lunedì 8 luglio 2019

Il castello di lunedì 8 luglio



MONTALDEO (AL) - Castello Doria

Nominato come Mons Alpeo in documenti del X secolo, in cui risultato dato in donazione all'abbazia di S.Marziano di Tortona, fece parte della marca obertenga e in particolar fu dominio dei marchesi di Gavi. Distrutto dai genovesi nel 1224, fu ricostruito nel 1271 dal comune di Alessandria, ed entrò a far parte dei territori del marchese del Monferrato. Nel 1431, occupato da Francesco Sforza, fu inglobato nel Ducato di Milano fortificato e concesso in feudo a Gian Galeazzo Trotti. Sono riconducibili a quest’epoca i lavori di edificazione del castello. Nel 1528, gli abitanti del borgo, stanchi dei soprusi del feudatario Cristoforo Trotti, scatenarono una rivolta, che si concluse con il massacro di tutta la famiglia del feudatario. Nel 1531 il dominio passò quindi alla famiglia Doria, il cui primogenito porta ancor oggi il titolo di marchese di Montaldeo. Il panorama del paese, da qualunque parte lo si guardi, è caratterizzato dalla presenza sovrastante del castello, un'imponente struttura a forma di parallelepipedo che, con la sua mole, pare sproporzionato rispetto alle modeste dimensioni dell'abitato. La tipologia a corpo unico è canonica per le residenze signorili fortificate in certe regioni, come la Valle d'Aosta. Se ne trovano invece rari esempi nel Piemonte settentrionale e centrale. Rigidamente parallelepipedo, anzi, quasi cubico, a due piani più quello di ronda (dotato integralmente di apparato a sporgere), sorge su un basamento a sua volta fortificato con garitte e residui di antiche torri, ancora circondato su tre lati dal giardino. La somiglianza, tipologica e formale, con il castello di Verres è impressionante. Alla fabbrica si accede mediante una ripida salita acciottolata, che continua anche oltre l'arco acuto d'accesso, nei pressi del quale si trova il posto di guardia, e da cui si entra nel grande cortile rettangolare. Gli interni riccamente arredati contengono bellissime collezioni di armi molto antiche. Il primo piano è caratterizzato da un ampio salone, detto "degli stemmi", fornito di un camino tardo cinquecentesco, nonchè dalla sala del tribunale, in cui veniva esercitata dai feudatari la bassa giustizia. Di particolare suggestione sono i sotterranei, nei quali si conservano le prigioni, a cui si accede attraverso una serie di passaggi labirintici e scalette, ricavate nello spessore dei muri, non mancano i pozzi a trabocchetto e gli strumenti di tortura. Durante i mesi estivi il castello è abitato dall'attuale proprietario, il marchese Clemente Doria, discendente della famiglia, che per secoli ha dominato il paese, il quale, con atto di liberalità, mette a disposizione della Comunità i cortili inferiori e i giardini, per manifestazioni di intrattenimento organizzate dalla Pro Loco. Al castello è legata una delle leggende più famose del Monferrato. Si narra che, nelle notti più burrascose dell'estate, quando guizzano i lampi e la tempesta si scatena, o in quelle più lunghe dell'autunno o dell'inverno, quando la pioggia scroscia contro le vecchie mura o la neve, spinta dalla bufera sibilante, turbina attraverso i merli, lassù in alto, sul camminamento di guardia, appariva una figura di donna, sfarzosamente adornata, con una grande cuffia in capo. Lo spettro, sprizzante fiamme e fumo dagli occhi e dalla bocca, fa parecchie volte il giro dei merli con incedere lento e solenne, poi, ad un tratto, la figura si converte in una striscia di luce e si dilegua, lasciando dietro di se un lugubre lamento. La tradizione ha identificato l'essere diabolico in Suor Costanza Gentile, che fuggì dal monastero di San Leonardo di Genova, nel 1699. La giovane venne riconosciuta e fermata a Voltaggio, ma l'intervento di Clemente Doria, signore di Montaldeo e suo amante segreto, la fece liberare. La storia d'amore, che la legava al nobile genovese e che l'aveva spinta alla fuga, sembrava così concludersi felicemente. Fin qui la storia documentata; narra poi la leggenda che in una sera invernale di tormenta, giungendo inatteso al castello, il marchese, introdottosi per un passaggio segreto, la sorprese fra le braccia di un nuovo amante. L'ira lo accecò ed egli ordinò a due corsi della scorta di uccidere la donna e di murarne il cadavere. Poi, incurante della neve che chiudeva i valichi, ripartì dal castello per non tornarvi mai più. Morì parecchi anni dopo, carico d'onori, ma lontano dalla patria. Da allora all'anima dannata della monachella lussuriosa, senza requie per il suo peccato mortale, è consentito, solo nelle notti più cupe, di ritornare a piangere la troppo breve e perduta felicità. Altri link suggeriti: https://www.mondimedievali.net/Castelli/Piemonte/alessandria/montaldeo.htm, https://www.facebook.com/ProlocodiMontaldeo/videos/294764967689438/ (video di Filenstyle)

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Montaldeo, https://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=155161&pagename=57, http://www.comune.montaldeo.al.it/index.php?page=edifici_principali, http://www.marchesimonferrato.com/web2007/_pages/gen_array.php?DR=all&URL=marchesidelmonferrato.com&LNG=IT&L=2&C=93&T=news&D=IT%7B50AC1EBA-B16C-2AD4-7330-30AC48149EA3%7D&A=0, https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/castelli/castello-di-montaldeo

Foto: la prima è di naldina47 su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/379439/view, la seconda è di peteranna su http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/127490/view

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