lunedì 11 luglio 2022

Il castello di lunedì 11 luglio

 



NOVELLA (TN) - Castel San Giovanni in frazione Brez di Arsio

Il Castello di San Giovanni sorge nella parte più elevata di Brez, frazione di Arsio. Edificato nel 1585 per volontà di Guglielmo della casata degli Arsio, ai quali era stata affidata la responsabilità della giurisdizione locale, era dotato infatti di prigioni e di un tribunale in cui un vicario amministrava la giustizia. Non sono documentate strutture militari, fatta eccezione per la cinta muraria che, poco sviluppata in altezza, non aveva una reale funzione difensiva. La struttura richiama infatti il gusto tipico delle residenze rinascimentale secondo il quale elementi fortificati avevano una mera funzione di status symbol. L’edificio, adibito sin dal Cinquecento a residenza signorile, conserva alcuni particolari decorativi che testimoniano lo splendore di un tempo, in particolare gli affreschi rappresentanti degli armigeri, ai lati della scala che conduceva alle prigioni, e gli stucchi barocchi nell’ambiente che ospitava la cappella dedicata a San Celeste. Dal 1872 il castello, profondamente modificato, appartiene ad alcune famiglie contadine. Altro link per approfondimento: https://www.comune.brez.tn.it/Territorio/Il-paese-di-Brez/La-storia-di-Brez

Fonti: http://www.castellideltrentino.it/Siti/Castello-di-S.Giovanni-di-Brez, https://www.cultura.trentino.it/Luoghi/Tutti-i-luoghi-della-cultura/Castelli/Castello-di-San-Giovanni-di-Brez

Foto: la prima è di Syrio su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Arsio_-_Castel_San_Giovanni_02.jpg, la seconda è di I love Val di Non su https://www.facebook.com/ILoveValdiNon/photos/a.358640474308751/573561989483264/?type=3

venerdì 8 luglio 2022

Il castello di venerdì 8 luglio

 

COLLEPARDO (FR) - Rocca Colonna

La fondazione del paese odierno però va fatta risalire probabilmente alla prima metà del VI secolo, con lo stanziamento di una comunità di pastori per volere di Teodorico il Grande, re degli Ostrogoti, nella zona dove più tardi sorgerà il castello di Trisulti (si ritiene infondata la fondazione del paese da parte di cittadini della vicina Alatri qui rifugiatisi per sfuggire alle devastazioni di Totila). Collepardo fu più volte soggetta alle iniziative espansionistiche della città di Alatri; l'elezione di papa Martino V Colonna significò l'inizio del dominio della famiglia del pontefice sul paese (1422): i Colonna erano già stati proprietari del suddetto castello di Trisulti, poi da loro stessi distrutto nel 1300. Continuarono tuttavia le controversie con Alatri, per la determinazione dei confini. Nel XVI secolo il governo di Collepardo passò di fatto ad un ramo dei Tolomei di Siena, che si imparentarono con una famiglia locale, i Lattanzi. L’unica architettura militare presente è la Rocca dei Colonna, risalente al XIV secolo, che è abbellita da uno splendido portale realizzato nel 1606 da un ramo della famiglia Tolomei, proveniente da Siena. Tutto intorno un bellissimo panorama e i resti dell'antica cinta muraria con tre porte e sei torri.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Collepardo, https://www.turismo.it/cultura/articolo/art/collepardo-le-meraviglie-nascoste-tra-chiese-e-grotte-id-22141/, https://www.estateromana.com/proposte/collepardo-fr/

Foto: la prima è presa da www.italiavirtualtour.it, la seconda è presa da https://leggerelarte.blogspot.com/2012/04/collepardo-e-certosa-di-trisulti.html

giovedì 7 luglio 2022

Il castello di giovedì 7 luglio

 



MONTELLA (AV) - Castello del Monte (o Longobardo)

Il Castello del Monte è un luogo di interesse storico e religioso sull'omonima via che conduce a un complesso architettonico comprendente anche la Chiesa di Santa Maria del Monte (detta anche "della Neve") e l'ex Monastero francescano. Posto su un’altura, a dominio del sottostante paese, da cui deriva anche la specifica "del Monte", il Castello fu costruito intorno alla fine del IX secolo dai Longobardi, sui ruderi di una vecchia fortezza romana. E' menzionato per la prima volta in un documento risalente al 762 d.C. Di imponenti dimensioni, ha subito opere di miglioramento nel corso dei secoli: Carlo II d’Angiò, oltre a farne un luogo di svago e di piacere, realizzò la cisterna e un sistema di incanalamento delle acque; nel XIV secolo, i D'Aquino, allora feudatari di Montella, rinnovarono la torre del XII secolo e realizzarono delle decorazioni pittoriche. Nelle sale del castello, inoltre, dimorarono famiglie nobili e personaggi illustri, tra cui il Principe di Taranto Filippo II d'Angiò e il re Alfonso d'Aragona. Celebre fu la battuta di caccia organizzata dai Conti Cavaniglia, in presenza del Re Alfonso V d’Aragona. Nel 1527 il fortilizio, assediato dalle truppe del generale francese Lautrec, fu gravemente danneggiato e, di lì a poco, abbandonato definitivamente, con il trasferimento degli ultimi abitanti e la realizzazione del nuovo Palazzo di corte a valle. Il castello consta di un quadrilatero quasi regolare, chiuso da un alto muro, assai largo, sul quale potrebbero camminare due persone di fronte. Nel lato, che guarda ad oriente, s'apre una porta ad arco, fiancheggiata da due torri: rimane in piedi quella a destra di chi entra, quadrata, in cui vi una capace e profonda cisterna. A sinistra vi sono di passo in passo delle piccole torri rotonde, simili ad altre, che si osservano dal lato sud, tutte dalla parte interna inserite nel muro. Questo, a sud, dalla parte esterna, fu rincalzato, da una specie di scarpata, per rinforzarne le fondamenta. Nell'angolo sud-ovest si eleva un'alta torre rotonda anch'essa fornita di cisterna, la cui acqua si scorge da un'apertura, fatta in tempi recenti, a colpi di scalpello. Nel grosso muro dell'antica cinta, attaccato a questa torre, si scorge a poca distanza una grande porta, simile a quella di ingresso. Da questa si accede nell'ala occidentale, aggiunta al castello nel medioevo. Dal lato nord l'antica cinta rivelata solo da una grande apertura, che mette nell'altra ala, aggiunta anche essa nel medioevo. Nelle aggiunte non vi sono torri. Il muro esterno sembra fuso nel bronzo, così appare saldo, e tutto di un pezzo. Alla porta principale, dall'esterno, si oppone, un rivellino in gran parte diruto. Anche una tale disposizione dell'entrata accenna all'antica scienza delle fortificazioni, e ci rimenda a tempi, anteriori a quelli dei Longobardi. Costruzione romana è anche il Cisternone, ampio locale, dalle mura e dalle volte solidissime, destinato a immagazzinare molte migliaia di ettolitri di acqua potabile. Non c'è dubbio che quella costruzione doveva provvedere nell'estate ai bisogni di quella parte della popolazione, che si era raccolta nella cinta murata, la quale si estende ai piedi del castello, poichè solo convogliando, per mezzo di un acquedotto le acque invernali, che scendono da Sassetano, e conservandole, si poteva avere abbondanza di acqua freschissima anche nei mesi caldi; giacche tutto quel colle, e gli altri circostanti, come accade nelle rocce calcaree, sono privi di sorgenti. Nessun monumento antico rimasto però in quel sito, tranne un bassorilievo, adattato a un'apertura nella parte inferiore della torre esterna nord-orientale. L'espressione infantile del viso, il vestimento, e le serpi strette nelle mani sembra che accennino a un Ercole, che si libera dai fastidiosi rettile mandati da Giunone per strangolarlo. Oggi, del Castello del Monte restano visibili le mura di cinta, la torre-mastio cilindrica, il donjon (di recente restauro e pertanto visitabile), una torre semicircolare e i ruderi delle stanze della nobiltà. All’interno delle mura, gli scavi archeologici condotti negli anni Ottanta e diretti dal prof. Marcello Rotili per conto del Dipartimento di Discipline Storiche dell'Università di Napoli "Federico II" hanno rinvenuto, oltre a monete e frammenti di affreschi, anche una necropoli, i cui arredi funerari sono oggi conservati nel Museo Irpino di Avellino. Questo monumentale complesso pluristratificato, posto in un contesto paesaggistico che consente la vista di un panorama suggestivo, è un’importante testimonianza storica e religiosa non solo per la comunità locale, bensì per l’intera Irpinia. Oggi, il Castello del Monte è per metà restaurato e si può visitare la Torre e gli scavi. Altri link per approfondimento: https://www.irpiniaworld.it/il-castello-de-lo-monte-di-montella/, https://www.montella.eu/20-informazioni/1451-il-castello-longobardo-montella,https://www.youtube.com/watch?v=hLIJKV0WLJE (video di Luigi Salzarulo), https://m.facebook.com/watch/?v=704424840133903&_rdr (video con drone),https://www.youtube.com/watch?v=8ktACkXnywQ (video di Pellicano Movies),

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montella, https://comune.montella.av.it/index.php/accoglienza/da-visitare/, https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/it/luoghi/castello-del-monte,https://it.wikipedia.org/wiki/Complesso_monumentale_del_Monte, http://www.castellidirpinia.com/montella_it.html, http://www.montellanet.com/montella/monumenti.asp?id=18&title=Il%20Castello

Foto: la prima è di annaluciac su https://www.tripadvisor.it/LocationPhotoDirectLink-g1575054-i76863951-Montella_Province_of_Avellino_Campania.html, la seconda è una cartolina della mia collezione

mercoledì 6 luglio 2022

Il castello di mercoledì 6 luglio

                                       

                                       





BORGO VALBELLUNA (BL) - Castello di Zumelle

Sembra che un primo nucleo di Zumelle fosse stato completato già nel 46-47 d.C., quando i Romani si accingevano a consolidare la loro influenza nella zona della Valbelluna, conquistata nel I secolo a.C.. La costruzione si ergeva in posizione strategica, per controllare i transiti di un'arteria stradale che giungeva dalla pianura attraverso il passo di Praderadego, forse la via Claudia Augusta Altinate o, più probabilmente, una sua variante. All'epoca delle invasioni barbariche il castello divenne il perno del sistema difensivo locale, che aveva il compito di garantire i collegamenti tra Feltre e Ceneda. Secondo la leggenda le fortificazioni, ridotte ormai a rovine, furono rifondate da Genserico, uomo fidato di Amalasunta, regina degli Ostrogoti. Fuggito in seguito all'assassinio della sovrana, Genserico prese in moglie l'ancella Eudosia e si stabilì presso la nuova fortezza. Dal suo matrimonio sarebbero nati due gemelli, donde il toponimo Zumelle. Per tutto l'Alto Medioevo, il castello fu coinvolto in sanguinose lotte feudali. La miccia fu innescata quando nel 737 Liutprando, re dei Longobardi, fece il vescovo cenedese Valentino signore di Zumelle con le corti di Valmarino, Serravalle, Fregona, Reganzuolo, Cordignano, Cavolano e Formica. La cosa scatenò una controversia con Giovanni, vescovo-conte di Belluno, che già controllava queste terre. Ricostruito nel 1311 da Rizzardo da Camino, signore di Treviso, Belluno e Feltre, il castello fu dato dalla Repubblica di Venezia alla famiglia patrizia Zorzi assieme al contado, in cambio di Meleda e Curzola, perse nel 1358. Col castello gli furono date anche diciannove ville. Ebbe l’obbligo di pagare due torce all'anno alla Basilica, ciascuna del peso di 10 libbre, di tenere un vicario, di amministrare giustizia e di tenere quattro stipendiati nel castello. Il 29 Gennaio 1596 il Castellano di Zumelle Alvise, figlio di Piero, fece un’arringa nel Consiglio dei X in favore dei Zumellesi in una lite tra Zumelle e Belluno. Vinta la causa, ordinò una gran festa, che durò molti giorni. L'arrivo delle armi da fuoco e la pace seguita alla conquista della Serenissima avevano reso inutile il castello, che fu abbandonato e cadde in rovina. Ai giorni nostri il castello di Zumelle è stato ripristinato e il suo riutilizzo fa capire meglio l'importanza che ebbe nella storia del Veneto Nord-Orientale durante l'alto Medioevo. Al castello è legata una leggendaria vicenda, riportata dallo storico bellunese Giorgio Piloni. Il valoroso Murcimiro, conte di Zumelle, si innamorò di Atleta, la bellissima figlia del conte Tucherio di Casteldardo, promessa sposa di Azzone, conte di Feltre. Murcimiro, travolto dal desiderio, giurò che l'avrebbe avuta anche a costo di morire. Alla testa dei suoi uomini, tese un agguato al corteo che stava conducendo Atleta a Feltre: durante il terribile scontro, il conte uccise Orleo, fratello della sposa, e rapì quest'ultima, conducendola nel suo castello. Accecato dall'odio per la morte del figlio, Tucherio mosse il suo esercito contro il castello di Zumelle, le cui difese erano state nel frattempo potenziate. Non riuscendo a far uscire Murcimiro, devastò i vicini paesi di Tiago e di Villa, poi tornò a Casteldardo, inseguito dagli uomini del nemico. Qualche tempo dopo, Tucherio tentò un nuovo assedio, ma la fortezza resistette. Frattanto, Atleta aveva sposato Murcimiro e gli aveva dato un figlio: Adelardo. Lo zumellese sperava che il lieto evento potesse placare l'animo di Tucherio. In effetti, seguì un periodo di quiete e Murcimiro abbassò le difese, congedando molti dei suoi uomini. Era però una trappola: consigliato da un ex soldato di Zumelle, dopo tre anni Tucherio attaccò il castello e lo devastò senza difficoltà, uccise lui stesso Murcimiro e successivamente incendiò la fortezza. Atleta fu ricondotta a Casteldardo con il figlio, poi fu data in sposa ad Azzone. A lungo gli Zumellesi discussero su come risollevare le sorti della contea. Alla fine decisero di nominare conte l'erede diretto di Murcimiro, Adelardo, e di restaurare il castello. Fu dunque inviata un'ambasceria a Tucherio, che accettò le richieste degli Zumellesi e, addirittura, diede loro 25 marche d'argento per finanziare il castello. Riportò quindi il piccolo Adelardo a Zumelle, affidandolo alla tutela di Ermenfredo. Trascorse un periodo tranquillo, finché, dopo molti anni trascorsi in Francia, giunse a Zumelle Bellerofonte, fratello di Murcimiro. Venuto a conoscenza della vicenda e desideroso di vendetta, istigò Adelardo, che ormai aveva quindici anni, ad attaccare Casteldardo e a uccidere il nonno. Poco tempo dopo, Bellerofonte morì di febbre. Azzone, che nel frattempo si era stabilito in un antico castello sul monte Garda, presso le rive del Piave, inviò Giovannino, suo figlio di primo letto, ad Adelardo, per chiedergli di restituire Casteldardo e tutto ciò che vi aveva depredato. Di conseguenza, Adelardo distrusse il castello di Azzone; qualche tempo dopo uccise quest'ultimo, sorprendendolo durante la caccia. La morte di Azzone, personaggio di grande rilievo, provocò lo sdegno dei Feltrini e dei Bellunesi, i quali aiutarono Giovannino a riarmarsi e a muovere guerra contro Adelardo. Quest'ultimo si rivolse allora allo zio Orso, duca di Ceneda, e a suo fratello Pietro, duca del Friuli. La situazione sarebbe precipitata se non fosse intervenuto re Astolfo, il quale decise di risolvere la disputa con un duello da tenersi a Pavia, capitale del Regno Longobardo. Vi parteciparono Giovannino e un parente di Adelardo, Ziergen Filistin, che vinse. In passato era murata su una torre del castello una lapide con su scritto "ZIERGEN PHILISTIN IOANNINUM AZZONIS VICIT LAUDE DEI". Una diversa interpretazione fa invece derivare il nome Zumelle da "zamelo" o "zumelo", a indicare l'accoppiamento con il dirimpettaio castello di Castelvint, del quale rimangono poche tracce sull'altro versante della valle del Terche, a Carve. Secondo alcuni racconti, nella valle tra i due castelli appariva talvolta, di notte, un fantasma di dimensioni gigantesche. Il castello di Zumelle, di proprietà comunale, dal luglio 2014 è stato dato in gestione, tramite bando pubblico, all'Associazione toscana “Sestiere Castellare” di Pescia (PT), che si è aggiudicata la gara presentando un progetto dal titolo “Il Castello Rinasce”, per riaprire al pubblico dal 5 aprile 2015 dopo alcuni lavori di manutenzione. Il castello è diventato un parco tematico, nel quale si possono visitare: il villaggio medievale, gli ambienti di rievocazione, la casa torre (al suo interno la bottega dello speziale, la camera da letto medievale, il banchetto e la cucina), lo scriptorium, la Chiesa di San Lorenzo, la zona museale, la rimessa militare e lo shop medievale. Per maggiori informazioni, consultare il sito www.castellodizumelle.it. Il Castello di Zumelle è il meglio conservato di tutta la Valbelluna. Solo le fortificazioni periferiche sono andate completamente distrutte. Il nucleo centrale, con tanto di mura e di torre, è cinto da un profondo fossato, scavato nella roccia. Si accede al castello e alla piccola corte interna attraverso una strada che si arrampica lungo il pendio. La torre, alta 36 metri, è a pianta quadrangolare e presenta cinque piani, collegati da una scala in legno. Sul lato nord delle mura, si trova l'antica chiesetta dedicata a San Lorenzo. Altri link suggeriti: https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/castelli/castello-di-zumelle/6753-l1.html, https://www.magicoveneto.it/belluno/mel/castello-di-zumelle-mel.htm, https://www.youtube.com/watch?v=0_WK3FSK72A (video di Venicemedia Venezia), https://www.youtube.com/watch?v=ZNTu9agYlJ8 (video di solovisioneHD), https://www.youtube.com/watch?v=EOzA4ZJHu3w (video di Corriere delle Alpi)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Zumelle, https://www.castellodizumelle.it/il-castello-di-zumelle/storia-atmosfera, http://www.venetograndeguerra.it/itinerari-dettaglio?uuid=55d902e6-720b-4b8d-928a-b932fbbf8008&lang=it

Foto: la prima è di APVservice su https://camminogregoriano.files.wordpress.com/2014/11/melzumelle1.jpg, la seconda è una cartolina della mia collezione. Infine, la terza è presa da https://feltrebiketour.it/feltre-dintorni/il-castello-di-zumelle

martedì 5 luglio 2022

Il castello di martedì 5 luglio


 
CELANO (AQ) - Castello Piccolomini

Il sito su cui sorge il castello è da identificare con il luogo, sul colle di san Flaviano, in cui Federico II di Svevia, in lotta con Tommaso Conte di Celano e Molise, fece costruire delle fortificazioni durante l'assedio del 1223. Tali fortificazioni erano quasi certamente soltanto opere in legno e terra battuta, tuttavia segnarono l'inizio di quella che sarebbe stata una solida fortificazione nei secoli successivi, in posizione dominante sul lago Fucino e in allineamento visivo con altre strutture militari presenti nel territorio come le torri di Aielli e Collarmele. La costruzione del castello vero e proprio iniziò nel 1392 su commissione di Pietro II Berardi, conte di Celano, ma già in precedenza, negli anni tra il 1356 e il 1380, suo nonno e poi suo padre avevano provveduto a fortificare il Colle San Flaviano erigendo un sistema di mura con torrette rettangolari "a scudo" e costruendo la torre-mastio sommitale a pianta quadrata. Il conte Pietro II, dunque, costruì il solo primo piano con le torri quadrangolari agli angoli, fino al marcapiano, integrando la torre-mastio all'angolo nord-est. Egli, altresì edificò il cortile interno alle mura dotandolo del loggiato con arcature a sesto acuto ancora visibile. Nel 1451, Lionello Acclozamora, duca di Bari, una volta divenuto conte di Celano, a seguito delle nozze con Jacovella da Celano, proseguì l'opera del predecessore, sia integrando il recinto esterno con due grandi torrioni angolari semicilindrici sul versante nord-est e un rivellino triangolare con largo torrione angolare cilindrico verso la cittadella, sia erigendo il piano nobile del castello vero e proprio con il cammino di ronda e le quattro torri d'angolo fino all'altezza attuale. Lionello inoltre si occupò di fortificare le mura del recinto aumentandone lo spessore per poter resistere alle micidiali bombarde a polvere da sparo che erano state inventate in quegli anni. Nel 1463 Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di Papa Pio II, fu investito della contea celanese da Ferrante d'Aragona. Egli riprese la costruzione del castello apportando aggiunte e decorazioni architettoniche che trasformarono il castello in palazzo residenziale fortificato. In particolare, fece completare il secondo piano del loggiato interno dotandolo di arcate a sesto acuto decorate nei capitelli dai simboli araldici della famiglia: la croce e la mezzaluna. Fece inoltre aprire delle finestre architravate in stile rinascimentale così come fece realizzare diverse loggette pensili appoggiate su beccatelli e ancora visibili. Interventi strutturali realizzò, invece, sui bastioni del recinto dove fece costruire due torri cilindriche fortemente scarpate che inglobano le vecchie torri a "ferro di cavallo" ed ampliò la stessa cinta muraria proprio in prossimità delle torri per aumentare la difesa degli ingressi dotandoli di antiporta. Nel 1591 Camilla Peretti, sorella di Papa Sisto V, acquistò la contea dai Piccolomini. Nel 1608 Michele Peretti fece aprire sul mastio alcune finestre con architrave semplice. Nel 1647 il castello fu coinvolto nella rivolta di Masaniello occupato dai rivoltosi capitanati dal barone Antonio Quinzi dell'Aquila e sostenendo un lungo assedio ad opera delle truppe reali. Il feudo passò successivamente a Bernardino Savelli, e successivamente a Livia Cesarini che lo trasmise ai duchi Sforza Cesarini e successivamente agli Sforza Cabrera Bovadilla. Sono di questo periodo le tamponature settecentesche create per consolidare il loggiato superiore dopo i terremoti del 1695, 1706 e 1781. Al piano terra alcuni ambienti furono utilizzati come prigione feudale. Nel 1892 la proprietà era del marchese Orazio Arezzo da Celano e successivamente della famiglia Dragonetti dell'Aquila. Nello stesso anno l'angolo ovest diventò sede provvisoria del carcere mandamentale, mentre nel 1893 divenne monumento nazionale sottoposto alla tutela delle Belle Arti del nuovo Regno d'Italia. Durante il grave terremoto del 1915 che si abbatté sulla Marsica, il castello risultò gravemente danneggiato riportando il crollo del loggiato nel cortile, di alcune volte, di tutti i solai, del cammino di ronda e di tutte le loggette. Si formarono altresì gravi lesioni sulle torri angolari, una delle quali, quella di sud-est, crollò dimezzando la sua altezza. Gli interventi di restauro iniziarono 25 anni dopo il sisma, nel 1940, a seguito dell'esproprio da parte dello Stato nel 1938, ma furono subito interrotti per cause belliche (Seconda guerra mondiale) e ultimati nel 1960, applicando la nuova normativa antismica vigente all'epoca. A seguito del restauro che è stato realizzato ricostruendo fedelmente l'antica struttura, grazie all'abbondante repertorio fotografico, il castello ha assunto l'aspetto della fortezza medievale con funzione difensiva dell'abitato di Celano, come testimonia il rivellino del lato sud-est, che nei secoli successivi è stata modificata a residenza signorile rinascimentale. La cinta muraria è interrotta da undici torri a scudo e cinque rotonde. All'interno tramite un ponte levatoio che consente di superare un fossato, si accede al Castello attraverso due ingressi, uno dei quali protetto da una caditoia. L'edificio centrale ha una pianta regolare, rettangolare, con quattro torri quadrate agli angoli e merlatura ghibellina che proteggono il cortile interno. All'esterno delle quattro torri un giro di ronda anch'esso merlato consentiva alle guardie il controllo di ogni lato delle mura. Tuttavia la esigua sporgenza delle torri dal profilo dell'edificio, che non consente un adeguato tiro di fiancheggiamento, lascia intendere che con l'Acclozamora l'antica funzione difensiva della fortezza si è affievolita rispetto a quella di prestigiosa dimora signorile. Il perimetro del cortile risulta impreziosito da un porticato di carattere tipicamente rinascimentale su due piani, di cui quello inferiore con archi a ogiva sorretto da ampi pilastri colonniformi, e quello superiore con doppio numero di archi a tutto sesto con colonne più piccole. Il portico articolato su tutti e quattro i lati, non ha eguali nella regione e "va considerato tra i primari esempi italiani del genere" (Carlo Perogalli). Gli interni si presentano scarni essendo andati perduti con il terremoto i pregevoli affreschi delle volte, descritti da alcuni autori dell'Ottocento. Due cisterne ipogee a pianta rettangolare con copertura a botte per la raccolta delle acque piovane, quella detta "cisterna della Lizza", realizzata con i mattoncini e alta circa nove metri è situata internamente, l'altra fatta con le pietre leggermente più bassa ma più larga è posta nel cortile esterno. Erano dotate di un sistema di filtraggio per la potabilità dell'acqua e di due pozzi connessi ai serbatoi che permettevano di sollevarla. Alcuni ambienti ospitano il museo d'arte sacra della Marsica, mentre in alcune sale vi sono collocati gli uffici della Soprintendenza regionale. Il Museo è situato nel piano nobile, in 12 stanze articolate in varie sezioni: scultura, pittura, oreficeria e paramenti sacri. Di notevole pregio le ante lignee del XII secolo provenienti dalla Chiesa di S. Maria in Cellis di Carsoli e dalla Chiesa di S. Pietro in Alba Fucens; il trittico di Alba Fucens (XIV sec.), prezioso lavoro di pittura, scultura ed oreficeria; lo splendido dipinto del XV secolo raffigurante “La Vergine”, realizzato da Andrea De Litio; la Croce Orsini , datata 1334; la stauroteca del XIII secolo, prezioso esempio di arte bizantina. La Collezione Torlonia, acquistata dallo Stato nel 1994, conserva 184 oggetti e 344 monete di bronzo romane; tutte le opere in esposizione vennero alla luce nell'area del Fucino durante il prosciugamento del lago nella seconda metà del 1800, ad opera di Alessandro Torlonia. I pezzi più preziosi della Collezione sono senza dubbio la Testa di Afrodite (III-II sec. a. C.), uno dei più raffinati esempi scultorei rinvenuti nel territorio abruzzese ed i rilievi in pietra calcarea (II sec. d.C.), vere e proprie cartoline dell'epoca, raffiguranti uno specchio d'acqua con due gruppi di operai intenti al prosciugamento delle acque e una veduta di città e del suo territorio. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=qdZZudmISIg (video di dronilloAPR),https://www.youtube.com/watch?v=9TfECFg307s (video di Segugi Vagabondi), https://www.youtube.com/watch?v=pTskZWhDEtY (video di lucianstellalpina), https://www.youtube.com/watch?v=W5AOARkiY3Y (video di Edoardo Pone), https://www.youtube.com/watch?v=XP_aMGdhD9o (video di weareinabruzzo Official), https://www.dronicustomerservice.it/castelli-rocche-e-torri-dabruzzo/citta-di-celano-castello-medievale-piccolomini/ (bellissime foto realizzate con drone)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Piccolomini_(Celano), https://turismo.comune.celano.aq.it/contenuti/165197/castello-piccolomini, https://www.histouring.com/strutture/castello-piccolomini-di-celano/

Foto: la prima è presa da https://cultura.gov.it/evento/ferragosto-2021-al-castello-piccolomini-di-celano, la seconda è del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini su https://www.facebook.com/CastelliRoccheFortificazioniItalia/photos/a.10157696804095345/10152352195755345. Infine, la terza è una cartolina della mia collezione

lunedì 4 luglio 2022

Il castello di lunedì 4 luglio

 

                                       

GAVORRANO (GR) - Mura e castello in frazione Caldana

Il paese sorse prima dell'XI secolo come possedimento dei vescovi di Roselle, che successivamente lo cedettero ai monaci dell'abbazia di Sestinga. Originariamente la località era denominata Caldana di Ravi, vista la sua secondaria importanza rispetto al vicino centro. Nei secoli successivi divenne proprietà della famiglia Pannocchieschi, prima di passare sotto il controllo di Siena. A metà del XVI secolo Caldana entrò a far parte del Granducato di Toscana, a seguito della caduta della repubblica senese. In seguito venne infeudata prima ai Bellanti e poi agli Austini, famiglia senese della contrada della Selva, e successivamente a ricche famiglie della zona tra la fine del XVI e la seconda metà del XVIII secolo: i Suarez, i Bichi e i Chigi. A questa ultima famiglia succedettero definitivamente i Lorena con il ritorno di Caldana tra i possedimenti granducali. Le mura di Caldana costituiscono il sistema difensivo del borgo. Una prima cinta muraria difensiva fu eretta in epoca medievale, a protezione del centro che iniziò a svilupparsi a partire dal 940. Durante i secoli successivi, il passaggio del borgo nella Repubblica di Siena lo fece divenire uno dei luoghi strategici della zona, che i Senesi decisero di effettuare profondi interventi di ristrutturazione al preesistente sistema difensivo, tanto da renderlo un vero e proprio borgo fortificato. Tali lavori si svolsero in più riprese durante il periodo rinascimentale e la riqualificazione delle opere difensive a protezione del centro ebbe termine soltanto nella seconda metà del XVI secolo grazie alla famiglia Agustini, a cui fu ceduto il borgo dai granduchi di Toscana, dopo la definitiva caduta politica della Repubblica Senese. Gli interventi tardo cinquecenteschi conferirono un aspetto ancor più fortificato di quello preesistente, tanto da poter essere citato come uno degli esempi di fortificazione alla moderna. Le mura di Caldana si sviluppano articolandosi lungo un perimetro quadrangolare. Si presentano rivestite in blocchi di pietra, con alcuni tratti cordonati, e tratti in cui si sono venute a sovrapporre le pareti esterne di edifici del centro storico. Lungo la cinta muraria sono presenti quattro imponenti bastioni angolari, che contribuiscono in larga parte a conferire l'aspetto fortificato alle intere mura perimetrali. Ciascun baluardo presenta un basamento a scarpa più o meno pronunciato, con cordonatura che lo mette in continuità con la parte superiore della struttura. Tutti, inoltre, conservano al loro interno la struttura originale, con volte a botte e feritoie lungo i muri di cinta. Un baluardo, quello collocato di fianco alla Porta, presenta due aperture con sistemi di chiusura a ponte levatoio e ghgliottina. Era utilizzato come magazzino e stalla. La porta di accesso nel corso dei secoli è stata più volte modificata fino ad essere definitivamente chiusa. La stanza al piano terra, chiamata da tutti Il Frantoio, è stata donata all'Associazione "Società di Mutuo Soccorso" dal sig. Mario Maiani, ed è stata restaurata grazie ai proventi delle Sagre. Oggi viene utilizzata per eventi e manifestazioni che coinvolgono l'intera cittadinanza. Al di sopra del Frantoio si trova il Teatro del Mutuo Soccorso, luogo anch'esso di proprietà dell'Associazione, che lo salvò dall'abbandono e dall'incuria e permise, impedendo che fosse venduto a privati, che continuasse a rimanere patrimonio del paese. L'antico castello è oggi difficilmente identificabile poiché inglobato in varie abitazioni in periodo rinascimentale. Sul frontone vi è lo stemma degli Agustini (troncato nel primo d'azzurro al crescente d'oro; nel secondo bandato di rosso e argento al capo d'oro caricato di un'aquila di nero). Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=a7Bul6vhhPc (video di Fabio Balocchi), https://www.youtube.com/watch?v=u0fyZlJQYjY&t=2s (video di albearia immobiliare)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Caldana, https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Caldana, https://www.caldana-maremma.org/i-tesori/caldana-vecchia/baluardi-e-mura-cinquecentesche/, https://caldana-maremma.blogspot.com/2010/12/le-mura.html

Foto: la prima è presa da https://www.facebook.com/castellitoscani, la seconda è presa da https://www.enjoymaremma.it/en/villages-towns/gavorrano/

venerdì 1 luglio 2022

Il castello di venerdì 1 luglio

 


MONTEFREDANE (AV) - Castello Caracciolo

Nel XII secolo Montefredane fu menzionato nel "Catalogus baronum" (1150-1168) in quanto appartenente alla contea di Avellino. Nei secoli successivi le sue vicissitudini furono legate ai nome di diverse famiglie nobiliari, quali i De Tufo, i Capece, i Brancaccio e gli Orsini. Montefredane acquisì una sempre maggiore importanza fin quando la peste del 1656 ne ridusse fortemente lo sviluppo. Tra il 1650 e 1806 il territorio fu proprietà della famiglia nobiliare dei Caracciolo, che lo portarono a nuovo splendore con la costruzione del Castello. La famiglia, destituita dalle forze napoleoniche durante l'occupazione, tornò nella città con la restaurazione borbonica. Agli inizi del Novecento, ancora in età monarchica, perse ogni potere in loco, ed i suoi appartenenti si trasferirono a Napoli. Nel 1981 Montefredane fu inserito nell'elenco dei comuni "gravemente o particolarmente danneggiati" dal terremoto dell'Irpinia, a causa del quale non subì vittime umane. Il Castello è situato sulla cima di un colle a circa 600 metri di altitudine, in posizione dominante sulla valle del Sabato. Nella metà del secolo XI si sviluppò l'abitato intorno a una fortezza costruita per volere della committenza longobarda. Dopo essere stato di proprietà delle famiglie Baldini, Brancaccio, Ferilli, Gesualdo e Ludovisi, nel corso del '600 e '700, con l'avvento dei Caracciolo, il castello subì numerosi rimaneggiamenti per essere completamente trasformato in una dimora gentilizia in epoca rinascimentale. Abbandonato agli inizi del XIX secolo, oggi possiamo ancora vedere abbastanza ben conservati consistenti ruderi di cortine perimetrali e una torre cilindrica. All’edificio, che si affaccia in parte sulla piazza centrale del paese, si accede passando sotto l’arco del campanile annesso alla chiesa di Santa Maria del Carmine, costruita sulla base di una delle massicce torri poste ai vertici dell’originaria pianta trapezoidale del castello. Un’altra di queste torri è visibile solo in parte nei pressi di Casa Rega. Il castello è stato oggetto di un profondo intervento di restauro che ha però consentito il recupero delle due restanti torri. L'edificio possedeva anche cisterne per l’acqua, ancora visibili, e una neviera. In un avvallamento naturale è stato ricavato un anfiteatro destinato a fini culturali e ricreativi. Dai ruderi si gode di una panoramica mozzafiato! Altri link suggeriti: http://www.irpinia.info/sito/towns/montefredane/castlegallery.htm (foto), https://www.youtube.com/watch?v=f0S90pPXVB4 (video di Sistema Irpinia)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montefredane, http://www.castellidirpinia.com/montefredane_it.html, https://www.museodeicastelli.it/castelli/montefredane-castello-caracciolo/, https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/it/luoghi/castello-caracciolo, http://www.irpinia.info/sito/towns/montefredane/castle.htm

Foto: la prima è presa da https://www.irpinianews.it/premio-oreste-giordano-il-22-giugno-sesta-edizione-a-montefredane/maxresdefault-29/, la seconda è presa da http://www.italiapedia.it/bacheca.php?vd=multimedia&t1=6&idFoto=1665&istat=064055&comune=Montefredane&prov=&sigla=AV&NomeReg=Campania&NReg=015