martedì 27 luglio 2021

Il castello di martedì 27 luglio


 
BISTAGNO (AL) - Castello

Bistagno compare in documenti del 991 e 1155 col nome di Bestagnio, del 1052 con Bistanno. Secondo l'Olivieri « Bistagno esistette con termine di topolessigrafia: da spiegare come variante peggiorativa della parola stagno coi valore di terreno acquitrinoso ». Forse il nome attuale proviene da quello di uno dei tre borghi distrutti, situato nei pressi dell'antica chiesa di S. Maria « de plebe » (riedificata sul finir dei '700 col titolo di N. D. Assunta) nella piana a est del nuovo borgo. In poco tempo Bistagno crebbe in potenza e autorità, al punto che nel 1264 venne fondato un ospedale sotto il titolo di San Nicolao. Il castello, di cui resta la torre, sorgeva a uno degli angoli della base del triangolo (la caratteristica forma del nucleo urbano originario, oggi occupata dal centro storico), a strapiombo sul fiume, e fu per parecchi anni sicura residenza episcopale, quando nel 1343 a causa delle furiose lotte che si combattevano in Acqui tra le fazioni Guelfa e Ghibellina, il Vescovo Guido II dei Marchesi di Incisa preferì abbandonare la città e rifugiarsi nella fortezza di Bistagno, che poi donò al Marchese di Monferrato. Il paese, dopo un breve ritorno alla Chiesa sotto il Vescovo De Regibus, fece parte della dote di Lucrezia del Monferrato, venne conquistato da Amedeo VIII di Savoia e poi restituito alla dinastia casalese con la pace di Torino del 1435. Dal 1491 al 1651 fu dei Della Rovere di Monastero, parenti del papa Giulio II, e poi dei Bassi di Savona. Nel periodo dell'invasione napoleonica Bistagno fu teatro di scaramucce e insorgenze contro i Francesi, con conseguente saccheggio e pesante risarcimento. Il castello ha rappresentato il fulcro della vita bistagnese attraverso i secoli, ma, paradossalmente, è stato allo stesso tempo il punto più oscuro della storia del borgo. E' veramente più unico che raro, che un popolo non abbia saputo, voluto e potuto tramandare o conservare notizie attendibili su questo argomento. Il castello nacque nel XIII secolo ad opera del vescovo Enrico e aveva una cinta muraria intervallata da ben sei grosse torri che la suddividevano nelle relative cortine. Il XIII secolo si deduce in quanto il castrum bistagnese, da cui quasi certamente come ovunque altrove ebbe origine il castellum, viene nominato per la prima volta verso la conclusione di quel periodo storico. Quando il vescovo Enrico nel 1253, diede vita al nuovo concentrico bistagnese, certamente provvedette, come sempre in quei tempi, alla sua difesa con progetti per un fortilizio, che nei decenni seguenti deve aver visto l'avvio, se non la sua definitiva costruzione. L'attuale torre doveva far parte dell'edificio o palazzo, in quanto proprio nel punto più alto dello spazio interno era normalmente eretta una torre, ben più alta delle altre che sorgevano lungo le mura. Che il castello primigenio fosse munito del ponte levatoio e che fosse circondato da un ampio fosso, lo si ricava da ripetute citazioni negli ordinati. Oggi, però, poco o nulla, oltre la torre, rimane. La stessa, di forma esagonale è già per questo di aspetto poco comune e piuttosto rara. L'unico luogo ancora conservato della struttura originaria sono le cantine. Le riproduzioni inserite, ci mostrano rispettivamente un angolo ad arco, annerito dal tempo, ma con ancora ben visibili i materiali con cui fu costruita la muratura del tempo; l'altra, invece, offre alla nostra attenzione l'angolo più caratteristico, forse, dell'intero sottosuolo dei castello. Si tratta degli ultimi gradini di una scala che proviene dal piano terra e conduce ad un profondo e buio pozzo sottostante, evidentemente uno di quei pozzi che erano destinati ad oscure funzioni, non rare nel medioevo.La torre è dotata di cortina in laterizio coronata superiormente da una fascia di archetti ciechi.
Altri link suggeriti: http://lnx.iislevimontalcini.it/sitob/Bistagno/assedio2.html, https://langhe.net/town/bistagno-piemonte/

Fonti: https://www.comune.bistagno.al.it/it-it/vivere-il-comune/storia, https://www.comune.bistagno.al.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/il-castello-e-la-torre-34521-1-b063f4b7ba98491ac556d67fd2cfa779, testo da pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999)

Foto: la prima è di mpvicenza su https://www.flickr.com/photos/36102477@N04/11136465956, la seconda è di michele anesa su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/172732/view

lunedì 26 luglio 2021

Il castello di lunedì 26 luglio

 

TARVISIO (UD) - Castello di Weissenfels in frazione Fusine in Valromana

La vallata era ricca di ferro estratto e lavorato fin dall'antichità. Da qui il nome "Fusine", che nel dialetto friulano significa appunto fucina, fabbrica, opificio. Secondo altri invece tale nome risalirebbe ai tempi delle dominazioni carolinge, più precisamente ai feudatari franchi, tali Weissenfels, che si sarebbero insediati nella valle loro assegnata dai discendenti di Carlo Magno. Un tempo questo territorio faceva parte non della Carinzia, ma della Carniola ed il vasto pianoro apparteneva al vicino paese di Ratece. Però già nel 950 si fa menzione di concessioni imperiali e di suddivisioni della Carniola superiore in quattro signorie; tra queste quella di Weissenfels. Solo nel 1404 avvenne la prima concessione a tale Bartolomeo Consuran, da parte di Federico conte di Ortenburg per l'erezione di una fucina nei pressi della chiesetta di S. Leonardo. Passata la signoria in mano ai conti Cilli, si ebbe la costruzione, nel 1431, del castello di Weissenfels, per merito del conte Federico II che ne ebbe il possesso territoriale tra il 1420 e il 1465, sul monte ora detto Castello e sul quale sono visibili ancora le rovine. Il castello per la sua elevata posizione (a quota 1.120 metri di altezza) si dimostrò subito inadatto a scopi amministrativi e difensivi: decadde ben presto e venne distrutto, secondo una leggenda, nel 1618. Il maniero aveva pianta poligonale irregolare con una torre alta una dozzina di metri posta sul lato nord-est del complesso e con un mastio romboidale situato nel lato sud. Vi si accede da Poscolle lungo una bella strada panoramica. Sono visibili ancora il fossato sul lato settentrionale e alcuni ruderi. Lo storico Paolo Santonino, vissuto alla fine del quindicesimo secolo, in un suo libro descrisse Weissenfels «come un castello posto in alto, a un'altezza quale nessun altro castello era situato». Tale altitudine e la difficoltà di una costante opera di manutenzione causarono l'abbandono del castello, che andò velocemente in rovina. La proprietà del sito seguì le sorti dell'antica Signoria, passando di mano ai vari proprietari delle storiche acciaierie presenti in valle. Da ultimo ha seguito le sorti della Forestale Weissenfels e del suo fallimento. Nel 1456 la Signoria, per l'estinzione dei conti Cilli, cambiò titolare e divenne proprietà degli Asburgo che la tennero a mezzo di amministratori fino al 1636. Dal 1540 in poi fu attiva come proprietaria di fucine la famiglia Caspar, alla quale succedettero in tempi successivi quelle dei Cavallar e di Rechbach. Le Famiglie Cavallar e Rechbach (gabellieri imperiali) si impegnarono a Weissenfels per oltre un secolo, con la costruzione, tra il 1706 e il 1716, del castello di Stuckl (che fu anche sede delle Acciaierie Weissenfels Spa) - andato distrutto per un incendio nel 1961 - e l'edificazione, forse precedente, del castelletto ancora visibile nel centro del paese, a destra per chi sale da Tarvisio. Degradato e oramai al collasso, è stato salvato nelle strutture essenziali grazie all'intervento operato dal 1991 in poi da Antonello Perissinotto. Altri link consigliati: https://it.wikiqube.net/wiki/weissenfels_castle,https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/03/31/news/tarvisio-vuole-ridare-vita-al-monte-castello-1.11155977

Fonti: http://tarvisiano.digitalwebland.com/code/39675/Archeologia-e-architettura, http://tarvisiano.digitalwebland.com/it/39776/Fusine-in-Valromana, https://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2008/03/13/GO_15_LET50.html

Foto: l'unica che ho trovato è un'antica cartolina che è in vendita sul sito www.delcampe.net. Poi c'è una stampa di come poteva essere il castello prima della sua distruzione, presa da https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/03/31/news/tarvisio-vuole-ridare-vita-al-monte-castello-1.11155977

domenica 25 luglio 2021

Il castello di domenica 25 luglio


ASCIANO (SI) - Rocca Tolomei in frazione Chiusure

Il borgo di Chiusure sorse intorno ad un'antica chiesa denominata Sant'Angelo in Luco, già esistente nell'VIII secolo quando fu oggetto di contesa fra i vescovi di Siena e di Arezzo, ricadendo poi sotto la giurisdizione di quest'ultimo. La nobile famiglia Tolomei di Siena aveva vari possedimenti nei dintorni di Chiusure. Nel 1313, Bernardo Tolomei si ritirò per condurre una vita eremitica in una sua proprietà nel deserto di Accona non lontana da Chiusure e lì fondò, nel 1319, la Congregazione Olivetana. Nel 1333 Antonio di Meo Tolomei acquistò il borgo di Chiusure cedendo poi al popolo i terreni e le abitazioni. Nel XIV secolo la chiesa di Sant'Angelo in Luco, mutando il suo nome in San Michele in Luco, venne affidata alla vicina abbazia di Monte Oliveto Maggiore insieme alla quale, nel 1462, entrò a far parte della Diocesi di Pienza. Nel 1777, Chiusure, da comune autonomo, divenne frazione di Asciano. L'antico accesso al borgo è costituito dalla Porta Senese, della quale è conservato l'unico fornice inglobato in seguito all'interno di un edificio di abitazione. Poco oltre si trova una piccola piazza con al centro una vera di pozzo circolare affiancata da una colonna marmorea; una seconda vera di pozzo, ma di forma quadrangolare, si trova nella piazza antistante la chiesa di San Michele. Nella parte alta del borgo sorge l'antica rocca dei Tolomei, risalente al XIV secolo. Essa si struttura intorno ad una corte, sulla quale si affacciano il cassero e la cappella, dedicata a San Leonardo. La comunità locale, già esistente al tempo degli etruschi, fu dotata di una prima fortificazione sotto il dominio dei Cacciaconti, essendo Chiusure il più alto punto di osservazione del vasto territorio delle Crete. Nel 1265 sotto il dominio senese, il castello fu consolidato e rinforzato come struttura fortificata a presidio della frontiera sud-ovest della Repubblica di Siena. Dal 1333 il castello divenne "Rocca dei Tolomei" a seguito dell'acquisto, da parte della potente famiglia senese, di tutto il borgo e i terreni intorno non ancora di sua proprietà. Dopo la caduta della Repubblica di Siena, il castello perse ogni sua importanza difensiva e fu oggetto di usi diversi. Oggi, la struttura principale del castello è stata riadattata a residenza per anziani. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=m0TK9_nmOrw (video di Fabio Balocchi), https://www.youtube.com/watch?v=RC43JPKC4Dk (video di grazia video)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Chiusure_(Asciano), http://www.cretesenesi.com/castello-di-chiusure-o-rocca-tolomei-p-1_vis_9_1217.html

Foto: entrambe del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini

sabato 24 luglio 2021

Il castello di sabato 24 luglio

 


                                       

ACQUEDOLCI (ME) - Castello Cupane

Sorto sul lido di San Fratello, detto delle Acque Dolci, è situato al margine orientale dell'attuale abitato, distante poche decine di metri dalla battigia del mare e ne rimane isolato dal tracciato della linea ferrata. Il castello affonda le proprie radici nel XVI secolo, quando i baroni catalani Larcan De Soto si occuparono della costruzione della torre di avvistamento a pianta quadrata, utile alla difesa della costa, facente parte del progetto difensivo organizzato da Carlo V. I Larcan de Soto, erano giunti in Sicilia nel 1391 al seguito di Re Martino I (1392-1409). Nel 1398 Augerot Larcan ricevette da Re Martino la baronia di San Fratello. A questi va attribuita la costruzione della torre nella marina di Acquedolci, all’inizio del XV secolo. Nel 1405 si decise la costruzione di una Torre “in fogia flomarie que est in medio Sancti Fladelli et Caronie”; incaricati di raccogliere il denaro furono il notaio Pietro de Domenico, vicesegretario di Cefalù, e Andrea de Jaconia (Maurici 1985-87). Il nipote Antonio Giacomo Larcan Barone di San Fratello ottenne, nel 1498, la licenza di riedificare e fortificare l’antica torre esistente; in seguito ebbe il permesso di costruire il baglio, potendovi applicare i merli a coronamento delle mura, e la licenza per aprire una nuova tonnara. Nel 1622 la baronia di queste terre passò a Giulia Larcan e alla sua morte alla casa Lucchesi dei Marchesi di Delia. Ferdinando Francesco Gravina e Cruyllas, Principe di Palagonia, Grande di Spagna di Prima Classe, Cavaliere dell’insigne Ordine del Toson d’Oro, divenuto Barone di San Fratello a seguito del matrimonio contratto nel 1698 con Anna Maria Lucchesi e Filangeri, ereditò “in infinitum ed in perpetum la detta Terra, Stato e Baronia di San fratello, della Signoria e Trappeto dell’Acquedolci […]“. Al Principe di Palagonia si deve la decisione di abbandonare la coltivazione della canna da zucchero nel territorio di Acquedolci. Non essendo più in funzione il trappeto di zucchero, il complesso fu trasformato in una lussuosa dimora feudale potendo così accogliere comodamente il Barone e la propria famiglia durante le visite nel feudo di Acquedolci. Attualmente poco o nulla resta che ricordi lo sfarzo di un tempo. È possibile rintracciare una qualità architettonica nel prospetto settentrionale della palazzina. La mancanza della copertura, ha fatto si che l’interno della palazzina sia andato completamente distrutto. La torre rappresenta il nucleo intorno al quale procedette la costruzione del castello nella sua interezza, impegno edilizio che occupò i decenni compresi tra la fine del XVII (probabilmente a partire dal 1660) e l’inizio del XIII secolo. Il complesso, dotato di impianto rettangolare a corte con torrette circolari ai rispettivi angoli Nord/Est e Nord/Ovest (ad amplificare il carattere di fortezza della residenza baronale), attualmente si presenta in accentuato stato di degrado. Della torre cinquecentesca è andata demolita gran parte della struttura nel XX secolo, probabilmente anche in seguito alla distruzione apportata dalla frana del 1922 (allo stato attuale la parte basamentale è ancora leggibile anche se è sostanzialmente coperta dai materiali derivanti dal crollo. Non è pertanto possibile descrivere l'organizzazione degli spazi interni), mentre degli interni risultano visibili le zone adibite alla cantina, agli appartamenti privati ed al salone, ma particolarmente rilevante risulta la presenza della Chiesa di San Giuseppe (attualmente sconsacrata), ornata da un altare settecentesco ed architettonicamente recuperata. Da immagini precedenti il crollo, pare che i quattro angoli del castello fossero rinforzati da cantonali costituiti da grossi blocchi di pietra squadrati. L’esterno è caratterizzato dall’impiego di pietra, laterizi e malta lasciata a vista. Appartenente al momento della fondazione ai Principi di Palagonia, il Castello fu venduto nel XIX secolo alla famiglia Cupane, responsabile di un ampliamento degli spazi, sino a divenire, in tempi recenti, proprietà del Comune, con l’intento di potenziarne l’importanza storico-artistica. I progetti, infatti, mirano al recupero di alcuni locali ed al seguente impiego degli stessi spazi per attività culturali, ospitando un’eventuale biblioteca, una sala convegni, un auditorium, una pinacoteca ed un museo. Attualmente il castello è liberamente visitabile dall’esterno. Altri link suggeriti: https://youtu.be/ysyn3pSoj-I (video di FAIchannel), https://www.youtube.com/watch?v=eIwJM9m2ybM (video di Bella Sicilia), https://goowai.com/castello-gravina-cupane-di-acquedolci/ (con foto del castello dall'alto), https://www.youtube.com/watch?v=cRFjupkL7Ao (video di Droniland Fpv), https://www.siciliafan.it/castello-larcan-gravina-castello-cupane/?refresh_ce, https://acquedolcifuriano.blogspot.com/2019/05/castello-di-acquedolci-un-video-aereo.html?fbclid=IwAR2_yrRsbaGxkFZhTq7nApz64LwY0RA20Wt9ifmKEjXK6Qy_i6LS0049KSY, https://www.youtube.com/watch?v=fB9p5S4QiBM (video di dronedary)

Fonti: https://www.messinaweb.eu/messinesit%C3%A0/architettura/i-castelli/item/636-il-castello-di-acquedolci.html, https://prolocoacquedolci.it/turismo/il-castello-larcan-gravina/, https://www.icastelli.it/it/sicilia/messina/acquedolci/castello-cupane-di-acquedolci, https://www.fondoambiente.it/luoghi/castello-cupane-di-acquedolci?ldc

Foto: la prima è di azotoliquido su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Acquedolci_castello.JPG, la seconda è presa da https://goowai.com/castello-gravina-cupane-di-acquedolci/

venerdì 23 luglio 2021

Il castello di venerdì 23 luglio


CERESETO (AL) - Castello

Il borgo, sorto in vicinanza dell’antica abbazia di San Cassiano venne infeudato da dei seguaci di Ardoino d’Ivrea e poi confiscato al cavaliere sàssone Granseverto suo sostenitore. Divenne in seguito possedimento dei monasteri della Novalesa e di Breme, dei marchesi di Monferrato aleramici e paleologi. Alla fine del 1500 Vincenzo I di Gonzaga lo concesse a Germanico Sarvognan costruttore della cittadella di Casale Monferrato. Il Castello di Cereseto sorge proprio nelle vicinanze di Casale Monferrato. L'attuale struttura è di origine relativamente recente e risale al 1910 circa. Fu eretto dall'industriale e mecenate Riccardo Gualino, su progetto dell'ingegnere casalese Vittorio Tornielli, in stile tardo quattrocentesco piemontese. L’edificio ha dimensioni monumentali, la sua costruzione impegnò per un decennio un numero considerevole di maestranze che portarono movimento ed attività in paese. L’imprenditore curò moltissimo anche gli interni, costruendo una collezione di mobili di pregio provenienti da tutta Italia e dall’estero, indispensabili per creare una sontuosa dimora. Il castello però sorge sulle ceneri di una roccaforte molto più antica che venne completamente abbattuta nel 1600: la datazione dell'antica roccaforte ricade nel periodo medievale, in quanto Cereseto era un piccolo feudo nato tra il 500 e il 600 d.C. e tra il 900 ed il 1000 venne governato dalla nobile famiglia astigiana dei Groseverto ed è proprio in questo periodo che probabilmente venne eretta la roccaforte, poi abbattuta nel 1600 e successivamente restaurata dai conti De-Maistre Lovera di Maria, per lasciare spazio alla bellissima e sontuosa ricostruzione novecentesca che ancora oggi è possibile ammirare. Nel 2019 a Torino, all'interno della importante mostra su Riccardo Gualino, sono stati esposte le opere e le fotografie storiche della vita all'interno del castello. Contemporaneamente la famiglia Sangiovanni, attuale proprietaria, ha aperto il castello ai visitatori ed attraverso una rappresentazione olografica del conte Gualino ha accolto un numeroso pubblico. Il Castello ed il suo stupendo parco sono stati visitati ed apprezzati dal Fondo Ambiente Italiano e sono oggetto di un progetto di ristrutturazione per trasformazione in Hotel e centro eventi del Basso Monferrato. Oggi il Castello si presenta in ottimo stato esternamente, in quanto abitato fino a pochi decenni or sono, mentre internamente ha perso molto degli originali fasti. Conta 153 stanze, 6000 metri quadrati lordi di abitazione e 170.000 metri quadrati di parco. Nel parco vi erano grotte e tane artificiali, una voliera, un’enorme serra in vetro, una vigna che era chiamata “la colonnella”, dei laghi artificiali, le fontane, i ruscelli e i giochi d’acqua. Tra le opere raccolte molti dipinti di valore sono poi stati ceduti alla Galleria Sabauda, come il trittico di Andrea Giusto che arredava il salottino d’ingresso, la lunetta di Matteo da Gualco che faceva bella mostra nel salone del pianterreno oppure il ritratto di Sofonisba Anguissola di Van Dyck che abbelliva la seconda sala dello stesso piano. Il giorno dell’inaugurazione del castello, l’8 settembre 1912, i proprietari e gli amici erano vestiti con abiti quattrocenteschi così da formare un colpo d’occhio unico nella storia monferrina; pareva essere resuscitato l’ambiente medievale. Una storia di sfarzi e cultura quella del Castello di Cereseto, che vide l’inizio del suo tramonto nel periodo che seguì immediatamente la fine della prima guerra mondiale. Ma quello che avvenne dopo va ben al di là di ogni previsione che si potesse fare. Un declino inarrestabile, con la vegetazione che giorno dopo giorno ha ricoperto quanto un tempo risuonava di note musicali e coppie danzanti, all’ombra delle imponenti torri che sembravano vigilare su ogni movimento interno ed esterno al maniero. Eppure, gli anni trascorsero inarrestabili e tra quelle mura iniziarono ad accadere cose di cui nessuno sembrava accorgersi nell’anonimato di un’imponenza che da fastosa diventava sempre più lugubre e impenetrabile. Non storie di fantasmi o mobili che inspiegabilmente cambiano stanza al passaggio dell’ultimo testimone disposto a spergiurare che non fossero collocati lì appena il giorno prima. Protetto dalle imponenti mura il Castello di Cereseto, è diventato negli anni ’80 il peggior posto che il maniero potesse diventare: la base per una banda di loschi criminali. Quanto le illegali attività di trasformazione e raffinazione di droghe pesanti siano durate non è certo individuabile, sta di fatto però che un giorno, una nutrita compagine di uomini della Guardia di Finanza riuscì a penetrare nel Castello di Cereseto, sgominando la banda di delinquenti che da qualche tempo sfruttava la tranquilla dimora per gli affari più loschi. Tutto sommato una storia come tante di cui sono pieni i quotidiani, dall’esito se vogliamo positivo ma, quando si costruisce sulle rovine di qualcosa di cui non si conosce la storia, essa è destinata a ripetersi senza che nessuno possa indicare mai il come e il quando. E infatti, dopo l’intervento per ripristinare la legalità nel Castello di Cereseto, accadde qualcosa di veramente inaspettato in grado però di scuotere molte coscienze ma più di tutte quelle che di certo non ne erano all’oscuro. Da un’intercapedine, in un luogo angusto, alla ricerca di chissà quale nascondiglio dei trafficanti di droga insediatisi tra quelle mura, venne scoperto quello che per sempre resterà il segreto più atroce del Castello di Cereseto: una piccola bara di zinco. Cosa conteneva è facile immaginarlo, come siano accaduti i fatti, senz’altro è meno intuibile. Sta di fatto che mai nessuno scorderà quel ritrovamento ma è certo che da qualche parte, una o più coscienze hanno visto parzialmente svelato il loro terribile segreto. Altri link proposti: https://www.youtube.com/watch?v=hKRvPplyK94 (video di Paolo Crepaldi), https://www.youtube.com/watch?v=vCMBSyWVEng (video de Il castello di Cereseto), https://www.youtube.com/watch?v=zo17Xvy068o (video di Rino Mansi), https://www.youtube.com/watch?v=Bymu95ekaH4 (video di Albyphoto - Urbex Italia), http://www.monferrato.org/ita/risorse-turistiche/castelli-fortezze/castello-di-cereseto/6bf7d467fc1e138be90fd428307a221c.pdf

Fonti: http://www.comune.cereseto.al.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=30395, https://it.wikipedia.org/wiki/Cereseto#Castello_di_Cereseto, http://www.comune.cereseto.al.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=30397, https://www.percorsimonferrato.com/castello-cereseto-monferrato/, https://www.fondoambiente.it/luoghi/castello-di-cereseto, https://www.gognasrl.it/antiquariato/blog-rassegna-stampa-pubblicazioni/personaggi-luoghi/castello-di-cereseto/, https://arte.icrewplay.com/castello-di-cereseto-monferrato-gualino-1900/

Foto: la prima è presa da https://www.cuneo24.it/2021/02/nel-monferrato-la-maestosa-bellezza-del-castello-di-cereseto-104956/, la seconda è presa da https://www.ilmonferrato.it/articolo/p5DnKiTHF0Wi2atdkpzm6A/cereseto-lavori-al-castello-danneggiato-dalla-tromba-d-aria-d-agosto

giovedì 22 luglio 2021

Il castello di giovedì 22 luglio



BORGIO VEREZZI (SV) - Torrione e Forte di Borgio

In epoca medievale, una parte del Burgum Albinganeum e di Veretium (antichi nomi di Borgio e di Verezzi), già possedimenti del vescovo-conte di Albenga, rientrarono dal 1076 nei possedimenti dell'abbazia benedettina di San Pietro in Varatella presso Toirano; l'atto di cessione fu firmato dal vescovo ingauno Diodato. Le due principali borgate furono quindi annesse, intorno al 1212, al ramo feudale dei Del Carretto del Finale (diventando, di fatto, località di confine tra le due marche Arduinica e Aleramica) salvo poi, nel 1216, ritornare tra i domini del vescovo di Albenga che inserì questa parte del territorio nella giurisdizione della castellania della Pietra. Solamente nel 1385 papa Urbano VI, prigioniero nel Regno di Napoli e successivamente liberato anche grazie all'aiuto della Repubblica di Genova, per sdebitarsi con quest'ultima decise la cessione dei borghi di Pietra (citato come "borgo o castello della Pietra", l'attuale città di Pietra Ligure), Toirano, Giustenice, Borgio, Verezzi e altre terre nelle mani del doge Antoniotto Adorno e quindi della repubblica. Sotto il dominio genovese questa parte del territorio venne inserita nella podesteria della Pietra e ogni comunità aveva il compito di garantire la sicurezza e la difesa della giurisdizione. Sotto questo punto di vista la località di Borgio risultò però carente in quanto sprovvista di una postazione difensiva e tale mancanza, fondamentale per la sopravvivenza dei borghi in un periodo tormentato dai sempre più numerosi assalti dei pirati, fu colmata nel 1564 quando, su progetto di Antonio Rodaro, inviato a Borgio dal Senato della Repubblica, vennero edificati prima una torre e poi un forte (1588), ancora oggi presente sul territorio borgese. Nel corso del XVII secolo vi fu un attacco da parte dei Savoia in varie podesterie liguri e proprio nel territorio della giurisdizione della Pietra, il 30 maggio del 1625, le truppe sabaude furono respinte dal loro cammino verso Genova. Con la dominazione di Napoleone Bonaparte il territorio tra Borgio e Verezzi rientrò dal 2 dicembre 1797 nel Dipartimento del Letimbro, con capoluogo Savona, all'interno della Repubblica Ligure. Il Torrione, visitabile dall’esterno sempre e parzialmente ristrutturato, è oggi utilizzato dalle Associazioni di volontariato e dal Comune a scopo sociale e culturale. Venne ultimato in pochi anni a scopo difensivo con la partecipazione di tutta la cittadinanza: pare che alla sua erezione avessero partecipato anche le donne e i bambini. Questa struttura è tuttora visibile a ponente dell’abitato di Borgio, inglobata nelle costruzioni più antiche del centro storico. Nei pressi vi è l’ingresso originario al Borgo storico (Vico del Forno). Negli anni successivi i borgesi capirono che il Torrione non era sufficiente in casi di attacco e chiesero ed ottennero il permesso di costruire un baluardo difensivo in grado di ospitare tutta la popolazione. Fu così che nel 1588 terminarono la costruzione del Forte di Borgio. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=8Ujuc-lx6Ss (video di VerdiFinale), https://www.ivg.it/2016/05/sara-restaurato-lo-storico-torrione-borgio-verezzi/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Borgio_Verezzi, https://www.visitborgioverezzi.it/11569/cultura-turismo-e-territorio/cosa-ce-da-vedere-a-borgio-verezzi/borgio-verezzi-da-scoprire-clicca-qui/, https://www.fondoambiente.it/luoghi/torrione-borgio-verezzi

Foto: la prima è presa da https://www.visitborgioverezzi.it/category/cultura-turismo-e-territorio/, la seconda è presa da http://vagabondele.blogspot.com/2016/09/borgio-verezzi-un-luogo-del-cuore.html

mercoledì 21 luglio 2021

Il castello di mercoledì 21 luglio

 

                                                            

GRAGNANO TREBBIENSE (PC) - Castello di Castelmantova in frazione Campremoldo Sotto

Nel medioevo il feudo di Gragnano fu governato dai Malaspina, dai Piccinini e poi dagli Scotti.La zona fu teatro di aspri scontri tra guelfi e ghibellini; nell'ambito di queste contese, nel 1220 il castello di Campremoldo Sotto fu dato alle fiamme da esponenti della fazione guelfa. Nel Trecento la zona fu fedele alla famiglia Visconti nell'ambito delle guerre con il papato, costringendo nel 1373 le truppe pontificie ad un assedio per espugnare Castelvecchio. Nel 1624 il pieno possesso della zona di Campremoldo Sopra e Sotto e dei castelli fu concesso al conte Annibale Scotti ad opera della camera ducale farnesiana presieduta da Odoardo I Farnese. Nel 1636 Castelvecchio fu saccheggiato dalle truppe spagnole nell'ambito del conflitto tra questi ultimi e i francesi appoggiati da Odoardo Farnese. Nel 1799 la zona di Gragnano e di Rottofreno fu teatro di una battaglia tra le truppe francesi comandate dal generale MacDonald e quelle austro-russe guidate dal generale Suvorov che costrinsero i francesi alla ritirata verso La Spezia. Il castello di Castelmantova è situato in aperta pianura Padana sulla sponda destra del torrente Luretta. Sul sito in cui sorge il castello, si trovava una precedente fortificazione, risalente forse al Duecento, che fu coinvolta nei combattimenti tra le fazioni guelfa e ghibellina. Fra il XII ed il XIII secolo questo feudo apparteneva a due importanti famiglie, i da Pecorara e i da Campremoldo. I primi erano una nobile famiglia originaria dell’alta Val Tidone che diede i natali al cardinale Jacopo da Pecorara, legato pontificio noto per l’aspra ostilità che lo contrappose a Federico II. I secondi erano invece una potente famiglia locale distintasi fra le societates piacentine e lombarde grazie all’attività mercantile e finanziaria esercitata sui mercati di mezza Europa. Nella seconda metà del XII secolo queste due antiche famiglie furono scalzate dall’ascesa degli Scotti, i quali acquisirono la proprietà di buona parte di questi territori proprio all’apice della loro potenza politica ed economica, dovuta in gran parte ad Alberto Scoto, signore di Piacenza. Negli anni '20 del Duecento, la primitiva fortificazione venne espugnata e saccheggiata dai guelfi, in un'azione culminata con l'incendio del castello. Di questo edificio non rimangono tracce visibili. All'inizio del XV secolo Francesco Borla, medico del duca di Milano, ottenne da questi la concessione a ricostruire il fortilizio. Il castello, che nel 1636 era stato incendiato a seguito di operazioni militari nelle quali era stato coinvolto, rimase di proprietà della famiglia Borla fino alla morte di Giovanni Batista Borla, che avvenne in quello stesso anno. Entrato a far parte delle proprietà della Camera Ducale farnesiana, nel 1658 venne autorizzata la sua cessione a Giovanni Pietro Savini, che comprava l'edificio per sè e per Giulia Del Sole, la quale rivestiva la carica di tutrice dei figli del Savini. Due anni più tardi il castello venne venduto dai Del Sole a Gian Giacomo Civardi, che avviò lavori di ricostruzione. L'edificio rimase di proprietà dei conti Civardi sino al 1854 quando venne venduto da parte del conte Giacomo Civardi a Carlo Besini, nobile originario di Modena e residente a Mantova, che lo ribattezzò Castelmantova a ricordo della città lombarda. Agli inizi del XX secolo l'edificio passò nelle proprietà dei signori Sutti-Guasconi ai quali rimase fino al 1925, quando fu ceduto a Carlo Prati.Il complesso, pesantemente rimaneggiato nei secoli, presenta una struttura a forma quadrata, caratterizzata dalla presenza di due torri poste sugli angoli, diagonalmente tra loro. Dell'originaria struttura castrense sono visibili i resti della pusterla, dotata di ponte levatoio e posta nella torre meridionale, alcune bocche da fuoco e una porzione della cordonatura a toro posta lungo il fossato, la cui presenza, lungo i lati sud e est della costruzione, era ancora documentata negli ultimi anni del XVIII secolo. I resti del ponte levatoio sono uno dei pochi elementi presenti nella costruzione originale ancora visibili. Il castello presenta un cortile interno, dotato di portico e loggiato su tre lati posto sia al piano terra che al primo piano. Gli spazi tra le colonne sono scanditi da lesene toscane che hanno la funzione di sorreggere gli architravi, il primo dei quali svolge la funzione di parapetto del piano superiore, mentre il secondo svolge la funzione di supporto al cornicione di gronda. Il castello è circondato da un parco, all'interno del quale si trova una cappella, caratterizzata dalla facciata in stile barocco a doppio ordine di lesene, che conserva al suo interno alcuni dipinti, opera del pittore Giovan Battista Ferrari, realizzati nel 1885 e raffiguranti alcuni membri della famiglia Besini, nonché alcuni contadini. Castel Mantova è sede estiva permanente di eventi musicali promossi dalla Fondazione Val Tidone Festival. Il castello, il giardino e l’oratorio sono disponibili per matrimoni, cerimonie, convegni, mostre, concerti, riprese fotografiche e cinematografiche. Altri link proposti: https://www.preboggion.it/Castello_di_Castelmantova.htm, http://www.altavaltrebbia.net/castelli/val-luretta/2091-castelmantova.html, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Emilia/piacenza/castelmantova.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Gragnano_Trebbiense, https://it.wikipedia.org/wiki/Castelmantova, http://www.visitvaltidone.it/castel-mantova.html?interessi[]=3, https://www.turismopiacenza.it/2020/12/29/castel-mantova-campremoldo-sopra/

Foto: la prima è presa da https://www.locandadeimelograni.it/dintorni/5-castel-mantova, la seconda è di Solaxart 2013 su https://www.preboggion.it/Castello_di_Castelmantova.htm