mercoledì 17 agosto 2022

Il castello di mercoledì 17 agosto


GAVORRANO (GR) - Mura in frazione Giuncarico

Costituiscono il sistema difensivo dell'omonimo borgo castellano del territorio comunale di Gavorrano. La cinta muraria fu costruita nel corso dell'XI secolo, nel luogo in cui sorgeva un preesistente insediamento di epoca altomedievale. Le mura andarono a racchiudere interamente il borgo di Giuncarico, del quale costituivano il sistema difensivo. Nel corso dei secoli successivi, non mutò l'originario impianto della cerchia muraria, nonostante il luogo fosse passato prima agli Aldobrandeschi, poi al ramo di Travale della famiglia Pannocchieschi e successivamente alla Repubblica di Siena (Nel corso del XIII secolo il paese entrò sotto le influenze di Siena, pur entrando a far parte della Repubblica senese soltanto intorno alla metà del XV secolo). Soltanto in epoche più recenti, alcuni tratti di cortina muraria sono venuti a trovarsi addossati a pareti esterne di edifici del centro. Le mura di Giuncarico delimitano quasi interamente il borgo di origini medievali. La cinta muraria conserva ampi tratti di cortina rivestita in pietre calcaree, che inglobano anche alcune strutture fortificate, tra le quali spiccano una serie di torri di guardia a sezione quadrangolare ed un imponente bastione di forma poligonale con un possente basamento a scarpa. L'accesso al borgo è possibile attraverso la Porta del Castello, che si apre ad arco tondo alla base di una torre di guardia, successivamente trasformata nel campanile dell'attigua chiesa. Alla metà del XVI secolo, Giuncarico venne inglobato nel Granducato di Toscana a seguito della definitiva caduta di Siena. Altri link per approfondimento: https://www.youtube.com/watch?v=GAqbljT7Nuc (video di Fabio Balocchi), https://www.youtube.com/watch?v=e4yeklav-8s (video di Maremma), https://www.maremmapress.it/giuncarico/ (foto varie)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Giuncarico, https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Giuncarico, https://giuncarico.blogspot.com/2010/01/blog-post.html?m=0

Foto: l'unica trovata è di LigaDue su https://de.wikipedia.org/wiki/Giuncarico#/media/Datei:GiuncaricoGavorranoPortaDelCastelloChiesaSantEgidio.JPG

martedì 16 agosto 2022

Il castello di martedì 16 agosto


COLLELONGO (AQ) - Torre Baronale

Il borgo di Collelongo occupa parte delle pendici del Monte Malpasso, ai confini del Parco Nazionale D'Abruzzo. Il suo impianto urbanistico, prima del terremoto del 1915, presentava le caratteristiche tipiche dei borghi di fondovalle di età tardo-medievale: distribuzione compatta con palazzi signorili ed un'alta torre baronale. Le origini dell'antico complesso fortificato risalgono a non prima dei secoli XI-XII, epoca in cui il borgo viene citato dalle fonti prima come castrum e poi come castellum. Il feudo fu contea dei Marsi fino all'XI secolo, per poi passare sotto il conte Ruggero d'Albe in quello successivo. Sulle mura si aprivano due porte principali, sull'asse longitudinale, delle quali una, Porta Jò, si conserva ancora, e due porte più piccole, sull'asse trasversale. La torre venne edificata a guardia dell’antico borgo medioevale dai Normanni nell'XI secolo, a controllo e difesa del lungo percorso che conduceva alla Valle Roveto. La struttura della torre, di cui oggi sono individuabili solo pochi elementi originari inglobati nelle trasformazioni successive, si caratterizza per una tecnica costruttiva lineare, basata sull’utilizzo di conci di pietra calcarea squadrati: venne rinforzata nel XIV secolo e utilizzata nel Rinascimento come mastio dell’abitato, con l’adiacente Palazzo baronale. Completamente in pietra e di pianta quadrata (metri 7,60 x 8,20), si presenta come il frutto di varie modifiche, tra le quali la sua ricostruzione dopo il terremoto del 1915 che ne causò il crollo dell'ultimo piano (la cui presenza è testimoniata da foto d'epoca anteriori a tale data). Situata sulla sommità di piazza San Rocco e affiancata dal palazzo baronale, oggi è l’accogliente e affascinante sede dell’albergo ristorante Locanda Torre del Parco. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=brZVKmhbu2U&t=212s (video di PiccolaGrandeItalia.tv), https://vimeo.com/66056614 (video di Locanda Torre del Parco),

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Collelongo, https://collelongo-go.it/contenuti/316941/torre-baronale, https://abruzzoturismo.it/it/torre-baronale-di-collelongo-aq, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Abruzzo/laquila/collelongo.htm

Foto: la prima è di Pietro su https://it.wikipedia.org/wiki/File:Collelongo_-_Torre_baronale.jpg, la seconda è presa da https://collelongo-go.it/contenuti/316941/torre-baronale

sabato 13 agosto 2022

Il castello di sabato 13 agosto



BELCASTRO (CZ) - Castello Conti d'Aquino

La cittadina si sviluppa lungo le pendici della Sila Piccola, vicino al mare seguendo l’andamento della montagna, ai piedi della quale scorre il fiume Nasari. Ha origini lontanissime, probabilmente risalenti alla Magna Grecia, e fu feudo medioevale e vescovile. A difesa dell’autonomia vescovile, e più precisamente della cattedrale e del Palazzo vescovile, veniva utilizzata la Torre “Mastra”, una massiccia costruzione, ascrivibile ad un periodo compreso fra il secolo XI e XII, quando, in seguito all’insediamento dei Normanni, il vescovado bizantino fece posto al castrum. Alla sua base, posto al primo piano, si trovava l’ingresso, al quale si accedeva attraverso una ripida scala esterna che poteva essere convenientemente rimossa. Questa torre che occupava la posizione più elevata, era circondata da mura difensive, all’interno delle quali sorgevano gli edifici di servizio alla residenza del vescovo e la cattedrale. L’importanza strategica di Belcastro, però, era legata soprattutto al controllo della via che collegava le contee di Catanzaro e di Crotone. A tale scopo, verso fine del sec. XV, e per opera degli aragonesi, a seguito della minaccia turca, il castello fu fortificato. Il castello, eretto nell'XI secolo, come indicato dalle fonti, sorge sulla parte più alta del paese. La sua poderosa Torre Maestra, una massiccia costruzione quadrilatera a tre piani, posta al centro della fortezza, era circondata da mura difensive con torrette quadrangolari, cilindriche e semicircolari. Verso la fine del XV secolo il castello fu fortificato ed il mastio fu rinforzato alla base mediante la realizzazione di un barbacane. Questi interventi sottolineano l'importanza militare del castello fino al XVI secolo. Successivamente, modificato ed ampliato, divenne residenza dei feudatari. Attualmente del maestoso maniero rimangono il mastio, resti di muraglie perimetrali con torrette quadrangolari, cilindriche e semicircolari e ruderi di fattura aragonese, la facciata di un’ala residenziale e la Cappella di San Tommaso d'Aquino, costruita il 18 ottobre 1334 sulle rovine della Camera dove nacque s. Tommaso d'Aquino, come risulta dall'istrumentum di richiesta dei fedeli per questa costruzione al vescovo protempore Gregorio, rogata dal notaio apostolico Girolamo Cavallo, in occasione della canonizzazione del Santo. Dal cortile del castello, in cui vi si trovava la magella del pozzo del Cinquecento (in pietra locale a coronamento esagonale, con archetti e stemmi gentilizi scolpiti, oggi viene utilizzata come fonte battesimale nella Chiesa Madre), si possono ammirare il Golfo di Squillace e le montagne circostanti. E' stato avviato dal Comune nel 2005 a restauro conservativo. Nelle vicinanze sorge l'antica Via Grecìa che in epoca medievale costituì il rione dei bizantini ed il ghetto ebraico. Altri link per approfondimento: https://www.youtube.com/watch?v=Q_DJqclwiYo (video di Emmeppi Produzioni Televisive), https://www.youtube.com/watch?v=2GQfQSAxYvk (video di Pasquatto), https://www.youtube.com/watch?v=07tho2CGHa8 (video di Annifrid Elle), https://www.discoveringpresila.com/belcastro/, http://www.archiviostoricocrotone.it/chiese-e-castelli/il-castello-di-belcastro/, https://www.destimap.com/index.php?act=attraction&a=Castello-dei-Conti-d%27Aquino%2C-Belcastro%2C-Italy

Fonti: https://asci-italia.it/item/castello-dei-conti-daquino-a-belcastro/, http://www.sbap-cs.beniculturali.it/schede.php?id=68, https://it.wikipedia.org/wiki/Belcastro, https://www.ilborghista.it/dettaglio-da-fare-castello-dei-conti-d-aquino-belcastro-cz-23627, https://fondoambiente.it/luoghi/castello-dei-conti-d-aquino?ldc

Foto: la prima è presa da http://belcastro.asmenet.it/index.php?action=index&p=236, la seconda è di Rosario Marchio su https://www.facebook.com/CastelliRoccheFortificazioniItalia/photos/a.10157719840530345/10155178555010345

venerdì 12 agosto 2022

Il castello di venerdì 12 agosto



LAVAGNA (GE) - Torre del Borgo

Secondo alcune fonti la sua edificazione, forse ad opera della famiglia nobiliare dei Fieschi, risale al XVI secolo come torre di avvistamento o di difesa. Molto probabilmente venne realizzata in fretta: quest’ultimo dato è ravvisabile nel fatto che essa si compone dei materiali da costruzione più disparati ed eterogenei. Divisa in quattro piani, con i suoi 13 metri di altezza è stata per secoli l’ edificio più alto di Lavagna e senz’altro uno dei più storicamente rilevanti. Dopo vari secoli in servizio per il borgo, dove fu persino adibita ad abitazione con cappella gentilizia, è stata restaurata in occasione del Giubileo del 2000. Oggi ospita oltre ad attività culturali una raccolta di opere in ardesia dello scultore lavagnino Francesco Dallorso e la collezione archeologica Rodolfo Alloisio che raccoglie reperti di varia epoca e provenienza (da ogni parte del Tigullio) tra le quali ceramiche toscane e maioliche liguri. è ora sede della "Galleria artistica dell'ardesia" e della "Collezione Alloiso". Nel sottostante giardino alla genovese vengono inoltre organizzate mostre culturali e concerti musicali. E’ storicamente conosciuta con diversi nomi: Torre Saracena, Torre Fieschi oppure Torre Ravenna. Ogni anno a Natale viene realizzato qui un presepe che riproduce Lavagna, con i personaggi più noti della città. Altri link per approfondimento: https://www.archeominosapiens.it/torre-borgo-marini/, https://iltigullio.com/2021/03/04/la-torre-del-borgo-a-lavagna/, https://www.youtube.com/watch?v=7q148xzoQ5E (video di Giuseppe Sigrisi)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Lavagna_(Italia), https://www.lavagnaturismo.it/lavagna_da_visitare/giardini-della-torre-del-borgo/, https://www.paesionline.it/italia/monumenti-ed-edifici-storici-lavagna/torre-del-borgo, https://www.museoluogocultura.it/torre-del-borgo-museum-item

Foto: la prima è presa da https://www.cittametropolitana.genova.it/sites/default/files/Foto/DSC_2483_0.jpg, la seconda è di Davide Papalini su https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Lavagna-torre_del_Borgo.jpg

mercoledì 10 agosto 2022

Il castello di mercoledì 10 agosto



MARCELLINA (RM) - Castello in frazione Collevecchio

Venne costruito con ogni probabilità nel IX secolo. Quando il feudatario era assente veniva sostituito momentaneamente da un vice-comes. La zona ecclesiastica del feudo veniva gestita da un abate detto castellanus. Il Castrum forniva riparo alle genti delle case tutt'intorno. Nel XII secolo ne risultava feudatario un certo Gregorio De Marcellinis. In zona Collevecchio rimangono dei resti di Castrum Marcellini detto anche Castelluccio. Nel 1153 viene citato in un documento insieme all'abbazia. Nel XIII secolo il Castrum venne venduto ai monaci di San Paolo Fuori Le Mura come documentato dalle bolle dei Papi Innocenzo III, Onorio III e Gregorio IX, vendita contestata dai figli di Gregorio De Marcellinis, il quale credendo che nel 1000 ci fosse stata la fine del mondo, cedette per tale data il Castrum alla chiesa. La diatriba sta nel fatto che susseguentemente tale anno la fine del mondo non s'è verificata. Fu così che il Castrum, nel 1220, fu incendiato dai monaci di San Paolo, in modo che gli abitanti di Castelluccio furono costretti a rifugiarsi in parte nella vicina San Polo dei Cavalieri ed in parte nell'abbazia di Santa Maria delle Grazie. Così i De Marcellinis investirono Romano De Marcellinis come feudatario di Lunghezza, fratello di Arcione, rinunciando al Castrum Marcellini fatto ricostruire dai monaci. I De Marcellinis furono costretti a lasciar perdere il castrum per via delle lotte contro Tivoli, che allora era ghibellina ed alleata di Federico II. I De Marcellinis nel 1392 vendettero il feudo ad Orso Orsini, la cui famiglia fu ricompensata di vari castelli in seguito, compreso quello di San Polo dei Cavalieri. Nel 1558 gli Orsini vendettero il feudo per problemi economici. La peste del 1656 fece declinare la fortuna di Marcellina fino a che i Cesi nel 1678 vendettero il paese a Giovan Battista Borghese. Il completo abbandono e la decadenza definitiva di Marcellina Vecchia si ebbe quindi nel 1656 a causa di una pestilenza. Purtroppo, proprio per il fatto di essere stata completamente distrutta e depredata, Marcellina Vecchia ci appare povero di elementi architettonici e versa in condizioni di quasi completo abbandono e disfacimento. Dell’antico insediamento sono arrivate a noi solo alcune malinconiche mura che si stagliano sul terreno circostante disseminato di pietre. Le rovine del Castrum Marcellini si trovano a poca distanza dal paese “nuovo” di Marcellina. Si intravedono percorrendo la statale ma per essere raggiunte richiedono un po’ di costanza per divincolarsi tra stradine e proprietà private. Altri link suggeriti:http://www.tibursuperbum.it/ita/escursioni/marcellina/CastrumMarcellini.htm, http://www.marcellina.org/tabella_date_importanti.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castrum_Marcellini, https://www.lazionascosto.it/citta-fantasma-borghi-abbandonati-del-lazio/marcellina-vecchia/, https://www.tesoridellazio.it/tesori/marcellina-rm-rovine-di-marcellina-vecchia/

Foto: la prima è presa da https://www.lazionascosto.it/citta-fantasma-borghi-abbandonati-del-lazio/marcellina-vecchia/, la seconda è presa da https://lifeinitaly.com/castrum-marcellini-in-marcellina/

Il castello di martedì 9 agosto



UMBERTIDE (PG) - Rocca di Preggio

L’ antico borgo di Preggio si trova a 630 m. di altezza a circa 18 km a SW di Umbertide vicino al confine con il comune di Passignano sul Trasimeno. La Rocca di Preggio, per la sua posizione dominante, era considerata tra le più importanti del territorio Perugino e dell’Alta valle del Tevere. Nel 917 viene citata in un documento dell'imperatore del Sacro Romano Impero Berengario I, che la confermava come signoria del marchese Uguccione II Bourbon del Monte. Preggio fu dunque feudo imperiale ma anche dominio ecclesiastico. La storia ecclesiastica si intreccia con quella civile e Preggio, relativamente ai beni parrocchiali, è citato tra i possedimenti dell’Abbazia di S. Maria di Valdiponte, già esistente alla fine dal X secolo e oggi nota col nome di Montelabbate. Verso la fine del feudalesimo il borgo chiese la protezione a Perugia invece che ad Umbertide allora “Fracta filiorum Ubertis”. Dal 1189 Preggio, pur mantenendo diritti e privilegi, segui le sorti degli altri castelli perugini e fu molto considerato per la posizione che occupava nel sistema difensivo della città. Nel XIII secolo (1282) era il castello più popolato del Comune di Perugia, avendo alle sue dipendenze quattrocentoventidue famiglie, e, forse, anche il più temuto per la sua turbolenza e per le iniziative di reazione contro le autorità perugine, capeggiate spesso dallo stesso priore (si ricorda che nel 1225 la comunità si ribellò a Perugia). Perugia, ogni sei mesi, vi eleggeva un podestà che amministrava la collettività e ne rendeva conto ai magistrati. Nel 1313 il castello di Preggio aveva necessità di interventi ed i priori perugini dettero ordine di restaurare le mura, esentando gli abitanti dal pagamento di tutte le imposte per tre anni. Nel libro degli Atti dei Conservatori della libertà di Perugia si legge che nel 1389 fu ordinata la costruzione della Rocca di Preggio, ma nel 1392 non era ancora ultimata, si provvide invece a scavare pozzi per approvvigionare di acqua la città in caso di assedio. Tutte le parti del castello furono rese comunicanti tra loro attraverso cuniculi sotterranei. Nel secolo XIV i Perugini rafforzarono il castello e stipendiarono soldati per la minaccia dei fuorusciti appoggiati dai Fiorentini, cosa che avvenne nei primi giorni di marzo del 1390 quando i nobili fuorusciti occuparono Borghetto e si spinsero fino a Reschio e Preggio. Dopo un’accanita battaglia quattro assalitori furono uccisi e i compagni, sconfitti, costretti a darsi alla fuga. Nel 1392 Biondo Michelotti, capitano di ventura e signore di Orvieto, giunse nel territorio perugino. Accompagnato da due celebri capitani, Broglia di Chieti e Brandolino di Forlì, e dal conte Giovanni da Barbiano con seimila cavalli e un gran numero di fanti, il Michelotti portò lo sgomento tra i soldati che difendevano Perugia, facendone molti prigionieri. I priori della città trattarono la tregua con Biordo, promettendo di pagare seimila fiorini d’oro purché si allontanasse da Perugia. Il Michelotti accettò, ma non poté impedire che venissero distrutti castelli, molini, abitazioni. Nel 1427 i Perugini scoprirono che alcuni abitanti del castello aizzati dal parroco, tramavano coi fuorusciti per farli diventare padroni del luogo; scoperti, i cospiratori vennero arrestati, condotti a Perugia e decapitati sulla pubblica piazza. Nel 1438 i priori perugini ordinarono che al castello di Preggio si rifacessero le mura, dove ne avesse bisogno e si fortificassero tutte le sue parti e per questi interventi furono assegnati duecento fiorini di danari pubblici. Nello stesso anno venne scoperta un’altra congiura per ribellarsi a Perugia e Don Nicolò di Preggio, svelato come capo dell’iniziativa, fu denunciato ed imprigionato ma dopo molti anni di reclusione evase dal carcere perugino con la complicità di Nicolò Montemelini. Nel 1439 Preggio subì la scorreria dei Tifernati, che ne rivendicavano il possesso, e con l’aiuto di alcune compagnie di cavalieri di Pietro Torcilo agli ordini del Patriarca, ne invasero il territorio e si abbandonarono al saccheggio. Per intervento dello stesso papa Eugenio IV, che mandò un ordine fulminante a Lorenzo di Todi, governatore di Città di Castello, gli uomini catturati furono rilasciati e i Castellani ammoniti severamente. Nel 1444, temendo l’arrivo dei soldati fiorentini e di Simonetto loro comandante, i Perugini restrinsero le mura del castello per meglio organizzare la difesa ed in seguito a questa decisione furono stanziati duecento fiorini e Preggio fu esonerato dal pagamento di tasse per dieci anni. I Fiorentini, come previsto, giunsero in Umbria e invasero le terre del Pontefice nel giugno del 1479 e dopo aver tentato invano di prendere Perugia, occuparono e saccheggiarono molti castelli del contado, tra i quali Preggio e Cartel Rigone; i due castelli furono riconquistati non molto tempo dopo dai Perugini aiutati dai Napoletani. Le occupazioni da parte dei Fiorentini però non cessarono fino a quando Lorenzo de’ Medici firmò la pace col Papa e Preggio tornò sono la giurisdizione di Perugia. Nel 1540 si ebbe la famosa “Guerra del Sale” decisa dalla Bolla del 21 gennaio di papa Paolo III con la quale se ne aumentava il prezzo. La rivolta che si ebbe fu stroncata dalle truppe papaline e Preggio, fu occupato da trecento militari spagnoli. Gli abitanti del castello piombarono nella più avvilente costernazione e nella più squallida miseria. Con suppliche commoventi chiesero soccorsi ai Conservatori dell’Ecclesiastica Obbedienza di Perugia per non essere costretti ad abbandonare la loro terra e andare raminghi altrove con le famiglie. La precaria situazione fu presa in tale considerazione che per dieci anni il territorio di Preggio fu esentato da qualsiasi tassa. Nel XVII secolo Il territorio perugino era entrato così a far parte dello Stato Pontificio: con Perugia anche Preggio passò sotto la giurisdizione papale, e il potere si accentrò nelle mani del clero locale. Secondo le norme dettate dal Concilio di Trento i parroci, avevano l’obbligo di tenere i registri delle anime, i “libri dei fuochi” in cui segnare accuratamente non solo nascile, matrimoni e decessi, ma perfino le pratiche religiose dl ciascun fedele. A seguito della guerra tra il Pontefice e il Duca di Toscana, nel 1643-44 furono distrutte in maniera irreversibile la cinta muraria, la Rocca e la sede comunale; furono danneggiate la Canonica ed altri edifici. Nella zona di Preggio ebbero possedimenti anche i degli Oddi, storica casata perugina antagonista dei Baglioni, e di cui Francesco degli Oddi viene ricordato per essere stato guardiano del convento francescano intorno al 1480. Gentile di Biordo degli Oddi parla nel suo testamento del 1504 di una dipinto della raffigurante la Madonna e destinato alla Chiesa della Ss. Trinità in San Francesco. Il paese ha perso gran parte della cinta muraria essendo stata inglobata nelle abitazioni che vi sono state costruite sopra. Molto ben conservato il vecchio palazzo della Canonica. Nella parte più alta della collina sono presenti i ruderi della Rocca. Visita del borgo con drone: https://www.youtube.com/watch?v=WOXAmtC2kIM (video di Mat Hall). Altro link consigliato: https://www.comune.umbertide.pg.it/it/page/bellezze-ambientali-e-architettoniche (dal minuto 4:58), video di Comune di Umbertide.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Preggio, https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-preggio-umbertide-pg/, https://www.perugiatoday.it/cronaca/itinerario-castello-preggio-storia.html

Foto: la prima è di Cantalamessa su https://it.wikipedia.org/wiki/Preggio#/media/File:Rocca_di_preggio.JPG, la seconda è presa da https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-preggio-umbertide-pg/

lunedì 8 agosto 2022

Il castello di lunedì 8 agosto



BASCAPE' (PV) - Castello

Il castello di Bascapè viene citato per la prima volta nel 879 e faceva parte della cerchia esterna di difesa del territorio di Milano. Fu distrutto nel 1159 dall'Imperatore Federico Barbarossa e ancora nel 1239 da Federico II. Dopo lotte e distruzioni nel XIII secolo il paese ebbe un periodo di floridezza e la famiglia Bascapè, feudataria indiscussa, acquistò sempre maggiore importanza soprattutto a Milano sia per le cariche politiche, sociali, ecclesiastiche che diversi suoi membri ricoprono, sia perché tra di loro vi sono molti uomini di pensiero e di cultura. Basterà citare Pietro da Bascapè, autore nel 1274 di un poema in volgare. Il più importante personaggio però, di cui la famiglia Bascapè è stata giustamente orgogliosa, fu il venerabile Carlo, vescovo di Novara. Entrato in possesso dei Bascapè, il castello rimase di loro proprietà fino al 1821 (a parte una breve interruzione nel 1400) e successivamente mantenne l’aspetto originario fino al 1830, quando fu parzialmente incorporato in costruzioni rurali sorte allora. Del primitivo edificio si possono vedere resti di finestre ed elementi vari incorporati negli edifici abitativi ricavati al suo interno: fregi, decorazioni, frammenti di pitture e stemmi gentilizi. Il complesso ha pianta quadrata ed è formato da corpi di fabbrica diversi tra loro sia per rapporto planivolumetrico sia per fisionomia. Ingloba resti di un castello del X secolo, poi ricostruito nel XII e XIII e oggetto di continui rimaneggiamenti fino al XVII secolo. L'ala sud con facciata principale sulla piazza conserva quattro grandi finestre a tutto sesto decorate a dentelli in cotto campeggianti entro riquadri di intonaco. Si articola su 4 piani, 3 fuori terra e 1 seminterrato. Le strutture verticali sono in muratura di laterizi e malta di calce a corsi regolari. Le strutture di orizzontamento per i piani fuori terra sono costituite da solai lignei a doppia orditura, mentre il seminterrato e' coperto da una volta a botte a sesto ribassato con lunette. La copertura ha struttura lignea costituita da capriate con monaco e manto di copertura in coppi. Sul lato interno (facciata nord) è presente un porticato. Il collegamento verticale è assicurato da 3 scale con struttura in muratura e pedate in pietra. Il piano terra presenta destinazione mista residenziale e servizi (ristorante), mentre il primo piano, dove si trovano i saloni principali, non è utilizzato. Al secondo piano si trovano delle abitazioni. Nei saloni principali sono presenti decorazioni cinquecentesche che consistono in un fregio dipinto a secco con decorazioni allegoriche e scudi araldici, che percorrono la parte alta di tutte quattro le pareti delle due stanze al primo piano e in un soffitto ligneo con cassettoni decorati. L'ala est oggetto di pesanti rimaneggiamenti si articola su 4 piani, 3 fuori terra e 1 seminterrato. Sono presenti sulla facciata ovest due finestre a sesto acuto con cornice.

Fonti: https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A130-00024/, http://www.paviaedintorni.it/temi/arteearchitettura_file/artearchitettura_castelli_file/castelli_BASCAPE.htm, http://www.visitapavia.it/itinerari/Castelli%20nel%20Pavese/Castelli-del-Pavese-Bascape.html

Foto: la prima è presa da https://www.paviafree.it/itinerari/bascape-piccolo-comune-della-provincia-pavese.html, la seconda è presa da https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A130-00025/