mercoledì 10 agosto 2022
Il castello di martedì 9 agosto
UMBERTIDE (PG) - Rocca di Preggio
L’ antico borgo di Preggio si trova a 630 m. di altezza a circa 18 km a SW di Umbertide vicino al confine con il comune di Passignano sul Trasimeno. La Rocca di Preggio, per la sua posizione dominante, era considerata tra le più importanti del territorio Perugino e dell’Alta valle del Tevere. Nel 917 viene citata in un documento dell'imperatore del Sacro Romano Impero Berengario I, che la confermava come signoria del marchese Uguccione II Bourbon del Monte. Preggio fu dunque feudo imperiale ma anche dominio ecclesiastico. La storia ecclesiastica si intreccia con quella civile e Preggio, relativamente ai beni parrocchiali, è citato tra i possedimenti dell’Abbazia di S. Maria di Valdiponte, già esistente alla fine dal X secolo e oggi nota col nome di Montelabbate. Verso la fine del feudalesimo il borgo chiese la protezione a Perugia invece che ad Umbertide allora “Fracta filiorum Ubertis”. Dal 1189 Preggio, pur mantenendo diritti e privilegi, segui le sorti degli altri castelli perugini e fu molto considerato per la posizione che occupava nel sistema difensivo della città. Nel XIII secolo (1282) era il castello più popolato del Comune di Perugia, avendo alle sue dipendenze quattrocentoventidue famiglie, e, forse, anche il più temuto per la sua turbolenza e per le iniziative di reazione contro le autorità perugine, capeggiate spesso dallo stesso priore (si ricorda che nel 1225 la comunità si ribellò a Perugia). Perugia, ogni sei mesi, vi eleggeva un podestà che amministrava la collettività e ne rendeva conto ai magistrati. Nel 1313 il castello di Preggio aveva necessità di interventi ed i priori perugini dettero ordine di restaurare le mura, esentando gli abitanti dal pagamento di tutte le imposte per tre anni. Nel libro degli Atti dei Conservatori della libertà di Perugia si legge che nel 1389 fu ordinata la costruzione della Rocca di Preggio, ma nel 1392 non era ancora ultimata, si provvide invece a scavare pozzi per approvvigionare di acqua la città in caso di assedio. Tutte le parti del castello furono rese comunicanti tra loro attraverso cuniculi sotterranei. Nel secolo XIV i Perugini rafforzarono il castello e stipendiarono soldati per la minaccia dei fuorusciti appoggiati dai Fiorentini, cosa che avvenne nei primi giorni di marzo del 1390 quando i nobili fuorusciti occuparono Borghetto e si spinsero fino a Reschio e Preggio. Dopo un’accanita battaglia quattro assalitori furono uccisi e i compagni, sconfitti, costretti a darsi alla fuga. Nel 1392 Biondo Michelotti, capitano di ventura e signore di Orvieto, giunse nel territorio perugino. Accompagnato da due celebri capitani, Broglia di Chieti e Brandolino di Forlì, e dal conte Giovanni da Barbiano con seimila cavalli e un gran numero di fanti, il Michelotti portò lo sgomento tra i soldati che difendevano Perugia, facendone molti prigionieri. I priori della città trattarono la tregua con Biordo, promettendo di pagare seimila fiorini d’oro purché si allontanasse da Perugia. Il Michelotti accettò, ma non poté impedire che venissero distrutti castelli, molini, abitazioni. Nel 1427 i Perugini scoprirono che alcuni abitanti del castello aizzati dal parroco, tramavano coi fuorusciti per farli diventare padroni del luogo; scoperti, i cospiratori vennero arrestati, condotti a Perugia e decapitati sulla pubblica piazza. Nel 1438 i priori perugini ordinarono che al castello di Preggio si rifacessero le mura, dove ne avesse bisogno e si fortificassero tutte le sue parti e per questi interventi furono assegnati duecento fiorini di danari pubblici. Nello stesso anno venne scoperta un’altra congiura per ribellarsi a Perugia e Don Nicolò di Preggio, svelato come capo dell’iniziativa, fu denunciato ed imprigionato ma dopo molti anni di reclusione evase dal carcere perugino con la complicità di Nicolò Montemelini. Nel 1439 Preggio subì la scorreria dei Tifernati, che ne rivendicavano il possesso, e con l’aiuto di alcune compagnie di cavalieri di Pietro Torcilo agli ordini del Patriarca, ne invasero il territorio e si abbandonarono al saccheggio. Per intervento dello stesso papa Eugenio IV, che mandò un ordine fulminante a Lorenzo di Todi, governatore di Città di Castello, gli uomini catturati furono rilasciati e i Castellani ammoniti severamente. Nel 1444, temendo l’arrivo dei soldati fiorentini e di Simonetto loro comandante, i Perugini restrinsero le mura del castello per meglio organizzare la difesa ed in seguito a questa decisione furono stanziati duecento fiorini e Preggio fu esonerato dal pagamento di tasse per dieci anni. I Fiorentini, come previsto, giunsero in Umbria e invasero le terre del Pontefice nel giugno del 1479 e dopo aver tentato invano di prendere Perugia, occuparono e saccheggiarono molti castelli del contado, tra i quali Preggio e Cartel Rigone; i due castelli furono riconquistati non molto tempo dopo dai Perugini aiutati dai Napoletani. Le occupazioni da parte dei Fiorentini però non cessarono fino a quando Lorenzo de’ Medici firmò la pace col Papa e Preggio tornò sono la giurisdizione di Perugia. Nel 1540 si ebbe la famosa “Guerra del Sale” decisa dalla Bolla del 21 gennaio di papa Paolo III con la quale se ne aumentava il prezzo. La rivolta che si ebbe fu stroncata dalle truppe papaline e Preggio, fu occupato da trecento militari spagnoli. Gli abitanti del castello piombarono nella più avvilente costernazione e nella più squallida miseria. Con suppliche commoventi chiesero soccorsi ai Conservatori dell’Ecclesiastica Obbedienza di Perugia per non essere costretti ad abbandonare la loro terra e andare raminghi altrove con le famiglie. La precaria situazione fu presa in tale considerazione che per dieci anni il territorio di Preggio fu esentato da qualsiasi tassa. Nel XVII secolo Il territorio perugino era entrato così a far parte dello Stato Pontificio: con Perugia anche Preggio passò sotto la giurisdizione papale, e il potere si accentrò nelle mani del clero locale. Secondo le norme dettate dal Concilio di Trento i parroci, avevano l’obbligo di tenere i registri delle anime, i “libri dei fuochi” in cui segnare accuratamente non solo nascile, matrimoni e decessi, ma perfino le pratiche religiose dl ciascun fedele. A seguito della guerra tra il Pontefice e il Duca di Toscana, nel 1643-44 furono distrutte in maniera irreversibile la cinta muraria, la Rocca e la sede comunale; furono danneggiate la Canonica ed altri edifici. Nella zona di Preggio ebbero possedimenti anche i degli Oddi, storica casata perugina antagonista dei Baglioni, e di cui Francesco degli Oddi viene ricordato per essere stato guardiano del convento francescano intorno al 1480. Gentile di Biordo degli Oddi parla nel suo testamento del 1504 di una dipinto della raffigurante la Madonna e destinato alla Chiesa della Ss. Trinità in San Francesco. Il paese ha perso gran parte della cinta muraria essendo stata inglobata nelle abitazioni che vi sono state costruite sopra. Molto ben conservato il vecchio palazzo della Canonica. Nella parte più alta della collina sono presenti i ruderi della Rocca. Visita del borgo con drone: https://www.youtube.com/watch?v=WOXAmtC2kIM (video di Mat Hall). Altro link consigliato: https://www.comune.umbertide.pg.it/it/page/bellezze-ambientali-e-architettoniche (dal minuto 4:58), video di Comune di Umbertide.
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Preggio, https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-preggio-umbertide-pg/, https://www.perugiatoday.it/cronaca/itinerario-castello-preggio-storia.html
Foto: la prima è di Cantalamessa su https://it.wikipedia.org/wiki/Preggio#/media/File:Rocca_di_preggio.JPG, la seconda è presa da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-preggio-umbertide-pg/
lunedì 8 agosto 2022
Il castello di lunedì 8 agosto
BASCAPE' (PV) - Castello
Il castello di Bascapè viene citato per la prima volta nel 879 e faceva parte della cerchia esterna di difesa del territorio di Milano. Fu distrutto nel 1159 dall'Imperatore Federico Barbarossa e ancora nel 1239 da Federico II. Dopo lotte e distruzioni nel XIII secolo il paese ebbe un periodo di floridezza e la famiglia Bascapè, feudataria indiscussa, acquistò sempre maggiore importanza soprattutto a Milano sia per le cariche politiche, sociali, ecclesiastiche che diversi suoi membri ricoprono, sia perché tra di loro vi sono molti uomini di pensiero e di cultura. Basterà citare Pietro da Bascapè, autore nel 1274 di un poema in volgare. Il più importante personaggio però, di cui la famiglia Bascapè è stata giustamente orgogliosa, fu il venerabile Carlo, vescovo di Novara. Entrato in possesso dei Bascapè, il castello rimase di loro proprietà fino al 1821 (a parte una breve interruzione nel 1400) e successivamente mantenne l’aspetto originario fino al 1830, quando fu parzialmente incorporato in costruzioni rurali sorte allora. Del primitivo edificio si possono vedere resti di finestre ed elementi vari incorporati negli edifici abitativi ricavati al suo interno: fregi, decorazioni, frammenti di pitture e stemmi gentilizi. Il complesso ha pianta quadrata ed è formato da corpi di fabbrica diversi tra loro sia per rapporto planivolumetrico sia per fisionomia. Ingloba resti di un castello del X secolo, poi ricostruito nel XII e XIII e oggetto di continui rimaneggiamenti fino al XVII secolo. L'ala sud con facciata principale sulla piazza conserva quattro grandi finestre a tutto sesto decorate a dentelli in cotto campeggianti entro riquadri di intonaco. Si articola su 4 piani, 3 fuori terra e 1 seminterrato. Le strutture verticali sono in muratura di laterizi e malta di calce a corsi regolari. Le strutture di orizzontamento per i piani fuori terra sono costituite da solai lignei a doppia orditura, mentre il seminterrato e' coperto da una volta a botte a sesto ribassato con lunette. La copertura ha struttura lignea costituita da capriate con monaco e manto di copertura in coppi. Sul lato interno (facciata nord) è presente un porticato. Il collegamento verticale è assicurato da 3 scale con struttura in muratura e pedate in pietra. Il piano terra presenta destinazione mista residenziale e servizi (ristorante), mentre il primo piano, dove si trovano i saloni principali, non è utilizzato. Al secondo piano si trovano delle abitazioni. Nei saloni principali sono presenti decorazioni cinquecentesche che consistono in un fregio dipinto a secco con decorazioni allegoriche e scudi araldici, che percorrono la parte alta di tutte quattro le pareti delle due stanze al primo piano e in un soffitto ligneo con cassettoni decorati. L'ala est oggetto di pesanti rimaneggiamenti si articola su 4 piani, 3 fuori terra e 1 seminterrato. Sono presenti sulla facciata ovest due finestre a sesto acuto con cornice.
Fonti: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A130-00024/, http://www.paviaedintorni.it/temi/arteearchitettura_file/artearchitettura_castelli_file/castelli_BASCAPE.htm, http://www.visitapavia.it/itinerari/Castelli%20nel%20Pavese/Castelli-del-Pavese-Bascape.html
Foto: la prima è presa da https://www.paviafree.it/itinerari/bascape-piccolo-comune-della-provincia-pavese.html, la seconda è presa da https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A130-00025/
venerdì 5 agosto 2022
Il castello di venerdì 5 agosto
TERENZO (PR) - Castello in frazione Selva Smeralda
Il castello di Selva Smeralda è un maniero medievale che sorge nella piccola località di Selva Smeralda, appartenente al comune di Terenzo ma situata nei pressi di Neviano de' Rossi, frazione di Fornovo di Taro, in provincia di Parma. Neviano de' Rossi sorge a 401 m s.l.m., in posizione panoramica sul crinale che separa la valle del rio di Gambiolo, affluente destro del torrente Sporzana, da quella del torrente Scodogna, che nasce sul vicino monte della Croce; la frazione è situata inoltre a breve distanza dalla val Baganza. Nel XIII secolo il borgo, il castello e la cappella, seppur dipendenti dalla pieve di San Vitale Baganza, appartenevano alla famiglia Draghi. In epoca imprecisata subentrarono i Rossi; nel 1409 Ottobuono de' Terzi pose sotto assedio il maniero, costringendo, in cambio della pace, i fratelli Pietro e Giacomo de' Rossi a vendere a lui il castello di Carona, a suo fratello Giovanni i castelli di Tiorre e Castrignano e al terzo fratello Giacomo i castelli di Basilicanova e Mamiano. Nel 1464 Pier Maria II de' Rossi destinò nel testamento al figlio Guido Neviano de' Rossi, unitamente a numerosi altri feudi del Parmense. Tuttavia, probabilmente in occasione della morte del condottiero durante la guerra dei Rossi, il castello di Selva Smeralda fu acquisito dal colonnello Lorenzo Smeraldi di Parma. Nel 1552, durante la guerra di Parma, Selva Smeralda e Neviano furono saccheggiati dalle truppe imperiali guidate da Ferrante I Gonzaga, che catturarono Giovanni Smeraldi, alleato dei Farnese, e lo rinchiusero nel castello di Tizzano Val Parma; Giovanni riuscì a fuggire ma fu nuovamente arrestato e giustiziato. Di conseguenza la famiglia si ritirò a Parma abbandonando la fortificazione; verso la fine del XVII secolo la casata si estinse nella famiglia Tarasconi, dando origine ai conti Tarasconi Smeraldi, che mantennero il possesso di Selva Smeralda fino all'abolizione dei diritti feudali sancita da Napoleone nel 1805. In seguito il maniero fu acquistato dapprima dalla famiglia Folli e successivamente dagli ungheresi Orbàn. Completamente restaurato, fu trasformato in un agriturismo, successivamente chiuso, per essere adibito a funzione abitativa prevalentemente durante il periodo estivo. Il castello sorge isolato tra terre coltivate in posizione scoscesa, dominante sulla valle del torrente Sporzana. Dell'antico maniero trecentesco rimane quasi completamente integro il massiccio mastio rivestito in laterizio, che conserva su tre lati i beccatelli originari; in adiacenza al torrione avente base quadrata, si sviluppano gli edifici annessi in pietra mista a mattoni, parzialmente modificati nei secoli rispetto alle strutture originarie e restaurati agli inizi del XXI secolo; alcuni ambienti sono adibiti a deposito per mezzi agricoli. Altri link suggeriti:https://www.ilparmense.net/il-castello-di-selva-smeralda-o-neviano-de-rossi/, https://www.facebook.com/pages/Castello-di-Selva-Smeralda/143157162845527
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Neviano_de%27_Rossi, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Selva_Smeralda
Foto: è presa da https://www.facebook.com/groups/169346393690004 (risale al 2000, quando ancora ospitava un agriturismo)
giovedì 4 agosto 2022
Il castello di giovedì 4 agosto
BORRELLO (CH) - Palazzo Baronale
Borrello sorge su un altipiano ad oltre 800 metri sul livello del mare ai confini del Molise. Per la sua posizione può essere paragonato ad un promontorio che si incunea nella valle dell'impetuoso fiume Sangro. Il paese, come tramandato anche da Benedetto Croce, fu feudo della famiglia Borrello: il filosofo abruzzese afferma di aver ritrovato un documento dell'anno 1000 che lascerebbe ipotizzare una qualche signoria di questa famiglia già sul finire del X secolo. In effetti la notizia è confermata anche nelle fonti storiche più antiche, consultate e raccolte nel XVIII secolo da Anton Ludovico Antinori per la stesura dei suoi Annali degli Abruzzi, in cui il capostipite della dinastia, un tale Borrello da cui il Castello prese poi il nome e lo perpetuò nel corso dei secoli, sarebbe stato un condottiero franco discendente dai Conti dei Marsi. Il Croce, invece, asserisce che la famiglia discende da qualche esponente della famiglia Borel di origine francese. In un documento del Civitas Burrelli del 1754 scritto dall'ingegner Juliani, il palazzo baronale di Borrello viene citato il "Castello della Baronal Camera" composto da una torre con mura a "Scarapa" con terreni della camera baronale adiacenti composti dal giardino ortolizio e da una cantina presso la chiesa di Sant'Onofrio. Nel documento vengono descritte anche le stanze e la loro conservazione all'epoca. Nel 1913 il comune di Borrello acquistò il palazzo dalla famiglia Mascitelli di Atessa, ultimi feudatari di Borrello, per farne la sede del municipio; così si iniziarono i lavori di adeguamento. I bombardamenti del 1943 fecero crollare il tetto ed i solai. Fu ricostruito dal Genio Civile che lo riportò allo stato attuale. Posto in Via Roma, attualmente è sede del municipio. È costituito da tre piani. Sull'ultimo piano poggiava anticamente il ponte levatoio, nel punto ove si erge la Torre dell'Orologio. Le pareti sono rosa, mentre le cornici marcapiano, il cornicione, gli stipiti e gli architravi sono colorati di grigio. Il coronamento è costituito da un cornicione alto che segue le forme dell'edificio che celano il tetto a padiglione. Accanto al palazzo dei baroni si nota la Torre dell'Orologio con alla sommità una struttura piramidale in ferro battuto che sorregge la campana dei rintocchi dell’orologio. In epoca medioevale la torre era più bassa e consentiva l’appoggio del ponte levatoio, che per motivi di sicurezza costituiva l’unico accesso ai piani alti del palazzo; un lungo tratto della catena che collegava il ponte al suo argano è conservato nel museo. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=En6ONXY3iqw&t=1s (video di lucadinunziodotcom), https://www.youtube.com/watch?v=EloFTWVZ4pg (video di Giuseppe Cocco)
Fonti: https://www.comuneborrello.it/scopri-borrello-2/, https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Baronale_(Borrello), https://penisolabella.blogspot.com/2008/06/abruzzo-borrello-ch.html
Foto: la prima è di cobòò su https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g1078290-d14081873-r615736536-Palazzo_Baronale-Borrello_Province_of_Chieti_Abruzzo.html#photos;aggregationId=&albumid=&filter=2&ff=345291967, di Pietro su https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Palazzo_baronale_(Borrello)?uselang=it#/media/File:Borrello_2017_03.jpg
mercoledì 3 agosto 2022
Il castello di mercoledì 3 agosto

CARPIANO (MI) - Castello
Nel 1200 Carpiano esisteva già (ci sono documenti già dall'800), ma fu proprio agli inizi del 1200 che i Certosini -sotto la protezione dei Visconti- cominciarono la loro opera di bonifica e regolamentazione del territorio introducendo tecniche nuove, come quella delle marcite. Nel tempo questi frati riuscirono sfruttare le acque del Lisone, colatore pubblico che deriva le sue acque dal Naviglio Grande (Porta Ticinese) tramite il Ticinello e che assume il suo nome a partire da Opera. In questo posto esisteva -forse dall'XI secolo- una postazione militare tenuta da personaggi "di fiducia" dei Visconti, fra cui la famiglia più importante all'epoca è stata quella dei Pusterla. Ma quando Franciscolo Pusterla si mise (forse) a congiurare contro Luchino e Giovanni Visconti, questi lo fecero decapitare con l’inganno assieme a moglie, figli e molti altri parenti, confiscando il loro beni e distribuendoli a personaggi amici e ad amanti varie. Le cascine di Carpiano furono assegnate alla Certosa di Pavia, e quando alla fine del 1300 Gian Galeazzo Visconti decise di costruire a Torre del Mangano il suo Mausoleo, anche il Castello di Carpiano passò in consegna ai Certosini; per una cinquantina d'anni essi lo diedero in gestione a fittavoli, ma poi iniziarono ad abitarlo direttamente e ad usarlo come convento. Possedere queste terre non significava solo gestire e sfruttare i terreni agricoli: le proprietà certosine in Carpiano si estendevano fino ad assorbire la totalità delle strutture del borgo, comprendendo case, botteghe, notai e altri professionisti, (fabbri, falegnami, muratori, fornaciai), tutte cose che rendevano fitti perpetui e cospicue entrate. Man mano che la potenza economica di Carpiano aumentava, il Castello si caratterizzava - oltre che come sede amministrativa e organizzativa- anche come centro agricolo di grande rilievo. Subì danni nel corso della Battaglia dei Giganti (1515), dovuti non tanto a fatti d'arme, ma al passaggio e alla permanenza sul territorio delle truppe. La storia del Castello di Carpiano iniziò nel lontano 1549, quando i suoi abitanti, i Padri Certosini, riedificarono la struttura nella forma originaria che aveva quando era di proprietà della famiglia Pusterla e, successivamente, di Gian Galeazzo Visconti, che lo donò assieme ai terreni di Carpiano alla Certosa di Pavia. I frati modificarono la struttura che da castello fortificato divenne una grangia fortificata dalla forma rettangolare con quattro torri angolari (oggi ne sono visibili soltanto tre). Con la sottomissione del Ducato di Milano da parte dell'Impero Austriaco, gli ordini religiosi vennero sciolti e, nel 1782, il castello e i suoi territori vennero donati dall'imperatore Giuseppe II d'Asburgo-Lorena al barone Giovanni Alessandro Brambilla, generale e chirurgo pavese alla corte dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria che lo diede in affitto per alcuni decenni alla famiglia dei nobili Forni di Milano (discendenti di Don Francesco Ambrogio Forni, che aveva proprietà anche ad Ispra, Baggio e Loirano). Successivamente la proprietà fu ceduta dai baroni Brambilla al conte Giacomo Mellerio. Alla sua morte i suoi beni, compreso il castello e i suoi territori, vennero lasciati all'Onorevole congregazione del legato Pio Mellerio, divenuta poi Onorevole congregazione di Carità, negli ultimi anni E.C.A. e poi II.PP.A.B. Sul fianco della torre di sud-ovest si trova una loggetta creata con le piccole colonne tortili (provenienti dal protiro posto all'esterno della chiesa) e pareti ancora oggi affrescate. Il castello è un organismo architettonico articolato in diversi corpi di fabbrica che con i loro volumi definiscono tre corti interne: a nord il cortile principale, a ovest il cortiletto del pretore, a nord-ovest il cortiletto rustico. A sud si trova il braccio principale su due piani fuori terra, con due torri ai margini e una bassa d'ingresso, posta centralmente, che consente il passaggio carraio alla corte interna. Il braccio intermedio, posto perpendicolarmente a quello principale, tra la corte grande e il cortiletto del "pretore" è su due piani fuori terra, caratterizzato a piano terreno dal locale refettorio chiuso da volta con lunette unghiate e da un piccolo corridoio di passaggio al cortiletto del pretore con volta a botte decorata. Il braccio che a nord chiude il cortiletto è caratterizzato da balcone a ballatoio verso il cortiletto nord e termina a ovest con un grosso locale quadrato a tutta altezza al quale si appoggiano tre campate di porticato rustico. L'entrata al castello, una volta completamente affrescata con la figura della Vergine, della Certosa di Pavia, di rose del Carmelo e di gigli, è una torre molto più bassa delle altre, dotata di ponte levatoio sul fossato che circondava il castello. Nell'entrata si trovava la porta che conduceva alla foresteria, da un lato, e dall'altro le scale che conducevano alle sale del piano superiore. Opposte alle sale si trovavano le stalle. Sul lato corto si trovavano le sale del refettorio, il chiostro e l'oratorio dedicato a san Brunone (protettore e fondatore dell'Ordine Certosino) consacrato nel 1645, dove ancora oggi sono visibili diversi affreschi ancora in buono stato e un passaggio voltato completamente affrescato raffiguranti nel centro il crisma radiante circondato da medaglioni e sulla lunetta l'Annunciazione. Tutte le decorazioni in marmo (provenienti dalla Certosa di Pavia e si presume che alcuni siano opera di Giovanni Antonio Amadeo) e gli affreschi presentano la scritta GRA CAR (visibile anche nella chiesa) che significa GRAtiarum CARthusia. Ancora oggi sono visibili e ben conservate delle sale particolari al piano terreno come la ghiacciaia con copertura a cupola, sale con copertura voltate a crociera. Le sale del piano superiore sono tutte dipinte con colori bianco e rosa e tutte dotate di grossi camini visibili anche all'esterno grazie ai comignoli gotici sul prospetto sud. Altri link suggeriti: https://www.italianostra.org/wp-content/uploads/castello.pdf, https://cartusialover.wordpress.com/tag/possedimenti/
Fonti: https://fondoambiente.it/luoghi/cascina-castello?ldc, https://it.wikipedia.org/wiki/Carpiano, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Carpiano, https://www.comune.carpiano.mi.it/c015050/zf/index.php/musei-monumenti/index/dettaglio-museo/museo/2, https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1c020-00041/
Foto: la prima è presa da https://cartusialover.wordpress.com/2020/11/25/la-grangia-di-carpiano/, la seconda è presa da https://fondoambiente.it/luoghi/cascina-castello?ldc
martedì 2 agosto 2022
Il castello di martedì 2 agosto
POGGIARDO (LE) - Palazzo Baronale in frazione VasteVaste fu una città messapica di considerevole importanza (l'antichissima Bastae o Baxta) fondata probabilmente attorno al 600 a.C. Subì nel corso dei secoli le violente invasioni dei Goti, dei Longobardi e dei Saraceni. Fu completamente rasa al suolo da Guglielmo il Malo nel 1147. Venne in seguito ricostruita e nel XII secolo il re Tancredi d'Altavilla l'assegnò in feudo ad Alessandro dei Goti. Nel tempo seguì le sorti del Principato di Taranto, sotto la signoria degli Orsini Del Balzo. Gli ultimi feudatari a detenere il controllo furono i Guarini di Poggiardo che rimasero fino al 1806, anno di soppressione del regime feudale. L'attuale fisionomia del Palazzo Baronale è il risultato di un'evoluzione planimetrica avvenuta fra il XIV ed il XVIII secolo. Il complesso è composto da due edifici principali, la torre e il palazzo, collegati da un tratto della cinta muraria del borgo quattrocentesco. La prima fase edilizia (XIV secolo) è costituita da una torre quadrangolare isolata a tre piani coronata da un parapetto merlato. Nella prima metà del XV secolo intorno alla torre si formò un piccolo insediamento difeso da cinta muraria; presso l'angolo sud-occidentale delle mura venne edificata una residenza fortificata, costituita da un piano terra e un primo piano collegati da una scala esterna. Un primo ampliamento del palazzo si data alla metà del XVI secolo, come testimonia l'iscrizione sulla porta di accesso alla struttura che attribuisce l'intervento a Ottavio dei Falconi feudatario di Vaste dal 1560. Nella prima metà del XVII secolo il palazzo venne ampliato verso sud-ovest al di fuori della cinta muraria in disuso. Con l'aggiunta del loggione a destra dell'attuale ingresso al borgo, il palazzo acquistò la fisionomia definitiva, corrispondente alla descrizione della metà del Settecento contenuta nei documenti che si riferiscono alla vendita del feudo ad Ippazio de Marco. All'interno del Palazzo è stato allestito il Museo della civiltà messapica (inaugurato nel Dicembre 2015), che conserva numerosi reperti archeologici provenienti soprattutto dall'area di scavo archeologica dell'antica Bastae, oggi compresa all’interno del Parco dei Guerrieri. Il percorso espositivo propone il susseguirsi di testimonianze che conducono l'osservatore lungo un suggestivo itinerario, percorrendo il quale si possono osservare i ricchi corredi delle tombe a sarcofago, i bellissimi crateri, i bacili, gli strigili, nonché le tipiche "trozzelle" a decorazione geometrica o floreale delle sepolture femminili. Un'accurata ricostruzione virtuale proiettata su grande schermo, inoltre, consente al visitatore un'autentica immersione a ritroso nel tempo e rende indimenticabile la visita in questo gioiello dell'archeologia pugliese. Per approfondire suggerisco questo link: http://web.tiscali.it/lecceonline/itinerario_vaste.htm
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Vaste, http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=95463,https://www.salento.com/info/2019/10/12/museo-archeologico-di-vaste/
Foto: la prima è di Lupiae su https://mapcarta.com/N7828750612, la seconda è presa da https://www.corrieresalentino.it/2015/12/vaste-e-poggiardo-il-19-dicembre-linaugurazione-del-sistema-museale/
lunedì 1 agosto 2022
Il castello di lunedì 1 agosto
MELITO IRPINO (AV) - Castello normanno
L’antico sito di Melito Irpino sorgeva presso la riva destra dell’Ufita, è circondato da coltivazioni di vitigni che producono uva di prima qualità da trasformare in vino, vanto e tipicità della zona; tracce dell’esistenza del vecchio abitato furono rinvenute solo nel 1880. Grazie agli scavi del sign G. Pecori furono trovati vari sepolcri, ritenuti di epoca romana, un tempietto, e alcune abitazioni oltre vari reperti come anfore lapidi e monete romane. Il borgo medioevale viene citato per la prima volta nel XII secolo in epoca normanna; nel 1239 Ferdinando II d’Aragona affidò il comune a Landolfo di Grottaminarda. Melito fece altresì parte della Baronia del Conti di Gesualdo, fu anche feudo dei conti di Ariano, dei Della Marra, dei D’Aquino, dei Caracciolo, dei Pagano fino all’abolizione della feudalità. Borgo piccolo e tranquillo, nel 1962 venne colpito da un violento sisma e successivamente, sembrerebbe per apparenti cause di sicurezza, venne interamente raso al suolo, salvo per fortuna il castello e la chiesa di S. Egidio. Anche il tracciato delle vecchie strade è andato perso, salvo i tratti rimasti pavimentati con basalto e ciottoli. Il centro storico (XI secolo) è dominato dal castello di fondazione normanno-sveva ma rifatto per volere della committenza nobiliare aragonese, unica costruzione storica (oltre ai ruderi della chiesa madre) superstite del borgo medievale di Melito. Se incerta è l'origine del castello, già esistente al tempo della conquista normanna, ma il cui primo riferimento storico risalirebbe al 1062 o al 1298, certa è la funzione strategica della struttura, che si erge senza fondazioni sulla roccia, su una piccola altura, che sovrasta la sottostante valle dell'Ufita. La forma romboidale irregolare della costruzione, con un corpo centrale allungato e torri angolari circolari (una sola quadrata), indicherebbero un'origine longobarda. Tale orientamento, sarebbe altresì sorretto dalla creazione da parte dei Longobardi di una serie di fortificazioni nei punti militarmente strategici, quale era Melito, a protezione dalle invasioni dei Bizantini stanziati in Puglia. Il castello, con una spessa muratura in pietrame, presenta diversi livelli a seconda del piano di fondazione. Era difeso da un fossato ormai scomparso, da mura e da un avancapo, detto il barbacane (la zona intorno al castello viene ancora oggi ricordata nel dialetto locale col nome di Varvacale). In prossimità del castello, a una cinquantina di metri, si ergevano le antiche porte di cui restano le grosse buche ove venivano issate barre di ferro o legno usate per sbarrarle. La presenza di cave a cielo aperto fa ritenere che per la costruzione del castello si utilizzò in prevalenza pietra locale, integrata da materiale alieno. L'originalità della struttura è stata tuttavia fortemente compromessa da diversi eventi, quali la distruzione parziale per le lotte sul suo possesso, manomissioni intervenute nel corso del tempo (asportazioni di blocchi di rivestimento riutilizzati in alcune abitazioni del borgo), incendi (notevole quello del 1779), a seguito del quale si effettuarono delle riparazioni che fecero perdere al castello i suoi caratteri originari. Nel corso dei secoli, il Castello venne dunque trasformato in una dimora signorile nella prima metà del '600 e appartenne a numerosi signori tra cui la famiglia nobiliare dei Pisanelli e per ultima la famiglia Pagano che ne conservò il possesso dal 1770 al 1806. Nel 1912 fu risistemato il lato occidentale della fortificazione. Il colpo di grazia arrivò col terremoto del 1962, che lo rese pericolante, tanto che i vigili del fuoco furono costretti ad abbattere la parte più antica, l'unica torre quadrata e una torre circolare, alcune stanze inabitabili all'interno. Nonostante conservi il suo fascino, il castello è ridotto a un imponente rudere, col tetto in più parti danneggiato, pericolante e con mura lesionate. Diverse leggende sono legate alla roccaforte, o più precisamente alle presenze fantasmagoriche che taluni raccontano di aver visto, avvertito o sentito. Tra le tante narrazioni locali, la più conosciuta è quella della Dama Bianca. Alcuni tra i più impavidi che si sarebbero addentrati e soffermati fino all’imbrunire in questa zona isolata, riferiscono strani avvistamenti che farebbero rimando al fantasma di una “Signora Marchesa”. Lo spettro, secondo vox populi, sarebbe riconducibile ad una bellissima e crudele castellana del ‘600 di nome Porzia, a cui erano attribuite doti di stregoneria, poteri magici e abilità nelle pozioni di veleno. Una sorta di Lucrezia Borgia irpina! Questa donna, avendo tradito il marito Goffredo con diversi uomini, fu fatta assassinare dallo stesso coniuge dopo essere stata rinchiusa nella torre. Leggenda vorrebbe che il suo spirito sia rimasto imprigionato in questo luogo e vaghi ancora nel suo vestito bianco sporco di sangue, desideroso di vendetta alla mercè del nulla. Le apparizioni sarebbero più frequenti nei mesi primaverili, periodo in cui ricorre l’anniversario della sua morte. Il racconto è rimesso alla tradizione orale, per cui non abbiamo documenti che attestino con certezza l’esistenza di queste persone. Cosa certa è che anche la “presenza” misteriosa e velata nell’occulto della Dama Bianca è parte integrante del folklore di Melito e, dunque, della verde provincia campana. Altri link proposti: https://www.youtube.com/watch?v=WGcZJHa7aQk (video di Castelli d'Irpinia), https://derivesuburbane.it/borghi-e-castelli/paesi-abbandonati-campania/melito-irpino/, https://spazioinwind.libero.it/melito/castello.htm
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Melito_Irpino,https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/it/luoghi/ruderi-del-castello-di-melito-irpino, http://www.castellidirpinia.com/melito_it.html, http://www.irpinia.info/sito/towns/melito/castello.htm, https://www.museodeicastelli.it/castelli/melito-irpino-castello-normanno/, http://redwolf.altervista.org/melito-irpino-un-paese-fantasma-tra-passato-e-leggenda/
Foto: la prima è presa da http://www.paesaggiirpini.it/foto/melito-irpino/melito-vecchio/8067/, la seconda è di Pasqualina Giusto su http://redwolf.altervista.org/melito-irpino-un-paese-fantasma-tra-passato-e-leggenda/











