lunedì 30 settembre 2019

Il castello di lunedì 30 settembre




SALUGGIA (VC) - Castello

Il paese è collocato a ridosso dell'argine scavato dalla Dora Baltea e la sua attività agricola prevalente è quella del fagiolo. Le origini del nome del paese sono discordi fra gli storici che si dividono fra chi sostiene derivare dal popolo dei Salluvii, dalla consistenza boschiva dell'area composta in prevalenza da salici e, infine, dal solco scavato dalla Dora sui cui ripidi bordi si erige il paese. L'area fu occupata dai Romani sino alle prime invasioni barbariche che cominciarono con i Visigoti di Alarico nel 401-402. I documenti più affidabili in cui si documenta per la prima volta la "corte di Saluggia", sono quelli di Ottone II risalenti al 999 d.C. I ritrovamenti mappali rinvenuti negli archivi storici comunali, raffigurano planimetrie territoriali in cui risalta la fortificazione a sei torri, di cui solo 3 sono attualmente superstiti. La quarta fu abbattuta durante la costruzione di un magazzino feduale e le altre per quella del palazzo dei conti Mazzetti-Pasteris, ora sede municipale e costruita a metà del Seicento. Nel 1440 il feudo di Saluggia venne assegnato dal marchese di Monferrato alla famiglia Mazzetti, che ne il titolo sino all'estinzione del casato nel 1841. Dal 1631 con il Trattato di Cherasco, il possedimento passò nel territorio dei Savoia e perse ogni importanza strategica e militare nel suo territorio, tanto che da quella data iniziarono le demolizioni delle fortificazioni medievali presenti. Nel 1634 Clara Montalera che aveva ereditato dallo zio, l’abate Pietro Francesco, il castello di Montalero e la relativa parte di giurisdizione, sposò Ottaviano Mazzetti dei Consignori di Saluggia e Signori di molti feudi. Del castello di Saluggia si possono ancora ammirare due delle torri (cilindriche e ora inglobate in altre costruzioni successive) che ne facevano parte, il corpo centrale ora adibito ad abitazioni private, e la parte restante, ora alloggi popolari. Verso la metà del Seicento, i conti Mazzetti-Pasteris fecero costruire il nuovo palazzo, attualmente - come detto - sede municipale. Si tratta di una costruzione concepita più per esigenze abitative che non per necessità di protezione. L'esterno è decorato con pannelli raffiguranti scene di caccia, e il palazzo è circondato da un profondo fossato. Si accede per un ponte in muratura dal quale sono visibili la cucina e parte del grande caminetto, mentre ai piani superiori, ora sede del consiglio municipale, si possono ammirare i soffitti a cassettone e le cornici delle volte affrescate. La sala del consiglio municipale è affrescata con quattordici quadri raffiguranti la guerra di successione del Monferrato. Altro link suggerito: https://www.ilturista.info/guide.php?cat1=4&cat2=8&cat3=15&cat4=81&lan=ita,

Fonti: https://www.comune.saluggia.vc.it/cenni-storici, testo su pubblicazione "Castelli in Piemonte" di Rosella Seren Rosso (1999)

Foto: la prima è presa da http://qui-saluggia.blogspot.com/2015/07/scoppia-la-bagarre-in-consiglio.html, le altre due sono prese da https://www.comune.saluggia.vc.it/scorci-del-paese

venerdì 27 settembre 2019

Il castello di venerdì 27 settembre



BRINDISI - Torre di Sant'Anastasio in frazione Tuturano

Il casale è documentato nel Medioevo come locus Tuturanus (1097) e vicus Tuturanus (1107) nelle donazioni effettuate dal conte Goffredo, conte di Conversano, e dalla moglie Sichelgaita al Monastero delle monache benedettine di Brindisi. Le pergamene delle donazioni si conservano nella Biblioteca arcivescovile Annibale de Leo. Nella sua area, sempre donata alle monache benedettine di Brindisi, vi era un altro casale noto come Valerano, la cui ubicazione doveva essere quella della attuale masseria Maramonte, nei pressi del bosco Colemi, ma recenti indagini topografiche collocano il sito in contrada Uarano, non distante dalla Masseria Cerrito. Un altro casale medievale, antecedente a Tuturano e forse allo stesso Valerano, insisteva nell'area oggi occupata dalla Masseria Colemi. Si hanno notizie sul fatto che Tuturano, come avvenne anche in altre zone della Puglia, fu abitata da immigrati albanesi, i quali nel 1480 la abbandonarono temporaneamente, spostandosi in Abruzzo, per timore dell'invasione dei Turchi, che proprio in quei giorni avevano preso la città di Otranto. Una volta passata la paura dei Turchi, gli albanesi tornarono a Tuturano. Nel Medioevo, probabilmente l'assenza di alti campanili nel piccolo borgo medievale fece sentire l'esigenza di costruire una torre difensiva. Nella zona infatti, oltre che dalla sua torre di avvistamento, la Tuturano medievale e in ispecie normanna era circondata da tre grandi castelli: quello di Brindisi a nord, quello di San Pietro Vernotico, come fa notare il professor Raffaele Licinio nella sua pubblicazione sui Castelli Medievali di Puglia e Basilicata, e quello di Mesagne a ovest, città posta sulla Via Appia, sede di una compagine dei Cavalieri Teutonici. La Torre di S. Anastasio, posta al centro di Tuturano in Piazza Regina Margherita, deve probabilmente il suo nome alla chiesa di S. Eustasio, esistente nel paese già dal 1097. Tradizionalmente è stato riconosciuto S. Anastasio, Papa del V secolo, nel bassorilievo posto sulla torre in corrispondenza della merlatura, che risale al XVI secolo, ma la torre assunse questo nome solo a partire dal XVIII secolo. La torre presenta tutte le caratteristiche delle cosiddette “Torri residenziali”, utilizzate da coloro che, in alcuni momenti dell’anno si recavano presso le tenute ed i feudi soprattutto nel periodo di semina e raccolto per controllare l’andamento dei lavori. Tuturano costituiva uno dei feudi del Monastero brindisino di S. Maria Veterana, ora non più esistente. Congruo alla torre vi era anche un carcere, le cui chiavi erano in possesso della Madre Badessa del convento di San Benedetto. La torre infatti rappresenta il simbolo del potere delle suore benedettine sul feudo di Valeriano. La torre, come le sue consimili, è organizzata su due piani con al pian terreno una sala leggermente rialzata da terra e dotata di camino a cui si accede direttamente dall’esterno. Al primo piano era collocato l’ambiente ove trascorrere la notte. Per ragioni di protezione le torri erano dotate di alcuni elementi caratteristici delle architetture militari: le caditoie a protezione di porte e finestre da cui, in caso di necessità, era possibile far cadere pietre ed altro sulla testa dei malintenzionati, un piccolo camminamento in corrispondenza della copertura, una scala che consente il passaggio di una sola persona per raggiungere il primo piano. Accanto alla torre il magazzino dove venivano depositati attrezzi e derrate. Dopo essere rimasta in condizione di degrado e precarietà per lungo tempo, pericolante tanto da far registrare sporadiche cadute di frammenti dai muri, è stata oggetto di lavori di restauro. Durante questi lavori, nel corso degli scavi, è emerso che al di sotto del pavimento del piano terreno sono stati rinvenuti i resti di due vasche, la cui destinazione non è certa, ma che debbono essere state utilizzate sempre per il trattamento e la conservazione dei prodotti che il feudo di Tuturano forniva. Anche il grande locale annesso è stato restaurato, destinandolo ad un possibile uso sociale. Complessivamente l’intervento ha restituito a Tuturano ed alla storia dell’architettura pugliese un importante elemento, capace di caratterizzare e di proporsi come luogo di conservazione della memoria di un intero territorio.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Tuturano, http://www.brundarte.it/2019/05/12/torre-s-anastasio-tuturano/, http://www.brindisiweb.it/provincia/tuturano.asp

Foto: la prima è presa da https://www.brundisium.net/index.php/torre-di-s-anastasio-fate-presto-e-in-pericolo/, la seconda è presa da http://www.brundisium.net/index.php/la-sede-della-delegazione-comunale-di-tuturano-sara-trasferita-nella-torre-di-santanastasio/

giovedì 26 settembre 2019

Il castello di giovedì 26 settembre





MARTA (VT) - Rocca

Le prime tracce della presenza dei Farnese a Marta risalgono al XV secolo quando il borgo venne in loro dominio sia attraverso il matrimonio di Ranuccio il Vecchio con Agnese Monaldeschi, sia a seguito di ripetute concessioni in vicariato da parte della Chiesa. A sigillo del potere farnesiano sull'antica torre ottagonale, detta "dell'orologio", è ancora collocata l'impresa araldica con il liocorno rampante, i gigli farnesiani e le iniziali di Ranuccio (a tal scopo si rimanda a questo link del mio blog: https://castelliere.blogspot.com/2011/09/il-castello-di-sabato-17-settembre.html). L'emblema, il più noto e il più antico del casato, celebrava le doti della Famiglia, simboleggiate da un animale fantastico (un cavallo bianco con un lungo corno sulla fronte e barba di caprone, zoccoli di bue e coda di leone), allegoria della potenza, della forza e della purezza. A questo periodo risale lo stemma matrimoniale Farnese-Orsini collocato sul portale di un palazzo del centro storico con i gigli accostati alle rose, probabilmente riferibile alle nozze celebrate nel 1488 tra Angelo Farnese, figlio di Ranuccio, e Lella Orsini del ramo di Pitigliano. Il potere dei Farnese sul centro abitato si consolidò nella prima metà del Cinquecento, attraverso la concessione in vicariato perpetuo da parte di Leone X (1513) e con l'inserimento di Marta nel territorio del Ducato di Castro (1537-1649).
Allo stesso secolo risale la nascita del borgo nuovo all'esterno delle mura del castello, con la piazza definita dal rinascimentale palazzo Sforza Ciotti (1571), dove un giglio araldico, collocato sopra il portale d'accesso al cortile, ricorda il rapporto tra questa famiglia e i Farnese. Lo stemma farnesiano di Papa Paolo III (Alessandro Farnese), proveniente dalla facciata del vecchio municipio di Marta demolito nel 1926, è oggi incastonato sopra il portone d’accesso del nuovo palazzo comunale di Marta, ultimato nel 1929 dall’ing. Daniele Manini, con la facciata ideata dall’architetto Fasolo.
Lo stemma, di forma ovale, è scolpito in bassorilievo su travertino e misura cm. 90 in larghezza e cm. 120 in altezza. È stato probabilmente realizzato da una bottega viterbese durante il pontificato di Paolo III (1536-1549) e vi sono rappresentati la tiara pontificia, le chiavi di San Pietro e lo scudo con i classici sei gigli farnesiani. L'edificio nelle due foto non ho ben capito se sia la rocca fatta costruire da Papa Urbani IV intorno al 1260 oppure abbia delle origini diverse. Sto cercando informazioni precise al riguardo e, non appena le avrò, integrerò questo testo.

Fonte: http://www.meteomarta.altervista.org/portale/la-storia-di-marta-dalla-regina-amalasunta-alla-famiglia-farnese

Foto: entrambe del mio amico e "inviato speciale" del blog Claudio Vagaggini, scattate sul posto in data 24 settembre

mercoledì 25 settembre 2019

Il castello di mercoledì 25 settembre



GIOIA DEI MARSI (AQ) - Torre in frazione Sperone

Il borgo originario, detto anche Torre Sperone, sorge in una posizione panoramica della località denominata "valico delle Forchette" situata sul monte Serrone a quota 1224 m s.l.m. Il monte, incluso nell'area del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, separa la valle del Giovenco dalla piana del Fucino. Il suo territorio montano è attraversato dalla terminazione meridionale della faglia che il 13 gennaio 1915 generò il terremoto catastrofico dell'XI grado della scala Mercalli che sconvolse il territorio della Marsica causando oltre 30 000 vittime. Il nucleo situato sotto la torre medievale fu completamente distrutto dal sisma ed è stato ricostruito delocalizzando il borgo più a valle, non distante dal paese originario. Le mutate condizioni socio-economiche del XX secolo hanno spinto gli abitanti ad accettare un secondo trasferimento a Borgo Sperone, località contigua al paese fucense di Gioia dei Marsi, sede dell'omonimo comune. Il toponimo "Sperone" ha origine da quello di due antichi castelli: Sparnasio, che deriverebbe dal dio greco Pan e Asinio che era situato sul sentiero che collega il borgo alla vicina comunità di Aschi Alto. Successivamente, dall'unione dei due castelli, si formò il nucleo abitato, chiamato nel medioevo Speron d'Asino, che nell'anno 1193 risultò essere un feudo di Simone di Capistrello, signore di alcuni castelli-recinto della Marsica insieme al fratello Crescenzio. La torre cilindrica, che domina l'abitato dal passo Sparnasio ad un'altitudine di 1240 m s.l.m., risale al XIII secolo quando fu innalzata dai conti Berardi di Celano, in concomitanza con la nascita della contea dei Marsi, in allineamento con altre strutture militari analoghe presenti intorno al Fucino. Superate le esigenze militari e di controllo del territorio della contea, in particolare il confine con la valle Peligna e la via di comunicazione con i territori del sud Italia, il paese perse d'importanza strategica. La costruzione presenta le caratteristiche tipiche di una torre di avvistamento: di forma circolare con un diametro di circa 8 metri ed un'altezza di circa 16. Gravemente danneggiata alla sua base dal sisma del 1915, rimase in bilico per diverse settimane prima di essere messa in sicurezza e del recupero statico. Presenta due piani, uno inferiore usato come deposito, ed uno superiore (di forma ottagonale da cui si faceva la guardia) e domina l'ampio paesaggio denominato "Anello di Sperone" che offre numerose possibilità di escursioni ed è considerato uno dei balconi più belli della Marsica. Come ogni paese fantasma che si rispetti, anche Sperone racchiude tra le sue mura un’antica leggenda. Si dice che il vecchio Duca, proprietario dello stesso borgo, custodisse un serpente bianco, portato direttamente dall’oriente durante una crociata, di cui si serviva per uccidere i giovani fidanzati delle spose di cui voleva approfittare; in questo modo faceva credere che i giovani fossero stati morsicati da vipere e si concedeva un lusso ben più lungo dello Ius primae noctis. Le vittime erano poi seppellite in un campo di margheritoni, sotto sua stessa volontà. Altra particolarità, ma non così inusuale per l’epoca purtroppo, fu il ritrovamento di una fossa comune colma di ossa e armi, luogo dove probabilmente venivano gettati i suoi nemici. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=PgfmSlzh7lc (video di Roberto Cavalensi), http://www.paesifantasma.it/Paesi/torre-di-sperone.html (vedere la foto in primo piano della torre), https://www.youtube.com/watch?v=rLyHYY1HIRI (video di abruzzo itinerari), https://www.mondimedievali.net/Castelli/Abruzzo/laquila/sperone.htm, https://www.youtube.com/watch?v=JvPvgdubGz4 (video con drone di cvdigital).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Sperone_(Gioia_dei_Marsi), http://abruzzoforteegentile.altervista.org/mistero-della-torre-sperone/, http://www.paesifantasma.it/Paesi/torre-di-sperone.html

Foto: la prima è di Marica Massaro su https://it.wikipedia.org/wiki/Sperone_(Gioia_dei_Marsi)#/media/File:Sperone_torre_medievale5.jpg, la seconda è un fermo immagine del video di Maurizio Pandolfi (https://www.youtube.com/watch?v=DTcuel7mvz0)

martedì 24 settembre 2019

Il castello di martedì 24 settembre





APPIANO SULLA STRADA DEL VINO (BZ) - Castel Ganda in frazione San Michele

Su una collina di Pigenò, parte della frazione di San Michele nel comune di Appiano (Eppan), troneggia Castel Ganda (Schloss Gandegg). Tanti secoli fa, qui si trovava il Maierhof, un maso che pian piano venne ampliato, nell'ambito degli scontri tra Federico Tascavuota e Enrico di Rottenburg, divenendo un edificio più maestoso. Una torre abitativa venne menzionata già nel 1434 in documenti scritti: a quel tempo, l’edificio si trovava nelle mani dei Signori di Annenberg i quali non lo usarono come dimora ma lo affittarono a contadini. In seguito il maniero passò ai Fuchs von Fuchsberg, finché nel 1510 Jakob Fuchs von Fuchsberg non lo vedette a Caspar Pernstich. Alla sua morte, 27 anni dopo, il castello fu venduto ai signori Khuen von Belasi, che da allora ne sono i proprietari. Il capostipite dell’attuale dinastia Khuen-Belasi, Blasius von Khuen, lasciò in eredità ai suoi discendenti anche il suo privilegiato incarico come funzionario di giustizia d’Appiano/Castelvecchio. Lo stemma di famiglia si può ammirare scolpito in pietra sopra l’ingresso al castello. Nel 1550 Blasius Khuen von Belasi ristrutturò profondamente il castello dandogli l'aspetto attuale. Il nucleo principale di Castel Ganda rispecchia lo stile bellico delle fortezze dell’Italia settentrionale di quel tempo. Sotto i sopra nominati Conti di Khuen von Belasi, anche la Cappella della Madonna della Neve venne ristrutturata (1698). Essa non racchiude soltanto stucchi e affreschi barocchi, ma anche uno stupendo altare intagliato con un ritratto di Maria Ausiliatrice, opera di Jakob Poder di Caldaro, e un organo del meranese Johann Kaspar Humpel. Al giorno d’oggi, Castel Ganda si presenta con una struttura quadrata e quattro torri circolari agli angoli, circondata da un’ampio giardino e fabbricati rurali con elementi tardo gotici. Nel lato a sud è inglobata l'antica torre originale del castello. All’interno, Castel Ganda è riccamente arredato con soffitti a cassettoni, porte intarsiate e stufe del XVI e XVII secolo. Il complesso non è accessibile al pubblico, ma fa da cornice per diverse manifestazioni per le quali il castello apre i suoi battenti (per esempio escursioni d’organo). E come si raggiunge Castel Ganda? Una stradina passa dal complesso, inoltre è raggiungibile anche a piedi, lungo il sentiero che porta da San Michele ai famosi Buchi di Ghiaccio ai piedi del Monte Ganda. Altri link suggeriti: https://www.hotel-angerburg.com/it/paese-e-dintorni/castelli-dettaglio.asp?lProductID=110123&lPageNumber=1, https://www.sentres.com/it/castel-ganda

Fonti: https://www.suedtirolerland.it/it/cultura-e-territorio/castelli/castel-ganda/, https://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Ganda, https://eppan.travel/it/cultura-e-territorio/castelli/castel-ganda/

Foto: la prima è presa da https://www.eppan.com/de/erlebnisse-aktivit%C3%A4ten/schloss-gandegg/10-4691.html, la seconda è presa da https://eppan.travel/it/cultura-e-territorio/castelli/castel-ganda/

lunedì 23 settembre 2019

Il castello di lunedì 23 settembre




VILLA BASILICA (LU) - Rocca

Documentata con il termine "Villa" tra VIII e IX secolo e come "Villa Basirica" o "Villa Basilica" dal X in poi, fu un importante centro produttivo grazie all'abbondanza di numerosi corsi d'acqua e delle fitte boscaglie che hanno permesso lo sfruttamento intensivo dei prodotti naturali; protagonista assoluta delle attività dei piccoli e numerosi opifici che nel corso dei secoli si sono dedicati alla lavorazione dei vari prodotti, fu la Pescia Minore, un piccolo torrente d'acqua che attraversa la vallata villese. Nell'organizzazione amministrativa dell'antico stato lucchese Villa Basilica fu capoluogo di una vasta circoscrizione, o Vicaria, detta "della Pieve di Villa e di Valle Ariana", unita alla Vicaria della Val di Lima o a quella di Montecarlo. Dopo l'anno 1000 la valle fu attraversata da un grande risveglio religioso, intellettuale ed economico. La nascita della piccola borghesia, che trovando lavoro risparmia, commercia, capitalizza, porta benessere e ricchezza nella valle. L'amore per il bello e per l'arte, il sentimento religioso fecero in modo che venisse eretta la grandiosa Pieve di Villa Basilica, dedicata a S. Maria Assunta, in stile romanico-lucchese. Importante monumento situato all'interno della cinta muraria medievale. Il paese ed i suoi territori sono sempre stati oggetto di dispute tra i vari Imperatori ed i Vescovi, che per più di un secolo si contesero il potere sui territori della circoscrizione. Lo stesso Imperatore, allora Federico Barbarossa, nel 1185, particolarmente irritato nei confronti del Vescovo, restaurò il potere dei nobili rurali e gli tolse il territorio di Villa Basilica che possedeva dal 1164. Verso la fine del 1200 fu signore del luogo un certo Guido di Villa che ebbe in custodia e difesa tutta la catena centrale degli Appennini, costruendo a tale scopo diverse fortificazioni tra cui anche la fortezza della "Rocca di Villa", con le sue mura castellane di cinta. La Rocca, con le sue mura possenti, ha protetto il paese dagli attacchi nemici per secoli. Essa era formata da una struttura centrale di forma romboidale e da due torrette che venivano utilizzate per l'avvistamento degli eserciti nemici. Chiaramente l'aspetto attuale non è quello originario, che è stato modificato nel corso dei secoli a causa delle vicende belliche che lo hanno interessato. Originariamente dalla Rocca partivano due lunghe mura che andavano a proteggere la parte più antica del paese. Tutti quegli edifici che stavano al di là delle mura castellane sono stati costruiti tra il 1600 ed il 1700 (via di "Traccolle", via della Tribuna e la restante via S.Franchi). E' possibile ipotizzare che proprio a questo periodo (1200) risalgano anche la costruzione della fortificazione del Monte Battifolle e l'edificazione delle altre rocche dislocate nel territorio, tra le cui quella di S. Quirico, Pontito, Colognora e Stiappa. E' da supporre che già agli inizi del 1200 Villa Basilica avesse già goduto saltuariamente delle libertà comunali, delle quali si faceva già riferimento nel documento, datato 1104, in cui i conti Ugolino e Lottieri, figli del grande Uguccione di Borgonuovo, disponevano di beni nel territorio. Da un documento di Federico II risulta che nel 1226 Villa Basilica era capoluogo della Valleriana; quando, nel 1237 l'Imperatore, in seguito alla vittoria di Cortenuova, riportò i liberi comuni all'obbedienza dell'Impero, Villa Basilica fu posta sotto il castellano imperiale di S.Miniato. Nel 1258 "gli uomini di Villa Basilica" giurarono fedeltà al Comune di Lucca. Verso la fine del secolo fu costruito a Villa Basilica, su di una preesistente torre campanaria, il campanile alto circa 33 metri. Nel contempo è stato costruito il forte di Collodi. Nel 1345 era Podestà di Villa un certo Cinello da Collodi che tentò di cedere il castello di Collodi ai Guelfi di Firenze. A causa di questo fu in Lucca condannato a morire trascinato a coda di cavallo. In questo periodo anche la Lucchesia rimase colpita dal flagello della peste "la morte nera", così chiamata perché si manifestava con la comparsa di grosse macchie nerastre su alcune parti del corpo. Essa fu portata in Europa dai marinai che commerciavano con i paesi orientali. La diffusione della peste era anche favorita dalle precarie condizioni ambientali e igienico-sanitarie: la maggior parte della popolazione viveva in abitazioni malsane, non aveva l'abitudine di lavarsi, ignorava le norme più elementari dell'igiene personale. I medici del Medioevo avevano modeste conoscenze scientifiche e pochi mezzi a disposizione per curare i malati. Molte persone persero la vita a causa di questa epidemia e nel 1359 il governo di Lucca vietò di suonare le campane a morte durante le manifestazioni funebri per impedire l'agglomerarsi della gente ed evitare quindi il diffondersi del contagio. Altri provvedimenti cautelativi: periodo di isolamento per i viaggiatori; le porte delle città erano state chiuse agli stranieri; vennero accesi dei grandi fuochi con erbe aromatiche che - secondo la credenza popolare - avrebbero dovuto disinfettare l'aria. Nella speranza di porre fine alla tragedia si organizzavano continuamente solenni processioni religiose. Si calcola che negli anni 1348-1351 in Europa, a causa della peste nera, morirono quasi 30 milioni di persone, circa 1/3 dell'intera popolazione. Nel 1370 Villa Basilica strinse un'alleanza con i Forteguerra, una potente famiglia lucchese originaria di Villa Basilica. Insieme dichiararono guerra alla famiglia Guinigi di Lucca, i nuovi Signori della città. Ma i Guinigi, con un esercito formato da 1800 cavalieri, inviato loro da Filippo Maria Visconti signore di Milano, scesero dal vicino paese di Matraia, incontrarono l'esercito villese al di sopra della Rocca e lo sconfissero in loc. chiamata "La Rotta" in seguito ad una cruenta battaglia . L'esercito villlese fu decimato, il paese di Barbagliana interamente spazzato via. I Guinigi occuparono e saccheggiarono la Rocca e l'intero castello, incendiarono gli archivi che custodivano gli antichi documenti di Villa e uccisero la maggior parte degli abitanti causando grande desolazione e ruina. Il 23 novembre 1429 Villa Basilica fu nuovamente assalita. Questa volta dall'esercito di Niccolò Fortebraccio, un condottiero al servizio di Firenze. Dopo aspra battaglia saccheggiò il paese e imprigionò gli abitanti a causa della loro ostinazione. Successivamente l'Imperatore Sigismondo, amico dei Visconti, riconquistò Villa Basilica tuttavia i Fiorentini, alla metà di agosto 1432 accanitamente la ripresero e Villa Basilica restò incendiata e rovinata. Nel 1437 la Valle Ariana fu riconquistata dal conte Francesco Sforza alla Repubblica di Lucca che i Fiorentini rilasciarono stabilmente con il trattato di pace del 1441. In data 26 marzo 1442 alla Vicaria di Villa Basilica vennero assegnati: Collodi, Boveglio, Pariana, Colognora, Aramo, Fibbialla, Medicina, Pontito, Stiappa, Castello e Rocca di S. Quirico, Sorana, Lignano, Castelvecchio, Veneri, S. Pietro in Campo, Montecarlo, e successivamente S. Gennaro, Petrognano, Tofori, S. Martino in Colle, Gragnano. Nel 1446 a Villa Basilica funzionavano due spedali, il che dimostra l'importanza assunta in quel tempo. La terra di Villa Basilica era abitata inoltre da molti armaioli, specialmente fabbricanti di spade. Risulta pure che Cosimo dei Medici, intendendo acquistare delle spade preziose, inviò a Villa il celebre segretario Pulci che ne compro anche per sé dal fabbricante Biscottino (1467). Altri spadai di fama furono i Nacchi, Giovanni Angelo e Antonio Genovese. Successivamente la Repubblica Lucchese fu costretta a prendere provvedimenti contro le falsificazioni operate da Bergamaschi e Lombardi che venuti nello stato lucchese per apprendere l'arte e dare maggior credito alle loro spade, incidevano sulle medesime i nomi dei maestri di Villa Basilica. Talmente diffusa era in quel periodo la lavorazione del ferro che per alimentare le fucine con il carbone venivano distrutti interi castagneti, fonte di cibo per gran parte della popolazione. Con un decreto il governo di Lucca fece ridurre questa attività che poi andrà in decadenza nel secolo successivo con l'avvento della polvere da sparo. Si arriva così all'anno 1492 "scoperta dell'America" da parte di Cristoforo Colombo che determina la fine del " Basso Medioevo". Custodita da due precipizi, ancora oggi la Rocca domina l'abitato e la vallata. Da poco restaurata presenta la sua struttura originaria nella quasi totalità: di forma somigliante ad una losanga (40-50 metri di lunghezza), il torrione è imponente e sicuramente dava sicurezza ai Villesi dagli attacchi di Pisa e Firenze, le mura che si dipartono dalla torre terminavano con una torretta di dimensioni più ridotte; ad oggi, dopo i restauri cominciati nel 2006, che facevano seguito agli scavi archeologici dei primi anni ‘90 del secolo scorso, laddove sorgeva la torretta, si trova un cancello d’ingresso alla struttura, all’interno della quale si può ammirare una cisterna. Durante gli scavi sono stati recuperati punte di frecce, dardi da balestra, piastre di armatura e ceramiche lucchesi, tutti reperti di chiara origine militare. Per raggiungere la Rocca di Villa Basilica, il cammino non è dei più agevoli, visto che bisogna percorrere in auto una antica mulattiera, ora asfaltata, che conduce all’Altopiano delle Pizzorne. Non esiste alcuna segnaletica che indichi il punto esatto dove lasciare la macchina per addentrarsi nel bosco, ma ne vale la camminata tra i sassi se si vuole ammirarla in tutta la sua possenza. Le poche notizie, arrivate sino a noi, non permettono di stabilire un’accurata cronologia, delle varie fasi costruttive del castello di Villa Basilica e della sua rocca, anche se dall’esame accurato di alcuni scavi archeologici, effettuati all’interno della rocca, si è potuto far chiarezza su alcuni interventi di ristrutturazione e di rafforzamento (effettuati nei periodi di fine medioevo), senza chiarirne comunque l’origine. Secondo alcuni storici locali, la costruzione di una prima rocca (o torre), sarebbe avvenuta all’inizio del XIII secolo, con il divampare in lucchesia delle guerre comunali, combattute principalmente fra le città di Lucca, Pisa e Firenze, ipotesi che non possiamo condividere senza avanzare dei dubbi, la rocca di Villa Basilica le cui vestigia, possiamo ancora oggi ammirare, sorge in un punto altamente strategico, dal quale era possibile controllare l’accesso alla Val di Lima e alle Pizzorne, quindi non possiamo escludere la presenza in loco, di primitive fortificazioni (prevalentemente lignee) antecedenti al XIII secolo, la stessa Pieve edificata nei pressi del nodo viario, viene fatta risalire al VII – VIII secolo, quindi è lecito domandarsi, come poteva non esser sorvegliato, un nodo viario di questa importanza? Domanda che probabilmente rimarrà senza risposta, a meno che un’eventuale ripresa degli scavi archeologici, sul picco roccioso, che ospita le rovine della rocca, non rivelino le fondamenta od eventuali altre tracce di costruzioni antecedenti al Mille. Gli scavi archeologici effettuati fin dal 1991, hanno portato alla luce alcune traccia di mura medievali, erette in diverse epoche, frutto di piccoli ampliamenti e rafforzamenti. A questi primi interventi di rafforzamento della rocca, ne seguì uno ben più possente, per difendere il borgo, i villesi, realizzarono una nuova cinta muraria che nonostante il ripido pendio che separava la rocca dal borgo, riuscì a racchiuderli entrambi, non conosciamo l’epoca di edificazione di questa fortificazione, ma nelle “Croniche” del Sercambi, l’autore narra, di una serie di interventi di ristrutturazioni e rafforzamenti, di alcune importanti fortezze che la Repubblica di Lucca, effettuò nel 1399, e in questo documento, viene citato “lo castello di Villa Basilica”, confermando la già avvenuta edificazione della cinta muraria. Con l’avvento delle armi da fuoco, si rese necessario riguardare ed adattare le fortificazioni alle nuove armi, la grande torre nel XV secolo, fu ristrutturata (o ricostruita) completamente dotandola di mura a scarpata, in modo da assorbire l’urto delle palle (o deviarne la traiettoria) sparate dalle bombarde, dopo il XVII la situazione politica della lucchesia, iniziò a cambiare, alla fine di alcune guerre con Firenze e soprattutto con la fine della Repubblica Oligarchica, la fortezza perse la sua importanza strategica e venne abbandonata a se stessa, solo recentemente, con gli scavi archeologici, sono iniziati alcuni interventi di restauro alle vestigia della rocca. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=0AgLJDGet_g (video di m15alien), https://www.youtube.com/watch?v=se18hWBE704 (video di NoiTv Lucca), http://www.noitv.it/2019/06/villa-basilica-i-commercianti-rilanciano-lantica-rocca-275085/, http://www.segnidellauser.it/roccadivillabasilica/Lo_scavo_e_il_restauro.html

Fonti: http://www.comunevillabasilica.it/index.php?option=com_inform&view=article&id=30, https://www.lucca360.it/item/rocca-di-villa-basilica/, http://www.contadolucchese.it/Villabasilica_home.htm

Foto: la prima è un fermo immagine del suddetto video di m15alien, la seconda è del mio amico, e "inviato speciale" del blog, Claudio Vagaggini, scattata sul posto il 21 settembre.

venerdì 20 settembre 2019

Il castello di venerdì 20 settembre



CASTELNUOVO DI GARFAGNANA (LU) - Rocca Ariostesca

Le prime notizie storicamente documentate del centro abitato risalgono tuttavia al 740, in epoca longobarda. Scarse sono le informazioni al riguardo dell'Alto Medioevo, e dei primi secoli del Basso: sono stati rinvenuti solo documenti che rilevano la presenza della chiesa di S. Pietro relativamente agli anni 773, 839, 940, 986, 1045. Si ha un documento datato 26 luglio 1234 che attesta la rassegnazione, da parte dei Lucchesi, del castello di Castelnuovo alla corte di Roma, a titolo di pegno. Nel Trecento Castelnuovo si era affermato come importante centro di transito, vera e propria "porta meridionale" della valle della Garfagnana. Fu proprio nel 1320 che Castruccio Castracani convinse i castelnuovesi ad insorgere contro i padroni lucchesi, e si insediò nella Rocca fino al 1327, anno in cui Lucca ripristinò il proprio dominio: è da collocarsi in questo periodo (1324) la costruzione del ponte, voluto da Castruccio per collegare l'esistente castello all'antico borgo di "Cellabarotti", l'attuale rione di "Santa Lucia". Nel 1429, vista l'offensiva di Firenze che stava penetrando in Garfagnana, ed aveva posto sotto assedio la stessa Lucca, Castelnuovo si sottomise volontariamente a Niccolò d'Este di Ferrara, liberandosi così dal dominio lucchese: gli Estensi fecero di Castelnuovo la capitale della neonata provincia della Garfagnana, e ricompensarono gli abitanti con diversi privilegi. Castelnuovo sotto gli Estensi conobbe il suo periodo di maggior splendore, ma anche il periodo più drammatico della sua storia, quando nel 1512 durante la guerra della lega di Cambrai subì l'invasione da parte delle truppe di papa Giulio II e dei suoi alleati in guerra con gli Estensi. Nel 1512 entrò in Castelnuovo Francesco della Rovere, duca di Urbino, ma fu subito allontanato dal ritorno dei Lucchesi; nel 1521 furono finalmente i Fiorentini ad impadronirsi della città, sospinti da papa Leone X (succeduto a Giulio II). Si trattò di un periodo di continue invasioni e scontri armati fra i due schieramenti, che sottoposero la popolazione a violenze e saccheggi. Alla morte del pontefice, i castelnuovesi insorsero, aiutati dai briganti che in quel periodo infestavano le montagne e le campagne, penetrarono nel castello e scacciarono il commissario pontificio, il fiorentino Giulio de' Medici, acclamando il ritorno della protezione degli Estensi. L'allora duca Alfonso I d'Este inviò in Garfagnana come governatore, l'illustre poeta Ludovico Ariosto, che andò a insediarsi all'interno della rocca (chiamata oggi in suo onore “Rocca Ariostesca” in cui fu ospitato dal 1522 al 1525), facendo del borgo il centro amministrativo ed economico dell'intera provincia Estense della Garfagnana. All'Ariosto seguì, nel secolo successivo, il governatore Fulvio Testi. Il duca Alfonso II d'Este fece poi costruire a difesa della città la possente fortezza di Montalfonso, sopra un colle (a lui intitolato come riconoscimento dai castelnuovesi), sovrastante la nascente cittadina, che rappresentò negli anni successivi un rifugio sicuro per l'intera popolazione. Nel XVII secolo la situazione in valle del Serchio era la seguente:
- Castelnuovo era rimasta fedele agli Estensi di Ferrara,
- Castiglione di Garfagnana a Lucca;
- Barga a Firenze.
In pratica la Valle era divisa tra i tre stati del Centro-Nord Italia più forti e ricchi in quel periodo. Castelnuovo rimase estense sino all'avvento delle truppe francesi di Napoleone, che lo aggregò alla Repubblica Cisalpina, per poi annetterlo al principato di Lucca e Piombino nel 1805, retto dalla sorella del Bonaparte Elisa Baciocchi. Nel 1814, nel clima della Restaurazione, tornarono gli Estensi, con l'acclamazione popolare di Francesco IV, che ressero la città e la valle fino all'Unità d'Italia, a parte un breve periodo di dominio dei granduchi di Toscana tra il maggio 1848 e l'aprile 1849. In un regolamento redatto a Modena nel 1852, sono riportate le unità di misura di Castelnuovo di Garfagnana, allora in uso in gran parte della provincia estense garfagnina: il "barile di Castelnuovo", il "sacco", il "braccio", la "libra", la "pertica" e il "mezzino". La Rocca Ariostesca domina la piazza principale di Castelnuovo in Garfagnana e costituisce il simbolo della città. Un piccolo presidio esisteva in loco già nel X secolo, ma si può dire che la struttura originaria della Rocca come oggi la conosciamo risalga al XII secolo. Architettonicamente si presenta con la forma caratteristica delle costruzioni medioevali: piccole torri agli angoli ed una quadrata al centro, la principale per dimensioni, che aveva la funzione anche di prigione. Modificata lungo tutto il Duecento, fu notevolmente ampliata nel primo Trecento da Castruccio Castracani degli Antelminelli, che determinò un allargamento dell'intera cinta muraria del borgo; fu Paolo Guinigi ad ordinare la costruzione dell'imponente torre posta al centro della Rocca, ornata dall'orologio civico; la terrazza che guarda sulla piazza fu eretta nel 1675, in concomitanza con l'apertura dell'arco monumentale di accesso al centro cittadino. Sono andati perduti gli arredi interni, tra cui sono noti gli arazzi che adornavano la "Sala dei Principi". La Rocca venne danneggiata durante la seconda guerra mondiale e in seguito restaurata. Sede di mostre ed eventi culturali, ospita nelle sue sale il Museo archeologico, nel quale si conservano numerosi reperti e testimonianze dei periodi preistorico, liguro-apuano ed etrusco in Garfagnana. L’edificio, nato forse attorno ad un edificio del tipo a torre, mostra i caratteri dell’architettura militare estense del secolo XV con massicce mura dotate di scarpa, le torri semicilindriche provviste di cannoniere e la torre quadrangolare centrale anch’esse dotate di scarpa. Tutte le murature principali sono dotate di pietre angolari di consistenti dimensioni lavorate a scalpello. Le fondazioni dell’edificio sono continue, realizzate con pietrame di varia natura, murate con tecniche diverse e si spingono a varia profondità a seconda delle giacitura del terreno fino a raggiungere il onglomerato roccioso. Gli orizzontamenti dell’edificio sono costituiti da solai in legno di castagno e altre essenze, l’orditura principale è in travi squadrate, correnti e mezzane di cotto, al solaio del piano terzo queste ultime sono sostituite da tavolato in legno, alcuni dei locali al piano terra sono invece coperti da volte in muratura di pietrame, a botte o a crociera. La copertura è costituita da un tetto a più falde e dal complesso ed irregolare disegno con una geometria molto articolata; la struttura è in legno, la copertura in coppi di laterizio. L’edificio nel corso del tempo ha subito vari interventi di ristrutturazione e riorganizzazione degli spazi interni, al fine di adeguarlo alle esigenze chiamato ad assolvere; in particolare l’apertura di nuove porte e chiusura di altre, realizzazione di pareti divisorie, di nuovi vani scala, ecc. Nell’immediato dopoguerra (a partire dal 1946) su progetto redatto dai tecnici del Genio Civile e dalla Soprintendenza ai Monumenti, fu dato avvio ad un complessivo intervento di restauro nel corso del quale furono ricostruite le parti dell’edificio bombardate nel periodo 1944-1945 e effettuato il rifacimento del tetto e dei solai. Il livello dei componenti edilizi e delle finiture impiegate nell’intervento fu in genere modesto e denuncia la situazione di grave disagio del periodo in cui fu effettuato, molti materiali, soprattutto quelli non a vista come le travi del tetto, furono recuperati dalle macerie dei bombardamenti. Altri link interessanti: https://www.youtube.com/watch?v=yB3ng15rkeY e https://www.youtube.com/watch?v=1-b0x98smNU (entrambi i video di NoiTv Lucca), http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/tos-rocca-ariostesca-ariosto-castelnuovo-garfagnana-museo-polo-dezzi-bardeschi-0cadd1c8-0684-4c3d-9b4d-726916f37437.html, https://www.tourer.it/webgis/scheda?rocca-ariostesca-castelnuovo-di-garfagnana

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Castelnuovo_di_Garfagnana, http://www.ingarfagnana.org/castelnuovo/roccacastelnuovo.php, http://www.e-toscana.com/territori/garfagnana/borghi/castelnuovo-garfagnana/rocca-ariostesca.htm, https://artbonus.gov.it/rocca-ariostesca.html

Foto: la prima è presa da https://www.verdeazzurronotizie.it/castelnuovo-di-garfagnana-partiti-i-lavori-per-il-recupero-della-rocca-ariostesca/, la seconda è presa da https://www.fondazionecarilucca.it/news/rocca-ariostesca-affidati-i-lavori

giovedì 19 settembre 2019

Il castello di giovedì 19 settembre




RIVALTA DI TORINO (TO) - Castello Orsini

Immersa nelle campagne torinesi, Rivalta nacque come castrum fortificato da parte di nobili feudatari dell'XI secolo, dove compare il nome del marchesato di Torino di Olderico Manfredi. Fu quindi saccheggiata nel 1176 dalle truppe di Federico Barbarossa, quindi restituita al nobile conte Rinsaldo qualche anno dopo. La storia del paese è strettamente legata alle sorti del noto castello, edificato sulla altura meridionale del borgo storico intorno all'XI secolo, ancor oggi accessibile da via Orsini. Nel 1176, Rivalta passò al vescovado di Arduino di Valperga, ma fu parzialmente distrutta dalle truppe di Enrico VII di Lussemburgo, per poi passare di proprietà agli Orsini. A cavallo tra l'XI-XII secolo, alcuni monaci dell'Ordine di Sant'Agostino iniziarono l'evangelizzazione della zona. Grazie soprattutto al sostegno economico della Contea di Savoia, fu eretta l'antica (ex) abbazia e due chiese, su quelle che saranno le attuali Santa Croce e Santi Pietro e Andrea. Finiti i sostegni economici (per i problemi tra papa Innocenzo IV e l'impero di Federico II), nel 1254 l'abbazia ceduta sotto l'ordine religioso cistercense, sotto la guida dell'abate Bartolomeo da Sestri Levante e, successivamente, all'Abbazia di Santa Maria di Staffarda. I cattolici rivaltesi ne sovvenzionarono le economie, tanto da indurre l'allora papa Clemente IV ad emettere bolla di riconoscimento di amministrazione e giurisdizione autonoma del comune, nell'anno 1267; tuttavia, qualche decennio dopo, a causa della scarsa cura dei successivi commendatari cistercensi, l'abbazia subì un degrado. Di proprietà degli Orsini, fu soltanto grazie alle sovvenzioni lasciate dal loro parente, papa Niccolò III, che sia il borgo sia l'abbazia non decaddero del tutto; anzi, fu ristrutturato il castello verso il XIV secolo. Tutte le proprietà diventarono un'amministrazione unica sotto gli Orsini, grazie all'investitura del duca Emanuele Filiberto, insieme ai territori di Orbassano e Trana; questo almeno fino al 1695, quando la cittadina diventò completamente autonoma. Per il declino strutturale del castello e dell'abbazia invece, si dovette aspettare il 1770, con la soppressione di quest'ultima, declassata a monastero, da papa Clemente XIV. A ciò, si aggiunse il fatto che nel 1787 gli ultimi Orsini rivaltesi non ebbero discendenza: Rivalta quindi fu consegnata al ramo dei vicini cugini, i conti di Orbassano, fino al 1823, quando poi passò di proprietà a Cesare della Chiesa, conte di Benevello, rinomato pittore di corte che, fece ristrutturare il castello; sua figlia Bianca, contessa e moglie di Demetrio Piccono della Valle, vi fondò un ospedaletto di ricovero per anziani, ancor oggi titolato a lei. La prima attestazione di una struttura fortificata nel luogo di Ripalta risale ad un atto di donazione del 1029, in cui Olderico Manfredi cedette all’Abbazia di S. Giusto di Susa “medietatem de alia corte tam de castro e capella…quae Ripalta est nominata...”. L’aspetto attuale del castello, pur mantenendo importanti tratti tipicamente medievali, è il frutto delle molte trasformazioni subite dall’edificio nel corso della sua lunga vita. Dall’XI secolo, periodo in cui il castrum era forse caratterizzato da strutture lignee protette da terrapieni, il castello si sviluppò, a partire dal XII secolo, intorno ad una robusta torre rettangolare, di cui si conservano oggi le tracce nel livello basamentale della grande sala rossa al piano terra del corpo principale. Poco dopo e per successive articolazioni, vennero costruite le alte mura e il torrione ancora oggi visibile sul fondo del giardino, contraddistinti dalla caratteristica tessitura muraria “a spina di pesce” e dai fregi in cotto. Alla cortina furono inoltre addossate, sul fronte principale e a nord, le torri-porta di accesso, in origine dotate di ponte levatoio. Tra XIII e XV secolo, di pari passo con il consolidarsi del potere dei Signori di Rivalta, che dal XVI secolo assunsero il nome Orsini, il complesso fu teatro di un’intensa attività edificatoria. Dimessa la funzione tipicamente militare, intorno al nucleo originario si disposero altri ambienti, per fasi successive serrate e sovrapposte. Anche la corte interna ospitò nuovi edifici, addossati alle mura e oggi demoliti, le cui ampie finestrature sono tuttora leggibili sulla cortina. Al piano terreno della torre meridionale venne realizzata una cappella castrale, dotata, alla metà del XIII secolo, di pregevoli affreschi, voluti da Guglielmo, signore di Rivalta. Tra XVII e XVIII secolo intervennero altre importanti riplasmazioni, tra cui la costruzione della manica occidentale, terminata da una cappella barocca. Al tardo Settecento si ascrive anche il grande giardino interno su due livelli, che, tra pregevoli essenze, accoglie una gigantesca magnolia. Infine, nel corso dell’Ottocento, grazie al nuovo proprietario, Conte Cesare Della Chiesa di Benevello, altri interessanti restauri investirono il complesso, tra cui il coronamento della torretta, che si staglia sullo skyline cittadino. Il suggestivo giardino e le eleganti commistioni tra elementi medievali e neogotici, ispirati alla cultura storico-artistica del tempo, dominata dalle figure del Brayda e del D’Andrade, ne definiscono compiutamente i caratteri e contribuiscono a conferire al complesso un fascino del tutto particolare, che si svela, improvviso, all’interno. Oggi il castello ha l'aspetto di una grande fortezza circondata da mura di pietra e da un fossato, ora asciutto, per oltrepassare il quale c'era un ponte levatoio che, in caso di pericolo era sollevato. Oggi al suo posto c'è un ponte in muratura, che porta all'ingresso dello stesso castello. Il robusto portone si trova alla base di una torre merlata. Attorno al castello c'è un ampio parco tutto racchiuso nelle mura. Nel Novecento il castello è stato per più di 40 anni in proprietà alla famiglia Pogliano, poi nel 2006 è stato ceduto al Comune. Il 15 marzo 2008 il castello di Rivalta, dopo i necessari restauri, ha aperto per la prima volta le proprie stanze al pubblico, trasformate in sede espositiva per mostre. Per approfondire suggerisco i seguenti link: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Rivalta_di_Torino, https://www.fondoambiente.it/luoghi/castello-degli-orsini?ldc, http://archeocarta.org/rivalta-castello-degli-orsini/, http://www.rivaltamillenaria.it/il-castello, https://www.youtube.com/watch?v=E9wTPaFIjnI (video di Città di Rivalta di Torino), https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=51zvxaD4dTg (video di PiccolaGrandeItalia.Tv)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Rivalta_di_Torino, http://www.comune.rivalta.to.it/il-comune/territorio/beni-storici/castello, https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Rivalta_di_Torino, http://www.areeprotettepotorinese.it/pun-dettaglio.php?id=1012

Foto: la prima è presa da https://www.lastampa.it/torino/2017/10/03/news/il-giardino-del-castello-di-rivalta-dedicato-a-umberto-eco-1.34396282, la seconda è presa da http://archeocarta.org/rivalta-castello-degli-orsini/

mercoledì 18 settembre 2019

Il castello di mercoledì 18 settembre





MONEGLIA (GE) - Fortezza di Monleone

La fortezza di Monleone era un antico insediamento difensivo e d'avvistamento, voluto dalla Repubblica di Genova nel XII secolo, situata alle prime pendici ad ovest dell'abitato di Moneglia. Il castello fu costruito sulla collina di ponente nel 1173 da parte della Repubblica di Genova e del console Ingone di Flessa (un decreto della Repubblica di Genova del 1173 menziona, infatti, la fortezza di Monleone per la difesa dalle incursioni nemiche). I lavori di edificazione durarono per un anno intero, tanto che nel 1174 fu duramente assediato dai soldati del conte Obizzo Malaspina, alleato quest'ultimo con le famiglie Da Passano e Fieschi. Tremila fanti e centocinquanta cavalieri attaccarono la fortezza che, nonostante la forte pressione bellica degli assalitori, riuscì a resistere permettendo così alla repubblica genovese l'invio di un ulteriore esercito di rinforzo. Il contingente arrivato da Genova non solo riuscì a difendere il maniero monegliese, ma sottrasse ai Da Passano il vicino castello locale. Il castello ha subito nel tempo numerosi assalti, in particolare è stato danneggiato in maniera definitiva in seguito agli scontri fra i Malaspina e la Repubblica di Genova nel 1397 e nel 1477. Il cartografo Matteo Vinzoni, nella seconda metà del Settecento, rappresenta l'edificio allo stato di rudere. Infatti rimangono oggi soltanto pochi resti murari, tra cui le mura di cinta. Attualmente all'interno dell'insediamento originario del castello di Monleone si trova un piccolo castello in stile liberty (detto anche "Castello De Fornari", proprietà Angeloni) costruito agli inizi del Novecento, nonché case private (alcune ancora in costruzione). Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?list=PL-U4Vc6FM1rr29tZx9pyYEoZzNls7g_SD&time_continue=86&v=MsWVERSjtv4 (video di Zenazone)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Fortezza_di_Monleone, http://www.culturainliguria.it/cultura/it/Temi/Luoghivisita/architetture.do;jsessionid=6A4A16641CE25D28579C5CDCC9A2A823.node2?contentId=28886&localita=2122&area=210,

Foto: la prima è presa da http://www.bonvivre.ch/2012/11/news/borghi-liguri-ecco-moneglia-preziosa-e-ridente.html, la seconda è presa da http://www.culturainliguria.it/cultura/it/Temi/Luoghivisita/architetture.do;jsessionid=6A4A16641CE25D28579C5CDCC9A2A823.node2?contentId=28886&localita=2122&area=210

martedì 17 settembre 2019

Il castello di martedì 17 settembre




CIVITA CASTELLANA (VT) - Castello Andosilla in frazione Borghetto

La Rocca di San Leonardo (o Castello di Andosilla), meglio conosciuta come “Castello di Borghetto”, sorge nei diretti pressi dell’omonima frazione del Comune di Civita Castellana. Nata nel Quattrocento come nucleo di attività artigianali, Borghetto, un paio di file di rustiche case a schiera in tufo, è una vecchia stazione di posta della Via Flaminia, a poca distanza dal Fiume Tevere, in una storica zona di transizione fra la Tuscia e la Sabina umbro-laziale, che anticamente segnava il confine fra le popolazioni dei Falisci e dei Sabini. A vederlo dalla SS Flaminia, provenendo da Roma, il Castello di Borghetto appare all’improvviso con grande effetto scenografico: dal caldo color bruno tufaceo e dallo stile architettonico difficilmente definibile a causa dei vari crolli, si tratta di un unicum nel panorama dei “castelli perduti” del Lazio. Anche la campagna circostante è ricca di spunti romantici, ed è caratterizzata dalla confluenza della Valle del Treja con la Valle Tiberina, e quindi dal contrasto fra aspetti di natura selvaggia e “capricciosa” e riposanti scenari agresti. Sembrano risuonare le parole di Goethe che nel suo “Viaggio in Italia” descrisse con accenti di meraviglia questi paesaggi così particolari. Di certo, i rumori provenienti dalle strade e la relativa vicinanza con l’area industriale di Civita Castellana tolgono parecchio della poesia che questo luogo dovette avere sino a non molti decenni fa: ma, non appena risalita la collina sulla quale si adagiano i resti del poderoso castello, l’atmosfera d’improvviso diviene pregna di magia e sospesa nel tempo. Circondati da rigogliosa vegetazione, e raggiungibili tramite uno scomodo seppur ben visibile sentierino nella macchia, i resti della rocca di San Leonardo si scoprono mano a mano ai nostri occhi. Si può giungere ad uno spiazzo che probabilmente era l’antica corte, dove si può ammirare dal basso l’imponenza della struttura principale, rimasta quasi intatta all’esterno: tutt’intorno si ammira una spessa cortina muraria, aperta da un arco a tutto sesto, anch’esso invaso dalle piante, che dà sulle case di Borghetto; si notano anche alcune grotte, di incerta origine. Il sito fu abitato del resto in epoche remotissime, sicuramente dai Falisci, ma non sono ancora stati condotti studi accurati in tal senso e le fonti sono davvero scarse, anche rispetto all’epoca medievale. Situato in posizione strategica, il nucleo primitivo del castello (plausibilmente una torre di vedetta) venne edificato nel XII-XIII secolo, quando appare menzionato un Burgus o Burghettus S. Leonardi, ad opera dei monaci cistercensi della non lontana Abbazia di Santa Maria di Falleri. Il Castello fu edificato probabilmente per controllare i movimenti lungo le vie di comunicazione fluviale e, soprattutto, stradali. Tutt’oggi è evidente il fitto reticolo viario che si dipana ai piedi della Rocca e nel territorio osservabile dalla rocca. Alla fine del Trecento il fortilizio (assieme all’abbazia) venne ceduto da papa Bonifacio IX all’Ospedale romano di Santo Spirito in Sassia, che lo avrebbe tenuto fino al 1538 quando sarebbe passato alla Camera Apostolica; successivamente, per volontà di papa Paolo III Farnese, entrò di diritto nel “famigliare” Ducato di Castro. Dopo la disfatta dei Farnese ed il ritorno del maniero per molti anni nel patrimonio di San Pietro, nel 1790 esso fu ceduto alla famiglia spagnola degli Andosilla. Poco dopo, tuttavia, nel 1798 esso finì incendiato e distrutto dalle truppe napoleoniche, momento che segnò il suo inesorabile abbandono. In origine svettava sul castello un’altissima torre di 43 metri, purtroppo crollata in una notte del 1950, che permetteva una vista straordinaria a 360°. Leggermente staccata e rialzata dal corpo di fabbrica militare vero e proprio, si innalza la modesta mole della Chiesa di San Leonardo (da cui il nome della rocca), frutto plausibilmente della ristrutturazione di un preesistente edificio cistercense: a navata unica, si offre alla vista in condizione ormai di rudere, col tetto crollato e con il semplice campaniletto a vela a far da residua “decorazione” assieme alle misere tracce di affreschi; dal prato al lato della chiesetta si gode una bella vista sulla rocca e sulla vallata, uno scorcio che al tramonto assume toni fantastici, mentre alle sue spalle una recinzione vieta il passaggio verso dei campi vastissimi. Tutto il complesso del Castello di Borghetto è infatti inserito in una grande tenuta agricola, la Fattoria Lucciano, ove fra l’altro si possono acquistare prodotti biologici. L’azienda permette di effettuare escursioni nella splendida tenuta e saltuariamente organizza visite al castello, per le quali sta approntando un sentiero turistico. Per il suo aspetto misterioso, il castello ha stimolato nei secoli leggende popolari, che lo vorrebbero custode di inestimabili tesori: si dice che sotto al fortilizio si dipanino lunghe gallerie, i cui accessi d’altro canto sono ancora visibili qua e là, considerate dagli studiosi come cimiteri paleocristiani (per maggiori informazioni: “I castelli perduti del Lazio”). Al di là di tutto, il complesso meriterebbe senza dubbio un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni, nonché interventi volti a svilupparne le potenzialità turistiche. Senza dimenticare che la vegetazione ha ormai colonizzato quasi completamente l’edificio, mettendo a serio rischio l’integrità delle mura e rendendo oltre modo difficile la visita. Negli anni 1999-2000, il Castello è stato oggetto di studio, ai fini della tesi di diploma per la scuola di specializzazione “Per lo studio ed il restauro dei monumenti” e la ricostruzione che segue è stata possibile grazie alla disponibilità dei ricercatori, architetti V. Fasolo, S. Emanuele e D. Otarola, che hanno consentito l’uso di notizie. Altri link suggeriti: https://tesorinascostiagrofalisco.wordpress.com/2016/03/04/castello-andosilla-o-di-borghetto-borghetto-fraz-di-civita-castellana-vt/, https://www.facebook.com/299320946783897/photos/i-resti-del-castello-andosilladi-fabio-maraccicastello-andosilla-borghetto-frazi/967662829949702/

Fonti: testo di Itinerari Laziali su https://illaziodeimisteri.wordpress.com/tag/castello-di-borghetto/, https://www.fattorialucciano.com/it/luoghi_da_visitare/il-castello-di-borghetto/

Foto: entrambe del mio amico e "inviato speciale del blog" Claudio Vagaggini, con il quale sono stato sul posto lo scorso 7 settembre

lunedì 16 settembre 2019

Il castello di lunedì 16 settembre



PALAZZO ADRIANO (PA) - Castello borbonico

I primi dati sull'esistenza del casale Arianum si hanno fin dal 1060 sotto il regno del conte Ruggero, quando Gerlando (primo vescovo di Agrigento dopo la cacciata dei saraceni) fondò le prime 14 prebende canonicali della mensa arcivescovile di Agrigento, con le decime dovute da alcuni borghi e luoghi abitati delle diocesi, tra cui sono riportati Prizzi e il suddetto casale Arianum. Più certi sono i dati sul casale di Palazzo Adriano riportati in un documento del 1160 (in cui venne scritto "sicut dividitur aqua inter Adrianum et Peritium" "Come si divide l'acqua tra Adriano e Prizzi") e, in seguito, in altri documenti del 1243 (Federico II conferma la donazione di Matteo Bonello delle terre ai monasteri e concede al monastero di Santa Maria di Fossanova la Villa di Adriano, fino ad allora di pertinenza del demanio della Corte Imperiale, compresa la giurisdizione sugli abitanti), del 1273 (atto di divisione tra i monasteri di Sant'Angelo e San Cristoforo dove per la prima volta si ritrova il nome Palacium Adriani) e di altri documenti che risalgono all'epoca dei Vespri Siciliani. A partire dal 1282 i feudi che oggi costituiscono il territorio di Palazzo Adriano videro susseguirsi più di trenta baronie concesse in enfiteusi tutte dagli abati del monastero di Santa Maria di Fossanova. Quest'ultimo ebbe riconosciuto il diritto di amministrazione dei feudi per più di 500 anni fino al 1787, quando la Real Corte di Ferdinando IV di Napoli incamerò tutte le terre, affidandone l'amministrazione alla Reale Commenda della Magione di Palermo. Alcuni enfiteuti sono stati Nicolò de Apilia (Abella), Margherita Ventimiglia, i Villaraut, gli Opezzinghis, i Notarbartolo ed altri. Sul colle di S. Nicola si trovano i ruderi del Castello del sec. XV, addossati ad un torrione di epoca federiciana (1230 circa). Il castello borbonico di Palazzo Adriano fu edificato secondo la tipologia dei palazzi-torre. Il castello è stato costruito sul luogo di un casale preesistente, probabilmente già spopolato, esso non nacque, quindi, per custodire l’abitato ma per proteggere l’attività agricola e servire da rifugio ai contadini. Nei primi decenni del XIX secolo il castello fu adibito a residenza reale durante i rapporti che Ferdinando IV intrattenne coi palazzesi. Gli ultimi ad utilizzare la struttura furono i Borboni. L'edificio, restaurato nel 2009, è sede del Museo Civico Real Casina, museo antropologico con una sezione dedicata alla cultura Arbereshe. Per l'importanza storica dei fatti svoltisi nei riguardi dei baroni che abitarono quel castello nel corso dei secoli, i suoi ruderi sono stati dichiarati monumento nazionale, oggi visitabili solo all’esterno o con visite agli interni solo su prenotazione. Il castello si presenta oggi delimitato da una cinta rettangolare (di ca. mt. 52 x 32) rinforzata in vari punti da una scarpa posteriore. Una possente torre, leggermente sporgente, domina ancora un cortile interno trasformato in orto privato. I muri (1,70 mt di spessore) sono costruiti irregolarmente, con l’impiego di pietre non sbozzate di piccola e media dimensione, legate con malta e inzeppati con frammenti di tegola. Molte aperture originarie sono state murate, mentre numerosi portoni sono stati creati per comodità al pianoterra. Altri link suggeriti: http://www.virtualsicily.it/index.php?page=luoghi&tabella=luoghi&c=1096, https://www.youtube.com/watch?v=sS4Gmi0_YJg (video di Calogero Vaiana), https://www.youtube.com/watch?v=j6E_ivRTmSY (video di Silius27)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Adriano, https://www.balarm.it/guida-ai-luoghi-di-sicilia/cosa-vedere-a-palazzo-adriano/castelli/castello-borbonico-di-palazzo-adriano-2534, https://web.archive.org/web/20110517143306/http://www.comune.palazzoadriano.pa.it/Monumenti.html, https://www.icastelli.it/it/sicilia/palermo/palazzo-adriano/castello-di-palazzo-adriano

Foto: la prima è di Daniele Sparacio suhttps://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Palazzo_Adriano#/media/File:Castello_federiciano_1.jpg, la seconda è presa da https://www.balarm.it/guida-ai-luoghi-di-sicilia/cosa-vedere-a-palazzo-adriano/castelli/castello-borbonico-di-palazzo-adriano-2534

venerdì 13 settembre 2019

Il castello di venerdì 13 settembre



RAVENNA - Torre Albicini in frazione San Pietro in Trento

Le origini di San Piero in Trento si devono a insediamenti di antiche popolazioni galliche e coloni romani, nel II secolo a.C., al termine della seconda guerra punica. Fino al XIX secolo la località aveva per nome «S. Pietro in Trentola». La seconda parte del nome deriva probabilmente da antiche misure agrarie (Trentula), mentre la prima parte trae origine dall'antica pieve dedicata ai santi Pietro e Paolo. Nella frazione si erge la torre Albicini (un tempo dei marchesi Albicini di Forlì) chiamata più comunemente torre Sforzesca in quanto un'antica tradizione vuole fosse costruita nel XV-XVI secolo d.C. da Caterina Sforza. La leggenda narra che all'ultimo piano della torre ci fosse la sala delle torture. Altro link suggerito: https://www.youtube.com/watch?v=xDi2qZcoSqY (video di DiRavenna)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/San_Pietro_in_Trento

Foto: è di Andrea Fiorini sulla pagina Facebook "Castelli, Rocche e Fortificazioni in Italia" (https://www.facebook.com/308856780344/photos/a.10152571030425345/10150681243975345/?type=3&theater)

giovedì 12 settembre 2019

Il castello di giovedì 12 settembre



STRONCONE (TR) - Castello in località Vasciano

Vasciano, nella sua storia, fu dominata dalla casata dei principi Savelli per poi essere assoggettata prima al dominio di Narni e, infine, a quello di Stroncone, di cui oggi è frazione. Vasciano viene nominato in una bolla di Onorio III del 1225, quando il paese fu preso sotto la protezione di S. Pietro in Roma, per alleviarne i dazi che vi gravavano in seguito al dominio di Narni. Nel 1227, in una bolla di Gregorio IX, venne riconosciuto a Narni il diritto di riscuotere un cero di 2 libbre per la ricorrenza di S. Giovenale. Vasciano fu anche un paese fertile per i cultori dell'arte. Infatti, nel 1523, furono commissionati a Rinaldo da Calvi (seguace di Giovanni di Pietro) dei lavori per la chiesa di San Biagio: tali lavori riguardavano soprattutto pitture e sculture in terracotta, ma non furono mai svolti per via di un altro ben più importante impegno, commissionato all'artista nella nuova chiesa di Santa Maria delle Grazie a Calvi dell'Umbria. Salendo per straducole e scalette si giunge al vecchio castello di età medievale quasi diroccato, memore di antichi fasti. Oggi è possibile ancora osservarne il lato sud, interamente conservato. Altro link suggerito: http://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-vasciano-stroncone-tr/

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Vasciano_(Stroncone), https://www.turismostroncone.it/ita/1/info-turistiche/5/vasciano/?ss=4

Foto: entrambe del mio amico e "inviato speciale del blog" Claudio Vagaggini, proprio oggi lì sul posto.

martedì 10 settembre 2019

Il castello di martedì 10 settembre



NEPI (VT) - Rocca Borgia

Nepi era sede vescovile già nel IV secolo, come riportato nelle sottoscrizioni ai vari Concili romani. Saccheggiata più volte durante le invasioni barbariche, conobbe proprio nell'alto Medioevo un periodo di notevole splendore per il fatto di essere attraversata dalla via Amerina, unica arteria a congiungere durante le guerre greco-gotiche Roma a Ravenna. Riprova della sua importanza fu l'invio del nutrito esercito guidato dal duca Leonzio a difesa della città, da parte del pontefice S. Gregorio Magno. Durante l'VIII secolo, Totone, nobile nepesino di stirpe longobarda, ricordato dalla storia quale Duca di Nepi, discese su Roma forte di un esercito, col quale assoggettò la città eterna divenendone Duca e interferendo nel conclave del 768, fece nomimare papa suo fratello, che salì al soglio pontificio col nome di Costantino II. L'anno successivo il suo potere ebbe fine per mano dell'opposta fazione che uccise Totone e destituì suo fratello, che accecato finì i suoi giorni rinchiuso in un monastero. Nel 915 i Nepesini sconfissero in uno scontro decisivo i saraceni. Nel 1002 morì a Castel Paterno (all'epoca ricadente nel territorio Nepesino) Ottone III di Sassonia, restauratore del Sacro Romano impero, mentre cercava rifugio dall'incalzante opposizione delle nobili famiglie romane. Nepi si costituì Libero Comune nel 1131, come testimoniato dalla lapide del primo patto comunale, conservata nel portico della Cattedrale. Nella lotta tra pontefice ed imperatore, Nepi fu di parte imperiale durante i regni di Alessandro II, Nicola II, Gregorio VII e Innocenzo II; caduta in mano ai papisti nel 1160, combatté contro il comune di Roma e nel 1244 venne assediata dall'imperatore Federico II. Divenuta possedimento feudale, passò in un primo momento ai prefetti di Vico e successivamente venne concessa agli Orsini, ai Colonna. Rodrigo Borgia, all'indomani della sua elezione a papa col nome di Alessandro VI la cedette al cardinale Ascanio Sforza, contraccambiando così il suo appoggio alla sua nomina. Ma a seguito della calata francese su Milano, il Pontefice tolse Nepi allo Sforza, la elevò al rango di ducato e la donò nell'anno 1499 alla figlia Lucrezia, la quale fu munifica amministratrice, amata e rispettata dalla popolazione. Dopo alterne vicende, Paolo III Farnese, la cedette a Pier Luigi Farnese, suo figlio naturale. Con la creazione del Ducato di Castro e Nepi, per questo territorio si ebbe uno dei periodi più floridi e prolifici. Numerose furono le opere improntate in questo breve lasso di tempo, che va dal 1537 al 1545. Con la nomina di Pier Luigi Farnese a duca di Parma, Nepi tornò sotto il diretto dominio della Santa Sede e dichiarata indipendente durante il regno di Sisto V, quando potè innalzare le insegne senatoriali: S.P.Q.N. Il 2 dicembre 1798 venne saccheggiata dalle truppe francesi in ritirata da quelle borboniche. La Rocca dei Borgia è il risultato dei lavori eseguiti fra il XV e il XVI secolo su preesistenti roccaforti. Essa sorge nel luogo di confluenza dei torrenti rio Puzzolo e rio Falisco. Il centro più antico della fortificazione è una muraglia di origine etrusco-romana. Qui c’è una torre quadrangolare posizionata a guardia del lato est, che all’epoca era il meno protetto. Il castello si erge a ridosso delle antiche mura, vicino ad un’altra torre, rotonda. Questa torre serviva a difendere la Rocca durante il periodo più violento della storia di Nepi: il Medioevo. Nel XV secolo, quando fu nominato governatore di Nepi, Rodrigo Borgia cambiò in maniera profonda la struttura della Rocca. Per i lavori si affidò a un architetto molto importante dell’epoca: Antonio da Sangallo “Il vecchio”. Lo stesso a cui si deve parte della costruzione del Forte Sangallo di Civita Castellana. Il progetto del Sangallo ebbe lo scopo di rendere più vivibile la rocca, oltre che renderla ancora più fortificata. L’architetto progettò una cinta muraria intorno al castello, ai cui vertici posizionò torri di diverse dimensioni. Disegnò di nuovo il castello rendendolo un palazzo residenziale sviluppato su tre livelli diversi. Nel 1499 Rodrigo Borgia, già divenuto papa Alessandro VI, donò Nepi alla figlia Lucrezia, la quale vi andò a vivere con suo marito Alfonso ma riuscì a essere felice un solo anno nella residenza nepina perché nel 1500 il marito venne ucciso (per volere del cognato Cesare Borgia), lasciandola in un profondo stato di prostrazione. La donna, oltre a regalare un periodo di prosperità alla cittadina, continuò i lavori nella Rocca per renderla ancora più vivibile. In seguito nel castello soggiornò il fratello Cesare, che lo usò come rifugio. La struttura del castello rimase come l’aveva concepita il Sangallo, divisa su tre piani. Il piano terra era adibito alla rappresentanza, con una grande sala ancora visibile. Ci sono anche i servizi, le cucine e il bagno. Il primo piano era adibito all’alloggio per i castellani e l’ultimo era riservato agli ospiti. La struttura della Rocca rimase invariata fino all’arrivo di Pier Luigi Farnese duca di Nepi, figlio di Papa Paolo III. Lo scopo del Farnese fu quello di aumentare la potenza difensiva di Nepi. Per la realizzazione del progetto chiamò Antonio da Sangallo “Il giovane”, nipote del “Vecchio” chiamato in precedenza da Rodrigo Borgia. Sangallo realizzò una lunga muraglia per proteggere i lati più esposti della rocca e ci aggiunse due baluardi angolari. Le fortificazioni fatte costruire dal Farnese rappresentano un esempio di architettura militare di grande forza ed efficacia, per quell’epoca. Poco dopo la partenza del duca Farnese, Nepi perse il suo valore strategico e venne abbandonata, fino a perdere lo splendore conquistato nel Rinascimento. Molto interessanti i rinvenimenti che sono stati fatti all’interno di un sotterraneo del castello; sono infatti venuti alla luce un tratto di strada romana basolata e tre porte di accesso all’antica città di Nepi, che in epoca romana costituiva un punto strategico sulla Via Amerina. Dopo un lungo periodo di abbandono (dovuto ai saccheggi perpetrati negli anni) e alle difficoltà di reperimento di fondi per la ristrutturazione, il Forte dei Borgia è stato riportato al suo antico splendore. Oggi il castello è utilizzato come suggestivo palcoscenico per eventi e manifestazioni culturali e sono ancora visibili le mura esterne e parte dei torrioni difensivi. Si dice che passando sotto il Forte, ancora si senta un pianto accorato femminile, che sarebbe di Lucrezia Borgia. Addirittura c'è chi giura di aver visto il suo fantasma. Altri link suggeriti: https://www.youtube.com/watch?v=dkm-liPUIOs (video de Il Sentiero degli Elfi), https://www.youtube.com/watch?v=sxBox7j-hF0 (video de Il Sentiero degli Elfi), https://www.youtube.com/watch?v=RrFIcBfEKE4 (video di civitanews), https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_di_Nepi

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Nepi#Medioevo, https://www.inagrofalisco.it/in-agrofalisco/i-borghi/nepi/rocca-dei-borgia, https://www.mytuscia.com/rocca-borgia-nepi.html, https://www.turistadimestiere.com/2010/07/nepi-il-fantasma-di-lucrezia-al-forte-dei-borgia.html, https://www.notizie.it/la-rocca-nepi-fantasma-lucrezia-borgia/?refresh_ce, https://the-borgias.forumfree.it/?t=57441104

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è presa da https://www.mytuscia.com/blog/alla-scoperta-nepi-4-luoghi-visitare-assolutamente/

lunedì 9 settembre 2019

I castelli di lunedì 9 settembre




NARNI (TR) - Torre in frazione San Liberato e Torre di Bufone

La storia di san Liberato è documentata dal 987 quando iniziarono le guerre per la contesa del territorio. Il poggio, detto anche "Vico Mestriano" era stato venduto per il prezzo di 15 soldi d'argento ai monaci di Castel Sant'Elia, i quali vi costruirono subito la chiesa e un piccolo monastero. Il paese viene citato in un episodio del conflitto tra papa Martino V e suo nipote Antonio Colonna (tra il 1417 ed il 1431), che dominava la vicina Orte: molti uomini del luogo rimasero feriti od uccisi durante gli scontri con le soldatesche guelfe pontificie. La torre di avvistamento, di sezione quadrata, si erge dal piccolo centro, in buono stato di conservazione, accanto alla chiesa. La sua costruzione risale intorno alla fine del 1100 d.C. e l’inizio del 1200 d.C.
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Il castello di Bufone, nonostante la riduzione a rudere, è particolarmente attraente. É documentata la sua consistenza prima del 1139, anno in cui in una bolla di papa Innocenzo II viene riconfermato ai canonici della Cattedrale di Narni, con gli altri beni che possedevano compresa la chiesa di san Lorenzo di Castel Bufone. La sua torre che ancora svetta austera sulla sottostante valle del Nera, di fronte a San Liberato, misura in altezza circa 19 metri su una base di 6,40 x 5,60; all’intorno, dopo l’attuale disboscamento, sono emersi i resti del borgo, abbandonato definitivamente nel 1591 a seguito di una terribile carestia seguita dalla peste. La torre di Bufone apparteneva alla famiglia Arca. Racconta Giovanni Eroli “La detta gente ebbero stato e larghi possedimenti nel nostro territorio, in ispecie su quel di Gualdo e Guadamello; e il castello di Bufone, quivi situato, di cui oggi non resta in piedi che una selvaggia e mozza torre, era di lor balia col titolo di Contea – Né gli Arca furono soltanto conti di Bufone, ma eziandio Cavalieri Gerosolimitani,dello speron d’ oro, Conti palatini e nobili Senatori di Roma”. Altro link suggerito: https://easyblog.it/photos/stefano/lago-di-san-liberato/torre/#img_1709_up1.jpg

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/San_Liberato_(Narni), http://www.narnionline.com/san-liberato-gli-alunni-della-scuola-primaria-misurano-la-torre-di-avvistamento-del-paese-17220, https://www.narnia.umbria.it/2019/03/19/torre-medievale-di-bufone/

Foto: le prime due (San Liberato) le ho scattate io sul posto sabato 7 settembre, mentre la terza (Torre di Bufone) è di Stefano Cudini su https://easyblog.it/photos/stefano/lago-di-san-liberato/torre/#img_1709_up1.jpg