lunedì 1 settembre 2014

Il castello di lunedì 1 settembre






VIGNOLE BORBERA (AL) - Castello

Entrato nell'orbita del Ducato di Milano, nel 1405 Vignole, insieme a Varinella di Arquata Scrivia, fu infeudato da Filippo Maria Visconti alla famiglia Lonati. Nel 1692, Bernardo Luigi Lonati ottenne da Carlo III di Spagna l'erezione del feudo in marchesato. Passò poi ai Savoia (con Tortona) nel 1752 e ne seguì le sorti. Nel 1797 fu annesso con Borghetto di Borbera alla Repubblica Ligure, mentre dal 1805 entrò a far parte dell'Impero Francese. Vicino alla parrocchiale di San Lorenzo si trova il cosiddetto "castello" di Vignole, il cui aspetto originario è leggibile nonostante i numerosi rimaneggiamenti subiti nel tempo. La fortificazione era posta a protezione della via che porta da Vignole a località Mulino, guadata dal Borbera e che portava a monte Spineto e raggiungeva Libarna. Il castello, che si presenta tuttora con una torre quadrata di pietre a vista (come tutta la costruzione), aveva il doppio compito di residenza e di fortificazione, infatti aveva una loggia; la muratura è in bozzette lavorate che datano il "castello" al XVI-XVII secolo quando Vignole era sotto i Lonati, feudatari del Ducato di Milano, che controllavano anche il vicino paese di Borghetto di Borbera. Attualmente di proprietà privata, è adibito ad abitazione.

Fonti: http://it.wikipedia.org, libro "Castelli in Piemonte" a cura di Rosella Seren Rosso (1999)

Foto: entrambe da http://www.welcomeinliguria.com/web/ita/oltregiogo/vignole_borbera/i_castelli_di_vignole_borbera.htm#

sabato 30 agosto 2014

Il castello di domenica 31 agosto






ASUNI (OR) - Castello di Medusa 

Pur facendo parte del comune di Samugheo, sono strettamente legate ad Asuni le rovine del Castello di Medusa, di probabile origine bizantina, ricordato già nel 1189 dal giudice di Arborea Pietro I, come di pertinenza del paese. Sorge a picco sulla gola formata dal Riu Araxisi. Scendendo più a valle questo fiume diventa Riu Majori e dà vita alla gola di "Mitza sa canna", dalle pareti calcaree ricche di grotte e vegetazione. A differenza di come venivano posizionati di solito i castelli, il castello di Medusa rappresenta un eccezione, in quanto non è costruito su un altura con funzione di difesa e/o di avvistamento ma al contrario nascosto in fondo ad una valle. L'importanza della fortificazione dipendeva dal ruolo di controllo del territorio e di protezione dalle scorrerie operate dai barbaricini che abitavano l'interno della Sardegna, a danno dei ricchi centri della pianura e della costa. Le indagini archeologiche hanno permesso di datare la prima fase dell'insediamento nel castello di Medusa al IV-V secolo d.C. Una seconda fase si colloca nel VI secolo, mentre la terza risale al VII-VIII secolo. Le strutture più recenti sono state realizzate tra il X ed il XII secolo. La prima menzione archivistica potrebbe rintracciarsi in un documento del 1189, nel quale si fa riferimento a un Castrum Asonis che è probabilmente da identificare con la stessa struttura fortificata. In quell'anno il castello fu ceduto dal giudice Pietro I d'Arborea al comune di Genova e, dopo poco, recuperato dal sovrano dietro la promessa di un ingente pagamento. I resti materiali della fortificazione sono immersi in una fitta vegetazione, che ne rendono difficoltosa l'analisi in dettaglio. Restano solo tratti delle mura, che dovevano recingere un'area di circa 540 mq, una cisterna, e i resti di due torri. Numerose leggende circolavano e circolano tuttora sulla presenza, nel castello, di una fantomatica Medusa, figlia del re di Sardegna Forco che, secondo la leggenda, era una principessa divenuta guerriera e dedita alla magia e che morì in combattimento. Curiosa è fra l'altro la vicenda, a metà strada fra realtà e fantasia, narrata in un documento dell'Archivio di Cagliari. Durante la detenzione in un carcere piemontese nel XIX secolo un bandito, tal Pietro Perseu, raccontava di come durante la sua latitanza fosse capitato tra le rovine del castello di Medusa e, scendendo una scala di marmo, si fosse ritrovato in una sala meravigliosa piena di gioielli, armi e oggetti di valore. Il bandito scrisse al Ministro chiedendo la grazia nel caso fosse riuscito a trovare la stanza del tesoro, ma una volta accompagnato sul posto non ritrovò né le scale né la sala, non ottenendo la grazia e nemmeno riuscendo a fuggire. Oggi ciò che rimane del castello è solo un rudere che è difficile da raggiungere per via delle scarse indicazioni e dalle condizioni delle vie di accesso. Per arrivare sull'altura dove si trovano le rovine e tornare indietro, sono necessarie almeno 3 ore di cammino. Per approfondire, consiglio i seguenti link: http://www.monteualla.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=61&Itemid=69, http://www.videolina.it/video/servizi/49627/asuni-un-monumento-pieno-di-fascino-il-castello-di-medusa.html (video)

Il castello di sabato 30 agosto






BRIVIO (LC) – Castello

La storia di Brivio è sempre in ogni epoca inscindibile da quella del suo castello il quale, a seconda delle esigenze, è stato usato come difesa (non possiamo dimenticare che per molti anni il fiume Adda è stato il limite di confine tra la Repubblica Veneziana e lo Stato Milanese), come abitazione dei signorotti locali, sino a diventare alla fine dell'Ottocento, durante la rivoluzione industriale, un opificio serico. L'origine del Castello di Brivio viene fatta risalire all'XI secolo. E’ un grande quadrilatero con agli angoli tre torri a sezione rotonda e una quarta di maggiori proporzioni a sezione quadrata, in funzione di maschio "frangipalle" - probabilmente non eretto a fini militari ma per resistere alla forza della corrente del fiume che certamente circondava la costruzione lungo l'itinerario della odierna Via Fossa Castello. A quest’ultima, sul lato est, venne aggiunto in seguito uno sperone a pianta triangolare. Nonostante molte siano state, nei secoli, le modifiche estetiche e strutturali apportate all’edificio, restano ancora ben visibili e ben conservate due delle tre originali torri rotonde ed il maschio. Nelle possenti torri si trovano are romane e resti di una chiesuola medievale. Anche il fossato, originariamente ricavato facendo deviare il corso dell’Adda, è stato poi livellato in epoca recente. All'interno del maniero, come in uso sin dai tempi del fervore religioso della Regina Teodolinda, era situata la Chiesa per i militari della guarnigione, edificio ormai completamente scomparso. Fu proprio nella seconda metà dell'Ottocento, a seguito dei lavori di posa in opera di una grossa caldaia industriale per la produzione del vapore, che venne alla luce un reperto archeologico, dimostratosi se non il il più importante sicuramente il più bello rinvenuto nel territorio. Trattasi di una Cappella argentea con figure finemente sbalzate che apparterebbe all'arte Sirica del V-VI secolo oggi esposta al Museo del Louvre di Parigi. Il castello fu dei Conti di Lecco, dei vescovi di Bergamo, dei Visconti milanesi e nel ‘400 della Serenissima. Al tempo della denominazione degli Sforza fu consultato Leonardo da Vinci nell'ardito intento di rendere navigabile l'Adda sino a Milano. Sino ad allora le merci, che viaggiavano lungo la "via dello Spluga", venivano trasbordate a Brivio e da qui trasportate con grande fatica via terra sino al capoluogo lombardo. Il maestro Leonardo, nel lungo periodo trascorso tra Trezzo e Brivio, oltre che interessarsi di opere idrauliche, rimase oltre modo affascinato dalle bellezze dei luoghi tanto da raffigurare, secondo alcuni critici locali, nella famosa Vergine delle Rocce, un paesaggio molto familiare ai briviesi. Al di là di questa attribuzione che potrebbe sembrare di parte, la presenza di Leonardo lasciò comunque ampia traccia sul sentimento artistico locale tanto che si può considerare di sicura scuola leonardesca la Beata Vergine delle Grazie che si può ammirare nell'Oratorio di S. Leonardo all'ingresso del Paese. Dal castello, percorrendo la sponda dell'Adda, si può giungere sino a Crespi d'Adda per una pista ciclabile attraverso spazi verdi ricchi di storia ed archeologia industriale che ne rendono unico ed affascinante il percorso. Oggi il castello è visibile solo dall'esterno. I suoi appartamenti verso l’Adda vennero adibiti, tra il 1835 e il 1856, a  carceri pretorie. Altri link consigliati: http://www.archeologicacomo.it/admin/news/immagini/Brivio.pdf, http://www.preboggion.it/CastelloIT_di_Brivio.htm,
Foto: di kingleo su http://rete.comuni-italiani.it e da http://www.contestvolta.it/lol/lc004.htm

giovedì 28 agosto 2014

Il castello di venerdì 29 agosto







POGGIO TORRIANA (RN) - Castello Guidi di Montebello (o di Azzurrina)

Di Mimmo Ciurlia

Dall’alto dei suoi 436 metri, il Castello di Montebello, sorto come rocca difensiva in epoca romana, domina la valle del Marecchia e dell'Uso, offrendo al proprio visitatore un affascinante panorama. La sua poderosa rocca fu non a caso posta a guardia di una via, quella che risale la Valmarecchia (l’antica “Via Maior”) di grande valore strategico poiché costituiva il collegamento principale con il Montefeltro e con la Toscana, e rappresenta senza dubbio uno degli edifici storici più interessanti della signoria malatestiana di tutto il territorio romagnolo. Il castello ha la particolarità di poggiare le sue fondamenta proprio sul picco del un monte. È un complesso in cui è possibile leggere ancora con chiarezza gli interventi subiti nel corso dei secoli, da quelli più strettamente militari a quelli finalizzati all'adattamento in dimora nobiliare. Il mastio e parte della fortezza sono ancora quelli risalenti all’originale struttura, databile intorno all'anno 1000. L'ingresso è dato da due archi a sesto acuto che si aprono nel cortile dell'edificio, il quale è composto da due parti ben distinte: quella a ponente, la più antica, è rimasta fedele all'originario disegno architettonico medievale; la parte a levante presenta invece caratteristiche più propriamente residenziali. Nel corso della sua storia, fu meta di molteplici assalti. Già nel III secolo dopo Cristo i romani vi eressero una torre di vedetta a pianta quadrata, che fu integrata nell’XI secolo a un inespugnabile fortilizio militare. I primi documenti che ne parlano risalgono al 1141, quando venne concessa dal Papa Lucio II alla chiesa riminese, che a sua volta la assegnò il 24 settembre 1186 ai Malatesta di Verucchio. I Malatesta dotarono il castello di fortificazioni in quanto si trovava al confine con il territorio dei Montefeltro, nemici storici della famiglia riminese. Dopo circa 200 anni, nel 1393 furono i Montefeltro, con un audace colpo di mano, a conquistarla: la Rocca rimase sotto il loro dominio fino al 1438, quando il signore dei Malatesta Sigismondo Pandolfo la riconquistò. Ma la fortuna militare del Malatesta declinò fino a quando, nel 1464, venne sconfitto a Pian della Marotta, presso Senigallia, per mano dell'esercito pontificio inviato da Papa Pio II (Piccolomini) e guidato da Federico da Montefeltro. In seguito alla sconfitta, Montebello passò ai conti Guidi di Bagno. Da allora la famiglia dei conti Guidi è tuttora proprietaria della rocca. Dopo il Cinquecento la fortezza subì degli interventi per essere adattata a dimora nobiliare. Rispetto alla struttura del 1464, i Guidi hanno ristrutturato un'intera ala del castello, adibendola ad ala nobile che custodisce decine di pezzi di arredo come quadri, mensole, specchi, cassettoni, forzieri e cassapanche, fra le quali una dipinta risalente all'epoca delle Crociate, due seggioloni in legno nero del XVI secolo, un elegante divano a 4 posti seicentesco ricco di intagli e, nelle sale delle feste e dei banchetti, l'imponente credenza della fine del '500 ed il bellissimo tavolo ottocentesco. Indubbiamente si tratta di autentici gioielli di arte e artigianato italiano fra il 1400 e il 1700. Tra il 1968 e il 1973, il castello ha subito un grande intervento di restauro per ripristinare la rocca dagli ingenti danni dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale ed è poi diventato un museo a partire dal 1989. Dallo stesso 1989 è aperto ai visitatori ed è inserito tra i monumenti del patrimonio nazionale italiano per il suo alto valore storico. Del castello si tramanda ancora oggi la storia di Guendalina Malatesta figlia di un certo Ugolinuccio o Uguccione, feudatario di Montebello, meglio conosciuta come “la leggenda di Azzurrina”. La leggenda narra di una bambina nata albina. A quell’epoca chi aveva l’onta di nascere “diverso” era considerato figlio del demonio, e quindi doveva venire condannato al rogo. Fu allora, per difendere (o nascondere) la figlia che i genitori le tinsero i capelli, ma il bianco dell'albinismo non trattiene il colore, e reagisce al pigmento diventando azzurro. Ecco spiegato lo “strano” caso e l'appellativo ad esso legato. Durante il solstizio d’estate, il 21 giugno 1375, Azzurrina,  giocava sorvegliata a vista dalle guardie, mentre fuori infuriava un temporale. La sua palla di pezza cadde però nella ghiacciaia e lei scese dall’unico ingresso, per recuperarla. Trascorso diverso tempo, gli armigeri non vedendola ritornare fuori, accorsero a cercarla ma non ne ravvisarono più alcuna traccia. La bambina era inspiegabilmente scomparsa! Da allora, c'è chi dice che allo scadere del solstizio estivo di ogni lustro, si possa udire ancora un suono (il pianto di Guendalina?) provenire dalla nevaia del castello. Il 21 giugno del 1990, tecnici del suono interessati a tali episodi effettuarono le prime registrazioni. Furono impiegate apparecchiature sofisticate e tutte le frequenze vennero incise. In sede di studio si procedette all'ascolto: tuoni, uno scrosciare violento di pioggia, e poi ...un suono!!! Anno 1995, sempre 21 giugno. Nuove registrazioni. Stesso suono. Anno lustro 2000. Ancora 21 giugno. Ancora il solstizio estivo e, ancora, quel suono che si ripeteva. Sono numerosi gli studiosi che con modernissime apparecchiature hanno cercato di avvalorare questa storia, e sono molti i turisti che, curiosi, vanno a visitare la Rocca per udire le registrazioni di questi misteriosi suoni. Il castello ha un sito ufficiale: www.castellodimontebello.com/

Il castello di giovedì 28 agosto






SILANDRO (BZ) - Castello Schlandersberg

Il castello di Silandro (in tedesco Schloss Schlandersberg) è di origine medievale e sorge a 1.100 metri di altezza sopra l'abitato di Silandro in Alto Adige. L'edificio fu costruito nel XIII secolo dai signori di Montalban e fu abitato da una linea laterale della famiglia, i signori di Schlandersberg, che nel XV secolo si annoveravano tra le stirpi più importanti del Tirolo. Inizialmente il castello era costituito da una casatorre. In seguito, nel XVI secolo, fu rimaneggiato ed esteso con l'aggiunta di edifici più signorili intorno al nucleo originario, raggiungendo l'aspetto attuale. Il ramo maschile della famiglia si estinse nel 1755 e dopo la scomparsa della sua ultima rappresentante femminile, nel 1813, il castello venne dapprima ceduto ad una famiglia contadina. Nel 1928 lo stemma della famiglia degli Schlandersberg fu acquisito dal comune di Silandro, diventandone il simbolo. Nel 1999 la costruzione è stata ristrutturata e vi sono state ricavate delle abitazioni di lusso. Essendo una dimora privata non è oggi visitabile. Per approfondire, consiglio il seguente link: http://www.gemeinde.schlanders.bz.it/gemeindeamt/download/221371610_3.pdf
Fonti: http://it.wikipedia.org, http://www.valvenosta-vinschgau.it/it/davedere_silandro.htm, http://www.venosta.net,

Foto: da www.sentres.com e di MV03041951 su http://rete.comuni-italiani.it

mercoledì 27 agosto 2014

Il castello di mercoledì 27 agosto







FRAGNETO MONFORTE (BN) - Palazzo Ducale Montalto

È intorno al 1000 che si fa risalire la costruzione del Palazzo Ducale, epicentro dell’annesso feudo, chiamato dai Longobardi (nel 1010) Castello Nostro. Nel 1113 ne divenne signore Rodolfo Pinello della Contea di Ariano, seguace del re normanno Ruggiero, il quale con la sua opera riuscì a tenere alto il prestigio e la ricchezza del feudo, anche se nel 1138 il Castello venne saccheggiato e poi incendiato dal conte Rainulfo (così come narrato dal cronista beneventano Falcone). Ad ogni modo, in seguito alla ricostruzione, esso venne ceduto ai Frangipane da parte di Carlo I d'Angiò. Successivamente, il borgo di Fragneto con il Castello passò a far parte, nel 1350, del contado beneventano e prese il nome di Castrum Fragneti Montisfortis. Feudo dei Gambatesa, fu da Ferdinando II d’Aragona venduto ad Andrea di Capua. Le vicende storiche sono strettamente collegate alle imprese militari nella contesa tra Aragonesi e Angioini, in particolare alla battaglia e all’assedio di Circello, quando Ferdinando II d’Aragona lo fece mettere a “ferro e fuoco”. Anche il Guicciardini ne parla nella “Storia Italiana”. Più tardi, il terremoto del 1456 distrusse buona parte dell'edificio e del borgo adiacente ma, grazie alla grande laboriosità degli abitanti, venne ricostruito tutto, ancora una volta in breve tempo. Nel XVI secolo, in seguito alle distribuzioni di terre a nobili famiglie, il feudo di Fragneto con il Palazzo venne concesso nel 1528 al luogotenente vicereale Don Ferrante Montalto: il feudo rimase ai Montalto, col titolo di ducato, fino alla scomparsa della feudalità. . Il palazzo, oggi monumento nazionale, è stato oggetto di diversi restauri tra cui quello operato agli inizi del secolo XVII da Massimo Montalto, primo duca di Fragneto. Imponente è il portale del secolo XVIII sulla cui chiave d'arco è impresso lo stemma della casata con gli emblemi dei Caracciolo. Allo stato attuale, il Palazzo Ducale (pur essendo ancora di proprietà della famiglia Montalto) è sede di una società di ristorazione, la quale ospita al suo interno cerimonie, ricevimenti, meeting e conferenze a livello locale e nazionale. Nonostante questo adattamento alla realtà moderna, l'edificio testimonia ancora un passato glorioso e travagliato: il muro di cinta, il frontale, i tetti, le torri, il cortile interno ed il giardino portano il visitatore a rivivere, anche se per breve tempo, in pieno ambiente medioevale. L'antico palazzo ha un sito ufficiale:
http://www.palazzo-ducale.com

Fonti: http://www.comune.fragnetomonforte.bn.it/il-palazzo-ducale.html, http://it.wikipedia.org, http://www.mondimedievali.net/castelli/campania/benevento/provincia000.htm#fragnmon, http://www.eptbenevento.it/luoghi.php?comune=34,

martedì 26 agosto 2014

Il castello di martedì 26 agosto






MONTEFALCONE NEL SANNIO (CB) - Palazzo Ducale

Riguardo le origini del paese non si hanno notizie certe. E’ solo grazie al ritrovamento di alcuni resti archeologici nella zona che è stato possibile datare i primi insediamenti umani già in epoche remote. In particolare in località Maronea, sul monte Rocchetta, sono stati rinvenuti resti di antiche mura di cinta presumibilmente appartenenti ad un’antica città sannita, denominata Maronea. Durante il periodo angioino il borgo fu feudo della famiglia Cantelmo alla quale successero gli Arcuccio. Il feudo nel corso della storia passò sotto il dominio di diverse famiglie nobiliari, ultima delle quali la dinastia Coppola. Nonostante il forte terremoto che danneggiò gravemente il borgo nel 1805, ancora oggi il suo patrimonio storico è ricco ed interessante. Il Palazzo ducale, risalente alla seconda metà del XVIII, è caratterizzato da una torre cilindrica resto dell’antico castello. A causa delle scarse tracce scritte è possibile ricostruire la storia dell'edificio e la sua appartenenza solo attraverso elementi architettonici e strutturali. Il palazzo, ubicato sulla cima del centro storico del paese, nel mezzo delle abitazioni, ha subito nel corso degli ultimi anni profondi cambiamenti. Di stile vagamente neoclassico, a pianta quadrangolare, era originariamente circondato da mura con quattro torri, una delle quali ancora esistente. La facciata presenta il portale sormontato da una lavorazione in ferro battutto a raggiera nonchè dei pesanti stipiti. La parte superiore della facciata accoglie una serie di finestre che conducono ad un ballatoio, su una delle quali spicca ancora lo stemma gentilizio della famiglia Coppola di Canzano (costituito da una “COPPA AUREA” - coppola - attorniata da cinque gigli aurei), feudatari di Montefalcone, a cui si deve la ricostruzione del palazzo su un altro preesistente, risalente al XIV sec. (tale ipotesi è confermata dal fatto che  nel 1700 certamente non poteva esistere al centro del paese un’area edificabile così estesa). Dopo aver oltrepassato il portale, una galleria con copertura a botte dirige in un atrio, preceduto da un secondo portale dal quale si accede al palazzo. Del castello originario attualmente si conservano solo le mura a scarpa, una torretta e un giardino. Dopo i Coppola, la proprietà del palazzo passò alla famiglia dei Petrella che lo divise in vari appartamenti vendendoli a privati. Alla fine degli anni quaranta Mons. Vittorio Cordisco comprò gran parte del Palazzo destinandolo a Casa di Carità, gestita dalle Suore Francescane della Carità, ordine da lui stesso istituito nel 1948. L’ambiente interno non conserva alcunchè di antico, poichè le molte stanze che lo componevano sono state abbattute per accogliere una casa di riposo per anziani.

Fonti :http://www.borghiautenticiditalia.it/bai/comune-di-montefalcone-nel-sannio-cb/,
www.maestrilavoromolise.it, http://www.molise.org/territorio/Campobasso/Montefalcone_nel_Sannio/Arte/Castelli/Castello_di_Montefalcone_nel_Sannio, http://www.amicomol.com/montefalcone.html

Foto: lo ammetto...non sono riuscito a trovare granchè sul web ! Nelle immagini prese, rispettivamente, da www.comune.montefalconenelsannio.cb.it e da www.alessandropreziosi.tv si vede davvero poco del palazzo di cui abbiamo parlato.