lunedì 4 settembre 2023

Il castello di lunedì 4 settembre



URBINO (PU) - Fortezza Albornoz

La Fortezza o Rocca Albornóz è una costruzione fortificata edificata sul punto più alto del Monte di S. Sergio a Urbino. Deve il suo nome al cardinale Albornoz a cui tradizionalmente viene attribuita la sua costruzione anche se alcuni studi propenderebbero per attribuire la sua edificazione al suo successore, il cardinale spagnolo Grimoard. Fu realizzata nella seconda metà del XIV (tra il 1367 e il 1371) secolo con funzione difensiva, sul sito in cui sorgeva una delle residenze dei Montefeltro che non era ritenuta più adatta alla protezione della città di Urbino. La costruzione della fortezza era dovuta alla necessità di controllare meglio la città, dopo che in essa si erano verificati alcuni tumulti. Nel corso dei secoli subì varie distruzioni e ricostruzioni; all'inizio del Cinquecento, per opera dell'architetto urbinate Giovanni Battista Comandino, al servizio del duca Guidubaldo I e successivamente di Francesco Maria II della Rovere, la rocca fu raccordata alla nuova cinta di mura bastionate della città, di cui venne a costituire l'avamposto nord-settentrionale. Nel 1673 la rocca fu ceduta ai padri Carmelitani Scalzi del vicino convento, oggi sede dell’ Accademia di Belle Arti. Nel 1799, in età napoleonica, la rocca fu riedificata per esigenze militari e negli anni successivi ritornò di proprietà dei Carmelitani. Negli anni ‘60 iniziarono i lavori di restauro e consolidamento delle mura che misero in evidenza le preesistenza archeologiche. L’attuale struttura, completamente realizzata in laterizio, ha un impianto rettangolare munito di cortine scarpate continue, con due torri semicircolari e bastioni. A partire dal 1975 l’ampio spazio antistante è stato adibito a Parco pubblico e dedicato alla Resistenza. Nel 2010 l'edificio è divenuto sede di un museo dedicato all’equipaggiamento da guerra in uso tra il 1300 e il 1500 (e con una parte di ritrovamenti archeologici) denominato Armeria Ducale - Bella Gerit. La sua posizione elevata offre una visione panoramica privilegiata della città di Urbino e del paesaggio che la circonda e ne fa un’opera di grande interesse storico e panoramico. Altri link proposti: https://urbinotourguide.com/the_specials/fortezza-albornoz/, http://www.urbino.com/fortezza-albornoz-urbino-fortezza-albornoz-a-urbino/, https://www.youtube.com/watch?v=TH-YJ3-3O9A&t=40s (video di Mimma Russo), https://www.youtube.com/watch?v=6UKGgQGC8Lc (video di Tele 2000)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Urbino, http://www.urbinoservizi.it/fortezza-albornoz/, https://www.turismo.marche.it/it-it/Cosa-vedere/Attrazioni/Fortezza-Albornoz-e-Parco-della-Resistenza/11118, https://www.lemarchediurbino.it/it/territorio/forti+e+fortezze/5.aspx

Foto: la prima è di Paolo Mini su https://urbinotourguide.com/the_specials/fortezza-albornoz/, la seconda è una cartolina della mia collezione

venerdì 4 agosto 2023

Blog in ferie

In questo mese di agosto non so se e quando riuscirò a pubblicare nuovo materiale, da domani sarò in vacanza e non credo di avere tempo. Un saluto a tutti !

Valentino

mercoledì 2 agosto 2023

Il castello di mercoledì 2 agosto



FABRIANO (AN) - Castello di Collamato

Dalle Carte Diplomatiche Fabrianesi dello Zonghi, che contengono 274 documenti che vanno dal XI al XIV sec, viene menzionato Coldamati, Coldematum, Col di Amati che indicano chiaramente l'origine del vocabolo derivante dal genitivo di un nome personale: Amato da cui Colle di Amato fino a giungere all'attuale Collamato. Anche nella tradizione popolare viene ricordato un tale di nome Amato, nobile e facoltoso, che molti concordano essere il fondatore e il signore del castello. Il Sassi invece risale a Mato, da un fondo di proprietà della Gens Mattia di Attidium, che ha lasciato la sua denominazione anche nella vicina località di Almatano. L'origine dell'abitato è fatta risalire alla distruzione del centro di Attidium (odierna frazione di Attiggio). Vi si trova un castello che, come tutti gli altri della zona, passò sotto il dominio di Fabriano nel XII-XIII. Sorsero però dei problemi, infatti le tasse richieste erano molto onerose tanto che il castello di Collamato si rivolse alla Rota di Macerata chiedendo un pagamento più equo. In un documento catastale del 1604 il castello risulta stimato 32483 scudi più 21 baiocchi. Nel 1349 esso venne distrutto, per essere riedificato nel 1421, perdendo, però, gran parte della struttura originaria. Nel 1624 vi furono approvati gli statuti: in quest'epoca il paese era governato da un castellano, coadiuvato dal sindaco e da quattro consiglieri. Alla fine del XVIII secolo divenne comune appodiato, con uffici comunali ospitati nella "casa della comunità". Nell'enorme portone in legno d'epoca medievale che funge d'ingresso al castello antico è intarsiato un raro simbolo che appare essere d'origine templare. Si tratta dell'intarsio di un cerchio che funge da lettera "O" con all'interno una lettera "M" maiuscola e sormontato dalla croce patente templare (Ordo Militiae Templi). Nel castello si trova la chiesa di San Paterniano, dedicata all'omonimo vescovo di Fano, patrono della frazione. Link suggeriti per approfondimento: http://www.fabrianostorica.it/fortificazioni/dintorni/collamato.htm, https://www.youtube.com/watch?v=lt_jML7cHTE (video di IW4EOR)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Collamato, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Marche/ancona/provincia000.htm#collamat, https://www.turismo.marche.it/it-it/Cosa-vedere/Attrazioni/Castello-di-Collamato/11154

Foto: la prima è di Cristiano Bartocci su https://www.facebook.com/photo/?fbid=3838805292894198&set=a.3136527663121968, la seconda è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Marche/ancona/collamat02.jpg

martedì 1 agosto 2023

Il castello di martedì 1 agosto


RONCOFERRARO (MN) - Torre Matildica in località Casale

Il borgo di Casale, di antica origine, appartenne alla dinastia dei Canossa sin dal 1144. La torre a pianta quadrata, inizialmente di quattro piani, venne costruita in stile romanico intorno al 1050, con mattoni recuperati da edifici rurali abbattuti nella zona. Il quinto piano, caratterizzato da aperture a bifora con arco a tutto e cella campanaria, venne aggiunto nella metà del XVI secolo. L'edificio fu utilizzato come torre di avvistamento e come magazzino per la conservazione dei cereali, al riparo da eventuali saccheggi. A testimonianza della sua primitiva funzione, la torre presenta feritoie ad arco, cornici a denti di sega e fasce di mattoni disposti a spina di pesce. Ai piedi della torre venne edificata in stile romanico la chiesa di San Biagio, con soffitto a cassettoni e una pregevole Via Crucis, di cui ora ricopre il ruolo di torre campanaria. Altri link di approfondimento: 
http://www.prolocodironcoferraro.it/casale_22.html, http://www.prolocodironcoferraro.it/doc/Casale-torreChiesaL.pdf, https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MN360-01805/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Casale_(Roncoferraro), https://it.wikipedia.org/wiki/Casale_(Roncoferraro), https://www.ecomuseomantova.it/itinerari/percorsi-culturali/1294/la-strada-del-romanico

Foto: la prima è presa da https://www.diocesidimantova.it/conosci/parrocchie/unita-pastorali/dettaglio/unita-pastorale-san-leone-magno/, la seconda è presa da http://www.prolocodironcoferraro.it/casale_22.html

lunedì 31 luglio 2023

Il castello di lunedì 31 luglio



ZIANO PIACENTINO (PC) - Castello in frazione Vicobarone

La località di Vicobarone, di origine romana, fu, dal IX secolo e fino al 1100 soggetta all'abbazia di San Colombano di Bobbio, così come le non distanti Nibbiano e Zavattarello. Nel 1314 il castello di Vicobarone, rifugio, così come altre fortificazioni della zona, dei guelfi esuli da Piacenza, fu attaccato per ordine di Galeazzo I Visconti da parte delle truppe comandate da Oberto del Cairo e Nello di Massa, che riuscirono ad espugnarlo l'8 maggio di quell'anno, ottenendo un cospicuo bottino che includeva 600 bovini, nonché pecore e suini. A differenza di altre fortificazioni vicine, il castello non fu mai oggetto di attacchi da parte delle truppe provenienti dal Pavese, probabilmente grazie alla sua specifica dislocazione geografica. A partire dal 1376 il castello fu possesso della famiglia Malvicini, le cui origini discendevano dal consorzio nobiliare dei Fonatnesi. Nel 1408 Francesco e Antonino Malvicini ottennero da parte del duca di Milano Giovanni Maria Visconti l'investitura a marchesi del feudo di Vicobarone. L'investitura fu di nuovo confermata nel 1467 da parte del nuovo duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, il quale concesse Vicobarone, insieme alle limitrofe Genepreto, Nibbiano, Stadera e Tassara, ai fratelli Dondazio, Bartolomeo e Franceso Malvicini Fontana, assegnandogli il titoli di marchesi. Intorno alla metà del XVIII secolo alla famiglia Malvicini subentrò la famiglia Serafini, a seguito di un matrimonio tra un'erede della famiglia Malvicini con un Serafini. Nel 1803 il marchese Orazio Serafini Malvicini Fontana fece costruire un nuovo palazzo nel luogo in cui anticamente era un castello tutto diroccato. Il castello nel corso dei secoli ha subito molti rimaneggiamenti e rifacimenti, venendo poi inglobato nel palazzo residenza dei Malvicini Fontana. Dopo la ricostruzione dei primi del XIX secolo il palazzo prevedeva le cucine, la dispensa e la cantina al piano basso, un salone interamente dipinto dotato di loggiato posto verso l'esterno sul lato orientale dell'edificio e tre appartamenti e ulteriori camere cubicolari, anch'essi affrescati al piano nobile, mentre al piano più alto si trovavano il granaio e alcune stanze da letto. A poca distanza dal castello, si trova palazzo Malvicini Fontana, complesso a forma di U costruito nel XVII secolo addossato ad una torre risalente all'anno Mille e originariamente dotata di un pozzo delle lame. Ristrutturato, ospita la sede di un'azienda agrituristica. Ancora oggi sono poi visibili i resti di un presunto passaggio segreto sotterraneo che in passato avrebbe collegato il Castello di Vicobarone con il palazzo dei Malvicini Fontana. Gli abitanti del borgo, nel passato, hanno su questo misterioso condotto a lungo fantasticato. Oggi ne rimane un cunicolo ben concepito, alto più di due metri, largo un metro e mezzo, con pavimento e pareti in cotto, che dal castello conduce verso l’Oratorio di San Rocco, ma per soli quattro metri. Giunti in fondo risulta chiuso da una parete di recente costruzione. Altri link proposti: http://www.turismoapiacenza.it/castello_di_vicobarone.html, https://www.altavaltrebbia.net/2020/11/19/castello-di-vicobarone/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Vicobarone, https://www.poderecasale.com/vicobarone/#Il%20Castello%20ed%20il%20Palazzo%20Malvicini%20Fontana

Foto: la prima è di Massimo Antoniotti su https://www.tourer.it/scheda?castello-di-vicobarone-vicobarone-ziano-piacentino, la seconda è di Mattia94raggio su https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Castello_Vicobarone.jpg

venerdì 28 luglio 2023

Il castello di venerdì 28 luglio



VALFABBRICA (PG) - Castello di Casacastalda

Il nucleo originario di Casacastalda è quasi certamente di origini umbre: molti la identificano con la città umbra di Casmentillana (X secolo a.C.), citata da Plinio il Vecchio. Nelle vicinanze sono state trovate tracce di necropoli pagane. Il castello attuale fu costruito sulle rovine preesistenti nel 763, ad opera di Ernero Castaldo (da cui il nome Casa del Castaldo), un longobardo discendente da Totila, ed ebbe una certa importanza nell'alto Medioevo. Vicende alterne interessarono Casacastalda: il dominio dei conti Rainiero e Pietro di Serra che lo cedettero ai Suppolini Reali di Gubbio, nel 1217, i quali a loro volta, lo vendettero a Perugia nel 1237; la distruzione, prima totale, nel 1319 a causa della guerra tra la stessa Perugia ed Assisi, poi parziale, delle mura nel 1433, ad opera di Perugia, come vendetta per un delitto. Nel 1435 iniziarono i lavori di ricostruzione e fortificazione della rocca che si protrassero fino al 1496. I Perugini nel 1528 gli donarono lo status di Libero Comune. Lo stemma comunale, ancora oggi scolpito in diversi punti del centro storico, è composto da una torre sovrastante un torrione, con il grifone rampante di Perugia. Successivamente, nel 1798, grazie alle truppe napoleoniche e alla sconfitta dello Stato Pontificio, il Comune di Casa Castalda passò al cantone di Gualdo Tadino (dipendente da Perugia), nella Repubblica Romana. Con la fine dell'Impero Napoleonico (1815), il Comune di Casa Castalda fu soppresso, ed il suo territorio fu annesso al Comune di Valfabbrica. Il castello conserva buona parte di mura, poste in forma quasi circolare “a diamante“, con il diametro maggiore di circa 100 metri, munito di opere di difesa, tra cui 3 torrioni di sicurezza che formano anche le tre porte del castello: porta Perugina quella ad ovest, porta del Giglio quella ad est, porta Eugubina quella a nord. Per quanto riguarda il suo ridimensionamento compiuto dai Perugini nel 1433 restano tracce di un camminamento di fuga sotto il perimetro delle primitive mura ora sotto il fabbricato esterno che si affaccia sulla strada e che in origine era un edificio ecclesiastico il quale conserva ancora al suo interno lo stemma della famiglia cardinalizia e all’esterno dalla parte opposta alla strada lo stemma in pietra del sole con il monogramma IHS di San Bernardino. Sempre all’interno delle mura, in Piazza XXIV maggio, troviamo il mastio del castello posto alla destra della chiesa e a sinistra il palazzo che un tempo fu sede del monastero benedettino di S. Lucia dove si può ammirare l’edicola con una Madonna con Bambino, opera del maestro Nello Bocci. Lo stemma della famiglia Montesperelli si trova su una campana datata 1508, del campanile della chiesa plebana conservata all’interno della stessa nonché lo ritroviamo ai margini di alcune pitture votive dell’antica cappella della Madonna dell’Olmo. All’interno delle mura si conservano due pozzi di vena uno adiacente il muro sinistro della chiesa parrocchiale, l’altro in una piazzetta adiacente ed un terzo denominato pozzo della Madonna, situato nei pressi della chiesa della Madonna dell’Olmo appena fuori le mura. Un altro piccolo pozzo ad uso privato è interno ad un edificio adiacente la rocca. Adiacenti alle mura insistono i Lavatoi. Altro link suggerito: https://www.procasacastalda.it/storia/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Casacastalda, https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=30726, https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-casacastalda-valfabbrica-pg/

Foto: entrambe prese da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-casacastalda-valfabbrica-pg/

giovedì 27 luglio 2023

Il castello di giovedì 27 luglio



SESTO CAMPANO (IS) - Castello Spinola

Per antica tradizione storica il nucleo alto di Sesto sarebbe collegato alla presenza di un conte longobardo di cui non si ha traccia nei documenti. Nel X secolo pare che Sesto sia stata capoluogo di una delle 34 Contee del ducato di Benevento. La notizia certa è che all’inizio della dominazione normanna Sesto già aveva un castello. Si ricava dalla donazione del conte Paldone di Venafro all’abate Desiderio nel 1064 di una parte dei suoi possedimenti. Del castello di Sesto abbiamo una successiva notizia quando nel 1247 papa Innocenzo IV, mentre risiedeva a Lione, restituì ai fratelli Ruggero, Riccardo e Malgerio Sorello quei territori che erano stati sottratti dal Federico II durante il suo dominio. Nel 1465 Re Ferrante I d’Aragona concesse Sesto in feudo a Diomede Carafa della Stadera che nel 1569 vendettero il castello a Isabella di Lannoy, moglie di Filippo di Lannoy principe di Sulmona e conte di Venafro. Il figlio Orazio vendette Sesto a Filippo Spinola nel 1582 la cui famiglia conservò il feudo fino alla fine della feudalità. Una fortificazione longobarda comunque doveva esistere e traccia di un castello dovrebbe ritrovarsi nel poderoso mastio quadrato, violentato dalle moderne manie di trasformazione, che rimane nella parte sud-occidentale della cinta medioevale del paese vecchio. Se però sulla cortina esterna nulla rimane di esteticamente pregevole dell’antico castello, il cui volume è però perfettamente riconoscibile nonostante gli scempi degli uomini, all’interno sopravvive un complicato portale del XVI secolo che un certo Nicola Brescia da Serino fece fare nel 1596 quando Errico Albano da Procida era capitano del popolo di Sesto. Di questi due personaggi oggi non si saprebbe nulla se essi non avessero deciso di far scolpire il loro nome sotto una strana composizione regionale di insegne militari associate a simboli di arti e commercio. Una serie di compassi, squadre, bilance, stadere, attrezzi per stendere le pelli, some per il trasporto, insieme a gambali, scudi militari, elmi, spade e lance, formano la decorazione a rilievo di questo portale. Lo stemma centrale, in uno scudo a testa di cavallo con fascia scaccata di tre, è sovrapposto ad una fettuccia i cui estremi formano due S contrapposte. Sul tutto un cappello vescovile con 5 fiocchi. Rimane, entrando nella corte interna, la gradonata che portava al piano nobile, probabilmente rifatta alla fine del 500, con tre testine di putti in stucco sul ballatoio. Sopravvive, inoltre, la grande cisterna con porta di accesso direttamente dal cortile. Appare evidente dalla conformazione complessiva del centro abitato che il Castello abbia rappresentato fin dall’alto medioevo il polo attorno al quale in varie fasi si é sviluppato il nucleo delle case. D’altra parte ne é conferma diretta la elevazione a capoluogo di contea intorno al X secolo, nel periodo di dominio longobardo nell’ambito del ducato di Benevento. In analogia con altri castelli il cui impianto può essere fatto risalire al X secolo (come quelli di Venafro e Cerro a Volturno), anche il castello di Sesto si caratterizza con un possente mastio quadrangolare in funzione di estrema difesa al limite di un recinto fortificato ad andamento trapezoidale sul quale si impianta un sistema un po’ più complesso nei tempi successivi. Per determinare la cronologia delle murature poche e di nessuna utilità sono le notizie sui signori che l’hanno posseduto; tuttavia é possibile ritenere, sulla base dell’analisi tipologica delle torri circolari della cinta urbana, che una trasformazione sostanziale, o perlomeno un adattamento dovette essere operato intorno ai secoli XIII e XIV. Da questo punto si sviluppa la linea muraria meridionale, sulla quale si apriva, come si apre tutt’ora, una porta esterna minore cui si perviene da valle attraverso un ripido sentiero extramurale che ancora porta un nome, via Borgoforte, che con molta evidenza deriva dalla funzione difensiva del sistema. Rimangono evidenti di queste torri soltanto tre sul lato meridionale e almeno quattro su quello nord-orientale, ma una più attenta analisi del tessuto urbano potrebbe rivelarne altre inglobate nelle case che si sono sovrapposte, inglobandola, alla originaria cinta muraria. Della prima , a pochissima distanza dal Castello, si riconosce solo l’impianto semicircolare in una casa (part. 244 del catasto) che le si é sovrapposta. Da questo punto si sviluppa la linea muraria meridionale, sulla quale si sovrappone la casa Manselli, fino a ricongiungersi con la seconda torre (part. 257), rimasta libera da sovrapposizioni anche se troncata nella parte alta. In questo tratto, proprio al disotto della casa Manselli, con molta probabilità si apriva, come si apre tutt’ora, una porta esterna minore cui si perviene da valle attraverso un ripido sentiero extramurale che ancora porta un nome, via Borgoforte, che con molta evidenza deriva dalla funzione difensiva del sistema. La terza torre, ugualmente molto rovinata, é tuttavia integra nella parte basamentale (part. 261). Una quarta torre dovrebbe essere inglobata nella casa allo spigolo del sistema (part.240 del catasto) a formare la cerniera nel punto di variazione sostanziale della cinta muraria per allinearsi in qualche modo (seguendo comunque il suggerimento naturale della conformazione rocciosa su cui si impianta) con la torre successiva che, completamente deturpata, come quelle successive, é inglobata nella casa riportata in catasto nella part. 196. La sesta (part. 193 del catasto) costituisce l’inizio del lungo tratto pressoché rettilineo (stravolto da una serie impressionante di superfetazioni di squallore impressionante) su cui resistono gli impianti della settima (part. 185 del catasto) e dell’ottava torre di casa Forte (part. 177 del catasto). All’interno di questo ampio cerchio di mura munite di torri circolari é possibile con una certa approssimazione riconoscere un nucleo più interno e più antico che occupa, assumendo una forma castrense sostanzialmente quadrangolare, la piattaforma apicale il cui punto più alto é difeso dalla grande torre quadrata del castello. L’edificio è dotato di torri, di un fossato per la difesa esterna e di un ponte levatoio. Si sviluppa su tre livelli con un’ampia corte interna. Elementi dell’età longobarda sono le torri angolari quadrate e sobrie ed il fossato colmato. Con i lavori di restauro del piano terra, l’ampia corte è stata sgombrata da alcuni edifici costruiti al suo interno, per essere utilizzata come teatro all’aperto. Quest’ultimo comprende anche i locali posti nell’ala dell’edificio che si affaccia su Largo Montebello. Il primo piano è stato ristrutturato al fine di accogliere il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari del Comune di Sesto Campano, mentre il secondo piano è stato destinato ad ospitare tre “raccolte museali”: archeologica, storica e scientifica. Ecco un video di Sesto Campano (di La bella Italia) dove si può vedere, ripreso dall'alto, anche il Castello: https://www.youtube.com/watch?v=VZLPSEi_Z4Q

Fonti: testo di Franco Valente su https://www.francovalente.it/2007/10/09/sesto-campano-2/, https://www.spinola.it/repertori/castello-spinola-di-sesto-campano-isernia/, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Molise/isernia/provincia000.htm#sestocamp, https://it.wikipedia.org/wiki/Sesto_Campano#Castello_Spinola

Foto: la prima è di Augusto Giammatteo su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/731/view, la seconda è presa da https://www.turismoinmolise.com/sesto-campano/