa del castello; da una cisterna situata nella parte alta del castello, dopo la scala di legno che aveva la funzione di raccogliere e conservare l'acqua; da un piazzale/corte; da una polveriera/torre: nella parte centrale dell'impianto architettonico vi è un edificio definito "polveriera" dove venivano depositate le armi. Alcuni studiosi ritengono invece che questo edificio fosse una residenza a più piani, da far rientrare nella più comune tipologia della torre. La rocca fungeva solo come vedetta e non sono presenti forme di difesa come fossati o ponti levatoi. Nonostante ciò, il castello era comunque difeso in modo adeguato: bisognava oltrepassare tre portoni in salita per accedervi; rendendolo in tale maniera complicato da conquistare. Alla difesa della rocca vi era ulteriormente una passerella di ronda. Nel mezzo del cortile vi è una torre costruita nel 1500. Castel Corno aveva anche due terrazzamenti rivolti verso la Valle dell'Adige, quindi poteva controllare le due importanti vie di comunicazioni presenti al tempo dello splendore del castello: il fiume Adige e la strada che passava accanto a questo. Nelle vicinanze del castello non ebbero luogo molte battaglie perché il maniero non era facilmente visibile dalla valle e la sua posizione giustificava solo eventuali assedi. Nel XV secolo, la Vallagarina venne occupata dalla Repubblica di Venezia, e Castel Corno, poco interessante per gli interessi veneziani, fu uno dei rari luoghi che in tale occasione non vennero attaccati. Una leggenda racconta la vicenda tragica di Corrado e Berta. Il cavaliere Corrado di Seiano fu ospite in questo castello e vi incontrò la bella castellana Berta. I due si innamorarono e decisero di sposarsi ma, mentre venivano celebrate le loro nozze, Berta venne trasformata in statua di pietra mentre si udivano le parole: "Questo castello sarà maledetto per sempre". Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=jkW_IzEolAE (video di Sergio Cappelli), https://www.facebook.com/Castelcorno/?locale=it_IT, http://www.castellideltrentino.it/Siti/Castel-Corno, https://www.youtube.com/watch?v=8gZX-LVmMEU (video di Max Ghezzi)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Corno, https://web.archive.org/web/20160528010747/http://comune.isera.tn.it/castel-corno

Foto: la prima è presa da https://www.visitrovereto.it/scopri/castelli/castel-corno/, la seconda è presa da http://www.castellideltrentino.it/Siti/Castel-Corno

lunedì 3 luglio 2023

Il castello di lunedì 3 luglio



CASTIGLION FIORENTINO (AR) - Castello di Montecchio Vesponi

Il castello di Montecchio Vesponi fu eretto su un colle, alla confluenza della Val di Chio con la Valdichiana, a controllo dell’antico tracciato tra Arezzo e Cortona e dell’intera valle ormai divenuta un immenso lago navigabile. Il suo inconfondibile profilo, immortalato negli sfondi di alcuni dipinti del Beato Angelico, e il suo ottimo stato di conservazione ne fanno uno dei fortilizi più suggestivi di tutta la Toscana. I primi insediamenti sul colle di Montecchio risalgono all'epoca etrusco-romana e forse qui sorgeva un santuario pagano. Intorno al IX secolo vi sorse il castello, che in origine fu feudo dei Marchiones e con interessi dell'Abbazia di Farneta. Vi ebbero diritti anche altri feudatari, come gli Orselli e i Panzoni di Cortona o i Da Vitiano. Il nome "Vesponi" pare sia dovuto alla contrazione del cognome "Guasconi", famiglia aretina che lo possedeva nel XI secolo, periodo del primo insediamento fortificato sul luogo del castello. Nei primi anni del XIII secolo Montecchio Vesponi si alleò con il Comune di Arezzo assieme agli altri castelli di Mammi e Monticello. Intorno al 1234 fu acquistato dal Comune di Arezzo che lo ripopolò, lo trasformò in un comune "semilibero" e ne fece una piazzaforte contro Castiglion Fiorentino e Cortona. Nel 1281 il Comune di Arezzo attuò un ampliamento delle mura castellane, dando luogo all'attuale fortilizio - simile a circuiti coevi, come Montecolognola (PG) o Monteriggioni (SI) - e inserendo nuovi nuclei familiari al suo interno. Nel 1289, dopo la sconfitta subita da Arezzo da parte di Firenze nella battaglia di Campaldino, nella quale combatté anche Dante Alighieri, Montecchio divenne possesso fiorentino. Ritornò ad Arezzo nel 1303 e nella prima metà del XIV secolo fu utilizzato quale piazzaforte nelle frequenti guerre contro Perugia. Venne infatti assediato dai Cortonesi guidati da Pier Saccone Tarlati (ex signore di Arezzo) e da Bartolomeo Casali nel 1352, tuttavia i Montecchiesi resistettero ai primi assalti e il Tarlati, probabilmente per evitare che i Cortonesi si tenessero la rocca, tradì la sua causa e svelò ai Perugini e ai Montecchiesi di resistere ancora qualche giorno perché il signore di Cortona avrebbe tolto l'assedio in breve tempo per mandare rinforzi in Umbria per combattere Perugia. La roccaforte di Montecchio Vesponi non fu dunque presa e i Tarlati si ritirarono perdendo trecento uomini tra morti e prigionieri. I Cortonesi furono costretti a ritirarsi e Pier Saccone Tarlati, tornato ad Arezzo non riuscì a riconquistare il potere sulla sua città. Verso il 1383, approfittando delle drammatiche condizioni di Arezzo - ormai impossibilitata a difendere i propri territori - il castello di Montecchio fu occupato dal celebre capitano di ventura inglese John Hawkwood, conosciuto in Italia col nome di Giovanni Acuto, che vi realizzò una sua residenza. Paolo Uccello lo ha immortalato nell’imponente affresco in Santa Maria del Fiore a Firenze. Abile stratega in battaglia, genero del signore di Milano Bernabò Visconti e fiduciario del re Riccardo II d’Inghilterra, l’Acuto fu un potente e temuto signore della guerra. Ne fa un efficace ritratto il novelliere fiorentino Sacchetti che narra di due fraticelli che, venuti per chiedere la questua al castello, lo salutarono con un "Dio vi dia pace" il condottiero rispose seccamente: "Dio vi tolga l'elemosina", sottolineando che era proprio la guerra che gli dava da vivere. Alla morte dell'Acuto (1394) Montecchio passo prima a Ludovico Racaniello e successivamente divenne proprietà del Comune di Firenze e fu sede di funzionari fiorentini che amministravano la Giustizia nel suo Comune. Con la riforma delle autonomie, realizzata sul finire del XVIII secolo dal granduca Pietro Leopoldo, nel 1774 fu soppresso il Comune di Montecchio e unito a Castiglion Fiorentino. Nel XIX secolo il Castello di Montecchio, suddiviso fra numerosi piccoli proprietari di povere abitazioni, fu pian piano acquistato dal banchiere Servadio che ne iniziò i restauri. Alla sua morte fu venduto dagli eredi alle famiglie Budini e Gattai che per successivi imparentamenti divennero i famosi Budini-Gattai, proprietari di varie fattorie toscane e di pregevoli palazzi fiorentini. I Budini-Gattai ne restaurarono la torre e ne continuarono i lavori di consolidamento. Oramai abbandonato ed in rovina, nel 1979 Montecchio è passato di proprietà della contessa Orietta Floridi che lo ha ristrutturato. Il castello, posto sulla vetta del colle, domina la Val di Chiana. Il suo severo profilo e la sua agile torre (circa 30 metri) sono visibili anche a chilometri di distanza. Le sue mura, intervallate da 8 torricelle, si sviluppano per un perimetro di 263 metri, entro cui svetta il mastio, attualmente residenza privata. Il castello contava ben due chiese, San Biagio e la Compagnia del SS. Sacramento. Le mura, dai merli guelfi, presentano ancor oggi al loro interno i segni delle abitazioni contadine e, tra gli oliveti circostanti, sorgono i resti di alcune casupole del "Borgo", nei secoli passati abitate da poveri agricoltori in epoca medievale. Negli anni 80, le Poste Italiane dedicarono al castello un francobollo da 650 lire, facente parte della raccolta nota come "Castelli d’Italia". Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=f0xE_uMjBGA (video di Luigi Livi), https://www.youtube.com/watch?v=HII5zE9gtFU (video di IcaroCortona), https://www.youtube.com/watch?v=1oOOH_9G0RA (video di Tomaseo Ligas), https://www.youtube.com/watch?v=efUQaMsbG34 (video di LaboratorioGeCo), https://irintronauti.altervista.org/castello-montecchio-vesponi-capitano-john-hawkwood/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montecchio_Vesponi, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Montecchio_Vesponi, https://castellitoscani.com/montecchio-vesponi/, https://turismo.comune.castiglionfiorentino.ar.it/contenuti/237511/castello-montecchio-vesponi

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da https://viaggianza.com/castello-montecchio-vesponi/