sabato 8 luglio 2017

Il castello di domenica 9 luglio




FORLI’ – Rocca di Ravaldino

Conosciuta anche come la Rocca di Caterina Sforza, è una cittadella fortificata che sorge nella città di Forlì. La notizia più antica di una fortificazione cittadina risale al 1253, da un documento conservato nel Libro Biscia, e tratta di una fortezza, di cui si è persa qualsiasi traccia nonché il ricordo, sita nel Borgo Bonzanino. Tale fortificazione, più che un castello o una rocca probabilmente era un palazzo fortificato, presidiava un borgo chiamato Bonzanino (borgo di cui non è rimasto più traccia nel futuro della città). Tale fortezza era circondata da un fossato a sua volta collegato con il fossato che cingeva la città. Il borgo Bonzanino sorgeva la di fuori della mura ed era il proseguimento al di là della cerchia muraria di Borgo Merloni. Il nome Ravaldino deriva proprio dalla presenza di questa fortificazione, con tutta probabilità un rivellino (da cui la successiva evoluzione in Ravaldino), sorta di rudimentale fortilizio, che sorgeva nell'area dell'omonima porta. Da un documento dell'8 agosto 1332, si hanno le prime notizie dell'edificazione di una rocca: il comune di Bagnacavallo versò nelle casse forlivesi denaro per finanziare l'edificazione di una rocca. Nel 1369 il cardinale Albornoz occupò Forlì e fece rinforzare le sue fortificazioni. Nel 1371 Anglico de Grimoard, nella sua Descriptio provinciæ Romandiolæ, descrive l'esistenza di due rocche in Forlì che il cardinale decise di ristrutturare, rinforzare e migliorare esteticamente. Di una di queste due, il cardinale fornisce una sommaria descrizione della sua collocazioe:Roccha Ravaldini, posita a parte superiori versus montes, in qua moratur unis castellanus cum XV famulis. La rocca è nella parte della città rivolta verso le colline e vi dimora il castellano con 15 famiglie. Ciò ci fornisce indirettamente un'indicazione della grandezza della rocca. dato il presidio all'interno della rocca se ne può ipotizzare una fortificazione di media grandezza. Altre notizie relative alla rocca sono solo del Quattrocento, e ci vengono fornite da Giovanni di Mastro Pedrino, storico della città. Al tempo della descrizione di Pedrino, il 1423, la rocca era ancora quella nelle forme trecentesche e non aveva subito importanti modificazioni. La rocca era alquando scoçada (rovinata) ed inoltre, essendo priva di armamenti, non era difendibile e venne, per diverse ragioni, presa d'assalto dalla popolazione e demolita in diversi punti. Nei casi di sommossa, o durante un cambio di potere i castellani, in nome del loro signore o di chi li aveva investiti del potere, tentavano di resister all'assedio cercando di tenere il controllo della città. Ciò fa supporre che la rocca trecentesca fosse ben diversa da quella quattrocentesca, munita di forti mura e munita di armamenti. Resti della rocca trecentesca possono essere individuati ancora oggi nel giardino che circonda la rocca attuale. In seguito alle modifiche volute da Caterina Sforza, la parte trecentesca è stata demolita ma rimangono avanzi di una torre che risalgono al periodo precedente a quello della signora di Forlì. Fino ai primi decenni del Quattrocento la rocca fu sostanzialmente, a parte poche modifiche, quella del XIV secolo. Furono i nuovi e più potenti signori di Forlì, e in particolare Pino III Ordelaffi, a decidere il suo ingrandimento nelle forme che è possibile vedere attualmente. Caterina Sforza non fece altro che apporre minori modifiche mentre aggiunse alla rocca la cittadella fortificata, per poter ospitare un ampio esercito. I lavori per l'ampliamento vennero affidati a Mastro Giorgio Fiorentino, ricordato anche come Mastro Giorgio Marchesi di Settignano, un architetto che, con i figli, spesso lavorò per gli Sforza e furono attivi nella progettazione di fortezze. I lavori presero avvio il 10 giugno 1471 mentre il cantiere, dopo la cacciata degli Ordelaffi, passò sotto il controllo di Girolamo Riario il 14 giugno 1481. Furono aggiunti anche, sui due lati esterni della Cittadella, il rivellino di Cotogni ed il rivellino di Cesena. La struttura si presentava perciò costituita da diversi corpi separati, circondati da un complicato sistema di fossati, ponti e mura. La fabbrica della rocca rimase attiva fino al 1483, anno in cui Riario pose la sua prima guarnigione di guardia all'interno della fortezza. Nel 1496 Caterina Sforza, vedova di Riario e reggente per conto del figlio Ottaviano, fece costruire un terzo rivellino e una cittadella sulle rovine del forte trecentesco per la cui edificazione fu distrutta buona parte del Palazzo Comunale per ottenerne materiale da costruzione e strutture architettoniche già pronte. Venne anche eretta una palazzina sulle rovine dell’antico forte trecentesco, chiamata “Il paradiso”. Il complesso, ritenuto a quei tempi imprendibile, fu giudicato invece da Niccolò Machiavelli, che l’aveva osservato nell’estate del 1499 quando vi fu ricevuto come ambasciatore, troppo articolato e quindi estremamente vulnerabile. Cinta d’assedio nel dicembre 1499, la Rocca di Ravaldino cadde il 12 gennaio 1500 per mano di Cesare Borgia (nel lato sud della rocca è ancora visibile un grande stemma dei Borgia - rappresenta un toro di colore rosso in campo giallo e verde. L’animale era posto come simbolo delle origini pastorali della famiglia e voleva essere l'immagine della temibile arditezza del clan guerriero) e Caterina Sforza fu condotta a Roma, prigioniera del Papa. Con l'aumento della potenza delle artiglierie e con il cambiamento delle tecniche d'assedio, la rocca perse la propria funzione di baluardo difensivo, venendo gradualmente destinato a carcere. Fra i prigionieri celebri si cita Astolfo Guiderocchi, che fu anche uno dei primi, agli inizi del XVI secolo. Le carceri come tali vennero edificate all'interno della rocca sul finire dell'Ottocento e vengono ancora ospitate nell'edificio. Attualmente la rocca si presenta come un'imponente architettura a pianta quadrangolare, con bassi torrioni di forma cilindrica e un tozzo mastio a base quadrata. La cittadella è costituita da soli due torrioni posti nel lato nord-est della città, in posizione abbastanza distante dalla rocca. Durante il Quattrocento la cittadella era cinta da un profondo ed ampio fossato, di cui rimane visibile traccia, che fu asciugato e parzialmente riempito quando la fortezza perse gradualmente la sua funzione e passò ad essere adibita a carcere. Dalle fonti locali si apprende che il fossato, di solito nelle altre città tenuto asciutto per motivi igienici, a Forlì invece risultava sempre colmo di acqua, probabilmente a causa delle infiltrazioni del sottosuolo. Il mastio è di sezione quadrata, suddiviso in tre piani più un sotterraneo che veniva adibito a magazzino e, mediante una piccola porta, permetteva l'accesso ad un altro ad un altro magazzino sotterraneo sottostante il Palatium. Nella sala superiore del mastio si trova la bocca di un pozzo a rasoio, che scende fino al livello del cortile interno. Il mastio aveva un unico accesso tramite una singolare scala a chiocciola in pietra, senza perno centrale e i cui 67 scalini si sostengono per sovrapposizione, che si svolgeva attraverso tutti i piani collegandoli. La circolazione dell'aria era permessa da un passaluce, situato nell'androne adiacente il mastio. I sotterranei sono oggi in buona parte colmi d'acqua. Tale doveva essere un problema frequente anche nel Quattrocento se Cobelli riferisce che il sotterraneo era invaso da infiltrazioni. La Rocca, attualmente in fase di recupero e valorizzazione, è adibita a sede di mostre temporanee, mentre il cortile ospita concerti ed eventi estivi. Recentemente è stata ricostruita la copertura di due torrioni e del maschio. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=R2uqQCg25Ug (video di Pubblisole).


Foto:  la prima è presa da http://www.geosearch.it/s_5661/forli/cosa-vedere/rocca-di-ravaldino.php,  la seconda è una cartolina della mia collezione

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