venerdì 6 novembre 2026

Il castello di venerdì 6 novembre




PERUGIA - Castelli in frazione Fratticiola Selvatica

Durante il Medioevo, parecchie notizie sono pervenute sulla storia del castello. Dato che il luogo si trova sul confine con la potente Gubbio, il castello ne subì l'occupazione e il danneggiamento nel 1216  ed il Comune di Perugia, per salvaguardarlo lo munì di notevoli attrezzature di difesa e di offesa, tanto che nel 1260 era nel contado di Porta Sole. Durante il periodo delle fuoriuscite da Perugia, venne coinvolto nell'assedio di Castel d'Arno e fu preso da tal Nino dei Guidalotti nel 1390. Nel 1405-1406, in pieno conflitto tra i pontifici ed i perugini, l'assedio papale fece prigionieri gli abitanti ed il castello fu distrutto. Per avere una difesa migliore, venne dunque ricostruito più piccolo e fu esentato parzialmente dalle imposte. Per tutto il XV secolo, Perugia cercò di mantenere la fortificazione, restaurandola e finanziando il trasferimento di nuovi abitanti. Comunque, la politica di popolamento non ebbe mai gran fortuna: nel XVI secolo vi erano 27 focolari, nel XVIII 177 abitanti, e nel 1809 solo 5 famiglie abitavano il castello. La cronica scarsità d'acqua, parzialmente evitata con un pozzo scavato all'interno delle mura, venne alleviata solo nel 1929, quando il comune di Perugià costruì l'acquedotto che è tuttora in funzione. Oggi del castello rimangono solo le quattro torri,le mura, il pozzo e la cisterna. In origine di forma ottagonale, aveva una sola porta ed era difficilmente difendibile a causa della sua grandezza. Qualcosa si intravede in questo video aereo di Sergio Giovi: https://www.youtube.com/watch?v=1fwYybWnILE

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Nascosto in un fitto bosco di querce nelle vicinanze di Fratticiola, si erge il Castello di Coldericoli o castello di Verecondo, chiamato anche Villa Paoletti. Alcuni documenti sembrerebbero datare la presenza in questo punto di una torre o fortilizio del secolo XIII. Dall'800 l'edificio appartenne alla famiglia Paoletti. Verecondo Paoletti, e prima di lui il padre, ne stravolsero completamente l'aspetto. Con l'aiuto di un paio di manovali in Fratticiola, Verecondo iniziò l'impresa di costruzione (o ricostruzione) del castello che durò per oltre venti anni, escluse le interruzioni dovute alle guerre. Testimonianze ricordano che la torre al centro del piazzale c'è sempre statae sicuramente rappresenta la parte più antica del castello, dall'oscuro passato. Al primo piano di essa c'era una statua dorata della Madonna, incassata nel muro, verosimilmente per paura che venisse rubata. Si ricorda inoltre che l'entrata è stata rifatta partendo dalla base come anche la struttura del castello era più bassa e soltanto più tardi è stata rialzata e sono stati costruiti i merli, in stile guelfo. Contemporaneamente a questi lavori, sono stati creati le cucine, le cantine e via di seguito. Era la tenuta di caccia di Verecondo Paoletti, generale di due guerre, che qui entrava a cavallo, pur avendo una topolina nera, la prima automobile comparsa a Fratticiola Selvatica. Dopo la sua morte nel 1974, un custode continuò ad occuparse per circa due decenni; ora l'edificio, seppure di proprietà dei discendenti della famiglia Paoletti, è abbandonato a sè stesso. Link suggeriti per vedere virtualmente il castello: https://www.youtube.com/watch?v=V7m7PwpVprU (video con drone di Filippo Biagioni), https://www.youtube.com/watch?v=fkTCEFXxCpU (video di Delta Urbex)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Fratticiola_Selvatica, https://www.prolocofratticiola.it/la_storia-3.html, https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/anello-fratticiola-selvatica-e-castello-verecondo-199189157, https://www.facebook.com/LaPiaggia/posts/castello-di-verecondo-immerso-in-un-bosco-di-querce-nota-anche-come-castello-di-/1226605732828516/, https://www.caiperugia.it/attachments/918_15-12-2013%20Castello%20di%20Verecondo.pdf, https://www.stradeeposti.it/stradeeposti/Italy/Umbria/Perugia/Castel-d-Arno/Perugia_Castel-d-Arno_Castello-di-Verecondo.html

Foto: la prima è presa da https://www.lavocedelterritorio.it/fratticiola-selvatica-chiostri-presidente-della-pro-loco/ e mostra il borgo dall'alto; le altre tre, tutte di Riccardo Urbani, sono relative al Castello Verecondo e sono prese da https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/anello-fratticiola-selvatica-e-castello-verecondo-199189157/photo-122388743

giovedì 29 ottobre 2026

Il castello di giovedì 29 ottobre


PULSANO (TA) - Torre Castelluccia in frazione Marina di Pulsano

È una delle numerosi torre costiere fatte edificare nel '500 dagli spagnoli (che controllavano il Regno di Napoli) in tutto il Salento (da Taranto a Brindisi passando da Santa Maria di Leuca) per proteggerlo dagli attacchi saraceni. Si trova a sud di Torre Saturo, sita a Marina di Leporano, e a nord di Torre Zozzoli (detta "Torre Sgarrata"), sita nell'isola amministrativa di Taranto, tra Marina di Pulsano e Marina di Lizzano. È situata su un altopiano che porta il suo nome all'interno del Bosco Caggione e si affaccia sulla baia di Lido Silvana. Il bosco nel quale la torre si trova è stato meta ambita da turisti italiani e stranieri quando, prima dell'incendio del 2001, ospitava un campeggio internazionale. Dopo il già citato incendio, solo la parte del bosco situata sull'altopiano della Castelluccia è rimasto intatto; la parte sottostante, dove era sito il campeggio, è andata persa. Nei pressi della torre è stato rinvenuto, grazie agli scavi del lustro 1948-1952, il più antico villaggio messo alla luce sul Golfo di Taranto. Il villaggio, la prima Pulsano, risale al XIV secolo a.C. ed è collocabile nell'età del bronzo, nella protostoria. La torre, costruita come detto per il controllo costiero, dopo fu adibita a torre dei cavallari del Principe. Nel 1590 fu ucciso il capo dei cavallari, Pasquale Conte, dai cacciatori di frodo.Nominata per la prima volta nell’Atlantino del cartografo Mario Cartaro del 1613, la struttura ha una base quadrangolare, si sviluppa su due livelli ed è rivestita di conci squadrati di tufo fossilifero e spugnoso di colore giallo rossastro chiaro. Il fronte a monte nord-est mostra tre caditoie con rispettivi beccatelli, due dei quali sono dotati di archibugiere con il bordo a spatola. Le caditoie, dovevano servire come postazioni dalle quali scagliare pietre, olio o pece bollente o altri materiali, addosso agli eventuali assalitori. Un grosso elemento toroidale è all’apice di queste ultime, cui segue una merlatura per l’appostamento delle artiglierie. Sul terrazzo è presente un vano diruto con relativa finestra. Verso il lato monte, è presente una scala in pietra, su arco rampante, caratteristica molto rara per una torre del regno (aggiunta per rendere più agevole l’accesso al piano superiore costituito da un’unica stanza voltata a botte e con camino); in prossimità del suddetto vano scala è stato realizzato un pozzo privo di chiusura, al cui interno è presente vegetazione spontanea. Sul lato sud non è presente alcuna apertura. Nel 1842 la torre venne data in uso alla forza doganale e, successivamente, al Demanio nazionale e alla Marina Militare. Attualmente, la torre presenta un forte degrado strutturale. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=DtZcga3yJOg (video di Passione e Disabilità), https://www.youtube.com/watch?v=WdMSVUGU2og (video di Giuseppe Leuzzi) 

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Castelluccia, https://fondoambiente.it/luoghi/torre-castelluccia?ldc,https://www.vivipulsano.it/punto-di-interesse/torre-castelluccia/ (Testi a cura di: Dott. Dario DURANTE e Dott. Giuseppe MEDICI), https://www.agenziademanio.it/it/crea-valore-investi-con-noi/dettaglio-immobile?objectid=646

Foto: la prima è presa da https://www.vivipulsano.it/punto-di-interesse/torre-castelluccia/, la seconda è presa da https://www.langegnapulsano.it/torre-castelluccia/

mercoledì 28 ottobre 2026

Il castello di mercoledì 28 ottobre


MONASTERO BORMIDA (AT) - Castello

La sua collocazione, più in basso rispetto al paese, oltre alla sua notevole vicinanza al fiume Bormida che si insinua fino a pochi metri dalla sua torre meridionale, rivelano chiaramente che l'edificio non nacque a scopo difensivo, bensì come monastero benedettino dedicato a Santa Giulia, intorno al 1050.  In origine era composto dalla torre campanaria, dalla chiesa (due colonne dai capitelli romanici si vedono ancora trasformate in fontana in uno dei cortili) e da un corpo di fabbrica corrispondente più o meno all'attuale perimetro interno del cortile, dove si notano piccole finestre medioevali a tutto sesto, probabili punti luce delle celle monastiche. Il castello seguì i vari avvicendamenti di proprietà del territorio di Monastero Bormida: venduto da Bonifacio I di Clavesana a Manfredo II di Saluzzo nel 1025 divenne poi dalla seconda metà del Duecento proprietà dei monaci di Fruttuaria per decreto di papa Clemente II. Successivamente diventato proprietà della famiglia Del Carretto tra il 1394 e il 1405 i marchesi Antonio e Galeotto diedero forte impulso alla fortificazione di Monastero Bormida, sostenendo ingenti spese e convertendo l'antico monastero in un vero e proprio castello. È presumibile che in quell'occasione sia stata operata la più profonda trasformazione dell'edificio, mutandone sostanzialmente la forma. Durante il XV secolo vennero sviluppate varie strutture difensive tra le quali l'arco medievale che collega il castello alla torre e che è ancora oggi visibile. Nel corso del Quattrocento la zona passò più volte di mano tra il controllo della famiglia Savoia e quello del marchesato del Monferrato. In questo periodo i feudatari Della Rovere continuarono l'opera di ampliamento e trasformazione del castello rendendolo anche una residenza signorile. L'attuale aspetto del castello è frutto di diversi interventi rinascimentali e barocchi che si sono susseguiti tra il XVI e il XVII secolo, non tali comunque da stravolgere nei caratteri fondamentali la linea tardo-trecentesca conferita dai Del Carretto. Nel XIX secolo la proprietà passò alla famiglia Polleri di Genova che nel 1876 la cedette al comune di Monastero Bormida. L'edificio si colloca attualmente nella piazza inferiore del paese, alla quale si può accedere salendo per una caratteristica alzata a ponte (il Puntet), attraverso una delle porte di ingresso dell'antica cinta muraria; la piazza mantiene ancora in parte l'antica pavimentazione in pietra fluviale. Il prospetto est è composto da una serie di strutture coordinate costruite in epoche diverse, tra i quali spicca una loggetta rinascimentale a due arcate con colonnina centrale in pietra. Il lato ovest, sulla piazza della torre, presenta, a coronamento del muro, una sottile parete a mattoni pieni con fregio geometrico in rilievo in basso. La facciata principale rivela invece una completa rielaborazione seicentesca, fregiata da imponenti lesene di gusto barocco. Di qui, attraverso un ampio porticato con volta a crociera (sulla destra si vede ancora l'arco gotico che costituiva l'ingresso originario), si penetra nel cortile interno dell'edificio, dominato dal doppio scalo ne che, a sinistra per chi entra, porta al complesso di terrazzi del primo piano, dove si aprono diverse porte d'ingresso, tra cui una, murata, sicuramente trecentesca. L'interno — visitabile in estate in occasione della rassegna "Castelli Aperti" — è una successione di ampie camere con pavimenti a mosaico e soffitti a vela e a crociera di cui alcuni affrescati a motivi floreali e geometrici o con figure femminili, talvolta mitologiche. Il secondo piano è raggiungibile attraverso due diverse scale: una principale a duplice rampa, che conduce all'appartamento, oggi abitazione privata nella parte meridionale; l'altra, secondaria, che partendo da un angolo del terrazzo del primo piano porta alle torri e al sottotetto del blocco nord. I sotterranei, raggiungibili da varie entrate direttamente aperte sul cortile interno, sono caratterizzati dalla fusione di elementi architettonici diversi, fra i quali comunque risaltano le pavimentazioni e i soffitti a crociera della fine del XIV secolo. In essi sono inoltre presenti i resti di un antico mulino e di un torchio. Di particolare rilevanza nel complesso architettonico è la torre. Giunta fino a noi in ottime condizioni, ha però rischiato alla fine del XVIII secolo la demolizione perché bisognosa di profondi lavori di restauro. Alta 27 metri, presenta su tutti i lati quattro ordini con fregi e archetti pensili, in mattoni i due inferiori e in pietra quelli superiori. In alto si aprono due ordini di finestre con arco a tutto sesto, di cui quelle inferiori in conci bicromi. Il complesso è oggi aperto al pubblico con visite guidate – spesso teatralizzate da rievocatori storici in costume d’epoca della Associazione “Custodes Viarum” –  è in gran parte destinato ad attività culturali, turistiche e di valorizzazione del territorio. Il piano nobile è occupato dalla Gipsoteca “Edoardo Rubino”, che comprende una serie di opere in gesso di questo grande scultore piemontese del Novecento, in rete con le gipsoteche “gemelle” dedicate a Giulio Monteverde a Bistagno e a Claudia Formica a Nizza Monferrato. I piani sottotetto sono attrezzati per ospitare mostre temporanee dedicate sia ad autori contemporanei sia a maestri tra Otto e Novecento, mentre nell’antico mastio difensivo è allestita la “Torre dei Cavalieri” con la riproposizione di armi, costumi, usanze dell’epoca medioevale, e nelle antiche cantine è ripresa la tradizione dell’affinamento dei grandi vini della Langa Astigiana. Antistante al castello, a chiusura della grande piazza dove ogni anno, la seconda domenica di marzo, si svolge l’antica festa del Polentone, vi è la caratteristica alzata a ponte che conserva la vecchia porta di ingresso dell'antica cinta muraria, mentre a valle del maniero si trova il ponte romanico sul fiume Bormida, opera tardo medioevale con quattro possenti archi in pietra e una cappelletta, già posto di guardia, posta a metà del camminamento. Altri link suggeriti: https://cultura.gov.it/luogo/castello-di-monastero-bormida, https://www.preboggion.it/CastelloIT_di_AT_Monastero_Bormida.htm (con diverse foto interessanti), https://www.youtube.com/watch?v=k5lO0gDYhwk (video di Andalas), https://www.youtube.com/watch?v=oB218WwOXMo (video di Droni e Volo Remoto)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Monastero_Bormida, https://it.wikipedia.org/wiki/Monastero_Bormida, https://castelliaperti.it/it/beni/castelli/castello-di-monastero-bormida.html, 

Foto: la prima è presa da https://www.lastampa.it/asti/2025/07/18/news/castello_asti_opere_arte-15237042/, la seconda è presa da https://artbonus.gov.it/castello-medievale-di-monastero-bormida.html

venerdì 23 ottobre 2026

Il castello di venerdì 23 ottobre


SANTI COSMA E DAMIANO (LT) - Torre in frazione Ventosa

Nell'Alto Medioevo, nell'anno 830, Ventosa entrò nella storia: allora apparteneva al territorio di Gaeta, città bizantina, e nei verbali di un processo per una controversia su alcuni beni ecclesiastici apparve tra i giudici tale Siceramit de Ventosa. Ventosa doveva già essere un villaggio dove avevano trovato rifugio dalle invasioni barbariche gli abitanti della pianura. L'ubicazione del borgo fece sì che Ventosa divenisse parte della disposizione del locale sistema difensivo contro i Saraceni: le sue due torri, infatti, di cui ne resta una, servivano ad allarmare l'entroterra cassinate quando i Saraceni approdavano al Garigliano, fiume presso cui era presente una loro colonia. Ventosa fu anche eremo distaccato di Montecassino, aspetto non di poco conto nel governo del territorio, ai confini fra il ducato di Gaeta e la Terra di San Benedetto; è infatti depositato presso l'abbazia un documento di compravendita risalente al 980. Nel 1064 i Normanni conquistarono Gaeta e nel 1078 Giordano, principe normanno di Capua, donò la contea di Suio all'abbazia di Montecassino, guidata dall'abate Desiderio. Il controllo della foce del Garigliano, attraverso l'acquisizione della contea, era di importanza strategica per il monastero cassinese perché questa era un diretto sbocco verso il mare. Ventosa era uno dei casali più cospicui della contea di Suio; entrando a far parte della Terra di San Benedetto il villaggio crebbe, fra XI e XII secolo. Del XII secolo è il simbolo stesso della località, la torre da cui si domina sia la piana del Garigliano sia parte dell'entroterra. Nel XV secolo, visse a Ventosa la giovane Aurimpia, ispiratrice del poeta in lingua latina Elisio Calenzio, umanista che l'amava corrisposto. Nel giorno di Pasqua del 1799, durante la napoleonica Repubblica Partenopea, la popolazione di Castelforte in particolare, ma anche degli adiacenti Santi Cosma e Damiano e Ventosa, dovette difendersi dall'incursione punitiva francese contro le comunità che sostenevano le truppe comandate dall'itrano Michele Pezza, detto Fra Diavolo, fedele al Re borbonico Ferdinando. Si racconta che i Ventosari si difesero casa per casa, a colpi di pietre, dall'avanzare delle truppe. La torre è alta 24 metri (5 in meno rispetto al passato) ed è costruita in pietra calcarea. Vi si accedeva attraverso una finestra posta a 7,20 metri, sul lato est (in passato presumibilmente veniva raggiunta con l’ausilio di una scala a pioli), attraverso tali feritoie infatti veniva anche assicurata la luce all’interno. La torre non era protetta da mura perché aveva principalmente lo scopo di controllare la Zona Nord e quindi eventuali pericoli provenienti da Coreno, Cardito ed Aurito. La torre svettante sulla collina era in stretto rapporto con quella di Castelforte (vedere https://castelliere.blogspot.com/2026/10/il-castello-di-martedi-13-ottobre.html), entrambe fatte costruire probabilmente dai Conti dell’Aquila, nobili di origine normanna, per controllare, assieme alla Torre di Suio, la Piana del Garigliano, mentre la Torre di Minturno e quelle costiere garantivano il controllo del mare. La torre ha costituito per lungo tempo una risorsa idrica fondamentale per il paese: al suo interno è stata ricavata una cisterna alimentata dall'acqua piovana che scendeva da un pluviale in tegole. Ecco un video in cui si vede dall'alto :https://www.youtube.com/watch?v=ShX3GbGZhfE (di Giovanni Mattei, dal minuto 3:07)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Ventosa_(Santi_Cosma_e_Damiano), https://www.comune.santicosmaedamiano.lt.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/torre-ventosa-50116-1-664ac1e2955fa5a191664544a503fbc5, 

Foto: entrambe scattae da me durante la mia visita sul posto ad inizio agosto 2026

mercoledì 21 ottobre 2026

Il castello di mercoledì 21 ottobre 2026


PIEVE SANTO STEFANO (AR) - Castello di Brancialino

Le origini del Castello di Brancialino risalgono al XII secolo, ma il luogo doveva essere abitato già ai tempi dei romani. Sorge, in posizione strategica e isolata, su un colle da cui domina il lago di Montedoglio, un tempo la valle dove scorreva il fiume Tevere. La struttura fortificata vera e propria risale al XII secolo, sebbene l'area circostante mostri anche tracce e influenze di origine longobarda. L'impianto storico è composto da un nucleo principale ad uso abitativo, due torri e una cinta muraria fortificata, con all'interno case e una chiesa. Nel 1383 il castello era dei Tarlati di Pietramala che lo posero sotto la protezione di Siena. Fu assediato dai Fiorentini e subì distruzioni durante la guerra tra Firenze e i Visconti (1428); poi fu devastato nel 1587 da Giulio Beccheria, cavaliere di Malta, per il governo Fiorentino. Dopo anni di incuria e abbandono è stato oggetto di un attento restauro e oggi ospita una struttura ricettiva. Il Castello, non visitabile liberamente, si raggiunge percorrendo la Statale Marecchiese SP 258 che collega Sansepolcro con Badia Tedalda. Altri link suggeriti: https://www.impresaedilemaggini.it/restauri.html, https://www.toscanafilmcommission.it/luoghi/castello-di-brancialino/, https://lvhglobal.com/tuscany/castello-di-brancialino, https://www.youtube.com/watch?v=a8kuoxjYLJw (video di Claudio Maggini), https://www.youtube.com/watch?v=njppzK9wpIo&t=10s (video di Lionard Luxury Real Estate)

Fonti: https://www.meetvaltiberina.it/castelli-e-ville-valtiberina-toscane, https://www1.saturnonotizie.it/news/read/177276/eventi-sansepolcro.html

Foto: la prima è dell'Impresa Edile Maggini su https://www.facebook.com/photo?fbid=2307741089284499&set=a.578282194095383, mentre la seconda è del mio amico e "inviato speciale" del blog Claudio Vagaggini

martedì 20 ottobre 2026

Il castello di martedì 20 ottobre


CENTURIPE (EN) - Castello in frazione Carcaci

La prima testimonianza della presenza umana nel luogo risale all'XI secolo, quando i Normanni, venuti in Sicilia, nel 1061 qui si accamparono per organizzare la presa di Centuripe. A quell'epoca risale la prima costruzione di cui si ha testimonianza: una torre quadrangolare successivamente inglobata in altri edifici. Il primo feudatario di Carcaci fu Giovanni de Raynero nel 1200 circa. Nel 1453 Giovanni Spatafora ebbe l'investitura dal re Alfonso della baronia di Carcaci. Sul finire del XVI secolo vennero realizzati dei lavori idraulici per opera del barone Ruggero Romeo. Successivi feudatari di Carcaci furono Nicola Mancuso nel 1602 e Gonsalvo Romeo Gioieni nel 1630. Questi ottenne nel 1631 la licentia populandi e fondò il borgo. In seguito, Carcaci passò alla famiglia Paternò Castello che da allora si tramandò il titolo di « duca di Carcaci ». Il borgo venne realizzato con pianta regolare e con gusto barocco spagnoleggiante: venne realizzato un monumentale ingresso, una chiesa, dedicata a santa Domenica, ormai in stato di abbandono, un castello. Nel 1818 con l'abolizione della feudalità Carcaci, che all'epoca contava 150 abitanti, divenne comune autonomo del Regno delle Due Sicilie. Il castello, di proprietà privata, è certamente il simbolo del borgo, oltre ad essere l'edificio meglio conservato, poichè la famiglia che lo possiedevi trascorre alcuni giorni all'anno. Non è possibile visitarlo internamente, ma da fuori si possono comunque apprezzare alcuni elementi della sua facciata e della torre. Altri link proposti: https://www.scoprienna.it/il-borgo-carcaci/, https://www.youtube.com/watch?v=lM2ziOyuyXc (video con drone di Penny&Co Video), https://www.youtube.com/watch?v=PLI98XBNDfg (video di Life Adventures), https://www.youtube.com/watch?v=CyNtb5kB2Es (video di AFP Production), https://www.siciliafotografica.it/gallery/index.php?/category/516 (con diverse foto da vedere)  

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Carcaci, ▷ Borgo CARCACI Sicilia - Visita e Storia - Feudo - Baronia | Blog LS,

Foto: la prima è di Vincenzo491 su https://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/57127/view, la seconda è presa da https://www.ennamagazine.it/Comuni/TabId/102/ArtMID/587/ArticleID/5795/Centuripe-Il-Borgo-Carcaci-feudo-nobiliare-oggi-meta-di-escursionisti.aspx



mercoledì 14 ottobre 2026

Il castello di mercoledì 14 ottobre


PESCASSEROLI (AQ) - Castel Mancino

Il castello è situato tra i 1275 e i 1332 metri s.l.m. sulla sommità dei Colli dell'Oro, nella località denominata Colle del Castello, a monte del nucleo urbano contemporaneo. La struttura militare venne edificata tra il X e l'XI secolo dai Conti Borrello, signori del feudo, per difendere la zona dalle incursioni degli Ungari e dei Saraceni. Intorno alla metà del XII secolo l'incastellamento passò sotto il controllo della famiglia Di Sangro, alla quale Carlo I d'Angiò confermò il possesso del feudo dopo la battaglia di Tagliacozzo del 1268. Qualche anno dopo, nel 1283, la famiglia D'Aquino subentrò al governo del castello di Pescasseroli e di Scanno, Castrovalva, dell'incastellamento di Opi, della quarta parte di Castel di Sangro e delle località di Collangelo, Iovana e Civitella. Il fortilizio ha vissuto diverse fasi, passando da periodi gloriosi ad altri di distruzione, operata con saccheggi da genti straniere, con successiva ricostruzione. Sotto i D’Aquino continuò ad essere la sede del potere politico locale, mantenendo il ruolo centrale avuto fino a quel momento. Il castello venne progressivamente abbandonato in seguito a forti terremoti, in particolare a quello del 1456, e alle mutate condizioni socio-economiche a partire dal XIV secolo. Intorno alla metà del XV secolo il feudo, unitamente al castello, passò ai D'Avalos che governarono fino al termine del secolo successivo quando i Di Sangro, nella persona di Giovanni Giacomo, rientrarono in possesso dei territori. Dal 1630 in poi diverse famiglie nobili si alternarono nel possedimento feudale; l'ultima nobile casata a detenere il potere in zona fu la famiglia Massa di Sorrento (che comprò il feudo all'asta per 15.770 ducati) fino all'eversione del feudalesimo del 1806. Il castello-recinto fu chiamato Castel Mancino per la prima volta nel Novecento dal pastore-poeta Cesidio Gentile. Nel periodo di massima espansione esso presentava una torre-mastio di forma rettangolare e un'ampia e possente cinta muraria dotata di cinque torri di avvistamento. Il decadimento della struttura militare, amplificatosi nel corso del Seicento, ha condotto il castello di Pescasseroli allo stato di rudere. Durante il XIX secolo la struttura risultava completamente abbandonata e alla fine del secolo divenne cava di materiale fino ai primi decenni del XX secolo. All’inizio del XXI secolo l’area del castello venne recuperata attraverso una ripulitura dalla folta vegetazione infestante che l'aveva ricoperta in precedenza. Ciò che emerge sono i ruderi dell’antico maniero che divengono da questo momento un punto di riferimento culturale della cittadina abruzzese. Sono rimaste, purtroppo, solo alcune parti di torri di cinta e altri pezzi qua e la, che tuttavia sono sufficienti a dare l’idea della grandezza della struttura. Se quest’area, pur nella sua carenza strutturale, fosse ripresa e ristrutturata, potrebbe essere riutilizzata molto meglio dalla cittadinanza per manifestazioni culturali. Ciò anche in funzione della vista, che si osserva venendo lassù, una visuale unica su tutta l’alta Valle del Sangro, che da sola giustificherebbe un recupero del rudere. Altri link proposti: https://web.archive.org/web/20210515225521/https://www.terremarsicane.it/storia-di-pescasseroli-dal-conti-di-sangro-ai-conti-davalos/, https://fondoambiente.it/luoghi/castello-di-plistia?ldc=,  https://www.youtube.com/watch?v=WoUymsZ1eGc (video di Pietro con drone), https://www.youtube.com/watch?v=tRDq7Om0jWU (video di pipepa64)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Pescasseroli, https://www.webmarsica.it/castello-di-pescasseroli/

Foto: la prima è presa da tripadvisor, la seconda è di Marica Massaro su https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Pescasseroli#/media/File:Castello_di_Pescasseroli.jpg