domenica 31 gennaio 2021

Il castello di domenica 31 gennaio


MAIERATO (VV) - Castello di Rocca Angitola

È posto su un colle che guarda il bacino del lago dell'Angitola, dove ancora si ergono ancora i ruderi della città antica. La leggenda vuole che la città fosse sorta sulle rovine dell'antica Crissa, fondata dal focese Crisso, fratello di Panopeo e prendesse il suo nome in tempi moderni dall'essere edificata sopra una Rocca dirimpetto al fiume Angitola. Durante il medioevo fu denominata Rocca Niceforo, in onore del condottiero bizantino Niceforo Foca il vecchio, che riuscì più volte a sconfiggere i saraceni, ed in epoca tardomedievale fu chiamata Kastron. Era cinta di mura e munita di torri e dai registri angioini risulta che nel 1276 contasse 1228 abitanti. Quando i Normanni scesero nell'Italia meridionale e si sostituirono ai Bizantini, compresero l'importanza strategica di Rocca Niceforo; cosicchè Ruggero il Normanno la ricostruì, la cinse di mura e la munì di un castello. La Rocca costituì uno dei capisaldi a cui il conte Ruggero si appoggiò nella lotta contro il fratello Roberto il Guiscardo. Sotto la dinastia degli Svevi, come pure sotto i Re Angioini ed Aragonesi mantenne il nome di Rocca Niceforo, finche nel 1420 assunse il nome di Rocca Angitola. Il cronista normanno Goffredo Malaterra, parla di un fortilizio considerevole popolato e di particolare importanza, perchè posto a controllo dell’istmo di Catanzaro, del golfo di Lamezia e della via tirrenica il cui tracciato attraversava Piano degli Scrisi. Nella Reintegra scritta, con licenza di Ferdinando d'Aragona Re di Napoli, nell'anno 1474 risulta che Rocca Angitola aveva sotto la sua giurisdizione diciotto casali. Nel 1532 vennero registrate 141 famiglie che passarono a 263 nel 1545, ed a 275 nel 1651. Da questo momento iniziò lo spopolamento favorito anche dai terremoti del 1638 e 1659. La città fu ufficialmente dichiarata abbandonata nel 1772. Infine il terremoto del 1783 distrusse le ultime, ormai abbandonate, costruzioni. Nel 1783 i pochi oggetti sacri risparmiati dal terremoto vennero portati nei paesi vicini, le tre campane della chiesa parrocchiale furono sistemate sul campanile della chiesa parrocchiale di Maierato, ed una di esse è tuttora in funzione. Lo splendido Crocifisso del 1400, noto come il "Padre della Rocca" fu trasferito nella collegiata chiesa matrice di San Giorgio Martire di Pizzo. Leggende e tradizioni parlano di una galleria che doveva collegare il Castello di Pizzo (https://castelliere.blogspot.com/2014/02/il-castello-di-sabato-1-febbraio.html) con Rocca Angitola. Altri link per approfondimento: http://www.francavilla-angitola.com/Rocca_Angitola.htm, http://www.francavillaangitola.com/Rocca%20Angitola/castello.htm, https://www.youtube.com/watch?v=35I5tUL4mCU (video di kalabria tv)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_Angitola, http://www.caicatanzaro.it/wordpress/?portfolio=a-rocca-angitola, https://www.pizzoweb.it/project/i-ruderi-dellantica-baronia-di-rocca-angitola/, http://www.francavillaangitola.com/Rocca%20Angitola/cronaca.htm

Foto: la prima è di GiroDelTondo su https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_Angitola#/media/File:Ruderi_Castello.jpg, la seconda è di Foca Accetta su http://www.francavilla-angitola.com/RoccaAngitolafoto.htm

sabato 30 gennaio 2021

Il castello di sabato 30 gennaio




CORCIANO (PG) - Castello di San Mariano

Il castello sorge su un colle roccioso e insieme al suo borgo è un tipico insediamento di altura nato per esigenze difensive e di salubrità. E’ posto tra le due strade che da Perugia conducono una a Cortona e l’altra a Città della Pieve, e tra i torrenti Caina e Genna. Si tratta di un’area interessata sin dall’antichità da numerosi assi viari che portavano verso la Toscana, il Trasimeno, Chiusi, Orvieto e l’Amerino; il castello quindi si trovava in una zona di notevole importanza strategica in un periodo in cui le necessità difensive erano prioritarie, inoltre la posizione consentiva di essere un ottimo punto di sostegno militare alla vicina Pieve di Santa Sabina fulcro della vita religiosa dell’area. Intorno all’anno 1000 le strutture che fecero da perno allo sviluppo dell’area erano la Pieve di Santa Sabina, Mereto (attuale area intorno a Torricella) e il nucleo abitato che sarà poi San Mariano. Già nel 1074, nei pressi di San Mariano esisteva un monastero dedicato a Santa Anastasia, poi diventato il monastero dei monaci Olivetani di Monte Morcino, acquistato dopo il 1870 dalla nobile inglese Sperlingh. Nel documento del 1029 o 1031 (non è stato possibile stabilire con esattezza la data) Ugo figlio di Alberico e sua moglie Tedirada donavano al monastero di Santa Maria di Farfa i loro beni inseriti nel Fundus Meritii , così si chiamava l’area in questione, successivamente questo monastero decise di cederlo ad altri per cui il territorio passò al monastero ferrarese di Santa Maria di Pomposa. Non si sa quando avvenne questo passaggio, però si sa che il 19 marzo 1154 Anastasio IV nella conferma dei beni spettanti a S. Maria di Pomposa nominò la chiesa di S. Maria del castello di San Mariano e successivamente ulteriore conferma si ebbe per opera di Celestino III il 13 luglio 1192 quindi le proprietà farfensi ubicate presso Mereto dovevano essere passate all’ente monastico ferrarese probabilmente già da qualche decennio. Non si conosce la data precisa dell’edificazione del castello, però è citato come “castrum” in un documento pontificio del 1154 e compare ancora come tale nel 1258 nella più antica elencazione delle comunità del territorio perugino. Sul finire del secolo XI o nel corso della prima metà del successivo, per comodità della popolazione residente nel fortilizio di San Mariano, dovette edificarsi una piccola struttura religiosa, citata già in un atto del 1331, e si trattava di una cappella o poco più. Questa fu intitolata a S. Mariano e, di lì a poco, fini per conferire il proprio nome al nucleo abitato che, stando ancora a quanto evidenziato da Riganelli, lo assunse proprio nel corso del secolo XII chiamandosi Castel San Mariano. Tuttavia la crescente importanza di quella che all’inizio del Trecento è indicata come abbazia, alla quale nella seconda metà del secolo XIII fu affidata la riforma delle chiese dipendenti dall’ente monastico ferrarese in territorio perugino, finì probabilmente per decretare una sovrapposizione dell’intitolazione di S. Maria su S. Mariano. Oltre alla chiesa dedicata a S. Maria, verso la metà del ‘400 esisteva nel castello anche un ospedale, ambedue inclusi nel catalogo delle chiese territoriali di Perugia. Come castello l’abitato appare solo in un’elencazione del 1282. Di questo primo insediamento murato non si conoscono né forma né grandezza, in quanto nel corso del XIV sec. il paese, come molte altre comunità del contado, fu teatro delle lotte tra le fazioni cittadine. Nel luglio del 1365, a seguito di una battaglia svoltasi nella piana di Bagnaia, truppe inglesi trovarono temporaneo rifugio all’interno delle mura del castello. Nel 1466 fu affidato ai monaci di Monte Morcino il compito di amministrare tutte le proprietà spettanti all’Abazia di Pomposa esistenti sul territorio della Diocesi di Perugia; questo creò una conflittualità fra le due congregazioni benedettine per la quantificazione del censo sui beni trasferiti. La disputa in merito al priorato di San Mariano si trascinò per anni finché nel 1561 si adottò una determinazione, ratificata sei anni più tardi, di estinguere ogni obbligo censuale con l’acquisto da parte di Monte Morcino di beni stabili nel territorio ferrarese, da assegnare in perpetuo all’Abbazia, a titolo di risarcimento definitivo del censo dovuto. L’abbazia di Monte Morcino quindi consolidò la propria giurisdizione su un ragguardevole patrimonio costituito da numerosi terreni arativi, vigne e oliveti posti nelle pertinenze del castello stesso. Dalla metà del XIV sec. venne più volte occupato, distrutto, ricostruito, distrutto nuovamente, tanto che in una elencazione del 1428, relativa ad una tassazione, S. Mariano è citato come “villa” e in altre due, rispettivamente del 1456 e del 1469, come “locum“. In un registro di debitori e creditori del Priorato di S. Luca dell’Ordine del S. Sepolcro, proprietario di alcuni terreni nel distretto del paese, per l’anno 1471 è citato come “Castellarium Sive Villa“. Nel 1474 gli abitanti chiesero ed ottennero l’esenzione dalle tasse per poter pagare la sistemazione delle mura. Probabilmente fu da questa data che iniziò la costruzione del castello nuovo in posizione adiacente al vecchio insediamento e utilizzandone in parte i materiali. In un documento del 1530, relativo alla necessità di ampliare la chiesa parrocchiale, si citano, infatti, sia le vecchie mura che il “Muralium Novum” e l’apertura di un passaggio nel muro antico per collegare la chiesa e il nuovo spazio. La chiesa di S. Maria nel 1566 era dotata di un proprio Fonte Battesimale ed era assunta a chiesa parrocchiale. Da tutto questo si comprende quanto sia difficile ricostruire forma ed estensione del vecchio Castrum ai cui resti accenna ancora nel 1648 Cesare Crispolti J. Cessata la sua funzione militare, San Mariano si trasformò in un centro agricolo, le terre attorno al castello erano prevalentemente possedute dagli Olivetani di Monte Morcino, prima, e dalla famiglia Della Penna dopo (catasti del 1729 e del 1820). Oggi San Mariano è formato da tre parti principali: il Castello, il Borgo, che si estende tra il castello e San Domenico, ed il Canto, situato al meridione del paese. Il castello, racchiuso entro il perimetro delle antiche mura, è la parte più densamente fabbricata. Una parte dei suoi edifici è sistemata intorno alle mura e circonda un isolato formato da due schiere di case a ridosso delle stesse. Un’altra doppia schiera si estende dalla via principale in direzione Ovest fino al perimetro. Nella parte più antica della fortificazione è aperta l’unica porta di accesso al castello, in pietra calcarea bianca, con arco a tutto sesto nell’intradosso ed arco a sesto acuto nell’estradosso. Due torrioni circolari furono aggiunti nel corso del XV secolo per potenziare la primitiva fortificazione: uno sullo spigolo di nord-ovest, in parte nascosto dall’attuale chiesa, l’altro sull’angolo di nord-est, vicino alla porta di accesso. Quest’ultimo presenta, nella parte bassa della cortina, quattro feritoie, realizzate a controllo della porta, della strada di accesso al castello e della collina di fronte. Percorrendo la via principale del borgo si giunge nel cuore di San Mariano, seguendo un percorso tra le tipiche casette del borgo, realizzate per lo più in travertino, vista la relativa vicinanza delle cave di S. Sabina-Strozzacapponi, da cui si estraeva pietra fin dall’epoca etrusca. Una terza torre, di pianta rettangolare, oggi integrata in una casa, sporgeva in mezzo all’arco sud-occidentale delle mura. Dalla via principale diramano tre vicoli, due sboccano nella piazza e il terzo scende verso ponente. Ecco alcuni video su questa frazione umbra: https://www.youtube.com/watch?v=SUP2DQsFiAU (di Claudio Mortini), https://www.youtube.com/watch?v=KEtu9a9pr0w (del Comune di Corciano), https://www.youtube.com/watch?v=u1MQaffIk5U (di Can I cat).

Fonti: https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-san-mariano-corciano-pg/, https://www.comune.corciano.pg.it/territorio/san-mariano#

Foto: la prima è presa da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-san-mariano-corciano-pg/, la seconda è di cantalamessa su https://it.wikipedia.org/wiki/San_Mariano_(Corciano)#/media/File:Castello_san_mariano.JPG. La terza, infine, è presa da https://www.facebook.com/sanmariano01/photos/a.177070552435108/177070555768441/

Il castello di venerdì 29 gennaio



TERRE ROVERESCHE (PU) - Castello di Barchi

Già dal toponimo si può intuire quanto sia importante il tempo andato di questo minuto paese poggiato tra le valli del Metauro e del Cesano: il termine Barchi affonderebbe infatti le sue radici in un nome proprio, quello di Asdrubale Barca, condottiero cartaginese che trovò la morte nella celebre Battaglia del Metauro e che proprio in queste terre sembrerebbe essere stato sepolto. Diversi sono i reperti – zanne d’elefante, ossa umane e rottami di carri – che gli agricoltori hanno rinvenuto lavorando la terra da queste parti, e ciò pone un interrogativo: e se il famoso scontro tra l’esercito romano e quello nord-africano avesse avuto luogo qui e non, come raccontano i libri di storia, nel fermignanese? Agli studiosi la sentenza. Le vicende di questo territorio, però, cominciano ben prima dell’epica battaglia: sembra infatti che i primi insediamenti si siano sviluppati addirittura nel quinto millennio avanti Cristo. Umbri, Galli, Etruschi e Romani furono soltanto alcune delle popolazioni che abitarono questi incantevoli luoghi. Sono tuttavia Medioevo e Rinascimento le epoche che hanno lasciato tracce indelebili sulla struttura del castello, tracce ancora perfettamente visibili. A lungo oggetto di contese, a spuntarla furono i Malatesta. Fu Papa Eugenio IV a conceder loro, nel 1446, l’investitura per la città di Fano e per il Vicariato Cesanense. Seguì un periodo di pace che durò fino all’estate del 1457, ovvero fino a che Federico da Montefeltro decise di prendere Barchi e altri castelli con la forza, riuscendovi. L’annessione al Ducato d’Urbino segnò una svolta decisiva per i commerci di questi luoghi, commerci focalizzati in maniera preponderante sulla esportazione di vasi e terrecotte. Il benessere così diffuso e protrattosi nel tempo, sotto il dominio dei Montefeltro prima e dei Della Rovere poi, permise alla comunità di realizzare opere importanti, e ai nobili di abbellire i loro palazzi. E’ per questo che oggi il paese, se pur di modeste dimensioni, possiede tono di cittadina. Una cittadina bellissima, per la verità. E allora non ci resta che scoprirla. Simile ad una grande imbarcazione affiorante con la sua torre-pennone dal sottostante mare di valloni, Barchi è uno dei "castelli" dell'articolata area collinare che separa la valle del Metauro da quella del Cesano. L'antico "castello" sorge all'interno di un territorio che vide l'insediamento di ville e fattorie fin dall'epoca romana e fu poi luogo fortificato durante l'intero medioevo. Fece parte del vicariato di Mondavio fino al 1531, anno in cui divenne autonomo con dominio su cinque castelli limitrofi (Rupoli, Montebello, Villa del Monte, Sorbolongo e Reforzate). Nel 1571 il duca Guidobaldo II Della Rovere incaricò l'architetto Filippo Terzi di ristrutturare interamente l'abitato. Sono due le porte che consentono l’accesso al castello. Dal momento che Porta Vecchia ha perso ormai da tempo l’arcata e il suo ponte levatoio, e risulta oggigiorno poco caratteristica, cominceremo la nostra visita da Porta Nova, una struttura assieme semplice e raffinata che permette al visitatore di immettersi nel lunghissimo corso che fende l’abitato da parte a parte. Collocato pressappoco a metà via, vi è il maestoso Palazzo Municipale con la sua Torre campanaria cuspidata, il cui orologio funziona ad unica lancetta. I quattro archi che vanno a comporre il loggiato erano con tutta probabilità sede del mercato coperto. A contribuire a tale supposizione è anche la presenza di un vecchio sistema di misurazione – oggi poco intellegibile - incastonato nella struttura. A fianco del bel Palazzo Municipale troviamo l’antica Chiesa della Santissima Resurrezione, sulla cui facciata in laterizio si aprono tre ingressi. Quello centrale, più grande, è sormontato da un timpano. Percorrendo la via che dal Palazzo Municipale conduce a Porta Vecchia si scorge sulla destra quello che era il Palazzo Ducale, oggi edificio privato (degli eredi Canestrari), dotato di portale e finestre con cornici stemmate in pietra. A quel che si dice, la struttura avrebbe ospitato per anni Lavinia Della Rovere, il cui volto è celebre per essere stato ritratto da Raffaello nell’opera "La Muta". La nobildonna fu sposa di Giulio Da Varano da Camerino, assassinato nella rocca di Pergola da uomini al soldo di Cesare Borgia. Il caratteristico vicolo dinnanzi a Palazzo Ducale viene detto “degli ebrei” e testimonia la presenza storica della comunità ebraica in paese. Altri link suggeriti: https://youtu.be/RtTxqTticaM (video di Federico Channel), https://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/comuni-del-bacino/scheda/8017.html, http://www.comune.barchi.pu.it/c041004/zf/index.php/storia-comune

Fonti: http://www.turismo.pesarourbino.it/elenco/comuni/barchi.html, https://www.ilfederico.com/castello-di-barchi/

Foto: la prima è presa da https://marchetravelling.com/pesaro-e-urbino/barchi/, la seconda è presa da https://turismo.comune.terreroveresche.pu.it/borghi/00-cosa-fare-a-barchi-2/01-monumenti-storia/

giovedì 28 gennaio 2021

Il castello di giovedì 28 gennaio



MACCAGNO (VA) - Torre Imperiale

La Torre Imperiale di Maccagno e l'annessa casa fortificata sono le testimonianze della dominazione feudataria della famiglia Mandelli che si protrasse dal secolo XII al 1692. La Torre, costruita nel basso Medioevo, da un lato era adibita a scopi di avvistamento, dall'altro fungeva come strumento di difesa del paese mediante il controllo della strada che conduceva al lago. Maccagno Inferiore presenta infatti ancora oggi un impianto urbano medievale, in cui gradinate e vicoli coperti da ampie volte mettono in comunicazione due percorsi paralleli, posti ad altezze differenti. In questo contesto la scelta del punto in cui costruire la Torre fu effettuata con grande cura: si optò per un'altura che dominava dall'alto l'odierna piazza Roma (in cui sorge l'edificio restaurato della Zecca risalente al 1622). La torre faceva parte di una cinta muraria difensiva di cui si sono conservati alcuni tratti. L'aspetto originario della torre imperiale, a seguito di una serie di ristrutturazioni dei secoli successivi alla sua costruzione, è stato parzialmente mutato nel corso degli anni. Si può notare un ribassamento complessivo della struttura e l'aggiunta della merlatura ghibellina. La struttura, oggi abitazione privata e pertanto non visitabile, si è conservata quasi perfettamente.

Fonti: http://www.lagomaggiore.net/58/torre-imperiale.htm, http://asiamicky.blogspot.com/2015/04/la-torre-imperiale-maccagno.html, https://www.lagomaggioreferien.com/dettaglio_proposta.asp?param=0,1040,260,0,0,0,0,0,0,0

Foto: la prima è di Ivan S su https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g15036150-d15663222-Reviews-Torre_imperiale-Maccagno_con_Pino_e_Veddasca_Lake_Maggiore_Lombardy.html#photos;aggregationId=101&albumid=101&filter=7&ff=371376802, la seconda è presa da https://www.itinerariesapori.it/gall/maccagno/maccagno-torre-imperiale.jpg

mercoledì 27 gennaio 2021

Il castello di mercoledì 27 gennaio



ARIENZO (CE) - Castello Longobardo

Il Castello di Arienzo, “Castem Vetus” che domina il Mons Argentium (detto oggi Monte Castello), risale al VII secolo e fu edificato dai Longobardi per difendere dapprima il Ducato e poi il Principato di Benevento. Per la sua posizione strategica il castello costituiva un posto di vedetta su tutta la valle sottostante. Dal 879/882, la Città di Suessola fu razziata e distrutta dai Saraceni (popolo di origine araba e berbera che, provenienti dall’Africa settentrionale, nel IX e X secolo occuparono la Spagna, la Sicilia e altre regioni europee affacciate sul Mediterraneo; in Campania, terrorizzando per lungo tempo le popolazioni rivierasche e quelle dell’interno). Dopo la distruzione della città, in seguito ad un incendio, parte dei Suessolani si rifugiò sul monte Argentarium, dove c’era un castello. Nel 1135 Re Ruggero II D’Altavilla, detto il Normanno, ne chiese l’abbattimento. Quest’ultimo, dovendo partire per la Sicilia, temeva che in sua assenza i soldati di Rainulfo potessero insediarsi nella fortezza e controllare dall’alto il vasto territorio. Il suo ordine fu eseguito solo in parte e in seguito il castello fu riedificato dal figlio Guglielmo. Dal 1135, dopo la distruzione del Castello di Arienzo, gli abitanti scesero a valle dove costruirono il Nuovo Castello di Arienzo, detto “la Terra Murata”. Sulle cime più alte dei monti circostanti vennero edificati i castelli di Arpaia, Cancello, Maddaloni, Casertavecchia. I castelli erano dotati di pozzi, di stalle, di depositi di viveri, di depositi di armi e munizioni, di abitazioni dei soldati e degli artigiani, e infine, disponevano di uscite segrete, cunicoli o gallerie che raggiungevano dei rifugi nascosti più lontano o in aperta campagna (il Castello di Arienzo si collegava a valle con la fortezza della Terra Murata); ancora oggi vari castelli sono visibili o in ruderi o, altri, in parte restaurati. Il Castello di Arienzo, una roccaforte dominante su tutta la valle, andrebbe portato alla luce interamente, studiato, planimetrato, disegnato, fotografato, e infine inserito in un percorso turistico provinciale, regionale o nazionale. Oggi le rovine del castello di Arienzo consentono comunque di immaginarne l'antica maestosità. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=EseQSi3nVyU (video di RP DRONE PILOT), https://www.youtube.com/watch?v=TOw1q9yZrUg (video di Carlo Terrecuso), https://www.youtube.com/watch?v=plHJsGVjioE (video di Salvatore De Simone MTB)

Fonti: http://www.coreportal.it/parcopartenioapp/arienzo/, http://www.proloco.net/polis/esc3.html, https://www.facebook.com/notes/arienzocultura-az/arienzo-caserta-castello-di-arienzo-castem-vetus-viiviii-sec/552702368147937/

Foto: la prima è di liliana su https://www.juzaphoto.com/galleria.php?t=2334210&l=it, la seconda è di Michele Stanzione su http://www.coreportal.it/parcopartenioapp/arienzo/

martedì 26 gennaio 2021

Il castello di martedì 26 gennaio



CAGNANO AMITERNO (AQ) - Castello di Cascina

Il castello è posto a circa 1.100 metri ed è ben visibile da tutta la piana. È situato sulla catena collinare detta Appacima, che separa l’altopiano di Cascina da quello di Palarzano, in direzione Termine di Cagnano Amiterno (L’Aquila). Esso si presenta come un rudere: una sezione di muro infestata da vegetazione sul lato esposto a est e un altro muro coperto da muschio sul lato ovest, due aperture che potrebbero essere state finestre e nulla più. Il castello, autonomo rispetto alle vicine fortificazioni di Forcella e di Preturo, partecipò nel XIII secolo alla fondazione dell’Aquila. Come compenso ricevette un locale nel quarto di San Pietro che divenne la chiesa di Santa Maria di Cascina nel 1280; poi soppressa nel 1795. Di Cascina e del suo forte si hanno notizie certe già dal 1145, quando era parte del feudo di Tommaso, barone di Preturo, e doveva al suo signore tre soldati a cavallo ogni anno. Il castello fu abbandonato ben presto, mentre l’abitato di Cascina si spopolò nel XV per via dello sviluppo dell’Aquila. Nel 1630 i ruderi furono acquistati dalla città per poi passare, con l’unità d’Italia, nel comune di Cagnano Amiterno. Altri link per approfondire: https://web.infinito.it/utenti/c/cagnanoamiterno/cascina.htm, https://it.wikipedia.org/wiki/Cascina_(L%27Aquila)

Fonti: testo di Alessandro Chiappanuvoli su https://www.virtuquotidiane.it/cronaca/castelli-di-fondazione-dellaquila-i-ruderi-del-forte-e-la-magia-dellaltopiano-di-cascina.html

Foto: entrambe di Alessandro Chiappanuvoli su https://www.virtuquotidiane.it/cronaca/castelli-di-fondazione-dellaquila-i-ruderi-del-forte-e-la-magia-dellaltopiano-di-cascina.html

lunedì 25 gennaio 2021

Il castello di lunedì 25 gennaio


GAIOLE IN CHIANTI (SI) - Rocca di Castagnoli

Il borgo di Castagnoli è ricordato per la prima volta come il luogo di un atto di compravendita del 1098, quando furono acquistate da parte di Guglielmo di Guglielmo dei Ricasoli le adiacenti terre di Montechioccioli. Il castello con la chiesa è invece documentato già nel 28 dicembre 1104, in un atto di compravendita dell'abbazia di Coltibuono. Castagnoli è ricordato, con il nome di Castagno Aretino, anche nella convenzione del giugno 1203 (nota come "lodo di Poggibonsi") tra i confini politici delle Repubbliche di Firenze e di Siena. Durante il XIV secolo il borgo fu ampliato e ricostruita parte della cinta muraria, finché nel 1479 non subì un assedio da parte dei Senesi, durante la guerra aragonese (1478-1479), che fu tuttavia respinto. L'ultima battaglia risale al 1556 esistono delle vestigie ancora visibili. La fortezza resistette e successivamente, in seguito alla caduta di Siena, entrò a far parte del Granducato di Toscana. Ebbe inizio un periodo di pace: alla proprietà della villa e dei poderi circostanti si successero le famiglie illustri degli Orlandi, dei Piccolomini, dei Tempi e dei Ricasoli, che si dedicarono con grandi energie alla cura delle vigne e alla produzione di vino e olio. Nel Settecento, sotto la guida della famiglia Tempi, Castagnoli fu una delle più celebri tenute della zona, come ben testimoniano i complimenti del Granduca Pietro Leopoldo che nel 1773, in visita nel Chianti, ne lodò la gestione illuminata, sottolineando lo stato eccellente dei poderi e le ottime condizioni di vita dei contadini. Alla fine del diciottesimo secolo, con l'estinzione della famiglia Tempi, Castagnoli passò ai Ricasoli. Nel 1924 l’azienda agricola Rocca di Castagnoli, assieme alle aziende più celebrate della zona, fondò il Consorzio del Vino del Chianti Classico. Naturalmente, dall’epoca molto è cambiato: dal 1981, anno in cui si insediò l’attuale proprietà, sono stati effettuati importanti lavori di ristrutturazione sul castello e sulle abitazioni coeve. Sono stati anche introdotti moderni criteri di lavorazione sia nelle vigne sia in cantina. È stata creata una modernissima cantina di vinificazione, mentre le cantine della rocca medioevale sono state adibite all'invecchiamento in legno. La Rocca di Castagnoli, antico castello da cui ha avuto origine la frazione, si presenta come un imponente complesso poligonale in pietra, con pittoresco cortile interno da cui si accede attraverso un vicolo. Il lato nord presenta un basamento a scarpa. Attualmente è sede di un'azienda agricola. Altri link suggeriti: https://www.roccadicastagnoli.com/it/rocca-di-castagnoli/tenuta/, https://www.youtube.com/watch?v=qKcArr1Kj28 (video di Wine TV Group), http://www.fortezze.it/rocca_castagnoli_it.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castagnoli, https://www.xtrawine.com/it/produttori/rocca-di-castagnoli/662

Foto: la prima è presa da https://www.hotelopia.it/h/hotelrurale-relais-rocca-di-castagnoli_siena_176990/, la seconda è di Deloserik su https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g616196-d4789256-Reviews-Rocca_di_Castagnoli-Gaiole_in_Chianti_Tuscany.html#photos;aggregationId=&albumid=&filter=2&ff=469488486

domenica 24 gennaio 2021

Il castello di domenica 24 gennaio



CIPRESSA (IM) - Castello in frazione Lingueglietta

Come dimostra chiaramente l’origine del nome, le principali vicende del borgo restarono legate al destino dei discendenti di Anselmo “de Quadraginta” (Anselmo da Quaranta), nobile piemontese e capostipite della Signoria feudale che comparve in zona al principio del XII secolo e che, proprio a Lingueglietta, pose il proprio castrum e la sede del potere politico. Giunto in loco attratto dalle prospettive dischiuse dal vuoto di potere creato alla morte della contessa Arduinica Adelaide di Susa e dalla lotta di successione che ne era seguita, Anselmo pose mano alla riorganizzazione di un feudo che abbracciava ampie porzioni della spalla occidentale della vallata e che si sosteneva sulle rendite derivanti dalla riscossione delle decime nella maggior parte delle parrocchie della Diocesi occidentale di Albenga (1153). Malgrado la grave menomazione subita in epoca napoleonica, i resti delle fondamenta del castello che si ergeva sopra il promontorio roccioso che fronteggia la piazza della parrocchiale e, al contempo, la mole raccolta della stessa chiesa della Natività riassumono emblematicamente lo scontro delle forze in gioco durante il Medioevo: da un lato il potere feudale dei Signori di Linguilia (o Lingueglia) e, dall’altro, la sede di rappresentanza civica e religiosa dell’Universitas popolare. Sebbene onnipresente in diverse architetture della zona e in numerosi documenti scritti, l’ombrello politico offerto dai Lingueglia alla popolazione locale favorì lo sviluppo dell’economia e dell’urbanistica del borgo specie fra Duecento e Seicento. A quest’epoca, infatti, risalgono monumenti ragguardevoli del panorama architettonico tardo romanico del Ponente Ligure come la “chiesa-fortezza” di San Pietro e la chiesa parrocchiale, oltre che la formazione dei principali carruggi che attraversano la maglia urbana e che, evento raro, conservano ancora in posto le misure in pietra per la determinazione dei barili di olio, vino e grano e la “canna” in ferro per la misurazione delle lunghezze che, poste al di sotto della loggia comunale, si fanno risalire all’epoca della proclamazione degli statuti comunali (1434). Le vicende del borgo che condussero attraverso il Cinquecento sembrano legate indissolubilmente alla parabola discendente della Signoria, ormai padrona sempre più nominale di un territorio frammentato e riottoso, alle contese e ai danni arrecati, e subiti, alle popolazioni dei comuni vicini (Santo Stefano, Riva Ligure, San Lorenzo e Cipressa) e, infine, al desiderio scoperto di conservare intatta la patente della propria nobiltà. Furono gli anni, ancora una volta, delle razzie, dei massacri, dei ratti e degli incendi che i pirati turco-barbareschi inflissero anche e soprattutto a questo borgo fiorente, ricco e ambizioso. Gli stessi anni che in altri luoghi indussero alla costruzione di bastioni e torri difensive e che, qui, quasi per un miracolo fortuito dell’architettura del tempo, portarono alla redazione del corpo superiore della chiesa di San Pietro la quale, come un piccolo fortilizio, accolse guardiole, beccatelli, ballatoi, caditoie e una cortina muraria permanente. L’epopea della dinastia signorile si chiuse nel 1609, quando Gio Battista Lengueglia vendette i 21/24 carati del proprio feudo alla Repubblica di Genova, che se ne impossessò definitivamente traghettandola sino alle soglie dell’epoca moderna e alla fiera conservazione di un’autonomia comunale che, nel 1928, venne soppressa da Mussolini a favore del nuovo Comune di Cipressa, al quale resta ancora legata. Sulla sommità del piccolo promontorio roccioso che domina la spianata della chiesa parrocchiale e dell’adiacente oratorio confraternale, esistono ancora i modesti avanzi architettonici delle fondamenta di quello che fu, durante tutto il Medioevo e l’età moderna, il castello dei Domini di Linguilia (o Vinguilia). Sede della corte feudale della Signoria dei Lengueglia e centro politico del “castrum” che si estendeva sul pianoro sottostante (sec. XII), rimane troppo poco della fortezza contro cui s’infransero gli attacchi di Luigi d’Orleans, fratello del re di Francia, e del suo comandante, il Duca di Coucy, che, nell’assedio del 1395, rimase ferito a morte a causa di un verrettone di balestra. Ciò che resta, tuttavia, basta per assegnare una datazione duecentesca agli speroni murari che s’individuano lungo il lato meridionale e per immaginare, attraverso le note filtrate dai documenti, una roccaforte munita di torrette perimetrali, sala di rappresentanza provvista di camino (la “caminata”), cappella gentilizia, repositorio per le armi e piccolo mulino “a braccia” (a trazione umana). La storia gloriosa di questa fortezza, tuttavia, ricalca quella della signoria e patì la stessa “damnatio memoriae” di cui caddero vittima i Lengueglia al loro tramonto (1609); passata in mano genovese, fu giudicata inutile se non, addirittura pericolosa, e si diede il via libera al suo smantellamento che, ancora nel Settecento, fornì pietre ben squadrate per la fabbrica della chiesa parrocchiale, del cimitero e altri edifici religiosi. Altri lnk suggeriti: http://www.danilodelorenzis.altervista.org/lingueglietta.html, https://www.youtube.com/watch?v=vEPM4c7-Yio (video di Albyphoto2)

Fonti: http://turismovallesanlorenzo.com/cipressa-lingueglietta/approfondimenti/, https://turismovallesanlorenzo.com/cipressa-lingueglietta/da-visitare/

Foto: la prima è presa da https://turismovallesanlorenzo.com/wp-content/uploads/2015/11/Lingueglietta-ruderi-del-castello-dei-Lengueglia.jpg, la seconda è di Davide Papalini su https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Lingueglietta-ruderi_castello.jpg

sabato 23 gennaio 2021

Il castello di sabato 23 gennaio



FEROLETO ANTICO (CZ) - Castello d'Aquino

Feroleto Antico è un paese a 300 metri s.l.m. e conta circa duemila e trecento abitanti. E’ situato a ridosso di Lamezia Terme e gode di buon clima. Le origini di questo Comune risalgono, secondo alcuni storici, all’ VIII-IX secolo dopo Cristo e fu fondato da alcuni gruppi di profughi che si rifugiarono in questo luogo per sfuggire alle incursioni dei saraceni. Ma secondo un’ antica leggenda il paese esisteva prima della nascita di Cristo. La tradizione vuole che Longino, uno dei quattro legionari che crocifissero Gesù e che si divise con gli altri le vesti, fosse proprio nativo di Feroleto Antico ed il paese avrebbe preso nome dalle voci latine “fero” e “letum” che significano appunto “porto morte”. Ma tale leggenda non trova sufficienti conferme in quanto alcuni storici ritengono che i quattro crocifissori non potevano essere bruzi perché questo popolo, essendo passato ad Annibale, era stato messo al bando dai romani e di conseguenza questa gente non poteva essere arruolata come soldato. In passato il paese fu dotato di un prestigioso castello costruito nella parte alta del paese e di cui oggi si possono ammirare integri solo i muri perimetrali. Fino al 1611 Feroleto Antico rimase unito alla contea di Nicastro e fu governata dai Caracciolo. In epoca successiva la contea di Feroleto passò in mano alla famiglia D’Aquino e vi rimase sino al 1799,anno in cui morì la principessa di Feroleto Vincenzina Maria D’Aquino. Infine nel 1833 Feroleto Antico fu elevato a Comune di Circondario. Il Castello, probabilmente risalente alla fine del secolo XI, e forse ricostruito sui ruderi di una struttura antecedente, portava con sè una piccola chiesetta, detta dell’Annunziata, adibita sia a luogo di culto che a piccola fortezza. Il castello, che sorge nella parte più alta del borgo e domina l’intera valle, fu gravemente danneggiato dai terremoti del 1609 e soprattutto del 1638, quando crollarono i torrioni, i condotti di freno e la merlatura dell'edificio, come riportato da alcune testimonianze dell’epoca. La struttura, che venne riedificata dai D’Aquino, fu in seguito trasformata in abitazione civile e quindi fortemente rimaneggiata da privati, i quali sono tutt’oggi proprietari. In questo video di Sacilo, il paese di Feroleto è stato ripreso dall'alto con un drone.

Fonti: http://www.comune.feroletoantico.cz.it/index.php?action=index&p=96, http://www.calabriaorizzonti.com/index.php/borghi/catanzaro/124-feroleto-antico

Foto: la prima è presa da https://www.trovacasa.net/Castelli/Vendita/CZ/Feroleto_antico/, la seconda è presa da https://www.immobiliare.it/annunci/75390056/

venerdì 22 gennaio 2021

Il castello di venerdì 22 gennaio



ROCCASICURA (CB) - Castello d'Evoli

Costruito nel X secolo dai Longobardi, fu feudo di Sicone I di Benevento. Il borgo era arroccato attorno al castello e alla chiesa di San Leonardo; e passò ai Borrello di Agnone. Passò successivamente agli angioini e resistette al terremoto del 1456. In epoca normanna-longobarda era noto come Roccha Siconis, in riferimento a Sicone di Benevento; poi nel XII-XIII secolo divenne Rocca Siccem, Rocca Cicuta o Ciconia. Nel XVI secolo, con l'istituzione dell'università, il nome divenne Rocca Sicura. Nel 1269 la fortificazione, nuovamente indicata come Rocca Siconis, viene inserita tra i possedimenti donati da Carlo d'Angiò agli ufficiali del suo esercito e, nel 1296, tra i paesi ribelli che pagarono il focatico (tassa sui fuochi) quale punizione per la rivolta attuata contro lo stesso re Carlo. Dell’esistenza del castello si ha notizia certa dallo Statuto vigente nell’Università di Roccasicura risalente al 1580 (Regio Grande Archivio di Napoli – commissione feudale- processi e sentenze) dal quale si evince uno spaccato suggestivo della società feudale dell’epoca. Il testo infatti conferma la presenza della fortificazione dotata di prigioni e ancora integra alla fine del XVI secolo. Il castello resistette ai terribili terremoti del 9 settembre del 1396 e del 5 dicembre del 1456. Si trattava verosimilmente di un borgo fortificato che inglobava e dava protezione alle casette addossate al suo interno. Era un castello di medie-grandi dimensioni. La porta di accesso, di cui oggi rimane l’arco (di S Rocco), si trovava nella parte bassa del centro abitato anticipata più in vasso da un portello (toponimo che identifica acora oggi la zona) e funzionava anche da stazione di fermo gudiziario o detenzione preventiva in attesa di giudizio. Subito fuori le mura era presente una chiesa di S. Rocco, di cui oggi si è persa ogni traccia, che, secondo la tradizione seicentesca, assicurava la protezione della peste. Nella parte alta, in prossimità dell’odierna chiesa di S Leonardo, era posta la seconda porta, forse la maggiore, che dava accesso al pianoro dell’attuale piazza municipale. L’unica torre superstite, oggi orologio del paese, era una delle almeno tre torri presenti nel castello. Una quarta torre potrebbe essere la torre campanaria della chiesa. Ancora ben riconoscibile è il giro di ronda delle sentinelle, la cisterna per la raccolta delle acque pluviali, più tardi utilizzata per la spremitura dell’uva, i resti di un grande torrione inglobato nelle case, che dominava e proteggeva dall’alto il resto del borgo sul versante ovest della fortificazione, ed alcune feritoie del periodo normanno. Il crollo del castello avvenne dopo il 1580 e verosimilmente prima del terremoto del 1732, dato che nell’archivio ecclesiastico, che giunge a ritroso fino al 1723, non si fa accenno di un evento così drammatico. Altri link suggeriti: https://www.francovalente.it/2007/09/14/roccasicura/, https://www.altosannio.it/roccasicura/

Fonti: http://www.comune.roccasicura.is.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idservizio/20004, https://www.abitareiluoghi.it/localit%C3%A0/roccasicura.html, https://it.wikivoyage.org/wiki/Roccasicura

Foto: la prima è presa da http://tabernacoli.blogspot.com/2016/04/roccasicura-croce.html, la seconda è di Molisealberi su https://www.pinterest.it/pin/546905948474789270/

giovedì 21 gennaio 2021

Il castello di giovedì 21 gennaio



CALDAROLA (MC) - Castello di Vestignano

Rimangono tuttora consistenti resti dell'impianto urbanistico medievale, quali un torrione cilindrico angolare e la cinta muraria in pietra, risalente al sec. XIV. All'esterno delle mura sorge la duecentesca Chiesa di San Martino, rimaneggiata nel sec. XVI. La storia del Castello di Vestignano è molto antica, ancor prima di arrivare sotto il dominio della vicina Caldarola. Le prime notizie storiche a suo riguardo parlano di una strenua difesa dagli assedi barbari, finchè Ludovico II, Re dei Longobardi, lo conquistò nel IX secolo, per poi assegnarlo all'abbazia di San Clemente a Casauria in Abruzzo. La prima citazione datata di Vestignano, corte del comitato di Camerino, compare nel 969 in un elenco di possedimenti della suddetta Abbazia, oggetto di un diploma dell'imperatore Ottone I. Successivamente in un atto notarile del 1102, il conte di Camerino Garendo si fece mallevatore davanti all'abate di Casauria Grimaldo per la cessione in locazione perpetua delle terre di Vestignano ad alcuni uomini di cui riferisce i nomi. Studiosi di storia locale ritengono, nel XII secolo, di poter supporre l'esistenza di un discreto nucleo abitativo e di una chiesa rurale che potrebbe essere stata l'antica S. Martino. Inoltre si dice possa essere verosimile credere che all'epoca del possesso dei Varano (1468), del Vicariato di Summonte (1538) e del terziere di Sessanta (1568) sia avvenuta un considerevole incremento demografico e di conseguenza una cospicua edificazione sia di tipo residenziale che religioso. I Da Varano presero il castello in pieno disfacimento nel 1468 e lo rinnovarono nei secoli XIV – XVI. Il castello varanesco, ancora oggi, coincide con il paese: una sola porta d’ingresso, vie strette, case basse, archivolti e sottopassaggi, finestrature e rocchette agli angoli, il tutto cinto da mura cui fa da cerniera un torrione cilindrico e varie torrette a base quadrata. Straordinaria è l’evocazione castellare nell’ingresso. I possenti edifici tagliati da porte e piccole finestre sono impostate su grandi archi o, appena entrati, da un’alta galleria sopra le arcate della via. Un’attenta ricerca fa anche scoprire una cerchia muraria. Su una lunetta appena l’ingresso, Nobile da Lucca affrescò a colori vivi la Vergine e i Santi protettori della gente. E’ un piccolo dipinto dei primi anni del ‘500 che richiama forse certe testine affioranti nella chiesa “extra moenia“del castello. Il controllo del territorio dal Castello di Vestignano era favorito dalla struttura stretta, allungata ed arcuata sugli ultimi pendii del Monte Fiegni e la visuale era garantita dalle torri e dai molti finestroni ad arco presenti, che si aprivano nelle sue mura. Una delle vecchie torri di avvistamento, nella parte alta dell' abitato, è stata restaurata ed adibita a Museo di Arte Contadina di Fagianella Luigi. Purtroppo il borgo ha subito danneggiamenti in seguito al sisma del 2016. Altri link proposti: https://www.youtube.com/watch?v=1DvPvzgqLy8 e https://www.youtube.com/watch?v=Rirc5gulViE (entrambi i video di MARKMEDALvideochanel), https://www.youtube.com/watch?v=WyXFmBoqIqk (video di La Rucola), https://www.larucola.org/2017/03/06/il-castello-di-vestignano-come-era/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Vestignano, https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-vestignano-caldarola-mc/, http://www.themarcheexperience.com/2017/01/vestignano-mc-splendido-castello-di.html, https://www.gastronauta.it/recensioni/2766-mangiare-come-i-contadini-maceratesi-nel-castello-di-vestignano.html

Foto: sono prese entrambe da http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/07_castelli/03_macerata/00043/index.htm

Il castello di mercoledì 20 gennaio



ROPPOLO (BI) - Castello

La particolare posizione strategica del sito in cui sorge il castello aveva fatto sì che già nel III secolo d.C. vi fosse sorta una fortificazione, in seguito utilizzata come basamento dell'attuale edificio. Dopo essere appartenuto a diversi nobili della zona, nel 1225 il castello divenne proprietà dei conti Bichieri, una potente e ricca famiglia di Vercelli, i quali trasformarono l'ormai fatiscente fortificazione collinare in un vero e proprio castello medioevale, che si dimostrò molto utile alla famiglia durante le lotte fra guelfi e ghibellini. Ancora oggi, sulla parete principale dell’ala duecentesca del maniero, domina lo stemma dei Bichieri: tre bicchieri riempiti a metà di vino sotto il cappello cardinalizio del grande Cardinale Guala. I Bichieri del XIII secolo diedero splendore al paese. Fu anche costruita una casa monacale, la Santa Margherita, che servì anche da lazzaretto durante la peste. Lì, sorgerà l'attuale villa dei Rampone (XIV secolo) che si affaccia sulla piazza omonima, e dove ancor oggi si può ancora vedere la chiesetta dedicata alla beata monaca domenicana Emilia Bichieri da Vercelli (1238-1314). Il castello, così come il vicino borgo, passarono poi in mano ai longobardi Visconti nel 1315, i quali iniziarono a usarlo come dimora signorile. In seguito, come per la vicina Viverone e altri borghi vercellesi, il territorio roppolese fu barbaramente conquistato dal condottiero Facino Cane, al soldo del Marchese del Monferrato. Roppolo, tornato sotto i Savoia nel 1427, divenne quindi signoria dei conti Valperga. A questi ultimi si deve la ristrutturazione dell'edificio con l'aggiunta dell'ala Est, di stile rinascimentale definendo così nei suoi elementi essenziali quella che poi è rimasta fino ad oggi la sua fisionomia edifica. Furono costruiti il cortiletto e il porticato est, inoltre venne eliminata la torre-porta con ponte levatoio, oggi sostituita da un arco barocco. La storia del castello si lega inoltre ai Valperga per un singolare episodio: nel 1459, dopo aver perso una disputa contro il rivale Ludovico Valperga di Masino, un tal cavalier Bernardo di Mazzè venne posto in un'armatura e murato vivo nel castello. La veridicità della vicenda sarebbe confermata dal ritrovamento in una profonda intercapedine, nella terza stanza della torre, a seguito dell'apertura di un muro parietale, dei resti di un uomo in armatura. La scoperta avvenne durante i lavori di restauro compiuti nel XX secolo nel maniero. Il fatto fece sì che la famiglia Valperga di Caluso-Masino venisse condannata a restituire il castello e il territorio roppolese ai Savoia. Ne nacque una lunga causa, che si prolungò sino al 1630, anno in cui il ramo dei Caluso-Masino si estinse e i Savoia tornarono pienamente in possesso del castello e del borgo. Nel XVI secolo poi, i Savoia fecero costruire una chiesetta con facciata prospiciente al piccolo piazzale dell'ingresso pedonale del castello stesso, conosciuta come la "Chiesetta del Castello", ma ufficialmente dedicata a San Michele Arcangelo, eretta sui resti di una più antica chiesa romanica del XII secolo, quest'ultima ancor visibile dal versante orientale, e nella quale è conservata un'icona lignea di Gaspare Serra (1738). Nel 1632 il castello divenne presidio di Tomaso di Savoia contro le invasioni francesi. Ma, quando questi ultimi si allearono con gli stessi sabaudi nel 1640, Roppolo fu ceduta ai marchesi Guido Villa di Cigliano e Giandomenico Doria di Ciriè. Tuttavia, nel 1730, alcuni discendenti dei Valperga riemersi dalla storia, pretesero - e ottennero - nuovamente la proprietà di borgo e castello. Secoli dopo, nel 1837, la casata dei Valperga, ormai decaduta, vendette il castello a Ignazio Anselmi, un ricco possidente, che ristrutturò il castello trasformando il maniero medievale in un elegante residenza di campagna, aspetto sotto il quale ci è oggi pervenuto. Questi, a sua volta, in epoca risorgimentale, cedette la proprietà al senatore e generale Gustavo Mazè de la Roche; in seguito il castello passò alla famiglia Chio e, in tempi più recenti, ai Gruner. Sotto la famiglia Novarese di Moransengo negli anni '80, il castello venne modificato per renderlo in parte sede di un ristorante e soprattutto, poiché l'economia di Roppolo e della zona era ancora basata su enologia e agricoltura, venne istituita nel 1981 al Castello, con l'ausilio delle amministrazioni delle Province e della Regione Piemonte, la sede dell'Enoteca Regionale della Serra, che venne poi trasferita nel 2015 ed è attualmente a Lessona come Enoteca Regionale del Biellese e della Serra. Successivamente, dopo un periodo di chiusura al pubblico, nel 2015 il castello fu acquistato dalla famiglia Saletta che, nel maggio del 2018, lo ha riaperto al pubblico, arricchendolo con una pregiata collezione di quadri, mobili antichi, armi medievali e reperti archeologici, rifornendo le cantine con i vini locali che ne completano la rinnovata armonia con i sapori e le storie del territorio. Il castello si sviluppa intorno ad una torre edificata verso il X secolo che costituisce le fondamenta di quella attuale. Si tratta di un mastio quadrato dalle linee severe ed essenziali, che si distingue sia per gli elementi costruttivi che per i rapporti volumetrici. La parte inferiore, interrata, presenta una volta a botte in pietra. L’aspetto attuale del castello è quattrocentesco con un giro continuo di beccatelli in laterizio e ha caratteristiche di abitazione signorile. La sua pianta trapezoidale è occupata su tre lati da edifici, in prossimità del quarto, invece, si erge un muro di collegamento con le altre parti del complesso. Nel lato più lungo si trova la porta d’ingresso, fronteggiata da un grazioso porticato, costruito anche sull’altro lato per unire il corpo al mastio. Dal portone d’ingresso si diramano due strade: una conduce al piazzale del castello, l’altra all’antico ricetto sottostante, un tempo annesso al castello come mostrano le strutture difensive esterne e la torre, porta d’accesso comune. Restano tracce delle mura nella direzione sud-ovest. Le cantine dell’Enoteca sono del XVI secolo, con volte di mattoni a vista e muri di pietra; gli scaffali hanno la caratteristica struttura ad archetti degli antichi “infernotti”. Il ricetto risale ai primi decenni del XV secolo ed è un tipico caso di struttra acclusa al castello signorile, col quale ha in comune le strutture difensive esterne (le mura del lato interno) e la torre-porta, ma ne è indipendente come struttura fisica, infatti era situato a sud-ovest del castello. Ora esso è in abbandono e ne restano poche tracce: due cellule vicine all’ingresso, un’altra è vicino alla strada del castello e presenta un portale in cotto. Altri link suggeriti: https://www.turismotorino.org/it/esperienze/cultura/castello/castello-di-roppolo, http://www.slowlandpiemonte.it/arte-cultura/visita-castello-roppolo/, https://www.youtube.com/watch?v=uPosXmruIq8 (video di Obiettivo Sabato Gruppo fotografico), https://www.youtube.com/watch?v=g3PcLAa0Zi8 (video di I bellissimi viaggi di Giovanni), https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_BI_Roppolo.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Roppolo, https://it.wikipedia.org/wiki/Roppolo#Il_Castellohttps://www.lagodiviverone.org/it/resource/poi/castello-di-roppolo/, https://www.comune.roppolo.bi.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-2025-1-e8382011c61f257675fcc45f50c4937b, http://archeocarta.org/roppolo-bi-castello-e-ricetto/, https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/castelli/castello-di-roppolo

Foto: la prima è presa da https://www.comune.roppolo.bi.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/castello-2025-1-e8382011c61f257675fcc45f50c4937b, la seconda è una cartolina della mia collezione

mercoledì 20 gennaio 2021

Il castello di martedì 19 gennaio



NOVA PONENTE (BZ) - Castello Thurn

Nel centro di Nova Ponente si trova Castel Thurn, una torre abitativa che fu costruita nel XIII secolo in stile romanico. Nei secoli successivi l'edificio venne ampliato, trasformandosi in una vera e propria residenza. Dal 1341 in poi, il castello divenne la Sede della Corte e passò nelle mani dei Signori di Niederthor: per secoli, il ruolo del giudice appartenne ai nobili che lo impiegarono come tribunale. Nel 1849 infine, la Corte di Nova Ponente venne incorporata nella circoscrizione giudiziaria di Bolzano. Nel 1911 la proprietà dell'edificio passò al comune di Nova Ponente. Dal 1988, quando furono terminate le opere di ristrutturazione del castello durate quattro anni, il Castel Thurn (XIII sec.), è sede dell’Amministrazione Comunale di Nova Ponente. Nel pianoterra, a pianta quadrata, del Castello risiede invece il museo comunale, che accanto a diversi oggetti sacrali raccoglie anche esponenze rappresentative della cultura altoatesina, opere preziose in stile barocco e della scuola veneziana. Nella torre romanica di Castel Thurn (si può facilmente riconoscere anche nell'attuale edificio) è possibile ammirare una preziosa collezione di opere d’arte religiosa – pale d’altare, dipinti e statue di santi del primo barocco – e atti di consacrazione. Sono esposti anche reperti archeologici che documentano l'insediamento di Nova Ponente e della Val d'Ega: ritrovamenti del mesolitico confermano che l'area era insediata già nel 5000 - 5700 a.C.

Fonti: https://www.nova-ponente.eu/it/Museo_territoriale_Nova_Ponente_-_Castello_Thurn, https://www.suedtirol.info/it/esperienze/museo-territoriale-di-nova-ponente-castel-thurn_activity_11167, https://eggental.com/it/Val-d-Ega/Tesori-culturali/Musei-e-castelli, https://www.suedtirolerland.it/it/cultura-e-territorio/musei-e-mostre/museo-territoriale-di-nova-ponente/, https://www.faller-wiesenhof.it/luoghi-da-visitare-val-ega-alto-adige-p90.html

Foto: la prima è presa da https://www.suedtirolerland.it/it/cultura-e-territorio/musei-e-mostre/museo-territoriale-di-nova-ponente/, la seconda è presa da http://www.italiadiscovery.it/storia/castel-thurn.html

lunedì 18 gennaio 2021

Il castello di lunedì 18 gennaio



NEIRONE (GE) - Castello Fieschi di Roccatagliata

Roccatagliata, con il castello erto sul picco sovrastante l’attuale chiesa di San Lorenzo, era una roccaforte dei Fieschi secondo consolidate fonti storiche. Oggi Roccatagliata ha l’aspetto di un tranquillo borgo rurale, tranciato in due dalla carrozzabile (che nel tratto tra le case prende nome, coerentemente, di via Fieschi). Le prime notizie certe sull'esistenza in loco di un maniero o di una postazione difensiva risalirebbero al 1173 quando, nei pressi dell'abitato di Roccatagliata, un castello vescovile fu al centro di una contesa tra l'arcivescovo di Genova Siro II e Rolando Avvocato; quest'ultimo signorotto locale legato in passato alla Chiesa di Milano e che tentò nella zona tra le valli di Recco e Rapallo di costruirsi una propria signoria locale sui terreni e beni ecclesiastici meneghini. Questo territorio geografico della Riviera di Levante, infatti, già dal VI secolo ricadde sotto l'influenza dei Longobardi (569) e della arcidiocesi di Milano e a questo periodo risalgono le fondazioni di pieve ambrosiane a Camogli, Recco, Uscio e Rapallo. È a partire dal 1100 che gli Avvocato, o Advocati come citati in altre fonti storiche locali, tentarono la creazione di un loro dominio stabile e potente nell'alta val Fontanabuona che, però, ben presto destò la preoccupazione del Comune di Genova interessato ad una sua espansione pure in questa zona del levante ligure. Il castello di Roccatagliata, d'origine quindi vescovile, probabilmente e temporaneamente rientrò nei possedimenti di questa famiglia che, comunque, ebbe per tutto il XII-XIII secolo una sua importanza signorile. Già a partire dalla prima metà del Duecento Genova cercò di frenare l'ascesa degli Advocati e fu proprio una sentenza di un magistrato, inviato dal podestà genovese per risolvere le problematiche giurisdizionali legate ad un caso di omicidio avvenuto nel territorio, che di fatto riconobbe a Genova il pieno diritto di intervento e il potere politico e amministrativo. Nel 1223 furono nominati i primi consoli genovesi aventi giurisdizione su Neirone e l'alta valle fontanina. Al 10 ottobre 1259 risale l'atto di vendita del castello degli Advocati di Roccatagliata alla famiglia Doria che, nel corso del 1273, cedette il maniero ai conti Fieschi di Lavagna. A partire da questa vendita la famiglia fliscana creò attorno al castello e al sottostante borgo un considerevole feudo, strategicamente importante in quanto posto lungo una delle tante e principali direttrici commerciali tra la Pianura Padana e la costa ligure. Lo stesso Ottobono Fieschi, salito al soglio pontificio nel 1276 come papa Adriano V, citò nel suo testamento un palazzo presso Roccatagliata. Nel corso della seconda metà del Trecento il castello dei Fieschi fu interessato da fatti d'armi per la sua conquista: espugnato dai soldati genovesi nel 1371, l'anno successivo venne ripreso dai conti di Lavagna. Fu però nel XV secolo che la postazione difensiva e probabilmente pure residenziale, conobbe le sue fasi più cruciali e, in seguito, sventurate. Nella seconda dedizione genovese verso la signoria viscontea i principali feudi dei Fieschi della Repubblica di Genova furono attaccati dalle truppe dei Visconti e pure Roccatagliata ne subì tragicamente le sorti: nel 1433 la zona fu sottomessa a Genova e il castello venduto ai Genovesi. Furono invece gli Sforza, nella seconda dedizione genovese verso la signoria meneghina, ad intraprendere la decisione più drastica e definitiva per la storia del castello, ossia la sua totale demolizione nel corso del 1477. Un episodio che segnò profondamente il borgo ed il suo castello, posto sul poggio più alto dell'abitato, che gli stessi Sforza citarono come "un falcone sopra tutto il paese di Roccatagliata. È una grandissima fortezza talmente situata sopra un sasso che l'è inespugnabile". Postazione difensiva che non venne riedificata dagli abitanti e nemmeno dai Fieschi, nonostante la riottenuta investitura sul territorio nel 1495 da parte dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo. La successiva e fallimentare congiura di Gianluigi Fieschi nel 1547, per il potere su Genova e Repubblica, fece perdere alla famiglia fliscana definitivamente il controllo dei proprio feudi a vantaggio dei Genovesi e di altre signorie locali. Già oggetto di studi per l'importanza storica del castello, una maggiore conoscenza del sito si ebbe tra il 2011 e il 2013 grazie ad una campagna di scavi e rilievi effettuati dalla Soprintendenza, quest'ultimi finanziati da fondi europei, regionali e comunali. Lo scavo ha permesso il ritrovamento delle antiche mura di cinta (costituite da bozzette selezionate e in alcuni casi lavorate a spacco, lungo circa 20 m., che dovevano cingere l’intera sommità del colle, interpretato come probabile traccia delle mura di cinta dell’originario Castello. Queste strutture, per i caratteri della tessitura muraria, sono state datate al XII - XIII secolo, periodo in cui il Castello viene citato per la prima volta), dei vani intagliati nella roccia e pavimentati, frammenti di ceramiche e intonaci. Uno studio approfondito che ha riportato alla luce ciò che rimaneva dello storico sito, di cui si erano perse le tracce tangibili se non le parziali ricostruzioni storiche attraverso fonti tramandate oralmente o i pochi scritti. Il poggio sopra al paese e alla locale parrocchiale di San Lorenzo, dopo una nuova rivalutazione del sito, è diventato un parco archeologico con la presenza di un percorso guidato e pannelli esplicativi. Nell’area centrale è stato individuato un’ulteriore ampio vano, incassato nella roccia tagliata artificialmente, la cui pavimentazione è stata realizzata in cocciopesto, che potrebbe ritenersi una cisterna o un ambiente interrato dove compaiono anche alcune imposte di palo ricavate intagliando il manto roccioso. Sempre nella spianata sono state rinvenute alcune tracce che documentano, sull’area indagata, un’attività di cava per lastre litiche da tetto le cosidette ciappe. Nel corso delle indagini archeologiche sono stati recuperati frammenti di ceramiche costituiti, in prevalenza, da maiolica arcaica pisana e ligure databili tra il XIV - XV secolo che insieme alla documentazione di archivio testimoniano la vita quotidiana delle guarnigioni militari a difesa del castello. Altri link suggeriti: http://www.liguriaheritage.it/heritage/it/liguriaFeudale/Genova.do?contentId=30037&localita=2126&area=210, https://www.youtube.com/watch?v=wOqUUqNweuw&feature=emb_logo (video di Terre di Castelli), http://www.levantenews.it/archivio/index.php/2017/11/02/neirone-roccatagliata-alla-scoperta-dellantico-castello/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Roccatagliata,http://www.terredicastellifieschiespinola.it/comune/neirone-castello-roccatagliata.html,http://www.comune.neirone.ge.it/c010041/zf/index.php/itinerari/index/dettaglio-itinerario/itinerario/2

Foto: la prima è di Dapa19 su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Roccatagliata_(Neirone)-castello_Fieschi3.jpg, la seconda è presa da http://www.terredicastellifieschiespinola.it/

domenica 17 gennaio 2021

Il castello di domenica 17 gennaio



CALTAGIRONE (CT) - Castello di Noce

Non conosciamo le origini di questo castello (un tempo posto al centro di un vasto territorio feudale) del quale rimane la torre del XV secolo. E nulla sappiamo della sua storia fino a quando verso il 1700 i proprietari del tempo, baroni Chiarandà di Friddani, non aggiunsero alla torre un edificio attiguo per loro comoda abitazione. Esso presenta, nelle belle loggette e negli affreschi, le caratteristiche dell'epoca e Michele Chiarandà, dopo averne curato personalmente ogni dettaglio, amava alternare ai suoi lunghi soggiorni in Francia brevi e riposanti parentesi in questa signorile dimora. Di questo signore si racconta che durante la rivoluzione sanfedista del 1789, essendo sospetto di infedeltà al re a causa della sua amicizia con la Francia, venne perseguitato e costretto a sostenere un breve assedio da parte del popolo capeggiato da tale Marronchio. Rinchiuso nella torre egli tenne testa ai suoi assalitori ma infine fu costretto a fuggire attraverso un sotterraneo del castello e, raggiunto poi il mare, si pose in salvo nella sua carissima Francia. Poco chiara la figura di questo italiano del quale è nota la grande amicizia con Napoleone III. Nel 1861 il castello fu acquistato da Giuseppe Milazzo, signore caltagironese, ed il suo discendente On. Silvio Milazzo, attuale proprietario, ne cura i pregevoli restauri con quell'amore che tutti i siciliani dovrebbero avere per queste loro antiche dimore. Oggi, nel suo armonioso insieme, con la bella terrazza alla sommità della torre e circondati dal verde intenso di una folta vegetazione (tanto più suggestiva dell'elegante e curato giardino di un tempo cinto di alte mura merlate e con colonne a sostegno delle caratteristiche pergole) il "Noce" ci appare quale delizioso luogo di soggiorno e di pace

Fonti: testo di Giacomo Buscemi su https://www.facebook.com/notes/saluti-da-caltagirone/castello-noce/300441743317613/,

Foto: la prima è presa da http://www.foryousicily.com/resources/uploadfiles/route/229/Castello%20Noce%20Caltagirone%20FYS1.jpg;jsessionid=6E5F2B9C48B1CC15C6614F2A37495780, la seconda è presa da http://www.it9vce.it/images/CT027.jpg

sabato 16 gennaio 2021

Il castello di sabato 16 gennaio


CASTELBIANCO (SV) - Castello in località Garscin

Nei pressi della località Garscin, poco sopra la frazione capoluogo di Veravo, sono presenti a 857 mt i ruderi del castello medievale, edificato dai marchesi di Clavesana per consolidare i loro domini nelle valli Pennavaira e Neva e collegato visivamente con i manieri di Alto - nel cuneese - e di Zuccarello. Dalla metà del XII secolo fu un bersaglio di conquista da parte degli Ingauni che, volendo proseguire nella conquista di nuovi territori oltre la Valle Neva, già protetta dal borgo fortificato di Zuccarello, tentarono di risalire la Valle Pennavaira. Nel 1288 entrò a far parte dei possedimenti di Emanuele I di Clavesana. Nel 1355, in virtù dell’investitura da parte dell’imperatore Carlo IV a Giorgio Del Carretto, fu considerato feudo carrettesco, e, quando i Cepollini diventarono i vassalli dei Del Carretto, il castello venne annesso di diritto ai loro possedimenti. Nel 1393 con altre località dipendeva dal Vicario di Ranzo fino all’inizio del XVII secolo quando fu venduto da Giovanni Saluzzo Clavesana alla Repubblica di Genova. Quest’ultima ne usufruì come piccola guarnigione in tempo di guerra come si evince dalla relazione del 1632 di Giovanni Vincenzo Imperiale sulla situazione delle fortificazioni del Ponente. Era stato altresì precisato che il castello era utilizzato come stanza per il riposo dei soldati e quale luogo di avvistamento e di segnalazione ma non di difesa perché ritenuto inadatto. Tale impiego militare venne assolto fino alla dominazione napoleonica di fine Settecento. Tra i ruderi del castello sono riconoscibili la torre poligonale mozzata di cui sono visibili i quattro lati, le mura di pietre irregolari disposte in filari orizzontali, ed infine, tracce del perimetro esterno della costruzione. Sul versante a nord-ovest, è visibile un muro della stessa fattura dei precedenti con resti di merlatura.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castelbianco#Architetture_militari, https://www.comune.castelbianco.sv.it/altro-da-vedere/

Foto: è presa da https://www.comune.castelbianco.sv.it/altro-da-vedere/

venerdì 15 gennaio 2021

Il castello di venerdì 15 gennaio



LANDRIANO (PV) - Castello

La più antica notizia relativa al castello di Landriano risale all’anno 1037, ma è molto probabile che esso sia in realtà anche più antico. Non può essere infatti del tutto casuale che poco distante dall’edificio attuale siano venuti alla luce, alla fine del secolo scorso, alcuni importanti reperti di oreficeria ostrogota del VI secolo, evidentemente appartenenti a qualche personaggio locale dì alto rango. Il contesto di tali ritrovamenti sembra in effetti indicare, fino dai tempi della guerra gotica, l’esistenza di un “castrum”, insediamento fortificato, sulle rive del Lambro Meridionale, corso d’acqua che allora fungeva da confine politico e militare tra gli ostrogoti, che avevano il loro centro a Pavia, ed i bizantini che controllavano invece il territorio di Milano. Nei secoli successivi Landriano conservò a lungo questa funzione di caposaldo strategico sulla frontiera tra Milano e Pavia, diventando già prima del Mille un importante avamposto dell’espansione milanese. In tale situazione il castello ed il paese furono sottoposti a frequenti azioni militari degli imperatori tedeschi provenienti dalla ghibellina Pavia. La prima notizia del castello, risalente al 1037, riguarda appunto la sua prima distruzione da parte dell’imperatore Corrado il Salico in lotta contro i milanesi. Feudatari e castellani fin da quei tempi erano i Capitani de Landriano, potenti nobili milanesi che assunsero quale stemma l’effigie del castello merlato e turrito, così come appare in alcuni preziosi sigilli d’avorio della famiglia. Più tardi, l’immagine del castello, simbolo della loro giurisdizione sul territorio, fu sormontata dall’aquila imperiale, a seguito di riconoscimenti e privilegi concessi ai Landriani da Ludovico il Bavaro (1329). Particolarmente rilevante fu il ruolo del castello ai tempi delle guerre del Barbarossa, quando l’edificio venne più volte attaccato e distrutto, ma anche fatto ricostruire ancora più possente dall’imperatore, che vi risiedette più volte mentre era intento alla distruzione di Milano (1162). Nuovamente danneggiato da Federico II e da Giovanni, re di Boemia, esso venne comunque conservato dai milanesi quale fortezza di confine a guardia del vicino canale Ticinello, che segnava il controverso confine tra i territori delle due città in lotta. Nel 1449 il condottiero Antonio Landriani ospitò in paese Francesco Sforza, mentre con il suo esercito costui era intento ad assediare Milano. Landriano e il suo castello furono quindi gravemente coinvolti nei successivi conflitti tra gli spagnoli e i francesi, allora in lotta per contendersi il ducato, particolarmente negli anni tra il 1522 ed il 1529. In tale periodo, nell’area antistante il castello, sorse un grande alloggiamento o campo fortificato per ospitare i numerosissimi soldati degli eserciti occupanti, i quali si scontrarono appunto proprio nei pressi di questo accampamento, nella battaglia del 21 giugno 1529 di cui parla ampiamente Francesco Guicciardini nella sua Storia d’Italia. In quegli anni assai travagliati furono ospiti del castello personaggi illustri del tempo, come Francesco Maria della Rovere, duca d’Urbino, generale dei veneziani, ed i capitani francesi Lautrec e Saint Pol, quest’ultimo sconfitto e catturato dagli spagnoli nella suddetta battaglia. Ma nei periodi di pace frequentarono il castello anche importanti personaggi della cultura del tempo, come il frate novelliere Matteo Bandello, amico di famiglia dei nobili Landriani. Con il declino degli Sforza, tuttavia, alla famiglia Landriani, ormai decaduta, si sostituì quella dei Taverna, legata ai nuovi dominatori spagnoli. Nel 1531 il gran cancelliere Francesco Taverna acquistò da Alessandro Landriani il maniero, ormai in rovina, con tutte le ragioni feudali, confermate nel 1536 dall’imperatore Carlo V, nuovo signore di Milano. Lo stato di abbandono in cui l'edificio versava spinse Francesco “ad una radicale ristrutturazione rispondente alle esigenze di abitazione come luogo di riposo, di svago, all’otium, ma che fosse anche espressione del potere economico-politico assunto dalla famiglia” (Caciagli), trasformando la costruzione da fortezza in un elegante palazzo rinascimentale di campagna. Si demolirono torri, merlature e ponte levatoio, e si realizzarono affreschi e decorazioni a grottesca. Risale appunto a quegli anni lo studiolo personale di F. Taverna, decorato con immagini legate alle vicende del personaggio. Nei secoli successivi gli ulteriori interventi operati non riuscirono comunque a risolvere il problema delle dimensioni eccessive e poco funzionali ormai alla destinazione residenziale dell’edificio, che subì un progressivo processo di abbandono e di degrado. Nella seconda metà del XIX secolo, il conte Paolo Taverna, attento amministratore delle sue proprietà, decise di investire sul Castello di Landriano, praticamente in stato di abbandono, per realizzare uno stabilimento tessile attivato da energia idrica che, nell’ottica paternalistica del conte, potesse portasse prosperità e progresso alla popolazione del borgo. Progetto perseguito per anni, ma in realtà, mai realizzato per la mancanza d’acqua periodica nel fossato circostante l’edificio. Nel 1859, durante la Seconda Guerra di Indipendenza, l’edificio venne occupato dalle truppe austriache in ritirata dopo la sconfitta di Magenta e coinvolto in alcune scaramucce che culminarono nel combattimento di Melegnano dell’8 giugno. Negli anni della Seconda Guerra mondiale, infine, il castello venne utilizzato come base dalle truppe tedesche di occupazione (1943) e successivamente dalle formazioni partigiane locali del C.L.N., durante la Resistenza. Oggi quindi il castello, sebbene sia stato in parte salvato dallo sfacelo, è nuovamente preda della vegetazione, che oltre a molti animali selvatici sembra celare lo spirito inquieto della strega Janet. Janet, Giànét o Giannetta: non è chiaro il suo nome perché, come tutti i fantasmi di questo mondo, la sua esistenza non è appurata nonostante siano in moltissimi a testimoniare la sua presenza; perché allora si dà questo nome e si crede sia una strega? Perché a quanto pare a volte lo spirito inquieto lo rivelerebbe a qualche fortunato che passeggia nei pressi del castello. Sembra infatti che nell’aria si possa sentire spesso un canto soave e che un sussurro dolce e sensuale direbbe di chiamarsi Janet (scritto come suona alle orecchie); qualche volta, affacciandosi attraverso il cancello, sarebbe possibile intravedere una figura eterea passeggiare nei pressi del portone o un volto dai tratti vagamente umani nella vegetazione. Poiché di documenti a riguardo non ce ne sono, la storia e la leggenda si intrecciano, ma si riuscirebbe a risalire effettivamente ad una nobildonna di nome Giannetta vissuta a cavallo tra il XV e il XVI secolo. Giannetta Landriani, probabilmente una diretta discendente dei proprietari del castello, era solita interessarsi e intrattenersi mescendo pozioni e leggendo erbari; si dice che fosse una “herbaria”, ovvero una donna esperta in medicamenti e rimedi naturali ai problemi fisici del tempo. Proprio quella sua passione le costò la vita quando il generale Lautrec ordinò una serrata caccia alle streghe in tutta la regione. Poiché al tempo l’erboristeria era considerata un rimedio eretico, Giannetta venne accusata di stregoneria ed ebbe come unico sconto di pena “l’onore” di essere giustiziata a casa sua, su un rogo organizzato nella piazza antistante il castello. Non è però facile separare la leggenda dalla storia e lo è ancora meno verificare se ci sia un fantasma che si aggira nei pressi del castello e se sia effettivamente lo spirito della strega. Del fantasma di Janet se ne parla da meno di mezzo secolo, ma le testimonianze sono troppe da essere liquidate come pareidolia o suggestione. Ogni caso ovviamente è a sé, ma in generale si crede che avvicinandosi alle mura del castello appaia spesso il fantasma di Janet a figura intera che passeggia nei pressi del portone e in alcuni casi si possa perfino udire il suo canto. Non si contano le testimonianze di nebbioline dalla forma umanoide anche al di fuori delle mura, ma gli studiosi giustificano la cosa affermando che “la colpa” sia del Lambro che molto spesso solleva una coltre di foschia che avvolge la zona. Janet si mostrerebbe, o meglio si farebbe sentire, anche nei pressi del cancello con sussurri e pianti; infine, come ho scritto prima, c’è chi giura che un volto femminile appaia tra la folta vegetazione che sta lentamente conquistando la rocca. Si dice anche che qualche volta lo spettro inquieto provi a comunicare con qualche passante, ma il suo parlare sarebbe di difficile comprensione e quando lei si accorgerebbe di non essere capita svanirebbe nel nulla. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=NXuhOdQqgD8 (video di Assessore Federico Mario Galli), http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00172/, https://www.mitiemisteri.it/castelli-infestati-case-maledette/castello-di-landriano 

Fonti: https://comune.landriano.pv.it/contenuti/28573/castello, https://www.ilparanormale.com/fantasmi/strega-janet/, https://www.archiviodistatomilano.beniculturali.it/Landriano/castello.php

Foto: entrambe di loriban, su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/367420/view e su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/367457/view

giovedì 14 gennaio 2021

Il castello di giovedì 14 gennaio



FIAMIGNANO (RI) - Castello di Rascino

Su una propaggine situata sul lato nord occidentale dell’Altopiano di Rascino sorgono le rovine dell’antico Castello di Rascino. I ruderi si trovano ad un’altezza di 1250 metri circa e si possono raggiungere seguendo l’itinerario che porta sulla cima del Monte Nurietta e Monte Nuria, facendo una breve deviazione dal percorso (un cartello turistico ci indica che siamo nei pressi del sito). Grazie alla sua posizione dominante, dal castello è possibile ammirare tutto l’altopiano e le montagne circostanti che, specie in primavera e in autunno, offrono uno spettacolo di colori unico. Le rovine del Castello si trovano a circa 20 km da Fiamignano, 30 km da Petrella Salto, 53,2 km da Rieti e 122 km da Roma. Altri itinerari sono possibili seguendo alcune strade sterrate che partono da paesi limitrofi ma occorre informarsi preventivamente sulla loro percorribilità. Il nome Rascino sembrerebbe derivare dal termine latino “Raxis” ossia “dorso di Monte” e rappresenterebbe molto bene il colle su cui è sorto il castello. La sua fondazione si fa risalire al 1083 anche se l’origine affonda all’epoca longobarda. Fu uno dei castelli che nel XIII secolo partecipò alla costruzione de L’Aquila. Fece parte dell’area aquilana fino alla fine del XV secolo per poi essere ceduto a Petrella di Cicoli, nel Cicolano. Nel corso dei secoli il castello vide una progressiva decadenza a causa dello spopolamento, finché non venne definitivamente abbandonato. Tornò sotto il governo della regione Lazio nel XX secolo, quando fu concesso al comune di Fiamignano, incluso nella neonata provincia di Rieti. Oggi rimangono poche tracce del Castello di Rascino, con alcune mura e vaghe tracce dell’insediamento fortificato. Intatto, invece, è il fascino antico del luogo che ci fa immergere per un attimo nella vita e nell’ambiente di quasi 1000 anni fa. In questo video di Ercole Maurizio Manieri si possono ammirare dall'alto le poche rovine del castello: https://www.youtube.com/watch?v=ApOvwJVHxNo

Fonti: https://www.lazionascosto.it/castelli-fortezze-rocche-da-visitare-nel-lazio/castello-di-rascino/, https://it.wikipedia.org/wiki/Rascino

Foto: la prima è di groucho80 su https://mapio.net/pic/p-80765252/, la seconda è presa da https://www.lazionascosto.it/castelli-fortezze-rocche-da-visitare-nel-lazio/castello-di-rascino/

martedì 12 gennaio 2021

Il castello di mercoledì 13 gennaio



QUATTRO CASTELLA (RE) - Castello di Mucciatella

Nel 1037 è riportato un "Actum infra Castrum Muzzadella". Nel 1156 un decreto di Anselmo, Arcivescovo di Ravenna, nomina la "cappella S. Venerij ed Mozatella" dipendente dalla Pieve di Puianello (Mucciatella), a cui fu ancora soggetta nel 1302. Nel 1287 il castello apparteneva al Monastero di Canossa, fu quindi riedificato dai reggiani nel 1320. Nel 1335 il castello era in possesso dei Fogliani ed in seguito con Albinea, dei Manfredi. Nel 1415 i Manfredi divisero i loro beni: Borzano e Mucciatella furono assegnati a Paolo, Taddeo e Simone. Nel 1625 il duca Cesare d'Este creò marchesi i conti di Borzano e Mucciatella. La famiglia si estinse nel 1695 ed allora beni e titoli passarono al ramo dei Manfredi di Albinea. I resti del castello sono notevoli per lo spessore dei muri e la grandiosità degli ambienti e delle strutture. Sotto l'attuale proprietario sig. Franco Lombardini, sono stati intrapresi importanti restauri. Al piano terreno si può ammirare una sala con soffitto quattrocentesco a cassettoni dipinto ed un camino seicentesco con rilievi in gesso. Nei sotterranei figurano imponenti archi a crociera con gli stemmi della famiglia Manfredi. In un avanzo isolato del castello era la cappella nella quale si trovava un affresco raffigurante la Madonna in trono con il Bambino ed i SS. Pietro e Venerio ai lati. Il dipinto era stato attribuito dal Prof. D. Mariotti a Bernardino Orsi e fatto risalire ai primi anni del '500 mentre il Rev. prof. Nerio Artioli, citando Adolfo Venturi, lo riporta a Michele e a Pier Ilario Mazzola, pittori parmensi. Nel 1968 l'affresco è stato staccato, restaurato e sistemato nella villa di Montegaio di proprietà Saracchi a cui apparteneva, al tempo, l'attiguo castello. Il complesso era ridotto, prima del restauro, ad uno sbrecciato parallelepipedo di due piani, degradato a fienile e a deposito di attrezzi agricoli, e soffocato dall'aggiunta di tettoie e stalle.

Fonti: http://www.4000luoghi.re.it/luoghi/quattro-castella/castello_mucciatella.aspx, https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=152324

Foto: entrambe prese da https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=152324

Il castello di martedì 12 gennaio



LAVIANO (SA) - Castello normanno

In epoca longobarda (dal VI sec. d.C.) Laviano appartenne al gastaldato di Conza (Conpsa) e rientrò nel Principato Citra. I Longobardi, riorganizzando i percorsi tra il mare Tirreno (in particolare da Salerno) e quello Adriatico, aprirono nuove strade seguendo il corso dei fiumi e modificarono, conseguentemente, sia il ruolo sia lo sviluppo delle aree interne e, soprattutto, di alcuni centri come, ad esempio, Conza. Sotto i Normanni (X-XII sec.) venne creata, invece, la contea di Laviano e ne fu Conte anche Guglielmo che prese il cognome "de Laviano" e poi "Laviano". Tale contea ebbe una certa importanza dato che dalla medesima dipendevano a livello militare ed amministrativo vari paesi circostanti. A Guglielmo successe Oddone poi sconfitto dal Duca di Brienne mandato dal Papa Innocenzo III. Al periodo normanno risalgono le origini sia della Chiesa Madre dell'Assunta, sia del Castello medievale. Quest'ultimo, proprio per volere del citato Guglielmo, venne ubicato in posizione strategica in modo da facilitare l'osservazione e la difesa, ossia sulla sommità del promontorio, a picco sulla rupe dell'Olivella e sul vallone. Fu munito di fossato con ponte in pietra, nonché di un avamposto e/o baluardo verso il nucleo abitato che, fino al sisma del 1980, era incastonato lungo il pendio collinare sottostante. Originariamente tale borgo ha accolto le persone che si ritiravano dai luoghi posti lungo le vie militari e che non erano in grado di subire gli svantaggi dovuti all'obbligo di dare alloggio ed assistenza a tutte le autorità del Regno, civili e militari, le quali viaggiavano per servizio in quel territorio. Il Castello, pur avendo subito nel corso dei secoli ampliamenti e ristrutturazioni, aveva conservato sino al 1980 prevalentemente l'aspetto difensivo, un impianto planimetrico irregolare con torri cilindriche angolari (delle quali la maggiore, considerata il "mastio", è collocata a nord/ovest) anche su base a scarpata romboidale, corpi di fabbrica a due e a tre livelli ai quali si accedeva dalla corte interna trapezoidale, copertura a falde con manto esterno in coppi, vani principalmente con solai piani in travi lignee, ma anche ambienti voltati (tra i quali una possibile cappella) ed un loggiato con volta a crociera nella parte sud-ovest che prospetta sul vallone con una apertura arcata. I vani finestra del piano rialzato erano, così come riscontrabile ancora in due aperture prospicienti la corte interna, contorniati da cornici e soglie in pietra. Il livello inferiore era adibito presumibilmente a cantine, depositi e forse celle, mentre quello rialzato rispetto alla corte interna era destinato anche alla residenza. Infine l'ultimo, munito di feritoie, era utilizzato, presumibilmente, per scopi difensivi ed armerie. Sottostante al cortile si trova un'ampia cisterna voltata e munita di grata. Probabilmente la disposizione planimetrica irregolare del complesso fortificato è stata determinata dalla configurazione morfologica del terreno. Di notevole valore erano i sobri, quanto maestosi, portali lapidei risalenti al XVII sec., con conci decorati (prevalentemente alla base dei piedritti, all'imposta dell'arcata ed in chiave) collocati all'ingresso principale ed al fabbricato ubicato all'inizio dell'area fortificata (probabilmente un posto di guardia) caratterizzata quest'ultima, soprattutto, dalle mura perimetrali poste alla sommità del pendio collinare tuttora leggibili in particolare nella parte nord-ovest come pure dal fossato munito di ponte su due arcate entrambi in muratura di pietrame. Gli elementi di tali portali, che sono crollati con il terremoto, sono stati recentemente rinvenuti in loco. La costruzione, ovviamente, è in muratura di pietrame locale che nelle parti a vista si presenta per lo più regolare nei ricorsi orizzontali senza stilatura di giunti e che è impreziosita dagli elementi sempre lapidei sia decorativi, sia di pezzatura maggiore compatta e lineare nei cantonali e nelle parti di delimitazione. Tale Castello si inserisce nel sistema di fortificazioni normanne e sveve realizzate dal X secsolo, spesso su preesistenti insediamenti difensivi lungo l'alta valle del Sele ed in Basilicata a ridosso delle vie di comunicazione con la Puglia. Il fenomeno dell'incastellamento medievale che ha interessato tutte le regioni del Mediterraneo, anche nelle zone non costiere, e ha rappresentato un fenomeno epocale che ha portato ai paesi interni ed arroccati anche un miglioramento delle condizioni di vita. In tale periodo la valle del Sele è diventata una sorta di micro regione con un'identità culturale singolare, che in qualche modo ha conservato anche nei secoli successivi. Ne sono testimonianza le numerose fortezze ed emergenze architettoniche tuttora presenti in zona. Nel medioevo, inoltre, il fiume Sele ha avuto un ruolo importante connesso allo scambio ed al trasporto delle merci (compreso il legname utile nella costruzione delle navi). A seguito di indagini di archivio risulta che nei vari secoli i territori di Laviano, come anche il castello, furono possedimenti di diversi signori e/o feudatari e tra questi si ricordano: i Marino e Pirro d'Alemagna sino alla famosa "Congiura dei baroni" alla fine del XV secolo, la famiglia Carafa Guzman de Marra (noti anche come principi di Stigliano) e la Regia Corte spagnola nel XVII sec. nonché la famiglia D'Anna (che li ha avuti in proprietà dalla fine dal 1696 sino al 1865 in base al catasto Onciario del 1753 ed a quello Murattiano del 1815). Nel XIX il Castello è diventato di privati ed alla fine degli anni '50 è stato acquisito al patrimonio comunale e, conseguentemente, utilizzato per fini pubblici. Inoltre, dai documenti esaminati, si evince che tale costruzione aveva nel complesso 6 bassi, la cappella ed un locale adibito a scuderia al piano seminterrato e circa 20 stanze ai piani superiori. Nonostante i crolli determinati dagli ultimi terremoti e le attuali precarie condizioni statiche il Castello di Laviano costituisce tuttora una delle testimonianze più significative dell'architettura fortificata presenti nell'alto Sele. Di particolare interesse e valore resta, infatti, questo monumento tuttora caratterizzato dall'individuazione della perimetrazione murata esterna della fortificazione, dai resti dell'avamposto (e/o baluardo) del quale in ogni caso si individua la consistenza plano-volumetrica preesistente), il fossato delimitato dalla muratura in pietra e/o dalla roccia viva con il suo ponte, la consistenza muraria dell'intero castello del livello inferiore e parti significative del piano rialzato (quali, ad esempio, la facciata prospiciente la corte interna del corpo a nord-est con i setti retrostanti ed i lati perimetrali sia a sud, che a nord/est), il cortile con la sottostante cisterna visibile dallo squarcio che si è creato nel terreno ed i livelli medio/bassi di tutte le torri. Significative sono anche le tracce e gli elementi riscontrabili in loco che contribuiscono a comprendere maggiormente l'organizzazione interna come anche la ripartizione altimetrica degli spazi e l'articolazione compositiva dei prospetti. Particolarmente suggestiva ed emergente resta, infine, la sua ubicazione alla sommità del rilievo collinare ed a picco sul vallone molto profondo nei lati ad ovest. Il terremoto del novembre del 1980 ha distrutto Laviano e provocato danni ingenti anche al Castello dove gran parte della muratura è crollata e tutti i solai piani lignei sono andati perduti, sfondati dal peso delle macerie, oltre alla quasi totalità delle volte. Inoltre, anche l’avancorpo (o baluardo di guardia) è stato molto compromesso ed un ampio tratto della volta a botte che copre la cisterna dell’acqua (posta al di sotto della corte interna) ha ceduto. Al sisma è seguito un lungo periodo di totale abbandono e, perciò, di massima esposizione agli agenti atmosferici nel corso del quale sono avvenute ulteriori scosse telluriche (ripetutesi anche negli anni più recenti): per molti anni tale fortilizio sembrava essere stato ringhiottito dalla terra. L’intervento sul Castello, eseguito dalla Soprintendenza tra il 2004 - 2008, ha rappresentato il primo "restauro" realizzato a Laviano dopo il terremoto del 1980: è stato, perciò, non solo il primo bene culturale, ma in assoluto il primo immobile recuperato e restituito al paese.La Regione Campania ha, infatti, assegnato alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino (così come attualmente denominata) un finanziamento della Comunità Europea di importo limitato, date le condizioni in cui versava l’immobile (ammontando complessivamente a 981.268,10 euro), ma molto importante. La Soprintendenza, con detti lavori di consolidamento e restauro, non è riuscita a completare il recupero del Castello e molto resta ancora da fare, ma ha raggiunto, comunque, risultati molto significativi poiché, oltre a rendere nuovamente leggibile il Complesso fortificato, ha fatto riscoprire alla collettività lavianese (e non solo ad essa) questo monumento di notevole interesse artistico-architettonico e per un lungo periodo dimenticato nonché di rilevante valore sociale ai fini della riappropriazione della memoria storica e dell'identità culturale dei luoghi. Infine, tale intervento ha avviato un riavvicinamento del passato non limitato alla costruzione, ma inteso come ricucitura del nucleo con il contesto ambientale circostante e riqualificazione delle importanti risorse soprattutto naturali del territorio di Laviano. Dal 2009 il Castello è stato riaperto al pubblico seppure con delle difficoltà e limitazioni. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=oVCzJhJsh7s (video con drone di Alberto Tarantino), https://www.youtube.com/watch?v=LHhhjXktjL0 (video con drone di Angelo Giordano), https://www.youtube.com/watch?v=urXTO9d7A0g (video di Giovanni Piserchia), https://www.youtube.com/watch?v=oNUDINdLrsg (video con drone di Francesco De Girolamo), https://www.youtube.com/watch?v=-8KteUzYU44 (video di Impresa Diretta)

Fonti: http://www.comune.laviano.sa.it/index.php?action=index&p=338, http://www.lavianonostra.it/il-castello-di-laviano/, https://www.beniculturali.it/evento/il-restauro-del-castello-di-laviano-sa

Foto: la prima è presa da https://www.destinazioneseletanagrovallodidiano.info/Musei-e-Architettura/Castello-Medievale-e-Ponte-Tibetano.html, la seconda è di Gianfranco Adduci su https://www.ecoturismocampania.it/ponte-tibetano-laviano/