sabato 14 novembre 2020

Il castello di sabato 14 novembre



JOPPOLO GIANCAXIO (AG) - Castello Ducale (o Palazzo Colonna)

E' un maniero settecentesco dai tratti medievali. Voluto da Calogero Gabriele Colonna, venne ampliato e modificato nella struttura nel '800. Il castello, collocato sul fianco di una rupe, sorto sulle rovine di una più antica fortezza trecentesca chiaramontana, è posto in posizione strategica ad un’altezza di 270 metri sul livello del mare. Il maniero, di stile neogotico-mediterraneo, è stato costruito interamente con pietrame calcareo del luogo. Si deve all’architetto Francesco Paolo Palazzotto intorno al 1894 che dovette trasformare e riadattare una struttura preesistente. Costruita intorno al 1880, con blocchi di tufo arenario, la cappella è in puro stile trecentesco chiaramontano. Costituiva il luogo in cui i Colonna passando da Joppolo seguivano il sacro ufficio. Il castello si mantiene in condizioni ottime di consistenza e stabilità, anche perchè non è mai venuta a mancare la manutenzione, in quanto sempre abitato, prima dalla famiglia Colonna ed oggi dagli attuali proprietari, famiglia Camilleri. La linea di fortificazione è munita di torri coronate da rialzi in muratura eretti a intervalli regolari e sostenuti da mensole. Su tutti i lati del palazzo si aprono delle ampie finestre senza alcuna protezione lasciando intendere che la famiglia principesca, di origini romane, non concepì il castello come un'opera militare di fortificazione. L'edificio è costituito da un pianterreno comprendente: le scuderie, la casa del custode, la casa dell’amministratore, un grandioso magazzino usato nel passato come monte frumentario. Al primo piano vi sono, oltre ai servizi, tre grandi ambienti, destinati, nel passato, a camere da letto dei duchi di Cesarò, a studio privato e a camera da letto delle figlie. Al secondo piano, oltre alla grandiosa sala della torre, si notano un grande ingresso, la sala da pranzo e i servizi. Più a Nord, leggermente distaccata, esiste la grandiosa sala delle riunioni, negli ultimi tempi trasformata in sala cinematografica. La cappella, annessa allo Steri, pure di stile trecentesco-Chiaramontano, è stata costruita con blocchi duri di tufo arenario, prelevato dalle medesime cave che fornirono, in età ellenica, il materiale per la costruzione dei dorici templi della Valle Akragantina. Il portale, le finestre tutte ad arco acuto, intagliato in maniera perfetta nel vivo del tufo, creano i presupposti per definire l’opera di raro pregio dal punto di vista stilistico-architettonico-costruttivo. Anche la sottostante cripta acquista importanza storica, infatti nelle pareti longitudinali sono ricavati numerosi loculi, i quali ospitano i resti dei defunti della famiglia Colonna (ultimo ad esservi stato seppellito fu Giovanni Colonna-Duca di Cesarò, che fece parte del primo governo fascista). Il complesso monumentale del castello di Joppolo Giancaxio occupa una superficie edificata di circa duemila metri quadrati. Il primo ed il secondo piano del castello sono completamente pavimentati con quadrelle di ceramica policroma, dipinte a mano, di rara ed ottima conservazione, eseguite nel 700/800. Castello, Chiesa, Rupe ed annessi e connessi, risultano avviluppati da un ubertoso parco, ricco di piante di alto fusto (cipressi, pini, eucaliptus, fichi d’india, mimose, ficus e palme. Ecco il sito web ufficiale dedicato al castello: https://www.castelloducalecolonna.it/. Altri link suggeriti: http://www.virtualsicily.it/Storia-Joppolo%20Giancaxio-AG-222, https://www.facebook.com/CastelloDucaleColonna/videos/castello-ducale-colonna-1600-joppolo-giancaxio-agrigento/10155022278106773/ (video), https://www.youtube.com/watch?v=yX4EjkhhsjE (video di Marisa Style)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_ducale_di_Joppolo, testo di Enzo Carrubba su https://joppologiancaxio.blogspot.com/2009/06/il-castello-ducale-di-joppolo-giancaxio.html, http://sicilia.indettaglio.it/ita/comuni/ag/joppologiancaxio/turismo/turismo.html

Foto: la prima è di Paola Butticé su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_ducale_di_Joppolo#/media/File:Castello-ducale-colonna.jpg, la seconda è presa da http://www.magnaviafrancigena.it/tappa/aragona-joppolo-agrigento/

venerdì 13 novembre 2020

Il castello di venerdì 13 novembre


ACQUAVIVA PLATANI (CL) - Palazzo Ducale

I nobili De Loharia e i Castelli, di nobiltà messinese, ressero le sorti del feudo, dal 1425, quindi poi la signoria su questo territorio passò alla famiglia Spadafora imparentata già con i Castelli. Il paese fu fondato nel 1635 dal principe Francesco Spadafora nell'area del Feudo Michinese e in origine si chiamò "Aqua Vivam". Alla morte del principe nel 1677 il feudo fu venduto all'asta e acquistato dalla baronessa Francesca Abarca e Cordua. Nel 1687, alla sua morte, l'eredità passò in parte al nipote Michele Oliveri che di fatto “acquistò” da Carlo II di Spagna il prestigioso titolo di duca di Acqua Viva e la trasmissibilità ai suoi eredi del titolo stesso, ultimo dei quali fu Pietro Oliveri e Migliaccio. Con l'abolizione della feudalità in Sicilia nel 1812, e con i nuovi ordinamenti amministrativi del 1816-1817 Acqua Viva divenne comune autonomo. Nel 1680 nella richiesta di vendita del feudo avanzata al regio Giudice delegato da Caterina Spadafora, la residenza baronale venne definita col termine generico di “magazzini”. In un inventario del 1748, invece, la residenza fu definita per la prima volta “palazzo”. Tuttavia è probabile che esso esistesse, come è logico vista la presenza della signoria, anche anni prima. Al duca Francesco è attribuita la pavimentazione settecentesca del salone (la cosiddetta “quadreria”) della casa feudale, tale pavimentazione si presenta con mattonelle maiolicate al cui centro è realizzato lo stemma degli Oliveri. Il duca Francesco Oliveri ebbe anche il merito di aver istituito ad Acquaviva, nella prima metà dell'Ottocento, un teatro pubblico che chiamò “Teatro San Francesco”. Si trovava in via Beveratoio (l'odierna via Umberto I).

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Acquaviva_Platani

Foto: è presa da https://www.typicalsicily.it/sicilia/Elenco/comune-della-sicilia-acquaviva-platani/, ma non sono certo che raffiguri proprio il Palazzo Ducale, sul web non si trova nulla su questo edificio

giovedì 12 novembre 2020

Il castello di giovedì 12 novembre



VESTONE (BS) - Rocca di Nozza

La Rocca di Nozza fu edificata sopra una formazione rocciosa che crea una strettoia strategica nel passaggio verso sud, presumibilmente verso la fine del primo millennio. È citata per la prima volta nel 1198, quale luogo di detenzione di 60 nobili bresciani, fatti prigionieri da Oberto da Savallo. Nel 1362 fu distrutta da Bernabò Visconti e nel 1401 fu ricostruita da Giovanni Linelli da Castiglione e da Simone dell’Orsina, condottieri al servizio dei Visconti. Il 3 novembre 1401 l’imperatore del Sacro romano Impero Germanico, Roberto del Palatinato, concesse ad Alberghino da Fusio il feudo della media Valle Sabbia. Fra il 1410 e il 1415 la Rocca fu affidata da Pandolfo Malatesta a Galvano da Nozza per la difesa della Valle dai Visconti di Milano. Nel 1427 la Valle Sabbia giurò fedeltà a Venezia e, quando verso la fine del secolo XV, Venezia iniziò la costruzione della Rocca d’Anfo, la Rocca di Nozza perse definitivamente il suo ruolo di baluardo della Valle. Ultimo sprazzo di notorietà, la Rocca l'ebbe nel XVI secolo con i valsabbini Negroboni e il capitano Sarasino contro le milizie tedesche dell'imperatore Massimiliano. La rupe incombente della Rocca di Nozza è resa più gentile dalla chiesetta di S. Stefano protomartire, costruita probabilmente per i castellani e la guarnigione della Rocca nel XIII secolo. Insieme alla vicina cappella dedicata a S. Quirico rientrava nella giurisdizione della Pieve di S. Maria di Provaglio Val Sabbia. Apparentemente irraggiungibile come nido d'aquila, l'accesso ai ruderi della Rocca è facilitato oggi da comodi sentieri ed è meta prediletta per studiosi e amanti della natura. Altri link suggeriti: https://www.vallesabbianews.it/notizie-it/(Vestone,Valsabbia)-La-Rocca-di-Nozza-24413.html, https://www.youtube.com/watch?v=983i4UQRPaU (video con drone di Edoardo Dusina), https://www.youtube.com/watch?v=AoS-WrEHpW8 (video di Fabio Colantuono)

Fonti: https://www.vallesabbia.info/blog/product/rocca-nozza-chiesa-santo-stefano/, http://www.comune.vestone.bs.it/node/25, https://www.valsabbia.eu/vestone-valsabbia-brescia.htm

Foto: la prima è di MAURY54 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/40086/view, la seconda è presa da https://www.vallesabbia.info/blog/product/rocca-nozza-chiesa-santo-stefano/

mercoledì 11 novembre 2020

Il castello di mercoledì 11 novembre



SCANDIANO (RE) - Rocca dei Boiardo

La Rocca dei Boiardo risalente al XII secolo, domina il centro storico ed è senza dubbio un monumento di grande valore storico e culturale. Fatta costruire dalla nobile famiglia dei Da Fogliano, oggi prende il nome dalla famiglia Boiardo che l’abitò dal 1423 per 137 anni. Costruita inizialmente come luogo di difesa, dotata di cinta muraria, fossato con annesso ponte levatoio e torri di vedetta, divenne in seguito dimora rinascimentale, quando il governo di Scandiano passò nelle mani della famiglia Boiardo e fu allora che Nicolò dell’Abate vi dipinse gli affreschi del Camerino, con scene dell’Eneide, trasferiti alla fine del 1700 a Modena alla Galleria Estense. Successivamente vi abitarono i Thiene dal 1565 per 58 anni che apportarono modifiche molto significative all’edificio e lo portarono alle forme attuali, affidando il progetto a Giovan Battista Aleotti. A lui si deve l’elegante scalone che introduce al piano nobile, l’imponente facciata sud e l’ultimazione del torrione a ovest. Nei secoli XVII e XVIII i Bentivoglio prima e i marchesi d’Este di Scandiano (ramo cadetto degli Este), poi, introdussero a loro volta decorazioni di gusto barocco. Dopo i marchesi D'Este, la Rocca di Scandiano subì un periodo di abbandono e degrado prima di passare al marchese De Mari (1740-1777), per poi tornare nuovamente ai regnanti estensi. Durante il periodo della rivoluzione francese la rocca rimase di proprietà dello Stato, per essere successivamente venduta a Paolo Braglia di Scandiano che la tenne fino alla Restaurazione, quando tornò nuovamente agli estensi che la utilizzarono come sede estiva per i cadetti dell'accademia modenese. La Rocca subì un progressivo degrado fino al 1983 quando venne intrapreso il ciclo di lavori di restauro, da parte della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici dell'Emilia Romagna. Le numerose modifiche che il castello ha subito nel corso dei secoli rendono difficile la comprensione e la lettura della struttura; in essa convivono diversi stili: medioevale (torre pusterla dell'ingresso nord e archetti pensili del cortile), rinascimentale (portico del cortile) e barocco (scalone, bifore, architravate del cortile, decorazioni a stucco dell'appartamento estense). Tutta la storia di Scandiano e della sua gente si è svolta all'interno del castello: in una stanza del primo piano dell'edificio nacque il poeta Matteo Maria Boiardo; nei sotterranei era solito compiere i suoi esperimenti il grande Lazzaro Spallanzani, alloggiarono al castello il poeta Francesco Petrarca, il riformatore Giovanni Calvino e Papa Paolo III. Qui, il 10 ottobre 1796, si inneggiò alla libertà e a Napoleone e si aderì alla Repubblica Reggiana. Sempre all'interno di questo castello, l'11 marzo 1800 si svolse il plebiscito che sancì l'annessione di Scandiano al Regno di Sardegna. Uscendo dall’appartamento si attraversa un breve tratto del cortile interno e si arriva al monumentale scalone, opera dell’arch. Giovan Battista Aleotti, detto l’Argenta. A sinistra poi, si trova una porta che conduce ai sotterranei del castello, sede delle vecchie prigioni. Il cortile della Rocca presenta molti elementi architettonici che testimoniano le stratificazioni artistiche succedutesi nei secoli. La parete sud mostra ancora una colonna (dell’originario portico quattro-cinquecentesco) con il caratteristico capitello, di gusto tardo medievale, “a foglia d’acqua”. La parte ovest evidenzia (al di sotto dell’ultima cortina muraria settecentesca) diversi stili e consente di riconoscere, sotto gli archi acuti delle finestre, alcune tracce di affreschi monocromi cinquecenteschi. Il recupero dei giardini della Rocca, ultimato nel 2017, consegna ai visitatori uno spazio che non era mai stato aperto al pubblico in passato perché il complesso boiardesco era una struttura militare, ma anche in tempi recenti, dopo il passaggio in concessione al Comune, perché l’area era completamente impraticabile, piena di detriti e vegetazione spontanea. Un’area abbandonata e semicoperta da molti metri cubi di terra, nel lato sudovest della Rocca, che dopo qualche anno di lavori presenta un affascinante alternarsi di antiche mura e nuovi spazi erbosi, pendii e un terrazzamento sul fossato: nei ritrovati giardini vengono organizzate iniziative culturali, enogastronomiche e spettacolo, ed è inoltre possibile celebrare matrimoni. La sistemazione dei giardini è stata realizzata grazie a importanti risorse statali: altri finanziamenti sono attesi, sempre dal Governo, in particolare sui progetti legati alle città dell’ex-ducato estense. Le stanze al piano terra, risalenti al periodo cinquecentesco, formano il cosiddetto appartamento estense modificato nella sua veste attuale agli inizi del '700 dai Marchesi d’Este. Questo percorso si snoda attraverso le diverse sale, che traggono il nome dal motivo dominante nella decorazione. La “Sala dei Gigli”, ricca anche degli affreschi con vedute di Scandiano, di autore ignoto, la “Sala del Camino” in stile rococò e la “Sala del Drappo” dal prezioso drappo che circonda la volta del cielo sul soffitto, la “Sala dell’Alcova”, che presenta affreschi del ‘700 con scene di battaglia ed infine la “Sala delle Aquile”, situata nel corpo della torre, dove sono raffigurati i busti di Luigi, Borso, Foresto e Rinaldo d’Este. Le decorazioni di queste sale sono opera del Castellino, noto scultore modenese. Lo scalone monumentale della Rocca è stato concepito nella sua formulazione originaria da Giovan Battista Aleotti all’inizio del 1600. la scalinata a “tenaglia” è successiva di qualche anno e fu probabilmente voluta dalla famiglia Bentivoglio. Le statue in terracotta raffigurano molto probabilmente personaggi della famiglia Thiene e furono realizzate nel 1619 dallo scultore genovese Giovan Battista Pontelli. Sono quattro le statue superstiti che raffigurano, probabilmente, Marcantonio, Ottavio I, Giulio e Ottavio II Thiene. Il feudo di Scandiano, governato dal 1423 al 1565 dai conti Boiardo, si affermò tra le corti padane del XV e XVI secolo, grazie al “buon governo” dei suoi signori raggiungendo un livello elevato di vita sociale e culturale. In particolare Giulio Boiardo, proseguendo i lavori avviati dal padre Giovanni, diede inizio alla trasformazione del paese e all’abbellimento della rocca: l’edificio, da primitivo fortilizio medievale destinato alla difesa, si trasformò in sontuoso palazzo rinascimentale ornato di pitture, sculture, arredi e preziose suppellettili. Nell’ambito di questa fase di rinnovamento assunse grande rilievo la commissione a Nicolò dell’Abate di eseguire diversi cicli di affreschi, all’interno e all’esterno della Rocca stessa. Questi ultimi, posti sulle pareti del cortile d’onore, sono oggi completamente perduti. La presenza di Nicolò a Scandiano è documentata tra il 1540 e il 1543 e a questo periodo è riferibile la decorazione dei due ambienti detti “Camerino dell’Eneide” e “Sala del Convito o del Paradiso”, ubicati nell’appartamento del conte al primo piano dell’edificio. Nel 1772 le decorazioni del Camerino vennero staccate e fatte trasportare a Modena per ordine del duca Francesco III d’Este. Ignota era pure l’ubicazione della “Sala del Paradiso”, che solo studi recenti hanno identificato nella camera posta sopra la torre d’ingresso. Di questa sala sono conservati alla Galleria Estense di Modena numerosi frammenti, tutti ricavati dalla demolizione della volta e dei pennacchi sui quali si impostava la volta stessa: la parte sinistra del soffitto con il “Convito di Amore e Psiche” e le vele con i “Musicanti”. Non si ha notizia del periodo in cui questi furono staccati: probabilmente anch’essi nell’ultimo quarto del Settecento. I frammenti di pitture recentemente ritrovati, sorprendentemente affini con quelli conservati a Modena, completano l’apparato architettonico e decorativo della “Sala del Paradiso” e consentono di confermarne l’ubicazione all’interno della Rocca. Grazie all’intervento dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, si è proceduto inizialmente al completo restauro di una delle lunette, intervenendo su questa come su un “oggetto pilota” per mettere a punto una metodologia che diventasse un modello di lavoro valido per tutto il ciclo, in modo da giungere alla redazione di un progetto di recupero di tutte le lunette e dell’intera stanza. Il 20 ottobre 2007 la Rocca di Scandiano venne data in gestione all'amministrazione comunale per 50 anni. Nel maggio 2011 è stata allestita all'interno della rocca l'enoteca regionale , al fine di valorizzare i vini della zona (in particolare il Vino Spergola di Scandiano a denominazione comunale) e della regione Emilia-Romagna. Già da alcuni anni la Rocca di Scandiano ed il Castello di Arceto (http://castelliere.blogspot.com/2010/10/il-castello-del-giorno_14.html) fanno parte del circuito dei Castelli Matildici e delle Corti Reggiane. Altri link consigliati: https://www.facebook.com/visitemilia.official/videos/284492049280069/ (video), https://www.youtube.com/watch?v=yzh-mlXvr3U (video di Claudio Maria Goldoni TV), https://www.youtube.com/watch?v=q9CG04P1_zU (video di paoloslavazza)

Fonti: https://turismo.comune.re.it/it/scandiano/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/castelli-torri-campanili/rocca-dei-boiardo, https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_dei_Boiardo, http://www.terradelboiardo.it/Sezione.jsp?idSezione=464

Foto: la prima è presa da http://www.4000luoghi.re.it/luoghi/scandiano/rocca-scandiano_3.aspx, la seconda è una cartolina appartenente alla mia collezione

martedì 10 novembre 2020

Il castello di martedì 10 novembre



BUTERA (CL) - Castello di Falconara a Marina di Butera

Nel territorio di Butera, su un promontorio circondato dal verde, si erge il Castello di Falconara, l'unico tra i manieri della provincia di Caltanissetta ad affacciarsi sul mare. Risalente al XV secolo, ampliato e rafforzato nel corso del tempo, mantenne la sua funzione di vigilanza contro le incursioni dei pirati fino a tutto il XVIII secolo. La torre, nucleo originario del castello, oltre a difendere le attività di un piccolo "caricatore", faceva parte del circuito difensivo costiero dell'isola; alle torri di Falconara e Manfria, distanti tra loro circa 8 km, era infatti affidato il controllo del tratto di costa tra Licata e Torrenova (l'odierna Gela). Costruito probabilmente su di un precedente edificio normanno, è un caratteristico modello di fortezza medievale, con fossati, ponte levatoio, più ordini di mura merlate, bastioni, torrioni angolari, torri avanzate, spalti sporgenti ed al centro il mastio principale. Di preciso dunque, non si sa quando fu costruita la torre ma sappiamo che il castello esisteva già nell’854, quando l’emiro Alaba divenne signore di Butera. Varie famiglie risedettero nel Castello, dapprima i Santapau che con Ugone, discendente della famiglia nobiliare di Adamara, iniziarono la loro permanenza nel complesso regale. Il Castello gli venne donato dal re Martino nel 1392 come ricompensa per averlo aiutato contro i nemici. Passato in seguito dai Santapau ai Branciforte ed infine ai Chiaramonte Bordonaro, a metà dell'800 gli fu aggiunto un nuovo corpo di fabbrica e fu ristrutturato come elegante residenza nobiliare, conservando l'antica struttura aragonese e l'originaria organizzazione spaziale. Il nucleo originario, costituito dalla vecchia torre quadrata, detta "della Falconara" per l'allevamento dei falconi che i signori vi tenevano in epoca non precisata, è stato manipolato e ampliato dai diversi proprietari succedutisi nei secoli. Volumetricamente il castello è costituito da una complessa articolazione di corpi (670 mq) sviluppatisi attorno alla torre centrale. Oggi risulta difficile distinguere le fasi di evoluzione poichè gli interventi di ampliamento e rimaneggiamento della struttura originaria ne hanno alterato le caratteristiche architettoniche. Internamente il castello si presenta molto articolato, con ambienti riccamente arredati e decorati, all'interno dei quali si conservano collezioni di ceramiche, dipinti e trofei di caccia conquistati dal padrone di casa e dal padre, il barone Gabriele Chiaramonte Bordonaro Alliata, nei loro numerosi safari in Kenya. Il castello è parzialmente circondato da una cinta muraria merlata, di recente fattura, attraversando la quale si accede ad un baglio sul quale si affacciano i vari corpi che compongono il complesso architettonico. L'ala ottocentesca, sviluppata verso il mare, è conclusa da un ampio terrazzo affacciato direttamente sul litorale antistante; tale corpo, collegato da uno scalone alla torre originaria, ospita anche un vasto salone un loggiato laterale. La corte è aperta su un lato e l'ingresso avviene attraverso un grande portone ad arco. Sul perimetro della corte si attestano edifici eterogenei, coperti con tetti a falde e con balconi e finestre che guardano verso l'esterno del costruito. Sostanzialmente, il complesso edilizio ha mantenuto l'organizzazione spaziale originale, anche nell'arredo dei mobili pregiati e di raffinata fattura che vi si trovano ancora adesso. Sul prospetto dove si trova l'ingresso si distingue, nella torre, una cannoniera e, agli spigoli, due spalti di mensole aggettanti. Sempre in corrispondenza dell'ingresso si apre un cortile a forma rettangolare su cui si affacciano le scuderie ed i magazzini. Dall'esterno si accede inoltre alla cappella padronale, i cui elementi architettonici decorativi, così come in tutto il corpo centrale, sono in pietra di Modica; mentre la struttura portante è realizzata con pietrame uniforme di gesso e calce. All'esterno il Castello di Falconara è circondato da un lussureggiante parco, all'interno del quale sorge un resort esclusivo, il Falconara Charming House, di proprietà della Famiglia Bordonaro. Una splendida piscina e numerose palme rendono l'area esterna indimenticabile per svolgere aperitivi, buffet di gala, o semplicemente per passeggiare e godere dell'ambiente unico del castello e del suo parco. In esso trova la presenza rara di un fico d'India a fiore a palme rotonde, una specie che in Sicilia si trova solo nell'Orto Botanico di Palermo. La pavimentazione dei vialetti è realizzata in conci di pietra squadrata regolari, con disegno centrale a spina di pesce. Il Castello di Falconara viene utilizzato come residenza temporanea e come location per eventi e matrimoni (http://www.castellodifalconara.it/). La Sala della Torre, il salone che si trova appunto nell'antica torre, ha una capienza di 230 persone, mentre il Salone degli Uccelli, sito nelle antiche scuderie, può ospitare fino a 220 persone. Vi è inoltre la possibilità di soggiornare negli appartamenti con trattamento di bed and breakfast. Altri link per approfondimento: http://www.virtualsicily.it/Monumento-Castello%20di%20Falconara-CL-179, https://www.youtube.com/watch?v=lehkTeb0gFY (video di Giuseppe Castelnuovo), https://www.youtube.com/watch?v=rorYd2Rxwso (video di Aerial photographyGS), https://www.youtube.com/watch?v=QVoPmEj-39s (video di Licata Video), https://www.youtube.com/watch?v=UZe4UCLaJc4&app=desktop (video di Giovanni Porcello)

Fonti: http://www.buteraweb.it/monumenti/chiese_e_monumenti_10.html, https://www.icastelli.it/it/sicilia/caltanissetta/butera/castello-di-falconara, https://www.typicalsicily.it/sicilia/Elenco/castello-di-butera-castello-di-falconara/, https://www.guidasicilia.it/itinerario/il-castello-della-falconara/1001717

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è un fermo immagine del video https://www.youtube.com/watch?v=lehkTeb0gFY di Giuseppe Castelnuovo

lunedì 9 novembre 2020

Il castello di lunedì 9 novembre




MONTECOPIOLO (PU) - Castello di Monteboaggine

Il nome Monteboaggine significa “Monte dei buoi” per il pascolo dei bovini che dai tempi antichi si pratica su questo territorio. Oggi comprende gli abitati di Calvillano, Ville, Cisterna, Capraia, Case Nanni, Serra Nanni, Ponte Conca, Cacciamarra e l'Eremo della Madonna del Faggio, con il santuario, meta di tanti pellegrini e la presenza di moderni impianti sciistici. Testimonianze storiche riguardanti Monteboaggine si hanno già nel XIV secolo. Era possedimento dei conti di Montefeltro, poi passato ai duchi di Urbino, ed entrato nello Stato della Chiesa nel 1631. Dopo un periodo di confusione in epoca napoleonica, con la restaurazione, nel 1816 Monteboaggine perse la propria autonomia e amministrazione diventando appodiato dell’attuale Comune di Montecopiolo. Una perla del luogo è l’antico castello di Monteboaggine, di cui oggi rimangono la Torre campanaria e alcune tracce dell’antico borgo e della chiesa. Prima di arrivare al castello, sulla destra, si trova un piccolo cimitero in uso fino agli anni ‘40 e una cappella. Dal castello (964 m. s.l.m.) si possono vedere le montagne circostanti e le valli fino ad arrivare al mare. Altri link consigliati: http://www.magnificacomunitamonteboaggine.nelsito.com/Ruderi-del-Castello-di-Monteboaggine-20-11-2011-foto.html (foto varie), https://www.facebook.com/watch/?v=668444477007770 (video di Romagna da scoprire),

Fonte: http://www.prolocomontecopiolo.it/monteboaggine

Foto: la prima è di Christian Nannetti su http://escursionismo360.blogspot.com/2013/02/m-carpegna-monteboaggine-e-m-palazzolo.html, la seconda è del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini su https://www.facebook.com/CastelliRoccheFortificazioniItalia/photos/a.10158020483270345/10155883328535345.

domenica 8 novembre 2020

Il castello di domenica 8 novembre



SETTIMO VITTONE (TO) - Castello di Montestrutto

Il castello di Montestrutto si trova sul percorso del fiume Dora Baltea ai piedi delle Alpi e vicino alla città di Ivrea. Si erge intorno ad una torre costruita nel IX secolo a difesa di un vicino monastero benedettino. La storia alto medioevale dell’insediamento, non è mai stata chiarita completamente, si narra che Ansgarda, Regina di Francia, ripudiata dal marito Ludovico il Balbo, si ritirasse presso il fratello Attone Anscario, Marchese d’Ivrea e Signore di Settimo. Qui sarebbe poi morta nell’889 in concetto di santità e sepolta nel battistero annesso al castello. Nell’898 moriva nella sua fortezza di Settimo anche il fratello, il quale sarebbe stato sepolto nella Chiesa presso l’ospizio per pellegrini da lui fondato nella parte bassa del Borgo. Dall’XI secolo Settimo Vittone dipendeva dal Vescovo di Ivrea fino al 1357 (i signori di Montestrutto dovevano quindi i loro privilegi ed il potere ai conti vescovi di questa città) quando dopo alterne vicende venne ceduto ad Amedeo VI di Savoia. Sotto il dominio dei Savoia, il castello seguì le vicende della potente castellata di Settimo Vittone. Nel XVI secolo fu devastato durante le guerre tra Francesi e Spagnoli e smantellato insieme ad altri castelli dei luoghi dal duca Carlo III di Savoia per motivi strategici a favore della Francia per eliminare tutti gli ostacoli possibili per eventuali passaggi di truppe francesi. Fu ricostruito nel XX secolo in stile neogotico come appare oggi. Fu signoria di varie famiglie nobili, tra queste appaiono gli Enrico, signori e conti di Settimo Vittone. Fino a tempi recenti è stato abitato, a partire dal 1930, dalla famiglia del compositore Rosario Scalero, padre delle traduttrici Alessandra e Liliana Scalero. Ad oggi è possibile soggiornarvi in quanto è adibito a bed and breakfast. Tranquillo e privato, il castello sorge sulla cima di una collina che domina il piccolo borgo di Montestrutto e la splendida campagna. Accessibile attraverso una scalinata panoramica di 230 gradini, l'edificio si rivolge definitivamente alla natura orientata ed è accessibile anche dal paese attraverso una pittoresca strada medievale, a 10 minuti a piedi. Altri link suggeriti: https://www.canavesetoday.it/incanavese/castello-di-montestrutto, https://www.youtube.com/watch?v=YuPyWhMu96U (video di maxime arnoldi),

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Montestrutto, https://www.montestrutto.it/castello/, https://castlesintheworld.wordpress.com/2015/04/10/castello-di-montestrutto/

Foto: la prima è presa da https://castlesintheworld.wordpress.com/2015/04/10/castello-di-montestrutto/, la seconda è presa da https://www.montestrutto.it/castello/