sabato 7 luglio 2012

Il castello di domenica 8 luglio




MIGNANO MONTELUNGO (CE) – Castello Fieramosca

Durante la dominazione longobarda nell'Italia meridionale, Mignano appartenne al ducato di Benevento e poi alla contea di Capua, divenendo indipendente tra il X e XI secolo. Successivamente subì le scorrerie e i saccheggi dei Saraceni, cui mise fine nel 915 papa Giovanni X con la vittoria ai loro danni nella famosa battaglia sul Garigliano. Con i Normanni l'area fu teatro di un'aspra guerra combattuta tra papa Innocenzo II e Ruggiero d'Altavilla, detto il Normanno: il Papa fatto prigioniero, e portato nel castello di Galluccio, firmò la pace a Mignano nel 1139. Le prime notizie del castello di Mignano risalgono alla seconda metà del 1100, quando ne era Signore un certo Malgerio Sorello, prima soldato e poi frate. Costui morì nel monastero di Santa Maria di Ferrara e lasciò ai frati "le possessioni col diritto di macinare, gli oliveti, la casa e parte della molitura delle olive dei montani del Castello di Mignano, con libera facoltà di frangere in essi le loro olive". Questa notizia è confermata sia da un affresco che si trovava nella Chiesa del Monastero, sia dal testo del parroco F. Tabellario ove asserisce che “Enrico IV dopo essere stato coronato imperatore nel 1191, incominciò la conquista dell’Italia meridionale e combattè a Mignano proprio contro Malgerio Sorello”. Da fonti storiche si sa che il castello fu tolto agli eredi di Sorello con la discesa in Italia di Federico II e dato in custodia ai fedeli del re. Nel 1229 passarono a Mignano le truppe pontificie che circondarono il castello e riavutolo lo riconsegnarono ai legittimi proprietari. Federico II richiamato dalla Terra Santa mosse contro le truppe pontificie e riconquistò tra le altre, le terre di Mignano e quindi il maniero. Alla sua morte, Mignano fu occupato dall’esercito Svevo contro cui si erano opposti invano i conti Di Aquino, aiutati dalle truppe pontificie. Una volta estinta la dinastia Sveva, ne presero il loro posto gli Angioini che spadroneggiarono nell’Italia meridionale. Il 16 febbraio del 1266, Carlo D'Angiò fu una prima volta a Mignano, da dove attaccò Manfredi, figlio naturale di Federico II, nella battaglia di Benevento, che lo vide vincitore; successivamente vi ritornò il 27 febbraio del 1271 quando ne era feudatario il milite Simone. In seguito Mignano divenne Demanio Regio e sotto il regno di Roberto Buono, figlio di Carlo II D’Angiò, fu baronia di Odolina di Chiaromonte, contessa di Montallo. In epoca aragonese (1442 -1459) appartenne a vari esponenti della famiglia Della Ratta. Nel 1460, il re Alfonso I d'Aragona donò il borgo di Mignano ad Onorato Gaetani, conte di Alife, che lo vendette alla famiglia Capano. Nel 1495 il castello divenne proprietà della famiglia Ferramosca (Fieramosca) di Capua, fedelissima degli Aragonesi. I Fieramosca furono signori di Mignano fino al 1581, apportando notevoli modifiche al primitivo castello ed ospitando il 14 febbraio del 1495 il re Ferdinando II. Molta cura dedicò al fortilizio Guido Fieramosca che fece aggiungere una torre a pianta quadrata (che precede gli appartamenti, il cortile e la sua recinzione con stalle e sale d’armi) alle tre circolari già esistenti e restaurare quella cilindrica sull’attuale Corso Umberto, che portava lo stemma di Fieramosca. Egli, inoltre, arricchì gli ambienti di arredi e di una celebre armeria. Alla sua morte, nel 1531 il feudo sarebbe dovuto passare alla sorella Porzia Leognano Fieramosca ma la sera stessa in cui morì il marito, Isabella, cacciò Porzia da Mignano. Il feudo fu incamerato dalla Regia Corte ma Isabella ottenne la cessione vita natural durante. In questo periodo il castello cominciò a perdere il suo antico splendore infatti Isabella regalò ai fratelli e ai nipoti tutti gli oggetti e gli ornamenti più preziosi, spogliando il castello di arazzi pregiatissimi, suppellettili, vasellame di argento, armature e perfino di quattro cannoni posti sulle torri. Alla morte della donna il maniero, assai impoverito, passò ai suoi parenti ma la sorella di Guido e i figli di lei riuscirono a farsi riconoscere i possedimenti dopo vari ricorsi. Nel 1581 Ettore Leognano Fieramosca lo vendette a Giulio Cesare de Capua. Durante tutto il periodo della dominazione spagnola (1503-1700) Mignano ebbe una decadenza notevole, tanto che i suoi abitanti nel 1670 si ridussero a 200. Nel 1713, con "La pace di Utrecht", vi fu la dominazione austriaca: a Mignano il conte Traun, a capo delle forze austro-napoletane, costituì un campo fortificato, ma spaventato dall'assalto degli Spagnoli fuggì a Capua lasciando cannoni (ancora visibili), armi e vettovaglie nel castello. Il feudo fu tenuto dai de Capua fino al 1767. Vincenzo Tuttavilla, ultimo feudatario di Mignano, fu spodestato ancora vivente, nel 1806, con l’abolizione del Feudalesimo. Nel 1845 il castello passò alla famiglia Nunziante, fedelissimi dei Borbone, che visse sotto il regno di Francesco II. Alessandro Nunziante ben presto si mise contro il re e parteggiò per la dinastia Sabauda rassegnando le dimissioni dal suo incarico militare e rinviando al re tutti gli onori ricevuti; anche sua moglie restituì il posto di dama di corte. Il castello fu ereditato nel 1867 da Mariano Nunziante primogenito di Alessandro e poi nel 1913 fu ereditato dalla primogenita di costui Teresa Carolina. L’ultimo proprietario fu il figlio di quest’ultima, Carlo Alessandro di Pietro. Durante il fascismo il castello fu venduto a privati ma nel 1939 Maria Elena Nunziante sposò Beniamino Guinness che lo riscattò e lo pose sotto l’amministrazione del sig. Turchi. Durante l’ultima guerra l’edificio precedentemente restaurato da Lord Guinness subì danni. Alla morte di Lord Guinnes il castello fu venduto alla diocesi di Teano, tramite Monsignore F. Simeoni e da allora appartiene alla Chiesa. Recentemente è stato acquisito dall’Amministrazione Comunale. Il Castello, addossato alle pendici collinari, con le sue alte mura, interrotte dall'unica torre cilindrica superstite, domina l’attuale corso Umberto I, asse viario principale lungo il quale si sviluppa il centro abitato. Realizzato in muratura di tufo, sia esternamente che internamente, presenta una notevole stratificazione architettonica, evidente soprattutto nelle bifore e nella forma del cortile, che testimonia le numerose modifiche apportate alla struttura originaria nel corso dei secoli.

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