sabato 29 luglio 2017

Il castello di sabato 29 luglio



CASTRIGNANO DEI GRECI (LE) – Castello De Gualtieris
Le origini di Castrignano de' Greci sono molto discusse e legate anche a leggende popolari. Secondo la tradizione, ripresa dallo storico Cosimo De Giorgi, la fondazione del paese è attribuita ai posteri dei Candioti di Minosse o dagli Ateniesi e Cretesi seguaci di Giapige. Secondo Domenico De Rossi la fondazione avvenne con la colonizzazione greca del Salento, durante il periodo della Magna Grecia. L'ipotesi più avvalorata è quella che i Romani, conquistata la penisola salentina nel III secolo a.C., favoriti dalla presenza di acque, vi abbiano istituito un loro presidio militare ("Praesidium Castrinianum" oppure "Castrinius"). Tra il IX ed il X secolo, sotto il dominio dei bizantini che diffusero le loro leggi, le loro usanze e la loro lingua, Castrignano divenne un casale fortificato e fu costruito un castello. La lunga permanenza bizantina è ancora visibile in alcune usanze e soprattutto nella lingua locale, il giko. Castrignano conservò il rito religioso greco fino al 1614. Con i Normanni, il casale, divenuto parte della Contea di Lecce, venne donato da Tancredi d’Altavilla a Pietro Indrimi nel 1190. Nel corso dei secoli il feudo passò sotto il controllo di varie famiglie feudatarie come i Prato, gli Acaya, i Brayda, i Guarini, i Marescallo e infine fu di proprietà dei baroni Gualtieri che ne mantennero il possesso fino all'eversione della feudalità nel 1806. Situato nel centro storico del paese, il castello, di origine medievale, fu riedificato nel XVI secolo per volere della famiglia Gualtieri, come ricorda l'epigrafe sopra il portale: “NICOLAUS EX ANTIQUISS. FAMILIA DE GUALTERIIS F.F. A pianta rettangolare con base scarpata, si articola su due livelli divisi esternamente da un toro marcapiano. Le facciate, in pietra leccese, sono poco decorate e sormontate da stemmi gentilizi e da qualche putto. Nel Settecento è stato oggetto di numerosi rimaneggiamenti volti a ingentilirne il prospetto e il cortile interno. Il castello viene ricordato nelle fonti come eccellente strumento di difesa, con un fossato, in cui convogliavano le acque piovane (ancora visibile nell'Ottocento), e le cannoniere strombate disposte al piano terra per spazzare il lato a ovest e a sud. Verso est, un'epigrafe fu fatta apporre dal feudatario Giovanni Donato Prato per ammonire i nemici provenienti dal mare: 1618 FORTIS [...] INDOMITU (S). Sulla facciata troneggia un'altra iscrizione: PROCUL THAUMANTIA PROLES DULCIOR CUM PULVERE PALMA NE QUID INVITA MINERVA. (State lontano, figlie di Taumante; la palma della vittoria è più dolce con la polvere, affinché tu non faccia niente contro la volontà di Minerva). Interessanti sono i doccioni zoomorfi e quello bicefalo rivolto verso sud. All'interno si distingue il portale adornato da motivi floreali, angeli e mascheroni che dal piano terra, dove trovavano posto le scuderie, il forno e i magazzini, oltre che agli ambienti per servi e sentinelle, conduce al primo piano, dove c’erano la residenza del feudatario e la zona destinata alle cerimonialità. Si presume, inoltre, che ci fosse una galleria sotterranea che collegava la fortezza alla cripta bizantina di San Onofrio, di cui però non sono rimaste tracce. È ancora visibile, invece, la botola nella quale si facevano cadere nemici e malcapitati, che indubbiamente perdevano la vita in situazioni macabre. Per chi volesse approfondire e avere più notizie sul castello, è vivamente consigliata la consultazione di questo link: http://www.castrignanodeigreci.it/index.php?option=com_content&view=article&id=77&Itemid=645

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