martedì 3 marzo 2026

Il castello di martedì 3 marzo



SAN DONATO DI NINEA (CS) - Castello di Policastrello

Il Castello – appartenuto per circa tre secoli ai Sanseverino – si erge su un costone roccioso (a mt.452 s.l.m.) alle pendici del complesso montuoso del monte Mula (1936 mt s.l.m.) e si caratterizza, tra l’altro, per essere sulla forra del torrente Occido, protetto, da ben tre lati, dallo strapiombo sottostante. Il Castello rimane, quindi, aperto ad est, dove, con le prime case, sorse il primo nucleo abitato. La struttura fortificata, ancora in discreto stato di conservazione, oltre l’arco litico d’ingresso, presenta, infatti, la gran parte delle mura di cinta e soprattutto – ampiamente rimaneggiata nei secoli -l’intera dimora che fu del feudatario. Come riportato da fonti scritte, il castello venne edificato intorno all’XI secolo dai Normanni. In Calabria citeriore, proprio l’avvento dei Normanni diede origine, accanto ai Feudi ecclesiastici, anche ai “Feudi laici”, concessi ai Cavalieri Normanni più valorosi, come riconoscimento e compenso della loro dedizione ed opera. Al riguardo il forte e consolidato insediamento Normanno in questo territorio – la “Valle dell’Esaro – è testimoniato dalla presenza di Roberto il Guiscardo, il quale, nel 1065, fissò la sua dimora strategica a S. Marco Argentano nel Convento Basiliano della Matina. In tal senso lo storico e presbitero Domenico Martire alla fine del 1600 così scrisse: "Nel 1197 il Signore della Terra di Policastrello era il Normanno Ruggero, al quale, nel 1239, Federico II di Svevia assegna la custodia di alcuni prigionieri fatti ostaggi nelle città Guelfe della Lombardia. Nel 1277 Signore di Policastrello risultò essere un altro Ruggero – figlio di Andrea di Policastrello – appunto “milite” avente il Feudo di Policastrello il quale sposò Dialta, figlia di Guglielmo Scavello Signore di Amantea". Tra gli anni 1328 e 1332 il Re Roberto d’Angiò donò in concessione alla famiglia Firrao, assieme ai Feudi di Luzzi e di Rose, anche il tenimento della Mula di Policastrello ed il diritto di pesca lungo il fiume Occido, già concesso da Costanza d’Altavilla Imperatrice. Nel 1374 Policastrello fu sotto il dominio della famiglia Sangineto, Conti di Altomonte e Corigliano, quindi ai Sanseverino, a seguito del matrimonio tra Margherita di Filippo II Sangineto con Venceslao Sanseverino, Conte di Chiaromonte e Tricarico. Dallo storico Giuseppe Marchese apprendiamo che – secondo un decreto riportato nel tabellionato di Guglielmo De Ranieri di Luzzi – Policastrello nel 1378 fu assegnato ad Eliodoro Sanseverino fratello di Vencislao. Nel 1472 Policastrello passò a Geronimo Sanseverino per conferma di Ferdinando II d’Aragona. Nel 1496 il serenissimo Re Federico confermò a Bernardino Sanseverino Principe di Bisignano anche le Terre di Policastrello e di San Donato. Nel 1532 Pietro Antonio Sanseverino, Signore di San Donato e Policastrello, per dare potenza e lustro al suo Stato costruì un’imponente dimora a Policastrello (dimora che, molto probabilmente, oggi ritroviamo all’interno delle mura del Castello). Oggi la struttura risulta essere di proprietà privata e, da molti anni, in stato di abbandono. Ciò che restano ancora chiaramente visibili sono:

  • l’Arco d’Onore (dal quale si accedeva),
  • alcuni resti di mura interne e
  • qualche camera (all’interno del cortile recintato), il tutto pericolante.

Ovviamente, non potevano mancare leggende a riguardo ed infatti, si narra che, tra queste antiche mura, ci sia lo spirito di una bambina e che, in alcune occasioni, si riesca a percepirne addirittura la sua presenza.  Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=X2ggstWv78w (video di archeopollino), https://www.youtube.com/watch?v=vImuKmoEg6s (video con drone di Luigi Sirimarco), https://www.retedeldono.it/progetto/tutti-insieme-policastrello 

Fonti: https://archeopollino.it/policastrello/, https://unavaligiapienadiviaggi.com/policastrello/, 

Foto: la prima è presa da https://archeopollino.it/policastrello/, la seconda è presa da https://unavaligiapienadiviaggi.com/policastrello/  

venerdì 6 febbraio 2026

Il castello di venerdì 6 febbraio

 


                                         

FARA IN SABINA (RI) - Castello di Corese Terra

L’importanza di Correse come centro abitato del principio del medioevo è confermata anche dalla sua qualità di diocesi Sabina. La prima notizia del castello quod Currense vocatur compare nel 1006, quando il conte di Sabina Ottaviano, in memoria del padre Crescenzio donò a Farfa un’area fabbricabile sita all’interno dell’insediamento. Nel 1030 l’abate Guido comprò dalla nobilissima femmina Lavinia, la sua quota di consignoria nel castello, che fu, così, attratto del tutto nell’orbita farfense. Il castello fu però occupato da Rustico di Crescenzio che ne rivendicava la proprietà. Nel 1104 l’Abate Berardo si riconciliò con la famiglia di Rustico di Crescenzio concedendo dodici casali compresi nel territorio di Castrum Currisem et Castrum Bricti (Montelibretti) et Castrum Nerulae in cambio del castello di Correse. In questo periodo fu rinforzato il sistema difensivo del castello costruendo una torre, della quale Giovanni Tignoso fu nominato custode. Il castello di Correse fu confermato all’Abazia di Farfa da Enrico V (1118) e da papa Urbano IV (1262). Nel 1300 il papa Bonifacio VIII, dopo aver raso al suolo il castello di Comunanza, concesse il feudo di Correse e dell’Arci a Francesco Orsini conte di Nerola ed è allora che Correse decadde e prese il nome di podium ed Arci rimase un piccolo centro agricolo. Nel secolo XVII il dominio passò dagli Orsini alla famiglia baronale dei Barberini. Nel 1811 Maffeo Sciarra Colonna, al termine di una lunga lite con lo zio Carlo Barberini, veniva in possesso del feudo di Correse. Sul finire del secolo XIX Correse passò alla famiglia Torlonia per poi divenire appodiato di Fara. Il piccolo centro storico di Corese Terra è un vero gioiello che culmina con un grande ammasso murario: il castello. Alcuni interventi recenti ne hanno un po' coperto l'aspetto originario ma ovviamente le grandi altezze murarie e le forti strombature ne suggeriscono la presenza. Oggi l'edificio ospita l'Università Agraria (https://www.facebook.com/profile.php?id=100057167355282). Ecco un breve video per osservarlo meglio: https://www.facebook.com/watch/?v=1275402343571864

Fonti: https://sabinapiu.it/corese-terra-storia-visita/, https://www.viadifrancescolazio.it/portfolio-single-page/20-cosa-vedere/257-corese-terra.html, 

Foto: la prima è presa da https://sabinapiu.it/corese-terra-storia-visita/, la seconda è presa da https://www.formatrieti.it/2025/07/26/cena-solidale-alluniversita-agraria-di-corese-terra-sostegno-ai-bambini-saharawi-ospiti-del-comune-di-fara-in-sabina/ 

 

 

venerdì 24 ottobre 2025

Il castello di venerdì 24 ottobre


     

MANDURIA (TA) - Torre Colimena

Torre Colimena (Torri Columèna in dialetto manduriano) è una frazione balneare del comune di Manduria in provincia di Taranto. Il centro del luogo è sorto attorno all'omonima torre, presente proprio sul lungomare della località, la quale comunica a ovest con Torre di San Pietro in Bevagna in San Pietro in Bevagna e ad est con Torre Castiglione, nel comune di Porto Cesareo. Torre Colimena fa parte di un sistema difensivo di torri costiere volute dall'imperatore Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Spagna, dopo l'invasione di Otranto da parte dei Turchi nel 1480, per difendere la penisola del Salento dalle loro frequenti incursioni. Fu costruita nel 1568 su incarico del viceré di Napoli, Pedro Afán de Ribera, e affidata a Camillo Chiarello. L'unico episodio storico di rilievo che riguarda la piccola località di Torre Colimena, risale al 1547 quando circa 100 predoni Turchi sbarcarono da cinque velieri approdati nel tranquillo e sabbioso porticciolo di Torre Colimena, per spingersi in un'incursione nell'entroterra, depredando i raccolti delle masserie attorno a San Pancrazio e Avetrana guidati da Khria, un personaggio locale convertito all'Islam. Nel settembre 1570, il maestro Camillo Chiarello morì e i lavori di costruzione di Torre Colimena (nonché quelli di Torre Inserraglio) furono momentaneamente sospesi, per poi essere ripresi dal fratello, il maestro Donato Chiarello coadiuvato dai maestri Ortensio e Gabriele (detto Beli) Mischinello. Torre Colimena non appare nell’elenco del Vicerè del 1569 e nemmeno in quello di Henrico Bacco Alemanno del 1611. Compare però nella Descrizione del Regno di Napoli di Scipione Mazzella del 1601 come Torre Columena e nella successiva cartografia del XVII e XVIII secolo. Si è a conoscenza di alcuni nomi di coloro che vivevano la torre. Nel 1583 fu torriero il Caporale Pietro Grano coadiuvato da Orazio Monaco. Nel 1730 fu torriero il Caporale Giulio Brigante. La torre è a base quadrata troncopiramidale fino all’altezza del toro marcapiano, a 6 metri circa da terra, da qui si erge come un parallelepipedo, alto altri 8 metri. In cima vi è un coronamento particolarmente curato, a quota 14 metri circa, caratterizzato da beccatelli e caditoie pensili. La torre fu costruita in conci di tufo regolari. Sulla facciata si aprono due finestre, la prima illumina il vano scala, la seconda illumina il vano principale. All’interno, sulla parete a destra dell’entrata si trova l’imboccatura del pozzo; sulla sinistra il grande camino nel tempo modificato, illuminato da una finestra, ingloba il forno e uno stipo, entrambi ricavati nel muro perimetrale della torre. Due finestre si affacciano sui lati minori ad est e ad ovest. La stanza è voltata a botte. La scala monumentale di accesso, a tre arcate, costruita in un periodo successivo, è larga 1,75 metri ed è provvista di un parapetto alto circa 90 cm. Si ipotizza che l’accesso in origine avvenisse tramite un ponte levatoio, come confermerebbe il riquadro intorno alla porta per l’incastro di una ribalta. In cima alla torre vi sono delle costruzioni aggiunte in epoche successive. Con esse la torre raggiunge i 21 metri di altezza circa. Nel XIX secolo le torri persero la loro funzione originaria e molte furono abbandonate. Torre Colimena però, ancora in buone condizioni, fu utilizzata anche come residenza estiva. Infatti, la maestosa scalinata e anche il complesso di costruzioni aggiuntive sul terrazzo, furono aggiunte in tempi in cui era svanita la minaccia dal mare. Nel XX secolo, la località, considerata in passato un ricovero per soli pescatori, già a partire dagli anni ’60 ha avuto uno sviluppo urbanistico importante, divenendo sede di case di vacanza in particolare per gli abitanti dei paesi circostanti, attratti dalle bellezze naturali e dalla tranquillità del luogo. La torre per lungo tempo è stata in concessione a privati, oggi è custodita da un guardiano. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=-a3sC1sQq_I (video di Mister Marley),https://www.youtube.com/watch?v=-gJejY9NW9A (video di Virtual Trip), https://www.youtube.com/watch?v=Im6hUClLVow (video di Giorgio Zanon) 

Fonti: https://fondoambiente.it/luoghi/torre-colimena?ldc, https://www.caladelsalento.it/it/blog/torre-colimena-un-tesoro-nascosto-del-salento-tra-mare-storia-e-natura-selvaggia/, https://torricostieredelsalento.com/torre-colimena/

Foto: la prima è presa da https://www.jamaluca.com/torre-colimena/, la seconda è presa da https://www.salentiamo.com/blog/1353-torre-colimena-e-la-spiaggia-vecchia-salina

giovedì 23 ottobre 2025

Il castello di giovedì 23 ottobre


MULAZZO (MS) - Castello Malaspina

Mulazzo fu feudo imperiale appartenuto al ramo dello Spino Secco della famiglia Malaspina dal 1164 con il titolo di marchesato ma oggi delle sue potenti fortificazioni restano ben poche tracce. Altrettanto scarse sono le informazioni sul castello di Mulazzo. Fra queste ciò che resta della 'Torre di Dante' che costituiva il nucleo centrale della primitiva struttura fortificata, risalente al X secolo. Alcune fonti ne attribuiscono l'origine all'età Bizantina. Al momento del suo massimo sviluppo era alta ben sei piani, più di 30 metri, con ingresso al primo piano al quale si accedeva a mezzo di una scala in legno. Oggi è ridotta a un sesto della sua altezza in quanto per gran parte fu abbattuta, perchè a rischio crollo, intorno al 1750. La torretta circolare che vi è addossata risale al XV secolo. La Torre è l'unica in tutta la Lunigiana ad avere forma esagonale, originariamente era cinta da una muraglia all'interno della quale fu costruito un castello poi ampliato da Corrado Malaspina l'Antico. Dante fu qua ospitato dai Malaspina dall'aprile 1306 alla primavera dell'anno successivo. Di questa struttura già restavano scarse tracce all'inizio del '500, quando fu definitivamente abbandonata. Al Comune restò solamente la Torre, fulcro delle feste cittadine e poi anche prigione e polveriera. Sul versante opposto, quello rivolto ai territori del Genovesato, nel secolo XVI fu eretto il castello a difesa del borgo, oltre che a dominio della direttrice viaria che risaliva verso i Casoni e la Val di Vara. Divenne la dimora esclusiva del ramo malaspiniano detto appunto 'del castello'. Al suo fianco i marchesi, per loro comodità, costruirono l'acquedotto di cui restano poche tracce (dette 'gli Archi' e oggi simbolo di Mulazzo). Su questo versante si apriva la 'Porta Soprana' (o Genovese) della cinta muraria cittadina, ancora oggi intatta. L'altra porta, quella 'Sottana', sorgeva appena sopra l’Oratorio di San Rocco. Il terreno di questa zona era particolarmente franoso e il castello decadde rapidamente, anche perchè a causa della sua importanza strategica, a guardia di una strozzatura della valle, fu più volte distrutto. I Malaspina per questo furono spinti a costruire la nuova residenza vicino alla Torre: alla metà del 1500 in questa area fu costruito dal Marchese Giovan Cristoforo un vasto Palazzo recintato che in pratica impediva l'uso della Torre al popolo. Gli accessi erano infatti situati entro i possessi dei marchesi, quali la corte (dove oggi è la scalinata) e uno direttamente dal piano nobile del Palazzo malaspiniano, lungo il camminamento ancora visibile che sale il colle verso la Torre. Nel XVII secolo per contrastare l'invasione Spagnola della Lunigiana il Granduca Ferdinando I de' Medici, che insieme al popolo di Mulazzo governana il territorio, pose qua un governatore Granducale e la Torre fu fortificata con l'aggiunta di bocche da fuoco. Più volte nacquero anche accese dispute fra il Comune di Mulazzo e i Malaspina per l'uso della Torre, concluse a favore del popolo che arrivò a pagare un canone annuale per avere l'impiego della stessa. L'ultimo feudatario fu Azzo Giacinto III, in epoca Napoleonica. La Casa di Dante ora visitabile a Mulazzo, probabilemente non ha mai ospitato il poeta. Idealmente ricondotta al soggiorno di Dante in Lunigiana, la sala museale è costituita dall’intero piano nobile dell’ultima casa-torre del XIII secolo rimasta della cinta muraria del borgo storico medievale.La struttura, aperta solo su appuntamento, nacque nel 2003 come semplice Museo Dantesco Lunigianese ‘L. Galanti’, poi nel 2007 si trasformò in sala polivalente con l’aggiunta delle Sezioni specialistiche della Galleria Artistica, della Biblioteca Dantesca Lunigianese, della Sala Didattica Multimediale e del Book shop. In occasione dei 700 anni dalla morte del Poeta lungo le strade del centro storico di Mulazzo è stata allestita una Via Dantis permanente con varie stazioni che ricordano passaggi della Divina Commedia. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=hKsj0peOrv0&t=66s (video di Emiliano Rizzo), https://www.terredilunigiana.com/castelli/castellomulazzo.php, https://www.youtube.com/watch?v=Mo7CsStMZ3Q (video con riprese con drone, di DueInCammino e in kayak), https://davidebaroniscrittore.com/mulazzo-2/

Fonti: https://castellitoscani.com/mulazzo/, https://viestoriche.net/indexold-r/Dante/viedidante/Mulazzo.html 

Foto: la prima è presa da https://castellitoscani.com/mulazzo/, la seconda è presa da https://www.paesionline.it/articoli/e-in-lunigiana-uno-dei-migliori-borghi-della-toscana-e-un-gioiello-d-autunno

lunedì 20 ottobre 2025

Il castello di lunedì 20 ottobre

 


PIETRAFERRAZZANA (CH) - Castello

Il primo documento che cita Pietraferrazzana fa parte dal "Catalogus Baronum" (1150-1168) che cita i feudatari ed i loro vassalli durante il regno normanno di Guglielmo il Malo, documento che imponeva loro di fornire milizie per la difesa del suo regno in difesa di qualsiasi minaccia, piccola o grande che essa fosse. Poi, controllando i feudi della Contea di Simone di Sangro, si scoprì che il signore assoggettato, un certo Filippo il Guasto pare, a Simone di Sangro era in possesso di Rosellum (l'attuale Rosello) e Petram Garanzanam (l'attuale Pietraferrazzana), ambedue facenti parte della zona detta "in Terra Burrellensis" (il feudo controllato da Di Sangro di Borrello). Tutti e due i paesi dovevano consegnare un miles cadauno, cioè un militare a cavallo seguito da dei servientes a piedi. In questo periodo, secondo l'Antinori, a Pietraferrazzana vi erano 24 famiglie che corrispondeva a 140-170 abitanti. Nel secolo XV Petraguaranzana apparteneva ai Riccio, nel Cinquecento fu dominio di un'altra famiglia napoletana, i Caracciolo: da essi il borgo passò ai de Tino, ai Niccolò, sino a pervenire nel Settecento al casato Ariani. Sullo sperone roccioso che sovrasta il paese ci sono i ruderi dell'antico castello del XVI secolo che durante il Risorgimento fu utilizzato come rifugio da alcuni patrioti. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=JaXFboRrx7I (video di Eraldo Manieri), https://www.facebook.com/reel/597091992852308 (video con riprese aeree)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Pietraferrazzana, https://www.abruzzoturismo.it/it/magazine/pietraferrazzana-la-piu-piccola-perla-dellabruzzo, 

Foto: entrambe di Galvano Coppa - LooV.it, prese da https://sangroaventinoturismo.it/pietraferrazzana

martedì 14 ottobre 2025

Il castello di martedì 14 ottobre



PETRELLA SALTO (RI) - Castello in frazione Mareri

Le rovine di Mareri sorgono oggi su un panoramico sperone roccioso che domina la valle del Salto. Cingono a corona l’altura le vecchie case del borgo - alcune delle quali in restauro – che ha conservato l’antica denominazione. Nel Medioevo vi fu l’ascesa locale dei Mareri, che ampliarono sempre più i propri possedimenti col disegno di riunire l’intero Cicolano sotto un’unica Signoria. Un territorio di rilievo crescente, strategicamente posto tra le realtà urbane e culturali di Rieti, L’Aquila e San Salvatore Maggiore. Insediati a Petrella Salto, i Mareri ne favorirono la crescita urbanistica e l’arricchimento con edifici civili e chiese, e la cittadina divenne centro di traffici commerciali e di potere politico. A stroncare quell’ascesa ambiziosa fu un fatto di sangue avvenuto nel 1511, noto come “primo giallo della Petrella”. All’origine vi fu il rifiuto del conte Gianfrancesco Mareri a dare in dote a sua figlia il castello di Staffoli, tra i possedimenti della famiglia. Il marito di lei, un certo Giacomo Facchini, se ne vendicò riuscendo a penetrare nella Rocca della Petrella con trecento armati e a sterminare l’intera famiglia Mareri. A salvarsi miracolosamente fu solo la giovane Maria Costanza, che poi venderà l’intera contea a Carlo V il quale la assegnerà ai Colonna. E i Mareri scompaiono definitivamente dalla storia di queste terre. Di Castel Mareri resta una parte delle mura perimetrali. Qui nacque, verso la fine del XII secolo, Santa Filippa Mareri. La sua famiglia ostacolò la sua scelta di una vita monastica per cui Filippa fuggì da casa insieme ad alcune compagne e si rifugiò nei pressi di Mareri, sopra l'abitato di Piagge, in quella che viene chiamata "Grotta di Santa Filippa", e vi rimase per circa tre anni, fino al 1228, quando i due fratelli Tommaso e Giovanni le donarono il castello con l'annessa chiesa plebana di San Pietro di Molito.

Fonti: https://www.parchilazio.it/schede-243-castello_di_mareri, http://www.saltocicolano.it/pagina.asp?Se=4&Sz=3,https://it.wikipedia.org/wiki/Filippa_Mareri

Foto: sono tutte di Lucia Cesarini, prese dal gruppo Facebook "L'altro Cicolano" (https://www.facebook.com/groups/132621650588255) 

lunedì 17 febbraio 2025

Il castello di lunedì 17 febbraio


PETRALIA SOPRANA (PA) - Castello normanno

Nel IX secolo, durante il regno degli Aghlabidi venne rinominata Batraliah (ossia "Petra alta" in lingua araba). Dopo la conquista da parte dei Normanni di Ruggero, conte di Altavilla, avvenuta nel 1062, la cittadina venne fortificata, ed assunse l'aspetto che conserva quasi inalterato ancora oggi, con il castello, le torri ed i bastioni, e "latinizzata", con l'edificazione di diverse chiese. Ruggero l'assegnò al nipote Serlone. In un documento del 1258 appaiono per la prima volta distinte Petra "inferior" (Petralia Sottana) e Petra "superior" (Petralia Soprana) divise in due distinte "Università", ciò nonostante questo si riferisce ad una suddivisione politica e non alla fondazione di Petralia Sottana che avenne assai prima. Ad oggi è difficile stabilire quale dei due paesi sia stato il primo ad essere fondato non avendo fonti certe in entrambi i casi ed essendo il territorio popolato fin dall'era preistorica.Nel 1258 le due Petralie entrarono a far parte del patrimonio dei conti Ventimiglia di Geraci Siculo, per passare poi alla contea di Collesano, del patrimonio dei Centelles, dei Cardona, dei Moncada e degli Alvarez di Toledo, fino all'abolizione della feudalità nel 1817. Lo stemma civico rappresenta due figure simbolo del comune. Da una parte è raffigurato un castello che ci ricorda l'esistenza di due castelli di cui uno è un rudere mentre l'altro si suppone che sia stato costruito nel sito dell’attuale chiesa di Loreto (1148 m). Nell'altra sezione dello stemma è raffigurato una pianta di cardo delle Madonie sradicato. Dalle notizie del Malaterra si evincerebbe come il castello sia stato elevato nel 1066. Dagli scarsi e inconsistenti ruderi, localmente indicati come “castello”, posti al vertice dell’attuale abitato non si deducono elementi informativi che ne giustifichino caratteristiche castrensi, né per quanto possa riguardare l’arroccamento, né il controllo visivo. Tali ruderi (ben poca cosa ormai) corrispondono ad un torrione, ma non esauriscono la struttura del fortilizio, che certamente si sviluppa ancora nel sottosuolo. Depongono per questa ipotesi la presenza di magazzini e volte, oggi sotterranei, e l'anomala forma dell'altura su cui emergono le rovine, che è stata oggetto di studio specifico.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Petralia_Soprana, https://www.icastelli.it/it/sicilia/palermo/petralia-soprana/castello-di-petralia-soprana, https://petraliastoriaviva.blogspot.com/2016/12/il-castello-del-conte-ruggero.html (da leggere per approfondire l'argomento)

Foto: la prima è presa da https://visitpetraliasoprana.it/ruderi-del-castello/, la seconda è presa da https://petraliastoriaviva.blogspot.com/2016/12/il-castello-del-conte-ruggero.html