SANTI COSMA E DAMIANO (LT) - Torre in frazione Ventosa
Nell'Alto Medioevo, nell'anno 830, Ventosa entrò nella storia: allora apparteneva al territorio di Gaeta, città bizantina, e nei verbali di un processo per una controversia su alcuni beni ecclesiastici apparve tra i giudici tale Siceramit de Ventosa. Ventosa doveva già essere un villaggio dove avevano trovato rifugio dalle invasioni barbariche gli abitanti della pianura. L'ubicazione del borgo fece sì che Ventosa divenisse parte della disposizione del locale sistema difensivo contro i Saraceni: le sue due torri, infatti, di cui ne resta una, servivano ad allarmare l'entroterra cassinate quando i Saraceni approdavano al Garigliano, fiume presso cui era presente una loro colonia. Ventosa fu anche eremo distaccato di Montecassino, aspetto non di poco conto nel governo del territorio, ai confini fra il ducato di Gaeta e la Terra di San Benedetto; è infatti depositato presso l'abbazia un documento di compravendita risalente al 980. Nel 1064 i Normanni conquistarono Gaeta e nel 1078 Giordano, principe normanno di Capua, donò la contea di Suio all'abbazia di Montecassino, guidata dall'abate Desiderio. Il controllo della foce del Garigliano, attraverso l'acquisizione della contea, era di importanza strategica per il monastero cassinese perché questa era un diretto sbocco verso il mare. Ventosa era uno dei casali più cospicui della contea di Suio; entrando a far parte della Terra di San Benedetto il villaggio crebbe, fra XI e XII secolo. Del XII secolo è il simbolo stesso della località, la torre da cui si domina sia la piana del Garigliano sia parte dell'entroterra. Nel XV secolo, visse a Ventosa la giovane Aurimpia, ispiratrice del poeta in lingua latina Elisio Calenzio, umanista che l'amava corrisposto. Nel giorno di Pasqua del 1799, durante la napoleonica Repubblica Partenopea, la popolazione di Castelforte in particolare, ma anche degli adiacenti Santi Cosma e Damiano e Ventosa, dovette difendersi dall'incursione punitiva francese contro le comunità che sostenevano le truppe comandate dall'itrano Michele Pezza, detto Fra Diavolo, fedele al Re borbonico Ferdinando. Si racconta che i Ventosari si difesero casa per casa, a colpi di pietre, dall'avanzare delle truppe. La torre è alta 24 metri (5 in meno rispetto al passato) ed è costruita in pietra calcarea. Vi si accedeva attraverso una finestra posta a 7,20 metri, sul lato est (in passato presumibilmente veniva raggiunta con l’ausilio di una scala a pioli), attraverso tali feritoie infatti veniva anche assicurata la luce all’interno. La torre non era protetta da mura perché aveva principalmente lo scopo di controllare la Zona Nord e quindi eventuali pericoli provenienti da Coreno, Cardito ed Aurito. La torre svettante sulla collina era in stretto rapporto con quella di Castelforte (vedere https://castelliere.blogspot.com/2026/10/il-castello-di-martedi-13-ottobre.html), entrambe fatte costruire probabilmente dai Conti dell’Aquila, nobili di origine normanna, per controllare, assieme alla Torre di Suio, la Piana del Garigliano, mentre la Torre di Minturno e quelle costiere garantivano il controllo del mare. La torre ha costituito per lungo tempo una risorsa idrica fondamentale per il paese: al suo interno è stata ricavata una cisterna alimentata dall'acqua piovana che scendeva da un pluviale in tegole. Ecco un video in cui si vede dall'alto :https://www.youtube.com/watch?v=ShX3GbGZhfE (di Giovanni Mattei, dal minuto 3:07)
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Ventosa_(Santi_Cosma_e_Damiano), https://www.comune.santicosmaedamiano.lt.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/torre-ventosa-50116-1-664ac1e2955fa5a191664544a503fbc5,
Foto: entrambe scattae da me durante la mia visita sul posto ad inizio agosto 2026



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