venerdì 7 luglio 2017

Il castello di sabato 8 luglio


MAGLIANO VETERE (SA) – Castello in frazione Magliano Nuovo

Per difendersi dall'imperatore Giustiniano (VI sec.), i Goti edificarono un castello poco distante da un piccolo insediamento di monaci basiliani. Il castello fu poi conquistato dai Longobardi, che vi aggiunsero delle torri di forma rotonda (i Goti non avevano messo torri). Fu poi conquistato dai Normanni che vi aggiunsero delle torri di forma quadrata. In seguito fu acquistato prima dalla famiglia Sanseverino, poi dai Carafa, infine dai Pasca, che lo possedettero fino all'eversione della feudalità col barone Nicola. Secondo alcuni storici, nel 1669 il borgo di Magliano Vetere sarebbe stato bruciato per aver ospitato un brigante e i superstiti si sarebbero rifugiati nei pressi dell'antica rocca costruita dai Goti dando vita al casale di Magliano Nuovo, per poi ricostruire tempo dopo l'antica Magliano Vetere. La struttura originaria del castello è stata modificata per costruire delle case, ma ne rimane ancora gran parte. Della cinta muraria è rimasto molto: la maggior parte di essa si trova vicino alle torri, altre parti sono state distrutte per costruire case e strade. Delle 8 torri originali ne sono rimaste solo 5 completamente intere (tutte longobarde). Delle tre distrutte la più completa è una torre normanna, in origine la più alta. Da essa è stata rimossa la parte superiore per costruire un parcheggio, è possibile entrare dentro ciò che rimane della torre. Per le altre due il destino è stato peggiore: una è stata completamente distrutta, mentre dell'altra è rimasta una piccola parte vicino ad un edificio. Di porte ne sono rimaste 4, di cui una accessibile solo dall'esterno e un'altra accessibile solo dall'interno che ora viene utilizzata come garage. Un'altra, invece, conduce a un'abitazione. Solo una porta è completamente accessibile (in cui è possibile vedere le postazioni dei soldati) e si può usare per entrare e uscire dal paese, mentre un'altra dà accesso a un piccolo prato, quest'ultimo è inaccessibile per via delle scale rimosse che conducevano alla porta. In questo lungo video (di Robby Ma) è possibile vedere alcuni scorci di ciò che rimane della fortificazione di Magliano Nuovo: https://www.youtube.com/watch?v=Co9EbvSsr7k

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Magliano_Nuovo, https://it.wikipedia.org/wiki/Magliano_Nuovo, https://it.wikipedia.org/wiki/Magliano_Vetere,

Foto: è di Giuserman su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Castello_di_Magliano_Nuovo,_Magliano_Vetere_(SA).jpg

Il castello di venerdì 7 luglio





VILLASIMIUS (CA) - Torre di Porto Giunco

E' una torre di avvistamento spagnola che si trova sul versante est del promontorio di capo Carbonara, nel territorio di Villasimius. È raggiungibile a piedi dalla caletta di porto Giunco seguendo un sentiero che si snoda nella macchia mediterranea che ricopre il promontorio, oppure in auto dal versante di Capo Carbonara. La torre si trova ad una altezza di circa 50 metri sul livello del mare e dalla sua posizione domina la sottostante spiaggia di porto Giunco e lo stagno di Notteri. La torre alta circa 9 metri è di forma tronco-conica e fu edificata probabilmente nel 1578 (De Moncada). Il materiale da costruzione utilizzato è il granito locale. La struttura originaria aveva una volta a cupola. La cima della torre è raggiungibile tramite una scala a chiocciola interna. Nel Libro Rosso Nuovo (1731-1840, A.S.C.) la torre viene classificata fra le torri senzillas, cioè quelle di media grandezza. Nel tempo la torre subì diversi attacchi e fu ristrutturata più volte, nel 1721 fu abbandonata, ma riprese la sua funzione nel 1758. Nel 1812, quando la Sardegna era già parte dello stato sabaudo, la torre fu assediata da una flotta di navi da guerra tunisine che avevano attaccato anche le torri dell'isola dei Cavoli, di Serpentara, e di San Giovanni di Sarrala, ma resistette. L'ultima citazione nota la dà ancora in servizio nel 1843, anche se fu abbandonata poco dopo. La torre di Porto Giunco fa parte di un sistema di torri costiere che furono costruita dagli spagnoli tra XVI e XVII secolo sui promontori delle coste della Sardegna meridionale per avvistare i pirati barbareschi. Venendo da Cagliari si incontrano nell'ordine:
  • la torre di Cala Regina,
  • la torre De su Fenogu,
  • la torre di Capo Boi,
  • la fortezza vecchia di Villasimius,
  • la torre dell'Isola dei Cavoli,
  • la torre di Porto Giunco,
  • la torre dell'Isola di Serpentara,
  • la torre di Cala Pira.
Ciascuna torre è posta in modo che sia visibile la torre precedente e la successiva, consentendo così una veloce comunicazione lungo tutta la costa con luci e segnali. Ecco un bel video (di Roberto De Giambattista) realizzato con un drone: https://www.youtube.com/watch?v=7onKBR0pIYY

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Porto_Giunco, http://www.villasimiusweb.com/mostre/ekusa/enemigos/portogiunco.html

Foto: la prima è di robad0b su https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Porto_Giunco#/media/File:Villasimius_-_Torre_di_Porto_Giunco_(1).jpg, la seconda è presa da http://www.traccedisardegna.it/storia-e-cultura/torre-di-porto-giunco

giovedì 6 luglio 2017

Il castello di giovedì 6 luglio




RACALE (LE) - Castello Baronale

Il territorio subì le incursioni e le aggressioni ad opera di popolazioni barbare provenienti dal mare. In epoca normanna visse un periodo di prosperità e pace che determinò la formazione di una piccola città a pianta quadrangolare. Da questo momento storico varie furono le famiglie feudatarie che ne detennero il possesso fino all'eversione della feudalità avvenuta nel 1806. I primi a possedere Racale furono, nel XII secolo, i De Tallia, famiglia normanna. In seguito fu feudo per oltre un secolo di un ramo della nobile famiglia ravellese Della Marra, i cui principali esponenti furono Pietro (1250), Risone II, Giovanotto de Marra, Riccardo. Ultimo discendente del ramo fu un altro Riccardo, morto nel 1470, i cui figli, Giovanni e Menga, non ereditarono alcun feudo perché già alienati. Passò quindi all'importante famiglia senese dei Tolomei di cui faceva parte Pia dei Tolomei celebrata da Dante nella Divina Commedia e che diede i natali proprio a Racale a Marc'Antonio Tolomei vescovo di Lecce dal 1485 al 1498. Sotto questa famiglia la città conobbe un periodo di floridezza e di crescita demografica tanto da farne uno dei centri più popolosi del salento dell'epoca in particolare con la contessa Porzia. In seguito toccò ai Guevara, ai De Franchis e infine ai baroni Basurto. Particolarmente significativo fu, per la storia della città di Racale, il terremoto del 1743 in seguito al quale venne distrutta l'antica chiesa parrocchiale del XII secolo, ripristinata poi nel 1756. D'impianto trecentesco, il castello baronale (poi palazzo ducale) sorse verosimilmente sui resti di un preesistente fortilizio di epoca normanna. Originariamente contava quattro torri poste ai vertici di una struttura quadrilatera, delle quali rimangono solo quelle agli angoli nord-est e sud-ovest (quest'ultima con stemma della famiglia della Marra, di origini francesi). Rimaneggiato intorno alla prima metà del Cinquecento dalla famiglia Tolomei, il maniero fu oggetto di ulteriori interventi di restyling nel corso dei secoli successivi, come si evince dalla disomogeneità stilistica del cortile interno, caratterizzato da prospetti appartenenti a epoche differenti. Parte dell'attuale costruzione risale agli inizi del XV secolo ad opera del barone Puccio di Tolomei, durante la dominazione degli angioini. Nella seconda metà del XVIII secolo, con i duchi Basurto, l'edificio assunse definitivamente l'aspetto di un palazzo gentilizio in virtù della costruzione dell'attuale facciata su via Umberto I, e di un corpo laterale avanzato con spigoli tagliati a 45 gradi e contrassegnati da paraste scanalate. L'attuale ingresso, preceduto da un piazzale lastricato, è costituito da un solenne portale di matrice napoletana (1770 ca.), sovrastato dallo stemma dei Basurto-Calò.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Racale, https://www.forzasalento.it/castelli/castello-baronale-di-racale/

Foto: la prima è presa da http://www.guidedocartis.it/?page_id=4897, la seconda è stata scattata da me sul posto un po' di anni fa..


mercoledì 5 luglio 2017

Il castello di mercoledì 5 luglio






CAMERATA PICENA (AN) - Castello in frazione Cassero

Nel 1377, allo scopo di porre fine alla lunga "cattività avignonese" e di riportare a Roma la sede del papato, al Nicolò Torriglioni, patrizio anconetano ed esperto navigatore, venne affidato il compito di portare, con la sua "galea" il Papa Gregorio XI da Avignone a Civitavecchia. Come ricompensa il Pontefice donò a Nicolò Torriglioni un feudo a poca distanza da Ancona e l’autorizzazione ad erigervi un castello, avente anche scopo di formare una cerchia di fortificazioni militari a difesa di Ancona. Il castello del Cassero fu costruito a partire proprio a partire da quell'anno. Il nobile possedeva numerose proprietà terriere nei dintorni del Cassero ed era uno degli uomini più illustri di Ancona tanto da ricoprire la carica prestigiosa di ambasciatore d’Ancona presso Urbano IV. Dunque, la costruzione del castello del Cassero avvenne per ragioni militari. Infatti questo consentiva un preciso canale di comunicazione visiva: dalla torre maestra era visibile Rocca Priora a nord, Camerata a ovest, Castel d’Emilio e Agugliano a sud, Paterno ad est. Il castello del Cassero era originalmente a pianta quadrata, con tre torri: due disposte nel mezzo dei lati sull’asse Sud-Est/Nord-Ovest e l’altra, detta torre maestra, verso Sud-Ovest. Le torri e le cortine erano merlate; l’ingresso avveniva dalla torre di guardia attraverso un robusto portone sorretto da possenti cardini di pietra. Inoltre piccole troniere erano collocate nei punti nevralgici: due ai lati dell’ingresso e due sotto le caditoie nel lato principale della torre maestra. Le torri così disposte permettevano una dotazione difensiva efficace: la torre maestra permetteva di controllare la nemica Iesi, la torre a sud- est, detta torre di guardia, la città di Ancona e la terza la zona di Castelferretti. La chiesa è incorporata nel castello, al cui interno vi è un cortile pavimentato con ciottoli di fiume ed un pozzo. Dopo la seconda metà del Cinquecento, quando il potere pontificio sulle Marche diventò effettivo, si abbatterono le merlature guelfe (oggi c’è solo quella della torre maestra ) e l’intero edificio venne adibito ad abitazioni, assumendo un aspetto simile all’attuale. Il castello rimase di proprietà dei Toriglioni fino al XVIII secolo, poi fu diviso fra vari proprietari. L’appartamento ubicato al piano nobile, nel lato sud del castello, ha fatto parte - nella prima metà del XIX secolo - dei beni assegnati ad Eugenio Beauharnais ( Vicerè d’Italia e figliastro dell’Imperatore Napoleone Bonaparte) a titolo di "Appannaggio"; nel salone principale vi è un dipinto raffigurante Perseo che si appresta a tagliare la testa alla Medusa ed un medaglione con l’effige di Napoleone. Nel sottosuolo del castello, si dipana un’intricata ed irregolare maglia di grotte, costruite in mattoni, che saggiamente ed abilmente incastrati, presentano una forma armonica ripetitiva con colonne laterali che confluiscono in un soffitto centrale a volta. Il fondo di questi camminamenti sotterranei è attualmente coperto dall’acqua che periodicamente si raccoglie nella parte più bassa del castello. Il castello - abbandonato dai suoi abitanti nel 1972 a seguito del terremoto - risulta attualmente in gran parte restaurato ed abitato. Parte dei locali ubicati a piano terreno sono di proprietà della Amministrazione comunale ed adibiti a luogo di eventi, anche il torrione sud ovest (ricostruito alla fine del 1800 su modello dell’originale) è diventato di proprietà del Comune di Camerata Picena che ha in progetto il suo restauro ed utilizzo.

Fonti: http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-del-cassero-camerata-picena-an/, http://www.avventuramarche.it/dettaglio_scheda.asp?id_scheda=325, http://www.libertadivacanza.it/comuni/vis_comune.php?id_comune=7&comune=Camerata+Picena

Foto: entrambe sono prese da http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-del-cassero-camerata-picena-an/

martedì 4 luglio 2017

Il castello di martedì 4 luglio




PINZANO AL TAGLIAMENTO (PN) - Castello

In seguito al declino dell'impero romano, il Friuli subì numerose invasioni barbariche fino alla conquista dei Longobardi, che si insediarono stabilmente e fecero di Cividale la capitale del Ducato del Friuli. Alla caduta di quest'ultimo la regione divenne prima Marca del Sacro Romano Impero, quindi Patria del Friuli sotto giurisdizione del Patriarcato di Aquileia. È proprio a questo periodo che risale il più antico documento in cui compaia un Signore di Pinzano: siamo nel 1134 ed il notabile in questione è Ermanno di Pinzano (Herman de Pinzano). Quindi sicuramente a questa data esisteva già un castello ed una giurisdizione feudale, che si estendeva all'incirca dal Cosa all'Arzino e da Clauzetto ai confini con Spilimbergo. I Signori di Pinzano vennero annoverati fra i “liberi feudatari”, ovvero coloro che possedevano una sufficiente importanza ed autonomia per essere direttamente investiti dall'autorità imperiale. Fra il 1352 e il 1354 il castello passò alla famiglia dei Savorgnan, tra le più ricche ed influenti del Friuli, che in seguito entrò in possesso anche dei beni della giurisdizione pinzanese e installò a Pinzano l'ufficio giurisdizionale del proprio feudo. L'iniziale fedeltà al Patriarca di Francesco Savorgnan si tramutò nel giro di qualche decennio in un orientamento dei rapporti della famiglia verso Venezia, che in quel periodo stava accrescendo la propria importanza politica e militare. Nel 1420 Venezia invadeva il Friuli, ponendo fine al Patriarcato ed instaurando un dominio che sarebbe terminato solo nel 1797. Sotto Venezia il castello perse molta della sua importanza militare, ma mantenne il controllo giuridico, burocratico e finanziario del feudo. Nel 1797, in seguito al trattato di Campoformio, il Friuli venne ceduto all'Impero austriaco. Tornò di dominio napoleonico, all'interno del Regno Italico, fino alla Restaurazione del 1815: quindi l'intero Lombardo-Veneto venne sottomesso nuovamente all'Austria. Nel 1866, al termine della Terza guerra d'Indipendenza, avvenne l'unificazione definitiva al Regno d'Italia. In epoca napoleonica il sistema viario venne ristrutturato significativamente: furono costruite le attuali strade provinciali tra Ampiano e Valeriano e tra Valeriano e Pinzano. A ricordo del passaggio di Napoleone, a Valeriano venne sistemata una colonna celebrativa chiamata appunto "napoleonica". I ritrovamenti archeologici permettono di confermare la presenza umana sul colle del castello anche in età romana, tuttavia non di specificare la natura degli insediamenti. Il castello di Pinzano viene citato per la prima volta nel XII secolo, occupato dagli omonimi signori, che ne tennero la proprietà fino al 1344, anno in cui si verificò il famoso eccidio, un cruento fatto di sangue, in cui vari rami della famiglia dei Pinzano si scontrarono tra loro. Il patriarca di Aquileia si vide costretto allora ad intervenire, e a sottrarre ai Pinzano il feudo, che venne in seguito assegnato alla potente famiglia dei Savorgnan nel 1352. Dai documenti dell'epoca, possiamo affermare che il castello possedeva delle stalle, due torrette di guardia rettangolari e la chiesetta di San Nicolò, che viene nominata per la prima volta in un documento del 1291 ed i cui resti sono tuttora rintracciabili nei pressi dell'attuale strada di accesso. Alcune opere presenti nella chiesetta furono trasferite nella chiesa di San Martino nella prima metà dell'Ottocento, in seguito al graduale abbandono del castello. È probabile che, integrata nella parte alta del maniero, esistesse una seconda cappella dedicata a tutti i Santi ed adibita esclusivamente al culto privato dei castellani. Il mastio era molto probabilmente collocato al centro del ripiano sommitale, ma di questo non ne restano tracce se non nelle fondamenta. L'intera struttura venne più volte ampliata e ristrutturata, in particolare dopo i disastrosi terremoti del 1348 e del 1511. Attorno al mastio sorgevano ben tre cinte murarie, i cui resti sono ancora visibili: negli spazi intermedi esisteva anche un piccolo borgo di cui si notano ancora le fondamenta tra la vegetazione. In periodo post medievale venne creata l'attuale strada sul lato sud del colle, che consentiva l'accesso al maniero senza passare, come accadeva per il vecchio percorso, dalla zona occidentale che ospitava il borgo e la chiesa di San Nicolò. Il castello andò in rovina a partire dalla prima metà dell'Ottocento, ma ancora fino al terremoto del 1976 parti murarie di un certo rilievo erano ben visibili. In seguito a quell'evento, del castello non restano che pochi ruderi e qualche tratto murario, anche se esiste un progetto di recupero suddiviso in più lotti, alcuni dei quali già terminati. I lavori hanno portato alla luce le cantine del maniero, composte da tre grandi volte a botte in laterizio, di cui curiosamente una a doppio rivestimento. Il castello di Pinzano è da sempre oggetto di numerose leggende e credenze popolari. Secondo molte di queste, nei sotterranei del castello (dove un tempo vi erano anche le prigioni della giurisdizione), sarebbe stata collocata una camera dove i signori Pinzano avrebbero nascosto la loro imponente fortuna, frutto delle loro scorrerie nel Friuli. Sempre dai sotterranei, si dice ci siano delle gallerie segrete che si snodano al di sotto del territorio. Una di queste giungerebbe fino al fiume Tagliamento e sarebbe stata usata dalla figlia adottiva dei Pinzano per fuggire durante l'eccidio del 1344. Un'altra leggenda, più recente, narra di una povera donna che si ritrovò a vagare tra le rovine del castello a mezzanotte. La donna, narra la leggenda, vide il fantasma di un cavaliere brandire la spada e uccidere un leone. Spaventata, fuggì via urlando. In suo soccorso arrivarono le Agane "dell'Arzino e del Tagliamento", che la rincuorarono e la invitarono a seguirle fino al fiume. Ma quando la donna si accorse che in realtà le ninfe d'acqua volevano annegarla, invocò il nome di Maria, e le Agane scapparono terrorizzate e inorridite. Dal 2000 il Comune di Pinzano ha promosso il recupero dell'area castellana anche in prospettiva di una sua valorizzazione turistica. Altri link consigliati: https://www.youtube.com/watch?v=Rwd_HmWGW7Y (video di Ecomuseo Lis Aganis), http://www.comune.pinzanoaltagliamento.pn.it/index.php?id=3086#c1943, http://www.pordenonecastelli.com/castello-di-pinzano/, scheda di Marta Tinor su https://www.mondimedievali.net/Castelli/Friuli/pordenone/pinzano.htm, http://www.scoprifvg.it/site/castello-di-pinzano-al-tagliamento/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Pinzano_al_Tagliamento, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Pinzano

Foto: entrambe sono di iw3rua su http://mapio.net/a/82898585/

lunedì 3 luglio 2017

Il castello di lunedì 3 luglio



RENON (BZ) – Castel Roncolo

Castel Roncolo, che con le sue mura si erge pittoresco su un lastrone di porfido all'ingresso della Val Sarentina, è la rocca dei bolzanini. La fortezza originaria fu edificata nel 1237 come residenza dei Signori di Vanga (ad opera dei fratelli Friedrich e Beral von Wangen ). Già nel 1274 il castello fu gravemente danneggiato da un assedio da parte di Mainardo II conte di Tirolo, alla fine del quale cadde. Mainardo concesse il maniero ad un suo protetto, Gottschalk Knoger, inizialmente un servo, che arrivò fino a giudice distrettuale di Egna. Alla morte della figlia Agnese il castello, seguendo una sentenza arbitrale del 1341, divenne della figlia di quest’ultima. Solo dopo quattro decenni, il castello passò ad altri proprietari. Nel 1385 fu acquistato dai fratelli Franz e Niklaus Vintler di Bolzano, i quali cominciarono la ristrutturazione e (nel 1388) gli affreschi (i cui autori sono ignoti). Alla morte di Niklas Vintler i nuovi locali vennero affrescati prendendo spunto da svariate opere letterarie, di cui la più famosa è ancor oggi la tragica storia d'amore di Tristano e Isotta. Il più ampio ciclo di affreschi profani del medioevo fu realizzato tra il 1388 e il 1410 per volere di Franz Vintler, un borghese il cui obiettivo era "diventare cavaliere". Egli fece rappresentare il mondo cortese del tardo medioevo - un mondo che in quel periodo stava già cominciando a decadere. L'imperatore Massimiliano I avviò all'inizio del XVI secolo il restauro degli affreschi nella Casa d'Estate. Nel 1390 fu consacrata la cappella. In seguito il castello passò di mano a Sigismondo il Danaroso. Per due anni - su concessione dei Tirolo - (1463-1465) fu sede del principe-vescovo di Trento. I Tirolo affidarono il castello nel 1500 a Georg von Frundsberg, il "padre dei Lanzichenecchi". Nell'aprile dell'anno 1520 una violenta esplosione distrusse la zona del portone di accesso a Castel Roncolo e gli edifici adiacenti (danni alla torre, al muro di cinta e parte del palazzo). La causa fu probabilmente da ricercare nella negligenza dell'allora curatore del castello Simon Grünberger, che rimase sepolto sotto le macerie. La polvere da sparo che era depositata in un magazzino vicino al portone esplose e aprì un grosso squarcio nella cinta muraria medievale, che crollò completamente insieme al cammino di ronda. Entro il 1531 il portone di accesso, la cinta muraria con le sue lunghe feritoie e il cammino di ronda con il suo sporto sopra al portone di accesso furono completamente ricostruiti. Castel Roncolo passò ancora una volta di mano nel 1538, ai von Liechtenstein. Dal 1574 un ramo della famiglia (Liechtenstein-Castelcorno) vi si trasferì stabilmente, apportando alcune modifiche architettoniche. Ne è testimonianza lo stemma che ancor oggi si trova sulla porta. Un secolo dopo cominciò il declino. Un incendio (1672) distrusse il palazzo orientale, che non venne ricostruito. Nel 1759 l'ultimo dei Liechtenstein-Castelcorno rifiutò il feudo, che tornò sotto il controllo del principe-vescovo di Trento. Nel lontano anno 1833, in viaggio dalla Baviera in Italia, il re Ludovico I di Baviera visitò anche Castel Roncolo, del quale aveva tanto sentito parlare e che fu, per lui così amante della letteratura medievale, un'entusiasmante sorpresa: un ciclo di affreschi dipinti tra il 1388 ed il 1410 di tale preziosità da non avere uguali in Europa. Il Re, dopo la visita, assaporò un pranzo memorabile e sorbì una cioccolata calda. Quindi proseguì il suo viaggio in Italia, dopo aver firmto per primo il libro degli ospiti che è conservato ancora oggi. Nonostante l'interesse dei romantici tedeschi (il castello ne divenne un simbolo), il declino continuò: nel 1868 una parte della casa d'estate crollò durante la costruzione della nuova strada per Sarentino. Finalmente nel 1880 il castello fu acquistato dall'arciduca Giovanni Salvatore d’Austria e da questi regalato all'imperatore Francesco Giuseppe. In seguito il maniero fu ristrutturato per opera di Friedrich Schmidt tra il 1884 e il 1888. Nel 1893 fu donato al comune di Bolzano, che ancora oggi ne è il proprietario. L'ultima ristrutturazione è cominciata a metà degli anni novanta ed è terminata nel gennaio 2000. Accanto alle vicende movimentate della sua costruzione ed al suo attuale, romantico stato che incanta i visitatori invitandoli a restare all'interno delle sue mura, la vera attrazione si trova al suo interno, nel Palazzo Occidentale e nella Casa d'Estate, dove gli ambienti affrescati ospitano il più grande ciclo di pittura profana del Medioevo: dame e cavalieri, uomini nudi e animali (sala da bagno); scene cavalleresche, gioco della palla, scene di caccia, pesca e danza (sala del torneo). Questo rende Castel Roncolo un maniero "illustrato", un castello di immagini che sembra scaturire direttamente da una favola, particolarità questa che oltre a dare emozione ai visitatori ed alle visitatrici di oggi ha soprattutto estasiato i romantici. Infatti il gusto del Romanticismo ha fatto sì che Castel Roncolo sia stato il castello più disegnato, dipinto e fotografato del XIX secolo diventando per questo motivo "il maniero illustrato" per antonomasia. Qui, in un gioco di luci e di ombre, il Medioevo si intreccia con il Rinascimento, il Romanticismo e l'epoca contemporanea, e attraverso la consapevolezza di questo passato può assurgere a simbolo inconfondibile anche per la storia di questo Millennio che si è concluso. Le strade per Castel Roncolo sono sentieri tranquilli che devono essere affrontati passo per passo. Castel Roncolo non è adatto a visite veloci, ma è un viaggio nel passato, un viaggio verso la comprensione del passato, un viaggio in un mondo che è nuovo ed antico nello stesso tempo e che non può essere raggiunto in alcun altro modo. Nel 2009 è stato riaperto al pubblico il cammino di ronda che si trova sulla facciata anteriore di Castel Roncolo. Questa parte del cammino di ronda è rimasta fino ad oggi chiusa ai visitatori. Durante l'estate sono stati eseguiti i necessari lavori di consolidamento per renderlo accessibile al pubblico. L'odierno aspetto del cammino di ronda è databile agli inizi del XVI secolo. Tra l'anno 1884 e il 1888 il cammino di ronda fu dotato di una nuova tettoia e le superfici intonacate sono state restaurate tra il 1995 e il 2000. Situato all'imbocco della Val Sarentina, a nord della città, il castello è comodamente raggiungibile a piedi percorrendo la verde passeggiata Lungotalvera oppure in bicicletta attraverso la pista ciclabile, o con mezzi privati fino al parcheggio sottostante, con la linea di autobus pubblico n. 12 (biglietto acquistabile in tutti i tabacchini), infine con il servizio gratuito di shuttle da piazza Walther al castello. Molto interessanti le manifestazioni culturali e le mostre che animano periodicamente la corte e le sale del castello. All'interno un accurato servizio di ristorazione offre la possibilità di degustare la gastronomia tipica locale in un ambiente medievale. Altri link consigliati: http://www.roncolo.info/roncolo_it/il_castello.asp, http://www.sudtirol.com/castelli/castel-roncolo-bolzano.htm, https://www.youtube.com/watch?v=xQd6y-K88Uo (video di Stefano P.), https://www.youtube.com/watch?v=BsoblgOQ6Lk (video di itineratv), https://www.youtube.com/watch?v=8iSg7ERDwok (video di CiSonoStato VideoViaggi)

Fonti: http://www.bolzano.net/it/castel-roncolo.html, https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Roncolo

Foto: la prima è presa da http://www.justdog.it/foto.aspx?idazienda=4906&idfoto=81096, la seconda è presa da http://www.weinstrasse.com/it/cultura-e-territorio/castelli/castel-roncolo/

domenica 2 luglio 2017

Il castello di domenica 2 luglio



PALERMO – Palazzo Chiaramonte

Detto anche Steri, da Hosterium, palazzo fortificato, si trova in Piazza Marina a Palermo. Il palazzo completato nelle strutture nel 1307, fu la grande dimora di Manfredi Chiaramonte, esponente di spicco della potente famiglia dei Chiaramonte, conte dell'immenso feudo di Modica, detto "Regnum in Regno" per i privilegi concessi, proprietario di gran parte delle terre ubicate sulla direttrice per Agrigento, Capitano Giustiziere di Palermo, Ammiraglio del Regno. Edificato solitario sulle terre paludose del convento di Santa Maria di Ustica e di Sant’Onofrio alla Kalsa, fu denominato Hosterium Magnum (costruzione fortificata). Per le istituzioni ospitate nel tempo fu appellato Palazzo dei Tribunali o Palazzo dell'Inquisizione o Osterio, nella forma contratta locale, semplicemente Steri. Per l'importanza ricoperta contaminò la stessa definizione araba del quartiere Kalsa, chiamato in alternativa col termine a noi più contemporaneo di mandamento dei Tribunali. Manfredi, massimo rappresentante della fazione latina avversa alla catalana, assieme ai Ventimiglia conti di Geraci, agli Alagona conti di Agosta e ai Peralta conti di Caltabellotta, si spartì politicamente e territorialmente l'intera isola. Nucleo imparentato con le famiglie Incisa, Moncada, Rosso, Santostefano, Prefolio, Palizzi e Sclafani, tramite il cognato Matteo Sclafani, antagonista per idee politiche sebbene normanno di discendenza. Casato talmente influente nella capitale che la stessa debole dinastia degli Aragona subordinava la presenza in città al suo consenso, pertanto, i reali limitavano la dimora per le brevi parentesi istituzionali, delegando i dignitari preposti e trascorrendo lunghi periodi di soggiorno nelle più ospitali e familiari regge di Messina e Catania. Infatti quasi tutti i membri dei reali aragonesi del Regno di Sicilia sono sepolti nella cattedrale e chiesa di San Francesco all’Immacolata di Catania, nella cattedrale e chiesa di San Francesco all’Immacolata di Messina e in altri luoghi di culto di località minori. Nel 1392 re Martino il Giovane, il cui matrimonio con Maria di Sicilia aveva rinsaldato il legame tra gli Aragona di Sicilia e il primitivo ramo iberico, forte dell'innata determinazione e dell'appoggio paterno, punì l'atto di ribellione del fiero e disinvolto oppositore Andrea Chiaramonte, discendente ed erede di Manfredi III Chiaramonte con la decapitazione, sentenza eseguita in Piazza della Marina. Con il fallimento del piano stipulato col Giuramento di Castronovo e la scomparsa di Andrea, si annientò l'opposizione e l'avversione verso Casa d’Aragona, si estinse il casato dei Chiaramonte e con la confisca di tutti i beni assegnati ai Moncada, il re elesse il palazzo a dimora reale. Per tale destinazione d'uso furono ridotti gli ambienti destinati a Tribunale, che prima erano stanziati presso la reggia di Castellammare, secondo il privilegio concesso da Federico III di Sicilia. Nel 1412 la regina Bianca di Navarra vi si rifugiò scappando da Siracusa per fuggire alle persecutorie brame amorose di Bernardo Cabrera, conte di Modica, e da qui ripetutamente ossessionata, alla volta del castello di Solanto attraverso La Cala. Dal 1468 al 1517 fu residenza dei vicerè di Sicilia, i quali si prefiggevano di rinnovare il più capiente e prestigioso Palazzo Reale. La dimora fino al 1517 ospitò un solo vicerè di Sicilia sotto l'avvicendamento Ferdinando II d’Aragona dei Trastàmara – Carlo V d’Asburgo nella persona di Ettore Pignatelli, conte e duca di Monteleone. Nel 1523 fu teatro delle fasi finali della Congiura dei fratelli Imperatore, uno dei primi moti insurrezionali scoppiati con lo scopo di strappare la Sicilia alla Spagna e affidarla a Marcantonio Colonna. Tentativo fallito e culminato con la tortura dei congiurati, dove fu giustiziato Federico Abbatellis, conte di Cammarata, proprietario del palazzo omonimo contiguo allo Steri. Nel 1598 il tribunale per l'amministrazione della giustizia ordinaria fu trasferito a Palazzo Reale mentre in esso dal 1600 al 1782 s'insedio il tribunale dell’inquisizione con lo spaventoso Carcere dei Penitenziati predisposto da Filippo III contenente le celle denominate filippine. Il palazzo fu interessato da radicali trasformazioni per adattarlo al nuovo uso. Si progettarono e si realizzarono in pochi anni le carceri dei "penitenziati" e la porta monumentale sul piano della marina. Vennero realizzati anche la scala e i vani di collegamento delle celle con la “stanza del secreto“, dove gli inquisitori si riunivano per emettere le sentenze. In seguito furono costruite le celle del primo piano e si eseguirono altri lavori che comportarono una notevole trasformazione dell’originaria configurazione dell’edificio. Al pianterreno, oltre alle celle erano sistemate le sale di tortura dove avvenivano gli interrogatori dei carcerati, anche se il tribunale dell’inquisizione poteva condannare con una sola testimonianza. Il Tribunale della Santa Inquisizione fu chiuso nel 1782 dal Vicerè di Sicilia Domenico Caracciolo, marchese di Villamaina, il quale fece dare alle fiamme l'archivio segreto e gli strumenti di tortura. Per qualche anno fu sede del Rifugio dei Poveri di San Dionisio e in seguito della Regia Impresa del Lotto. Dal 1800 al 1958 il palazzo ospitò nei piani superiori gli Uffici Giudiziari e, al pianoterra, gli uffici della Regia Dogana. Restaurato negli anni cinquanta dall'architetto Carlo Scarpa e da altri architetti palermitani, è oggi sede del Rettorato dell'Università di Palermo. Il restauro novecentesco fu assai contestato. Il primo responsabile dei lavori, l'architetto Giuseppe Spatrisano, lasciò l'incarico in polemica con altri professionisti palermitani, per la loro decisione di eliminare alcuni tra i segni fondamentali della storia del Palazzo, come la Scala dei Baroni, l'antico orologio, la piattaforma dei condannati, le gabbie interne, e tutto ciò che in qualche maniera potesse ricordare i suoi orribili trascorsi, legati all'Inquisizione. Manifestazione esemplare di stile chiaramontano derivato dal singolare innesto di forme islamiche, normanne e gotiche, amalgamate in un'arte e in un contesto esclusivamente siciliani di palazzo signorile, dimora regia, sede dei governanti, regia dogana, tribunale di giustizia, decorato da torri con merli e orologio a campana, con prospetti e sale interne arricchiti da numerose targhe e stemmi con le armi dei Chiaramonte, locali per la Dogana ubicati in basso in basso e uffici del tribunale al piano nobile. Di pianta quadrata e massiccia volumetria, il palazzo segna il passaggio fra il castello medievale e il palazzo patrizio, Tommaso Fazello lo documenta perfezionato nel 1320 e abbellito con pitture commissionate da Manfredi III Chiaramonte nel 1380. In origine la storica dimora era circondata da un grande e rigoglioso giardino ricco di piante ornamentali, di alberi da frutto e con tanti animali esotici. Era stato costruito seguendo i canoni del palazzo residenziale, tipica dimora aristocratica medievale, rispondente all’esigenza di esprimere con la sua forma severa e massiccia la potenza e la grandezza dei Chiaramonte. La rigorosa cortina muraria esterna è impreziosita da bifore e trifore decorate con tarsie in pietra lavica. Durante il restauro della facciata inoltre sono venuti alla luce i solchi lasciati dalle pesanti gabbie appese destinate all'esposizione delle teste dei baroni ribelli a re Carlo V d’Asburgo. Studiosi, durante gli attuali restauri, hanno individuato un passaggio segreto che dalle celle conduceva direttamente alla Stanza dell'Inquisitore. Un'altra scoperta significativa riguarda l'esistenza di un edificio monumentale sotterraneo di sette metri di lunghezza con una imponente copertura con volte a crociera, marcate da poderosi costoloni. L'edificazione di questa struttura si pone nel primo quarto del XIV secolo e all'interno sono stati recuperati reperti e graffiti anteriori di tre secoli.
Ambienti di rilievo:
· Sala Magna o Sala dei Baroni,
· Sala dei Viceré,
· Sala delle Capriate,
· Sala delle Armi,
· Sala delle Udienze,
· Scala dei Baroni,
· Stanza dell'Inquisitore,
· Carcere dei Penitenziati.
Nel cortile interno il portico sottostante e loggiato superiore arricchito da bifore e trifore dalle caratteristiche decorazioni ad intarsio. Aggregata all'insieme la trecentesca Cappella di Sant’Antonio Abate alla Dogana. La Sala Magna o Sala dei Baroni, risplende dei dipinti del soffitto ligneo eseguito fra il 1377 e il 1380, realizzato da Cecco di Naro, Simone da Corleone e Pellegrino Darena da Palermo. Nelle rappresentazioni vanno rilevate le tracce di quel vastissimo repertorio figurativo che, per i temi moralistici e didascalici, rivela un'immagine fedele della società isolana del Trecento. Fra i tanti temi trattati, i tornei cavallereschi, l'esaltazione della donna e la rivisitazione del passato nel suo momento di massima esaltazione epica e romanzesca: un repertorio d'immagini e di motivi decorativi. Senza dubbio nelle travi di questo soffitto è condensata una vera enciclopedia medievale. Certamente una mente organica concepì il vastissimo disegno dell’opera, la scelta delle molte leggende raffigurate in queste pitture non può essere attribuita solo all’iniziativa dei tre pittori (probabilmente allo stesso committente?). Forse i Chiaramonte con lo sfarzo di questa vistosa decorazione ambivano a dare un segno appariscente della loro ricchezza e potenza? Certo è che il soffitto dello Steri è un’opera di straordinaria bellezza che nei secoli è rimasta oggetto di ammirazione: ”l’opera più insigne di decorazione pittorica prodotta in Italia nel XIV secolo” (G. Spatrisano). Altro ambiente di notevole bellezza è l’altra sala del piano superiore chiamata delle “Capriate”, così detta per le caratteristiche capriate che sorreggono il tetto, che il rettorato mette solitamente a disposizione per convegni e conferenze. Nelle prigioni dello Steri, rimangono preziosi graffiti dei carcerati, testimonianza unica delle sofferenze patite sotto quella istituzione dell'Ancien Régime. All'interno del complesso è nato un polo museale, una scelta legata anche ai recenti rinvenimenti. In tre delle celle al piano terra, che ospitavano le recluse, sono infatti venuti alla luce nuovi graffiti completamente sconosciuti: disegni di figure umane e invocazioni delle prigioniere accusate di stregoneria. Sulla natura e sugli scopi del polo museale è in atto un dibattito, tra chi vorrebbe dedicarlo all'Inquisizione, e chi, invece, vorrebbe fare dello Steri un Museo della Shoah siciliana, che in seguito all'editto di Ferdinando e Isabella di Castiglia (1492) provocò, tra gli ebrei isolani, migliaia di morti (uccisi dall'Inquisizione e in numerosi pogrom) e l'esodo di decine di migliaia di persone. Messaggi e graffiti rivivono grazie al lavoro di un gruppo di ricercatori dell'Ufficio tecnico dell'Università di Palermo guidati dall'ingegnere Antonino Catalano. I graffiti sono venuti fuori, sotto l'intonaco, nel corso dei lavori di restauro dell'intero complesso, finanziati con fondi europei. Oltre alla scritta in dialetto è affiorato parte di un dipinto raffigurante la prua di una nave e un inquisitore con il campanaccio in mano. Tra essi, alcune tra le pochissime testimonianze della presenza ebraica nell'Isola. All'interno del palazzo è custodito il celebre dipinto di Renato Guttuso la Vucciria. L’ingresso all’edificio oggi avviene sul lato orientale, presso la cappella trecentesca di S .Antonio Abate, coperta con volte costolonate e con un bel portale quattrocentesco, anche questa fatta edificare da Manfredi Chiaramonte come cappella privata della famiglia. Ecco alcuni interessanti video sullo “Steri”: https://www.youtube.com/watch?v=Aovx9tQLmlo (di eugesca eugesca), https://www.youtube.com/watch?v=MYq_q9vH7xE (di patrizia Bluette), https://www.youtube.com/watch?v=zrHi9OiRYv4 (di Chiara Catania).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Chiaramonte-Steri, http://www.palermoviva.it/palazzo-steri/

Foto: la prima è presa da http://www.pnicube.it/italian-master-startup-award-imsa-le-12-finaliste/, la seconda è presa da http://www.palermoviva.it/tag/palazzo-steri/