sabato 8 agosto 2020

Il castello di sabato 8 agosto



OGLIANICO (TO) - Torre-porta e Ricetto

Le prime notizie certe risalgono al secolo XII e precisamente al 1110, quando l'imperatore Enrico IV, nel confermare numerosi feudi ai suoi fratelli, Guido e Ottone, conti del Canavese, nominò anche Oglianico. Per tutto il Medioevo, le sorti di Oglianico furono legate a quelle del vicino borgo di Rivarolo, sede di castellania sabauda dalla quale dipendeva; mentre Favria, confinante, soggiaceva all'influenza dei Marchesi di Monferrato. Le contese fra i signori canavesani, i Conti di Valperga e di San Martino, per il possesso del territorio, rispecchiavano le antiche lotte tra guelfi e ghibellini. Il borgo di Oglianico si trovava in strategica posizione di transito e di confine, causa di continue guerre. La necessità di difendere la popolazione, raccolti e bestiame, indusse gli abitanti di Oglianico a costruire uno dei più importanti ricetti del Canavese protetto da una imponente torre-porta, tipico esempio di torre medioevale a tre lati, con il quarto lato aperto verso l'interno. È una torre tanto ben conservata e significativa dal punto di vista architettonico da essere fedelmente riprodotta da Alfredo D'Andrade nel Borgo Medioevale del Valentino a Torino, in occasione dell'Esposizione Generale Italiana del 1884. Il legame e la fedeltà dimostrata da Oglianico nei confronti della signoria sabauda trovarono riconoscimento nel diritto a legiferare in forma autonoma. Risalgono al 1352 i primi statuti - Statuta Comunitatis et Hominum Loci Oglianici- poi confermati da Ibleto di Challant, Capitano generale del Piemonte, nel 1372. Da allora, la storia di Oglianico seguì le sorti della dinastia sabauda e dei suoi feudatari fino alla conquista della piena autonomia comunale. Costruito dopo la prima metà del 1300, comunque dopo il 1329, per ricoverare gli abitanti e i loro beni in caso di scorrerie e saccheggi, il ricetto in tempo di pace fungeva da deposito di derrate alimentari.Edificato con ciottoli di fiume e alcuni laterizi di recupero d’epoca romana, su una superficie “intra muros” di 4900 mq, esso è di forma quasi quadrata di circa m 70 di lato. Tuttora composto da 62 cellule edilizie raggruppate in otto isole, circondato da un muro di cinta in cui si apre l’imponente torre-porta. L’impianto viario è formato da una via principale in asse con la torre-porta e un anello interno; al centro due isole rettangolari a doppia fila di cellule e sei isole esterne a unica fila di cellule. La dimensione delle strade doveva essere tale da permettere la possibilità del passaggio agevole di due carri in senso opposto. Nell’organizzazione del ricetto non è presente la piazza, ma esistevano solamente slarghi per la ricezione e lo smistamento del traffico interno e in caso di bisogno di raccolta degli animali. Il ricetto era circondata da un fossato alimentato dal rio Levesa che scorre esternamente alla cinta lungo il lato opposto a quello di ingresso. Dai documenti si sa che ancora nel XVII secolo la struttura aveva funzione difensiva. Il ricetto è molto ben conservato, ad eccezione della cortina difensiva, della quale permangono ruderi sui fronti sud ed est, composti di muratura in ciottoli, di fattura grezza databile alla metà del XIV secolo. E' pressochè integro nel suo impianto urbanistico mentre è stato sensibilmente rimaneggiato e alterato nella tipologia edilizia delle cellule quasi tutte trasformate per usi abitativi. La Torre-porta ha struttura in pietrame di piccole dimensioni e parte in ciottoli con integrazioni posteriori in laterizio nel portale e nel campaniletto triangolare posto nell’angolo sud-ovest. Di forma parallelepipeda, misura m 6,65 x 5,30, è aperta verso l’interno e suddivisa da impalcature di legno in quattro piani alti ciascuno circa m 4, cui si accede mediante scale mobili. La torre-porta aveva un passo carraio ed una postierla di cui vi sono rimaste solo tracce. Era dotata di ponte levatoio manovrabile dai bolzoni, di cui sono visibili all’interno le mensole. Dell’antico assetto edilizio interno permangono l’impianto viario interno, con strade che avevano una larghezza tale da permettere il passaggio di due carri, e quattro edifici sul lato nord: cellule a due piani con una larga e bassa apertura ad arco a piano terra; l’accesso al piano superiore avveniva per mezzo di scale esterne, in molti casi erano presenti lobbie o balconi in legno. Oggi le isole esterne sono state ingrandite ed hanno inglobato le cortine e l’antica via di lizza (che circondava la cinta muraria). La torre-porta del ricetto, di proprietà comunale, cessata la sua funzione difensiva, assunse il ruolo di torre civica e di richiamo per la popolazione, ebbe funzione di torre campanaria e di orologio sino alla costruzione del nuovo campanile dove nel 1928 furono trasferite le campane. L’orologio pubblico rimase nella torre sino al 1942 quando fu smantellato nel corso di un intervento di restauro e di consolidamento.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Oglianico, http://archeocarta.org/oglianico-to-ricetto-torre-porta/, https://www.comune.oglianico.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/complesso-del-ricetto-torre-e-cappella-6399-1-22ecf167374c560584dfe5466430c74d

Foto: la prima è di gianca su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/42012/view, la seconda è presa da https://www.comune.oglianico.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/complesso-del-ricetto-torre-e-cappella-6399-1-22ecf167374c560584dfe5466430c74d

venerdì 7 agosto 2020

Il castello di venerdì 7 agosto



MONTOPOLI IN VAL D'ARNO (PI) - Torre Giulia in frazione San Romano

La Torre Giulia fu edificata nel 1391 da Giovanni Acuto su di un sistema difensivo preesistente, attestato almeno a partire dal 1313, quando si ha notizia della devastazione di una torre a San Romano per opera dei ghibellini. Fu poi ristrutturata nel 1431-32 da Neri Capponi a difesa delle incursioni di Niccolò Piccinino. Rovinata ancora dalle armate di Carlo V, fu di nuovo ricostruita nel 1536. Perduta ogni funzione bellica, successivamente la torre divenne proprietà dei Molinelli che la inglobarono in una villa, e da questi passò ai Capponi che, nel 1777, arricchirono e ampliarono l'intero complesso. Dal Capponi la Villa passò successivamente ai Guazzesi, ai Mori Ubaldini e, nel 1860 ai Ridolfi, che promossero vari lavori di abbellimento, culminati nel rialzamento della torre e nell'allestimento di una parte della proprietà della villa a parco. A giudicare da una foto d'epoca la villa aveva un severo assetto parallepipedo su base a scarpa, aperto per. sul lato verso il parco da un portico a cinque arcate, mentre la torre, addossata ad un lato della villa ma svettante sui tetti, era conclusa da una fila di merli. Nel corso dell'ultimo conflitto bellico il complesso fu minato dai tedeschi l'11 luglio 1944, sì che ne sopravvive solo qualche rudere e la parte basamentale della torre.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/San_Romano_(Pisa)#Torre_Giulia,

Foto: entrambe del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini, realizzate sul posto domenica 2 agosto

Il castello di giovedì 6 agosto



MONTJOVET (AO) - Castello di Chenal in frazione Berriaz

Sorge all'interno del sito archeologico di Chenal, che conserva numerose incisioni rupestri, pietre coppellate preistoriche e croci di probabile epoca medievale. Il castello, costruito non prima del XIII secolo, apparteneva ai signori di Montjovet. Solo più tardi, in seguito al matrimonio di Ebalo il Grande con Alexia - unica figlia dell'ultimo signore di Chenal - divenne possedimento degli Challant: in questo modo i due casati potevano così controllare i passaggi sulla strada tra Chenal ed il castello di Montjovet. Eretto strategicamente a picco sul sistema di faglie a rigetto verticale dell'"Ospizio Sottile", su di una roccia montonata "serpentinitica" e in contatto visivo col vicino castello di Saint-Germain (https://castelliere.blogspot.com/2013/11/il-castello-di-venerdi-29-novembre.html) a cui era ancillare, fu essenzialmente un posto di blocco militare durante tutto il periodo medioevale. Nel 1438 il conte Francesco di Challant vendette il castello ad Amedeo VII di Savoia. Oggi l'edificio, che si trova lungo il percorso della Via Francigena e del Cammino Balteo, è allo stato di rudere dopo secoli di abbandono. Il castello è costruito in pietra: in parte con rocce di serpentinite, pietra reperibile localmente ma poco adatta alla messa in opera per la scarsa resistenza e la facilità di sfaldatura e di rottura sotto carico, in parte con granito del Monte Bianco, ottimo materiale da costruzione che venne ricavato dai massi erratici trasportati dal ghiacciaio balteo, particolarmente usato per le strutture portanti come gli angoli o gli archi d'ingresso in forma naturale o appena sbozzata. Ciò che resta dell'edificio ha una pianta essenzialmente quadrangolare con delle mura esterne danneggiate. La parte più importante del complesso è costituita dai resti di una torre quadrata di sei metri per lato che aveva le funzioni di torre d'avvistamento sulla depressione sottostante il castello che ospitava la principale via di collegamento della zona. Entro le mura si conservano anche i resti di alcuni fabbricati di servizio. Altri link suggeriti: https://www.icastelli.it/it/valle-daosta/aosta/montjovet/castello-di-chenal, https://www.inalto.org/it/relazioni/escursionismo/castello_di_chenal, https://www.youtube.com/watch?time_continue=6&v=DTDfIAspAf4&feature=emb_logo (video di FortediBard), https://www.youtube.com/watch?v=9Emk_5CUILc (video di Simona Cochi)

Fonti: https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/montjovet/castello-di-chenal/998,https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Chenal

Foto: la prima è di Patafisik ed Elena Tartaglione su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Castello_di_Chenal_DSCN7145.JPG, la seconda è di Massimo Martini su https://www.inalto.org/it/schede/beni_culturali/castello_di_chenal

mercoledì 5 agosto 2020

Il castello di mercoledì 5 agosto




PROCENO (VT) - Castello

Nella Tuscia, sulla via Francigena, sorge il Castello o Rocca di Proceno, un articolato sistema di fortificazioni creato nel XII secolo a scopo di difesa. E' una fortezza a base pentagonale che comprende una torre principale e due torrette secondarie interconnesse da cammini di ronda e da un ponte levatoio, uno dei 19 ancora funzionanti in Italia. Il complesso comprende un fortino che è unito al Castello da un tratto di cinta muraria del borgo. Il complesso include poi una piazzetta medioevale interna. La torre principale, a pianta quadrata, si erge sulla parte sommitale dell’antico borgo di Proceno, dominando l’intera vallata e il territorio circostante. Le sue possenti mura sorgono su uno sperone di roccia vulcanica, visibile in alcuni tratti, che scende a scarpata per diversi metri. Dalla merlatura sommitale, il visitatore gode di una vista a 360 gradi. Tipico esempio di fortezza dell’Alto Medioevo – difficilmente visibile altrove – pur non avendo un aspetto di grandiosa imponenza, il Castello di Proceno ha dimostrato più volte la sua efficienza difensiva. L’inizio della sua costruzione é datato al 997 e nel 1147 vi si fermò Adriano IV. Nell'alto Medioevo Proceno fece parte del Marchesato di Toscana (secolo X) e fu ereditato dalla Chiesa dopo la morte di Matilde di Canossa nel 1115. Assoggettato al Comune di Siena alla fine del secolo XIV, appartenne poi agli Sforza e ai Cecchini, cui appartiene tuttora il monumentale Castello. Che la Rocca fosse difficilmente espugnabile fu provato ad esempio dalla strenua resistenza con cui si oppose alle truppe pontificie di Papa Eugenio IV (1431-1447) che, formidabili di numero e di armamenti, riuscirono ad aver ragione di Proceno solo dopo un lunghissimo assedio e, forse, unicamente per il tradimento del capitano mercenario Bernardo d’Utri, passato al soldo dello Stato della Chiesa. Il complesso è formato da diversi organismi architettonici, dominati dalla Rocca vera e propria, a cui fanno capo il giardino pensile e altri edifici, incluso quello principale che oggi ospita la casa padronale, collegati tra loro quasi a formare un unico borgo antico. Oggi al Castello di Proceno è attivo un servizio di albergo diffuso in dimore d’epoca (https://www.castellodiproceno.it/), sono offerti servizi di ristorazione, degustazione di prodotti tipici della Tuscia e vengono ospitati eventi musicali e culturali. Altri link suggeriti: https://www.tusciaup.com/visita-al-castello-di-proceno-ad-accoglierci-donna-pucci/113166, https://www.youtube.com/watch?v=W7xYt726V1o (video di culturalazio), https://www.youtube.com/watch?v=g4CXgasQ6pI (video de ilMovimentoLento), https://www.youtube.com/watch?v=6ApMUq0eSec (video di Eats&Travels), https://www.comune.proceno.vt.it/index.php?T1=5

Fonti: http://www.tusciawelcome.it/it/news/proceno-castello-di-proceno_69.htm, http://www.retedimorestorichelazio.it/dimora/vt/proceno/castello-di-proceno/, https://it.wikipedia.org/wiki/Proceno

Foto: tutte del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini

martedì 4 agosto 2020

Il castello di martedì 4 agosto




PONTEDERA (PI) - Villa Torrigiani Malaspina in frazione Montecastello

Montecastello sorge su una delle colline circostanti Pontedera a 132 m s.l.m. Il piccolo borgo di 500 abitanti ha una posizione strategica perché dominava la cittadina pontederese, da cui dista circa 5 km. Il suo castello, di pianta circolare, fu venduto nel 1119 al vescovo di Lucca dall'abate del monastero di Serena. Nel corso dei secoli fu più volte distrutto e ricostruito, diventando tra il 1500 e il 1600 un comune rurale autonomo in cui molte nobili famiglie fiorentine e pisane avevano possedimenti. L'antico edificio che oggi è chiamato Villa Torrigiani Malaspina, inizialmente era di proprietà della famiglia Galletti, di origine pisana, edificata inglobando parte delle antiche strutture difensive ormai dismesse dopo la caduta di Pisa. Nel XVII secolo, venne acquisita da Franceschi, marito di Antonia Galletti; nel XIX secolo, dopo il matrimonio tra Vittoria di Lelio Franceschi con il Marchese Torquato Malaspina, divenne una proprietà della famiglia Torrigiani-Malaspina assumendo la denominazione definitiva. In precedenza la villa-castello era stata residenza delle famiglie fiorentine dei Tornaquinci, discendenti dei Medici, e dei Franceschi. Parte integrante della struttura difensiva del borgo medievale di Montecastello, ha subito innumerevoli modifiche nel corso dei secoli diventando residenza nobiliare e centro di un'ampia tenuta. Le stanze sono caratterizzate da un pavimento settecentesco lavorato a terrazzo veneziano. L'edificio comprende una cappella privata, affrescata a trompe-l’œil, e un'elegante chiostra munita di pozzo, frequentemente utilizzata per banchetti e feste. La Villa Torrigiani Malaspina è sede dal 1993 del prestigioso Festival internazionale "Sete Sòis Sete Luas", presieduto dal Premio Nobel José Saramago: vi si sono esibiti famosi artisti quali Teresa Salgueiro, Avion Travel, Antonella Ruggiero, Eugenio Finardi, Rodrigo Leão, Cristina Branco, Ottavia Piccolo, Pamela Villoresi, Laura Morante.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montecastello_(Pontedera), https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Torrigiani_Malaspina, http://www.comune.pontedera.pi.it:8080/comune.pontedera.pi.it/cultura/chiese-e-palazzi-storici/villa-torrigiani-malaspina/, http://smartarc.blogspot.com/2012/07/montecastello-pi.html

Foto: la prima è presa da https://www.montepisano.travel/poi/villa-torrigiani-malaspina/, le altre due sono del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini, realizzate sul posto domenica scorsa 2 agosto

Il castello di lunedì 3 agosto



BOVA (RC) - Castello normanno

Dal IX secolo Bova era continuamente assediata dai Saraceni: i pirati, provenienti dalla Sicilia, erano giunti intorno all'anno 829 dall'Africa e dalla Spagna, approdavano a Capo Spartivento e spesso, per avversità atmosferiche, erano costretti a fermarsi; non trovando alcuna resistenza saccheggiavano e devastavano il territorio di Bova. Uno dei più disastrosi assalti saraceni fu quello 953, anno in cui Bova subì per ordine diretto dell'Emiro di Sicilia Hassan Ibu-Alì l'attacco di sorpresa e la strage di molti abitanti, mentre i più furono mandati schiavi in Africa. E ancora nel 1075 gli Arabi, sbarcando alla marina di Bruzzano, occuparono parte della Calabria ed anche Bova fu sottoposta a stretto assedio. In città si accedeva attraverso due porte turrite, porta Ajo Marini e l'altra ubicata nei pressi della cattedrale. L'acropoli della città di Bova era costituita dall'antica cattedrale, il Palazzo Vescovile e le case delle famiglie più ricche e nobili, fuori le mura esistevano i due borghi: Borgo di Rao e Borgo Sant'Antonio, con tre torri difensive poste una di seguito all'altra, di una sola delle quali, oggi restano i ruderi. Con la dominazione normanna Bova entrò nel periodo feudale. All'età laico-normanna seguì il feudalesimo ecclesiastico-svevo e Bova fu infeudata all'Arcivescovo di Reggio, che la tenne con il titolo di Conte fino al 1806, anno dell'eversione della feudalità. Bova fu antichissima sede vescovile: il primo vescovo sarebbe stato ordinato nel I secolo da Santo Stefano di Nicea, vescovo di Reggio, e seguì il rito greco introdotto in Calabria dai monaci basiliani fino al 1572, anno in cui l'arcivescovo Cipriota Stauriano impose il rito latino. Nel 1577 una tremenda pestilenza colpì il paese: era approdato alla marina un naviglio carico di merci e una donna acquistò dei drappi preziosi, che espose alla finestra per la festa del Corpus Domini, ma che purtroppo erano tessuti infetti da peste. A causa del caldo, il morbo si diffuse e colpì molti cittadini, la notizia dell'epidemia si sparse subito nei paesi vicini e Bova fu isolata, il commercio di ogni genere fermo; tale isolamento originò anche una forte carestia e la morte di moltissimi abitanti. Nel corso del XVI secolo si ebbe un risveglio dell'attività predatrice dei turchi contro l'Italia meridionale e ne derivò la necessità di apprestarsi alla difesa; fu infatti realizzata una linea di torri di guardia lungo tutto il litorale calabrese; nel territorio costiero di Bova esisteva già a quel tempo la Torre di "San Giovanni d'Avalos" posta sul Capo Crisafi, furono quindi costruite Torre Vivo, completamente smantellata nel 1700, e Torre Varata. Si ha notizia di molte incursioni turchesche nel territorio di Bova, nel 1572 alla marina di Bova si erano rifugiate due tartane cristiane per sfuggire all'inseguimento di un naviglio turco, l'equipaggio chiese aiuto ai bovesi e il governatore della città, alla guida di un numeroso stuolo di cittadini, scese alla marina. La battaglia durò molte ore e i turchi rimasero uccisi sulla spiaggia ed il piccolo esercito bovese riuscì a mettere in fuga le loro navi. Il terremoto del 1783 provocò a Bova notevoli danni valutati per cinquantamila ducati. Nel gennaio 1799 nacque la Repubblica napoletana, ma non tutto lo stato napoletano ne fece parte, infatti l'estrema provincia di Reggio, Bova compresa, rimase sotto il governo dei Borboni. Nel febbraio 1799 il cardinale Ruffo sbarcò in Calabria alla riconquista del regno e fu agevole in tale zona l'organizzazione delle bande che accorrevano ai suoi ordini. Uno dei primi paesi che rispose al suo appello fu Bova, dove si costituì una grossa banda di Sanfedisti che mosse verso Reggio incorporandosi alle truppe del cardinale. Oltre alle catastrofi naturali, Bova subì nel 1943, durante l'ultimo conflitto mondiale un grave bombardamento da parte degli angloamericani, che danneggiò notevolmente le strutture abitative; nella strage morirono ventisei cittadini bovesi. Il castello dell’antico borgo, in parte scavato nella roccia, risale al secolo XI e sorge sulla cima del Monte Rotondo, in posizione ege­mone sulla sottostante vallata. Le poche tracce che rimangono della struttura originaria non sono sufficienti per ricostruire lo sviluppo planimetrico della pianta e nemmeno per datare e riconoscere le successive fasi costruttive di tutto l’impianto. Le fonti descrivono un imponente castello fondato in epoca nor­manna e potenziato nel 1494 dagli Aragonesi, ma è probabile che le strutture esistenti siano di età Angioina. Gli ambienti ancora leggibili sono siti a quote diverse, ma è difficile comprendere la loro funzione anche per il fatto che si è avuta un’alterazione dell’orografia originale del terreno. Al piano inferiore “un salone” al quale si accedeva attraverso un “corridoio”; al piano superiore le due stanze e ancora più in alto una piccola cappella con pianta rettangolare e coperta con volta a botte e affrescata, di cui restano ancora le tracce. I muri interni hanno lo spessore di oltre 60 cm mentre quelli esterni ricavati dallo scavo della roccia, misurano 1.50 m. Tali muri, presentano delle caditoie. Al castello si addossavano le mura di cinta della città di cui faceva parte la Torre Parcopia ancora oggi esistente. La Torre, costruita nel X secolo, è posta ad ovest rispetto all’abitato e al castello e presenta una forma unicircolare con anello basamentale più ampio di diametro, in pietra e mattoni. la parte superiore invece è stata costruita con una muratura mista fatta di pietre e cotto. Nei secoli XV- XVI-XVII in seguito alle incursioni turche, il castello rappresentò un ottimo e sicuro rifugio per la popolazione. Dal castello dell’Amendolea è possibile raggiungere il castello di Bova percorrendo l’antica strada, oggi in battuto di cemento, che collegava i due centri. In alternativa, rientrati sulla SS 106, raggiungere in direzione Sud l’abitato di Bova Mirbia ed imboccare verso monte la strada che conduce a Bova Superiore. Al castello sono legate diverse leggende. Sulla cima, scavata in un macigno, è ancora visibile l’orma di un piede di donna. L’orma sarebbe appartenuta alla Contessa Matilde di Canossa, che aveva ricevuto il castello dal Pontefice Gregorio VII. Se l’orma quindi corrispondeva al piede di una fanciulla, questa avrebbe scoperto di discendere dalla Contessa di Canossa. Un’ altra leggenda parla dell’orma della “Regina”. Una Regina greca pare avesse fatto costruire il castello e se l’orma fosse coincisa con quella del piede di una giovane fanciulla, la fortunata avrebbe trovato il tesoro della regina. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=tMnrdxdUuvg (video di Memoria Immateriale), https://www.youtube.com/watch?v=THHCBnqK6bk&feature=emb_logo (video di Esplorando dietro casa), https://www.facebook.com/watch/?v=279002189982874 (video di Nino Spirlì).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Bova_(Italia), https://www.ntacalabria.it/calabria/localita/bova-castello-normanno.html, http://atlante.beniculturalicalabria.it/schede.php?id=123, https://www.e-borghi.com/it/sc/reggio%20calabria-bova/2-castelli-chiese-monumenti-musei/602/castello-normanno.html, https://italiagustus.it/attrattore/1137/castello-normanno-di-bova, https://calabriagreca.it/blog/risorse/castello-normanno/

Foto: la prima è presa da https://www.deliapress.it/bova-castello/, la seconda è presa da https://calabriagreca.it/blog/car-rentals/castello-normanno/

domenica 2 agosto 2020

Il castello di domenica 2 agosto



ALESSANO (LE) - Palazzo Ducale Gonzaga

Il Palazzo Ducale, importante centro di cultura durante il governo dei Gonzaga, è un edificio fortificato con eleganti decorazioni che ne ingentiliscono l'aspetto, situato nella piazza antica di Alessano. Fu realizzato alla fine del Quattrocento, sotto il governo dei feudatari Del Balzo (che avevano ereditato la contea da Francesco della Ratta, conte di Caserta) di cui resta memoria nella stella a sedici punte simbolo della casata. Il Palazzo passò da Antonicca del Balzo, marchesa di Specchia e Alessano, alla bellissima figlia e unica erede Isabella de Capua che sposò nel 1530 Ferrante I Gonzaga, principe di Molfetta e Vicerè di Sicilia, figlio di Isabella d'Este e Francesco III duca di Mantova. Nel XVI secolo i Gonzaga trasformarono il complesso nella propria residenza signorile. Con loro Alessano visse una vera e propria rinascita culturale, divenendo la più estesa e prestigiosa signorìa del salento meridionale e sede del vescovado. Ai Gonzaga subentrarono i Brayda, i Guarini e gli Ayerbo d'Aragona. Il palazzo subì numerosi interventi nel corso dei secoli, specialmente nei locali posti a pianterreno; conserva la sua primitiva struttura, invece, nella parte centrale del piano nobile e negli ampi e comodi scaloni ad esso accedenti. L'originaria facciata rinascimentale non è più visibile dall'esterno, perché chiusa da un edificio fatto eseguire nell'ultimo decennio del Settecento dal feudatario del tempo Nicolò Ayerbo d'Aragona, come lascia intendere una scritta incisa su una finestra: (Domus odit amat punit conservat honorabat nequitiam pacem crimina iura probos. A.D. 1794) La casa (Ayerbo d'Aragona) non sopporta la malvagità, ama la pace, punisce i reati, mantiene in vigore le leggi, onora gli onesti. Nell'anno del Signore 1794. Nei primi anni del Novecento, il palazzo fu comprato da Carlo Sangiovanni, i cui eredi ne sono ancora i proprietari. Il nucleo centrale risale alla seconda metà del XV secolo. Una maestosa scalinata in pietra leccese introduce all’ingresso del palazzo. Il fascino degli ambienti, di alto valore storico e artistico, rende questa location la cornice ideale per eventi di prestigio. Altri link suggeriti: http://www.prolocoalessano.it/sito/2018/05/24/centro-storico-alessano/,https://www.youtube.com/watch?v=vYXYvhWBzfo (video di Castello al Borgo Alessano)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Ducale_(Alessano), https://www.dimorestoricheitaliane.it/dimora/palazzo-ducale-alessano/, http://www.castelloalborgo.it/it/cenni-storici/

Foto: la prima è presa da http://www.bedandbreakfastotranto.it/salento/palazzogonzaga.html, la seconda è presa da http://www.365giorninelsalento.it/it/w/attr/343/palazzo_gonzaga_di_alessano