giovedì 4 aprile 2013

Il castello di mercoledì 3 aprile




BAGNO A RIPOLI (FI) - Palazzaccio di Marcignano (o Castello dei Da Gavignano)

I suoi ruderi sono collocati in uno scenario romantico e pittoresco, fra prati e boschi di castagni sulle pendici del Poggio di Firenze, sulle colline situate a nord–est di Bagno a Ripoli. Sono raggiungibili percorrendo la Via Chiantigiana fino a Grassina, da qui si seguono le indicazioni per S.Polo in Chianti, infine si imbocca il sentiero CAI per la Fonte Santa. Palazzaccio di Marcignano è il nome con il quale oggi viene identificato il rudere del castello (probabilmente con chiesa) costruito nel XII secolo dalla famiglia Da Gavignano, nobili che presero il nome dall’attuale podere, ma che erano costituiti da una famiglia proveniente dalla parrocchia di Sant’Andrea a Morgiano, borgo di lì poco distante. Il fortilizio costituiva una triade difensiva con quelli di Tizzano e di Musignano, seppure un po' discosto dalla strada Maremmana, protetto e collegato (la leggenda vuole con un misterioso passaggio sotterraneo) all'avamposto costituito dal soprastante fabbricato di Gavignano. L'edificio passò in seguito in proprietà ai Rinuccini: i suoi resti emanano un grande fascino perché sono completamente avvolti dalla vegetazione, in particolare edera. La struttura, di notevoli dimensioni, è purtroppo in pessimo stato di conservazione. Si può riconoscere in modo chiaro solo il perimetro della torre, scapitozzata. Una faglia, facilmente rilevabile oggi sul terreno, dev'essere stata la causa primaria del suo abbandono, infatti l'inarrestabile dissesto del terreno ha provocato il crollo di tutto il complesso, ad eccezione della citata torre, rinforzata da mura bastionate riunite a un'alta parete, impreziosita da un elaborato redondone ed eleganti finestre, fra le quali spicca ciò che resta di una bifora decorata in arenaria, successivamente tamponata. Sono ancora identificabili alcuni elementi architettonici con funzione militare, quali feritoie per il tiro con la balestra ed una bastionatura che sembra idonea al tiro di armi da fuoco a sostegno delle spesse basi del muro perimetrale. Il castello era indicato come torre con fortezza e in buono stato nel 1583, stando al disegno riportato sulle Piante di Popoli e Strade (1580-1595), nel quale appariva anche il perimetro merlato. Nonostante il pessimo stato di conservazione, il Palazzaccio mostra almeno due fasi costruttive ben distinte: la prima identificabile con la parte bassa della torre e con alcune murature del basamento della struttura, la seconda con la parte rialzata dell’intero palazzo. Nella prima fase il paramento murario presenta alcuni tratti costituiti da corsi regolari di bozze di arenaria, pietra locale, databili al pieno XIII secolo, mentre la seconda fase costruttiva appare molto più caotica e l’ampio impiego di laterizio la fa risalire almeno al tardo Medioevo. Gli spazi interni, il cui piano pavimentale era molto più basso di quello attuale e dovevano essere ricoperti da volte a crociera in mattone delle quali rimangono solo le imposte degli archi, sono quasi totalmente invasi dai grossi castagni che vi sono cresciuti dopo l'abbandono. E' presente un pozzo, forse collegato ad una cisterna, e s'intravedono resti di vani e di altre strutture.

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