giovedì 11 agosto 2016

Il castello di venerdì 12 agosto






VERCURAGO (LC) – Castello di Somasca

Noto anche come Rocca dell'Innominato, è un complesso fortificato risalente al XIV secolo situato tra i comuni di Lecco e Vercurago. Nonostante lo stato di rudere in cui versa attualmente, le vestigia si trovano nel punto più elevato della frazione di Somasca su un'altura naturale posta a circa 420 metri di altitudine dominando l'intera area settentrionale della Valle San Martino. Le prime notizie storiche riguardanti questo castello risalgono circa al Medioevo, quando venne costruito per un sistema di fortificazioni dell'epoca carolingia, di cui si ha ampia testimonianza nel torrione centrale (ove attualmente si trova una cappella dedicata a san Girolamo, edificata nel 1902 recuperando parti dell'originario maniero). Con probabilità la fortezza era gia presente all'epoca dell'imperatore Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero nel XIII secolo. La fortezza è oggi più conosciuta col nome di "Castello dell'Innominato", in quanto la tradizione vuole che l'edificio fosse stato una delle residenze di Francesco Bernardino Visconti, signore di Brignano che apparteneva a una delle più importanti famiglie nobili milanesi, ma che si era macchiato di reati gravissimi, al quale Alessandro Manzoni si ispirò ne “I promessi sposi” per la creazione del nobile e ignoto personaggio. È costruito sopra un'altura naturale alta circa 420 m, posizione strategica per difendersi perché da lì si può vedere la valle sottostante La dimora dove nacque e visse maggiormente il Visconti, però, è il castello di Brignano d’Adda. Il complesso, oggi per lo più ridotto a un rudere, era stato con tutta probabilità eretto nell'ambito delle fortificazioni realizzate durante gli anni degli scontri tra il ducato di Milano e la repubblica di Venezia, ma, già al tempo di san Girolamo Emiliani (1486-1537), esso aveva perso gran parte della propria importanza strategica, infatti lo utilizzò per ospitare gliu orfanelli in cui aprì una scuola di grammatica e una specie di seminario dove si alternavano lo studio, il lavoro agricolo e attività di rilegatura e tornio. Inoltre vi stabilì delle strutture create dalla congregazione dell'ordine dei Chierici Regolari di Somasca. La rocca venne in gran parte smantellata nel settembre 1509 ad opera delle truppe francesi impegnate nella guerra contro la repubblica di Venezia (nei cui confini si trovavano, dal 1454, Somasca e Vercurago). Ma anche la popolazione locale se ne servì successivamente come fonte di materiale da costruzione, fatto che ha pesantemente alterato il complesso nei secoli togliendone gran parte della struttura originaria. Si conservano ancora intatti il muro perimetrale, parte dei bastioni difensivi e alcune torri, mentre gli spazi coperti e le cappelle presenti sulla sommità sono state in gran parte ricostruite in tempi successivi. Una grande croce sostituisce quella piantata nel '500 per onorare il Santo. Le mura originarie sono state parzialmente danneggiate da cannonate sparate dagli austro-russi contro i francesi, qui asserragliati nell'ambito della riconquista di Lecco nel 1799. Originale è pure la lunga scalinata per giungere al castello, direttamente scavata nella roccia e accessibile passando dalla cappella dedicata a San Girolamo. Realizzata nel 1902 all'interno della torre, vede il santo rappresentato mentre estrae dei pani dal proprio grembiule, moltiplicandoli miracolosamente per sfamare i propri orfanelli e i confratelli. Nel territorio della fortezza si trova anche la cappella di Sant'Ambrogio. Il castello viene citato nel capitolo XX del romanzo manzoniano quando don Rodrigo decide di andare dall'Innominato per parlare del rapimento di Lucia. Eccone una parte: « Il castello dell’innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d’un poggio che sporge in fuori da un’aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe dir bene, se congiunto ad essa o separatone, da un mucchio di massi e di dirupi, e da un andirivieni di tane e di precipizi, che si prolungano anche dalle due parti. Quella che guarda la valle è la sola praticabile; un pendio piuttosto erto, ma uguale e continuato; a prati in alto; nelle falde a campi, sparsi qua e là di casucce. Il fondo è un letto di ciottoloni, dove scorre un rigagnolo o torrentaccio, secondo la stagione: allora serviva di confine ai due stati. I gioghi opposti, che formano, per dir così, l’altra parete della valle, hanno anch’essi un po’ di falda coltivata; il resto è schegge e macigni, erte ripide, senza strada e nude, meno qualche cespuglio ne’ fessi e sui ciglioni (...) ». Altri link suggeriti: http://www.eccolecco.it/arte-cultura/castelli-lombardia/castello-dell-innominato-vercurago, http://castelloinnominato.altervista.org/index.php (ricco di foto da vedere). Visita virtuale del castello per mezzo di un drone, grazie a questo bel video di Walter Manfredotti: https://www.youtube.com/watch?v=vo6hIrV0KtU



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