mercoledì 26 luglio 2023

Il castello di mercoledì 26 luglio



CORLEONE (PA) - Castello Soprano

Il nome Corleone è attestato come Corilioni in un atto notarile del 1326 scritto in latino medievale. Nel 1080 veniva fondata dai Normanni e nel 1095 fu annessa alla diocesi di Palermo. Circa cento anni dopo fu annessa alla nuova diocesi di Monreale. La città già infeudata nel 1180 alla chiesa di Monreale, venne ripopolata nel 1237 da una colonia di ghibellini Lombardi guidata da Oddone de Camerana, per concessione fatta a Brescia dallo stesso imperatore. Tuttavia nel 1249 Federico, revocando il precedente privilegio, assegnava la città al regio demanio, anche se il flusso migratorio degli abitanti della Pianura Padana continuò fino alle soglie dei Vespri siciliani. Il che è dimostrato da un documento edito da Iris Mirazita, con il quale “il nobilis Corrado de Camerana, su incarico della curia di Corleone assegna agli uomini che verranno ad abitare a Corleone casalinis pro faciendis dominibus”, i cui nomi lasciano supporre l'origine settentrionale e latina. Un altro Camerana, di nome Bonifacio, si distinse nella rivoluzione dei Vespri siciliani capitanando l'insurrezione antiangioina di circa tremila corleonesi, accorrendo per primo in soccorso alla città di Palermo, tanto che il senato palermitano definì Corleone “soror mea”. Durante il regno di Federico IV di Sicilia, detto il semplice, la città si ribellava alla corona ma veniva riconquistata nel 1355. Nuovamente perduta veniva assediata dal Ventimiglia nel 1358. Durante il governo dei quattro vicari la città entrò nell'area di influenza della potentissima famiglia Chiaramonte ma nel 1391 fu donata dalla regina Maria di Sicilia a Berardo di Queralt, canonico di Lerida, senza che tuttavia questi ne prendesse mai possesso. In questa fase varie terre del Corleonese risultano di proprietà della famiglia de Mohac (Modica de Mohac). Quindi fu occupata da Nicola Peralta figlio del vicario Guglielmo, ma il re Martino il Giovane la restituì al regio demanio, confermandone i privilegi nel 1397 e concedendo alcuni sgravi fiscali. Nel marzo del 1434 il re Alfonso il Magnanimo si recò di persona a Corleone e nell'occasione concedette alcune gabelle al beneficio della città con lo scopo di restaurare le mura e fare fronte alle necessità, promettendo altresì l'inalienabilità della città alla quale concedeva il titolo di “Animosa Civitas”. Tuttavia Corleone nel 1440 fu venduta a Federico Ventimiglia per 19000 fiorini, con riserva di riscatto in qualsiasi momento. La concessione veniva revocata nel maggio 1447 dallo stesso re Alfonso per essere rifatta nello stesso anno ad un certo Giovanni di Bologna. Nel 1452 la città veniva infine concessa all'avvocato Giacomo Pilaya. Nel 1516 Corleone aderì ai moti rivoluzionari della città di Palermo contro il viceré Moncada. La rivolta Corleonese, capitanata da un certo Fabio La Porta, assunse caratteri prettamente popolari ed ebbe come scopo la richiesta di sgravi fiscali. Venne tuttavia repressa nel sangue dalle truppe del viceré guidate dal vicario generale Gerardo Bonanno. Verso la fine dello stesso secolo le condizioni sociali della città si aggravarono ulteriormente. La peste del 1575-77 e la carestia del 1592 furono infatti causa di lutti e di desolazione. Il 3 giugno del 1625 Corleone fu venduta, assieme ad altre città demaniali come Agira, Calascibetta ecc., ad alcuni mercanti genovesi, dai quali si riscattò dietro pagamento di 15200 once. Le condizioni di vendita erano state tuttavia assai gravi perché prevedevano la facoltà di “poterla vendere in feudo coi suoi uomini, vassalli, feudi e sub-feudi con la giurisdizione di prima, seconda e terza istanza civile, criminale e mista, mero e misto impero”. Nel 1649 la città veniva ancora una volta messa in vendita dalla corona in cerca di denaro per il riassestamento della flotta spagnola. Fu quindi acquistata per 16400 once dal giurisperito corleonese Giuseppe Sgarlata, il quale poi accettò il riscatto dietro il pagamento di una rendita di 820 once a ragione del 5% sul capitale impegnato e ricevendo il titolo di Marchese di Chiosi al posto di quello di Marchese di Corleone. Su un’alta rupe isolata (861 m), che sovrasta il centro abitato, si ergeva il castrum superius. Esso nacque verosimilmente per difendere e controllare il nuovo insediamento creatosi con l’arrivo dei lombardi, in età federiciana. E’ probabile che, nella seconda metà del XIII secolo, Corleone fosse già munita di almeno uno dei due castra demaniali, ma non sappiamo se si tratta di quello superiore o di quello inferiore. Del castello superiore, già in rovina nel XVIII secolo, sussiste una semplice torre circolare costruita con pezzame di calcare di piccole dimensioni, legato con malta. Il pessimo stato di conservazione della torre non consente di proporre una datazione sicura. Altri link per approfondimento: https://www.enjoysicilia.it/it/palermo-area/corleone/castello-soprano-corleone/, https://www.tiktok.com/@siciliaorg/video/7145516324071017734 (video di SiciliaOrg)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Corleone, https://www.icastelli.it/it/sicilia/palermo/corleone/castello-soprano-di-corleone

Foto: la prima è presa da https://www.icastelli.it/it/sicilia/palermo/corleone/castello-soprano-di-corleone, la seconda è presa da http://www.ilbevaiodicorleone.it/wp-content/uploads/Corleone-Castello-Soprano.jpg

martedì 25 luglio 2023

Il castello di martedì 25 luglio



MONTALCINO (SI) - Fortezza senese

La costruzione della fortezza, voluta dai Senesi, fu iniziata nel 1361 sotto la direzione degli architetti senesi Mino Foresi e Domenico di Feo: al suo completamento nel 1368 furono insediati dei castellani, il primo dei quali fu Francesco Sozzini. Precedentemente alla sua costruzione sul sito dell'attuale fortezza vi erano strutture del Duecento e un'antica basilica dedicata a San Egidio: queste strutture, tra cui il mastio di San Martino, il torrione di San Giovanni assieme alla sola navata sinistra della basilica furono incorporate nella costruzione della fortezza. Durante la sua esistenza la fortezza vide numerose fatti d'armi il più importante dei quali fu l'ultimo, alla fine della guerra di Siena. Nel corso della guerra di Siena i Senesi furono sconfitti il 2 agosto 1554 nella battaglia di Scannagallo (conosciuta anche come la battaglia di Marciano), la sconfitta fu seguita dall'assedio di Siena che si arrese il 17 aprile 1555: una parte dei Senesi per preservare l'esistenza della Repubblica di Siena si rifugiò a Montalcino, il cui centro abitato era munito di una completa cintura di mura e dotato di una notevole opera difensiva, la fortezza, dando vita alla Repubblica di Siena riparata in Montalcino. Nonostante tutti gli sforzi anche Montalcino e la sua fortezza dovette arrendersi il 31 luglio 1559. La fortificazione presenta una struttura inedita per l'epoca della sua costruzione in quanto aveva una pianta pentagonale al contrario della pianta quadrata adottata dalle costruzioni di epoca precedente. La fortezza è dotata di una snella torre ad ogni angolo. Le torri sono coronate da archetti ed ancora è presente buona parte della merlatura. Solo lo sperone è di epoca medicea così come lo stemma mediceo posto sulle mura esterne. L'ingresso all'edificio avviene per mezzo di una rampa che arriva alla porta della fortezza. Alla base del muro a scarpa e delle torri si trovano numerose feritoie: lungo il cammino di ronda sono presenti molte caditoie da cui durante gli attacchi venivano fatte cadere pietre che raggiungendo per forza di gravità una notevole velocità al momento di toccare la scarpa (base) del muro cambiavano la loro traiettoria in un moto orizzontale falciando gli attaccanti che si trovavano lungo la loro traiettoria. La fortezza comprende, in senso orario:
La Porta, affiancata alla torre di Nord-Ovest , che consente l’accesso alla rocca per mezzo di una rampa.
La cappella, addossata alle mura sul lato Nord.
La torre di Nord-Est.
La torre Est.
La torre di Sud-Est affiancata dal mastio di San Martino
il mastio o cassero di San Martino situato nella parte Sud: dal mastio si accede ad un camminamento di ronda che si snoda lungo tutto il perimetro delle mura della fortezza.
il bastione di San Giovanni, posto ad Sud-Ovest della fortezza è esterno alla fortezza e con essa collegato da una porta: venne edificato dopo la resa della fortezza il 31 luglio del 1559 da Cosimo I de' Medici; oggi sul bastione è situato un piccolo parco costituito da un giardino dei lecci, albero che probabilmente è all'origine del nome di Montalcino.
il torrione di San Giovanni situato ad Ovest.

Secondo una leggenda ancora viva a metà del Novecento, dai sotterranei del torrione di San Giovanni partiva una galleria percorribile anche con carri trainati da muli che conduceva ad un casolare dall'altra parte della vallata prospiciente la fortezza, in questo modo sarebbero arrivate le vettovaglie che permisero ai difensori della fortezza di resistere a lungo in varie occasioni, a seguito di un terremoto il tunnel sarebbe crollato parzialmente divenendo non più agibile. Il castello è ancora oggi praticamente intatto. L'ampio cortile interno della fortezza è usato oggi come teatro per spettacoli ed iniziative culturali. Altri link suggeriti: http://www.lamiaterradisiena.it/Rocca%20di%20Montalcino/roccadimontalcino.htm, https://www.youtube.com/watch?v=2ZXqKp-AX44 (video di Luigi Manfredi), https://www.youtube.com/watch?v=Xr0TRnCjU-U (video di Epic Life Flashes)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Fortezza_di_Montalcino, https://www.fortezze.it/fortezza_montalcino_it.html, https://castellitoscani.com/montalcino/,

Foto: la prima è presa da https://www.icastelli.it/it/toscana/siena/montalcino/rocca-di-montalcino, la seconda è una cartolina della mia collezione

lunedì 24 luglio 2023

Il castello di lunedì 24 luglio



CARPEGNA (PU) - Palazzo dei Principi di Carpegna Falconieri

Si erge imponente al centro del paese. La casata dei conti di Carpegna che regnò su questo territorio fin dall'anno mille, ebbe il suo periodo di maggior espansione attorno al 1200. Fedeli all'imperatore Federico II, schierati dalla parte dei Ghibellini, rimase sempre fedele a questa fazione. Diversi i castelli conquistati o edificati nei secoli, fra cui la rocca nel paese di Carpegna, edificata su uno sperone roccioso posto al di sopra dell'attuale palazzo, e dimora abituale della casata. Il 30 aprile1674 ebbero inizio gli scavi per gettare le fondamenta del grandioso edificio. Fino ad allora i Conti e le loro famiglie avevano sempre abitato, come detto, nella vecchia Rocca, di cui oggi non rimane più traccia, che comprendeva, oltre al castello dei Conti, anche le abitazioni dei pochi abitanti del paese. L'esigenza di una dimora più comoda e facile a raggiungersi e nello stesso tempo dotata di più moderni mezzi di difesa e che fosse degna della nobiltà della famiglia, portò alla costruzione del nuovo palazzo signorile. Con ogni probabilità molto materiale fu recuperato smontando parzialmente la vecchia rocca ormai fatiscente ed usato per la costruzione del nuovo edificio. Il progetto fu affidato dal Conte Gaspare di Carpegna (una delle figure di maggior spicco della famiglia, canonico di S. Pietro, nominato Cardinale nel 1370 e Vescovo nel 1698) ad uno dei migliori architetti del tempo: Giovanni Antonio De' Rossi di Roma. Nei primi quattro anni i lavori procedettero piuttosto a rilento, datasi la necessità di drenare le numerose falde acquifere con la costruzione di canali sotterranei a "volta di mattoni" che convogliassero e facessero defluire l'acqua. Nel 1683 si legge dalle cronache: "Si è alzata la muraglia verso la fabrica vecchia (la ex Rocca) in altezza di piedi nove, et alzati li pilastri e li portoni e li capitelli, et alzato il cantone per l'altezza di tre bugne et posta su la finestra tra il detto cantone ed il portone". Nel 1689 fu commissionata allo scalpellino Biagio Vantaggi la fornitura delle pietre quadrate per i pilastri, gli archi dei sotterranei, gli stipiti delle porte interne ed esterne, le cornici delle finestre e gli zoccoli esterni. Tutta la pietra arenaria che occorreva fu cavata a Pietrarubbia e Miratoio, trasportata a Carpegna e lavorata sul posto. I lavori e le rifiniture del primo piano possono considerarsi ultimati nel 1690. Nel 1695 la direzione dei lavori passò ad Antonio Bufalini, a causa della morte di Giovanni Antonio De' Rossi. Nel 1696, ad oltre vent'anni dall'inizio dei lavori, lo splendido Palazzo poteva considerarsi ultimato. Pur inquadrabile nello stile delle ville dell'epoca, il palazzo, iniziato nel 1675 e terminato dopo oltre venti anni, è ispirato alle ville fortificate di matrice fiorentina e alle grandi residenze signorili della campagna romana. Di forma squadrata, con risalti ai fianchi che ne aumentano l'imponenza, è dotato di due ingressi nobili, uno sul retro sopravanzato da un ponticello e quello frontale sopravanzato da una doppia scalinata con balconcino. Sul retro ampio parco/giardino circondato da alte mura. È tuttora abitato dai discendenti della millenaria famiglia ed è rimasto pressoché intatto dopo oltre 300 anni, un incendio e qualche forte scossa di terremoto (1781). Al suo interno sono oggi custoditi importanti arredamenti d'epoca, la biblioteca, ricca di carte e documenti originali del periodo rinascimentale, numerosi reperti archeologici della zona e la cappella di famiglia. Memorabile è la battaglia che avvenne nel 1786, all'interno del Palazzo, tra la banda di "Mason dla Blona" (Tommaso Rinaldini detto dell'Isabellona) e le guardie pontificie giunte per arrestarlo. Mason dla Blona era un famigerato brigante che, avendo raccolto una pericolosissima banda di malviventi, infestava tutto il Montefeltro. Braccato dalle guardie, era riuscito a far perdere le sue tracce e giungere a Carpegna, dove, grazie ad uno dei propri sotterfugi, irruppe nel Palazzo dei Conti e vi s'installò assieme alla sua banda sequestrandone i proprietari. Il suo proposito era inizialmente quello di usare Carpegna come transito per arrivare in Toscana e da lì a Genova, ove poi imbarcarsi verso paesi lontani. Evidentemente dovette però considerare Carpegna un luogo piacevole e sicuro, tanto che decise di rimanervi. Ovviamente, da bravo brigante qual era, non poté astenersi dall'esercitare anche qui la sua professione. Almeno fino a quando, durante un tentativo di rapina ai danni di un pastore, questo si ribellò alla sottrazione delle sue pecore, il bandito estrasse la pistola e gliela scaricò contro. Ora, vuoi perché le pistole di quel tempo non brillavano in precisione, o perché la successione dei colpi non era davvero all'altezza di un mitra moderno, aggiungiamo che forse il bandito non era propriamente un campione quanto a mira, specie dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, sta di fatto che il malcapitato, terrorizzato ma indenne, riuscì a fuggire attraverso i boschi, giunse a Pennabilli e denunciò l'aggressione. Informate dell'accaduto, le Guardie Pontificie marciarono verso Carpegna per arrestare il brigante. Ispezionata l'osteria di fronte al palazzo e setacciato il convento senza trovare nulla, circondarono il Palazzo. Dopo aver intimato agli occupanti di aprire e arrendersi e aver naturalmente ottenuto qualche risata come risposta, le guardie abbatterono il pesante portone delle scuderie e irruppero nel palazzo attraverso la scala a chiocciola. Il brigante e la sua banda, scoperti e braccati di stanza in stanza, spinti e incalzati verso i piani superiori, si rifugiarono nel sottotetto sparando all'impazzata. Vista la poderosa barricata di fuoco e la posizione ben arroccata dei banditi, le guardie, per evitare uno scontro diretto che le trovava in posizione d'inferiorità, fecero portare paglia e fascine nei mezzanini e vi appiccarono il fuoco. I briganti calarono una grossa corda dal tetto sperando di fuggire col favore delle tenebre ma, scoperta la manovra, la zona fu illuminata da una gran quantità di fiaccole. Nacque un'altra violenta sparatoria. Ricacciati sul tetto in fiamme, il fuorilegge e la sua banda tentarono di calarsi attraverso le canne fumarie dei camini che scendevano giù fino alle cucine nel seminterrato. Ma anche quest'altro tentativo di fuga fu scoperto dai soldati di guardia, e Il comandante ordinò di accendere nei camini dei grossi mucchi di paglia bagnata. Mason dla Blona tentò il tutto per tutto: tornato sul tetto in fiamme, lanciò un accorato appello ai cittadini di Carpegna affinché si unissero a lui e scacciassero le guardie pontificie fuori della contea. Naturalmente, vista la preziosa occasione di liberarsi di quel pericoloso individuo, nessuno mosse un dito. Fallito ogni tentativo di fuga, pur conoscendo la loro sorte, i banditi trattarono la resa, chiedendo di non essere uccisi sul posto dai soldati. Posti in catene, furono trasferiti nel carcere di Pesaro, quindi a Ravenna, dove furono giustiziati. A seguito della battaglia con i briganti, il palazzo subì gravi danni: tutto il tetto era bruciato e in parte crollato, ugualmente bruciate erano le porte e finestre dei mezzanini, gli intonaci rovinati e affumicati da fiamme e colpi d'archibugio, così i quadri e gli arredi. D'altronde il palazzo doveva aver già subìto dei danni in seguito al forte terremoto che colpì questa zona nel 1781 ed altri se ne aggiunsero quando un altro violentissimo movimento tellurico, nella notte del 24 dicembre 1786, devastò Rimini e tutto l'entroterra. I lavori di ristrutturazione, e le riparazioni, furono eseguiti tra il 1787 e il 1790, con il contributo economico del governo pontificio che si era assunto l'obbligo di ripagare i danni derivati dalla battaglia avvenuta all'interno del palazzo. Nel 1819 il palazzo fu ceduto alla Santa Sede. Nel 1851 il Conte Luigi Carpegna-Falconieri riacquistò il Palazzo Dei Conti; da questa data e fino ai giorni nostri è rimasto sempre possesso dei Principi di Carpegna-Falconieri che tuttora lo abitano. Altri link consigliati: https://www.ilborghista.it/dettaglio-da-fare-palazzo-dei-principi-carpegna-pu-23563, https://www.otiumnelmontefeltro.com/palazzo-principi-carpegna, https://www.youtube.com/watch?v=JHaYp63tdlE (video di Officina Creativa Montefeltro), https://www.youtube.com/watch?v=ylb073TY5rU (video di Fondazione Cassa di RIsparmio di Pesaro)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Carpegna, https://www.comune.carpegna.pu.it/vivere-carpegna/conoscere-carpegna/palazzo-carpegna, https://www.appenninoromagnolo.it/castelli/carpegna.asp

Foto: la prima è presa da http://www.comune.pesaro.pu.it/fileadmin/_processed_/a/4/csm_Palazzo_dei_Principi_di_Carpegna_bfe3880bd6.jpg, la seconda è presa da https://www.trcarpegna.net/notizie/attualita/2015/07/11/oggi-la-rai-torna-a-carpegna-con-la-tappa-del-tg-itinerante/

venerdì 21 luglio 2023

Il castello di venerdì 21 luglio



CERVARA DI ROMA (RM) - Rocca La Prugna in frazione Prataglia

Sulle solitarie alture in località Prataglia, sui Monti Simbruini, si trovano i pochi resti di una rocca medievale, detta de La Prugna, circondati dalla vegetazione. Posto a controllo di antiche strade commerciali fra Lazio e Abruzzo, il fortilizio è avvolto da un alone di mistero. Nei dintorni si apre uno straordinario panorama sulla Valle dell’Aniene. L' antica roccaforte venne distrutta nel 1600 dal brigante Marco Sciarra; da allora fu abbandonata e rimangono a tutt'oggi i resti di qualche basamento. L'unico documento in cui appare l'antica rocca nelle sue fattezze originali è un dipinto ad olio dell'800. In questo video (di CIVITA CASTELLANA TREKKING) si vede come raggiungere a piedi i ruderi della fortificazione e si può osservare ciò che ne resta visibile: https://www.youtube.com/watch?v=CmnbhQfzOPc

Fonti: https://illaziodeimisteri.wordpress.com/tag/ruderi/, https://www.parchilazio.it/parcomontisimbruini-schede-788-la_prugna

Foto: la prima è presa da http://www.anienewilderness.it/la-prugna/, la seconda è presa da https://www.parchilazio.it/parcomontisimbruini-schede-788-la_prugna

giovedì 20 luglio 2023

Il castello di giovedì 20 luglio



CIVIDATE AL PIANO (BG) - Rocca

Percorrendo il centro storico di Cividate attraversando strette viuzze medievali, si passa sotto archi che portano i segni e il peso di secoli e si costeggiano mura di ciottoli irregolari e aperti da piccole feritoie. Si è nel castello, l’edificio più caratteristico dell'abitato, risalente all’XI o al XII secolo. Di questa fortificazione si conservano oggi ancora numerose vestigia dell'epoca medievale, tra cui alcuni tratti di muro in ciottoli fluviali disposti a spina di pesce, tracce di fossati, la base di una torre e resti del portale d’ingresso. Il complesso un tempo era però grandioso: possedeva molto probabilmente un impianto quadrangolare con doppia cinta muraria; quella esterna aveva forse quattro torri d’angolo e un ingresso, munito di ponte levatoio, che si apriva sul lato meridionale. La sua elevata posizione permetteva il controllo delle vie della pianura bresciana. Un bel gioco di immaginazione è figurarselo come doveva apparire nei secoli medievali mentre si percorre l’antico tracciato, ancora suggestivo. La Rocca attorno ai secoli XI-XII passò dai vescovi al Comune di Bergamo che vi collocò famiglie di fede ghibellina: i Pensamigola, i Vegii, i Bellebono, i Terzi e i Balestra. Durante le guerre tra Bergamo e Brescia per la giurisdizione su alcuni castelli di confine, Cividate si trovò al centro delle operazioni militari. Nel 1156 i bergamaschi furono sconfitti una prima volta nei campi Grumore tra Cividate e Palosco; qualche decennio dopo, nel 1191, subirono un’altra pesantissima sconfitta proprio sotto la rocca, lasciando sul campo circa duemila morti. Lo scontro passò alla storia come la Battaglia della Malamorte. Il castello fu ancora tra i protagonisti di un altro storico scontro: la Battaglia di Cortenuova, combattuta il 27 novembre 1237 dall’imperatore Federico II contro l’esercito della seconda Lega Lombarda. Avendo scelto la strategia dell’attacco a sorpresa, l’imperatore aveva finto di ripiegare verso Cremona, spingendo così le truppe della Lega a smobilitare a loro volta. In realtà si accampò 18 km a sud di Cortenuova aspettando che il nemico attraversasse l’Oglio. Per il successo era essenziale calcolare i tempi dell’azione: a tal fine dispose che la guarnigione bergamasca di stanza a Cividate al Piano, appena a est di Cortenova, gli comunicasse con segnali di fumo il passaggio del fiume da parte della Lega sui ponti di Pontoglio e Palazzolo. I segnali partirono proprio dal castello, anche se, per maggiore sicurezza, si incendiò anche la chiesa di San Nicolò in modo da produrre fumo sufficiente ad allertare Federico II. Dopo la vittoria imperiale, le terre della contea guelfa di Cortenuova furono confiscate dal Comune di Bergamo e date in affitto a varie famiglie ghibelline. Gli affittuari di queste terre, non potendo collocare i propri contadini nel territorio di Cortenuova, li stanziarono nei vicini comuni di Martinengo e Cividate. Iniziò così il ripopolamento del paese che si estese al di fuori del castello, occupando ben presto il sito della civitas romana. Il castello venne distrutto nel 1404 quando i lodigiani guelfi misero a ferro e fuoco il borgo. La rocca venne ricostruita qualche anno più tardi, quando il paese, come buona parte della bergamasca, venne conquistato della Repubblica di Venezia (1428). Oggi il castello è in fase di restauro e riqualificazione (al riguardo vi è questo video da guardare: https://www.bergamotv.it/bgtv/bergamo-tg/cividate-nuovi-lavori-per-il-castello/EBD_1662227/). Altro link suggerito: https://www.ecodibergamo.it/videos/Homepage/andiamo-alla-scoperta-del-castello-di-cividate-al-piano_8084_44/ (video),

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Cividate_al_Piano, https://bassabergamascaorientale.it/punti-di-interesse/castelli/castello-cividate/, https://www.bergamonews.it/2022/09/18/il-castello-di-cividate-al-piano-una-rocca-al-centro-delle-dispute-fra-bergamo-e-brescia/546212/, https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A060-00059/, https://www.pianuradascoprire.com/destinations/castello-di-cividate-al-piano/

Foto: la prima è presa da https://primatreviglio.it/cronaca/il-castello-medievale-torna-vivere-con-la-nuova-piazzetta/#gallery-1-foto-1, la seconda è presa da https://bassabergamascaorientale.it/punti-di-interesse/castelli/castello-cividate/

mercoledì 19 luglio 2023

Il castello di mercoledì 19 luglio



FIUMEDINISI (ME) - Castello Belvedere

E' un castello in rovina che risale al XII secolo; dalla fortificazione, posta su una rupe rocciosa ad un'altezza di circa 750 metri s.l.m., si può osservare il comprensorio della riviera che si affaccia sullo Stretto di Messina da Scaletta Zanclea a Sant'Alessio Siculo. Venne edificato con l'arrivo dei Normanni e la nascita del Regno di Sicilia. Non si esclude che presso lo stesso sito, in epoca antecedente, esistesse l'antica acropoli dell'abitato siceliota originario di Fiumedinisi. Nonostante una numerosa porzione delle mura risulti interrata, a tutt'oggi, nessuna indagine archeologica è stata effettuata per approfondire tale ipotesi. Non esistono attestazioni documentarie che rendano nota la data di fondazione del castello. Il 28 settembre 1197, Enrico VI, padre di Federico II, morì a Fiumedinisi in seguito ad una tragica fatalità. Nel 1271 l'abitato é attestato come casale e nel 1296 é ricordato come feudo del miles Ruggero de Vallone da Messina. Nel 1354 casale e castello, del quale si ricorda l'esistenza, vennero conquistati dal miles Giovanni Saccamo e l'anno seguente riconquistati dal conte di Aidone. Re Federico IV, nel 1357, concesse Fiumedinisi, casale e la fortezza, e Limina a Giovanni Mangiavacca capitano e castellano di Francavilla. Ancora, in questo interminabile passaggio di consegne, Tommaso Romano Colonna ricevette l'abitato dal re Martino e dalla regina Maria nel 1392. L'abitato di Fiumedinisi ed il castello rimasero in mano ai Colonna Romano sino all'abolizione del feudalesimo ( nel 1900 circa), periodo in cui il Duca Giovanni Antonio Colonna Romano Sonnino lo donò al Comune di Fiumedinisi. Fra il 2006 ed il 2007 sono stati effettuati interventi di restauro conservativo della struttura e del sito. Purtroppo parte di questi interventi, in particolare la staccionata di legno lungo il sentiero lastricato che conduce al castello e i cartelli illustrativi, già dopo pochi anni risultava vanificata a causa di atti di vandalismo. Se non si fosse intervenuto prontamente con i suddetti lavori, di esso non sarebbero rimaste che poche macerie. Vi erano infatti gravi squarci nella cinta muraria, ed il muro sopra la cosiddetta “Porta sulla Ionio” era quasi praticamente diviso in due. Oggi il maniero si presenta ridotto a un rudere. Si sviluppa su una planimetria pentagonale irregolare, rimangono solo i resti dei muri esterni, qualche muro divisorio interno e l’imponente mastio. All’interno del Castello, dove è presente anche una cisterna profonda 5 metri, si possono ammirare le mura di cinta con i resti di alcuni camminamenti di ronda ed alcune feritoie, che gli arcieri sfruttavano per scagliare le frecce a difesa della fortezza. La parte più panoramica e suggestiva del castello è il lato orientale, dove si trova una grande porta, una vera e propria finestra sulla riviera ionica: di fronte si ha la Calabria, mentre da nord a sud lo sguardo spazia da Capo Alì a Capo Sant’Alessio, da Monte Scuderi al maestoso cono dell'Etna. Altri link di approfondimento: https://www.vivasicilia.com/castello-di-fiumedinisi/, https://www.youtube.com/watch?v=tN74vSROmZI (video di Etna Natura), https://www.typicalsicily.it/listing/castello-a-fiumedinisi-belvedere/, https://www.youtube.com/watch?v=aZabXbMUTkk (video di Tempostretto TV Messina), https://www.facebook.com/anellodelnisi/videos/castello-belvedere/2536109269824903/ (video con drone di Anello del Nisi), https://www.youtube.com/watch?v=srmEqIXuTrI (video di Pasquale d'Andrea)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Belvedere, https://www.icastelli.it/it/sicilia/messina/fiumedinisi/castello-di-fiumedinisi, https://www.etnanatura.it/paginasentiero.php?nome=Castello_Fiumedinisi

Foto: la prima è presa da https://castlesintheworld.wordpress.com/2015/10/02/castello-belvedere-di-fiumedinisi/, la seconda è presa da https://etnaportal.it/fiumedinisi/castello_belvedere

martedì 18 luglio 2023

Il castello di martedì 18 luglio


BELFORTE MONFERRATO (AL) - Castello

Venne edificato tra il '400 e il '600 attorno alla massiccia ed alta torre a pianta quadrata, fatta erigere dalla Repubblica Genovese, attorno al 1100, per il controllo del confine con il Monferrato ed a difesa di una delle strade altomedievali, che da Genova via Capanne di Marcarolo, scendeva a Ovada e proseguiva verso Acqui Terme. Nei pressi nel sito venne a costituirsi il primo borgo, la località Pastori, residenza dei feudatari che si sono succeduti nel possesso del feudo: Obertenghi, Malaspina, Spinola, Grimaldi, Cattaneo della Volta. L'edificio nacque dai resti di un antico convento benedettino, voluto dal monaco irlandese Colombano, che visse tra il 540 e il 615. All’esterno del Convento fu edificata una chiesa dedicata a San Benedetto, edificio tuttora esistente. La costruzione del castello si presenta come un blocco a pianta quadrilatera con un cortile rettangolare all’interno ed un imponente portone, ubicato lungo la facciata rivolta a settentrione, che immette al cortile interno. A sinistra dell’atrio inizia il salone a giorno che conduce al piano di abitazione e di rappresentanza. Il corpo di fabbrica sul lato rivolto a levante ingloba murature più antiche ed è dominato da un’alta torre quadrata in pietra. La torre, in base alla tipologia costruttiva, potrebbe in effetti risalire al tardo medioevo (secolo XIV-XV). L’arrivo in Belforte della famiglia Cattaneo della Volta, dalla quale discendono gli attuali proprietari del Castello, è datata 1652. Il 9 Dicembre del 1925, il Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia, dichiarò di spettare a Giannotto Cattaneo della Volta, di Vincenzo Carlo, i titoli di Marchese di Belforte e di Marchese trasmissibili ai discendenti legittimi e naturali, maschi da maschi, in linea retta e per ordine di primogenitura e di Patrizio Genovese trasmissibile ai discendenti legittimi e naturali, maschi da maschi». Il Castello si presenta oggi quasi nascosto nella bella vegetazione del suo vasto parco, voluto dal marchese Carlo, pittore dilettante di buon livello, che nella seconda metà dell’Ottocento lo fece realizzare dotandolo anche di piante esotiche. La facciata principale del castello è rivolta a nord ed in essa si trova il portone che immette, attraverso l’atrio, al cortile. Alla destra dell’atrio è situata la cappella, piuttosto semplice e disadorna; alla sinistra invece inizia lo scalone a giorno che porta al piano di abitazione e rappresentanza del castello. Il corpo di fabbrica del lato est è quello che ingloba la torre e che si fonda sulle murature più antiche visibili nel piano terreno occupato in parte da cantine che si sviluppano anche in locali sottostanti al cortile. esse sono molto ampie dato che il Castello è il centro di una notevole azienda agricola con terre prevalentemente vignate. Il piano primo sopra il terreno è quello di abitazione, così come il parziale piano secondo. tutto questo insieme risale, come sistemazione o costruzione ex novo, al sec. XVII. Anche il corpo di fabbrica verso Sud ingloba la muratura perimetrale ed altri locali di antica origine, compreso un avanzo di torre angolare a pianta semicircolare; questo insieme è però di risistemazione ottocentesca e consta di due piani (terreno e superiore) non molto alti ed adibiti a servizi. Gli altri due lati del quadrilatero sono anch’essi formati da costruzioni, su due piani, non molto antiche. La cappella sopra menzionata si trova nel lato nord. Altri link di approfondimento: https://www.youtube.com/watch?v=zrSq6sF-Gag (video di Droni e Volo Remoto), https://www.oltregiogo.org/belforte-monferrato/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Belforte_Monferrato, https://www.visitovada.com/belforte-monferrato/, https://storiediterritori.com/2019/03/25/belforte-monferrato-ed-il-suo-castello/

Foto: la prima è presa da https://www.facebook.com/visitovada/photos/a.1788698744679683/2878702285679318/?type=3, la seconda è di marcofederico su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/39002