martedì 5 febbraio 2019

Il castello di martedì 5 febbraio



ASCEA (SA) - Castellammare della Bruca e Torre angioina di Velia

Castellammare della Bruca (o Castellamare; Castrimaris nei documenti in latino medievale) è il toponimo con cui veniva indicato il borgo fortificato costruito in epoca medioevale a un'altitudine di circa 71 m sul livello del mare, sul promontorio su cui sorgeva, un tempo, l'acropoli di Velia, l'antica colonia greca di Elea. La località è chiamata anche Castellamare di Velia, poiché è inclusa nel recinto archeologico di Elea (Velia, in epoca romana), ricompreso nei confini amministrativi del comune di Ascea. Si ha notizia, nella fase finale del periodo delle invasioni saracene, dell'esistenza di una fortificazione denominata Castellum Velie, che nel nome conservava ancora traccia dell'antica colonia greca decaduta. Dopo la conquista normanna del 1053-1054, e la conseguente cessazione della minaccia saracena, a fianco della fortificazione dovette esser costruito un borgo la cui esistenza è documentata nel 1113. Risale all'epoca normanna anche la costruzione della Cappella Palatina (chiesa di San Quiricio, o San Quirino), citata in un documento del 1144 e tuttora visibile sul luogo. Il borgo, nel XII secolo, assunse la denominazione di Castellammare della Bruca, probabilmente dalla contiguità di una vasta foresta di elci (volg.: bruca), che si estendeva da Cuccaro Vetere fino alla costa. Si ha menzione della foresta in un diploma del 1030 con cui il longobardo Guaimario IV, diciassettenne principe di Salerno, donava il bosco alla Abbazia benedettina di Cava. Il toponimo rivela, inoltre, come nel frattempo fosse andata completamente smarrita ogni memoria, anche toponomastica, dell'antica colonia greca, assurta poi a status di municipio romano. L'abitato era ancora vivo nella prima metà del XVII secolo e il censimento focatico del 1648 vi registrò l'esistenza di 12 famiglie (fuochi), ma dovette essere presto andato deserto o abbandonato se non se ne trova più traccia già nel successivo censimento del 1669, successivo all'epidemia di peste che, nel 1656, colpì l'Italia e il Regno di Napoli. Nel XIX secolo l'abitato si presentava completamente in rovina ai viaggiatori e studiosi di passaggio. Va ascritto a François Lenormant il merito di aver compreso le potenzialità del sito archeologico della colonia focea quale obiettivo di approfondite ricerche. Esse tuttavia, nonostante i suoi autorevoli auspici, non vedranno la luce se non all'inizio del XX secolo. L'abitato fu interamente distrutto nei primi decenni del XX secolo per permettere l'inizio delle profonde campagne di scavo che avrebbero riportato alla luce la colonia di Velia, con l'eccezione della cappella palatina, utilizzata quale piccolo antiquarium dell'area archeologica, ancora priva di un museo, nonostante decenni di importanti ritrovamenti. Domina il sito la Torre della Bruca, che fu edificata in qualità di torre di avvistamento ai tempi della guerra dei vespri siciliani. Con il moto dei vespri, scoppiati il 31 Marzo 1282, la Sicilia si ribellò agli Angioini e passò sotto il dominio di Pietro D’Aragona, causando una lunga e terribile guerra tra i Siciliani – Aragonesi e gli Angioini di Napoli. Uno dei fronti principali dello scontro furono le coste cilentane: gli Angioini, per difendersi dagli attacchi provenienti dal mare, costruirono la torre di Velia (e, successivamente, la torre di Castelnuovo Cilento - http://castelliere.blogspot.com/2014/07/il-castello-di-domenica-27-luglio.html) in un sito nel quale preesistevano i resti di un castello alto-medievale, il Castellum Maris (o Castellum Velie), edificato verosimilmente in età longobarda su ciò che rimaneva del basamento di un tempio pagano. Di questa originaria fortificazione, posta a difesa del territorio circostante contro la minaccia saracena per il controllo dell’antico porto fluviale di San Matteo, alla confluenza dei corsi d’acqua del Palistro e dell’Alento, rimangono ancora oggi dei ruderi sul ciglio del promontorio (un torrino cilindrico e una parete a strapiombo). Le peculiarità architettoniche della torre, con base a scarpata alta 15,15 m e un corpo cilindrico che raggiunge quasi i 30 m, sono da ricercarsi nelle volte ribassate e di altezza minore man mano che si sale, nella stretta scala elicoidale che collega i tre ambienti sovrapposti circolari, nelle mensole di pietra sagomata del coronamento (beccatelli), nella creazione delle caditoie (fessure per il lancio di pietre) e nell’ingresso sopraelevato. Pensata per fronteggiare un elevato numero di nemici con pochi uomini, l’accesso alla torre avveniva solo per mezzo di corde, non esisteva alcuna scala esterna o ponte levatoio. Questo fu installato solo successivamente con la costruzione di una torretta quadrata provvista di scala e posta in corrispondenza dell’ingresso per l’appoggio del ponte. Il nome attuale della torretta, Torre della Bruca, deriva dalla denominazione del borgo – Castellammare della Bruca – che fu costruito intorno all’edificio dopo la cessazione della minaccia saracena. La torre è stata restaurata e resa accessibile con ascensore, scale e passerelle. Altri link suggeriti: https://www.researchgate.net/figure/Castellammare-della-Bruca-Velia-during-the-Medieval-period_fig4_317631452, https://www.youtube.com/watch?v=E07n_MdtJ-Q (video con drone di Angelo Magliano, https://www.youtube.com/watch?v=SjyRoBMAvLU (video di SetTV Vallo), https://www.youtube.com/watch?v=ZeNsureA0pA (video di Vito Panzella)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castellammare_della_Bruca, http://www.hetor.it/site/alla-scoperta-della-torre-della-bruca-2/, https://www.napoli-turistica.com/parco-archeologico-elea-velia-cilento/

Foto: la prima è presa da http://www.villagorga.it/scavi-velia-t57/, la seconda è di Adriano_2 su https://www.flickr.com/photos/93066717@N06/15469644891

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