giovedì 12 luglio 2012

Il castello di mercoledì 11 luglio



ARCO (TN) – Castello Conti di Arco

Il castello di Arco sorge su un imponente scoglio roccioso (284 m), immediatamente visibile dalla strada. Si compone di un nucleo superiore, fondato nel XII secolo, che occupa la sommità del dosso, con una torre circondata da mura, denominata anche Torre Renghera per la presenza di una campana, la cosiddetta renga, che serviva per chiamare a raccolta i cittadini. La scalinata scavata nella roccia risale al XIX secolo; l'unico accesso alla torre era infatti collocato ad una certa altezza ed era raggiungibile tramite una scala di legno che, in caso di assedio, veniva rimossa. La torre presenta lo spigolo verso Arco nella direzione a 'frangivento'. Nello spazio circostante vi è una cisterna, ricostruita durante gli ultimi lavori di restauro. Dalla torre scende il rivellino, a dividere in due la parte più alta della rupe; questo muro doveva costituire un ulteriore sistema di difesa in caso di penetrazione dei nemico dal lato Ovest. Più in basso il castello comprende un'altra possente torre merlata, risalente anch'essa al XII secolo, dotata di tre grandi finestre cinquecentesche aperte sul lato meridionale, e intorno vari apprestamenti difensivi. Alta circa 20 metri e con i lati di 12 metri circa, essa domina la piana verso la sponda settentrionale del lago di Garda e tiene sotto controllo la valle del Sarca a nord, la stretta fenditura tra le montagne che nelle epoche passate fu spesso percorsa da orde armate dirette verso la Pianura Padana. Dall’interno si notano anche le chiusure delle antiche finestre effettuate per far posto ai tre grandi finestroni. La torre era coperta da un tetto. I coppi che si scorgono, lungo il bordo più alto, furono posti alla fine dell'Ottocento per proteggere le muraglie. A fianco della torre esisteva un altro edificio di notevole altezza. E’ rimasta la parete ad Est, nello spiazzo intermedio emerge un pilastro in sassi, a sezione circolare. Delle quattro porte di accesso al borgo oggi è visibile solo quella di Transfora (o Stranforio); un tempo c’era anche il ponte levatoio, a conferma dell’esistenza di un fossato che correva attorno alla cinta muraria. Le prime notizie dell'esistenza del castello risalgono al XII secolo, anche se ci sono testimonianze di tribù cenomane che vi trovarono rifugio a partire dal 300 a.C. L'edificazione si attesta attorno all'anno Mille ad opera dei "nobili liberi" della comunità con scopo difensivo. Nel 1196 Federico d'Arco, figlio di Alberto, dichiarò il castello bene allodiale degli abitanti del borgo. A lui competeva soltanto il diritto di immunità e di banno, diritti già esercitati dai suoi antenati. Egli quindi poteva chiamare alle armi delle persone per difendere il castello, aveva il comando militare all’interno della fortezza, curava la salvaguardia degli alloggiati, amministrava la giustizia; ma non era il proprietario del castello, o perlomeno non di tutti gli edifici presenti. È possibile che i nobili d’Arco vivessero nella torre sommitale, chiamata il castello vecchio, che Riprando d’Arco cedette ad Ezzelino da Romano, sanguinario signorotto veneto, il quale investì di questa proprietà Sodigerio di Tito, podestà di Trento e suo amico (1253). La vicenda ebbe però sviluppi imprevisti: Ezzelino morì, Riprando riacquistò la sua parte di castello, ma venne incarcerato dai cugini insieme alla figlia Cubitosa. Riprando morì, ma Cubitosa riuscì a fuggire dalla fortezza; nel suo testamento la contessa nominò l’arcivescovado di Trento erede della sua parte di castello. Seguirono lotte acerrime che si conclusero con la pace di Castel Tirolo (1272). Il maniero tornò ai d’Arco che ivi esercitarono la giurisdizione in nome del conte Mainardo II del Tirolo. Nel 1349 venne ceduto dal Vescovo di Trento agli Scaligeri, ma una sollevazione popolare scacciò dalla rocca la guarnigione veronese affidandola a Nicolò d'Arco. Costui, abilmente, seppe placare le ire di Cangrande della Scala, succeduto nel frattempo al padre Mastino, ed ebbe la nomina a Capitano non solo di Arco ma anche delle Giudicarie e di Cavedine. Altri assalti si portarono al Castello da parte dei signori di Seiano, dei Lodron e dalle truppe della Serenissima Repubblica di Venezia: per quanto il borgo venisse posto sotto attacco e conquistato, il castello riusciva a resistere in ogni occasione. Nel Quattrocento e poi nel Cinquecento i conti d'Arco si costruirono più comode residenze attorno alla piazza di Arco ed il Castello cominciò a conoscere il proprio declino. Nel 1542 vi scoppiò un furioso incendio dei quale venne inizialmente incolpato Nicolò d'Arco, poeta ed umanista. Per veder riconosciuto la propria innocenza il poeta si recò perfino alla corte imperiale di Praga. Nel 1495 l'artista tedesco Albrecht Durer realizzò un acquerello del castello, oggi esposto al Lovre di Parigi, dal quale si evince come esso richiamasse per aspetto un piccolo villaggio fortificato. Nell'agosto del 1579 l'arciduca del Tirolo Ferdinando II fece occupare il castello di Arco e Castel Penede, a Nago, dai propri commissari. Era sua intenzione acquistare la fortezza e le proprietà dei conti; le fece quindi stimare dai suoi commissari. Il lungo documento stilato da diversi esperti è una preziosa testimonianza circa la consistenza dei beni dei conti d’Arco e sulla strutturazione del castello. Il progetto di acquisto venne però accantonato e nel 1614, dopo la stipula delle Capitolate, i conti tornarono ad Arco; la contea fu divisa in tre giurisdizioni: il Castello, Arco e Penede. Il conte cui era assegnato il castello amministrava anche la giustizia. Il Seicento rappresenta per l'antico maniero il canto dei cigno. Nel 1635 l'arciduchessa Claudia impose ai sudditi di Arco di riparare il castello e le mura di cinta alla città; dal 1665 al 1675 il maestro Stefano Voltolino ed i suoi lavoranti compirono numerosi interventi di restauro. Nel 1680 l'imperatore Leopoldo Il assunse il controllo diretto del castello, privando di ogni autorità i conti d'Arco. Il culmine del declino dell'edificio si ebbe nell'agosto del 1703, quando venne saccheggiato e incendiato ad opera delle truppe francesi del maresciallo Vendôme che si stavano ritirando, dopo aver assediato e bombardato Trento. Singolare è il fatto che alle devastazioni di Vendome siano resistite perfettamente tre pareti della Torre Grande mentre la quarta è andata completamente distrutta. In merito si può avanzare un’ipotesi: che la quarta parete fosse parte in muratura e parte in legno. Si noti infatti che, superato un certo livello, dalle pareti laterali non sporgono le pietre solitamente poste dai costruttori per meglio connettere fra loro le pareti formanti un medesimo spigolo. Iniziò così la rovina del castello che venne sfruttato come cava di pietra dagli abitanti del borgo sottostante per riparare le case danneggiate dai bombardamenti e costruirne di nuove. Nel frattempo la famiglia dei Conti d'Arco si divise in due rami: uno dimorava in Arco ed a Mantova, il secondo in Baviera, a Monaco. Il castello rimase tuttavia proprietà in parti eguali dei due rami. Nel 1927 la contessa Giovanna d'Arco, marchesa di Bagno, acquistò il castello, divenendone unica proprietaria; cinquantacinque anni dopo, nel 1982 il Comune di Arco acquistò il castello ed altri beni della Fondazione d'Arco in Mantova. Nel 1986 il Servizio Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento avviò radicali lavori di restauro, grazie ai quali è stato riportato alla luce un ciclo di affreschi del XIV secolo dedicato all'amor cortese. La mano che dipinse questi affreschi era esterna quindi all'ambiente locale; una traccia potrebbe essere rappresentata da una lettera spedita nel 1380 da Antonio d'Arco al Duca di Mantova Ludovico Gonzaga, con la richiesta di concedere al pittore Graziolo il permesso di venire ad Arco, per un certo tempo. Ma forse questi affreschi sono posteriori a quella data. Il maniero è oggi visitabile tutto l'anno e fa da cornice nel corso dell’estate a spettacoli di musica e prosa. All’interno del magnifico maniero si possono visitare la prigione del sasso (con copertura ad avvolto, sopra la quale vi era un rondello, un bastione con pianta circolare), la torre grande, il rivellino e numerose stanze. Per ulteriori approfondimenti si può visitare il link: http://www.arco.org/Storia/storia3.asp

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