giovedì 23 aprile 2015

Il castello di giovedì 23 aprile






VILLAPUTZU (CA) – Castello di Gibas

Il castello di Gibas, venne edificato nel corso del Cinquecento dagli spagnoli, con funzioni di avvistamento e controllo dalle incursioni barbariche. Si trova su un alto colle visibile percorrendo la strada che conduce a Porto Corallo. Attualmente della fortezza si conservano solamente i ruderi. Ecco un interessante video, di Natale Porcu, girato sul castello: https://www.youtube.com/watch?v=C_NqqQEQvAg


Foto: di Cristian Garau su https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10201042853176493&set=o.319124528143991&type=3&theater e da http://images.visititaly.com/App_Images/Data/47c7c7c0-1bca-4130-8a36-3c9e24e055b9.jpg

mercoledì 22 aprile 2015

Il castello di mercoledì 22 aprile





ISOLA DEL LIRI (FR) - Castello Boncompagni-Viscogliosi

Detto anche Castello Ducale, è un palazzo storico fortificato, posto a ridosso del centro storico, sullo sperone di roccia all'altezza del quale il fiume Liri si biforca in due bracci per formare un'isola e due cascate alte circa 30 metri, la Cascata Grande e la cascata del Valcatoio. È monumento nazionale. Il centro fortificato è probabilmente di origine alto-medievale, nel posto in cui dovette esservi stata originariamente una torre. La prima menzione di un castello ad Isola del Liri risale al 1100, in una bolla pontificia di Papa Pasquale II diretta a Goffrido, vescovo di Sora, in cui si cita un castellum insulae. La fortificazione era un baluardo posto a difesa della piana di Sora e concepito come primo baluardo a difesa della città, probabilmente proprietà diretta della diocesi. Con la nomina dei Della Rovere a duchi di Sora il castello divenne parte integrante del patrimonio ducale, residenza ducale e sede principale delle attività politiche dei signori di Sora nella valle del Liri. Qui nel 1496 i Cantelmo e i Della Rovere organizzarono una resistenza anti-aragonese per preparare la riconquista del Regno di Napoli a Carlo VIII, con il sostegno del clero locale. I Boncompagni in seguito ne acquisirono i diritti di proprietà. Nel XVII secolo Costanza Sforza trasformò la struttura militare in una residenza signorile, commissionando affreschi di ispirazione biblica, bassorilievi dei comuni appartenenti al ducato di Sora e curando la realizzazione di un parco. Il Castello mostra nelle sue parti il succedersi delle varie epoche in cui è stato ampliato. Ovunque, negli stucchi e negli affreschi ivi esistenti, viene esaltata la famiglia Boncompagni. Da ammirare il salone cosiddetto delle Rondinelle, totalmente affrescato con episodi del Vecchio Testamento e con motivi ornamentali che hanno particolari riferimenti alla famiglia ducale. Interessante, soprattutto dal punto di vista storico, la Sala degli stucchi, ove sono raffigurati in diciotto basso rilievi i domini che la famiglia aveva nei ducati si Sora, Arce e Aquino. L'opera, certamente di stuccatori locali, raffigura una serie di paesi della valle del Liri come erano agli inizi del XVII sec. È inciso in lingua latina il nome della località voluta su ogni pannello. Ancora interessante è una serie di affreschi in alcune stanze del medesimo castello, in particolar modo quella detta della Penitenza, per le raffigurazioni in essa contenute. Il duca Giacomo I, che amava circondarsi di letterati ed artisti, trasformò alcuni ambienti del castello in teatri e salotti e, fu l'artefice, insieme ad altri esponenti della famiglia, della creazione della ricca biblioteca ducale. All'interno del Parco, dal lato di via Nicolucci, vi è la bellissima chiesa circolare realizzata al tempo di Antonio Boncompagni, riassorbendo in parte una delle absidi originali della chiesa parrocchiale di San Lorenzo sita a quel tempo presso il castello e demolita agli inizi del '600 perchè già fatiscente a seguito di un terremoto avvenuto intorno agli anni '90 del XV secolo. In detta chiesa, ora di piccole dimensioni, si conserva un pregevole affresco quattrocentesco di scuola laziale raffigurante la Madonna che allatta il Bambino e ha ai lati San Giovanni Battista e Santa Caterina d'Alessandria. Attualmente il castello è privato ed è abitato dalla famiglia Viscogliosi. Per approfondire, suggerisco la visita del sito ufficiale del castello, dove troverete varie notizie e una storia più dettagliata dell'edificio: http://www.castelloboncompagniviscogliosi.it/la-storia.html

Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Boncompagni_-_Viscogliosi, http://www.alessandrorea.it/cartellasalvaguai/castello.htm, http://www.ciociariaturismo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=408%3Ail-castello-boncompagni-viscogliosi-isola-liri&Itemid=1613&lang=it

Foto: da http://www.isola24.it/17-18-19-settembre-programma-festeggiamenti-in-onore-della-madonna-delle-grazie-ad-isola-del-liri-31334.html e di rastaman72 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/167356 


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martedì 21 aprile 2015

Il castello di martedì 21 aprile






SANTA MARIA DI SALA (VE) - Castello di Stigliano

E' un fortilizio medievale sito nell'omonima frazione di Santa Maria di Sala. Sotto la dominazione della Serenissima è stato adattato a palazzo signorile, assumendo l'aspetto di una villa veneta. Le origini del castello vanno collocate in epoca romana, quando rappresentava una fortificazione al confine tra gli agri di Altino e Padova (le tracce della centuriazione sono tuttora evidenti nel cosiddetto Graticolato Romano). Dal VII secolo il complesso sarebbe passato al vescovo di Treviso; nel 1152 è infatti citato, con il villaggio e le relative pertinenze, tra i domini della diocesi, ma politicamente soggetto al Comune di Padova. Dal 1158 ne furono vassalli i Tempesta, che avevano il titolo specifico di difensori (advocati) dei diritti feudali del vescovo signore. L’investitura comprendeva in particolare la “proprietas frate et fosati et castellarii”. Nel 1220 Guido Tempesta, per risanare almeno in parte la propria situazione finanziaria,  cedette il feudo al conte Aldevrandino de Soprovo. Erano ceduti il castello, le motte, i mulini, numerosi mansi e terre per oltre 756 iugeri o campi padovani, le decime, i quartesi, la giurisdizione comitale sul villaggio, il giuspatronato sulla chiesa di San Nicolò o del Palù. Da Aldevrandino il feudo passò in seguito nella proprietà del di lui figlio Soprovo il quale, nel 1245 ne cedette la metà, con i relativi diritti, al fratello Enrico. Il castello passò quindi in proprietà del figlio di Enrico, Avanzo, il quale acquistò in seguito i beni che erano stati precedentemente alienati, ricostituendo l’integrità del feudo. Nel 1282 Avanzo de Soprovo, mentre si trovava ad Acri in Palestina, donò il feudo ai frati Alemanni, dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici, uno dei tanti Ordini cavallereschi sorto dopo la prima crociata con lo scopo di continuare a difendere i luoghi sacri. L’atto di donazione fu stipulato nel palazzo vecchio del maestro dell’ordine in presenza di alcuni frati tra i quali il maresciallo e luogotenente del gran maestro, Corrado Danevelt. La donazione fu confermata l’anno seguente da papa Martino IV e frate Bertoldo, gran maestro della “domus” padovana, prese possesso del feudo e ne nominò gastaldo Giovanni de Romagna. In seguito, nel 1305, Avanzo de Soprovo, pentitosi della donazione fatta, tentò invano di riavere il feudo. Nel corso del XIII e XIV secolo, per la sua posizione strategica, al confine tra i territori di Treviso e Padova, segnato dal Muson (attuale Muson Vecchio), il castello fu teatro di numerose battaglie. Fu spesso centro delle lotte tra i Padovani da una parte ed i Trevigiani, i Veneziani e loro alleati dall’altra. Nel 1234 si ricorda, ad esempio, una celebre pace tra i Padovani e gli Ezzelini, signori di Treviso e di Bassano, promossa dal vescovo di Treviso e dal beato Giordano Forzatè, priore del convento di San Benedetto di Padova,  stipulata proprio nella chiesa di San Nicolò. Nel 1370 Francesco da Carrara il Vecchio, per premunirsi contro Venezia, costruì il serraglio del Muson. Era questo un poderoso argine innalzato sul lato destro del fiume mediante l’escavazione e l’allargamento del suo alveo, da Camposampiero a Oriago, costringendo il fiume, nelle periodiche piene a riversarsi in territorio nemico. Lungo tale argine fu creato un sistema di fortificazioni costituito da bastioni, casematte, torri di legno e di pietra ed avente come roccaforti i castelli di Camposampiero, Stigliano e Mirano. Nel letto del Muson furono inoltre riversate le acque del Vandura e del Rosada, in modo che si scaricasse in laguna la maggiore quantità possibile di detriti a danno di Venezia. Ai Veneziani questo atto sembrò una sfida e nel 1372 imposero ai Carraresi lo smantellamento del castello di Stigliano. Scoppiata la guerra, nel 1373 il capitano dei Veneziani occupò Stigliano e Francesco da Carrara subì una clamorosa sconfitta. Cinque anni dopo i Carraresi, alleati con gli Ungheresi, si presero la rivincita, sconfiggendo i Veneziani in più località, tra le quali proprio Stigliano. Nel 1388 i Carraresi replicarono contro i Milanesi, alleati dei Veneziani; i Milanesi, con un grosso corpo di spedizione comandato da Giacomo dal Verme, si erano appostati presso il Muson tra Stigliano e Mirano con l’intento di forzare il serraglio e occupare il castello di Stigliano difeso dal capitano Giacomo da Scaltenigo, il quale aveva anche costruito delle gallerie che sottopassavano il fiume Muson per il trasporto segreto di truppe a Zianigo, Castelliviero e Mirano. Appena i soldati del Dal Verme ebbero distese le loro tende, Giacomo da Scaltenigo, aiutato da Giacomo Enselmini e Andrea da Curtarolo, capitani rispettivamente dei castelli di Camposampiero e di Mirano, tagliò in diversi punti l’argine sinistro del Muson, allagando gli accampamenti nemici che, spaventati, dovettero abbandonare l’impresa e recarsi altrove. Il castello fu tuttavia definitivamente conquistato dai Veneziani nel 1404, dopo che Malatesta da Pesaro, al servizio dei Veneziani, vinse Ludovico Buzzacarini che difendeva Stigliano, facendolo prigioniero e portandolo a Venezia. Nel XVI secolo il castello divenne proprietà dei nobili Priuli da Cannaregio, i quali lo trasformarono in un palazzo. Una lapide murata sulla facciata sud della torre del castello ricorda i lavori di restauro e rifacimento (Stian vetustate collapsum/a Petro Aloysio Priolo patre ereptum/Angelus Maria f. perfecit/MDXXX), mentre una stanza della torre fu decorata con alcune vedute del castello e con personaggi ricordati dalla storia. Sembra si debba ai Priuli anche l’erezione (o ricostruzione), nei primi decenni del ‘600, dell’oratorio del castello dove fu posta la pala d’altare con San Marco, Sant’Antonio e la Beata Vergine, purtroppo rubata alcuni decenni fa. Nel 1555, come ricordava in passato una lapide, purtroppo scomparsa, affissa sulla parete del ponte dei mulini, soggiornò nel castello la regina di Polonia, Bona Sforza, accolta dal savio di terraferma Giovanni Capello, mentre era diretta ai bagni di Abano, accompagnata dai cardinali di Ferrara e di Augusta. Un’altra visita illustre al castello si ebbe verso la fine del ‘600 da parte della duchessa di Mantova in occasione di un viaggio in Germania. Nel XVIII secolo nella proprietà del castello successero ai Priuli, prima i Venier (che attuarono ulteriori rimaneggiamenti), quindi i Fracasso. Successivamente divennero proprietari il sig. Marchi, i Montagna, l’armatore Cosulich, la Provincia di Venezia ed infine Paolo Bertan, attuale proprietario. Durante la prima guerra mondiale il castello fu adibito, come villa Farsetti, a Ospedale militare. Dopo un lungo periodo di abbandono, di recente il palazzo ha subito ulteriori adattamenti per essere destinato a struttura ricettiva. Il complesso consiste oggi nel castello vero e proprio (il torrione), in un annesso rustico e in una cappella privata, il tutto inserito in un vasto delimitato tra la strada Noalese a ovest e il fiume Muson Vecchio a sud. Il torrione, collocato nell'angolo sudest, rappresenta il perno del corpo principale, che si sviluppa verso ovest. Questo si articola su tre livelli conclusi da archetti pensili su mensoline di pietra e da una merlatura in cotto più recente. Al torrione si innesta inoltre, a nordest, un altro corpo di quattro piani, concluso da una cornice in cotto e dal tetto a padiglione. I fabbricati si dispongono così a "L" e su tutta la superficie si estende un seminterrato. Il castello, che oggi ospita un ristorante, ha un sito web ufficiale: http://www.castellodistigliano.com/index.asp. Inoltre suggerisco di visitare : http://www.mondimedievali.net/Castelli/Veneto/venezia/stigliano.htm, https://it-it.facebook.com/pages/Il-Castello-di-Stigliano/360365530726034 (pagina Facebook)

Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Stigliano, testo di Loris Vedovato su http://www.arcotarga2013santamariadisala.it/site/index.php/storia/il-castello-di-stigliano

Foto: da http://www.sposienonsolo.it/files/2014/07/castello-2.jpg e da http://www.passeggiandoinbicicletta.it/bici/galleria/1012_Mirano_Noale/slides/DSCN5779.JPG

lunedì 20 aprile 2015

Il castello di lunedì 20 aprile






SANT'ELENA SANNITA (IS) - Palazzo Baronale

Edificato nel XV secolo, il palazzo baronale di Sant'Elena Sannita sorge nella parte più antica del paese ed è stato il luogo di residenza dei Conti e dei Signori che hanno avuto in mano le sorti del paese per secoli. Presumibilmente già agli inizi della sua storia il paese poteva vantare una struttura simile nella sua urbanistica, infatti è sempre stato assoggettato alle volontà di questi latifondisti. Conosciamo il nome di Ugo De Camelo, primo possessore delle terre di Cameli in ricordo del quale abbiamo l'antico nome del paese. Le date si perdono negli archivi malconservati dell'ex Regno di Napoli; possiamo approssimare data di nascita di questo nobile latifondista intorno al 1200, data che sono solito usare come riferimento per la nascita  del primo agglomerato urbano. Nei suoi otto secoli di vita la comunità Santelenese è stata assoggetata a varie famiglie subentrate magari grazie alle disgrazie di quelle precedenti. Ricordiamo il nome degli Orsini, dei Montagano, di Giovan Francesco Santomago e dei De Astuto fino a tutto il '600.  Poi seguirono la famiglia Marchesano e la famiglia Tamburro che abitò proprio nell'antico palazzo fino all'eversione della feudalità. Spiccano nomi importanti come quello degli Orsini, ma anche nomi che ci richiamano alla dominazione spagnola e borbonica del Regno di Napoli come quello di Giovan Francesco Santomago. Il Castello, poi diventato palazzo baronale, fu anche della famiglia di Capua, come rimane attestato dai brandelli di uno stemma che ornava l’androne. Una bella scala, articolata in tese simmetriche, occupa quasi tutto il cortile ormai stravolto da una serie di superfetazioni cementizie che dell’antico castello hanno cancellato quasi ogni traccia.

Fonti: http://www.comune.santelenasannita.is.it/opencms/opencms/StoriaTradizioniCultura/palazzobaronale.html, http://www.mondimedievali.net/Castelli/Molise/isernia/provincia000.htm#santelenasann, http://www.santelenasannita.net/architettura.htm, http://www.francovalente.it/2007/09/14/santelena-sannita/

Foto: da http://iserniaprovincia.altervista.org/Comuni/SElena/selena.php e da http://www.mondimedievali.net/Castelli/Molise/isernia/santelenasann01.jpg

domenica 19 aprile 2015

Il castello di domenica 19 aprile






GAZZOLA (PC) – Castello Arcelli di Monticello

Di rilevanza strategica in quanto collocato sulla dorsale che divide Val Trebbia e Val Luretta, il Castello di Monticello rappresenta dal punto di vista paesaggistico un tutt'uno piacevole ed armonioso con il circostante ambiente collinare tipico del basso Appennino piacentino (540 metri s.l.m.). Edificato probabilmente nel corso del 1300, il maniero ha sempre vissuto un'esistenza relativamente tranquilla e, seppur con varie interruzioni, quasi sempre sotto il controllo della famiglia Arcelli, che ne divenne feudataria nel 1452. Fu proprietà comune degli Arcelli di Monteventano tra il 1558 e il 1576. Donato nel 1633 da Odoardo Farnese a Pier Luigi Borghi, ritornò di proprietà degli Arcelli Fontana, insieme al castello di Monteventano, nel 1700. Solo due i fatti d'arme rilevanti, e molto distanti tra loro: nel 1372, nel contesto di una generale sommossa contro i Visconti, venne occupato da truppe papali; nella notte tra il 15 e il 16 aprile 1945, in piena Seconda Guerra Mondiale, fu teatro di un sanguinoso scontro tra i Partigiani comandati da Gino Cerri (Cicogna), asserragliati al suo interno, e i Nazifascisti, che lo avevano circondato. La struttura è a pianta quadrangolare irregolare, ma attualmente mostra i segni ben visibili delle varie e disomogenee modifiche ed aggiunte architettoniche subite nel corso dei secoli. Il fronte del castello è sul lato orientale, che è dominato dalla mole del portale, dotato in antico di ponte levatoio; una robusta torre quadrata si eleva a sinistra dell'ingresso a guardia del lato sud, mentre due torrette rotonde sono poste a protezione del lato settentrionale. L'interno si sviluppa attorno a due cortili di diverse proporzioni, prospicienti i principali corpi di fabbrica, adibiti ad abitazione. Tutt'intorno alla fortezza sono sorte in epoca più recente strutture di evidente natura agricola, che poco hanno a che vedere con la struttura originaria e che ne enfatizzano l'aspetto ibrido, ma al contempo ne ingentiliscono le forme. Attualmente la struttura, che richiama altri castelli piacentini fra cui quelli di Momeliano e Rezzanello, è adibita a sede di una locale azienda agricola, ma è opportuno segnalare lo stridente contrasto tra le parti non utilizzate dell'edificio, quasi a rischio di crollo in alcuni punti, e le parti abitate, perfettamente conservate. Per approfondire, suggerisco la visita della seguente pagina Facebook: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.382681441847.162618.215175476847


Foto: da http://www.emiliaromagna.beniculturali.it/index.php?it/108/ricerca-itinerari/10/211 e di Solaxart 2011 su http://www.preboggion.it/Castello_di_Monticello.htm

sabato 18 aprile 2015

Il castello di sabato 18 aprile






FORNACE (TN) – Castello Roccabruna

Castello di origine medievale e ricostruito in epoca rinascimentale, con l'aspetto di un bel palazzo signorile. Sede sin dal XI secolo della potente famiglia trentina dei Roccabruna, sorta con il capostipite Gandolfino di Fornace. Fu Giacomo di Roccabruna, nel 1462, a dare il via ai lavori della costruzione dell’attuale castello, poi proseguiti nel 1566 dai suoi pronipoti Girolamo e Giacomo, che riedificarono l’edificio con forme rinascimentali. Il castello passò poi ai nobili Gaudenti e quindi ai conti Giovanelli che lo vendettero al Comune nel 1853. Da ammirare il portico e la loggia del cortile, nonché la facciata del palazzo, tutto da poco restaurato. Del castello di Fornace, situato al centro del paese in posizione dominante sul dosso di San Martino, rimane oggi solo una porzione dell’impianto originario: la cosiddetta porta-torre. Benché la famiglia dei Roccabruna, signori di Fornace trovi menzione già a partire dal 1189, il primo documento che si riferisce al castello risale al 1214 ed è relativo al giuramento di fedeltà al principe e alla conseguente reinfeudazione dei da Fornace. Il nome de Roccabruna compare unitamente a quello di Fornace proprio a partire da tale data ed è attribuito ad un ramo della famiglia. I Roccabruna provvidero all’ampliamento dell’impianto fortificato primigenio ed avviarono un’ingente opera per la trasformazione del maniero in dimora residenziale, secondo il gusto rinascimentale. Il complesso tuttavia nell’ottocento fu in parte demolito per far posto alla costruzione della chiesa parrocchiale e perse la caratteristiche dell’edificio fortificato. L’edificio oggi è sede del Municipio e può essere visitato durante l'orario d'ufficio previo avviso telefonico al Comune. Per approfondire suggerisco il seguente link: http://it.wikipedia.org/wiki/Fornace_%28Italia%29#Castello_Roccabruna

Foto: di Maus su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/171196/view e da http://www.visitpinecembra.it/

venerdì 17 aprile 2015

Il castello di venerdì 17 aprile






TRASACCO (AQ) - Torre Febonio

La torre Muzio Febonio, alta 27,50 metri, domina incontrastata su tutto il paese. Sopravissuta agli eventi bellici e soprattutto al sisma del 1915, essa è stata innalzata in tre epoche diverse, come chiaramente attestano le tre tecniche differenti di muratura. La prima struttura di base, che si erige per circa un terzo dell'intera altezza della torre, ancora oggi chiaramente individuabile ad occhio nudo, con feritoie semplici architravate, dalla tecnica muraria più grossolana, alcuni studiosi la fanno risalire ad epoca romana o comunque sorgente su un nucleo architettonico di quell' epoca, forse il palazzo imperiale che Gaudio fece innalzare per l'imperatrice Messalina, quando venne nella Marsica per tentare l'impresa del prosciuga­mento del lago. Altri storici, la fanno risalire al primo medioevo. La parte mediana, caratterizzata da una cortina a blocchetti squadrati, dalle aperture bifore, dai merli rettangolari impostati a filo, senza apparato a sporgere, e dalla garitta (forse latrina) a sbal­zo sul lato sud, si fa risalire a prima della fine dell' anno Mille. L'ultima parte a forma cilindrica, poggiante su tutta la struttura sottostante a forma di parallele­pipedo, con apparato a sporgere dotato di beccatelli a mensoloni ed archetti archiacuti del tipo presenti nelle architetture difensive rinascimentali delle rocche degli Orsini, Colonna e Piccolomini della Marsica, è senz' altro posteriore al sec. XIV. La sua costruzione, dunque, nonostante il nome che porta, non fu opera dei Febonio. È probabi­le che il nome derivi dal fatto che la suddetta famiglia l'ha posseduta ed utilizzata a suo comodo quale amministratrice a Trasacco dei beni patrimoniali dei Colonna di Roma, almeno a partire dal sec. XVI. Le notizie storiche certe più antiche sulla torre risalgono al X secolo e sono contenute nella cro­naca Farfense e in quella Cassinense, quest'ultima redatta dal Cardinale Ostiense, rispettivamen­te dei secoli X e XII. La cronaca del cardinale Ostiense riporta notizie generiche sulla torre parlando di una invasione subita da Trasacco da parte di orde di barbari, gli Ungari, di passaggio nel centro Italia, nel 937, i quali bruciarono e rasero praticamente al suolo l'intero paese, compreso la Basilica dei Santi Rufino e Cesidio e la torre. La cronaca Farfense riferisce più specificatamente della presenza della torre nella "Villa Transaquas", dicendo che nell' anno 970 in detta torre si amministrava la giustizia. A quei tempi, infatti, sulla scia della prassi inaugurata dagli imperatori carolingi, a tenere i processi giudiziari era addirittura l'Imperatore o il Re o il Principe direttamente; e quando costoro erano impediti a presiedervi delegavano altri personaggi della Corte, i quali si recavano nei luoghi di competenza per tenere il "placito" (cosi all'epoca erano detti i processi) e rendere giustizia in nome dei man­danti. Carlo Magno aveva denominato coloro che venivano da lui delegati a rendere giustizia in sua vece "Missi Dominici".
Ora, sulla base di quanto riportato dalla "Cronica Farfense" e della certezza storica dei "Missi Dominici", è ragionevole dedurre che "via Castel Missino", la strada in fondo alla quale è ubicata la torre", derivi proprio dal "Missus", ossia il giudice di giustizia. Da rilevare, inoltre, che la sud­detta torre da taluni è denominata anche "Castel Missino", ed è da ritenere abbia derivato tale nome proprio per la sua antica funzione di sede della corte di giustizia, fungendo allo stesso tempo da for­tezza per la custodia dei giudicandi per colpe penali. La torre è stata sicuramente utilizzata come punto di osservazione sul lago di Fucino per preve­nire e difendersi da eventuali attacchi armati, nonché come faro di riferimento per i pescatori che navigavano di notte sul lago. Appartenne ai Conti Berardi dei Marsi, nel 1187 passò al conte Ruggero d'Albe. II terremoto del 13 gennaio del 1915 ha causato il crollo di un'ampia parte della merlatura supe­riore e l'apertura di varie crepe. Ha subito un primo restauro all'inizio degli anni 70 e l'ultimo è iniziato nel 2003.

Fonti: http://www.regione.abruzzo.it/xCultura/index.asp?modello=torreaq&servizio=xList&stileDiv=monoLeft&template=intIndex&b=menuTorr2782&tom=782, http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=97801, http://www.terremarsicane.it/marsica/content/torre-febonio-trasacco

Foto: tratta da Latini M., Giuda ai castelli d'Abruzzo, Carsa Edizioni Trasacco su http://www.regione.abruzzo.it/xCultura/index.asp?template=imgView&imgF=xBeniCulturali/images/immagini/25/foto26-trasacco.JPG e di Giovanni Lattanzi su http://foto.inabruzzo.it/provincia%20l'Aquila/R-Z/Trasacco/foto-trasacco007.jpg