mercoledì 31 luglio 2019

Il castello di mercoledì 31 luglio




LUSIA (RO) - Torre castello Morosini

Dopo la caduta dell’Impero Romano il territorio subì nel corso dei secoli le tristi invasioni barbariche con la dominazione dei Longobardi. Verso il 1100 anche Lusia ebbe il suo castello probabilmente ad opera degli Estensi. Nel 1305 Lusia fu riconquistata da Francesco D’Este ritornando, verso il 1354, agli Estensi di Ferrara che la tennero fino al 1395. Successivamente a seguito di un prestito quinquennale, Lusia, con la contea di Rovigo, fu ceduta alla Repubblica di Venezia. Alla scadenza del quinquennio per mancato rimborso del prestito Venezia si instaurò in questa regione che, dominando gli sbocchi fluviali dell’Adige e del Po, comandava direttamente tutto il commercio fluviale del Veneto. Verso il 1400 giunse a Lusia da Costantinopoli, una colonna annodata a quattro fusti, con capitelli figurati, che ancora oggi si può ammirare sulla piazza antistante la nuova Chiesa Parrocchiale. I Veneziani l’avevano riportata da un viaggio assieme ad un'altra colonna. Ma la barca che le trasportava si era arenata alle foci dell’Adige facendo sprofondare una delle due colonne. Giunta a Lusia, la colonna che si era salvata, era stata sormontata da una statuetta che la tradizione popolare identifica con San Vito e posta davanti al castello. La colonna che è alta circa 3,50 metri, in origine era sormontata da due leoncini in granito, accosciati, che nel 1882 furono asportati dagli eredi della contessa E. Morosini Gattembur. Durante il periodo della Repubblica di Venezia nel Polesine sorsero numerosi castelli e molti paesi assunsero il nome dei nobiluomini veneti che vi si insediarono come Boara Pisani, Pettorazza Grimani, Cà Morosini ecc. Lusia, a testimonianza dell’antichità del suo nome, mantenne la sua originaria denominazione romana. A Lusia, nei primi anni del 1600, si instaurarono i Morosini che trasformarono il castello in una lussuosa villa protetta da solide mura lungo le quali si ergevano i colombai uno dei quali, restaurato ed adibito ad abitazione privata, si può ammirare ancora oggi. Già nel 1616 risultava essere una casa rurale a tutti gli effetti composta da palazzo padronale, colombaia, stalla con i campi, corte, giardino e orto. Ma a metà del ‘600 fu il Doge Francesco Morosini ad ordinarne l’ampliamento come documentato da una lapide del 1650, conservata nel parco delle rimembranze di Lusia. Aumentò il numero delle corti a due e il numero degli edifici salì a tre: quello padronale, circondato da due torri, una costruzione centrale e un casamento porticato con ben due colombaie, una si trovava a sud-est e l’altra a sud-ovest. I Morosini, patrizi veneti, appartenevano al gruppo delle sedici famiglie Tribunizie e diedero alla Repubblica di Venezia ben quattro dogi. I nobili Zeno, illustre famiglia veneziana, invece si stabilirono nell’odierna frazione di Cà Zen. In concomitanza alla ristrutturazione del Castello Morosini iniziò la costruzione, lungo l’argine, della chiesa arcipretale di Lusia legata alla venerazione dei Santi Vito e Modesto, vittime della persecuzione che morirono in Lucania. Nel 1663 fu eretto un campanile alto 62 metri. Nel 1889 la Villa divenne di proprietà degli Oliva. Fino ad allora restò dei Morosini. Il Comune la comprò nel 1935 e ne fece la sede del Comune e delle scuole elementari. Il primo tentativo di creare un mercato ortofrutticolo a Lusia fu fatto nel 1942, proprio all’interno di una delle stanze di questa villa. Appariva così Lusia, con il suo piccolo centro urbano a ridosso del fiume Adige, con la sua chiesa arcipretale e la villa Morosini, quando il giorno 20 aprile 1945 alle ore 11, 30 si abbattè sul paese uno dei più terribili bombardamenti d’Italia. Dove caddero le bombe nulla rimase. Il municipio, gli uffici pubblici, la chiesa arcipretale, la villa Morosini, tutto fu travolto dalle macerie. L’ingente opera di ricostruzione vide risorgere Lusia a circa 300 metri dall’Adige con la sua nuova chiesa inaugurata nel 1958. Del castello-villa oggi rimane solamente una delle antiche torri, quella del lato sinistro, recentemente restaurata dall’Amministrazione Comunale. La Torre, pendente e merlata, è alta ben 22 metri ed è il reperto storico più antico del paese. Completamente in muratura, presenta una base piramidale. Una scala interna a chiocciola di marmo composta da ben 128 scalini, permette di percorrere ben tre piani, prima di giungere alla sua sommità. Ciò che si può ammirare da quell’altezza deve essere decisamente meraviglioso! Basti pensare alla possibilità di vedere il corso del fiume, la flora e la fauna del luogo, le campagne che circondano il paese con le famose serre ma anche il Parco della Rimembranza di Lusia creato in memoria delle vittime del bombardamento subito durante la Seconda Guerra Mondiale. Altri link consigliati: http://www.spaziopadova.com/salvaveneto/ctgintern/forti/la_torre_di_lusia.htm (con foto storiche del castello),

Fonti: http://www.comune.lusia.ro.it/c029031/zf/index.php/storia-comune, https://it.wikipedia.org/wiki/Lusia, http://www.polesineterratraduefiumi.it/pagine/scheda_comuni.php?id=1&comune_code=adige_adigetto0, https://rovigo.italiani.it/torre-di-lusia/

Foto: la prima è di Threecharlie su https://it.wikipedia.org/wiki/Lusia#/media/File:Torre_di_Villa_Morosini_(Lusia).jpg, la seconda è di progigi su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/73697/view

martedì 30 luglio 2019

Il castello di martedì 30 luglio



ZOCCA (MO) - Castello in frazione Montetortore

Montetortore è un luogo storico: a cavallo tra le province di Modena e Bologna, si trovano le imponenti rovine del castello del XII secolo che per secoli è stata la vera "capitale" delle montagne tra i fiumi Samoggia e Panaro. Un luogo strategico, al confine tra due stati e con una vista che si estendeva su due valli. Tra il XV e il XVI secolo Montetortore fu la sede dell'ufficio del Podestà, un organo amministrativo e politico che controllava l'intero territorio circostante. Il Castello di Montetortore è menzionato per la prima volta nel 1179 quando viene citato in una donazione di terre. L'etimologia del nome è incerta. Tra le versioni più verosimili, figurano la derivazione dal latino Turtur, tortora o, con maggiore verosimiglianza, da "Mons trium turrium", cioè monte delle tre torri. Data la posizione strategica e favorevole, il Castello e il suo Borgo fortificato furono per lungo tempo contesi fra i comuni di Modena e Bologna. Il Castello si trovava infatti in un punto tale da impedire ogni ulteriore costruzione che ne limitasse la vista. Quando venne distrutto nella prima metà del '200 dai Bolognesi quando era sede di un'importante podesteria estense, fu tempestivamente ricostruito. Pur conoscendo nei secoli alterne vicende fatte di distruzione e incuria, sono ancora presenti alcune testimonianze dell’antico edificio. Fra queste, alcuni resti di mura perimetrali, un portale ad arco a sesto acuto, una delle torri (trasformata poi in campanile) e una cisterna coperta da una poderosa volta a botte. La chiesa del Castello, più volte ingrandita nel tempo e danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è stata interamente restaurata dal Comune di Zocca. La sua dedicazione a San Geminiano, mantenuta fin dal Medioevo, ha rivendicato nei secoli l'appartenenza del Castello alla città di Modena. La vasta canonica, anch'essa restaurata, è il frutto di diverse fasi costruttive intorno a un primitivo nucleo quattrocentesco, tuttora testimoniato da un portale in arenaria recante tracce di incendi e da feritoie dell'epoca. Altri link suggeriti: http://www.zocca-viva.it/montetortore.html, www.turismo.montana-est.mo.it/ecomusei/img-s/C10.jpg (foto)

Fonti: http://www.appenninomodenese.net/apmo/index.cfm?event=page&qpTemaID=10&qpTAS3=0&qpgeo3=0&qpNEWS_ID=266&qpParolaChiave=Montetortore&qpPeriodoID=0&qpOrderBy=&qpRowNro=2 , https://www.e-borghi.com/it/sc/1261/Modena-Zocca/2-castelli-chiese-monumenti-musei/montetortore.html, https://www.terredicastelli.eu/luoghi-di-interesse/castello-di-montetortore/

Foto: la prima è presa da http://catalogo.beniculturali.it/sigecSSU_FE/dettaglioScheda.action?keycode=ICCD11428791&valoreRicerca=&titoloScheda=lapide%20commemorativa%20ai%20caduti&stringBeneCategoria=&selezioneSchede=&contenitore=&flagFisicoGiuridico=, la seconda è di Santa mtb su https://it.wikiloc.com/percorsi-mountain-bike/marano-zocchetta-zocca-monte-san-giacomo-m-tortore-m-balgaro-montalbano-cai-422-2-e-168-16851908/photo-10585455

lunedì 29 luglio 2019

Il castello di lunedì 29 luglio




RAGOGNA (UD) - Castello in frazione San Pietro

In epoca longobarda divenne un importante centro in cui si rifugiarono le popolazioni in occasione della invasione degli Avari; dalla fortezza mosse, intorno al 695, il nobile Ansfrido per usurpare il ducato del Friuli. Dei secoli successivi - VIII, IX, X, XI - non si hanno informazioni, ma alcune testimonianze artistiche di notevole interesse documentano l'importanza che riveste il sito in questi secoli. Verso il 1100 Ragogna risultava proprietà della famiglia tedesca degli Eppenstein (Duchi della Carinzia), i quali nel 1218 cedettero il feudo ai von Wallenstein di Carinzia che cambiarono il cognome in Ragogna. Fu il momento del massimo splendore. Durante le lotte fra il Patriarca d'Aquileia e i duchi d'Austria, i Ragogna si schierarono con questi ultimi diventando famosi soprattutto per numerose operazioni di brigantaggio, finché nel 1365 il castello venne espugnato dal Patriarca e la famiglia dei Ragogna venne allontanata con l'assegnazione del feudo di Torre di Pordenone. Nel XV secolo Ragogna divenne proprietà della Repubblica di Venezia; successivamente, nel 1503, i conti di Porcia acquistarono il feudo ed il Castello che, restaurato, divenne una residenza secondaria. Il terremoto del 1511 e l'incendio del 1560 furono fatali: il sito venne abbandonato definitivamente alla fine del secolo XVIII e donato al comune. Nei pressi del Tagliamento, su uno sperone di roccia, nel tratto tra Ragogna e Pinzano, in uno dei luoghi più suggestivi e panoramici di Ragogna, si ergono i resti dell'antico castello di S. Pietro. Tale baluardo naturale è stato sfruttato già nell’antichità per costruirvi postazioni di vedetta ed in età tardoantica altomedioevale era sede di un castrum. Le prime notizie storiche risalgono al VII sec.: ne parla Paolo Diacono nella Historia Langobardorum menzionando le rocche longobarde coinvolte nella lotta tra Avari e Longobardi dell’anno 610. La struttura dell’insediamento è risalente al periodo feudale. La sua storia fu for­temente legata alle vicende storiche che interessarono il castello ed i suoi proprietari, i Savorgnano del Monte. Le abitazioni erano occupate da persone addette ad attività agricole, ma molto spesso i proprietari degli edifici erano gli stessi feudatari che impegnavano i contadini per cariaggi, trasporti di legna e ghiaia, ed altri servigi. I successivi documenti sul castello di Ragogna si hanno a partire dal XII sec., al tempo dei suoi feudatari gli Eppestein, duchi di Carinzia. Nel 1268 Siurido di Ragogna subì l’assedio del patriarca poiché colpevole di avere ucciso il vescovo di Concordia. Durante i primi decenni del XIV sec. vennero ristrutturate ed ingrandite le strutture castellane abitate dai signori di Pinzano. Nel corso del ‘300 gli eventi delle guerre contro i duchi d’Austria e per la nomina del patriarca Filippo d’Alencon condussero a ripetuti attacchi contro il castello che divenne di pertinenza patriarcale. Con l’avvento del dominio veneziano fu affidato in capitanato ad esponenti di varie famiglie nobili e nel 1787 risultava ancora abitato dal conte Federico di Porcia. Il complesso andò progressivamente decadendo tanto che nel 1567 Girolamo di Porcia così lo descrisse: "Ragogna castello rovinato; vi sono però reliquie di molte torri, casette dei contadini, la chiesa ed una torre ov'è la stanza dei signori". Pur alterato, per le condizioni morfologiche del terreno, il borgo è stato strutturato in comparti di sedimi sostenuti da mura: si possono vedere i resti di alcune costruzioni originarie in pietra di Ragogna (conglomerato calcareo) fugate con malta molto grezza; le finestre sono dotate di balconâr, un traverso in legno sopra gli stipiti. Le abitazioni si sviluppano in linea lungo la strada; sono caratterizzate da un’architettura semplice, spesso realizzata in sassi, e senza elementi decorativi. Nei piccoli cortili, fino al XVIII secolo, si svolgeva l’attività marginale dell’allevamento (animali da cortile, maiali, conigli) ad integrazione del lavoro dei campi; non mancavano i fienili e ripari per i carri o carretti. Solo recentemente, dopo molti anni di abbandono, il castello è stato sottoposto ad un accurato intervento di ristrutturazione. Attualmente il complesso castellano è sede di vari eventi: si possono ammirare le cinte murarie, che in origine circondavano l'intera collina, alcune torri, la domus residenziale ora ricostruita. La vista migliore è dalla strada che sale al monte: si possono vedere i resti della torre principale e delle mura di cinta, il cortile interno e la porta nord. Altri link: https://www.youtube.com/watch?v=6GUlQQsvVr8 (video con drone di Ivan Contardo), http://www.volontariatorar.it/il-castello-di-san-pietro-di-ragogna (varie foto), https://www.youtube.com/watch?v=lxV1V8IHu6E (video di Lorenzo Bianchini), https://www.mondimedievali.net/Castelli/Friuli/udine/sanpietroragogna.htm

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Ragogna, https://www.turismofvg.it/code/24163/Castello-di-Ragogna, https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/ragogna-ud-fraz-san-pietro-borgo-san-pietro-o-castello/, https://consorziocastelli.it/icastelli/udine/ragogna

Foto: la prima è presa da https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/ragogna-ud-fraz-san-pietro-borgo-san-pietro-o-castello/, la seconda è presa da https://www.turismofvg.it/code/24163/Castello-di-Ragogna

giovedì 25 luglio 2019

Ci vediamo lunedì 29 luglio

Domani giornata di vacanza, farò un weekend "lungo". Un po' di riposo mi ci vuole proprio. Chissà che non possa vedere anche qualche castello....mai dire mai !

Ciaoooo

Valentino

Il castello di giovedì 25 luglio




BORGOMANERO (NO) - Castello Tornielli di Vergano

La prima traccia storica sicura è contenuta nel Liber gestorum in Lombardia, di Pietro Azario, il quale scrive che nel 1339, Calcino Tornielli, amico di Lodrisio Visconti, aiutò costui nella congiura contro Azzone Visconti e " in quel momento abitava nel suo castello di Vergano". La parte più significativa dell'antica costruzione è l'imponente torre quadrata in mattoni sovrastante la porta d'accesso. Il torrione ha una pianta inconsueta, sporge totalmente dal perimetro di cortina ed è coronato da beccatelli a tre ordini di pietra. Nella torre erano posti due ingressi, difesi da ponti levatoi sovrastanti il fossato, oggi non più esistente e sostituiti da un ponte in muratura, sopra cui si vedono gli scassi dei bolzoni per il loro innalzamento. Il cammino di ronda è protetto da una merlatura di finestre ad arco ribassato. Interessante è anche il finestrone con voltino a tutto sesto sormontato da uno stemma nobiliare. Al cortile interno si accede attraverso una leggera salita. Nulla rimane dell'antico muro perimetrale in quanto tutto l'edificio è stato sottoposto a parecchi rimaneggiamenti succedutisi nel corso dei secoli. Non si sa con certezza quando e da chi il castello sia stato fondato. Secondo l'Azario, era appartenuto al gruppo politico dei Brusati e dei Cavallazzi. Dopo il 1312 la famiglia Tornielli, nella persona di Filippo o del figlio Calcino, tolse loro la proprietà della fortezza. Alla morte di Calcino nel 1341 i suoi due figli, Enrico e Ottolino, ereditarono la costruzione. I quarant´anni successivi videro l'attacco dei mercenari inglesi, e vari passaggi di proprietà sempre all'interno della famiglia Tornielli. Dopo un breve possesso di Facino Cane, nei primissimi anni del XV sec., il castello passò ad Antonio II Tornielli, già podestà di Asti e di Piacenza e alleato dei Visconti. Antonio lasciò l'edificio ai cinque figli, i quali, tra il 1470 e il 1474 ristrutturano il castello e fecero costruire la torre. Nello stesso periodo essi divisero i beni e per circa vent´anni i Tornielli mantennero la proprietà. Il Piotti, storico novarese del Cinquecento attribuisce la fondazione del castello a Giovanni Luigi Tornielli nel 1283. Tale ipotesi si basa su un documento da lui visionato e risalente a tale anno, conservato negli archivi dei Tornielli. Il documento però è falso. Costituito da quattro corpi di fabbrica, il castello si erge in posizione panoramica sulla collina di Vergano, frazione di Borgomanero. Il nucleo originario risale alla fine del XIII sec. - prima metà XIV sec. Fra 1470-1474 il castello venne ristrutturato e fu costruita lo torre quadrata. Verso la fine del XVI sec. Furono effettuate nuove ristrutturazioni nel corpo di fabbrica e nel cortile. Alla fine del XV sec. iniziò la crisi della famiglia, a causa dei debiti, del decesso di alcuni suoi membri e delle vicende belliche di quegli anni. Per tutta la prima metà del secolo successivo continuarono le divisioni di proprietà. Nella seconda metà del `500 invece i possessori furono Giovanni Francesco e Giuseppe Tornielli che, nel 1585, eseguirono ulteriori lavori. Nel `600 e nel `700 vennero eseguiti numerosi interventi su tutta la costruzione, per dividere il castello tra gli eredi, che si susseguirono e per riparare i danni provocati dal tempo e dagli eventi bellici. Il 12 agosto 1597 fecero costruire anche la nuova chiesa parrocchiale di Vergano, intitolata a Santa Maria e S. Francesco. Nei primi 30 anni del Seicento si succedettero vari eredi e la torre venne riparata. Nel 1636 i Francesi occuparono il castello e lo danneggiarono seriamente. I Tornielli lo ripararono nuovamente e continuarono le ristrutturazioni per tutto il secolo. Nel 1773 la Regia Camera dei Conti di Torino approvò la nobiltà dei Tornielli riconfermandoli feudatari di Vergano. Nel 2012 il castello di Vergano è stato messo all'asta e proposto anche su eBay. Altri link consigliati: https://www.lastampa.it/novara/2012/08/01/news/borgomanero-un-castello-di-600-anni-messo-in-vendita-su-ebay-1.36382409, https://www.youtube.com/watch?v=8JJkk629yJc (video con drone di Greg Fornara),

Fonti: http://www.centocastellinovara.it/castle?id=29, http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_NO_Borgomanero-CastellodiVergano.htm, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Piemonte/novara/provincia000.htm

Foto: la prima è del mio amico (e inviato speciale del blog) Claudio Vagaggini, oggi sul posto. La seconda è di Solaxart 2014 su http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_NO_Borgomanero-CastellodiVergano.htm

mercoledì 24 luglio 2019

Il castello di mercoledì 24 luglio





FIUMARA (RC) - Castello Ruffo

Fiumara di Muro fu dal Medioevo il centro dell'amministrazione feudale (col titolo di Università) della zona compresa fra Cannitello e Catona lungo la costa e sino a San Roberto e i Piani d'Aspromonte nell'entroterra. Costituì fino alla fine del XVIII secolo uno fra i centri più grandi e sviluppati di tutto il Reggino. Era anche il centro dell'amministrazione ecclesiastica della zona, avendo la sua arcipretura giurisdizione su tutte le parrocchie e le chiese nel suo territorio. Per tutti questi motivi costituiva anche il più importante centro commerciale e agricolo del circondario, oltre Catona. Dal XIII secolo i signori del feudo furono i Ruffo. Nel 1391 fu assaltata dai Mori, che fecero in quell'occasione 440 prigionieri, ma vennero distrutti da navi genovesi di passaggio nello Stretto. Nel 1411 passò dai Ruffo ai Sanseverino, ma nel 1422 andò sotto il dominio del conte di Terranova. Nel 1443 il re Alfonso I di Napoli incaricò il capitano Nicola Melissari di conquistare Bagnara. Il Melissari partì con 500 concittadini, la conquistò e lì i suoi uomini divennero 700; partì alla volta di Scilla e la prese dopo tre giorni di resistenza. La città fu perciò multata con la somma di 3000 reali. Da Scilla passò a Reggio, dove venne accolto trionfalmente e, avuti altri 3200 uomini, prese anche Motta San Giovanni, che sottopose ad una contribuzione di 440 reali. Di lì passo a Pentedattilo, che oppose una lunga resistenza, ma il Melissari occupò pure questo paese, a cui fece pagare a caro prezzo l'opposizione confiscando i beni dei nobili, facendo strage di uomini, depredando bestiame e distruggendo ogni cosa. Conquistò poi San Lorenzo, obbligandolo a riscattarsi con una taglia di 3000 reali. Dieci giorni dopo fu a Bova, città che venne risparmiata grazie all'intercessione del vescovo, ma fu obbligata a pagare una taglia di 5000 scudi. Dopodiché si alloggiò presso la fiumara Amendolea. Il re Alfonso diede in dono al Melissari tutti i beni da lui confiscati, chiamando questo feudo De Proditoribus. Dopo questa riuscita impresa, il Melissari si stabilì a Reggio con tutta la sua famiglia. Nel 1474 il feudo passò sotto il dominio di Bertoldo Carafa. Nel 1509 vi fu un forte terremoto che distrusse l'abitato di Fiumara ed anche Reggio, al quale ne seguirono altri cinque. Nell'agosto 1532 i Turchi sbarcarono a Catona, sbocco di Fiumara sulla marina, ma furono presto respinti dal capitano fiumarese Paolo Ruffo, che armò a dovere molti dipendenti del suo feudo. Tornarono nel 1543, con forze molto maggiori, sotto il comando del Barbarossa, il quale saccheggiò Fiumara, distruggendo gran parte del paese e facendo strage degli abitanti. In quel periodo si cominciarono a costruire forti torri di difesa lungo le coste del Meridione: nel territorio del Cenidéo si eressero Torre Cavallo, la Torre di Pirgo e la Torre di Pezzo (le prime due potrebbero avere però origine molto più antica). Da una nota di Domenico Spanò Bolani emerge che l'Università di Fiumara pagava una somma annua di 291,60 ducati per il mantenimento dei due guardiani e del cavallo di Torre Cavallo. Negli anni successivi venne per due volte anche il pirata Dragut: la prima riuscì a depredare Fiumara, mentre la seconda (1563) fu respinto dalla stessa popolazione, chiamata a raccolta dallo stretto sistema di sorveglianza delle torri costiere. Nel 1586 la signora Eleonora Furnari di Fiumara cedette ai frati francescani parte dei suoi poderi nel paese; questi vi eressero una chiesa ed un convento, il quale diventò uno dei maggiori della Calabria ed in esso vi erano una farmacia ed un telaio meccanico in ferro per tessere la lana grezza. L'edificio sopravvisse sino al XX secolo e fino a pochi decenni fa vi era ancora qualche monaco, e la costruzione è tuttora visibile. Nel 1595 ricomparvero i turchi sulla marina di Catona: i locali furono sopraffatti e spogliati di tutte le loro imbarcazioni e coloro che cercarono di opporsi furono massacrati o fatti prigionieri. Altre incursioni a Reggio e territori circostanti furono tentate dal rinnegato Scipione Cicala. Dalla fine del XVI secolo sempre più fiumaresi cominciarono a spostarsi sulla costa, specialmente dopo la Battaglia di Lepanto del 1571, che aveva reso le coste italiane più sicure dagli assalti turchi. La marina così riprese ad avere vita, e si formarono i primi villaggi sul mare, come Cannitello. Nel 1582 era padrona del feudo donna Diana Carafa, quando questo fu acquistato da don Vincenzo Ruffo, principe di Scilla, per la somma di centomila ducati. I vari rami della famiglia Ruffo mantennero il feudo per i secoli successivi. A partire dal XVII secolo molti paesi della Signoria di Fiumara cominciarono a chiedere l'autonomia per le proprie parrocchie, ed i primi ad ottenerla furono San Roberto e Rosalì intorno al 1620. Lungo il XVIII secolo divennero parrocchie autonome pure Campo Calabro, Catona, Salìce, Cannitello, Fossa (l'attuale Villa San Giovanni) e tutti i paesini del circondario. E gli stessi paesi ottennero man mano anche l'autonomia amministrativa, alcuni già alla fine dello stesso secolo sotto i Borboni (come Villa nel 1797) con l'antico titolo di Università, altri all'inizio del XIX secolo sotto il dominio napoleonico, come San Roberto, Campo, Salìce, Rosalì e gli altri. Nel 1806 con decreto di Giuseppe Bonaparte furono definitivamente abolite tutte le amministrazioni feudali, e così dopo più di sei secoli di storia finiva la Signoria di Fiumara di Muro e delle motte vicine. L'ultimo feudatario fu Francesco Ruffo, fratello del cardinale Fabrizio Ruffo, poi Intendente di Reggio nel 1822. Attualmente a Fiumara tra le testimonianze storico-architettoniche spiccano maggiormente i ruderi del Castello Ruffo e la chiesa parrocchiale, che si trovano nel Rione denominato Terra. Il Borgo Terra prende vita e si sviluppa negli anni dentro le mura del castello medievale, che sorgeva sulla sommità della collina, attualmente occupata in gran parte dal cimitero. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=Qrg2B6MPGkE e https://www.youtube.com/watch?v=jTjqJbI467k (entrambi i video di Giuseppe Rizzo)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Fiumara_(Italia), https://www.emaze.com/@AQOLOQZQ

Foto: l'unica che ho trovato è presa da http://www.mondimedievali.net/Castelli/Calabria/reggiocalabria/fiumar01.jpg

martedì 23 luglio 2019

Il castello di martedì 23 luglio





CORCHIANO (VT) - Rocca Farnese

Fino al medioevo il comprensorio dell'Agro Falisco visse un periodo di tranquillità, ma quando i Barbari scesero verso Roma saccheggiando e devastando, Falerii, nonostante le sue 50 torri e le possenti mura perimetrali, era troppo vulnerabile per cui gli abitanti abbandonarono la città e si rifugiarono sui precedenti dirupi. La vecchia Fescennium venne quindi riabitata intorno al 1000, furono costruiti numerosi castelli ed il paese prese il nome di Hortiano, sotto la guida del capitano Ranieri di Farolfo. Altre famiglie si avvicendarono alla guida del paese tra cui i Di Vico. Il borgo e il Castello di Castiglione, passati nelle mani di Orso Orsini verso la fine del ‘200, furono gestiti dalla famiglia fino al 1472. Di nuovo tornarono nelle mani dei Farnese durante il pontificato di Paolo III, che lo donò a suo figlio Pier Luigi, che lo incluse nel Ducato di Castro. Fu questo il periodo più prospero per l'architettura corchianese. La permanenza della famiglia Farnese è stata fondamentale per lo sviluppo di Corchiano. Successivamente Corchiano passò alla Chiesa e ad altre signorie, venne occupata dalle truppe francesi nel 1798 per ritornare sotto la Camera Apostolica fino all'unità d'Italia, nel 1870. A testimonianza della presenza dei Farnese a Corchiano, nel centro storico si incontra spesso lo stemma con il giglio. Un esempio è la fontana farnesiana a cannelle, in piazza IV novembre. Come in ogni loro feudo i Farnese costruirono una nuova rocca che andò morendo nei secoli successivi alla distruzione di Castro nel 1649. Restaurata in maniera consistente, nel 1674, su commissione della Camera Apostolica, dall'architetto Giovanni Albino Augustone (A. Pampalone in A. Englen, F. Astolfi 2003, p. 415), la rocca è documentata da testimonianze fotografiche degli inizi del secolo XX ancora in discreto stato di conservazione. Successivamente cadde, tuttavia, in un progressivo degrado. Nel 1950 venne demolito il lato sud, mentre nel 1963 rovinò parte della lato nord. Il castello, fino ad allora abitato, ormai pericolante, venne definitivamente abbandonato e quasi completamente demolito nel 1979, per la costruzione di un belvedere e di un parcheggio, con la sola eccezione del rudere di un torrione, ancora oggi visibile nell’attuale piazza della Rocca, risalente al restauro farnesiano, come dimostra la tecnica muraria cinquecentesca, a blocchetti regolari di tufo. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=5V0F-NyaPPM (video con drone di Mario Sciambi), https://www.youtube.com/watch?v=gA1R22MFulc (video di Vincenzo Bonanni)

Fonti: http://www.comune.corchiano.vt.it/secondario/35, https://izi.travel/en/1186-il-bastione-della-rocca-dei-farnese/it, https://www.inagrofalisco.it/in-agrofalisco/i-borghi/corchiano/fontana-farnese

Foto: la prima è presa da https://www.inagrofalisco.it/in-agrofalisco/i-borghi/corchiano/fontana-farnese, la seconda è di Guida Tuscia su https://i.pinimg.com/originals/bb/25/b3/bb25b3596d048e0829a7c480d495b9d8.jpg. Infine, la terza (una veduta antica della Rocca prima dell'abbattimento) è presa da https://izi.travel/en/1186-il-bastione-della-rocca-dei-farnese/it

lunedì 22 luglio 2019

Il castello di lunedì 22 luglio





RIGNANO FLAMINIO (RM) - Torre Busson (o Castello di Morolo)

Alla confluenza dei fossi di Valle Castagna e di Monte Casale vi è il Castello diruto di Morolo (detto ora “Torre Busson”, forse dal nome di un antico affittuario o proprietario), raggiungibile dalla via Flaminia imboccando all’altezza del chilometro 36,100 (sulla sinistra provenendo da Roma) una stradina campestre. Una località Mauroro era già citata in un diploma di Ottone III del 996, il Castello passò poi ai Savelli e, ridotto a casale, fu dei Tasca (1449), dei Muti (1573), degli Scapucci (1591), finchè nel 1611 fu acquistato da Marcantonio Borghese insieme a Rignano. Rimane una torre a base quadrata ed i resti di un palazzo rinascimentale a due piani. Un'indagine stratigrafica è stata eseguita agli inizi degli anni Sessanta. Questa, attraverso la realizzazione di tre trincee, ha riguardato l'area prossima alle strutture di età medievale sopra descritte, rispettivamente a Nord, a Ovest e a Sud di queste ultime, e ha permesso di riconoscere gli strati di crollo relativi sia alla fase medievale che rinascimentale, che si erano depositati direttamente sul banco di roccia, opportunamente livellato a creare un piano regolare, e i resti di una cisterna, che doveva essere connessa ad altri ambienti ipogei posti al di sotto dell'impianto castrense. Un altro saggio è stato effettuato presso il limite sud-est del pianoro, e ha permesso di mettere in luce un tratto di pavimentazione in laterizi, all'interno della quale era presente una serie di canalette, il che ha suggerito di ipotizzare la presenza di un edificio abitativo. Un altro saggio ha interessato la zona posta a circa 75 m a Est della torre. Qui è stata riconosciuta un'area sepolcrale, composta da deposizioni di adulti e infanti all'interno di fosse scavate all'interno del banco tufaceo e orientate in senso Est-Ovest. In prossimità di queste ultime sono state riconosciute anche alcune strutture realizzate con blocchi di tufo di varie dimensioni e laterizi, riferibili a un edificio di piccole dimensioni, diviso in due ambienti, probabilmente successivo alla necropoli. Quest'ultimo infatti intercettava almeno due sepolture ed è stato interpretato dagli scavatori come una cappella funeraria. Il sito viene messo in relazione con la cella S. Stefani citata a partire dal 996 all'interno delle pertinenze del monastero di S. Alessio nel territorio Morinensis e con il castello di Murolo.

Fonti: https://www.prolocorignano.info/luoghi-dinteresse, https://www.esplorafrancigena.it/content/inserimento-76-torre-busson-torre-busson-0

Foto: la prima è presa da https://www.ammappalitalia.it/rignano-flaminio-calcata-vecchia/la seconda è di Luca Bellincioni su https://illaziodeimisteri.wordpress.com/tag/castello-di-morolo/

venerdì 19 luglio 2019

Il castello di venerdì 19 luglio




CAGLIARI - Torre pisana di San Pancrazio

Costruita durante la dominazione pisana (1258-1326), è la torre più alta di Cagliari. L'edificio, uno dei simboli della città (tanto che le torrette nel palazzo civico di via Roma sono state ispirate proprio dalle due torri pisane), si trova nel punto più alto di Castello, a fianco del palazzo delle Seziate, ed è raggiungibile dalla via Indipendenza, dal viale Buoncammino tramite la Porta Cristina, e da via Ubaldo Badas tramite la porta di San Pancrazio. La visita al monumento consente di ammirare vasti panorami della città e del circondario. La torre venne costruita nel 1305, sotto richiesta da parte dei Pisani, dall'architetto sardo Giovanni Capula, che progettò anche la torre dell'Elefante (già trattata nel blog qui: https://castelliere.blogspot.com/2013/12/il-castello-di-venerdi-13-dicembre.html), edificata due anni dopo. Le torri di San Pancrazio e dell’Elefante furono lodate per la loro unicità, quando, nel 1535, Carlo V, il potente sovrano del Sacro Romano Impero, le annoverò tra le migliori opere militari dell’intera Europa. Capula progettò anche una terza torre, la torre del Leone, da poco rinominata torre dell'Aquila, ed incorporata nel palazzo Boyl poiché venne in parte distrutta nel 1708 dai bombardamenti inglesi, nel 1717 dalle cannonate spagnole e infine nel 1793 dall'attacco da parte dei francesi durante il quale perse la sua parte superiore. Successivamente venne chiuso il lato della torre che dà verso Castello per abitazioni di funzionari e magazzini. In epoca aragonese l'edificio venne utilizzato anche come carcere, dove i galeotti vivevano in condizioni disumane. Al riguardo, vi è testimonianza di cupi rintocchi di colpi cadenzati che ogni notte produceva il ferro con il quale le guardie colpivano le inferriate delle celle, per controllarne l’integrità. Nel 1906, ad opera dell'ingegnere Dionigi Scano, vi fu un restauro mirato a riportare la torre all'aspetto originario, soprattutto attraverso la liberazione del lato murato nel periodo aragonese. La torre, sviluppata su quattro livelli per un’altezza complessiva superiore ai trentasei metri, serviva come baluardo difensivo per i numerosi attacchi genovesi e moreschi, sia dal mare che dall’entroterra. Oltre a servire come difesa era ed è ancora, insieme alla torre dell'Elefante, la porta principale per entrare a Castello. Nel 2013 il complesso di San Pancrazio è stato al centro di un progetto di riallestimento volto alla razionalizzazione dei suoi spazi museali. Alcuni di questi interventi sono stati realizzati anche grazie ai fondi del Gioco del Lotto, in base a quanto stabilito dalla legge 662/96. Come la gemella torre dell'Elefante, è costruita in Pietra Forte, un calcare bianco estratto dal colle di Bonaria. Nei tre lati chiusi, che son spessi ben 3 metri, presenta varie feritoie molto sottili. Il quarto lato, come la maggior parte delle torri pisane, si rivolge verso l'interno del Castello, e mostra i ballatoi situati sui quattro piani della torre. Pochi sono a conoscenza dell’esistenza di passaggi segreti e di diversi camminamenti celati sotto la Torre di San Pancrazio, ben custoditi dalle spesse mura. La leggenda racconta che ad usare questi passaggi segreti nel Medioevo furono i cavalieri, che li utilizzarono non solo per scortare segretamente dalla torre i detenuti in essa imprigionati, ma anche per consentire ai cagliaritani di sorprendere i nemici in battaglia e di colpirli alle spalle, specialmente in caso di assedio. I tunnel hanno sembianze di strade segrete e le leggende ci raccontano che questa rete sotterranea, organizzata anche in grandi sale, era stata dotata di temute palle di ferro, utilizzate per armare i cannoni. Quando scoppiava la guerra, i bui e spettrali sotterranei della Torre di San Pancrazio si animavano con le luci delle candele e delle torce: un via vai di uomini raggiungeva le rispettive postazioni e da grandi fori posti alla base delle cortine murarie del Castello si innescavano le varie esplosioni. Nei secoli la Torre è stata coinvolta anche in vari eventi storici. Ad esempio, dal 1671 al 1688, vi furono appese le teste di quattro personaggi allora coinvolti in una congiura, che vide la morte del Marchese di Camarassa. La nomina a Viceré del Marchese aveva infatti suscitato varie ribellioni del popolo, che contestava la preclusione dei sardi da alcune delle cariche chiave, quali ad esempio quella della Viceregia, considerando tale investitura come l’ennesimo sopruso alla classe nobiliare sarda ad opera degli spagnoli. Il Canonico Spano ci racconta di una vicenda relativa ai fatti legati alla congiura del 6 Luglio 1795. Ai piedi della torre fu ucciso l’intendente Girolamo Pitzolo qui dispogliato ed appeso affichè potesse essere esposto agli insulti ed al ludibrio del popolo. Un luogo quindi in cui le grosse e pesanti mura sono state in grado di conservare secoli di segreti, misteri, racconti i quali la tradizione ci ha in parte tramandato. A noi spetta il compito di proteggere queste conoscenze, affinchè tali perle custodite nella nostra terra, non vengano oscurate dal tempo, e possano incantare ancora gli animi dei nostri successori. Sono da evidenziare varie soluzioni difensive della fortificazione, come le diverse feritoie che si affacciano a varie altezze, le tracce dei numerosi sbarramenti della sottostante porta, comprendenti due saracinesche e tre portali, e infine, sulla sommità, il coronamento di mensole da cui si potevano bombardare eventuali attaccanti. La torre era circondata da una muraglia detta“barbacane”, oltre la quale era un fossato. A varie quote nel lato Nord sono murati stemmi pisani, mentre sull’arcata della porta, dal lato opposto, c’è una iscrizione latina che ricorda i castellani pisani di Cagliari all’epoca della sua costruzione, l’impresario che eseguì i lavori e l’architetto progettista Giovanni Capula. Altri link consigliati: https://www.turismo.it/cultura/articolo/art/cagliari-cosa-rende-speciale-la-torre-di-san-pancrazio-id-20091/, https://www.youtube.com/watch?v=VYFOW8B9Z7Y (video di sagittario30), http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?v=2&c=2488&t=1&s=17875

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_San_Pancrazio_(Cagliari), http://www.cagliariturismo.it/it/luoghi/i-luoghi-della-storia-316/monumenti-80/torre-di-san-pancrazio-32, https://www.vistanet.it/cagliari/2019/07/18/accadde-oggi-18-luglio-1955-a-porto-torres-nasce-andrea-parodi/#infinitescroll, https://monumentiaperti.com/it/monumenti/torre-di-san-pancrazio/, https://www.contusu.it/torre-di-spancrazio/

Foto: la prima è presa da https://www.fulltravel.it/guide/torre-di-san-pancrazio-cagliari/59978, la seconda è presa da http://www.originalitaly.it/it/editoriali/a-torre-di-san-pancrazio

giovedì 18 luglio 2019

Il castello di giovedì 18 luglio





CASOLA IN LUNIGIANA (MS) - Castello Malaspina di Codiponte

Si trova nella omonima frazione del comune di Casola in Lunigiana. Rimangono i ruderi di un palazzo medievale risalente al periodo dal XIV al XV dalle caratteristiche militari non molto sviluppate; è dotato di un robusto loggiato sulla fronte meridionale, prevalentemente residenziale; la parte superiore del colle presenta tracce murarie di un possibile antecedente complesso fortificato che comprendeva una piccola cappella di cui resta la parte absidale. Il castello si trova sulla sommità del colle che domina il paese, la Pieve dei Santi Cornelio e Cipriano e il torrente Aulella. Codiponte entrò nei feudi dei Malaspina nel XIII secolo, prima come parte del marchesato di Verrucola e poi nel 1393 nel marchesato di Castel dell'Aquila. Nel 1418 i marchesi Leonardo e Galeotto per espandere i propri territori verso la Lunigiana orientale vollero uccidere i consanguinei di Verrucola: nella strage di salvò solo l'infante Spinetta III Malaspina che dapprima visse sotto la tutela della Repubblica fiorentina e che nel 1434 riprese il controllo sul proprio feudo. Già dopo la strage la Repubblica Fiorentina aveva mandato un drappello militare per togliere ogni dominio ai marchesi di Castel dell'Aquila, Codiponte compreso. Giovanni Targioni Tozzetti nel suo "Viaggi fatti in diverse parti della Toscana" del 1777 così descrisse il castello: "A Codiponte vi è un bel monumento di antica fabbrica, detto al presente la Rocca in parte ancora in essere, colle vestigia della Chiesa unita al Castello, oltre l'antica e ricca Pieve al di fuori, di là del fiume...". La struttura del castello, a pianta quadrangolare, è articolata in diversi corpi interni quasi totalmente coperti dalle macerie e dai rovi che circondano il complesso. Nella parte ovest sono ancora visibili la porta di ingresso ad arco e alcune bucature architravate risalenti al XIV-XV secolo. La data di nascita del castello, o del suo radicale rifacimento, è riconducibile all’ultima fase di utilizzo da parte dei feudatari del ramo di Castel dell’Aquila, subentrati nel 1393 ai Malaspina della Verrucola che l’avevano in possesso dalla fine del XIII secolo. Seguendo un sentiero non segnalato che dalla porta d’ingresso porta a fare un semi-giro intorno ai ruderi cerchiamo di arrivare al convento delle clarisse, che con la sua mole ed altezza sovrasta il castello sulla cima della collina di fronte. Il sentiero scende fino ad un ponte di legno e risale la collina opposta. Purtroppo il convento è ora proprietà privata quindi il bel complesso è inaccessibile (tutti gli accessi sono chiusi). Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=jS9oEGggQJk (video di Gregorio Tommaseo), http://www.museoleduefortezze.it/pdf/ita/19_Casola_CastellodiCodiponte_ita.pdf?view=fit&toolbar=0&statusbar=0, http://www.imalaspina.com/it/fiefs-chateaux/chateaux/article/codiponte.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Codiponte, https://www.terredilunigiana.com/castelli/castellocodiponte.php, https://irintronauti.altervista.org/codiponte/

Foto: la prima è presa da https://irintronauti.altervista.org/codiponte/, la seconda è presa da http://www.comune.casola-in-lunigiana.ms.it/page.asp?IDCategoria=1278&IDSezione=17939&ID=337977

mercoledì 17 luglio 2019

Il castello di mercoledì 17 luglio




CARINOLA (CE) - Castello

La cittadina venne fondata dai Pelasgi con il nome di Urbana, alla confluenza tra le strade per Tianum (l'odierna Teano) e Gallicano (Cascano). In seguito venne abitata dagli Etruschi, come testimoniano alcune costruzioni ancora presenti sul territorio e poi anche dai Romani, sotto cui divenne importante tanto da essere innalzata a colonia romana. In questo periodo la città era abitata principalmente da soldati, pretoriani e commercianti. L'arrivo dei Saraceni nella zona nel 750 coincide con la lenta distruzione della città, cominciata già da Genserico e portò la popolazione a rifugiarsi nelle colline circostanti (odierna Casale, ove esiste un palazzo di residenza estiva del vescovo e uno stemma del vescovo Tommaso Anfora datato 1143). Dopo la distruzione della città di Urbana, la città venne ricostruita con il nome di Carinola e innalzata a sede vescovile nel 1087 o nel 1100. Successivamente la città entrò sotto il controllo di un feudatario normanno, il conte Riccardo ed entrò a far parte del principato di Capua. Nelle campagne circostanti molti dei ruderi delle abitazioni di Urbana vennero rimossi e riutilizzati nella costruzione di "poderi-fortezza". Accanto a questi poderi gli abitanti cominciarono a costruire delle cappelle e le due comunità più grandi, quelle di San Pietro a nord-ovest e di San Sisto a sud-est, costruirono delle vere e proprie parrocchie. Con la fusione delle due comunità nel 1400 ci fu la nascita della frazione di Nocelleto. Nel XVI secolo la città decadde per via delle avverse condizioni ambientali. Infatti nelle vicinanze dei centri abitati erano presenti molti acquitrini e fiumi pieni di erbacce, che portarono malattie come il tifo e il colera, decimando la popolazione. Nel 1818 la diocesi di Carinola venne soppressa e il territorio fu unito a quello della diocesi di Sessa Aurunca. All'ingresso settentrionale del borgo medievale si trova il castello cittadino. La sua costruzione fu voluta dal conte Riccardo, nel 1134, locale feudatario normanno, quando la città era inclusa nel principato di Capua. Nei secoli fu poi residenza dei duchi Marzano, dei baroni Petrucci, dei Borgia duchi di Candia, della casata dei Consalvo dei Cordova, dei Carafa principi di Stigliano e del casato Grillo dei Clarafuente. Il Castello di Carinola è una delle più antiche ed importanti testimonianze presenti nella zona di arte normanna, angioina ed aragonese, vero e proprio metronomo dei corsi storici che interessarono la cittadina carinolese nel corso dei secoli. Obiettivo militare strategico per via della posizione e delle imponenti fortificazioni (ancora oggi si erge maestosa la torre del maschio) è stato tante volte demolito e altrettante ricostruito. Una prima opera di ristrutturazione avvenne in epoca normanna, nel 1383 furono invece gli Angioini a riparare le mura cadenti per ordine del duca Giacomo Marzano. L’ultima apprezzabile opera di restauro del castello si fa risalire agli Aragonesi, che intorno al XV/XVI sec., ripararono la maestosa fortezza apponendovi elementi decorativi tipici dello stile catalano. Oggi, dopo secoli di abbandono in balià di eventi naturali e bellici che lo hanno reso poco più che un rudere, la soprintendenza ai beni storici di Caserta, su segnalazione dell’amministrazione comunale di Carinola, sta procedendo alla ricostruzione e al consolidamento delle possenti mura al fine di preservare gli elementi architettonici più significativi come l’arcata principale di ingresso e consentire al monumento di sopravvivere. Altri link suggeriti: http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/238955, http://carinolastoria.blogspot.com/2012/02/il-castello-e-la-cinta-muraria-di.html, https://www.researchgate.net/figure/Carinola-CE-castello-fronte-est-Si-noti-la-mancanza-degli-elementi-spaccati-di-tufo_fig4_324065422

Fonti: http://www.municipiodicarinola.it/dettagli.aspx?c=1&sc=28&id=139&tbl=contenuti, http://www.carinola.net/monumenti-othermenu-33,

Foto: la prima è presa da http://www.carinola.net/images/stories/castello.jpg, la seconda è di Antonio Di Pasquale su https://mapio.net/pic/p-13170056/

martedì 16 luglio 2019

Il castello di martedì 16 luglio



LOCATE DI TRIULZI (MI) - Castello Trivulzio

Con l'affermarsi dell'età comunale molte terre furono acquistate e bonificate dai Trivulzio, i quali, giunti da Milano con le loro ricchezze economiche, realizzarono parte di quella grande opera di canalizzazione delle acque che caratterizza la "bassa lombarda". Nel XIII secolo fu iniziata la costruzione del cosiddetto "Castello di Locate", un'opera progettata come corte rustica per amministrare le terre del contado. Oggi l'edificio, frazionato in varie proprietà private, versa in difficili condizioni per le continue manomissioni e trasformazioni; con grande difficoltà è possibile leggerne la struttura e le funzioni del passato. Del periodo più antico si conserva la planimetria generale e due finestroni (oggi murati) antistanti la piazza; del XIV e XV secolo sono i soffitti a cassettoni che coprono la maggior parte dei vani oggi esistenti. Il grande torrione del lato settentrionale risalente al XV secolo è stato realizzato in laterizio a vista con tre finestroni gotici in bellissimo cotto lombardo, con decorazioni rinascimentali riconducibili per fattura al chiostro grande della Certosa di Pavia. Nei secoli successivi gli interventi si sovrapposero e seguirono il gusto del tempo: ora rimangono brandelli di affreschi cinquecenteschi e decorazioni settecentesche. Tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento il palazzo subì le più importanti trasformazioni. Sul lato Ovest fu costruita un'importante galleria neoclassica con grandi finestroni che si affacciavano sul nuovo parco all'inglese, sopra di essi vi è una lunga teoria di stemmi nobiliari sormontati da una trabeazione classicheggiante. All'inizio della galleria vi era la cosiddetta "sala della musica" che fungeva da cerniera fra la residenza nobile e la galleria stessa. La trasformazione del parco, della sala della musica e della galleria è riconducibile per tradizione al Pollack, allievo prediletto del Piermarini. Al piano terreno è tuttora conservato il grande salone, affrescato in stile neorococò con richiami romantici e floreali; all'interno di grandi medaglioni sono ritratti i Trivulzio più illustri; fra questi campeggia il profilo della Principessa Cristina, il personaggio che diede maggior lustro a Locate per fama, ingegno, lungimiranza ed opere sociali. Un imponente salone elicoidale, oggi perduto, permetteva di accedere dal fronte verso la piazza al piano nobile, ove una lunga scia di sale con camini in marmo e pavimenti in legno pregiato precedevano lo studio privato della Principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso (1808-1871). Ella, a differenza dei suoi antenati, non considerò il Castello di Locate di Triulzi come uno dei tanti possedimenti, ma vi abitò per realizzare un'opera profondamente intrisa di quei caratteri sociali che precorrevano i tempi e che tanto vennero avversati da contemporanei illustri. Cristina lo lasciò in eredità alla figlia Maria nel 1871. Da allora fu affittato e poi suddiviso in molti appartamenti privati. Si dice che nella torre e in quello che resta del castello di Locate di Triulzi si aggiri il fantasma di Matelda, una giovane contessa bellissima e dissoluta che in vita passava il suo tempo ad adescare bei giovani di qualsiasi estrazione sociale. Alcuni sostengono che anche dopo la morte abbia mantenuto tale abitudine, perché pare si diverta ad avvicinare i passanti mostrandosi in pose sensuali e atteggiamenti equivoci. Altri link consigliati: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI230-00079/, http://www.cristinabelgiojoso.it/wp/locate-triulzi-milano/, https://www.youtube.com/watch?v=AO7UEBBKbNI (video di Alex Mystery Channel)

Fonti: http://www.comune.locateditriulzi.mi.it/manifestazioni/manifestazioni_action.php?ACTION=scheda_turismo&cod_turismo=46, https://it.wikipedia.org/wiki/Locate_di_Triulzi, http://www.istitutocalvino.gov.it/studenti/siti/lombardiamisteriosa/milano/fantasmi/locate.htm

Foto: la prima è presa da http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI230-00079/, la seconda è presa da https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g1497706-d12251401-Reviews-Palazzo_Trivulzio-Locate_di_Triulzi_Province_of_Milan_Lombardy.html#photos;aggregationId=101&albumid=101&filter=7&ff=247043310

lunedì 15 luglio 2019

Il castello di lunedì 15 luglio



OTRANTO (LE) - Torre dell'Orte

E' una torre costiera situata sul litorale salentino a sud di Otranto, nei pressi di Capo d'Otranto, il punto più orientale d'Italia, e un tempo era in comunicazione con la torre del Serpe, a nord e a sud con torre Palascìa, oggi crollata. I lavori di costruzione, legati al periodo spagnolo, iniziarono nel 1565 ad opera dei maestri Cesare D'Orlando, Tommaso Vangale e Cola D'Andrano, e la forma era troncopiramidale con lato di 16 metri ed è interamente costruita in carparo, con spigoli rinforzati da bugne dello stesso materiale: l'accesso avveniva da monte come in tutte le torri costiere. Nel 1608 risultava ancora in costruzione. Già alla fine del Settecento, per quanto ancora occupata da un capitano torriero, risultava in avanzato stato di degrado, mentre fu completamente abbandonata, perdendo la sua originaria funzione militare, nel 1842, dopo che era stata inglobata nella struttura dei una masseria. Il piano terra della torre, grande sala voltata a crociera con un pilastrone centrale e archi alle pareti, fu quindi trasformato in magazzino per la paglia, al servizio della masseria e dei nuovi usi del territorio circostante. Altro link suggerito: http://www.prolocoportobadisco.it/porto-badisco/torri-di-avvistamento.html

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Orte, testo di Aldo su http://www.ilmiosalento.com/?p=5024

Foto: la prima è di Marzoide88 su https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Orte#/media/File:Torre_dell'Orte.jpg, la seconda è presa da http://www.365giorninelsalento.it/it/w/attr/690/torre_dell_orte_o_dell_orto

venerdì 12 luglio 2019

Il castello di venerdì 12 luglio



PALAZZOLO ACREIDE (SR) - Castello normanno (o Rocca di Castelmezzano)

Dopo la distruzione ad opera degli arabi nell’827 d.c. l’abitato si spostò verso est, più in basso rispetto a prima. Le prime notizie storiche della Palazzolo Acreide attuale si hanno a partire dal XII secolo. Il centro medievale sorse vicino all'antica Acre, su un piccolo sperone roccioso sottostante, in posizione strategica di controllo sul territorio e sulle vie di comunicazione, là dove sorgeva un "palatium" imperiale, che ha determinato il nome del nuovo abitato: "Palatiolum". Qui venne edificato un castello ad opera dei normanni. Dal 1104 si avvicendarono a Palazzolo diverse baronie: da Guifredo figlio del conte Ruggero ad Artale d'Alagona, per finire ai principi Ruffo di Calabria. Nel XIII-XIV secolo l'incremento demografico determinò l'espansione dell'abitato nell'area circostante. Distrutta dal terremoto del 1693 la città fu ricostruita parte sulle strutture originarie del quartiere medievale e parte attorno all'attuale corso principale. Nel XVII secolo i palazzolesi cominciarono a ribellarsi alla feudalità finchè nel 1812 venne riconosciuto come un paese demaniale. Il Castello di Palazzolo Acreide o Rocca di Castelmezzano fu certamente caposaldo della difesa bizantina nella Sicilia sud-orientale. La fortezza venne assediata nell’827 d.C. dalle truppe di Asad Ibn al Furat. L’esito dell’assedio rimane incerto ed è possibile che Ibn al Furat decidesse dopo poco tempo di levare il campo e puntare direttamente su Siracusa. Nel 1150 d.C. Edrisi ricorda la località con il toponimo Balanzul (Palatiolum). Nel 1355 si ricorda la presenza, in zona, di una “turris” , notizia confermata da Michele da Piazza, il quale menziona l’abitato in qualità di “villa et turris”. Il castello si impiantava su di una rupe calcarenitica, posta immediatamente a ridosso dell’antico nucleo del paese. L’antica fortezza controllava, a nord, la valle dell’Anapo e instaurava un contatto visivo diretto con il castello di Buscemi. Ai ruderi, oggi chiaramente visibili grazie a recenti interventi conservativi volti a sgomberare il poggio dalla vegetazione infestante e a consolidare quanto rimane del castello, si accede da sud-est. La rupe, infatti, si presenta a strapiombo lungo i versanti nord, nord-ovest e ovest. Tagli isolavano il poggio anche a meridione, permettendo l’accesso solo per una stretta via. Sembra evidente l’intervento umano atto a modificare e isolare il rilievo. E’ probabile che i tagli della roccia risalgano, similmente al Castellaccio di Lentini, ad un periodo precedente alla costruzione del castello medievale. I ruderi del castello non occupano uniformemente il piccolo pianoro e, secondo le foto satellitari, si distribuiscono incentrandosi soprattutto nella zona settentrionale, ove è possibile che sorgesse il nucleo originario, forse la torre citata dalle fonti. A meridione si possono osservare resti di strutture destinate, apparentemente, ad un uso residenziale e, presumibilmente, più tarde. E’ certo che le strutture in muratura del castello sfruttassero la roccia della rupe, adattandola opportunamente alle esigenze di difesa e soggiorno. Anche in questo caso non è improbabile che i tagli nella roccia e i vani in essa ricavati siano ascrivibili ad epoche precedenti all’innalzamento degli edifici medievali. Abbandonata dopo il terremoto del 1693, dell'antica fortificazione restano solo alcune rovine: parte del fossato, il basamento delle torri, alcuni locali ipogei, le cisterne e nel baglio piccolo parte della merlatura intagliata nella viva roccia. Dal sito, si gode una veduta sulla valle dell’Anapo di impareggiabile bellezza. Altri link suggeriti: http://www.palazzolo-acreide.it/notizie_storiche.htm, http://www.virtualsicily.it/Monumento-Resti%20del%20castello%20normanno-Palazzolo%20Acreide-SR-995, https://palazzoloacreide.italiani.it/castello-palazzolo-acreide/, https://www.youtube.com/watch?v=znUNtZKIUXw (video di Santo Valvo con ricostruzione in 3D del castello), http://www.bandw.it/gallery%20foto/castelli/Castello%20di%20Palazzolo%20Acreide/album/index.html (con varie foto), http://www.siciliafotografica.it/gallery/main.php?g2_itemId=19536

Fonti: http://www.comune.palazzoloacreide.gov.it/palazzolo/zf/index.php/storia-comune, http://www.medioevosicilia.eu/markIII/castello-di-palazzolo-acreide-o-rocca-di-castelmezzano/, http://www.palazzoloacreideturismo.it/a-castello-palazzolo-acreide.html

Foto: la prima è presa da https://www.mondimedievali.net/Castelli/Sicilia/siracusa/palazzol02.jpg, la seconda è presa da https://palazzoloacreide.italiani.it/rocca-di-castelmezzano/

giovedì 11 luglio 2019

Il castello di giovedì 11 luglio




COREGLIA ANTELMINELLI (LU) - Castello di Ghivizzano

A causa della scarsa documentazione, non sappiamo quando venne costruita la prima fortificazione in muratura, il documento più antico ritrovato è del 983, quando il feudo della Pieve di Loppia (a cui apparteneva Ghivizzano), venne dato in affitto, dal Vescovo di Lucca Teudogrimo alla famiglia longobarda dei Ronaldinghi e dalla loro venuta, iniziamo a trovare dei documenti, che attestano l’esistenza di una rocca e di una torre, in muratura. La famiglia dei Rolandinghi, per vie ereditarie, fu sostituita in seguito, dalla famiglia dei Bizzarri e poi dagli Antelminelli, che per molti anni conservarono il dominio dell'area di Coreglia, non sempre pacificamente, dovendo difendersi spesso dagli assalti dei Fiorentini, sempre interessati al suo possesso. Nel 1272, tutta la zona passò sotto la giurisdizione di Lucca e Ghivizzano divenne uno dei 36 paesi che formarono la Vicaria di Coreglia.
Ai primi del 300, Castruccio Castracane degli Antelminelli divenuto signore di Lucca per difendere la Garfagnana, ristrutturò diverse fortificazioni, fra le quali la rocca di Ghivizzano. Ristrutturò l’intera rocca, compresa la torre e vi costruì accanto una caserma, denominata “la Casa del Capitano del Popolo”, per ospitare la guarnigione, circa 40 soldati, cinse l’intero borgo con delle mura (lungo via Sossala ,cioè sub-sala, 'sotto la sala', possiamo ancora notare le feritoie per l’appostamento dei balestrieri ) e costruì un palazzo, le cui mura ospitarono nei secoli personaggi illustri, come Francesco Castracane, Paolo Giunigi e Francesco Sforza, oggi dopo alcuni anni di abbandono e incuria, una parte del palazzo è stato acquistato e ristrutturato, dall’ultima discendente dei Buonvisi, antica famiglia nobile lucchese. La Torre o "Torre di Guardia", alta 25 metri, venne ristrutturata e fortificata per volere di Castruccio nei primi anni del Trecento, e veniva usata per l'avvistamento dei nemici e come difesa. Era coronata originariamente da otto merli, quello centrale di ogni lato oggi è scomparso. La torre, si erge su tre piani con finestre ad arco romanico, il piano terra, veniva adibito a magazzino e dimora per le guardie, non comunicante internamente con i piani superiori, al primo piano a zona giorno, vi era un camino, e il secondo piano a zona notte. Il ritrovamento di una pavimentazione a tre metri di profondità rispetto al piano terra fa ipotizzare che la torre esistesse da prima del 1100. Alla morte di Castruccio, nel castello subentrò un altro Antelminelli, Francesco Castracane, che prima di trasferirsi a Coreglia, vi abitò per alcuni anni, la moglie Giovanna nel 1336 e il figlio Filippo nel 1347, vi morirono, i loro corpi furono seppelliti nella chiesa della rocca. Ai primi del 1400, il castello sotto la signoria di Paolo Giunigi, ebbe alcuni anni di pace, ma alla caduta del Giunigi, fu conteso tra Lucchesi e Fiorentini e subì l’ultimo assedio e saccheggio della sua storia (tra il 1429 e il 1430), ad opera di mercenari comandati da Niccolò Fortebracci, al soldo di Firenze. Alcuni anni dopo un altro condottiero Francesco Sforza si impossessò del castello, ma questa volta i Ghivizzani all’arrivo delle sue truppe senza opporre resistenza gli aprirono le porte. Con l’avvento delle armi da fuoco le difese vennero progressivamente smantellate e sul finire del 1500 Lucca, di nuovo padrona della fortezza, ritirò la guarnigione ed offrì in affitto la rocca a privati. Il paese iniziò a svilupparsi anche al di fuori delle mura, scendendo fino a occupare la valle. Altri link suggeriti: http://www.contadolucchese.it/Ghivizzano.htm, https://www.mondimedievali.net/Castelli/Toscana/lucca/ghivizzano.htm, http://www.ursea.it/walking/386/ghivizzano_torre_castruccio_1.jpg (foto), https://www.dailymotion.com/video/x30x5uv (video di Long Alphons), https://www.artcache.it/it/coreglia-antelminelli/torre-castruccio-castracani.html

Fonti: http://www.castellitoscani.com/italian/ghivizzano.htm, https://www.welcome2lucca.com/il-castello-di-ghivizzano-alla-scoperta-di-un-borgo-dimenticato/, https://it.wikipedia.org/wiki/Coreglia_Antelminelli

Foto: la prima è presa da http://viaggiandoineuropa.altervista.org/ghivizzano-serchio-castello-lucca-borgo/, la seconda è presa da http://vivighivizzano.blogspot.com/2017/09/ghivizzano-visto-da-francesco.html

mercoledì 10 luglio 2019

Il castello di mercoledì 10 luglio





COREGLIA ANTELMINELLI (LU) - Rocca

Le prime testimonianze dell'esistenza di Coreglia Antelminelli si trovano in un documento dell'Archivio Arcivescovile di Lucca del 1048 che ne attesta la proprietà da parte dei Rolandinghi (anche detti Orlandinghi), signori longobardi delle Pieve di Loppia. Il castello del tempo era più piccolo rispetto a quello attuale, composto da una fortezza ed una piccola cinta muraria che racchiudeva altre due torri. A ovest il paese era protetto da un dirupo, mentre la difesa a nord era garantita dalla fortezza e dalla torre principale. Il lato a sud-est era tenuto sicuro da un castello vicino, sempre dei Rolandinghi, nella zona più a valle (Ansuco). Nei due secoli successivi, i conflitti dei feudatari della zona con la città di Lucca costrinsero i Rolandinghi a ritirarsi. Le terre furono ereditate prima dai Bizzarri e poi dagli Antelminelli che attuarono delle modifiche alla struttura interna del paese. La fortezza fu sostituita con la chiesa di San Michele e la torre addossata a essa convertita in campanile mentre venne eretta una nuova rocca a scopi difensivi. Inoltre, per permettere spostamenti rapidi e nascosti all'occhio nemico in caso di attacco, furono costruite delle gallerie sotterranee. Con la divisione del territorio della Garfagnana e della Valle del Serchio fatta dai lucchesi, nel 1272 nacque la Vicaria di Coreglia. Poco dopo, i guelfi al comando di Ranieri di Monte Garullo si impossessarono della roccaforte. Castruccio Castracani, nel 1316, prese d'assedio il paese e lo riconquistò. Alla sua morte, il castello rimase a Sante Antelminelli, ma sotto insistenza dei lucchesi nel 1333 Carlo IV lo sostituì con Francesco Castracani. Fu un periodo di grande splendore per la Vicaria e, successivamente, Francesco Castracani venne nominato conte dall'Imperatore. La contea era molto vasta, come testimonia uno scritto di Carlo IV. Nel Quattrocento i territori della Garfagnana, fino a quel momento sotto il dominio lucchese, iniziarono a fare atto di dedizione agli Estensi. Lucca, a quel tempo alleata del Ducato di Milano contro l'espansione di Firenze e Venezia, chiese aiuto agli Sforza per mantenere l'ordine. Il territorio coreglino si trovò in mezzo alle contese tra l'esercito degli Estensi e quello di Francesco Sforza quando questi scese per attuare la riconquista della Garfagnana, ma non subì danni. Nel 1438 Lucca, tentando di mantenere la propria indipendenza da Pisa e Firenze, firmò una tregua di tre anni concedendo loro la Vicaria di Coreglia. Dopo il Cinquecento, nite le guerre per la conquista della Garfagnana, il castello di Coreglia Antelminelli perse di importanza. Con l'annessione napoleonica nel 1801, Coreglia divenne parte della Provincia delle Montagne. L'odierno comune di Coreglia Antelminelli nacque con il Regno d’Italia nel 1861. La Rocca di Coreglia Antelminelli è posta sulla porzione più elevata del contrafforte appenninico delimitato dalle ripide sponde dei torrenti Ania e Segone; ai piedi della fortificazione si sviluppa, secondo un andamento che segue la morfologia del terreno, il paese, cinto da mura delle quali si conservano le antiche porte. Costruita dai Rolandinghi nel XII secolo, è tuttora un ottimo esempio di architettura militare del primo periodo romanico. La sua posizione è altamente strategica, da qui si può facilmente controllare un´ampia porzione della valle, e, mediante segnali luminosi, collegarsi con la fortezza di Brancoli e quella di Motrone per inviare messaggi direttamente a Lucca. Il circuito delle mura, grande a sufficienza per poter ospitare un considerevole numero di uomini e mezzi, appare integro ed in discreto stato di conservazione per tutto il perimetro, ma le trasformazioni del complesso avvenute nel passato con la conversione degli spazi ad uso civile, i terreni ad uso agricolo e in particolare l´abbassamento dell´altezza delle mura, con l´eliminazione di parte dei parapetti e del camminamento di ronda, non ne hanno mutato l´immagine complessiva che conserva sempre i caratteri imponenti dell´antica fortificazione. Si rileva invece l´assenza della torre del mastio demolita nell´800 allo scopo di riutilizzare le pietre per lastricare le strade del paese. Restano ancora visibili l’ingresso del ponte levatoio e la scalinata di accesso, il bastione meridionale con feritoie e boccaiole. Il complesso, diventato proprietà privata, è oggi utilizzato come residenza e come terreno agricolo a servizio di questa. Altri link suggeriti: https://www.mondimedievali.net/Castelli/Toscana/lucca/coreglia.htm, http://www.contadolucchese.it/Coreglia.htm, https://www.youtube.com/watch?v=3BXpFW0kmyk (video di Alessandro Torselli)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Coreglia_Antelminelli, http://www.castellitoscani.com/italian/coreglia_antelminelli.htm, https://www.artcache.it/it/coreglia-antelminelli/rocca-coreglia.html,

Foto: la prima è presa da http://www.fototoscana.it/mostra-gallery.asp?nomegallery=coregliaantelminelli, mentre la seconda è presa da http://www.contadolucchese.it/Coreglia.htm

martedì 9 luglio 2019

Il castello di martedì 9 luglio





VICO NEL LAZIO (FR) - Cinta muraria e Palazzo del Governatore

Sebbene l’abitato di Vico nel Lazio sia di palese origine medioevale, alcuni resti archeologici, fra cui un’iscrizione e qualche muro di sostruzione, fanno pensare a più antichi insediamenti ernici o romani. Sicuramente il luogo, per la sua posizione, fu popolato fin dai tempi più antichi: esso infatti sorge a dominio della strozzatura che chiude la valle interna alatrina verso la più ampia conca fiuggina. Un centro abitato è però attestato da documenti solamente verso l’VIlI secolo; sappiamo, inoltre, che intorno all’anno Mille gli abitanti del paese ebbero modo di conoscere e mostrare devozione a San Domenico, fondatore del vicino Monastero di Trisulti: in occasione di una visita del santo, infatti, venuto a predicare nella Chiesa di Sant’Angelo in Vico i vicani gli donarono il bosco Eicio. La donazione fu, in seguito, motivo di reiterati contrasti, sfociati più volte anche in cause e litigi davanti alle autorità giudiziarie, fra i certosini, eredi della fondazione benedettina, e gli abitanti del borgo laziale. Vico, per quasi tutto il Medioevo, si resse a comunità autonoma con signori condomini e sotto l’alta sovranità papale, anche se, a partire dalla fine del Duecento, il potente e vicino comune di Alatri iniziò una politica di espansione, cercando di sottomettere i piccoli comuni vicini, fra cui Vico. Il centro rimase praticamente soggetto ad Alatri fino ai primi decenni del Quattrocento, intrattenendo burrascose relazioni con gli alatrini. Nel XV secolo i Colonna ne acquistarono il dominio che mantennero, anche se talvolta fra contrasti, per lungo tempo, fino al 1816, anno dell’eversione papale dei feudi. Il governatore di Vico designato dai Colonna risiedeva in loco, nel piccolo e molto ben conservato palazzetto medioevale. Già prestigiosa sede del Comune, l'edificio attira immediatamente lo sguardo del visitato­re per la sua complessità strutturale, l’incon­sueta volumetria, la forma poligonale, e un originale angolo acuto tirato a piombo nel lato nord-est. Fu infatti costruito seguendo il declivio naturale del terreno. All’esterno, come le altre costruzioni, si nota l’edificazione con blocchi di pietra calcarea locale. Il periodo di costruzione risale all’Alto Medioevo (XIII-XIV sec.) Sono visibili delle stupende aperture studiate con vero senso artistico, alcune a forma di bifora con arco a tutto sesto, altre a forma rettangolare mentre i portali si presentano ad arco acuto non accentuato. Il palazzo fu destinato dai Colonna a residenza del Governatore o Connestabile. Oggi è sede del “Museo alla Pace”del Prof. Bianchi, dedi­cato a Galileo Galilei, aula consiliare e bi­blioteca. Vico nel Lazio è stata paragonata alla "Città francese di Carcassonne" e il Ministero della Pubblica Istruzione l'ha dichiarata "Monumento Nazionale e zona di rilevante interesse pubblico". Tipico esempio di borgo medievale del Lazio meridionale, può essere definito il capolavoro dell'architettura militare medievale. Intatta è la cinta muraria, interamente costruita in pietra locale, iniziata nel XI secolo ma nel suo aspetto attuale risalente probabilmente al XIII secolo, arricchita da 25 torri merlate (restaurate nel 1996) e da tre porte d'accesso: Porta Orticelli, Porta Guarcino (nella quale è possibile ammirare antichi affreschi) e la Porta a Monte dov'è incastonata una pietra con scritto:"Nerva Imperante", ciò fa pensare che vi fosse una cinta muraria preesistente di origine romana della quale rimane solamente l'arco di Sant'Andrea (verso Porta Guarcino). Interessante la casermetta a pochissimi metri dalla torre-porta a monte che assicurava la sicurezza al Castrum: si notano feritoie, finestre e una porta con arco a tutto sesto. Per approfondire, suggerisco la visita dei seguenti link: http://vicodiffuso.comune.viconellazio.fr.it/le-torri/, https://www.ciociariaturismo.it/it/home-all/chicche-turistiche/item/689-la-cinta-muraria-di-vico-nel-lazio.html, https://www.youtube.com/watch?v=dOiX_2wLvtM (video di MrDanielG), https://www.youtube.com/watch?v=PJtFCx8rako (video di giovanto46), https://www.youtube.com/watch?v=sfAx74aBcG4 (video di Daversa Paolino).

Fonti: http://www.laciociaria.it/comuni/vico_nel_lazio.htm, https://it.wikipedia.org/wiki/Vico_nel_Lazio, http://vicodiffuso.comune.viconellazio.fr.it/palazzo-del-governatore/

Foto: le prime due si riferiscono alla cinta muraria e sono, rispettiamente, di R. Canalini su http://vicodiffuso.comune.viconellazio.fr.it/le-torri/ e una cartolina della mia collezione. La terza, relativa al Palazzo del Governatore, è presa da https://viaggimedievali.com/2014/06/17/vico-nel-lazio-il-borgo-delle-torri/#jp-carousel-2603