venerdì 19 maggio 2017

Il castello di venerdì 19 maggio




LANUVIO (RM) – Palazzo Colonna e mura

Nel IX secolo, in seguito alle invasioni dei Saraceni, venne fondata la città altomedievale di Civita Novina (variante di Civita Nova) ed in questa circostanza le mura di cinta romane vennero restaurate con murature costituite da blocchi di tufo di spoglio, ancora oggi visibili in più punti lungo il castello. All'interno di Civita Novina sorgevano due chiese altomedievali entrambe del VI secolo, quella di S. Maria (corrispondente all'odierna collegiata di S. Maria Maggiore) e quella di S. Andrea “ dei Goti ” (di cui si scorge l'abside in opera listata in Piazza del tempio d'Ercole). Nella prima metà del secolo XIV il castello e il tenimento appaivano ancora di proprietà per tre delle quattro parti al monastero di San Lorenzo fuori le mura essendo la quarta parte dei Frangipane che avevano tentato di impossessarsi anche delle restanti parti negli anni precedenti. Nel corso del Trecento il parziale passaggio di proprietà del castello nelle mani dei Frangipane coincise anche con il cambiamento del nome in Civita Lavinia, che rimase al paese fino al 1914 (allorquando venne ripristinato l'antico nome romano di Lanuvio). Tra i monumenti medievali più importanti segnaliamo il Torrione cilindrico posto all'ingresso del castello ed eretto nel 1480 dal cardinale Guglielmo d’Estouteville (http://castelliere.blogspot.it/2014/05/il-castello-di-giovedi-22-maggio.html), del quale rimane lo stemma marmoreo (incompiuto), e le torri rotonde cinquecentesche, fatte costruire probabilmente da papa Alessando VI Borgia tra il 1501 ed il 1503, anni in cui questo papa risulta essere proprietario del castello. Alcuni documenti del 1507 hanno riportato inaspettatamente a Lanuvio la presenza di architetti e carpentieri fiorentini, tra cui Antonio da Sangallo il Giovane. Da segnalare anche la residenza fortificata dei Frangipane (di cui rimane una parete in tufelli del XIV secolo al termine di Via Capocroce) ed una casa medievale con torre inglobata nel successivo Palazzo Colonna. Anche se il sito non fu abbandonato nei secoli successivi all'editto di Teodosio, notizie certe di esso si hanno soltanto a partire dall'XI secolo d.C., quando, stando all'erudito locale Mons. Galieti, rinacque grazie all'opera dei monaci Benedettini col nome di Civita Lavinia. Gaetano Moroni nel suo "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica" Vol. XXIX, p. 38, riferisce altri nomi attribuiti a Lanuvio in età medievale: "Civitas Lanivina", "Civitas Lavina", "Civitas Labina", e per corruzione "Civita Nevina" e "Civita Innivina", in quanto Lanuvio venne confusa con l'antica Lavinium. La località, e poi il comune, hanno conservato il nome di "Civita Lavinia" fino al 1914, quando il nome venne cambiato in quello attuale di "Lanuvio". Il Ratti nella "Storia di Genzano", pag. 47-48, riferisce che Lanuvio venne data nel 1216 dal Papa Onorio III Savelli ai monaci della Basilica di San Loreno fuori le mura. Il Nibby nella "Analisi storico-topografico-antiquaria della carta dei dintorni di Roma" (1837) ritiene che quell'evento rappresentò il ripopolamento di Lanuvio, supportando questa ipotesi sul fatto che i Savelli furono signori del paese per lo meno fino al 1410, quando l'Antipapa Giovanni XXIII lo diede ai Colonna. Rimase sotto il dominio dei Colonna fino al 1564, anno in cui fu venduta, insieme ad Ardea, e Genzano, a Giuliano Cesarini, marchese di Civitanova Marche, al prezzo di 105.000 scudi. I secoli dall'XI fino alla seconda metà dei XVI erano concitati per Lanuvio: saccheggi, assedi, donazioni. Per esempio, nel 1482 Civita Lavinia fu assediata e poi conquistata dal Duca di Calabria in lotta con Sisto IV; riconquistata nel 1485 dopo dalla truppe del nuovo papa Innocenzo VIII, venne data agli Orsini; i Colonna la riconquistarono al prezzo di una sanguinosa guerra, ma con un altrettanto sanguinoso evento il 19 febbraio 1486 venne riconquistata dalle truppe papali e successivamente di nuovo dai Colonna. Con l'avvento dei Cesarini prima e dei Cesarini-Sforza poi si ebbe un periodo di relativa tranquillità. Papa Sisto V eresse Civita Lavinia in Marchesato, titolo acquisito dai Cesarini. I Cesarini abbellirono Civita Lavinia col concorso di architetti come Carlo Fontana (autore della imponente fontana), allievo del Bernini, e Tommaso Mattei (autore della torre campanaria della Chiesa di santa Maria Maggiore), allievo del rivale Borromini, o pittori quali Giulio Romano, allievo di Raffaele Sanzio. Il Palazzo Colonna di Lanuvio è uno dei più antichi edifici della cittadina castellana, la cui costruzione viene fatta risalire all'ultimo periodo del Quattrocento, per volontà della nobile famiglia Colonna, che a quel tempo controllava molti feudi dei Castelli Romani. E’ situato di fronte alla chiesa Collegiata, si presenta incompleto e di aspetto modesto, perché i Colonna non lo portarono mai a termine. Fu qui che nacque Marcantonio Colonna, il condottiero che vinse la battaglia di Lepanto del 1570, a 35 anni. Durante quegli anni, tuttavia, il Palazzo fu sequestrato ai Colonna e affidato ai Carafa, nell'ambito delle lotte di potere della nobiltà e del papato romano, e già nel 1564 entrò tra le proprietà dei Cesarini, signori della vicina Genzano di Roma, i quali acquistarono anche Ardea. L'edificio, un palazzetto in pietra viva con finestroni a rilievo, è realizzato in gusto veneto-lombardo, ed è lontano dall'assetto originario, essendo adibito a residenza privata. L’edificio non è dunque aperto al pubblico.


Foto: la prima, relativa a Palazzo Colonna, è presa da https://www.paesionline.it/italia/monumenti-ed-edifici-storici-lanuvio/palazzo-colonna, la seconda, relativa alle mura turrite, è presa da https://www.romeartlover.it/Lanuvio.html


1 commento:

Corrado Lampe ha detto...

Buon giorno!
In merito a quanto da Lei pubblicato relativamente alla storia medioevale di Lanuvio, la invito cortesemente a prendere visione dei seguenti due articoli:

https://www.academia.edu/13598791/Civita_Novina_quasi_un_rebus
https://www.academia.edu/7220263/Lanuvio_e_la_sua_chiesa_di_SantAndrea

Cordiali saluti
Corrado Lampe