lunedì 25 agosto 2014

Il castello di lunedì 25 agosto






FIASTRA (MC) - Castello Magalotti

Il Castello Magalotti, chiamato nell’antichità Castrum Flastrae, era un insieme di edifici che sorgevano sul colle di San Paolo fin da prima del IX sec. Il Castrum veniva utilizzato dalla popolazione che risiedeva nella valle sottostante per ripararvi il bestiame e le scorte alimentari durante le invasioni nemiche. Nel periodo medioevale, Fiastra rappresentava una cittadina di fondamentale importanza dal punto di vista politico-geografico; era sede dei Signori Magalotti, che esercitavano il loro "potere" su quattro castelli: Fiastra, Poggio, Appennino e Macereto. Nel 1240, il cardinale Fieschi, concesse al comune di Camerino l'estensione dei propri domini su queste terre anche se inizialmente in maniera nominale; soltanto nel 1259 Magalotto II cedette tutti i suoi possedimenti in cambio del pagamento di un compenso e l'inserimento della famiglia Magalotti nell'alta nobiltà camerte. A questo punto Fiastra risultò un avamposto strategico molto efficace per proteggere i confini a sud-ovest dello stato di Camerino in collaborazione con Serravalle, Capriglia, Torricchio e Appennino. Alla morte di Rodolfo Varano, i quattro figli si suddivisero l'eredità e Fiastra passò di mano a Piergentile. Dopo la sua uccisione, dal 1443 al 1447, fu Francesco Sforza, Gonfaloniere della Chiesa e Marchese di Ancona, a possedere le chiavi della cittadina che tornò in mano ai Varano nel 1468. Il castello di Fiastra iniziò il suo declino già sotto il periodo sforzesco e fu abbandonato definitivamente quando i domini camerti erano sotto la guida di Cesare Varano il quale ritenne che non vi erano più particolari esigenze stategiche difensive. Il Castrum aveva una superficie di 21.000 m2, solide mura che correvano lungo tutto il perimetro, sette torri, un possente mastio a forma tondeggiante del diametro di 5 mt. Nel mezzo si trovava la Chiesa benedettina di San Paolo, patrono di tutta la comunità. Negli anni le abitazioni e le mura furono demolite con lo scopo di ricavarne pietre da utilizzare per la costruzione delle nuove abitazioni ed oggi ne rimangono visibili, a ovest, solo pochi resti delle due torri, del mastio e di alcuni tratti della fortezza. E poi, come detto, la chiesa di S. Paolo situata al centro del castello con la funzione di chiesa castellare. Una costruzione puramente romanica a tre navate fondata nel 515 dal duca di Spoleto Faroaldo I e, in seguito, ricostruita da Faroaldo II nel 705. Dopo la riforma cistercense, fu inglobata all'abbazia di Chiaravalle di Fiastra dal 1234 al 1302. Gli organi del Castrum erano composti del Consiglio Generale e dal Consiglio di Credenza che, assieme al Podestà, risiedevano al suo interno. Al primo spettava il compito di approvare le nomine dei consiglieri di Credenza, del Sindaco Generale, dei Capitani, dei Baiuli (coloro che amministravano la giustizia penale per i reati minori), di un Massaro, colui che era il custode dei beni della comunità, quattro Hominis che avevano il compito di sorvegliare la macellazione del bestiame e la vendita delle carni, dei Viales ai quali spettava l’incarico di sorvegliare le strade, i ponti e le fonti e di numerose altre figure. Al Consiglio di Credenza invece spettava nominare altri ruoli più marginali ma sempre importanti per la salvaguardia del Castello. Il Castrum era regolato da statuti ai quali la Comunità si doveva attenere come ad esempio l’obbligo per gli uomini di radersi almeno una volta al mese, di non poter celebrare nozze clandestine e di non poter disporre, per gli uomini sposati, di una concubina. Inoltre tutti coloro che avevano un’età tra i 15 ed i 60 anni aveva l’obbligo di svolgere la funzione di guardiano per la sicurezza della Comunità, nessun forestiero poteva acquistare o ricevere immobili senza specifica autorizzazione e chiunque voleva ospitare un forestiero doveva darne comunicazione al Podestà e garantire che esso non avrebbe recato nessun danno e fastidio alla Comunità. La falciatura del fieno non poteva iniziare prima del 24 giugno e la vendemmia prima del 6 ottobre mentre i cereali dovevano essere macinati nel mulino di Fiastra. Tutte queste regole negli anni vennero riviste e corrette e comunque servirono a rendere efficace e funzionale lo svolgere della vita all’interno del Castello. Fino al 1752 la residenza civica rimase entro le mura ma, con delibera del Consiglio generale del 6 aprile dello stesso anno, si decise di trasferirla nell’abitato a valle perché risultava scomodo da raggiungere durante il periodo invernale e perché il palazzo in cui si riunivano necessitava di interventi di restauro. Il restauro avrebbe comportato la spesa di 168 scudi mentre la costruzione di un nuovo palazzo non avrebbe superato i 150 e si avrebbe potuto utilizzare alcune parti del vecchio edificio. Venne quindi costruito quello che oggi è chiamato Palazzo Ruggeri ed in seguito, nel 1923, passò definitivamente nell’attuale e sontuoso Palazzo Conti oggi sede del Comune di Fiastra, eretto nel XVIII sec. per volontà di Romualdo Conti.
Fonti: http://www.trekkingmontiazzurri.com/index.php/il-fiastrone/da-sapere/153-il-castello-magalotti-di-fiastra-e-la-chiesa-di-s-paolo.html, http://www.sibilliniweb.it/citta/fiastra-castello-magalotti-xsec/, http://www.sibillini.net/il_parco/Cultura_Territorio/Castelli/fiastra.htm,

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, mentre la seconda è presa dal sito http://www.lecasetteagriturismo.com

domenica 24 agosto 2014

Il castello di domenica 24 agosto






LERMA (AL) – Castello Spinola

Proprietà dei marchesi di Morbello, Lerma passò a Genova nel 1233 e in feudo ai Malaspina. Feudo di Cassano Doria, sotto la signoria del marchese del Monferrato, tornò brevemente a Genova, per poi passare definitivamente agli Spinola. Simbolo di Lerma è il castello, che conserva intatto all’interno della cinta muraria l’antico “ricetto”, il primo nucleo del villaggio che prese il nome di l’Herma. Il maniero risale nelle sue strutture fondamentali alla fine del XV secolo (1499) quando la costruzione venne realizzata da Luca Spinola, ricco ed influente patrizio genovese, creato Cavaliere di Sproni d’oro da Carlo VIII Re di Francia. L’imponente edificio si erge su una rocca tufacea che sovrasta il fiume Piota. Lo schema costruttivo è a corpo unico in stile francesizzante e simile come impianto ai castelli di Montaldeo, Mornese e Silvano d’Orba. La costruzione ha così assunto una pianta a pentagono irregolare, con il lato sud difeso dal torrione. Lo stesso apparato difensivo rivela un edificio di transizione, tra la fortificazione ed il maniero signorile, infatti si può notare la mancanza di caditoie tra un beccatello e l’altro, e i merli stessi sono parte integrante di finestre e del tetto formando un apparato a sporgere divenuto quasi un elemento decorativo. Inoltre è da segnalare una sobria presenza di bifore nella parte più alta e dal lato nord. Sotto ogni finestra vi è una feritoia strombata da usare come bombardiera e sui lati due fuciliere completano gli apprestamenti bellici. Simbolo di comando e signoria, nella parte nord, rivolta verso il borgo, s’innalza la nuova torre quadrata e sulla parete est è dipinto un enorme stemma degli Spinola col motto “Potius mori quam foedari”. Al centro del castello è ricavato un caratteristico cortile triangolare quattrocentesco, con arcate e colonne in pietra e bifore. Situato su un displuvio a pendio con strapiombi su entrambi i lati, il borgo era pressoché inespugnabile. Una delle torri cilindriche di origine medievale è stata trasformata nel ‘400 in abside della chiesa parrocchiale, ma ha conservato la struttura originaria propria delle torri dei castelli del Monferrato. Attraverso una porta ad arco, presso cui funzionava anticamente un ponte levatoio, si accede nella piazza, sulla quale si affacciano il castello e la chiesa. All’interno, i numerosi saloni, le sale ed altri ambienti espongono alle pareti una ricca collezione di quadri, completano l’arredamento mobili d’epoca e suppellettili antiche, e una galleria degli stemmi della casa Spinola che ancora oggi appartiene al marchese Andrea Spinola. Pregevole la galleria degli stemmi, così chiamata perché in essa sono affrescati cinque grandi stemmi della casa Spinola inquartati con quelli delle famiglie congiunte: Doria, Pallavicino, Neurone… Usciti dalla chiesa c’è il “ricetto” che si sviluppa su di uno sperone strapiombante su due lati e, quindi, privo di fortificazioni su di essi, disposto su di un asse nord ovest-sud est. Il complesso del ricetto era munito di due accessi: uno a valle e l’altro di pertinenza del castello. Secondo uno schema molto regolare, dalla via principale si dipartono, a pettine ed a distanze costanti, le vie che delimitano le varie isole edilizie. Dall’accesso inferiore del ricetto si dipartiva un sentiero scosceso che scendeva in fondo valle e, costeggiando la riva del torrente, un tempo, raggiungeva la Chiesa di S. Giovanni. Una leggenda, che ancora si narra tra gli abitanti del luogo, è legata al soggiorno al castello nel 1565 di donna Isabella Corvalan, dama d’onore della regina di Castiglia. Si narra che in quel tempo un gruppo di cavalieri appartenenti alla Repubblica Marinara genovese si recarono al castello per consegnare a donna Isabella, la quale era in procinto di ritornare in patria, uno scrigno di cristallo contenente tre rose d’oro i cui petali erano tempestati di rubini rossi per la Regina. Il dono nascondeva, nella disposizione delle pietre preziose, nel loro colore, nella loro dimensione e nel loro numero un messaggio in grado di essere interpretato solo dagli appartenenti ad alcuni ordini cavallereschi segreti, iniziati all’esoterismo. Infatti la sovrana, che era affiliata ad uno di essi e svolgeva un’intensa attività politica, era da tempo in relazione segreta con la Repubblica. Donna Isabella, visto i tempi perigliosi, volle mettere al sicuro il dono prezioso in un nascondiglio segreto, pare, in una cavità del cortile fra il loggiato e la scala esterna. In quei giorni ella fu richiamata dal Viceré spagnolo a Milano per ricevere istruzioni per il suo rientro in patria e per cause ancora sconosciute, purtroppo non riuscì a tornare al castello per riprendere lo scrigno, così le rose rimasero occultate nel nascondiglio. Per alcuni secoli le vicende di quel tempo persero importanza, finché nell’Ottocento il ritrovamento fortuito di alcuni appunti fra le pagine di un vecchio volume risvegliò il ricordo di quei fatti che portarono a numerose ricerche con l’aiuto di un rabdomante, ma invano. Tuttavia il documento ritrovato forniva indicazioni precise sul nascondiglio segreto, affermava che in un determinato giorno dell’autunno inoltrato, che peraltro non indicava, e solo in quel giorno, il sole, verso il tramonto, raggiungeva con i suoi raggi obliqui la nicchia segreta, facendo avvampare i rubini che riverberavano attorno al loro splendore. Allora il castello pareva avvolto da una luce infuocata che incuteva un vago senso d’inquietudine. In quel momento, e solo in quel momento, il vecchio maniero svelava il suo segreto, ma era questione di attimi, poi il colore si stemperava nelle rosate iridescenze di un quieto tramonto monferrino e per un altro anno lo scrigno poteva ritornare a dormire il suo sogno indisturbato.
Fonti: http://www.comune.lerma.al.it, http://it.wikipedia.org, http://www.marchesimonferrato.com, http://www.welcomeinliguria.com/web/ita/l_oltregiogo/lerma/il_castello_di_lerma.htm,
Foto: da http://www.mondimedievali.net e da http://www.comuniriunitibm.it

venerdì 22 agosto 2014

Il castello di sabato 23 agosto







LACES (BZ) – Castello di Coldrano

Più che una vera e propria struttura fortificata, il castello è una ben curata residenza nobiliare. Si trova alle pendici del Monte Mezzodì, ad una quota di 700 metri, immerso in vigneti e frutteti. La struttura principale è circondata da mura di cinta, lunghe 350 metri, non erette per scopi militari bensì per creare una divisione di classe tra nobili e contadini. Agli angoli vi sono 4 torri cilindriche. Il portone d'accesso del castello ha la caratteristica di essere decorato con marmi di Lasa lavorati col diamante. Un oggetto di rilievo è un antico torchio risalente al 1701, ben conservato nelle cantine, che testimonia come all’interno del maniero probabilmente si tenessero feste e danze. Il castello fu eretto nel 1475 dai nobili Hendl, che provenivano dalla Engadina, attorno a una preesistente torre risalente al XII secolo. Nel '600 la famiglia Hendl aumentò il suo prestigio, tanto che nel 1616 diventarono baroni, e nel 1697 conti. Fu in questo periodo che il castello si trasformò man mano in una residenza signorile, con l’aggiunta di diversi elementi di pregio: il loggiato in stile rinascimentale, le scale bicolori, le porte e finestre contorniate di marmo, gli intagli in legno, le stufe in maiolica, il balconcino in stile veneziano, ecc. Gli Hendl erano anche proprietari di altri castelli dell'antico Tirolo: castel Juval, castello di Castelbello e castel Mareccio. Nel 1863 la famiglia cedette il castello al comune, il quale lo riadattò facendone una scuola e un ricovero per i parrocchiani. Oggi, dopo anni di abbandono ed un successivo profondo restauro, l’edificio ospita mostre e convegni. Questo ne fa di diritto il centro culturale dell'Alto Adige occidentale. All'interno della struttura sono presenti grandi sale conferenze con fino a 100 posti di capienza e tutte le tecnologie necessarie, come ad esempio un impianto per la traduzione simultanea. Il castello è visitabile: ogni giovedì vengono organizzate visite guidate su prenotazione dall'ufficio turistico di Laces. Sito ufficiale del castello: http://www.schloss-goldrain.com/. Per approfondire (foto varie): http://www.suedtirol-it.com/laces/castel-coldrano.html, http://www.sentres.com/it/castello-di-coldrano-schloss-goldrain, http://www.dolomiti.it/it/alto-adige/laces/approfondimenti/castel-coldrano-a-laces/

Foto: la prima è una cartolina della mia collezione, la seconda è una foto della mia amica Romina Berretti, infine la terza è presa dal sito www.sentres.com

Il castello di venerdì 22 agosto






CHIANOCCO (TO) - Castello

E' un edificio medioevale già attestato nel XIII secolo, ubicato nel Comune di Chianocco, a 45 chilometri da Torino, in possesso della famiglia Bertrandi alcuni anni dopo la costruzione dell'avito castello di Bruzolo. Nel panorama dei castelli della Valle di Susa ha mantenuto molte delle caratteristiche medioevali, tra cui la presenza di un dongione, finestre in pietra e uno splendido salone. È posto sulla sommità del conoide alluvionale del rio Prebec, poco a valle del punto dove esso sbocca dall'Orrido di Chianocco, subendo per questo motivo danni dalle alluvioni sul lato nord-est, come peraltro la vicina casaforte di Chianocco, posta alcune centinaia di metri più a valle. Secondo alcuni studiosi, il maniero potrebbe essere l'ultima dimora della marchesa Adelaide di Susa, figlia del marchese Olderico Manfredi, nata intorno al 1020. Appartenne di certo al casato dei Biancamano, dai quali ebbe origine casa Savoia; tale circostanza è documentabile anche dai resti degli affreschi ancora visibili. L'edificio, che in alcune parti è rimasto al periodo medioevale e in altre è stato profondamente modificato, presenta un dongione di più piani, con una bella finestra trilobata al terzo piano e un apprezzabile portale di ingresso in pietra da taglio in marmo. La torre è contornata da un edificio a due piani con finestrelle romaniche e da una sala bassa con un monumentale camino, illuminata da finestre di stile romanico-palatino (tipico nelle regioni del Sacro Romano Impero) notevoli nel panorama valsusino e rari affreschi a tema civile (riportanti lo stemma Bertrandi) di fine XIII-inizi XIV sec. ed ancora da recuperare. All'interno, notevole è il Museo degli antichi mestieri, realizzato dalla omonima associazione di Chianocco. In tre sale, presenta i mestieri tipici di un tempo. Partito da una installazione meccanizzata che raffigura personaggi all'opera nella Chianocco del secolo scorso, è poi stato ampliato con una sezione sulla lavorazione della pietra nelle cave della Valle di Susa e una sezione con documentazione e ricostruzione della ferrovia del Moncenisio a sistema Fell, che valicava il colle del Moncenisio superando un dislivello di 1588 metri. Di proprietà privata, il castello è visitabile in alcuni periodi dell'anno. Altri link consigliati, per approfondire, sono i seguenti: http://www.comune.chianocco.to.it/wp-content/uploads/2012/01/201211281147404.pdf, http://www.provincia.torino.gov.it/territorio/strat_strumenti/beni_culturali/vsusa/milit/comuni/chianocco_2

Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Chianocco, http://www.comune.chianocco.to.it

giovedì 21 agosto 2014

Il castello di giovedì 21 agosto






SAN SOSTI (CS) - Castello della Rocca

E' una struttura che risale al XI secolo, probabilmente di origine bizantina, posta su uno sperone roccioso ad una quota di 550 m s.l.m. e dominante la valle sottostante di San Sosti e la Gola del Rosa. La sua caratteristica posizione fa pensare al ruolo che avesse un tempo e cioè di forte di vedetta per il controllo del territorio e soprattutto della via di comunicazione che, attraverso la Gola del Rosa, giungeva sul mar Tirreno. L'antica via Istmica di cui si parla, permetteva gli scambi commerciali fra lo Ionio e il Tirreno della Calabria Settentrionale. Da Sibari, seguendo i corsi d'acqua come il Crati e poi i suoi affluenti Esaro e infine Rosa, si giungeva nella nostra valle che continuandosi nella stretta Gola del Rosa dava l'accesso al Tirreno. Il Castello della Rocca probabilmente era utilizzato per presidiare questo tratto di via in quanto posto proprio all'imbocco della Gola. Dagli studi archeologici effettuati si pensa che questa rocca sia stata frequentata fino al XII secolo. Sono state rinvenute monete di epoca sveva e angioina. Ma dagli scavi sono emerse anche testimonianze di altre epoche, come: ceramiche romane del I - II secolo e frammenti di micro ceramiche votive greche del VI - V secolo a.C. Altri ritrovamenti attestano una frequentazione del sito risalente addirittura all'età del bronzo e del ferro. Comunque gli studi sono ancora in via di sviluppo e non è chiaro ancora compiutamente il ruolo di questo "castello" ma soprattutto la sua relazione con gli altri siti come "I Casilini" e i vari ritrovamenti sotto l'abitato di San Sosti. Dell’antica fortificazione rimane un mastio quadrangolare da cui si gode una visione panoramica molto suggestiva. Altri link consigliati: http://it.wikipedia.org/wiki/San_Sosti, http://www.archeopollino.it/Castello_it.html

Fonti: testo di Raffaele Rosignuolo su http://www.goladelrosa.eu/TERRITORIO/Castello%20della%20Rocca/castello_della_rocca.htm, http://www.vhlab.itabc.cnr.it/esaro/itinerario7.htm#mottafollone,

Foto: di Raffaele Rosignuolo su http://www.goladelrosa.eu e da www.vhlab.itabc.cnr.it

Ad inizio agosto sono passato a San Sosti, dove ho visitato il meraviglioso Santuario della Madonna del Pettoruto. Purtroppo non mi sono potuto avvicinare al castello (non era agevole raggiungerlo per me), che mi sono limitato a fotografare ad una certa distanza.


mercoledì 20 agosto 2014

Il castello di mercoledì 20 agosto







MOTTAFOLLONE (CS) - Castello

Sorge sulla collina del centro storico, "La Motta" medievale. Venne edificato nel Medioevo come dimora del principe feudatario e a difesa del vasto e ricco territorio. All'ombra del castello si è man mano formato il nucleo più antico dell'attuale abitato. Anche se è stato sempre denominato "castello", segno di dominio e di ricchezza, non presenta carattere di costruzione strategico-militare, come il maniero di Malvito e la torre normanna di S. Marco Argentano, di cui tuttavia è in vista, formando così un triangolo difensivo con le predette costruzioni. La sua caratteristica rimane comunque quella di dimora fortificata del feudatario. Conserva ancora sul lato sinistro del muro di cinta le torrette dei "rivellini" lungo il camminamento di difesa intorno al castello. C'era anche il fossato dalla parte dell'entrata al maniero, ma è stato colmato da tempo ricavandone una rampa d'accesso. Restano ancora i muri di contenimento. Il portale d'ingresso è ad arco in pietra intagliata ed era coperto con una volta a mattoni. Sull'ingresso c'era la cappella. Segue un atrio quadrato intorno al quale sono disposti gli appartamenti su due piani. Nel cortile si notano altri archi in pietra. A piano terra vi sono ampi magazzini: servivano a contenere le provviste e a alloggiare i dipendenti. Vi era una grande cucina con un'enorme cappa. Al piano superiore i saloni con i caminetti per il riscaldamento e gli alloggi dei signori, disposti su tre ali attorno al cortile, con finestre prospicienti sull'atrio. L'intera ala esposta a settentrione era invece adibita a soggiorno, con numerosi finestroni ad arco senza infissi. L'elemento architettonico è appunto l'arco a tutto sesto. È usato pure per dividere gli ambienti e renderli nello stesso tempo intercomunicanti. Anche le comuni porte di passaggio sono ad arco. L'ala di nord-ovest è caduta da molto tempo e resta solo parte dei muri perimetrali. Le stalle e le scuderie sono sul lato destro, nell'interrato ricavato dal dislivello tra il cortile d'ingresso e la rampa d'accesso. Al centro d’una stalla è conservato un abbeveratoio in terra, intonacato. Dopo l'eversione della feudalità avvenuta nel 1806, il castello è passato in mano ai privati che hanno diviso tra loro i numerosi vani, chiudendo gran parte degli archi che rendevano intercomunicanti le ali dell'edificio. Negli ultimi tempi, con precari adattamenti, venne adibito a scuola pubblica. Fortunatamente sono rimaste intatte e sgombre da rifiuti le ampie cisterne a volta, intonacate, ricavate sotto l'acciottolato del cortile. Opera di gran pregio e molto funzionale, serviva per una abbondante riserva di acqua e di altri liquidi. Le caratteristiche con cui si presenta oggi il castello di Mottafollone lo fanno risalire intorno al XIV secolo, ma una finestrella romanica in pietra lavorata, venuta fuori da sotto l'intonaco su una parete dell'ala di centro, lo riporta più indietro nel tempo, o almeno può indicare che un primo nucleo dell'edificio, quello centrale, sorse probabilmente in concomitanza con l'abitato, verso il X - XI secolo. Sono in corso i lavori di recupero e restauro in collaborazione con la Sovrintendenza di Cosenza. Infatti, i proprietari di una parte del castello hanno iniziato a spese proprie, e con il via libera della Sovrintendenza, a ristrutturare ciò che appartiene loro. Riguardo la restante porzione di castello, gli proprietari ancora non hanno preso nessuna iniziativa. La presenza del castello è legata ovviamente al territorio e al feudo. Già possedimento di una famiglia normanna omonima, cioè Motta Falone o Folone, nel 1343 venne alienato ai Sangineto dai quali, per successione femminile, ai Sanseverino, da cui fu subinfeudato alla famiglia Arcella. Nel 1580 venne venduto ai Pescara, nel 1605 ai Firrao, nel 1611 ai Della Cava, nel 1616 ai Telesio che lo tennero fino al 1740. Ne furono proprietarie anche le famiglie dei Pignatelli e dei Carafa. Comprato dai Van den Eyden (1740 -1743) per successione femminile pervenne ai principi di Belvedere, che lo tennero fino alla eversione delta feudalità (1806). (Cfr. G. Valente: Dizionario dei luoghi della Calabria). Infine è opportuno tenere presente che il castello e il centro storico di Mottafollone sorgono su una preesistente area di stanziamenti di epoca greca e romana. Sul retro del castello, nel declivio settentrionale della collina, c'è ancora il borgo antico, con la sua denominazione originale la "Gorga" menzionata pure dai poeta greco-italiota Licofrone, IV sec. a.C., nel suo poema "Alesandra". È stato inoltre tramandato che il castello avesse un'uscita segreta sotterranea, che portava fuori dalle mura di cinta. Sempre sul versante settentrionale disponeva dì un fossato naturale costituito dal cosiddetto "Gafaro di Corcillo”. Ad inizio agosto ho visitato di persona questo castello e ho avuto modo di incontrare uno dei proprietari, il Sig. Lucio Paura, il quale molto gentilmente mi ha mostrato alcuni locali del castello, fornendomi diverse informazioni sulla sua storia più recente. Tali notizie, da me apprese a voce, le ho ritrovate in questo link molto interessante che vi consiglio di visitare: http://mottafollone.wordpress.com/2012/02/23/intervista-a-lucio-paura-sui-particolari-del-castello-di-mottafollone-dopo-linizio-dei-lavori-di-ristrutturazione/

Fonti: http://www.comune.mottafollone.cs.it, http://atlante.beniculturalicalabria.it/schede.php?id=91, http://mottafollone.wordpress.com/2011/07/27/castello-di-mottafollone-iniziano-i-primi-lavori/

Foto: tutte realizzate da me in occasione della visita al castello (agosto 2014)

martedì 19 agosto 2014

Il castello di martedì 19 agosto






AULLA (MS) - Castello in frazione Bigliolo

di Mimmo Ciurlia 

Il castello di Bigliolo è situato in cima ad una colle, protetto da una muraglia di 260 metri che lo circonda, e si estende per circa 2500 m². La sua costruzione  risale a prima del XII secolo e fu una delle fortificazioni che presidiarono la gran corte Vescovile della media Lunigiana. Per quanto non si abbiano particolari notizie di avvenimenti che lo riguardano, è certo che esso non rimase estraneo, nel sec. XIII, alle lotte combattute fra il Vescovo e i Malaspina in Val di Aulella (Ugo Formentini). Bigliolo, dopo queste contese, finì nel potere dei Marchesi di Filattiera e precisamente a Bernabò Malaspina, feroce persecutore della Diocesi Lunense. Questi lo lasciò al figlio Francesco. Dall'atto di divisione del 1275 risulta che a quest'ultimo, iniziatore della linea di Olivola, fu assegnato fra l'altro, anche tutto ciò che la famiglia possedeva in castro Bilioli (Ugo Formentini). Il castello di Olivola fu scelto a capoluogo del vasto feudo perché era ritenuto il più sicuro e anche perchè posto quasi al centro del dominio feudale comprendente Aulla - Terrarossa - Virgoletta - Pieve de Monti Licciana - Varano - Groppo San Pietro - Bastia - Agnino - Bigliolo - Pallerone' ( C. Caselli). Nel 1412, dopo l'eccidio di Apella, in cui il Capitano Rossi di Varano uccise i due Marchesi di Olivola, si estinse detta dinastia e Bigliolo con Magliano, Collecchia e Pallerone, sentita la popolazione, scelse la dipendenza dai Marchesi Leonardo e Galeotto del Castello dell'Aquila a Gragnola. Nel 1418 Bigliolo passò, insieme ai castelli del suddetto Feudo, sotto il dominio di Firenze, quale pena inflitta ai feudatari del Castello dell'Aquila per la strage dei Marchesi della Verrucola di Fivizzano. Successivi accordi con Firenze, nel 1428, riportarono Bigliolo nel dominio dei Marchesi di Gragnola fino al 1466, anno in cui morì il Marchese Galeotto e, per mancanza di figli maschi, si estinse il ramo dei Marchesi dell'Aquila. Nel 1467 Bigliolo passò al marchese Malaspina Gabriele di Fosdinovo fino al 1510, quando alla sua morte il figlio Lazzaro I, dalla divisione del feudo, secondo la ben nota legge di successione dei Malaspina, diede inizio alla seconda Dinastia dei Marchesi di Olivola. Un momento tragico per il Castello di Bigliolo si verificò nel 1523, quando Giovanni de' Medici, detto dalle Bande Nere, acquistato il feudo di Aulla, che non gli fu confermato dall'Imperatore, tentò di costruirsi un feudo in Lunigiana, assalendo vari castelli. Bigliolo fu tra quelli, come Bastia, che resistette, e dove le Bande Nere commisero stragi e atrocità inaudite. La sanguinosa presa di Bigliolo fu certamente successiva allo scontro di Bibola dove i circa 700 soldati di Giovanni dalle Bande Nere ebbero la meglio sui 2000 soldati dei Malaspina, fra i quali vi erano anche uomini di Bigliolo. Giovanni dalle Bande Nere, poi, su consiglio del Vescovo di Pistoia, mandato dal Papa Clemente VII (Papa dello scisma anglicano), figlio di Giuliano dei Medici, fece pace con i Malaspina e ricevuti 2500 scudi d'oro abbandonò la zona. Da quel momento si accentuò la decadenza del castello di Bigliolo come centro abitato, di fronte all'emergere delle ville del piano, anche se conservò una posizione di prestigio perché vi si continuò ad amministrare la giustizia e a convocare le assemblee. Il 14.11.1568, con un contratto rogato dal notaio Giovanni Michele dei Cerri di Bigliolo, i figli di Lazzaro I divisero il marchesato in due parti, una comprendente Pallerone con Canova assegnata a Spinetta e a Carlo e l'altra comprendente Olivola con Bigliolo assegnata a Camillo e a Troilo. Si diede inizio ad una direzione collegiale, in cui i due Marchesi padroni si sarebbero alternati per un anno, l'uno dopo l'altro nel governo della quota assegnata. Il desiderio di conservare la sostanziale unità del feudo indusse però il 10 marzo 1572 Camillo, Carlo e Troilo, scapoli, a regolare con atto notarile la successione, in modo che Spinetta, l'unico ad essersi ammogliato, potesse garantire con i suoi figli, la continuità della dinastia inaugurata da Lazzaro I. Nel periodo Napoleonico le terre di Lunigiana passarono, con l'editto datato 2/7/1797, alla Repubblica Cisalpina. Oggi restano i ruderi, rivestiti dall'edera e invasi dalla vegetazione, di tutto il tratto nord della fortificazione con una torre cilindrica e la torre est.


Foto: da www.dodecapoli.com e da http://terredilunigiana.blogspot.it/2014/03/13-gennaio-2014-ritorno-al-castello-di.html