giovedì 25 maggio 2017

Il castello di giovedì 25 maggio






MONTESCAGLIOSO (MT) - Castello di Santa Maria del Vetrano

Il casale S. Maria del Vetrano si trova nel comune di Montescaglioso, ma a soli 6,5 Km dalla periferia di Bernalda, per i bernaldesi la contrada è chiamata “U Tran”, nome che deriva chiaramente dal nome del casale. La contrada è caratterizzata dal gran numero di fondi coltivato ad olivo e ortaggi da parte di tantissimi agricoltori bernaldesi e in parte montesi. E’ raggiungibile percorrendo la strada provinciale per Matera e quindi proseguire per Ginosa e dopo soli 1,5 Km il casale è perfettamente visibile, in quanto è sito a pochi metri dalla strada provinciale. Il casale è imponente, con una torre merlata su cui si erge il campanile della chiesa di S.Maria del Vetrano. Il complesso è in uno stato di grande abbandono, negli anni 80 fu ristrutturato, trasformato in convitto e dato in concessione ad una comunità di recupero di tossicodipendenti, poi fu abbandonato e quindi è iniziato il triste degrado. Nel 1998 il prezioso portale della chiesa, già puntellato, crollò a causa del furto dei ponteggi. Il portale è stato recuperato dal Cea Montescaglioso ed è stato posizionato a secco in una stanza dell’Abbazia di Montescaglioso. Il feudo del Vetrano o di Passavante, è stato il possesso più importante dell’abbazia di S. Angelo. La masseria fortificata formata da due piani, al centro di una proprietà di circa 2000 ettari, è organizzata intorno ad un grande cortile. Un primo lato è chiuso da un muro di recinzione. Il secondo è delimitato dalla chiesa, in parte crollata nel 1998. Gli altri due lati del complesso sono delimitati dagli edifici della masseria tra cui una torre quadrangolare eretta a difesa dell’ingresso. Su una muratura del cortile fino al 1983, anno del trafugamento, era conservato un concio lapideo scolpito con figure di angeli, databile al secolo XIII ed attribuito al lapicida Sarolo da Muro Lucano. L’elemento scultoreo, riutilizzato in un contesto di fine secolo XVI, probabilmente proveniva da un portale monumentale appartenete all’abbazia di Montescaglioso. Il casale fortificato occupa il sito di un insediamento rurale greco, fu eretto dai Macabeo, feudatari normanni di Montescaglioso, sul finire del secolo XI e concesso in vassallaggio ad un “ miles “ della corte comitale attestato nelle fonti col nome di Passavante. Alla morte di costui, Emma Macabeo, moglie di Rodolfo, concesse il casale all’abbazia di Montescaglioso. Un ampliamento della chiesa è attestato per gli ultimi decenni del secolo XII mentre un radicale restauro è documentato per la seconda metà del secolo XVI. In questa fase i monaci ampliarono la chiesa allungandola ed aggiungendovi una cappella laterale sontuosamente affrescata con immagini della Madonna e di Santi. L’ingresso della chiesa, anticamente collocato all’interno del cortile, venne spostato sulla facciata esterna ed ornato con un sontuoso portale realizzato con carparo probabilmente prelevato da Metaponto, e scolpito con le insegne dell’abbazia: la bilancia e la spada di S. Michele, il pastorale e la mitra dell’abate. Essa, un tempo, si chiamava castello di Passavanti, per poi chiamarsi Santa Maria del Vetrano per la presenza di un vecchio castello. I terreni della Abbazia sono stati oggetto di scontri violenti tra gli agricoltori bernaldesi e montesi per secoli, prima che la grande cause tra i due comuni si concludesse dopo 500 anni solo nel 1978, quando una parte della contrada Campagnolo ed altre terre passò a Bernalda e la contrada Vetrano a Montescaglioso. Secondo una leggenda, la castellana dell’insediamento non riusciva ad avere figli. Tutto il giorno si disperava e pregava Gesù Cristo perché le desse il frutto tanto desiderato. Ma il Signore rimaneva insensibile alle preghiere della poveretta. Allora quella, vedendo che Cristo non l'ascoltava, si votò per disperazione al diavolo scongiurandolo che le desse un figlio e aggiungendo che non importava se poi lo avesse perduto all'età di diciotto anni. Quale compenso, metteva a disposizione la sua anima. Il diavolo accettò e promise che al nono mese avrebbe partorito un bel bambino. E così avvenne. Non si può credere quanto la madre lo adorasse, ma al pensiero che a diciotto anni egli doveva morire non si dava pace. Il ragazzo cresceva sano e sereno, ignaro del crudele destino che lo attendeva. Quando compì il sedicesimo anno la poveretta era ormai stravolta dalla pena e tutto il giorno non faceva che piangere e piangere. Qualche volta il figlio cercava di farsi dire perché fosse così afflitta, ma la donna non aveva il coraggio di confessarglielo. Tuttavia, all'avvicinarsi della data stabilita, e mancavano soltanto sette giorni, gli rivelò per filo e per segno ogni cosa. Il giovinetto impallidì, si sentì perduto, ma ciononostante ebbe forza di consolare la madre. Alla fine decise di trascorrere fuori di casa quei sette giorni e, ricevuta la benedizione materna, se ne partì. Cammina e cammina, giunse al convento dei benedettini di Montescaglioso e qui trovò ricetto per la notte. Il mattino seguente confidò la sua sventura al padre guardiano pregandolo di suggerirgli un mezzo per sottrarsi al disegno del demonio. Il padre guardiano gli disse: “Figlio mio, raccomandati a San Benedetto. Noi non possiamo fare altro che celebrare una messa l'ultimo giorno. E quando arriva l'ora che il diavolo dovrà scendere per prenderti, faremo in modo di trovarci all'elevazione, perché allora le porte dell'inferno si chiudono e il diavolo non può sortire”. Così fecero. Arrivò il giorno, e quando i monaci stavano con l'ostia alzata, il cielo della chiesa si spalancò, due grosse catene calarono dal soffitto proprio sul corpo del giovinetto il quale gridava e si contorceva e faceva ogni sforzo per divincolarsi; ma le catene cigolavano e lo tiravano su come un pesce all'amo con la canna. Ed ecco il miracolo. Proprio nell'istante in cui il giovane stava per sprofondare nell'inferno, San Benedetto partì dalla sua nuvola, lo afferrò, staccò le catene e lo liberò dalla morte. Il giovinetto s'inginocchiò dinanzi al Santo, gli baciò il lembo della tonaca e gli promise di farsi monaco. La lieta notizia giunse la sera stessa all'orecchio della madre, naturalmente contentissima. Egli intanto mantenne la promessa, si fece monaco e a trentatré anni, giusto come gli anni di Cristo, diventò padre priore del monastero. (Fonte: Consiglio Regionale di Basilicata). Altri link suggeriti: http://www.montescaglioso.net/node/1536, http://www.sa-storymaking.com/il-feudo-di-passavante/

Fonti: http://www.ceabernaldametaponto.it/index.php/archeologia/bernalda/79-santa-maria-del-vetrano

Foto: la prima è presa da https://www.avvenire.it/economia/pagine/valore-paese-cammini-percorsi, la seconda, invece, da http://www.itinerarifluviali.it/wp-content/uploads/2016/01/santa-maria-del-vetrano-3.jpg

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