mercoledì 2 ottobre 2013

Il castello di mercoledì 2 ottobre






RIARDO (CE) – Castello longobardo-angioino

Il borgo attuale ha origini longobarde, allorché fu edificata la parte più antica del castello, con caratteristiche architettoniche più semplici, sulla sommità del colle. Verso la seconda metà del sec. IX, infatti, i quattro figli di Landolfo, capostipite della famosa dinastia dei Castaldei, nella contea e poi principato di Capua innalzarono a difesa dello stato, nei punti più strategici, rocche e castelli. Nella sua struttura originaria il castello di Riardo era composto da un piano seminterrato, ancora in gran parte da scoprire, dal piano terra e da ben due piani superiori. Durante lavori di restauro, venne rinvenuta nei pressi dell’ingresso una pietra con la scritta 1122, probabilmente riferita ad una ristrutturazione del castello e non appaunto alla sua edificazione. Il maniero, di notevoli dimensioni, ha pianta quadrangolare con torri cilindriche agli angoli, mentre sul lato nord-occidentale sorge una torre quadrata, in cui si individua la primitiva struttura longobarda. Gli ambienti si dispongono lungo due corpi di fabbrica adiacenti, innestati ad angolo retto verso settentrione. Gli altri due lati della costruzione sono conclusi da un grande muraglione. L'ingresso, originariamente con ponte levatoio, è sul lato sud, protetto dalla torre cilindrica più grande del complesso. Nella cinta muraria del castello fu edificata la Chiesa di Sant' Antonio Abate, che cominciò a decadere verso la fine del Cinquecento, quando fu costruita la più ampia Chiesa dell' Annunziata, sede ora anche della parrocchia di Santa Maria a Silice. Le misure del castello di Riardo contribuiscono ad indicarne la maestosità: area di costruzione mq 2750; cortile mq 274; i quattro lati lunghi misurano mt 47,20 - mt 50,30 - mt 54,90 e mt 55,20; il salone di rappresentanza mt 17,50 x 7. Le torri rotonde sono di chiaro stile medievale; la loro zoccolatura a “zampa d’elefante” e la merlatura rivelano nello stile i chiari segni della dominazione angioina. Tutti i critici d'arte che hanno studiato il castello di Riardo sono rimasti particolarmente affascinati dall' arco-finestrone che dal primo piano consentiva di ammirare sia il vulcano spento di Roccamonfina che tutta la vallata fino al mare attraverso la piana del Savone. Altra particolarità è rappresentata dalla torre maestra, alta circa 27 metri, perché nella sua parte terminale si caratterizza per muri cavi ed infatti al loro interno vi è ricavata una scala che conduce alla sommità del mastio. Di notevole fascino è il giardino adiacente che si estende a nord del castello. Restaurato di recente, è strutturato su diversi livelli altimetrici. Sono ancora ben visibili le porte, oggi murate, che collegavano il castello ai suoi "orti". Nei giardini è stata realizzata una comoda scaletta metallica dalla quale si accede ad un camminamento-passerella che consente di osservare la parte esterna delle mura di cinta dei giardini stessi e di spaziare con lo sguardo per tutta la parte settentrionale del paese. Sfruttando in modo idoneo lo spazio disponibile, è stata ricavata anche una piccola arena con un po' di gradinate di fronte. Le mura, costellate di feritoie per l' avvistamento del nemico e per l' allocazione di bocche da fuoco, proseguono fino allo spazio esterno all' attuale ristorante-albergo ed in corrispondenza della zona urbanizzata costituiscono la base di costruzioni. Molte case a ridosso del castello sono state magnificamente restaurate. Alcune sono state destinate a botteghe artigianali, a locali da adibire a mostre permanenti, in futuro anche a museo. E' ancora vivo il ricordo dei tre riardesi che nel 1463, asserragliati nel castello, uccisero 100 soldati di re Ferrante, arrestarono la sua marcia per ben 10 giorni e costrinsero quest'ultimo a patteggiare la loro uscita di scena attraverso un passaggio segreto.


Foto: di Sandro Funaro da http://www.panoramio.com e dal sito http://www.pietravairano-ce.it

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