martedì 7 dicembre 2010

Il castello di martedì 7 dicembre



PESCINA (AQ) - Castello di Roca Vecchia

Nel 1185 il conte di Celano era il feudatario di Pescina. Con tutta probabilità la prima torre in muratura risale all’epoca della dominazione Normanna. Durante gli anni della lotta per le investiture, tra il Papa e l'Imperatore, i Marsi appoggiarono il Papa e cosi subirono la vendetta dell'Imperatore che distrusse e incendiò quasi tutti i castelli della zona, compresa Rocca Vecchia (Pescina). Successivamente, nell'anno 1232, Federico II emanò un decreto imperiale che invitava i pescinesi a riattare ed ampliare il proprio castello. Con l’avvento degli Angioini Pescina divenne proprietà, intorno al 1315, del francese Ugone del Balzo (de Beaux di Provenza). A questo successero nuovamente, dopo vari stravolgimenti, i conti di Celano. Agli Acclozamora seguirono i Piccolomini, i Peretti, i Savelli e gli Sforza-Cesarini che tennero Pescina fino all’abolizione della feudalità. Il disastroso terremoto del 1915 distrusse quello che restava del castello e dell’antico abitato sul colle. Oggi dell’antica fortificazione restano due torri affiancate, una cimata e l’altra diroccata. La torre superiore ha forma pentagonale. La torre inferiore, posta probabilmente a difesa dell’abitato sottostante, ha invece forma rettangolare ed è visibilmente meno alta ma più tozza. Tipologicamente possiamo parlare di un castello recinto, uno dei molti presenti in una regione montuosa quale è l’Abruzzo.

lunedì 6 dicembre 2010

Il castello di lunedì 6 dicembre


CAGGIANO (CE) - Castello normanno 

Il castello di Caggiano, si trova sul lato orientale del paese, l'unico non difeso naturalmente ed era costituito in origine da un corpo centrale, una mole possente che comprendeva tre alte torri, un torrione e due fortini. Secondo un atto di donazione del 1092 il primo signore del paese, Guglielmo di Caggiano della famiglia di Roberto il Guiscardo, lo eresse nella parte più alta del paese per difendersi dagli attacchi dei Saraceni. Le sue mura fortificate rendevano l’accesso quasi impossibile. Al castello si poteva accedere attraverso due porte d’ingresso orientali e due porte occidentali, più impervie e quindi più protette. Documenti ritrovati testimoniano come le porte fossero custodite nella notte da ronde armate. La guardia avanzata dimorava nella Cappella di San Luca, a 50 metri dal corpo centrale, mentre la milizia era acquartierata nel castello dove trovavano posto anche le armerie, le officine e le scuderie. Le prigioni e le sale delle torture erano situate a piano terra illuminate da piccole e alte fenditoie. Nel castello erano pronte all’uso potenti macchine da guerra disposte sui bastioni o presso le porte con cui scagliare sassi contro i nemici impedendone l’assalto, armi in seguito sostituite da cannoni in bronzo collocati sui torrioni e sulle mura. Dopo varie vicissitudini, il castello da fortezza fu ampliato progressivamente fino ad assurgere a residenza signorile nel XV secolo. Il castello è stato dimora di molti feudatari quali Giovanni da Procida, i Marzano, i Gesualdo, i Caracciolo, i Ludoviso, i Parisani ed altri… I Gesualdo vendettero nel XVI secolo gran parte del castello alle famiglie Isoldi (sudest) e Abbamonte (nord) e il settore nord-occidentale passò nel XIX secolo in proprietà dei Carucci. Oggi buona parte del castello è di proprietà del comune di Caggiano che lo ha notevolmente rivalutato. Una parte del Castello è ben conservata, l’altra parte è stata adibita ad abitazione civile già nell’800. La parte ben mantenuta conserva molti resti di pittura muraria del ‘700 e dell’inizio ‘800.

sabato 4 dicembre 2010

Il castello di domenica 5 dicembre



PALOMBARA SABINA (RM) - Castello Savelli

Intorno all'anno Mille, conseguentemente alla minaccia delle invasioni barbariche, molti centri abitati subiscono il fenomeno dell'Incastellamento, ovvero l'agglomerarsi di popolazioni rurali sparse intorno ad un castello, o rocca, costruito sulla cima di un monte. Palombara non fu da meno: già intorno al 900 venne edificata una prima torre d'avvistamento, attorno alla quale, intorno all'anno 1000, venne edificato il palatium. Furono gli Ottaviani ad edificare il primo nucleo del maniero sull’altura principale del borgo: esso aveva pianta quadrata ed occupava circa un ettaro di superficie. Già da allora la costruzione appariva molto possente, disponendo di mura perimetrali spessi due metri. Nel castello furono sottoscritti importanti documenti storici (il Conte Ottaviano nel 1111 firmò l’atto di restituzione a favore dell’abate di San Giovanni) e si verificarono eventi politici dalle grandi conseguenze (arresto nel 1180 dell’antipapa Innocenzo). Dopo essere appartenuto ai Conti di Palombara, il castello venne ceduto verso il 1250 ai Savelli e precisamente a Luca, nipote di Onorio III che diede il via a tutta quella serie di pontefici che favorirono con ogni mezzo l’ascesa al potere dei propri familiari (il nepotismo). Anche un altro papa, Onorio IV, al secolo Giacomo Savelli che nel 1285 proprio in questo castello confermò il proprio testamento, favorì i Savelli che per tutto il XIV sec. indisturbati fecero il bello ed il cattivo tempo. Ad essi sono dovuti i lavori di ampliamento del fortilizio, consistenti nell’aggiunta delle altissime murature e dell’alta torre quadrangolare – tra le più alte del Lazio. Degna di nota e rarissimo esempio in Italia è la profonda galleria che parte dal castello e collega questo ad una delle porte del paese. La galleria, detta anche di “soccorso”, lunga oltre 80 metri è percorribile in due sensi, uno coperto con profonde feritoie, ben 37, che garantivano agli arcieri e balestrieri una formidabile difesa, e l’altro posto sopra la galleria, scoperto ma protetto da merlature. Le stanze del castello ospitarono una delle più importanti sessioni del Tribunale Ecclesiastico nel processo italiano contro i Templari (1310); vi trovò rifugio Benvenuto Cellini (1532) e vi nacque la Venerabile Virginia Savelli Farnese (1602), fondatrice delle Oblate Agostiniane di Santa Maria dei Sette Dolori. Dopo alterne vicende, i Savelli vendettero il castello ai Borghese nel 1637; nel 1893 ne presero possesso i Torlonia e solo nel 1949 passò agli Cesarini Sforza. L’amministrazione comunale palombarese l’ha acquistato nel 1971 per farne un centro culturale.

venerdì 3 dicembre 2010

Il castello di sabato 4 dicembre



MUSSOMELI (CL) – Castello Chiaramonte

A pochi chilometri dal centro abitato di Mussomeli, sopra un successivo e spigoloso rilievo roccioso, “come un nido d’aquila fuso nella rupe” (definizione del Solinas) si erge maestoso il castello, antico maniero risalente alla seconda metà del Trecento, tra i meglio conservati di tutta la Sicilia. Il castello venne eretto attorno al 1370 da Manfredi III di Chiaramonte sui resti di una fortezza araba e per la sua posizione strategica e per la sua imponenza è visibile anche da molto lontano. Architettonicamente è caratterizzato da colonne, archi decorati, fregi, solide e spesse mura merlate ornate da bifore e completate da un torrione quadrato. Interessanti al suo interno sono le Sale dalle volte a crociera, la Sala dagli archi ogivali e i sotterranei nei quali, secondo le voci popolari, venivano custoditi meravigliosi tesori e dove accadevano misteriose vicende. Ad esempio, si narra che tre belle dame, vittime di conflitti di gelosia, sarebbero state murate vive in una sala del maniero, così come che dal 1500 comparirebbe di frequente al suo interno il fantasma della giovane Laura Baronessa di Carini, vittima del crudele padre Cesare Lanza. Per approfondire l'argomento potete visitare il seguente link : http://mussomelicastle.megablog.it/

Il castello di venerdì 3 dicembre



TREQUANDA (SI) - Castello Cacciaconti

Di origini duecentesche, domina e caratterizza l’antico borgo medievale con la sua pianta trapezoidale ed il maestoso torrione cilindrico in pietra, in parte ricostruito dopo la guerra, che ne testimonia l’antica struttura fortificata. Di proprietà dei Signori Cacciaconti della Scialenga dopo diverse vicissitudini (l’infeudamento fu confermato da Federico II il 25 novembre 1220), il Castello, dopo essere appartenuto anche a artolotto dei Tolomei, nel 1555 venne annesso, insieme all’intero territorio di Trequanda, al Granducato di Toscana ad opera di Cosimo de’ Medici e ne seguì la sorte fino all’unità di Italia. Il castello ha ospitato durante i secoli abitanti diversi. Fra i più illustri va ricordata la Beata Bonizzella Cacciaconti, nipote di Guido e figlia del grande feudatario ghibellino Ildebrandino, donna di intensa fede e viva carità, vissuta nel XIII secolo. Ospitò anche personaggi di non chiara fama, come Musciatto Franzesi. Posto in posizione strategica lungo la strada che da Chiusi conduce a Siena, per questo motivo il fortilizio è stato più volte preteso in proprietà da Siena e Firenze. Dal dopoguerra il complesso è divenuto di proprietà del Fondo Pensioni per il Personale Cariplo. Il compendio immobiliare occupa parte dell’area dell’antico borgo compreso tra le mura storiche, con accesso direttamente sulla piazza di Trequanda. Dall’ingresso principale si accede al cortile interno su cui affacciano: il fabbricato storico, di tre piani fuori terra oltre al sottotetto costituente la parte nobile residenziale; corpi minori di fabbrica su due piani fuori terra (oltre ai cantinati) già adibiti a magazzini, ad antiche botteghe artigiane, a scuderie ed alle cantine utilizzate fino agli anni ’70 per le attività connesse alla gestione della relativa Fattoria. Le facciate interne ed esterne sono intonacate e alcune stanze dell’ala sinistra (quella più antica) hanno mantenuto i soffitti lignei a cassettoni e decorazioni floreali. Proseguendo oltre il cortile si passa nella zona verde del complesso: il giardino all’italiana si trova sotto il torrione circolare ed è compreso tra il castello vero e proprio ed piccolo parco alberato, delimitato dalle mura merlate, che si affacciano sulla sottostante campagna. Trequanda , con la sua torre rotonda, costituisce un caso piuttosto isolato; pur se non mancano in terra senese altre torri rotonde munite di apparato a sporgere addossate ad edifici fortificati (Sarteano). La forma circolare e l’emergere dalla muratura la identificano chiaramente come antenata del bastione, che diverrà la forma difensiva più usata nei secoli successivi.

giovedì 2 dicembre 2010

Il castello di giovedì 2 dicembre



MANGO D'ALBA (CN) - Castello dei Marchesi di Busca

L'attuale castello di Mango sorge dalle fondamenta di un fortilizio costruito con funzioni prettamente strategiche sul finire del secolo XIII, con tutte le connotazioni tipiche del periodo: camminamenti segreti che sbucavano in aperta campagna, prigioni, luoghi di tortura, pozzi dove far sparire avversari irriducibili e pericolosi. Venne edificato dopo che nel 1275 l'esercito astigiano aveva raso al suolo i castelli di Frave, Vaglio, Vene e il villaggio di Lanlonzo. Di quell'antico episodio resta memoria nello stemma comunale che indica tre torri a emblema del passato. Nel 1314 gli abitanti di Mango costruirono una nuova fortezza, poi rasa al suolo nel 1680, quando i Marchesi di Busca costruirono un nuovo castello che ebbe la base di una fortezza con l’aspetto di una lussuosa dimora del XVIII sec. Gli stessi mattoni dell’antica fortezza furono usati per la nuova costruzione. Il palazzo è oggi il fiore all'occhiello di Mango, dopo essere stato per secoli residenza estiva dei marchesi di Busca che lo vollero sontuosamente arredato e con il primato di un giardino celebrato per le piante ornamentali e le colture floreali. La dinastia dei Busca si estinse nel 1830. All’inizio del XX secolo il castello fu acquistato dal Comune di Mango. Nelle ultime fasi della Seconda guerra mondiale esso fu per qualche tempo un presidio partigiano. Subì un primo restauro nel 1965 a cura della Proloco e un secondo nel 1983, in cui la Regione Piemonte contribuì ai lavori. Dal 2007 fa parte del circuito degli 8 castelli Castelli Doc. La rete dei castelli include anche i manieri di Grinzane Cavour, Barolo, Serralunga d'Alba, Govone, Magliano Alfieri, Roddi e Benevello. È inoltre inserito nel circuito dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte. Al suo interno oggi è ospitata al piano terra l'Enoteca Regionale del Moscato d'Asti, degli spumanti del Piemonte e dei Dolcetti di Mango.

mercoledì 1 dicembre 2010

Il castello di mercoledì 1 dicembre



GRINZANE CAVOUR (CN) - Castello

Le notizie storiche sulle sue origini sono poche e frammentarie. Non è certa ad esempio la sua data di costruzione: c'è chi lo colloca nel XIII secolo e chi sostiene invece che la costruzione della torre risalga al 1350 e il resto ad epoca successiva. Il castello è ben conservato, si presenta come un imponente edificio a pianta rettangolare con un poderoso mastio, che occupa tutta un'ala, ed una fabbrica a "U" ornata da una serie di torrette: due quadrate e due, esterne e pensili, a pianta rotonda. Molte finestre si aprono sulle facciate principali ad est e ad ovest, due sole sulla facciata a nord, mentre nel versante a sud sono numerose e ordinatamente allineate su tre piani. Attorno al Quattrocento il castello e i circostanti terreni appartenevano al marchese di Busca, i cui stemmi nobiliari furono infatti scoperti sotto gli intonaci di alcune stanze. Il maniero ebbe poi numerosi proprietari dei quali non restano che poche notizie finché. Non dovrebbe essere sbagliato affermare che, usato in tempo di guerra come centro di raccolta delle milizie, diveniva nei periodi di pace residenza occasionale o forse luogo di sosta fastoso durante le battute di caccia, organizzate dai nobili locali. Nell'Ottocento, ospitò per quasi venti anni un illustre personaggio del nostro Risorgimento: Camillo Benso Conte di Cavour. Lo statista vi giunse nel 1830, ospite degli zii, la famiglia De Tonnerre. Incaricato di amministrare questi beni di famiglia, dimostrò fin d'allora capacità organizzativa e apertura mentale verso le nuove acquisizioni scientifiche. Fu nominato sindaco di Grinzane nel maggio 1832 a ventidue anni e tale carica mantenne fino al febbraio 1849. Intorno al 1931 la Marchesa Adele Alfieri, figlia di Carlo, donò il castello e dieci ettari di terreno all’Amministrazione comunale di Alba, che aveva inglobato quella di Grinzane, allo scopo di istituire una colonia elioterapica per bambini bisognosi. Ritornato autonomo nel 1948, il comune di Grinzane rivendicò la totale proprietà del castello promuovendo un lungo contenzioso finito al Consiglio di Stato.
Ogni anno, agli inizi di novembre, nel Castello di Grinzane Cavour si svolge l'Asta Mondiale del Tartufo Bianco d'Alba.