sabato 14 novembre 2020

Il castello di domenica 15 novembre




MORUZZO (UD) - Castelli Superiore e Inferiore di Brazzacco

Il castello sorge all'estremità nord dell'abitato di Brazzacco, tra le località di Pagnacco e Moruzzo. Esso rappresenta uno dei pochi elementi di architettura fortificata in Friuli che non abbia subito modificazioni o rifacimenti nel corso dei secoli. Comparso per la prima volta in documenti del XII secolo, si suppone che questo insediamento esistesse già nel 983, quando l'imperatore Ottone II confermava al patriarca Rodoaldo i famosi possedimenti di Udine, Braitan, Groagno, Buja e Fagagna. Il casato di Brazzacco, nel XIII secolo, si sdoppiò con la costruzione di un altro castello detto di Brazzacco Inferiore, di cui ora rimane soltanto una torre e la chiesetta di Sant'Andrea. Subì distruzioni nel 1309 per mano delle milizie di Rizzardo da Camino, capitano di Treviso. Il fortilizio superiore, pur essendo di modeste dimensioni, conserva le caratteristiche proprie delle più antiche opere difensive friulane. Situato su un poggio che domina per ampio tratto le colline circostanti, ha mura di buon spessore, che custodiscono la cosiddetta "Casa del Capitano", recentemente restaurata. Addossato alla muraglia settentrionale l'edificio della guardia parrebbe collocarsi verso il XIII-XIV secolo. Secondo alcuni studiosi, Brazzacco (o Brazzà) è da riconoscersi nel castello di Braitan presente nella donazione da parte dell'imperatore Ottone II al patriarca d'Aquileia Rodoaldo nel 983. Dapprima feudo della famiglia omonima, a partire dal Trecento divenne possesso di numerose casate. Tra queste i signori di Savorgnano-Cergneu che nel secolo successivo ottennero l'intero feudo, assumendone il predicato. Il castello costituisce un interessante esempio di opera munita secondo lo schema dei più antichi fortilizî friulani, praticamente integra almeno nelle sue linee essenziali; posta su un'altura, comprende un circuito murato di circa 90 metri lineari (un altro più periferico racchiudeva il borgo) con la possente torre maestra e la "casa del capitano", edificio quadrangolare del Due-Trecento con funzioni amministrative e di carcere, attualmente in restauro. La vista dei resti del mastio (una torre di circa 9 per 7 metri ed alta originariamente almeno tre piani), che si stagliano sullo sfondo del viale che si addentra tra le due barchesse settecentesche, merita la sosta. Questa configurazione è datata attorno al Mille, ma è basata su di una struttura molto antica, fatta risalire da alcuni studiosi all’VIII secolo, come confermato dal ritrovamento di monete romane al suo interno. Come si verifica spesso in queste realtà molto antiche, le altre strutture erano in legno o mura di canniccio, andando poi completamente perse nei secoli. Tutto l’insieme del posto appare come un suggestivo susseguirsi di cerchi difensivi concentrici, con terrazzamenti e mura a secco, sempre più grandi, che alla fine avrebbero incluso anche gli edifici (l’odierna “villa Alvise”) dall’altra parte della strada provinciale, con una progressione concentrica attorno al piccolo castello sul cocuzzolo, come si usava appunto nel periodo tardo-romano od alto-medioevale. Poco sotto si trovano la chiesetta castellana di San Leonardo e la villa di Brazzà Pirzio Biroli, edificata su disegno di Provino Valle sui resti del precedente fabbricato distrutto durante la prima guerra mondiale e del quale sussistono solo i rustici laterali, con attorno un grande parco ricco di piante rare e secolari. Studi recenti del Prof. Clough, il maggiore esperto Shakespeariano vivente hanno identificato il castello di Brazzacco Superiore come il vero luogo della storia di Giulietta (Lucina Savorgnan) scritta dal poeta seicentesco Luigi da Porto (cugino di Lucina e suo Romeo) alla quale si sarebbe ispirato il grande poeta inglese. Brazzà fu poi il punto di partenza e di riposo dell’esploratore Pietro di Brazzà Savorgnan che dette un impero alla Francia (Africa Equatoriale Francese) e fondò Brazzaville, l’attuale capitale del Congo-Brazzà. In seguito, durante la prima guerra mondiale divenne il quartiere generale dell’armata austriaca (che causò involontariamente l’incendio della villa nel 1918) nell’Italia del Nord-Est e fu poi occupata dell’armata tedesca durante la seconda guerra mondiale, e dagli alleati (US Desert Force) alla fine di quella guerra, per diventare infine la residenza del comandante delle truppe italiane nella zona Generale Cordero di Montezemolo fino al 1948. Brazzà ricevette e offrì alloggio a re (Vittorio Emanuele III), governatori, generali, ministri, ambasciatori, scrittori e pittori, profughi e perseguitati d’Europa e d’oltre oceano e recentemente divenne con il proprietario Detalmo Pirzio-Biroli crocevia delle relazioni tra l’Europa e l’Africa e cenacolo di studenti universitari. La storia del Castello di Brazzà e della famiglia di Brazzà Savorgnan fu oggetto di vari libri, tra cui basti citare il libro "Giulietta" di Jacopo da Porto nel Cinquecento, "Enchanters’ Nightshade" e "A Family of Two Worlds" della zia di Cora Cottie O’Malley (in arte Ann Bridge, cugina di Cora) negli anni venti, le memorie "Storia incredibile/I Figli Strappati" di Fey von Hassell, "Il Fuoco dell’Anima/La Signora di Sing-Sing" di Idanna Pucci (su Cora di Brazzà) e più recentemente "Finestre e Finestrelle su Brazzà" e "Altrove" di Detalmo Pirzio-Biroli. L’epopea di Pietro di Brazzà è celebrata in una ventina di biografie sull’esploratore, soprattutto in francese, tra le quali la prima fu "Brazza" del Generale de Chambrun nel 1930; alcune biografie in inglese, tra cui "Brazzà of the Congo" di Richard West, "A Life for Africa" di Maria Petringa e alcune anche in Italiano, tra le quali la prima fu "L’uomo che donò un Impero" di suo fratello Francesco e l’ultima "Pietro Savorgnan di Brazzà esploratore leggendario" di suo pro-nipote Corrado Pirzio-Biroli (2006). Il castello è ormai disabitato dal 1948 (quando ci vissero ufficiali alleati) e in pratica inaccessibile al pubblico (per motivi di sicurezza). I fabbricati rurali erano in gran parte rimasti inutilizzati in uno stato di abbandono e dopo il terremoto del 1976 erano diventati pericolanti. L’unica ad essere abitata quasi senza interruzioni era la villa padronale denominata “Castello di Brazzà”.
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Il Castello Inferiore sorge poco lontano dal Castello Superiore. I suoi signori erano ministeriali e nel 1309 ebbero saccheggiato ed arso il Castello dai signori di Camino. Venne rimesso in efficienza nel 1335. Viene poi citato dai documenti Bernardo di Brazzacco Inferiore. In seguito anche questa famiglia si estinse e per matrimonio vi subentrò, Roberto, figlio naturale di Pileo di Moruzzo che assunse il cognome di Brazzà Inferiore. Per il possesso del castello vi furono varie liti tra i nipoti di Roberto e i Belgrado. Nei famosi tumulti del "giovedì grasso", 27 febbraio 1511, il castello venne saccheggiato e per le ruberie e i danni la famiglia dovette spendere 6000 ducati per ripristinarlo. 

Altri link consigliati: https://www.mondimedievali.net/Castelli/Friuli/udine/brazzacco.htm, https://www.robertopirziobiroliarchitetto.it/pl/portfolio/castello-savorgnan-di-brazza-59/, https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/moruzzo-ud-torre-di-brazzacco-inferiore/

Fonti: https://consorziocastelli.it/icastelli/udine/brazzacco, testo di Habitat Brazzà su https://www.castellodibrazza.com/storia-e-habitat, https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/moruzzo-castello-di-brazzacco-o-di-brazza/, http://www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/wcms/index.php?id=7965,0,0,1,0,0

Foto: La prima (di Roberto Pirzio Biroli) e la seconda (presa da http://www.collinbici.com/index.php?id=47) sono relative al Castello Superiore. La terza, relativa invece al Castello Inferiore, è presa da http://www.vivimoruzzo.it/storia/come-e-nato-moruzzo/i-castelli/castello-di-brazzacco-inferiore/

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