mercoledì 31 maggio 2023

Il castello di mercoledì 31 maggio



PRATOVECCHIO STIA (AR) - Castello in frazione Castel Castagnaio

I ruderi del maniero, menzionato per la prima volta nel 1050 in una documentazione scritta nella quale il castello risulta già come possesso dei Conti Guidi, sono situati su un'altura che raggiunge 800 m. s.l.m. ai cui piedi scorre il fiume Arno, nella parte alta del Casentino. Il toponimo, di origine medievale, vuole alludere alla presenza di ampi castagneti che caratterizzano la località; tuttavia il sito fu abitato fin da epoche più remote, come testimoniano le fondamenta di un tempio romano, costruito a sua volta sulle rovine di uno più antico, rinvenute durante gli scavi del 1839 sul vicino poggio Tramonti. Nella scelta dei siti da fortificare quello di Castel Castagnaio fu privilegiato per la posizione strategica, dal momento che consentiva di controllare la stretta valle del fosso la Vincena che scende dal passo della Consuma verso Firenze e allo stesso tempo l'antica strada che scendeva dal passo della Croce a Mori proveniente dal Mugello. Le fonti riportano anche della presenza di un ospedale dei pellegrini. La posizione alta e arroccata favoriva l'avvistamento di tutti gli altri insediamenti fortificati appartenenti ai Guidi quali Porciano, Stia, Papiano. Nel 1164 il "castrum" di Castel Castagnaio è citato fra i beni di Guido Guerra. Nel punto più alto del sito sono ancora visibili i resti delle murature medievali appartenenti al castello, delle quali non è possibile stabilire la successione cronologica. Si tratta essenzialmente di due strutture murarie appoggiate in senso verticale tra loro, di cui la prima è costituita in opera muraria a sacco, mentre la seconda da blocchi squadrati di pietra arenaria grigio-verde, probabilmente un muro di perimetro del Cassero. Di questo castello, costruito e usato in funzione esclusivamente militare, resta anche una cisterna per il deposito dell'acqua a pianta rettangolare, coperta con volta a botte. Le fonti riportano che nel 1269, dopo la battaglia di Montaperti (dove la guelfa Firenze fu sconfitta dai Senesi), fu raso al suolo dai Ghibellini. Nel 1391 fu occupato, insieme a San Leolino, da Roberto di Battifolle della famiglia Guidi, Conte signore di Poppi e Pratovecchio, alla morte del cugino Guido, spettanti come eredità alla cugina Elisabetta, moglie di Giovanni da Cantiano e nel 1440 il castello compare tra gli abitati che, dopo la totale sconfitta dei Guidi, furono sottomessi alla Repubblica Fiorentina, comprovandone in tal modo la sua, almeno parziale, successiva ricostruzione e sopravvivenza. Ai margini della cerchia muraria sorge la Chiesa di S. Bartolomeo, ricostruita con materiale di recupero forse sulla cappella del castello nei secoli XVI-XVII; sul campanile a torre esiste tuttora una campana con sopra incisa la data 1320. Altri link suggeriti: https://pievieborghi.it/castel-castagnaio-e-pieve-di-san-bartolomeo/, https://www.facebook.com/watch/?v=610825089601842 (video), https://vimeo.com/694955865 (video di Eaglevideo Andrea Faggi)

Fonti: https://dodecapoli.com/castelli/castel-castagnaio/, testo su https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1588116594640301&type=3, http://www.viviilvaldarno.it/castel-castagnaio-2/

Foto: la prima è di alessandro.a. su https://mapio.net/pic/p-104988490/, la seconda è di Graziano Tortelli su https://m.facebook.com/media/set/?set=a.1588116594640301&type=3

lunedì 29 maggio 2023

Il castello di lunedì 29 maggio



CASALE MONFERRATO (AL) - Castello dei Paleologi

Sorge nell’omonima piazza (Piazza Castello, appunto), nella parte nord-ovest della città. Il suo grande portale d’accesso è rivolto verso il centro di Casale, mentre alle sue spalle è protetto dal fiume Po. Il castello fu eretto nel 1352 da Giovanni II Paleologo, marchese di Monferrato, per rafforzare le fortificazioni già esistenti. Durante il periodo Visconteo, il castello fu dotato di armi da fuoco. Quando Casale assunse un ruolo di capitale all'interno del marchesato del Monferrato, ottenendo nel 1474 il titolo di città, anche il Castello, sede della corte, cambiò volto in seguito alle ristrutturazioni dei marchesi Guglielmo VIII (1464-1483) e Bonifacio V (1483-1494). Dopo la pace di Cateau-Cambrésis del 1559, passata la città in mano ai Gonzaga di Mantova e con la morte dell'ultimo marchese Paleologo, l'edificio perse la sua funzione di dimora e fu trasformato nuovamente in fortezza; vennero infatti potenziati i fianchi, le torri, furono aggiunti i rivellini (negli stessi anni ebbe inizio anche la costruzione della Cittadella). Agli inizi del secolo XVII il Castello riprese a svolgere la funzione di sede di corte: per motivi diplomatici spesso i duchi di Mantova, impegnati in frequenti trattative con i Savoia, vi soggiornarono. Altro momento di splendore il Castello conobbe durante il principato del duca Carlo II Gonzaga-Nevers (1637-1665), che più volte risiedette in città con tutta la sua corte dando un notevole impulso alla vita mondana e culturale di Casale. Fino alla metà del XIX secolo il castello mantenne inalterata la struttura impostata dai Gonzaga. Con la crisi della dinastia gonzaghesca, il Castello di Casale andò incontro ad un declino inarrestabile. Dopo il passaggio della città e del Monferrato ai Savoia, nel 1708, per il Castello iniziò il lunghissimo periodo di utilizzo a caserma. A metà del secolo XIX Casale venne fortificata in previsione di una guerra con l'Austria e anche il Castello fu inglobato nella struttura difensiva. Lo stato sabaudo decise l'abbattimento del rivellino orientale, quello rivolto verso la città, permettendo così la creazione di un vasto spazio pubblico, l'attuale Piazza Castello, che il Comune poté adibire a sede di mercato. Con l'avvento dell'Unità d'Italia anche gli altri tre rivellini divennero superflui, per cui furono anch'essi demoliti. Tuttora il castello è in parte visitabile ed è diventato un contenitore culturale della città. L'edificio ha pianta esagonale asimmetrica con torrioni angolari ed è circondato da un fossato. Sul portone principale, come simbolo del potere signorile, è presente un bassorilievo marmoreo raffigurante le insegne gentilizie dei signori del Monferrato: Aleramo, Paleologi e Gonzaga. Degni di nota sono i cammini di ronda e gli spettacolari sotterranei dell´ala occidentale ricostruiti nel Settecento, entrambi visitabili. Negli ultimi anni è stato oggetto di restauri che hanno riportato a piena fruibilità il primo cortile e numerosi ambienti interni, compresa la cappella settecentesca e le due casematte dei torrioni verso la città. Nei sotterranei si conservano elementi difensivi che vanno dal Trecento, al Cinquecento fino agli ultimi rimaneggiamenti settecenteschi. Tuttavia non sono al momento visitabili nella loro interezza. Altri link consigliati: https://www.comune.casale-monferrato.al.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/d%252Fd%252F0%252FD.ff0b7347dbca70c6591b/P/BLOB%3AID%3D1534/E/pdf?mode=download (file PDF con la storia dettagliata del castello), https://web.archive.org/web/20141022192943/http://www.piemonteitalia.eu/gestoredati/dettaglio/445/architecture/643/castello-dei-paleologi-casale-monferrato.html, https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_AL_Casale_Monferrato.htm (con varie belle foto), https://www.youtube.com/watch?v=cov0mc3tWB4 (video di Casale Monferrato), https://www.youtube.com/watch?v=ERg9oeoQq3M (video di Monferrato Web TV)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_dei_Paleologi_(Casale_Monferrato), https://www.comune.casale-monferrato.al.it/castello, https://fondoambiente.it/luoghi/castello-di-casale-monferato?ldc, https://www.percorsimonferrato.com/castello-casale-monferrato/

Foto: la prima è presa da https://www.vitacasalese.it/al-castello-si-parla-di-unesco, la seconda è presa da https://www.museionline.info/tipologie-museo/castello-dei-paleologi-casale-monferrato

venerdì 26 maggio 2023

Il castello di venerdì 26 maggio



CONTIGNANO (RI) - Castello Varano in frazione Terria

Situato nella frazione di Terria, a 387 m s.l.m., l'edificio è in realtà un'antica residenza rurale risalente al XV secolo, trasformata in villa nel XVII secolo dal nobile reatino Marco Antonio Vincentini. Nell'Ottocento, su commissione del proprietario il conte Giacinto Vincenti Mareri, la villa fu parzialmente trasformata dall'architetto Giuseppe Valadier, che tra l'altro realizzò la collina artificiale dove sorge per proteggerlo dalle piene del fiume Velino. A seguito di tale intervento, l'edificio ha acquisito un aspetto che può ricordare un castello, per cui è stato rinominato impropriamente "castello di Terria". Nel Novecento la proprietà, già frazionata per divisioni ereditarie, venne riunita dalla famiglia Varano, discendente in via patrilineare dal suddetto Giacinto Vincenti Mareri. Altro link per approfondimento: https://www.rietilife.com/2018/04/13/morto-duca-piergentile-varano-lo-storico-proprietario-del-castello-terria/

Fonti: https://www.rietiinunclick.it/contigliano/da-vedere/Castello-di-Terria-o-Palazzo-Varano, https://www.estateromana.com/proposte/contigliano-ri/

Foto: entrambe prese dalla pagina FB https://www.facebook.com/castellovaranoditerria

giovedì 25 maggio 2023

Il castello di giovedì 25 maggio


SANT'ELPIDIO A MARE (FM) - Torre Gerosolimitana

Portata a compimento nel XVI secolo dai Cavalieri Gerosolimitani (una delle varianti del nome dell'ordine che nasce a Gerusalemme nel 1048 ad opera di Mercanti della Repubblica Marinara di Amalfi che decidono di fondare nella Città Santa una chiesa, un convento e un ospedale), la torre costruita nel punto più alto della città è alta circa 28 metri, ha forma quadrata (circa 8,19 metri di lato) ed è caratterizzata da spesse mura perimetrali (1,60 metri). Si accede all'interno attraverso un portone d'ingresso, sormontato da una lunetta di pietra arenaria, scolpita secondo lo stile paleocristiano del X secolo. Il bassorilievo raffigura Cristo Crocifisso. Dal Costato di Gesù esce Acqua e Sangue. Con l'acqua Gesù ci libera dal peccato e ci rigenera come figli di Dio. Con il suo Preziosissimo Sangue ci offre la sua Eterna Alleanza con Dio e ci consente di divenire membra di un unico corpo mistico illuminato dalla luce dello Spirito Santo. Il liquido bagna un agnello posto al di sotto del Cristo crocifisso. Dalla bocca dell'agnello escono tre rami giunti insieme da cui spuntano foglie e fiori. L'intreccio floreale simbolizza l'Albero della Vita. La tradizione indica che l'iconografia venne realizzata per adornare l'Abbazia di Santa Croce al Chienti. Nella seconda metà del XVII secolo, sopra la torre sono state inserite due campane, la più grande è dedicata al Cristo, alla Madonna, a San Nicola e Sant'Elpidio Patrono della Città, e nel lato est della torre un orologio meccanico posto al di sotto della croce ad otto punte dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme e al di sopra di un monumento (inaugurato il 24 settembre 1893) dedicato ai protagonisti dell'unità d'Italia i cui volti sono stati immortalati con la tecnica dell'altorilievo realizzata su quattro medaglioni di bronzo che adornano una lapide nella quale è inciso uno scritto composto da Tommaso Casini: "Il municipio e i Cittadini di Sant'Elpidio a mare vollero in questo marmo raffigurare le sembianze ed incisi i nomi di Vittorio Emanuele II e di Giuseppe Garibaldi, di Giuseppe Mazzini e di Camillo Cavour per additare al memore affetto dei posteri gli ardimenti generosi e le eroiche imprese, l'apostolato civile e la sapienza politica onde agli Italiani fu restituita la Patria". Nonostante la posizione strategica, le caratteristiche costruttive (forma quadrangolare con larghezza dei lati costante, ingresso posizionato a livello del terreno e rampa di ascesa) non è stata costruita a scopo difensivo. Svariate sono dunque i dubbi sul suo scopo. Ci si accorgerà subito della presenza di vari misteriosi simboli, che hanno creato tante riflessioni da parte di studiosi ed esoteristi. Per esempio, tracciando le diagonali passanti per il centro della pianta si disegna una virtuale croce di Malta, e la grande croce gemmata in pietra bianca inserita nella facciata alludono chiaramente al legame con l’ordine Gerosolimitano. La scala, che dal piano terra conduce alla battagliera, è composta da un arco rampante che originariamente non prevedeva piani e che saliva permettendo soltanto di guardare verso l’alto, in una sorta di ascesa mistica verso Dio. Anche le scarse feritoie servivano allo scopo di illuminare le rampe dall’alto, facilitando la salita ma rendendo difficile la discesa, in quanto la luce in questo caso proviene da dietro. Sembra quindi abbastanza chiaro che nonostante la torre nel corso dei secoli sia stata utilizzata per gli avvistamenti ed il controllo del Mediterraneo, sia nata con lo scopo più elevato di condurre l’uomo ad una esperienza spirituale volta verso l’alto. Tutto quello che è stato qui descritto non poteva essere casuale nel Medioevo e tanto meno nell’ambiente dei Cavalieri di Malta, sempre ricco di implicazioni simboliche. La Torre Gerosolimitana fu costruita senza osservare in alcun modo i canoni funzionali ( a parte la rampa) delle torri fortificate del tempo, per le quali l’organizzazione spaziale era volta esclusivamente all’utilità. Altri link suggeriti: https://fondoambiente.it/luoghi/torre-gerosolimitana-sant-elpidio-a-mare-89011, https://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Cultura/Catalogo-beni-culturali/RicercaCatalogoBeni/ids/66463, https://www.facebook.com/watch/?v=394337491582516 (video), https://www.youtube.com/watch?v=UF3oUtQFLt4&t=16s (video di Luigi Manfredi)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Elpidio_a_Mare#Torre_gerosolimitana, https://marchetravelling.com/la-torre-gerosolimitana-di-santelpidio-a-mare/, https://www.iluoghidelsilenzio.it/torre-gerosolimitana-santelpidio-a-mare-fm/

Foto: la prima è presa da https://marchetravelling.com/la-torre-gerosolimitana-di-santelpidio-a-mare/, la seconda è presa da https://fondoambiente.it/luoghi/torre-gerosolimitana-sant-elpidio-a-mare-89011

mercoledì 24 maggio 2023

Il castello di mercoledì 24 maggio



PESCO SANNITA (BN) - Castello di Monteleone

Monteleone è oggi una frazione di Pesco Sannita. In realtà la storia narra che inizialmente, fino al momento della sua unione al feudo di Pescolamazza sotto Antonia d’Aquino, ebbe vita autonoma. La sua nascita risale probabilmente al periodo della dominazione sveva. Secondo antichi documenti, il castello avrebbe dovuto essere annesso al territorio beneventano per renderne più sicuri i confini. Ma già nel 1269 era entrato a far parte del regno angioino. Probabilmente abitato a quel tempo da non più di venti famiglie, dopo alcuni passaggi di proprietà, Monteleone ritornò al suo legittimo proprietario, Alferio. In epoca angioina vi sono scarse notizie. Dopo circa due secoli, durante i quali Monteleone si spopolò completamente, se ne ritrovano tracce nella seconda metà del Quattrocento, quando lo acquistò Marcantonio Calenda la cui famiglia ne rimase proprietaria fino al 1616, anno in cui fu rilevato da Giovan Geronimo Nani, nobile savonese. Nella prima metà del Seicento il feudo, con tutte le sue pertinenze, passò nelle mani di Giovanni de Brier, il cui nipote, Giacomo II, lo vendette a Girolamo d’Aquino. Cosicché, morti Francesco e Girolamo d’Aquino, Monteleone si trovò, come già detto, unito a Pescolamazza sotto la nipote Antonia, loro erede universale. del castello non rimangono oggi che le rovine di una torre,costruita in pietra locale lavorata, e alcuni ruderi delle mura, coperti da una fitta vegetazione. La torre, a pianta rettangolare, presenta al suo interno volte a botte con costoloni in pietra. Altri video per approfondimento:https://www.youtube.com/watch?v=FFu2yeHCRdw (video di Giuseppe Quattropani), https://www.youtube.com/watch?v=zbRP4n271YE&t=2s (video con drone di Raffaele Pilla), https://beneventoturismo.altervista.org/pesco-sannita/?doing_wp_cron=1684929274.7344648838043212890625

Fonti: https://fondoambiente.it/luoghi/rocca-di-monteleone?ldc, http://www.pescosannitaturismo.it/dettagli.aspx?c=17&sc=18&id=34&tbl=contenuti, testo sul cartello turistico comunale

Foto: la prima è di Raffaele Ciminera su https://lh3.googleusercontent.com/p/AF1QipPc1R0WBifZ7VgHArN2nFAyINWpm8OEfm6dBhy5=s680-w680-h510, la seconda è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Campania/benevento/monteleon01.jpg

martedì 23 maggio 2023

Il castello di martedì 23 maggio


GANGI (PA) - Castello dei Ventimiglia

Sorse sul monte Marone fra la fine del XIII e i primi decenni del XIV secolo ad opera di Enrico Ventimiglia e venne completato probabilmente dal nipote Francesco I Ventimiglia, conte di Geraci e signore di Gangi. Il castello non fu dimora abituale per i Ventimiglia, che preferirono quello di Geraci e quello di Castelbuono. L'edificio, molto simile a quello di Castelbuono, appartenne alla famiglia Ventimiglia sino al 1625, anno in cui passò in possesso della famiglia Graffeo e qualche anno dopo alla famiglia Valguarnera. Nel corso del Seicento, l'antico maniero subì numerose trasformazioni, tali da renderlo più un palazzo che un castello. Sede dei Principi di Gangi, venne abitato dai Graffeo e saltuariamente dai Valguarnera in periodo estivo, sino a metà Settecento. Successivamente l'edificio rimase in stato di abbandono e venne utilizzato come carcere e poi come scuola (tra gli anni ’60 e la prima metà degli anni ’80), finché non venne acquistato dalla famiglia Milletarì, che tuttora lo utilizza come abitazione privata: parte dell'antico castello è anche proprietà della famiglia Ventimiglia di Monteforte, discendenti dall'antico casato madonita. L'edificio, sito nell'alto di una cresta che da più di 1000 m di quota sovrasta l'abitato e domina le due valli del torrente Rainò. Il castello, o meglio, l'ala che ne rimane presenta fondamentalmente invariato il suo impianto trecentesco, ma la stessa cosa non può dirsi della facciata che, volta a sud-ovest sulla piazza Valguarnera, si eleva con due piani. L'ampio fronte contenuto fra due torri, apparentemente di epoche differenti, è scandito da due ordini di aperture, con robusto portale bugnato a piano terra, a sua volta sormontato dall'unico balcone del prospetto): l'impianto della facciata, così come lo scalone interno che conduce ai piani superiori, furono opera della famiglia Graffeo a metà del Seicento. Il piano nobile presenta una lunga fila di balconi con ringhiere in ferro battuto. Il versante nord dell’edificio s’affaccia a strapiombo su Viale delle Rimembranze. Nel 1931 per far posto all’acquedotto comunale venne abbattuta l’ala sinistra del Castello, mentre l’ala destra, antica cappella dell'edificio, anch’essa restaurata, è divenuta nel tempo la Chiesa del monte con annesso convento dei Frati minori. Altri link di approfondimento: https://salvatorefarinella.jimdofree.com/palazzi-ville-architetture-civili-e-difensive/castello-ventimigliano-2/, https://www.comune.gangi.pa.it/video/gangi-i-borghi-siciliani-piu-belli-ditalia/ (video), https://www.youtube.com/watch?v=hR82N6R-h6c&t=38s (video di Vaghi per il Mondo)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Gangi, https://www.comune.gangi.pa.it/turismo/il-castello/, https://www.siciliafan.it/castello-di-gangi/, https://www.vivasicilia.com/castello-di-gangi/

Foto: la prima è di trolvag su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Gangi#/media/File:90024_Gangi_PA,_Italy_-_panoramio_(13).jpg, la seconda è presa da https://www.lasiciliainrete.it/directory-tangibili/listing/castello-di-gangi/

Il castello di lunedì 22 maggio



MONTERONI D'ARBIA (SI) - Castello di Grotti

Il Castello di Grotti si trova a pochi chilometri da Siena, in località Ville di Corsano. La zona dove sorge era già abitata fin dal tempo degli etruschi, come testimonia l’adiacente necropoli, scavata e studiata già negli anni settanta, ma che ancora oggi non finisce di restituirci reperti di notevole importanza e pregio; non ultimo un rarissimo elmo militare etrusco recentemente esposto al pubblico e da poco restaurato. Accanto al castello sorgeva anche il borgo di Grotti, conosciuto alle cronache fin dal 1212 e dagli studiosi di storia senese per essere il luogo di provenienza di un abile e benestante prestatore che fece le sue fortune negli anni 1221-1257: Orlandino di Azzo da Grotti. Questo uomo di affari svolgeva una incessante e frenetica attività, motivo per la quale negli archivi di Siena si sono conservati centinaia di contratti di compravendita, ma anche di prestiti di denaro ed obbligazioni, permute eccetera. Ma il personaggio più famoso di Grotti, che qui ebbe i natali agli inizi del XIII secolo, fu senza dubbio il Beato Franco Lippi, nato da Matteo Lippi e Calidonia Danielli o Dainelli, famiglie i cui cognomi sono rimasti radicati in questa zona fino al secolo scorso. La comunità di Grotti era già un “Comunello oltre le Masse di Siena” (assieme alla vicina Palmolaia). Nel 1274 e nel 1318 (ASS, Estimo 31 e 77) contava una ventina di case e una chiesa dipendente da quella delle Stine. La prima notizia del castello di Grotti è in una delibera senese del 1377 (ASS, Consiglio Generale). Nel documento si parla di un “Fortilitium tenute Azzolini Ughorgerii” e si diffida il medesimo castellano ad accogliere gli “sbanditi”. Successivamente il castello deve essere stato dato in custodia militare ad altri individui, ma trent’anni dopo (1409) la struttura ritornò sotto la famiglia Ugurgeri, tramite l’assegnazione ad Ugo di Azzolino Ugurgeri. Nel 1436, forse per la morte del castellano e poiché lo stesso ne era in qualche modo divenuto proprietario, sua figlia Maddalena Ugurgeri ne affittò la metà. Nel 1453 la proprietà del Castello fu divisa a metà tra Azolino di Guido Ugurgeri e Salvestro di Barboccio de’ Marzi e così anche nel 1465. Allo stesso modo deve essere stato nel 1481 quando (ASS, Lira) metà del castello venne denunciato come possesso dai sei figli del fu Salvatore de’ Marzi. La continuità del possesso (seppure in parte) di questo fortilizio da parte della famiglia dei Marzi, fece sì che in alcuni documenti (vedi balìa del 1485) questo castello veniva denominato “Grotti de’ Marzi”. Ma sebbene non sia stata trovata in quest’anno la prova che l’altra metà del castello fosse ancora degli Ugurgieri, si è propensi a crederlo in quanto nel 1501 (ASS, Balìa), una commissione provvedeva a vendere ad Ugo di Azzolino Ugurgieri cento staia di bosco appartenuto alla comunità di Grotti. Nel 1524 (Lira 267, Terzo di Città 96) risultavano avere in questa località alcuni possedimenti, diverse famiglie nobili senesi tra cui quattro poderi gli eredi di Girolamo Ugurgieri, un podere gli eredi di Salvestro dei Marzi e uno gli eredi di Francesco Capacci. Nel 1524 i Marzi vendettero definitivamente tutti i beni che avevano in corte di Grotti agli Ugurgieri per la somma di 3850 fiorini. Il prezzo fu stabilito da Fabio Petrucci, signore della città di Siena. La cosa curiosa è che i discendenti di Azzo Ugurgieri venivano spesso e indifferentemente nominati come “Azzolini” ed il castello era ancora loro nel 1554, al tempo della “guerra di Siena”, come ci ricorda un episodio della cronaca del Sozzini del 10 settembre 1554: “Il di detto, gl’Imperiali con mille fanti e 100 cavalli, e con un pezzo di artiglieria, andorno al palazzo delle Stine di casa Fantoni, e lo presero a patti, e vi messero la guardia; andorno al palazzo di Grotti degli Azzolini: quelli che erano dentro s’arresero senza patti, e furono fatti prigioni". Nel 1663 gli Ugurgieri erano ancora a Grotti ed anche nel 1676, ma nel 1687 il fortilizio e tutte le proprietà circostanti passarono alla famiglia Ballati, che poi diventò in seguito Ballati-Nerli. Nel 1692 il signor Ballati Capitano aveva sotto di se, oltre al Castello, anche i poderi di Casafranchi, Pozzarello, Parmoraia, Grotti, Pulcianese, Stine Alte, Stine Basse, Giuncheto, Madonna, Noceto. Il capostipite della famiglia Ballati-Nerli fu tale Orazio Ballati che, nella prima metà del 1600 ereditò dallo zio materno, tale Francesco Nerli, i suoi beni a patto che si fregiasse del doppio cognome Ballati-Nerli. Francesco Nerli era infatti l’ultimo maschio del ramo senese dei Nerli e non ebbe eredi, mentre l’altro ramo, quello fiorentino, continuò la stirpe. Per Grotti a noi interessa la progenie di Orazio Ballati-Nerli, perché fu lui che diventò il proprietario del castello ed i suoi eredi lo mantennnero per altri tre secoli. Figlio primogenito di Giovanni Ballati, Orazio, che ereditò anche il titolo nobiliare di “Marchese”, ebbe altri tre fratelli maschi, di cui uno (Scipione) fu anche Rettore dell’Ospedale Santa Maria della Scala di Siena negli anni 1667-1678. Lo stemma dei Ballati, “d’azzurro alla banda d’oro, accompagnata nel capo da una stella a sei/otto punte dello stesso” si andò così ad unire a quello dei Nerli (“ Palato di sei pezzi d’argento e di rosso, alla fascia diminuita attraversante d’oro”). Nel 1787 Grotti e tutti i poderi sopra descritti erano ancora della famiglia Ballati Nerli e solo nel secolo successivo passarono ai Piccolomini. La struttura possente dell'edificio è a metà tra il fortilizio e il palazzo nobiliare con una pianta a U, fu tramutata nel secolo XIX ad uso di casa di campagna dei Marchesi Ballati – Nerli, ed arricchita inoltre con viali alberati e giardini. Il castello è dotato di due torri medievali e di una base a scarpa. Oggi è circondato da un ampio parco suddiviso in giardino all’italiana con numerose siepi di bosso e un articolato parco all’inglese, che nell’inverno del 2006 sono stati oggetto di restauro grazie ad un parziale contributo della Regione Toscana. Dal 1997 una parte del castello è sede della Fondazione Sergio Vacchi e vi si espongono i lavori dell'artista. Ecco un video con riprese aeree del castello: https://www.facebook.com/watch/?v=1144960602914377

Fonti: testo di Augusto Codogno su https://www.ilcittadinoonline.it/cronache-dal-medioevo/grotti-la-storia-un-castello-senese/, https://www.italyformovies.it/location/detail/18651, https://fondazionevacchi.it/fondazione/il-castello/

Foto: la prima è del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini, la seconda è di LigaDue su http://casavacanze.poderesantapia.com/walk/cretesenesi/castelliepaesaggisenesi.htm