sabato 16 giugno 2012

Il castello di domenica 17 giugno





LADISPOLI (RM) – Torre Flavia

Monumento principale e simbolo della città, fu costruita forse nel medioevo sui resti di precedenti costruzioni romane, a scopo di difesa e controllo del litorale. Infatti sono visibili, con la bassa marea, i resti di muri romani, molto probabilmente, appartenuti ad una villa oramai sommersa dall’acqua. Tra il 1568 e il 1581 venne completamente riedificata dal Cardinale Flavio Orsini dal quale prende il nome. Torre Flavia, che all’epoca era sulla terra ferma, faceva parte di un sistema di torri di avvistamento esteso su tutto il litorale e di cui facevano parte le torri del Castello di Palo, la Torre Saracena di santa Severa, la torre del Castello Odescalchi di S. Marinella. La torre però non fu armata di cannoni fino agli inizi del XVII secolo; troviamo infatti in un documento del 1603 in cui il comandante Curzio Gallacci raccomandava vivamente di inviare alla torre " ... dui pezzo di arteglieria per guardia di detta tuore..." Nel 1631 la torre poteva invece vantare un notevole armamento consistente in "un falconetto di metallo porta di palla libre 4, due mortaletti, due moschetti, una spingarda ...". Nel XVIII secolo ci fu una disputa tra il Duca di Bracciano al quale spettava l'amministrazione della torre e la Camera Apostolica in quanto egli voleva spostare a Torre Flavia anche il presidio posto nella Torre di Palo per poter usufruire del Castello di Palo come luogo di residenza. La Camera Apostolica rifiutò e, forse per ripicca, ridusse la guarnigione di stanza a Torre Flavia da 5 a 3 soldati. La torre fu utilizzata come difesa costiera fino agli inizi dei XIX secolo, infatti, nei primi anni dell'800 era armata con due cannoni di calibro 12 e 3 fucili con baionette per i soldati. Da un documento catastale del 1845 risulta che all'epoca essa era ancora pavimentata con lastroni di peperino, i parapetti erano ancora in buono stato e vi era una fornacella per le segnalazioni. Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943, fu irreparabilmente danneggiata: nel tentativo di farla saltare in aria fu completamente distrutta la parte superiore. La fortificazione presenta una base a scarpa relativamente bassa e delimitata da una cordonatura in calcare; al di sopra erano due piani collegati da una scala in muratura con ampie stanze illuminate da finestrelle. Il terrazzo superiore aveva quattro torrette angolari a prova di proiettile. L'accesso alla torre era al primo piano ed avveniva mediante l'ausilio di rampe di scale; solo in seguito si aprì una porta d'ingresso nella scarpa, in asse con quella originaria. La muratura comprendeva un nucleo in cementizio rivestito da regolare cortina laterizia, rinforzata agli spigoli con blocchi di calcare travertinoso. Fortunatamente sono rimasti piante, prospetti e numerose immagini fotografiche della torre prima che subisse il bombardamento alleato ad essa fatale; tale materiale consente perciò una conoscenza approfondita anche delle parti ormai scomparse. Negli ultimi anni la torre ha subito una forte erosione e il mare l'ha ancora di più "inghiottita", a dispetto della fila di frangiflutti posti negli anni settanta per salvaguardarla. Le 4 pareti originali si sono rotte in 8 tronconi che si stanno separando sempre di più. Si ha in mente di risanarla, con varie associazioni che auspicano il restauro conservativo di Torre Flavia e la sua musealizzazione all'aperto per una migliore fruizione da parte del pubblico. Ecco un video per ammirarla via web: http://www.youtube.com/watch?v=Ou7_ykxN468

Il castello di sabato 16 giugno




CASTEL GIORGIO (TR) – Castello di Montalfina


Il castello di Montalfina, il cui nome deriva da mons ad fines cioè montagna di confine, è un’ importante roccaforte a guardia della zona del territorio umbro a confine con il Lazio. Venne costruito a scopo difensivo, probabilmente, intorno all’anno 1000, sulle rovine di un più antico fortilizio, eretto secondo la leggenda fra il 756 e il 774 dal re longobardo Desiderio che fece innalzare la torre centrale. Nel 1184 fu saccheggiato da Arrigo, figlio del Barbarossa; all’inizio del XIII secolo se ne impadronirono i Monaldeschi. Dopo gli scontri tra i Monaldeschi ed i Filippeschi avvenuti dentro la città di Orvieto, questi ultimi, sconfitti, furono costretti ad abbandonare la città ed a riversarsi nelle campagne occupando anche l’altopiano dell’Alfina e con esso il castello di Montalfina che rimase in mano loro per circa due anni fino a quando i Monaldeschi, mobilitato un potente esercito mossero alla riconquista dei propri feudi. Nell’agosto del 1328 le armate di Ludovico il Bavaro, allo scopo di rastrellare vettovagliamenti per raggiungere Napoli, misero a ferro e fuoco il Castello di Montalfina ed altri baluardi e castelli della zona. Nel 1354 il Cardinale Albornoz mosse alla conquista dei territori limitrofi al viterbese per annetterli al Patrimonio di san Pietro: Montalfina ed il suo borgo conobbero così una nuova proprietà. Alla morte dell’Albornoz il Castello ritornò tra le proprietà dei Monaldeschi, i quali iniziarono una serie di lotte intestine nella stessa Casata, la quale si divise nelle famiglie del Cervo, della Vipera, del Cane e dell'Aquila. Tra il 1411 ed il 1413, Ladislao, re di Napoli, chiamato in aiuto dalla famiglia della Vipera, dopo aver conquistato i territori di Bagnoregio ed Acquapendente, saccheggiò il Castello di Montalfina: l’incendio distrusse parte della cinta muraria e due delle tre torri principali. Nel 1437 i Monaldeschi della Cervara ristrutturarono tutto il Castello apportandovi modifiche architettoniche: un ramo della famiglia vi si stabilì in modo permanente. Giorgio della Rovere, vescovo di Orvieto alla fine del 400 adibì il castello a sua residenza estiva. Nel novembre del 1494 il maniero subì le razzie delle truppe di Carlo VIII, di passaggio per Roma, e nel 1505 un violento terremoto distrusse parte dell’edificio che – avendo subito gravi danni - fu abbandonato definitivamente dai Monaldeschi. Verso il 1590 il castello passò in eredità alla famiglia Sforza che lo ristrutturò e ne fece la propria dimora abituale, attuando un’opera di risanamento anche per le case coloniche sottostanti. Nei primi decenni del 1700 il Patrimonio di San Pietro venne diviso tra le gerarchie della Chiesa ed il Castello di Montalfina fu assegnato alla famiglia Ravizza che ritroviamo proprietaria nella persona di Monsignor Filippo Ravizza come si può apprendere dalle copie catastali del tempo. Si successero quindi vari membri della suddetta famiglia, che lo ristrutturò in stile purista, fino agli attuali proprietari, i Valentini, che ne hanno fatto il centro di una vasta tenuta agricola. Costruito in pietra rossa locale, ha una pianta rettangolare con cinque torri addossate (di cui quattro posti sugli spigoli e una sul prospetto principale) e una facciata con portale e finestre incorniciati da bugnato. Oltre al castello, Montalfina, conserva, inseriti all’interno di uno spazio verde- quasi una corte interna- al centro del quale è un bel pozzo trecentesco, una chiesa neoclassica e alcuni edifici un tempo adibiti a magazzini, granai, scuderie e abitazioni della servitù. All'interno custodisce una preziosa collezione di armi e suppellettili.

venerdì 15 giugno 2012

Il castello di venerdì 15 giugno




MONTALCINO (SI) – Castello di Argiano

II minuscolo borgo di Argiano potrebbe essersi sviluppato già in epoca romana. Il castello, citato in un documento di Ludovico il Pio (778-840), viene elencato, nel 1208, tra le località tenute a versare una imposta straordinaria a Siena; successivamente, nel 1438, fu aggregato direttamente al contado senese. Dell'antico edificio, che domina dall'alto di una bassa collina le valli della bassa val d'Orcia e dell'Ombrone, con le pendici del Monte Amiata come scenario all'orizzonte, e a poca distanza (alcune centinaia di metri in linea d'aria) dal potente castello di Poggio alle Mura, vediamo ancora il solitario torrione del cassero e alcune pareti sbrecciate e miseramente franate. Il torrione, a base quadrata, è ancora imponente, impreziosito da belle finestre con arco a tutto sesto e dotato di forte scarpatura dal lato a valle. Un piccolo cortile interno lo separa dall'area prettamente abitativa, il palazzo (usato come casa rurale fino a pochi anni orsono). Nella cortina muraria est che unisce i due corpi del fortilizo si apre la porta principale, anch'essa con arco a tutto sesto rivestito con pietra brugnata. Sul lato opposto una postierla dava probabilmente accesso ad un più vasto cortile esterno che si doveva estendere fino ai margini scoscesi del colle, delle sue mura resta oggi un solo breve tratto che parte dall'angolo sud-ovest del mastio. L'abbandono graduale del castello iniziò nel 1583 quando a circa mezzo chilometro di distanza fu costruito, su disegno di Giovanni de' Pecci, la nuova rinascimentale Villa di Argiano, un palazzo appartenuto nei secoli a varie potenti famiglie come i Montanini, i Tolomei, i Sozzini, gli Ugurgieri, i Chigi. Attorno al maniero sorgono la chiesa di San Pancrazio, recentemente restaurata, e altre vecchie case che formavano il borgo di Argiano, nel quale aleggia ancora oggi un alone di mistero e di suggestione, accresciuti dalla rigogliosa natura circostante. Il castello ormai in rovina, detto anche "Argianaccio" per differenziarlo dalla vicina Villa d'Argiano, è posto al centro degli sterminati vigneti di proprietà della Banfi S.p.A. che producono anche il famoso Brunello di Montalcino.

giovedì 14 giugno 2012

Il castello di giovedì 14 giugno




MONTALCINO (SI) – Castello di Altesi

Si erge su una collina, al confine fra i comuni di Buonconvento e Montalcino. All'inizio del Trecento, l'Ospedale senese di S.Maria della Scala possedeva vari beni: terreni ed immobili in "località dell'Altesi". Il castello venne costruito nel XV secolo, come attestano le originali bifore al primo piano e il progetto planimetrico, per gestire le proprietà fondiarie della nobile famiglia Trecerchi, parte dell'oligarchia della città di Siena. L'edificio fu occupato dalle truppe spagnole capitanate da Don Alvaro di Sande, durante la Repubblica di Siena in Montalcino, come attestano le cronache del 1556. La struttura è un'articolata costruzione difensiva, a pianta quadrangolare. Da notare nella facciata l'alta base a scarpa e torrioni angolari. Gli accessi al castello sono due. Quello sul fronte Sud aveva originariamente un ponte levatoio, oggi sostituito da un terrapieno; il semplice portale in pietra locale, sormontato dallo stemma della famiglia Trecerchi datato 1441, conduce ad un cortile, modificato in tempi recenti. L'ingresso sul lato opposto ha un piombatoio (struttura utilizzata ai fini bellici per gettare addosso ai nemici olio bollente o pece) sopra la porta; all'interno troviamo un cortiletto con pozzo riferibile al XVI secolo. Sul lato destro, rispetto alla facciata, notiamo un marcapiano realizzato in parte in pietra locale ed in parte in travertino. Il primo piano originariamente presentava delle bifore che oggi sono state chiuse o alterate ad eccezione di una. Di fronte all'ingresso principale una piccola cappella in laterizio. Oggi appartiene alla famiglia Squarcia e non è visitabile. La cantina Castello Tricerchi è situata nel castello, sorta dove un tempo erano ubicati i granai del nobile palazzo. Oggi, negli stessi luoghi, sono state realizzate moderne cantine di vinificazione ed adeguate zone di affinamento ed invecchiamento per il Rosso di Montalcino e il prezioso Brunello, affinato in botti e bariques di rovere francese.

mercoledì 13 giugno 2012

Il castello di mercoledì 13 giugno




BITONTO (BA) – Torrione Angioino

Forte segno di identità della città e da sempre emblema della sua inespugnabilità, fu innalzato sul finire del XIV secolo dagli angioini, da cui prende il nome, a difesa di Porta Baresana, probabilmente sui resti di una fortificazione normanna (donjon). Certamente è la più ampia e più resistente di tutte le altre ventisette torri disposte lungo la cinta muraria della città, strategicamente e sapientemente collegate tra loro da cunicoli sotterranei. La sua esistenza è accertata solo nel 1399 in un documento della regina Margherita, consorte del re di Napoli Carlo III. Fu utilizzato dapprima come sede del “castellano”, un funzionario, e delle milizie di presidio; successivamente come punto di difesa (di tipo radente) e fondamentale rifugio per molti cittadini del centro storico vittime di assedi, infine divenne una prigione. Ha una pianta circolare di diametro 16,10 mt ed è simile alle costruzioni angioine francesi e napoletane. La muratura del basamento, che raggiunge uno spessore di 4,90 mt, è costituita da grossi blocchi di tufo calcareo allisciati, detti "a bauletto". Essa è interrotta dalla porta d’accesso che forma nelle mura un cunicolo (dotato di un triplice ordine di stipiti in pietra che indica la presenza, in passato, di tre porte consecutive che costituivano un ulteriore ostacolo agli aggressori), dalle finestre disposte a diverse altezze e, in cima, dalla merlatura. I tre ambienti interni, disposti su tre piani sono collegati tramite dei corridoi fortificati, simili ad altri sistemi difensivi dell’Italia borbonica. Mentre gli ambienti del primo e terzo piano hanno forma circolare, quello al secondo ricorda Castel del Monte, essendo a pianta ottagonale e con volta a crociera. Il fatto che l’ambiente sia dotato di camino, impreziosito da piccole colonne terminanti in capitelli, rendono plausibile l’idea che questo del secondo piano sia stato l’ambiente utilizzato dalla nobile famiglia del castellano. Tramite una scala in muratura si accede infine al terrazzo merlato, che conserva ancora un pozzo un tempo utilizzato per il rifornimento idrico durante gli assalti. Spesso il torrione è stato impropriamente definito “castello”, anche in molti documenti che ne attestano le antiche origini, forse in virtù delle notevoli dimensioni rispetto agli altri elementi difensivi, è in realtà un maschio, alto 24 metri. Era una notevole fortezza tanto che nel 1503 il duca di Nemours, durante la guerra franco-spagnola, lo definì "Non men forte della torre di Bruges e Montemar" e lo citò tra i luoghi più forti del Regno di Napoli. Successivamente fu anche adibito a carcere dal duca di Calabria. Grazie ad accurate e pregevoli opere di restauro, recentemente concluse, la massiccia struttura a lungo nascosta tra cortine ed edifici laterali, è stata riportata all’antico splendore. Gli scavi effettuati, hanno permesso di recuperare le antiche casematte, i rivellini, il fossato, con il basamento pentagonale della torre stessa e una passerella a ponte levatoio, che collegava la torre alla piazza circostante. Attualmente il Torrione, restaurato anche internamente, è sede della Civica Galleria d’Arte Contemporanea che ospita la collezione permanente del maestro Matteo Masiello oltre ad essere importante spazio per eventi culturali di rilievo, ad ulteriore conferma di Bitonto come importante città d’arte e cultura. Dalla terrazza si domina l’intero territorio circostante, dal mare all’altipiano murgiano. Per approfondire : http://www.ba.itc.cnr.it/BTN/BTN0052.html

Il castello di martedì 12 giugno





MONASTEROLO DI SAVIGLIANO (CN) – Castello dei Solaro

Le prime citazioni di Monasterolo risalgono ad un documento del 907. Il nome del luogo deriva da un monastero benedettino, forse patrimonio di Nonantola, attorno al quale si formò il centro abitato. La costruzione dell'imponente castello è datata al XIII secolo (1241) ed è attribuita all'iniziativa di Raimondo e Ottone Boverio, capostipiti dei Marchesi di Busca delle Langhe e di Rossana. Per motivi strategici e politici, in seguito, i due potenti signorotti, con atti stipulati rispettivamente nel 1241 e nel 1244, alienarono tutte le loro proprietà ed i diritti che vantavano in zona al marchese Manfredo III di Saluzzo; a costui, nello stesso 1244, successe il figlio Tommaso I che  assegnò la fortezza, con i privilegi inerenti, al marchese Ottone di Nucetto. I gravi fatti che, dal 1347 al 1363, sconvolsero lo stato sabaudo portarono alla distruzione di tutte le fortificazioni erette in Monasterolo nei primi decenni del Duecento, tra cui il castello; all’invasione delle armate di Luchino Visconti seguirono le guerre fra il conte Amedeo VI di Savoia, il principe d’Acaja, i marchesi di Saluzzo Tommaso II e Federico II, e la regina Giovanna I d’Angiò, che nel 1360 portarono al saccheggio, durato un mese, di Savigliano e dei borghi limitrofi. Tra il 1363 e il 1378 il castello venne ricostruito dai Marchesi di Saluzzo, insieme alle mura di cinta dell'abitato. Risale infatti a questo periodo la massiccia struttura contemporanea, nonché le tre torrette angolari e la torre cilindrica di sud-ovest (usata per le segnalazioni), in laterizio e coronata da merli ghibellini, unitamente al fossato perimetrale ed alla porta del "Rivellino". Nel 1378 fu acquistato dai Solaro di Asti, nella persona di Michelino, con versamento di "fiorini 13.000 d'oro di Fiorenza" al conte Amedeo VI di Savoia. Dal matrimonio di Franceschina, figlia di Michelino, con Giovanni Filippo Solaro di Moretta, signore di Casalgrasso, ebbe origine la linea dei Solaro di Monasterolo, due membri della quale, Giovanni Francesco e Alessandro, ottennero l’investitura del titolo comitale, con atto sottoscritto il 7 gennaio 1604, dal duca di Savoia Carlo Emanuele I. Il maniero dal Quattrocento al Settecento, cessate le funzioni belliche, fu soggetto a numerosi lavori di ristrutturazione per trasformarlo in villa residenziale, quali: l'aggiunta delle volte unghiate in alcuni ambienti, la costruzione della scenografica scala a tre rampe su pilastri e la copertura del tetto. Nella primavera del 1630, l'esercito del cardinale Richelieu installò il campo a Monasterolo, in guerra con il duca sabaudo Carlo Emanuele I. La contessa Maria Solaro di Monasterolo, moglie del cavaliere Carlo Buglione di Monale, con rogito del 3 gennaio 1928, alienò il castello al comune di Monasterolo. Attualmente è sede degli uffici comunali e, inserito nel circuito dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte, si può visitare. All'interno spiccano i soffitti a cassettoni intagliati e policromi dei due saloni al primo piano, risalenti all'inizio del Seicento. Nel corso del secolo successivo furono realizzate le decorazioni rococò dei due saloni al piano rialzato (graziosa è la cosiddetta "sala d'oro", per la ricchezza e la finezza delle cesellature e per le sei graziose tele incastonate nelle pareti, raffiguranti alcuni mazzi di fiori ed i busti di due donne), e la costruzione del padiglione nord del castello con la conseguente apertura dell'ingresso sulla piazza omonima. L'ultimo intervento riguardò, all'inizio dell'Ottocento, l'erezione dell'ala rivolta a nord-ovest per completare la facciata.

lunedì 11 giugno 2012

Il castello di lunedì 11 giugno




CASTELTERMINI (AG) – Castello di Chabica

Fonte delle seguenti notizie è il sito http://www.castelli-sicilia.com

La torre di Chabica era sita nel comune di Casteltermini, e porta il nome dell'antico casale (torre Fabbrica). Era un tipico esempio di fortilizio isolato costruito per il controllo del latifondo.
Essa sorgeva su una collinetta da cui si domina un vasto territorio agricolo.
Di pianta quadrangolare, era costruita in opera incerta di pietre di picco
la e media dimensione con angoli rinforzati da cantonali squadrati.
Notizie storiche:
1296 - casale Calbace - Gregorio, 1791-92, II, p. 468.
1348 - casale - Bresc, D'Angelo 1972, p. 396.
1355 ca. - il castrum Cabache è annoverato in una lista di terre e castelli feudali - Librino 1928, p. 209.
1357 - abitato di Chabica distrutto - Bresc 1988, p. 240.
1357 (ago. 27) - "II rè [Federico IV di Aragona] affida a Rainaldo de Domino Gabriele l'incarico di riparare e custodire il fortino diruto detto Chabakka, vicino la terra di Cammarata e cheil detto fortino non possa essere tolto dalla potestà del Gabriele fino a che egli non venga soddisfatto delle spese incontrate per le riparazioni" - Cosentino 1886, p. 388, doc DXXVII.
1366 - turri de la Chabbica - Sella 1944,p.128.
1376 - torre di Ciabica con il solo custode - Peri 1982, p.239.
1408 - Thomas de Michaele prò casali Yabice - Gregorio 1791-92, II, p.492.
1500 ca. - feudum Chabice - Barberi, III, p. 143.
La torre è stata demolita anni fa per la costruzione di una casa privata.