lunedì 4 luglio 2011

Il castello di lunedì 4 luglio



MONCALVO (AT) – Castello Marchesi del Monferrato

Di origine romana, Moncalvo fu nei secoli proprietà della Chiesa di Asti, della famiglia Graffagni, dei Marchesi del Monferrato, che ne fecero la propria capitale, per poi passare ai Marchesi di Saluzzo (1306) e quindi nuovamente ai Paleologi (1309). Subì varie occupazioni straniere, divenendo, da ultimo, dominio dei Gonzaga di Mantova a metà del XVI secolo. Terra di frontiera, Moncalvo fu al centro di lunghe e sofferte guerre a cominciare da quella per la successione in Monferrato (1627-1630), che portò con sé una violentissima epidemia di peste. Nel 1691 fu occupata dalle truppe imperiali del principe Eugenio di Savoia. Nel 1704 perse i territori di Penango, Cioccaro e Patro; l'anno successivo perse anche il cantone di Castellino. A parziale indennizzo, Ferdinando Carlo di Gonzaga le concesse il titolo di Città, riconfermato nel 1774 dal re Vittorio Amedeo III di Savoia. Di un'opera fortificata, tenuta da signori locali, si ha notizia fin dal 1133; alla fine del secolo questa passò interamente in mano ai Marchesi di Monferrato che ne fecero la loro principale residenza per buona parte del sec. XIII. Dopo il 1309 i Paleologi si trasferirono a Chivasso, ma il castello di Moncalvo continuò ad essere abitato dai famigliari, e rimase comunque una delle più importanti opere difensive del marchesato per ancora due secoli. L'abbandono e la progressiva demolizione iniziarono nella seconda metà del '600, in seguito agli attacchi subiti da francesi, spagnoli e sabaudi che ridussero il castello a rudere. Dell’antico complesso rimangono i possenti bastioni del XII secolo in parte coronati da beccatelli. Sul luogo ove sorgeva il castello fu poi realizzata una piazza porticata. Nonostante esistano molte attestazioni circa la grandiosità di questo complesso, non rimangono in concreto che poche e tardive descrizioni, un incisione dei primi anni dell'800 di cui sembra perso l'originale e i frettolosi schizzi del Rovere eseguiti nel 1849. A queste fonti iconografiche possono essere affiancate le descrizioni scritte del Saletta e del Casalis; mentre numerosi accenni contenuti in documenti medievali e nelle storie più antiche si riferiscono a vari ambienti degli edifici residenziali o ai particolari del sistema difensivo. Il nucleo originario dell'intero complesso dovrebbe localizzarsi lungo il lato orientale della cortina, sull'area che una carta del 1878 indica col termine "masso"; in realtà la parte emergente della grande massa rocciosa che fa da base al castello. Essa costituisce la caratteristica fondamentale di quest'opera fortificata, giacché tutti gli ampliamenti successivi si sono avvalsi di questo elemento naturale sia per formare il terrapieno che per riempire la muratura della cinta difensiva. L'assetto finale del complesso aveva definito uno sperone roccioso, separato dalla città con un taglio nella roccia davanti al lato sud, organizzato in due alti gradoni di cui l'inferiore era collegato con le mura urbiche (a questo livello erano la chiesa e la porta del soccorso), mentre il superiore era chiuso da ogni lato da mura con torri angolari. Scomparsi da tempo tutti gli edifici costruiti sui due terrapieni, e riempito il fosso del ponte levatoio non rimangono che parti delle due cinte. Tuttavia anche i pochi resti visibili fuori terra rivestono un grande interesse documentario per l'eccezionale, qualità del manufatto, nonchè per le ben più numerose informazioni che potrebbe fornire se solo potesse essere studiato coi metodi dell'archeologia.

sabato 2 luglio 2011

Il castello di domenica 3 luglio





PICINISCO (FR) - Castello Cantelmo

Nei secoli X e XII la fortezza del signore del luogo era la sede dei suoi milites e degli organi della sua curia. Nel 1054 i Conti Marsi costruirono un piccolo castello che consisteva in una torre di avvistamento con poche stanze per l’alloggio del castellano e della piccola guarnigione di soldati. Esso formava un tutt’uno con la cinta muraria e spiccava sulla rocca circondata da strapiombi. Era una costruzione metà cilindrica e metà a forma di cono che fu incorporata successivamente nel torrione centrale del Castello e che rimase nascosta per secoli. Più tardi, nel secolo XIII, con i Conti Cantelmo il Castello venne trasformato da medievale a baronale, caratterizzato dal Torrione, da torri angolari, dall’enorme Porta Trione e da due ponti levatoi. Esso è dunque un esempio di architettura difensiva quattrocentesca. Fra gli ultimi proprietari si annoveravano i Taverna di Milano e i Gallio di Como. Purtroppo però a seguito dei ripetuti bombardamenti durante l'ultima guerra il castello, che ospitava un comando tedesco, subì danni gravissimi. La costruzione ne risultò letteralmente sventrata; rimasero in piedi soltanto alcuni tratti murari completi di beccatelli a sporto e merlature, il portale d'ingresso ed una buona parte del poderoso mastio a pianta circolare. Essendo andate in buona parte perse le decorazioni, la struttura formale e planimetrica della residenza e le qualità distributive dei suoi ambienti, oggi non si può quindi più disporre pienamente di questo raro modello di infiltrazione di forme francesi (i Cantelmo erano originari della Provenza) in territorio laziale.

Foto: la seconda è presa da http://visitvaldicomino.it/al-via-le-celebrazioni-per-il-millenario-di-picinisco/




venerdì 1 luglio 2011

Il castello di sabato 2 luglio



MONTECALVELLO (VT) – Castello Balthus

Il Castello è molto più antico dello stesso borgo, infatti risulta costruito dall'ultimo Re Longobardo Desiderio fra il 774 ed il 776. Nella prima metà del 1200 fu di proprietà del signore Ghibellino Alessandro Calvelli, dal quale si presume derivi il nome del borgo. Antichi possessori del castello, furono poi i Monaldeschi di Montecalvello, appartenenti al ramo detto del "cane" di una potente famiglia dell'epoca. Fra il secolo XV ed il secolo XVI venne trasformato in palazzo, con l'aggiunta dell'intera ala sinistra, della loggia architravata e delle finestre del primo piano esemplate su quelle del palazzo della Cancelleria a Roma come conferma lo stemma all'angolo dell'edificio. Vi furono inoltre posti vari simboli (delfini, rose, teste virili) e vi fu scolpita la scritta in latino: vera recta fides (fedeltà vera ed autentica). Successivamente, nella prima metà del XVII secolo, il castello divenne proprietà di donna Olimpia Maidalchini, cognata del papa Innocenzo X Giovanni Battista Pamphili. Nel 1664 fu acquistato in virtù di un chirografo del papa Urbano III, dal marchese Savonese Marcello Raimondi, dal quale in decennio dopo passò alla famiglia Doria Pamphili che lo tenne a lungo. Nel periodo fra le due guerre mondali, ne fu proprietaria Beatrice Mariani che nel 1970 lo vendette al famoso pittore di arte contemporanea Conte Balthus Klossowski de Ròla, che ne ha curato sia l'arredo che il restauro. Purtroppo il 18 Febbraio 2001 all'età di 92 anni il Conte Balthus morì, lasciando il castello in eredità al figlio che lo ha tuttora. Pur essendo di proprietà privata, può essere liberamente visitato al suo esterno, infatti entrando dalla porta delle mura, si può passare sotto un a breve galleria che porta fino al sacrato della piccola chiesa che è rimasta quasi intatta, salendo ancora verso sinistra, si arriva al piccolo cortile davanti all'ingresso del castello, dove al centro è situata una fontana, al lato ci sono delle piccole case che costituivano la corte e di fronte, una spece di terrazza dalla quale si può vedere l'intera macchia di Piantorena, al centro della quale si riesce ad intravedere la piccola chiesa del S.S. Salvatore ed i ruderi del piccolo convento antistante. In passato è stato periodicamente aperto al pubblico e chi ha avuto la fortuna di poterlo visitare è rimasto incantato dalla sua bellezza. Tantissime altre notizie ed approfondimenti si possono avere visitando il sito www.montecalvello.it ed il link http://www.montecalvello.it/CASTELLOBALTHUS.htm

Il castello di venerdì 1 luglio



CERRETO CASTELLO (BI) – Castello Avogadro

E’ un edificio di origine medievale del Biellese che dà il nome al comune nel quale si trova. Situato a quota 321 metri sull'ultima elevazione della dorsale collinare che separa il bacino del torrente Quargnasca da quello del Chiebbia, fu costruito con ciottoli di fiume sistemati a spina di pesce. La sua pianta è rettangolare e l'edificio era caratterizzato da tre torri delle quali ne rimane oggi solo una, cilindrica, che ne costituisce l'elemento più antico. Faceva parte del complesso sistema difensivo e di avvistamento sulla dorsale collinare del Cervo. Fu fatto erigere dagli Avogadro, nobile famiglia dai numerosi rami, di origine vercellese e di sicura fede guelfa, che entrò in possesso di Cerreto dal 1165. La Signoria degli Avogadro su Cerreto si protrasse sino alla soppressione della feudalità, ma dal secolo XVI anche altri esponenti di nobili famiglie biellesi furono investiti di alcuni punti di giurisdizione sul piccolo comune: Giacomo Gromo di Ternengo nel 1505; Francesco Dal Pozzo di Biella nel 1545; Ettore Bonifacio Frichignono di Castellengo nel 1504, e Giovambattista Fantoni di Biella nel 1673. Ciascuna delle famiglie compatrone trasmetteva i diritti acquisiti ai propri discendenti e godeva di alcuni privilegi nei confronti della Chiesa locale: il diritto di nominare il Parroco, di disporre del banco in Chiesa e di seppellire i propri morti nella stessa Parrocchiale, oltre che le precedenze durante le processioni. I compatroni vantavano la proprietà di parti del Castello, e di alcune cascine, coi relativi territori. Gravemente lesionato soprattutto dal lungo abbandono è stato recentemente recuperato con totale rifacimento di alcune parti. Notevolissimo, fino a qualche decennio fa, il cosiddetto "camerino dipinto" con affrescate scene di musicanti, da me e cavalieri in interessanti costumi rinascimentali. Purtroppo il recente recupero non è stato sufficientemente tempestivo per salvarlo. Attualmente il Castello è di proprietà della famiglia De Lachenal.

giovedì 30 giugno 2011

Il castello di giovedì 30 giugno



GHILARZA (OR) - Torre Aragonese

Situata ai margini dell'abitato, poco distante dalla chiesa di San Palmerio e da quella di San Giorgio, risale probabilmente al XV secolo ed è stata realizzata in stile gotico catalano. Costruita a difesa dei confini del Giudicato di Arborea rispetto a quello di Torres, è uno dei pochi esempi di architettura militare gotico-aragonese, che secondo un disegno originario doveva essere la torre maestra di un più vasto complesso di difesa composto da altre torri e, forse, da una cinta muraria. La difesa poteva essere completata da un ponte levatoio infatti, sotto l'alto portale di ingresso al piano superiore si notano due mensole-cardine, che dovevano probabilmente azionare gli argani per un piccolo ponte o per una scala retrattile. Dopo la caduta del Giudicato di Arborea, Ghilarza seguì le sorti del marchesato di Oristano. La torre ha una struttura robusta, che si impone per la potenza delle murature realizzate con blocchi di vulcanite appena sbozzati e legati con malta, mentre gli angoli sono in blocchi di grande pezzatura, squadrati e posizionati con perfetto allineamento, tale da non richiedere legante. La pianta è quadrata e ogni lato è lungo circa 17 metri. La massiccia struttura è impostata su un ampio zoccolo a scarpa che corre lungo tutto il perimetro. La robustezza dell'edificio è legata alla sua funzione militare, che imponeva la necessità di sovrastare l'area circostante e di operare dalla torre in tutte le direzioni. Nel prospetto Sud/Est si apre il portale centinato a tutto sesto con centina gravante su stipiti non monolitici. L'attuale ingresso è frutto di modifica settecentesca, che ne ha ristretto la luce quando la torre fu trasformata in carcere. Le finestre sono di diverso tipo, lobate nei prospetti Nord/Est e Sud/Est e ad arco in quelli Sud/Est e Sud/Ovest. L'interno è uno spazio pensato come impiego militare, con volta e crociera sostenuta da archi trasversali. Il piano superiore ha interessanti elementi di arte catalana come i tipici sedili di pietra, detti festigiadors. Al XIX secolo risale la possente porta corazzata con chiavistelli, serrature e passanti, visibile nel prospetto principale, frutto degli adattamenti strutturali cui la torre venne sottoposta per essere utilizzata come carcere mandamentale. Oggi ospita manifestazioni culturali e convegni.

martedì 28 giugno 2011

Il castello di mercoledì 29 giugno



SPOTORNO (SV) – Castello Episcopale

Lontano dall’abitato, su un pendio collinare, si trovano i resti del castello costruito a protezione del borgo dalle invasioni e dalle guerre. Di antica origine, appartenne al Comitato di Noli fino al 1180 quando divenne possesso dei Vescovi di Savona e dei marchesi Del Carretto, i quali nel 1192 rinunciarono ad ogni diritto. Abbattuto agli inizi del XIII secolo e subito ricostruito nel 1218, fu nuovamente distrutto nel 1227 da Noli, alleata con Genova, che invase e saccheggiò il borgo. Riedificato nelle sue forme attuali tra il Duecento e il Trecento, nel 1333 fu acquistato dal Comune di Savona e nella seconda metà del Cinquecento passò al casato dei De Loterio che ne ebbero il possesso sino al 1916. Questi brevi cenni storici possono far ben intendere lo status di centro minore vissuto da Spotorno nei secoli trascorsi, aggredito da levante e ponente da cittadine più grandi e potenti, ceduta come merce di scambio, priva di autonomia. Nel 1933 il castello fu sottoposto a vincolo di tutela dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici. Oggi della fortezza non restano che le rovine dalle quali è possibile ammirare il panorama da un punto di osservazione ottimale. Essa si erge sulla nuda roccia che affiora in più punti. Ha la forma di un grande recinto, grosso modo rettangolare, ed è costruita in muratura mista di pietra e mattoni, con spigoli di pietre squadrate. Sui suoi spigoli spiccano delle guardiole pensili. La cortina di nord-ovest, con base leggermente scarpata, presenta strette feritoie al coronamento, dove correva il camminamento di ronda, in parte ancora praticabile. Evidenze di caditoie si trovano sulla cortina di sud-ovest, sopra la porta di ingresso centrale, e sulla cortina di nord-est davanti alla quale sono rimasti residui delle mura perimetrali del comprensorio; nella parte bassa delle cortine si aprono cannoniere per bocche da fuoco a lunga gittata, di epoca presumibilmente cinquecentesca. All'interno del castello restano tracce delle suddivisioni interne nella parte verso monte, mentre nella metà anteriore doveva esserci una piazza d'armi.

il castello di martedì 28 giugno



NARNI (TR) – Rocca Albornoz

Venne eretta nel 1367 per volere del cardinale Egidio Albornoz, poco prima che egli spirasse presso il castello di Bonriposo a Viterbo (24 agosto 1367) e sorse sui resti di un primitivo insediamento militare costruito da Federico Barbarossa. Nel 1371 vi si insediò il primo castellano, Giovanni de Novico. Nel 1378 vennero ultimati i lavori della fortezza che, completa e imponente, presentava sulla porta di accesso l'unione di quattro stemmi, probabilmente quelli dei papi Gregorio XI e Urbano V e dei cardinali Angelico Grimonard e Filippo d'Alençon. La potente struttura militare, nei secoli, ospitò papi, cardinali, condottieri e divenne la sede del governatore. Nel 1405 si trova la prima citazione del Bastione (bastiglia, bastigia), una ulteriore fortificazione della quale oggi rimane la base di una cisterna incorporata ma che aveva certamente anche una torre di avvistamento; la Rocca ebbe bisogno di un elemento aggiuntivo di sicurezza col quale era in comunicazione attraverso una via diretta sotterranea. E' errato accostare la Rocca alla potenza della città: al contrario ne segnò il declino di autonomia, libertà e forza del libero comune, della «civitas». Con la sua edificazione non si vollero certo accrescer le opere di difesa comunali, essa fu un elemento di quel «sistema» di fortezze che il papato, dopo Avignone, pose a presidio dello Stato. I Narnesi ben compresero questi significati: la Rocca fu a lungo estranea alla loro vita, ignorata, spesso detestata. Solo nel 1539 le chiavi del maniero arrivarono in mano ad un narnese, Girolamo Arca, anch'egli funzionario del potere papalino. Tra i papi che vi soggiornarono ricordiamo Bonifacio IX (1392), Niccolò V (1449), Sisto IV e Innocenzo VIII. Tra i vari castellani che si sono alternati alla sua difesa possiamo citare: Controsello Caracciolo di Napoli (1390), Giovanni Tomacelli (1393), Angelo Piccolomini (1464), Durante Duranti (1507), Ubertino degli Strozzi (1529), Eustachio Confidati di Assisi (1652), Federico Lolli e Pietro II Eroli di Narni (1762), GiuseppeJacobelli (1857). Nel 1568, con l'accusa di aver ucciso senza motivo un servitore, vi fu rinchiuso Francesco Cenci (1549-98), nobile romano di costumi crudeli e dissoluti, padre di Beatrice (1577-98), colei che sarà giustiziata a Ponte Sant'Angelo in Roma nel 1598 con l'accusa di aver assassinato il padre insieme al fratello Giacomo. Nel 1798, 14.000 francesi al comando del generale Alessandro Louis Berthier (1753-1815), dopo la proclamazione della Repubblica Romana e la fuga di Pio VI (1775-99), spogliarono la rocca di tutte le armi che furono portate a Perugia e fuse per fare cannoni. Dal 1834 al 1906 divenne carcere, arrivando ad ospitare anche 300 detenuti. Nel 1906 fu acquistata all'asta dal principe russo Mestschezsy per una somma irrisoria: 13.000 lire con pagamento rateale; la vendita venne fatta dal Demanio quasi in sordina. Il principe con un altro socio la tenne fino al 1972, quando passò ad una famiglia romana. La fortezza, a forma di quadrilatero, presenta quattro torri agli angoli, chiamate: di San Bernardo (nord-est), San Filippo (sud-est), San Giacomo (sud-ovest) e (a nord-ovest) il "Mastio" più alto e possente che risulta dall'unione di due torri. Immersa in un suggestivo paesaggio coronato da olivi su un colle a 332 metri a dominio della valle del Nera, circondata da un fossato e da una doppia cinta muraria, subì non pochi assalti, tra cui quello delle milizie lanzichenecche di ritorno dal Sacco di Roma (1527). ospita internamente una cappella e una cisterna in travertino che si apre sul cortile. Attualmente è patrimonio comunale e, dopo anni d'impegnativi restauri, è tornata all'antico splendore. Oltre ad essere sede di convegni, ospita interessanti mostre. Per approfondire si può visitare il seguente link: http://www.briotti.com/index_rocca.htm